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Full text of "Adelasia e Aleramo; dramma per musica. Da rappresentarsi nel teatro imperiale di Torino nel carnovale dell'anno 1808"

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library qf the 

UNIVERSITY OF TORONTO 

by 



Prof. B.M. Corrigan 



) 



V • 

I 



/ 



ADELASIA e ALERAMO 

DRAMMA PER MUSICA 

DA RAPPRESENTARSI 

NEL TEATRO IMPERIALE 

DI TORINO 

NEL CARNOVALE DELL' ANNO l8©8 




TORINO 



PRESSO ONORATO DEROSSI 
STAMPATORE R LIBRA JO DEL TEATRO IMPERIALA 



PERSONAGGI 



OTTONE Imperatore , 

// signor Serafino Gentili, 
TEOFANIA, sua moglie, 

la signora Catterina Moretti* 
ADELASIA , loro figlia , 
i la signora Teresa Belloc. 
ALEKAMO, sposo di Adelasia , 

il signor Gioanni Francesco Fascioiti* 
RAMHALDO, confidente d'Ottone, 

il signor Salvatore Magrignani, 
ROBEhTO, fratello di Aleramo, 
il signor Gaetano Ch'isola. 

Di riserva -per supplemento, 
la signora Carolina Costa 
Due fanciulli , figli di Aleramo, e Adelasia. 
f Contadini. 
1 Cacciatori. 
Coro di / Grandi. 

I Guerrieri. 
[ Damigelle. 
Altri Guerrieri ^ Contadini , Cacciatori , Dami- 
gelle , che non parlano. 

Z' apone si rappresenta nella Città d' Alba 
Pompeja , e suoi contorni. 

La Poesia è del signor Luigi Romanelli. 

La Musica è di nuova composizione de} 
signor Maestro Giovanni Simone Mayr. 



La copia della Musica si fa, e si distribuì» 
sce dal sig. Francesco Pessagno virtuoso di 
contrabasso , abitante in casa Gambarana , Se- 
zione Monviso, Isola n 9 porta 1076, piano 
secondo, alla destra del Teatro Carignan® 
andando in contrada nuova. 



Inventori , e Pittori delle Scene» 



Signori 



Fabrizio Sevesi 
Luigi Vacca. 



Macchinista. 



Sig. Michele Cravari#. 
Inventore , e disegnatore degli abiti. 



N. N. 



Eseguiti dai signori 




da uomo Domenico Becchis 



da donna Marta Ceresetti 



Capo Ricamatore. 
Sig. Francesco Brambilla. 



COMPOSITORE , E DIRETTORE DE* BALLI 

Signor Giannini Andrea. 

c . TlTUS DaUCHY ) n • - d ti • 

S 'S- Conti m arietta ) P"™ BalUnm. 

Primi Grotteschi. 

Sig. De ville Francesco. Corticelli Rachele. 
Rossi Deville Giuseppa. 

Altri Grotteschi. 

Sig. Bordone Carlo. Sig.a Corticelli Francesca. 

^ Pr//nj Ballerini per le parti , e </i supplemento* lf 
^ Sig.BiGioGERo Antonio. Sig.a R accoli MariettaJ|* 

n-j^r 'r^TT'-'r^Hr' «rj^r '^-^py ^r^r? V-^-F "«r^/r' "t^t 11 F^ - *' # ir-jj^S''*-^"^ TrjjftP 

CORPO DI BALLO 

Composto di dodici Coppie di Figuranti. 

p ===== — ^ 

Primi Ballerini di me^go carattere. 

Sig. GucciLuigi. Sig.a Rossi Deville Giuseppa 
B = £55 == 

TITOLO DEL BALLO. 

NEARCO , ED EURICLEA. 

Vedi in fine la descrizione del medesimo. 



MUTAZIÓNI DI SCENE 

ATTO PRIMO 

SCENA I. Bosco. 
SCENA VI. Galleria. 

SCENA XII. Luogo remoto. Notte con luna, 
ATTO SECONDO 



SCENA I. Galleria come nelP Atto primo. 
SCENA. Vili. Prigione. 

SCEN A X. Luogo remoto , come nell'atto I. 

SCENA XIII. Vasta pianura, Veduta della Cit- 
tà da una parte. Accampamen- 
to dall'altra. Truppa in ordine, 

PER IL BALLO 



SCENA I. 



SCENA II. 
SCENA III. 
SCENA IV. 
SCENA V. 
SCENA VI. 



Bosco Sacro a molte divinità , 
fra le quali distinguonsi quelle 
di Venere , e Nettuno. 

Ingresso al circolo delle fiere. 

Interno dei circolo suddetto. 

Tempio di Nettuno. 

Mare in borasca. 

Reggia di Venere. 



ATTO PRIMO. 

SCENA PRIMA, 
Bosco. 

Contadini forniti degV istrumentl necessarj per 
andare a lavorare , indi ALERAMO in abito 
ftnch' asso di contadino. 

Coro. 

JEvviva il colle , il prato , 

La valle , e la foresta ! 

No , che non v 1 è di questa 

Maggior felicità. 
Dai vigili sospetti 

La notte è qui sicura ; 

Di sempre vaghi oggetti 

E' il Sole a noi forier. 
Qui non si teme il giro 

Della volubil ruota : 

Alla fortuna è ignota 

La nostra povertà. 
Ale, Compagni ? eccomi a voi: dove voi siete 

i 



* ATTO 

Tutto è piacer , tutto è dolcezza , e tutto 
Inspira amor. Tra tante , 
Che natura animò forme leggiadre, 
Che sposo io son rammento . . . 
Oh soave contento ! . . . e che son padre. 
Sposo , e padre . . . Oh cari nomi ! 

Ch'io ripeto all'aura, al fonte, 

Quando spargo in valle, o in monte 

Sacro ai figli il mio sudor. 
Dolce d' auaei contento 

À me risponde , e dice ? 

Ch 1 esser non può felice 

Chi non conosce amor." 
Solo in amore io sento 

La mia tranquillità. 
Corq Sempre così contento 

Amor ti renderà. 
*4z£.Qui risiede, o compagni, 

Quel puro amor , quell'amistà che al fasto 

Delle Corti è straniera. (Io che nascondo 

Sotto rustiche spoglie 

Lo splendor de 1 natali 

Io, per prova lo so). Fra noi de' mali 

E ? T amistà conforto ; 

Delle umane vicende è questo il porto. 

Amici , andiamo ; alle fatiche usate 



PRIMO. | 

Il Sol nascente ci richiama. Oh quanto 

E' dolce mai, cessati 

I campestri lavori , 

Tornar tranquillo ai coniugali amori! 

( partono tutti )« 

SCENA IL 

Adelasia configli, 

^DE.-t^igli ... di mie vicende 
11 dolce obblio voi siete : 
Solo chi è madre intende 
I moti del mio cor. 
Ah ! che piacer non trovasi > 
Che al mio piacer somigli ; 
Stringo nel padre i figli , 
Ne' figli il genitor. 
Splendide pompe antiche; 
Io vi disprezzo, e sdegno? 
Oro non v. 1 è , nè regno, 
Che valga il nostro amor. 
O sconosciute al fasto , 

Remote valli , è vostro don , se adesso 
Qui tranquilla respira 
Adelasia in Elmira, 



4 ATTO 

In Dorante Aleramo , e se ci è dato 
Questi del nostro amor teneri pegni 
Vagheggiare , abbracciar .... 

SCENA III. 

Aleramo estremamente agitato , e dettL 

AtE. Sposa . . . idol mio ... 

Sappi ... 
Ade. Che avvenne ? 
Ale. Ottone , 

Il padre tuo lungi non è* 
Ade. Che ascolto! 

E chi tei disse ? 
Ale. Io stesso 

La Corte sua , le note 

Divise io vidi , e m'involai. 

Ah ! mia speranza , e a nuove 

Vicende ancor ? . . . 
Ade. Non più; di mie vicende 

La più spietata è il tuo timor. 
Ale. Che affanno ! 

Miseri figli ! 
Ade. A chi diè lor la vita 



P RI M O. i 

Fiati dolce peso. 
Ale. Oh Dio! profughi, erranti 

In sul mattin de' vostri giorni, adulti 
Stancherete a ragione 
Con le vostre querele 
Sin dentro V urna il genitor crudele. 
Se quel Dio, che agli astri impera, 
Abborrisce il nostro amore, 
Me condanni al suo rigore , 
Mostri a voi la sua pietà. 
Ade. No, quei Dio, che agli astri impera, 
Non detesta il nostro amore : 
E sovente — il suo rigore 
E' sorgente — di pietà. 
Ale. Mio tesor . . j 
Ade. Mia dolce speme . . * 
Ale. Dunque insieme . . . 
Ade* E sino a morte 

A due 

Adorati mi° consorte . . . 
a a 

Innocente , amata prole . . . 
Chiaro splenda o fosco il Sole, 
Noti temer • la nostra sorte 
Indivisa ognor sarà. ( si ascolta il suono 
Stelle , che sento ! dei comi da caccia) 



è ATTO 

Ecco il cimento : 

Ci assisti , Amor, (si ascolta il medesima 
Ale. Ascolta... suono più da vicino) 

Ade. Deh I altrove 

Si fugga . . * 
Al. Ma dove? 

Ade. Mia speme . . . 

Al. Mia vita .... 

a 2 Ho Palma smarrita . • • 

Deh ! presto . . . deh ! insieme , 
Ade. Mia vita . . . 

Al. Mia speme . . . 

Di noi che sarà? 
Dell'armi sul ciglio 
La luce balena : 
Miei cari . . . che pena ? ( aifigl;) 
Coraggio . . . costanza . . . 
Si avanza il periglio 
Mi trema ogni vena . . . 
Soccorso , pietà. 
(prendono ifiglj, e partono fuggendo) 



PRIMO. 7 

SCENA IV. 



Coro di Cacciatori , 
indi Ottone , Teofania , Rambaldù, 
e ROBERTO con numeroso corteggio. 

Coro Usi a versare il sangue 
Delle nemiche schiere 3 
' Il sangue delle fiere 
Noi versereni cosi. 
Ott. Dell* ardir , .che in voi lampeggia, 
A ragion superbo io sono : 
Non fia mai, che V ozio io veggia 
Serpeggiar d' intorno al trono. 
La fortuna è ognor costante 
Dove il popolo è guerrier. 
Coro Tu ci additi ad ogni istante 

Della gloria il bel sentier. 
JQtt. Eppur sovente io scordo 

Tutti i trionfi miei : 
La figlia , che perdei, 
Serbo scolpita in sen. 
Questa nel cor paterno 
Cura crudel non tace : 
La tomba , ov' ella giace , 
Trovar potessi almen ! 



S ATTO 

Coro Sgombra il nemico interno 

De' fasti tuoi seguace ; 
SulP alma tua di pace 
Risplenda il bel seren. 
Ott. Ah! sì, di bella speme 

Per voi la voce io sento, 
Che tempra il mio tormento § 
Se non lo calma appien. 
Coro Sull'alma tua di pace 

Risplenda il bel seren. 
Ott. Ciascun stia pronto > 

E qual se fosse in campo, 
Or con la forza , or co' maestri giri 
Di non facili prede al vanto aspiri. 

(parte col seguito ) 
Coro Usi a versare il sangue 

Delle nemiche schieré , 

Il sangue delle fiere 

Noi verserem così, (marciando) 



"f R I M O. 



SCENA V. 

Caccia. Si vede in gran distanza qualche fiera 
fuggitiva inseguita dai cacciatori. Temporale. 
Fuga in disordine così delle belve , come 
dei cacciatori , che dispersi qua , e là cer- 
cano di salvarsi. 

Teofania sola fuggendo , indi Aleramo , 
ed Adelasia 3 poi RamBaldq. 

D ove salvarmi ... ah ! dove 

( estremamente spaventata) 
Dal turbine , che freme ? 
Tutti disperse altrove . . . 
Tutti il timor fugò. 
Chi mi soccorre ? . . . ah ! speme 

Di scampo io più non ho. (fugge con 
precipizio , ed incertezza ) 

Teof: Soccorso . . . 
Adel.(A\i\ vista!) 
Aler. (Il sangue 

Si gela in ogni vena!) 
Teof. Stelle ! . . . Colei . . . Quel volto , • « 
Adel.A? piedi tuoi • , . 



i 



ÌÒ ATTO 

Tèof. Tu vivi ? 

Aler. Vmi\ dinanzi a te . . * 

Teof. Vanne crudele. 

Ram. Vo cercando . . . 

Teof.Cììq brami? 

Adel Oh Dei! Chi veggo? 

Ram. LI Sovrano ti attende ... ( a Teof.) 

Teof. Tu mi precedi a luis 

Aler. ( A queir indegno 

Ci nascondiam ]. 
Ram. Ignoto 

Non parmi quel sembiante. 
Adel. Tra mille affetti ho l' alma in sen tremante* 

( partono ) 

SCENA VI. 

Galleria. 

Roberto solo. 

Kob. o r»de in me tanta smania? ad ogni passo 
Tremar mi sento, llmipgerman sugli ocelli 
Sempre mi sta. Da quel fatai momento , 
Che lo perdei , non ebbi 
Mai j come in questo dì , crudel memoria 
Delle perdite mie.- La nota voce 



ATTO ZI 
Mi sembra udir; soccorso 
Par, che mi chieda. Oh sogni! il Gel volesse 
Ch' ei fosse in vita, e che 

SCENA VII. 

Teofania , Adelasia , Damigelle , 
due confidenti , e detto. 

Teof. FLoberto , ah ! sappi . . . (in gran fretta) 

Vive Aleramo , il tuo german. 
RoB. Che dici ? ( Adelasia si confonde fra le 
Damigelle per timore d" essere veduta ) 

Qual delirio? 
Teof. Non più; corri; lo invola (sempre affannata) 

Di Rambaldo alle insidie. 
Kob. Io non comprendo ... ( confuso ) 
Teof. Tutto saprai : questi miei fidi intanto 

( accennandogli i due confidenti ) 

Ti additeran dov' ei si trova. 
RoB. Ah ! dimmi ... ( sempre più confuso ) 
Teof. Tronca gl'indugi 
RoB. Ubbidirò . . • 
Z^o^.Ti affretta. 

RoB. Vado;nè so perchè: tu mi confondi 

[f ar te cogl 'indicati confidenti di Teofania*} 



11 ATTO 

Teof. Adelasia, ti ascondi (guardandosi infortiti 
Nelle mie stanze. con sospetto) 

Adel. Ah! cara madre! (egualmente) 
Teof. Attendi 

I miei cenni colà. Le rozze intanto 
Spoglie deponi ; e gli ornamenti antichi 
Ti sian lieto preludiò 
Della cangiata sorte. 
Adel. Ma , oh Dio ! , del mio consorte 

A' danni forse ora il destin congiura. 
Teof.Noii paventar ; lasciane a me la cura. 

( Adelasia col seguito delle Damigelle 
entra nelV appartamento della madre. 
Teofania in quello di Ottone ) ; 

s 

SCENA Vili. 



Ottone, Rambaldo,c Guardie, 



Ott. t. 



vegliando sognasti. 
Ram. No , sire ; io giurerei , che in quel tugurio 
Vive Adelasia, e vive 
Forse Aleramo istesso. 
Ott. Esser potrebbe 

Di somiglianza error. 
Ram. Fu assai molesto 



PRIMO. 1$ 

Alla Real tua sposa 
L'arrivo mio, nè senza 
Grave cagion mi discacciò, 
Ott. Rambaldo . . . 

Che sia ciò ver ? Che il Cielo 

( dopo qualche riflessione ) 
Air antico mio sdegno 
Serbi ancor queir indegno ? , . . . ebben 
ritorna 

Onde venisti; e fra custodi entrambi 
Guidali a me. (si ritira nel suo apparta- 
mento col seguito J 

SCENA 

Rambaldo solo. 

C^josì propizio il fato 

Non ebbi mai. Lontani 

Crede Ottone i nemici ; e pria che splenda 

Il quarto Sol, sorpreso 

Dai nemici sarà : tesori , e stati 

De 1 Saraceni il Duce 

Promette a me: scopro Adelasia , e posso 

Vendicarmi in un punto 

Pi lei , del mio rivai. Caro alle squadre 



|| ATTO 

Ei sempre fu : La morte sua mi giov$ 
Gli odj a destar contro il Monarca. Eppure 
' In mezzo a tanta speme 

Il cor, come non so, mi batte , e freme. 
Ho sugli occhi, dovunque mi aggiri, 
Torvo spettro di stragi foriero : 
M'arde il seno la sete d' impero , 
La vendetta mi lacera il cor. 
Col suo sangue Aleramo frattanto 
L'odio appaghi , onde acceso mi sento ; 
E cancelli Adelasia col pianto 

un rifiuto T antico rossor. [parte ) 

SCENA X. 

Ottone , Teofania, indi Adelasia 
in abito Reale e Damigelle. 

Ott, Lasciami . . . [sdegnato a Teof. 

Teof.Oìi Dio! neW uscire) 

Ott. Non lo sperar. Tremendo 

Oggi ai ribelli , ai seduttori esempio 

Aleramo cadrà. 
Teof. La figlia uccidi, 

Se punisci Aleramo. 
Ade. Ah ! padre ... ( sviluppandosi dalle 

damigelle , che tentano invano di trattenerla) 



PRIMO» 1$ 

Tjlof. ( Oh troppo 

Immatura scoperta ! ) 

( Tepf. parte agitatissima. Ottom 
si ferma in silenzio a contemplare 
la figlia, e sostenendo fiere^a, non 
lascia però di esternare il contrasto 
degli affetti ) 

Ade. Ah! padre mio .... 
0TT f Che veggo mai ? Chi sei ? Qual sacro nome 
( Adelasia è sempre prostrata 
ai piedi del padre ) 
Profani tu ? Padre già fui ; ma V empia 
1/ ingratissima figlia 
. Mi abbandonò. 
Ade. Sudor di morte io verso 

Ai rimproveri tuoi. Guardami almeno , 
Adelasia son io... tu in me riacquisti ... 
Ott. Sorgi, e fuggi da me, come fuggisi i. 

(volgendo le spalle in atto di partire) 
Ade. Fermati, ascolta : eccoti il sen , coi ferro 
( levandosi , e trattenendolo ) 
Vendica i torti tuoi. 
Ott. La mia vendetta 

Dal perfido Aleramo 
Comincierà. 
Ade. Che mai dicesti? Oh stelle? 



l6 ATTO 

Lo sposo mio ! ... Chi più di me ti offese ? 
Padre, se giusto sei, me sola, o padre, 
Condanni il tuo rigor. 
Ott. No, tu vivrai 

Ài paterni lamenti; i labbri miei 
Rammentar ti sapranno ad ogni istante 
Qual io fui, qual tu fosti , e per punirti 
Sempre cosi dell' esecrando eccesso 
Sarà loquace il mio silenzio istesso. 
Non lo sperar , no ; invano 
Col pianto il cor mi tenti , 
Tutti di padre hai spenti 
Gli antichi affetti in me. 
Ade. Se i primi affetti invano 
Spero destarti in seno, 
Lascia, ch'io pianga almeno 
L' antico padre in te. 
Ott. Tu mi lasciasti. 
Ade. Oh stelle ! 

E' ver , son rea , lo so, 
Ott. Per un ribelle. 
Ade. Ah ! no. 

Ott. E' mio nemico. 
Ade. Ei t 1 ama ; 

Ei padre ognor ti chiama. 
Ott. Figlia per lui non ho. 
Muoja T indegno. 



PRIMO, lf 

Ade. Oh Dio! 

Son disperata, 
Ott. Anch'io 

Lo fui per te. 
Ade. Perdona . . . 

Perdona . . . 
Ott, Ingrata ! ... ah ! taci. 

Ade. Abbi pietà di me. ; 
Ott, (Ah! che in mezzo ai sdegni miei 

Sento ancor, che padre io sono£ 

Di clemenza , e di perdono 

Ragionando Amor mi va ). 
Ade. (Ah! che spesso anch'i più rei 

Trovan grazia innanzi al trono : 

Giusto Ciel ! de' mali miei, 

Deh! risveglia in lui pietà). 

( ciascun da se ) 
Ott. Non fia ver . , . viltà sana . . . 

t Io mi deggio vendicar. 
Ade. Ah ! tu vuoi la morte mia , . , 

Mi vedrai con lui spirar. 
Oh che orribile momento ! 
/TV pietà 

(Di r - non son capace 
v timor r 

a 2 ( Ah ! per me non v' è più pace : 

(Sangue. ,. sangue , t x 

( Morte 10 v °S l10 ' e morte avro ' b artono ) 



ATTO 



SCENA X L 

Teofania sola. 

jAuie sue stanze Augusto 
Più non tornò. Che fier momento è qji esfq. 
Io tremo ; incauta figlia ! ai primi espors; 
Impeti non dovea <T un padre irato , 
E provocar così Tira dei fato. (patt$\ 

SCENA XII. 

Luogo remoto. 

Notte con luna « 

Aleramo coi figli , Roberto , e seguaci armati* 
In distanza contadini , che piangono. 

Rob. Ti utto è silenzio; e appena 
Suir ineguale arenq. 

D'un ruscelletto il mormorio si ascolta» 
Aler. Sì , germano , e mi dice , 
Che Adelasia infelice 



PRIMO. I j 

Non rivedrò mai più ; che i figli . . . 

ah questi 
Lascia , che almen . . . 

( mostrando di volerli condur seco ) 
floB. Ritardo ( opponendosi ) 

Al tuo scampo sarebbe 
La lor tenera et.à. 
Ale. Se fosti padre, 

Non diresti così. Pegni adorati , (ai figli) 
Io vi abbandono , e forse ... ah ! no« 
piangete ... ( ricomponendosi ) 

Ritornerò ? . ? Deh! voglia il Gel, che 
meco 

Si allontani da voi la mia sventura I 
RoB. Fuggi , ti affretta : il perfido Rambaido 
Sorprenderti potria. ( con impapenga } 
Ale. Sì , addio ; miseri figli ! 
Se cercheranno il padre, 
Lo ritrovino in te, Prendete un altro 
Paterno amplesso, un altro bacio. Io parto. 
( confortando i figli , ma esternando nel 
tempo stesso il più acerbo dolore ) 
Io parto , è ver, ma in pegno 
Vi lascio il cor . . . frappoco 
Con voi sarò : non vi abbandono ... intanto 
Eccovi il padre . . . ( Ah ! si nasconda 
il pianto ! ) 



2Q ATTO 

Ah germano! a te gli fido,, 
Se a lor sei padre pietoso s 
Più non vive il cor penoso; 
Perchè deggio paventar? 
Lieta in seno l'alma io sento 
Dal contento a giubilar, [partono ) 

SCENA XIII. 



fÌAMBALDO col. suo seguito , poi Roberto , indi 
OTTONE accompagnato da molti soldati , alcuni 
de quali con faci in mano ^ e successivamente 
tutti. 



D 



Ram. JU/ove mai $ dove si asconde 
yabbornto mio rivale? 
L'imminente ora fatale 
Ei previde , e s'involò. 
Si trascorra ogni sentiero ; 

Lungi ancora esser non può. [Ram.^ 
e i suoi seguaci si perdono di vista ) 
KoJ5. Qual rumore ! ... ah ! forse invano. . . . 

Quante faci!. -.è Ottone istessofowerva) 
Voglia il Ciei , che il mio germano 
Si nasconda al. suo rigor! [parte) 
Ott* Impaziente io fremo 



PRIMO, 21 

Di mie vendette: andate {ad una 
parte delle sue guardie) 
Ch 1 ei si sottragga io temo . . . 
Si cerchi ... ah ! non tardate . . > 
S' insegua il traditor. 

Rambaldo \ e Coro. 
Eccolo .... 

À . ( Ah ! mio consorte .. . [Ad ad 

Ad.Teof. (Qual colpQ , r ALì Tgo jr m ad 0tu j 

Ale. e dette ) ^. avversa : , 

n^r d \ Oh . sorte! , # , , 

Utt. e Ram.) amica ( Ram. das$) 

Coro. Non osa alzarle ciglia. ( verso AleK 

estremamente avvilito) 

Ott. Credo a me stesso appena. 

Detto e Ram.( Qual gioja ! . . . ) 

AlEó ) (Ohimè, qual pena! 

Ade. ) * th* inonda f v 
7V , r / Tutto • il cor! ) 

1 eof.) mi stringe ' 

Ott. Nella prigion più orrenda . . » 

( a Ramb. accennando Ahr.) 

Adel. Padre .... 

Ale. Signor.... 

a due. Perdono .... 

Ott. Supplizio estremo attenda. 

Ade. Padre . . . 



2'2, ATTO PRIMO* 

[ Jle. Signor 

a. i. Pietà. 

Ott. Non la sperate. 

Ale. Adel. Per queste lagrime « 

Ott. L'ho anch'io versate 
Per lunga età. 

Adel. Ale. Signor , pietà. 

Ott. Ho la vendetta in seno; 

Ho sciolto il freno ... ali 1 ira " 
In me più non respira, 
Glie il giusto mio furor» 

Gli altri Ha la vendetta in seno ; 

Ha sciolto il freno . . . all'ira' 
Fiamme dagli occhi ei spira; 

Ave. Ai. Te. Mi opprime il suo furor. 

Ram. ( Mi giova il suo furor ). 

Coro Fiamme dagli occhi ei spira ? 

Tremate al suo furor. 

Ott. Da cento furie , e cento 
Mi sento lacerar. 

Le Donne Nel petto il cor mi sento* 

n D' affanno. , . . 

RAM. rv • ■ palpitar. 

Di gioja r r 



Fine dell'Atto primo* 



ATTO SECONDO 



SCENA PRIMA 
Galleria come nell'Atto primo- 



TEOFANIA , che passeggia malinconica \ 
Coro di Granài , e di Damigelle* 

Co RO. 

N on disperar: talora 
E' irato il Ciel; ma poi 
Pietoso a chi lo implora ^ 
Concede il suo favor. 
( Ella non ci ode : è immersa 

Nel più profondo orror. ) (fra loro) 
Ha ben di selce il cor 
Chi lagrime non versa, 
Teofania, al tuo dolor. 
Teof. Partite : invan la speme 

Richiamate al mio cor. Ch'io resti sola 
M'impone il mio torme nto.(il Coro parte) 
Tutte per me già chiusa 
Son le vie di pietà. - 



«I 



ATTO 



Scena il 

Ottone, Roberto, Rambaldo 9 
Guardie , e detta» 

Rob. Perdona , o Sire ; 

Tu non udisti ancora 

Le sue discolpe. ( arrancandosi ) 

Ott. E quale 

Addur poma l ■ indegno in sua difesa 

0 ragione , o pretesto? 
Teof. Ai più malvagi 

Non si niega però . . ✓ 
Ott. Dunque Aleramo, 

Custodi , a me. (partono le Guardie pef 

eseguire ) 

Ram. (La sua natia clemenza 

Tremar mi fa.) Sovvienti, (ad Ott.) 

Che il militar consiglio è già raccolto. 
Ott. Va , mi precedi. 
Ram. E che si tratta . . . 
Ott. Intendi? ( con f or ja, ed impaperila) 

Ram. Mi è legge il cenno. (Ah! si prevenga 
il colpo , 

Che mi sovrasta. Egli sarà, lo giuro, 



SECONDO, 

Barbaro ad onta sua). [partendo) 
Kos. ( Lo scellerato 

Alfìn partì). 
Ott. V ascolterò. 

Teof. Consorte . . < (in atto di preghiera ) 
Rob. Signor . . . 
Teof. Pensa, eh' è dolce 

Il perdonar. 
Rob. Rammenta, 

Che questo di chi regna è il primo vanto* 
Ott. Si allontani ciascun. 
Teof. Che assai si è pianto, (ritirandosi nel suo 
appartamento : tutti partono ) 

SCENA III. 

Ottone solo , indi Aleramo in abito 
signorile fra Custodi. 

OTT, Che mai dirmi saprà? V empio ! in- 
cominci 

La pena sua dal comparirmi innanzi 

Grave di colpe. 
Aiz. ( Oh ! come 

Dividono il mio cor tema , e speranza ! ) 
Ott, (Eccolo il traditor ). 



26 ATT Ò 

Ale. (Che fìar ) 

Ott. Ti avanza. ( Aleramo si avvicina Unta- 
mente : * Custodi si ritirano | 
^4le. (Che mai vorrà? Mi guarda, e tace). 
Ott* lo cerca 

Quell'Aleramo in te, che ottenne un giorni 
11 mio favor, ma noti lo trovo. 
Ale. Ah! Sire 

Quel , che non osa il labbro 
Tel dica il mio rossor. 
Ott. V unica figlia 

Mi strappasti dal sen. 
Ale. Sì , lo confesso , 

Hai ragion di punirmi. 
Ott. (Basta così. Più non ti parli Ottone; 

[prendendo un aspetto dolce j 
In me T amico ti consigli. Avrai 
La vita ip dono , ed altro 
Da te non chiede il tuo Sovran . . . 
Ale. Che chiede? (con trasporto) 

Tutto farò. 
Ott. Che al nodo 

Rinunzi d' Adelasia. 
Ale. Io ?.. . tu ?.. . che intesi ! 

( con maraviglia , e. trasporto ) 
Barbaro ! ed hai cor-uggio ? , . \ 



SECONDO. 27 

Ed io ti ascolto ? e credi tu , eh' io possa 
Amar la vita a segno 
D'abbonir men, che morte, il patto 
indegno ? 
Ott. Audace! Ebben; quei lacci, 
Che troncar tu ricusi, 
La morte troncherà. 
Ale. Fur questi appunto [confermerà] 
I giuramenti d' Adeìasia , e i miei 
In faccia al Ciel , quando il commi con- 
senso 
Le nostre anime unì. 
ÙTT. Giunse V istante. 
Ale. Con coraggio io T incontro. 
On. E vuoi? 
Ale. Consorte 

D 1 Adelasia spirar. Gli estremi accenti 
Saranno il nome suo. 
Ott. Ti pentirai, 
Tardi però. 
Ale. Non lo sperar giammai. 

Che al mio bene , al mio tesoro 
Nieghi un sol de' miei pensieri 0 
Il destino , ah ! non lo speri f 
Fido sposo ognor sarò. 
Ott. Nel vantarmi il tuo tesoro 



$8 ATTO 

L' ire mie domar tu speri/ 
Agli accenti , a' tuoi pensieri 
Io silenzio impor saprò. 
Ale. Viver da lui lort ino ! 

Taci; che idea d'orror! 
Ott* Sgombra l'affetto insano; 

Disarma il mio rigor. 
Ale. Sempre l'avrei sul ciglio. 
Sempre l'avrei nel cor. 
Ott. Ti giovi il mio consiglio, 
Non provocarmi ancor. 
Ale. Dove respira" 

L' amato bene , 
Non sento il peso" 
Di mie catene; 
Per me la morte 
Terror non Ha. 
Ott. Dove respira 

L' amato bene , 
Non senti il peso 
Di tue catene : 
Te poi la morte 
Tremar farà. 
Ale, là bell'estremo istante 
Ad onta tua, crudele 
Intrepido \ e fedele 
Tu mi vedrai spirar*, 



SECONDO. 29 

0TT f Là nell'estremo istante 

Sordo alle tue querele , 
Terribile , e crudele, 
Io ti vedrò spirar. 

[partono) 

SCENA IV. 
Teofania , indi Roberto. 

IIob. Sì , Principessa ; 

10 spero ancora. Il cor d'Augusto è grande, 
Tenero per natura. Armi novelle 

11 mio fraterno amor 

Mi suggerisce, onde assalir quel cuore» 

Teof.'E in qual modo? 

RòB. Il vedrai. 

Teof. Palpitante , inquieta 

Spero insieme , e pavento ; 

Bramo saper , poi di saper mi pento , 

Ma che f 3 d' Augusto il core 

E grande per natura ; ogni grand' opra 

Da lui deggio aspettar. Beila speranza, 

Tu m'assicuri ormai: Tu già mi dici, 

Che alle materne ciglia. 

Fatto pietoso ei renderà la figlia 



30 . ATTO 

Credei , che avesse a noi 
Odio il destm giurato: 
Non lo sperai placato ; 
Non lo sperai seren. 

Tu cogli accenti tuoi 

Ravvivi il mio coraggio : 

Per te di speme un raggio 

Torna a brillarmi in sen. [partono ) 

SCENA V. 

Ottone in attitudine £ un uomo profondamente 
immerso in tormentosi pensieri. 

Ott. A me la figlia. In qual mai strana. 

( ad una guardia , che parte per eseguire ) 
Confusion d'opposti affetti ondeggia 
Il cor d'un padre , il cor d' un He! Mi adiro 
Fremo, piango, deliro; 
E dei delirj miei nel fiero eccesso 
Gli altri rendo infelici, e più me stesso. 



SECONDO. gì 

SCENA VI. 

Adelasia , Teofania , Roberto , 

Damigelle > e detto. v 

Ade. JEccomi a' cenni tuoi, 
Teof. Consorte augusto . , » 
Rob. Signor . . j 
0tt. Tacete. 
Teof.( E' questo 

Forse il tempo opportuni ti affretta.) 

( Rob. parte ) 

Ott. Ingrata ! 

Dimmi : nella funesta 

Notte , che fu V estrema 

De'miei contenti, tisovvien, che in queste 

Braccia io ti accolsi ? 
Ade. ( Oh rimembranza ! ) 
Ott. E allora 

Sapevi pur, che il nuovo Sol mi avrebbe 

Recata morte , o almeno 

Eterno duol ; nè mi spirasti in seno?, 

Parla. 

Ade. Che dir poss' io? barbara figlia 
Già fui, lo so, nè imploro 



ATTO 

Grazia per me. 
Ott. La chiedi (con isdegno) 

Per Aleramo : è questo 
V unico tuo pensier. (in atto di rimprovero) 

SCENA V 1 1, 

Roberto di ritorno co' due fanciulli, e detti; 
indi Rambaldo , e CORO di guerrieri. 



D 



Sire . . . (presentando ad Ottone, 
che rimane attonito , e sorpreso , i due 
fanciulli che s" inginocchiano d'innanzi 
a lui ) 
Ade. Ah ! figli . . ■• 

Ah ! di voi , che sarà? Che madre io sono 
Mai così non intesi. 
Ott. Oh vista!... e questi?... 
Ade. Degl'imenei funesti. .. i frutti sono, 
0 tt. Sorgete ... (io non resisto ) 

Miseri !.. . (i due fanciulli si accostano 
Ade. Osserva come alla madre ) 

Orfani ornai .... 
Ott. (Che assalto ! ) 

Ade. Osserva, come (piangendo) 
\ Stendono a te le pargolette braccia. 



SECONDO. 33 

Ott. (Spezzar mi sento il cor) Tu piangi? 
ah ! figlia , 

Coli' innocenza al fianco 

Trionfa il pianto tuo. Come ! che dissi? 
Ade» Deh! non pentirti. 
Teof.Iì Ciel t'inspira. 
Rob. Ascolta 

I^e voci sue. 
D tt. Q u al mai vicenda è questa? 
ÀDZ> Patire .... [presentandogli di bel nuov» 

i fanciulli ) 

Ott, Adelasia. . . oh Djo! Sposa ni 1 irriti , 
Madre mi fai pietà. Da quel , che senti % 
Materno duol , comprendi 
Quale un dì mi recasti estremo affanno; 
!Nè chiamarmi crudel , se ti condanno. 
Consolati però: vincesti, e voi, 
Innocenti fanciulli , incominciate 
Sin d 1 oggi a concepir , come nel petto 
Ai genitor V immagine de' figli 
Natura impresse , e quella , 
Ch'ebber gli affetti miei 
Mercede ingiusta , ah ! non rendete a lei- 

[accennando A del. ) 
Riedi , o figlia, in braccio al padre, 
1/ innocenza ottenne il vanto. 

^ ( accennando i fanciulli ) 



%4 ATTO 

Si confonda il nostro pianto, 
Ma sia pianto di piacer. 

LORO di dentro. 
Oh periglio ! 
Ott. , A del. , Teof. , e Rob. 
Qual tumulto ! 
Che sarà ? 
Coro Perduti siamo . . . 

Freme in campo ogni guerrier. 

( nel comparire ) 
Ott. Qual è mai di tale insulto 

La cagione f 5 
Ram. Egli è Aleramo. 

Ott. Può cotanto un pngionier? 

Adel. , Teof. , e Rob. 
No . . . Rambaldo è un menzogner. 
RAM. Lo vedrai ... [ad Ott. ) 

Adel. , Teof. , e Rob. 
Signor ... (al medesimo ) 

Ott. Tacete, (a Teof. , Adel., e Rob ) 

Ram. Lo vedrai s* io dissi il ver. 

Ott. Miei nemici , ah! tutti siete, 
Ma soggetti ai mio poter. 
Già mi brillava in seno 
Pietà , che V alme alletta : 
Di sdegno, e di vendetta 
Ritorno a palpitar. 



Qtt. 



SECONDO. 
ADEL. \ TEOF. i e KOB. 
Ah ! no . . . 

Nessuno ascolto : 



Vada Aleramo a morte : 

Là della stessa sorte 

Tutti dovran tremar. 
Rame. , e Coro. 
Signor, te il campo aspetta 

Gli audaci a raffrenar, (partono) 

SCENA V III. 
Prigione, 
Aleramo , indi Adelasia. 



Ale. JL-Jccomi ornai vicino 

Del mio viver funesto air ultim' ora . . , 

Quanto mai mi addolora 

L 1 idea fatai d' esser marito , e padre ! ... 

Ma che ? . , . Son fors' eterni 

Di natura i legami , 

I legami d 1 Amor ? . . . tutto recide 

La falce inesorabile di morte , 

Ma temer non la sanno il giusto, il forte. 

Gran Dio ! ... da te mi vien questo ch'io 




sento 



36 ATTO 

Insolito coraggio ... Ali ! tu l' inspira 
D* Adelasia nel seno ; onde non ceda 
All' impeto crudel del suo martora : 
Se lo posso sperar , contento io moro» 
Oh tu , eh' eterna sei 
Vita di tutto , e soia , 
La sposa mia consola y 
Abbi di lei pietà. 
Dille per suo conforto. 
Che nel tuo sen V aspetto 9 
Ch' eterno il nostro affetto 
In te risorgerà. 
Dille „ che meco 
Ancor sarà. 
Qual calpestio ! , . . s'avan^ 
Forier di morte. 
Ade. Amato sposo ! 
Ale. Come ! 
Tu qui? 

Ade. Pietosa man mi aperse il varco 

t Per sotterranea via : la mano istessa 

Te in salvo condurrà. 
Ale. Ma tu, ma i figli? . . . 
Ade. Pensa a salvarti, . 
Aie. Ah! sposa, e tu potrai 

Lungi da me ?.. . 



SECONDO. J7 

At)Ei Non sai , j 
Come sta questo cor. Fuggi. 

Ale. Piuttosto 

Scelgo la morte. 

Ade. Ah! no, mio ben; se intanto 

Meco viver non puoi , deh ! vivi almeno .*< 

Ale. Non dir così; tu mi trafiggi il seno. 

( o o i 
I Se partj > se resN 

a 2 ( Son sempre infelice i 

(Non lice . . . a quest'alma 

( Piìi calma . . 4 sperar. 
Ade. Ti affretta: di morte 

L'istante è vicino. 
Alé. Mi lascia , o consorte * 

In bràccio al destino. 
AdÈì Ch' io mora tu brami. 
Ale. Deh ! parti , se m' ami* 
Ade. Amarti . .• . 
Ale. Tu devi . . • 

Ade. Non posso. 
ale. Amarmi 



3$ ATTO 

SCENA IX. 
Detti, poi Ottone con molto seguito* 
Ade. i frasor. 

Ale. QuaP improvvisa luce ? . ( con somma 

Ade. Che mai sarà ? agitazione. ) 

Ale. Torna . . . 

Ade. Mi segui. 

Ale. Ah ! sposa 

Ade. Ti affretta . . . 

Ale. Gh Ciel ! ma dove . . . 

Ade. Ah! del timor f eccesso*.. 

Ott. Perfidi! 

ì4m. (11 padre j t s , n 
Ale. (Ottone * stesso -J 

<?rr. (Gli affetti miei si stringono 
a 3. ( Sorpresi intorno al cuore. 

a~ a 1 t -del furore 

Ad. Al. (Le voci ddraffanno . 

( Attoniti non sanno 

( I labbri articolar. 
Ott. Freme sospeso il fulmine 

Nella mia destra. 
Ade. Ale. ( Io gelo , . . ) 



SECONDO. 39 

Petti ( Nè ancor si scuote il Cielo 

a 9l a tanta crudekà ; 
Ott. ( A tan a iniquità ? 

Ott. Vanne. ( alla figlia ) 

Ade. Mi ascolta. 

OtTì Sia tolta agli occhi miei. ( alle guardie 

Ale. Tremo per lei che la circondano ) 

Ade. Lasciatemi. 

Ale. E 1 pur tua figlia. ( ad Ottone ) 

Ade. E' pur mio sposo, [accennando Aler.)f 

Ott. Non mi consiglia 

Che il mio rigor. 

Ade. m (Chi ci divide. v , i , 
Ar^a2.) nu . 7 e un barbaro: 

Ale. (Lhi non mi uccide, 

D 1 affanno io morirò. 

Ott. Anime infide, io barbaro, 
Ma sol per voi sarò. 

Ade. Ale. Ah ! da te lo so, tiranno 

No, pietà sperar non lice, 
Della figlia più infelice 
Inumano genitor. 

Ott. Non è ver; non son tiranno ? 

Se punisco , se condanno 

Una figlia ingannatrice , 

Un vassallo traditor. -'(partono ) 



4& ATT© 

"scena X. 

Luogo remoto , come nelP atto primo. 
Roberto solo* 

c 

V-Jon pur queste le piante , 

Che Adelasia indicò: qui da' suoi lacci 

Liberato Aleramo 

Raggiungermi dovea. L' ora trascorre : 
Temo ... qualcun si avanza ... [osservando) 
Forse il germano ... ah I nV ingannai ... 

che veggio ! 
Rambaldo ! ... Oh stelle ? ... e qual cagion 

lo guida 
A sì remota parte ? 

Costui che pensa ?... Osserverò in disparte. 

( si ritira ) 

SCENA XI. 

Rambaldo, indi 0 smano. 

Ram. Eì Osmano ancor non giunge; io non 
vorrei , 



SECONDO. 4! 
Che alcun sinistro inciampo 
Attraversasse i miei disegni. Oh! appunto, 
( reggendolo a compatire) 
In questo foglio è la risposta. A voce 
(gli consegna una lettera) 
Gli dirai , che Aleramo 
Soccomberà pria , che tramonti il Sole^ 
Mi brilla il cor: della futura 
Grandezza mia sento i presagj : il soglia 
Senza sudor già premo : 
Già la sorte afferrai; più non la tQmo.(parte) 

SCENA XII. 

Roberto solo-. 

Oh fellonia ! Ma come 

Palesarla al Sovran senza che sembri 

L'accusa una calunnia ? Ah ! tutto eigode 

L'alto favor ; nè un testimonio esiste 

Della sua nera infedeltà. Frattanto 

Costui trionfa e morte 

Sovrasta infame al mio german. Che giova 

Qui più aspettarlo ? il suo ritardo accenna^ 

Che di salvarlo invano 

Adelasia tentò. Fors' ei già cesse 



41 Atto 

All' estremo destin. Deh ! se per sempre 
La frode altrui me lo strappò dal seno j 
Mi sia concesso il vendicarlo almeno ! 
A danni di quel perfido 
Armar saprò la mano : 
Tutto il favor sovrano 
Poco per lui sarà. 
Mi renderanno intrepido 
Air inegual cimento 
V orror del tradimento j 
La gloria, e la pietà. [parìe] 

SCENA Xllt. 

Vasta pianura. Veduta della Città da una parte, 
Accampamento dall'altra. Truppa in ordine. 

CORO di guerrieri , iridi R AMB ALBO , poi OTTONÉ 
con seguito numeroso di guardie. 

Coro. Oh sorte! Oh scempio! 
Trionfa 1 empio : 
Le giuste lagrime 
Chi può frenar ? 
Dell' innocenza il sangue 
Si spargerà^ 



SECONDO* 4$ 

La vittima già langue; 

Oh crudeltà! (il Coro si disperdi) 
RAMé ( Che tanta in ogni petto 

Per lui regnasse tenerezza , io certo 
Pensato non avrei). Ma giunge Ottone^ 
Ott* Onde tanto squallor ? de' cenni miei 

Dunque sì grave è il peso? Ah! s0 

qualcuno 
Osasse mai . . « ' ■> 

SCENA XIV. 

Adelasja estremamente agitata , con le chiome 
in disordine , e trattenuta inutilmente dalla 
maire , e dalle damigelle ; detti, e poi ALERAMO? 

Ade. J^Lh! mi lasciate « . . invano 

Vi opponete . . . 
Teof. Ah ! risparmia 

All' alma mia . . . 
Ade. Non lo sperar: d' affetti, 

Di natura di sangue 

Oggi più non si parli: un giorno è, 
questo 

Di crudeltà. 
ÙTT. Sì, la dimostra assai 



44 A T.t'ó 

Il pallor di quel volto, 
1 trasporti, le smanie, onde tu speri 
Impetrar dalle squadre, 
Che sia salvo il tup sposo, e pera il 
padre. 

Ade* Padre? che mai dicesti? . . . 

Padre ? . . . dov'è ? . . . chi me l'addita ? .a 
Oh stelle ! . . . 

Esser non può , che un padre? 

L' unica figlia all' odio , 

Al furor de' malvagi , 

Sagrifichi così. Se un padre avessi * 

Io non vedrei Rambaldo ... 
&AM. Sa il Ciel ... 

Ade. Taci : al tuo fianco (prima a Ram* 
interrompendolo con forga, poi al padre ) 

Io non vedrei queir empio (accennando 

Insuperbir dell'opre sue : se padre Rami.) 

Avessi ancor i potrebbe 

Questo padre tiranno 

Mirarmi in volto , e non languir d'affanno? 
Vtt. Del genitor non ama 

I nemici una figlia.- 
Ade. I tuoi nemici? 

I tuoi nemici ? . . . ah ! gli hai nel seri ... 
colui > (accennando Rami.} 



SECONDO. 45 

Che li destò , ... quel traditore un giorno 
Diverrà P odio tuo ... La mia vendetta 
faranno i tuoi rimorsi ... e sempre avrai 
All' agitata fantasia presenti 
Le lagrime , eh' io verso , e 1 miei lamenti. 
Di tua man mi squarcia il seno 
Per pietà del mio dolor. 
Fa ? che in te morendo almeno 
Jo conosca il genitor. 
Stelle inique ! Avversa sorte ! 
L'ire vostre io non pavento: 
Ah ! se perdo il mio consorte , 
Non ha morte orror per me. 
Non rispondi ? ... al cor d'un padre 
Io, non chiedo altra mercè. ( marcia 
Qual suono flebile lugucre ) 

Sul cuor mi scende! 
Ah !* questa è T ultima 
Di mie vicende ! . . . , 
Coro Che fier momento ì% 

Di crudeltà! 
Ade. Ah! mio sposo... Ah! posso ancora 

( gettandosi in braccio ) 
Abbracciarti, e poi spirar. 
Ale* No , mio ben . . . lascia, eh' io mora ... 
Pensa ai figli . . . 



4§ ATTO 

Ade, Ai figli ? ... oh Dio ! 

I miei figli a che serbar? 
Noi tutti in te viviamo . . . 
Se il fato a noi t 1 invola , 
Tutti una tomba sola 
Oggi ci chiuderà. 
Ott. GP indugj > > troncate, (alle guardie) 
Ade. Ah ! no , fermate . . . anch 1 io . • . 
Voglio . . , tiranni ... oh Dio ! . , . 
Lasciate ... oh crudeltà ! 
{ le guardie la dividono dallo sposo ) 
Barbaro padre ! ( ad Ott. ) 

Perfido indegno ! ( a Ramb. ) 
Ah ! vi stancate . . . 

Stelle spietate ? . . . 
Ahi ! che fatai momento ! 

Che smania ! ohimè ! che orror ! 
Da mille affanni io sento 

A lacerarmi il cor. 
Ti seguo anch' io ... m' aspetta ... 

( verso Aler. ) 
Sento mancar la vita . . , 
Sento di morte il gel. 
( si abbandona in braccio alla madre, 
e alle damigelle ) 



SECONDO. 47 

Agli uomini vendetta, 

Vendetta io chiedo al Ciel. 
( hi solleva ancora , poi torna aì 
abbandonarsi , ed è condotta via) 

SCENA ULTIMA 

Aleramo, Ottone , Ramb aldo , e Truppe. Fi- 
nalmente Adelasla , e Teofania di ritorno 
insieme a Roberto > e Damigelle; 0 SMANO, 
ed altri Saraceni in catene. 



. s 



Ale. Soccorretela : in lei tutto io ravviso 

V orror di morte. 
Qtt. (A che straziarmi invano, 

Pietosi affetti un'altra volta il cuore? 
Vi ascolterei , se fosse 
Colpevole soltanto 
Aleramo in amor. ) 
Ram. ( Sire , a che pensi ? ) 
Qtt. ( Alla dura , o Rambaldo , 

Necessità d'esser crudel.) (fra loro) 
Ale. Se grazia 

Implorar può chi muore, 

Signor , da te , la sventurata sposa 

Ti raccomando, e i figli miei: sepolto 



48 ATTO 

Sia meco il tuo rigor, non resti a loro, 
Che la clemenza tua. 
Ade. Padre . . . Consorte . . , [si accosta lieta 
insieme co" figli ad Ale. e mostra di 
raccontargli il felice avvenimento d'aver 
potuto sorprendere 0 SMANO. ) 
RoB. Mira, {ad Ott. accennandogli Osma.egli 
Ott. Che rechi? altri Saraceni) 

Ram. ( Osmano^! Ah !son perduto.) [fuggendo) 
Ade. Mio ben! 
Rob 9 Leggi , e distingui 

li traditor. [porgendogli quel medesimo 
foglio consegnato prima da Ramò, ad 
Teof. De' prigionieri a vista, Osm.) 

Confuso ei s'involò. 
Ale. Sia lode ai Cielo , 

Che la frode scoprì. ( ad A del. , e Teof. ) 
Ott. Qual denso velo 

Si squarcia agli occhi miei!... Lo scellerato 
Si raggiunga, o Custodi , e al meritato 
( alcune Guardie partono per eseguire ) 
Castigo si riserbi : ad Aleramo 
Sciolte sian le catene. Ah ! ritornate , 
Miei cari figli , a questo sen. 

{ ahbraccia Ade. 3 e Aler. } 



ATTO SECONDO. 49 

Ade. La gioja 

JVr inonda il cor. 
Ale. Se di piacer non moro, 

E 1 prodigio d 1 amor. 
Ott. Tu avrai, Roberto, 

Della tua vigilanza 

Il guiderdon. 
Rob. Nell'opra istessa io l'ebbi. 
Teof. Quanto fia dolce un giorno 

Rammemorar gli antichi affanni ! 
Ott. 0 figli! [ad Akr. , e Ade.) 

Tante del vostro amor vicende , e tante 

Compensa assai questo felice istante. 

Colpi lanciar fatali 

Amor non può [interpolatamente cogli 
Quando virtù temprò altri soggetti 3 

D' amore i strali. e col Coro) 

Se a gran cimento 

£' provocato un cor , 

Porge alimento 

Alla virtude amor. 
Fine del Dramma. 

¥u et permis de représenter le Drame intitulé 
Adélasia et Aleramo. Turinle2i xbre 1807. 
* Le Préfet P. LOYSEi. 



NEAttCO, ED EURICLEA 

BALLO EROICO-PANTOMIMICO 
IN CINQUE ATTI 

COMPOSTO E DIRETTO DAL SIGNOR 

ANDREA GIANNINI 
PERSONAGGI 

NEPTALCO Tiranno di Lesbo. 
Signor Antonio Bigiogero. 

EURICLEA 

Signora Marietta Conti. 

NEARCO 

Signor Tltus. 

Gran Sacerdote ^ 

Signor Gusci. \ di Nettuno. 
Sacerdoti > 

Gran Sacerdotessa -% 

Signora Marietta Raccolti, idi Venere^ 
Sacerdotesse J 

VENERE 

Signóra Deville. 

Atleti. 

Donzelle Greche. 

•Guardie. 

Popolo. 

La Scena è in Lesfre* 



* ATTO PRIMO, 



Bosco sacr o a molte Divinità ) fra le quali distin** 
guatisi quelle di Venere , e Nettuno. 

Sacerdoti di Nettuno } e Sacerdotesse di Venere 
prostrati a' piedi dei simulacri } offrendo incensi , e 
voti , ed intrecciando ghirlande di fiori ; giungono 
spaventati Nearco } ed Euriclea, cadono a'piedi del- 
la Sacerdotessa , ed esprimono il loro amore 3 e la 
loro sventura nell'essere perseguitati da Neptalco 
Sovrano di Lesbo , che pretende Euriclea in isposa. 
La Sacerdotessa commossa gli esorta ad invocare la 
protezione di Venere. I due amanti si atterrano. Il 
simulacro delia Lea si scuote , e fiammeggia di 
nuova luce. La Sacerdotessa annunzia il felice au- 
gurio. Si vede intanto accostarsi una nave. Nearco, 
ed Euriclea scoprono in essa Neptalco , ed assaliti 
da nuovo terrore cercano nascondersi. La Sacerdo- 
tessa li la guidare in un recesso del bosco. Neptal- 
co accompagnato da numerose Guardie scende fie- 
ramente dalia nave. Il Sacerdote , e i Sacerdoti van- 
no ad incontrarlo. Egli chiede di Nearco, ed Eu- 
riclea. Il Sacerdote sta per parlare ; ma la Sacer- 
dotessa accenna di non averne contezza. Freme 
Neptalco ? ed ordina ai seguaci di percorrere in ogni 
fatte per raggiugnerli , ed incatenarli : la Sacerdo- 
tessa vorrebbe opporsi : ma il Sacerdote acconsente» 
I seguaci entrano nel bosco in traccia dei fuggitivi 
Neptalco fa recare ricchissimi . doni da offrirsi al 
Dio Nettuno. Alla loro vista il Sacerdote s'inchina 
umilmente a Nepaico , si prostra con lui, e con 
tutti i Sacerdoti al simulacro dì Nettuno, ed invo- 
ca in suo favore la Divinità. Ode si lo strepito del 
tuono. Il Nume gradisce l'offerta. Neptalco si alza 
giubilando , e promette vendetta contro gli amanti. 
Rientrano fuggendo Nearco, ed Euriclea inseguiti, 
ed arrestati dalie Guardie. Neptalco si fa loro incontro 
pieno d'iniqua gioja } e minaccia. luiriclea accenna 



di disprézzarlo. Acceso di furore Neptalco ordina , 
che debbano condursi al circo i due amanti per 
essere divorati dalle fiere. I seguaci eseguiscono. 

Ingresso al circo delle fiere. 

Al suono delle trombe veggonsi sbucare da varie 
parti molti Atleti addetti alia ginnastica , accenna- 
no doversi recare al Circo ,- intrecciano una danza, 
è partono. 

ATTO SECONDO. 

Interno del circo suddetto. 

«Le Guardie , gli Atleti , le Donzelle, i Seguaci, e 
folla di Popolo stanno tutti disposti nel circo. Nep- 
talco siede sul trono, e le guardie, gli Atleti le donzel- 
le sfilano alla sua presenza , ed eseguiscono al tocco 
degli scudi la danza pirrica , e quindi varj giuochi 
ginnastici nel circo , terminati i quali scende Nep- 
talco dal trono , ed ordina a'suoi seguaci , che ven- 
ga a lui condotta Euriclea. Due seguaci partono. 
Compare fra le .Guardie Euriclea , alla quale Ne- 
ptalco manifesta essere suo immutabile proposro , 
ch'ella debba venire abbandonata preda alle fiere 
qualora persista a non voler far paghi i suoi voti*. 
Tenta quindi di piegarla , ed ammollirla. Irritato dal 
di lei pertinace rifiuto chiama un^i guardia , ìa qua- 
le inalbera un cartello contenente la seguente sen- 
tenza. 

O al voler di Neptalco Euriclea ceda : 
O con Nearco andrà dei mostri preda. 

In questo momento un gruppo di nubi si adden^- 
£a gra latamente sull'orizzonte. Alla vista di tale 
Sentenza Euriclea si prostra a Neptalco, e lo scon- 
giura di far cadere su lei sola la sua vendetta , e 
di avere pietà di Nearco. Neptalco èv inesorabile. 
Fa introdurr* .Neatc©, al quale annunzila il desti no. 



èhe Io attende. Euriclèa sbigottita , tremante , è vi- 
cina a cedete , e si dispone a porgere la mano di 
sposa a Neptalco. Ma Neaico l'affronta sdegnoso > 
e le impone di perir seco piuttosto., che rendersi 
vittima delle altrui inique b» ame. Neptalco intenden- 
do la loro ferma risoluzione d'incontrar la morte , 
ebbro di furore, comanda alle guardie, agli Atleti, 
a tutto il seguirò di trarre imn antinente al castigo 
Neàreo , ed Euriclca , e di sbarrare le caverne , 
ond'escano le fiere a divorarli. Si eseguisce. Nel 
punto che gli Atleti, aperto il varco alle fiere, e 
trattenendole per le catene a stento , attendono il 
cenno di lasciar loro libero il freno , squarciasi il 
gruppo di nubi , cade dal Cielo una pioggia di frec- 
cie infuocate a sterminar le fiere , e vedesi Venere 
sul suo carro traversar rapidamente l'orizzonte 5 
sorridendo benigna agl'amanti. La sorpresa , lo spa- 
vento è generale. Tutti si abbandonano a precipi- 
tosa fuga , e Nearco , ed Euriclèa si salvano rin- 
graziando la benefica Deità* 

ATTO TERZO. 

Tempio di NettutiOé 

Entrano in doppia fila i Sacerdoti. Il Capo và 
spargendo l'incenso sui tripodi ardenti , ed invoca 
il Nume. Neptalco seguito dalle sue guardie entra 
smaniando , narra l'evento di Nearco , ed Euriclèa 
salvati per prodigio di Venere , e palesa il suo ran- 
core per non averli più rinvenuti. Il gran Sacerdo- 
te tenta calmarlo , e lo esorta a confidare nel Dio 
Nettuno già dichiaratosi suo protettore. In questo 
mentre si sente battere replicai a mente ad una porta 
segreta del Tempio. Tutti ristanno. Il Sacerdote 
invia uno de'suoi seguaci a riconoscere. Le smanie 
di Neptalco non hanno tregua. 11 seguace ritorna 
frettoloso , e narra in tuon di mistero essere Near- 
co , ed Euriclèa quelli, che chiedono ingresso. Nep- 
talco sguaina il ferro, e vuole avventarsi di voi» 



jKjIle sue guardie contro di essi. Lo trattiene il Sa- 
ceri-Jote, gli dimostra essere questo un imprudente 
partito , poiché potrebbero alla sua vista darsi gli 
amanti nuovamente alla fuga; lo esorta a nascon- 
dersi colle sue guardie, a lasciare a lui la cura di 
guidare gl'incauti nella rete, dalia quale non av- 
ranno più scampo. Neptalco acconsente , e tutti si 
ritirano. Il Sacerdote fa aprire la porta segreta. En- 
trano tremando Nearco , ed Enuclea , si gettano 
a'piedi del Sacerdote, e narrando di essere per ogni 
parte inseguiti , implorano soccorso. Il Sacerdote li 
solleva , lì rianima , gli abbraccia , e sorride ironi- 
camente. Accenna essere il luogo in cui si trovano 
sacro ad un Dìo , e per conseguenza inviolabile. Gli 
amanti manifestano la loro riconoscenza ai Sacerdo- 
te , si atterrano al Nume, lo adorano , si rialzano, 
si abbracciano , ed esprimono il loro giubilo intrec- 
ciando una lieta danza. Il Sacerdote li guata con 
occhio torvo, e si ritira in fondo del Tempio. In 
quel mentre esce Neptalco , e4 osserva. Il Sacer- 
dote lo prende per' una mano , e gli addita nei due 
amanti il suo vicino trionfo. Gioisce Neptalco , nè 
più potendo contenersi , vuole avanzarsi ; ma il 
Sacerdote glielo vieta ; Neptalco insiste , e forma- 
no inosservati un contrasto. Finalmente Neptalco 
prorompe in tutta rabbia. Al di lui cenno i segua- 
ci , le guardie ingo librano da ogni lato il Tempio, 
Nearco [ ed Euriciea tramortiti per 1' improvviso 
terrore cercati rifugio nelle braccia del Sacerdote. 
Egli li rispinge con sdegno. Lo sbalordimento de- 
gli amanti è al colmo. Il Sacerdote intima loro di 
piegar la fronte , e rassegnarsi ai voleri di Neptal- 
co , essere questa la volontà del Nume , ed invita 
intanto Neptalco a disporre del loro destino. Questi 
fa un cenno , e le guardie si muovono per arrestar- 
li. Ma Euriciea disperata , resa furibonda per tale 
tradimento , trae un pugnale che tenea nascosto , 
e minaccia di trucidare il Sacerdote , che si scher- 
misce. Nearco si slancia su Neptalco, e gli strappa 
in un colpo di mano il ferro. 11 Tempio si scuote, 
e romba il tuono. Tutti restano atterriti. Neptalco 



comanda , che vengano gli amanti arrestati. I se- 
guaci , e le guardie stanno per avventarsi su loro. 
Nearco , ed Eurioea stringendosi coraggiosi da ter- 
go , e ruotando minacciosamente l'uria il pugnale , 
l'altro il brando, si fanno strada, e fuggono. Nep- 
taico si squarcia per rabbia la chioma , infuria con- 
tro le sue guardie , e parte cql seguito inseguendo 
velocemente i fuggitivi. 

ATTO QUARTO. 

IMare in borrasca. 
1 mare è in tempesta : fulmina , e tuona. Nearco 9 
ed Euri elea , in preda alle onde , cercano fuga in 
un palischermo. Entrano smaniando gli Atleti^ in 
cerca degli amanti ; quindi Neptalco , e le guardie. 
Agitato dalla tempesta il palischermo si spezza, ed 
i due amanti si salvano a stento sopra uno scoglio. 
Neptalco comanda , che vengano inseguiti , ed ar- 
restati. Nearco , ed Euriclea compajoiio sopra un'al- 
tissima rupe colle mani alzate al Cielo. Gli Atleti 
saliti sulla rupe stessa già stanno per afferrarli; ma 
gli amanti .disperati si scagliano dall'alto nell'onde. 
Nel punto stesso la scena si trasforma , ed appare. 

ATTO QUINTO. 

E Reggia di Venere. 
uriclea , e Nearco stanno a'piedi della Dea. Nep- 
taico , e gli Atleti attoniti per la sorpresa fremo- 
no e giacciono nell'avvilimento. La Dea unisce gli 
amanti , minaccia Neptalco , qualora ardisse oppor- 
si a tal nodo , e volgendo uno sguardo di gioja alla, 
coppia da lei protetta, sale voluttuosamente sul suo 
cario , che tratto per l'aure a volo dalle colombe, 
fra mirìe raggi sparisce. Nearco , ed Euriclea stret- 
tamente abbracciati esprimono l'ineffabile loro feli- 
cità. Neptalco, e gli Atleti ravveduti adorano i de- 
creti dei Nume , si stringono ai seno gli amanti j 
Ja gioja è universale , ed incominciano i balli festivi. 
• FINE.