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Full text of "Della nouissima Iconologia di Cesare Ripa Perugino Caualier de SS. Mauritio & Lazzaro : parte prima [-terza] : nella quale si descriuono diuerse imagini di virtu, vitij, affetti, passioni humane, arti, discipline, humori, elementi, corpi celesti, prouincie d'Italia, fiumi tutte parte del mondo, & altre infinite materie : opera utile ad oratori, predicatori, poeti, pittori, scultori, disegnatori, & ad'ogni studioso : per inuentar concetti, emblemi, ed'imprese, per diuisare qual si voglia apparato nutiale, funerale, trionsale : per rappresentar poemi drammatici, e per figurare co' suoi proprij simboli ciò che può cadere in pensiero humano : ampliata in quest' ultima editione non solo dallostesso auttore di trecento e cinquantadue imagini con molti discorsi pieni di varia eruditione & con molti indici copiosi"

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-LI  B  RARY 

of  the: 
UNIVERSITY 
or   ILLINOIS 

FROM  THE.BtQUf.ST 
IN  MLMOR.Y  OF 
CHARLLSA.DE.NISON 

AN  D 
CHAR.LLSN.DLN1SON 


£ . 


Y~ 


RARE  BODK  ROOM 


VA 


Digitized  by  the  Internet  Archive 

in  2010  with  funding  from 

University  of  Illinois  Urbana-Champaign 


http://www.archive.org/details/dellanouissimaic13ripa 


L    A 

NOVISSIMA 

ICONOLOGIA 

DEL  SIC.  CAVALIEK 

CESARE    RIPA- 


DELLA     NOVISSIMA 

ICONOLOGIA 

DI  CESARE  RIPA  PERVGINO 
Catialier  de  SS.  Mauritio,&  Lazzaro. 

PARTE     PRIMA. 

Nella  quale  fi  defcriuono  diuerfe  Imagini  di  Virtù,  Vitij3AfFetti,Pafsioni  hu- 
mane3  Arti,DifciplineaHumori3Elementi>  Corpi  Cekfìi,Proiiincic  d'I- 
talia, Fiumi  tutte  le  parti  del  Mondo,  &  altre  infinite  materie. 

OPERA 

little  ad Oratori  predicatori ,  Poeti,  'Pittori ,  Scultori , 

^Disegnatori ,  &  ad! ogni  Ftudwjo . 

Perinuentar  Concetti,  Emblemi , ed'Imprefc, 

Ter  dìmfare  qual  fi  <~voglia  apparato  Nitriate,  Fuwerale,Tr tonfale. 

Per  rapprefentar  Poemi  Drammatiche  per  figurare  co' fuoi  propri j  iimboli 
ciò  >  che  può  cadere  in  penderò  humano . 

AMPLIATA 

In  quell'ultima  Ediùone  non  filo  dallo  fleffb  Auttore  di  Trecento ,  e  c'mquantaduc_} 
Imagini, con  motti  difiorji pieni  di  varia  eruditione,ejr  con  molti  Indici  copiofi, 

Ma  ancora  arrichita  d'altre  Imagini 3diicorfi  ^  &  efquifita  corretione  dalSig. 
Gio.  Zaratino  Cartellini  Romano, 


In  PA  D  OVA ,  Per  Pietro  Paolo  Tozzi.  i6z$. 

Con  licenza  de  Superiori. 


v.  1-3 


/TOX 


ALLILLVSTRISSIMO 

J7C.£  T^TRON  MIO  COLENDISS. 
JL    SIGNOR 

G I  O  S  E  F  FO 

PI  G  NATELO 


ON  tanto  per  la  varietà  del- 
lefìgure  è  riufcita  di  giocon- 
da vifta  al  Mondo  quella^ 
già  nuoua  Iconologia;  quan- 
to è  (tata  gioconda  ,  e  gra- 
ta per  la  varietà  di  quella  lettura  ,  elio 

in  fé 


in  fé  contiene  ,  E  fé  per  auantiper  l'vne, 
e  per  l'altra  è  fiata  così  gradita  >  che  farà 
bora  efiendo  ella  ripercofia  nel  frontifpi- 
cio  dallo  (plendore  del  fuo  pregiato  no- 
me famofo  ,  e  chiaro  sì  per  efier  V.S.  II- 
luftriffitna  degno  Cugino  herede  dell'II- 
Iiifìriflimo  ,  &  Reuerendiffimo  Sig.  Car- 
dinal PignàtèTli  di  lodata  ,  e  felice. me- 
re ori  a,  sì  per  le  proprie  rare  qualità  ;  & 
efquifite  doti  del  nobiliffimo  animo  fuo, 
che  la  rendono  amabile  ,  &  amirabile  al 
paragone  di  qual  fi  voglia  Mecenate  nel- 
la Romana  Corte.  Quefta  non  più  nuo- 
ua:  mànouiffima  Iconologia  per  efier  ella 
più  copiofa  d'ogni  altra  fpero  farà  con  lie- 
to ciglio  accolta  ,  &  cortefemente  gradi- 
ta dall'humaniflìma  benignità  fua  ,  per- 
che fé  bene  il  Donatore  ,  che  gle  la  pre- 
fenta  ,  e  porge  le  è  di  lontano  ,  &c  da  lei 
non  conosciuto ,  conobbe  ella  però  il  Ca- 
uagliere  Cefare  Ripa  Autore  di  effa,  che 
fia "in  Cielo,  &  conofee  il  Sig.  Gio.  Zara- 
tino  Cartellini  dal  cui  viuacifiìmo  intel- 
letto l'edificio  diqueftobel  volume  ha  ri- 

ceuu- 


cernito  più  volte  ,  e  particolarmente  iti 
quefta  impreffione non  meno  accrefcimen- 
to,  che  ornamento  notabile,  verfo  li  qua- 
li fi  come  V.  S.  IUuftrifs.  e  fiata  fempro 
gratiofa  ,  così  per  mezzo  delle  virtù  loro 
cerco  con  offerirle  quefto  volume  de  com- 
ponimenti conditi  al  commune  gufto  de 
ftudiofi,  d'infinuarmi  nella  fua  medefima 
buona  gratia ,  alla  quale  con  l'opera  dedi- 
cando me  ftefTo  per  minimo  femidorelo 
bacio  inchineuolmente  le  mani. 

Della  mia  Libraria  il  primo  dell'Anno 
Santo  i6zj\ 


THV.S.JlluStrìfs. 


Humilifsimo  fèr  nidore 


TietroTaoloTo&Zii. 


DELLA  NOVISSIMA 

ICONOLOGIA 

T>EL  CAVALIEK  CESARE  KIT  A 

Perugino . 

PROEMIO 

■ 
Nel  quale  fi  dilcorre  genericamente  di  varie  Forme 

d'Imagini  con  lelor  regole. 


E  ìmagìni  fatte  per  ftgnificare  vna  dìuerfa  cofa  da  quella  \ 
cbe(i  vede  con  l'occhio  ,  non  hanno  altra  più  certa  ,  ne  pia 
•pnitierfale  regola  >  che  lUmitatione  delle  memorie,  che  (ì 
trottano  ne'  Libri)  nelle  Medaglie  ,  e  ne'  Marmi  intagliate 
per  indurirla  de*  Latini,  &  de'  Greci,  ò  di  quei  più  antichi  , 
chefuvono  inuentori  di  quefio  artifitio .  Fera  communemente 
pare,che  chi  f  affatica  fuori  di  quefia  imitazione,  errilo  per 
ignoranti)  ò  per  troppo  prefumere  ,  le  quali  due  macchie  fono  molto  abbonite  da 
quelli, che  attendono  con  le  propie  fatiche  all'acqui  fio  di  qualche  lode.  Per  fuggire 
adunque  HjcJ petto  di  quesla  colpa,  ho  giudicata  buona  cofa ,  (hauendo  io  voluto  di 
tutte  quefte  Jmaginifarernfafcio  maggiore  di  quello  ,  che  fi  poteua  raccorredaU 
l'ofjeruatiom  delle  cefe più  antiche  ,  €9  però  bisognando  firgeme  molte  ,  &  molte 
prenderne  delle  mcdeme,e  dichiarando  verifmitmtnte  ciascuna  )  trattare  alcune 
cofe  inumo  al  mode  di  formare  ,  e  dichiarare  i concetti  fimbolici,  nelpiinzipio  di 
quest'opera,  la  quale  forfè  con  troppa  diligenza  di  molti  amici  fi  foUecita,eji  afpet- 
la  li  q.tali  fono  io  in  ptincipal  ibligo  di  contentare  .  Lafciar.do  dunque  da  parte 
quell' Jmagine,  della  quale  fi  ferite  L'Oratore  ,  &  della  quale  tratta  ^nflotelenel 
ter7xo  libro  della  f uà  Rettcrica,  dnòfclo  di  qutlla,che  appartiene  a'  Dipmov'uoue* 
roa  q-ulli,  che  per  meT^o  di  colori,  o  d'altra  cefa  vifibile  pofjono  rapprefentare^» 
qualche  cofa  differente  da  (fìa,&  ha  conformità  con  l'altra;  peuke,  fi  come  c-u:sìa 


tei  (naie  molte  volte  per  me^o  deWocchio»  top  quella  per  fungo  dette  pmteJ 
natone  la  volontà-,  &  perche  ànc$  quesla  guarda  le  metafore  delle  cofe,  che  Hanno 
fuori  deli'buomo,&  quelle»  che  con  efio  fono  congiungenti,  &  che  fi  dicono  efjentia- 
li.  Kel  primo  modo  furono  trattate  da  molti  antichi,  fingendo  Immagini  delle  Dei- 
tà,le  quali  non  fono  altroché  veli,ò  vestimenti  da  tenere  ricoperta  quella  parte 
di  Fitofofia,  che  riguarda  la  generatione,  &  la  corruttione  delle  cofe  naturali ,  o  la 
difpofitione  de'  Cieli,  o  l'influenza  delle  slelle,  o  la  fermerà  della  Terra  ,  o  altre 
fintili  cofe  ,  le  quali  con  vn  lungo  ftudioritrouarono  per  auan%are  in  quesla  co- 
gnizione la  Vlebe,  &  acciochenon  egualmente  i  dotti ,  &  l'ignoranti  poteflerp  in» 
tendere,  &  penetrare  le  cagioni  delle  cofe  ,  fé  le  andauano  copertamente  communi- 
candò  fratoroy  &  coperte  ancora  per  me^o  diquesle  imagini,  le  lafciauano  a'  po- 
fieri,  che  doueuano  àgli  altri  effere  fupcriori  dì  dignità,  &difapien^a  .  Di  qui  è 
nata  la  moltitudine  delle  Fauole  de  gli  antichi  Scrittori ,  le  quali  hanno  l'vtile  della 
fetenza  per  li  dotti,  &  //  dolce  dellecuriofe  narrationi  per  gl'ignoranti .  Però  molti 
ancora  de  glihuommi  di  gran  conto  hanno  {limato  loro  degna  fatica  lo  fpiegare 
quelle  cofe,chetrouauanoin  quefle  Fauole  occultate,  lafciandoci  ferino  ,  che  per  Im- 
magine di  Saturno  intendeuano  il  Tempo  ,  il  quale  agli  anni ,  a'  me  fi ,  ed  a'  giorni 
dà,&  toglie  l'effere,  come  efio  diuoraua  quei  mede  fimi  fanciulli ,  che  erano  fuoi  fi- 
gliuoli. E  per  quella  di  Gioue  fulminante,  la  parte  del  Cielo  più  pura,  donde  ven- 
gono quafi  tutti  gli  effetti  Meteorologici.  Per  l'Jmagine  ancora  di  Venere  d'efìre- 
ma  bellezza,  l'appetito  della  materia  prima ,  come  dicono  i  Filofofi ,  alla  forma  , 
che  le  dà  il  compimento.  E  che  quelli ,  che  credeuanoil  Mondo  efiere  corpo  mo- 
bilerà ogni  cofa  fuccedere per  lo  predominio  delle  Stelle  {fecondo,  che  racconta 
nelPimandro  Mercurio  Trismegifìo)  finfero  <drgo  Vaporale  ,  che  con  molti  occhi 
da  tutte  le  bande  nguardaffe.  Quesloifieffo  moslrarono  in  Giunone, fofpe fa  in  aria 
dalla  mano  di  Gioue ,  come  diffe  Homero ,  ed  infinite  altre  imagini ,  le  quali  hanno 
già  ripieni  molti  volumi,  &  fiancati  molti  Scrittori  ,  ma  con  profitto  di  dottrina, 
i&  difapien\a.  il  fecondo  modo  delle  Jmagini  abbraccia  quelle  cofe  che  fono  nel- 
ìHouomo  mede  fimo,  o  che  hanno  gran  vicinanza  con  effo ,  come  i  concetti ,  &  gli 
babiti,  che  da'  concetti  ce  nafeono  ,  con  la  frequenta  di  molte  attioni  particolari  ; 
(£  concetti  dimandiamo  fen^a  più  fonde  inuesligatione,  tulio  quello»  che  può  effer 
fignificato  conte  parole,  il  qual  tutto  viencommodameme  in  due  parti  diuifo. 

L'vna  parte  è;  che  afferma,  o  nega  qualche  cofa  d'alcuno;  l'altra,  che  no.  Con 
quella  formano  l'artifitio  loro  quelli,  che  compongono  l' lmpr  e  fé, nelle  quali  con  po- 
chi corpi,  &  poche  parole  vnfol  concetto  s'accenna,  <£r  quelli  ancora,  chefannogli 
Emblemi,  oue  maggior  concetto  con  più  quantità  di  parole  ,  &  di  corpi  fi  manife- 
sta. Con  quefta  poi  fi  forma  l'arte  dell'altre  Jmagini ,  le  quali  appartengono  al  no- 
slro  difcorjoyper  la  conformità,  che  hanno  con  le  definitioni  ,  le  quali  folo  abbrac- 
ciano le  virtù,  ed  i  viti],  o  tutte  quelle  cofe  ,che hanno  cvnuenien^a  con  quesli,  o 
con  quelle,  fèn^a  affermar  e,  ò  negare  alcuna  cofa,  e  per  efiere  ò  fole  priuationì,oha- 
bitipuri  ,  (i  e  firmano  con  la  figura  bumana  conuenieutemente  .  Per  cloche,  fi  come 

tbuomo 


tbuomotuttoè  particolare,  qnafi  come  ladefinitìont  è  mijura  del  definito,  coft  me- 
de fintamente  U  ferma  accidentale  ,  cbeapparifce  efìeriormente  d'efio,può  ejjer  mi- 
fura  accidentale  delle  qualità  definibili*  qualunque  fi  frano ,  •  dell'anima  noSira  fo- 
la,o  dituttoil  compofìo  .  Adunque  vediamo  ,  che  Jmagine  non  fi  può  dimandare 
in  propoftto  noftro  quella,  che  non  ha  la  forma  dell'buomo ,  &  cbeèimagine  mala- 
mente diftinta  ,  quando  il  corpo  principale  non  [din  qualche  modo  t'offiùo  ,  che  fa) 
n§Ra  definitone  il  fuo  genere. 

Uel  numero  dell'altre  cofe  da  auuertire  fono  tutte  le  parti  effentialì  della  cofa 
ifieffa;edi  quefie  farà  nece far io  gnar  dar  minutamente  le  difpojìtioni ,  e  le  qualità. 

Difpofitione  nella  tefìafarà  lapojttura  alta,obafja,  allegra,  ò  malinconica  ,  & 
diuerfe  altre  paffionuche  fi  fcuoprono  ,comeinT eatro  nell'apparenza  della  faccia 
dell'buomo.  Douerà  ancora  nelle  braccia,  nelle  gambe  ne'  piedi,nelle  treccie,  ne'  ve- 
stiti, cd'in  ogn'altra  cofanotarfila  di f pò  fittone, ouero  pofitiont  diftinta  ,  e  regolata, 
la  quale  ciascuno  potrà  da  fé  mede  fimo  facilmente  cono fcer  e  ,  jen^a  che  ne  parliamo 
altramente  ,  pigliandone  e fjem pio  da'  Romani  antichi ,  cheojjeruarono  tali  difpofi- 
tioni,  particolarmente  nelle  medaglie  di  Adriano  Jmperadore,  l'allegrezza  del  Po- 
polo fotto  nome  à'Hilarità  publica  Ha  figurata  con  le  mani  pofìe  all' orecchie, il  Vo- 
to publico  con  ambe  lemanial^ate  al  Cielo  inatto  difupplicare  i  veggonfi  altre  fi- 
gure pur  m  medaglie  con  la  mano  alla  bocca ,  altre  fé  dono  col  capo  appoggiato  al- 
la defìra;  altre  Ranno  inginocchiate;  altre  in  piedi,  altre difpofte  a  caminare;  altre 
con  vn  piede  aliato ,  e  con  altre  variedifpofitioni  defcntte  da  Adolfo  Occone . 

Le  qualità  poi  faranno,  l'è ffere  bianca,o  nera;  proportionata,o  fproportionata, 
graffa,  o  magra,  giouane,  o  vecchia,  ofimili  cofe,  che  non  facilmente  fi  f/ojjonofc- 
parare  dalla  cofa,  nella  quale  fono  fondate  >  auuertendo,  che  tutte  quefle  parti  fac- 
ciano inftcme  vn' 'armonia  talmente  concorde ,  che  nel  dichiararla  renda  fodisfattio- 
r.e  ilconofcere  le  conformità  delle  cofe ,  ed  il  buon  giuditio  di  colui,  che  l'ha  fapu- 
te  ordinare  in  fieme  in  modo,  che  ne  rifulti  vna  cofa  fola,  ma  perfetta,^  diletteuole. 

Tali  fono  quafi  vniue>falmente  tutte  quelle  de  gli  antichi ,  &  quelle  ancora 
de'  Moderni  che  non  fi  gouernano a  cafo.  E  perche  la  Fifonomia,  ed  i  colori  fono 
con fiderati dagli  antichi,  fi  potrà  ciafeuno  guidare  in  ciò  conforme  all'auitomà  di 
Arinotele,  il  quale  fi  deue  credere,  fecondo  l'opinione  de'  Dotti  ,  chefupplfia  folo 
in  ciò,  come  nel  reHo  a  quel,  che  molti  ne  dhor.o:  e  fpefìo  lajciarcmo  di  dichiarai  le, 
baftando  dire  vna,  o  due  volte  fra  tante  cofe  potte  infieme quello  ,  che,jefoj]tro  di- 
ftinte,  bijognarebbemanifeflare  in  ciaf  cuna  ,  maffimamente  che  pofjono  gii  Huaiofi 
ricorrere  ad  Alefjandro  d'Aleffandro  nel  libro  i.  a  cap.  1 9.  oue  in  aottu compendio 
egli  manifesta  molti  fimboh  con  fue  dichiarationi attinenti  à  tutte  le  ntmb)a,c  lo- 
ro colon  . 

La  definitìone  ferina,  benché  fi  faccia  di  poche  parole,  e  di  poche  pirole  parche 
debbia  ejser  quifta  in  pittura  ad  imitatione  di  quella  ;non  è  pero  male  l'ojjeruationc 
di  molte  cofe  prcpofte  ,  accioche  dalle  molte  fi  posano  eleggere  le  poche  i  Oh  fanno 
più  à  propoftto  ,  0  tutte  infieme  facciano  vna  compofitione  ,  chefia  p<ù  firwle  alla 

b     2         deferit- 


Jcfcrittione,  che  adoperano  gli  Oratori ,  ecti  Poeti\  che  alla  propria  difimùone  di* 
Dialettici,  llcbe  forfè  tanto  pia  conueniente  vienfatto^uantonelrejìoperfefteffa 
U  Pittura  più  fi  confà  con  quefìe  arti  più  facili ,  &  dilettevoli ,  che  con  quella  più 
o;culta,&  più  difficile-.  Chiara cofa è,chedel(e  antiche  je  ne  vedono , e  dell'vna  j e 
dell'altra  maniera  molto  belle,  e  molto  giuditiofamente  compofle .. 

Bora  vedcndofi,  che  quejìa  forte  d'Imagini  fi  riduce  facilmente  alla  fimiiit  Udi- 
ne delh  defìmtìone,  duerno ,  che  sì  di  quesìe->come  di  quelle, quattro  fono  i  capilo  le 
cagioni  principali,  dalle  quali  fi  può  pigliare  l'ordine  di  formarle,  &  fi  dimandano 
con  nomi  v fiuti  nelle  Scuole,  di  M 'alena, Efficiente •,  F 'or  ma ,  Fine,  dalla  dìimfità 
de"  quali  capi  nafee  la  diuerfuà,che  tengono  gli  Ruttori  molte  volte  in  definire  vna 
rnedefima  cofa,  eia  diuerfttàmedeft inamente  di  molte  lmagìnì  fatte  per  fignificare 
"una  cofa  fola.  Il  che  c'ufeuno  per  fé  fìeffo  potrà  notare  in  quelle  isleffcche  noihab- 
biamo  da  diuerfi  Antichi  principalmente  raccolte ,  e  tutte  quattro  adoperate  infic- 
ine per  mofìrare  vna  fola  cofa  Je  bene  fi  trouano  in  alcuni  luoghi,  con  tutto  ciò,  do- 
utndoft  hauer  riguardo  principalmente  adyinfegnare  cofaocculta  con  modo  non  ordir 
rio,  per  dilettare  con  l' ingegno  fa  inuentione  >  è  lodeuole  farlo  con  vna  fola  ,  per 
non  generare  ofeurità  »  e  fafìidio  in  ordinare, fpiegare,  &  mandare  a  memoriale 
molte . 

Ideile  co fé  adunque,  nelle  quali  fi  poffadìmoflrarel'phima  differenza,  fé  alcuna 
fé  ne  troua,quefìafola  ba(ìa  per  fare  ttmagine  lodeuole,  &  di  fomma  perfezione, in 
mancanza  della  quale, eh' è  vnitafemprecon  li  cofa  medefima,ne  ftdifeerne,  fiado- 
pcrzno  le  generali,  come  fono  quefie  ,  che  pofte  infteme  mofirano  quello  iftejjo ,  che 
conterebbe  effa  fola. 

DapoUquindo  fappiamo  per  queflaftrada  diftintamente  le  qualità,  le  cagioni,  te 
proprietà,^  gli  accidenti  d' vna  cofa  definibile,  accioche  fé  ne  faccia  l'imagine,  bifo- 
gna  cercare  la  fimilitudine,  come  habbiamo  detto  nelle  cofe  materiali,  la  quale  urrà 
inUtogo  delle  parole  dell' Jmagine,  o  definitione  de  Umori, dì  quelle  ,  che  confijìono 
ticltegual  proportione  ,che  hanno  due  cofe  diftintefraftftefje  ad  vna  fola  diuerfa  da 
ambcdue,prendendofi  quella,cheèmeno-ìcome,fe,  per  fimilitudìne  difmeTgà  fi  di- 
pinge la  Colonna, per  che  ne  gl'edificij  focene  tutti  i  fa! fi,  e  tutto  l'edifìcio,  che  leftd 
fopra,fen\amouerfi,o  vacillare,  dicendo,  che  tale  è  la  fonema  ne  Uhuomo,  per  fa- 
furare  la  grauezga  di  tutti  i  fafcidij,&  di  tutte  le  difficoltà, che  gli  vengono  jiddof- 
fot& per  fimilitudine  della  Reitoricala  Spaia,e  lo  $ciedp  ;  perche,  come  con  quefti 
iniirumenti  il  Soldato  difende  la  vita  propria,??  offende  l'altrui ,  cofì  il  Rettore, 
€  l'Oratore,  co'  fuoi  argomenti,  ouero  entimemi  mantiene  le  cofe  famreuoli,&  ribat 
te  indietro  le  contrarie  . 

Seme  ancoratine  à  quesla,vn'altra  forte  difimilitudine,  the  è  quando  due  cofe 
dìfìinte  conuengonoin  vna  fola  differente  da  efleì  come,  fé,  per  notare  la  magnani- 
mita\  prendeffimo  il  Leone ,  nel  quale  efìa  in  gran  parte  fi  fcuopre  ;  il  qual  modoè 
meno  lodeuole,  ma  più  v fato  perla  maggior  facilità  della  inuentione  >  Cf  della  dU 
chiamione'}&  fono  quefte  due  forti  di  fimilitudine  ilnsruo  ,  &  la  for^a  della  ima. 

gine 


gine  ben  formatocene  leqnali,  come  effa  non  ha  molto  difficoltà ,  cefi  umane  tufi 
pida>  &  [ciocca  . 

Ciò  non  è  auuertito  molto  da  alcuni  moderni  >  i  quali  rapprefentono  gli  effetti 
tontingentij  per  mofìrare  l'effe  ntiali  qualità:  come  fanno  ,  dipingendo  per  la  Difpe- 
fattone  vno,  che  s'appicaper  Ugola,  per  t^émicitiadue  perfone  ,  che  fi  abbraccia- 
no, ofimili  cofe  di  poco  ingegno  ,  Cf  di  poca  lode .  E  ben  vero  ,  come  ho  detto  ,  che 
quelli  accidenti ,che Jeguitano  neceffuriamente  la  cofafignifcatanell'Imagine  ,fard 
lode,  porli  in  alimi  luoghi  dtilinti,  &  nudi,  come  in  particolare  quelli,  che  appar- 
tengono alla  fifosìomia,  edaU'habitudine  del  corpo,  che  danno  inditio  del  predomì- 
nio, che  hanno  le  prime  qualità  nella  compofuione  deU'huomo  ,le  quali  di/pongono 
gliaccidcnti  esteriori  d'efjo,  &  lo  inclinano  alle  dette  paffionifo  a  quelle, che  hanno 
..con  efe  conformità.  Come,fe  douendo  dipingere  la  Malinconia,  il  Penfiero  »la  Ve- 
niten-^t,  ea' altre  fimili,  farà  ben  fattoli  vifo  af ciutto, macilento  M  chiome  rabbuf- 
fate, la  barba  incolta,^  le  carni  non  molto giouemli\ma  beila,  la fciua,  frefca, rubi- 
conda, &  ridente.  Si  douerà  fare, il  Piacere ,  il  Diletto,  l'allegrerà  ,  ed  ogn' altra 
<o f a  fimikà  queste,  &  fé  bene  tal  cognitione  non  ha  molto  luogo  nella  numer  alie- 
ne de'  jimili,  nondimeno  è  vfata  affai ,  £*?  qnefla  regola  de  gli  accidenti  ,  &  de  gli 
effetti  già  detti,non  fempre  feguitarà\comc  neldipirigere  la  Bellezza  Ja  quale  è  vnei 
coja  fuori  delia  compreenjìone  de*  predicabili,  &  fé  bene  neU'huomo  è  T>na  propor- 
zione di  linee,  &  di colorinone  per  queHoben  efprejìa  Immagine,  che  fiafouerckia- 
rnente  bella,  &  propor  lionata',  perche  farebbe  vndichiarare  idem  p?r  idem ,  ouero 
più  tetto  vna  cofa  incognita  con  vn 'altra  meno  conofeiuta  ,  &  quafi  vn  volere  con 
yna  carde-la  far  vedere  didimamente  il  Sole,&  non  bausrtbbe  la (imililudine ,  che 
è  l'anìma;ne  poinbbe dilatare, pernon  hauere  varietà  in  propofno  di  tanto  mg- 
mento',  il  che  principalmente  fi  guarda. 

Però  noi  l'habbiamo  dipinta  àfuo  luogo  col  capo  fra  le  nunole ,  &  con  altre  con- 
uenieni  particolarità.  Per  hauere  poi  le  {imiliindini ,  atte,&  ccnueneuolì  in  ogni 
propofitoj  bene  d'auuertire  quel. che  auucrtifcorw  i  Rettori, cioè, che  per  Le  cofe  cor 
nofabili  fi  cercano  cofe  alte ,ptr  le  lodabili  splendide;  per  le  vituperabili, vili,per  le 
commendabili, magni  fiche  .  Dalle  quali  cofe  fentirà  ciaf  curio  germogliare  tanta,  quo. 
tità  di  concetti  nell'ingegno  fuo.fe.non  èpiù.cbe  sìenlc\che  per  fé  fie fio  con  vna  cofa, 
che  fi  proponga,farà  bastante  à  dare gufto,&  fodisfattione  all'appetito  di^d-h^r 
diuerfi  ingegni, dipingendone  l'tmagine  in  diuer/e  maniere, &  fempre  bene  . 

JMè  io  oltre  a  ques~ii  auuertimenti,  li  quali  fi  potrtbbono  veramente  fpiegarecon 
afiai  maggior  diligenza, so  vederne  quali  alcuno  altro  degno  di  fcriuerfi  ,per  cogni- 
tione di  quesle  Imagini,  le  quali  fono  in  vero  ammaestramento  nato  prima  dall'ab- 
bondanza della  dottrina  Egittiaca,comefa  testimonio  Cornelio  Tacito ,  poi  ribel- 
lilo, ed  acconcio  ct>l  tempo,come  racconta  Giouanni  Gorocopio  ne'  fuoi  Geroglifchi; 
talmente,  che  potremo  quefìa  cognitione  affimigliarla  ad  vna  per  fon  a  fa  piente ,  ma 
verfata  nelle  folitudini ,  &  nuda  per  molti  anni ,  la  quale  per  andare  domila  con- 
uerfatìone  fi  riuefie ,  accioch  e  gl'altri  allcttati  dalia  vagherà  cfìeriore  del  corpo , 

che 


e  ve  è  l'imagine defiderìno  d'intendere  minutamente  quelle  qualità,che  damofpknì 
diieiga  all'anima,  che  è  la  cofa  figmficata,<&  folo  era  mentre  slaua  nelle  folitudini 
accarezzato  da  pochi  flranieri.  E  folo  (i  legge  che  Pittagora  ,  per  vero  desiderio  di 
fipien%a  penetrale  in  Egitto  con  grandi ffima  fatica, oue  apprefe  ifecreti  delle  co- 
fesche  occultauano  in  quefti  Enigmt,e  però  tornato  à  cafa  carico  d'anni,  e  difapien- 
^a, meritò  che  doppò  morte  della  [uà  cafa  fi  face/se  vn  Tempio  fon f aerato  al  meri* 
to  del  fuofi  pere. 

Trouafi  ancoraché  Platone  gran  parte  della  fua  Dottrina  cattò  fuori  delle  fues 
fecrete^cnetle  quali  ancora  i  fanti  Profeti  l'afeofero .  E  Chriilo,  che  fu  l'adempi- 
mento delle  Profaie ,  occultò  gran  parte  de'  fecreti  diuini  fìtto  l'ofeurità  delle  fue 
parabole. 

Fu  adunque  la  fapìen^a  degli  Egittij  comehuomo  borrido,  e  mal  vefiito  ador- 
nato dal  tempo  per  ccnfeglio  deli'efperien^a  ,  che  moHraua  effer  mal  celar  gl'indi- 
cvj  de'  luoghi,  ne'  quali  fono  i  Tefor^accìoche  tutte  a  faticando  fi  amuinoper  quefio 
me^o  a  qualche  grado  di  felicità  .  Queslo  veilire  fìt  il  comporre  i  corpi  dell'i- 
magìni  diììinte  di  colorì  alle  proporzioni  di  molte  varietà  con  belle  attitudini ,  & 
con  efquiftta  delicatura>e  dell'altre,  &  delle  cofe  ifìeffe^alle  quali  non  è  alcuno,cbe 
alla  primavìfla  non  (ifenta  muouere  vn  certo  defideriod'inuefi'gare  à  che  fine  fieno 
contale  dtfpo(itione,ed' ordini rapprefentate .  Quefìa  curiosità  viene  ancora  accre- 
feiuta  dal  vedere  i  nomi  delle  cofefottoferitte  all' Ole ffe  imagini .  E  mi  par  cofa  da\ 
cfjeruarfi  ilfottofcriuer  i  nomi ,  eccetto  quando  deuono  efiere  in  forma  d'Enigma  ; 
perche  fen^a  la  cognìtione  del  nome  non  fi  può  penetrare  alla  cognitione  della  cq[a 
ftgnificata  ,  fé  non  fono  Imagini  triuiali ,  che  per  l'vfoalla  prima  vifìa  da  tutti 
ordinariamente  fi  riconofeono;  ^appoggia  il  mio  parere  al  coHume  de  gli  Antichi* 
i  quali  nelle  medaglie  loro  imprimeuano  anco  i  nomi  delle  Imagini  rapprefentate, 
onde  leggiamo  in  t[je,  Abundantia,  Concordia,  Fortitudo  ,  Felicita;,  Pax,Proui- 
dentia,  pietas,  Salus,  Securitus,  Vittoria,  Virtus,  e  mille  altri  nomi  intorno  alle 
loro  figure . 

E  quefio  è  quanto  mie  paruto  conueneuole  fcriuere  per  fodisfattione  de  benigni 
Lettori.  Nel  che  come  in  tutto  il  refìo  dell'opera,  fé  l'ignoranza  fi  tira  addofjo  qual- 
che biafimo  hauerò  caro  che  venga  sgrauato  dalla  diligenza  loro.  Recando  folo  che 
fi  cernevo  ho  ciò  fcritto  per  gloria  di  Dio  ,  &  vtilità  voUra ,  cofi  vene  vagliate  per 
il  medefimo  fine,  efieado  che  ingrato,  e  vitiofo  animo  farebbe  quello  che  non  rifferi- 
caa  Dio  tutto  ciò  che  per  mezfro  di  feconda  taufa  iti  fieffo  gli  propone . 


TA. 


TAVOLA  PRIMA 

Dell'Imagini  principali  contenute  in  tut- 
ta rÒpera_>. 


ABondanza         a  car.  i 

Marittima  % 

Academia  z 

Accidia  6 

Acquifto  cattiti  o  7 

Accutezza  d'ingegno  7 

Adolefcenza  7 

Adottionc  8 

Adulatone  11 

Adulterio  13 

Affabilità  14 

Affanno  14 

Agilità  15 

Agricoltura  16 

Aiuto  17 

Allegrezza  18 
Alterezza  in  perjfonaRata 

pollerà  ciuile  io 
Altimetria  zz 
Amaritudine  13 
Ambinone  14 
Ampiezza  della  gloria  z; 
Amicitia  x$ 
Amaeftra  mento  17 
Amor  di  virtù  z8 
VcrfoDio  zS 
Del  Profilino  z8 
Di  fé  {teifo  z? 
Secondo  Seneca  3  1 
Domato  31 
Di  fama  33 
Della  Pati ia  34 
Anno  38 
Anima  ragioneuole  Bea- 
ta 39 
Dannata  3  9 
Animo  piaceuole  tratta- 
bile,&  amoreuole  41 
Appetito  41 
Apprenfiua  4Z 
Architetura  43 
MUlicarc  43 


Ardire  Magnanimo,  &• 

generofo  4/ 

Vltimojenece{Tario4; 

Aritmetica  46 

Ariftocratia  47 

Armonia  48 

Arme  49 

Arroganza  49 

Arte  yo 

Artificio  jz 

Attinenza  jj 

Afliduità  j4 

Aftrologia  54 

Aftronomia  jj 

Aftutia  inganneuole  jj 

Attione  virtuofa  56 

Auaritia  ^7 

Audatia  60 

Augurio  buono  60 

Catti  uo  60 

Aurora  61 

Auttorità  ò  Poteftà  6  1 


B 


Beatitudini  6} 

Bellezza  68 

Feminile  69 

Beneuolenza,  ò  affettio- 

ns_j  70 

O  vnione  Matrimoniale  71 
Benefrltio  74 

Benignità  75- 

NeH'Uluftrifs.  &  Eccel- 
lentifs.  Marehciàaa_tf 
Salutati  77 

Biafimo  vitiofb  80 

Bontà  so 

Bugia  gì 

Buio  s* 


•"> Alami tà  0  miferia 
V»-;  Calunnia 

81 

8? 

Caprino 

«} 

Carri  de  Pianetti 

Carro  della  Luna 

84 

Di  Mercurio 

Ss 

Di  Venere 

*j 

Del  Sole 

$6 

Di  Marte 

U 

Di  Gioue 

87 

Di  Saturnio 

87 

Di  Minerua 

tj 

Di  Plutone 

a 

De  quattro  Elementi 

Del  Fuoco 

a* 

Dell'Aria 

8? 

Dell'Acqua 

90 

Della  Terra 

9° 

Della  Notte 

9l 

i    Di  Bacco 

9L 

Dell'Aurora 

91 

Del  giorno  naturai 

e?z- 

Artificiale 

?z 

Dell'Anno 

9i 

Di  Cerrere 

9% 

Dell'Oceano 

9i 

D'Amore 

W 

Della  Caftità 

9i 

Della  Morte 

9} 

Della  Fama 

9Ì 

Del  Tempo 

9~i 

Della  Dimnità 

9} 

Careflia 

9Ì 

Carità 

94 

Caftità 

96 

Matrimoniale 

97 

Caftigo 

98 

Cepità  della  mente  99 

Cestita  too 

Chi*tezza  100 

Cidc  io* 

Cle- 


Tauola  Prima 


Clemenza  xot 

Cognitione  103 

Combatimcnto  della  ra- 
gione con  l'appetito  IOJ 
Comedia  104 
Commercio   della  vita_j 

humana  ioy 

Comcdia  Vecchia  106 

CompalTione  107 

Computinone  108 
ComplelTìoni-' 

Collerico  per  il  fuoco  io? 

Sanguigno  per  l'aria  1  io 
Plegmatico  per  l'acqua  1 1 1 
Malcncolicoper  la  terra  112 

Concordia  115 

Matitalc  J14 

Militare  11; 

Di  Pace  1 1  $ 

Infupeiabile  115 

Confirmatione  11; 

Dell'Amicitia  né 
Confeifione  Sacra menta- 
le^ 117 
Confidenza  118 
Confu  fione  118 
Congiuntione  delle  cofe 
humane  con  le  Diui- 
nc_>  120 
Corife  ruatione  no 
Confideratione  in 
Configlio  ni 
Confue  tu  di  ne  izy 
Contagione  117 
Contento  119 

Amorofò  150 

Continenza  J30 

Militare  130 

Contrarietà  130 

Contrailo  1 3 1 

Contri  tionc  131 

Conuerfarione  131 

Coirne  elione  134 

Gonuito  135 

Cordoglio  1 3  j 

Correttionc  1 3  5 

Corografia  1 3  6 

Corpo  lui  mano  ij» 
C  orutella  ne  giudici 

Col  mogia  ila  ;i«8 

torte  13? 


Cofcienta 

140 

Difcfteffo     *T 

iti 

Cortefia  • 

14* 

Dottrina 

199 

Coftauza 

141 

Dubbio 

191 

Crapula 

142, 

■e 

Crepufculo  della  matinai4  J 

Della  fera  144 

Credito  I45 

Crudeltà  146 

Cupidità  147, 

Curiofità  147* 

Cuftodia  148 


DA  uno  •  I48 
Dappocaggine      148 
Dado  149 

Debito  151 

Decoro  ijt 

Democratia  \(,i 

Deiitiofo  161 

Derilione  165 

Defiderio  verfoDio  '   163 
Defiderio  164 

Decrattione   -  164 

Dialetica  166 

Diffefa  contra  nemici  Ma 

lefici,&  Venefici  I67 
Diffefa  contra  pericoli  16S 
Digeftione  169' 

Digiuno  169 

Dignità  171 

Diletto  171 

Diligenza  176 

Difcordia  1 78 

Difèretione  178. 

Diifegno  180 

Diipicggio  del  Mondo   181 
Della  Virtù  182 

Diftrutione  de  i  piaceri , 

&  cattiui  erfetti  i?i 

Difperatione  1C3 

Dilhnnone  del  bene.edel 

Male  iSj 

Diuinità  184 

Diuinatione  18J 

Duiotione  -  i8j 

Docilità  186 

Dolore  >I87 
Dolore  di  Zelili  1S7 

Dominio  188 


Economia  191 

Edifitioò  fico  191 

Educatione  ijj, 

Elemofina  1?$ 
Elementi  vniti          19419/' 
196  197 

Fuoco  ^i?4 

19;  196  196 

Aria   194  196  195 

Acqua    194 196  196 

Terra   194  19;  i96  197 

iiletione  ipg 

Eloquenza  19? 

Emulatione  101 

Equità  203 

Equalità  20$ 

Equi  nono  della  Primaue 

ra  103 

Dell'Antimo  '204 

Errore  2.0  j 

Efperientia  zoj 

Fileremo  z©7 

Elilio  209 

Età  in  generale  210 

Dell'Oro  213 

Dell'argento  213 

Del  Rame  214 

Del  Ferro  114 

Del  Bronzo  214 

Eternità  215 

Etica  217 

Euento  buono  zi 8 


"T  Al  lira    d'amore 
1      inganno 

ouer 

218 

Fama 

21S 

Buona 

-19 

Cartina 

219 

Chiara 

119 

Fame 

IlO 

Fatica 

210 

Eiliua 

210 

Fato 

211 

Fan or e 


Dell'Imagini  principali. 


Fauore  ni 

Febre  221 

Fecondità  124 

Fede  Chriftiana  Cathol.né 

Chriftiana  217 

Catholica  118 

Nell'amicitia  219 

Maritale  129 

Fede  Z29 

Fedeltà  130 

Felicità  publica  231 

Eterna  231 

Bteue  13 1 

Ferocità  231 

Fermezza  154 

Neiroratione  134 

Fermezza  d'amore  134 

Filofofia  fecondo   Boetio 

134144 

rivali 

Tenere  146 

Arno  246 

Pò  X46 

Adige  147 

Nilo  147 

Tigre  Z47 

Danubio  248 

Acheloo  248 

Acia  148 

Acheronte  148 

Cocito  148 

Stigie  148 

-    Flcge tonte  148 

Indo  148 

Gange  149 

Niger  149 

Fine  249 

Flagello  di  Dio  1/2 

Fortezza  2^3 

Congionta  con  la  pruden 

zadell'animo  2;j 
Congio  nta  con  la  genero 

fità  d'animo  255 

Fortuna  ìj; 

Buona  256 

Infelice  z;6 

Gioueuoleadamorezjó 

Pacifica  256 

Aurea  257 

Forza  d'amore  fi  in  acqua 

cojnc  interra  2;  7 


Forze  258 

D'amore  258 

Forza  minore  da  maggior 

forza  fuperara  258 

Forza  alla  giuftitia  fotto- 

pofta  2J9 

Forza  fottopofta  all'elo* 

quenza  259 

Fragilità  259 

Humana  260 

Fraude  261 

Fuga  261 

Fuga  popolare  161 

Fugacità  mondana         261 

Furie  262, 

Furore  26 3 

Rabia  !éj 

Superbo,  &  indomi. 

w  263 

Poetico  1.64 

Implacabile  z6j 

Furto  2éf 


GAgliardezza  267 

Gelofia  267 

Generofità  268 
all'Altezza  di  Sauoia  270 

Genio  buono  271 

Cattiuo  271 
Figurato  dalli  Ami 

chi  271 

Geometria  274 

Geografia  274 

Giorno  naturale  275 

artificiale  275 

Giouentù  276 

Giuditio  276 
Inditio  d'amore      276 

Giulio  277 

Giudice  277 

Giuoco  dell'antico  278 

Giurifùitione  278 

Ciuftitia  178 

Diuina  279 

Retta  j8o 

Rigorofa  i$o 

Gloria  de  Prencipi  280 

Vfqueàc.  282 

Gola  283 


Gouerno  della 
Grammatica 
Grandezza  ,  e 

d'animo 
Gratia 

Diuina 
Di  Dio 
Grati  e 
Gratitudine 
Granita 
Gra/sezza 
Guardia 
Guerra 
Guida  ridirà  d 


Repub.    2S4 
184 
robuftezza 

184 
284 
284 
285 
186 
2S6 
286 
287 
287 
288 
'honori     28$ 


H 

HErefia 
H  idrografia 
Hippocnfìi 
Homicidio 
Honcftà 
Honore 
Horografia 
Hore  del  giorno 
Hora  prima 
Hora  1.  3.4- 
Hora  ;.  6.  7- 
Hora  8.  9. 10   11.  12, 
Hore  della  Notte  p. 
2.3. 4-f. 

Hora  6.  7.  8.  9.  io.  I 
Hora  11 
Hofpitalità 
Humiltà 
Humanità 
Hiftona 


13? 

190 
290 

291 
291 
291 
*9* 
194 

296 
^97 
298 
298 

299 
300 

301 
301 
502 

304 


IAttantia  306 

Idolauia  306 

ignoranza  307 

In  vn  ricco  307 
Di  tutte  le  cofe        307 

Immaginatione  30S 

Immitatione  30? 

Immortalità  310 

Immutatione  310 

Impaflìbilaà  310 


Imperfecione 


Impic- 


Tauola  Prima 


;mpieta>e  violenza  310 

Soggetta  alla  Giu- 
ria 311 
Impeto  311 
inclinationc  jiz 
Incoudderatione  313 
Iiicoitanza  313 
Indulgenza  314 
Indori  lira  314 
liiduftria  315 
Infamia  316 
Infermità  317 
Infelicità  317 
Infortunio  317 
Ingegno  318 
Inganno  319 
Ingiuria  319 
Inguiilitia  319 
ingordigia  310 

ò  Auidità  3  zi 

Ingratitudine  311 

Innimicitia  311 

Innimicitia  mortale  313 

Iniquità  314 

Inquietudine  314 

d'animo  314 

Innocenza  324 

ò  purità.  314 

Inobedienza  315 

Infidia  3x5 
Instabilità  ò  inconftanza 

d'amore  315 

Inftabilità  316 

Incinto  naturale  316 

Intelletto  318 

Intelligenza  319 
Intrepidità,e  colìanza  330 

Inuentionc  331 

ìnueftigatione  3  3 1 

Inuerno  332. 

Inuidia  331 

lnuocatione  333 

Interefle  proprio  334 

fea  3  31 

IrrelTolutione  3^6 

Inftitutiono  337 
Italia  con  fu  e  Prouincie  , 

&  parti  delle  Ifole  337 
Italia  del  Sig.  Cartellimi  39 

Italia, e  Roma  341 

Roma  vitroriofa  343 


Vincitrice  J44 
Felice,e  rinafcentej44 

Riforgente  344 

Roma  eterna  }4J 

.DiTheodoro  Imperat.  jyi 

Santa  }5t 

Liguria  ss  s 

Tofcana  357 

Vmbria  j;8 

Latio  361 

Campagna  felice  361 

Terra  di  lauoro  363 

Calabria  3<5f 

Puglia  366 

Abbruzzo  366 

Marca  368 

Romagna  370 

Lombardia  3  7 1 
Marca  Tuiuigianaj74 

Friuli  376 

Coriìca  377 

Sardegna  378 

Sicilia  380 

Idea  381 

Iconografìa  386 

Infpiratione  387 


Logica 
Loquacità 
Longanimità 
Lufluria 


401 
♦oi 

4oj 


M 


T   Afciuia 

1  j  Latitudine , 

385 
olan- 

guide  zza  efliua 

387 

Lealrà 

388 

Legge 

389 

Della  gratia 

389 

Del  timore 

589 

Cini  le 

389 

Canonica 

389 

Lega 

390 

Legge  naturale 

391 

Nuoua 

391 

Vecchia 

393 

Leggierezza 

393 

Lettere 

394 

Liberalità 

3  94 

Libero  arbitrio 

396 

Libertà 

397 

Libidine 

397 

Licenza 

598 

Lite 

599 

Lode 

Ì99 

M Achine  del  Modo  404 
Maeftà  Regia     4®; 
Magnanimità  40/ 

Magnificenza  405 

Maldicenza  406 

Maleuolenza  406 

Malignità  406 

Malinconia  407 

Manfuetudine  40J 

Marauiglia  408 

Martirio  408 

Matrimonio  408 

Matematica  410 

Meditatione  41  x 

Spirituale  41  & 

Della  morte  41* 

Medicina  415 

Mediocrità  414 

Memoria  414 

Grata  de  beneficij 
riceuuti  41? 

Merito  417 

Mefi 
Marzo  Aprile  418 

Maggio  Guigno  Luglio 

Agofto  4I9 

Settembre  Ottobre  No- 

uembreDecembre      410 
Genaro  Febraro  411 

Meli  fecondo  l'Agricol- 
tura^ 
Gennaro  4*1 

Febraro  Marzo  April<_> 
.Maggio  Giugno  Lu- 
glio Agofto  411 
Settembre  Ottobre  No- 

uembre  Decembre     423 
Mefi  dipinti  da  Euftachio 

Filofofo. 
Marzo  Aprile  Maggio  415 
Giugno  Luglio  Agofto 
Settembre  Ottobre—» 
IMouembre  Dccemb. 
Gennaro; e  Febraro  414 
Me/Ì 


Dell'Imagini  principali. 


Mefi  in  generale 

Metafisica 

Minacele 

Miferia  mondana 

Mifericordia 

Mifura 

MoHcftia 

Mondo 

Europa 

Afia 

Africa 

America 
Morte 

Moftri 
Scilla  > 

Carridi  7 

Chimera-^      > 
Griffo  \ 


4*5 

416 

426 

417 

434 
456 
437 

440 
441 

441 
443 


44; 


Sfinge 

Arpie  ? 

Hidra  S- 

Corbero  j 

Mufìca 

MVSE 

Clio  ? 

Euterpe  >• 

Talia  3 

Melpomene-)  ] 

Polinnia  ) 

E  rato  7 

Terp/ìcoro-,  •» 

Vrinia  \ 

Call:ore  ^  ) 

Maluagità 

Mecahica 

Mezo 

Monarchia  mondana 

N 

NArura 
Nauigacione 
Necceffità 
Negligenza 
Ninfe  in  commune 
Hinnedi,&Napee 
Driade,  &  Hamadriadi 
Ninfe  di  Diana  460 

Taidi  Ninfe  defilimi    461 
Mare  461 

Theri  Ninfe  di  mare     461 
Galatea  461 


446 

44* 

447 

448 


445 


451 
45? 
4jj 
456 


4;8 
45  3 
4/9 
460 
460 
460 


Ninfe  dell'Aria 
Iride  461 

Serenità  del  giorno 
Ninfa  dell'aria  '  461 

Serenità  della  notte  462 
Pioggia  ninfa  dell'aria  462 
Rugiada  ninfa  dell'aria  46  3 
Cometa  ninfa  dell'aria  4.65 
Nobiltà  463 

Nocumento  464 

d'ogni  cofa  464 

Notte  46; 


Pena  5*1 

Penitenza  503 

Penfiero  504 

Pentimento  de  peccati  505- 
J07 


OBedienza 
Verfo  Dio 
Obligo 
Obhuione 

D'amore 

Verfo  li  figliuoli 
Occafione 
Odio  capitale 
Offertalo  oblatione 
Offefa 
Opera  vana 
Operatone 

perfetta 
Opinione 
Opulenza 
Oratione 

Vfq;  ade. 
Ordine  drittone  giufto 
Origine  d'amore 

Vfqj  ad  e. 
OlTequio 
Oflinatione 
Otio 


DAce 

X     Pai  fimo nia 

Partialità 

Paffion  d'amore 

Patienza 

Paura 

Pazzia 

Peccato 

Pecunia 

Pelegrinaggio 


4é8 
469 
469 
469 
474 
475 
476 
47é 
477 
477 
478 
479 
479 
480 
480 
48 1 
483 
484 
48; 
491 
4*1 
491 
491 


493 
296 

497 
497 
499 
499 
500 
502 
502 
502 


Perdono 
Pericolo 
Perfezione 

Perfìdia 

Perfecutione 

Perfeueranza 

Pei  fua  Mone 

Pertinacia 

Perni  rbatione 

Pefte 

Phifica 

Piacere 

Honcfto 

Vano 
Pietà 

de  figliuoli  verfo  il  Pa 

die 
Pigritia 
Pittura 
Planimetria 
Poefìa 
Poema  Lirico 

Heroico 

Paftorale 

Satirico 
"Politica 
Pouertà 

In  vndi  bello  inge- 
gno'  ;ii 

Pratica  jiz 

Precedenza  >  cpreminen- 

É*4 


506 
507 
508 
508 
508 
jo8 

JIO 

510 

JIO 

511 
511 
5M 
51* 
f*4 

KJ 
Si6 
fl6 
fi* 
Si* 

frlO 

S19 
JÌ.O 

520 


za  de  titoli 
Predettiti  a  tic  ne 
Preghiere 

à  Dio 
Prelatura 
Premio 
Preuidenza 
Fama  impreffione 
Principio 
Prodigalità" 
Profetia 
Promiflione 
Prontezza 
Profperitàdi  vita 
Profpetiua 
Prouidenza 

e     2 


f*S 

<z6 

$*7 

528 

.  ;H 

5^9 

sì* 

J31 

5^ 

J32- 

534 

SiS 

Pru- 


Tauoìa  Prima 


Prudenza  j 5  6 

Pudicitia  ;j8 

Puentia  540 

Punitione  540 

PurgatioiiC  bell'aria  541 

di  peccati  541 

Putita  542 

<*. 

/~*\Y:re!!aà  Dio  545  $\6 

Quiete  546 

R 

RAtioc;nationc,òdi- 
feorfo  J46 
Ragione  J48 
Ragione  di  Stato  J49 
Ramaricc  del  beue  ai- 
tali SS0 
Rapina  yro 
Realtà  ryi 
Reffuggio  jjl 
Regalità  jji 
Relatione  5  ri 
Religione  jfi 
Vera  Chriftiana  5/4 
di  SS.  Maurilio,  e_> 
Lazzaro  jjj- 
Finta  jj8 
Rcmuneratione  ;;? 
Repulfa  di  penfieri  cat 

tini  ;6o 

Reftitutione  j6i 

RciTiiretione  561 

Rcttorica  j6i 
Ricchezza 


6i 


Riconciliatione  d'amo- 

rc  561 

Riforma  5^4 

Rigore  ;6c 

Riparo  da  tradimenti  j6y 

Riprenfione  5-66 

Gioueuole  666 

Rifa  567 

Romagna  567 

Risalirà  77; 

Rumoie  ^76 


s 

Solfttio  Eftiuo 

6i» 

Hyemale 

6rt 

QAlubrità,  ò  purità  1 
3         ria 

i'a- 

Sonno 

et. 

576 

Sorte 

61$ 

Salute 

P7 

Sofpiii 
Sofpitioni 

614 

Saluezza 

51* 

617 

Sanità 

579 

Softanza 

618 

Santità 

519 

Sottilità 

6i« 

Sapienza 

;8o 

Spauento 

6rS 

Humana 

sn 

Speranza 

619 

Vera 

J82 

delle  fatiche 

6}l 

Diuina 

58t 

Diuina, e  certa 

€$l 

Sacrilegio 

5*5 

Fallace 

6$l 

Sca  redolo 

587 

Spia 

6}t 

Sceleratezza,ò  vitio 

588 

Splendore  del  nome 

6iS 

Scienria 

5.88 

Stabilità 

<>)7 

Sciochezza 

59i 

Stabilimento 

«17 

Sciaguratagine 

5r- 

Stagione  primauera 

H7 

Scultura 

591 

Filate  Autunno 

é.+I 

Scorno 

f9i 

Inuerno 

642. 

Scropolo 

■  59"- 

Stagioni  vnite 

641 

Sdegno 

594 

Diftime 

641 

Secolo 

J9  + 

Stampa 

é48 

Secretezza 

J94 

Sterometria 

640 

Taciturnità 

595 

Sterilità 

é4j 

Seditione  ciuile 

59* 

Stolti  tia 

é4j 

Sentimenti 

Stratagema  militare 

*4$ 

Vifo         } 

Studio 

55* 

Vdito       £• 

599 

Stupidità, ò  folidità 

6Sl 

Odorato   3 

Sublimità  della  gloria 

6s$ 

Gufto,&  Tatto 

éOO 

Superbia 

<>5S 

Sentimenti  del  corpo 

éOO 

Superftitione 

6S6 

Senio 

éoj 

Supplicatione 

669 

Senfi 

603 

Seruitù 

éoj 

T 

per  forza 

éOf 

Seuerità 

606 

T^Ardità 
X    Temperanza 

660 

Sfaciatagine 

606 

660 

Sforzo  con  inganno 

606 

Temperamento  delle  1 

co- 

Sicurezza,ò  traquillità  607 

fé  Diuine  con  le  Cele-    . 

Sicurtà, ò  ficurezza_j 

607 

iti 

661 

Silentio 

608 

Tempo 

66% 

Simmetria 

609 

Tenacità 

66$ 

Simplicità 

61} 

Temanone 

66} 

Simonia 

613 

d'amore 

66$ 

Simulatione 

616 

Terrore 

66+ 

Sincerità 

617 

Terremoto 

66; 

Sobrietà 

618 

Theorica 

66; 

Soccorfo 

618 

Theologia 

668 

Sol  itudine 

618 

Timidità, ò  timore 

669 

Solecitudiiìc 

619 

Tirrannide 

669 

Toleranza 


Deiriraàgini  principali. 


Toleranza 

669 

Venuftà 

690 

Heroica 

7  tM 

Tormento  d'amore 

670 

Vulgo.ò  ignobilità 

699 

Del  animo  coi  corpo 

711 

Tradimento 

670 

Venti  Eolo 

700 

Virtù  infuperabile 

7%u 

Tragedia 

67t 

Turo 

701 

Vitaattiua_* 

7tt. 

Tranquillità 

67x 

lauonio  Zefiro 

Borea 

Bieue 

7*$ 

Tregua 

«75 

Aquilone^  Auftro  701 

Contemplatiua 

fkf 

Tribulatione 

676 

Aura 

701 

D'animo 

7*1 

Tutela 

676 

Oriente 

70  j 

Humana 

7z6 

Mezodì 

704 

Inquieta 

71-7 

Settentrione 

70; 

Longa 

7iS 

V 

Occidente 

707 

Vittoria 

71* 

Vergogna  ho  nella 

|7°7 

Nauale 

71» 

TTAlore 
V    Vanagloria 

679 
680 

Venta 
Vgualità 

710 
711 

Vnione  ciuile 
Voluntà 

7J* 
73* 

Vanità 

687 

Vigilanza 

7H 

Voluttà 

73$ 

Vbriachezza 

6S7 

per  difenderti 

7l$ 

Voracità 

73$ 

Vecchiezza 

«87 

Viltà 

7lS 

Vfura 

73$ 

Velocità 

688 

Virginità 

716 

Vtilità 

731 

Della  vita  huma- 

Violenza 

7l6 

na 

6i9 

Virilità 

717 

Z 

Vendetta 

ii9 

Virtù 

7x9 

Zelo 

73$ 

IL    FINE 


T  A- 


Tauola  delle  cofe  più  notabili. 


ABondanza  defiderata.fuoi  meffagic 
ri  quali  fiano  i 

Academic  denominate  in  tre  modi  da_-> 
Antichi  f 

Quarto  modo  de  moderni  g 

Accademia  prima  in  Atthene  prefe  il 

nome  Accademo  j 

Accademico  fi  delie  pafladel  frutto 

d'oliua.  , 

Accidia  induce  pouertà,  otio,  ftuppi- 

pidezza  y 

Accademia  di  Filopponi  in  faenza,    574 
Accademia  de  gl'infenfati  $  1 9 

Accordo.fatto  in  Faenza  569 

Acqua  principio  delie  cofe  (ignora  de 

gli  elementi  194 

Acqua.e  Tue  tre  nature  90 

Acqua  per  li  peccati  $03 

Acquila  fegno  principale  de  Romani  340 
Acquila  feguo  Regale  appretto  Per- 


miani 


340 


Acquile  non  fi  poterono  fpiantar  da 

terra  J4o 
Acquile  Pompeiane  340 
Acquila,  &  Fenice ilmbolo  dell'eter- 
nità }45  35o 
Acquila  come  ricupera  la  vifta  345 
Acquifto  cattiuo  come  facilmente  fi 

perde  7 
A  ciafeuno  animale  diletta  più  la  fua 

forma,che  quella  de  gli  altri  30 

Adolefcenza,efuoi  termini  7 

Addottioni  varie  9 

Addottati  Imperatori  buoni  9 

Addottati, che  nome  pigliauano  8 
Addottione  come  vfitataappreflb  Ro 
mani,&  aine  curiofità,ad  ella  ap 

partenenti  8 

Addottione  in  alcune  medaglie  9 

Addottione  virtuofa  i0 

Addottione,&  fua  deffiaitione  8 

Addottati  Imperatori  come  iniqui  9 

Adulatone  inditiodipoco  fpirito  12, 
Agonali  capitolini  inflittiti  da  Do- 

mitiano  4 

Agricoltura  da  chi  trouata  87 


Aiuto  vicendeuole  io; 

Aiuto  fupremo  qual  fia  1 8 

parola,che  lignifichi  18 

Alberi  di  profonde  radici  ioq 

Alcuni  che  addottorilo  figlioli  8 

Ale  che  lignifichino  Sii 

Altezza, che  cofa  fia  30  cieca  xo 

Amaritudine  congionta  conila  felicità     t  r 
Ambafciatori  venuti  da  Egitto, Echio 
pia,Mofcouia,Giappone,ePerfia 
al  .Sommo  Pontefice  34? 

Ambinoli  biafimati  24 

Ambitiofi  come  fi  fanno  ftrada  14 

Amici  di  DiOparticipano  della  bellezza  509 
Amor  non  è  volatile  .  474 

Amor  è  volatile  ,       474 

Amor  entra  per  gl'occhi  48;  49  j 

Amor  per  vdito  485  48* 

Amor  dolce  amaro  488489 

Amor  fa  l'huomo  irragioneuole  498 

Amor  fi  riconcilia  con  prefenti  J63 

Amor  è  fuoco  non  fé  pofTono  tener  ce 

lati  JI4 

Amor  fi  doma  con  la  fame,c  col  tem- 
po \i 
Androdo  riconofciuto,efaluatoda  vn 

Leone  416 

Anima  fue  fedi, e  feneftre  JO9 

Animali  minori  fono  più  fecondi  3  io 
Animo  habita  nell'orecchie  lyj 

Amichi  dauano  le  corna  alle  vitime  174 
Appréfuia.che  fia  41. a  giiifa  di  fpecchio43 
Anno  Ci  ritorcie  in  fé  ftefib  437 

Apollo  figurato  da  Homero  con  vn 

feettro  d'oro  .  341 

Aritmetica  principio  della  Matematiche4$ 
Arcadi  Cipielo  tiranno  467 

Aria, e  fuoi  accidenti  loi 

Ariftideriprefo  6%f 

Aritccratia  che  cofa  fia  47 

Armata  de  Rauenatiandauaincor/b  jéy 
Armonia  de  Cieli  446 

Arrogante  fprezza  il  parer  d'altrui       1^4 
Aureliano  foggiogò  Cambo  Rede_> 
Gotti  con  cinque  milla  tagliatià  pezzi 
Arte, che  lignifichi  50 

Fondata  dalla  efperiéza,e  raggione;  x 
Afpetto 


Tauola  delle 


Afpetto  aIticro,c  legno  d'apetito  difor.4J9 
Delia  propria  ftima  é 
Aftronomia;cke  cofa  (la  j  j 
Attila  fla  gello  di  Dio  non  hebbe  ardi- 
re d'andar  à  danni  di  Roma  $48 
Aurora  amica  delle  Mufe  6 1 
Aurora  fperanza  630 
Auttorità  è  dell'età  matura  6 1 
Armate  de  Rauenati  perche  fatta  j  67 
Armatecene  lignifichi  y$8 
Augello  di  rapina  fotto  cui  nome  9 

B 

BAbel.efua  torre  119 
Bellezza  molto  veduta  ,  e  poco 

conofeiuta  6  8 

Bellezza  luce  della  faccia  di  Dio  <t2 

Bellezza  eftenore  denota  l'interiore  j6 

Bellezza  chi  ne  gode  579 

Bellezza  commendata  da  Dante  179 

Bellezza.  &  brutezza  di  che  fegno      .  134 

Bellezza  degna  d'Imperio  J17 

Bellezza  fenza  venuftà  690 

Bellezza  di  tre  forti  6<)ì. 

Belile  gratiofi  nel  dire                    6$}  694 

Belhco.e  il  mezzo  di  tutto  il  corpo  47  y 

Bene  di  quante  forti  51 

Beneficii  di  tre  modi  75 
Bencfìtio  deue  efTer  lontano  da  intere fli  7  J 

Beneuolenza  che  ila  70  fuoi  effetti  7 1 

Benignità  compagna  di  giuftitia  76 

Bifcia  d'Azzone  Vifconti  189 

Bologna  come  fu  chiamata  571 

Brefighela  limile  ad  Itacha  57} 

Bontà  vera  none  intereflàta  81 

Bramirà  de  Settentrioni  706 
Botanico  auuenenato  perche 

Brina  144 

Brindefì  tra  Greci  né 
Buggiardi  dicono, qualche  verità  per 

celar  il  falfo  81 

Bugie  hanno  la  coda  nera  8 1 


CHaos  X4, 

Camaleonte  lì  cangia  in  quelli 
•   colori  à  quali  s'auuicina  45 

Candidezzagrataa  Dio  514531 

Capelli  biondi  fegno  di  buona  capacità  45 
Capitani  illwftri  moderni  dalla  Ro- 


magna J6i 

Capriciidipittura,e  dimuiìca  8| 

Cardinali  della  Romagna  571 
Cardinal  Aldobrandino  Legato  del- 

l'efsercito  di  Papa  Clem-VlII.  S&9 

Cardinal  del  Monte  jjj 

Cardinal  di  MonteIparo,e  Aie  arme  JJ4 

Cardinal  Saluiati,c  lue  opere  59C 

Cardinal  d'Augnila, e  fu  a  imprefa  jotf 

Carico  perche  lignifichi  honore  177 

Cara  te  re  dell'huomo  è  il  parlare  iff 

Carne  di  porco  nociua  464 
Cala  del  Crifpoldo  fucina  d'ogn'arte 

liberale  fio 

Caftità  detta  da  caftigatione  97 
Catena d'Homero, e  Platone          120  itt 

Cerchio,o  colmo  Equiuociale  4  jc 

Cauali  del  Sole  8£ 

Cauallo  come  prodotto  da  Nettuno  90 

Cerere  per  l'abondanza  maritima  z, 

Ceroma  forte  d'oglio  e 

Celare  doue  veifo  1 19 
Chi  fa,  ericeue  benefitiodeue  dimo- 

flrar  allegrezza  75 
Chiefa  Santa  da  chi  riceuete  i  doni  fpi 

rituali  61  j 

Chiodi  lignificano  gli  anni  38 

Chi  altrui  biafma  ama  fé  fieno  79 

Chi  è  degno  del  la  fapienza  591 

Cingolo  di  Venere  694 

Cielo  {Iellato  76 

Citaredi  coronati  di  quercia  4 

Ciuffo  fegno  di  vanità,e  di  fuperbia  43  j 

Codazinzola  non  è  l'Igene  698 

Cognitionecomes'acquifti  io? 

Cognitione  precede  al  contento  1 19 

Colori  delle  compleflioni  1 1 1 

Compallione  in  chi  regna  1 78 
Comparation  del  corpo  ninnano  à  Pia 

neti  6 1  z 
Compartimento  delle  quattro  {ragio- 
ni ^58 
Compontione,e  fue  eonditioni  108 
Concetti  della  mente  infiniti  479 
Concetti  varii  come  lìmboleggia  619 
Concordia  produtnee  di  che  11  + 
Concordia  mina  del  mondo  178 
Configliare  opera  di  'nifericordia  1 13 
Configlieli ,  ò  Prencipi  non  deuono 

dormir  tutta  la  notte  113 

Coniìgliarli.dicinquexofe .  £?* 
Configli 


Tauola  delle 


Configli  di  donne.,  cdiputtiimperfet- 


iix 
141 


Confcienza,checofa  fra 
Confeffar  la  liberalità  del  benefattore     7  j 
•Contento  non  fi  fente  da  chi  non  co- 

nofee  il  bene  130 

Contagione,che  cofa  fia  1 17 

arnorofa  più  facile  à  contraher- 

ll3e  perche  117 

Comierfione  come  dipinta  134 

■Conueifatione  come  ti  rapprefenta,  e 

fua  deffinitione  131 
Conueifatione  più  alI'huomo,che  al- 
la donna  fi  conuiene  131 
Coturni  tragici  fono  itiualetti  i;8 

406.671 
Corpo  humano  non  ha  operatione_> 

fenza  l'anima  138 
Correttione'  ricerca  auttorità  ,  e  pru- 
denza 136 
Cortese  fuoi  Encomii  139 
1  Corografia  che  fia  137 
Cosmografia, che  fia  139 
.Coftantino  Magno  primo  Imperato- 
re, che  fantificaife  Roma  351 
Coftantino  vide  foprail  Sole  la  Cro- 
ce-» j/i 
Coftumatomalce  fuofimbolo  181 
Cornice  del  Palazzo  Fa  irne  Sano  in 

Roma  vale 60  miila feudi  347 
Claudio  fecondo  Imperatore  mandò 
àfildi  fpada  300.  milla  Ghotti 
&  annegò  in  mare  due  milla  na 

ui  loro  347 

Crapulone  come  figurato  171 

Cuore  (coperto  a  tutti  687 

Cuore  quando  fi  dice  ardere  9; 

Cuore  contrito  131 

Cuore  è  in  mezzo  il  petto  4fj 

Cuore  ventre  dell'anima  594 

Cuore  fi  deue  à  Dio  477 


DAnte  efdama  contro  [Simonia- 
ci 6z  S 
Dante  di  che  pena  pumfchi  li  fopradet 

ti  nell'inferno  6i<j 

Dante  quel chedice  della  Romagna   568 
Dame  cornmetìda  la  bellezza  5  j 


Date  più  nobile, che  riceuere        39;  jot 
Dare  con  gl'occhi  ferrati  40f 

Danari  tenuti  in  corni  di  bufalo  14É 

Delitie  mondane  ficità  dell'anima         99 
Delfini  fubitOjche  toccano  terra  muo 

iono  41.  loro  ftratageme  649 

Democratia,che  fia  i^i 

Defctittione  della  Fenice  j  45* 

Defcrittione  della  bellezza  610 

Differenza  tra  occafione, e  cagione      486 
Digiuni  quali  effetti  cagioni  171 

Digiuno  come  fi  dipinge  170 

Digiunare  in  che  età  è  tenuto  l'huo- 

mo  _  571 

Diletto, che  fia,e  di  quante  forti  17  i 

parola  che  lignifichi  173 

degliambitiofi  qual  fia  175- 

Diligenza  fouerchia,e  nociua  177 

Difcrettione  come  figurata^»  19%-599 

Difcrettionefimboleggiata  nel  Ca- 
mello ^93  179 
Dvforia, che  cofa  fia  710 
Docilità  come  rapprefentata  186 
comefideffinifce  ibidem 
come  prima  chiamata  ibidem 
Donne  più  dedite  alla  religione,  che 

gl'huomini  63 

Donne  più  dedite  alla  vanagloria, 

che  gl'huomini  68t 

Donne  palefano  i  fecreti  596  J97 

Donne  per  lege  del  Senato  non  entra- 
no in  configlio  nj 
Donne  deuono  ftar  in  cafa  loro  5-3  9 
Donne enttana no  in  Chiefa  velate  j 39 
Dolce  amato  da  Greci  gì icipiero  139 
Dottrina  madie  d'eloquenza  199 
Dubio  d'Euripide  fé  fia  meglio  la  pro- 
le,ola  fterilità  643 
Duca  di  Borbone  morto  da  vna  palla 

d'artigliaria  348 

Due  modi  per  confeguir  l'habito  del- 
l'intelletto pratico  jo 
Due  fa nciull ideila  notte  hanno  fatto 
errare  tre  anttori  graui                4*7 


E Cechina  attinenza  di  menar  le-» 
mani  ^03 

Effetti  del  digiuno  170 

Egi> 


cofe  più  notabili. 


Igìtii  notatuno  il  piacere  «  e  diletto 

d'anni  federi  175 

Egitto  primo  milurator  di  terra  43 1 

EÌettione,che  fia  198 

Eliopolicittà  del  Sole  inegittole  na- 
fee  tante  Fenici,  quante  Ciuette 
in  Athene, Colombi  in  Cipro  ,  e 
Pauoniin  Samo  345 

Elitropio  continuamente  fi  volge  al 

Sole  387 

Eloquenza ,e  fua  forza  8j 

E  meglio  viuer  priuato ,  che  imperar 

con  pericolo  Tenia  fapienza  143 

Empedocle  perche  fi  gettò  nelle  fiam 

me  d'Etna  683 

Epicuri  5.  14! 

E  proprio  di  giouani  elfer  ambitio- 

Er^lito  giudicò  Homero  degno  di 

fchiaffi  indegno  di  teatri  161 

Errori  di  Pierio  19.417.696 

Error  di  Plinio  -        6fi 

Efchilo  come  morì  jo6 

Esperienza  di  Pirro  in  mifurare  i  cam 

pi  ^  45i 

ErTercitio  come  ha  da  efler  107 

Eflercitio  come  fi  defflnifce  107 

Eflercitio  come  dipinto  108 

Eudemonia, Eutichia,&  Eufragia^he 

lignifica     •  J90 

Età  che  fia, e  quante  no 

Era  virile  diche  è  regno  134 

Età  fi  confiderà  dal  temperamen- 
to «io 
Età  condimento  del  fapere  591 
Età  virile,e  mezzo  de  gl'anni.  45  4 


F Accia  lafciua  à  chi  conuiene  410 

Faenza  madre  d'vn'Imperato- 
re_>  570 

Faenza  attediata  568.571 

Faenza  come  fu  chiamata,  e  fue  lodi  'fj'l 
xeliitè  vn'anno  alle  forze  di  Fe- 
derico fecondo  568 

Fanciulli  nobili  incoronati  nelle  fup- 

plicationi  660 

Fanciulli  come  {tanno  nel  ventre  del- 
la madre  481 
più  arti  alli  rhidii  perche  1.Q6 


Fauclla  perche  data  alMiuom©  1 3  j 

Farifei  fimili  à  fepolcri  191 
Fcbre  come  defe  ritta,  come  fi  deffini- 

fce.e  di  quante  forti  114 
Febre  da  che  cagionata  114 
à  chi  più  frequente  114 
come  chiamata  da  Poeti  114 
da  che  conftituita  in  elferc  114 
oue  la  fua  principal  fede  2.14 
Fede  tra  marito, e  moglie  408 
Federico  Secondo  Imperatore  diede 
àGebellinifuoi  fautori  l'acqui- 
la nera  in  campo  d'argento  34* 
Felicità  del  viuer  politico  ^91 
di  quante  forti  599 
Fenice  imprefa  di  Clemente  TV.  3  4 $ 
Fiatto,fifchio, eguardo  del  Bafilifco 

mortale  n> 

Filofofi  teneuano  il  fuoco  per  Dio  3  84 

Filofofifapienti  fono  liberi,  144 

Filofofia  madre.e  figlia  della  virtù  14; 
Fine  che  cofa  fia  1  y  o.  di  quante  ibc- 

ti  i/t 

Figliuoli  degenerati  dal  Padre  g 

Fiori  mefiaggieri  de  frutti  \ 

Folgore  nella  finiftra  mano  87 
Fonici  inuentori  dell'cfleruation  del 

leftelle  nel  nauigare  i?» 

Fonte  Cilico  47$- 

di  memoria  471 

d'obliuione  471 

Forme  varie  di  lega  390 

Fortezza  propria  è  l'ardir  necefia- 

rio  -    4; 
Fumo  della  Patria  più  lucente  del  fuo- 
co d'altroue  3J 
Fugacità  delle  cofe  mondale  come 

dipinta  161 

Fuoco  di  che  lìmbolo,e  fue  virtù  101 

di  due  forti  89 

di  carità  95 


GAlli  combattenti  in  publicofpet- 
tacolo  te 
Garrulo, e  fue  qualità  40 
Gelolia  paflione  ,  e  veleno  di  bellez- 
za t 
Generefità  e  nuda  da  irjterefle  '-. 
d          Gcn- 


Tauola  delle 


Gente  che  viued'halito,e  d'odore 
Geografia  che  cofa.fia 
Giornee  Aie  parti 
Gicuentùfimilea  vn  terreno ferti- 

Giouentù  intenta  alle  attioni  fenfibi- 
li,e  perche 

Giouanezza che  lignifichi 

Giouani  perche  non  fono  tenuti  al  di- 
giuno 

Giouanetta  di  che  (imbolo 

Giouentù  (bttopoAa  alla  febre 
refrfte  alla  fatica  perche 

Giouane  nou  può  Caper  aliai, e  per- 
che 

Giouentù  che  lignifichi 

confufa,e  lenza  fapienxa 
ama  l'eccellenza  39-pioutaad 
ingiuriare 

G;ud;t:o  di  Paride 

Giulio  Emiliano  guerreggiò  da  put- 
to 

Capitatilo  di  Decio  Imperato- 
re 

Giuramento  per  l'acqua 

Giuftitia,c  Aia  forte 

Golpi!  Philoxene,*:  Melanchio 

GraiTèrza  diretto  .iella  crapula 
da  frigidità 

Gratie.e  A101  lignificati      16.17.86. 
fui  nomi 

Gratia,&  Aia  efficacia  604. 

Greci  adopcrauauo  fetà  puerile  in 
apprenderla  Mathematica 

Griffoni  cufiodi  d'oro, e  cij  ietre  pie 
riofe 

Guaina  dvauo:io  ,  coltello  di  piom- 
bo 

Guercio  cattiuo 

Guerra  della  raggion  col  Anfo 

Gue-:ieii  di  Romagna 

Guftodoucconfifta  eoi. 

G11A0  A  fa  ìicila  lingua  ,s  perche 


K 


eoi 

i9o 

70  i 

169 
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698 


146 

*SÌ 

;SS 

f69 

ÓOI 

J74 


Mf  Abiti  d'oro  quel  che  finniA- 

M     chi 

Habiro  dell'intelletto  di  due  ferri 
Haitainfegna  reale 
JicraclitOiC  fuo  pianto 


Hercole  quale  (t  rada  Ci  eie/Te  71» 

HeroArato  abbracciò  il  tempio  di 

Diana  68| 

Herefia  più  brutta  dello  Aedo  demo- 
nio j;8 

Hefpero  ftella  145.  338 

Helìodo  primo  Tenitore  d'Agricoltu- 
ra ;g 

Hidrografia  che  Ila  190 

Hiftona  quando  cominciò  8? 

Hiftrioni  coronati  di  quercia  4      16  j 

HiAorici  hanno  errato  tsl'hor  nel  no- 

minarcerti  huomini, e  perche         ti 

Hofpitalità  come  è  deferitta  joi  altre 
cofe  di  quella 

Homerobiafmato 

Honore  figliuolo  della  virtù 

Hore.e  Io;o  partimento 

Humori  4  che  fono  nell'huomo  co- 
me figurati 

Huomo  limile  alle  pentole 
perche  e  mutabile 
è  mifnra  di  tutte  le  cofe 

Huominiche  nafeono  nel  Settentrio- 
ne^ 
famoii  della  Romagna 


jot 

:-i 
19% 
2S8 

*1 

608 

5-9 

610 

7o5 


Huomo  di  natura  come  vna  tauola  raf^i 


17? 

;j7 

6> 


IGnoranza  come  dipinta 
Ignoranti  mangiatori 
Illurtri  perfonaggi  ottimi  mifurato- 

ri 
Ili uminatione  della  mente 
Imagi  nationc  come  dipinta, che  cofa 

fia.ouerifiede 
Imprefa  del  Duca  di  Sauoia 
Imprefa  di  Leone  X.  4/9 

Innamorali  pervdito 
Inchiolho  chi  lo  trouò 
IncoAanza  madre  di  Infamia 
Indiai  di  dolore  quali  fono 
Infcritione  illuAre  à  Papa  Clemente 

VIII, 
Infcritione  fitta  da  vn  Capitanio  va- 

lorofo  della  Romagna 
Iufcrittioue  .1  Papa  Paolo  V. 
Infogna  ant.ca.e  moderna  di  Coftan 

e; no  Imperatore 
.     eia 


307 
Hi 

431 

218 

308 
171 

7*/ 
4S6 
6;8 
316 
187 

v-f 

5^x 

574 


cole  più  notabili. 


Intelletto  cicCd  dominato  dal  furo- 

re  16 1 

Interefle  deuiamento  da  cofe  nobili      iS 
Intiepidita  che  fìa  141 

Inàentionedi  fortificare,e  perche  43 

Inuenror- della  gabella  in  Egutoi49-  431 
'    della  Giornecna  43 1 

Inuentori  della  cregua  674-671 

Inuentione  come  rapprefentata  qual 

deue edere  331 

Intento  re  del  compaffo  chi  fu  6^7 

della  ftamqa  63  8 

Infinito  naturale  come  de  fermò  ,  & 
■    altre  cofe  fijoiònche  ,  &  cur'fo- 

lc  636 

Iride  per  l'eloqueirza  100 

liberate  hebbe.  in  due  gratiofa  manie 

ra_^>  691 

Italia  foprafconda  di  fama,  e  di  culti 

ferirti  37 

Ithaca  pania  d'Vliffe  piccola,  faffo- 

PO  3; 

Ifti&me.nci  della  theorica,c  della  prat 

tica  quali  713 

Iuppiceraibus,per  il  fuoco,nonaItus    198 
Inconfideratione  come  dipinta  3  1  3 

Ingegno  pronto  da  che  cagionato        186 
Includanone  buona, e  catnua  313 

iconografìa  che  cola  fi  a  381 

Idee  mentali  aifimigliate  alli  numcrijSj 
Iddio  efpreflb  fotto  nome  di  fuoco 

ntlla  fcrittura  1S4 


LAgrime  di  che  fono  inditio  1/5 

medicina  dell'anima  67 

legno  di  pentimento  131 

La  mente  nel  fonno  e  fepolta  nell'o- 

feuricà.  467 

Latte  è  mezzo  per  far  vi  uè  re,  nudri- 
re.ciefcere.e  conferuare  tutte  le 

cofe  creata  3  8; 

*-cS.^e  vecchia  come  dipinta  ,c  quan- 
do data  39.  fue  qualità  393./ 

Legge  nuoua  come  dipinta  391 

naturale  come  defentta  392. 

di  Solone  ingiufta  38 

leiiera  contro  i  debitori  151 

l'eia  confuet.nl  me  10Ó 

Leggi  che  ordinano  la  tutela  677 


che  ordi nano  caftighi  contro  m 
''  tori, &  altre  cofe  cuiiofe  678 

Legge  de  Romani  conno  ambinoli  614 
Le  proprie  colpe  caufauo  vergogna  $91 
Leone  ncordeuole  de  beneficile  del 

le  ingiù;  jc  416.690 

Lctrcra  prima  de  gli  Egitti j  8j 

Letnfternij  66<* 

L'huomo  li  deue  dolere  ,  e  rallegra- 
re -r  i;6 
Limonio  non  riceue  merito  appref- 
fo  Dio  fé  non  per  grana  dei- 
Tilt  dio  Dio  387 
Libri  di  Numa  Pompilio  trouati  nel 

Gianicolo  4 

Libertini  colonati  nelle  fupplicationi  66» 
Liberalità  come  deferitta  394 

Lingua  lìa  men  veloce  della  mente      I  r  j 
Lira  tenuta  in  veneratione  dagli  An- 
tichi I7y 
Lifimaco,efua  hiftoria  4f 
Lituo  augurale, che  lìa                     61.  i8c 
Lino  di  Faenza                                       570 
Lode  come  dipinta                                400 
tenuta  da  ogn'vno                 400 
quello  che. è                                   401 
humana,elode  diuina  quale  èia 
buona                                           400 
Lode  vera  quale                                     400 
è  di  due  forti  verace  falfa              420 
a  eia  ii  deue                                   400 
Lodi  della  pittura, e  fcoltura  fi 
Lodi  di  Romagna                                    573 
della  Stampa                                  638 
di  Roma                                         346 
Loquacità  come  dipinta                        40.1 
Lucretia  da  Elle  Duchelfa  d'Vrbi 

no  $6$ 

Luce  naturalmente  elìitentceperfettaii? 
Lucifero  Retta  144 

per  lo  nemico  dell'human.!  ge- 
ne ran'one  27.4 
Lume  dell'intelletto                                jS.i 
Luna  più  veloce  degli  altri  Pianeti 
'     iterile, e  fredda  84 

M 

MAioliche  di  Faenza  570 

Malenconici  giudiciofi  408 

Maldicente  ingiurie  perdonate  dal 

Preucipe  i-H 

d     i 


Tauòla  delle 


Malignità  inuidiofa  della  gloria  al- 

trui 

limile  al  Ragno 
Mahgno,e  auaro 
Malinconia  come  figurata 
Mantoua  capo  delle  Prefferture,  «_> 

Popoli  di  Tofcana 
Mafcheia  commune  è  la  notte 
Matematica.che  cofa  fia 
Matematici  magni  del  noftro  tem- 
po 
Materia  desiderala  forma 
Maturità  fegno  di  matuiaraento  per- 

fetto 
Mazza d'HercoIe  di  quercia 
Mazza  nodofa,che  lignifichi 
Meccanica,  eh  e  cola  fia 
Medaglie  di  tutela 
Medea 

Mediocrità  ottima  in  tutte  le  cofe 
.Memoria  d'ingiurie  limolo  di  ven- 
detta 
Memoria  de  beneficii  mai  deue  imiec 

chiaifi 
Mente  di  Poeti  da  chi  mofle 

ciecaeftupida 

apprendeper  gl'occhi 
Mercurio  conuertito  in  Cicogna 

Regnò  in  Fgitto 

perche  fi  dipinga  alato 
Mezzodì  come  dipinto 
Mezzo  che  cofa  fia 
Michel  Angelo  iruecehisto  corno 

giudicaua  delle  ftatue 
Mida  perche  dipinto  con  orecchie 

d'Afino 
Minerua  4.  per  la  fapienza 
Xiifura  del  corpo  humano 
Memo  fpk  to  di  biatrr.o 
Morir  perla  patria, e  cofa  bella 
Merli  di  Tarantola  caufa  vani  eiFet- 

ti 
Morte  bianca  perche 
Mumia  come  lì  faccia. e  che  fia 
■Mufica  abhorita  da  Tigre 
Mutabilità  da  che  nafea  nell'hoomo 
Mutatione  fublunare 


407 
45* 
453 
407 

J7i 
466 
410 

4H 

I64 

no 

711 
yii 

4S3 

678 

69S 
43 

6$o 

74 
i64 
354 
ZIO 

84 
84 

<$54 

7C4 

453 

1*5 

634 
/8z 
613 

80 
37 

467 
118 
618 
5-9 
310 


N 


N 
Uee  parola  Greca 


Narcifo  giouanetto  piglia  il  nome  ck 

narce  £jj 

fiore  genera  ftupidità  6jj 

coronade  morti  éjj 

Nafcimento  della  Fenice  34/ 

Natura  principio  di  moto,e  di  muta- 
tione 4jg 

Nella  nafeita  fi  comincia  à  morire       467 
Francia  nelli  monti  di  S.Bennar 
do  fi  muore  da  freddo  118 

Nero  {imbolo  d'infami  coltumi  4ji 

Nerone  di  bellezza  fenzagratia  690.  699 
introduffe  fua  madre  in  confi- 
glio 

Nerone  clemente  8.  crudele  ibidem 
come  fubentrò  nell'Imperio 

Nettuno 

Nmno  ama  la  Patria,che  fia  grande, 
ma  perche  è  fua 

Nome  di  donna  da  bene 

Nomi  delle  grafie 

Non  dolerfi,e  cofa  da  vnoftipire  non 
dahuomo 

Notte  perche  fi  dica  4éj.che  cofa  fia 
46J. 466.  fue  male  qualità  466. 
Aie  buone  qualità  4^é 

Nudità,che  lignifichi  Sé 

di  Venere  8j 

delle  ftatue  antiche  87 

Numeri  origine  delle  cofe  4* 

Numero  quaternario  J?f 

ternario  589 


& 


« 

35 
539 

1*6 


fette  nario: 


7*7 


O 


<53 


O Blationi  quali  fi  dauanuàDio 
477. qualità  fue  +77 

Occidente  come  dipinto  707 

Occhi  cagione  della  malitia  amoro- 

fa  48;. 486 

Occhi  gioifiinditiodicuriofità  148 

Occhio  diche  è  compofo  *7| 

Ocho  Re  de  Perfi  crudehffimo  45* 

Offertalo  oblatione  come  dipinta        476 
OiFefa  che  cofa  fia  478 

Olitemele  167.408 

Oliua  finibolo  dell'huomo  da  be- 
ne^ 18 
Ombra , e  h  e  cofa  fia                                465 
della  terra  none  caufa  efficien- 
te della  notte                                  4<5 
Om. 


cofe più  notabili. 


Ombra  (iella  noce  nociua  1 19 

Opere  grandi  con  amor  della  virtù    40; 
mecaniche  deriuano  dal  moto 
.circolare  453 

Opinione falfa.e  Tue  qualità.  J18 

ouc  nafte  ibidem  , 

Opinion  Elofofica  intorno  à  nume- 
ri 46 

Ordine  di  Pianeti  611 

Orecchie  noftre  quel  che  più  ami- 
no .  440 

Origine  della  Geometria  ,  &  mifu-' 

ra  431 

delle  miCiue  eoi 

Oriente  come  deCcritto  707 

Ornamenti  modelli  conuengono  a 

Dame  697 

artificio!!  diCdicono  aCaualieri 
160.687.697 

Òfcurità  della  Capienza  584 

come  figurata  da  gli  Antichi       58  j 

Oitracifmo  dt  gli  Attienici!  713 

Ottanta  figli  laCciò  Sciluro  Rè  de* 

.    Scithi  37X 

Ouidio  perche  toccato  col  mino  da 

Venere  3 


PAce  da  tutti  appetita  6$ 

Paefi  come  il  nobilitano  771 

Palo  che  lignifichi  18 

Panteo  nel  mezzo  di  Roma  348 

Papa  PaCcale  Secondo  Romagnolo      5  73 

Honorio  II.  573 

Papa  Clemente  IV.  a  Guelfi  fuoi  de 

uoti  de  vn' Acquila  vermiglia^» 
ibpra  vn  Serpente, &c  341 

Papaueri  inducono  Conno  *  466 

Parole  aliimigliare  al  coltello  478 

Parti  che  deuono  eiTer  nella  venu- 

ftà  694 

chedeuehauerl'educatione  193 

Parti  di  donne  cinque  alla  volta  116 

Parto  di  13  6.  in  vna  volta  n* 

di  364.  creature  in  vna  volta       iz6 
Pelle  di  Leone,  con  pelle  di  Volpe..» 

606. 647 
Pena  agl'amanti  perehetra.il  mirto 

da  Virg.  fi  dia  616 

Penitenza, e  lue  patti  503 


Penitenza.epena  come  differenti  joa 
Perche  i  Rom.  primamente  vfatfero 

rAcquile  d'argènto  340 

Per  virtù  biCognarebbe  liquefarli  ss  1 

Pertinacie  loro  qualità  599 

Peripatetici  onde  detti  j 
PerConaggi  d'Hom  ero  arroganti,  c> 

vantatori  68tf 
PeCci odono, e  odorano  eoo 
Peite,econtagione  Cono  differenti  iz8 
Petrarca  coronato  di  j.  coione  44 
Petrarca  CoCpiraua  t  617 
PeCcatori  fimoniaci  come  peCcano  6 1 4 
Piaceuolezza  nel  corregere  56J 
Pianto  de  peccati  6  5 
Piedi  alati  £34 
Pittori  ignoranti  pingono  Amor  ala- 
to 474 
Pitrura,e  Poefia  come  limili  5*17 
Planimetria, che coCa  fia  jig 
Platone  intende  ci  fian  doi  mondi  384 
Plebe  tende  per  lo  più  al  peggio  16} 
Poeti  Cecretarii delia filofòfia  446 
Poeti  Melici  3.  Epici  4. Ditirambici  j 

Elegi  j 

Poeti  quali  corone  haueflero   3.4.  iot 
popolo  più  amator  di  vettouaglic_j, 

ched'honore  1^3 
PopoloRomano  perrCpacio  diCettau- 
ta  anni  non  conobbe  monetiti 

coniata  34  i 

Porpora  indica  carirà  ig 
Portico  d'Attiene  reCo  ficuro  da  Zeno 

Pouertà  di  Cpirito  63 

Pouertà  CuCcita  l'arte  $%i 

Pratica,  &  Theonca  loro  differenze 

qualità.  &c  ;i} 

Pratica  comedeCcritta,  Cua  definitio- 

ne  s'-ì 

Pratica  quali  inftromenti  habbia  rzj 

Predeliinatione  cerne  dipinta, che  co- 
Ca lì]  ìCuoi  erTecti  jxj 
Prelatura  come  figurata  $16 
Prelati  Cono  horologii  j%6 
Prencipedeue  remunerare  jitf 
Prencipi  che  dano  orecchie  alle  CalCc_> 
relanom  hanno  tutti    miniitn 
empij  _    ,_'  £33 
Prèncipi  ottimi, benigni  utile  audierj 

zì_-  ^9.80 

fri- 


Tauola  delle 


Prima  colonna  eretta  6  ;  j 

Prima  inquifuione  come  dipinta         $16 
che  cofafìa  jii 

Primo  che  trionfafle'in  Roma  6}f 

Priuilegii  della  Religione  de  SS.  Mau- 
rino,e  Lazzaro  f  ;6 
Prouifioni  d'arme  fatte  in  paenza  del 
millecinquecento  nouantaflette 
fctto  Papa  Clem.VIII-e  conqua 
ta  prelìezza                                    $69 
Può  più  la  vetuftà, che  la  bellezza        699 
Purità  fi  conuiene  alla  fantità              v  67 

Q 

QValità  varicdefofpiri  6t$ 

Qual  fia  l'augello  Iinge  $8 

Quando  1  Soldati  zappauano  teneua- 
no  auco  per  obligo  la  fpada  al  fi» 
anco  647 

Qualità, e  lodi  dell'oro.  *  74-5  41 

Quattro  canoni  di  prudenza  circa  la 

•    robba  496 

Quattro  ragioni  de  numerrallegna,-' 

W  teda  Pittagorici  47 

Quercia  corona  d'orationi, Poeti, Mu 

fIci,Senatoii,&  Hiftrioni  101 

Quiete  mala  dell'intelletto  193.546 

Quiete  dell'huomo  quando  fuccedi    54S 
Qmnto  Rollio  Comico  Brutto,  ma 

g.atiofo  nel  dire  6p; 

Quinto  Rofcio  primo  à  comparire  in 

Scena  con  la  mafchcra  69} 


R Auenna  haueua  molte cohorti  di 
foldati  ;68 

Rauenna  bellicofa  ;68 

Rauenna  temila  armata  nell'Adria- 
ci co,  &  perche.       Colononia  de 
foldati  56S 

Raciocinatione,  ò  difcorfo  come  de- 
pinta  54e.fi.1e  fpecie,fua  defrmi- 
tione  547 

Radagalbcou  100.  milla  foldati  fu 
prefo  priggione  da  Stelione,  e__> 
facto  fchiaui  tanti  Ghotti,  che  il 
vendeuano  come  pecore  348 

Raggio  Diuino  illumina  in  vn'iiteiTb 

mente, anima,nauwa,  maceria       3  85 


Rè  d'v/rcelli  sbranato  da  molt'alm*  514 
Regola  Lesbia  10; 

Regolare  è  mifurare  fé  fìeiìo 
Religione  de  SS-  Mauritio,  e  Lazzaro 

fua  origine, antichità, &eifere      y/6 
Remuneratione  come  dipinta, di  quàn 

tefòrti.e  da  Prencipe  55? 

Republica  de  Pianeti,  4J  j- 

Refopranominati  Acquile,  ò  fulmi- 
ni 34 
ReSeruio,  Tulio  fu  primoa coniar 

monete  dirame  j4t 

Republica  delie  efler  vnita  48 

Reiiftenza  ne  primi  empiti 
.Rebelione  come  dipinta  ;;i.  Se  dà^t 

chenafee  jrt 

Rifo  (moderato  cagionato  da  leggie 

rezza  $67 

Rjfpofta  di  Ridolfo  Imperatore  148 

Rogna,  ò  fcabia  perche  facilmente» 
'   iì  cràrifiriettt  da.  vii  corpo  all'al- 
bo 118 
Roma  patria  eckft'e  j<$ 
Roma  madre  d'ogni  dignità                   346 
Roma  nel  medemo  fico  oue  la  piantò 

Romtiìo  349 

Roma  gira  di  circuito  16.  miglia  con 

il  borgo  349 

Roma  durerà  fino  al  giudicio  349 

Roma  ftentò  500. anni  con  guerre  di 

cafa  à  ridurre  Italiani  fua  poteftà3  3) 
Roma  hauendo  vinta  l'Italia  in  fpacio 
di  ico.aniii  s'impatronì  di  tutto 
il  mondo  53  9 

Romani  nelprincipio  po/ìtiui, e  parchi  34 
Romani  eccedetelo  lì  apparaciPerlianÌ34i 
Romani  dauano  tutori  677 


Romani  fecero  molte  leggi  contro 
ambinoli 


61; 


Romani  códénati  da  Rom.perprefen- 

tare'per  ottenner  dignità  615 
Romagna  prouincia  perche  habbia_-> 

tal  nome  569 

Romagna  lodata  da  Cicerone  $69 

Bellicofa  567 

come  depinta, e  fue  guerre  567 

ha  hatiuto  ,   &  anco  ha  a  tempi 

npltrr  vari  Capitani  illu- 

i'tri  f€k 

di  cheabondante  f?o 

fauorita  da  Papa  Paolo  V.  fjk 


cote  più  notabili.' 


Rompere  i  piccioli  alla  pietra  nj 

Rofa  Aie  lodi,e  virtù  694 

Roflocattmo  56. 588. 

Rugiada  144 

Rude  verga  quando  fi  daua  asolda- 
ti    '  7^7 


a.cviIegioche  cofa  (la 


. 


$%6 


c 

«3   Sangue  fi  commoue  nel  gridare     41 y 
Sa  ugue  come  rigirato  113 

San  Maurilio  volle  pai  torto  morire 
pet  Chnlto.che  facrificar  à  gl'- 
Idoli SS7 
SS.Pretro.e  Paolo  colonne  della  San 

taChiefa  546 

Santità  cerne  dipinta  573^ 

Santità  deue  elle  1 -pura  ;8o 

Sapere  ogn'vno  prefume  30 

Sar.'rnicó  celebre  fpione  éj  + 

Sauiezzamifurata  dalia  cognitio- 

ne_j  500 

Scarpe  di  ferro  portate  da  Empedo- 
cle 683 
Scettro  di  lauro  donato  ad  Efiodo  292. 
Scienza  che  cofa  fia  593 
Scienza  habito  dell'intelletto  306 
Scropolo  che  cofa  fia  ^53 
Scienza  an  ara  ne'princlpii  *3  4 
Scienza, &  opinione  in  che  differenti  518 
Scienza  che  cofa  fia  590 
Scudo  sferico  fimbolo  dell  'eternità  3  jo 
Sedere  al  fonte  J03 
Sedere  figlio  di  manfuetudine  ,  è  di 

quiete  105 

Sedere  fa  l'huomo  otiofo  7 1 

Seguo  di  Saturno  19$.  197.198 

di  G ione  19C.Ì97 

di  Marte  196.2-97.198 

del  Sole  19;. 196.1  98 

di  Venere  2.9$, 198. 199  300 

di  Mercurio  196.198,199 

della  Luna  197.198  300. 

d'Ariete  ,  418 

di  Tauro  418 

di  Gemini  419 

di  Cancro  419 

di  Leone  419 

divergine  419 

di  Libra  410 

di  Scorpione  410 


di  Acquario  411 

di  Pefce  411 

Senfi  neceflarii  all'intelletto  Xf6 
Senfo  nemico  del  bene  jif 
Sepolcro  d'Achille  incoronato  d'a- 
maranto \;f 
Serpe  fopra  l'elmo  è  imprefa  ordina- 
ria nelle  medaglie  Romane  J4» 
Serpe  fimbolo  dellaprudenza  341 
Serpenti  accompagnati  con  leoni  fi- 
gnificano  dominio  di  tutto  il 
inondo  4j& 
Sette  òaddunanze  de  virtuofì  nomù 

nate  diuerfamente  j 

Settentrione  come  dipinto  70J 
Settentrione  quali  huomini  produ- 

e       "•        r.        •  7°r 

Settentrionali  tram  705 

Silentionelmalenconico  x  13 

Simbolo  della  libertà  il  capello  397 

Simbolo  di  loquacità  401. 

Simetna  che  cofa  fia  609 
Simetria  vfata  da  Dio  nella  creatio- 

ne  éio 
Simonia  come  dipinta  fua  defìnitio- 

ne,&  altro  éi  ) 

Simoniaci  l'eprofì  Pefcatori  614' 
Simoniaci  come  puniti  nell'inferno 

da  Dante  615 

Smemorati  470 

Smiraldo  figura  di  virginità  j6 

Socratici  onde  detti  5 
Sole.e  fuoi  effetti  v  86.195 
Sole,  e  Luna  padre  de  corpi  inferio- 

.    ."  2*7 

Sole  di  Giuftitia  Chrifto  a.36. 

Sole  mezzo  de  tutti  i  pianeti  4jj 
Soldati  di  Borbone  morti  tutti  in 

Italia  348 
Solfficio  che  fìgnifichi  611 
Sonno  priuatione  del  moto  467 
Spauento  nafee  da  quattro  ccCc  41  r 
Spigne  maggiori  da  tagliarli  314 
Spighe  mature  non  fi  deuono  taglia- 
re ;;o 
Spina  pena  contratta  del  peccato  118 
Spine  di  che  fimbolo  311. 
Spioni  di  verità  pagaci,  e  fcacciati  653. 
Spioni  falfi  condensati  à  morte  63; 
Spioni  fruftati ,'e  abbrucciari  634 
SpiriaàShorrlfcoiKs  laRiita  so 
So 


Tauola  delle 


Sterilita  fé  fia  meglio  della  prole 
Stoici  onde  detti 
Sfratagema  Terne  à  due  cofe 
Sterometria  che  cola  fia 
Stupidezza  generata  dal  fior  narci- 

I    io 
Suono  della  voce,  e  vna  percofla  d'a- 


«4J 

S 
64* 
640 

174 


Superficie  della  cafadi  Cicfu  {lima- 
ta fd  miUa  feudi  )4T 
Superiti  ùone  che  fia                             659 


*-t-lAcere  à  chi  fi  conuenga  169 

X     Tantalo;e  Tua  fauoia  ;? 

Tardi  à  nilbluere  prefto  ad'eifequi- 

re  4»-4 

Tatto,egufto  commane  à  tutti  651 

Theorica   quali  iftromenti  habbi  jn 

e  prattica,loro  differenza,  e  qiia 
hcà  t  ;ij 

Theo  rica  che  cofa  è  66; 

Theodorico  Re  afferma  non  vi  efier 

1      cofa  al  mondo  fimile  à  Roma       345 
Thefeo  inuentor  di  lega  3^0 

Theodofio  Imperatore  hebbe  Tempre 
cura  di  eifalcar.e  dilatar  la  Reli 
gion  Chriftia'na  .3;! 

Theodofio  Imperatore  hàuendol'im 
prefa  d'ella  Santa  Croce  neljccrm 
batter  con  Eugenio  reftò  vinci- 
re  .  3  J 1 

Theodofio  figuratoTotto  il  fimbolo 

del  cane  551 

Tempeita  ine  Tenti  ta  dalpeTce  Echi- 

ne_j  6;4 

Tefliperanza  che^coTa  fia  5  S>  1 

Tempo  miete  tutte  le  cofe  87 

che  fia  612, 

cauta  della  initabilità  di  tutte  le 
cofe  637 

Terra  fi  Terra, ed'apre  100 

come  diue ini  grafia  91 

impedirle  à  noi  l'aipetto  del  So- 
ie 465 
Tetta  di  Cauallo  tipo  d'Italia  341 
Tiberio  chiaxnàua  gli  Tpioni  cuftodi 

delleleggj  654 


Timone  filofofo  ©diWtmi 
Timone  onde  tolto  45 

Timore  che  cofa  fia  ;S 

Torre  di  Babel  1 1 

ToTcana,&  Romagna  come  erano  di- 
pinte p< 
Tranquillità pteTentitad' Alcione  71 

Tre  cole  «eterne  ;£ 

Trégua" per  hore/giorni,  mefi,  &  an- 

■    '  ni  6f* 

prima  Tatta  da  Priamo  67  i 

Trentatre  Gineueririì  perii  buonefTem 

pio  de  Romani  fi  conuertirono  34* 

Troiani  eloquentiiTìmi  19; 

Trono  Pontificale  aflimigliato  alle_> 

gerarchle  Celeiti"  34; 

Tutela  come  fi  deue  amminiftrare  67- 

in  medaglie  67! 

Tecondo  gli  Egitti)  67.' 
quanto  antica.echi  laTciò  tutela 

rij  à  figliuoli  67 

come  dipinta  67 

di  quante  Torti  67 
comedeffiniti                                '  €7 

Tutori  da  chi  prima  dati  f>7\ 


VAI  più  la  diligenza  che  vn  buon 
ingegno  177 

l'ingegno  che  la  forza  647 

Varia  ethimologia,e  deffinitionc  della  • 

tregua  673.674 

Varie  cau Te  d'obliuione  469 

Torti  di  lega  390 

deToTpiri  62^ 

Vecchie  timide  TuperftitioTe  6^7  65J 

triftenon   fi  lafciano  cncrarein 
cala  66- 

Vecchiezza  di  che  è  legno  13- 

Vecchiaggia  lignifica  efiperienza     .    io. 
Vecchi  iono  di  maligna  natura  4; 

tenaci, ma  diconliglio     i8.'ni-33. 
e  loro  proprietà  ,    8c 

Vedere  come  fi  Taccia  ;9b 

Velo  auanti  la  faccia  vTauafi  in  Giu- 
dea,e  dalle  donne  Romane  535; 
Velo  per  donne  commandato  da  San- 
ti Pie- 


cofe  più  notabili. 


ti  -Pietro,  e  Paolo  effequiro  da  St 
Lino  s i 9 

Venere  nel  giudicio  di  Paride  corona» 

ta  di  mirto  6 1 1 

Vendette  per  via  di  ftratagemme         (>\$ 
Venti  maligni  corrompono  l'aria         45 1 
benigni  la  purgano  .455 

Venuftà  fenza  bellezza  efficace  699 

Verga  cagiona  in  noi  la  fapienza  19 3 

Vergilie  ftejle  quando  tramontino  41 
Vergini  nelle fupplicationi  coronate  660 
Veitiraenti  nobili, che  fignifichi  559 

Velie  lunghe,che  lignifichino  63.113 
Vdito  come  fi  £ a  ffl 

Vino  fue  forze,ed'efFetti  6f3 

Vigilanza  fignificata  nel  ceffalu  17 1 

Virgilio  fofpirauafpcflb  617 

Vendita  della  vita  714 

Virtù  habito  della  volontà  }6$ 

rinforzata  dal  pefo  jos 

vegetatiua  460 

Virtuofocome  fi  rapprefenti  fue  qua. 


'ì     lità  faeattioni 

J.7 

Virtù  confitte  nel  mezzo 

4H 

Vifta,vdito,8f  odorato  non  fono  com 

mimi  à  tutti  gli  animali 

eoo 

Vittoria  depinta  alata 

34J 

Vlilfe  taciturno, &  eloquente 

lJS 

Vfo  necefiarioalla  fapienza 

fèt 

non  ne  ce  flati  0 

.{Si 

Vtileproprio  cagiona  il  non  far  ope- 

ra nobile, e  yiituofa 

18 

Vulcano  per  il  fuoco  89.  zoppo  per- 

che_> 

3? 

Vulgo  che  cofa  fìa 

ù9f 

. 


'Erfiro 


-' 
infpira  il  canto  à    ci- 

'  447 


rat 


Zopiro  fiiìonomico  giudico,  balordo 


Socrate 


«H 


■ 


IL    FINE. 


e         TA- 


Tauola  de  gefti,  moti,  &pofi  ture  del 
corpo  hu  mano. 


A  Bbracciare, 


190.416 
Alzar  il  capo 
Alzarle  mani 
Alzar  i  panni 

Appoggiar*!  fui  braccio"        5.97.43  4-504 

Atto  di  lotta  in  compagnia  felice  363 

di  colpire  47  3 


•  1904K 

? 

>  190.18] 


671 


B  Accio 
Ballare 

.Barba  canuta  l49 

Bocca  ferrata  41?. aperta  18. 1^4.6^1. ben- 
data iii.;94-fpirantefumo  iSg-elTa- 
lante  fuoco  481. con  la  fchiuma  nell'- 
ira fecóda.Sigiliata  ;94.convn'ariello 
59; .vomitare  ?  io 

Braccio  fopra l'altare  ;T4 

lìefo  1 7-53  i-fporto  innanzi  670.ftefo 
con  mano  aperta  497.armato.4f  376 
verfo  il  petto  497altoao  74.198-110 
in  atto  d'abbracciare  74 

(Braccia  ignude  141.  i49-3  30.;4S.aperte_j 

190.416. 481  in  croce  35i-4<>9' 

C 

C Aminare  96.111  punta  di'piedi  63 1 
Capo  chino  99. 11 1.190.  (.93.fi6.afco 
lo  6  8.facciato  143.  volto  al  cielo  181. 
alato  11 S.  164. 410  <fz;.  innolto  di  ne- 
gro 576.  inghirlandato  324.  717.  di 
fmeraldi  716.13/0  603. velato  190.; 3  8 
Capo  di  leone  109 

Capelli  fparfi  39.148.398.  ;i 6  603.0311  fer 
pi  3  31. mal  comporti  491. biondi, e  ri- 
ci  41.170. 6  70. giofTì, neri.,  rabbuffati 
3 98.5 16  d'oro  51  i.vguali  ritorti  ;i6 
rofiì  j88.riuolti  insù  ;o4.verfo!a  fro 
te  476.  irfuti,fpar(ì,canellati;i6.  fer. 
penthu  387,670.  ftefi  249-JjJ'fofchi 
46;. 
Carnagione  fofca  46; 

Cecità  33; 

Chioma  tirante  al  biondo  41 

<£hÌQrBa  profumatale  ti«ciiua,e  aijel- 

feta  jj, 


Ciglie  inaiate  ;ié 

Collo  concifo  long»  283 

Crini  fparlì,edverti  •  189 

Cuòre  ardente  ■     '  ^4.  'feoperto  388.687 
Cuore  65,  io8.U3'i4i.iiz.2i,.l47.paf, 

fato  670. 
Cuòri  due  z6& 

Cofcie  ignude  D  606 

DAre'il  late  j8t 

Denti  di  ferro  66 1 

Deftra  aperta      3©3.{tefa  i7-fopra  il  petto 

'  ''  119. 189. ferrata  497. con  fuoco  670 

Dito  alzato  49. ti;. indice  ftefo  163.  all'o- 

i  recchio  117.  4i4.groffo  piegato  387 

-  indice  alla  mammella  481 

Dito  diitefo  316 

F 

F  Accia  gonfia  nell'ira  prima, velata  407. 
alzata  481. ;t6. 18;. grande  660 
1  accie  due  160.546.  53  8.6 68 

Faccie  tre  364 

Fronte  carnofa, e  grande  18.  torbida  60.  feri 
ta  3 16. quadra  3 94. grande  ;i6.6ó0  , 
Faciata  ;o;9-;i£ 

<s 

GAmba  di  legno  8i.;ot 

Gambe  fonili  ;i6 

Ignude      i66./n.6i9.fcoperte  606. 
Giacere  6  460 

Ginocchia  interra  306  411.481 

Guancie  rofle  707 


I 


Ngenoechioni 
Inchinato 


18;. 481 
80 


LEggere  iffi.no 

Leprofo  ;i; 

Lingua  ;o8.  Ceo.  doppia  l64-fuor  della—» 
bo«f  a  319 

Lingue  8t 

Lotta  16 1 

M 

MAmmelìeipremate7;.6i3.6i9.  feo- 
perce  507.63  i.afciute,pendenti  191 
iSj).4j8.;i8 

Mo- 


Tauola delle  parti  del  corpo  h umano 


Mano  .    j77.apperta  17  10.171 

Mani  allargate  19. pofti  all'orecchi©  46V 
alzate  6 1.1 41.1 71.  rf4-gjóte  6}.4*£ 
congionte  113. alte  103.147-  co'prle/ìe \ 
ginocchie  148. aliate  yjy alcole,  che 
tirano  in  contrario  414.  vna  contro 
l'altra-}  itf.che  lì  lauano  } .14  occhili- 
te  479. tendoni  641 
Mano  detti  a  copra  la  fìniftra  jtfi.  foprail 
petto  11?. coperta  119.  aperta  con  vii 
occhio  in  rnezo  3  1  ;. 3  j;  -al  petto  501 
331.54J.  tf68.  alla  bocca  3  3 3.  in  feno 

Mano  in  atto  di  tenere  46.  j6.  70.  74. 115 
139.  lèi.  191.  149- 170.174  478  531 
j6y.  670.  in  atto  di  moftraie  46.  381 
4*3.  in  atto  di  pofarli  170-111  atto  di 
comandare  4;  tf. di  coprire  57  f.  mor- 
sicata <r  4;  .che  fottenta  il  lembo  della 
verte  159.  619.  ftefa  ed  alta  ferrata,  e 
batta  71;. alla  gola  607 

Mani  appoggiate  à  fianchi  64/.  incatena- 
te 18  7.1egate  :       676 

Mani  quattro  469 

N 

N  Alò  aquilino   394-416.   rotondo  397 
40; 
Nudità  1y.39.100.i47. 187.  194.160.18J 
51j.31tf.441.j81.j81.tf08.rf09  " 
O 

OCchibendati  14.9(5  178. 307.3 11.4IJ 
lag  rimorì  267 

Occhi  279.j10.549 

Occhi  biecchi  333 

Alzati  al  Cielo  1 10.  481.  ben  aperti 
606.  grotti  /07.  concaui  394.  grotti 
lucenti  397.416.  baffi  13j.707.chiu- 
fi  guerci  567 

Occhio  $0  8. 6oo.in  fronte  63 1.  deliro  cie- 
co 310 
Occhio  torto  333 
Orecchie  rotte  nella  fommità  707 
Orecchie  i47 
Orecchie  d'alino  49311.634.di  lepre  166 


'  "pàlpfeèBcVahguftiofe  -  ■  *      606 

^JL   .' Pettcryjnudo  11. ferito  /07 

J liddi  in  ajftj?  di  precipitare  ir.  incatenati 
187  legati  676.nudi  14.1;. 140.  corti 
aliati  104- nudi, e  {labili  4  o.mattodi 
fortezza  4j7.zopp»  fij.vnfu  l'altra 
$  16.  nell'acqua  603.  nudi  aliati  635. 
lòpia  le  (pine  603.  tremanti  m.  al- 
iati 169  fcalC  464  603. 
Piedi  d'acquila  160.  di  lupo  i9Q.dicod!0> 

Detto  feoperto  13 1.  bianco  feoperto  j>4. 

pugno  in  atto  di  percotere  13 1 

\ 

Rif°  171  JOO 

S 

SEHere  1.6.  31.6-i.8r.ioi.i55.i91.i9t 
183. 3 3 6. 3 3 9. 341  343.3 ;o.  5  jr.  56j 
-      67;. 
Seder  per  trauer lo  ij* 

Squardo  fiero  1  Q9 

Siniftra  ftefa  497.  loprajl  corey  14.  al  pet- 
to 53  i.con  foco  yjt.fopravn  aratro  311 
Soleuato  in  arcia  jg» 

Spalle  alate  6,19.631. 719. co  pefo  196.16» 
con  zappa  7i2, 

Siniftro  ignudo  ij.ttar  in  piedi  ny.  117 
607.637^669..  viuacemente41.4j3.iu 
atto  di  vdire  41 
Stomaco  coperto  142 

T 

T Elle  doppie  160 

Tette  due.  469.J*8.$3J 

2I* 


Tette  tre 


Treccie  fparfe 


169.410 


YrEntregrande,egrorTb  111.183 

\     Vifo  altiero  11.   riuolto  al  Cielo  j J. 
58.7.  507. ;9i. pallido  16 j- negro  104 
volto  alla  finittra  4J  7-  allegro ,  e  ri- 
dente 171 
Valore  7x9 


IL    F  I  NE 

- 


T  A- 


' 


Taùola  d'Ordigni  diuerfi,&  altre  co- 
fé  Artificiali. 


A  Gara  167 

Ale  fu  glihomeri     ij.24  2S.j1.39. 

39.  41.    I43.    I44.  I63  .   Il8    1  19. 12- 1- 

256. i 5 7.194-51 6.3 67.  ;  18-46;. 474- 
joS.ji  J14.619  662.700,719.  "ere 
àgli  homeri  46.;.  nella  giontura  del 
braccio, e  della  niano. 7.4,3  piedi  104. 
20;. no. 2 (56. 60 3. 6 10. 6 13. nella  man 
-  -      fìniftra  521.  tefta  220.  164  J-93-  3  3x* 

410.J90. 
Altare  7f.J5t-;51-577>;8«5 

Amatidc  167 

Anchora  J96.234.630.S37  671 

Ara  antica  3J7'J<4, 

Aratro  16.113.jof. 

Archipendolo  43.218,484 

Archibugio  468 

Archi     '  5;; 

Arco  celefte.ò  Iride        T9i.276-3r8.j11 
Arco  32  85.86,93.3  J8-44*  ;o8. 

Argano  5-2. 3 16  45  3 

Armi  varie  j3.102.16j.342.ji9.167 

Arpa  7.19  jii 

Afta  rotta  ;7 

Aftrolabio  5A'55-lì9 

B 

BAcile  47.231.39;. 469-^67 

Bacolodi  Giacob  ji8 

Badile  43 

Bacchetta  2  77-54^ 

Bamboli  14  j 

Banderolo  324 

Baftone      347.387.413. 4i;>.f ^8.663.  716 
Bafecjuadra  142  z^.^6.j2z.6jy. 

Baftone  paftorale  436 

Bererta  verde.  i;i 

Bilancie        64.103.180.3  19  3 89.7;!. 66 3 
Boccette  di  feta  2 

Boccale  ..  jj^7 

Bordone  ,  209,444.  ;oi 

Borfa4;i  ferrata  5.7.  ni. yj.98.aper-  " 

ta_j  416 

Bracciolare  203.280.j15.  j;9 

Brina  144 


Brocca, e  bacile  279.314.723 

Buccina  87 

Buflola  da  nauigare  i9o.4;9 

da  pigliar  le  piante  ì     380 

da  portionedefìti  43 

C 

CAduceo  8j .221.231.  342. 49J 

Calice  -    117.229. 390.494.j8tf 

Campo  florido  362 

Campagna  518 

Candella  x90.H8-j01.6j6 

Canna  81.386.joo.  jo6 

Canna  di  gemme  3; 2 

Canna  da  pefear     ;  160.334 

Cappanna  213 

Capello  632-418 

Carta  da  nauigare  290. 4;8 

Carattere  3;2 

Cartella  4J6 

Carte  da  giocare  ;87 

Calla  ;6i 

Catena, ò  collana  d'oro   17.43.  47.74.1 13, 

110.  1 58.  i?i  198.221.270.304. 

4;6  ;34-57M9i-6Ó3- 
Catena  di  ferro  J9-ì^3 

Celatone  con  penne  315 1 

Ceppi  159  408 

Cerchio  d'oro  110.281.382 

Cerchio  di  ferro  i;i 

Cerchio  2r;.662 

Cerchio  del  zodiaco  16.509 

Ceftello  61. iji. 359. 366, 

Chaos  '  US 

Ch:aui6i.  88.  90.  US-  230.  3; 2.  401.53;-. 

6i8iucrociate  3  11 
Chiodi  38.41  ;-4j9 

Cielo  ftellato  231-387 

Cilicio  103.504. 

Cimiero  4;. 86.87. 166. 214.287. 288. 291. 

5i8.3  25.3  4i.40i.476-403-/i2.-  5  4«- 

;;0.627.64;. 
Cingolo'  Ji3.690.7i6. 

Circolo  i6.9i-4;3  662 

Circolo* ò  giro  de  Pianeti  404 

Clauad'Hetcole  25;. 495;. 710 

Cle- 


TaUola  d'Ordigni  diuerfi . 


Clepfìdra  criuello  d'acqua  198/11 

Colari  d'oro  29jj4o 

Colare  351 

Collana  93.96.141.186  607  653 

Coltello  451478 

Compatto  68.111.136180.183.174.  2.90 

194.386.410.431.479-  49<*.  501511 

609.667 
Conocchia  111 

Copello  d'Api  ji 

Coppa  551  561 

Coralli  1 67. 196. 441. 46 1 

Corda  d'archibugio  508 

Corde  J.11.16J.40/.J08  óti 

Corna  di  raggio  582. 

Corno  316.  56}  613 

Cornucopia  ió.uj. 103. 116. 13 1.173  337 

359.  341.  341.  3^5-  394-40J.4*-744. 

493.n4-y3iJ3;-n<?-672~7i? 

Corona  d'oro   37.77    172..  194-2.78-2-"? 

182.196.390.  548-555- 

Corona  d'argento  Imperiale  371 

Corona  d'oro  di  gemme  6 5  y 

Corone  di  gemme  .     .101 

di  fpine  108 

d'alloro  341. 343.  .6/; 

d'edera, e  di  miao  3 

diquercia  101 

di  edera  ■     \.    .  91 

di  narcifo  653 

di  pino  J67 

dipapaueri  4'j 

di  vari]  fiori  7 

,    di  più  forti  I4456 

Corona  di  to: ri, e  muraglie   337.  374  376 

Imperiale  389 

Corona  che  lignifichi  JJ9 

Corone  militari. 
Cinica  di  leccio  34 

Cinica  di  quercia  34.37. 149 

Oblidionale  di  gramigna  34-3  7 

Triourale  d'oio, e  d'alio  o  34 

Minale  incili  d'oro  34 

Caltrenfe.e  baftioni  d'oro  34 

Ma-uale  roftn  d'oro  34 

D'alloro  6;  5 

Corona  Ducale  3S9 

Corazza, ò  corfaletto       3 J J- 3 5"5-3 9o-y JJ 
Cornetto  104 

Coturni  d'oro  1  ji.++$. +56,5 f  5,671 

Cuticola  503 


Criuello  184-1*  MI*- 
Croce                         Ii7-jji.469-i0j-jn 

Croce  di  SS.Mauritio.e  Lazzaro  5  SS 

Croce  fi  iTo  468 

Crocciole  9$ 

Cuore  17.198.j91 

Cuneo  453 
D 

DAdo  1&-39S 

Dado  di  piombo  510 

Danari  456 

Dardi  69.184.315. 439 

Decempeda  pertica  451 

Declinatorio  2-94 

Defchetto  d'oro  di  tre  piedi  589 

Diadema  389 

Diamante  43. .146. 167. 459 

Diafpri  2.84 

Difciplina  J4> 
E 

E  Imo, orminone     34.  49-133.jn-2.Jj 

31532.9,  351  3JJ.  3  J3.  568.37«  39o 
536.548.  J490j5.j7j-J83.j98.606 
618.  619- 64J  673 

Ethite  pietra  167 
F 

FAbricaartiflciofa  609 
Facella       61  84.91.1  3  5-.6i9-64i.6y6 

.-parcella  acce  fa  3  Jj 

Facella  ipenta  31 

Faglia  di  color  rofio  45# 

Faretra  51.5  5  5.5X1 

Falci  co nfolari  103178 

Falcio  di  verghe  114. 1 68 

Falcio  d'armi  161.663 

Fafcio  di  frezze  H  J 

Faifcio  di  paglia  accefo  81 

Falaodi  canne  rotte  83 

Falcio  di  {hom enti  -ii6 

Fiamma  di  fuoco  382.555 

Fiammegiante  raggio  387 

Fieno  680 

Figura  della  natura  381 

Figura  sferica  107 

Filo  con  polizini  4>ì6 

Filo  intricato  5°4 

Filatoiiodilana  479 

Fittola  inftrumento  436.518 

Fiume  80 

Flagello  ji  1.664 

Flauto  13-361-394 
Fui. 


Tatiola  d'Ordigni  diuerfi . 


Fulmini  15.87.  90.  100.  1je.i99.1yt.j40 


505.711 
fontana                            19.474.504618 

"T  Accio 
JL,  Lampada  accefa 

580 

Forbici                                          149.564 

Lancia 

33 

Fornello                                             591 

Lanterna 

t38.191.388 

Forno         190.315. 469  713. 541.; 4$  66z 

Lauto 

in. 33O 

643 

Letto  • 

126.157 

Frexze,ò  faettc      31  86.158.441  536.5X1 

Libro  3.19.54.103. 

.121 

.112 

.100.210.134 

Fruita  con  palle  di  piombo                   1  ;  x 

177. 3J7.  374-346.389 

.394.411.414 

Fucille                                                  ifS 

4i7-m-7*8 

Fuoco    34  ;ì-8<f  89  94.iot. 109.163. 184 

Lieua 

Ji 

131.  258. 333.  399.478-/i<M*MP- 

Lingua 

l7*-47* 

391.594.700.        - 

Lira 

I72. IO' 

•  447-J  16.510 

Fumo                                      34.i60.4f1 

Lira  de  15. corde 

4? 

Fuiò                                                   111 

Lima 

61.185- 

G 

Lucerna  accefa 

61,186 

■7H-7iJ-734 

•">Abia  aperta                                     260 
Vjf  Gagate                                            16*7 

Lume 

Luna                 78. 

101. 

78 
196.110. 113.314. 

Galarite                                                 475 

M 

Gemini                                            4I9.35S 

Tk  yTAcina  doppia 
lY-L   Manouella 

105 

Gioie49.6 1.96. 119. 141. 149-256  394  6-4 

Ji-455 

Gioielli                                          170.456 

Maniglie 

191 

Gioielliero                                              4 14 

Manette 

499 

Giogo                         397-409.468.499.1503 

Manico  d'aratro 

711 

Gioitane  per  terra  mezzo  morrò          127 

Manto  {Iellato 

101 

Ghirlanda  d'oliua                                     17 

Mantice 

7. 85. 178. 518 

D'alloro                                     47-453 

Mare 

194 

di  rofe,  e  fiori                                171 

Martello 

459.676 

d'ellera                                          249 

Mafchera     81.104. 

t;i 

310 

.319-406.448 

di  vite, &  olmo                               162 

Mazza 

397 

Girella  di  carta                         324500591 

Mazzo  di  verghe  vnite 

47 

Globo  13 6. 13 9- 2 15. 256, 274- 3  37  3  59-34* 

Mefcirobba 

721 

345.351.415.449.453.456.  511.  536 

Meta 

511 

610.668  711. 

Mura 

390.585 

Globo  celefte                                         256 

Mondo 

436 

Grimaldello                                           166 

Monete,ò  danari 

5>(> 

1 19.  Hi- ij  1-3 94* 

Grotta                                                   561 

3  9T-40/ 

Guanto                                                 603 

Monico  metro   1 

IJ< 

H 

Monile 

177-17* 

TTAmi                            139.119.134512- 
JTllHaita  292.3 14.3  37.5  59.341  542.34J 

Monte  d'armi 

103 

Mucchio  d'armi 

36» 

544-  345-  350351  351.366.368.390 

Murione  45-345.35 

-1.  Alate 

}4& 

678.730 

M.  lettera 

*4» 

Hereiìa                                                 ^^ 

N 

Horologio7   32.54.  93,17(5.200107.194 

N  Nebbia 

15» 

460.526540 

49* 

I 

Nido 

*7 

TNcenfiero  vedi  tuubol© 

X    Incubine                                  446.519 

Neuello 

4*1 

Nido 

40  « 

Violetta                                            89.673 

Nubi 

6S 

■x*4. 

195.111. 511 

o«- 


Tauola  d'Ordigni  diucrfi. 


o 

GMbradel  Gnomone 
Oua 
Ouaco 
Ouo  diftruzzo 

P 

PAefe  bellilTimo 
Paglia  accefa 
Palla  di  vetro 
Palla  jo  3.590. difegnata  del  core  ce 

lefte  410 

Palo  17.zo.50  191 

Pane  65.114 

Paniere  151 

Paragone  177 

Parazonio  fpadà  561.710 

PafTetto  640 

Patena, ò  patera  180.314 

Penne                 10J.305  315.  414.441.446 

Perielio  50..510.316 

Penacchio  567 

Perle  184 

Perpendicolo  43 1.546.609 

Pianetta  586 

Pianetti  609 

Piede  mifura  ,437 

Piedeitallo  $3-492  578 

Pietra  quadra  jf4 

Pillo,  afta  col  ferro  triangolida  365 

Piramide  1 15. 191. 149.18  1 

Pietro  172. 

Pomice  94 

Precipiti)  340.506 

Prigioni  con  corone  in  capo  456 

Priuilrgij  con  figilli  376 

Proceflò  103 

Prora  1-439* 

Pugnale  164-181.671 

QVadra,ò  fquadro  43.431.479 

Quadrato  come  vii  dado  1 51 
*"*  Quadrato  geometrico         13-2-74 
R 

RAdio  latino  139.640 
Raggio_74.i9i.i9o.Raggi         456 

Raibio  476 

Rafpa  184. 

Raftello  184.114.j34 

Regno  Papale  351.389 

Regolo  in. 511 

Regolo  lesbio  179 


Remi 

145-459 

194 

Rete 

319.315 

.  1X4 

Riga 

136.114. 386.60? 

4©J.49$ 

Roncietto 

16-574 

475 

Roftri  di  nane 

115.374.719 

Rottella 

34J-35* 

381 

Rubino 

130 

81 

Rugiada 

190 

416 

Rupe 

I5.18.358.5n 

ce- 

Ruota  da  torteli 

126 

Ruota        130.111.476.540.663,668.717 
S 

SAccoccia  groiTa  19 

Sacchetto  pieno  di  monete  47 

Sacchetto  303.561 

Saette  101.106.158.315.576 

Saffo  in  forma  di  piede  378 

Scala  135.139 

Scarpello  50 

Scarpe  di  piombo  I39 

Settro    13.  88.101. 190. ni. 337. 397.405. 

417. 456. 561. 700. 
Scettro  con  mano,  &  occhio  con  1  ettera  Y. 

396. con  occhio  188.435 
Simitara  3^9-SSS 

Scoglio  54-I94-355-499 

Scoreggiate  da  grano  110 

Scudo,ò  rottella  109. 168.211. 351 

Scudo  di  criiUllo  88.93; 

Scuro, ò  acceta  47-9? 

Sedia  117. 406. 480. 517 

Sette  colli  577 

Sfera     .  .    ,  _117.131.5i9.449.534 

Sferza  151.548.565 

Seggio  fontuofb  47 

Sigillilo  figliaceli        .  515-S94 

Siringa  3 10' 

Smiraldi  716 

Socchi  104-15 1.448 

Sole      77. 100-190. 19  6.  no.  149. 194.198. 

413.  453.501.-531.6 19.  701.711.719 
Solfo  473 

Spada  ignuda  109-13  1.168. 180. 335. 618. 

619.  669 
Spada  i19-171.159.jio.387-389.415.  ve- 
di ancoperazonio 
Specchio  fette  27.41.69. 1 19- 1 80. 11 8- 18 1. 

489.  536- J38-  588.  /?o.  5?9«  ^55 

711 
Specchio  vftorio  485 

Spelonca  361 

Spc- 


Tauola  d'Ordigni  diuerfi. 


Sperone  $  3.  u  6.101 

Spino  7 

Spoglie  347 

Sponga  461 

Squadra  386 

Stafile,ò  sferza  15  j 

Stampa  638 

■Statuetta della  vittoria  341. J67 

Statua  di  Venere  609- 
Stelle  3  9.j4-JJ.74.iio.i4j.l4j.i8j.ioj. 

134.  i9o.337.445-465-46j.6o? 

Stella  jji 

Stendardi  4J6 

Stimolo, ò  fprone  619 


Stillale  tti 
Stocco 
Stola 
Striglia 


40; 

166.199.407.j5;. 69; 

j86 

i6j 


4j3 

90.4  J  6 
3g9-;53 

410 


386 


TAglia 
Talari 
Tamburo 

Tauola  dall'antica  legge 
Tauola  di  figure  Aitronomiche 
Tauola  figliata  d'alcune  figure 
Tauole  oue  è  dileguata  vua  pianta-* 

d'vn  palazzo 
Tauola  con  la  figura  d'vna  Tortez- 
za efagona  43 
Tauola  con  numeri  46 
bianca  4J1 
Targa  343.368 
Tazza  1s.114.n6.184.jij.j66.j78.  606. 

643. 
Tela  d'aragno  478 

Tempo  d'horologio  J4.3 14.619.71 1 

Tempio  ji  + 

Tempio  d'Vmbria  3^8 

Tempi  j  d'honore,e  virtù  z88 

Tenaglia  39 


Tefta  di  Medufa 

di  morto 
Thiara 
Tibia, ò  flauto 
Timone  1.10.191 

Tirfo 
Topazzio 
Torcia  accela 
Torcia  fpenta 
Torre 
Tre  gratie 
Triangolo 
Ti  i  de  nte 
Trofei 
Tromba 
Turbante 
Tribolo 


101.118.303. 


306 


<?i8 

0 

leo 

j8z  j87 

3/;-435>.4;8.53T 
I9.91.j20 

J4° 
103 
13? 

118 134 

74.I59 

J88.J90 

90 

341 

406.4^6.  j!9.$8o 

m 
440.481.481,483 


\7Afi 
V     Vafo  con  vite 

Vafodicluiftallo 

Vafo  d'acqua 
di  foco 

Velo        39-97-19^.: 
476.5r3S.jr59 

Vela 

Vela  goufia 

Verga 

Vetro 

Vezzo  di  perle 

Viola  inftromento 

Vittoria 

Vncino 

Vomere 


Affiro 
Zappa 


Zodiaco 


19? 

a 

ijo^éo 

IOT.IOJ.  150.142.  6-jp 
■  l6,l60.1^r- 3^  £4^ 

XQ}.19Z.I99 
"léO.416 
184 
447 
J67 
444 
493 


f<J 

16.7x1, 
l6.10i.18i 


IL    FINE. 


T  A- 


TAVOLA 

de  gli  Animali. 


AGnello  63.06.jOj.  324 

Agnello  pafquale  551 

Alcione 
Alicorno 

Animali  Hi  quattro  Euangelifti 
Animali  diuerfi 

Api  13. 176.113. 

Aquila  74-87-3I«-339-J?4- 

4l6.504.;;i.;76.j9? 
Arpia 


414,494 

494-67* 
93-718 

300 
497-4*8 
161.316 
405.415 


A  ime  li  no 

Ariete 

A  rione 

Ardeolo 

A  fi  no 

Afpido 

Alfio  lo 

Augello  di  lungo  roftro 

Auoltore 


57.531 

99.i30-307-;3S 

io4 

39i 

316 

7.173. tio.307.491.516 

313 
700 

345 
07  599.601.60j 


B 


B 


Becco 

Biacco 

Buoi 


Afilifco 
Barbagianni 


3.117.110.117.406 

199 

398 

600 

187.110 


CAlandra 
Camaleonte 
Camello  59. 

Cane  13  83. 88.111. 116. 131. 230. 
304  311.331.331.  351.366. 
478.508.673 
Can  corfo 


196 

1 1.41 
149-440 
176.180 
388.468. 


Cancro 
Capra  amaltea 
Capra 
Cardelino 
Caradi  io 
Cariddi 
Ca  fi-ore 
Cauallo 

437 
Cauallo  Pegafeo 
Cerbero 
Centauro 
Cerno 


367 
610 
1 
319. 436. 611.651 
114 
491 

445 

493 

S8.9O.9i. 91. 175. 176.188. 366 


61. 119. 719 

88.446 

689 

105.Ì67. 536.599.718 


Chimera  44^.71? 

Chiocchia  gallina  con  pulcinj  214 

Cigno  29O.447.520.701 

Cicogna         17.85. 105.183.186.3 11.366 
4I35M-546-56? 


447 
31-JJ 


Cicala 

Cinclo  augelletto 

Cinocefalo 

Cignale  3 1 1.3 17. 605. 712 

Ciuetta  87.121.  501.656 

Codazinzola  jio 

Cocodrillo  403.476.508.649.650 

Colomba  per  Io  Spirito  Santo        390.554 


Coniglio 
Colomba 
Cornacchia 
Coturnice 
Co  aio 


D 


Onnola 
Drago 


«Gitalo 


7*5 

71.184-541-57^613-617 

35,0.416.5  15. 656. 71S 

4O  è 

317.590 

D 

167 
69. 87.9Z. 
E 

466 


Ili  Elefante  79-5>3-i58-304.4o8..66o.707 

709 
Enidro  ìchneumone  649 


FAgian© 
Falcone 
Fenice 
Foiica 
Formiche 


109 
194-146 


GAllina 
Gallo  85. 176.101. 
579-609.617.651 
Gali  inaccia 

Gatta  131. 

Gazza 
Ghiro 
Griffo 

Grue  IU.210 

Guffo 

H 

HEmerobio 
Herodio 
Huira 


315 
401. 600. 601. 707 

310.561.549  594 
184 

331 

114-5"? 
3H-334-4I3. 541 

70 

313.397-508.673 

81.449 

198 

1^9-445 

187  331. 603. 714 

819i.171.656 

713 

601 

33  2.44*.  558.588 

f  Hidro 


Tauoladegli  Animali. 


Hidro  (ape 
Iliena 

IBidc 
Ichneumonc 
lingc  augello 
Ippopotamo 
Iftricc 


<f45 
I/8.316 

tj.)l6 
64, 
699 

Jil.311 
165.406 


LEone  15.  13.90  101.109.  m.141.  ijì 
l89.l94-H4.236.i49-in-2-y8.  159. 
170.-349.jj7  4of.4l4  4i>".  419.  456. 
49I-f48'6o*.6*l. 664.679. 689.  717. 

710.711. 


Leopardo 

Lepre 

Liguio 

Locufte 

Lumache 

Lupo 

Lupo  ceiuier® 

Lupa 

Lupa  con  due  gemelli 


4ó. 


397-64? 

74-151. 618.6J6. 669 

44  ì. 

151 

6.499 

91.190.334.3  io.y;o 

469.6o} 

57-14* 

3.41 


M 


M 


Olitone 
Mufalo 


Mulli 


N 
O 

Oda 

Orio 


ibbro 

Nottola 

Cha 

Onochr»toì 


PAuone 
Panter 
Pallerò 
?apagaIio 
papero 
Pelicano 
Pecchia 
Peccoia 
Sernifc 


HS. 


160.507.40$ 
378 
643 

7-458-55° 


14S.187.608 
601 

331 

111. 335,451^00.594 
P 

'20.19.49-89.194451 

91.158-3  i9.597-é87 

111.587.618 

199 

187.310 

18. 80. 3 10. 505 

165 

145. 190.41 1.480-645 

403 

616' 


Vico  188.36» 

Pipiftrello 

Piralle  1 94 

Pola  4itf 

Porco  146.1S1.1J3.3 14-3 10.491.586.601 


RAgnitello 
Rè  d'vccelIi,oucr  Trochil 
Riccio  fpinofo 
Rinoceronte 
Rollìgnolo 
Rofpo 
Rondini 


461.603 
414 
168 
149 
146 
39.310 
27.i43«337-50J-7i3 


QAlatuanHra 
^  Schifato 

4^4 
518.531 

Scarauaggio 

fi* 

Scorpione 

398 

Scilla 

44f 

Scimia 

S6 

I86.J0S.  600.603. 606 

Serpenti  alati 

548 

Serpilli. 13  5. 

IRJ 

.187.116. 155. 171-177 

180.319.  5 

if. 

319.331-366.361.415 

49f-5oi./o8.; 

57-5J°  577-578  715 

So  rze  d'India 

<49 

Sparauiero 

roo 

Struzzo 

179,184.310  .47''-56J 
T 

'"T**Artaruca 
J.     Tarantola 

6.111 

6t> 

Talpa 

99 

Tallo 

Ill.j 

Tigre 

91.131.491- 

Topi 

148 

Torro 

25-3f8  ^)9 

Tortora 

97- 
V 

-TTAcca 

94-T99- 

V     Vefps 

680 

Vipera 

503.409.441  • 

Vitello 

110 

Volpe 

138.39© 

Vpupa 

715 

Vccelli 

ll  + 

IL    BINE. 


TA- 


TAVOLA 

delle  Piante. 


A 

Grano 

41.368628.53i 

A  Loro  1.18.97.146.164.191.508.518. 

Granati 

H 

1.25.115.719 

Amaranto 

Iji.167.j08 

TTElicriGo  rloi 
X  X  Helitropio 

giallo. 

elucido          699 

Anacanpferote 

SGz 

26  i 

Anemone 

317-614 

lRide 

I 

Appio 

543 

176 

ArbufoJo 

192 

L 

Aflentio                                 14.13. ;<J6. 62, 

T   Iguftri 
JL_j   i-ino 

H7 

Afparagi 

370 

310.370 

B 

Lino  fiorir» 

i'67 

T>  Ambagio  in  Sicilia 
jD   Bonagine 

3^ 

Lotto 

705 

ir 

lupini 

18É 

C 

Luperi 

297 

•">Anna    81.160.19».  315 
V-^  Canna  paluftre 

.31i.474.j05 

M 

194 

WArtella 
XVI    Miglio 

*u 

Cannamele 

?«f 

1.57» 

Cannape 

401 

Mandorlo 

275 

Cauolo 

19 

Muto 

1.20.15.45.130.449.602 

Cedro 

1.416 

Moro  celio 

176 

Cicuta 

M9 

Mortella 

a;.8j.il4-Ji* 

Cinnamomi 

96 

Mufco 

460 

Cipreflb 

1.88.183 

N 

Climene 
Condrillo 

643 
169 

"V  YArcifo 
IN    Nocioledi 

19,652 
perfidi  1 

Cotogno 

408 

O 

"pDera        1.24.54.9-/.  311, 
JC  Elee 

,397-;i°<?^3 

•""NLiua     1.  11. 
V_/  130. 149.19 

6y66, 

■  93.10J.115.I10* 

198./98 

2.  219.267.284. 287.408 

Endofi  cannamelle 

280 

493.494 

Eringio 

652 

Olmo 

10.25.7i.36j 

Eruca 

403 

Ornello 

}*S 

F 

Ornitogallo 

Z7f 

"PAua 

JT  Faggiolo 

370 

Origano 

?*5-4iJ 

330 

Ortica 

405 

Felce 

.123.476 

P 

Fieno 

6  80 

T\Alma              20.181.3 

24.527.660.7ro 

Finocchietti 

611 

JL     Pampini 

16. 271.361 

Fiori      1 4. 18. 12.58.90.144. 

13C 140.171? 

Papauero 

91.271.276.307 

JU.619. 

Panico 

370 

G 

Perfico 

«00.710 

•"^Hianda 

320531 

Piante  varie 

16,629 

VJf  Girafolc,o«eroelitropio             661 

Pino 

170.370 

Ginepro 

415.469 

Platano 

S6S 

Gincitra 

2.365 

Pomi 

Giglio                             65.68. 69619. 530 

Pomo  granato 

161 

Giuggiolo 

6.60 

Pruni 

307 
f     1          Pu- 

TauoIadePiante. 


Paleggio 

I69 

Spino 

7.108.140.177 

^-     .           0. 

Spighe 

u. 

I7-10.82!  149,366.53? 

/^VVercia    .     2.  149.574.j17  532.618. 

T 

VZ       71? 

'"TiHimo 
1    Tufo 

166 

^                        R 

9* 

T}  Amo  di  noce 

né 

Tiglio 

4f 

63t 

JLX     Rofa    1^-12,16.66 

■h 

,91.130.449 

Trefoglio 
Triboli 

.  586.662.7*3 

307 

Rouo 

jxi 

V 

R  ubbia 

370 

Verminaca 

46} 

Ruta 

80.97.167 

Veficaria 

21 

S 

Vite  19.1j.71, 

148 

.3^2.3^3.374.57^.378 

^Ardonia 

Ù3  Scilla, ò  fquiila 

373 

398.4J3- 

ié7 

Vua 

38.U» 

Selinotropio 

661 

Z 

Senecio 

687 

'TTAfFarano 
jL*à  Zucca 

30 

Sempre  viuo 

204/316 

631- 

Senape 

'2x4 

IL    FINE. 


TA- 


T 

A 

V 

O     L 

A 

diPefci. 

A 

Lupo 

C6x 

Anguilla 

3*3 

M 

B 

Moftri  marini 

1^4 

Ballena 

5)2 

Mugilo 

66? 

C 

Muftellajò  murena  vedi  lampreda. 

Calamaro 

7*5 

P 

Chioccinole  marine 

tfi 

Pefci              1 . 

H.ip^.207.2^7^03 

Conca  marina 

8^196 

Pollico 

3  2C.474 

Cefalo 

171 

Pampillo,ò  Nauti  1  io                 '  649 

D 

R 

Delfino 

41.121 

.222, 

,%{m'ìs 

Rane 

I47.3i0.fp4. 

E 

Rombo 

370 

Echenide  ouero  remora 

537 

Remora 

537 

F 

S 

Folpo 

520 

Sanguifughe 

321 

G 

Scaro 

321 

Gongolc 

461 

Scepio 

81 

Granchio 

H 

*87. 

3I3.620 

Sirena 

T 

Hifopotamo 

311 

Torpedine 

6 

L 

Triglia 

^4* 

Lampreda 

12. 321 

IL    FINE. 


T  A- 


Tauola  de  Colori. 


À  argento  113-114.190 

Azzuto  ceruleo  54-  *  3  9«  *47-  3  74-4°4 
Azzurro  ftellato  81.5184°+ 

B 

Bianco         iy.17.4.1.80. 96  98. i8<f.m 
196.401  4yo.yo8.j91.eo?. 615 
Bianco  macchiato  yerde>c  rollo  319 

Biancogiallo  ijo.13 1.508 

Bigio  rollo  A-S 

Bigio  41J.J11 

Berettino  10,183.119.535 

Bere ttino  negro  tane  *4«499 

C 

CAngiante  1 1.81.1 50.I?  5,190".  1^7.198 
5©4 
Celeftc 

I 

FErro 
Ferrugine 
Foglie  caduche 
6  G 


114 
145 

7 


Giallo 
Gialicro 
Giallolino 

ANcarnato 

.Lionato 


198  6;0 
109.378.511 
160.510.387451.^69.700 
I 

406 
L 

39.199 
N 


NEgro  39.81.81.87.198.300.  336.  414 
4«y.  504-508. 510. 513-546 
Negro  di  fiamme  tanè  J05.5io.j46 

A~\Ro     80.  no.  110.  19%.  i*3  131-1?* 


318.319.351.374.4ft5.433.5iT.  yyjr 
Jf«o 

P 
Auonazzo      55:. 190.198. 110.309. 545 
ni 


1"  Perfo 
Penne  di  pauone 
Porpora 


R 


305.315 
199-186.660 


107.19$ 
40» 


R  Aneto 
Rofado 

Roiroii.*4-ui.iji.Ì99-«M33'3y7'4;tf 

514.15;. 659.657 
Rollo  negro  3  35-415 

Rollo  rerde  <jij 

Roflbazzuro  ni. 149.197 

Rubicondo  mifto  con  bianco  ilo 


19  4      Ruggine 


183.3 10.333. 406.  joS 
T 

517-510 
74-300  590.609 

**7 
V 


TAnè 
Tanèfcuro 
Turchino 
Turchino  à  onde 

VArii  7.83.396 
Verde  16.50.70  171.161. 366. 368 
59.619-630.e3i 

Verderello  60 

Verde  giallo  149 

Verde  oro  371 

Verdechiaro  161.314 

Verde  fiorito  511 

Verde  fronde  315 
Verderame                     3 10.406. 508585 

Violato  198 


IL    FINE. 


T  A- 


TAVOLA 

degli  Autori  ci  tati, 


ACrenc  A  75 1 

Adagi j  ).4*5i.i;7.Z7S.i4»fM.4i; 

4z7.47i.6S7 
Adriano  Turnebo         q.  157.418.45 1.473 
Aibatcgnio  455 

Alberto  Magno  9.116-471 

Alceo  311 

Alciat07. 18.16.19.61.88.1  io.ny.159.14  i 
148. 181.151. 157- if8- 16  3- 179  1S4. 3  07 
3 19.3 87.403. 5 3 7.598. 60 1.690.  719 
Aldo  Manutio  101.347 

Alcide  474 

Aleflàndro  Affio  1  ifcoif.it  8.1;  1. 173.101 

173. 340.611. 615.456 

Ammiano  608 

Anacr.onte  M4.449.694 

Analiago:a  566 

Anaflaiìo  5+S 

Allearono  17 1 

Angelo  Politiano  69  (. 

Anguillaia  1 19. 113 

Annio  571 

Appollodpro  446 

Antonio  Thileiìo  155 

Apuleio  84  jj8.  179.60?. 657 

Arcangelo  Vercelli  117 

Argenterio  1S0 

Aiiofto  18.13.115.144-  178.111.119.153. 

161.  181.  418.453. 446. 475-4J ->•  f*6» 

J19.608-6l1.6i8. 

Arnaldo  109 

Arnobio  656 

Anltide  685.688 

Arittofanc  511.511 

Aditotele    9  io. li  13.19  11.11.13.15  50 

4L  43-iJO.  51.  56.57.60.7i-77-78.79 

10 1.  101.  103.  105.  in.  11 8. 111. 114 

Il8.in-M4  I54-IJ6.  161.  164.174 

.      179. 186. 101. 107-109  110.  nz.  iz6 

136. 139.141. 143.  zfo-154.  168.  169 

170.176. 308. 309.510   3.16.  319.  311 

}i6   317-  334-384-  39;  3?6  401-40* 

406.408.414.417-4y1.4yj"  4y4-  4yy 

463. 466. 468. 478. 49/. 49^.  495.  496  - 
497-516-y2-1-Jty.y18.530.  531.  532, 

54é.547-5yi-yy3.y67-y89.  y9o-  591 

598.600.601.601.tfo4.606.  611.  619 
618.63  5-644.650.652^653. 66j.  663» 
éJS  -689.698.707.70S.  7 14, 


Athanafio  n« 

Athenco      7.10.36.315.577.471.474.486 

601.645.674.698.709.715 
Auerroe  117.151.316 

Auicenna  Ho.  11 1.186.111.114.316.  447 

518.600 
Aullo  Gellio3  4.151.151.177.116.137.193 

415-566. 600. 60 1. 63 6.  673.674.6 7 5 
Aurelio  Opilio  673 

Aufouio    148.156.  349.  411.4^5.476.613 
B 

BArtolomeo  Anglico  9.19.101. 113. 146 
167.168.^65.468.516.563.576.615 

648.710. 
Barile  3 1 1 

Ba(ìì;o  514.466.593 

Bembo  50.440.576.615.703 

Bernardin  Rota  71.650 

Bernardo  Tallo  504 

Beraldo  145.300 

Berofo  Caldeo  ■   357 

Biante  114 

Biondo  3  «5.3  f  8. 370.371 

Boccacio      84.S6.S7.S8. 89  90.91.91.143 

195-  107.  149.  195.  i;c 197.436.460 

461. 161.465.700.701-705 
Boeno     if.6t-.25  ;.i56.i57.ij«,ij9,iij.0 

141. 141.195. 610.681 
Budeo  C  417.43  z.6<  9 

CA/ììodoro   13  5.346.45  1-431-47  i.6 15 
615.654 
Caio  Giulio  41 2, 

Cardano  jJ-451 

Cado  Sterrano  f 

Cafsianoj  118.451. 

Caftore  Durante  434 

Catone  158.3  71.401. 411.5,16 

Catulo  30.5 1. 7*  95. 469.471. 69» 

Caualcantc  10 1 

Celio  Aureliano  fx± 

Celio  Rodigino         zoz.^d. 487-554.660- 
Chilone  155 

ChriftoN.S.     18.  61  66. 95. 117.119. 151 

190.  303.  387. 388.393-469.48M9? 

y31-557-548.6o5. 671-711 
Chriftoforo  Landino  13.58.146.397 

Ciccr.    9- 11-30.48. 5 1.57. 6 1.6 1.70. 75.76- 

160.173. I75.i79.100.no.  ijtf.  14©' 

141, 145. 171. iSi- 2.86.  198.347-  15$ 


Tauola  de  gl'Autori  citati. 


;;8l.  381.584.  418.451.465.497.508. 

5H.  !$°'5S°-  56°-  ^6.583  591.599 

601.611.  éi6-  63tr.674675.e78.686 

691.713 
Claudio      158.184.349-3  fO-374-39^539 
■        6St 
Claudiano  14.  5-9.  78-.  10;.  117. 119. 196. 

381.44.1  450.467.497-  Sz7 
Clemente  Aleflandrino  384 

Cleobolo  155 

Codice  Theododano  437 

Collenuccio  355 

Columella  71.411 

Copetta  3  3 

Cornelio  Gallo  588 

Crate^Tebano  33 

Carilo  1 18.155 

D 

DAnre  11.11.40.41  58.69.144.140'  195 
108. 148.161.3(^.457.446.504.  568 

_ 5  69. 5 79. é 04. 61 5  616.65 1.645.655 
Dauid  6.13.18.19-67.80.^1.1  63.194.151 

154-315. 400-  504.  518.  541. 551.594 

603.678.681.715 
Demetrio  431 

Democrito  8.16 

Demorsene  114.591-601.700 

Diafcoride     4.119. 5 14.  404-471.645.695 
Diodoro  90.448  557 

Diogene         o     '  5. 15  5. 1*60.156. 144.167 
Diomede  51 

Dione       8.  io.  1 51. 540.541.418.45 1.570 

591 

Dionifìo     151.538.340.557-3  81.403-63  3 

Pomiciano  14.118 

Do  roteo  164 

E 

EGefidoro  41 

Egidio  114 

Eliatio   154.  149.  173/416.  ^45. 471.491 

510.564.570-615 
Eutropio  116.635 

Empedocle  173 

Ennio  141.601.653 

Epiteto  155 

Erizzo  535 

6-.  516. 685 
455  466  467.516 
J  ù     0  47~.6;6 


Ettcherio  ij 

Euclide  -       454 

Euripide   11.3  5, 48. 114*403  •47J"-?  63. 643 

715 
Eufebio  437.447.469.470 

Euftacchio  413.414.415.418 

Euftatio  397 

Ezechiele  14.163. 407.515 

F 

FA bio  Leandro  380 

Fedra  33 

Feliftone  11 

Fefto  151101.418 

Fernelio  119.11 1.113.316.384 

Ficinio  12.7 

Filenio  Comico  544 

Filippo  Alberti  145 

Filoponio  633 

Filoftrato   146. 150. 157. 175. 140. 51 1.550 

598.613.701 
Focilide  75-7S 

Folengo  2  2. 

F  ornino  85.90 

Francefco  Mauro  359.361 

Francefeo  Berlingeri  365 

Francefco  Conano  658 

Fulgentio  684 

Fuliuo  Ornili     11.541.  343. 5 44. 551. 581 

581.591. 450.568 
G 

C  Aleno     15.109.  in.  11 1.1 70. 175. 174 
175.  184. 186. 193-108-111.  123.  124 

319.  316.  319.  455.518. 519-547-600 

610-653 
Gelio  6 

Genciano  595 

Giano  vitale  348 

Gio.Battina  Garzoni  73 

G io. Maria  Cataneo  555 

Giuanni  Sacrobofco  104.136.454 

Giouanni  Zaratino  249.461 

Giouani  Duca^del  monte  \  577 

Giouanni  Villani  573 

Giordano  355 

Giornale  aoi 

Giorgio  Vafari  69 

Gioierfo  94-101.340. 43 1. 441 

Gnaldi  111.  171.  186.  471.  634.635. 

648 

165 


Gifmondo  Santi 
Giuliano 


471 
Ci  IN 


Tauola  degl'Autori  citati. 


Giulio  Capitolino     116.143. 144-H7-4*- 9 

648  650.677 
Giulio  Marnano  73. 144.791 

Giuftiniano  151-557-676 

GiuftoLipfio  36.346-419- f?f 

Golcz  381 

Grifottomò  81. 108. 170-346.558.566.586 

681.684 
Guarino  690 

dimenale  4,41.158.201.429. 43  4. 53  4.6  51 


488 

«4; 
101 

X 

101 
194 


H  Eliodoro 
Hcroclitc 

Herodoto 

Hcimogcnc 

Herodio 

Hefichio 

Hefiodo    194.  202.453.449465. 561.685 

Hippocratc  kfci .  169.  ni.  113.114.420 
480 

Hieremia  79 

Hieroclc  35 

Homcro  18  35,43.  61. 89.92. 116  12Z.123 
i;4-  197.  232.  J-94J4i-j;I-58l-4i8 
4jo.  44^.449  4y6.468.;iJ.;3j.J39 
577-  5?8.  61/.  619-646.647.674.686 
é94 

Hotatio  1.4.  l9-37-n-J8.;9-7'-78.8/.9J 
J06. li  3. 11 8. 117. 1 46.1 57.  160.  16 1 
Iij-100.131.141.146.264.  269,  176 
3  x9.3n.33 1.3 65.366.423.  4)4- 44* 
444-448. 467-496.500.534-  567-  ;«3 

éOI.  oló.  658.  64L  643-671.   679.  682 
683.719 

Hermolao  431.514 

Hugonc  *o.  135.456.528.593 

I 

IMoIa  370 

Innocentio  497 

lob  138.161400.476.584 

Iiidoro  7.10.55.71 103.168.180.111.138 
141.307.  368.  43X-484-;76.64J.657 
658 

L 

LAcrtio  5.155.  161.  193. 107. 13  6. J-4I 
566 
Lattando  174  J49561. 657.659 

Leoniceno  186 

Lenitico  477 

Lirico  41 

Lmio  355  }57-J?o  »Si'4**-J7!.*74-*7J 


Lodouico  ValTco  I74 

Luigi  Tanfillo  440 

Lucano       I4i.i96.i97-J7*-I8x*450'56/ 
Luciano  j5.$7-75-«'.137.*4<M34«46* 

489.595-658 
Lucretio     99.  X17.  i18.146.195.444.44f 

450471.474588. ;9X.66;.69£ 
Lucio  Andronico  <5? 

Lucio  Floro  140.433.4if 

M 
■jk  yTAcrobio  n3.114.1zl.  *4j***94»5I7 

Manillio  x98.z07.4;4-*4£ 

Mantuano  }$9 

Maranta'  31/ 

M.Tulio  5.3X.85.i49.i?*X53.i54.Xf« 
I60.i6i.176.13t.135. 136. 140. 141 
141.  30 5.485.60 1.615.656.680.681 

684693 
M.  Antonio  Cattaldi  ij.13.31a. 

M.Varonnci9.i76.x84-ixi.i97*J38.34* 

359.360.37°- 384- 4x8.  439- 466.47$ 

659.660.663.675.697 
Marfilio  Ticino  383.486.487-488.489.5J0 

532.591. 611.691 
Marcello  Donato  3xo 

Maria  Vergine  64.67 

Marnale  4.71.1  j  0.101. 13  8. 170. 181.  297 

198.3O0.335-336-364.  37©-4i8.  4i/ 

453-47j.588.601.601.696 
Mattinolo      10.97.  J  66  378-379-39l-44» 
Mercuriale  x  17 

Menandro  594-7 Ix- 

Merula  4 

Merodio  J5*- 

Metodico  Ì97 

N 

NAtale'  i-46» 

Nauaro  .6)8 

Neftorc  37 

Nicandro  3.113.61? 

Niceforo  H  8. 143.3  5  3 

Nicomaco  6ot 

Nonno  466 

O 

OCcone  i0  38i.38i.4J9-;7i-577 

Orfeo  4*6.468 

Orontio  Fineo  487 

Ottauio  MamilioìTufir.  4Z* 

Ouidio  1.  34.16.35-60.61.69. 7X-8;. 86-9» 
92.93. 99-X03  109. 115. in.  119.  i6x 
g         177 


Tauola  de  gl'Autori  citati. 


l77.i9J«ioo.iU$*xii*Ji*4.  zio.  148 
I71.i88.294.z9j-.  296.  297-  2-99-  300 
333-361  57-3-380.38x.418-  419-419 
43  I.  44i.J44J-4*ó-448.449-4;o.4j? 
466-  467.  468.'47i.473. 474-487'49I 
497-498. roóo-j  1.557.  595.  6T3.  650 
640.641-641. 6-53.615.  658.  695.697 
700.701.703.707.717 


411-1.13 

H4^3  9  57  3 

lai. 390.568 

76 

703. 


PMadio 
Platina 
l'armino 
Papiniano 
Panfìlio 

Paufania  4i.47i.494.543.e61. 694 

Pererio  Ì35. 156.141.345.584 

Peroro  571 

Perno  13  8- 141.366. 401. 433.651 

Petrarca      38.  14-56.37.38.59  75.88-114 

144.161. 163.173.175  i88.|ii;%  118 

139.145. 149. 151. 161.  194  300.  305 

331.338.354.418.435.  445-475-  4S8 

j04.j30.;85.-6o6'.6io.6i9.  615.  6.17. 

6)7. 68l- 69^-700.701. 705.  706*1714 

718 

Petronio  5-9. 178 

Pindaro-  37-43.? 

PierioVitorio  155 

Pierio  Valeriano  '34- 68,13.18-16.39.41 

44. 5-9.60. 59. 70. 75. 8 1.83. 95. 100.  ni 

114.113. 130.135. H.z.  145.  l48.  163 

I66.X70.173. 175. 1  86.  188.  190.  199 

200.111.11  7.IIO.  111.  114.  116.  133. 

251.154.159.260  176.  18*.  286. 193 

507. 5 15.5 14.  £18. 3  24.3  31.  355.395. 

398.403.407-417-  4-MjJ-  447- 451 

455-459-475-4"   --^4  J07    5H.516 

510.541551.557.56*.  576.  578-5<51' 

1j84.586-.594. 596  602.604-605.619 

641. 645. 66 1-6  89.700. 7 16. 

Pioli.  3«-45i-459  57I.714 

Pietro  Aponefe  10 

Pitagora  17. 46. 168. 219. 23  6- 23  7.3.83.541- 

584.610.667.705»- 
Pietro  Razzano,  365^ 

Platone  |i.  31.  43  51-  H3.  114. 171. 
174.  175.  195.  199.  in.  136.  140 
245-  i78-  383  384-547-  45J-  459 
518.  530.   546.    586.  590.   5-91,  6iQ 


Danto     13. 46. 1 6  8. 119. 13  6. 13  7. 3J3. 542; 

584. 610.667. 709. 
PHuio  4-  5-  7-9-ie. 31. 41.5.7  71-73-79  84 
88.  105.  119.  146.  155.  158.167.168 
169. 174. 177. 186. 194- io-i.  124.  215 
249.  169.  I7?..i8i.;i86. 295. 197.199 
307.  311.  333-340-34f-3Ji. 5/8-560 
361.370.374.377.378.381.  390.  394. 
399.404  414-416- 411-425.  418.431 
45  9- 4J9.  4tf3-470.471-473-479-.ro* 
515.  Ji8.  537-554-  J63.568.570.57r 
596.600.601.  601.  603.611.615.616 
635.644.648.  649.  655.-654.659.674 
6  8 1.69;-  69  6. 704.709. 718 
Plutarco  4.7.10.30.  J5  37.38.61.71.76.80 
85.  101.  111.  150-  156.  158. 177.189 
loi.  140.141.  143. 169-171. 173. 540 
383.401.403.453.  470.  473.476.488 
491.496.  501.  5 I4.J5<J-//J-577'J89 
595.  598.  600.  6l8.635.644657.68tf 
691.710.730. 
Pontano  198.449.707 

Polibio  3  8 1.569.  y  71. 

Polluce  101 

Porfirio  383.437 

Porta  43 

Probo  rj7.i46'.3  23 

Prode  47-43 1 

Propertio-         4-17-3  60.401.46 1. 487.5  3  8 
Ptolomeo  455.611 

Publio  Clodio  i6e 


OVintiliano  1.186.561 

Qui  uro  Curtio 
Quinto  Cereano 

r  : 

RÉgio  Profetta     170. 175.393 
4S.5>;o5-5z8 
Romulo  Anaceo 
Rouino 
Ruelho 
Ruffino 
RuficclJo 

S 

S  Abdico-  371-419.431 

Sana  Scrittura     6*1.65.118. 
i77-593-338.6io 
S.  Agotlino    11.14.10.11.37.39 

8.1.  «i- 1;6. 177-119.  ni> 


601.654 

14 

601. 


.400.481: 

46.7 

615' 

3M7J-- 
238.351. 

3'i 

•  525.61^ 
174.ii*> 

59-^Tf 

238.  135 

2-40- 


Tauolà  de  gf  Autori  citati  ì 


240.  169.  joi.  345.400.478484.JIJ 
557.  565.584-  585-630.6 36.659-669 

73° 
Salomone  7.51. 115.191-5 38.581-584  5$*, 
«H       634.655 

Salmifta  138 

Saluftio  48.215 

■  5.  Ambrofio   13.66.67.  1  lo.- Iii.117.t71 

191.301.3x5.481.497-;^ 
S.Antonio  615.616 

■  Sar.azaro  71.533.419. 554-566 
'  S>    Bernardo  7.118.114.135.148.165.179 

116. 169. 393.655 
"Scaligero  4.  I06. 157. 158. 101.63  8 

S.  Cipriano  3l5*483.-J5  8 

Seneca  7.8.14.3  1.3 5. 58.74. 8 3. 88.103  1 15 

214-  145-  I93.i35-i38l4i-i5017i 

i%6.  195.  **8  43J-446. 467.567  58o 

604.697.713 
Senuccio  I39 

Seruio  114  156.146. 373.471  571.647.659 

679 
Sefto  Pcmpeo  38.123.436466.539 

Setto  Pirho  ntfe  Ì3l'35i- 

S.  Geronimo    5.  65. 187. 141. 501. 353.473 

506. 539. 595. 631. 680.704 
S   Giacomo  69.75.117-614.683 

5.  G.o  Damafceno       6.124-301-303.3  ^3 

384.39i.4i7-J8o-J?3 
5.  Gregorio    1  8. 1 9. 58.1 14.  *  18.  348.  387 

493.5 11.501.585.601.6 13.660 
Sidoiuo  102 

iigonio  159.671 

Silio  Italico  161.  188.  195.198.  300.3  J9 

3^0.3 64- 3pi.436-463. 568.1613.  707 

Siluio  73 

5-  Lucca  303.481.518 

5.  Matteo  175. 194.191.314. 408.483. 604 

636 
Smctio  1011,73.172.431.568 

Socra  tei9. 156. 13  6. 140. 41 4. 490. 5  3  7. 541 

578.591  608.637  695 
Solino  41.80.146.439.649 

Solone  48-598 

Sofifane  682 

i'otade  43  3-43  5- 

S.  Paolo  14.60.6176. 94.95. 135-192  117 

131.  141.  384.393. 417.435. 506. 515 

S)9-553m  676 
S,  Pietro       67. 161-346. 535. 539-613-637 


68j 
Spartiano  11.  t$S 

Statio  85.  93.  ijf.  296.498. 300.3  ff^ùt, 

463.488.568.611 
Stefano  Buranuc  229 

Stobeo  177.457 

S.  Tomafo  1$.  20/13.  50.  56.  95.117.118 

113.163.171.i77.tn.156.  185.  18? 

191. ',306.  3i3.38t.;384.396.4C0.4l7 

433.476.483-  4?7-;;°.jn-;86.6o6 

607. 6 14 

Strabone     55f-j57.360.366.370.377.380 

431.438.568 
Suetonio       30.149.  I50.1j8.to2.4t9.550 

567.596.710 
Suida  31^113.  I58,z58.jix.j59.4ó;-47* 

567.659 


^T"*  A  cito 
X    Tadeo 

Ii4.f59.7r4 

24 

Tarquino 

54? 

Tati  ri  fio 

x17 

Teodofio 

347 

Teocrito                    317.311 

510. 600.659 

Teofrafto  4.  3 1.78. 177. 11 2 

i97-.f34.652 

703..  709 

Terentio  2.  78.125. 166.192 

.198.491.558 

567 

Tertulliano 

20-5jJ> 

Teftore 

151.101 

Themiflocle 

tot 

Theodoretto 

13? 

Talete  Milefio 

105.194 

Tiberio 

150 

Tibulo                 86.  97.  349  463.  5/r* 

658 

Titoliuio           163.  286.  359.  370.  390 

55<M75 

Tito  Manlio 

16J 

Tobia 

13.187 

Torquato  Taflb   33.81.133.2 

37.268.466 

467.610.681.695 . 

Toftato 

5*S 

Troiano 

9.21S 

Trifonio 

678 

Tiiueno 

5» 

Va- 


fattola  de  gli  Auttori  citati  ì 


ài/.  5 15.71© 

34i.470.47l 

345-43 1-43* 

$69 

f48 

»0| 


V  Alesi©  Maffìmu 
Valerio  Flasce 

Vegctio 

Velleio  Patercol© 

Venàntinó 

Vida 

Virgilio  j.j.ì$.jM©.4MMM7-*0'*9 
78-87-90.117.iE3.178.184*  *94-  «8 
*n.  119,  13i.1j4-i46-154159.i62 
x66.i7j.188.t90.i9j.  19/.  197.  *?? 
300.5  j 8. 3 40. 3 59.  J60.  376.  377*  384 
407.4M.4io.4i5.4t9. 437.  444  4/0 
461. 466.473- 494-498.;i4.  S%i-SSà 
551.571.581.606.619.613.  É36*  638 
«46.«i.É89'*?l«700.  70|.  707. 7°f 


715-71$ 

Vitruuio 

43.5i.f9i.10f.6U 

Vulpiano 

478.«77 

Vngaro 

fi 

Vopifctf 

*$• 

X 

J\^  Xenophonte 

47* 

|o.;i./i.7i.*4»-.49« 

73* 

Xenocrate 

hi 

Xerfe 

«7/ 

2 

&Lè  Zenone 

iti 

£odài44-;^ 

IL    FINE, 


T  A- 


ìndice  delle  MEDAGLIE  Antiche 
citate  nell'Opera.* 


Confoli,&  altri  Magiftrati . 

cori  Eternità 

118 

3L  Allicno 

c©n  Virtù 

710 

conNettuno,&  Sicilia 

381 

Nerua  co  la  Cócordiade  gl'Effe 

rciti^r-iij 

Q^Cccilio  Metello  Piò 

44i 

con  la  Tutela  d'Italia 

«7» 

*"  con  l'Africa 

con  la  Palma 

IJO 

Ccftio  con  l'Africa 

44i 

Traiaho'còn  l'Eternità 

US 

Paolo  Emilio  Lepido  Pietà 

11 

cò'l  fiume  Tigre 

*47 

Eppio  con  l'Africa 

44  i 

co'l  fiume  Danubio 

14» 

Cn-  Lentulò  Marcellino  cori  Sicilia 

38 

con  là  Pace 

49S 

C.  Mariiilio  Limetano 

4^7 

Con  la  Virtù 

7" 

conVlifle                              417.418 

co'l  Bon'EUento 

317 

cori  Mercùrio 

43 1 

co'l  Genio 

171 

MutrO  Cordo  con  ttalia.e  Roma 

34Ì 

Hadriànocòn  Hiiarità 

20 

Norbàno  con  Africa 

44* 

Con  Natura 

4/8 

Sefto  Pompeo  con  Scilla 

44/ 

Con  la  Speranza 

£30.631 

Pomponio  con  le  Mufc 

tst 

cori  Eternità 

ii7 

.  .  t  con  le  Mtife 

4JO 

con  Italia 

341 

t-  Voi  te  io  S  tra  bone 

con  Roma 

34* 

con  Europa 

437 

con  Adóttiòue 

il 

Citta. 

con  la  Fortuna  aurea 

-J7 

Àthenc  con  la  Ciuctta 

tot 

con  l'Afià 

45? 

Imperatorie  donne  loro"  * 

con  l'Africa 

44* 

ÒttauianoAugufto 

cori  la  Gloria  de*  Prencipì 

z8o 

co'l  Granchio,&  Farfalla 

m 

Con  là  Giuftitia 

1S0 

conia  Pace 

4f* 

Sabina  con  la  Pudicitià 

U9 

con  la  Sicilia 

381 

Antinoo  con  Mercurio 

no 

cori  la  Vittòria 

730 

Antonino  Pio  con  Annona 

1 

Tiberio  con  la  Pietà 

SH 

cori  Pietà 

SHSlS 

Claudio  con  la  Pace 

A9S 

con  Tranquilità 

zo 

ton  la  Speranza 

619 

Con  fortuna  pacifica 

irò 

Nerone  còri  la  Salute 

J77 

con  Maeftà  regia 

40  r 

con  la  Supplicatione 

66ò 

Con  Religione 

SS* 

Gaìba  con  la  Pace 

4ÌS 

con  Salute 

n* 

con  la  Virtù 

710 

cou  GioUe 

«7 

Otbone  con  la  Sicurtà 

607 

con  Indulgermi 

M4 

Vitellio  con  l'Honore 

i93 

con  Colonna 

6f4 

cori  Clemenza*  ò  Modeiationc 

103 

con  Italia 

337 

VeipaGano  con  la  Pace 

4?J 

con  Sicilia 

3»! 

conia  Vittoria  Naualé 

719 

co'l  Genio 

17* 

Con  la  Vittòria 

730 

con  la  Ginftitia 

180 

cori  la  Tutela 

«78 

con  Trantjuilità 

673 

T.Verpafìano  con  Delfino^  ArichOrài77 

con  l'Honore 

*?3 

con  Italia 

i73 

Fauftina  cùn  lèEternità 

ì.é 

con  Vittoria 

730 

M  Aurelio  co'l  Genio 

3-73 

con  Eternità 

116 

Fauftina  còri  l'Hiralità 

lo 

con  Pace 

A9S 

conia  Concordia 

ur 

con  Proriidchzà 

417 

con  là  Fecondità 

Ale 

Pomiciano  con  caUallo  Pegafeò 

xio 

L.Vero  conia  Virtù 

7IJ? 

eoa  Vittoria 

730 

con  la  Vittoria 

7)0 

con 

conia  Corona  di  Pino. 
CommodoconTerra^tabile  1*7 
cou  Italia  3  37 
Heluio  pertinace  con  prouidenza  53; 
Settimio  Seuero  con  Indulgentia  101 
con  Africa  441 
con  Vittoria  73° 
Albino  Ccfare  con  l'Eternità  i*  7 
Giulia  Pia  con  Letia  10 
con  Hilarità  10 
Antonio  Caracala  con  le  ftagioui  del- 
l'anno 641 
Plautilla  conia  Fede                         '  119 
Antonio  Geta  con  Fortuna  bona      *  ijó 
con  la  Nobiltà  4^5 
con  la  virtù  72-1 
Macrino  con  laficnrezza               >  6o3 
Antonio  Eliogabalocon  la  Libertà  397 
AleiTa udrò  Seuero  con  la  Giuftitia  180 
con  la  Prouidenza dell'Annona.       4 
con  !asvirtù  7zo 
Ciulia  Mameacó  Giunone  conferuatricc4 
con  Fecondità  -^ 
con  Felicità  publica  131 
Mailimino  con  Fionidentia  53 6 
co'l  Genio  2-73 
con  la  virtù  711 
Gordiano  con  Agricoltura  15 
con  fi  e u re  zza  407 
con  Gioue  #7 
con  la  Virtù  711 
con  l'equità  ìo3 
con  Indulgentia  3l4 
Pupieno  co  la  Cócordia  delli  Imperat.  1 1  $ 
Balbino  con  la  Prouidenza  SiS 
Filippo  con  Roma  eterna.  27 5 
con  la  Pace  495 
Marcia  Otacilla  Scuera  co  la  Pudicitiaj  3  9 
Herennia  con  la  Pudicitia  43 1 
Gallienno  con  la  Virtù  7^o 
M.  Calilo  Latieno  con  la  Salute  577 


Floriano  con  la  Prouidenza  535 

Probo  con  là  Prouidenza  536 

con  la  Salute  J77 

.  .  .  co'l  Genio  171 

.  .  .   conia  Fortezza  d'animo,  &  di 

corpo  iff 

Vefpafiauo  Imperatore  con  RomaRilTor- 
gente  ^  344 

Tito  Imperatore  co  Roma  vincitrice  544 
Adriano  Imperatore  con  Roma  felice.  344 
Calta  Imperatore  co  Roma  rinafeéte  344 
Caio  Giulio  Emiliano  Imperatore  con 

Roma  Eterna  34J 

Probo  Imperatore  con  vn  Tempio 

con  io.colonne  3J0 

Antonino  Pio  con  motto  RO  M^S 

ETERNI  3jo 

Adriano  con  l'ideilo  titolo  370 

'  Comodo  con  il  mtdo'ìmo  '  3^0 

Settimio  Albino  fimilmente  3-50 

Seuero  '       350 

Gordiano  primo  3J0 

Secondo  350 

Terzo  350 

Licinio  Giuniore  350 

Demmo  Aureliano  350 

I-lauio  Prifco  Atalo  medefimamente    3  jo 
Marco  Giulio  Filippo  Imperatore.^ 
•con    Rema    fedente  l'opra  vno 
feudo,  &c.  3j-o 

Roma  con  vn  cane  in  atto  di  correre    351 
Lucio  Aurelio  vero  Imperatore  con 

vna  corona  di  Pino  570 

Medaglie  moderne. 

Papa  Paolo  III.  co'l  Camaleonte.^ 

Dolfino  177 

Cofimo  Medici  con  la  Tartaruca  ,  & 

Vela.  177 

Cefare  Ripa,con  l'Amandola.,&  Mo- 
ro Celfo.  J77 


IL    FINE. 


TA- 


INSCRITTIONI  ANTICHE, 

citate  neirOpera. 


Di  Anicia  Faltonia  Proba 

DiSeftoAtufio 

Di  Amelia  Rufìna 

Di  Calpurhia  Homea 

Di  Cefio  Equidico 

Di  Foilìa  Gnoma 

Della  Fortuna  obfeqirènte 

Di  Giuuenwa  Eutichia 

Di  Gilio  Pomponio  Pudente 

Di  Troiano  Imperatore 

Di  C.  Giulio  Hermete 

Di  Giulio  Satiro 

Del  Genio 

Di  Lufià  Glafìra 

DiFlauio  Grifogono 

Di  Publio  Veltri  Sabino 

Di  Giunio  Primigenio 

D:Q.Lollio 


io 
73 

7M 
j68 

Di  Maria  Polla 

DiT.  Statilio 

Di  L.  Valerio  Pudente 

Di  P.  Vettio  Sabino 

Di  L.  Surredo 

Di  Arcadie  &  Honorio  Impera 

•      IO 

43* 

202 

202 

20  S 

3 

tori 
Di  Tito  Statilio 
Di  Lucio  Vicadio 

3J.o 
3J° 
jó8 

1 1 

343 

INSCRITTIONI 

432 

Moderne. 

*73 

73 

11 

j6S 

73 

D'Aleflfandro  Farnefe                  C  e  f 
Di  Marc' Antonio  Colonna          65  f 
Di  Clemente  Ottauo                  ^69 
Di  Gio.Francefco  Aldobrandino  314 

75 

Correttionijopra  la  nouifsìma  Iconologia. 


Carta  4.col.p.v.  penultimo  tai  l.tali 

col.i.v.  4  come  vede  1.  come  fi  Tede 
5-coI.t.v.ti.dettifeguaci  1. detti  li  feguaci 
8  col.p.v.  3  z.fa  figliolo  1. fi  fa  figliolo 
col.p.  v.  4 j. a  donna  l.donna,fi  caffi  a 
col.z.v.  jy.  eft  naturai,  eft  naturai 
9.  col.p.v,  4.  deuincerel.  deuincire 
1 1.  col.  p.  v.  f  o  altri  ch'hebbe  1.  altri  eh*. 
bebbe- Marco  Aurelio  filofofoiiio fra 
tello  adottiuo  :  ciò  fi  raccoglie 
col.p.v.  vlt.fòggiunga  1.  foggiunge  poi 
n.col.z.v.jo.PART.HIC  1PARTHIC 
*9.coI.z.v.iz.ATTOr>f,  I.AYTON 
3  i.col.i. v.  1  j. dell'Amor  li  dall'Amor 

col. tv  ij.inceps  l.inccepi 
J7.col.p.v.3o.  andaremo  I.  andareflìmo 
I7.C0I.1. v.+f.  voce  peri,  voce  fiaper 
7).  col  pv.g.  pongali  1.  ponganfi 
col.z.v.  13.  Caiefi  1.  Ca:f. 
col.  t.v. }  7.  fine  offenfa  1.  fine  iurgio,  fi- 
ne offenfa 
tf.  col.i.v.  j.Vnlcanufque  1.  Volcanufque 
coli  vole  Aldo  Manutio 
col.i.v.tf.  tiri  totus  1.  tibi  totus 
izz. col. t.v. 8. recolo  1. verbo  fi  caffi  recolo 
123. col.p.v.  n.  breuità  1.  grauita,  fi  caffi 

breuità 
1 49. col.  i. v.  7.  veftigalia  1.  vectigalia 
i50.col.pv.16- li  Rè  1. il  Rè 
1  ;  1.  col .  p .  v.  j .  fratris  1.  farris 

col.  2. v.  2.  vn  paniere  l.vn  paniere  yow 
col.i.v.18.  libro  l.  libro  decimo 
3;;. col.  p.  v.  1  §•  Pierio  Vittorio  1.  Pietro 
Vittorio 
col.z.v.n.  Etdctto  I.  E' detto 
if  6. col.p.v.  3  j.  motto  I.  moto 
xjé. col.z.v.  18.  motti  d'animo I. moti  d'- 
animo 
i;8.col.i.v.3j.infcenaaltiI.  infccna  con 
alti 
col.Lv.40.  cothurnel.cothurni 
I  j 9. col.p.v.  3 7. nò  cothurni  1.  co  cothurni 
v.42.  col/uro  1.  col  fugherò 
v. 45.  dicami  1.1  dicanmi 
col,  2.  v.  6.  di  furo  1.  di  fugherò 
col.Lv.14.  calciabantnrl.  calceabantnr 
v.i<5.ca!ciamcntum  1.  calceamentum 
T.x8.calci3bantur  1.  calceabamur 


171  col.p.v.  16.  cappare  I.  capare 

p.v.$4.dolcchonorcl.  dolce  humore 
ioi.coI.i.v.  18.  contentisi,  contendo 
toi.  col  p.  v.  penultimo  HISTONIEN- 

SIVM  I.  HISCONIENSIVM 
toi.col.i.v.7-SVRREDI  i.SVRREDIO 
10 t.col.z.v.ij. pigliali  1.  pigliatili 
zz^.col.p.v.4i.  lauiente  1.  laurentc 
135-col.p.v  3-apparifce  1.  appariffe 

coLi.t.  19.  difprezzata  1.  fprezzata 
13  J.C0I.2.V.27.  motto  1.  moto 
165.C0I.Z.V.33.  cosìèofeuro  1.   E'ofcuro 

fi  caffi  la  parola  così 
273. col.p.v.  2.  dafpello  1. drappello]) 
v.  6.  Leonone  b  Zenone 
v.  vlt.  &  eftrausganti  1.  e  ftrauaganti 
Z37.col.i.v.z.  in  difput.terzo  l.indifprez- 

zo 
ij8col.i.v.  31.  quael.  qua 
239.  col  p  v.  11.  Philofophia  I.  Philofo- 
phiadocct 
col.p.  v. 44.  fi  faccia  I.  ci  faccia 
240  col.p.v.  1  j.  vanità  1.  varietà 
v.46.   konone  1.  zenone 
v.z;.  correttore  1.  corrottore 
141  col.p.v. vlt.  aiuntfed.  fi  caffi  aiunt 
z41.col.p-v. vlt  aqua:  1.  a:quc 
141-col.zv.  j.  la  deftra  1.  la  verta 
a4zcol.z.v.3<j.eaqua»dam  Lea  quam 
14Z.C0I.Z.V.5  1.  contro  1. conto 
143. col. p.v.jo.  quidam  1.  quiddam 
243  -col.  2.  v.  1 4.  iuris  1.  viris 
144-col.p.v.p.  mi  penfb  1.  mi  pento 
col.p.v. 12.  regnar  fé  ftcfTo  1.  regolarle 

ftefTo 
col  p.v.37.  difentimentol.rifentimcn- 

to  fi  caffi  di 
col.p- v.yi.  illibera  I.  in  libera 
172. col.p.v.  iz.  mouimcnti  1.  monumenti 
273. col- 2. v. 48.  auuelletti  1.  augeletti 
jiz.col.p.v.ip.  Boetij  1.  Beotij 
3  45. col.p.  v-  penult.  che  Eliopoli  1.  che  in 

Eliopoli 
j|0-  Roma  Eterna, che  comincia. Vii  tem 
piofìdeue  (lampare  fopra  Ruma  E- 
tema  di  Giuliano  Imperatore, &  non 
di  fot  o 
3  jj.coli.v  j.  iugi  1.  iugo 

i0 


3  jj*c°1*  1-v'1*»  dìuetwta  foggìogò  l.  ditie 

nuta  Santa  foggiogò 
jjo.col.p  t.I4-  fenales  U  fctialcs 
j  90. col. z.v.  3-  oro.  1.  loro' 
3  91. col.  p.  v.  ij.  coi!  quefto  1.  cosìferifci 

quefto 
4i3.col.z.v.  io.,  traballi  L  trabali 
4i6col.z.v»if.mediens  1.  medicus 
4i7.col-p.v..;o»[dixer  1.  dixerir 
4x7. col. z.v.  7.  abbrcuiataTA  1.  abbrcuia- 
ta  A 
col.  i.v.13^  cerne  1.  Gente 
col.i.  v.  ij.  CENSOR 1.  CEN50RIN 
4i8.coLp.v-50.  verfus  1.  verfu 
col.  z.v.  «z.  gaudcre  I.  gaudet 
col.z.v.i  j.non,  lo  portauano  il  cappello 
1.  non  lo  poitauano  fi  calli  incappello 
eol.i.v.ij.  pighaflcro  1.  pigliaflero la 
col.z.v.ji.aggunfe  l.aggmnfe 
4i9.col.p-v-  39  lupanariasl.  lupanaria 

col.  z.v.  3.  noctiunas  li  nocìurnos 
429.C0I   z.v.  3.  Emigro  flauo  crinem  ab- 
fcó  lece  galeno  leggali.  Et  nigrum  da- 
llo crinem  abfcondente  galero  fé  ben 
forfè  legger  lì  potrebbe.Et  nigro  fla- 
uihtì  crinem  abfcondente  galero.più 
veritìmile  è  che  il^biondo 
4i9.col.Lv.49.  tài  fentimenti  J.  tal  Tenti- 
meli to 
41». col.  1  v^.adoctum  I. adadìum 
4,1  col.  iv  14.  foldalol.  foldato 
43  j.col.i.v.j.  ajquìufquel.  xquufqtie 

col. z.v. 3  1.  difficile  1.  difficili 
4j4-col.p.v.6.  dalla  qual  ).  dellajqual 
463-col.p.v.vlt.  non  quiad.  nonquia 

col.i.v.p.  fed  quia  1.  fed  qui  a 
4^é.col.p.v.i8-  a  conftituir  l'ombra;  anzi 
Platone  aflerifee  nel  Timeo,  che la_v> 
terra  non  folo  è  caufa  efficiente  della 
notte, ma  anche  del  dì.Terram  altri- 
cem  noftram  ciica  polum  per  vniuer 
fura  cxtenfum  alligatane  diei,noctif- 
quecffettricem,  Sccuilodem  elTevo- 
luit 
466-col.p-v.59.  fé  lelfa  1.  fé  la  fa 
471  col.p.v.i8-'.videpoi  1.  viflepoi 
col.p.v.45.  obiiuionel.  obliuionc 
eoi. p.v. 50.  Boetial.  Beotia 
col.i.v.40.  pctarl.  petat 
eol.i.v.41  amantis  I,  amanti 
471.col.1-v.il.  Icthihiethc 


col.  1. v.  J  l  fi  diffe  1.  fé  deflTc 
47J-col.p.v.z.  perferretl.  perferet 
47<scol.p.v.  16.  induranti-  induratur 

v.  17.  onde  efclama.  fi  caffi  ondec- 
fclarna 
488  col.  z.v.  2.  aureml.  autem 

col.zv.z8.  &  tmfmuta  1.  &  lltrafmuta 
490.cpl.p.v.j.  è  poiché  1.  poiché,  fi  caffi  e 

col.t.Vij.  erodottoi-  erodoto 
491.coIp.u-33.  per  eccetto  1.  per  concetto 
col.  1.  v.8.  occhi  quelli  1.  occhi  di  quelli 
joé.col.p.v.4 1.  debitam  1.  debitum 

v.47.  fibillatl.  fibilat 
fif.  Pietà  da  figlioli  verfoifpadredi  Gio« 

Zaratino  Cartellini 
3 16.  fi  caffi  pietà  de  figliuoli  ,verfo  i  Fadrì 
con  li  quattro fegu enti  verii  perfine* 
pietà  d'Enea  includile  perche  già  s'èV 
detto  nella  precedente  figura  l'ifteflb 
yzj.col.p  v.18  propoliti  1.  propofti 
333»col  pv.j.  che  però  I.  che  prò 

coi.  z.v.  13.  Boetia  1   Beotia 
3 6 3. col.  z.v.  1.  iprefenti  fi  vagliano  1.  ipre 

l'enti  vagliano, fi  cadili 
364  col. p.v. i.fit  canori  fit  caiior 
568. col. p.v. 38-  Vmbrarum  1.  Vmbrorum 
3 69- col  p  v-i8.publicano  1-  publicarono 
v.52  filici-  fìlio 
col.i  iv.  6.  charitatis  patitur  1.  caritatis 
patitur 
37i.coJ.p.v.3  de  Tofcani habicati  1.  da  To 
fcani  habitati 
v.33.  Ancmo  ].  Alterno 
v-43  d'antico  Tofcani  1-  d'antichi  To 
fcani 
37Z. col. p.v. 30.  meios  1.  muros 
373.col.p.v.zo.  in  agno  qui  1.  in  agro,  qui 
V.4Z.  &  il  Ciaccone  di  lui  1.  Se  il  Ciac 
cone  dicono  di  lui 
574.C0I.  i.v.z.  nobiltà  1.  la  nobiltà 
373. col  p.v- 1 1  •  antiquam  1-  antiquum 
377. col. p.v. 11.  fofle  li  nutrimenti  l-forTe- 

io  li  nutrimenti 
385. col. p.v. vlt.  credo  1.  crede 
j  84. col. p.v. 29.  cornibusiniìgnibusl.  cor» 
nibus  inlìgnitus 
col.p-v.30.  &  figurali  1.  &  figurano" 
3 83. col. p.v.  34.  vilefcentl.  vilefcerent 

v-30.  li  dieci  le  dieci 
J8j.col.i.v.  4.  nel  tempio  1.  nel  tempo 
col. z.v. 3  3.  &  punì.  &  pure 

h         $9* 


pf-eoi  p.v 18.  ci  sfor/ano*!.  ci  sforiamo 
coI.p.V.fo.  melioril.  moiiri 
•rol.ì.v.io.  ciuiie  opere  I-  ciuili  opere 
col.t  i  4p  difficile  1.  difficili 
600  col.z.v.  9.  delle  linguai,  dello  fplen- 
dore,&  deiia  luce  dedicati  aifole,lu- 
c:  fpiendore.e  lampa  del  Mondo 
y.x.  lì  caffi  lingua  ma  alle  parti  >[che 
fono  d'ogni  canto  fi  cadì  tutto 
61;. col  i.v.47.  aflenfor  l.afleflbr 
de  anima  1.  de  animali 
616  col.p.v.  11.  calcati  1.  calati 
col.p.v.vlr.  principalmente  1.  precipito- 
famente 
éxy col.p.v. 7.  chi  cantafTel.  cantale 

v.i6.  Tempre  fofpi  ri  1-fempre  i  fofpiri 
616. col  p.v.4.vini  fulminai,  vini  fulmi- 
ne 
éié.col.p.v.Tj..  non  veduto  1.  noi  veduto 

col.i.v.i6.  che  fhingil.  ch'attinge 
€j3.col.p.v.3  7.  fìpa  cjuampliuimal.folus 
quamplurima 
v.41.  momordetl.  momoriit 
<»4j.col.i.v.io  lorol.  iloro 

v.39.  però  1.  peto 
<É45-.col.p.v.3i.Tiglia  1.  Triglia 
€47. col.p.v.  14.  Vnpinal.  vulpma 
v.ji-  prarcinn  1.  prarcincìi 
col.i.v.jo.  fcouarlal  fcauarla 
v.37.  lingula  1.  lingula: 
e49.col.p-v.il.  fecoodol.  fecondo 

col.i.v.it.brazza  1.  braccia 
^7.  col  i.v.j.  era  cosi  J.  eia, in  così 
*;8co!.v.i  3.  l'empito  1.  l'empio 
*;?. col.p.v. 48.  ponaretur  J.  ponitur 
^74-Col.p.v.i.  dir  può  l.dirii  può 

col.:.v.i4.  viftoriam  1.  vittoriani 
*7;col.i.v.6.  nota  1.  noia 
«78. col.  i.v.39.  Cione  1.  Dione 
*78>col.i.  v.vlt- 1.  Imperatore, ilquale  ha- 
nendo  hanuro  fette  Imperatori  auan. 
ti  lui  di  beftiali 
tf8i.col.p  v.vlt.  fi  chiami  {■  fi  chiamino 
eol.t.n.ìj.  illam  1.  illuni 

«.  4^-  che  priuati  1.  ptiuati  fi  calli  che 
éSt.col  p.v.34.  habentl.  habef 
vijT-  cancL  cane 
v.jo.  humana  1. 1' hn marta 
<83.col.p.v.ji.  clcrtol.  eretto 
co^v.3.  liberalità',  beitiaii'a 
coL t.v.é.  immote!,  ce  1  imperniane 


«ol.z.v.14-  eftenuate  1.  erteuuano 
68tf.col.i.v.i4.  dominanti,  dominans 

v.  17.  nominauitl.  honoraait 
691.  col.p.v.  7.  iam  tota  morum  fai.  1.  i<u* 
totamorum  fai. 
col.p.v.  iz.  iam  1  ia 
693.  col.p.v.  t3.  Achatis  1.  Acharis 
col.p  v. jt.  farianno  l.  fariamo 
col.  1. v.  1 7.  perueniua  1.  preueniua 
$9S  col.p.v.  x.  della  gratiofa  1.  che  la  rofa 
deriua  dalla  gratiofa 
coli.  v.  48.  fomnofos  fieri  1.  fomniofos 
fieri 
tf97.col.pv  40.  licentiofo  1.  piùlicentio- 
fo 
col.i.v.ro.  Lingel.  Iingc 
69I.  col.  p.:v,  x.  fyntogmate  1.  fyntagraa- 

v.5.  lingel.  linge 

v.9.  Lingel.  Iinge 

v.16.  Lingel.  Iinge 
e98.col.pv.11.  Lyngem  1.  Iingem 

v.tt.  frigillal.  fringilla 

11.31.  lynx  fola  1.  Iinx  fola 
épS.col.z.v.i?.  edillo  1.  cdillio 
!    e99.col.t-v. 8   Lyngem  1.  Iingem 

v.i  1.  Lingel.  Iinge 
7C9.coI.p.v.i7.  parcetual.  parettua 

v.37.  fminuifea  l-fifminuifca 
7 io. col  p.v.  58.  vendicanteml.  vindican- 
tem 
col.  tv  53.  foerens  I.  ferenj 

v  34.  pictum  1.  uiétum 
723.coLp.11.;.  Hemerobio  1.   Henerobio- 

'  714.  col.  p-u.  3  8.  e  nel  polii  e  re  l.enoipol- 
ucre 
col.  1.  u.  xi.  HemeroLio  1.  Henerobi©. 
ne_j 
727  col.p.u.13.  come  l./ccm 
719-col.  p  u.  1;.  Vedi  à  federate  zza_j 
1.  VITIO 
uedi  8  fceleratezza 

A  carte 

19  col-  p.  dopo  il  verfo  19.  pcngallìl  no- 
me di  G10  Zaratuio  Cartellini  fopra 
la  figura  d'Amor  di  fé  ftefib  ,che  co- 
mincia donna  incoronata 
'Palla  fi&urs  precedente  va  leuato  il  fu» 
eome^cLc  ?  :;du  fecondo  dell'ifteflà 
colon. 


colonna  a  carte  \$.  lonna  feconda  nel  fine                    171 

Mettafi'il  fuo  nome  (opra  le  ieguenu  Ingordigia  onero  auidità                      311 

fuefigure  Pietà  de  figliuoli  verfo il  Padre,chc»> 

lencuolenza,&  vnione  matrimonia-  comincia. Giouane  modella          jiy 

le    ^  71      Secretezza  onero  tacnurmcàjche  co- 
Fecondità  iz^               mincia.  Donna  grauc                      59  j 
Genio  come  figurato  da  gli  antichi  >  Vergoena  honefta                                 7o7 

comincia  .  Molte  Imagini  co- 


DELLA  NOVISSIMA  ICONOLOGIA 

DI  CESARE  RIPA  PERVGINO. 

Ca  ualier  de  SS.  Mauri  tio.e  Lazzaro- 

PARTE    PRIMA 


ABONDANZA. 


DONNA  gratiofa,  che  Halierido  dvnà 
bella  ghirlanda  di  vaghi  fiori  cinta  l.i^s 
fronte, &  il  veftimentodi  color  verde, ricama- 
to d'oro, con  la  delira  mano  tenga  il  corno  del 
la  douitia  pieno  di  molti  &  diuerfì  frutti, vue, 
oline, &  aitili  &  col  finiftro  braccio  Aringa^* 
vn  tafcio  di  fpighe  di  granojdi  miglio,  pani- 
co, legumi,  &  fomighanti,  dal  quale  fi  vede- 


ranno  molte  di  dette  fpighe  vfcite  cadere  ,  Se 
Iparfe  anco  per  terjra__-i 

Bella,&gratiofa  fi  debbe  dipingere  l'Abon- 
danza,(i  come  cola  buona, &:  defuierata  da  cia- 
fc heduno, quanto  brutta, &  abomineuole  è  ri- 
putata la  caleftia  ,  che  di  quella  è  contraria  . 

Ha  la  ghirlanda  de'  fiori ,  percioche  fono  i 
fiori  dei  frutti  che  fanno  l'Abondanza  meffa- 
A  gieri, 


z        Della  nouifsima  Iconologia 


gieri,&  autoriipoflono  anco  lignificare  l'alle- 
grezza^ le  delitiedi  quella  vere  compagne  . 

11  color  verde, &  i  fregi  dell  oro  del  Tuo  ve- 
li me  ino,  fono  colori  propri)  elfendo  che  il  bel 
verdeggiar  della  campagna  molta  fenile  prò 
duttione;  &  l'ingialire  ,  la  maturatone  delle 
biade, &  dei  frutti,  che  fanno l'abondanza. 

Il  corno  della  clouitia  per  la  fauola  della^ 
Capra  Amaltea,raccontata'da  Hcrmogene  nel 
lib.della  Frigia  fi  come  referifee  Natale  Comi 
te  nel  7-libro  delle  fu  e  Meteplogie  al  cap.  i.di 
ACnéìoo ,  2:  per  elicilo  che  Gnidio  fcriuc  dei 
detto  Acheloofotto  figura  di  Toro,nel  lib.9. 
delle  Trasformationi,e  manifefto  fegno  dell'- 
abondanza,  dicendo  così  . 

Ns.i.ideskoc  pomis,  &jìoris  odore  repletum 

Sacrarunt,  diuesj;  meo  bona  copia,  corni*  e/i. 

Et  perche  l'Abondanza  fi  dice  Copia  ,  per 
moftrarla  la  rapprefentiamo,  che  con  il  brac- 
cio fimftro  habbia ,  come  il  deliro  la  fua  cari- 
ca^ d'auantaggio,eil*endo  che  parte  di  quel, 
le  fpighe  fi  fpargono  per  terra  . 

In  pr*fcrtptim  Ab un  danti*  figura-m,  Domi- 
meta  Ancaizntu . 
Afpiceterr.irumflauentes  vndi%  campos 

Multipltct  complet  meffe  benigna  Ceres  . 
Fomorum  vario  curuantur  pon  iere  rami , 

Ir  bromtovitis piena  liquore  rubet . 
Cerne  boùpecudùj;  greges  hinc  taffetà  humor  : 

Hinc  pingui  fudar.tvimina  vinefa  la  cu. 
Syluaferasnutnt ,  producunt  equor*  pifees  , 

Aerijs  campis  Ut  a  vago-tur  auis  . 
Quid  tam  depofeat  proprio  mortxlis  in  vfus 

Hec  ccelum  qutcquam,nec  tibt  terra  negai. 

Abondanr.it . 

D  Orina  in  piedi, veftita  d'oro, con  le  brac- 
cia aperte, tenendo  l'vna  ,  e  l'altra  mano 
fopra  alcuni  ceftoni  di  fpighe  di  grano, i  quali 
ftiano  dalle  bande  di  detta  figura,  &  è  canata 
dalla  medaglia  di  Antonino  Pio,  con  lettera 
che  dicono:  ANNONA  AVG- COS.  IIII. 
&  S.C. 

Abondanxa  Matitima  . 

CErere  fi  rapprefenta  con  le  fpighe  nella_» 
deftra  mano,ftefa  fopra  la  prora  d'vna_^ 
nane  ,  &  a  piedi  vi  farà  vna  anfora  di  grano 
con  le  fpighe  dentro,come  l'altra  di  fopra  . 


D 


Abondanza  Maritima  . 

Onna  che  con  la  delira  mano  tiene  vn  ti- 
rnone,&.  con  la  finifìra  le  fpighe.;. 


Abondanza: 

DOnna  con  la  ghirlanda  di  Cpig\\e  di  gra- 
no, nella  deftra  mano  vn  mazzo  di  cana- 
peto* le  foglie,&  con  la  finiftra  il  corno  djl- 
la  douitia  ,  &  vn  ramo  di.  gineftra  ,  fopra  del 
quale  laranno  molte  bocqette^ii  fera-. 

A  C  A  D  E  M  I  A. 
Bel  S*g-  Gio:  Zaratino  Capellini . 

DOnna  veftita  di  cangiante  ,  d'afpetco,  & 
di  età  virile,  coronata  d'oro,  nella  man 
deftra  terrà  vna  lima,intorno  al  cui  manico  vi 
fia  fentto  DETRAHIT  ATQVE  POLIT  , 
nella  man  finiftrahauerà  vna^ghirlanda  teiìii- 
ta  d'Alloro, Hedera,Mirto,dalla  medefimu_j> 
mano,pendino  vnpaio  di  pomi  granati,fede- 
rà  in  vna  fedia  fregiata  di  fogliami ,  e  frutti 
di  Cedro, Ciprellb,e  Quercia,  tom'anco  rami 
d'Oliua,  in  quella  parte  oue  fi  appoggia  il 
gombitOjluogo  più  profilmo  alla  figura. Starà 
in  mezzo  d'vn  cortile  ombrolb  ,  luogo  bofea- 
reccio  di  villa  :  con  Platani  intorno  alli  piedi 
hauerà  buona  quantità  di  librr,tra  quali  rilìe- 
davn  Cinocefalo,  ouero  Babuino,farà  veftita 
di  cangiante  di  varij  colori,perle  varie  feien» 
tie,che  in  vna  dotta  Academia  fi  trattano  . 

.Si  dipinge  d'età  virile  per  la  perfetta, e  ma- 
tura cognitione  delle  cofe, che  fi  pofleggono,. 
edifeorrono  in  quella  età,  che  non  èfottopo- 
fta  alle  leggerezze  giouanili, ne  adeliramenti 
fenili,ma  è  dotata  di  falda  mente,e  di  fano  gm 
ditio . 

Si  corona  d'oro, volendo  lignificare,  che_» 
quando  l'ingegno  dell'Academico  ha  da  man 
dar  fuori  gli  fuoi  penfieri,che  in  capo  confitto 
no  oue  è  la  parte  intellettiua  dell'animo  no- 
ltro  (fecondo  Platone  nel  Timeo)  bifogna  ch'- 
egli liarhnijcome  l'oro, accioche  pollino  ila- 
re ad  ogni  prona,  e  paragone.  Da  man  deftra 
tiene  vna  lima  ,  col  motto  intorno  (  Detrahit, 
Atque  polii)  perche,!!  come  con  la  lima,inftra 
mento  fabnle,limandofi  il  ferro, o  altro  fi  po- 
lifce,e  leuandofi  la  ruggine  diuiene  lucido,  e 
rifplendente ,  coli  nell' Academia  leuandofi  le 
cofe  fuperflue  ,  &  emendandoli  li  componi- 
menti, fi  polifcono,&  illuftrano  l'opere,e  però 
è  neceflario  ponerle  fotto  la  lima  de  feuen  giù 
ditij  de  gli  Academici,  e  fare  come  dice  Oui- 
dio  nellibr.pr.de  Ponto,  acciò  fi  emendino,e 
polilchino  . 
Sctlicet  tncipiam  lima  mordaci™  vti  . 

Vt/ub  iudicium  fingala  verba  vocom . 

Onde  Quintiliano  lib.x.  cap.iij.  opus  poli at 
lima  ,  &  non  fenza  ragione  fi  fdegna  Horatio 

nella 


Parte  Prima.». 

A      C       A       D       E       M      I       A 


? 


nella  Poetica  de  i  tanniche  non  poneuano  al 
par  de'  Creci  cura,e  fatica,in  limare,e  polire 
l'opere  loro . 
Necvirtuteforet  clariscfc  potentini  armis, 
GUtàm  lingua  !atium,jinon  offenderei  vnum- 
Quenjf  pcetarum  lima  labore  mora  vos  o 
PòpHtui  -angui;  carmen  reprehendite  ,quod  nò 
Mul  ta  diti  ,  &  multa  litttra  coercutt . 
Et  il  Petrarca  Sonetto  18. 
Ma  trouopejo  non  de  le  mie  bracete^, 
Ne  opra  dt  polir  con  la  mia  lima  , 
Quindi  e,  che  molto  accortamente  dicefi  , 
che  ad  vn'opera  gli  manca  l'vlnma  ]ima_^., 
quando  non  è  a  baitanza  teda  e  pulita,  vegga- 
u  ne  eli  Adagi  }.Limam  addere.Da.  quali  riab- 
biamo canato  il  motto,  oue  leggeri,  circa  l'c- 
inendatione  de  l'opere  .  Lima  detrabtturiatq; 
expolitur,quod  redundat,  quodq,  incultumeiì, 
r>  limata  dicuntur  expolita  .   La  ghirlanda  fi 
ecflc  d'Alloro,  Hedera,  e  Mirto,  perche  fono 


tutte  tre  piante  poetiche,per  levane  fpetiedi 
poefìa,  che  nel'Academie  fiorifeono,  ìmper- 
cioche  il  Mirto  è  pertinente  al  Poeta  melico 
amorolb,  che  confuauità  ,  e  piacere  canta  gli 
fuoi  amori  ,  perche  il  Mirto  ,  fecondo  Pieno 
V alenano, è  (imbolo  del  piacere,  &  Ven^rs^» 
madre  de  gli  amori,  anzi  nferifee  Nicandro, 
che  Venere  fu  prelente  al  giuditio  di  Paride_» 
incoronata  di  Mirto,tantogli  era  grato, e  pc- 
rò  Virgilio  in  Melibeo  . 
Populm  Alcida  grautjftma  vitti,  laccho  , 
formofi  vinile  Veneri,  fua  laurea  Phcebe  . 
Et  Ouidio  nel  principio  del  4-lib.  de  Fafti  t 
volédo  cantar  delle  fefte  d' Aprile, mefe  di  Ve 
nere,muoca  Venere, laqualedice,che  gli  toc- 
cò le  tempie  con  il  Mirto, acciò  meglio  potei- 
fe  cantare  cole  attenenti  a  lei . 
Veni  miti  ad  quartu  quo  tu  celeberrima  méfem, 

Et  vatem,  &>  menfem  fcis  Ventu  effe  tuos  p 
Mota  Crtberea  tftt  leuiter  me*  tempora  Myrt» 
A     1  conti^t. 


4        Della  nouifsima  Iconologia 


Cantigita  &>  cdptuw  perfice  dixitopta  . 

Di  Hcdera,&  Alloro  li  coronauano  indiffe 
rentemente  tutti  li  poeti .  Horatio  poeta  Liri- 
co,fi  gloriaua  dell'hedera_^. 
Me  docìarum  h&.icre  pramiafrontium 

Dijs  rr.ifcent  fuperìs , 

E  l'iiteflò  vuole  il  Lauro  nell'vltima  odi-» 
del  5.  lib.di  vcrlì . 
Qu&fitam  mentii .  ©»  mìhi  delphiea 

Lauro  cinge  volent  Melpomene  comam  . 

E  lo  giudica,atto,chc  ne  rude  coronato  Pin- 
daro pur  Lirico  nel  a.lib.ode  1. 
^inÀuruiore^). 

Laure*  donandtcs  ApoRinxri . 

Nondimeno  l'hedera  particularmentc  era 
di  poeti  elegi allenii,  fi  come  nota  il  Merola 
nell'elegia  ó-ùe  Tnìlibus,oue  dice  Ouidio. 
Si  qmsh.ibn  nofi-isfimiles  in  imagine  uultus, 
Berne  meis  hedertu  Bacchica  fert*  com:s 
lsla  decent  Utos  fattici*  figa*  poetai: 
Temporibus  non  e  fi  apt*  corona-  meis  . 

E  Propendo  poeta  Éligiaco . 
'Br.ìritishirfut.i  cingat  /uà  dici*  corona- 
Ali  foli*  ex  bederaporrtge  Bacche  tut-y. 

E  conia  medeiima  Ouidio  auuertifce  Ca- 
tnllo,che  vadi  incontro  a  Tibullo  Éligiaco . 
Obuius  huicvenies  bedera  tuuenili*  cinttas  , 

Tempora  cum  Clauo  doclcCatulietuo  . 

Conuienfi  anco  a'  poeti  Ditirambici, eden 
do  li  Dithirambi,  veiii, che  ù.  cantauano  in  ho- 
nore  di  Bacco  a  cui  era  confacrata  l'hedera. 
Quid.  $.  Faft. 
Hedtr*  gr.itijfun*  B-iccho  . 

Hoc  qu»jue  cur  ita  jtt  dicere  nula  mora  eji . 
Nyfiades  Symphai  puerum  quarente  nouerca 

Rane  frendtm  cunis  appofuijje  fermt . 

E  nel  6. de  Fai'ti . 
Bacche  racemi feros  bedera  redimite  eapillos . 

Il  Lauro  poi  è  più  conueniente  a  gli  Epici, 
che  cantauano  i  tatti  d'Imperatori ,  e  de  gli 
Heroi ,  li  quali  vincitori ,  d'Alloro  fono  flati 
incoronati, e  però  Apollo  nel  primo  delle  Me- 
tamorfici lo  delibra  per  corona  a  gloriofi  ,  e 
vittoriofi  Duci  ,  e  lo  confètta  a  fé  ftelìb  padre 
de  Poeti ,  come  pianta ,  che  h  deue  al  più  alto 
itile  grato, e  l'onoro,  e  per  finire  di  ragionare, 
circa  di  quelle  tre  piante  poetiche,  baili  à  di- 
reche  il  Petrarca  tu  coronato  in  Roma  di  tre 
corone, di  Lauro, d'Hèd<-ra,  e  di  Mirto, sì  co- 
me rifenfce-d'hauer  villo  Senuccio  Fiorenti- 
no,coetaueo,  &  arhico  del  Petrarca . 

Li  pomi  granati,  fono  figura  dell'vnione , 
de  gli  Academici, pigliandoli  tai  pomi  da  Pie- 
rio  lib./4-per  {imbolo  d'vn  popoU  collegio,  e 


d'vna  compagnia  di  molte  genti  congrega  cs_» 
in  vn  luogo,per  la  cui  vnione  fi  conleruano,  e 
però  erano  dedicati  a  Giunone, la  quale  hebbe 
epiteto  di  conferuatrice, fi  come  vede  nelli_^ 
medaglia  di  Mammea  ,  con  tale  parole  IV- 
NO  CONSERVATRIX.   E  per  que- 
ilo  anco  Giunone  era  riputata  prefidente  del- 
li  Regni ,  e  pingeuafi  con  vn  melo  granato  in 
vnamano,  come  conferuatrice  dell'vnione  de 
popoli.   Sederà  l'Academia  perche  glieiler- 
citij  de  gli  Academici  fi  fanno  in  ordinanza 
tra  di  loro, vi  farà  intagliato  il  Cedro  nella_^ 
fedia.per  edere  il  Cedro  fimbolo  dell'eternità. 
Aite  alias  enim  arborei  cedrus  dtern.tjtisbte- 
roglyphieum  etf.Dice  Pierio,poi  che  non  lì  pu- 
trefa ne  meno  fi  tarlatila  qual  eternità  deno- 
no hauere  la  mica  gli  Academici,  procurando 
di  mandar  fuora  l'opere  loro  limate,  e  terJe  , 
acciò  fieno  degne  di  Cedro  ,  attefo  che  Plinio 
lib-  1 6.  cap.  5  9 .  dice  ,  che  vna  materia  bagnata 
di  fucco,  o  vero  vntadi  oglio cedrino,  non  fi 
rofica  dalle  tignuole,fi  come  nel  capitolo,e  li- 
bro 1 3 .  afferma  dei  libri  diNuma  Pompilio 
ritrouati  dopò,  fj  5.  anni  nel  colle  Gianicolo  ; 
da  Gneo  Terentiofcriba,  mentre  riuangaua  , 
&  afFolVaua  il  fuo  campo,  onde, cedro  digna  lo- 
cutus.  dicefi  d'vno,  che  habbia  parlato,e  com- 
porlo cola  degna  di  memoria  ,  detto  vfato  da 
Peritone  la  prima  Satira  ,  veggiafi  Teofraito 
lib.3.eDiofcondeIib.i-cap.89.e  l'Adagio.  D/_ 
gn*  ce4ro,pcz  il  che  ^  Horatio  ne  la  poetici^» 
diffi->. 

,  fyeram'ti  carmina  fìngi 
Pojfe  linenda  cedro  ,  &  leni  feruanda  cupreffo  . 
E  però  vi  fi  intaglieràancoil  Cipreflòedenr- 
do  incorruttibile,  come  il  Cedro, e  pigliali  da 
Pierio  per  la  perpetuità, la  Quercia  parimen- 
te fimbolo  della  diuturnità  ,  apprellb  l'iliedo 
Pierio,e  de  la  virtuosi  che  anch'edà  vi  sì  con- 
uerrà,t3nto  più  che  ne  gli  Agonali  capitolini 
inftituitidaDomitiano  Imperadore  li  virtuo- 
fi,che  vinceuano  in  detti  giuochi,  fi  coronaua- 
no di  Quercia, come'gli  Hiflrioni.i  Dtharedi, 
e  li  poeu  .  Gioucnale  . 
An  capitolinam  sperar  et,  VoUioquercum  , 

E  Martiali_>. 
O  cui  Tarpeias  li  cui t  contingere  quercus  . 
Di  che  più  difFufamente  Scaligero  nel   1. 
lib.cap.  io  fopra  Aufonio  poeta  .   L'Oliua  per 
edere  fempre  verdeggiante  ponefi  pure  per  P- 
eternità.de  la  quale' llut.nella  1.  queil.del  3. 
Simpolio,cofi  ne  ragiona  Oltam,  Laurum,  ac 
Cuprejfum  femper  vtrentem  ,  con [eruat  pingue- 
dot&  c*lor{nut}fy  cderaj»\¥Qnzf\  poi  nel  più 
profumo 


Parte  Prima. 


•rofitmo  luogo  al  corpo  dell' Acadcmia,come 
pianta  dedicata  da  poeti  a  Palladé,Minerua_^ 
nata  dal  capo  di  Gioue,che  per  ciò  è  figurata 
della  naturalità;»  viuacità  dell'ingegno  del- 
la>  fàpienza,e  fciènza,fenza  le  quali  neceilane 
doti  ìion  fi  può  edere  Acadeniico,  perche  chi 
n'è  prillo  dicclì  dì  hii^trarta,  e  parla  Grafìa 
Minerua,cioò  grolfolanamente.da  ignorante 
fenzafcienza:ònde  tra  latini  deriuafi,quel  dei 
to  inatta  Min  emaciò,  volte  vfato  da  M.Tul- 
lio, e  da  Horatio  in  quel  verfo  della  poetica  . 
Tu nihtl  inuita  dices  facies^  Minerua  . 
Tu  non  dirai,  ne  farai  niente  ni  quello  che 
ripugna  la  natura  dettilo-  ingegno  ,  e'1  fauor 
del  Cielo, il  come  fanno  certi  beili  humori  che 
vogliono  fare  dell'  Academico,e  del  poeta  con 
quattro  verfi  bufeati  di  qua,  e  di  là  lenza  natii 
ralcinclìnationc  ,  e  fetenza,  ne  s'accorgono  , 
che  quanto  più  parlano,  più  palefano  l'igno- 
ranza loro  .  bi  fogli  a  dunque  a  chi  defidera_* 
immortal  nome  di  faggio  Academico  pascer- 
li del  frutto  delPOliua  ,  cioè  a'ftaricarfiper  P- 
acquifto  della feienza,  e  fapienza  conlinottur 
ni  ltudi  ),Sc  vigilie, de  quali  e  fimDolo  l'Oliua, 
onde  tra  ftudiofiie  ne  forma  quel  detto.  Plus 
elei  quam  vini,  cioè  piùinduftriaj  e  fatica  di 
mente,che  fpaffi,,crapiile,edelitie,  ci  vuple_j 
per  ottenere  le  feienze;  e  quell'altro  detto  O- 
ieum,&  operar»  pe~dere,c±uc\li,che  perdono  la 
fatica,c'l  tempo  in  cofa,che  non  ne  ponno  riu- 
feire  con  ,vtile,e  honore,  e  però  San  Girolamo 
dille  a  Pammacchio .  Oleum  perdit ,  &•  impen- 
nai ,  qui  boutm  mittit  ad  Ceretta  .  Cioè  per- 
de l'olio  ;  e  la  fpefa,  il  tempo  ,  &  l'opera  ,  chi 
manda  il  bone  alla  Ceroma  vnguento  compo- 
rto d'olio,e  di  cetta  forte  di  terra, il  che  li  dice 
di  quelli  ',  che  vogliono  ammaeftrare  perfone 
di  grolle  ingegno  incapaci  d'ogni  fcienza_j, 
laquale  fi  apprende  con  induftna,e  fatica,  li- 
gnificata in  quello  fuogo  perii  ramo  d'oliua, 
la  cui  fronde  è  afpra  ,  &  amara,  com'anco  il 
frutto  prima  che  ria  colto,  &  maturato,che  le 
dmenta  dolce,  e  foauce  fé  ne  cauafoauilTìmo 
liquore,  Geroglifico  della  fatica, &'  anco  dell'- 
eternità, come  quello^he  conferua  i  corpi  dal 
la  comunelle, e  putrefattionc  :  coli  la  faenza 
è  afpra, &  arredisi  perla  fatica,  &  i  non  lfri  a^', 
che  fi  ci  mene  per  confeguirla.:  colta,  e  matu- 
rata che  s'è, cioè  confeguita  la  feienza, le- ne_> 
fente  frutto,  e  contento  gr.aiidiiììmo  con  eter- 
nità del  propri  o  nome, ia  quale  j.  (  Ita  in  men- 
te d'vno  ihuliolbglr  aHeggerifcc  la  fatica  ,  li 
come  anco  il  frutto  ,  c'J  cemMC]  che  fper:'u~- 
raccogliere  dalle  feienze^;: 


Sederà  in  mezod'vn  cortile  ©fnbrofo  ,  o»e- 
ro  luogo  bofcarcccio  di  .villa  con  platani  imo: 
no  conforme  alla  defcrittionc  di  Plinio  lib.  li. 
cap.i.per  memoria  della  prima  Academia_^, 
che  fu  principiatali!  villa  da  vn  uobil  perfo 
naggio  chiamato  Academo ,  ■  nella  cuiamersr. 
vi!la,non  lungi  d'Atene  fi  radùnauano  i  Plato- 
nici,  con  il  lor  diuin  Platone,  a  diicorrere  de 
ftudij  diletteuoli  Platonici,fi  come  narra  D;* 
o-ene  Laertio,nella  vita  di  Platone,  onde  Ho- 
ìatiolib.i-cap.z. 
Atque  Inter  fyluas  Accidenti  qiurere  verttin 
E  Carlo  ftefano  Hiftorico  dice, che  tal  villa, 
o  felua  folle  lontana  d'Atene  mille  palli, sì  che 
la  prima  Acadcmia  hebbe  origine  nella  vilia. 
eprefeilnome  da  Academo  nome  proprio, 
perche  è  da  faperiì,che  le  fette,  &  adunanze-; 
di  virtuofi,  preilbgli  antichi  fono  Hate  deno- 
minate  in  tre  modi, da  collumi,  da  luoghi,  Se 
da  nomi  propri  j  di  perfone;  da  coftumi  igno- 
miniofi  furno  detti  feguaci  d'Antiftene  Cini- 
ci ,  ouero  perche  haueuano  per  coftume  di  la- 
cerare l'opera,e  la  vita  altrui  condente  cani 
no, e  mordace, onero  perche  à  guifa  de  «Hi 
non  fi  vergognallero  di  vfar  palefamente, co- 
me i  cani  l'atto  venereo  ,  lì  come  di  Orate,  &c 
Hiparchia  filofo fella  forella  di  Metrocle  ci- 
nico, narra  Laertio  .  JLlegit  continuo  pueUa  f 
fumptoq;  illius  habitu  vna  cum  viro  circuibtt , 
&  cortgrediebantur  in  aperto  ,  atque  adcos.idi 
froficifeebatur .Da  coftume  hbnefto  furno  chia 
mati  i  feguaci  di  Ariftcti'e  Peripatetici  (  «tra 
7*  vip l'BAjiil'.)  Q»od  efide  an.bulare  perche 
hebbero  per  coftume  disputare  caminaudojda 
luoghi  publici  prefero  il  nomequelli,che  tur- 
no nomati  dalle  Città .   Vt  %lienfes  }  Megarcn- 
fes,  &  Cirenaici,^  da  luogo  prillato  gli  Stoici  , 
li  qùaliprima  fi  chiamauano  Zenónij,  da[Ze- 
none  lor  Principe  ■  Ma  da  che  detto  Zenone 
per  rèder  ficuro  da  misfatti  quel  portico  d'Ate 
ne,doue  furno  vecifi  1450. cittadini;  cominciò 
ili?  a  difeorrcre  &  adunare  la  fua  letta,  fumo 
chiamati  Stoici, perche  (Stoa)  lignifica  il  por- 
tico, onde.Stoici  furno  quelli,  che  frequenta - 
nano  detto  portico, che  fu  poi  ornato  di  belili 
fimefigure,da  Polignoto,famolo  pittore;  da_.' 
perfone  fono  ftati  nomati  i  Socratici,  gli  Epi- 
curei^ altri  da  li  loro  maeftri,  e  come  detto 
riabbiamo, quello  ifteflb  nome  d' Acadcmia  fi 
deriuadal  nomepreprio'di  quello  Hcroe  pla- 
tonico,detto  Academo,neHa  cui  villa  lì  radù- 
nauano I  Platonici, laqr.ale-adunanza  fu  lAL: 
prima.che  lì  chiamane  Aeademia,indi  pfeMut 
teleadunanze  de  virtuolì,lono  fiate  chiama:.- 
A      ?  Acade  mi  e„ 


6        Della  nouifsima  Iconologia 


Acadcmie,per  fino  a'  tempi  noflri,ne  quali  s'- 
vfa  va  quarto  modo  di  nominare  per  lo  più  1'- 
Academie,dalla  ellettionedi  qualche  nomo 
fuperbo,&  ambitiofo,da  graue,e  modello,  da 
faceto,  capriciofo,  &  ironico,e  queflo  vltimo 
è  aliai  frequétato  da'  moderni:e  per  feguitare 
l'efpofìtione  della  noflra  lìgula  diciamo,  che 
la  quantità  de  libri,  che  gli  fono  alli  piedi,  fi 
ricercono  in  bnon  numero  ,effendo  il  princi- 
pal  intento  de  gli  Academici  di  volgere  diuer- 
fe  forti  di  libri  per  acquiflo  di  varie  fcienze  . 


Il  Cinocefalo,  ouero  Babuino  lo  facciamo  ali 
fiflente  dell'  Acaciemia,per  efferc  egli  flato  te- 
nuto da  gli  Egitti)  Ieroglirlco  delle  lettere  , 
&  però  lo  confacrauano  a  Mercurio  riputato 
iuuentore ,  &  autore  di  tutte  le  lettere  fi  come 
riferifee  Pierio  Valeriano  lib.ó.e  ponefitra_^ 
libri,perche  vno  che  vuok  far  profeffione  d'- 
Academico  Ietterato,deue  flare  alfiduo  ne  gli 
fludij,  quali  vengono  molto  accrefeiuti  dalla 
frequenza  delle  Academie . 


I 


I      A.. 


DOnna  Yecchia,brutta,  mal  veftita,  che_> 
flia  à  federe,  e  che  tenghi  la  guancia  ap- 
poggiata fopra  allaiiniflra  mano, dalla  quale 
penda  vna  cartella  con  vn  motto,  che  dichi  ; 
TOUPET  INERS,  &ilgomito  di  det- 
ta mano  fia  pofato  fopra  il  ginocchio,tenendo 
il  capo  chino,e  che  fia  cinto  con  vn  panno  di 
«©lo  r  nero,,  e  nella  delira  mano  vn  pefee  detto 
Torpedine . 


Accidia ,  fecondo  S.  Giouanni  Damafceno. 
l.i. è  vna  triflitia,che  aggraua  la  mente, chi_» 
non  permette, che  fi  facci  opera  buona . 

Vecchia  fi  dipinge, perche  ne  gl'anni  fenili 
ceffano  le  forze,  &  manca  la  virtù  d'operare , 
come  dimoflra  Dauid  nel  Salmo  70.  doue  di- 
ce; Neproijciat  me  in  tempore  fenefttitis  ,  cum 
dtfeceritvirtus.  mea  ne  derelinquas  me. 

Mal  reflua  fuapprefenta,perche l'Accidia 


Parte  Prima. 


uen  operando  cofa  veruna,  induce  pouertà,  e 
mifena,come  narra  Salomone  ne  i  Prouerbij 
al  x%.§lui  operatnr  terram  fuxm  fatiabitur  pa- 
nibus.qui  autemfeUatur  otium  replebitur  age- 
Jiate.  E  Seneca  nel  lib.de  benef.  Pigriti*  eli  nte- 
trixtgeffatis. 

Il  ftare  à  federe  nella  guifa ,  che  dicemmo 
fìgnifica,che  l'Accidia  rende  l'huomo  otiofo, 
e  pigro, come  bene  lo  dimoftra  il  motto  fopra- 
detto,e  S.  Bernardo  nell'Epiftole  riprendendo 
opaccidiofi  con"  dicet.O  homo imprudès  millix 
millium  mimttmnt  ei,&deciescentena  milita 
M0unt  ei,&  tu  federe pr&fumis , 

La  tefta  circondata  col  panno  nero,  dimo- 
ftra la  mente  dell'accidiofo  occupata  dal  tor- 
pore^ che  rende  l'huomo  ftupido,  &  infenfa- 
to,comenarra  Indoro  ne'  foliloquij  lib.  i.Per 
torporem  vtres,  tfringentum  defluant. 

Il  pefee  ,  che  tiene  nella  delira  mano  ligni- 
fica Accidia  percioche  li  come  quello  pefce_» 
(come  dicono  molti  Scrittori, e  particolarmen 
te  Plinio lib.ji.cap.i.Atheneolib.7.e  Plutar- 
co de  folertia  Animalium)  per  la  natura,e  prò 
prietà  Tua ,  chi  lo  tocca  con  le  proprie  mani,o 
vero  con  quali!  voglia  iftrumento,  corda,  re- 
te,oàltro,lo  rende  talmente  ftupido,  che  non 
può  operar  cofa  nilìuna;  così  l'accidia  hauen- 
do  ella  l'ideile  male  qualità,  prende,fupera  , 
&  vince  ,  di  maniera  quelli  chea  quello  vitio 
fi  danno, che  li  rende  inhabili,infenfati,e  lon- 
tani da  opera  lodeuole,&  virtuofa . 
Accidia  . 

DOnna  vecchia,  brutta,  che  ftia  à  fede- 
re,con  la  delira  mano  tenghi  vna  corda, 
e  con  la  finiftra  vna  lumaca  ,  ouero  vna  tarta- 
ruca—j 

La  corda  denota, che  l'Accidia  lega,  &  vin- 
ce gl'huoniini,  e  li  rende  inhabili  ad  operare. 
Et  la  lumaca, o  tartaruca  ,  dimoftra  1j_v> 
proprietà  degl'accidiofi  ,  che  fono  otiofi  ,  é 
pigri .  Accidia. 

DOnna  che  ftia  a  giacere  per  t  erra,'  &  a 
canto  ftaràvn  afuio  umilmente  a  gia- 
cerci! qual  animale  li  ibleua  adoperar  da'gl'- 
Egittij  per  moftrare  la  lontananza  del  penlie 
ro  dalle  cofe  facre,ereligiofe,  conoccupatio- 
ne  continua  nelle  vili,&  inpenfieri  bialìmeuo 
li,  come  racconta  Pierio  Valeriano. 

ACQUISTO    CATTIVO. 

HVomo  veftito  del  color  delle  foglie^ 
dell'albero  quando  ftanno  per  cafeare  ; 
ftarà  detta  figura  in  atto  di  camminare,  &  vn 
lembo  della  vefte  ftia  attaccato  ad  vn  rp ino, ti- 
rando vn  grande  fquarcio ,  a  che  riuolta  mo- 


ftri  il  difpiacere  che  ne  iente,e  nella  delira  ma 
no  terrà  vn  nibbio  che  rece  . 

Veftefi  del  detto  colore ,  perche  fi  come  fa- 
cilmente cafeano  le  foglie  dell'albero,cofi  an 
co  cafeano, &  vanno  a  male  le  cofe  non  bene, 
acquisiate; il  medefimo  dimoftra  lo  fpino,  per 
cicche  quando  l'huomo  men  penfa  alle  coie_> 
di  mal'acquifto  ,  all'hora  ne  riceue  danno  ,  e 
vergogna . 

Tiene  con  la  delira  mano  il  nibbio  ,  per  di- 
moftrare  quello  che  a  quello  propolito  dilfe_> 
l'Alciato  %  tradotto  in  noftra  lingua . 

Reduce  Nibbio  Mentre^ 

Rece  fouerchio  cibo  ,  che  rapio  , 

Con  la  Madre  fi  duol  del  fatto  rio  : 

Dicendo  .   Ahi  ,  che  del  ventre 

M'efcon  l'interiora  ,  e  in  gran  perigli» 

Mi  fento  ,  0»  ella  a  lui  t 

Non  ti  doler  o  figli» 

Che'l  tao  non  perdi  no; ma  quel  d'altrui . 
ACVTEZZA  DE  L'INGEGNO. 

LA  Sfinge  (come  narra  Pierio  Valeriana 
nellib-vj.  fottola  punta  della  zagaglia  di 
Pallade  ,  ficome  fi  vedeua  in  quella  ila  tu  a  di 
Minerua  ,  che  Plinio  dice  elfer  anticamente 
ftata  drizzata  iu  Atene)  ci  può  lignificare  l'a- 
cutezza dell'ingegno, percioche  non  éal  mon 
do  cofa  sì  coperta,  e  tanto  nafcofta,che  l'acu- 
tezza delPhumano  ingegno  feoprire,  e  diuul- 
gare  non  polla ,  sì  come  detto  habbiamo  in  al- 
tro luogo  nella  figura  de  l'ingegno,però  fi  po- 
trà dipingere  per  tal  dimoftratione  Minerua 
in  quella  guifa  ,  che  lì  fuole  rapprefenrare__>> 
ma  che  però  fotto  a  la  zagaglia  vi  fia  vna  Sfin 
gè ,  come  habbiamo  detto  . 

ADOLESCENZA. 

VN  giouinetto  veftito  pompofamente,con 
la  delira  mano  li  apoggerà  ad  vn'arpo-^p 
da  fonare,  e  con  la  finiftra  terra  vno  fpecchio, 
in  capo  vna  ghirlanda  di  fiori,poferà  vn  piede 
fopra  d'vn'orologgio  da  poluere  ,  che  moftri 
che' fia  calata  alquanto  più  poluere  di  quella 
della  pueritia ,  &  da  l'altra  parte-vi  fia  vn  pa- 
go ne-?  • 

Adolefcenza  • 

VErginelladi  bello  afpetto ,  coronata  di 
fiori, moftri  rifo,&  allegrezza,  con  la_j> 
vefte  di  varij  colori  . 

Adolefcenza  è  quella  età  dcll'huomo ,  che 
tiene  dal  decimo  fino  al  ventèlimo  anno,nel- 
la  quale  l'huomo  comincia  col  mezzo  de  fenfi 
ad  intendere,&  imparare,  ma  non  operare  fé 
non  confufamente  :  comincia  bene  adacqui^ 
ftare  vigore  «e  (cidi  per  eui  della  la  ragione^ 
A      +  ad 


8        Della  nouifsimajlctìnologia 


axt  eleggere  ,  &  volere,  equeftofi  chiama  au- 
gumcnto  • 

La  vefte  di  \  ari j  colori  cantica  inuennonc 
perche  gli  Egittij, quando  voleuano  inoltrare 
nelle  lor  pitture  l'Adolefcenza  (  iècondo  che 
racconta  Pieri©  }  faceuano  vna  vefte  di  vanj 
colori  ,  lignificando  la  volubilità  de  la  natura 
giouenile  eia  varietà  de1,  defidcrij,che  foglio 
no  venire  à  giouani,mentre  fono  nella  più  fre 
fca  età, e  ne  gli  anni  più  tenerhperò  dicefi  che 
la  via  dell'Aquila  in  Cielo, del  Serpe  in  terra, 
della  Naue  inacquai  dell'huomo  nelladole 
feenza  fono  difficili  da  conofeere,  e  ciò  li  tro- 
ua  nelli  Prouerbi  al  5. 

La  corona  de'  fiori  ,  e  ia  dimoftratione  del 
rifo,  lignifica  no  allegrezza,  il  che  fuole  regna 
re  aifai  inqueftactà,  che  pei  ciò  fi  rrippreìen- 
ca  allegra,e  di  bello  afpetto,dicendofi  ne  i  Pro 
aerbi  al  xv.  Che  l'animo  allegro  tende  l'Ita 
florida^. 

A  D  O  T  T  1   O  N  F. 
del  Sig-Giouanni  Zaratino  Caftcllini. 

MAiKo  N  A  ch'habbia  nella  iìniitra  vna 
Polica,  onero  Oilìfraga ,  &  la  dcflra  al 
collo  d'vn  Giouane_j«. 

L'Aito ttione  fecondo  alcuni  è  vn'atto  lega- 
Je  per  wOiifoiatione  Ai  coloro  che  non  hanno 
.figlioli, v  he  o.uafi  imita  la  natura  :  ma  perche 
lì  là  l'Adottioue  anco  da  quelli, che  hano  figli 
aoli,  femplicemente  cofi  potra/fi definire.  L'- 
Adottionc  e  vn  legitimo  atto  per  il  quale  vno 
fa  figliolo,che  non  è,&  quali  imita  la  natura: 

Marco  Enulio  .Lepido  padre  di  Lepido 
'inumuiro  ,  vincine  il  figlio  addotto  Emilio 
Paolojche  dopò  l'adottione  Paolo  Emilio  Le- 
pido fi  nomino  Claudio  Imperatore  lafsò  Bri 
tannico  ino  figliolo  legitimo  naturale  in  età 
fionda  dice  Dione  ,  &  vigoroiò,  fé  ben  patina 
di  mal  caduco  per  :quanto  ferine  5uetonio  al 
quale  per  ragion  naturale  toccaua  l'Imperio  , 
&iafso  vn  tìglio  adottiuo,  che  fu  Nerone  il 
qual  per  ragion  ciuiie  concorrcua  a  parte  del-. 
l'Imptrio^maegh  per  imperar  iicuramente_» 
folo  fece  con  vn  boccone  preparato  da  Jocufta 
a  donna  venefica-vemred'improuifoa  Britan 
juco  il  mal  caduco  della  morte  I 

AìPAdottionc  tribù  irono  i  Romani  mag- 
gior forza  che  non  ha;  come  che  l'adottato 
ìaiìalfe  la  naturalefua  conianguinità,&:  che_> 
gli  adottati  hauclìlrocoi.lai.guunrà  coni  ir- 
gli di  quello  che  adottaua.  Claudio  Impera1 
dorè  nel  giorno  che  fi  fece  figlio  adottiuo  Ne 
xone,fe  lo  fece  anco  genero,  come  narra  D10- 
,  oc,  ma  fece  prima  adottare  Claudia  fua  figlio 


la  in  vn'alcra  famiglia  della  Gente  Ottanta, 
per  non  parere  che  delle  per  moglie  al  fratel- 
lo la  forclla .  Cornelio  fpinthere  Confole  Ro- 
mano  defideraua  che  Cornelio  fpinthere  lito- 
figliolo fullc  meflb  nel  Collegiodc  Pontefici 
loro  gentili,  ma  perche  indetto  Collegio  vie- 
ra  Faufto  figliuolo  di  MIa,ch'era  della  mede- 
ma  Gence  Cornelia,&  la  legge  prohibiua  che 
non  poteflero  edere  dui  d'vnaftella  cafata  in 
detto  Collegio,  fece  adottare  il  fuo  figliuolo 
nella  Gente  di  Manlio  Torquato,  &  in  quel 
modo  olferuate  le  parole  della  legge.fù  in  ef- 
fetti dùfoluta. 

Matrona  è  l'Adottioner  perche douendo  1- 
uiitar  la  natura  non  può  vn  minore  adottare 
vno  che  fia  maggior  d'età . 

Euripide  in  Menalippe  tiene  perpazzovno 
che  no  ha  figliuoli  à  nceuerein  cafa  fua  efter- 
na  prole, e  gli  pare  che  douerebbe  fopportari_> 
con  partenza,  fé  Dio  non  gli  ha  conceduto  fi- 
gliuoli propri  j,  fenza  andare  à  pigliar  figli  d'- 
altri. Htcfe  ftultum  fate&tur  ijj:ti  cHwitbe^ts 
ente*  careret ,  externam  prole»)  &Aibm fu; s' at- 
cerfiuit%nnm  cum  libero; procreare  Dy,nan  coti 
cejfcrunt  ,  idpati  de&it  ,  non  intufare  numen. 
Democrito  per  Io  contrario  èdiparcre,ehe  vn 
huomo  douitiofo  il  douerebbe  adottare  vn  fi- 
gliuolo di  qualche  amico  ,  perche  lo  può.ha- 
uere  tale,quale  lo  de  fiderà.  Vno  che  ha  genera 
to  figliuoli  bifogna  che  le  li  tenghi  nelia  ma- 
niera che  nati  gìi  fono,ancorche  cattila, e  fee- 
lerati,mà  vno  che  adotta,  da  più  buoni  lì  può 
capar  per  figlie,  il  miglior  di  coitomi,  &  fri* 
tu  .  Onde  il  Petrarca  utili  fuoi  dialoglu  d:L- 
fe  .  Adoptio  prJiJpLqua  efi  >?Atwa,ill*  JtobUior, 
he.c  e zutior \illii  fine  confitto  gignentis  e* fu  qui- 
dam, h&c  adoptanfs  certo  iudtcioo.pf,r/ftur .  Se- 
llerò Imperadorefi  vantaua  di  lallare  dm  fi- 
gliuola Antonini,  Balliamo  e  Geta  generati  da 
luij&  che  in  quefto  era  di  miglior  conditione 
di  Antonino  Pio  ,  che  lafsò  dui  figliuoli  adot- 
tila Vero,  &  Marco  Antonini,.  Ma  l'amor,  pa- 
terno lo  accecana^fc  la  fpcranza  lo  gabbò  poi- 
ché morto  lui  Bafliano  detto  Caracalla,fù  cru-. 
delifiimo  fpargitordi  fangue, ammazzò  Geta 
fuo  fratello  con  molti  Senacori,&  volle  far  vc- 
cidcre  Giulia  madre  di  Geta  ,  perche  piange- 
ua  la  morte  di  fuo  fìgliuolo,vinto  poi  dalla  di 
lei  bellezza,la  prefe  per  moglie  ancorché  ma- 
dregnagli  filile  fenza  rifpetto  della  memoiia 
paterna  Geta  anco  nel  tempo  che  ville  fu  g'- 
alpri  coitumi,libidinolò,golofo,&  emulo  dei- 
li  vitij  del  fratellc,come  in  Dione  fi  vedejlib., 
7 6, FtOj Seueri  Antonini**  ,&  Gtti>  lUutiaw 
tantum 


Parte  Prima! 


tantjuam pedagogo  liberati  ycoepere  omnia  prò 
libidine  ugere,mHlieres  dedecore  affieere,  pueros 
•violnrs,inique  colligere  pecuniam,gladiatores  , 
Atq, auriga*, fìbi  focietate  dettincere ,/e<jue  inui- 
etm  Atnulari.  Quindi  è  che  fpartianofì  molle 
adire  che  quali  neiiungrand'huomo  ha  la/la- 
to dopò  fé  ottimi ,  &•  v-uli  figli  limili  à  fe,& 
che  farebbe  flato  meglio  che  alcuni  fufTero 
morti  séza  figliuoli:ne  ciò  folo  dice  per  li  pa- 
dri di  natura,maanco  di  Adottione,come  Au- 
gufto  che  lafsò  Tiberio ,  e  Traiano  che  lafsò 
Adriano i meglio  batterebbe  detto  dopò  Tibe- 
rio di  Claudio^  che  adontò  Nerone  dui  pettinai 
iniqui  Imperatori  fatti  per  Adottione,rifpet- 
ta(à|  quali  Adriano  fu  Ottimo,  e  generofq 
Guerriero,che  molte  vigorie riportò.  V Adpt- 
tione  che  fece  Augurio  di  Tiberio ,  fu  sforza 
ta,  fi  per  morte  de  fuor ,  fi  per  importunità  di 
Liuiafua  moglie  madre  di4Tiberio,i  ctrj  mali 
coitumi  ben  conobbe  Augufto  prima  che  lo  ri- 
ceueffe  in  Adottione  .    I  fieri  coitumi  di  Ne- 
rone  vogliono  alcnni,che  nel  principiotono-' 
feruti  non  fuiVero  ;  diede  nell'indole  fua  buon 
faggio  di  fé  ,  &.  fece  gran  profitto  nelle  artiji- 
bcraji,fi  m'oflrò  mifericordiofo,.&  clemente^, 
quando  li  fottoferine alla  condannatipne  d'y-. 
no  lòfpirando,  e  dicendo,  vtinam  nefeirem  Uu 
uro*  ,  &  quanto  ciò  diceife  di  cor?  lo  teilifica 
Seneca  fuo  Maeftro  nel  trattato  de  clementia; . 
fé  ben  prouò  nella  propria  vita,  che  riufeì  in-, 
ciemqnte  dopo  einqueaniu  del  fuo  Imperio  j.' 
de  qual-i  cinque  anni  dUfc   Traiano  lodatilli- 
mo  Impe  radere  che  ninno  meglio  di  lui  go- 
uernò  i/Imperio,  ftante  ciò  farebbe  rimafto 
ciafcuno  2ggabbato,&  ogn'vno  l'hauerebbe_j 
più  che  volontieri  adottato  ,  ma  Claudio  non 
riebbe  cura  di  rimaner  aggabbato  perche  l'a- 
dottò ad'm'tanza  d'Agrippina  da  lui  amata  : 
Se  ben  biibgna  mangiare  molti  moggi  di  fale 
prima  che  fi  conolca  vno,  eflendo  difficile  il 
conofeere  altri, tanto  quanto  il  conofeer  fé  ftef 
fo,nuiladimeno  fi  è  veduto ,  che  per  l'ordina- 
rio.gl'Imperadon  nelle  adottioni  hanno  fatto 
buona  eiettione:  buona  fu  l'elettione  di  Cefa- 
re,che  adottò  Augufto, buona  fu  q Ila  di  Ncr- 
ua,che  adottò  Traiano, buona  fu  quella  di  Tra 
iano3(fe  ben  nò  piace  à  Spartiano)  che  adottò 
Adriano, buona  fu  quella  di  Adriano,che  adot 
tò  Lucio  Ceionio  Commodo  Vero  ,  che  fu  di 
bello  afpetto,regia  prefenza,  ornato  di  buone 
lettere, &  d'alta  eloquenza  ,  imperfettione  d'- 
animo non  hebbe  ,  ma  debile  compiendone  di 
corpo  notiffima  ad  Adriano,  che  di  lui  dille . 
Ofìtndeht  temi kHnctantHm futa ,Hi<b  vltrx 


Ejfe  fiuent  .  £t  quando  morì  fi  dolfc  dicendo» 
ci  fìamo  appoggiati  ad  vn  muro  caduco, &  ha  b 
biamo  perduto  quattro  nulla  fritertij  dati  »!.' 
Popolo,  &:  asoldati  nell'allegrezza  dell'Adot  • 
none  ;  tre  altre  Adottioni  che  feguitano  fatte- 
dall'ifteflb  Adriano,&  d'ordine  fuo,furono  pa  ; 
riméti  buone. Marco  Antonino  Tio,&  M.Au-  - 
relio  Imperatori ■diguidiini,  &  vero  figlio  del 
fudetto  Ceionio,  che  trionfò  nel  medemo  car- 
ro con  M.Aurelio  fuo  fratello  adottiuo.  Altre 
Adottioni  fiiccefledopò>dj. felice  elettione.che 
recar  portiamo,,  ma  perche  niuna  auanzal'A- 
dottione  fatta  in,p cr/bna  d'Antonino  Pio,&  di 
M- Aurdio  non  partiremo  più  oltre,  &  verre- 
mo ad'efplicare  il  fentimento.,  che  reità  nella 
figura . 

LaFùIicU  alcuni  dicono  fia  di  color  fofeo 
di  fulìgine,altri  che  biancheggi, altri  (la  l'iltef 
fa  che  l;Erodio,.&  à  quello  coùtribuifcono  eo- 
fe  naturali  di  quella;  ma  fé  la  folica  ha  vn  ciuf 
fo  ricciuto  in  tefta  come  vuole  Plinio  lib.  ri. 
cap.  5  7.  Se,  fe-1'Erodio  è  quello  che  dal  volgo  ' 
fi  chiama  Faleone,comedice  Bartolomeo  Àn- 
glico, non  pofìbno  efière  imedelìmi  Augelli ,  - 
perche  il  Falcone  non  ha  ciurlò  ricciuto  in  te-  . 
fta,?  tanto  manco  fé  la  Folica  è  aquatica,è  Ita 
intorno  al  mare  ,  e  fragni  ampli/Timi  come  ad 
Arilloteie,  &  ad  altri  piate, la  confufìone  pro- 
cede da  vane  caufe,vna  è  che  molti  augelli  di 
rapina  vanno  fotto  nome  generico  d'Aquile_> 
Falconi,.  Sparauieri,Aftorri,Auolrori, maggio  • 
ri,eminori,màin'ifpeuefonodiuerfi;  veggafi 
Aditotele  ,  Plinio  ,  Alberto  Magno,  &  Olao 
MagnOi&  perche  più  augelli  cadono  fotto  v- 
nc  fletto  genere,auuiene  che  gli.Aùttori  equi- 
uochino  alle  volte,  e  fcriuino  vnnome  perv- 
n'altro,la  feconda  è  chei  Traduttori  da  greco 
iu  latino  fpefle  volte  non  traduconoil  proprio 
efignifìcante  nome  ,  come  auuertifce  Adrian 
Tu rnebo apunto  fopra  la  Folica  libr.  zy.cap. 
13.  oue  dice.  Exoditu  à  Cicerone  Fulica  ,à 
Murene  Mergm  vertitur.  &c  nel  lib.  19.cap.1z. 
quello  che  da  Arato  chiamali  Erodio,  da  V11- 
giliofi  traduceMergo,&  da  Cicerone  Folica: 
ne  èmerauiglia  perche  la  Folica  fecondo  Al- 
berto Magno  è  del  genere  de  MerghijO  Smer- 
ghi che  dir  vogliamo, &  Ariltotele  la  nomina 
io  compagnia  del  Mergo  lib.8,cap.j..G/»«/A-J 
alba  ,  ey  Fulica  ;  Mergus  &.  Rupex  viclitant  .:- 
pud  mar  e  5  la  terza  è  perche  alcuni  di  quelli 
augelli, che  li  comprendono  fotto  vn,  genere^» 
medemo,  hanno  tal  volta  qualche  medcmu_>-> 
natura,&  qualche  fimiglianza  di  colore, òfat 
cezza  tra  loi.Ojla  onde  occorre  e  he  gli  Auttori 
pigliano 


io        Della  nouifsima  Iconologia 


figliano  vno  per  vn'altro ,  &  ciò  nella  Folica 
li  manifefta ,  la  quale  per  auttorità  d'Alberto 
Magno  è  negra,&  aquatile, fi  rallegra  della_^> 
cepefta,  &  allhora  fcherza,e  nuota  nel  mare, 
non  li  parte  da  luoghi  doue  nafce.nel  Tuo  nido 
tiene  continuamente  gran  prouifione  d'alimen 
ti ,  &  è  tanto  liberale  che  ne  fa  parte  ad  eftra- 
nei  augelli.  Quella  eh 'hoggidi  chiamali  in 
Roma  Folica  augello  aquatile  è  di  colore  ne- 
gro,che  tira  vn  poco  al  bigio ,  ha  il  becco  ne- 
gro^ parimenti  li  piedi, come  l'anatreIIa,con 
quelle  pel  lette  tra  vn  dito,e  l'altro^  ha  la  te- 
tta negra  lènza  ciuffo,&  lenza  crefta  ricciuta. 

L'Oflifraga  fpetie  d'Aquila  è  ancor  eiì'.t^» 
bigia  di  color  cinentio,  figurata  dal  Mattiolo 
fopra  Diofcoride  .  Ariftoteie  libro  8.cap.  3. di- 
ce che  è  di  color  di  cenere,che  biancheggia, be 
retin  chiaro,&cheè  più  grande  dell'Aquila, 
ma  non  però  della  Gnefia  aquila  della  fefta_^ 
forte  ,  la  quale  fecondo  Ariftoteie  lib.  9.  cap. 
3  i.è  maggior  d'ogni  altra  Aquila,  &dell.i_j> 
OinYraga,la  quale  da  alcuni  Auttori  Greci, & 
dal  Mattiolo  chiamali  in  greco  <?hvh  .  parola 
che  nell'Odiflea  terza  d'Homero  non  lungi 
dal  fine  Aquila  fi  traduce, volendo  iui  lignifi- 
care la  preftezza,con  la  quale  fi  partì  Minerua 
parlato  ch'hebbs_>. 

Sic  certe  locata  abijt  cts'ut  ocklti  Minerux~> 
ftiVH  Aquile  ftmilis  . 

Gli  oiferuatoridi  lingua  greca  espongono, 
che  fi  chiami  anco  la  Folica ,  &  POflìfrag.i^» 
con  quella  voce  Ziivn  . 

Il  Cardinale  S.Pietro  Damiano,  che  qui  in 
Faenza  ripofa,  vuole  ancor  eilò  nel  lib.i.epift. 
i8.che  la  folica  da  Greci  fia  detta  ptivn.&c  le_> 
attribuircela  medema  natura  che  da^Plinio 
lib.io-cap-3.&  da  Ariftotele  lib  9. cap.  34.  & 
lib.é.c.6.  viendata  all'Olfifraga  ,  &  è  che  ri- 
ceue  con  benignità  il  pollo  (cacciato  dàll'A- 
quilacome  fuo  figlio  adotti uo  ,  &  come  fuo 
naturale  clementemente  nutnfee  tra  fuoi  pro- 
pri) parti  .  ithec  modoquem  Aquila  crudeli^ 
ter  paterni,  fedì  h&rtditatis  exortem  ,  ita  fibi 
quttfe materna pietztis  intuiti*  futs  adoptzuit  fi- 
lijt  cohiredem  .  Per  tal  pietoia  natura  là  Foli- 
ca, ouero  Oftifraga  èattiilimo  limbolodell'- 
Adottione,la  quale  appreflb  gli  Antichi  Roma 
ni  era  molto  invfo,fi  comeanco  l'alimentare 
figli  d'altri, che  ne  meno  erano  in  tutela,ne_> 
in  Adottione,  ma  erano  tenuti  come  figli  pro- 
pri),e  dauàno  a  quelli  il  medefimonomegen- 
nlitio  della  cafata  loro,  come  fi  Vede  nelle  in- 
knttioni  ftampate  da  Smetio  ,  tra  quali  vi  è 
guerra  notabile  ad  Aurelia  Rwfina . 


A  VR.  RVFINAE 
ALVMNAE.  PIENTISS. 
ET.  IN  COMPARABILI 
QVAE  VIXITANN.  XXVII 
M.     X.     D.     I  I. 
FIDE  COGNITA 
MEMOR.  OBSEQVII.   EIVS 
AVRELIA.   SOTERIA 
PIETATIS.  PLENA.  p 

Quefta  pietà  non  s'vfa  hoggidì  per  le  cafe, 
appena  s'alimentano  i  figli  proprijnnà  in  quel 
li  tempi  fi  ftendeua  tant'oltre  che  laflauano 
heredi  i  loro  Alunni, fi  come  apparifeein  vn'- 
altra  infcrittione  trouata  già  nella  Pieue  della- 
Brufada  Villa  di 'Faenza—?. 

; 
M  A  R  I  A  I .     P  O  L 
MARIVS.     PRIM 

MARIA.     MA 
X  I  M  I  N  A  .     AL 
VMNI.     ET.    ,HER,    P 

I  figli  Adottiui  con  molto  più  ragione  de_> 
gli  Alunni  pigliauano  il  nome  gentilitio  della 
cafata  di  coloro,che  li  adottauanò,da  quali  in 
dia  erano  riceuuti:  però  la  figura  dell'Adot- 
tione  tiene  la  deftra  al  collo  del  giouane  adot- 
tato", elfendo  l'abbracciamento  legno  d'acco- 
glienza^ riceuimento.D10nelib.46.ci  auer- 
tifce,che  chi  era  adottato,pigliaua  nona  nomi 
natione  da  chiadottaua  ,  ma  riferuaua  qual- 
ch'vnode  nomi,  che  prima  portaua  ,  formato 
alquanto  in  altra  maniera  ;  come  Caio  Otta- 
uio  che  fu  Augufto  adottato  da  Caio  Giulio 
Cefare,  il  chiamò  Caio  Giulio  Ottauiano  ,  e 
Tiberio  Claudio  Nerone,adottato  da  Ottauia- 
no fi  chiamò  Tiberio  Giulio  Claudiano  ,  il 
quale  fu  anco  per  teftamento  laflato  figlio  a- 
dettiuo  &  herede  da  Marco  Gallio  Senatore  j 
ma  per  quanto  racconta  Suetonio,s'aftenne_> 
di  pigliare  il  fuo  nome  perche  Gallio  fu  della 
parte  contraria  d' Augufto;  altrimenti  fi  fareb- 
be nominato  Tiberio  Giulio  Gallio  Claudia- 
no .  Altri  figli  adottiui  non  folo  pigliauano 
il  nome  gentilitio  di  chi  li  adottaua,  ma  anco 
il  prenome  &  cognome  .  I  dui  figliuoli  mag- 
giori di  Paolo  Fmilio  vno  adottato  da  Fabio 
Malli  mo,  &  l'altro  da  Scipione  Africano  but- 
torno  il  nomegentilitio,&  cognome  paterno- 
Il  primo  li  chiamò  Fabio  Mailìmo  .  Il  Secon- 
do Cornelio  Scipione  :  Marco  Bruto  adottato 
da  Quinto  Cepione  lì  chiamò  Quinto  Cepio- 
ne,  &  Publio  Scipione  adottato  da  O^M taci- 
lo,!! 


Parte  Prima.        ■         n 


lo,fi  chiamò  (^Metello  Scipione.  MA  infiniti 
pigliauano  foloil  nome  gentilitio  di  quelli 
che  li  adottauano  ,  &  ritenéuano  il  loro  natu- 
rale anteponendo  à  quello  l'àdottiuo .  Albia 
Terentia  madre  d'Qthone  Imperatore  della 
quale  Suetoniocap. primo  era  figlia  di  Teren- 
tio  adotta  da  Albio  :  nelle  infcrittioni  dello 
Smetio  trouafi.  Gain*  Julius,  Pomponiut  Fu- 
deus  Seutrianm  ,  era  di  cafa  Poitiponia  pater- 
na,adottato  da  vno  di  cafa  Giulia,fù  prefetto 
di  Roma  .  Vn'altro  Prefetto  di  Roma  Marco 
Calilo  Hortenfio  Paulino  nato  di  cafa  Horten 
fia,adottato  da  vno  di  CafàCaifia.Così  Quin- 
to Caftìo  Domitio  Palombo  nelli  tempi  di  A- 
driano  Imperadore  nato  di  cafa  Domitia  adot- 
tato da  vno  di  cafa  Ca£fia,&  Caio  Ceionio  Ru 
fio  Volufiano  Confole  l'anno  del  Signore  514. 
fu  di  cafa  Rufia  adottato  da  vno  di  cafa  Ceio- 
nia .  Altri  metteuano  il  cognome  del  padre_> 
adottiuo  innanzi  al  fuo  cognome  lattando  i 
nomi  genriliti  j  .  Marco  Vlpio  Traiano  adot- 
tato da  Marco  Cocceio  Nenia  fi  chiamò  Ner- 
ua  Traiano  •  Publio  Elio  Adriano  adottato  da 
M.  Vi  pio  Traiano  fi  chiamò  Traiano  Adria- 
no. Altri  Iaflando  il  nome  gentilitio  paterno 
preponeuano  il  gentilitio  adottiuo  al  proprio 
cognome:  Il  fudetto  Lucio  Ceionio  Commodo 
Vero  adottato  da  Adriano  Imperatore  ch'era 
dellagente  Elia,fì  chiamò  Lucio  Elio  Vero.fe. 
ben  nella  memoria  fu  a  conferuata  nella  mole 
Adriana  vi  manca  il  cognome  Vero,  fu  egli  il 
primo  Cefare  ad  effere  fepolto  in  detta  mole_> 
Adriana  ne  gli  Orti  di  Domitia  fopra  il  Teue- 
re,  ch'hoggidì  Cartello  di  S.  Angelo  s'appella 
Pigliauano  ancora  quanti  nomi  haueuano 
quelli  che  li  adotrauano,  tanto  nomi  paterni 
quanto  adottiui .  Marco  Aurelio  Imperadore 
Filofofo  era  di  cafa  Annia  fua  paterna,  &  fi 
chiamò  dalla  natiuità  Marco  Annio  Vero,  a- 
dottatodal  Bifauo  materno  fi  nominò  Lucio 
Catilio  Annio  Seuero;  adottato  poi  da  M- An- 
tonino Pio,ch'era  della  gente  Aurelia  da  can- 
to paterno,  &  della  gente  Elia  per  Adottione 
fatta  da  Adriano  Imperatore,  Marco  El  io,Au. 
relio  Antonino  s'appellò. Ond'è  che  Vero  Im- 
peradore figlio  del  fudetto  Ceionio  adottato 
da  Antonino  Pio, per  ordine  d'Adriano, fi  tro- 
ua  nominato  con  vari  j  nomi  ch'hebbe  M.An- 
tonino fuo  P  adre  adottiuo,&  con  altri  che  heb 
be  ciò  fi  raccoglie  da  Giulio  Capitolino  che_> 
lo  chiama  Elio  Vero, perche  fuo  padre  natura- 
le eflendo  Cefare  ,  fi  chiamò  Elio,  &  Elio  fi 
chiamò  Antonino  Pio  fuo  padre  adottiuo :fog- 
giunga  poi  che  M. Aurelio   filofofo  Impera- 


dore ,  quafi  padre  delle  à  Vere  nome  di  Vero 
Imperatore,  &  d'Antonino  .  De  nomi  che  da 
Spartfanoal  Padre  d'Elio  Cefare,  a  Vero  Im- 
peradore folamétefi  deuonoidui  vltimi,non 
ad  Elio  Cefare,  né  a  fuo  Padre .  Le  parole  di 
Spartiano  fono  quefte  ragionando  d'Elio  Ce- 
ùve.Huic  Pater  Ceionius  Commodus  fuit,quem 
alij  Verum,  alij  Lucium  Aurelium,  multi  Ar- 
nium  prodiderunt .  Lucio  Ceionio  Commodo 
Vero  fi  chiamò  l'Auo,&  il  Padre  di  Vero  Im- 
peradore,&  Vero  ifteflò  dalla  natiuità, ma  nibi 
no  de  fuoi  maggiori  fu  chiamato  Aurelio,  ne 
Annio, quali  due  nomi  conuengono  a  lui  lolo. 
Aurelio  perche  fu  adottato  da  Marco  Antoni- 
no Pio  di  cafa  Aurelia.  Annio  perche  M-  Au- 
relio Filofofo  Imperadore  di  cala  Annia  tenne 
Vero  Imperadore  come  figlio  adottiuo  .  Spar- 
tiano poifteflb  lo  chiama  Lucio  Ceionio  Com- 
modo Vero  figlio  di  Antonino,perche  Antoni- 
no Imperadore  lo  £tcs  fuo  figlio  adottiuo . 

ADOTTIONE  DA  MEDAGLIE, 
del  SÌ5.  Giouanni  Zaratino  Cartellini . 

DV  E  figure  togate  che  fi  congiunganole 
manideftre,  per  la  concordia  di  due_» 
famiglie  diuerfe  congiunte  iu  vna,  parlando  il 
figlio  adottiuo  nella  famiglia  di  chi  adotta,  è 
medaglia  d'argento  d'Adriano  Imperatore^, 
adottato  da  Traiano  con  tale  infcrittione_j- 
IMP.  CAES.  TRAIAN.HADRIAN.OPT. 
P.  F.  AVG.  GERM.  DAC  PART.HIC.  DI- 
VI. TRAIAN.  AVG.P.  M.  TR-P.COS.PP. 
ADOPTIO. 

La  medemainfcrittione  vedefi  in  altra  me- 
daglia con  Yna  figura  in  piedi  con  le  mani  al- 
zate, &  con  la  parola.  PIETAS,  perche  il 
fare  vn  figliuolo  adottiuo  è  atto  di  Pietà,rico- 
nofee  dunque  in  quefta  medaglia  Adriano  Im 
peradore  il  benefitio  della  fua  Adottione  dalla 
Pietà  di  Traiano  che  lo  adottò,  le  fudette  ma- 
ni  congiunte  fono  fimbolo  della  concordia, & 
la  concordia,,  fi  come  anco  la  Pietà  è  fimbolo 
deIl'adottione,ciò  fi  feorge  nella  medaglia  di 
Paolo  Emilio  Lepido  adottato  dal  Padre  di 
Marco  Lepido  Tnumuiro  ,  nel  cui  riuerfo  vi 
è  vna  tefta  della  concordia  velata  così  efpofta 
da  Fuluio  Orfini  .  Pro  Ado\ttonis  jymbolo  con- 
cordiam,  &  Ptetatem  in  antiqui*  denarijspofi- 
t(U  ejjeftpe  animaduertimus.  PauUus  autem  Le. 
pidws  adoptatus  à  Patte  M.  Lepidi  Triumuiri 
futt,&  ex  JEmilio  Panilo,  PauUus  Mtniltus  Le* 
pidusdi8nseji. 

ADV~ 


i  z        Della  nouifsima  Iconologia 


A  D  V  L  A  T  I  Ó  N  E. 

DO"  N  N  A  allegra  con  fronte  raccolta,fa- 
rà  velata  di  cangiante,con  la  deftra  ma 
no  terrà  vn  mantice  (Raccendere  il  fuoco,  e 
con  la  ìlniiri-a  vna  corda ,  &'  alli  piedi  vi  farà 
vnCamaleonte__>. 

Adulinone,  fecondo  Cicerone  nel  i.lib-del 
lequefliom  Tufculane  ,  è  vn  peccato  fatto  da 
vn  ragionaméto  d'vna  lode  data  ad  alcuno  cori 
animo ,  &  intentione  di  compiacere  ,  ouero  è 
falfa  perfuaiione,  e  bugiardo  confentimento, 
che  vfa  il  finto  amico  nella  conuerfatione  d'- 
alcuno,per  farlo  credere  di  fé  fleflb,e  delle  co- 
fé  proprie  quello  che  non  è,e 'fallì  .per  piacere, 
ì»  per  auaritia  .  .   t 

Veftefi  di  cangiante  ,  perche  l'adulatore  e 
faciliflìi^oad  ogni  occafione  à  cangiar  volto, 
e  parole,&  dir:  sì,è  nò,fecondo  il  gufto  di  eia 
feuna  pedona,  come  dimoitra  Tereatio  nell'- 
Eunuco • 


Qui  e  quid  dìcut  laudo  td  rurtu  fi  negat  lauda 
ld  quoque negat  quis,nègo:  ait ,  aio  . 
Il  Camaleonte  lì  pone  per  Io  troppo  fecon- 
dare gl'appetiti  ,  &  l'opinione  altrui  :  percio- 
che  quefto  animale,fecóhdo  che  dice  Ariltoti- 
le,li  trafmuta  fecondo  le'mutatioui  de  tempi, 
come  l'adulatore  lì  ftima  perfetto  nella  fua_^> 
profelfione,  quando  meglio  conforma  fé  itef- 
foad  applandcr  per  fiid  interelTe  à  gli  altrui 
coftumi, ancorché  biafimeuoli.Dicelt  ancora, 
che  perelTereil  Camaleonte  timidillìmo,  ha- 
uendoin  fé  fteifopochiifimo  fangue,  e  quello 
intorno  al  cuore ,  ad  ogni  debole  incontro  te- 
me,e  lì,trafmuta,donde  lì  può  vedere, che  l'a- 
dulatione  e  indino  di  pocofpiriro  ,  e  d'a  imo 
ballo  in  chi  reflercita,&  in  chi  volentieri  l'a- 
fcolta,dicendo  Aditotele  nel  4-deH'EthicaJj, 
c\ic,Omnes  adulatore*  funtferuilei,  &>  abiefìi 
ho  mine:  » 

Il  mantice,  che  è  attilfimo  inftrumento  zi 


IONE. 


accendere 


Parte  Prima 


»3 


accendere  il  fuoco  ,  Se  ad  ammorzare  i.lumi 
accefi,folo  col  vento.ci  fa  conofcere,che gl'a- 
dulatori col  vento  delle  parole  vane,ouero  ac- 
cendono il  fuoco  delle  paflìoni,in  chi  volon- 
cierigl'afcoltajouero  ammorzano  il  lume  del 
la  verità  ,  che  altrui  manteneua  per  la  cogni- 
tione  di  fé  fteffo  . 

La  corda, che  tiene  con  la  finiftra  mano  , 
dimoftra  ,  come  teftifica  S.  Agoftino ,  fopra  il 
Salmo  9.  chel'Adulationelegagl'huominine 
i  peccati,  dicendo  :  Adulanttum  lingua  ligant 
homints  in  peccatisi  delecìat  enitn  ea  facete  ir? 
quibut  nonjolum  non  metuitur  repr&henfor,fed 
etiamlaudatnr  operator .  Enell'ifteflbSalmo 
fi  legge:/»  laqueo  iflo,quem  abfconderunt,com 
prthenfusefi  per  eorum  . 

L'hauere  la  fronte  racolta  fecondo  Arifto- 
tele  de  Fiionomia  cap.9  lignifica  Adulatione. 
Adulatione. 


Cataldi  Romano  in  quel  (emetta . 

Nemico  al  vero  ,  e  delle  co/e  humanc^, 
Corruttor  ,  cecità  dell  intelletto  , 
Venenofa  beuand*  ,  e  cibo  infetto 
Di  gusli  ,  e  d'alme  fobrie  ,  e  menti  fantj. 

Di  lodi ,  di  lufinghe  ,  e  glorie  vantj- 
Vafto  albergo  ,  alto  nido  ,  ampio  ricetto 
D'opre  difisjion  ,  di  vario  affretto  , 
Sfinge  ,  Camaleonte  ,  e  Circe  immani^. 

Can  che  lufinga ,  e  morde,  acxtofiralcj, 
Che  non  piaga,  e  che  induce  à  tirane  morii 
Lingua,  che  dolce  appar  mentre  e  piìtfetta-J* 

In  fommae  piacer  rio  ,  gioia  mortale^), 
Dolce  tofeo,  asjiro  mei  ,  morbo  di  corti  , 
Quel  che  Adular  l'errante  volgo  appella^. 
ADVLTERIO. 

VN  Gionane  pompofamente  veftito,  che 
ftia  a  federe  ,  e  Ha  graffo  ,  con  la  delira 
mano  tenghi  vna  Murena,  &  va  Serpe  riuolti 
ambidui  in  bei  giri  in  atto  diefferfi  congiunti 
infiemee  con  la  finiftra  vn'auello,òfede  d'o- 


VNa  donna  veftitad'habito  artificio/o,  Se 
vago,  che  foni  la  tibia  ,  ouero  il  flauto , 
con  vn  ceruo  ,  che  li  ftia  dormendo  vicino  à  ro  che  dii  vogliamo,qual  fi  fuol  dare  alle  fpo- 
piedhcosila  depingeOro  Apolline,  e  Pierio  fé, e  che  fia  vifibile,mà  che  fia  rotta, &  aperta 
Valerianonel  7  lib-dei  fuoi  Icroglifici,e  feri-  da  quella  parte,oue  fi  congiungono  ambe  le_> 
uonoalcunijcheil  ceruo  di  fua  natura  alletta-  mani,  Cicerone  nel  j.dellioflìtij  diceche  nel 
to  dal  fuono  del  flauto,quafi  fi  dimentica  di  fé  principio  di  ciafeun  ragionamento  di  qual  fi 
fteflb,e  fi  lafcia  pigliare.  In  conformatone  di 
ciò  è  la  prefentc  immagine,  nella  quale  fi  di- 
chiara la  dolcezza  delle  parole  con  la  melodia 
del  fuono,e  la  natura  di  chi  volentieri  fifente 
adulare  con  l'infelice  naturale  inftinto  del  cer 
uo,  il  quale  moftra  ancora,  che  è  timido,e  d'- 
animo debole  ,  chi  volentieri  porge  gli  orec- 
chi agl'adulatori. 

Adulatione  . 

DOnna  con  due  faccie  l'vna  di  giouant_> 
bclla,e  l'altra  di  vecchia  macilenterdal- 


voglia  cofa  ,  deue  incominciarli  dalla  difini- 
tione  di  effa  ,  acciò  fi  fappia  di  quello ,  che  fi 
tratta.  L'Adulterio  èadùque  vno  illecito  con- 
cubito d'vn marito ,  ouero  d'vna maritata,  S. 
Tomà(oySecunda,fecund&  qus.fi.  154  art.Z.yro 
hibito  già  nel  Leuiticoal  cap.  io-  aggiuntemi 
pena  di  morte  ,  come  ancora  nel  Deuterono- 
mio al  cap.zi.&  è  egualmente biafimeuole_«> 
è  punito, fé  dal  marno  vien  commellb,  quan- 
to dalla  moglie,ancor  che  gl'huomini  fi  attri- 
buirono ingiuftamenre  maggior  licenza  del- 


le mani  gl'efcono  molte  Api, che  volino  indi-  le  femine,e  Santo  Ambrogio  regiftrato  al  cap 

uerfe  pai  ti, &  à  canto  vi  fia  vn  cane_>.  Ncmo  libi  5  z.q.4.  Nec  vtro-itcet,quodmulie- 

La  faccia  bella  è  indicio  della  prima  appa-  ri  non  licet. Onde  auuertifce  Ariftotele  nel  lib. 

renza  delle  parole  adulataci  ;  &  l'altra  faccia  dell'Economia,  cheil  marito  non  faccia  torto 

brutta  moftra  i  difetti  dilllmulati  ,  e  mandati  alla  nioglie,acciò ella  non  habbia a  ricompen 

dietro  alle  fpalle_>-  farlo  d'altretanta  ingiuria.  Giouane,e  pom- 

L'Api  fecondo  Eucherio,fbno  proprio  fimu  pofamente  fi  dipinge  eflendo  che  il  giouane 

lacro  dell'adulatore,  perche  nella  bocca  por-  fi  dimoftra  vago  nell'apparenza  ,  e  difpefto 


tano  il  mele,  è  nell'occulto  tengano  il  pungen 
te  aculeo,col  qual  ferifeono  molte  volte  l'imo 
mo  che  non  fé  ne  auuede  . 

Il  cane  con  lufinghe  accarezza  chi  gli  da  il 
pane,fenza  alcuna  diftintione  di  meriti,  &  al- 
cune volte  ancora  morde  chi  non  lo  merita  ,e 
quello  fteflb  chelidaua  ìlpane,s'auuiene,che 
tralafci:  però  fi  afilmiglia  affai  all'adulatore  , 
Se  à  quefto  propofuo  lo  pigliò  Marc 'Antonio 


più  d'ogn'altia  età  all'atto  venereo»&  a  com- 
mettere adulteri  j  . 

Si  rapprefenta  ,  che  ftia  à  federe  perciòche 
là  caufa  donde  nafee  quefto  ecceflb,il  più  del- 
le volte  è  rotio,produttoredi  penfieri  illeciti, 
quindi  Tobia  al  cap.  ì. giacendo  nel  letto, che 
denota l'otiofità,dal  caldo  fterco  delle  rondi* 
ne  fu  acciecato,cioè  dalli  caldi  affetti  de'  pen- 
fieri illeciti,e  Dauit  per  l'intemperanza  incor 

Ce 


1 4        Della  nouifsima  Iconologia 


fé  nell'adulterio  z.Reg.cap.i. 

Graifo  lo  figuriamo ,  ellendo  chel'otiohà 
per  ibrella  la  gola, la  quale  anch'ella  concor- 
re a  fanl  medelìmo  effetto  dell'otio,  onde  E- 
zcch.  a  16.  Sirores  gula.  ,  &ociofitat  quaft  duo 
lignei  incendunt  ignem  luxuri& .  Laqualfen- 
tcntia'com'prende  l'adulterio  come  comprefo 
fotto  il  genere  della  lulluna,&  il  Petrarca  nel 
Trionfo  della  Caftità,fopradi  ciò  così  dice_>. 
La  gola  ,  il  forino  ,  e  l  otiofe  piume-) 
Hanno  dal  mondo  ogni  virtù  sbandite!—). 
Di  maniera  che,  volendo  noi  fuggir  quefto 
errore  cefi  grande,  conuiene  di  ftare  con  ogni 
prontezza  occupato  nell'attioni  nobili,  &  vir- 
tuofe.e  fcacciar  con  ogni  diligenza  i  penfleri , 
che  ci  vengono  alianti, i  quali  fono  molto 
dannofi ,  1,011  folo  al  corpo,  ma  quel  che  più 
importa  all'anima,  e  però  fi  deue  feguitar  il 
belliilimo  documento  di  Santo  Agoltino  libr. 
de  Veib.Dom. Sermone  22  chedice,  Neoltra 
il  tuobifognofatiaril  ventie,perche  ilfoprab- 
boudante,è  caufa materiale  di  quefto  vitio,  e 
sa  ogn'vno,che  fenzala  materia  non  fi  produ- 
ce cola  nilluna_'. 

Tiene  con  la  deftra  mano  la  Murena  con- 
giunta con  il  ferpe,percheda  quefto  congiun- 
gimento pare,che  Ballilo  ne  interpreti  l'Adul- 
teriOjeflendoche  auuertifce gl'adulteri,  che_> 
guardino  à  qual  fiera  fi  rendono  firn  ili,  pofeia- 
che  gli  pare  che  quefto  congiongimento  del- 
la Vipera,e  della  Murena  Ila  vn  certo  Adulte- 
rio della  natura  ,  e  quefto  e  quello  che  gli  E- 
gittij  per  quefto  lìmulacro  ci  vogliono  dare_> 
ad  intendere  .  La  fede  d'ero, rotta,&  apcrra , 
come  dicemmo, altro  non  lignifica,  che  rom- 
pere^ violare  le  Sante  Leggi, il  Matrimonio 
&  in  fomma  la  fedeltà, che  deue  effere  fra  ma. 
rito;  e  moglie,  e  perciò  è  bialìmeuole  quefto 
mancamento,  perche  è  contro  alla  fede  mari- 
tale, che  lì  dinota  per  l'anello,  che  per  quefto 
lì  pone  in  quel  dito, che  ha  vna  vena,che  ard- 
ua inlìno  al  cuore.  Lap.allegatione  57.1111111.4. 
doue allega  ile. femin.  jo.q.y.  d'imoftrandoci 
dalla  più  cara  parte  del  corpo,che  èli  cuore_j 
s'impegna  per  l'ofleruanza  della  fede  promef- 
fa,però  tutti  gl'altri  errori  lì  poiiono  ricorreg- 
gere ,  ma  quefto  non  mai ,  come  afferma  Q. 
Curtio  nobilillìmo  fcrittore,  nel  lib.6.  de  geftu 
Alexandri  Magni, /ed  nullts  mentis  perfidi» 
mitigari  potefi . 


H 


AFFANNO. 
Vomo  veftito  di  berettino,vicino  al  ne- 
gro,co'l  capo  chiwo,&  volto  mefto,&  in 


ambe  le  mani  tenga  dell'affentio . 

Il  capo  chino,  e  l'afpetto  di  mala  voglia, ci 
dimoftra ,  che  l'affanno  è  vna  fpetie  di  malin- 
conia^ difpiacere,che  chiude  la  via  al  cuore,' 
per  ogni  forte  di  confolatione,e  di  dolcezza  , 
e  per  dare  ad  intendere, che  l'affanno  è  vn  di- 
fpiacere  più  intenfo  de  gl'altri;  vi  fi  dipinge? 
l'alfenrio  per  fegno  d'amaritudine  del  dolore, 
che  per  lignificare  queft'ifteflò  dille  il  Pe.  ' 
trarca_v>. 
Lagrimar  fempre  e  il  mio  fommo  diletto 
Il  rider  dogli* ,  il  cibo  affentio)  e  tofeo . 

Affanno. 

HV  o  M  o  mefto,malinconiofo,e  tutto  rab- 
buffato,con  ambe  le  mani  s'apre  il  pet- 
to,e  lì  mira  il  cuore  circondato  da  diuerfi  fer- 
pi .  Sarà  veftito  di  berettino  vicino  al  negro,il 
detto  veftimento  farà  {tracciato  ,  folo  per  di- 
moftraie  il  difpregio  di  fé  fìllio,  &  che  quan- 
do vno  è  in  trauagli  dell'animo  ,  non  può  at- 
tendere alla  coltura  del  corpo;  &  il  color  ne- 
gro lignifica  l'vltima  rouina,&  le  tenebre  del- 
la morte,alla  quale  conducono  i  rammarichi, 
&:  1  cordogli . 

Il  petto  aperto,&  il  cuore  dalle  lerpi  cinto, 
dinotano  ifaftidij,  e  trauagli  mondani,  che_> 
fempre  mordendo  il  cuore  infondono  in  noi 
fteilì  veleno  di  rabbia, e  di  rancore.-?- 

AFFABILITÀ»  PIACEVOLEZZA , 
Amabilità  , 

GIovane  veftita  d'vn  velo  bianco,e  fot- 
tile,e  con  faccia  allegra,  nella  deftra_j> 
mano  terrà  vna  rofa,&  in  capo  vna  ghirlanda 
di  fiori: Affabilità  èhabito  fatto  nella  difere- 
tione  del  conuerfar  dolcemente, con  defìderio 
di  giouare,  e  dilettare  ogn'vno  fecondo  il 
grado . 

Giouane  fi  dipinge  percioche  elfendo  la_s 
giouéntù  ancor  nuoua  ne  i  diletti ,  e  piaceri 
mondani, grata,  e  piaceuole  ogn'hor  fi  dimo- 
ftra .  Il  velo, che  la  ricuopre.fignifica  che  gl'- 
huomini  affabili  fono  poco  meno  che  nudi 
nelle  parole, e  nell'opere  loro,  e  perciò  ama- 
bili^ piaceuoli  fi  dimandano  quelli,che  à  luo 
go,e  tempo,  fecondo  la  propria  conditione,  e 
l'altrui,  quanto,  e  quando  il  conuiene,  fanno 
gratiofamente  ragionare  lenza  offendere  al- 
cuno,gentilmente, e  con  garbo  feoprendo  i«_> 
fteilì .  Si  dimoftra  ancora,che  l'animo  li  deue 
ibi  tanto  ricoprire,  quanto  non  ne  reftì  palefe 
la  vergogna  3  &  che  di  grandiilìmo  aiuto  alla 


Parte  Prima. 

AFFANNO. 


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«*>. .  ^ —    »~»^ 

piaceuolezza  è  l'eflere  d'animo  libero  ,  e  {in- 
cero • 

La  rofa  denota  quella  gratia,  per  la  quale_> 
ogn'vno  volentieri  fi  apprefla  all'huomopia- 
ceuoIe,e  della  fuaconuerfatione  riceue  guito, 
fuggendo  la  piaceuolezza  di  coftumi ,  che  è 
congiunta  con  la  feuerità,alla  quale  fìgnifì ca- 
tione li  riferifce  ancora  la  ghirlanda  di  fiori . 

AFFETTIONE. 
Vedi  Beneuolentia_-j- 

AGILITÀ'. 
Del  ReuerendifTimo  P.  Fr.  Ignatio  Danti . 

DOnna  che  voli  con  le  braccia  ftefe  ,  in 
modo  di  nuotare  per  l'aha_^. 
Agilità  • 

Glouane  ignuda,e  fnellajcon  due  ali  fopra 
gl'homeri,  non  molto  grandi,  in  modo 
che  moftrino  più  tolto  d'aiutare  l'agilità  chc'j 
volo:deue  ftare  in  piedi,  in  cima  d'vna  rup$_> 


foftenendofi  appena  con  la  punta  del  pie  man 
co,  e  col  pie  dritto  follcuatoin  atto  di  voler 
leggiadramente  faltar  da  quella  in  vn'altra_j> 
rupe, e  però  fi  dipingeranno  l'ali  refe, E  ignu- 
da per  non  hauer  colà, che  l'impedifca  in  pie- 
di per  moftraredifpofìtione  al  motorin  luogo 
dirficile,e  pericolofò,perchein  quello  più  l'a- 
gilità fi  manifefta  ;  col  piede  appena  tocca  la 
terra  aiutata  dall'ali ,  perche  l'agilità  huma- 
na, che  quella  intendiamo,  fi  folleuacol  vigor 
de  gli  fpiriti  lignificati  per  l'ali ,  &  alleggeri- 
fce  in  gran  parte  in  noi ,  il  pelò  della  fomma 
terrena^. 

STVDIO  DELL'AGRICOLTURA, 

nella  Medaglia  di  Gordiano  . 

VNa  donna  in  piedi,che  ftà  con  le  braccia 
aperte,  &  moftra  due  animali ,  che  le_> 
ftanno  a  piedi ,  cioè  vn  toro  da  vna  banda,  e 
dall'altra  vn  Leone. 

Il  Leone  lignifica  la  terra,percioche  finfero 
gl'an- 


1 6        Della  nouifsima  Iconologia 


gl'antichi.che  il  cairo  della  Dea  Cibclc  fufle  II  toro  ci  moftra  lo  ftudio  dell'aure,!*  ter. 
tirato  da  due  Leoni ,  e  per  quelli  intendeuano  ra,  e  ci  dichiara  li  commodi  delle  biade  ,  con 
l'Agricoltura.^,  ftudio  raccolta. 

AGRICOLTVRA 


DONNA  veftita  di  verde>con  vna  ghir- 
landa di  fpighe  di  grano  in  capo  ,  nella 
finiftra  mano  tenga  il  circolo  de  i  dodici  fegni 
celefti  ,  abbracciando  con  la  delira  vn'arbu- 
fccJlo,che  fiorifea,  mirandolo fiflb>  a  piedi  ti 
farà  vn'aratro . 

Il  vcllimento  verde  fignifica  la  fperanza__'>, 
lenza  la  quale  non  farebbe  ,  chi  fi  delle  gia- 
mai  alla  faticarci  lauorare,e  coltiuar  la  terra. 

La  corona  di  fpighe,fi  dipinge  per  lo  prin- 
cipal  fine  di  quell'arte,  ch'èdi  far  moltiplicar 
le  biade, che  ftm  uccellane  a  mantener  la  vita 
del  l'h  uomo. 

L'abbracciar  l'arbufcello  fiorito,&  il  rignar 
darlo  fiflb,  lignifica  l'amore  dell'agricoltore»* 
verfo  le  pianto  che  fono  quali  fu  e  figlie,  atten 
«tendone  il  defiato  frutto,che  nel  fiorir  gli  prò 
mettono . 


I  dodici  fegni  fono  i  vari  j  tempi  dell'anno, 
&c  le  ftagioni  ,  che  da  ella  agricoltura  fi  confi  - 
dorano  « 

L'Aratro  fi  dipinge  come  inftrumento  prin 
cipaliilìmo  per  queiVarte_'. 
agricoltura . 

DOnna  con  vefìimento  contefto  di  varie 
piante,  con  vna  bella  ghirlanda  di  fpi- 
ghe di  grano,  &  altre  biade, e  di  pampane  con- 
l'vue;portcrà  in  fpalla  con  bella  gratia  vna__> 
zappa,  e  con  l'altra  mano  vn  ronchetto  ,c  per 
terra  vi  farà  vn  aratro . 

Agricoltura  è  arte  di  lauorare  la  terra, femi 
nate, piantare, &.  infognale  ogni  forte  d' herbe, 
&  arbori,  con  conferuatione  di  tempo,  di  luo- 
ghi^ di  cofe_>.     ; 

Si  dipinge  di  vefte  coutefladi  varie  piante, 
e  con  la  corona  in  tefta  tefiiiu  di  fpighe  di  gra 

no,  & 


Parte  Prima.  17 


no,&  altre  biade,j>«  eflere  tutte  quefte  cofe_> 
ricchezze  dell'agricoltura,  fi  come  riferifct_> 
Propertiolib.  5  dicendo  • 

1  Welix '  ugrejittm  quondam  parata  iuuenttu r, 
Dittiti*  quorum  mefiti,  &  arbor  erant  ■ 

Gli  fida  la  zappa  in fpalla,-ilroncio  dall'al- 
tra mano,  &  l'aratro  da  banda  per  efl'er  quelli 
ftroroenti  neceflarij  all'Agricoltura-^. 


I 


Agricolture  ~, 

DOnna  veftita  di  giallo,con  vna  ghirlan- 
da  in  capo  di  fpighe  di  grano,  nella  de- 
ftra  mano  terra  ma  falce  ,  e  nell'altra  vii  cor- 
riucopia  pieno  di  diuerfi  frutti,fìori,e  fronde  - 
Il  color  giallo  del  veftimento  fi  pone  per  fi  - 
militudine  del  color  delle  biade,  quando  han 
no  bifogrio  che  l'agricoltore  le  raccolga  in  prc 
mio  delle  fue  fatiche,che  però  gialla  lì  dima» 
da  Cerere  da  gl'antichi  Poeti  • 

T        O. 


.©; 


HV  O  M  O  d'età  virile ,  veftito  Hi  color 
bianco,&  fopradi  detto  vefnrr.cntoha- 
uerà  vn  manto  di  porpora^  dal  Cielo  fi  veda 
vn  chiarifiìmo  raggio  che  illumini  detta  figu- 
ra,farà  coronata  d'vna  ghirlanda  d'0]iua_j, 
hauerà  al  collo  vna  Catena  d'oro ,  &  per  pen- 
dente vn  core  ,  ftarà  con  il  braccio  deftro  fte- 
fo,&  con  !a  mano  aperta,&  con  ìa  finiftra  ren- 
ghi  vnpaìo  fitto  in  terra  circondato  da'vnaJvi 
verdeggiante ,  &  fruttifera  vite,&  da  la  parte 
deftra  vi  faià  vna  Cicogna . 


Si  rapprefenta  d'età  virile  percioche,  il  gio- 
uane  può  operare  fecondo  la  virtù,  ma  per  la 
nòuità>&  caldezza  del  fang'ue,  è  tutto  intento 
all'anioni  fenfibili,  &  il  vecchio  (fecondo  A- 
rift.nel  i. della  Rettorica)  all'auaritia,efl*endo 
che  l'efperiétia  l'ha  infegnato  quanto  fia  dirli 
Cile  cofa  l'acquiftare  la  robba,  &  quanto  fia  fa 
cile.a  ■pdér4a,&  perciò  va  molto  ritenuto  in  da 
re  aiuto  altruijhauendòséprecomédui  Cani  a 
fiachi-L'vno  la  cupidità  dell'hauere,&  l'altro 
la  paura  del  perderla.-mà  è  ben  vero  che  il  vec 
B  eh  io 


\  8         Della  nouifsima  Iconologia 


chio  può  dar  configlio  per  l'efperienza  delle 
cofe  del  tempo  pallàto  . 

Si  vede  di  color  Ulrico  perciochequefl'at- 
tione deue  elferq.  pura,&  fiucera,&  lontanai 
d'ogni  intereìTe  ,il  quale  riuolco  all'vtil  pro- 
prio, lana  di  far  opera  nobile,&  virtuofa_*j>. 

Il  Manto  di  Forpora,s'intcnde  perfegnodi 
carità  la  quale  ha  fempre  per  oggetto  d'aiuta- 
re ,  Se  fondure  alle  miferie  altrui ,  eifendo  in 
cfla  vn  diuiuo  affetto  puro,&  ardente  nell'ani- 
mo verfo  Dio,&  verfo  le  creature^  . 
Adiuuare  imbecillem  chantatis  eil  , 

di  San  Greg.7.Mor. 
Il  chiariJlimo  raggio,che  difeende  dal  Cie- 
lo, &  che  illumina  detta  figura, ne  denota  l'a- 
iuto diuino,il  quale  è  fupremo  di  gran  lunga 
a  tutti  gl'altri  aiuti ,onde  (opra  di  ciò  Home- 
ronell'Odifr.7.coà  diee_>. 
Mortali*  diuum  auxilium  defiderat  omnis  , 

&  ne  i  Sacri  Vficij  dice_>. 
Deus  m  adiutorium  mettm  intende;. 
Domine  ad  adiuuandum  me  fettina, 

&  in  altro  luoco, 
Auxilium  m entri  a  Domino  » 
&più 
'  Adiutor  &  fufctptor  meus  es  tu 
Itin  Vetbum  tuum  fuper iperaui , 
L'Oliua  per  Corona  del  capo,inpiù  luochi 
delle  diuine  lettere  per  l'Oliuo  s'intende  1'- 
huomo<la  bene  ,  il  quale  fia  particolarmente 
copiofo  de  i  frutti  della  mifericordia,la  quale 
jnuoue  a  pietà  a  foccorrere ,  &  dare  aiuto  alli 
poueribifogno(i,Dauid  nel  Salmodi. 
jLgoau.timJtcutoltua  fruttifera' in  domo  Dei 
Sperasti  ii  mtfericordia  Dei  in  tternum  > 
Portala  Collana,&  per pendente  il  core  ac- 
ciò s'intenda ,  che  non  folo  fi  deue  con  l'opere 
della  mifericordia  porgere  aiuto  alle  miierie 
altrui,  ma  anco  con  l'aiuto  del  Confìglio  (del 
quale  n'è  (imbolo  il  core)  ridurre  altrui  nella 
via  della  fallite,', 
Dare  Unito  confilium  charìtatis  eft  y 
Dure  faptentt  oftentatianis,  Dar*  viro  tepore 
feruerfiratisx  Capienti*,  dice  Greg.in  Mora. 

Sirapprcfenta  coni!  bràccio  deflroflefo,  & 
conia  mano  aperta,per  lignificare l'Aiuto hu- 
mano,efFendo  che  l'Aiuto  ,  in  lingua  Hebrea 
fé  elice  Zeroha ,  che  vuol  dire  il  braccio  con  il 
quale  lapo:enza,&  fortezza  dell'aiuto  attuale 
«onfìfle  nel  braccio  „&  appreflb  gl'Antichi  il 
porgere  la  mano  era  fegno  d'aiuto  o.gn'hor 
ihe  noi aggiiinghiamo  l'opera  noflra  adiutri- 
CC  a  qualche  negotio  ,  &  per  quanto  narra_» 
Jkuc*  Valeriane  nel  lib»  3/de  i  fuor  lerogli- 


fici, vna  (imilc  imagine  è  plferuata  nel  fimuU- 
cro  della  Dea  Ope  in  alquante  Medaglie,qua 
li  ch'ella  prometta  a  tutti  voler  porgere  aiu- 
to» come  quella  che  con  l'aiuto  diuino  fomen- 
ta, &  dà  il  vito  yniuerfale  a  tutte  le  Creature  , 
coin'anco  le  riceue  nelfuo  grembo  . 

Il  palo  fìtto  in  terra  il  quale  (orienta.  la_j 
verdeggiante  ,  &  fruttifera  vite  lignifica  l'- 
Aiuto coniugale  ,  cflendo  che  la  donna  lènza 
l'aiuto  del  manto,  e  come  la  vite  fenza  l'aiuto 
del  palo,  onde  l'Anodo  nel  Canto  io.nella.^ 
nona  Ottaua  dieej. 
Sarefie  come  inculta  vite  in  horto 
Che  non  ha  palo ,  otte  s'appoggi,  opiante_j* 
Gli  (i  dipinge  a  canto  la  Cicogna,  per  effe- 
re  il  vero  fignificato  della  pietà, &  dell'Aiuto, 
effèndo  che  l'vno ,  fenza  l'altro  mal  poflbno 
{lare  feparati,  Quindi  è  che  con  grandi  orna- 
menti in  diuerfe  Medaglie  de  Principi  Roma- 
ni fi  ritroua  impreflà  quella  nobili/lima  attio- 
nc  con  la  natura  di  quello  animale,  il  quale_j 
denota  l'huomo  verfo  i  parenti  pietofb,&  fa- 
mofopcrgli  omtijdi  porgere  Aiuto,  ejffendo, 
che  ha  gran  cura  de  i  fuoi  Genitori  quando 
fon  venuti  nella  vecchiezza,  ne  mai  per  qual 
(i  voglia  tempo  gli  abbandona ,  &  non  loia- 
mente  mentre  che  fon  venuti  vecchi  gli  por- 
ge aiuto,mà  ogni  volta  che  fìa  lor  bifbgno,fon 
gouernati  dell'induflriade  i  proprij  figliuo- 
li .  Onde  l'Alciato  nelle  (tie  Embleme .  Così 
dice_>. 

Aerto  injignispietate  Ciconia  nido- 
In  vefiespullot  pignora  grata  fouet 
Taliftav  expeifat-fibi  munera  mutua  reddi 
Ausilio  hoc  quotidies.  mater  egebit  onus  : 
Nec  pia  Spemfoboletfallit,fedfeJfaparètum 
Corporafert  humeris.  ,pr*flat&ore  cibos  .. 


ALLEGREZZA. 

Gì  O  V  A  N  E  T  T  A  con  fronte  carnofa, 
lifeia,  e  grandcjfarà  veflita  di  bianco,  e 
detto  vestimento  dipinto  di  verdi  fronde, e  fio 
ri  rodi,  e  gialli,  con  vna  ghirlanda  incapo  di 
vari]  fiori,nella  mano  delira  tenga  vn  vafo  di 
criftallo  pieno  di  vino  rubicondo,e  nella  fìni- 
flra  vna  gran  tazza  d'oro  .  Sia  d'afpetto  gra- 
tio(ò,e  bello,  e  prontamente  mofln  di  ballare 
in  vnprato,pieno  di  fiori  . 

Allegrezza  è  paffione  d'animo  volto  al  pia- 
cere dicofa  cheintrinfecamente  contempli  fa 
pranaturalraente,ò  che  gli  fìano  portate  eflrin 
fecamentedalfenfo  per  naturalo  per  accidete* 
Hauerà 


Parte  Prima  !  ip 

ALLEGREZZA. 


Hauerà  la  fronte  carnofa,grande,  &  lifcia 
per  lo  detto  d'Ariftotele  de  Fifonomia  al  6. 
cap.I  fiori  lignificano  per  fé  fteiTi  allegrezza, 
e  fi  fuol  dire, che  i  prati  ridono,  quando  fono 
coperti  di  fiori;  pero  Virgilio  gli  dimandò  pia 
ceuoli  nella  4.  Egloga  dicendo  : 

ìpfatibi  blandosfundent  cunabula  flores . 

Il  vafodi  chriftallo  pieno  di  vino  vermi- 
glio ,  con  la  tazza  d'oro  ,  dimoftra  che  l'alle- 
grezza per  lo  più  non  fi  cela  ,  &:  volonrien  Ci 
communica  come  teftifica  San  Gregorio  nel 
lib.i8deMoralijCosìdicendo;So/f^.fVi<*i*r- 
cuna,  mentii  apertre-  Et  il  Profeta  dice.:  Il  vino 
rallegra  il  cuore  dell'huomo,~e  l'oro  parimen- 
te ha  virtù",  di  confortare  li  fp  i  ri  ti  :  E  quello 
conforto  è  cagipne  dell'Allegrezza. La  difpo- 
fitionedel  corpose  la  dimoftratione  del  ballo 
e  manifefto  indmo dell'Allegrezza  , 


Allegrezza, 

Glouanetta  con  ghirlanda  di  fiori  in  capo, 
nella  delira  mano  terrà  vn  Tirfo  coro- 
nato tutto  con  molti  giri  di  fronde,  e  ghirlan- 
de di  diuerfi  fiori ,  nella  finiftra  hauera  il  cor. 
no  di  douitia,e  R  potrà  veflir*  di  verde . 
Allf grezza  d'amore . 

Glouane  veftita  co  diuerfi tà  di  colori  piace 
uoli,  con  vna  pianta  di  fiori  di  Irraggi- 
ne fopra  i  capelli,  in  manoporterà  faette  d'o- 
ro,e  di  piombo. ouero  fonerà  l'Arpa  . 
Allegrezza,  Letitt"\e  Giubilo . 

VNa  giouane  appoggiata  ad  vn  Olmo  ben 
fornito  di  viti, &J talchi  leggiermente 
vn  cauolo  fodo,  al  larghi  le  roani,  come  fé  vo- 
lelfe  donar  prefetti ,  e  nel  petto  hauerà  vn  li- 
bro di  Mufica  aperto.  L'Olmo  circondato  di 
viti,  Ifignifica  allegrezza  del  cuore,  cagionata 
in  gran  parte  dal  vino, come  dine  Dauid:el*- 
vmonc  di  fé  fteflb,e  delle  proprie  fòrmt,e  paf- 
B       x  fioni, 


2Q         Della  jiouiisima  Iconologia 


V 


fioir, accennate  col  cauokr.e  la  melodia  dico- 
fe  grate  a  gli  orecchi ,  coirle  la  Malica  ,  ch'c 
cagione  della  letitia,  la  quale  fa  parte  dell<i_5 
fue/£a,e»lfàa  chi  h'èbifognòlb  ,  perarriuare  a 
jfiù  perfetto  grado  di  contentezza-^. 
;,  >•  Allegrezza . 

Na  giouinetta  con  ghirlanda  di  fiori  in 
capo,  perche  li  fanciulli  Hanno  fempre 
allegri:  e  perche  nelle  fefte  publiche  antiche 
tutti  fi  coronauano,  e  loro,  e  le  porte  delle  lo- 
ro cafe,e  tempi  j,'&  animali,  come  fa  mentio- 
ne  Tenui. nei  lib.de  corona  Militis,e  con  la_j 
delira  marjo  tiene  vn  ramo  di  Palma,  &  di  O- 
liua  ,  per  memoria  della  Domenica  delle  Pai- 
me, e  l'allegrezza  conche  fu  liceuuto  Chrifto 
Noftro  Signore  con  molti  rami  di  Palmer,  : 
e  d'Oline^. 

Allegrerà. 

NElla  Medaglia  di  Fauftina  è  vna  figura , 
laquale  con  la  delira  tiene  vn  Cornuco- 
pia pieno  di  vari  fiori,  e  fronde, e  frutti,  e  con 
la ■  finiftra  yn'halla  ornata  da  terra  finoalla  ci^ 
ma  di  fronde, e  di  ghirlande, onde  fu  prefal'- 
occafione  dalla  infenttione  ,  che  cosi  dice»*, 
HY.LARITAS. 

''Allegrezza  . 
Na  bellifTima  giouinetta  veftita  di  ver- 
de, porta  in  capo  vna  bella  ,  &  vagha_j 
ghirlanda  di  role,&  altri  fiori,  con  la  deftra_^ 
manotenghi  vn  ramo  di  Mirto  inatto  gratio- 
fo,e  creilo,  moftrando  di  porgerlo  altrui .  Bella 
gioUane,tta,&  veilita  di  verde  fi  dipinge,  e  (Ten- 
do che  l'Allegrezza  conferua  gl'huomtni  gio- 
uani,&  vigorofi,fi  corona  con  la  ghirlanda  di 
rofe,&  altri  fiori,  perche  anticamente  era  in- 
ditio  di  fefla.edi  allegrezza, percioche  gl'An- 
tichi celebrando  i  conuiti  coftumorono  ador- 
narli di  corone  duofe,  &  altri  fiori,de'  quali 
corone  veggaficopiofamente  in  Atheneolib. 
l  f.  Tiene  con  la  delira  mano  il  ramo  di  Mirto 
cflendo  che  apprefib  gl'Antichi  era  fegno  di 
allegrezza,  &  era  collume  ne  i  conuiti  che_> 
quel  ramo  portato  intorno  ciafeuno  de  gli 
fedenti  a  tauola  inuitaffe  l'altro,  a  cantare,per« 
ilche  vna  volta  per  vno  prefo  il  ramo  cantana 
la  fua  volta  ,  del  qual  coflume  Plutarco  ne  i 
fuoi  Simpofiacijcioè  conuiti  largamente  'n'ha 
difputato  nella  prima,  queftione  in  tal  manie- 
ra. Deinde  vntìfittiique  própriam  cantilenxm 
ateepta  myrto,quame$  eo  Af*ronappcU*bavt , 
quod  cantar  et  u  cui  tradita  ea.efot  ,  &  Hora- 
tio  diceche  venendo  la  Primauéra  nel  qual 
tempo  da  ogni  parte  fi  fa  allegrezza  Venere_> 
mencie  che  mena  le  fu  e  danze,  di  verde  Mie 


V 


to  circonda  il  capo  douunque  ella  celebra  l*- 
allegrezz.i_j. 

Allegrezza  da  le  Medaglie . 
T"\  Ó'nna  in  piedi, nella  delira  mano  .rìeiicj 
U  due  fpighe.oueio  vna  piccioli  corona  , 
nella  finiftra  vn  timone  con  paioli  LAETl- 
TIA.  è  Medaglia  di  Giulia  Augufta  moglie_> 
di  Seuero  descritta  dàOcconejfc  bene  così  an 
co  è  deferitta  la  Tranquillità  nella  Medaglia 
di  Antonino  Pio, né  fia  merauiglia,  perche  ha 
tranquillità  de  popoli,  è  laverà  Allegrezza^» 
delle  genti:dopò  quella  mettfcOccone.  Ab  vrr 
be  condita  903 .  Vn'altr  a  Medàglia  nella  qu&l* 
fi  efprirhei'  Allegrezza  con  due  figure  togate, 
vna  tiene  due  fpighe  con  la  delira ,  l'altra  va 
globo.  Invn'altra  Medaglia  pur  della  mede- 
urna  Giulia  conforte  di  Seuero  con  la  parola 
HYLARITAS  vien  figurata  per  l'Allegrezza 
vna  donna  che  porta  nella  man  defila  yh  ra- 
mo, nella  finiftra  vn  cornucopia,  alla  quàle_j 
afiilleno  dui  fanciulli.  In  vna  Medaglia  di  Aj- 
driano.  Vna  Donna  che  nella  delira  tiene  vna 
Palma,nella  finiftra  pure  vncornucopia  ,  al.li 
piedi  vn  putto  d'ogni  banda  con  quelle  maiu- 
scole HYLARITAS.   P.  R.  Cos.   III. 
S.  C.  che  fu  battuta  l'anno  del  Signore  no. 
In  vn*altra  Medaglia  di  Adriano. ab  vrbe  con- 
dita 874.  con  le  parole  HYLARITAS  populi 
Romani.  Figurali  vna  donna  in  piedi  con  am- 
be le  mani  polle  all'orecchie^. 


ALTEREZZA    IN    PERSONA 
nata  pouera  Ciuilc-». 

DONNA  giouane,  cieca,  con  il  viib  al- 
tiero ,  farà  veftita  d'vna  ricca,  &pom- 
pofa  clamidetta  di  color  rolfo  ,  tutta  contefta 
didiuerfe  gioie  di  gran  valore,&  lòtto  a  detta 
clamidetta  haurà  vna  velie  di  viliflìmo  pre- 
gio tutta  Squarciata  di  colore  della  terra,ò  ye- 
ro della  cenere,terrà  fottoil  braccio  deliro  va 
Pauone,&  il  finiftro  alto, con  la  mano  aperta, 
llarà  con  vn  piede  fopra  d'vna  gran  palla  ,  Se 
l'altro  in  atto  di  precipitare  da  detta  palla_^>. 
L'Alterezza  ha  origine  dalla  Superbia,  & 
(non  degenera  troppo  dalla  fua  naturala  qua- 
le* non  nafte  da  altro;  che  da  vna  falfa  opinio- 
ne d'edere  maggiore  degl'altri,  Onde  S.Ago- 
ftino  lib-  I4.de  Ciuit.Dei,dice,che  la  Superbia 
non  è  altro  che  vn'appetito  di  peruerfa  alte- 
rezza^ il  limile  conferma  Hugone,  &  Ifìdo- 
rolib.Ethim.com'anco  S.  Th.  il. volendo  di. 
finire  la  Superbia  già  (labilità  dice  .  Efì  inor- 
dinatut 


Parte  Prima; 


21 


ALTEREZZA    IN    PERSONA    NATA 

pouera  Ciuile. 


dìnatus  appetitili  excelleritis.  cut  debetur  honor 
&reuerentia,  Giouane  Ci  dipinge  perche  dice 
il  Filofofonel  i.lib.della  Rettorica  al  cap.n. 
che  è  proprio  de  giouani  eiìere  ambitiofi,altie 
ri,&  Uiperbi,  Cieca  fi  rapprefenta,  per  ciò  che 
l'Alterezza  ci  accieca  in  guifa  tale, che  per  noi 
più  defiderafi  quello  che  ftà  riporto  il  noftro 
male,  &  procuriamo  Tempre  di  ponerci  oue_> 
ftà  maggior  pericolo,  eifendopriui  della  luce 
del  Signore  ,  onde  il  Santo  Padre  Homelia  dcj 
diutrfu  dice  aflbmigliando  il  fuperbo  ad  vn 
cieco.  Sicutoculis  capti**  ab  omnibm  effendi po- 
te/ì  facile,  ita  &  fuperbus  quoq;  Dominimi  ne- 
feiens  (  ptincipium  enim  fuperbii.  ttt  nefeire^ 
Domirtiim)  ttium  ab  hominibus  facile  capi po- 
ttfl,  vt  potè  lamine  fummo  orbatiti , 

Dipingefi  con  il  vifo  ,  &  fembiantc  altiero 
per   rapprefentare  quello  che  dice  Dante  nel 
1 1 .  del  Purgatorio  . 
Horfuperbite  ,  &  via  col  vifo  altiere 


figliuoli  d'Etta  ,  é»  non  chinate  il  volto 
Si  che  veggiate  ilvoflro  mal  f enti  ero , 
Et  vn  Elegante  Poeta  Latino  in  vna  fua  lunga 
deferittione  della  Superbia  dice_j. 
Contemptrix  inopum  vultm  elata  filiera* 
Inflatoq;  rotans  turgentis  guttere  verba 
Horne  nequit  iuga ,maiorì  indignita  parenq;^ 
La  ricca,e  pompofa  clamidetta  di  color  roi 
(o  tutta  còtefta  de  diuerfe  gioie  di  gran  ftima> 
ne  dimoitrache  l'altiero  hauédoperlagiouen 
tu  gra  copia  di  fangue,quale  è  materia  del  ca- 
lor  naturale  (come  vuol  Galeno  \ib.de vale  re- 
ipirationis  cap.  i  z.dicendo  che  da  eflb  calore,& 
moltitudine  di  fangue  trouandofi  gagliardo  , 
&  difpofto  nelle  Tue  attioni  per  la  fottigliezza, 
&  eleuatione  de  fphiti, fi  ftima,&  tiene  di  ede- 
re di  gran  lunga  fuperiore  a  gli  r>'tridi  forza, 
&  di  ricchezza,  La  brutta  vert  limmo  pie 

gio  tutra  {tracciata  di  colore  i       ..  terra,o  del- 
la cenere,  denota  che  l'altiero,  &  il  (aperto,  e 
B      i  di  niun 


22, 


Della  nouifsima  I  conologia 


ài  niun  valorc.,anzi  infìmo,&  baflb  limile  al- 
la terra  &  alla  cenere  per  il  che  dice  l'Eccle- 
fiaftico  al  ìo.Quid  fuperbis  terra,&  einis  ?  Pe- 
rò nel  poueroparticolaimente,  è  di eftrcma_ a 
bruttezza  l'edere  altiero,  &  fuperbo,come  di- 
ce S.  Agoft.in  quelli ,  Superbia  magis  in  paupe- 
re}quxm  in  diuite  dam>iatur}Tkne  con  il  brac 
ciò  deftro  il  Pauone  per  fegno  che  fi  come  que 
{io  animale  compiacendoli  della  fuapiuma_^ 
«fteriore  non  degnala  compagnia  de  gl'altri 
▼ccelli,così  l'altiero  &  fuperbo  fprezza,&  tie- 
ne a  vile  qual  fi  voglia  perfona  ,  Superbia  odit 
confòrt /«w,  dice  S.Agoft.inepift.  izo-&  Plu- 
tarco in  Dione  Arrogantia folttudiniste  focit . 
Il  braccio  finiftro  alto  con  la  mano  apertane 
fignifìca  che  l'altiero  con  l'oftentatione  di  fé 
fte(Fo,mofha  di  fopportare  altrui  in  qual  fi  vo- 
glia attiene.  Lo  ftare  con  Vn  piede  ibpra  la  gra 
Sallajdimoftra  il  pericolo  del  fuperbo,  e  (Fendo 
etta  palla  figura  mobilifiima  la  quale  come 
dice  il  f  ilofofo  tdgit  inpun Ho ,&  però  non  ha 


(labilità,  ne  fermezza  alcuna  ,  Se  per  l'iftefla 
caufa  fi  dipinge  con  l'altro  piede  in  atto  di  pre 
cipitare  daeflapalla,eflendo  l'Alterezza  infta- 
bile ,  &  fenza  fondamento  alcuno  ,  che  facil- 
mente cafea  nel  precipitio  delle  miferie,&  pe- 
rò ben  difle  Dante  19.  del  Paradifo  , 
Principio  del  cader  fu  il  maladetto 
Superbir  di  colui  che  tu  vedetti 
Da  tutti  i  peft  del  mondo  coftretto'. 
Il  limile  dice  Euripide  Poeta  Greco  parlan- 
do delli  altieri , 

Quum  videris  infublime  quempiam  elatum  , 
Splendidi  s  gloriante  opibut ,  ac genere  , 
Super cilioq;  fuprafortem  fuam  fafiuofum 
llliui  celere  diuinitas  exptila  breui  vindifta. 
Et  Feliftone  parlando  de  Superbi  dice_> 
Superbus  tollitur  altijftme ,vt  maioricafu  ruat , 
Et  folengio  in  Salmo  74. 
Superbus  fé  extollit ,  e£>  euehit,in  medio 
Tamen  curfuprectpitatur,&  quafi 
In  nibilur»  refoluitur  t 


ALTIMETRI     A. 


DONNA 


Parte  Prima . 


*3 


DONNA  giouane,  che  con  bella  difpo- 
fitione,tenghi  con  ambe  le  mani  il  qua- 
drato geometrico  inatto  di  pigliare  l'altezza 
d'vn'afta  Torre  . 

Altimetria,e  quella  che  mifura  l'altezza-*? 
comed'vna  torre,la  fornita  d'vn  monte,d'vna 
|>iramide,&  di  qual  fi  voglia  luogo,ò  edificio 
per  alto  che  fia->. 

Si  fa  giouanc  per  efferel'AItimetria  figlio- 
la della  Geometria,che  non  degenerando  pun 
to  da  la  qualità  della  fua  genetrice  ofTerua—* 
con  diligentia  tutte  le  mifure  da  lei  infegnate. 
Tiene  come  ho  detto  il  quadrato  Geometri- 
co,eflèndo  che  detto  iftromento  opera  per  lt-» 
diuifìoni  in  fé  circonfcritte  mediante  la  mo- 
bilità del  traguardo  che  fi  pone  alla  drittura 
delle  fpecie,  &  a  i  termini  che  fono  in  effe  al- 
tezze^ perche  ibpra  di  ciò  fi  potrebbonodire 
molte  circoftanze ,  nondimeno  per  e  fière  1'- 
Altimetria  membro  della  Geometria  corno 
ho  detto,  non  mi  effonderò  con  giro  di  molte 
parole,rimettendomi  a  quanto  ho  detto  nella 
figura  della  Geometria,  parendomi  a  baftan- 
za  eflèndo  quefta  quella  parte  che  ho  detto 
mifura  lienale  &  però  volendola  mettere  in 
pittura  infieme  con  la  figura  della  Planime- 
tria, &  Sterometria  fi  potrà  ofTeruare  quanto 
kò  breuemente  detto. 

AMARITVDINE. 

PE  R  l'amaritudine  fi  dipinge  da  alcuni 
vna  donna  veftita  di  nero,  che  tenga  con 
ambe  le  mani  vn  fatto  di  mele,  dal  quale  fi  ve- 
da germogliare  vna  pianta  d'Aflèntio,forfe_j 
perche  quando  fiamo  in  maggior  felicità  del- 
la vita.allora.ci  trottiamo  in  maggior  perico- 
lo de  difaftri  della  Fortuna j  ouero  perche  co- 
nofeendofi  tutte  le  qualità  dalla  cognitione_» 
del  contrario  ,  all'hora  fi  può  hauere  perfetta 
feienza  della  dolcezza  quando  fi  èguftatav- 
n'efterna  amaritudine,però  diflè  l'Ariofto . 
Non  cono/ce  la  pace,  e  non  la  slima 
Chi  prouato  non  ha  la  guerra  primeej. 
E  perche  quella  medefima  amaritudine-», 
che  e  neH'Aflentio,fi  dice  ancora  per  metafo- 
ra effere  ne  gl'huomini  appaffionati . 
A  M  B  I  T  I  O  N  E. 

VN  A  donna  gioitane  veftita  di  verde  con 
fregi  d'hellera  ,  in  atto  di  falire  vn'a- 
ipriflima  rupe,  la  quale  in  cima  habbia  alcuni 
feettri,  e  corone  di  più  forti,  &  in  fua  compa- 
gnia vi  fia  vn  leone  con  la  tefta  alta_^. 

L' Ambitione,  come  la  deferiue  Aleflandro 
Afrodifeo,e  vn'appetito  di  fignoria,ouero  co- 
me dice  5.  Tomafo,  e  vn'appetito  inordiuato 


d'honore  ;  la  onde  fi  rapprefenta  per  vna  don. 
na  veftita  di  verdc,perche  il  cuore  dell'huomo 
ambitiofo  non  fi  pafee  mai  d'altro,  che  di  fpe- 
ranza  di  grado  d'nonore,e  però  fi  dipinge  che 
faglia  la  rupe-». 

I  fregi  dell'hellera  ci  fanno  conofeere,  che 
come  quefta  pianta  fempre  va  fàlendo  in  alto, 
e  rompe  fpeflo  lemura,chelafbftentano;così 
l 'ambitiofo  non  perdona  alla  patria,  ne  ai  pa- 
renti,ne  alla  religione,ne  a  chi  gli  potge  aiti. 
to,ò  configIio,che  non  venga  continuamente 
tormentando  con  l'ingordo  defiderio  d'efìèr 
reputato  fempre  maggior  degl'altri . 

II  Leone  conia  tefta  alta  dimoftra,  che  V* 
Ambitione  non  è  mai  fenza  fuperbia  Da  Chri- 
ftoforo  Landino  è  pofto  il  Leone  per  l'Ambi- 
tione,percioche  non  fa  empito  contro  chi  non 
gli  refifte,così  l'ambitiofo  cerca  d'effer  fupe- 
riore,  &  accetta  chi  cede,  onde  Plauto  diflè_»: 
Superbia  minores  deipicit,maioribu$  inuidet,ic 
Boezio:  Ira  intemperanti*  fremit,vt  Leonis  ani'. 
mum  gettare  credant .  Et  a  quefto  propofìto, 
poiché  l'ho  alle  mani,  aggiungerò  per  focris- 
fatione  de  i  Lettori  vn  Sonetto  di  Marco  An- 
tonio Cataldi,che  dice  così  . 

ODi  difeordia,  e  riffe  altrice  vera  , 
Rapine  di  virtù,ladra  d'honori  , 
Che  difafli  ,  di  pompe  ,  e  di  splendori 
Soura'l  cor/o  mortai  ti  pregi  altera  : 

Tufei  di  glorie  altrui  nemica  fier* 
Madre  d'hippocrifia  fonte  d'errori , 
Tu  gl'animi  auueleni ,  e  infetti  i  cuori 
Via  più  di  Tifi  fon  ,  più  di  Megera , 

Tufefii  vn  nuouo  Dio  slimarfi  Annone  , 
D'Etna  Empedocle  efyorfi  al  foco  eterni  , 
O  di  morte  miniftra  Ambitione . 

Tu  dunque  a  l'onde  Stigie  ,  al  lago  Auernt 
Torna ,  che  fenx.a  te  langue  Plutone, 
ZÌalme  non  fenton  duol ,  nulla  e  l'Inferni  . 


AMBITIONE. 

DOnnagiouane, veftita  di  verde,con  habi* 
to  fuccinto,e  con  li  piedi  nudi  ;  hanerà 
a  gl'homeri  l'ali,  &  con  ambe  le  mani  moftri 
di  metterfi  confufamente  in  capo  più  fotte  di 
Corone,  &  hauerà  gl'occhi  bendati  . 

Ambitione  fecondo  S.Toinafo  i.  i.  q.  1  jx. 
art- 1.  è  vn'appetito  difordinato  di  „farfì  gran  • 
de, e  di  peruenirea  G  radi, Stati,  Signorie, Ma- 
giftrati>&  Oftìeij,  per  qual  fi  voglia  giufta,  ò 
ingiuria  occafionc,virtuofo,  ò  vitiofo  mezo  . 
onde  auuiene  ,  che  quello  fi  dica  eflcre  ambi- 
tiofo ,  come  dice  Aditotele  nel  quarto  dell'E- 
li    4  chica 


24  Della  nouifsima  Iconologia 


M      B      i 


I       O       N 


thica,  ilqualepiù  che  non  faccia  mefliere,  & 
oue  non  bifogni,cerchi  honori . 

Si  dipinge  giouane  veftita  di  verde,perciò- 
che  i  giouani  fon  quelli, che  molto  fi  prefumo 
no,e  molto  fperano  eflendolor  proprio  vitio  , 
come  dice  Seneca  in  Troade,per  non  poter  reg 
gere  l'impeto  dell'animo,che  perciò  fé  gli  fan 
no  l'ali  a  gl'hcmeri,  dimostrando  anco,  che_> 
appetifcono  &  arditamente  defiderano  quelle 
cofe,  che  non  conuengono  loro,  cioè  Volare_> 
fopra  gl'altri,  &  e  (Te  re  fuperiore  a  tutti . 

L'habitofuccinto,  &  i  piedi  nudi  lignifica- 
no le  fatiche, i  difagi,i  danni, e  le  vergogne-?, 
che  l'ambìtiofo  foftiene ,  per  confeguir  quelli 
honori  che  fieramente  ama,poiche  per  elfi  o- 
gni  cola  ardifee  di  fare,&  foffrire  con  parten- 
za,'come  ben  dimoftra  Claudian.lib.  z.inSti- 
licon.  laudem  . 
Trudis  aua  ritiam,  cuius  fadiflìma  nutrix. 
AmbìtiOy  qua.  vejìibulis,  foribus%potentum, 
Excubat&precijs  commercia'  \o{c#  honorum 


Pttl/ajìmul . 

Sirapprefenta,  ch'ella  medefima  fi  ponghi 
le  fopradette  cofe  in  capo  p.>r  dimoiti  are ,  che 
l'ambinolo opera  temerariaméte,eflendo  ferir 
toin  S. Paolo  ad  Hebr.cap.  5. Nemojibi  fumat 
honorem,  fedqui  vocatur  n  Deo  t.imquam  Ad' 
nWjNon  Capendo  fé  egli  ne  fia  degno  . 

Si  dipinge  con  gl'occhi  bendati,perche  ella 
ha  quello  vitio, che  non  fa  difeernere,  coms_j 
dice  Seneca  nell'Epiftola  ioj.  Tantus  efl  am. 
bitionis furor  vt  nemo  tibi  posi  tevideatur  .  Si 
aliquis  ante  te  fuerit . 

Le  qualità  delle  corone  dimoflrano,  che  i'- 
Ambitione  é  vn  difordinato  appetito,fecondo 
il  detto  di  Seneca  nel  1.  de  ira_^. 

Non  e/i  contenta  honoribus  annuit>fifie*ipo» 
teftvno  nomineVult fa/ios occupare,^*  per  om- 
nem  Orbem  titulosdisJ>onere^. 

Et  a  quello  propofito  non  voglio  lafciare  di 
fcriuere  vn'Anagrama  fatto  fopra  la  prefentc 
figura  da  Taddeo  Donnola;che  così  dic«_^. 
Ambiti». 


Parte  Prima^ 


Ambitio  .  Amo  ubi  . 

Grammaticam  falfam  quid  ridesìdefiae^namà] 

Ex  vitto  vitium  nil  nifi  colligitur  . 
Tu  Inude  hincbomines,quos  ambitiofa  cupido, 
;C&co$}dementest  ridiculosjifacit . 

AMPIEZZA  DELLA  GLORIA. 

SI  dipinge  per  tale  effetto  la  figura  d' Alef- 
fandro  Magno  con  vn  folgore  in  mano,  e 
con  la  corona  in  capo  . 

Gl'antichi  Egittij  intendevano  per  il  folgo- 
re l'ampiezza  della  gloriale  la  fama  per  tutto 


il  mondo  diftefa  efTendo  ,  che  niuffaltra  cofx 
rende  maggior  fuono, che  i  tuoni  dell'aere,  de 
quali  efee  il  folgore, onde  per  tal  cagione  fen- 
uono  gl'Hiftorici  eh' Appclle  Pittore  eccelle  n 
ti /Timo,  volendo  dipingere  l'effigie  del  Magno 
Aleflandro  gli  pofe  in  mano  il  folgore,  accio- 
che  per  quello  fìgnificafle  la  chiarezza  del  fuo 
nome  ,  dalle  cofe  da  lui  fatte  in  lontani  paefl 
portata,&  celebre  per  eterna  memoria.  Dicefi 
ancorché  ad  Olimpia  madre  d'Alefiandro,ap- 
parue  in  fogno  vn  folgore, il  quale  gli  daua_j> 
inditio  dell'ampiezza,e  fama  futura  nel  figli.- 
uo  lo  . 


DONNA  veftita  di  bianco ,  ma  rozza- 
mente moftriquafì  lafiniftra  fpalla  ,& 
iì  petto  ignudo,  con  la  deftra  mano  moitri  il 
cuore,  nel  quale  vi  farà  vn  motto  in  lettere  d'- 
oro così, LONGE  ET  PROPE:  &  nell'eftre- 
mo  della  velf  e  vi  farà  fcritto ,  M  O  R  S  ,  ET 
VITA.  Sarà  fcapigliata,&  in  capo  terrà  vna 
ghirlanda  di  niortclla,&  di  fiori  di  pomi  gra- 


nati intrecciati  infieme ,  nella  fronte  vi  farà 
fcritto. 

H  Y  EM  S,  l'STAS. 
Sarà  fcalza  ,  &  con  il  braccio  finifìro  terrà 
vn'Olmo  fecco,il  quale  farà  circondato  da  vna 
Vite  verde.  Amicitia  fecondo  Arinotele  è  vna 
fcambieuole,efpreffa,e  reciproca  beneuolenza. 
guidata  per  vinile  per  ragione  tra  gli  huomi- 
nì,  che 


2,5        Dcfla  nouifsima  Iconologia 


evi, che  hanno  conformitàdi  inflttflì,&  di  com- 
pie Hìoni .  Il  veftimento  bianco,c  rozzo,  è  la 
femplice  candidezza  dell'animo,  onde  il  vero 
amore  fi  fcorge  lontano  da  ogni  forte  di  fintio- 
ni,  &  di  lifci  artificiofi . 

Mcftrala  fpalla  finiflra,&  il  petto  ignudo, 
additando  il  cuore  col  motto,  Longe,  &  prope, 
perche  il  vero-amico-,  ò  preiènte  ,  ò  lontano , 
che  fia  dalla  perfona  amata ,  col  cuore  non  fi 
feparagiàmai;&  benché  i  tempi,&  la  fortuna 
fi  mutino,egli  è  fempre  il  medefimo  prepara- 
to a  vkicre>e  morireper  l'interefi'e  dell'amici- 
tia,e  quello  fignifica  il  motto,che  ha  nel  lem- 
bo della  vefte,&  quellodella  fronte  •  Ma  fé  è 
rìnta,ad  vn  minimo.volgimento  di  fortuna_5, 
vedefi  fubitamente,quafi  fottiliffima  nebbia_^> 
al  Sole  dileguare  .  L'effere  fcapigliata  ,  &  1'- 
hauere  la  ghirlanda  di  mirto  con  i  fiori  di  po- 
mi granati >moftra, che  il  frutto  dell'amor  con 
«orde,  &  dell'vnione  interna  fparge  fuori  l'o- 
dor fuauedegl'efempij,&  dell'honoreuoli  at- 
tieni, &  ciò  lenza  vanità  di  pompofa  apparen- 
7a,fottola  quale  fi  nafeonde  bene  fpeflo  l'Adii 
latione  nemica  di  quefta  virtù,  di  ciò  (ì  può  ve 
dere  Democrito,  come  referifee  PierioVale- 
'    jiano  lib.  cinquantacinquefìmo . 

Dipingéfi  parimente  fcalza,per  dimoftrare 
follecitudii:e,oiieio  preftezza,&  che  perlofer 
wigio  dell'amico  non  fi  deuono  prezzare  gli 
fcommo<J;;  <.  omedimoftra  Ouidiode  Arte_> 
amandi:  >>  /  vta  defuerit>  tu  pede  carpe  victm  . 
Abbraccia  finalmente  vn  Olmofecco  circon- 
dato da  vna  Vite  verde, accioche  fi  conofca_^s, 
chel'amicitia  fatta  nelle  profperità,deuedu» 
rarfempre,&  ne  i  maggiori  bifognideueefler 
più  chemaiamicitia,ncordandofi,  che  non  è 
mai  amico  tanto  inutile,che  non  fappia  trouar 
ftrada  in  qualche  modo  di  pagare  gl'oblighi 
dell'amicitia . 

Amicitia  . 

DOnna  veftita  di  bianco,  per  la  medefima 
ragione  detta  di  lòpra,  hauerà  i  capelli 
fpaifi;fotto  il  braccio  finillro  terrà  vn  cagnoli- 
no bianco  abbracciato,  &  ftretto,  nella  delira 
mano  vn  mazzo  di  fiori ,  &  fotto  al  piede  de- 
liro vna  tefta  di  morto . 

I  capelli  fparfi  fono  per  le  ragioni  già  det- 
te .  Il  cagnolino  bianco  inoltra  ,  che  li  deue_> 
conferuare  netta  d'ogni  macchia  all'amico  la 
pura  fìdeltà,  per  i  fiori  s'intende  l'odore  del 
buon'ordine,  che  cagiona  l'amicitianel  con- 
fortio,&  nella  commune  vfanzade  gl'huomi- 
ni-Sotto  al  pie  deliro  fi  dipinge  la  tefta  di  mor 
to  oilpeftata ,  perche  la  vera  amicitia  genera 


fpefTc  volte  per  feruigio ddl  'amico  il  difpreg- 
gio  della  morte .  Però  dille  Ouidio,  lodando 
due  cari  amici  nel  j. lib.de  Ponto  . 

Ire  iubet  Pylades,carum  peritura*  Orette». 

Hic  negai,  inatte  vicem  pugnat  vterqtte  mori. 

Amicitia . 

LE  tre  gratie  ignude ,  ad  vna  delle  quali  fi 
vedrà  le  fpalle,&  all'altre  due  il  vifo  con» 
giungendoli  con  le  braccia  infieme.  Vna  d'effe 
hauerà  in  mano  vna  rofa,l'altra  vn  dado,  e  la 
terza  vn  mazzo  di  mirto,dalle  imagini  di  que. 
fte  tre  gratie,fenza  dubbio  fi  regolala  buona, 
&  perfetta  amicitia ,  fecondo  che  gl'antichi 
penfauano,imperochel'amicitianon  ha  altro 
per  fuo  fine,che  il  giouarc,&  far  benefìcio  al- 
trui^ non  lafTarfi  fuperarc  in  beneuolenza,& 
come  tre  fono  le  gratie  de  gl'antichi, così  trO 
gradi  i  benefitij  tengono  nell'amicitia_^. 

Il  primojè  di  dar  le  cofe  .  Il  fecondo  di  ri. 
ceuer  l'altrui-  Il  terzo  di  render  il  contracam- 
bio. Et  delle  tre  gratie  l'vna  ftringe  la  mano, 
ouero  il  braccio  dell'altra,  perche  l'ordine  di 
far  benefitio  altrui  è, che  debbia  parlare  di  ma- 
no in  mauo,&  ritornare  in  vtile  di  chi  lo  fece 
prima,  &  in  quefta  maniera  il  nodo  dell'ami- 
citia tiene  ftrettamentegl'huomini  vniti  fra 
di  loro  . 

Si  rapprefentano  quelle  tre  grafie  ignude  , 
perche  gl'hiiomini  infieme  l' vn  l'altro  debba- 
no effer  d'animo  libero,  &  fcioltoda  ogni  in- 
ganno vna  fola  volge  le  fpalle,&  due  volgono 
il  vifo ,  per  inoltrare,  che  fempre  duplicato  fi 
deue  rendere  il  benefitio  all'amico  . 

Si  rapprefentano  allegre  nell'afpetto,  per- 
che tale  fi  deue  dimoftiare  chi  fa  beneficio  al- 
trui^ tali  ancora  coloro,che  lo  riceuono.Han 
no  l'apparenza  virginale,  perche  ramicitia_-a 
non  vuol  effer  contaminata  dalla  viltà  d'alai, 
no  inter elle  par ticolare_#. 

La  Rofa  lignifica  la  piaceuolezza,  qualc_j 
fempre  deue  eflere  tra  gl'amici,ellendofra  di 
loro  continua  vnionedi  volontà  . 

Il  dado  fignifica  l'andare,&  ritornare  alter- 
namente de  ì  benefìtijjcome  fanno  i  dadi,quan 
do  fi  giuoca  con  elfi  . 

Il  Minoiche  è  fempre  verde,è  fegno,che_> 
l'amicitia  deue  l'ifteffa  conferuarfi,ne  mai  per 
alcuno  accidente  far  fi  minore^. 
Amicitia . 

VN  cieco,  che  porti  fopra  allefpallc  vno, 
che  non  poflaftare  in  piedi  ,  come  ife- 
guenti  verfi  dell'AIciato  dichiarano  • 
torta  il  ritto  il  ritratto  in  su  le  fyalle , 


Parte  Prima 


*7 


Et  per  voce  di  lui  ritroua  il  calle, 
Coìì  l'intiero  di  duemeXJjfajft, 

L'vn  frettando  la  viRa,t  l'altro  ipajft  > 
uimicitiafenja  giouamento. 

DOnna  rozzamente  vefiita,  che  tenga  con 
la  mano  vn  nido,con  alcuni  rondini  den 
tro,&  d'intorno  a  detto  nido  volino  due,  ò  tre 
rondini .  Qiieii'vccello  è  all'huomo  domefti- 
co,  &  familiare  ,  &  più  de  gl'altri  prende  fi- 
curtà  delle  cafe  di  ciafeuno ,  ma  fenza  vtile_>, 


non  fi  domefticando  giàmai ,  &  annicinan- 
dofi  il  tempo  di  Primauera  ,  entra  in  caia  per 
proprio  intereiTe,  come  i  finti  amici,  che  fole* 
nella  Primauera  delle  profperità  s'auuicina- 
no,  &  foprauenendo  l'Inuernode'faftidij  ab- 
bandonano gl'amici,  fuggédo  in  parte  di  quie 
te,con  tal  fimilitudine  volendo  Pitagora  mo- 
ftrare,  che  fi  hauefTero  a  tener  lontani  gl'ami- 
ci finti,&  ingrati,  feceleuare  dai  tetti  della_^ 
cafa  tutti  i  mdi  delle  rondini . 


AMMAESTRAMENTO 


HV  O  M  O  d'afpetto  magnifico,&  vene- 
rabile, con  habito  lungo ,  &  ripieno  di 
magnanima  grauità  ,  con  vnfpccchioinma- 
no,intorno  alquale  farà  vna  cartella  con  que- 
fte  parole.  INSPICE,x  CAVTVS  ERIS. 
L'ammaeftramento  è  l'eflercitio  ,  che  fi  fa 

J»er  l'acquifto  d'habiti  virtuofi  ,  e  di  qualità 
odeuoli,per  mezzo,ò  di  voce,ò  di  fcrittura,& 
fi  fa  d'afpetto  raagnificojperclie  gl'animi  no- 


bili ioli  facilménte  s'impiegano  a  i  faftidi  j,  che 
vanno  anantialla  virtù.  Il  veftimento  lungo» 
&  continuato,moftia,che  al  buon  habito  fi  ri- 
cerca continuato  eflercitio,  e  lo  ipecchio  ci  da 
ad  intendere,  che  ogni  noftra  attiene  deue  cf- 
fer  calcolata,  compaflatacon  l'attione  de  gl*- 
altri ,  che  in  quella  ftefla  cofa  fiano  vniuerfal- 
mente  lodati  come  dichiara  il  motto  mede- 
fimo. 


AMO  * 


*8        Della  nouifsima  Iconologia 

AMOR    DI    VIRTV. 


VN  fanciul  lo  ignudo,alato,  in  capo  tiene 
vna  ghirlanda  d'alloro,  &  tre  altre  nel- 
le mani  perche  tra  tutti  gl'altri  amori ,  quali 
variamente  da  i  Poeti  (ì  dipingono,qnello  del- 
la virtù  tutti  gli  altri  fuperadi  nobiltà, corno 
la  virtù  iftefia  è  più  nobile  di  ogn'altra  cofa, 
&  fi  dipinge  con  la  ghirlanda  d'alloro,  per  fe- 
gno  dell'honore  che  fi  deue  ad  effa  virtù  ,  Et 
per  moftrare  che  l'amor  d'ella  non  è  corruti- 
bile  ,  anzi  come  l'alloro  tempre  verdeggia,  & 
come  corona  ,  ò  ghirlanda  ch'è  di  figura  sfe- 
rica non  ha  giàmai  alcun  termine  ■  Si  può  an- 
cor dire,  che  la  ghirlanda  della  tefta  lignifi- 
chi là  Prudenza, &  l'altre  virtù  Morali, ò  Car- 
dinali,che  fono  Giuititia,  Prudenza,  Fortez- 
za,e  Temperanza,&  per  inoltrare  doppiameli 
te  la  virtù  con  la  figura  circolare,&  con  il  nu- 
mero ternario,che  è  perfetto  delle  corono» 


AMORE  VERSO  IDDIO. 

HV  o  m  o  che  flia  riuerente  con  la  faccia 
riuoltaverfo  il  Cielo,  quale  additi  con 
la  fi  ni  ftra  mano, e  con  la  delira  moftri  il  petto 
aperto . 

Amor  del  profilino . 


H 


Vomo  veflito  nobilmente,  che  gli  Aia  a 
canto  vn  pellicano  con  li  fuoi  figliuoli- 
ni,li  quali  ftiano  in  atto  di  pigliare  con  il  bec- 
co il  fangue  ch'efee  d'vna  piaga,che  detto  Pe- 
licano  fi  fa  con  il  proprio  becco  in  mezo  il  pet 
to,&  con  vna  mano  moftri  di  fbleuar  da  terra 
vn  poueroj&con  l'altra  gli  porga  denari,  fe- 
condo il  detto  di  Chrifto  noftro  Signore  nelP- 
Euangelio, 


AMOR 


Parte  Prima.  zp 

AMORE     VERSO     IDDIO, 


AMOR  DI  SE    STESSO. 

Del  Sig.  Ciò:  Zaratino  Capellini  . 

SI  dipingerà  fecondo  l'antico  vfo  Narcifb, 
che  fi  (pecchia  in  vn  fonte, perche  amar  fé 
fieflò  non  è  altro,  che  vagheggiarli  tutto  nel- 
l'opere proprie  con  fodisfattione,  &  con  ap- 
plaufo.  ,Etciòècofainfelice,edegnadi  rifo , 
pianto  infelice,&  ridicolofa  fu  da'  Poeti  anti- 
chi finta  la  fauola  di  Narcifo,però  dilTe  l'Al- 
ciato . 

Si  come  rimirando  il  bel  Narcifo 
Nelle  chi  ar 'onde  il  vago  fuo  fembianttj 
Lodando  hor  i  begli  occhi  ,  bora  il  bel  vi/o  , 
lù  di  fé  iìeffo  micidiale  amanti; 
Così  fouente  auuien  che  fia  derifo 
2,'huom,  che  ì^re^^ando  altrui  fi  ponga  inante 
Con  lodi  amor  fouerchio  di  fé  flèffo , 
Evanitade,  e  danno,  e  biafmo  espreffo  . 
Amor  di  [e  Beffo  . 

DOnna  incoronata  di  Veficaria ,  porti  ad- 
doflb  vna  faccoccia  grofla,&  ripicna—s, 
ftretea  dinanzi  dalla  mano  finiftra,  con  laqua. 


le  anco  tenga  fopra  vna  verga  vna  cartella  co 
quefta  parola  greca  $IAATTIA  nella  mano 
dritta  habbia  il  fior  Narci/b  ,  alli  piedi  yq 
Pauone_j. 

Niuna  cofa  è  più  difficile ,  che  fé  ItefTo  co- 
nofeere.  L'Oracolo  Delfico,eflendo  addiman- 
dato  da  vno,che  via  tener  doueua,  per  arriua- 
re  alla  felicità  gli  rifpofe.fe  cono/cerài  te  ftef- 
fo  :  Comedifficil  cola  fu  ,  per  ordine  del  pub- 
blico configlio  di  tutta  Grecia  fafo  intaglia- 
re fopra  la  porta  del  Tempio  Delfico  quello  ri- 
cordo .  rNfìS0I.  2E.  ATrON.  mjfèi  te  ip. 
fum  y  voce  da  Socrate  attribuita  all'ifteflb  A- 
pollo.  Quefta  difficoltà  di  conofeerfi  è  cagio. 
nata  dall'amor  di~fc  fteflb  ,  il  quale  accieca-ò- 
gn'uno.  C&cus  Amor  fui. Dirle  Horatio,efle  li- 
do cieco  fa  che  noi  fteffi  non  ci  conofeiamo  , 
&  che  ciafeuno  fi  reputi  edere  garbato^elegan 
te,&  fapiente,Varrone  nella  Menippea.  Ow. 
net  videmur  nobiseffe  belluli,  énfefii»i>Ótfa~ 
pere  .  Socrate  diceua  che  fé  in  vn  Theatro  ,d 
comandafle  che  fi  leiiafTero  in  piedi  li  Sar. 

tori, 


30        Della  nouifsima  Iconologia 


torijO  altri  d'altra  profeflione,  che  folo  i  Sar, 
tori  fi  Ietterebbero,  ma  fé  fi  comandaffe  che  fi 
al  zafferò  1  fapienti,  tutti  faltercbbono  in  piedi, 
perche  ciafcuno  prefume  fapere  .  Ariftotelt_j 
nel  primodella  Rethorica  tiene  che  ciafcuno 
(per  efferamante  di  fé  fteffo)  neceffariamente 
tutte  le  cofe  fue  gli  fiano  gioconde  ,  e  detti ,  e 
fattijdiquì  è  quel  prouerbio  •  Suum  cui%pul. 
chrù,  à  tutti  piacciono  le  cofe  fue,i  figli,  la  Pa- 
tria^ eoftumi,i  libri, l'arte,  l'opinione,l'inueu 
tionc,&  lecompofitioni  loro: Però  Cicerone^» 
ad  Attico  dice,  che  mai  niun  Poeta,  ne  Orato* 
re,'è  fiato,  che  riputaffe  migliore  altro  che  Te , 
de  Poeti,  lo  conferma  Catullo,  come  difetto 
commune,  ancorché  di  Suffeno  parli . 
Ncque  idem  vnquam 

Aeque  eflbeatuu  ac  poema  cut»  fcribit . 

Tarn  gaudc t  in/e,  tamq;fe  ipfe  miratur, 

Nimirum  id  omnesfallimur  » 

Arift.  nell'Ethica  lib.  9.  cap.8.  mette  due_> 
forti  d 'Amanti  di  fé  ftcffi,  vna  forte  vitiofa_-*, 
vituperabile, fecondo  il  fenfo,  &  l'appetito,  l'- 
altra lodabile  fecondo  la  ragione:Gli  Amanti 
«li  fé  fteflì  fecondo  la  ragione  cercano  d'auan- 
zare  glialtri  nella  virtu,nell'honeftà,&  nelli 
beni  interni  dell'animo .  Tutto  quello  ftà  be- 
ne: il  procurare  d'auaii7are  gli  altri  nelle  vir- 
tù fenza  dubio  ch'c  lodabìliffimo.Mà  ci  è  vna 
forte  devirtuofi  ,  e  fapienti  non  troppo  com- 
mendabili,1  quali  accecati  dall'Amor  proprio 
arrogantemente, fi  prefumono  fapere  più  de_> 
gli  a'.tiijìhnalzanole  colè  proprie',ammirano 
lo  ftile,la  faenza, &  le  opere  loro,  difprezza- 
no,&  opprimonocon  parole  indegne  quelle_> 
degli  altri,  &  quanto  ad  altri  fuor  di  ragione 
togliono  di  rode, fuor  di  merito  afeattribuifeo 
no  :  perciò  Thalete  il  primo  fauio  della  Gre- 
cia dille,  cheniuna  cola  è  più  difficile  che  co- 
nofeere  fé  ftefìo,&  niuna  più  facilc,che  ripreil 
derealtriulche  fanno  gli  arFettionati  di  fé  ftef- 
fi  ,  perche  quello  che  riprende ,  &  altri  biafi- 
ma ,  da  Ugno  d'effere  innamorato;  di  fé  Hello, 
&  d'edere  au aro  di  lode, fi  come  accenna  Plu- 
tarco nel  trattato  dell'adulatore,e  dell'Amico 
dicendo. Rcprehenfio  &  amoremfui  ,  panimi 
illiberalitatem  alt  qua  m  arguit  .  Auaro  di  lo- 
de, &  innamorato  di  fé  fteffo  in  più  luoghi  fi 
feuepre  Giulio  Lipfio  ,  liberalcde  biafimi.,  il 
quale  non  j  er  due  1  i  parer  fuo,mà per  difprez- 
zo  delle  altrui  opere  a  bella  polla  morde  gra- 
mffimi  Autori, fpetialmcnte  il  Bembo  nel la_^> 
feconda  Centuria  Epift.  6  i.nell  a  quale  auili- 
fcc  lo  ilile  del  Bembo  ,  che  fé  bene  in  qualche 
particolare  paffo  fi  come  ogni  altro  può  efière 


caduto ,  nondimeno  torto  efpreffo  ha  Giulio 
Lipfio  di  riprendere  genericamente  lo  itilo 
fuo ,  &  d'altri  del  fecondo  tempo  di  Leoni-» 
X-  i  quali  fono  itati  tanto  in  prof  a  ,  quanto  in 
poefia  tcrfi,puri,culti,&  eleganti  afratto  nella 
Romana  eloquenza,  egli  reputa  il  loro  Attico 
ftile  conofchuo,&  confettato  da  lui  Ciceronia- 
no ,languido,pueriIe,&  affettato, quafi  ch'egli 
più  graue  toglia  il  vanto  all'Oratore,  acceca- 
to fenza  dubbio  dall'amor  di  fé  ftefìò ,  com«_» 
quello ,  che  è  di  ftile  diuerfo  da  quelli  che  fo- 
no di  ftile  Atticojde  quali  dice  egli ,  che  le  lo* 
10  compofitioni  fono  affettate,  Se  formate  ad 
vfo .antico,  &  non  fi  accorge,  che  il  fuoftilcj 
vano,turgido,o  per  dir  meglio  torbido,è  quel 
lo  che  fi  chiama  antiquario,affettato,mendi- 
cato  dalle  ofeure  tenebre  de  Comici,&  Auto- 
ri più  antichi,  tefluto  con  periodi,  trpnchi,in- 
tercifi  ,  ne  quali  bifogna  intendere  molto  pili 
ili  quello.che  dice,  Se  comporta  con  parole  a- 
ftrufe,rccondite,rancie,  Se  non  intefe;fiileo- 
diatoda  Auguftolmperadore  fi  come  attefta 
Suetonk)  cap.86.il  quale  amaua  l'eleganza  > 
il  candore  ,  &  la  chiarezza  del  dire  Attico 
qual'è  in  quelli,  che  sbiafimà  Giufto  Lipfio  > 
&odiaual'Afiatico ftile, la  vanità  delle  feri- 
tenze, l'apparato  fuperbo  delle  parole  ofeure  > 
inaudite,  &  fetide,  quali  fono  in  Giufto  Lip- 
fw.genfti  eloquendifecutws  efiiAugufltu,elegàs% 
&  temperatura  ,  vitata  fententiarum  ineptìjst 
Atque  iuconcinnitate  ,  &  reconditorum  verbo- 
rum  foetoribut ,  dice  Suetonio ,  &  più  abbaffo 
Caco\eloi,  &>  antiquario* ,vt  diuerfo  genere  vi- 
tiofes  pari  faRidio  sprcuitil'e  niuno,per  dir  co- 
sì, è  Cacozelo  Se  antiquario  certo  che  è  Giu- 
fto Lipfio  imitatore  di  elocutione  gonfia,an- 
tica  difmeffa ,  che  cerca  più  tofto  d'effere  te- 
nuto in  ammiratione,  perii  fuo  inufitato ,  & 
ofeuro  ftile,che  intefo  con  chiarezza,&  puri- 
tà Attica,  maffim amente  nelle  fue  Centurie , 
le  quali  come  Epiftole  chiariffime ,  e  pure  af- 
fatto doueriano  e  fière  ,  nel  che  à  ragione  fi 
può  riprendere,ficome  era  M.  Antonio  ripre- 
lò  da  Augufto.Af<*rf«w  quidem  Antonium,vt 
injanum  werepat,  quafi  ea  fcribentem  ,qu&  mi- 
rentur potiti  s  bomines,  quam  intelligant .  Va- 
glia a  dire  il  vero,ingiufto  è  colui  che  repu- 
ta folo  ben  fattoquelloche  piacea  fe,eftrani 
fono  coloro,che  vorrebbero  tutti  fcrhieffero, 
&parlafferocomefcriuono,&  parlano  effi,& 
che  folo  il  loro  ftile  fuflefeguitato>abborren- 
do  ogni  altro  ancor  che  con  giuditio>coh 
buona ,  &  regolata  fcelta  di  parole  compofto 
fia:sì  che falla,&  eira  chi  ftima,&  ama  Pope- 

te>& 


Parte  PrimaJ^ 


?* 


re,&  le  virtù  fue,fi  come  raccoglici!  dalli  fu- 
metti verfi  di  Catullo,  &  da  quelli  che  più  a 
baffo  porremo  •  Ma  Tappino  pure  quelli  Sa- 
trapi^ fapienti,chefolo  le  loro  opere  apprez- 
zano^ le  altre  difprezzano,che  chi  loda  fc_> 
fteflb  è  biasimato  àa  altri,ehì  amiiafe  fttflb, 
è  fchernitp  daalt:i,&  chi  ama  troppo  fé  ftef- 
fo  è  molto  da  altri  odiato  . 
Nemoeritamiruty  tpfefite  amesnimis  • 

Perche  l'arroganza  concilia  odio:la  Mode- 
ftiaamore,gratia,&  beneuolenza .  Differole 
Ninfe  a  Narcifo  (  per  quanto  narra  Suida_^>) 
mentre  contemplaua  le  fue  bellezze  nella  fon 
te.  taoKKoiai  yuvìiaiv  e  &v  ffttv^cv  $ikìis-  Mul- 
ti te  oderintji  te  ipfum  amaris .  Nell'amor  di 
fé  fteflb  reftano  gli  huomini  gabbati  nella_s 
maniera  che  fi  gabbano  gli  animali  ìrrationa- 
Ii,pofciache  a  ciafeuno  animale  diletta  più  la 
forma  fua,  che  quella  de  gli  altri  di  fpetie  di- 
aerfa:  circa  di  che  Platone  aflerifee ,  che  Ie_j 
Galline  a  fé  fteffe  piacciono ,  &  crcpar  loro 
d'efler  nate  con  belle  fattezze  ,  il  Cane  pare_> 
belliflimo  al  cane, il  Boue  al  Boue,  l' Afino  al- 
l'Afino,&  al  Porco  pare,  che  il  Porco  auanzi 
di  bellezza. Marco  Tullio  in  ognicofa  Plato- 
nico nel  primo  lib.de  natura  Deorum,  allude 
a\V'ift.zKo.An  puta*  vllam  e£e  terra,  mariq;  bel- 
luam,  qui.  non  fui  generis  beU.ua  maxime  dele- 
Hetur  ?  Soggiunge  appreflb.  Ufi  enim  vis  tarla- 
ta naturttyVt  homo  nemo  velit  nifi  hominifiwi- 
lis  effc-&  quidem  formica  formici .  Ma  l'amor 
di  fé  fteflb  ha  nell'huomo  quefto  di  più,chc_> 
egli  fl  reputa  più  galante  di  ciafeuno  della_* 
fua  fpetiejsi  che  non  vorrebbe  effer  altr'huo- 
mo.che  fé  fteflb,ancorche  defideri  la  fortuna 
d'altri  più  potenti,&  felici. 

L'Amor  di  fé  fteflb  lorapprefentiamofot- 
to  figura  feminilc,perche  è  più  radicato  nelle 
Donne,attefo  che  ciafeuna  quafì  per  brutta,e 
feiocca  che  fìa,bella,  &faccentefi  reputatola 
tre  ciò  appreflb  Greci  pafla  fotto  nome  di  fe- 
mina  pofto  nella  cartella ,  che  anco  da  latini 
diceffe  Phjlautia . 

L'incoroniamo  con  la  Vefìcaria  della  qua. 
le  Plinio  Iib.  2..  cap.  3  1.  in  altro  modo  chiamali 
Trichno,Strichno,Periflb,Thriono,&Halica 
cacabo,  erain  Egitto  adoperata  da  quelli  che 
faceuano  le  corone  inuitati  dalla fimilitudine 
del  fiore  d'Edera,  ha  gli  acini  che  porporeg- 
giano,la  radice  candida,  lunga  vn  cubito,  e'1 
fufto  quattro,  comedeferiue  Ruelliolib.3.  e. 
no  la  poniamo  per  flmbola dell'Amor  di  fé 
fteflb,perche  i Greci,  {penalmente  Teofrafto 
iib.?.cap.n,  vogliono  eh' vna  dramma  di  ra~ 


t 


dica  di  quefta  pianta  data  à  beucre,fa  che  vn» 
s'abbagli  credendoli  d'effere  belli/fimo .  Da- 
bitur  etus  radtcis ,  drathm&pondut^  xtjibi  quit 
illudat  yptaeeatque,feque  pulcherrimum  putet  ► 
Dirafli  per  ifcherzo  di  quelli  che  fono inua- 
jhiti  di  fé  fìefli  ,  ch'habbino  beuuto  la  radica 
ella  Veficaria,&  che  fi  abbaglino,&  burlino 
fé  ftefli . 

Lacagione  che  porti  nella  deftra  il  Narri - 
fo.è  in  próto.Nota  è  la  metam.orfofi.di  quella 
che  inuaghitofi  dell'imagine  fua  in  fiore  di 
Narcifo,fi  conuerfe,il  qua  [fiore  gè  nera  ftnpo 
re  ,  e  gli  amanti  di  fé  ftefli  marauiglianfi  con 
iftupore  di  loro  medefimi, &  non  ci  mancano 
di  quelli,che  trafportati  dell'  Amor  proprio  fi 
penfano  di  eflère  tanti  Narcifi  compiti,&  per 
tetti  in  ognicofa. 

Ma  quefti  tali  non  veggono  il  groflb  fàcco 
pieno  d'imperfettioni  che  adoflb  portano  co- 
me SufFeno,ilquale  fi  tenea  per  bello,  già  tio- 
fo,faceto,  &  elegante  Poeta,  e  non  s'accorge- 
ua, ch'era  difgratiato,infipido,e  fgarbato,per 
lo  che  conclude  Catullo,che  ciafeuno effendo 
inuaghito  di  fé  fteflb-? in  qualche  parte  s'afli- 
miglia  a  SufFeno,&  che  ogu'vno  ha  qualche^ 
difetto,mà  che  non  conofeiàmo  la  mantice,, 
rioè  il  facco  de  viti  j  che  dietro  le  fpalle  hab- 
biamo  » 

Neque  eftquisfy 
Quem  non  in  aliqua  re  videre  Sufftnum 
fcjfis.fuus  cuiq\  atrtlutttt  etl  etror  , 
Se  à  non  videmus  mantice  quid  in  tergo  eft. 

Ciò  auuìene  dall'Amor  proprio  che  il  fenn* 
ofFufca,  talché  innamorati  di  noi  medefimi 
feor giamo  Ci  bene  i  mancamenti  de  gli  altri 
per  leggieri,che  fieno,mà  non  conofeiàmo  li 
noftri,ancorche  granitiche  ci  dimoftrò  Efo- 
pò,  quando  figurò  ogni  huomo  con  due  fac- 
chi,  vno  auanti  il  petto ,  l'altro  di  dietro  ,  in 
quello  dauanti  poniamo  i  mancamenti  d'ai- 
tri,in  quello  di  dietro  i  noftri,.  perche  dall'A- 
mor di  noi  medefimi  non  li  vediamo,,  fi  come 
vediamo  quelli  de  gl'altri  ► 

IlPauone  figura  l'Amor  di  fie  ftcflò,perche 
è  Augetlo,che  fi  compiace  della  fua  colorita» 
&  occhmtacoda,la  quale  in  giro  fp*ega-,&  10- 
tando intorno  la.rimiratond'e  quello  Adagio» 
tanquam  tauo  circùspcftans.fey  che  Ci  Cuoi  di- 
re d'vno  innamorato  di  fé  fteflb  ,  che  fi  patio- 
neggia  intorno, che  fi  dilettale  gufta  della  fua. 
perfona,&  che  d'ogni  (ùa  cofa,£v  a  tuo  ne  fi  co  - 
piace_>.. 
Amore  fcritto  da  Seneca  nella  Tragedia  d'Ot> 

cauia^e  uafporuto  in  lingua  noftra  casi. 


1 1         Della  nouifsima  Iconologia 


L'Erro*  de  ciechi ,  e  miferi  mortali 
Per  coprire  ilfuo  Molto  ,  e  van  de/io , 
Finge  che  amorfi*  Dio  ; 
Si  par  che  del /ho  inganno  fi  diletti  t 
In  zitta  affai  piaceuole  ,  ma  rio 
Tanto  ,  che  gode  fol  de  gì altrui  mali 
C h ubbia  à  gì' homeri  l'ali 
Le  mani  armate  d'arco,  e  difaettcjt 
E  in  breue  face  attretttj 
Porti  le  fiamme,  che  per  l'vniuerfo 
VA  poi  spargendo  sì,  che  del  fino  arder  tj 
Retta  accefio  ogni  core  . 
E  che  daWvfio  human  poco  diuer/o 
Di  Volcan'e  di  Venere  fi  a  nato 
E  del  ciel  tenga  il  più  fiublime fiato  . 

AMOR 

Del  Sig.  Gio: 


Amor  e  vitto  delta  mente  infanti-)} 

Quando  fi  muoue  dal  fuoproprio  loco  , 

L' animo  [calda ,  e  nafice  ne  ver  d'anni 

All'età,  che  affai  pub,  ma  vede  poco 

L'otio  il  nodri/ce,  e  la  lafciuia  human*-, , 

Mentre,  che  va  lontana-» 

La  ria  fortuna  confuoi  graui  danni , 

Spiegando i  trifti  vanni, 

Eia  buoua,e  felice fiàprefentts 

Porgendo  ciò  che  tien  nel  ricco  fieno  : 

Mafie  quetta  vien  meno 

Onde  il  cieco  defio  al  mal  confento 

Il  fuoco,  che  arde  pria  tutto  s  ammorzi-* 

E  tosto  perde  amor  ogni fua  forza  . 

DOMATO. 

Zaratino  Cartellini . 


CV  P  I D  O  a  federe  ,  tenga  fotto  li  piedi  Tiene  fotto  li  piedi  l'arco,  &  la  faretra  con 
Iarco,&  la  faretia,con  la  face  fpenta_^,  la  face  fpenta  per  Ugno  d'edere  domatoglieli 
nella  mano  dritta  habbia  vno  horologio  da_v»  do  che  l'abbaflare,  Se  deporre  le  armi  Cue,  fi, 
noluee  ,  nella  finiftra  vn'augelletto  magro  ,  gnificafoggettìone,&  fommellione.Non  ci  è 
&  macilente  nominato  Cincìo  .  colà  che  domi  più  l'Amore,e  fpenga  l'amoro 

fa  face,* 


Parte  Prima  l 


33 


fa  face,  che  il  tempo,  &  la  pouertà:  l'horolo- 
gio.chc  porta  in  mano  è  fimbolo  del  tempo  , 
li  quale  e  moderatore  d'ogni  h umano  afretto, 
Se  d'ogni  peTturbatione.d'animo,fpetìalmen- 
te  d'  Amore,il  cui  fine  eiTendo'poftò  in  defide- 
lio  di  fruir  l'amata- bellezza  caduca, e  frale, è 
forza  che  cangiata  dal  tempo  la  bellezza^,- 
il  cangi  anco  l'amore  in  altri  penfieri .  lllam 
amabam  olir» ,  nane  iam  alta  curaimpendet 
pecìoriDiAc  Plauto  ne  i'Epidico,&  l'ifteflbne 
la  Muftellaria  .  Stulta  et  piane.  Qu*  illum  tU 
ti  tternum  put  a$fore  amicum,&  beneuolètemy 
Moneo  ego  te  ,  deferet  ille  «.tate  ,  &  fatietattj. 
Et  più  a  bailo  moftra  che  celiata  la  cagione  , 
celli  anco  l'amcrotòcfFetto,mutatodaltempo 
il  bello  gionenil  colore.  Vbi  «.tate  hoc  caput 
colorem  commutatiti  el'tquit  deferuitq-,  me',  ti» 
ii  idtin  futarum-  Credo  fu  ile  detto  di  Demo- 
stene che  i'amorofo  fuoco  dentro  del  petto 
acccfo,non  fi  può  fpegnere  con  la  diligenza, 
jnà  nella  ntgligtza  iftefla  per  mezzo  del  tem- 
po s'efungue  ,  &  li  rifolue.  Ringratia  il  Cop- 
petta,mio  compatriota  il  tempo, che  l'habbia 
iciolto  da  gli  amorofi  lacci  in  quello  Sonetto. 
terche  facrar  non  pojjo  Altari,  e  Tempi  , 
Alato  veglio,  a  l'opre  tue  s\  grandi  , 
Tu  già.  le  forze  in  quel  bel  vt/o  Spandi  , 
Che  fé  di  noi  fi  dolor  ofi  f ce  mpi  . 
T«  de  la  mia  vendetta  i  voti  adempì 
lì  alterezza, e  l'orgoglio  a  terra  mandi, 
Tu  filo  sforai  Amore,  egli  comandi  . 
Chedifcioglia  i  miei  lacci  indegni,  &  empi . 
Tu  quello  horpuoiyche  la  ragion  non  valfe 
Non  amico  ricordo,  arte  ,  o  configlio  , 
Non  giufto  fdegno  d'infinite  offeje. 
Tu  Calme  acqui/li,  che  tanto  arfe,&  alfu. 
La  qual  hor  tolta  da  mortai  periglio, 
Teco  al\a  il  volo  a  ptìi  leggiadre  imprefe  , 
Il  tempo  dunque  è  domatore  d'amore,  che 
fi  contiene  al  ri  ne  in  pentimento  del  perduto 
tempo  nelle  vanità  d'Amore_>« 

L'Augelletto  nomato  Cihclo  magro,&  ma- 
cilente, lignifica  che  l'amante  lograto  che  ha 
le  fue  foftanze  ne  gli  amori  fuoi  afciutto,&  nu- 
do rimane  domato  dalla  pouertà,  dalla  fame  , 
&  dal  mifero  flato  in  che  fi  ritroua .  Della  po- 
uertà n'è  fimbolo  il  detto  Ciucio,  del  quale_j 
dice  Suida  .  Cinclus  auicula  tennis ,  &>  maci- 
lenta. Prtuerbium^pauperior  leberide,&CÀn- 
tlo  .  E  quello  augello  marino  cosi  fiacco, che 
non  può  farli  il  nido,  péro  coua  nel  nido  d'al- 
tronde Ciucio  ne  gli  Adagij  chiamafi  vn'huo 
mo  pouero,&  mendico,  fé  bene  da  Suida,que- 
ilo  marino  augello  è  chiamato  (K/*«AeV)  Ex 


quo  Cinclus  prò  paupere  dieitur .  Crate  Tcbaii* 
Filofofo  difle,che  tre  cofe  domano  1' Amore_>» 
la  fame,  il  tempo,  &  il  laccio,  cioè  la  difpcra- 
tionc .   Amoremfedat  fames ,  fin  minut  tempi* 
eis  vero  fi  vti  non.valesdaquew.  Et  per  tal  con- 
to fi  potrebbe  aggiugnere  vn  laccio  al  collo  di 
Cupido,eiìendo  colhime  degli  amanti  perdi. 
fperatione  defiderar  la  morte  ,  che  in  effetto 
alcuni  data  fi  fono  ;  Fedra  nell'Hippolito  di 
Euripide  non  potendo  fopportare  il  fiero  impc 
to  d'Amore,  penfa  darli  la  morte_>. 
Ex  quo  me  amor  vulnerauit ,con/ìderabam,vt 
Commodijfime  ferrem  eum,  incepsitaq; 
Exinde  reticere  hune,&>  occultare morbum 
Lingui  tnitn  nulla fides  qui  extrema  qttidetn 
Confilia  htminum  corrigere  nouit , 
Afe  ipfa  vero  plurima  poffdet  malto 
Secundo  amentiam  bene  f erre  , 
Ipfa  moderila -vincere  sia  fui . 
Tertio  cum  his  efiteino»  pofltt 
Venerem  vincere  mori  v'ifum  esl  mihi 
Optimum  .   Nemo  contradicat  meo  decreti. 
Ma  noi  habbiamo  rappreièntato  Amore  do- 
mato folamentedal  tempo,  &  dalla  pouertà  , 
come  cofe  più  ordinarie:&  habbiamo  da  par- 
te lailàtaladifperatione,occorrendorare  vol- 
te a  gli  Amanti  darli  morte  :  poiché  ciafeuno 
ama  la  vita  propria, &  fé  bene  tutti  gli  Aman- 
ti ricorrono  col  penfiero  alla  morte ,  non  per 
quello  fé  la  danno,  e  però  il  Cauallier  Guari  - 
ni  introduce  Mirtillo  che  dica  nell'ecceiliiio 
Amorfuo. 

Non  ha  rimedio  alcun  fé  non  la  inorttj 
a  cui  rifponde  Amarilli . 
Jjt  morte  ,  hor  tu  m'af  colta,  e  fa  che  legger 
Tifian  quefle  parole  ,ancorch  io  fappta-i 
Che'l  morir  degli  amanti ì più  toflo  vfo 
D'innamorata  lingua ,  che  defio 
D'animo  in  ciò  deliberato  ,  &  fermo  . 

E  Torquato  Tallo  prima  di  lui  nella  fua  c- 
legante  Pa  florale  d'Aminta  dille_>. 
e  vfo  ,  &  artt-> 
Di  ciafeun  ch'ama  minacciarfi  morte  , 
Ma  rade  volte  poi  fegue  l'effetto . 
Baili  dunque  a  noi  hauer  moflrato,come_> 
Amore  reililprincipalmente  domato  dall'infe- 
lice pouertà,  &  dal  tempo.  4 
Amor  di  fama  . 

VN  fanciullo  nudo  coronato  di  Lauro  con 
i  fuoi  rami,  &  bacche7Jiauerà  nella  de- 
lira mano  in  atto  di  porgere  la  corona  Cinica, 
&  nella  finiflra  !a  corona  Obfidionale  ,  &  lo- 
pra  vn  piedeflallo  vicino  a  detta  figura,  vi  fa- 
ranno diilintamehte  quelle  corone,chevl:ma 
C  noi 


34        Della  nouifsima  Iconologia 

ho  i  Romani  in  fegno  di  valore, cioè  la  Muta-  no  ancora  fare  quefta  ghirlanda  di  Leccio  per 

le, la  Caftrenfe,  &  la  Nauale_j.  la  fimilitudine  di  detti  arbori.  La  corona  Mh- 

Racconta  A.Gellio,  che  la  corona  trionfa-  rale  era  quella,  cheli  daua  al  Capitano,  ou  ero 

le  d'oro,  la  quale.fi  daua  in  honore  del  trionfo  al  Soldato;  che  era  flato  il  primo  a  montare  fu 

al  Capitano,  ò  all'Imperadore  fu  anticamere  lemma  deLnemico .   Lacorona  Caftrenfe  fi 

di  Lauro,&  obfidionale  di  Gramigna,&  fi  da^.  daua  a  I  chi  iufle  prima  d'ogni  altro  montato 

uaaquelli,chefolamente  in  qualche  eftremo  dentro  i  baftioni',  &  alloggiamenti  de*  nimi- 


pericolqhaueflerofalnato  tutto  l'eflercito,  ò 
s'hauelfero  leuato  l'eflercito  d'attorno.  La  co- 
rona Ciuica  era  di  quercia,&  gl'antichi  coro- 
nauano  di  quercia  quafi  tutte  le  ftatue  di  Gio- 
ue,quafi  che  quefta  fufle  legno  di  vita,&  i  Ro- 
mani foleuano  dare  la  ghirlanda  di  quercia  a 
chi  haueflè  in  guerra  difefo  da  morte  vn  Cit- 
tadino Romano,  volendo  dare  l'infegna  della 
vita  a  chi  era  altrui  cagione  di  viuere.Soleua- 


ci.  La  Nauale  fi  daua  a  colui  che  era  il  primo  a 
montare  fu  l'armata  nemica  ,  &  qiiefte  tre  fi 
faceuano  d'Oro,  &  la  Murale  era  con  certi 
merli  fatti  a  fimiglianza  delle  mura,oiie  era_^» 
afeefo .  La  Caftrenfe  era  fatta  nella  cima  a 
guifa  d'vn  baftioue .  La  Nauale  haueua  per 
ornamenti  i  fegni  de'  roftri  delle  nani,  e  que- 
llo è  quanto  bifognaua  fcriuere  in  tal  propo/u 
to  per  commodità  de'  Pittori . 
■ 

M   O   R      DELLA      PATRIA. 

Del  Sig.  Giouanni  Zaratino  Caftcllini . 


1 


GIOVANE'  vigorofo  pofto  tra  vna  ef- 
falatione  di  fumo,  &  vna  gran  fiamma 
di  fuoco ,  ma  che  egli  guardi  con  lieto  ciglio 


verfo  il  fumoj  porti  nella  mano  deftra  vna  co- 
rona di  Gramigna,  nella  finiftra  vnaltra  di 
Quercia,  alli  piedi  da  vn  cato  vi  fu  vnprofon 

do 


Parte  Prima . 


3f 


4oKp*fC*f>ity>,.da4,altro  canto  intrepidamente 
conculchi  fcimitarre,  arme  inha(la,e  manna- 
rete  perche  cornfponda  a  rimili  circoftauze  , 
&  per  la  cagione  che  diremo, li  veftirà  d'h abi- 
to militare  antico,  Egiouane  vigorofo,  per- 
che l'Amore  della. Patriapiù  che  s'inuecchia 
più  è  vigorofo,  non  II  debilitale  mai  perdei 
le  ferze: tutti  gli  altri  amori  celiano.  Vn  Ca- 
ualljere  dopò,che,hauetà  feruito  inamore  vn 
tempo  ad  vua  Dama  ,  (pento  ramorofò fuoco 
dal  freddo  tempo,  &  da  l'età  men  frefea, ch'- 
altri pen(ìeriapporra,a  poco'a  poco  fé  ne  feor- 
da,mà  della  Patria  non  mai .  Vn  .Mercante-» 
allettato  dall'amore  della  robba,&  del  guada- 
gno non  iftimerà  pericolo  alcuno  per  nauiea- 


parentes  fui  ius  habet .  Da  tale  obligo,&  affet- 
to naturale  nafee  che  ciafeuno  ama  la  Patria 
fua,  ancorché  minima  ;  ne  fa  eccettioneda  lo- 
co a  loco  per  humile,ò  fublime  che  (xz.Vlyfles 
ad  lthac*fu*faxafic  properat,quemadmedum 
Agamennon  ad  Mycenarum  nobile*  murcs 
Nemo  enim  Patriam  quia  magna  efl'amat.fed' 
quia  {uà.  Dice  Seneca  Filofofo  ,ché  Vli(fe_> 
s'affretta  andare  tra  i  fatti  d'Itliaca  fua  Patria, 
con  quel  medefimo  amore, &  deiidério,'che_> 
Agamennone  Imperadore  tra  le  nobili  mura 
di  Mi  cena:  perciòche  niuno  ama  la  Patria^, 
perche  fiagrande,mà  perche  èfua,amandoft 
naturalmente  per  fùa  ,  ere (ce  tanto  oltre  l'A- 
mor della  Patria  nel  cuore  de  fuoi  Cittadini", 


tioni  difficilliilime,  e  tempeltofe,all'vltimo  fi     che  accecati  da  quéllo,noh  feorgono  lo  fpleu- 

ritira  al  porto  della  paterna  riua  .   Vn  Corti-     dorè  dell'altrui  Patrie,  &  più  a  tal'viio  delet- 

giano  adefeato  dall'ambitioue.  vàie  baldanzo-     • 

lo  nella  fiipcrba  Corte,  nutrico  dalle  fallaci 

fperanze, nondimeno  (oliente  penfa  alfuona- 

tiuo  nido  .   Vn  Capitano  dopò  ,  che  hauerà 

molti  anni  guereggiatoperacquillar  fama,  e 

glona,ai  £ne  ferie  tprna  alla  patria  a  ripofar- 

lij  E  (Tempio  ne  lìa  il  faggio  Vliffe,  che  hauédo 

praticato,, come  Capitano  gloriofo  nelle  più 
nobili  parti  della  Grecia, grato,  anzigratiilì- 
mo  alla  Splendida  Corte  Imperiale,de(ideraua 

tuttauia  far  ritorno  in  Ithaca  fua  patria  ofeu- 
ra,  brutta, &  farTofa  .  Quello  Amore  della  Pa- 
nia è  perpetuo  per  l'eterno  obligo,  &  honore, 
che  a  quella  di  natura  ciafcun  le  deue,come_ > 
il  figliuolo  al  Padre,  effendonoi  in  quella  ge- 
nerati, &  hauendo  in  elfa  riceuuto  lo  fpinto , 
&  l'aura  vitale: anzi  per  quanto  aflèrìfce  Pla- 
tone in  Critone,  &  Hierocle,è  maggior  l'ob- 
ligo,  &  l'honore  che  li  deue  alla  Patria,  c1vì_j 
alla  Madre,&  al  Padre,dal  quale  prende  il  no- 
me la  Patria  .  Quinomen  patri*  impcfuit  (Di- 
ce HierocleJ  a  re  ip/a  non  temere  l'atri  a  m  no- 
minauit.vocabulo  quidem  a  Patre  dedufto.pro- 
nuntiato  tamen  femtntna  terminatione  ,  yt  ex 
■vtroque parente  mixtum  cjjet .  Atque  h&c  ratio, 
inftnuat  patriam  vnam  ix  &quo  duobus  paren- 
tibus  cohndam  ejje  .  Pr*f erenda  igttur  omnino 
eft  Patria  vtriuis  parentum  feorfim;&>  ne  firn  ni 
qujdejaparentes  amba  matons  fieri, [ed  «.quali 
honore  dignari-.eft  autem,&  alia  ratioyqu*  non 
tantum  «quali,  fedmaiori,  etiam  quam  fimul 
Amba  parente:  honore  patriam  afficere  monet , 
ncque  joium  ipfts  eam  pr*fert,fed  etiam  vxori  , 
&  liberis,&>amicis,  &>  abfoluto  fermone  rebus 
alijs  omnibus pofì Deos  .  Dello  freifo  parere  è 
Plutarco  ne  li  Morali .   At  enim  Patria,  &  vi 
Cretenfium  mere  loquar ^latria plus  in  te,  qua 


terà  la  fua  Valle,Moiitagna,&  bicocca,  la  fua 
deferta,^  barbara  terra,  che  lanobil  Roma  . 
Volgato  è  quel  Prouerbio. Patri*  fumus  ignei* 
alieno  luculentior .  lì  fumo  della  Patria  è  più 
rilucente,che  il  fuoco  degli  altri  paefi,e  però 
rhabbiamo  figurato  ve  rio  il  fumo  voltando 
le  fpalleal  fuoco.  Ha  quello  motto  origine 
da  Homero  nel  principio  della  prima  Odiifea, 

C&terum  Vljffes 
Cupiens,vel  fumùm  exeuntem  ridere 
Patria  fu*  ,  mòri  defiderat 

L'illeflb  replica  Ouidio  nel  primo  de  Pon- 
to,con  altri  verfi,che  molto  bene  efp rimono  il 
dolce  Amore  della  Patria^. 
Non  dubta  e/I  Itbxciprudcnfia.fed  tamen  optat 

Tumum  de  Patrijs  pcjje  videre  focis 
Nefcioquod  natale Joium  dulcedine  cunBos 

Ducit,&  imn.emòrcs  nonfinit  effe  fui: 
Quid melius 'Roma IScythito  quid  f rigore  peius ? 
Huc  tamen  ex  illa  Barbarus  Vrbe  fugit  ■ 
Luciano  ancora  nello  Encomio  della  Pa- 
tria inferifee  il  medefimo  detto.  Patri*  fumus 
luculentior  nomini  vide  tur  ,  quam  ignis  albi  . 
All'huomo  pare  più  lucente  il  fumo  della  Pa- 
tna,che  il  fuoco  d'altioue,dal  chenonfiama- 
rauiglia  ,  chequafi  tutti  li  forellicri  biafmino 
Roma, chi  in  vna  cofa,chi  in  vn'altra  lodando 
ciafeuno  più  la  Patria  fua,  perche  l'Amor  del- 
la Patria,cheil  lor  vedere  appanna, impedifce 
che  non  poflònodifccinere  la  grandezza  fua  , 
&  però  non  hanno  riguardo  di   tenerla  frau- 
data delle  fue  meritate  lodi,nel  che  móftfanò 
di  poco  fapere, ancorché  Euripide  dica,  che_» 
non  ha  retto  fapere  colui  ,  che  loda  più  la  Pa- 
tria de  gl'altri  che  la  fu.L^>. 
Meo  qutdem  iudicio  non  rette  fapit 
Quifpretis  Patri*  tèrra finibus 

C     i  Alienar» 


$6        Della  nouifsima  Iconologia 


Alienati*  laudata  moribus  gaudet  atienis. 
Anzi  a  mio  giuditio  molto  più  mofha  Tape 
ie  colui,che  conofce  la  qualità  de  coftùmi,& 
la  differenza  ,  che  ci  è  da  vn  luogo  all'altro  . 
Onde  chi  fi  leuerà  il  velo  della  Patria  affet- 
tionedauanti  gl'occhi ,  che  bendati  tiene  ,  & 
chi  vorrà  dire  il  vero  fenzapaffione  ,  confer- 
merà il  parere  d'Atheneo,  ilquale  ancorché^» 
Greco,&  Gentile  Autore  nel  primo  Iibro,chia 
ma  Roma  Patria  celefte,  Compédio  di  tutto  il 
Mondo  •  Celefte  in  vero  non  tanto  per  la  bel- 
lezza, &  amenità  del  fìto,&  lafbauità  del  Cie 
lo,quanto  perche  in  quella  ha  voluto  fondare 
la  Tua  Santa  Chiefa  il  Creator  del  Cielo,  &  ef- 
fa  è  refidenza  del  fuo  Vicario,che  tiene  le  chia 
ni  del  Cieloj&vidifperìfalitefori  celefti,  C5- 
pendio  è  poi  del  Mondo,poiche  in  quella  non 
iblamente  concorrono  moltitudine  di  geriti 
da  Francia,e  Spagna, ma  anco  vi  fi  veggono 
Greci,  Armeni,  Germani,  Inglefi ,  Olandefì, 
Eludei  j,Mofcoui  ti,  Mariniti,  Perfìani,  Africa- 
ni, Traci,  Mori>Giaponefi,Indiani,Tranfilua- 
ni,Yrigari,&  Sciti,appunto  come  dice  ilfudet 
co  Acheneo  .  ^^UKdoquidem  in  ea  Vrbe  gentes 
ctiam  tota,  hxbilsnit,  vt  Capadoces  ,ScytbA,Pon- 
ti  nationes,  &a!:A  complures,  quartini  cotteur- 
fus  ha.biia.biUs  totius  terra  popttlus  eft.  In  que- 
fìa  guifa  tutte  le  parti  della  terra  vengono  ad 
effere  volontariamente  tributarie  del  fuofan- 
gue,de  fuoi  figli,  Se  cittadini  a  Roma,como 
capo  del  Mondo, per  lo  che  con  molta  ragione 
tuttauia chiamar  fi  può  Afilo,  Teatro,  Tem- 
pio, &  Compendio  dell' Vniuerfo,  &  potiamo 
confermare,  quello  che  afferma  il  Petrarca—? 
con  tali  parole.  Hoc  affirmo,quoà  totius  hama- 
tìa  magnificenti*.  fupremum  domicilium  Roma 
sfili  nec  ejl  vllustam  remotus  terrarum  angu- 
ius^uihoc  neget .  Et  fé  ilmedefìmo  Petrarca 
in  alcuni  Sonetti  ne  dice  male  ;  emenda  anco 
tale  errore  con  foprabondante  lodi  nelle  fu e_j 
opere  latine,in  quella  copiefa  inuettiua,che_j 
fa  contra  Gallum, nella  quale  è  da  lui  celebra- 
ta con  sì  nobile  encomio.  Roma  Mundi  caput, 
Vrbtitm  Regni*-.  ,Sedes  Imperi},  Arxfidei  Catho- 
UcA,fons  o?/>.àuKi  memorabilium  exemplorum. 
Et  fé  l'haueile  veduta  nello  ampliffimo  flato  in 
che  hcra  fi  troua  accrefeiuta  ,  &  oltra  modo 
abbcliitJ.non  haurebbe  meno  detto.  Muri  qui- 
Àem,Q>  Palatia  ceciderunt, glori*  nominis im- 
mortaliseli -,  Ma  più  tolto  detto  haurebbe  alla 
gloria  dell'immortal  nome  corrifponde  Peter 
na,&  eccella  Maeftà  della  Città  poiché  in  eflà 
rifplende  lo  iplendore  de  gli  edifici)  moderni, 
emulijdeli'antìca  roa2nifkcza,Je  cai  ycftigic 


danno  marauiglia,&  norma  all'arcnittm?*^ 
in  eflà  fi  gode  la  ampiezza  delle  ftrade,ineflà- 
vedefi  l'altezza  de"  fUperbipalazzi,obelifchv 
colonne, archi, e  trofei,in  eflà  conferuanfi  fta- 
tuerare  d'a'ntichiffimi  fcultori  nominati  da_j 
Plinio,la  Niobecon  i  figli, il  Laocoonte,Dir- 
ce  legata  al  toro,&  altre  moIte,alle'quaIi  s'ag, 
giungono  opere  moderne  di  Scrii tura,e  Pittu- 
ra ,  chehoggidì  alla  fama  de  gli  antichi  non 
cedéjoltrè  il  corfb  confueto  del  Tebro  Rè  de" 
Fiumi,  viabondano  copiofi  aquidotti,  e  Abor- 
rono diuerfi  capi  d'acque  ,  &c  fiorifconodeli- 
tiofi  giardini  per  li  fuperbi,  e  fpariofi  colli,  & 
quello  che  importa  più  ftanno  in  piedi  infini- 
ti monafterij, lochi  pij, Collegi  j, e  Tempi  j  ve- 
ramente Diuini,e  Sacrofanti.  In  quanto  alla 
Corte  di  Roma  affimigliarfi  può  alla  Hierar- 
chia  celefte, fi  come  Pio  Secondo  pratico  nelle, 
corti  Regali, &  Imperiali  l'aflbmiglia  nell;i_» 
Apologia, che  ferine  a  Martino  .  Inffar  C*le- 
ftit  Hierarchi&  diceres  Remanam  curiam  ,  in- 
tuere,  &  circue  Mundum,  &  perlustra  Princf* 
pam  atria,&  Regum  auì 'ai  intrefpicito ,^» fi  qua 
e  fi  cu  afimilis  ApoftolicA  refer  nobts.ln  quan- 
to a  nobiliffimi  ingegni,  che  continouamente 
vi  fiorifeono  è  fuperfluo  il  ragionarne;  poiché 
ineflà,&  nafeono  felici/Timi, &  venuti  di  fuori 
fi  affinano,  come  l'oro  nella  fucina  :  quindi  è 
che  molti  giungono  in  Roma  gonfi  j,&  pieni 
difuperbia,&  prefontione  di  fbprafapere,che 
poi  fi  partono  humiliati  pieni  di  ftupore,  n;_j 
mette  lor  conto  il  dimorarui,perche  vi  perdo- 
no il  nome,come  li  fiumi,che  entrano  nel  ma- 
rerConcetto  di  Pio  Secondo  nel  libro  Xl.delit 
fuoi  Commentari]  .  Quemadmodum  tèrra  flit. 
mina  quantumuis  ampia  ,  &profunda  nomea 
amittunt  ingrejfa  marejta  &  dotlores  domi  da 
ri,&  inter fuos  illuflres  Romanam  adeuntes  cu. 
riam  inter  maiora  lumin a.nomen  ,&  lue em  a. 
mittunt.  Taccia  Giufto  Lipfio,che  nella  pri- 
ma Centuria, Epiftola  vigefìm3terza,reput.T__* 
Roma  Città  confufà,e  torbulenta,  e  tutta  Ita- 
lia inculta  di  fama,&  di  fcritti,quafi  che'ilfuo 
fapere  non  fia  fondato  fopra  fcrittori  antichi 
Romani,appreflb,&  imparato  anco  da  Moder 
ni  Italiani.  Dalli  Beroaldi,da  M.  Antonio  Sa- 
bcllico,dal  Merola,dal  Calderino,da  Gio:Bat 
tifta  Pio,&  da  altri  commentatori,  ed'Orato- 
ri,Poeti,&  Hiftorici  Romanijdal  Biondo,  da 
Pomponio  Leto  ,  da  Angelo  Politiano,Marfi- 
lio  Ficino,  da  Gio.  Battifta  Egnatio,dal  Mer- 
liano,da  Andrea  Fuluio,da  Celio  Rhodigino, 
da  Polidoro  Virgilio,  da  Pietro  Crinito,  da_^ 
Lilio  Giraldi ,  dal  Panuino ,  da  Sigonio ,  dal 
Grucchio, 


Parte  Prima» 


37 


Crucchio,  da  Pietro  Virtorio,  dalli  Manucci, 
da  Fuluio  Orfini  Uomano,&  da  alai  Italiani 
ofleraatori  della  Romana  antichità,  fpetial- 
mente  da  Aleffandroab  Alexandre. Ma  come 
può  chiamare  Italia  inculca  di  fcritti,fe  tutte 
le  altre  regioni  doppiamente  di  feruti  f upera, 
poiché  èabondante,  &  eulta  non  folo  nell'an- 
tica Tua  lingua  latina,  ma  anco  nella  materna 
volgare, ricca  di  varii  componimeli, &  di poe- 
fieterfe,  culre,  &  dilettcuoli  al  pari  d'Antichi 
Greci, &  Latini, Se  per  non  audarvagando  per 
Io  tempo  pallate»  ;  hoggidì  in   Roma  fola  nel 
Sacrofanto  Romano  fenato  di  Cardinali ,  vi 
fono  Hinorici,Oratori,l'urifconfulti,Filofòfì, 
e  Teologi  tanto  culti, &  copiofì  di  fcritti,che_j 
tutte  l'altre  nationi  di  ferirti  poflono  confon- 
dere, Bellarmink)  nella  filo  foiìa,  e  Teologia, 
Mantica,e  TcfcofingoJariffimi  nella  legge_», 
AfcanioCoionna  ne  11 'oratoria  facilità  di  nati- 
uafacondia  Rom3na,&  il  Baronio  n  eli 'Hi  fio 
ria, di  cui  lì  può  dire,  quello  che  del  Romano 
Varrone  ci i Ile  S.Agoflino  lib.6.cap.2.dello__s 
Città  di  Dio  .  Tarn  multa  legit ,  vt  aliquid  ei 
feri  ber  e  va  e  affé  miremur  ,  tam  multa  fcripfit , 
quam  multa  xix  quemqu&m  legere  potuijje  cre- 
damus .   Se  fi   volerle  pei  numerare  altri  Au- 
tori Italiani ,  &  Romani ,  che  al  prefente  per 
Roma  Hanno  nelle  Religioni, nelli  Collegij  , 
nelle  Corti ,  &  cafepriuate,  fenza  dubbio  an- 
daremo  ininfinito  ,  éctantopiùfe  voleflìmo 
vfeir  di  Roma,&  dilatarci  per  tutta  Italia,  la- 
quale  per  ogni  tempo  è  fiata  ripiena  d'huomi 
ni  Incerati, e  valoroiì, fi  come  in  fpetieRoma. 
Onde  con  molta  ragione  il  Petrarca  li  tiene-» 
buono,d'eiTere  Italiano,  &  fi  gloria  d'efi'ere_> 
Cittadino  Romano,  nella  fudetta  inuettiua_^>. 
Sum  vero  Italus  Natione,&>  Romanus  Ciuis  effe 
gì  or  i  or  ^d  e  quo  non  modo  Principes-^Mundi^  Do- 
mini gloriati  funi  }fed,  Paulus  j4poftolus,is  qui 
dixit  non  habemus  hi  e  manenttm  Ciuitatem  , 
Vrbem  Romampatriam  fuam  facit  •    Ma  tor- 
niamo alla  figura,&  fé  l'Amor  della  Romana 
Patria  lacerata  da  certi  inuidiofi  Autori  oltra- 
montani poco  a  lei  dinoti,  m'ha  tra  lp  or  tato 
•alle  fue  difefe,&  lodi,  non  deue  a  niuno  rin- 
crefcere,pcr  effere  ella  Patria  communc. 

La  corona  di  Gramigna  è  iìmlolo  dell'A- 
mor della  l'arria  ,  laquale  dar  fi  lbleua  a  quel 
Cittadino,  chehauefle  liberatala  Patria  dallo 
a  (Tedio  de  nemici,  &  faceunfi  di  Gramigna..^, 
perche  fu  cfTeruato,cheera  nata  nel  luogo do- 
uc  li  trouauano  rinchiufi  gli  allediati  :  fé  dal 
ienato  Romano  datta  a  Fabio  Mnfiimo,che_j 
nella  feconda  guerra  CartaginefeJiberò  Ro- 


ma dallo  afledio:&  era  il  più  iiobi!e.&  ho  no- 
rato  premio,  che  dar  fi  poterle  ad  vn  guerrie- 
ro  conforme  all'opera  ,  che  maggiore  non  fi 
può  fare  perche  chi  gioua  a  tuttòil  corpo  del- 
la Patria  ,  gioua  a  ciafcun  Cittadino  membro 
della  Patria  .  Dirò  pitiche  chi  da  falute  ad' va 
membro,da  falute  a  tutto  il  corpo ,  e  però  chi 
gioua  ad'vn  Cittadino,  gioua  anco  alla  Patria 
pesche  vtil  cofa  è  alla  Città ,  &  efpediente  la, 
falute  d'vn'ottimo  ,  &  gioueuole  Cittadino, 
per  tal  cagione;  dauafi  ancor  vn'altra  Corona 
a  chihaueile  faluatala  vita  in  battaglia  ad  vn 
Cittadino,  &  faceuafì  di  Quercia  perche  da_» 
quella  i  più  antichi  il  cibo  prendeuano  ,  &  in 
vitafimanteneuano,  cerne  piace  ad  Aulo  Gel- 
lio,con  tutto  che  nelle  queflioni  Romane  altre 
ragioni  Plutarco  arrechi;  Si  che  l'Amor  della 
Patria  deue  primieramente  in  genere  abbrac- 
ciare tutta  la  Patria,&  feccndanamente  infpe 
tie  ogni  Cittadino  per  maggior  vtile,confola- 
tione,  &  quiete  della  Città  . 

Il  precipito  vicino  alli  piedi, con  quali  con 
culca  intrepidamente  le  armi,fignifica,  che_> 
non  fi  prezza  mun  pericolo  di  vita  per  Amor 
-  della  Patria,come  Anchuro  figlio  di  Mida  P.è 
di  Prigia,&  Marco  Curtio  Romaniche  (pòri 
taneamente  per  dar  falute  alla  Parria  loro  lì 
tolferodi  vita   precipitandofi  nella  peflifera 
apertura  della  terra,  &  mill'altri  che  in  gene- 
refe  impref  e  hanno  fparfo  il  fangue  per  la  Pa- 
tria .   Neftore  famofò  Capitano  nella  i  '?.  Ilìa- 
de d'Homero,  volendo  dar  animo  a  Troiani 
per  combattere  contra  Greci ,  propone  che  il 
morire  per  la  Patria  è  cofa  bella^s. 
Pugnate  cetra  naues  frequétes  qui  auté  veftric 
Vulneratus,vel  percttffus  mortem  ,&fatum  fe- 

cutusfuerit  . 
Moria  tur  ,  non  enim  indecorum  pugnanti  prò 
patria  Mori . 
Onde  Horatio  nella  i.Ode  del  j.lib.difTc'. 
Dulce,  &>  decorum  eff  prò  Patria  mori . 

Et  Luciano  nell'Encomio  della  Patria^- 
fenile  ,  che  nelle  ellòrtationi  militari  vale  af- 
fai ,  fé  fi  dice  che  la  guerra  fi  piglia  per  la  Pa- 
tria, niuno  farà  che  vdita  quella  voce  per  ha- 
uer  terrore  di  morte,&  di  pericolo  alcuno; im- 
percioche  ha  efficacia  il  nome,  &  lacomme- 
moratione  della  Patria  di  far  diuentare  vn'ani 
mo  timido: forte,  &  valorofo,per  l'obligo  che 
fi  deue,  &  per  l'amor  ,  che  fc  le  porta,  incita- 
to anco  dallo  flimolo  della  gloriagli  e  fi  acqui 
fla  al  proprio  nome  ,alla  fua  ftirpe  in  vita,  Se 
dopò  morte  ,  fi  come  con  dolce  canto  copiofii- 
mente  clprime  Pi  miai  o  nel  li  Iflhmij ,  Ode  '-. 
C     ?  fopra 


\ 


Della  nouifsima  Iconologia 


&  li  trecento,  &  Tei  Fabij  feguitati  da  miile_> 
clienti ,  che  tutn  generofamente  con  fama  ,  t 
gloria  loro  meffero  la  vita  per  lo  fuifcerato 
Amore,che  portorno  a  Roma  Patria  loro. 

ANNO. 

HVO  MO  di  mezza  età  co  l'ale  a  gl'home 
ri,col  capo,ilcollo,la  barba,&  i  capelli 
pieni  di  neue,e  ghiaccio.  Il  petto,  &  i  fianchi 
Co  poco  accrefeimento  di  gloria  potè  arrecare  rofli  ,  &  adorni  di  varie  fpighe  di  grano,  le_» 
Sterpfiade,alla  memoria,  &  nome  di  fuo  Zio,  braccia  verdi, &  piene  di  più  forti  di  fiori,le_> 
perche  fenzacomparationealcunajmolromag  cofcie,&  le  gambe  con  gratia  coperte  di  grap. 
gior  gloria  è  morir  per  Amor  della  Patria_^>.     pi,&  frondid'vue. In  vna  mano  terrà  vnferpe 


{oprala  vittoria  di  Sterpfiade  Tebano,  ilcui 
Zio  Materno  combattendo  morì  per  la  Patria. 
Auunculo  cognomini  dedtt  commune  decus, 
cui  mortem  Man  Ateo  clypeo  infignit  attulit  : 
feJ  honor  prAclaris  eius  faétis  ex  aduer/o  retyon 
detjciat  enim  certo.quicunque  in  bue  nube  grò, 
dinem  fanguinis  a  cara  Patria  propulfat  exi- 
tium  a  ciuibus  depellent  per  contrarium  exer- 
citum  fìirpife  maximam  gloriam  accumulare, 
&  dum  v:det,Ó>  cttm  obierit  -  Ma  per  mio  aui- 


g 

che  vìuere  nelli  fefteuoli  combattimenti  Ifth- 
mij,Nemei,  Pithij ,  &  Olimpici  cantati  da_^> 
Pindaro .  Per  qual  cagione  penfiamo  noi  che 
Licurgo  legislatore, &  Rè  de'  Lacedemoniefì 
ordinarle ,  che  non  fi  fcolpiflè  nome  di  morto 
niuno  in  fepolcri,  fé  non  di  quelli  corraggiofi 
huomini,&  donne,che  fu  fi  ero  honoratamen- 
te  in  battaglia  morti  per  la  Patria?  Saluo  per- 
che riputaua  efTère  folamente  degni  di  memo 
ria  quelli  che  fu  fiero  gloriofamente  morti  per 
la  Patria  .  Turboffi  alquanto  Senofonte  Filo- 
fofo  Atheniefe,mentre  faceua  Sacnficio,quan 
do  gli  fu  dato  nuoua,che  Grillo  fuo  figliuolo 
tra  mortOj&però  leuofTì  la  corona  ditefta_^, 
hauendopoi  dimandato  in  che  modo  eramor 
tceflendogli  rifpofto,  che  era  morto  animo- 
famente  in  battaglia  per  la  Patria,intefo  ciò  di 
nuouofì  pofe  la  corona  in  capo,  &  moftrò  di 
fentire  più  allegrezza  per  lagloria,  &  valore 
del  figliuolo ,  che  dolo  re  per  la  morte  ,  e  per-  in  < 
dita  di  elfo  ,  quado  rifpofe  a  chi  gli  die  la  fu-  fìg 
nefta  noua  .  DWSprecatusfum.vt  mihi  filtui 
non  immortali*  :  a  e  longeuus  effet  3  cum  incer- 
lumfitanhocexpediat ,  /ed  vt  probus  effet  ac 
Jpatru  amator .  Tefto  di  Plutarco  ad  Appol- 
lonio . 

Da  quefti  particolari  fi  può  giudicare,  che 
Phabito  militare,  molto  ben  conuenga  all' A  • 
mor  della  Patria  ,  ftando  fempre  ogni  bnon 
Cittadino  alle  occorrenze  pronto,  &  apparec- 
chiato di  morire  con  l'arme  in  mano  per  la  fua 
Patria,opponendofì  a  qual  fi  voglia  fuo  publi- 
co  nemico:  &  in  vero  fi  come  l'amico  fi  cono- 
fee  alli  bifogni,  così  l'Amor  della  Patria  non 
fi  feorge  meglio,  che  ne  gli  vigenti  bifogni 
di  guerra, oue  chi  l'ama  antepone  la  falute  del 
la  Patria.alla  propria  vita,&  falute.Antico  dif- 
fi,perche  gli  Antichi  hanno  dato  /ingoiare  ef- 
fempioin  amar  la  Patria,  e  moftrato  fegni  e- 
\udcnti  d'AmorejCome  gli  Horatij,  li  Deci)  j 


riuolto  in  giro,  che  fi  tenga  la  coda  in  bocca, 
&  nell'altra  hauerà  vn  chiodo  . 

Si  dipinge  alato  con  l'auttoritàdel  Petrar- 
ca nel  trionfo  del  tempo,  oue  dice__>.    , 

Che  vola»  l  'hore,i  gior  ni, gì' anni  }e  i  mefi  . 
L'Anno ,  fecondo  l'vfo  commune  comincia 
di  Gennaio, quando  il  ghiaccio,  &  le  neui fo- 
no grandiffime,&  perciò  gli  fi  pone  la  neue  in 
capo,  &  perche  la  Primauera  è  adorna  d'ogni 
forte  di  fiori,e  d'herbe,  &  le  cofe  in  quel  tem- 
po fatte  cominciano  in  vn  certo  modo  a  fue- 
gliarfi,&  tutti  fanno  più  viuacemente  le  loro 
operationi ,  &  però  fé  gli  adornano  le  braccia 
nel  modo  fopradetco . 

L'Eftate  per  efler  caldi  grandinimi, &  le  bia 
de  tutte  mature ,  fi  rapprefenta  col  petto  ,  &  i 
fianchi  rolli, &  con  le  fpighc_>. 

L'vue  nelle  gambe ,  moftrano  l'Autunno  , 
che  èl'vltima  parte  dell'Anno  .  Il  ferpe  pollo 
circolo, che  morde  la  coda  è  antichiuìma_^> 
ura  dell'Anno,  percioche  l'Anno  fi  riuolge 
in  fé  ftefìc,&  il  principio  di  vn'Anno  confuma 
il  fine  dell'altro, fi  come  pur  quel  ferpe  ridot- 
to in  forma  di  circolo  fi  rode  la  coda;  onde_j 
Virg.nel  z.della  Georg. così  diffe_>. 
fronde  nemus}redit  agricolis  laboracius  ìorbt, 
Atq\  in  fé  fua  per  vefìtgia  voluitur  annus  . 

Scriue  Serto  Pompeo, chegl'antichi  Roma 
ni  ficcauano  ogn'Anno  nelle  mura  de'  Tempi  j 
vn  chiodo  ,  &  dal  numero  di  quei  chiodi  poi 
numerauanogl'anni;&  però  legno  dell'Anno 
fi  potrà  dire  che  fiano  i  chiodi . 


Anno. 

HVomo,maturo,alato,per  la  ragione  detta, 
federa,  fbpra  vn  carro  con  quattro  ca- 
ualh  bianchi, guidato  dalle  quattro  Stagioni  , 
che  fono  parte  dell'Anno,  le  quali  fi  dipinge- 
ranno cariche  di  frutti  ,  fecondo  la  diuerntà 
de'  tempi . 

ANIMA 


Parte  Prima.*."  3P 

ANIMA    RAGIONEVOLE,   E   BEATA. 


Donzella  gratiofiflìma,hauerà  il  vol- 
to coperto  con  vn  finiffimo,e  trafparéte 
velo,hanrà  il  veftimento  chiaro,  &  lucente;  a 
gl'homeri  vn  paro  d'ale,  &  nella  cima  del  ca- 
po vna  ftella_j. 

Béche  l'Anima,  come  fi  dice  da  Teologi, fia 
foftanza  incorporea ,  &  immortale,/!  rappre- 
fenta  nondimeno  in  quel  miglior  modo,che_> 
l'huomo  legato  a  quei  fenfi  corporei  con  l'i- 
maginatione,la  può  comprendere, &  non  altri 
menti, che  lì  fogli  rapprefentare  Iddio,  agl'- 
Angeli, ancor  chefiano  pure  foftanze  incor- 
poree.^. 

Si  dipinge  donzella  gratiofiffima,  per  efler 
fatta  dal  Creatore,che  e  fonte  d'ogni  bellezza, 
&perfettione,  a  Aia  fimilitudine_\ 

Se  gli  fa  velato  il  vifoper  dinotare, che  ella 
è  come  dice  S  Agoftino  nel  libr.  dedefinit.a- 
nim.  foftanza  inuifìbile  agl'occhi  Immani  ,  e 
forma  foftantiale  del  corpo,nel  quale  ella  non 
é  euidente,faluo  che  per  certe  attioni  efteriori 
I  comprender. 


Il  veftimento  chiaro,  &  lucente  è  per  dino- 
tare la  purità, &  perfezione  della  fuaeffenza. 

Se  le  pone  la  ftella  fopra  il  capo,eflendo  che 
gl'Egitti]  lignificarono  con  la  /iella  l'immor- 
talità dell'Anima, come  riferifee  Pierio  Vale- 
riane nel  I1b-44.de'  fuoi  Ieroglifici  . 

L'ali  a  gl'homeri  denotano  cosi  l'agilità,  e 
fpiritualita  fua,come  anco  le  due  potenze  in- 
telktto,e  volontà  • 

ANIMA  DANNATA. 

Occorrendo  fpefle  volte  nelle  trage- 
die,&  rapprefentationi  di  cafi  feguiti,& 
finti, fi  fpirituali,come  profani,introdurre  nel 
palco  l'anima  di  alcuna  perfona,  fadi  meftieri 
hauer  luce,come  ella  fi  debba  vifibilmente  in- 
trodurre •  Per  tanto  fi  deurà  rapprefentare  in 
forma, &  figura  humana,  ritenendo  l'effigie-» 
del  fuo  corpo  .  Sarà  nuda,&  da  fottiliftìmo,  & 
trafparente  velo  coperta, come  anco  fcapiglia- 
ta,&  il  colore  della  carnagione  di  lionato  feu- 
ro,&  il  velo  di  color  negro. 

L'Anima  dal  corpo  feparata,eftend«  fpiritua 
C     4  le,& 


40        Della  tiouifsima  Iconologia 


|e,&  incorporea,  non  ha  dubbio  ,  che  non  gli 
conuiene  per  fé  ftefla  figura  ,  formatione  ,  & 
altre  qualità, che  alla  materia  folamente  Han- 
no attaccate,  tuttauiadouendo  quefta  rappre-^ 
fentatione  farli  obietto  de  lenii  corporali ,  fia- 
mo  aftretti  di  propporcela  auanti  lotto  forma 
medefimamente  corporea,  &  accomodare  an- 
cora la  cofa  intela  al  noftro  concetto:  Dunque 
fé  gli  dà  la  figura  humana  con  quella  licenza, 
con  la  quale  ordinariamente  fi  dipingono  an- 
cora gì"  Angioli, &  perche  l'anima  da  formai» 
al  corpo,non  fi  può  imaginare,  che  fia  d'altra 
figura:  fé  bene  fappiamo  ella, come  fi  è  detto  di 
fopra  ,  non  edere  da  quefti  termini  materiali 
circonfciitta.  Riterrà  dunque  l'effigie  nel  fuo 
corpo  per  effere  riconofciuta,  &  per  accoftarfi 
aquello,che  fcriuono  diueifi  Poeti, tra  gl'altri 
Virgilio  nel  6. Quando  fa  ch'Enea  vadi  nell'- 
Inferno,e  riconofca  molti  di  quelli, c'hauea_^ 
cognitione  in  quella  vita,&  Dante  nel  cap.  3. 
dell'Inferno. 


Dicefi  anco  meglio  conofcerla,fe  gli  habbia 
a  dare  altri  fegnaìi  della  fua'conditione,  per- 
che tal  voltajaccorrerà  rapprefentaila  condi- 
uéffi  accidenti,  come  per  eflem pio, ferita, o  in 
a]ona,ò  tormentata,  &c. Et  in  tal  cafo  fi  qua- 
lificherà in  quella  maniera,  che  fi  conuiencj 
allo  ftato,&  conditione  lu-i^r. 

Dipingefi  ignuda  per  effere  ella  per  fua  na- 
tura fcioìta  da  ogni  impedimento  corporeo , 
onde  il  Petrarca  nella  Canzone  Italia  mico- 
si dille . 

Che  l'alma  ignudai  fò,l*->> 
Et  in  altra  Canzone  il  principio  della  quale  . 

Quando  ilfoaue  mio  fido  conforto  : 
Seguita, e  dicì_> 

Spirto  ignudo  ,  &c. 
Et  nel  trionfo  della  morte  cap.  1 .     '  ^ 

Ch'ogni  nudo  Spirto  &c- 

Li  capelli  fparfi  giù  per  gl'homeri  non  lolo 
dimoftrano  l'infelicità,  &  miferia  dell'anime 
dannate,mà  la  perdita  del  ben  della  ragione  , 
&  dello  intelletto  onde  Dante  nelcap.  3.deii'- 


PoJciatch  io  vi  htbbi  alcun  riconofciuta 

Animo  Piaceuole,  Trattabile,  &:  Amorevole 


■ 


Inferno^ 


Parte  Prima! 


I,nferno,cosìdic<»_>. 

Noifem  venuti  al  luogo, oh  io  t'ho  detto, 

Che  vederai  le  genti  doloro  fe^j, 

Ch'hanno  perduto  il  ben  dell'intelletto . 

Il  colore  della  carnagione,&  del  velo  che_j 
circondajfìgnifìca  la  priuatione  della  luce,  & 
grana  diurna  .  Però  difle  Dante  nel  cap.  5. par- 
lando della forma,&  fitodellTnferno,che  al- 
la porta  di  quello  vifiafcritto  . 

Lijfate  ogni  Speranza,  ;  voi  ch'entrate 


4* 


ANIMO  PIACEVOLE  TRATTABILE 

&  a'moreuole-j. 
^7"  N  Delfino  che  porti  a  cauallo  vn  fanciul- 
»      lo  Se  bene  Pierio  Valeriano  per  autorità 
di  Pan  Tania   attribuifce  al  Delfino  il  firn  bolo 
d'animo  grato  perche  in  Profelene  Città  de  la 
Ionia,  eflendo  chiamato  vn  Delfino  per  nome 
Simone  da  vnfanciuIlo,foleua  accodarli  alli- 
toverfo  quello,  &  accomodarfegli  fotto  per 
portarloa  Tuo  piacere,  perche  fu  da  quel  fan- 
ciullo tolto  dalle  man  de  Pefcatori,&  medica- 
to d'vna  ferita  che  gli  fecero,  nondimeno  noi 
l'attribuiremo  ad'animo  piaceuole  ,  &  tratta- 
bile,perche  il  Delfino  è  piaceuole  verfol'huo 
no  non  per  intere/Te  alcuno  de  benefitij  rice- 
uuti ,  ò  da  riceuerfi  ,  ma  di  fua  propria  natu- 
ra ,  fi  come  I'ifteflb  Valeriano  con  fue  pro- 
prie parole  conferma  citando  Plutarco  in  co- 
tal  guifa  Admiratur  Plutarco  tantam  anima 
lis  iflius  humanitatem ,fi  quidem  non  educatio- 
ne,veluti  canes,&  equi, non  vita  alia  necejfita- 
te.veluti  elephanti  pantera  j;  &  Leones  ab  homi 
nibui  liberati fed  genuino  quodam  ajfeflu  spor- 
te funt  bum  ani  generis  atnatores  .    Dunque  fé 
fpontaneamentedi  naturale  affetto  fono  ama- 
tori del  genere  humano,non  fono  per  gratitu- 
dine de  benefitij  riceuuti,&:  che  fia  il  veroleg 
geli  preflb  altri  Autori, che  li  Delfini  hanno  fai 
to  riftefib,che  narra  Paufania  con  altri ,  da_^> 
quali  non  hanno  mai  riceuuto  benefitio  alai 
no,  ne  benefitio  chiamerò  il  binargli  delle_> 
miche  di  pane ,  che  per  fcherzo  fi  buttano ,  e 
non  per  alimento, perche  il  Delfino  non  ha  bi- 
fogno  di  queftofapendofi  procacciare  nell'am 
pio  Mare  il  vitto  da  fé  Iteflò  ,  e  fé  ha  portato 
perfone,  non  l'ha  portate  per  gratitudine,  ma 
per  piaceuole  domeftichezza,il  Delfino  ha  por 
tato  varie  perfone  indifferentemente,folo  per- 
che è  di  natura  piaceuole, &  trattabile,&  amo 
reuole  verfo  l'huomo.  Per  il  che  fi  riferit'ce  da 
Solino  cap.i7.ouero  zi.  che  nellito  Africano 
appreffo  Hippone  Diarrhito,vn  Delfino  fi  laf- 


faua  toccare  con'le  mani,e  fpeife  volte  poruua 
fopra  della  fchiena  tutti  coloro,che  civoleua 
no  caualcarc,tra  gli  altri  riamano  Proconfok 
dell'Africa  egli  proprio  lo  toccò  ,  &  l'vnfe  d'- 
vnguenti  odoriferi ,  ma  dalla  nouità  degli  o- 
dori  fi  fiordi ,  e  flette  fopra  acqua,  come  mezo 
morto  ,&  per  molti  mefi  s'attenne  dalla  lolita 
conuerfatione  dal  che  fi  comprende  ,  che  nen 
per  interefìè  di  cibarfi  ,  ma  folo  per  piaceuole 
conuerfatione  gli  guftaua  trattare  con  gli  Hip 
poiiefi  .  Di  più  riferifee  Solino ,  &  Plinio  in- 
ficine nellib.9.cap.8.  che  nel  tempo  di  Augu- 
fto  Imperadorevri  fanciullo,  nel  Regno  di  Ca- 
pania  adefeò  vn  Delfino  con  pezzi  di  pane  ,  e 
tanto  con  quello  fi  domesticò, che  ficuramen- 
te  nelk  mani  gli  pafceua,  pigliando  da  quefta 
ficurtà  ardire  il  fanciullo,  il  Delfino  lo  porta 
dentro  del  Laco  Lucrino,  &  non  folamente  fe- 
ce quefto,  ma  lo  condufìe  a  cauallo  da  Baia^ 
per  fino  a  Pozzuolo,&  ciò  perfeuerò  per  tan- 
ti anni,  che  n'era  giudicato  miracoIo,mà  mo- 
rendoli fanciullo, il  Delfino  per  troppo  defide 
rio  innanzi  agl'occhi  di  ciafeuno  morì  di  do- 
lore^ quello  fi  conferma  per  lettere  di  Mece- 
nate, &  Fabiano.  Egefideriopoifcriue,che  v- 
n'altro  fanciullo  chiamato  Hermia  portato 
medefimamente  a  cauallo  per  alto  mare  da  vn 
Delfino,fù  da  vna  repentina  tempefta  fommer 
fo,&  così  morto,il  Delfino  lo  riportò  a  terra, 
conofeendo  eifere  fiato  egli  cagione  di  quella 
morte,non  volfe  più  ritornare  in  mare,mà  per 
punitione  volle  anch'egli  morire  fpirando  al 
fecco  ,  poiché  li  Delfini  fubito  che  toccono  la 
terra  muoiono;Segno  in  vero  di  natura  piace- 
uole,trattabile,&  amoreuofe_j. 

APPETITO. 

EVridice  ,  che  caminando,  vn  ferpe  gli 
morfichivn  piede,  lignifica  (come  narra 
Pierio  Valeriano  nel  Iib.59.)  l'humano  appe- 
tito, il  quale  gl'affetti  dell'animo  fenfcono& 
impiagano  ,  imperoehe  i  piedi ,  &  maflime  il 
calcagno  fono  gieroglifico  ilei  le  noftre  terre- 
ne cupidità,&peròilnofti-o  Saluatore  volfe_> 
lauare  i  piedi  de  fuoi  difcepoli,  acciòche  da_v> 
gli  affetti  terreni  li  mondafie,&purificaife_j>, 
&  a  Pietro  che  non  voleua  che  lo  latialTcdifie, 
fé  io  non  ti  lauarò  non  haurai  parte  meco ,  Se 
nella  Sacra  Genefi  fi  legge  che  Dio  difle  al  fer 
pente  tu  tenderai  infidie  al  fuo  calcagno  .   Li 
Greci  ancora  quando  finfero,  che  Achille  da 
fanciulloattutfato  nell'acque  della  palude.,» 
Stigia,  non  poteua  in  parte  alcuna  e/fere  feri- 
to, fuor  che  ne  i  piedi  ,  i  quali  non  erano  fiati 
lauati ,  lo  finfero  per  manifcftare  che  egli  fa- 
rebbe 


42,        Della  nouifsima  Iconologia 


rebbe  ftato  perfettamente  forte,&  valorofo.fe 
da  propri  j  affetti  non  fufle  liiperato,&  vinto , 
ne  da  quefto  fentimento  è  lontano  quello  che 
dicono  di  Giafone,che  metre  andaua  a  torre  il 
velo  d'oro  perde  vna  calza  in  vii  filimeli  qua- 
le folo  tra  tutti  i  fiumi  del  mondo  da  niuno 
vento  èoffeib,che  vuol  dire,mentre  che  legni 
tauala  virtù,&  l'immortalità  fu  di  qualche^» 
parte  de  fuoi  affetti priuo,  &  Virg.fcnue,  che 


Didone  quando  era  per  morire,  fi  fcalzòd'w- 
na  calza,  con  quefte  parole-». 
Ipfx  mola*  manibttifypijsy  altari*  iuxtst-y 
Vnum  ex-ut*  pedem  vtnclisjn  vette  retinf&sUt 
Tettatur  moritura  deos,  &  con/eia  fati . 

Sidera , 

£t  quefto  lignifica,  che  ella  era  fpogliata  , 
e  libera  del  timore  della  morte  ,  che  è  vno  af- 
fetto lignificato  per  il  piede  fcalzo  . 


APPRENSIVA.' 


DONNA  giouane,di  mediocre  ftatura, 
con  chioma  tirante  al  biondo,  veftita_j 
d'habico  bianco,  in  piede,  viuace,  e  pronta,  in 
attitudine  diftare  afcoltando  altri  che  parli  ; 
che  con  la  (iniftra  mano  tenghi  vn  Camaleon 
te,&  con  l'altra  vn  lucidiiTimo  fpecchio  . 

E'l' Apprendila  vna  ragioneuole,&  natura- 
le parte  dell'animo,  mediatitela  quale  lecofe, 
che  ci  fono  rapprefentate  facilmente  l'appren 
diamo,&  intendiamo . 

Ex  parte  ragioneuole  ,  e  naturale  ,  perche  è 
propria  della  natura  ragioneuole,eflendo  fola 


mente  l'huomo  atto  all'apprendere  ,  &  all'in- 
tendere ogni,e  qualunque  cofa  apprenfibile_>, 
&  intelligibile ,  che  però  dille  Iuuenale  de  gli 
huomini  parlando . 
Venerabile  foli 

Sortite  itige>iium}dininorumq;  eapaces , 
AtqjexercendiSyCapiendisq;  artibus  apti . 
Il  che  lo  dimoftrò  Ariftotele  mentre  figurò 
e  fiere  l'huomo  della  natura  dotato  come  d'vna 
tauola  rafa, nella  quale  niente  è  dipinto, e  tut- 
te le  cofe  dipinger  fi  pollino .  Imitato  poi  dal 
Lirico  Poeta  nella fua  Poetica  dicendo  . 

Tormtt 


Parte  Prima. 


43 


Ttrmat  enim  natura  prius no t  ìntus  adotenes, 
fortunarum  habitus . 

Etappreffo  HomefoYÌène  ancora  efpreftb 
J'ifteflo, mentre  introduce  quel  Phemio  mufi- 
co  fegnalauiììmòa  dire.  Me  a  iponte  didici  > 
deutcnim  variai  arte s^nimo  meo  inferuit . 

E'  parte  dell'animo  perche  mediante  que- 
fto  fappiamo,mediante  quefto  intendiamo,  & 
apprendiamo . 

Si  figura  gioitane,  perche  come  dice  Arift. 
nel  i.'della  Rettorica  nella  giouentù  hanno 
gran  forza  gl'afFetti,&  i  fé n fi  fono  più  viuaci, 
éc  ^tuffimi  all'apprendere  ,  &  all'operationi 
delie  cofe intelligibili. per  il  femore  delli  {pi- 
rici - 

Si  rapprefenta  di  mediocre  ftatura  ,  sì  per- 
che come  dille  Platone ,  la  mediocrità  è  otti- 
ma in  tutte  le  cofe; sì  ancora  perche  la  mode- 
rata ftatura  delle  membra  arguifce  moderato 
temperamento  de  gli  Immoli, come  riferiteti 
il  Porta  nel  fuo  belli/Timo  trattato  della  Fifìo- 
nomia  al  lib.  z.cap.i.  e  per  conseguenza  buo- 
na attitudine  all'operationi  dell'intelletto  ,  ef* 
fendo  verifTimo  quello  che  commnnementsj 
atteftano  li  Filofofi,  che  mores fequntur  tempe- 
ratura torporis. 

Ha  la  chioma  tirante  al  biondo  perche  così 
fatta  chioma  dà  molitie  della  buona  difpofi- 
tione,e  capacità.onde  il  precitato  Porta  nell'ai 
legato  trattato  lib-4-c.  1 1.  dice,  Captili  placidi 
fubfluuefcientes  in  difciplinis  capiìdis  pr  ompti- 
tuainem,  egregiam  animorum fubtiìitatem ,  & 
arttficium  tradunt. 

Ha  l'h abito  bianco  perche  fi  come  nell'ar- 
te della  Pittura  il  bianco  è  la  bafe,e  fondamen 
to  di  tutti  i  colorinosi  quefta  è  labafe,è  fon- 
damento di  tintili  difcorfì,  e  ragionamenti . 

Si  figura  in  piedi, viuace,e  pronta  in  attitu- 
dine di  ftare  ascoltando,  per  lignificare  la  di- 
fpofìtione, e  prontezza  con  la  quale  ftàfempre 
per  apprendere, &  intendere, Tiene  con  la  fini- 
ftfa  mano  il  Camaleonte  ,  perche  in  quella_j 
guifa  che  il  Camaleonte  fi  cangia  in  tut- 
ti i  colori  alli  quali  s'auuicina  (  fecondo  che 
fi  legge  appreflò  Ariftotele  nel  libro  della  na- 
tura de  gl'animali)  così  quefta  fi  trasforma  in 
quei  ragionamenti ,  e  difcorfì  cheli  vengono 
propofti.  Tiene  nella  deftra  lo  fpecchio,perche 
a  guifa  dello  fpecchio  ella  impronta  in  fé  ftef- 
fa  &  in  fé  fteffa  appropria  i&cofe  tutte,le  quali 
ella  afcolta,intende,  &  apprender. 

ARCHITETVRA. 

DOnna  di   matura  età  con  le  braccia^ 
ignude,8c  con  la  vcfte  di  color  cangian- 


te,tenga  in  vna  mano  l'archipendolo  &  il  com 
paflò  con  vno  fquadro,nell'altra  tenga  vna  car 
-ta^d©uefiadifegHa*a4a  pianta  d'vnpalazzo 
con  alcuni  numeri  attorni  . 

Dice  Vitruuio  nel  principio  dell'opera  fua, 
chs  l'Architettura  è  feiezi,  cioè  cognitione  d  i 
varie  cognitioni  ornata,  per  mezzo  della  qua- 
le tutte  l'opere  delle  akrq,  arti  fi  perfettiona- 
no.  Et  Platone  diceua,  che  gli  Architetti  fo- 
no fopraftati  a  quelli, che  Ji  effercitano  negl'- 
artifitij,  'tal  che  è  fuo  proprio  offitio  fra  l'arti 
d'infegnare,dimoftrare,ctiftinguere,defcriue- 
re, limitare, giudicare,  Rapprendere  l'altre  il 
modo  da  ella  .  Però  è  foia  partecipe  di  docu- 
menti d'Aritmerica,  &  Geometria,  dalle  qua- 
li, come  ancor  difle  Danfel  ne  fuoi  commen- 
tari j,  ogn'artificio  prende  la  fua  nobiltà  .  Per 
quefta  cagione  tiene  la  fquadra,  &  il  compaf- 
fo,  iftromenti  della  Geometria ,  &  i  numeri , 
che  appartengono  ali  Aritmetica,  fi  fanno  in- 
torno alla  pianta  d'Architettura,che  efla  tiene 
nell'altra  mano  .  L'archipendolo,ouero  per- 
pendicolo ci  dichiara,che  il  buono  Architeto 
deue  hauer  fempre  l'occHio  alla  confìderatio- 
ne  del  centro,  dai  quale  fi  regola  la  po/ìtione 
durabile  di  tutte  le  cofe,che  hanno  granita, co 
me  fi  vede  chiaro  in  tal  profeflìone  perii  bel- 
lo ingegno  del  Signor  Caualiere  Domenico 
lontanale  di  Carlo  Maderno,huomini  di  gran 
giuditio,  &  di  valore,  laiTando  da  parte  molti 
altri ,  che  fon  degni  di  maggior  lode  della_j> 
mia .  Etfi  dipìnge  d'età  matura, per  moftrare 
l'efperienza  della  virilità  con  l'altezza  dell'o- 
pere difficili,  &  la  vefte  di  cangiante  e  la  con- 
corde varietà  delle  cofe,  che  di.'etta  in  queft'- 
arte  all'occhio,come  all'orecchio  dilettano  le 
voci  fonore  nell'arte  muficale_j. 

Le  braccia  ignude  moftrano  I'attione,che_> 
fa  all'Architettura  ritenere  il  nome  d'arte,» 
d'artificio . 


ARCHITETVRA  MILITARE. 

DOnna  d'età  virile, veftita  nobilmente^ 
divari)  colori,  porterà  al  collo  vna  ca- 
tena d'oro  con  vn  belliflìmo  Diamante  per 
gioiello  ,  Terrà  conia  deftra  mano  la  bufìula 
da  pigliare  la  pofitione  del  fìto,  &  con  la  fmi- 
ftra  vnatauola,  che  vi  fìa  deformo  vna  figura 
d'vna  fortezza  efagona  la  qual  forma  è  la  più 
perfetta  fra  tintele  fortezze regolari,fopra_s 
la  quale  fia  vna  rondine,&  in  terra  vna  zappa, 
&  vn  badile,  11  fortificare  non  e  flato  trottato 
peraltro  fé  non  che  i  pochi  fipoflbno  difende^ 

re.  da 


44        Della  nouiisima  Iconologia 

ARCHITETTVRA     MILITARE, 


re  da  molti ,  com'anco  per  rafrenare  i  popoli 
&  tenere  il  nemico  lontano, &  per  quello  hi_^> 
fortificatione  è  itata  tenuta  non  Colo  arte  ;  ma 
feienza,  perche  è  quella  che  inueftiga  tanto 
nelle  difefe,  quanto  nell'ofFefe  alficurando  il 
ftar  del  Prcncipe,  &  i  populi  infiemt_5. 

Si  rapprefenta  d'età  virile,  perche  in  ella  è 
la  vera  perfettione  del  fapere,oue  conlìfte  la_^> 
difefa,&  vtile  vniuerfale_>. 

L'habito  nobile  di  vari)  colori  denota  l'in- 
telligenza delle  varie  inuentioni  che  confitto- 
nò  nella  fabrica  militare,  Gli  lì  dà  la  collana 
d'oro  con  il  Diamante  perciòche  lì  come  l'oro 
fra  i  metalli  è  il  più  nobile,  Così  l'Architetu- 
ra  militare  fra  le  fabnehe  è  di  maggior  ftima, 
&  valore,Com'anco  il  Diamante,  il  quale  fra 
le  gioie  è  la  più  dura,  &  forte, così  parimente 
la  fortezza, è  la  più  nobil  gioia  del  Prencipe  , 
come  quella  che  l'afììcura  dai  colpi  del  nemi- 
co; Tiene  con  la  delira  mano  la  buflìila  la  qua- 
le è  diuifa  in  5  60.  gradi  con  la  fu  a  Calamita , 
pei  clì'er  quella  che  opera  tanto  fecondo  i  ven* 


ti,  quanto  la  polmone  cheli  conuiene  di  for- 
mare la  fortezza,  &  è  anco  quella  che  prende 
le  piante  di  ella  fortificatione  ,  La  tauola  con 
la  figura  lòpradetta  fopra  la  quale  è  la  rondi- 
ne, Significa  che  volendoli  fabricare  la  fortez- 
za, fi  delie  efaminare  bene  il  lito  ,  &  torre  la,  .<> 
pianta ,  &  fopra  di  quella  formare  il  dillègno 
fecondo  il  bi fogno  di  quanto  s'afpetta  all'ope- 
ra di  tanta  importanza, Se  imitare  la  rondine_> 
perciòche  come  narra  Pierio  Valeriano  nel 
zz.  libro  dei  fuoi  Ieroglifici  per  ella  vuole  che 
lignifichi  vn'huomo  che  fiaftudiofo  ,  &  dato 
all'edificare, &  che  habbia  fabricati  grandi  e- 
deficij  ;  com'anco  Cartelli,  Città,  &  altre  fa 
briche  d'arte, Se  d'ingegno,  Gli  lì  mette  a  can- 
to la  Zappa  &  il  badile,  perciòche  fono  li  1. 
primi  itromenri  per  fortificare,  come  quelli 
che  principiano  i  folli,  &  li  fondamenti,  Co- 
m'anco per  eipugnationi  conducono  lòtto  alle 
fortezze  i  nemici  delle  trinciere_«. 

AFFETTIONE, 
Vedi  Beneuolenria . 

ARDIRE 


j;ÌgoIon&*te  Primaa.*Iba         4  ? 

ARDIRE  MAGNANIMO,  ET  GENEROSO. 


VN  Ciouanc  di  ftatura  robufta,e  fiera  in 
vifo  ,  hauerà  il  deftro  braccio  armato 
col  quale  cacci  per  forza  con  gagliarda  atti- 
tudine la  lingua  ad  vn  gran  Leone, che  gli  ftia 
fotta  le  ginocchia.  Il  reftante  del  corpo  farà 
difarmato,&  in  molte  parti  ignudo.  Ilcheal- 
lude  al  generofo  ardire  di  Lifimaco  figliuolo 
d' Agatocle  nobile  di  Macedonia,&  vn  de  fuc- 
ceflori  d* Aleflandro  Magno,che  per  hauer  da 
to  il  veleno  al  ilio  Maeftro  Calliftene  Tilofo- 
fo, dimandatoli  da  lui  per  leuarfi  dalla  miferia 
della  prigionia,in  cui  l'haueua  confinato  Alef 
fandro ;  fu  dato  a  diuorare  ad  vn  Leone,mà  co 
l'ingegno  fuperò la  fiera,  &  confidatoli  nella 
fua  forza, il  deftro  braccio,che  egli  fegretamé 
te  s'era  armato ,  cacciò  in  bocca  al  Leone  ,  & 
dalla  gola  li  trafile  per  forza  la  lingua,  reftan- 
done  la  fiera  fubitamente  morta.Per  lo  quale_j 
fatto  fu  da  indi  in  poi  nel  numero  de  più  cari 
del  Re  Alcflàndro,&  ciò  gli  fjì  fcala  per  falire 
al  gouerno  de  gli  ftati,&  all'eternità  della  glo 
ria  ,  Volendo  rapprefentare  quella  figura-» 


a  cauallo  in  qualche  rnafcncrata,ò  inaltro,ie 
gli  farà  la  lingua  in  manosi  &  il  Leone  morto 
fopra  il  cimiero. 

Ardire  vltimot&neeeJ[ario . 

HVomo  armato  di  tutte  le  armi,ò  fìa  a  ca- 
uallojò  a  piedi  con  la  fpada  nella  deftra 
mano,intorno  alla  quale  vi  farà  quefto  motto. 
PER  TELA  PER  HOSTES. 
Nella  finiftra  mano  vno  fcudo,oue  ftia  fcul 
pito,ò  depinto  vn  Caualiiero,chc  corra  atut- 
ta  briglia  contro  l'arme  lanciate  da  i  nimici 
con  animo  ò  di  fcampare  combattendo  ,  ò  di' 
reftar  morto  valorolàmente  fra  i  nemici. 

Et  intorno  all'orlo  di  detto  feudo  vi  farà 
fcritto  quel  verfo  di  Virgilio  : 

Vnafalus  vióHsynullam  iperare  falutem  . 
Quefto, che  noi  diciamo  vltimo,&  neceffa- 
rio  ardire,è  vna  certa  fpetie  di  fortezza  impro 
pria  così  detta  da  Ariftotele,  perche  può  efl~e- 
re,&  fuol  eflfere  pofto  in  opera  ordinariameme 
òperacquifto  d'honore,  o  per  timore  di  male 
auuenire,  ò  per  opera  dell'ira,  ò  della  fpernn- 

?à,  ò 


qó        Della  nouifsima  Iconologia 

za,ò perlapocacoqfìderationedell'imminen  colCaualIìero,che  corre  contrai  nemici, mo- 
te pericolo, non  per  amor  di  quello  vero,&  bel  ftra  quello,che  habbiamo  detto, la  difperatio- 
lojche  è  fine  della  virtù.rarmatura,&  la  fpa-  ne  efler  molte. volte  cagione  di  falute,mà  non 
da  col  motto,  moitrano,  che  gran  refìftenza  è  vera,&  perfetta  forte  zza,  come  li  è  detto . 
neceflariiTimain  ogni  pencolo  ,  Et  lo  feudo 

ARITMETICA. 


DONNA  di  /ingoiar  bellez2a,  d'età  vi- 
rile veftita  dediuerfi,  &  vaghinomi  co- 
lori, &  fopra  detto  veitimento  vx  fieno  corno 
per  ricamola  varietà  de  le  note  dimufic.y, 
&c  reH'eftremo  di  detta  verte  vi  farà  fcritto 
PAR,  &IMPAR,  &che  conlalimftra_j 
mano  tenga  con  bella  gratìa  v;ia  tauola  piena 
de  numeri,  &  con  l'indice  della  deftra  moftù 
detti  numeri  . 

Arìtmetica,èvoce  Greca,percheil  numero 
nelqual  connlìe  queft'arte,è  da  loro  chiama- 
to Arihmos  . 

-Sì  rapprefenta  di  belliffimo  afpetto  ellendo 
chela  bellezza,  &  perfettionede  1  numeri  al- 
cuni Filofofì  credeuano  che  da  efìì  tutte  le  cofe 


fi  componelTero,  tra  quali  Pitagora  Filofofo 
dille  che  la  natura  de  i  numeri  traicor/e  per  tut 
te  le  e ofe, Si  chela  cognitione di  effi  è  quella 
vera  fapienza  quale  verfa  intorno  alle  bellez- 
ze prime  diuine,incorrotte,  fempre  eflìftenti  , 
della  cuiparticipatione  fono  fatte^belle  tutte' 
le  cofe;&  Dio  dal  quale  non  procede cofa,che 
non  ha  giufta,il  tutto  kce  in  numero, in  pefo, 
&  mifura  .  Si  fa  d'età  virile,  perciòche  fi  co- 
me in  quell'età  è  la  vera  perfezione, così  nel- 
l'Aritmetica è  perfetta  nella  qualità  fua,La_^> 
dinerfità  de'  colori  dimoftra  che  queft'arte_>, 
dà  principio  a  le  difcipline  Matematiche  per 
efler  quella  che  apre  la  ftrada  alla  Mufìca_^«,  ■ 
allaGeornetria,&a  tutte  l'altre  fìmili;  Gli, fi, 
dà  per 


Patte  Prima. 


47 


dà  per  ricamo,  del  v  erti  mento  le  fopradette_> 
note  unificali,  perciòche  da  tutte  le  confonan 
ze  muiìcali  le  prOportioni  Aritmetiche  nafeo 
noj  II  motto  ch'ènell'eftremità  della  vefte_»  i 
P  A  R.,  &  I  M  P  A  R,  dichiara  che  cola  fì<u^ 
quella  che  dà  tutta  la  diuèiiìtà  de  gli  acciden- 
ti a  quell'aite,  &  tutte  le  dimofttatloni.  Tiene 
conla'finiftra  mano, la  rauola  fopradetta  ,  & 
con  l'indice  della  deftramoftra  i  numeri  fodet 
ti,per  notificare  la  forza  loro,Onde  Proclo  fo- 


* 


pra  il  Timeo  di  Platone  narra  a  quefto  propo- 
sto che  i  Pitagorici  anègnaronoquatroragio 
ni  de  numeri,  la  prima  Vocale,la  quale  lì  tro- 
ua  nella  mufica,  è  uè'  verlidePoecij  La  fecon- 
da Naturale  che  fi  nona  nella  compofitione_j 
delle  cole,  La  terza  Rationale,che  fi  trouanel 
l'anima,  &  nelle  fu  e  parti  ,'  LaquaitaDiuina, 
che  fi  troua  in  Dio, e  ne  gli  Angioli, &  quefto 
baili  intorno  a  quella  materia  .  Per  non  efle- 


re  tediofo  nel  dire_>.  • 

C     A    T     I     A. 


•■ 


DON  N  A  d'età  virile  d'ampi  ,  &  hono- 
rati'habui  véflita;ftarà  a  federe  co  gran 
maeftà  in  vn  fontuofo,&  ricchi/fimo  feggio, 
Se  in  capo  bauerà  vna  Corona  d'oro,che  con  la 
delira  mano  tenghi  vn  mazzo  di  verghe  vnite 
infiem^Sc  vna  ghirlanda  d'alloro,&  con  la_j> 
fmiftra  vn  morione  ;  che  da  la-parte  delira  vi 
fa  vn  bacile,  &  vii  fachetto  pieno  di  monete^ 
d'oro,gibie,collane,&  altre  ricchezze,&  dalla 
finiftra  vna  feure.  Aritocratia  èilgouernod'- 
huomini  nobili  guidato  da  loro  con  ordine  v- 


guale  di  legge  di  vitiere  ,  &  di  veftire ,  diftn» 
buendo  a  ciafeuno  con  pari  bilancia  le  fatiche 
&  gl'honori  jlefpefe  ,  &gl'vtili  con  l'occhio 
fempre  al  commi  beneficio,alla  perpetua  vnio 
ne,&  au gumento  de  lo  flato  loro. 

Si  fa  d'età  virile  eflendo  che  in  eflà  è  vera_^  ' 
perfettione  ,  auuengache  congiuditio  fi  met-  ' 
te  in  efecutione  quanto  s'afpetta  al  gouerno 
de  la  Republica  . 

Il  fudetto  veftimento,  &  lo  ftàre  a  federai» 
in  Ynriccho  feggio  con  gran  maeftà  è  rapprc- 
fentare 


48        Della  nouifsima  Iconologia 


Tentare  il  fugetto  della  nobiltà  di  perforiceli 
gianconditione,  che  per  legno  di  ciò  porta  in 
capo  la  Corona  d'oro  . 

Gli  fi  dà  il  mazzo  delle  verghe  ligate  infic- 
me,per  fignificaie,chela  Republicadeueefle- 
re  vnita  per  mantenimento  ,  &  beneficio  pu- 
blico,  onde  Euripide  dice,  Inteflinum  oboriri 
betlumfolet  hominibminter  ciues fi ciuìtas  def- 
fenferit . 

Et  Salluftio  In  bello  iugurtino,  anc'egli  co- 
si dico 

Concordia  parut  res  erefeunt  di  fardi»  ma- 
xima dilabuntur . 
&  Cicerone  nell'Epift.ad  Attico»  - 

Nihil  viro  bonot  e§»  quiete t  &  bono  dui  ma- 
git  eonuenit ,  quam  abefft  a  ciuilibus  contro- 
uersijs . 

Tiene  la  ghirlanda,  di  Lauro  per  dimoftra- 
re  il  premio  che  foleuano  dare  a  quelli  ch'ha- 
ueuano  oprato  in  beneficio  della  Republica.-» 


virtuofamente  fi  come  per  il  contrario  il  cafl- 
go;il  che  fi  dimoftra  con  la  feure  che  gli  ftà  a 
canto.  Onde  Solone  fòpradiciò.  Rempubli* 
cam duabmrebui  contineri dicebat, prèmio, & 
paena}&  Cicerone  }. de  Natura  Deorum  . 

Nec  domui  ntc  Refpublicajlare  potefttfiin  e* 
nec  rette  fac~lis pr amia  efltnt  vllat  nec  fupplicia 
peccatis,  &  Solone  foleua  dire_>. 

lllam  ciuitatem  optime  habitari,  in  qua  vi- 
ra bonos  honoribut  affici:  cantra  autem  impro- 
bo! poenis  mot  fuerit . 

Il  morione,che  tiene  con  la  finiftrajil  baci- 
le ,  &  facco  pieni  di  monete  d'oro,  con  l'altre 
ricchezze  denotano,chefenza  le  lor  armi,  & 
danari  >  malamente  fi  conferuano  le  Republi- 
che,c  moftra  di  profondere  anco  li  danari, per 
che ,  per  conferuarela  libertà  non  fi  deue  ri- 
fparmiarela  robba,  poiché  come  dice  Ho- 
ratio , 

Non  bene  prò  foto  liberta*  venditur  auro. 


ARMONIA. 

Come  dipinta  in  Firenze  dal  gran  Duca  Ferdinando . 


VNA 


Parte  Prima. 


4P 


VN  A  raga,&  bella  donna,  con  vna  Lira 
doppia  di  quindici  corde  in  mano, in  ca 
pò  hauerà  vna  £orona  con  lette  gioie  tutte_> 
▼gualcii  veftirrtento  è  di  fette  colori,  guarni- 
to d'oro,&  di  diuerfe  gioicj>- 
A~  R  M  E> 
Come  depinte  in  Firenze  dal  Gran  Duca 
Ferdinando  ■ 


HV  o  m  o  armato,d'afpetto  ttemendo,coft 
l'elmo  in  capo ,  con  la  deftra  mano  tie- 
ne vn  tronco  di  lancia  pofato  alla  cofeia',  6c 
con  la  finiiha  vno  fcudo,in  mezo  del  quale  vi 
è  dipinta  vnà  tefta  di  lupo . 

Elfendo  qiiefta  figura  rimile  a  quella  di 
Marte  fi  potrà  intendere  per  efla  l'arme,  come 
Dio  d'eflc_>. 


R       O 


N 


A. 


DONNA  yeftitadi  color  di  verderame, 
hauet?  l'orecchie  d'arino,  terrà  fottoil 
braccio  lìriiltro  vn  Pauone,  &  con  la  deftra_j 
mano  alta  inoltrerà  il  dito  indice  . 

L'Arroganza  è  vitio,  di  coloro, che  fé  bene 
fi  conofeono  di  poco  valore,nondimeno  per  pa 
rere  aliai  prelfo  a  gl'altri  ,  pigliano  li  carichi 
d'impref:  difficili, &  d'importanza, &  ciò  dice 
S.Tomafo  i.i.q.izi.art.i.Arrogans  efì,quijì- 
bi  attribuit,eju»dnon  haber.Vevò  con  ragione 
fi  dipinge  con  l'orecchie  dell'alino,  nafeendo 


quello  vitio  daII'ignoranza,&  dalla  Itolidez- 
za,che  non  lafcia  prendere  il  fucce.Ho  dell'im- 
p*refe,che  fi  prendono  in  pocogiuditio. 

Il  Pauone  lignifica  l'Arroganza  eflère  vna 
(petie  di  fuperbia,&  il  dito  alto  l'oftinatione.^ 
di  mantenere  la  propria  opinione  quantunque 
falfa,&  dal  commun  parer  lontana,ftimando- 
fi  molto,  &  fprezzando  altrui.  Et  così  ancora 
dipingeuano  gl'Antichi  la  Pertinàcia  ,  che  è 
quali  vna  cola  medefima  con  l'Ignoranza . 


ARTE. 


yo         Della  nouifsima  Iconologia 


ARTE 


DOnna  di  età  confiftente,fuccintamente_j 
veftiùa  di  color  verde,N<.ila  man  fìniftra 
tenghi  vìi  palo  fi  tto  in  terra  al  quale  vi  fia  le 
gata  vna  pianta  ancor  nouella,&  tenera,&  nel 
la  man  dritta  vii  penello,&  vn  fcarpello. 

L'Arte  è  vn  habitodell'intelletto,chehà  ori 
gine  dali'vfo,dàprecetti,ò  da  ragioni,che  ge- 
neralmente fi  eflercità  circa  le  cofe  neceffarie 
all'vfo  humano  ,  Quefta  diffinitione  e  cauata 
da  Diomede,da  Anft.nel  6. del  Ethica,&da_^ 
S.Tomafo  i.  z.q.  $7.  ma  per  efplicarlaa  par- 
te,diremo  che  quefto  nome  Arte  può  fignifica 
le  tre  cofe, Prima  il  Concettoso  fimilitudine , 
<ioèlaimaginata,&  conceputa  forma  delle_> 
<ofe  nella  mente,&  in  quefto  primomodo  di- 
ciamo che  è  habkodelÌ'Intelktto;Seconda,il 
Alagifterio,oArtifitiocon  quei  modi  nel  ope- 
ra eipreflb,co  i  quali  era  nell'intelletto  l'arce 
comehabito,Terzal'Opera,o  l'Effetto  con  P- 
Artifìtio  formato  ;  Si  che  diremo  l'Arte  effere 
nella  Meliteli  Magifterio  nella  Yifta,&  l'O- 


pera nell'Effetto. 

L'habito  poi  dell'intelletto,  e  di  due  forti  ; 
l'habito  fpeculatiuo  ,  che  è  la  contemplano- 
ne,il  cui  fine  è  la  Scientia,diel  quale;perhora 
non  parliamo;  L'altro  e  l'habito dell'intellet- 
to praticoli  quale  ha  due  iliade  perconfegui- 
re  il  fuo  fine  che  è  l'Opera;  La  prima  è  l'Eller 
citio  continuo  nelle  còlè : 'fattibili,  dal  quale_> 
nafee  l'habito  facendo  l'intelletto  habile,  & 
pronto  nell'operationi;  L'altra  parte  e  la  Pru- 
denza, la  quale  ordina  la  verità  dell'opera,  Se 
fa  che  l'Artefice  fia  regolato  nelle  fue  anioni. 
Habbiamo  detto,che  ha  origine  dalPvfo,pie- 
cetto,o  ragione  doue  è  d'auuertire  che  quefta 
paiola  via  può  fignificare  due  cofe,Prima  l'e- 
fperientia,  Seconda  l'eflercitatione  del  artefi- 
ce: Che  I'efperientia  fia  neceffaria  ,  lo  dice  il 
Filofofo  lib. iMmoftmtionum  ex  ipfii  experie» 
tur  omnis  a,rtis,&  fcienti&  principia,  &  Mani- 
lio-Poeta , 
Pervarios  v[m  artem  exj>erientiafecit 

Zxempl» 


. 


Parte  Prima. 


fi 


txtmplo  moflrtnteviam 

Et  il  Cardano  nei  i.lib-delle  contradittioni 
«osi  dice  •  Ab  expèrimento  prodit  ars,cum  ani- 
ma fuerit  con firma fum,Chc  l'vfo  lignifichi  an 
col'Eflercitio,  &  che  fia  nell'Arte  neceflario 
lo  dice  Arift.lib.i.Methaph.cap.i.F<?r«w&'/k 
Atq;  exercitatione  homtnibus  ars,<$>  Scienti/i-, 
comparatur ,  il  che  anco  conferma  Vegetio  li- 
bro fecondo  dere militari, Omnes  artes  omnia, 
que  opera, quotidiano  v/o,&  iugi  extrcitatione 
proficiunt .  . 

Che  l'Arte  poi  habbi  bifogno  de  precetti,& 
ragioni ,  non  e  da  dubitare,  &però  diremo  , 
che  li  precetti  delle  Arti  fono  cariati  dalla  Jun 
ga  efperientia  il  che  accade  in  tutte  le  Arti 
Mechanice  dalla  natura  loro  come  accade  nel 
la  Pittura  ;  Se  dalla  ragione  come  accade  in 
certe  Arti  che  non  fi  dicono  Arti, (e  non  impro 
priamente  participando  elle  più  torto  di  feien 
tia  che  di  Arte; Come  la  Medicina, che  fra  tilt 
te  le  altre  conofee  res  per  fiios  cau/as,non  eflen- 
do  altro  il  fapere  che  conofeere  le  cofe  per  le 
f  uè  caufe  come  dice  il  Filofofo,  Anzi  non  fi  trò 
uà  Arte  alcuna  che  non  habbia  le  fue  regole, 
&  ofTeruationi,  &  per  quefto  dice,  Diomede_> 
che  fi  dice,^rj  quia  arBis  pr&ceptis,  Ó*  regulis 
cunetta  concludat . 

Che  fi  trouino  Arti  che  fi  fernino  delle  ra- 
gioni lo  dice  anco  l'ifteflò  Aditotele  con  l'ef- 
fempio  della  Pocfialib.  i.Poet.  Ars  poetica  efi 
ars  rationalis,  &  veramente,  fé  ben  pareche_> 
tutte  le  Arti  habbino  per  fondamento  l'efpe- 
hentia  come  fopra  habbiam  detto,bifogna  an- 
co che  fìano  accompagnate  dalla  ragione^, 
fenza  della  quale  mimo  artefice  potrà  bene  o- 
perare,  Onde  Triuerio  nel  Apophtegma  ri- 
dicci- 
Quanto  fortior  dextra  manu  finiti rcL-i, 

Tanto  potior  efi  ratio  ipfa  experientict-j, 

Di  quefta  ragione  hanno  bifogno  le  arti  li- 
berali^ più  nobili, le  quali  fi  ponno  chiama- 
re fcientiepratiche,ciò  è  confermato  da  Ari- 
notele 6-Lthic. Ars  e/i -habitus  quidam  facun- 
di  cum  vera  ratiope,  &  al  i. della  Metaph.-^rj 
efi  optris  ratio/iì  fimiie  pare  checlica  IToma- 
fo  i.z.q.57.art-3. 

Ars  esì  recla  ratio  faStibilium  • 

Habbiamo  detto  che  generalmente  fi.efler 
cita  ,  per  intendere  l'habito  dell'intelletto  in 
potenza  ad  operare,  &  non  l'atto  cioè  opera 
dell'Arte  ,  da  quella  più  torto  fi  può  chiama- 
re efperimento  dell'Arte  e  fluido  vna  cola  par 
ticnlare,  &  per  quefto  dille  il  Filofofcal  loco 
citato.  Ars  efi  vntìter/nltum   expertentia  au- 


temparticularium  finalmente  diciamo  che  fi 
eflercita  circa  le  cofe  neceffarieal  viuere  hu» 
mano; &  perche  le  cofe  neceffarieal  viuer  hu- 
mano  fono  molte,&  varie,quindi  è  che  le  Ar 
ti  fono  anco  varie,Ariftvledittinfe  in  tré  forti 
mentre  dille:  Ars  vtens  vt  nauigandi,  peritia, 
operans,  vtque[/eeat  ligna,&impèrans,  vt  Ar~ 
chittetura,Vhtone  le  diftinfein  due  cioè,  qui. 
factum  opera,  &  qua  operibus  vtuntur» 

Ma  per  hora  non  voglio  pigliamo  altra  di- 
rtintione  fé  non  quella  che  fi  piglia  dalla  cau- 
fa  finale;  Dicemmo  nella  figura  della  Natura 
che  il  fine  della  Natura  era  il  bene,  Se  perche 
l'Arte  è  imitatrice  della  Natura  non  farà  me- 
rauiglia  fé  anco  il  fine  dell'Arte  farà  il  bene.. 

Il  bene  fecondo  il  Filofofo  lib.7-Ethic.cap. 
n.è  clidue  fovti,alterum,  quod  ab/olute,& per 
/e  bonumfit  ,  alterum  quodalicui  bonofit  &  v- 
tdi,  Il  primo  farà  il  bene  che  fi  chiama  .hone- 
fto;il  fecondo  che  è  per  feruirio  del  huomo  fa- 
ràl'vtile,&  il  delegabile,  &  così  diremo  ,  che 
tutte  le  Arti  ò  fi  eflercitano  in  cofe  vtile,o  ne- 
ceflarie  al  viuer  humano,ouero  T  cofe  deletta 
bili, Hora  per  efplicare  la  figura, diciamo  che 
l'Aite  fi  dipinge  di  età  varile,  prinla  perche^ 
vn  artefice  gioitane  non  può  hauere  efperien- 
tia di  molte  cofe ,  per  non  hauere  effercitato 
molto  tempo  ;  il  vecchio  poi  per  la  debolezza 
delle  forze  non  può  mettere  in  elfecutione_j 
quello  che  conia  fua  lunga 'fatica  ha  impara- 
to ,  il  che  accade  particularmente  nelle  Arti 
Mecaniche,  &  come  dice  Xenofonte  in  occo- 
nomo  (parlando  delle  Arti  Mecaniche)  Ener- 
uatis  labore  membris  necejfe  e/I  animo s  debiti- 
tari  i&qttodammode  laborare^j. 
-  Si  verte  di  color  verde  per  molte'cagioni , 
Prima  perche  per  mezzo  delle  Arti  tutte  izs> 
cofe  neceflairie  al  viuer  humano  vengono  a  ri- 
farli di  nuouo, quando  per  l'ingiuria  del  tem- 
po vengono  confumate  a  grufa  che  la  Natura 
ogni  annoriuefte  la  terra  di  nuotici  herbette_j, 
■Si.  li  alberi  di  nuoue  fiondi, Seconda  perche  l'- 
artefice deue  {èmpie  ftare  con-fperanza  di  ve- 
nire a  maggior  perfezione  delle  fue  opere,  & 
in  ciò  mettere  ogni  ftudio,&  diligenza,fè  nem 
vogliamoanco  di-re, il  che  fignifichi  la  fperan- 
za,del  honore,vtile,  &guadagno,che  l'artefi- 
ce tiene  di  riportare  delle  fue  fatiche, Terz<i_j 
per  fignificare  la  frefehezza  dell'inuentioni, 
la  viuacità  dell'ingegno,  &  le  giouanili  fati- 
che,che  in  vn  buono  artefice  fi  ricercanoyoltre 
che  anco  può  lignificare  vna  patientia  ,  o  vo- 
gliamo dir  pertinacia, .che  Tempre  fiafrt!ca,c 
verde  nell'operaie  ;  &  a  quefto  lignificato  pi- 
D     2.  glia 


$z        Della  nouifsima  Iconologia 


glia  quefto  nome  verde,  il  Petrarca^», 
Per  far  fempre  mai  verde  i  miei  defiri , 
Si  verte  di  habito  fuccintocome  habito  più 
comodo  alle  fatiche  manuali;  Il  palo  con  la_^ 
pianta  tenera,&  nouella, lignifica  l'Agricoltu- 
ra,Arte  della  quale  ne  vien  all'huomo  tutto.  1'- 
vtile  quale  dicemmo  di  fopra  e  Aere  |vna  fpetie 
del  bene,  che  è  fine ,  e  meta  dell'Arti,  QuelV- 
Arte  da  Xenofonte  fu  chiamata  tra  tutte  le  al- 
tre  preclariflima  ,  dalla  quale  viene  fommini- 
ftrato  all'huomo  quel  che  per  il  vitto  li  è  necef 
fario,fentiamo  Cicerone  i.deorficij.  Omnium 
rerum  ex  quibus  aliquid  exquiriturnthil  eft  A- 
gricoltura  meliti*  nihil  dulcim ,  nihil  vberiut 
nihil  nomine  libero  digniui . 

Ma  per  non  mi  eftendere  più  oltre  in  narrar 
la  vtilità  ,  &  neceflità  di  detta  Arte  baftaraui 
addurre  le  parole  di  Vitruuio  al  i.  libro  d'Ar- 
chitettura_j. 

Etenim  natus  infansfine  nutrici!  latte  non 
poteft  ali,neq;  ad  viti,  crefeentis  gradui  perdu- 
ti fic  tiuita*  fine  agri),  &  torumfruttibus  non 
pcteft  crejcere.necfiue  abundantix  cibifrequen- 
tiam  habere  populumq;Jìne  copia  tueri . 

L'altra  fpetie  del  bene  ,  era  il  delettabile_> 
come  habbiam  detto;  Ma  che  cofafiaal  mon- 
do più  vaga,&:deletcabil  della  Pittura, &  Scoi 
tura 'quelle  vogliamo  lignificare  per  ilpennel 
lo,&  {carpello,  che  la  prefente  figura  tiene  in 
mano, Aiti  in  vero  nobilillìme,  &  maia pieno 
lodate,  Onde  la  nobil  (cola  di  Athene  nel  pri- 
mo grado  delle  Arti  liberali  la  Collocò  delct- 
tabile  e  dico  la  Pittura  per  cflere  immitatrice 
della  noftra  commune  maeftra  non  folo  nelle 
e ofe  tangibili, ma  in  tutte  le  vifibili  ancora__-, 
japprcientando  con  la  varietà  de  colori  tutti  li 
oggetti  fenfibili,f  ittura  eji  omnium  qu&  viuen 
tur  imitano  di fle  Xenofonte,&  Platone  Xik.de 
t\iltro,Tittur&  opera  tamquam  viuen  tta  extàt . 
La  Scoi  tura  poi  tutte  le  membra  intiere.^ 
formando ,  non  altrimenti  di  quello  che  la_s 
Natura  palpabili  le  fa,non  folol'occhio,màil 
tatto  ancora  pienamente  fatisfa,  Onde  quelle 
dui  nobiliflìme  Arti  fi  ponno  forelle  chiamare 
cbme  nate  davno  ifteflb  padre  che  e  il  dille  - 
gno,  &  hanno  vn  ifteflb  fine  cioè  vn  artificio- 
fa  immitation  della  Natura_s. 
Arte. 

MAtrona  con  vnamanouella,&  vna_j 
lieua  nella  mano  deftra  ,  &   nella  lini. 
Ara  con  vna  fiamma  di  fuoco. 

Tutte  l'arti  che  vfano  irrftrumenti ,  &  ma- 
chine (che  fono  molte)  riducono  la  forza  del  ■ 
le  loro  proue  alla  dunoftratione  del  circolo,  e 


da  eflb  riceuono  le  loro  ragioni,&  il  loro  ft*a- 
bilimento,  &  però  fi  dipinge  l'Arte  con  la^> 
manouella,&  con  la  lieua,le  quali  hanno  la_s» 
forza  loro  dalla  bilancia,*:  quefta  l'ha  dal  cir 
colo,  come  ferme  Ariftotele  nel  libro  delle_> 
Mecaniche  . 

La  fiamma  del  fuocofi  pone, come  iftrumé- 
to  principale  delle  cofearrificiofe:percbecon- 
folidando,  ò  mollificando  le  materie  ,  lefa-^s 
habili  ad  e  Aere  adoperate  dall'huomo  ìnmol 
ti  eflercitij  induftnofi. 


ARTIFICIO. 

HV  O  M  O  con  habito  ricamato  ,  &  con 
molto  Artificio  fatto,terrà  la  deftra  ma- 
no pofata  fopra  vn'Argano,  &  con  il  dito  indi- 
ce della  finiftra  mano  moftri  vn  copello,che_j 
gli  ftia  à  canto  pieno  d'Api, de  quali  fé  ne  ve- 
drà fopra  detta  fabrica ,  &  moke  volare  per 
aria^j. 

Si  vefte  d'habito  nobile, &  artificiofo  perche 
l'Arte  ,  è  per  fé  nobile,  che  feconda  Natura  li 
può  chiamare_>. 

Si  dipinge  che  tenghi'pofata  la  deftra  mano 
fopra  l'Argano,  eifendo  quello  perii  quale  di- 
moftriamo  l'Artificio  con  humana  induftria 
ritrouato  il  quale  vince  digran  lunga  la  Na- 
tura,&  lefacendcdiftkililume  con  poco  sfor- 
zo mandate  a  fine  dell' Argano, &  altre  machi 
ne;  Antifone  Poeta  in  quel  verfo  il  qual  cituj» 
Ariftotele  nelle  Mecaniche  c'infegna,  che  noi 
per  via  dell'arte  fuperiamo quelle  cofe  alle_> 
quali  pare  che  repugni  la  ftefl'a  Naturadella 
cofa, imperò  che  molliamo  del  fuo  luogo  Edi- 
fici j  grandinimi  adoperando  l'Argano  •  Mo- 
ftra  il  copello  dell'Api  come  dicemmo,  cfien- 
do,  che  quelli  animali  fono  il  geroglifico  del- 
l'Artificio ,  &  della  diligenza  e  pero  ben  dille 
Salomone_>. 

Vade  ad  Apem  ,  &  di  (ce  ab  e*  quam  laboriofa 
fit  operatrix .  E  Virgilio  anche  egli  elegante- 
mente deferiue  l'Artificio,&  induftria  dell' A- 
pi,nelprimodell'Eneide,&  più  copiofamente 
nel  4. della  Georgica  cominciando  dal  princi- 
pio a  cui  rimetto  al  Lettore ,  perche  anderei 
troppo  a  lungo,  bafti  dire,che  volendo  canta- 
re de  I'Artificio,&  induftria  naturale  de  l'Api 
Virgilio  inuita  Mecenate  ad  vdire  cantare  di 
tal  materia, come  di  cofa  grande,  &  mirabile. 
Hanc  etiam  Mtcentu  afpice  partem 
Admiranda  tibi  leuium  fyettacula  rerum 
Magnanimosq-,  duces  tot'tw.q,  ordine  gentit 
Moroi tet  JÌHdi*t0>  Populos,Ù>  Prtlia  dicam. 
ASTI. 


Parte  Prima  : 


ASTINENZA. 

DOnna,  che  con  la  deftra  mano  fi  ferri 
la  bocca  ,  &  con  l'alerà  moftri  alcune_> 
viuande  delicate  con  vn  mortocene  die 


NON  VTOR  NE  ABV 


Permoftrare,  che  il  mangiare  cofe  delicate 
fa  fpeiToj  &  Facilmente  precipitare  ih  qualche 
errore, come  l'aftenerfcne  fa  la  mente  più  atta 
allacont-mplatione,&  il  corpo  più  p:ontoal 
l'opere  della  virtù  ,  &  però  diceiì  efljer  l'Afu- 
nenza  vna  regolata  mocleratione  de'  abitua- 
to s'appartiene  alla  fanità  ,  neceflìtà,  qualità 
delle  petfone,che  porta  aH'ùnimo,eIeuationc 


di  mente/mujcua  d'mtelletto,&:  fermezza  di 
memoria,&  al  corpo.famtà, come  bene  moltr-i 
Horatio  nella  Sat-  i.IiD-  i.così  dicendo. 
Accipe  nunc  viclus  tenut$,qu&  quantaqs  fectim 
Ajferat  inpriyiis.valeas  bene,nam  varia  res 
Vt  noceanthomini  creduti  memor  illius  efe^ 
Qu&fìtnplex  olim  tibi  federitene  [unni  ajjìs 
Mifcuèris  elixafimul  concbylia  tuìdis: 
Dulciti  fé  in  pilem  vertent  Homacoq;  tumùltii 
Ler.t.xferet  pituita,  vides,  vt  pnUidus  omnis  . 
C&na  deftirgat  dubia\quin  corpus onuflum 
Hèjlernis  vitijs  animurn  qiioq;  prs.gra.uat  vnx 
Atq\  affìgit  humo  diuin&  particulam  aura 
Alter  vbi  dici 'o  citius  curata [opori 
Membra  dedit  :  v  egetus  pr&fcripta  ad  munit^ 
furgit. 

■ 


D     J 


A  SSL 


f4        Della  nouifsirn  a  Iconologia 
a     ss     i     d     v     i     T     A\ 

Come  dipinta  nella  Sala  de  Sguizzeri  nel  Palazzo  di  noftro  Signore 


VN  a  Vecchiaia  quale  tiene  con  ambe_> 
le  mani  vn  tempo  d'horóiogio,&  a  can- 
.K>  yì  è  vn  fcoglio  circondato  da  vn  ramo  d' 
ellera_^. 

ASTROLOGIA. 

DOnna  veftita  di  color  celefte  con  vna_^> 
cotona  di  ftelle  in  capo ,  porterà  alle-» 
fpallel'ali,nelladeftramano  terrà  vnfcettro, 
nella  finiftra  vna  sfera,  &  a  canto  vn' Aquila  . 

Aftrologia  che  è  parola  venuta  dal  Greco  , 
fuona  nella  noftra  lingua  ragionamento  di  ftel 
le,le  quali  fi  cOnfideranoinqueft'arte,come__> 
cagioni  de  gl'effetti  contingenti  dell'huomo  , 
ò  della  Natura. 

Et  dipinge!!  di  color  celefte,perche  nel  Cie 
lo  ftannofifleleftelle,&  di  la  su  eflercitaiio  la 
forza  loro,  &.  per  inoltrare  difficultàdell'ap- 
prenfioni  per  la  tanta  lontananza  le  fi  fanno 
l'ali ,  le  quali  ancora  fouente  non  baftano ,  & 
per  quelto  medefimo  yì  fi  fa  l'Aquila . 


Lo  Scettro  dimoftra,che  le  ftelle  in  vn  cer- 
to modo  hanno  fpetie  di  dominio  foprali  cor- 
pi fubhinari,  Se  con  quelto  rifpetto  fono  confi- 
derate  dall'  Aftrologo  • 

Aerologia . 

DOnna  veftita  di  color  ceruleo  ,  con  VA. 
ftrolabio,  &  con  vn  libro  pieno  di  ftelle, 
&  figure  Aftronomiche  ,  &  vn  quadrante,  & 
altri  ftromenti  appartenenti  all'Aftrologia ,  a 
gl'homeri  haurà  l'ali, per  dirnoftrare,che  ella 
ftà  fempre  con  il  penfiero  elleuato  in  alto  per 
fapere  ,  &  intender  le  cofe  celefti . 
Aftrologia  . 

DOnna  veftita  di  color  ceruleo,haurà  l'ali 
a  gl'homeri,  nella  deftra  mano  terrà  vn 
compafjb,&  nella  finiftra  vn  globo  celefte  . 

Veftefi  di  color  ceruleo  ,  perdimoftrare_j, 
che  quella  feienza  è  pofta  nella  contemplatio- 
ne  de'  corpi  celefti  . 

Se  le  dipinge  in  mano  il  globo  celefte  ,  con 
il  com- 


Parte  Prima_>  ". 


rr 


ti  £empafla,p«reflcf  proprio  Aio  il  mifurare_>    meati, &  le  ali  a  gt'homeri  fi  pongono  per  la 
i  Cicli,&  confiderarc  le  mifure  de*  loro  moui-    ragione  già  detrae. 

ASTRONOMIA. 


[fwSI 


DOnna  -veftita  di  Color  pauonazzo  tut- 
to {Iellato,  con  il  vifbriuoltoal  Cielo, 
che  con  la  delira  mano  tenga  vn'Aftrolabio , 
&  con  la  finiftra  vna  tauola  oue  fìano  diuerfe_> 
figure  agronomiche  .  Aftronomia  è  regola  , 
che  confiderà  la  grandezza, &  i  moti  de  i  cor- 
pi fuperiori  cioè  1  Cieli,  &  tutte  le  ftelle  . 

Il  veftimento  di  colore  pauonazzo  tutto 
ftellato  ne  dinota  la  notte  ,  nella  cjuale  fi  veg- 
gono più  facilmente  le  ftelle,non  effendo  elle 
iifìefle  da  i  raggi  del  Solc,&  perciò  iì  viene  al- 
la dimoftratione  più  chiara  del  leuare,  del  tra- 
mo: are, &  del  modo  di  elle  ftelle. Tiene  il  vifo 
riuo'to  al  Cielo  effendo  che  il  fugetto  di  que- 
ftajfìgura,  fta  fempre  con  il  péfiero  elleuacoin 
alto  pei  fapere,&  intendere  le  cofe  celefti. 

Gli  fi  da  l'Aftrolabio  perciòche  con  elio  fi 
Tiene  eliacamente  in  cognitione  de  le  mifure 
•  3c  diftanze  di  tutte  le  figure  de  i  Cieli  . 


Tiene  con  la  finiftra  mano  la  tauola  fegna- 
ta  condiuerfe  figure  aftronomiche  ,  effendo 
che  T Aftronomia  (  fecondo  il  parere  di  Ifido- 
ro,&d'alcun'altri)  è  molto  differente  dal" A- 
ftrologia,perciòche  quafi  come  Theorica  trat 
ta  del  mondo  in  vniucrfale,  Delle  sfere,  &  de 
gli  orbi  in  partico!are,Del  fito,delmoto,e  del 
corfo  di  qiu  Hi, Delle  ftelle  fiffe,  &  de  gli  afpet 
ti  loro,  Della  Theorica,  de  i  Pianeti,  D;lle_* 
Eccliffi, Dell'alfe,  De  poli, de  Cardini  celefti, 
De  i  Climi,  o  piaggie  de  gli  Hemifperi,  De_> 
Circuii  diuexfi,De  eccentrici, Di  Concentrici, 
de  epicicli, De  rene-gradarioni, D'acceffi, Di  re 
ceffi, De  rapti,&  d'altri  moti  &  cerchi  de  mo- 
ti,con  mill'altrecofe,  pertinenti,  a  i  Cieli,  Se 
alle  ftelle. 
ASTVTIA  INGANNEVOLE. 

DONNA  veftita  di  pelle  di  volpe,e  farà 
di  carnagione  molto  rolla,  tenendo  vna 
D    4  fìmia 


So        Della  nouifsima  Iconologia 


i\a.ia Torto  il  braccio. 

'■■'  L'Airuna  come  dice  S.Tomafo  i.  i.q.  y;. 
ore.  5  è  vn  vitio  di  coloro,  che  per  confeguire 
quel  che  defiderano,Ti  vagliano  de'  mezzi  non 
conueneiioU,  però  fi  dipingerà  venata  di  pelle 
di  volpe,eflendo  quell'animale  afhmrtìmo,  & 
per  tale  ancora  è  conofenuo  da  £fopo  nelle_> 
fue  fauole,adoprato  in  quello  propoiìto  molte 
volte  •  Della  Simia  ferine  Ariflotele  nell'hiflo- 


rie  de  gi'animalj,che  è  afì:utihrIma-^^ 

La  carnagione  roda  per  detto  del  medefim» 
Arift.lib.4.de  FiTonomiacapao. lignifica  aflu- 
tia,perche  il  bollimento  di  fangne  Tempre  ge- 
nera nuoui  moflri  nell'anima  ,  facendo  neìl'- 
huomo  il  {"angue  quello  ,  che  fa  il  fuoco  nel 
mondali  quale  Tempre  flando  in  moto  confu- 
ma tutte  le  coTc  combuilibili ,  auuicinandoiì 
ad  eflb  . 


ATTIONE     VIRTVOSA. 


HVOMO  d'età  virilejdi  bellillìmo  afpet 
to  ,  &  chele  parti  tutte  del  corpo  Tiano 
corrifoondenti  a  d'vna  proportionata  bellez- 
za, Hanerà  circondato  il  capo  da  chiari,  Se  ri- 
fondenti raggi  limili  a  quelli  d'Apollo ,  co- 
m'anco  da  vna  ghirlandai'  Amaranto,Tarà  ar- 
mato }  &  Topra  all'armatura  porterà  il  manto 
detto  paludamento,  che  ha  d'oro, con  la  delira 
mano  terrà  vn  hafta  rotta,  &  il  rimanente  di 
eflà  dalla  parte  del  ferro  ,  lì  vedrà  nella  tefta 
d'yn  brutti/fimo,  &  fpauentenole  ferpente  che 
fia  ki terra  morto,&  con  la  finifha  con  belliili- 


ma  gratia  vn  libro  ,  &  fotto  a  vn  de'  piedi ,  al 
quale  parerà  all'accorto  Pittore  terrà  vna  teila 
di  morto, Molte  fono  l'ateioni  humane,mà  io 
intendo  di  rapprefentare  la  virtuofa  ,  &  parti, 
colarmente  quella  delle  lettere, &  dell'arme  , 
le  quali, &  l'vna,  &  l'altra  fa  l'huomofamofo 
&  immortala. 

Si  rapprefenta  d'età  virile,perciòche  tra  l'- 
altre etàciTendo  quella  in  fommaperfettione 
(come  narra  Arill.Iib.i.Rettor.)  facilmente^ 
con  ella  lì  viene  alla  vera  cognicione,&  opera 
tione  della  virtù  ,  Il  bellilTimo  afpetto  corri- 
fpondente 


. 


Parte  Prima. 


57 


fpondentea  tintele  parti  del  carpo  con  pro- 
portionata  bellezza  ne  dimoftra  che  la  giocon 
diti  che  appare  nell'affetto  dell'huomo  bello, 
fia  inditio  nella  beltà  limile  a  quello  che  fi  ve- 
de di  fuori;  Cratior  eftpulcro  venier.s  in  corpore 
■virtw. .dice  Vergilio  nel  j. delle  Eneide, <Sc  A- 
fift.  nel  i.dell'Éttica_;. 

Exteriora  indicant  interiora.  ,  onde  necefia- 
riamente  ne  fegue,che  anco  l'attioni  fieno  bel 
le,  &  virtuofe-  I  chiari,  &  rifplendenti  raggi , 
che  li  circondano  il  capo  ,  ne  denotano,  che  fi 
come  il  Sole  rifplende  in  tutte  le  parti, cue  egli 
girà.cosU'Attionvirtuofa  fa  che  ì'h.uomo  fia 
chiaro  &  rifplendente,oue  la  fama  fua  vola_j 
con  la  fonora  tromba  ,  fedfam'dm  extendere_> 
f*Bis  ,hoc'virt!ttis  opus-  dice  Verg.  nel  decimo 
Eneide- Si  li  cinge  il  capo  con  la  ghirlanda  d'- 
Amaranto percioche  queito  fiore  non  perde_» 
mai  il  fuo  viuido,  &  natiuo  colore,  &  colto  fi 
conferua,&  non  infracidifce  mai,  anzi  quan- 
tunque fecco  bagnato  con  acqua  riuiene  nel 
fno  primiero  flato  &  fé  ne  fa  ghirlande  nell'- 
inuerno, Plinio  lib.ii.cap. 8. limile  è  la  natura 
deH'huomo  virmofo  percioche  non  folo  dege- 
neratane belliflìme  qualità  Aie,  màfeparata 
l'anima  dal  corpo,  le  fu  e  chiariiTime  attioni , 
reftano  ,  &  fi  conferuano  a  perpetua  memoria 
con  quella  fnprema  bellezza  ,  &  gloriofo  no- 
me, che  fia  poffibile  maggiore^. 

Si  rappretenta  armato,  &  con  la  delira  ma- 
no tenghi  l'hafta  rotta  ,  nella  guifa,  che  hab- 
biamo. 'etto  per  dinotare  ,  che  il  virtuoio  con 
l'attioni  fu  e  èfempre  contrario,&  combattei 
continuamente  con  il  vitio  fuo  perpetuo  nimi- 
co ,  che. per  tal  fegno  dimoflriamo  lo  fpauen- 
teuole  ferpente  morto, &  pattato  dall'hafta_j; 
&  però  con  tal  dimoflratione  facciamo  chia- 
ro,che  non  bafla  il  volere  alla  perfettione  del- 
la virtù,  fé  non  fi  mette  in  efiecutione,  onde_s 
Cicerone  i.de  off.  Homims  virtus in  nftione^ 
*onfiJlit,&  Seneca  de  Bcn.Virtus  nonrecipitfor 
iidum  nmctorero  . 

Il  manto  detto  paludamento  d'oro  fignifi- 
ca,che  1"  Attione  virtuofa  è  difficile  operarli  da 
chi  vàie  advfo  d'Artefice,&  a  perlonemecha 
niche_>. 

Tiene  con  la  finifìra  mano  con  belliffima_^> 
gratia  e/Tendo  che  l'elTercitio  fi  delle  lettere  , 
come  dell'arme  per  eflere,  &  l'vno  ,  &  l'altro 
principal  di  tutti  fa  l'huomo  Illuitre,&  famo- 
fo.Onde  il  Petrarca  nel  Sonetto  84. 
.....  //  NoRro  sludio  e  que  Ilo 
Che  fa  per  fama  gì huomini  immortali 
Et  nel  Capitolo  terzo  delia  fama.^. 


Che  s'acquila  ben  pregio  altro  che  d'amiti. 

Tiene  fiotto  il  piedeìa  tetta  di  morto  per  di- 
moftrare,chel'Attionvirtuofafempreviue,& 
mentre  dureranno  i  fecoli  &  lefcritture  viu'ra 
eternamente:  onde  Plauto  SOLA  VIRTW 
EXPERS.  SEPVLCHRI. 

A  V  A  R  I  T  I  A  . 

DOnna  pallida, &  brutta  con  capelli  ne- 
gri, farà  macilente ,  &  in  habito  di  fer 
uà  , ,  &  le  fi  legga  in  fronte  la  parola  tkStos 
cioè  Plato  il  quale  fu  creduto  Dio  delle  ric- 
chezze. Sarà  cinta  di  vna  catena  d'oro,  trahen 
do/eiie  dietro  per  terra  gran  pàrte.Moftrerà  le 
mammelle  ignude  piene  di  latre,&  hauci  ù  ti, 
fanciullo  quali  di  dietro,  magro  ,  &  di  (tracci 
non  a  baftanza  veilito ,  che'con  la  delira  ino- 
ltri di  fcacciarlo,per  non  dargli  il  latte  ddl^ 
mammelle,alle  quali  hauerà  la  man  finiftra  in 
atto  di  tenerle  ftrette  . 

Pallida  fi  dipinge  ,  perche  l'impallidifceil 
continuo  penfiero  di  accumular  teforo  con  ar 
pento  infatuile  di  fare  fuo  tutto  quello,  che 
e  d'altri,!  enza  hauer  nguardo,ò  a  forza  dileé 
gì,  o  a  conuenienza  di  forte  alcuna,.  to 

E  ancora  la  pallidezza  effetto  di  umore,  il  i 
quale  ila  fempre  abondantifiimo  nelle  vifeere 
dell'huomoauaro,  nonfi  fidando  d'alcuno,  & 
molte  volte  a  pena  di  fé  medefimo  perla  creÌo- 
fia,chehà  di  non  perdere  vna  minima  panicel 
la  di  quello,  che  poffiede_>. 

L'habito  fermle,&  fozzo,&  la  catena  d'oro 
acconcia  nella  manierarne  dicemmo, è feano 
manifelto  dell'ignobile,  &  vii  kruitù  della- 
uaro . 

La  ficritta  della  fronte,ci  dichiara,che  l'Imo 
moauaro  in  tutte  le  fue  anioni  fi  fcuopre  per 
quello,che  e,ne  fi  sa  celare  in  alcuna  cofa.  Et 
per  ofleruarfi  quello  coftume  ne  gli  fchiaui,  fi 
inoltrala  condì tione  de  gl'auan,  medefima- 
mente  fchiaui  della  ricchezza. 

La  catena  dell'oro,che  fi  tira  dietro,  ci  mo- 
lliche i  tefori,&  le  gran  facoltà^chì  ben  co 
fidera,fono  pelo  faticofi/fimo,&  impaccio  ro»l 
to  nqiofo,&  il  fanciullo  fcacciato  inoltra,  che 
non  è  alcuno  veramente  auaro,  che  non  fia_» 
infieme  crudele  .  Et  elfendo  .'a  Maellà  di  Dio 
folitad'arnchirepiù  l'vno,  che  l'altro,  acciò 
non  manchi  loccafione  d'operare  virtuofa- 
mente  in  tutti  gli  ftan,fecondo  la  vocanone_, 
di  ciafcuno,l'auaro  preuertendo quell'ordine, 
più  tolto  lafcia  marcire  con  ingordi  diffe- 
gmquello,che  ha,  che  adoperarlo^  fouueni- 
mento  de'  bifognofi . 

Anc.r  iti» 


y  8        Della  nòuifsi  ma  Iconologia 


I      A. 


DOnna  vecchia  pallida,&  magra,che  nel- 
l'afpetto  moitri  affanno,&  malinconia, 
a  canto  haurà  vn  lupo  magriffimo,  &  a  giùfa 
d'hidropicohaueràil  corpo  molco  grande,  & 
fopra  vi  terrà  vna  mano,  per  fegno  di  dolore  , 
&  con  l'altra  tenga  vna  borfa  legata,&  itretta, 
nella  quale  miri  con  grandi  dima  attentione  . 

Il lupojcome  racconta  Chriftoforo  Ladino, 
è  animale  auido,  e  vorace,  iJ  quale  non  fola- 
mente  fa  preda  aperta  deH'altruijmà  ancora__s 
con  aguati,  &  infidie  furtiuamente,  Se  fé  non 
è  fcoperto  da  paitori  ;  ò  da  cani  non  cella  lino 
a  tanto,  che  tutto  il  gregge  rimanga  morto  , 
dubitando  fempredi  non  hauere  preda  a  ba- 
flanza,così  l'auaro  bora  con  fraudc,&  ingan- 
nojhora  con  aperte  rapine  toglie  l'altrui,  ne_> 
però  può  accumular  tanto,  che  la  voglia  fia_^> 
jatia_^>. 

Dipingefì  aguifadeH'hidropicojperche,  fi 
come  queftonon  ammorza  mai  la  lete  per  lo 
bere, ma  l'accrefcejcosì  l'auaritia  tanto  crefce 
neirhuomo,quanto  ciefcono  i  tefori,però  dif- 


fe  Horatio  nell'Ode,  i.lib.t. 
Crefcit  indulgensfibi  dirut  hydrops 
Nec fitim pellttiH'.fi eaufa  morbi 
Fugerit  venis  ,  &  aquofus  albo 
Corpore  languor  . 
Et  San  Gregorio  nelli  Morali.  14.  così  dice 
anc'egli  fopra  di  ciò  :  Omnis  auarmex  poti* 
fitim  multiplicat  qui  <um  ea  ,  qu&  appetii  a- 
deptus  fuerit,ad  obtmenda  aliaamplius  anhe- 
lat .   Et  Seneca  ancora  :  Aitato  deeìì,tam  quoti 
habct,quàm  quod  non  habet . 

La  magrezza  del  lupo  dinota  l'infatiabile_> 
appetito  dell'auaro,&  l'inconueniete  tenacità 
della  robba,chepoffiede.  Onde  Dante  nel  pri- 
mo capitolo  parlando  dell'Inferno  così  dice.: 
Et  ha  natura  fi  maluagia  ,  e  ria  , 
Che  mai  non  empietà  bramofa  voglicL-t 
Et  dop  palio  ha  più,  fame  che  priori. 
Si  fa  con  la  borfa  ferrata  ,  godendo  più  nel 
guardare  i  danari, come  cofa  dipinta  per  dilet- 
tole in  adoperali  come  vtile  per  necelTità,&c 
molto  a  proposto  mi  pare  in  quefla  occafionc 

l'Epi- 


Parte  Prima."' 


l' Epigramma  di  Monfìgnor  Barberino  Chie- 
rico di  Camera,&  hora  meritifllmo  Cardinale 
di  nobiltà,  valore,  fpecchio,  &  ornamento  al 
fecol  noftro  .  Crearo  Pontefice  con  no  me  di 
Vrbano  Vili,  mentre  fi  riftampaua  quefta.*» 
opera  alli  ó.d'Agofto  lézj. 
Vt  par  cai  opibm  tibi,quidnonparcis  an  vnqua 
Augendi  cenfus  tertninus  vnus  trit  ? 
Define  diuitias  fuluo  cumulare  metallo . 
Tarn  ubi  deefi,quod  babes,  quam  quod  habere 

nequis , 
Quid  tamè  pbdurcu  toties.quid  Ppntice  ia&asì 
Non  nifi  qui  frugi  etl ,  pojftdet  vtius  opes  . , 
Tu  mibi  diueseris,  qui  nequo  tempore  parti: 
Diuitijs  egeas,  Ponti  e  e  femper  egesì 

Auaritia . 

DOnna  mal  veftita,fCapigliata,&  fcalza_» 
nella  deftra  mano  terrà  vn  rofpo,&  con 
la  finiftra  vna  boria  l'errata^. 

L'Auaritia  è  vno  sfrenato  appetito  d'haue- 
re,  come  dice  S.  Àgoft.  lib.  3. de  libero  Arbi- 
trio,che  non  cella  mai  di  coprire  con  gro/lb  ve 
lo  il  vifo  alla  ragione,  &  condifufata  forzai 
fpezza  il  freno  della  temperanzà,&  non  hauen 
do  riguardo  a  virtù  alcuna,  tranfmuta  i  cuori 
pietofiincrudeli,&  fifa  vniuerfalguaftatrice 
delle  virtù. 

Confifte  l'Auaritia  principalmente  in  tre_> 
cofe,  prima  in  defiderare  più  del  conueneuole 
la  robba  d'altri, perche  la  propria  ftia  intiera, 
&  però  le  fi  dipinge  il  rofpo,  nella  deftra  ma- 
no, il  quale ,  tatto  che  habbia  grandiilìma  co- 
pia della  terra,della  quale  fi  pafee,  nondime- 
no Tempre  teme,&  fi  aftiene  da  quella  defide- 
randone  fempre  più  . 

Confifte  fecondariamente  in  acquiftare  per 
vie  indirette  più  di  quello  che  li  conuiene,non 
hauendo  riguardo  non  folo  a  difagi j,&  incom 
modi  (ancor  che  grandiiTìmi  fieno)  ma  alla_j> 
propria  vita, che  però  fi  rapprefenta  mal  vefti. 
ta,fcapigìiata  ,  &  fcalza,onde  il  Petrarca  nel 
Sonetto  ijS.cosìdifle-?: 
Come  l'Auaroyche'n  cercar  te/oro 

Con  diletto  l' a  fanno  difa  e  erbari. 

Vltimamente  confifte  in  ritenere  tenacemé 
te  le  cofe  fue  ,  &  perciò  fi  rapprefenta  nella_^> 
borfa  ferrata-^. 

Auaritia  . 

SI  dipinge  da  gli  Antichi  Tantalo  invìi  fiu- 
me coperto  dall'acqua  fino  alla  gola,  al 
qualfoprala  tefta  pende  vn'albero  carico  di 
frutti,in  modo  ch'egli  non  polla  arriuare  con 
le  mani  a  i  frutti  per  fatiar  la  fame,  ne  al  fiu- 


S9 


me  per  fmorzarfi  la  fete,fecondo  il  detto  d'Ho 
ratio  . 
Tantalui  a  labri s  fitiens  fugientia  captat , 
F luminai  ; 
con  quel  che  fegue  ,  &  Umilmente  Petronio 
Poeta,come  riferisce  Pierio  Valerianonel  lib. 
3  y. nella  paiola  pedes  così  dice_> 
Nec  bibit  inter  aquas}  neepoma  patètia  ctrpit. 

Tantalus  infelix  quemfua  vota  premunt . 
Diuitis  h&c  magni  facies  erit  omnia  late , 
Qui  tenet  &  ficco  concoquit  orefamem  , 
Auaritia.' 

DOnna  vecchia  veftita  d'habìto  rotto  ,  & 
{tracciato  in  più  luoghi,  farà  magra,  & 
di  color  pallido,terrà  con  la  man  deftra  vna_^> 
tenaglia  &  all'vna  delie  gambe  hauerà  vn  fer- 
ro limile  a  quello  de  gli  fchiaui,  con  la  catena 
in  modo,che  lo  ftrafemi  per  terra,  Se  con  la  fi- 
niftra mano  s'appoggia  ad  vna  Arpia,Ia  qua- 
le ftia  in  atto  di  lanciarli . 

Auaritia  e  immoderata  cupidigia,  &  fete  di 
hauere  ,  la  quale  genera  nell'anaro  crudeltà  , 
inganno,difcordia,ingratitudine,tiadimento, 
&  lo  toglie  in  tutto  dalla  Giuftuia,  Carità,  Fe- 
de,Piewj&daogn'altra  virtù  morale,&  Giri 
ftiana-*'. 

Vecchia  fi  dipinge,perche  non  folo  regnai 
più  l'Auaritia  ne  i  vecchi  :  ma  fi  chiama  ma- 
dre di  tutte  le  fcelleratezze ,  e  Claudiano  nel 
libro  fecondo  Stiliconis,  di  lei  così  dice_>. 
Atprimum  fcelerum  matrem&c. 

Il  veftimento  rotto  ,  &  {tracciato  ne  dimo- 
ftra,  che  tanto  ne  gli  animi  auari  polla  quefta 
diabolica  pefte.che  quello  che  l'Auaritia  ruba 
a  gli  altti,lo  toglie  anco  a  fé  fteflà,  onde  nell*- 
iftefla  abbondanza  rimane  pìp  pouero  d'ogni 
mendico,  perciò  Horatio  nel'primo  libro  del, 
l'Epiftoledico. 

Semper  auarus  egei . 
.  L'eflermagra,&  pallida  altro  non  dinotai 
chela  continua, &;  infatiabil  fame,per  laqua, 
le  gl'infelici  inclinati- all'Auaritia  continua- 
mente fono  tormentati . 

La  tenaglia,  che  tiene  con  la  deftra  mano 
moftra,  che  fi  come  detto  iftromento  ftrincre  , 
è  tirafempre  a  sé,  così  è  la  per uerfa  natura^, 
dell'empio  auaro,ilquale  non  lafcia  mai occa- 
fione,che  non  facci  il  medefimo  effetto,  non 
guardando  ne  ftato  ,  ne  condirionedi  qual  fi 
voglia  perfona_^. 

Gli  fi  dipinge  a  canto  l'Arpia, effendo  il  ve- 
ro {imbolo  dell' Auaritia  ,  perciòche  Arpia  in 
greco  volgarmente  fuona  rapire**. 

II  ferro,  &  la  catena  alla  gamba  nella  gui, 
ia ,  che. 


6o        Della  nouifsima  Iconologia 


fa,chc  habbiam  detto,  denota  l'Auaritiaefler 
fchiauanonfolo  della  robba,  ma  ancora  de* 
demoni  j, come  tefìifica  S.Paoload  Ephef.cap. 
S-Sc  ad  Colof.cap.j.dicendo:^««rt'fi;i»  efl  ido- 
torumferuitus  . 

A  V  D  A  CI  A. 

DOnna  veftita  di  roflb,  &  verde ,  haurà 
la  fronte  torbida>ltando  inatto  di  getta- 
re a  terra  vna  gran  colonna  di  marmo,fopra_^ 
allaquale  fi  polì  vn'edirìcio  . 


-  L'Audacia  è  contraria  alla  timidità,&  è  vi» 
tio  di  coloniche  poco  confiderano  la  dirficul- 
tà  d'alcune  grandi  attioni,&  troppo  delle  loro 
forze  prefumendofi,s'auuifano  di  recarle  age- 
uolrnente  a  fine.  Però  è  figurata  per  vna  gio- 
uane  ,  che  tenti  con  le  fue  forze  di  mandare  a 
terra  vna  ben  fondata  colonna  . 

Il  veftimento  roflb,  &  verde,fignifica  Auda 
cia,comeanco  la  fronte  torbida.così  dice  Ari- 
notele de  Fifonomia  al  nono  Capitolo . 


A     V    G    V     R     I     O       B    V    O     N    O 

Secondo  l'opinione  de*  Gentili . 


Y/N  Gioruiiictto,  c'habbia  vna  itella'in  ci- 
ma del  capo, in  braccio  tenga  v'n  Cigno, 
&  fìa  veftito  di  verde  colore,che  lignifica  Au- 
gurio, perciftcTre-l'hcYbe,  quando  verdeggia- 
no, promettono  buona  copia  de' frutti. 

Pierio  Valeriar.o  nel  44. libro  dice, che  quel 
li, che  ^uricamente  operauano  gl'Auguri]  con 
fl-j  niauanojche  la  Itella  èfempre  legno  di  pio 
iperità/éé  di  felice  luccetfò.Del  Cigno  difle^ 


Virgilio' nel  primo  dell'Eneide.    ' 
Ni  frujlm  Augurium  vani  docttere  parermt  : 
Aspici'blsfenosl&tantesxgmine  Cygnos  . 
Però  a  noi  Chriitiani  non  è  lecito  credere 
alle  vanità  de  gl'Auguri  j  . 

AVGVRIO  CATTIVO. 
Secondo  la  mede/ima  opinione  . 
V  o  mo  vecchio, veftito  del  color,  che_» 
hanno  le  foglie, quando  l'alb  ero  dà  le- 
gno di 


H 


rip        Parte  Primai 


61 


gnodi  feCearfi,  in  mano  terrà  vua  muftela>  $c 
per  l'aria  dalla  finiftra  banda  vi  farà  vna  Cor- 
nacchi.i—^)  • 

Il  color  del  veftito  dimoftra,  che  il  cattiuo 
Augurio  fi  ftima ,  che  venga  per  la  vicinanza 
di  qualche  mal  fopraftante ,  come  le  foglie  de 
gl'albcriiche  perdon'il  colore,quandoil  tron- 
co perde  k  virtù, della  muftela  dille  l'Alciato. 
Gjuicquiiiagis  muflela  tibi fi  occurrat \omitte: 
Stgna  msla  htc  fortis  befita  praua gerit. 

Il  medefimo  lignifica  la  Cornacchia,  però 
difle  Virgilio  nella  Bucolica  . 
S*pe  fintflra  catta  pndixit  ab  ilice  cor  nix . 
Si  potria  ancora  porre  in  luogo  di  quella  il 
Barbagianne,  quale  fecondo  Ouidio  è  vccello 
apportatore  in  ogni  luogo  di  triftiilimo  Au- 
gurio . 

A     V     G     V     R     I     O. 
Nella  Medàglia  d'Adriano  ,  fecondo  i  Gentili , 

HVomoinpiedi,che  rifguardi  vn'vccello, 
che  vola  per  aria,  &  con  vna  mano  tie- 
ne il  lituo  auguriale,  il  quale  era  vna  vergai 
incuruata  della  quale ,  così  dice  Gellio  al  e.  8. 
del  lib.  f.Lituus  eli  virga  breuis,in  parte,qu.x-t 
rtbuHior  efi  incuruus,qua  Augure;  vtuntur  . 

Et  con  elfo  gl'Auguri  fedenti  defignauano 
i  tempi  j  a  gl'vccelli,  di  cui  Cicerone  fa  men 
tione  nel  lib.  i.deDiuinatione:<^«Mf /*>««*  *'/0e 
vetter,  quoti  clari$hn-Hm  eftinfigne  auguratus , 
vnde  vobis  efitraditus,  nempe  eò  Romulus  reli- 
gione} direxit,  tum  cum  Vrbem  condidit,&c. 

L'vccello,che  vola  per  aria  di  notte,come_> 
gl'Auguri,  &  l'offitio  dell'augurato  appretto  i 
Romani  riceuerno  i  nomi  da  i  gefti  de  gì!  vccel 
liconciofia  cofa,  che'dal  canto,&  gefti  nel  vo- 
lar loro  olferuati  hora  in  quefta,e  hora  in  quel 
l'altra  parte  da  coloniche  erano  deputati  a  co 
tal  facerdotio,  erano  foliti  d'indouinare,  cioè 
quelli, che  li  preparauano  ad  alcuna  cofa  publi 
ca,ò  dipartire  fuora  della  Città,ouero,  che_> 
voletfero  eifercitare  bene,  &  drittamente alcu 
magiftrato,  al  quale  elfi  erano  deputati  . 

A  V  R  O  R  A. 
17  N  a  fanciulla  alata  di  color  incarnato 
Y  con  vn  manto  giallo  indotto ,  haucrà  u\ 
mano  vna  lucerna  fatta  all'antica  accefa,ftarà 
a  federe  fopra il  Pegafo  cauallo alato,perche_> 
da  Homero  in  più  luoghi  ella  èchiamati_j> 
(KfUKO'wi'ahoi)  che  vuol  dire  velata  di  giallo, 
fi  come  nota  Euftatio  Commentatore  d'Home 
ro  neli.lib.dell'Odiflea  ,  &  Virgilio  ne  1  fuoi 
Epigrammi  dicc^. 


AuroraOeeanutn  croceo  velatine  fulger.s  Lt~ 

quii . 
Et  Ouidio  nel  5.  lib.  de  arte  amandi  nota  il 
colore  incarnato  dicendo  . 
Nec  dphalus  rofes.  pr&da  pudenda  De*. 
Et  il  medefimo  Euftatio  nel  luogo  fopradet- 
todice,  che  ella  va  in.ful  cauallo  Pewaleoper 
la  velocità,  &  perche  l'Aurora  è  molto  amica 
de'  Poeti ,  &  defta  gli  fpiriti  a  caprici  i  in^e- 
gnofi,&  piaccuoli . 

Aurora  . 

Glouinetta  alata  per  la  velocità  del  fuo  me* 
to,che  tofto  fparifee,  di  color  incarnato 
con  manto  giallo,  nel  braccio  finiftrovn  ce- 
ftello  pieno  di  varij  fiori,  &  nella  ftelfa  mano 
tiene  vna  fiaccolata  accefa,&  con  la  deltr.-—» 
fparge  fiori . 


AVTTORITA',  O  POTESTÀ'. 

VN  A  Matrona,  che  fedendo  ,  fopra  vna. 
nobil  fedia,fia  veftita  d'habito ricco,  & 
fontuofo  fregiato  tutto  di  vane  gioie  di  gran- 
de ftima,con  la  delira  mano  alzata  tenghi  due 
chiaui  eleuatejconla  finiftra  vii  feetro  &di_j. 
vna  banda  vi  fieno  libri,&  dall'altra  diuerf^ 
armi . 

Si  rapprefenta  Matrona,perche  l'età  matu- 
ra ha  in  fé  propriamente  auttorità sonde  Cice- 
rone nel  libro  de  Sene&ute  dice  :  Apexautem 
Seneóìutis  e/i  aucloritas,&c  poco  dopò  foggiun- 
ge  j  Habet  feneclw  honorata  pr&jertim  tantum 
aucloritatem,  vt  eaplurisfit ,  quam  omnes  vo- 
luptates,8c  ciò  principalmente  per  la  pruden- 
za^ molto  fapere,che  in  elta  fi  ntrouà,dicen 
itola  Sacra  Scrittura  in  Iob,  al  cap.  11./»  an- 
tiqui* e  fi  [apienti  a, ty  in  multo  tempore  pruden 
tia,ondc  auuiene  cheiadparendum  iuuenes,ad 
imperandumfenes funt  accommodati^omt  di- 
ce Plut.in  Poi. 

Si  dipinge  fedendo,  perche  il  federe  è  pro- 
prio de'  Principi,  è  Magiftrati ,  perilqual  atto 
fi  moftra  Auttontà,  &  infieme  quiete ,  e  tran- 
quillità d'animo,  perciòche  le  cofe,che  ricer- 
cano granita, non  lì  deuono  trattare, fé  no  con 
matura  fefiìone  ,  così  auuiene  ne'  Giudici ,  i 
quali  hauendo  Poteftà,&  Auttorità  di  decide- 
re,aflbluere,e  condennare,ciò  non  poilono  le- 
gitimamente  efleguire  per  fcntenza,fe  non  lìe- 
dono  come  dice  la  legge  1.  §.  in  bonorumjf, 
quii  or  do  in  bon.yofj\feru. 
.  Si  vefte  d'habito  pompolb,e  rifplendente_>, 
perche 


6z        Della  nouifsima  Iconologia 

IA  V  T  T  O  R  1  T  A,    O    POTEST  A. 


perche  tale  è  chi  ha  Poteftà  fopra  gl'altri  nel 
confpetto  de  gl'hiiom ini,  oltre  che  le  vefti,  e 
pietre  pretiofe  per  fé  dimoftrano  Auttorità,  & 
honorem  chi  le  portai. 

Le  chiaui  denotano  l'Auttorità  ,  è  Poteftà 
Spirituale, come  beniiTimo  lodimoftra  Chriflo 
Noftro|Signore,&  Redentore, quando  per  me z 
io  d'elle  diede  quella  fuprema  Auttorità  a  San 
Pietro  dicendo:  Et  ubi  dabo  claues  Regni  Calo 
r:im,&  quodcumque  ligauerisfuper  terram.erit 
ligatum  ,  &  iti  Ccelis ,  <&  quodcumquejolueris 
fuper  terram,erit  folutum&in  Ccelis  .  Matth. 
cap.16. 

Tiene  dette  chiaui  nella  deftra,  perche  l.i_^ 
Poteftà  fpintuale  èia  principale,èpiù  nobile 
di  tutte  l'altre,  quanto  è  più  nobile  l'anima.,* 
del  corpo, &  non  è  alcuno,che  non  ila  fuddito 
a  quella  del  Sommo  Pontefice  Vicario  di  Chri 
ftoin  terra,  ìlquale:  Di  ci  tur  hzbereplenitudi- 
7i em  potefiatis jSzconào  il  Canone  al  cz^.quife 
fcit  i.q.  6. 

Tiene  alzata  la  deftra  con  le  chiaui  eleuate 


al  Cielo, per  dimoftraie, che:Omnis  poteftas  n 
Deo  «/?;5)econdol'ApoftoloSan  Paolo  ad  Ro- 


;cap.i3. 


Però  crl'ammonifce  ;  che:  Om- 


nts  anima potefttxtihus [ublimióribus  fubdit ri fit. 
Lo  Scetro  nella -fìniftra,moftra  l'Auttorità  , 
è  Poteftà  temporale;  come  per  fé  fteflà  è  cofa 
nota  a  tutti ,  &;  i  libri,  &  l'arme ,  che  gli  fono 
dalle  bande  (perfarqueft'imaginepiu  vniuer 
feJej  l'vn  fignificatodimoftra  l'Auttorità  del- 
le fcritture.è  di  Dottori, è  l'altro  dell'armi, le 
quali  fi  pongono  alla  flniftia  per  il  detto  di  Ci- 
cerone: CeUant  armatogA. 

BEATITV.DINI 

miegnacicidaChrifto  S.  N. 
Prima  Beatitudine  .  E  la  Pouertà  ài  ■ 
Spinto . 
Beati  pauperes  Jpiritu  ,  San  Matt.  al  f . 

SI  farà  vna  fanciulla  d'habito  corto,  ftraccia 
to  con  la  faccia  alquanto  ciuua,&  che  ri- 


Parte  Prima. 


<*3 


guardai!  Cielo  con  queftb  motto; Return Cce 
lerumpaupertate  venale',  parole  di  S.  Agoftino. 
Si  fa  fanciulla  come  di  fello  più  dedito  alla 
rehgionc,&  più  alieno  dall'alterezza  dell'a- 
nimo, che  non  è  quello  de  gl'hiiomini  &  an- 
co più  inclinato  a  dar  fede  alla  dottrina  della 
virtù  infognataci  da  N.S.&  poco  creduta  di^s 
quelli,che  fidandoti  nella  fapienza  mondana, 
non  vogliano  ammettere  per  virtù  quelle,che 
non  dennano  in  qualche  modo ,  almeno  dalle 
quatro  morali  (  intefe,  &  conofeiute  ancorai 
da'  Filolòri).  è  proprietà  feminile  piegarfi  an- 
cora alle  cofe  ,  che  vengono  dette  da  altri ,  &: 
che  portano  fecol'hnmiltày&  compalfione_', 
fenza  molto  apparato  di  fillogifmi . 

Si  fainhabito  corroder  inoltrare  la  poca—? 
pretenfione  nelle  cofe  del  mondo;  perche  la  ve 
Ite  lunga  ,  fiempre  ha  inoltrato  dignità  ,  Se  fu- 
preminenza  a  gl'altri, &  perciò  i  Romani  non 
voleuano^chei  loro  Cittadini  veftiiTero  di  lun 
go,  finche  queft'habito  peri-età  non  potefle_> 
far  teitimonio  della, virilità  dell'animo,  &  de 
penfieri  atti' a  reggere  la  Repubhea  .  Et  però 
con  l'habito  corto  fi  viene  a  inoltrare  ,  che  i 
poueri  di  fpiritd.tehgono'pocOcdìito  degl'ho- 
nori,&  delle  grandezze  mondane,le  quali  be- 
ne fpefTo  attrauerfandofi  al  penfiero,comele_j 
Velli  lunghe  fogliono  intricarli  fra"  le  gambe, 
fono  cagione  che  difficilmente  fi  può  camina- 
re  dietro  à  Chrifto,  efieiidoci  nècefiario  efiere 
fpeditifiirni  dalle  cofe  del  mondo ,  per  feguire 
la  via  del  Cielo. Si  dice  anco  volgarmente, che 
funt  honores  onera. no  altro  che  pefo  fi  fente  dal 
le  vefti.che  arriuano  fino  a  terra  a  chi  le  porta. 
Il  veftimento  {tracciato,  &  la  faccia  curua- 
ta, inoltrano  l'humiltà,  che  è  propriamente  il 
definito-perla  pouerrà  di  fpirito ,  &  è  grado 
pinbaffo  di  quello  ,  che  dimandano  humani- 
tà»&  corte  Zìa  i  Morali  . 
r:  Rifila  il  Ciclo, per  mqfkajpe,cheil  premio 
d^que^S?virtù  apn  fi  a^p'ejìfd'frà  gl'huomini , 
rrrà  foìfcaif  Dio  Crea  to/Noftro,  che  ha  le  vie_> 
fue^coinódice  il  Profeta)  differenti  dalle  vie 
degi'htiomini,&  il  geftoco'l  motto  lòttofcrit- 
to  di  S- Agoftino  lignifica  quello  ftefib. 

Beatitudine  Seconda  . 
E  la  Manfuerudine . 

Beati  mìtes,quonhm  ipft  poflìdebunt terra. 
Importa  d'effere  manfueto,  &:  humano, 
oc  ad  altri  nel  bene>&:  ne  gli  none- 
tti fé  ruitij  confentire. 


FAnciulla,che  tenga  frale  braccia  in  a:p-, 
di  accarezzare  vn  picciolo  ,  &■  manfueto 
Agnello,  co'l  motto  canato  dal  Salmo  :  M*n . 
fueti  lo&reditxbur,t  terram  . 

Perla  medefima  ragione  detta  di  lbpra_>, 
quella  figurali  farà  fanciulla  ancor'ella . 

L'Agnello  lignifica  purità,  ìemplicità ,  & 
manfuetudine,  non  folamente  nelle  profana 
lettere  Egittie  :  ma  ancora  nelle  fiacre  della_^ 
Religione  Chriftiana,  &  gl'Auguri  gentili  a- 
doperauano  l'Agnello  ne*  loro  fa  cri  fi  ci  j  ,  fo- 
lo  per  piaceuolezza  del  fuo  puro,&  manfueto 
animo  .  Ancora  San  Giouan  Battilta,fingokr 
teftimoniode'  fecreti  Celefti,  p£r  manifeftarc 
fiotto  femplice  velame  la  mafuetudine  di  Chri 
fio  Signor  Noftro,difie  lui  elfer  vn'Agnelfo, 
che  placò  a  noi, con  il  proprio  fangue  fiacrifi- 
cato, l'ira  di  Dio  . 

Et  il  metto  dichiara ,  che  il  premio  di  que- 
lla virtù  farà  d'hereditare  la  terra  ,  non  que- 
lla,che  viuendo  habbiamo  con  trauagli,&  fa- 
-ftidi  j,mà  quella  di  promifiìone,doue  farà  per 
petua  quieta- 

Beatitudine  Terza. 

£'il  Pianto. 

Beati  qui  lugent ,  quoniam  ipft  con- 
[olabuntur . 

Importa  piangere  i  peccati  propri) ,  & 

quelli  delpioiTìmo,  con  le  nolrre, 

oc  loro  mi  feri  e. 

FAnciulla  ingìnocchioni,con  le  mani  giun- 
te,&  che  largamente  pianga/il  motto  di. 
ce  cos\:Pr£fens luftus,  l&titmm  generatfempi_ 
ternatn,&c  è  tolto  da  S.  Agoftino  . 

Il  piantòjcòme  qui  fi  piglia, è  il  difpiacere, 
che  per  la  carità  fi  può  pigliar  da  ciafeuno  sì 
delle;fue,  come  dell'altrui  colpe,  &  danni  an- 
cora. Et  efifendo  lo  fiato  d'vna  fanciulla,quafi 
meno  colpeuole  ,  che  pofla  efiere,  non  è  dub- 
bio; che  facilmente  farà  conofeiutoper  legno 
di  quel  che  farebbe  nècefiario  a  dire  a  chi  con 
parole  volefie  efprimere  il  concetto  di  quella 
Beatitudine,  nella  quale  co'l  motto  fi  manife- 
fia^heil  premio  di  quella  forte  di  pianto,farà 
vna  perpetua  allegrezza  dell'altra  vita_^. 

Lo  Ilare  inginocchioni)&  con  le  mani  giun 
te,moftra,che  quello  pianto,  &  quello  dolore 
■vuol  efiere  mollo  da  cagione  pia, e  religiofa_^, 
acciòchc 


<$4        Della  nouifsima  Iconologia 


lecròche  fi  pofla  dire  atto  di  vera  virtù ,  non 
come  il  pianto  di  Heraclito,il  quale  nacque» 
dall'ambitione,  &  daldefidcriodi  parer  il  più 
fapiente,&  il  più  meriteuole  di  unti  gl'altri. 

Beatitudine  Quarta . 

E  la  fame,  Oc  la  fete  della  Giuditta . 
Beati>qui  efuYÌunt,&  fttiunt  Juftitiam. 
Cioèjche  fono  molto  defiderofi  del  vi- 
ti ere  virtuofo  ,  &  del  ben  opraredi  mi- 
niftrare  Giuftitia  a  ciafeuno,  facendo  o- 
pera,che  gli  eropij  fiano  puniti,  &  elTal- 
tau  i  buoni . 

SI  farà  donzella ,  che  tenga  vn  paio  di  bi- 
lancie  ,  &  vgualmente  pefando  ,  vi  fia  vn 
diauoloinatto  di  volerle  prendere,&eflacon 
vna  fpada  ,  che  tiene  nell'altra  mano  lo  fcac- 


ci,il  motto  farà: E/urient es  impleuit  honis,  p»« 
iole  di  Maria  Vergine  nella  fua  Canzone^. 

La  Giuftitia  è  vna  coftante,&  perpetua  vo- 
lontà di  rendere  a  ciafeuno  quello ,  che  gli  li 
deue.Però  appartiene  a  quella  Beatitudine  tam 
to  la  fete  delJa'Giuftitia  legale,chc  è  bene  eui- 
dentiftìmo  :  &  che  abbraccia  tutti  gl'altri  be- 
nijquanto  il  defiderio  di  vedere  efleguito  quel 
lo,ches'afpetta  da  legitimi  Tribunali,  &  così 
l'infegna  Noftro  Signpre,per  virtù  degna  del 
la  Beatitudine  eterna. 

Le  bilancie  notano  per  fé  ftefie  metaforica- 
mente la  Giuftitia,perche,comeefteaggiufta- 
no  le  cofe  graui ,  &  materiali,  così  ella  che  è 
virtù, aggiufta  i  beni  dell'animo, &  pone  rego- 
la all'attioni  dell'huomo. 

Nella  donzella  lì  notano  le  qualità  di  quel- 
la Giuftitia,della  quale  lì  deue  hauer  fame.-?, 
&  fett_^ 

Et  fi  fa  giouane,per  moftrare,che  non  (i  de- 
ue molto  tardare,  ma  metterla  in  ellecutione, 


BEATITVDINE. 


oue, 


Parte  Prima 


*r 


oucj&r  come  bifogna.  Il  diauolo  fi  figura  per 
il  viriò  che  ci  {limola  continuamente  per  far- 
ci torcere  dalla  via  della  giuiìitia  ,  ma  facil- 
mente fi  fcacciaconla  tagliente  fipada  del  Ze- 
lo di  Dio,&  il-  pi'enno  di  quelli, fecondo  che__, 
ci  efprime  il  motto, e  htilere  fiatiati  di  cibi  che 
fono  molto  migliori  deile  viuande  di  quella 
vita_5. 


Beatitudine  Quinta. 

E  la  mondezza  di  cuore,  cioè  hauere  il 

cuore  liberochlle  paiTioni,&  dalle 

difoVdinatè'arTèt  rioni. 

Jkati  munto-  atde ,  qtforiiam  ìpfi  Deum 

■  vtdtbunt . 

"\  7  Na  Donna,  che  fparga  lagrime  di  pian- 
•  V     ró,fopra  vn  cuore, che  tiene  in  mano  . 

La  n. onderà 'del  cuore  fu  prtfa  daChrifto 
N.S.per  l'innocenza, la  quale  è  mondezza  dèi 
l'anima, &  fi  diceefler  nel  cuore,quando  elfo 
non  è  occupato  da'mali  penfien, onero  da  affet 
ti  contrari)  alla  -virtù  ;  &  lì  mcitra  ;  che  non 
polla  intendere  della  mondezza  citeriore  con 
le  lagrime, le  quali  fono  la  vera  medicina  del- 
l'vlcere  dell'anima,  come  fi  ha  per  moiri  luo- 
ghi della  Sacra  Scrittura  .  Il  premio  della_v> 
mondezza  del  cuore  farà  vedere  Dioimnfibi- 
le  agli  occhi  corporali,  li  quali  quando  foro 
ben  purgati  vedono  folo  gl'accidenti  fenfibili, 
oue  quelli  deliamente  s'abballano,  come  nel 
motto  s'accenna__s. 

Beatitudine  Sefìa. 

E  -Ja  Miiencoidia . 
Beati  Alìferkcrdes . 
Cioè   quelli  ,  che  hanno  cornpafTì.one 
alle  miierie  de'  prolTimi  ,  t<  po- 
tendo le  folleuano. 

DOnna  che  fpezzando  vn  pane  ,  nò  porge 
vna  parte  per  vno  a  due  ,  ò  tre  puttini, 
.che  gli  ftar.no  d'intorno, con  il  motto  di  S. Gi- 
rolamo .  lmT(offbde  ejr  hominem  mifericorUem 
tram  non  placare  dìuihani  . 

La  Mifciicordia  è  viitù,'per  la  quale  fentia 
mo  dolore  delle  mi  ferie  àlttur,  &  fcuucniamo 
fecondo  il  pojlìbile  alle-lorc-  ìreceffità  . 

Si  dice  niifericordiofo  Iddio  perche  difiìmu 


la  i  peccati  de  gl'hiiomini  per  la  penitenza^». 
Si  dice  mifericordiofo  l'huomo,che  facilmen- 
te fi  piega  a  dolerli  delle  miierie  altrui ,  &  è 
quali  la  medefima  cola  con  la  pietà .  Non  fi 
eifercita,fe  non  verfo  pedone  bilogncfe,afflit- 
re,  &dii'perate  per  qualche  grandiigratia  ,  ò 
per  gl'errori  commeliì  per  propria  coipa,del- 
li  quali  fi  fenta  dolore,&'  pentimento. Tale  fu 
Noftro  Signore  co'l  ìadrone,che  era  infedele, 
&  li  diede  il  Cielo;  conia  donna  Samaritana, 
che  era  immerfa  nelle  lafciuie,&  la  fece  calla; 
Con  quella  che  eraadultera,&  gli  refe  l'hono- 
re;  con  Maddalena,che  era  peccatrice, &;  Li—* 
ife.ce  Santa;  con  San  Pietro,  alqualerimellè  il 
peccato  d'hauerlo  negato,  &  ancora  gli  diede 
le  chiaui  del  Cielo  giuftificandolo .  Oltre  a 
mck'altrieifempij,  che  fi  leggono  ncll'hifio- 
ria  del  Santo  Euangelo,  oue  non  par  che  fi  di- 
pinga N.S. fé  non  per  xtro  fonte  di  mifericor- 
dia,  ad  imitatione  del  quale  debbiamo  noi 
cópatireai  mali  altrui,^  icppcita.a  volentie 
ri  le  proprie  tribulationi,  quando  vengono,  ò 
per  colpa  pTopriar,ò  per  ìfoo  vokre_,. 

Sono  quatordici  l'opere  ,  &  effetti  di  quella 
virtù  a  (Tegliate  difantamente  da  i  Teokgi,del 
;  le  quali  la  principale  è  di  fouuenire  alla  vira 
:  altrui  col  mangiarci  col  bere,&  però  fi  fa  Ja 
donna, che  tiene  in  mano  il  pane,&  ne  fa  par- 
te a  i  fanciulli  per  fé  fi  e  ili  impotenti  aprocu- 
rarfeló  per  altra  via, &  fecondo  che  dice  il  mot 
to  con  quello  mezzo  faciliilìmamente  lì  pla- 
ca l'ira  di  Dio  . 

Beatitudine  Settima. 

E  l'efler  pacifico . 

■Beati  pacìfici  ,   quoniam  filtj  Dei 

rocabuntur  . 

DOnna,  che  fòtto  a  i  piedi  tenga  alcuue_> 
fpade,elmi,  feudi,  &  altre  armi  rotte_<, 
con  vnajnano  tiene  vn  ramo  d'Oliuo  col 
motto  : 
Confregit.arcum  feutum  ,  gladium  &  bellum . 
Grado  di  Beatitudine  aliai  grande  è  di  co- 
loro,che  non  pure  fi  dilettano  di  viuere  nella 
pacc,&  nella  quiete  (il  che  pare  appetito  vni- 
uerfale  dixutti  glihuomini,  &  fin'onde  viene 
commendata  la  guerra  per  fé  lìelTabiafimeuo 
le)  ma' per  mezzo  delle  tribulationi  fanno  ri- 
,;ftorarla,quandofia  perla,  &  per  fé,  &  pcigl'- 
altri,noji  folo  Vel  corpo  con  gl'inimici  efttrio 
ri:mà  nell'anima,  che  maggiormente  impor. 
E  ta;  con 


66         Della  nouifsima  Iconologia 


tajcon  le  potenze  dell'inferno . 

Er  fi  fa  la  pace  con  l'armi  fotto  a  i  piedi, per 
moftrare,  chedeue  efler  acquiftara,  &  mante- 
nuta per  virtù  propria, per  edere  tantopiùme 
riteuole,  &  commendabil«_>. 

L'oliua  fida  in  fegno di  pace,  per  vnita  te- 
itimonianzade  gl'antichi, è  moderni  così  leg 
giamo  ch'Enea  effendo  per  fmontare  nelle_j 
terre  di  Euandro  in  Italia,  per  a/Iìcurare  il  fi- 
gliuolo del  Rè,  che  lofpettofb  gli  veniuain. 
contro ,  fi  fece  fuora  con  vii  ramo  d'Oliuo  in 
mano  ,  &  il  giouane  fubito  fi  quietò,  oltre  ad 
infinitiffimi  altri  elfempi  j  ,per  li  quali  tutti  ba- 
ili quefto  .  Il  premio  di  cofìoro  è  l'edere  del 
numero  de'  figliuoli  di  Dio,elctti  all'eterna^ 
Beatitudine^. 

Beatitudine  Ottaua. 

Beati  >  qui  perfecutionem  patiuntur  pro- 

pter  iuslitiam,  quoniam  ipjòrttm  esl 

Regnum  Ccelorum . 

VNa  donna, che  guardi  il  crudo  ftratio  di 
tre  figliuolini,che  le  frano  innanzi  a  i  pie 
dijin  vario  modo  crudelmente  ammazzati  col 
motto  prefo  dall'  Afolìolo. Sicut  foci?  paffionum 
eftisyftc  eritis,&  conjolationii.  Et  in  vna  mano 
tenga  vnaCroce  ,  per  efler' Iddio  nobiliflimo 
{"opra  tutte  le  cofe:però  più  nobil  fpetie  di  giù 
ftitia ,  fra  l'altre  farà  qu  ella ,  che  s'occupa  in 
rendere  a  lui  1  domiti  ho  nori  di  lodi ,  &  di  fa- 
crifici  j,  quando  bene  fulfe  con  pericolo  mani» 
fefto,&  con  certa  mina  dr  fé  fìedò,  &  della_j> 
propria  vita ,  &  ciò  fi  moftra  per  la  donna  che 
tienla  Croce  in  mano  ,  con  laquale  fi  notano 
le  perfecutioni  per  zelo  della  Religione, che_> 
è  la  più  nobil  parte  della  giuftitia ,  come  fi  è 
detto  . 

Sì  dipingono  l'vna  donna  ,  &  gl'altri  fan- 
ciulli ,  come  più  alieni  da  i  penfieri  dannofi  , 
per  li  quali  polla  apparire  il  merito  per  pro- 
prio errore  de  gli  ftrati  j  fopportati . 

Beatit.  à  guifa  d'Emblema  , 

Dei  ReuJ. F.Valerio  D'iodati  £  Abruzzo 
Minore  Ofìemante . 

QVantunque  vna  fia  la  Beatitudine,  &  la 
felicità  per  oggetto  ,  per  edere  vno  lo 
83to  perfetto  con  l'aggregatione  d'ogni  bene 
fecoado  Boetio  nel  terzo  delle  coofolationi ,, 


prouerbio  terzo  ,  &  vno  l'oggetto  eflential- 
mente  diuino  nel  quale  tutti  gl'intelletti  capa- 
ci,&  ragioneuoli  fi  beatificano,  &  appagano! 
come  tengono  communemente  i  Sacri  Theo- 
logi,nondimeno  il  Signor  noftro  Giefu  Chn- 
fto  nel  quinto  di  S.Matteo  dille,  le  Beatitudi» 
ni  eflere  otto,cioè  Pouertàdi  fpirito,Manfue- 
tudine, Medina,  Fame,  &  lete  di  Giuftitii— ', 
Mondezza  di  cuorejMifericordia,Pace,e  Per- 
fecutione,lequali  propriamente  non  fono  Bea 
titudiniper  oggetto,mà  più  torto  modi,e  mez 
zi  perperuenirui,imperoche  il  Signore  ini  par 
la  per  figura  di  metafora, ponendo  vna  cof.i_^> 
per  vn'altra,cioè  il  mezzo  per  il  termine  vlti- 
mo  attingibile, &  per  venire  a  formar  dettai 
figura  la  faremo. 

Donna  giouane  veftita  di  veftimento  corto, 
con  la  faccia curua  verfo  il  Cielo,  con  vn'a- 
gnellinoa  canto  trafitto,  &  trapallato  da  ban- 
da, a  banda  da  vna  acuta  fpada,  con  gli  occhi 
lagrimeuoli,&  piangenti,  col  volto  eitenuato, 
è  macilente  ,  terrà  con  vna  mano  vn  ramo  di 
Oliuo,  &  vn  cuore  humano,che  girti  fuoco,  è 
fiamme,conilquaIe  raccolgi  le  dette  lagrime, 
vi  faranno  due  fanciullim  a' piedi  ,  a'  quali 
moftri  con  l'altra  mano  di  porgere  ad'ambi- 
duevn  pane  partito  indueparti,acciò  fi  veda, 
che  ciaicuno  habbia  hauere  la  parte  fua,  vi  la- 
ranno  anco  molti  altri  fanciullini  atlanti  get- 
tati in  terra  offcfi,vilipefi,  vecilì,  &  mal  trat- 
tati,&  per  vltimo  fepra  il  capo  vi  faranno  due 
Palme  intrecciate,  vna  di  Lauro,  &  l'altra  di 
Oliuo  annodate  infieme,  &  vnite  in  Croce  da 
[  vna  teflli tadi  tre  varie  cofè,come  Gigli,  Mir- 
ti, è  Rofe,con  tre  motti, di  quella  forte,alla_^ 
Palma  di  Lauro. Sola  perfeuerantia  coronatur. 
A  quella  di  Oliuo  .  Cum  L'alma,  ad  regna  per ■- 
ueneruntf aneti  .  Alla  Corona.  Non  coronati- 
tur  nifi  qui  certautrit .  Ouero  altrimente  fe- 
condo gl'antichi  aquella  di  Lauro  JEter ni- 
tas,a.  quella  di  Oliuo,  Imp ajfihil  itaft  Alla  Co- 
rona ,  Seueritai  ^ 

Si  dipinge  donna  per  rapprefentare  fedo  de- 
uoto,  &  pietofo,  comeapproua  Sant'Ambro- 
lìo  nel  Relponforio  del  picciolo  ofrttiodeIla_^> 
Vergine  ,  con  quelle  parole  *  Orate  prò  deuoto 
femtneofexu  .  Per  darci  ad  intendere, che  chi 
vuole  ad  ella  Beatitudine  difponerfi,  &  prepa- 
rarli,li  fa  bifogno  eflere  diuoto  verfo  le  Sac io- 
fante,  è  Spirituali  cofe,il  che  è  fegno  manife- 
ftodivera  religione  è  fede.  Si  dipinge  gio- 
uane per  denotare,  che  dalla  tenerezza  de  no- 
ftri  anni,douemo  dar  opera  all'acquifto  di  det- 
ta Beatitudine,perche  li  come  li  pumi  fiori  fo- 
no,, 


Parte  Prima-. 


67 


no  qncllijche  nella  Primauera  odorano,dilec- 
tano,  è  piacciono  a  gl'huomini,  così  le  prime 
noftre  vie  fono  quelle  che  più  dilettano  a  Dio, 
il  motiuo  fi  prende  da  Gio.  Battuta,  che  di  tre 
anni  e  mezzo  nel  deferto  fi  diede  allediuine_> 
cofe,  come  accenna  Ambrofio  nel  filo  Hinno 
fotto  quelle  parole .  Antra  deferti  ìeneris fub 
nnnisy&c. 

Sì  dipinge  donzella  per  la  purità  interiore, 
&  efteriore,cioè  di  mente  &  di  corpo,nonef- 
fendo  corrotta, è  macchiata, né  da  opre,  né  da 
cogitationi  per  lignificarci  che  chi  vuol  entra- 
re alla  beata  vita  li  fa  bifogno  politezza  ,  & 
limpidezza  d'ogni  mortai  difFetto  ,  come  vuol 
Gio.a.  ii.  dell'  Apoca  1.  fecondo  quelle  parole. 
Non  intrabit  in  eam  aliquod  coinquinatum ,il 
che  anco  conferma  £&ia  a  j  6.  con  quell'altro 
detto  .  Non  tranfibit  per  eam  pollutus;  Sì  rap- 
prefenta  con  il  veftimen  to  corto, è  vile,è  lace- 
rato per  dimostrare  la  pouertà  di  {pirico.  ,  poi 
checosìfidice  Beati  pauperes  ipiritu  ,  Et  ciò 
per  dinotare  che  chi  vuole  confeguirlà  Bea- 
titudine gli  fa  bifogno  fpogliarfi  di  tutti  i  fu- 
perflui  comodi  terreni, &  lafciarfi  volontaria- 
mente lacerare  da  ogni  parte  da  bifogni  né 
proprij  beni  di  fortuna, &  dice  notabilmente_> 
pouero  di  ipirito,è  non  folo  di  cofe,  per  dimo- 
fbarci ,  &  darci  fperanza,  che  anco  i  ricchi  a 
quali  pare  che  venga'dal  Signor  difficultato  ta 
le  acquifto,poffono,fe  vogliono  cófeguirla  ef- 
fendoinfe  regolati, è parchi,é  neipoueri  ma- 
gnani mi, è  liberali  facendo  poco  conto  di  fue 
cofe,&  per  li  poueri  ancora,  che  fenza  fpargi- 
mento  di  ricchezze  in  altri  bifognofi  poflòno 
acquiftarlo  conia  potenza  della  buona  volon- 
tà, de  ricchi  diceua  Maria  .  Efurientes  imple- 
Hit  bonis-,&  diuites  dimifit  inanes. 

Sì  dipinge  con  la  faccia  curua  per  denotarci 
I'humiltà,la  quale  fé  bene,  fi  inchina  verfo  la 
terra  s'erge, &  efalta  verfo  il  Cielo, ciò  fignifi- 
cajche  chi  vuole  beatificarfi,debbefopponerfi 
in  terra  a  propri)  Superiori,&  in  Cielo  referi- 
re l'obedienza  a  Dio,  &  alla  fua  Santa  legger 
che  così  ii  adempie  quello  di  Pietro  nella  Ca- 
nonica i.à.'j.  Humdiamirii  fub  potenti  manu 
Dei,vt  exaltet  vos  tn  tempore  vifitationis  , 

Si  dipinge  con  l'Agnellino  trafitto  dalla  fpa 
da  per  denotarci  l'innocente, &  patiente  man- 
fuetudine,che  però  fi  dice  Beati  mitcsxClcndo 
che  chi  vuole  efiere  beato,deue  far  poco  con- 
to de  danni  riceuuti  ne  i  beni  di  fortuna  ,  ho- 
norem fama  del  mondo,che  quefto  accenn  aua 
Dauit  nel  Salmo  j6.  Beati  mttes  qfioniamipfe 
hindi tabunt  ttrram . 


Sì  rapprefenta  con  gl'occhi  Iagrimanti ,  Se 
piangenti  per  dinotarci  la  triftezza  èmeftitia, 
lpiricuale,  perche  fi  dice  nel  Vangelo .  Beati 
qui  lugent  quoniam  ipfi  eonfolabuntur.  per  dir- 
ci,che  quelli  (ì  beatificheranno, che  piangen- 
do il  tempo  male  fpefo,li  doni  di  Dio  naturali, 
egratuiti,li  frutti  delle  virtù  morali  la  Ila  ti,  la 
mal  pallata  vita,  e  peccati  commefll,  median- 
te però  il  perfetto  dolore  detto  contri  tino,  par- 
te neceflariadi  penitentia,fecondo  vuole  \x^> 
commune  catholica  Scuoìz.PoenitentiaeflprA- 
teritamala pianger e t&> plangenda ittrum  non 
committere-  Si  dipinge  ancora  con  gl'occhi  Ia- 
grimanti ,  è  piangenti  perche  ciò  debba  farfi 
per  compaftìone  di  Chrifto  Noftro  patiente_» 
compatendo  al  dolore- paflione,&  atroce  mor- 
te di  lui, che  così  ci  ìnfegna.Hieremia  al  6. par 
laudo  dell'vnigenito  di  Dio  con  taliparole_>, 
Luftum  unigeniti fac  tibi  plancJum  amarum  . 
Si  rapprefenta  con  il  volto  estenuato,  e  maci- 
lente per  denotare  il  bifogno,e  necefficà  fpiri- 
tuale negataci  tal  volta*  da  peruerfi  huomini , 
onde  però  fi  dice.  Beati  qui  efuriunt ,&  fitiunt 
iufìitiam.Vcv  darci  ad  intendere,che  chi  vuol 
eflfere  beato  ,  deue  fempre  cercare  quello  che 
è  vtile,è  neceffario  alla  fallite,  Se  anco  hauer 
fete,  cioè  animo  pronto  di  rendere  a  ciafeuno 
quello  che  è  tenuto.  Si  rapprefenta  co'l  cuore, 
fiumano  che  getta  fuoco-,  e  fiamma,  e  che  rac- 
coglie le  proprie  lagrime,  per  denotai  ci  il 
cuor  mondo,che  però  Beati  mundo  corde.  Per 
dirci  che  Chi  vuole  in  Cielo  beatificato  vedere 
Iddio,  deue  hauere  il  cuore  mondo,e  lontano 
da  ogni  maligna  paflìone ,  e  peruerfo  effetto 
mondano,  che  di  quello  dille  il  Profeta  Laua- 
mini,&  mundi  eftote  .  Getta  fuoco,  e  fiamma, 
perche  fi  come  il  fnoco  purga,  e  monda  l'oro, 
così  ladiuina  gratia  il  contrito  cuore,  e  come 
l'acqua  pulifee  il  vafo,così  le  lagrime  l'anima 
dalle  colpe  mortali, onde  il  Salmo  dice  Asper- 
ges me  Domine  hyjjopo  ,  &  mundabor  ;  lauabis 
me,&fupes  niuem,&c-  Et  con  l'antecedente^. 
Cor  mundum  crea  in  me  ÌDeus.Vì  fi  rapprefen- 
tano  iduefanciullini  a  piedi  a'  quali  vìen  di- 
uifo  vn  pane,per  denotare  la  mifericordia,  pei 
che  Beati  mifericardeSy&c.Ett'eiìdo  che  quello 
farà  beato, che  con  pietà  fouuenirà  alle  necef- 
fità di  perfone  miferabili  con  fue  foftanze,  co- 
me infègna  Efaia  a  1 8.Frange  efurienti panem 
tuum  .  Si  dipinge  con  il  ramo  deIl'OIiuo,per 
lignificare  la  pace,tranquillità,&  ferenità  del 
cuore,  onde  però  dice  .  Beati  pacifici  &>c.TJcr 
dirci  che  per  effere  beatoli  deuono  hauere  lc_» 
crepaci,  e  tranquillità fpirituali, cioè  fuperna 
E     t  con 


6B        Della  noiiifsimaTconologia 


con  Dio,interna  con  la  confcientia,  &  efterna 
con  il  profilino  ;  chequefto  fecondo  nel  lib.  3. 
dalla  fapienza , ci  viene  infegnato  Pax,  &  eler 
5ti$  Dei .  Si  dipinge  con  molti  fanciullini  of- 
fefi,  vilipefi,vccifi,&  mal  trattati, per  denotare 
le  perfecuttóni  ingiufte  de'  tiranni,  e  peruerfi 
noftri  inimici,&  però  il  dice  Beati  quiperfecu. 
tionempatiuntur  propter  iufittiam,  &>c.Ciò.nè 
lignificacene  chi  vuole  eflere beato  debba  ren- 
derfi  per  atto  di  patienza  impotente, e  debole_> 
alla  vendetta  ancorché  vendicar  fi  poteiìe_j, 
pronto  al  rimettere  ogni  lefione,&  orTefa,pen 
landò  che  la  peffecutione  ferue  a  buoni  per  ef- 


fercitiodi  virtù  ,  che  però  difleil  Sig. Iddio  in 
quella  cont  emione  fra  i  fuoi  Apoitoli-  Nifief- 
ficiamini  ficHt  p*ruuli,non  intrabitis in  Regnù 
Coelorum  .  Le  due  Paline  incrociate  giunte_<, 
&  annodate  da  vna  corona  -tellina  di  Cigli  , 
Mirti,e  Jvofe,fopra  il  capo  per  ynprefa, ligni- 
ficano le  tre  virtù  Teologiche ,  come  Pede_j, 
Speranza^  Carità, la  Pede  pei  il  Giglio,  Ia_^> 
.Speranza  per  il  Mirto,  &  la  Rofa  per  la  Cari- 
tà ,  fenza  lecjuali  virtù  nifi uno  potrà  giàmai 
beatificarfi,  éc  quello  baili  per  hora  intorno  a 
tal  matcria-j. 


DOnna  che  habbia  afeofa  la  teita  fra  le 
nuuole,  &  il  retto  fia  poco  vifibile  ,  per 
lo  fplendore,che  la  circonda,porga  vna  mano 
fuor  dello  fplendore,  con  la  quale  terrà  vn  gi- 
glio, fporgendo  con  l'altra  mano  vna  palla  & 
vn  comparto.  Si  dipinge  Ja  Bellezza  con  la  te- 
tta afeofa  fra  le  nuuole, perche  non  è  cofa,del- 
la  quale  più  difficilmente  fi  polla  parlare  con 


mortai  lingua, &  che  meno  fi  pofiaconofeere 
con  l'intelletto  humano,  quanto  la  Bellezza  , 
la  quale,nellecofe  create, non  è  altro  ,  (meta- 
foricamente parlando)  che  vn  fplendore,  che 
deriua  dalla  luce  della  faccia  di  Dio,  corno 
diffinifeono  i  Platonici ,  e  {fendo  la  prima  Bel- 
lezza vna  cofa  con  eflò,laqualc  poi  communi- 
candofi  in  qualche  modo  l'Idea  per  benigni- 

tà  di 


Parte  Prima. 


69 


tìdi  lui  alle  Tue  creature, è  eagione,che  effe_j 
intendano  in  qualche  parte  la  Bellezza:mà  co 
me  quelli ,  che  guardano  fé  {teffi  nello  fpec- 
chio,  (libito  li  fcord ano, come  dille  San  Giaco- 
mo neH'Epi(toIa,Canonica3così  noi  guardan 
do  la  Bellezza  nelle  cofe  mortali ,  non  molto 
potiamo  alzarli  a  vedere  quella  pura,  e  sepli 
ce  chiarezza,dalla  quale  tutte  le  chiarezze  ha 
no  origine  ,  come  dille  Dante  nel  13.  del.Par. 
Ciò  che  non  muore  ,  &  ciò  che  puh  morirti 
Non  è  fé  non  Splendor  di  quella  idea , 
Che  partonfce  amando  il  noftro  Sireu. 
Si  dipingerà  dunque  nella  fudetta  manie- 
ra, lignificandoli  per  la  mano,che  li  (tende  col 
Giglio  la  Bellezza  de  lineamenti,  &  de'  colo- 
ri del  corpo  feminile,nel"quale  pare, che  lia  ri- 
porta gran  parte  di  quella  piccola  mifura  di 
Bellezza  che  è  participata  &  goduta  in  terra  , 
come  habbiamo  già  detto  di  lopra_^>. 
{     Nell'altra  mano  terrà  la  palla  col  compaf- 
fò ,  per  dimoilrare  che  ogni  Bellezza  connile 
in  mifure,&  proportioni,lequali  s'aggiuftano 
col  tempo,&  col  luogo. Il  luogo  determinai 
la  Bellezza  nella  difpo  lì tione  delle  Prouincie, 
delle  Città  de  Tempij, delle  Piazze,dell'Huo- 
mo,è  di  tutte  le  cole  fogette  all'occhio,  come 
coloriben  dilli  nti,&  con  proportionata  quan 
tità,&  mifura, &  con  altre  cofe  limili, col  tem 
pò  fi  determinano  l'armonie,  i  fuoni,  le  voci, 
l'orationi.gli  abbatimenti,  &  altre  cofe,le  qua 
li  con  mifura agguatandoli, dilettano,&  fono 
meritamente  chiamate  belle  .  Etcome  il  Gi- 
glio per  l'acutezzadell'odore  muoueilfenfo, 
&  delta  gli  fpinti,  così  medelimamente  Ia__s 
Bellezza  muoue,&  della  gl'animi  ad  amare_>, 
&  deliderare  di  godere,  (per  dar/  peifettione  a 
fé  ltellò)  la  cofa,  che  li  conofce  per  la  molta_s 
Bellezza  degna  di  confideratior.e ,  &  diprez 


zojfopra  di  che  vn  nobile, e  gentililfimo  ip 

to  fece  il  prefente  Sonetto  . 

E  luce  la  beltà  ,  che  dal  primiero 

Splendor  nascendo  in  mille  raifipartt_>, 
E  fede  fa  mentre  gli  -Libra  ,  e  parte~> 
Di  quel  che  in  Cielo  Splende  eterno  vero  . 

Varia  color  fouente,  hor  bianco ,  hornero 
E  luce  in  vnamen,  che  in  altra  parte^ 

*    Ne  dotta  mano  di  ritrarla  iu  carter 
Speri, fi  vince  ogn'opra,  ogni  penfiero. 

fittegli  che'lnofìro,  e  l'altre  Polo  erefje 
^uafi  tempij  a  lui  /acri  >  oue  il  profondo 
Saper  s'adopri  ,  e  la  potenza  ,  e  il  zelo  . 

Vnafcintillafol  mofironne  al  mondo 


E  di  ciò,  ch'egli  immaginando  efprejpu 
Notefuron  le /Ielle,  e  carta  il  Cielo . 
BELLEZZA  FEMINILE. 

DOnna  ignuda,con  vna  ghirlanda  di  Gj  . 
gli,&  Ligultri  in  tefta,in  vna  mano  ha- 
urà  vn  dardo  nell'altra  vnfpecchio,porgendo 
lo  in  fuori  fenza  fpecchiarli  dentro,(èderà  fo~ 
pra  vn  drago  molto  feroce^. 

I  Gigli  (ono  l'antico  geroglifico  della  Bel- 
lezza,come  racconta  Pierio  V alenano, forfe_» 
perche  il  Giglio  tra  gl'altri  fiori, ha  quelle  ere 
nobili  qualità, che  riconobbe  vna  gentildon- 
na fiorentina  nellaitatua  fatta  da  ("cultore  po- 
co pratico,perche  elfendo  ella  dimandata  quei 
chegiudicafledi  tal  (tatuatila  con  granduli- 
ma  accortezza  dille  fcoprendole  Bellezze  d'- 
vna  donna  compita,&  la  gofFezza  tacitamen- 
te di  quell'opera,  che  era  bianca,morbida,  & 
foda,  per  eifer  quelle  qualità  del  marmo  (Ielle» 
necelìarillimein  vna  donna  bella  ,  come  rac- 
conta Giorgio  Vafari,  &  quelle  tre  qualità  ha 
particolarmente  tra  gl'altri  fiori  il  Giglio  . 

Il  Dardo  facendola  piaga  ,  nel  principio  è 
quali  infenfibile  ,  laquale  poi  crefee  a  poco  a 
poco,&  penetrando  molto  dentro,  è  difficile  a 
poterli  cauare,&  ci  dimoltra,  che  comincian- 
do alcuno  ad  amare  la  Bellezza  delle  donne, 
non  fu  biro  proua  la  ferita  mortale,  ma  a  poco 
a  poco  crefeendo  la  piaga, fente  alla  fine,che«j 
per  allentar  d'arco  non  fana_^>. 

Lo  Specchio  dimoftra  edere  la  Bellezza  fé. 
minile  medelimamente  vnofpecchio,nel  qua- 
le vedendo  ciafeuno  fé  itelfo  in  miglior  perfet 
tione  per  l'amor  della  fpecie  s'incita  ad  amarfi 
in  quella  cofa,oue  fi  è  veduto'più  perfetto,  & 
poi  a  defiderarfi,  &  fruirli  . 

Il  Drago  moitra  che  non  à  da  fidarli,  oue  è 
Bellezza,perche  vi  è  veleno  di  paflìone ,  &  di 
gelofia . 

E  ignuda  ,  perche  non  vuol  elTer  coperta  di 
lifcio,comeancoiìpuò  dir  che  fia  frale,&  ca- 
duca,&  perciò  vi  fi  pongono  i  ligufhi  nella_^ 
ghirlanda,  conforme  al  detto  dr  Virgilio  nel- 
l'Egloga feconda . 

O  formo/e  puer  nimium  ne  crede  colori; 
Jllba  ligufira  cadunt  ,vacir.ia  nigra  leguntur , 
Et  Ouidio  de  arte  amandi  . 
Eorma  bonum  fragile  e  fi ,  quantum^  accedit 

adannos 
Ut  minor,&>  Spatio  carpiturillafuo. 
Necfimper  vioU,nec  fempet  Idia  fiorent  , 
Et  rtget,  amijfa  Spina  ,  r elicla  K<?/i_>. 


E     3 


BENE 


70         Della  nouifsima  Iconologia 

BENEVOLENZA    O    AFFETIONE 


DOnna  d'età  virile,farà  alata,  &  vefhta 
di  colore  verde,  Terrà  con  ambe  le  ma- 
ni con  bella  gratia  vna  Gallinaccia,&alh  pie 
di  per  terra  vi  farà  vn  Ramarro ,  o  Ragano  , 
che  dir  vogliamo ,  che  nell' vno ,  &  nell'altro 
nome  Ci  dice,con  la  tefta  alta,&  che  Aia  in  at- 
to di  fallire'per  vna  delle  gambe  di  detta  fi- 
gurai. K  .  ..  r 
La  Beneuolenza,  o  AfFettione,  e  fimile  af- 
fai all'amicitia,  ma  però  non  è  amicitia,  per- 
ciòchela  Beneuolenza  per  certa  mclinanone 
che  fi  genera  in  noi  quafi  in  vn  momento  fa 
che  fi  aftettionamo  in  vn  tratto  più  a  vn'huo- 
mo,  ch'all'altro  di  dua  quali  vediamo  combat 
tere  in  vn  fteccato,ouero  vedergli  giocare  fen 
zahauergli  prima  conofciuti,ll  che  nonauuie 
ne  nell'amicitia, la  quale  non  può,  nèdeue  ef- 
fere  afcofa,  Si  rapprefenta  d'età  virile  perciò- 
che  la  Beneuolenza  non  deue  eflere  corno 
-quella  delli  giouani,  ma  conftabilità  ,  &  co- 
ltanza_j>. 
De  bmtHoUntin  twtem  >  <l**m  quif^ue  h*. 


beat  erga  nos  ,  primum  iìlud  efl  in  offìtio  ,  vt 
plurimum  tribuamus ,  a  quo  plurimum  diligi- 
mur,fed  beneuolentiamnon  adolefcentulortm 
more,ar.dore  quondam  amoris  ,  [ed  fìabilitatcj 
potila  ,&>  conjiantia  iudicemtts  Cicerone  primo 
d'officij . 

Si  fa  alata  ,  effendo  che  la  Beneuolenza  in 
vn'iftante,&  fenza  altra  confuetudine  nafce_>> 
&  ha  il  fuo  principio  in  noi ,  Si  verte  di  color 
verde  perciòche  la  Beneuolenza  per  Aia  natu- 
ra da  legno  d'aliegrezza,&  perciò  fìdimoflra 
con  vifo  allegro,  &  ridente,  tutto  all'opposto 
dell'odio,&  dell'inuidia  ambi  fuoi  contrari)  . 
Tiene  con  ambe  le  mani, con  bella  gratia  l<i_^> 
Gallinaccia,&  per  terra  il  Ragano  nella  guifil 
ch'habbiamo  detto,per  eflere l'vno  ,  &  l'altro 
animale, fìmbolo  della  Beneuolenza  per  loro 
occulto  influito  dalla  Natura,De  la  Gallinac- 
cia  ne  fa  fede  Pierio  Valer,  nel  lib.  14.  de  ge- 
roglifici ,  dicendo  che  per  la  Gallinaccia  s'in- 
tende vnhuomobeneuole,  &  amoreuole,per- 
ciò  fi  è  tiouato  che  niun  altro  vccello  ha  ver- 

Co 


Parte  Prima.. 


7i 


Co  l'huomo  maggior  Beneuolenza  &  in  quefto  La  dimoftratione  de  afccndcrc  per  la  gamba 
a  lui  ci  rimettiamo  come  huomo  di  molta  in-  per  fallire,&  approfTimarfi  alla  più  uebil  par- 
telligenzajl  Raganofisà  pei  publica  voce,&     te  della  figurale  per  moftrare  quello  che  dice 


fama  che  quefto  animale  è  beneiiole  all'huo- 
mo,  &  è  manifefto  che  lo  difende  da  l'infidie 
de  ferpi,s'auuiene  che  dorma  alla  campagna  , 


il  Filofofo  nel  9.  dell'Etica  che  la  Beneuolen- 
za di  lungo  tra  due,diuiene  finalmente  vna_rf 
vera,&  perfetta  amicitia_j>. 


B  E  N  E  V  O 


LENZA     ET 

Matrimoniale. 


VNIONE 


DONNA  che  tenga  in  tefta  vna  corona 
di  vite  intrecciata,  con  vii  ramo  d'olmo 
inmano.verfo  ilfeno  vn'Alcione  augello  ma 
ritimo.   Ogn'vno  sa  quanto  la  vite  ami  l'ol- 
mo^ l'olmo  la  vite,Ouidio . 
Vlmm  amat  vites,  vitti  non  deferii  vlmos . 
Per  tale  amorofa  Beneuolenza,  &  vnione_> 
l'Oln-.o  fi  chiama  marito  della  vite,&  vedoua 
fi  chiama  la  vite  quando  non  è  appoggiata  à 
l'Olmo;  Catullo  ne  gli  eflametri  nuptiali. 
Vt  vidua  ih  nudo  vitisqua  nafcitur  aruo 
Nutnquam  fé  txtollit . 
più  àbaflbpoi  dice  . 
At  fi  forte  eadem  efl  vlme  consunta  marito  . 


Et  Martiale  nel  4  libro  nelle  nozze  di  Pu- 
dendo ,  &  Claudia,  volendo  moftrare  1"  Vnio- 
ne,  &  la  Beneuolenza  di  quefti  fpofi  difle_j. 
Ni  e  melius  teneris  iunguntur  vitibu*  vlmi  . 
a  fi  fatti  penfieri  pensò  il  Tallo  q-ando  dille. 
Amavo  ancora 
Gli  arbori ,veder  puoi  cok  quanto  affetto, 
Et  con  quanti  iterati  abbracciamenti , 
La  vite  s'auuiticch>a  al  /un  marito. 
Cioè  à  l'Olmo,  fé  bene  fi  potrebbe  anco  in- 
tendere,al  pioppo,  ò  al  fra ffi no  a  bori  tutti  a- 
miciaila  vite  come  d  ce  Columella  lib.XVl. 
Vitem  maxime  populus  altt ,  detnde  vlmus  , 
deinde  fraxinus  y 

E     4  Et  di 


J%         Delia  nouifsitua  Iconologia 


,  Tx  di  quelli  albori  volfe  intendere  Horatio 
nei  -i.lib.Ode  5.  chiamati  vedouifenzala  vite. 
Et  vitem  viduat  ducit  ad  artieri* , 
Et  nelle  lodi  della  vita  ruflica  con  effe  li 
maritai , 

Adulta  vitium  PropagintJ 
Altas  maritai  Populos  . 
Da  quelli  Poeti  latini  leggiadramente  prefe 
il  Bembo  il  Tuo  concetto  maffimamenteda-^» 
Catullo  per  eflbrtare  le  dame  ad  amaie_>« 

Ciafcuna  Vite  . 
Effa giace ,  e'I giardin  non  fé  n'adorna-*. 
Nel  frutto  fuo,  nell'ombre  fon  gradite  .        (giti 
Ma  quando  a  l'Olmo  ,  0  al  Pioppo  alta  s'appog- 
Crefce  feconda  per  Sole ,  e  per  pioggia  . 

Oue  alcuni  Tefli  più  moderni  leggono  . 
Ma  quando  a  l'Olmo  amico  alta  s'appoggia-». 

Et  di  quell'Olmo  ci  fiamo  voluti  feraire  noi 
lafsado  gl'altri  per  eflere  più  frequente  in  boc 
ca  de  Poeti, &  per  non  confondere  con  piùdi- 
lierfi  rami  la  corona,  che  più  gentile  compari- 
rà femplicemente  la  vite  auuiticchiata  coni'- 
Olmo  Aio  marito, per  (Imbolo  della  Beneuo- 
lenza,&  Vnione  Matrimoniale,l'Alcione  che 
tiene  in  mano  è  vn'augello  poco  più  grande^ 
d'vn  paffaro,  quafi  tutto  di  color  ceruleo,  fe_> 
non  che  ha  melìicatealcune'peniie  porporine, 
e  bianche,hà  il  collo  fottile,&  lungo, va  fuo- 
lazzando  ,  &  flridendo  intorno  al  lito  del  ma- 
re ,  con  voce  lamenteuole  ,  oue  anco  fa  il  fuo 
nido,&  vi  coua  fette  giorni, i  quali  per  effere_> 
felici ,  chiamane  Alcyonij  dies,  Perche  in  tal 
tempo  il  mare  Ila  tutto  tranquillo ,  come  dice 
Plino  lib.decimocap.31  &  Ifidorolib.iz.&.  il 
Sannazaro  così  cantò  nell'Egloga  quinta_5. 
Cantere  ,  eh  Halcyonis  nidum  mihi  pellere.* 

ventos 
Dicitur,  &f&uws  pelagi  mulcere,  procella* 
Eorfitan  loie  noRrosfedabit pecloris  &flus  . 

A  quello  hebbe  miral'Vngaro  nella  prima 
Scena  del  quarto  atto  d' Alceo,fuperflua  in  ve- 
ro, ma  gratiofa ,  limile  alla  decima  Egloga_*> 
del  Rota-*. 
Turbato  e'I  mar  d'amor  ma  forfi  vn  giorno 
Per  me  faranno  l'Alcione  il  nido. 
cioè  fpero  vn  giorno  d'hauere  in  amore  tran- 
quillo flato  ,  &  Bernardin  Rota  più  chiara- 
mente». 

Soctue  vdir  gli  augei  ,  che  per  la  riueUi 
Cantar  piangendo  [e  fi  fon  anco  amici  ) 
Lor  fidi  amori ,  e§>  mentre  al  tempo  rio 
frendon  fui  nido,  in  fiebilvoce,&  viutL-t 
Acquetan  l'onda,  e  fanno  i  liti  aprici  . 
Chiamali  anco  Alcione  la  moglie  diCeiccv 


Re  di  Tracia, laquale  amò  cordialilfimamen- 
te  il  fuo  marito  ,  onde  l'Vngaro  volendo  ino- 
filare  in  Alceo  vna  Beneuolenza ,  &  vnione_» 
grande  con  Emilia  ,  fa  che  gli  dica_^. 
e  fu  tra  noi 
Mentre  fummo  fanciulli 
Si  fu  ifc erato  affetto 

Che  tra  figli  di  Leda.  ,  hor  chiare  Relle 
E  tra  Ceice,  &  la  fida  Alcione^, 
Non  so  fefojje  tale_j 

Sempre  ella  Raua  meco  ,  &  io  con  lei , 
Si  che  rado  0  non  mai  ci  vide  il  Solis 
L'vn  da  l'altro  dif giunto  . 
Amò  tanto  quefla  Alcione  il  fuo  marito, 
che  hauendo  infogno  veduto  ch'egli  in  vn  tur 
bulento  naufragio  era  morto,  fi  comeauuen- 
ne,btittoffi  dal  dolore  in  mare,onde  i  Poeti  fin 
gono  ,  che  fu  fi  e  trasformata  in  tale  Augello 
del  fuo  nome,  &  che  fé  volaffe  fopra  il  morto 
cadauero  del  marito  ,  che  era  portato  da  l'on- 
de manne,  &  però  fanno  che  queflo  Augello 
fi  vada  tutta  via  lamentando  nel  lito  del  mare, 
come  tra  gli  altri  Bernardino  Rota  nell'E- 
gloga XIII. 
Deh  perche  non  fon  io  ,  come  colei 
Che  vide  in  fon  no  ,  &  poi  trouo  lo  ipofo 
Sommerfo  in  mare  ,  &  per  fauor  de'  Dei 
Hor  piange  augello  ti  fuo  fiato  dogliofo  . 
E  nelPottauafeguente_\ 
guanto  t'inuidto  ,  0  ben  coppia  felice 
A  cui  ipofi,  &  augelli  vn  letto,  vn  nido 
Comunfùfempre,  a  cui  cantando  lice 
L'onda  quetar,  quando  più  batte  il  lido , 
Et  il  Petrarca  anch'egli  cantò  della  Bene- 
uolenza^ Vnione  di  quelli  felici  conforti  nel 
fecondo  Trionfo  d'Amore__>. 
Quei  due  che  fece  Amor  compagni  eterni 
Pari  lor  nidi  a  piùfoaui  verni 
Alcione  ,  &  Ceice  ,  in  riua  al  mare  . 

Con  molto  giudicio  Ouidio  nel  lib.  decimo 
delle  Metamorfofi  ha  trasformato  detta  mo- 
glie amante  del  fuo  marito  in  Alcione,  perche 
veramente  queflo  augello  di  fu  a  natura  porta 
al  Tuo  marito  tanta  Beneuolenza,  che  non  per 
ifpatiodi  tempo,  màperfemprecercadi  ilare 
Ynitacol  marito, non  per  lafciuia,màperamj 
ca  Beneuolenza.che  tener  deue  la  moglie  ver 
fo  il  marito, né  mai  altri  riceue,anzi  fepervec 
chiezza,egli  diuenta  fìacco,è  tardo  a  feguitar 
la  nel  volare,  ella  lo  piglia  fopra  di  fc,  lo  nu- 
trifee,  mai  lo  abandona,  mai  lo  lafla  folo,  ma 
poflofelo  fu  gl'homerijlo  portalo  gouerna^s, 
&  fla  feco  vnita  per  fino  alla  morte,  fi  come, 
rifeiifce  VlutAico,De/olertia  Animalium  .  In 

cotal 


Parte  Prima. 


73 


cotaI  guifa  parlando  dell'Alcione  ,  Vbi  autem 
feneftas  marem  imbecillum  ,  &  ad  fe&andum 
tardum  reddidit,ipfa  eum  fttfcipiens gefiat ,  at~ 
qtte  nutrit,  nunquam  deslituens,  numquam  fo- 
ttuti relinquens,fedin  humeros  fublatttm'vfqtte 
qttaque  portat ,atqtte fouet,  eiqtte  ad  mortem  vf- 
queadeff. 

Pongafi  ad  imitare  li  confòrti  l'amabile  na- 
tura deU'Alcione,&  ftieno  tra  di  loro  vniti  co 
amore,&  Beneuolenza,teoghino  in  due  corpi 
vn'animo,&  vn  volere,l'vno  fi  trasformi  nel- 
l'altro,gioifca,&  reiti  lieto,  Scontento  della 
compagnia  datagli  da  Dio:taIe  efFetto,&  vnio 
ne,s'efprime  in  quel  noftro  Sonetto  acrofticho 
fatto  nelle  nozze  del  Sig.Gio-Battifta  Garzo- 
ni^ della  Tua  nobili/lima  Spofa,il  cui  pregia- 
to nome  nel  capo  deverfi  per  ordine  a  pone. 
In  qual parte  del  Cielo,  in  qual  idea 
Scolpì  Natura  fi  leggiadra  forma , 
Anima  di  virtute  ejfempio,  e  normx^t 
Beata  al  par  d'ogni  fuprema  Dea . 
Ella  co'lfuo  splendor  rallegra,  &  bea 
Jj>  Spofoftto  diletto,  e  in  fe'l  trasforma 
L'aRringe  afeguir  fol  lafua  bell'orma  , 
Amando  leinoua  celeRe  ARrea  . 
CARZON  inuitto  efaggio  a  lei  fimi  le 
Le  pi  prefcritto  dall'Empireo  Coro  j 
Onde  ben  lieta  va  co'l  cor  giocondo . 
Roma  per  voi  già  gode  eterno  Aprile  > 
Indi  verrà  per  voi  l'età  de  l'Oro , 
E  RARA  prole  ad'  abbellire  il  mondo  • 

Et  certo'/ che  ninna  maggior  felicità 'può 
edere  tra  dui  conforti  chel'Vnione,&  Beneuo 
lenza:degno  è  d'eflère  imprefTo  nella  ment<^» 
d'ogni  perfona  legata  in  nodo  Matrimoniale , 
il  precetto  di  Focilide  Poeta  Greco 
Ama  tuam  coniugem  ,  quid  enim  fuauius  ,  ©• 

prtftantius . 
Quam  cum  Maritum  diligit  Vxor  vfque  adfe- 

^   neclam 
Et  Maritus fuam  Vxorem,  neque  Inter  eos  inci- 
di t  contentioì 

Cioè  ama  la  tua  moglie,che  cofa  può  efTere 
piùfoaue&  più  conueneuole  ,  che  quando  la 
moglie  ama,il  marito  per  fino  alla  vecchiezza, 
&  il  marito  lafua  moglie,  né  tra  loro  c'inter- 
uiene  riffa,&  contefa  alcuna.  Quindi  è  che  li 
Romani  antichi  hanno  lafiato  molte  memo- 
rie di  quelli  che  fono  viffiin  Matrimonio vni- 
tamente  con  Beneuolenza  fenza  contrafto,de 
quali  noi  né  poneremo  per  effempio  quattro 
Stampate  dallo  Smetio  due  verfoil  marito,  è 
due  altre  yerfo  la  mogliev 


D.  lunio  primigenio 
Qui  vix  ann.  xxxv. 
lunia.  t  alias  .fecit 
Coniugi  Karijfìmo 
Et  pientijftmo 
De  fé  benemerenti 
Cum  quo  vixit  annis 
xv.  Menfi  vi. 
Dulciter .  fine  Querella. 

T.Vlauio.  ÀVG.lib.Chyrfogon» 
Lesbiano  .  Adiutor  Tabularior 
Ration.  Hereditati.  Caies  N. 
Flauia  Nice  coniunx  .  cum  quo 
Vixit  ann-  xlv.fine  vlla  offenfa . 

DIS  MANIBVS. 
Lufii  Glaphyr*. 
Vixit  Annis  xxxiix.. 
Ti  Claudius  fautlus 
Coniugi  optime ,  &>bene 
De  fé  meriti  cum  qua 
Vixit  Ann.xiix.  menfe  i. 
Diebus  xxiiij.fine  vlla 
Ghterella  fecit  ;  &>fibi . 

dis  m;an.  s. 

CALP  VRNIjE 

T.     L.     HOME£ 

M.     CALPVRNIVS 

M.     L.     PARIS 

CON.  SVJE  SANCTISS. 

CVM.   QVA.  V-  A.  XX V- 

SINE  OPFEN.  F.  ET  SIBI. 

Simile  modo  di  dire  vfa  Plinio  fecondo  nel 
lib.8-fcriuendo  a  Geminìo. Graue  vulntu  Ma- 
crinus  nofier  accepit,amifit  vxorem,  fingularis 
exempli,etiamfi  olim  fmfjet.  Vixit  cum  hac  tri- 
ginta  nouem  annis  fin  e  Offenfa.JLt  nella  inferir 
tione  di  Lucio  Siluio  Paterno  fi  legge  .  Sincj 
vlla  animi  UfuTa.Etin  quella  di  Giulio  Mar- 
ciano. Sine  vlla  animi  Ufìone-  Vn'alrra  infcrit- 
tioneponere  vogliamo  trouatapoco  tempo  fa 
nella  prima  vigna  fuor  di  porta  latina  a  man 
dritta,  nella  quale  dice  al  Lettore,che  sàd'ef- 
fere  inuidiato,per  tre  cagioni,vna  perche  men 
tre  vifTe  flette  fempre  fano;  la  feconda  perche 
hebbe  commodamenteda  viuere,la  terza  per- 
che hebbe  vna  moglie  a  lui  amoreuoliffima  ■ 

Q^LOLLIO.  Q^L. 

CONDITO 

SCIO  TE  INVIDERE,  QVI  LEGIS 
TITY- 


74        Della  nouifsima  Iconologia 


TITVLVM  MEVM  DVM  VIXI 
VALVI.  ET  HABVI  BENE  QVET 
YTVEREM.  ET  CONIVGEM 
HABVI.  MIHI.  AMANTISSIMAM- 


£ 


N 


Hora  fé  da  gentili  è  Irato  fatto  conto  di  vi- 
uere  fenza  querela,  fenza  ojfFefa,  &  lefione  al- 
cuna tra  Moglie,  &  Manto,  ma  con  recipro- 
co, &.  fcambieuole  amore,  tanto  piùdaChri- 
fliani  lì  dcue  procurare  di  viuere  nel  Sacro 
Matrimonio  in  Santa  Pace  con  vnione,  &  Be- 
ncuolenza,  acciò  meritino  poi  d'eflcre  vnitì 
nell'altra  ma  in  fempitewia  gloria. 


I 


o. 


VN  giouane  di  fingolar  bellezza,  con  vi 
fo  allegro,&  ridente,  Sarà  nudo, ma  pe- 
ro ad'a1  ma  collo  habbia  vn  drappo  di' color 
turchino  tutto  ilei  lato,  il  quale  cuoprile  parti 
più  0-'sre>te  h  vedrà  dal  Cielo  vn  raggio  il  qua 
le  farà  nfplendere  detta  figura, Terra  il  brac- 
cio deliro  alto, &  con  la  palma  della  manole_> 
tre gratie nella  gitila  ,  che  iì  (bgliono  rappre- 
(entare,Cioc  vna  ftà  con  le  fpaiìe  verlb  noi,& 
due  ci  guardano, tenendo  le  mani  intrecciate 
in  g*wia  di  chi  balla, Starà  con  il  braccio  fi  ni- 
iuo  ;  n  atto  di  abbracciare  altrui, &  che  nella_^ 


gioii  tura  del  braccio  ,  &  della  mano  vi  fìano 
vn  par  d'ale, tenendo  con  detta  mano  vna  Ca- 
tena d'oro  con  dimollratione  ài  farne  dono, 
Et  per  terra  da  la  parte  delira  vi  farà  vn' Aqui- 
la,la  quale  liane ndo  fatto  preda  d'vna  lepre__> 
qual  tenghifotto  gl'artigli ,  lallì  cibare  vari  j 
vccclli  di  rapina  differenti  alla  fua fpecie,Gio 
liane  li  dipinge  ,  perche  non  dee  inuecchiarfi 
mai  la  memoria  de  i  benefici]  riceuuti,che  co- 
sì dice  Seneca  libro  primo  de' beneficij  . 

Si  rappreienta di  fingolar  bellezza,  elfendo 
che  il  Beneficio  più  d'ogn'alrra  cofa  infinita- 
mente 


Parte  Prima. 


7S 


mente  piace ,&  diletta  ad  ogn'vno  . 

Si  dimoftra  con  vifo  allegro,&  ridente, pcr- 
ciòche  tale  fi  ha  da  moftrare  chi  fa  Benefìcio 
altrui,onde  lbpra  di  ciò  Auguftino  de  Diffini- 
tjone  così  dice ,  Benefitium  eflbeneuolct  acJio, 
tribuens^captansq;  gaudium ytribuendo\,  idquo 
#<rj/,Com'anco  potiamo  dire  che  limile  dimo- 
ftratione  deue  fare  chi  riceue  detto  Beneficio, 
EN  ben  vero, che  il  Beneficio  non  è,nè  può  effe- 
re  Beneficio  quando  fi  benefica  gente  turpe_>, 
&. infame  ,  &  fopfa  di  ciò  potreilìmo  dire  af- 
fai,ma  taceremo  per  no  fare  arroffire  chiùque 
fa  beneficio  a  quelli ,  i  quali  fono  indegni  di 
viuere  al  mondo,  &  ci  riportamo  a  quelJo  che 
dice  Focilide  Poeta  Greco,  che  in  noftra  lin- 
gua così  rifuona—.', 
Noli  in  malutn  virum  benefitium 

Conferve,  efi  ac  fi  in  marifemines, 

Fallì  ignudo  perciòche  il  Beneficio  ha  d.u^ 
efTerenonfolo  libero, e  fciolto  da  ogni  ingan- 
no,mà  lontano  da  quelli,  che  fotto  fintione  d'- 
eflere  liberali  ,&  di  far  benefìci  j  altrui ,  mo- 
ftrano, più  fegno  di  vanagloria  &c  interelfe  che 
d'animo  puro,&  fincero ,  Vtdere  ettam  liceat 
plerosque  non  tam  natura  liberales,  quam  qui- 
dam gloria,  induEios  ,  vt  benefici  videantur  fa- 
cere  multa,  qua  videntur  magis  proficifei  ab  o- 
slentatione ,quam  a  voluntate >  dice  Cicerone»» 
primo  de  offici)  . 

Potiamo  anco  dire  ,  che  chi  riceue  il  Bene- 
ficio non  lo  deue  nafcondere,mà  farlo  vedere 
ad  ogn'vno, perciòche  quefto  è  fegno  di  gra- 
titudine eflendo,che  quando  non  fi  può  ricam 
biare  con  l'opere  il  riceuuto  Beneficio  confef- 
fando  almeno  con  parole ,  è  fare  che  a  tutti 
fia  palefe  la  liberalità, del  benefattore . 

Il  dianpo  turchino  tutto  l'Iellato,  ci  lignifi- 
ca il  Cielo  dal  quale  fi  riceue  tutti  i  Benetìcij , 
&  tutte  le  grane  ,  che  perciò  fi  rapprefenta  il 
raggio,  che  fa  rifplendere  fi  nobil  foggetto , 
ferme  San  Giacomo  Apofìolo  al  cap.i.Ow»o 
donum  de  fuffum  est,  defeendens  a  patte  lumi- 
num  .  Perlìo  nella  prima  Satira  moftra  que- 
fto colore effered'huomini  cheacofedigran- 
d'imponanzaafpirano;  Colui  dunque  che  con 
tempia  le  cofe  celefti,&  afpira  a  cofe  grandi , 
meritamente  dì  tal  colore  deue  effer  veftito,& 
il  Petrarca  nel  Sonetto  8  3 .  dice__> 

Volo  con  l'ale  de  pen fieri  al  Cielo  . 

Tiene  il  braccio  deliro  alto,&  con  la  Palma 
della  mano  le  tre  gratie, acciò  s'intenda  le  tre 
maniere  de  i  benefici  j,  Cioè  di  quelli,  che  gli 
danno,  &  di  quelli  che  gli  rendono,&  quelli, 
che  gli  damro,e  rendono  infieme^. 


Si  dimoftra  che  vna  ftia  con  le  /palle  verfo 
noi,  &  dua  ci  guardano,  perciòche  lì  confide- 
ra,chenel  ricambiare  il  bene  fattoci,  habbia. 
mo  da  efiere  più  liberali  aliai,  eh  e  quando  fìa- 
mo  noi  i  primi  a  far  beneficio  al  tuù,Si  ea,qu<i 
stenda  accipimui,  maiori  menfura  reddimut , 
quid  benefitto  ptouocati  facete  debemus'an  non 
imitati  agr os  fertile!  ,  qui  multo  plus  adferunt , 
quam  aeceferunt,  dice  Cicerone  i.deofF. 

Stanno  con  le  braccia  intrecciate  a  guifa_j» 
di  chi  balla  per  dimoftrare  che  l'ordine  de  i 
Beneficij  il  quale  palla  d'vnà  mano  in  vn'altra 
ritorna  vitimamènte  ad  vtile  di  colui  che  lo 
fece  prima_j. 

Il  ilare  con  il  braccio  finiftro  in  atto  di  ab- 
btacciare  altrui, ne  denota  la  prontezza  &  la_^ 
buona  difpofitione  chi  ha  per  oggetto  di  effe* 
citare  sì  nobil  virtù  de  beneficiare  altrui . 

L'ali  che  fono  nella  giuntura  del  braccio, 
&  dalla  mano,  dimoftrano  che  chi  fa  il  Bene- 
ficio con  ogni  prontezza  deue  effere  veloce,& 
prefto  all'operatami,  acciò  che  fìa  molto  più 
grata  la  gratia  a  chi  riceue  il  Beneficio.  Celetes 
gratÌAdulciotes,fiautem  tatdauetit.Omnis  gta 
tia  -vana  ,  nequt  dicetur  gratta, dice  Luciano, 
&  Publius  Mimus  .  Bis  dat,  qui  cito  dal . 

Porge  la  Catena  d'oro  con  dimoftration&_> 
di  farne  dono,perfignificare  che  il  Benefìcio 
lega,&  incatena  tutti  quelli  i  quali  fono  da_^ 
lui  beneficiati . 
Benefitium  dignis  vbi  das  , 

Omnes  obligas.dice  Publius  Mimus  'f 

L'Aquila  nella  guifa  ch'habbiamo  detto  di 
quefto  geroglifico  ci  riportiamo  a  qitello,che 
narra  Pieri©  Valeriano,  libro  19.il  quale  dice 
che  volendo  gl'Egitti)  lignificare  vrt'huomo 
benigno,benefico,  &  liberale,  dipingeuano  v- 
11' Aquila  la  quale  da  ogn'altro  vccello  lafcia 
pigliare  il  cibo  della  propria  predai. 


BENIGNITÀ'. 

DOnna  veftita  d'azzurro  ftellato  d'oro 
con  ambe  due  le  mani  fi  prema  le  mam- 
melle dalle  quali  n'efea  copia  di  latte  che  di- 
uerfì  ammali  lo  beuono,  alla  fìniftra  banda  vi 
farà  vii' Altare  col  fuoco  accefo. 

La  Benignità  non  è  motto  differente  dall' - 
affabilità,clemenza,&  Immanità, &  principal 
mente  fi  efferata  verfo  i  fudditi ,  &  e  compaf- 
fione  hauuta  con  ragione, interpretando  la  leg 
gè  fenza  rigore  ,  &  è  quafì  quella  che  i  Greci 
dimandano,  (i^niKHet)  cioèpiaceuole  inter- 
pretatione  della  legge . 

Si- 


7<*        Della  noui/sima  Iconologia 

BENIGNITÀ. 


Si  refte  d'azurro  {Iellato  a  fimilitudine  del 
Cielojilquale  quanto  più  è  di  ftelleilluftrato, 
&  abbellito,tanco  più  fi  dice  efler  benigno  ver 
Co  di  noi ,  così  benigno  fi  dice  anco  l'huomo  , 
che  con  fereno  volto  cortefemente  fagratie_j 
altrui  lenza  interefle,  ò  riconofcimento  mon- 
dano,&  che  effeguifce  pietofagiuftitia_^. 

Preme  dalle  mammelle  il  latte,  del  qual<i_j 
beuono  molti  animali,  perche  è  efFetco  di  Be- 
nignità ,  &  di  carità  infieme  fpargere  amore- 
tiolmente  quello  che  s'hà  dalla  natura  alluden 
dofi  al  detto  di  San  Paolo,che  congiuntamen- 
te dice  :  Charita*  benigna  eli .  Si  moftra  però 
ancora  quell'atto  ,  che  eflcrcitandofi  la  Beni- 
gnità verfo  1  fnddm,come  fi  è  detto,ella  deue 
effere  anteponga  al  rigore  della  giù  ftitia,fecon 
do  Papiniano  Iure  Confili  to,  eflcndo  la  Beni- 
gnità compagna  d'eifa  giuflitia,come  ben  di- 
ce Cicerone  Definiate  ,  Che  però  da  tutte  due 
deue  elìèr  lodata ,  &  abbracciata  ,  affermando 
Piut vtil.cap.  iÓ.che:  Qui  non  laudai  be~ 


nignitatem  ,  is  profitto  cor  habet  adamanti- 
num,  a  ut  ferro  exeujjum  . 

L'altare  co'l  fuoco, denota,che  la  Benigni- 
tà il  dcuevfare,ò  per  cagione  di 'religione,  la- 
quale  principalmente,  s'elTercita  conlifacri- 
ficij,  ò  almeno  non  fenza  ella, talmente  ehc_> 
venga  in  pericolo  d'eiTei e  ritardata,ò  impedi- 
ta la  giuflitia  per  imitare  Dio  fte(ìb,ilquale  è 
vguaìmente  giufto,  &  benigno. 

LIMAGINE  DELLA 

BENIGNITÀ'. 

Figurata  dal  Signor  Caualier  Ripa  nella 

perfona  dell,IlìuftriiTìma>&  Ec- 

cellentiiTìmaSig. 

MARCHESANA    SALVIATI. 

BE- 


Parte  Prima. 

B       E       N       I      G       M      I      t 


77 


DO N Isf  A  giouane bella,&  ridente,  con 
vaga  acconciatura  di  biondi  capegli-, 
coronata  di  corona  d'oro,con  il  Sole  in  capo  , 
veftitardihabitoleggiadroincolord'oro,  con 
Clamide  fregiata  di  color  purpureo,oue  lì  ve- 
da tre  Lune  d'axgento,  le  quali  fieno  crefeen- 
ti,&  riuolte  a  man  deftra,ftia  alquanto  china, 
eon  le  braccia  aperte  ,  &  con  la  deftra  mano 
tenga  vn  ramo  di  pino,moftrando  d'elferfi  Ie- 
llata su  d'vna  ricca  feggia,  Se  a  canto  vi  fia  v- 
n'Elefante_>. 

La  Benignità  non  è  altro  per  quanto  fi  può 
raccorre  dalla  dottrina  d'Arili.  lib.4.Etic.i_^, 
che  vn'  affetto  naturale  di  perfona  magnani- 
ma in  moftrare  legni  di  ftimaregl'honori da- 
ti dalle  perfone  inferiori,  talché  è  virtù  pro- 
pria delle  perlòne  grandi  in  quanto  fono  ma- 
gnanime ,  &  magnanimo  non  vuol  dir  altto 
che  huomo  di  fplendore,  oc  ornamento  di  per- 
fetta virtùjtal  che  quanto  è  difficile  d  elfer<ì_> 
magnanimo  per  hauer  bifogno  di  tutti  gl'ha- 
biti  buonijtanto  è  nobile  efiere  benigno. Qua- 
tro  fono  gli  affetti  del  magnanimo  (che  affet- 


ti Ci  deuono  chiamare  quelle  cofe.che  non  bau 
no  Elettione,Beneficenza,Magnifìcenza, Cle- 
menza^ Benignità,)  a  i  quali  il  riducano  tut 
ti  gl'altn,percioche  il  magnanimo  non  ftima, 
ne  difprezza,comequello  che  non  teme,  ne_> 
fpera:in  quanto  non  difprezza  è  Benefico,  in 
quanto  non  ftima,  Magnifico ,  in  quanto  non 
teme,Clemente,in  quato  non  fpera,  Benigno, 
&  perche  la  Benignità  ha  per  oggetto  imme- 
diatamente l'honore,&  l'honorare.però  fi  può 
dire,che  la  Benignità  fia  il  più  degno  affetto, 
che  poflì  nafeere  in  principe  generofo,iI  che  è 
conforme  alla  dottrina  dtli'iiteflò  Anibnel  z. 
della  Rettoricaal  capo  zo.dicendo,  che  hi_^ 
grandezza  neli'huomo  non  è  altro,che  vna_^> 
certa  piaceuole,&  nobilegrauità  .   La  onde_> 
{coprendoli  quefta  virtù  fingolarmente  nella 
II lultn/lima  Signora  Maddalena  Stroz- 
zi maritata  nell'Eccellentifs.  IlluftriiTimo  Si- 
gnor Marchefe  Saluiari,mi  èparfo  che  fi  veda 
quefta  figura  conparticular  mentionedi  que- 
fta Signora  ,  nella  quale  oltre  agl'altri  fplen- 
dori,che  le  danno  la  Patria  felice,  la  Cala  II- 
IuftriA 


78        Della  nouifsima  Iconologia 


luftriflima,i  Genitori  di  fomma  virtù, rifplen 

de  tanto  l'iftefla  Benignità  mentre  accettai 

gl'honori  delle  perfone  inferiori  con  lieto  voi 

ro,  &  con  la  Benignità  Tua,  che  opera  meglio 

che  gl'altri  con  l'alterezza,  &  ben  fi  può  dire 

di  lei  quel  che  fcriue  Claudiano  in  Confulam 

Manli  j . 

Peragit  tranquilla  poteflas  . 

Qupd  violenta  nequit '-.mandata^  fortiw  vrget 

Imperio/a  quies  . 

Le  tre  Lune,che  fono  intorno  al  fregio  del- 
la Clamide, rapprefentano  l'infegna  dell'Illu- 
ftriilima  Cafa  Strozzi,  nella  quale  fi  contiene 
con  molta  ragione  il  (imbolo  della  Benignità, 
perciòche,come  il  lume  della  Luna  non  è  al- 
tro che  l'iAeflb  lume  del  5ole,così  la  Benigni- 
tà non  ha  altra  luce  che  quella  dell'iftefla_^ 
magnanimità, Sole  delle  virtù,  come  habbia- 
momoftrato,&  però  la  formadel  Sole  fi  fcuo 
pre  in  tefta  della  figura,  cioè  in  luoco  più 
fuperiore,&  più  nobile  fede  dell'intelletto,on 
de  fi  cauano  le  virtù  intellettiue,  &  gl'organi 
jfcnfitiui,  ne'  quali  fi  fondano  le  morali  . 

Il  numero  ternario  delle  Lune,  fignifìca  la 
perfettione  di  quella  eminente  virtù,  perche 
il  ternario  fempre  fignifica  perfettione,  come 
infegna  Arili,  nel  primo  del  Cielo  cap.i.  &è 
primo  numero  impare,  &  principio  d'impari- 
tà della  quale  diceuano  i  Gentili  fodisfarfi 
Dio,come  di  cofa  perfetta,onde  Virgilio  nel- 
l'Egloga 8. dice.  Numero  Deus  impare  gaudet . 
Lt  i  Pitagorici  diflero  il  3.  triplicato  nel 
quale  fi  contiene  il  dua,  eflere  di  potenza  infi- 
nita, con  quali  concorda  anco  Plat.che  dice_> 
nel  Timeo,da  quello  numero  triplicato  haue- 
re  origine  la  perfettione  dell'anima,  &  l'iltef- 
ia  Luna  fi  dimanda  dai  Poeti  Triforme,come 
lì  vede  in  Aufonio  nel  libretto  intitolato  Gri- 
fo ,  nel  quale  deH'illeilo  numero  ternario  di- 
icone,ne  deuo  Iafciare  di  dire, che  dette  Lune 
lbi.oriuolte  a  man  delira  ,  cioè  verfo  l'Olien- 
te, ilche  e  ficgno,che  la  Luna  ila  in  fuo  crefci- 
mento  ,  feguitandoil  Sole,  &  così  lTlluilufs. 
Cafa  Strozzi  feguitando  gli  fplendori  della_s 
magnanimità,  li  va  continuamente  auanzan- 
do  nella  gloria,  &  negli  fplendori  della  fama 
conl'iileiià  Benignità, &  è  la  Luna  detta  Lu- 
cina, per  ellcre  ella  tenuta  da  gli  Antichi  ap- 
portatri.e  della  Iucca  i  nafeenti  fanciulli, per 
cht  porge  loro  aiuto  ad  vfeire  del  ventre  della 
madre,&  per  elle  re  ella  benigna, &  pianeti—' 
humido  arnetta  taiPhora  con  il  fiuoinrìufloil 
parto  fcccerrcndo  le  donne  ne  1  lor  dolon,ren 
Pendole  più  facile  al  partorire,  come  dille  Ho 


ratio  lib.j.Ode  xi. 
Montium  cufìos  nemorum<^virgot 
Qua  laborant  cis  vtero  puellai 
Tervocataaudis  ademisq-y  letho 
Diua  triformi:  . 
Et  benigna  fi  può  dire  la  Luna  ,  perche  ri- 
fplendendo  nell'ofcurità  della  notte,  alficuta , 
&  inanimifee  col  fuo  lume  ipoueri  viandanti, 
&  i  pallori  alla  guardia  delle  loro  mandre,  & 
perciò  è  Hata  chiamata  dagli  Antichi  feorta, 
&duce,&  gli  Egitti  j  con  il  geroglifico  del  So 
le ,  &  della  Luna  s'immaginauano  che  quelli 
due  pianeti  folTero  Elementi  delle  cofe,  come 
quelli  che  con  la  virtù  propria  generaflero,& 
conferuallero,&  perpetuaflero,  tutte  le  cofe__> 
inferiori ,  oltre  a  quello  la  vita  nollra  ellere_> 
retta  dal  gouerno  loro  per  eflere  follentata  dal 
l'humor  dell'vno,&  dal  calor  dell'altro. 

Si  fa  detta  figura  di  faccia  lieta ,  &  giocon- 
da, ridente,  di  afpetto  giouiale,  leggiadro.  Se 
modello,  &  perche  non  è  cofa  più  grata, &  a- 
mata  deUa~~Benignicà ,  onde  dille  Terentio  ne 
gliAdelfi. 

Re  ipfa  reperi . 
Facilitate  nihil  èffe  homini  meliws  neque  cle- 
menti<*_>, 
Et  per  fignificare  lo  fiato  /ignorile  che  è  ne 
cellario  all'vfo  di  ella  Benignità,  fi  fa  veilita, 
&  coronata  d'oro  . 

Il  drizzarli  in  piedi,chinarfi,&  aprir  le  brac 
eia,  fono  fegni  propri j  nei  Prencipi  della  lor 
Benignità, lontani  dall'alterezza  dell'animo , 
&r  dai  ngorej». 

Tiene  con  la  delira  mano  il  ramo  di  Pino , 
effendo  detto  arbore  iìmbolo  della  Benignità, 
perche  il  Pino  ancorché  fia  alto,&  faccia  om- 
bra grandillìma  ,  non  nuoce  a  ninna  piantai 
che  vi  fia  lotto,  ma  ciafeuna  vi  germoglia  lie- 
tamente,perche  ella  è  benigna  a  tutte, corno 
riferifceTheofrailo  Filoforò.libr.  y cap.i;.de 
Plantis  . 

PittUJ  quc%  benigna  omnibus  propterea  eJpLj 
putatur,  quod  radice  fimplici,altaq;fit:  Seritur 
entm  fub  eam  &  Myrtus ,&>  Laurus ,&  alta  pie 
rc%riec  quicquam  prohtbet  radix  ,  quomtnus 
hac  libere  auge/cere  valeant:ex  quo  ir.  telligi pò- 
tefì,radicem plus  infejìarequam  tmbram-.quip 
pe  cum  Finus  vmbram  amplijftmam  reddat,& 
reliquas  quctfcpnucis  altisó^nttentia  radici- 
bus  ad portionem  focietatemq-y  non  negat .  One 
è  da  notare  ,  che  il  Pino  arbore  nobiliffimo  di 
radice  alta,&  femplice  raccoglie  benignameli 
te  lotto  la  fua  ombra  le  minori  pianteci  come 
fanno  altri  arbori  di  alta  radice,che  non  nega- 
no ri« 


Parte  Prima  .^ 


79 


%o  ricenere  in  compagnia  loro  altre  piante ,  il 
che  ci  ferueper  figura, che  vna  perlona  nobile 
d'alta  radice,  cioè  di  ftirpe,&  origine  fublime 
riceue  fotto  l'ombra  della  fua  protezione  con 
ogni  benignità  altri  di  minor  conditione  ,  8c 
con  porticine  li  amette  nell'amicitia,&  compa 
gniafua,il  che  non  fanno  gl'animi  nati  viliné 
te,ancorche  per  fortuna  Sublimati  fieno, che_» 
per  l'ordinario  reftono  rozzi,  &  come  doppij, 
e  non  femplici  vfano  verfo  altri  più  tolto  ma- 
lignitàjche  Benignità. 

L'Elefante  animale  nobile, &  più  d'ogn'al- 
tro  grande, lo  ponemo  in  quello  luogo  per  fini 
bolo  della  Benignità  de'  Principi  ,  &  Signori 
grandi, della  fila  benigna  natura  ne  viene  a  far 
teftìmonianza  Arift.lib.9.cap.46.nell'hiftorla 
de  gli  animali .  Elephas  omnium  ferarum  mi- 
tiffimus  ,<&  placidi fftmus  .  Et  Bartolomeo  An- 
glico della  proprietà  delle  cofe  lib.  1 8.cap-4i. 
diceche  gli  Elencanti  fono  di  natura  benigni- 
perche  non  hanno  fele  .  Suntautem  Elephan- 
tes  naturaliter benigni  quod  careant  felle.  Ma 
noi  diremo  ch'egli  fia  benigno  non  folo,  per- 
che fia  priuo  di  fele  (attefo  che  il  Camello  an- 
cora è  priuo  di  fele,  &  nondimeno  non  arriua 
a  quella  gentile  Benignità, che  ha  l'Elefante) 
ma  perche  la  natura  lo  ha  dotato  d'vn  certo 
lume  d'intelletto  prudente  è  Sentimento  quafi 
che  humano.  Plinio  lib.8.cap. i.  Animalium 
maximum  Elepbas,proximumq\ humanis fenfi- 
hus&c.  Quefto  Animale  fé  mai  nelli  deferti 
incontra  qualche  perfòna  ch'habbia  fmarrita 
la  ftrada  per  non  lpauentarla  col  fuo  afpetto  , 
fi  ritira  in  bel  modo  al  quanto  lontano  ,  da_j 
quella,  &  per  darli  animo  fé  le  moftra  tutto 
cortefe  ,  &  manfueto,  &  le  precede  alianti  nel 
camino,  tanto,  chea  poco  a  poco  lo  rimetter 
perla  ftrada.  Si  Elephantes  hominum  erran- 
tem [ibi  obuium  viderint  in  folitudine  , primo, 
ne  impela  terreant,atiqtizntulum  de  via  fefub 
trahunt ,  &•  tunc  gradum  figunt ,  &paulatim 
ipfumpr&cedentes  viam  ei  ojlendunt  ,  dice  il 
medefimo  Bartolomeo  Anglico  nel  luogo  ci- 
tato,&  P.inio  nelfudetto  ììb.mp.^.Elephas  bo- 
riine obuio  forte  folitudine  ,  &fimpliciter  aber- 
rante- clemens ,  placidusq)  edam  demonflrarcj 
viam  traditur  .  Atto  veramente  benigno,mi- 
rabile,in  vno  Animale,ch  'habbia  forza  di  nuo 
cere,&  non  voglia,mà  più  toftodi  giouare_j: 
della  nobile  t  e  benigna  conditione  di  quefto 
Animale  fi  poflòno  riputar  partecipi  quelli 
Signori,  i  quali  moffi  dalla  loro  innata  beni- 

Ena  natura  rimettono  i  fudditi,ò  feruitori  nel 
.via  del  felice  contento,  Soccorrendoli  nei 


loroeftremi  bifogni.  Hunc  fibifinewproponie 
honettus  Princeps,vt  fubditosfelices  efficiat .  II 
fine dell'honefto  Principe  è  di  far  felici  i  Rid- 
diti dille  Antipatro  :  di  più  gli  honefti,  &  be- 
nigni Principi, &  Signori,  accorgendoli  di  ef- 
fere  maggiori  temuti,&  riueriti,porgono  ani- 
mo  a  minori  di  parlare, &  chiedere  vdienze__>, 
&  foccorfo, fi  come  hanno  fattogli  ottimi  Prin 
cipi,&  Impe'adorijche  hanno  lafl'ato  buon  no 
me  di  fé .  Aleflandro  Seuero  di  nome  ,  &  be- 
nigno di  natura  a  chi  non  s'arrifchiauadi  chic 
dere  niente, lo  chiamaua.dicendo  perche  non 
chiedi  niente  ?  Voi  forfè  ch'io  ti  refti  dtbi- 
tore?chiedi,acciònonti  lamenti  di  me:Cono- 
fceua  Alelìandro  che  il  Principe  è  obligato 
dar  benigna  vdienza,  &  foccorfo  a  perfons_> 
minori, &  prillate, &  perciò  s'offeriua  benigna 
mente  a  loro,  dimandando i  bifogni  per  non 
rimanere  a  loro  debitore, &  pure  eia  gentile.» 
Imperadore,confondanfi  quelli  Signori  afpe- 
ri  di  natura,  che  negano  l'vdienza,  è  fé  pur  la 
danno  alle  prime  parole  infaftiditi discaccia- 
no da  fé  con  ingiuria  le  pedone,  &  le  fpauenta 
no  con  la  loro  leuera,&  brufcacierajprendino 
eftempio  da  Tito  figlio  di  Vefpafiano  Impe- 
radore,chefempre  benigno  fi  moftrò  al  popò- 
lo,  onde  per  tal  Benignità  fu  chiamato  Amo. 
re,&delitie  del  genere  humano,mailicentiò 
alcuno  da  fé  fenza  dargli  buona  fperanza,  an  - 
zi  auifato  da'  famigliari, come  ch'egli  promet 
tede  più  di  quello  che  potefle  mantenere,  fo- 
leua  dire  che  bifognaua  auertire  che  niuno  fi 
partille  mefto ,  &  difguftato.  dtal  parlare  del 
Principe. Non  oportereyait quemquam  afermone 
Principis  trifiem  difeedere  :  Soggiunge  Sueto- 
niojche  trattò  il  popolo  in  ogni  occalìone  con 
tanta piaceiiolezza,&  Benignità,che  folea  far 
preparare  lefefte  publiche  de  Gladiatori  non 
a  gufto  fuo,  ma  d'arbitrio  de  gli  fpettatori,  8c 
mai  negò  niente  a  niuno  che  gli  dimandafie, 
anzi  l'eflòrtaua dimandare  dipiù-.Nam  neque 
negauit  quicquam  petentibm:  &  vtqus.  vellent 
pelerentyvltro  adbortatus  efl .  Stando  vna  fera, 
a  cena  gli  venne  in  mente,  che  in  qtie!  giorno- 
non  haueiia  vfata  la  folita  Benignità  con  niu- 
no,diche  penteadofi,mandò  fuori  quella  me- 
morabil  voce  Amici  diem  perdidimus,  Amici 
habbiamo  perduta  la  giornata,  riputò  conisi 
Principe  e  fiere  debito  fuo  efiercitareognigior 
no  l'officio  della  Benignità .  Non  fu  men  be- 
'nigno  quel  buono  Imperadore  ,  dico  Marco. 
Aurelio  di  cui  Hcrediano  fcriue,  che  a  qtial  ft 
voglia  che  vi  andauaauanti  porgeua  benigna, 
mente  la  mano,è  non  comportaua>.che:da  Ia_* 

Mia 


8o        Della  nouifsima  Iconologia 


fua  guardia  fulTe  impedito  l'ingreflb  à  nitmo. 
Quelli  Tono  Principi  amati  in  vita  ,  &  dopò 
mcrte  bramati ,  che  fi  fanno  fchiaue  legenti 
con  la  Benignità,  &  certo  per  quattro  giorni , 
che  inquefta  vita  Yno  fìgnoreggia  ,  deue  pro- 
curare di  lajflar  memoria  benigna  di  fé, perche 
la  fua  Signoria  tofto  fi  perde,&  la  fua  Benigni 
tà,come  virtù  eternamente  duià;Detto  degno' 
di  generofo  Principe  fu  quello  di  Filippo  Re 
di  Macedonia  Padre  del  grande  Aleflandro. 
Malo  din  benignus,quam  breui  tempore  Domi- 
nus  appcllari  . 

Voglio  più  tofto  efTere  chiamato  lungo  tem 
pò  benigno, che  breue  tempo  Signore, onde_v 
io  confiderando  il  cortefe  animo  di  quelli  in- 
umi,&  benigni  Principi, &  lanobil  natura  del 
l'Elefante  animai  maggiore  d'ogn'altro  con- 
giunta con  tanta  Benignità, fi  concluderà, che 
quanto  più  vna  perfbna  è  nobile, &  grande_>, 
tanto  più  deue  eflèr  cortefè,&  benigna  ,mà 
quelJo,che  più  importa  fi  conforma  con  la_*s 
benigna  natura  di  Dio,di  cui  è  proprio  l'elle  r 
benigno,  effendo  ,  che  non  ci  è  chi  più  di  lui 
effercitila  Benignità  per  il  ber.ccheognigiar 
no  fa  a  tutte  lefue  creature. fi  che  vii  Signore, 
&  vn  Principe  per  quanto  comporta  la  mortai 
conditione  in  colà  ninna  può  più  accertarli  al- 
la natura  diuina, che  con  la  Benignità, &*  Ccn- 
za  dubbiOjche  Iddio  a^a  più  vn  òignor  beni- 
gnojche  fuperfco,&  altero,anzi  l'odia,(ì  come 
il  inorai  Iilofofo  Plutarco  chiaramente  dimo 
ftra  neldifcorfo,chefa  al  Principe  ignorante, 
dicendo,  che  fi  cornei  Iddio  ha  collocato  nel 
Cielo  il  Sole  ,  &  la  Luna  ,  fegni  del  fuo  fplen- 
dore,così  è  l'imagine,  &  il  lume  del  Prin- 
cipe nella  Republica,che  porta  la  ment£_>, 
&  la  ragione  giurta,&  retta, è  non  il  fulmine, 
e'1  tridentecome  foglion  farfi  dipingere  alcu- 
ni per  parere  tremendi,&  fublinu  più  che  non 
fono  :  dilpiacciono  a  Dioquefti,  chefannoe- 
mulatione  con  li  tuoni,  fui  mini, &  raggi, &  fi 
compiace  di  quelli,  che  imitano  la  fua  virtù  , 
fi  rendono  fìmili  a  lui  nell'honeftà,humanità, 
&  Benignità  ,  &  quefti  più  inalza  facendoli 
partecipi  della  fua  Equità,  Ciuftitia  ,  Verità  , 
Manfuetudine,  &  Benignità, mediante  le  qua 
li  virtù  rifplendono,come  il  Solerà:  la  Luna_^ 
non  tanto  appreflb  gl'huomini, quanto  apprefi- 
lò  Iddio  padre  di  ogni  Benignità . 

BIASIMO    VITIOSO. 

VEcchio  magro,  pallido,  con  bocca  aper- 
ta, &  chinato  yerfo  la  terra  ,  laquale  ei 


va  percotendo  convn  baftone  ,  che  ha  in  ma- 
no,cqsìfingeuano  gl'Antichi  MomoDio  del- 
la riprenfione,e  del  biafimo;il  veftimentofarà 
pieno  di  lingue,d 'orecchie,  &  d'occhi. 

Si  dipinge  vecchio  ,  perche  è  proprietà  de' 
vecchi  di  biafìmare  fempre  le  cofe  d'altri,  ò 
perche  fi  conofea  la  loro  prudenza  imparata_j. 
con  l'efperienza  di  molti  anni,ò  periodar  l'e- 
tà parlata  ,  ò  per  porre  freno  alla  licenza  gio- 
uenile_'. 

Si  fa  ancora  vecchio,  effendo  la  vecchiezza 
Umile  al  verno^ehe  fpoglia  i  tempi  d'ogni oc- 
cafionedi  piacere, &  di  gufto  . 

E  fecco,  &  pallido,  perche  tal  din  iene  fpefi- 
fo,  chi  biafima  per l'inuidia,  che  quafi  fempre 
muoue  il  biàfìmo . 

Sta  con  la  bocca  aperta, &  fi  verte, come  hab 
biamo  detto  con  le  lingue  ,  orecchi  ,  &  occhi 
perche  il  Bi  afiimo  è  fempre  pronto d'vdire,  & 
vedere  per  feemar  la  lode  diqualfi  voglia-^ 
pèrfodai. 

Mira  la  terra  ,  perche  il  fine  di  chi  biafima 
nonpuò  eflerfe  non  vile, appoggiandoli  maf- 
fime  all'arido  legno  della  malt<licenza_^  • 


B     O     N     T     A\ 

DOnna  bella, veftitad'oro,ron  ghirlan- 
da di  ruta  in  capo, è  ftarà  con  gli  occhi 
riuolti  verfo  il  Cielo,  in  braccio  tenga  vn  pel- 
licano con  li  figliuolini  &  a  canto  vi  lìa  vn  ver 
de  arbofcello  alla  riua  di  vn  fiume.,?. 

Bontà  nell'huomo  è  compofìtione  di  parti 
buone,come  fedele, verace,  integro,giufto,& 
patientc_j. 

Bella  fi  dipinge,perciòche  la  Bontà  fi  cono 
fee  dalla  bellezza,  effendo  che  la  mente  acqui 
fta  cognitionede'  fenfi  . 

Il'veftito  dell'oro  lignifica  Bontà, per  elfer 
l'oro  fupremamente  buono  fra  tutti  i  metalli . 
Horatio  dimanda  aurea  la  mediocrità, dalla.*» 
quale  deriua  la  Bontà  iftefì'a  in  tutte  le  cofe_>. 

L'Albero  alla  riua  del  fiume  è  conforme  al 
le  parole  di  Dauid  nel  fuo  i  .Salmo,  che  dice  : 
l'huomochefeguela  legge  di  Dio  efferfimi- 
le  ad  vn'albero  piantato  alla  mia  d'vn  micel- 
io chiaro,belio,&  correntr,e  per  non  eifer  al- 
tro la  Bontà, della  quale  parhamo,chc  il  con- 
formai fi  con  la  volontà  di  Dio, pero  li  dipinge 
in  tal  modo,&  il  Pellicano  ìv.eciehrnament^, 
■ilqualc  è  vceeilo,che,leccnrìo  che  raccontano 
molti  autori,  perfouuenire  1  propri)  figliuoli 
pofti'in  necellità,  fienale  fteffo  col  rcitro,  è 
ad  proprio  fangue  il  nodrifee,  come  dice  dif- 
fufamentc 


Parte  Prima  J 

B        O        N        T        A' 


81 


fufamente  Pierio  Valeriano  al  Tuo  luogo  ,  & 
de  più  moderni  nella  noftra  lingua-^. 

Il  Rufcelli  nell'imprefa  del  Cardinal  d'Au- 
gufta  non  moftra  altroché  l'ifteifa  Bontà  • 

Sta  con  gl'occhi  riuolti  al  Cielo  ,  per  efler 
intenta  alla  contemplatone  diuina,&  pei icac 
dar  i  penfieri  cattmi  ,  che  di  continuo  fanno 
guerra.  Per  quefto  ancora  fi  pone  la  ghirlanda 
di  ruta,  hauendodett'herba  proprietà  di  efler 
fuggita  dai  fpiriti  maligni ,  &  ne  riabbiamo 
autentichi  teftimoni  j.  Ha  ancora  proprietà  di 
fminuir  l'amor  venereodlcheci  manifefta—*, 
che  la  vera  Bontà  lafcia  da  banda  tutti  l'inte- 
reflì,&  l'amor  proprio,ilqualefolo  {concerta, 
&  guafta  tutta  l'armonia  di  queft'organo,che 
fuona  con  l'armonia  di  tutte  le  virtù  . 
B     V     G      I     A. 

DONNA  inuolta,  &  ricoperta  nell'ha- 
bito  fuo  quanto  fiapoflìbile,il  veftimen 
to  davna  parte  farà  bianco,&  dall'altra  nero, 
Éerrà  in  capo  vna  gaza,  &  in  mano  vna  Seppia 


pefce_j. 

La  parte  del  veftimento  del  color  bianco 
moftra,che  gl'huomini  bugiardi  primieramé- 
te  dicono, qualche  venta  per  nafconderui  (ot- 
to la  bugia,imitando  il  Diauok>,ilquale,come 
dice  San  Giouan  Gnfofìomo  fuper  Matth.O»* 
cejfum  efiinterdumvera  dicercvt  mtndaciuìn 
fuum  rara  veritate  commendent . 

L'altra  parte  di  dietro  del  veftimento  nero, 
fi  fa  in  quella  fentenza  di  Trifone  Gramma- 
tico Greco,laqualediceua,che  le  bugie  hanno 
la  coda  nera,&  per  quefta  medcfima  ragione  a 

3ueft'imagine  fi  pone  in  capo  la  Gaza ,  che  e 
i  color  vano,  &  la  Seppia ,  laquale,  feconda 
che  racconta  Pierio  Valeriano  nel  lib.iS.quan 
do  fi  fenteprefa  ,  manda  fuoii  dalla  coda  v'n 
certo  humore  nero  ,  nelquale  fì.  nalconde,  fil- 
mando con  tale  inganno  fuggire  dal  peicato- 
re.Così  il  bugiardo  ofcura  fé  fteflb  con  la  rin- 
tione  delle  bugie  ,  &  non  viooc  inai  a  luce  di 
buona  fama_j>. 

JF  BYGIA. 


82, 


Della  nouifsima  Iconologia 

B         V         G         I         A. 


DOnna  gionanebruttarroà  artificiofamen 
te  veftita  di  color  cangiantejdipinto  tut 
to  di  mafcaredi  più  forti, &  di  molte  lingue  , 
farà  zoppa,  cioè  con  vna  gamba  di  legno  ,  te 
nendo  nella  finiftra  mano  vn  falcetto  di  pa- 
glia accefa.  Sant'Agoftino  defcriuela  Bugia, 
dicendo,  che  è  faifa  fìgnificatione  della  voce 
di  coloro,che  con  mala  intentione  negano,  o- 
uerb  affermano  vna  cofa  falfa . 

Etperòlì  rapprefenta-ki  vna  donna  gioui- 
nejmabrutcaieflendo  vitio  Temile,  &  fuggito 
fommamente  nelle  conuerfationide'  nobili, 
in  modo  che  è  venuto  in  vfo  hoggidi,che  atte 
ftandofi  la  fila  nobiltà,  come  per  giuramento 
nel  parlare  fi  ftima  per  cofa  certa  ,  che  il.  ra- 
gionamento ila  vero . 

Yeftefì  artiiìciofamente, perche  con  l'arts_> 
fua  ella  s'induftria  di  dare  ad  intendere  le  co- 
fe  che  non  fono  . 

Laveftedi  cangiante  dipinta  di  varie  forti 
di  mafcare,&  di  lingue  dimoftra  l'inconftan- 
zadcl  bugiardOjilqualediuulgaudofì  dal  vero 


nel  fauellare,  da  diuerfa  apparenza  di  effere.» 
a  tutte  le  cofe,&  di  qui  è  nato  il  prouerbio  che 
àict'.Mendacem  oportet  effe  memorem  . 

Il  fafeetto  della  paglia  accefa  altro  non  fì- 
gnifica,fe  non  che  fi.  come  il  detto  fuoco  prefto 
s'appiccia, &  prefto  s'ammorza,  cosila  Bugia 
prefto  nafce,&  prefto  muorej. 

L'efler  zoppa  da  notitia  di  quel  che  fi  dice 
triuialmente:chela  Bugia  ha  le  gambe  corte. 

B     V     I     O. 

GIOVANETTO  moro,veftito d'azur 
io  ftellato  d'oro,&  foprail  capo  hauerà 
vn  Gufo  ,  nella  deftra  manovn  velo  nero  ,  & 
con  la  finiftra  terrà  vn  feudo  di  color  d'oro, in 
mezzo  del  quale  vi  fia  dipinta  vna  targa  con 
morto  che  dice_«.  AVDENDVM . 

C  A  L  A   M   I  T  A\ 

DONNA  mefta,veftita  di  nero,&  mal*. 
in  arnefe,moftrandofi  debole  lì  regga_5 
fopra  vna  canna,  tenendo  in  mano  vn  mazzo 
di  fpighe 


Parte  Prima. 


»? 


di  fpighe  di  grano  rotte  ,  è  fracafTate  come_> 
quelle.che  vengono  abbattute  dalla  tempefta. 

Il  veflimento  nero  lignifica  malinconia^», 
ch'è  compagna  perpetua  della  Calamità . 

S'appoggia  alla  canna,  perche  non  fi  troua 
maggior  Calamità, che  quella  di  colui,  che_> 
ftà  in  pericolo  di  rouinare,il  quale  fi  conduce 
molte  volte  a  defiderare  la  morte  per  rime- 
dio,&  Ja  canna  per  e  fiere  vacua,  &  poco  den- 
fa,facilmentefifpczzaal  foprauenimento  del 
pefò,  come  facilmente  mancano  le  fperanze_> 
di  queflo  mondo,  perche  ogni  forte  di  vento 
ancorché  debole  è  baflante  a  mandare  in  rui- 
na,&  la  fabrica,;&  li  fondamenti  delle  noftre 
fperanze,&  per  quefto  fi  domanda  Calamità 
da  1  calami  delle  canne_>. 

Il  mazzo  del  grano  acconcio  ,  come  detto 
riabbiamo, fìgnifica  la  perditione,&  mina  del- 
le biade ,  che  è  il  principio  della  noftra  Cala- 
mità • 

calamita;  ox  miseria. 

DONNA  afeiuta,  tutta  piena  di  lepra_j 
conpochiffimi  pannicene  le  cuoprono  le 
parti  vergognofe,&  con  alcuni  cagnuoli,  che 
li  filano  lambendo  le  piaghe  delle  gambe,  ter 
rà  le  mani  in  atto  di  dimandare  elemofina_^>. 

Calamità,  &  MiJeri<*->. 

DOnna  mefla,ignuda,a  federe  fopra  vn  fa- 
feio  di  canne  rotte ,  è  fpezzate  in  molti 
pezzi  in  mezzo  a  vn  canneto. 

Si  dipinge  mefla,perciòche  la  miferia  ren- 
de l'huomo  meilo,&  ancorché  la  Fortuna  fe_> 
gli  moftn  alquanto  benigna,  nondimeno  non 
lì  rallegra  mai  ,  come  dimoflra  Seneca  in 
Thyefte_>. 

troprium  hoc  mi/eros  fequitur  vitìttm 
Rtdeat  felix  Fortuna  li  e  et 
Kumquam  rebus  credere  Utis 
Tamen  afflictos  gaudere  pigtt . 

Si  fa  a  ledere ,  per  moftrare,  che  le  fue  fpe- 
ranze  fono  andate  a  terra,  &  ella  infieme  con 
effe,  perche  dice  S.  Agoflino  nel  lib.de  fin.la_^> 
mifiria  è  abondanza  di  tribulatione_>. 

Le  canne  fracaflàte  furono  fempre  porte  an- 
ticamente per  lignificare  la  Calamitarla  che  i 
Romani  pigliarono  poi  il  nome  di  Calamità  , 
dimandando  calami,  le  canno. 

C  A  L   V  N   N  I  A. 

DONNA,  che  moftri  elitre  sdegnata  , 
nella  fiuiilra  mano  tenga  vn  torecio  ac- 


cefo  ,  &  con  la  delira .  prenda  per  i  capegli  vu 
giouanetto  nudo,  &  lo  ftringa,il  quale  alzi  le 
mani  gionte  al  Cielo,&  davna  parte  vi  farà  vn 
Bafilifco.  . 

Dipinger!  con  vnvifo  iracondo, perche  è  ca- 
gionata dall'iracondia, &  dallo  fdegno  . 

Il  torecio  accefo  dimoflra,  chela  Calunnia 
èinflrumento  attiffimo  ad  accendere.il  fuoco 
delle  difcordie,&  delle  rouine  di  tutti  i  Regni. 

Il  tirarli  dietro  il  giouine  ,  che  ha  le  mani 
giunte,  ci  fa  conofeere,  che  il  calunniare^» 
non  è  altro,  che  lacerare  la  fama  de  gl'Inno- 
centi . 

Gli  fidipingea  canto  il  Bafilifco  ,perciò- 
che  come  narra  Pierio  Valeriano  nellib.14.1 
Sacerdoti  Egitij  poneuano  quefto  animale  per 
la  Calunnia  ,  perche  fi  come  il  Bafilifco  fenza 
mordere  da  lontano  è  pernitiofo  all'huomo 
co'lfguardo,  così  il  calunniatore  parlando  di 
nafeofto  all'orecchie  de'  Principi ,  Scaltri,  in- 
duce fraudolentemente  l'accufato,  che  ricéua 
danni,difagi, tormenti, e  ben  fpeflò  la  morte  . 
fenz'onde  poterfì  aiutare  ,  non  fapendoil  tor- 
to,perchegli  vien  fatto  in  abfenza  come  fi  ve- 
de auuenirein  molte  corti,  &  Herodoto  fopra 
la  Calunnia  nel  lib.  7.  così  dice  :  Calumniator 
iniuriam  facit  accujato ,  non  pr&fentetn  acctt- 
fans. 


CAPRICCIO. 

Giovinetto  veflitodi  varij  colori ,  in 
capo  porterà  vn  cappelletto  limile  al  ve 
flimento, fopra  ilquale  vi  faranno  penne  diuer 
fe,nella  defila  mano  terrà  vn  mantice,&  nella 
finiftra  vnfperone_j. 

Capricciofi  fi  dimandano  quelli, che  con'I- 
dee  dall'ordinarie  de  gl'altri  huominidiuerfe 
fanno  prenderele  proprie  attioni,mà  con  1 — j 
mobiltàdall'vna  all'altra  pur  del  medefimo 
genere,  &  per  modo  d'Analogia  fi  dicono  ca  - 
pricci  le  idee, che  in  pi  mira,  ò  in  mulìca,  ò  in 
altro  modo  fi  manifeflano  lontane  dal  modo 
ordinano  :  l'inconflanza  fi  dimoflra  nell'età 
fanciullefca ,  la  varietà  nella  diuerfità  de  i  co- 
lori. 

Il  capello  con  le  varie  penne,  moflra  che_> 
principalmente  nella  fantafia  fono  pofle  que- 
lle diuerfità  d'attioni  non  ordinarie—'. 

Lo  fperone,  &  il  mantice  moflrano  il  capric 
ciofo  pronto  all'adulare  l'altrui  virtù,ò  al  pun 
gere  i  viti}. 
*  Fi  CARRO 


#4         Della  nouifsima  Iconologia 

CAPRICCIO 


■-'.  r 


CARRO     DELLA     LVNA. 

Comeedefcritto  dal  Boccaccio  lib.jf  nellcu» 

Gentologia  degli  Dei. 

VN  A  donna  di  verginale  afpetto  fopra_^ 
d'vn  carro  di  due  mote  tirata  da  due_> 
caualli,  vn  bianco,  &  l'altro  nero  per  moftra- 
re  ,  che  la  Luna  0  i  Tuoi  corfi  di  giorno,  e  di 
notte  ,  è  anco  tirato  il  fuo  carro  ,  come  dice  il 
fopradetto  Boccaccio  nel  5.1ibro,da'cerui,ef- 
fendo  che  il  camino ,  che  fa  la  Luna  vien  for- 
nito più  velocemente  di  tutti  gl'altri  pianeti  , 
come  quella,che  ha  l'orbe  minore,&  Claudia 
no,  &:  Fello  Pompeo  dicano,  che  è  guidato  da 
muli, per  efler  la  Luna  Iterile,  &  fredda  di  fua 
natura, come  parimente  è  il  mulo,  &  Aufonio 
Gallo  fa  guidare  il  detto  carro  da  giouenchi , 
credefi  che  fodero  dati  quell'animali  alla  Lu- 
na per  la  fimiglian7a,che  è  fra  di  loro  delle_> 
corna,  che  perciò  fi  mettano  due  piccioli  cor- 
netti in  «apo  della  Luna  ,  come  anco  per  efler 
quell'animali  facrificati  a  quella  Dea. 
Prtìdentio  yefte  la  Luna  d'vn  bianco,&  fot- 


tìi velo  dicendo. 
Di  bel  lucido  velo  a  noi  ■veffit'i-3 
Quando /accinta  Spiega  le  quadretta 
Zia  Vergine  figlia  di  Latona  . 

Si  potrà  anco  veftire  con  la  verte  bianca,rof 
fa,  &  fofca  dalla  cinta  in  su  ,  &  il  reftante  del 
veftimento  farà  negro,  moflrando,che  la  Lu- 
na nonhà  lume  da  sè,mà  da  altri  lo  riceue,-& 
è  d'auuertire,  che  per  bellezza  di  q  uefla  figu- 
ra fieno  eflì  colori  pofli  congratia,i  quali  ino- 
ltrano,che  la  Luna,  fpeflb  fi  muta  di  colore», 
&  da  efla  molti  indouinano  le  mutationi  de_? 
tempi, Onde  Apuleio  racconta, che  la  roffezza 
nella  Luna  fignifica  ventici  color  fofeo  piog- 
gia,&  il  lucido, e  chiaro  aere  fereno,&  Plinio 
nel  lib.  i8.cap-3  i.dice  ilmedefimo. 

Fu  da  gl'Antichi  dipinta,cheporta(Ti  a  gl'- 
homeri  vna  faretra  piena  di  Arali, &  con  la  de- 
lira mano  vna  facella  accefa,&  con  la  finiflra 
vn'arco . 

Moftra  la  facella  ardente,come  apportatri- 
ce della  luce  alli  nafcentifanciulli,perciòche 

porge 


Parte  Prima. 


*t 


porge  loro  aiuto,  ad  vfcire  del  ventre  dell.i — » 
madrt_>. 

Moftra  ancor  il  lume,  che  fa  alli  pallori  , 
i  quali  amano  aliai  la  Luna ,  perciòche  da  lei 
nceuono  commoditàgrande,elìcndo  che  ii^» 
notte  guardano  i  Tuoi  armenti  dall'inedie  del- 
le fìere_j. 

Oltre  ciò  s'intende  ancor  per  iHumel'hu- 
miditàfua,che  prefta  fauore  alle  piante, cIvì_j 
germinano  fopra  la  terra,&  alle  radici  di  (ot- 
to dona  aiuto . 

La  dipinfero  gli  Antichi ,  come  habbiamo 
detto,  con  l'arco,  &  con  la  faretra,peiche  iu- 
tendeuano  la  Luna  effere  arciera  de'  Tuoi  rag- 
giali quali  fono  alle  volte  nociui  a  1  mortali,^ 
per  dimoft-rare  ancora  le  punture, che  fendono 
le  donne  nel  partorire,eiiendo  quetta  Dea  fo- 
pxa  il  parto  delle  donnea.   . 

CARRO  DI  MERCVRIO. 

VN  giouine  ignudo  con  vn  Coi  panno  ad 
armacollo, hauerà  i  capegli  d'oro, Si  fra 
eflt  vi  faranno  penne  parimente  d'oro  congiuri 
*fcinlìeme,  ouerovn  cappelletto  con  dneaiet- 
re,cioè  vna  per  banda, in  mano  porterà  il  Ca- 
duceo,^- alli  piedi  r  Talari, che  così  (ì  truoua 
dipinto  da  1  pittori ,  &  defcritto  in  molti  libri 
da*  Poeti, &  in  particolare  nelle  trasformatio- 
ni  d'Apuleio  . 

Saràdettalmagine  fopra  d'vncarro  ,  &  vi 
farar.no  molti  falli, per  accennare  il  coftumo 
de  gli  Antichi ,  che  quando  pailàuano  vicino 
alle  ftatuedi  Mercurio  ,  ciafcunligntaua  vn 
Udo  ai  piedi  di  maniera,  che  fempre  alli  pie- 
di della  Itatua  di  Mercurio  erano  molti  monti 
di  Ialine  ciò  rifenfee  Fomuto  nel  libro  dell  a_d 
natura  degli  Dei. 

iara  quefto  carro  tirato  da  due  Cicogne_j 
vccelli  confecratia  Mercurio  ,  perche  quello 
vccelio  ,  ch'è  chiamato  Ibide,  è  vnafpetie  di 
Cicogna, laquale  nafee  in  Egitto,  come  ferme 
Arilìotele  nel  libro  della  natura  de  -gl'anima- 
li ,  doue  che  Mercurio  (  fecondo  che  narrano 
gl'Hiitonci)  regnò,  dando  a  quei  popi  li  le_> 
leggi, &c  inkgnò  loro  le  lettere,  cerne  fciiue_> 
Marco  Tullio  nel  terzo  libro  della  nanna  de 
gli  Dei,  &  volle  ,  che  la  prima  lettera  dell'Al- 
fabeto folle  l'Ibi, lì  come  dice  Plutarco  nel  li- 
brode  Ilìdc,&Olìndc,&  Ouid.  nel  fecódo  li- 
bro delle  trasformationi  ferme, che  Mercu- 
rio fuggendo  iniìeme  con  gli  altri  Dei  l'impe- 
to di  Tipheo  gigante  lì  conuerfé  in  vna  Ci- 
cogna_^. 

rotiebbeiì  in  luogo  ancora  delle  Cicogne 


dipingere  due  galli,per  la  conuenienza,chc-* 
ha  Mercurio  Dio  della  facondia  ,  5c  del  par- 
lare, con  la  vigilanza,  laquale  fi  dinota  con  if 
gallo. 

Co  il  Caduceo  fi  dice  che  Mercurio,  (fecow- 
doi  Gentili]  fufcitaiVei  morti, come  l'eloqueu 
za  fufcita  le  memorie  de  gl'huomini  . 

I  Talari, e  lepéne,moftrano  la  velocità  del- 
le parole,le  quali  in  vn  tratto fparifcano,però 
Hom. chiama  quali  le  parole,  veloci,  alate,  5c 
c'han  le  penne,  echi  vuol  vedere  più  diffufa- 
mentc  queite,  e  limili  altre  ragioni  delle  pen7 
ne  di  Mercuno,&  de  gì 'altri  fuoi  portenti, po- 
trà leggere  (oltre  che  molti  ne  fcriuoho  nella 
linguatatina)  il  Boccaccio,  che  nella  noftra 
non  manca  con  diligenz.L-*. 

CARRODI    VENERE.         ; 

VENERE  fi  <-:ipi;  gè  giouane, ignuda , 
&  bclla,ccm  v».a  ghirlanda  di  rofe,&  di 
mortella, &.  in  vna  mano  tiene  vna  conca  ma- 
ri n.*__j>. 

Tu  Venere rapprefentata  nuda  per  l'appeti- 
to de  glilafciui  abbracciamenti, ouero,pei che 
chi  va  dietro  fempre  al  li  lafciui  piaceri  rima- 
ne fpeflb  fpogliato,  &  priuo  d'ogni  bene,per- 
ciòche  le  ricchezze  fono  dalle  lafciue  donne 
diuorate,  &  fi  debilità  il  corpo,  &  macchiai 
l'anima  di  tal  bruttura,che  niente  iella  più  di 
bello. 

II  mirto,  &le  rofe  fono  confecrate  a  quella 
Dea  ,  per  la  conformità  ,  che  hanno  gl'odori 
con  Venere,&  per  l'incitamento,  ■&  vigore-», 
che  porge  il  mirto  alla  luiìùria,  che  però  Fu- 
turio  Poeta  Comico.mentre  finge  Digone  me- 
retrice, così  dice_>- 

A  me  forti  del  mirto  acciò  ch'io  peff*-> 
Con  ptu.vigor,  di  Venere  oprar  L'armi  . 

La  conca  marina ,  che  tiene  in  mano  ,  ino- 
ltra,che  Venere  lia  nata  del  mare, come  difru- 
famente  fi  racconta  da  molti . 

Ilfuo  carro  fecondo  Apuleo  è  tirato  dalle 
colombe,le  quali  (come  fi  ferine)  fono  oltre_' 
modo  lafciue  ,  ne  e  tempo  alcuno  dell'anno  , 
nel  quale  non  itieno  inlieme  ne  i  lor  gufti  a- 
morofi  • 

Et  Horatio,Ouidio,&  Statio,dicono,che_' 
Venere  è  tirata  da  1  cigni,  per  dimoitrare,  che 
i  gufti  de  gl'amanti  fono  limili  al  canto  del  ci- 
gnoni quale  è  tanto  piùdolce,  quantoquello 
animale  è  più  vicino  al  morire  ,  e  così  tanto 
più  gode  l'innamorato  quanto  più  pena  in  a- 
morc_-. 

Per  fare  alquanto  differente  quella  figura 
F     3  il  Ci- 


$6        Della  nouifsitna  Iconologia 


il  Ciraldi  fcriue  che  Venere  fi  rapprefenta_^, 
come  ho  detto,fopra  d'vn  Carro  tirato  da  due 
cigni,  e  due  colombe,  nuda,  col  capo  cinto  di 
mortella,&  con  vna  fiamma  al  petto,nella  de- 
lira mano  tient  vna  palla,  ouero  vn  globo ,  in 
forma  del  mondo  ,  &  con  la  finiftra  tre  pomi 
d'oro,&  dietro  gli  fono  le  tre  gratie,  con  lé_> 
biaccia  ammicchiate--'. 

Il  globo  moftra  bifir  Venere  dominatrice  , 
e  conferuatrice  dell'vuiuerfo . 

Li  tre  pomi  fono  in  memoria  del  giuditio 
di  Paride  a  lode  della  ftia  fingular  bellezza . 

Le  gratie  fono  le  damigelle  di  Venere  ,  che 
allettano,&  corrompono  facilmente  gl'animi 
non  bene  inabiliti  nella  virtù . 

CARRO    DE  L  SOLE. 

IL  Sole  fi  dotterà  rapprefentare  con  figura 
di  giouanetto  ardito,  ignudo  ,  ornato  con 
chioma  dorata, fparfa  da  i  ragginoti  il  braccio 
deftrodiftefo  ,  &  con  la  mano  aperta  terrà  tre 
figurine,che  rapprefentano  le  tre  gratie,  nella 
finiftra  manóhaueràl'arco,&  le  faette,&fot- 
to  li  piedi  vii  ferpente  vecifb  con  li  ftrali .    ' 

Si  fa  gioitane  con  l'auttorità  de  i  Poeti  fra  i 
quali  Tibullo  così  dice- 
Che  Bacco  fohy  e  Febo  eternamente 
Giouani  fono ,  &c. 

Et  per  la  giouinezza  volfero  lignificare  la 
virtù  del  Sole  produttore  fempre  in  vigore  del 
filo  calore  di  cofe  nuoue,&  belle_j. 

Softiene  con  la  finiftra  mano  le  tre  gratie_j 
per  dimoftrare,che  ci  ò  che  di  bello, e  di  buono 
e  in  quello  mondo  ,  tutto  apparifee  per  la  Aia 
luce,e  da  quello  in  gran  parte  è  prodotto . 

Con  il  ierpe  morto, &  con  le  frezze  fi  dipin- 
ge per  accennare  la  fauoladi  Pitone  vccilo  da 
Apollo  finto  fole  per  dimoftrare  i  gioueuoli 
«fretti, che  nella  terra  opera  la  forza  del  Solc_> 
afciugàndole  fuperflunà  degl'humori,  &ri- 
foluendo  le  corruttioni  » 

Starà  detta  figura  con  bella  difpofitione_j, 
fopra  d'vn  Carro  ,  il  quale  da  Ouidio  nel  fé-, 
condo  libro  delle  Metamorfosi  così  fi  dipinge. 
X>i  ricche  gemme}  quel  bel  Carro  adorno 

Et  ha  (Coro  il  timone  ,  &  l"ajje  foro  .. 

Le  CHruature  ielle  rote  intorno 

Da  falda  fafeia  d*or  cerchiate  foro  . 

I  raggi  fon  che  fan  più  chiaro  il  giorno 

L?  argento  x  e  gemme  in  vn  fottìi  lauort. 

E  tutto  in  fi  em  e  tigrati  lume  poxg*^> 

Ch'in  Ctel  da  terra  il  Carro  non  fi  feorgo. 

Quello  Carro,  come  racconta  il  Boccaccia 
Wl*>  tórttt  della  Ceneologia  de  gli  Dei >  ha 


quatro  ruote  ,  perche  nel  Aio  collo  d'vn  anno 
cagiona  quatro  mutationi  de'  tempi,&  è  tira- 
to da  quatro  Caualli,delli  quali  il  primo  da_» 
gli  Poeti, e  chiamato  Piroojil  fecondo  Eoo;  il 
terzo  Ethone,  &  il  quarto  Phlegone,&  co  que 
fti  hanno  moftrato  la  qualità,  &  il  camino  del 
giorno,  perciòche  Piroo  ,  che  è  il  primo  fi  di. 
pinge  rodo  ,  effendi  che  nel  principio  della__» 
mattina,oftando  i  vapori  che  fi  leuanodalf'_.» 
terra,il  So'e  nel  leuarfi  è  roflb;  Eoo,che  è  il  fe- 
condo,fi  dimoftra  biàco  perche,ellendofi  fpar- 
fo  il  5ole,  &  hauendo  cacciati  i  vapori  è  fplen- 
dente,&  chiaro;il  terzo  è  Ethone, &  fi  rappre- 
fenta  roflb  infiammato,tirando  al  giallo,  per- 
che il  Sole  (  fermato  nel  terzo  del  Cielo)  mo- 
ftra più  rifplendente  le^fteflb;  L'vltimo  è  Phle 
gone,&  fi  figura  di  color  giallo, ma  che  porga 
nero,per  dimoftrare  ladeclinatione  d'erto  ver 
fo  la  terra, al  tempo,che  tramontando  fa  ofeu- 
rare  elTa  terrai. 

C  A  R  R  O  D  I  M!A  R  T  E  . 

FV  rapprefentato  Marte  dall'antichità, per 
huomo  feroce,&  terribile  nell'afpetto,& 
Statio  nel  7. libro  della  Thebaide, l'arma  di  co- 
razza tutta  piena  di  fpauenteuoli  moftri  ,  con 
l'elmo  in  tefta,&  con  l'vccello  Pico  per  cimie. 
ro,con  la  deftra  mano  porta  vn'hafta,&  con  i 
braccio  fini ftro  tiene  con  ardita  attitudine  vno 
feudo  di  fplendore  fanguigno,&  con  la  fpada 
al  fianco,fopra  d'vn  Cairo  titato  da  due  Lupi 
rapaci . 

Sì  moftra  terribile  ,'&  fpauentcuole  nell'a- 
fpetto  per  dar  terrore, &  fpauentar  i  nimici . 

I  moftri  >cheibno  nell'armatura,  moftrano 
eflere  appreflb  di  Marte  il  furore,l'impietà,& 
altri  fimili  paflìoni . 

Gli  fi  pone  il  Pico  per  cimiero  per  effere_> 
vccello  dedicato  a  Marte  per  l'acutezza  del 
roftro,nel  qual  folo  confida  contro  gl'altri  a- 
nimalì  » 

L'hafta  lignifica  Imperio,perche 'tutti  quel 
li,che  attendono  all'armi,  vogliono  efler  lupe 
xiori,&  dominare  altrui. 

Lo  feudo  denota  la  pugna, &  la  fpada  Ja  cru- 
deltà . 

Si  fa  che  ftia  (opra  il  carro  ,  perche  antica- 
mente i  combattenti  vfauano  le  carrette  ,  e  di 
ciò  famentioneil  Boccaccio  lib.  ?•  della  Ge- 
neologia  de  gli  Dei  ^ 

Glifi  danno  i  lupi,  per  efler  quefti  animali 
dedicati  a  Marte,  &  per  moftrare  l'infatiabile 
ingordigia  di  quelli,che  feguono  gì  eflerciti  » 
che  mai  non  fono  fati  j.fimiFi  a  i  lupi .  Et  Ho- 

mero, 


Parte  Prima . 


*7 


mero  fa  tirare  ireajrro'di  Marte  da  due  caualli, 
come  animali  atti  per  combatterei  a  fua— » 
imitatione  Virgilio difTe_>. 
Bello  arvmntttr tquifbellttm  hte  armtnta  mi- 
nati tur  . 

CARRO  DI  GIOVE. 

SI  dipinge  Gioue allegro  ,  e  benigno  d'età 
di  quarant'anni,e  nelle  Medaglie  antiche 
d'Antonino  Pio,e  di  Gordiano  fi  fa  nudo,  ma 
per  darli  alquanto  più  gratia,&  per  coprire-» 
le  parti  virili  li  metteremo  ad  armacollo  vn 
panno  azzurro  conteftodi  varij  fiori . 

Nella  deftra  mano  tiene  vn'hafta,&  nella-*» 
finiftravn  fulmine ,  ftaiido  in  piedi  fbpra.tn 
carro  tirato  d  a  due  Aquile_». 

Nudo  fi  dipinge, perciòche,  come  racconta 
Aleflandro  Afrodifeo,  anticamente  l'imagini 
de  gli  Dei,&  de  gli  Re,furono  fatte  nude,  per 
inoltrare  che  la  poffanza  loro  ad  ogn'vno  era 
manifefta_». 

I  varij  fiori,fopra  il  panno  fìgnificano  l'al- 
legrezza^ benignità  di  quello  Pianeta,&d'- 
efli  fiori  Virg.ntir£gloga4.  cosìdice_j. 

-  Ipfa  tibi  blando*  fundent  cun  fibula  flore* . 

Gli  Antichi  foleuano  dare  l'hafta  per  fegno 
di  maggioranza, &  perciò  nelPimagine  di  Gio 
Uè  lignifica  queft'lfteflb . 

II  folgore  nota  càftigo,  ma  per  efler  quefto 
Pianeta  benigno  lo  tien  con  la  fìniftra  mano , 
pernonellere  rigorofo,il  che  fi  moftrerebbt_j 
quando  lo  teneile  con  la  delira  mano  in  atto  di 
lanciarlo. 

Il  carro  è  tirato  da  due  Aquile,non  folo  per 
moftrare.come  fono  dedicatea  Gioue;mà  an- 
co per  dinotare  gPalti:&  nobili  fuoi  penfìeri, 
&  la  liberalità,  &  finalmente  effere  gioueuole 
altrui,  &  perciò  dal  giouare  dicefi  che  ei  fu 
chiamato  Giorni. 

Gli  fi  danno  anco  l'Aquile, per  il  buono  au- 
gurio ,  che  hebbe  mentre  andaua  a  far  guerra 
contra  Saturno  fuo  Padre,  della  quale  rimafe 
vittorioib.Come  anco, perche  interpretandoli 
Gioue  per  Paria  più  pura  d'onde  nafeono  1  fui 
mini  folo  fìdimoftra  conl'Aquila,che  ira  tut- 
ti gl'vccelli  fola  s'inalza  a  grande  altezza  lon- 
tana da  terra—». 


CARRO  DI  S  ATVRNO. 

Come  fi  dipinge  dal  Boccaccio  . 

"\7  ECCHIO,  brutto,  fporco,&  lentojcon  il 

»      capo  inuolto  in  vn  panno  parimente-* 

brutto,  &  nel  fembiante  vedraffi  mefto  ,  &  di 

malinconica  complefIione,&  con  habito  Arac 


ciato,nella  defka  mano  tiene  vna  falce,&  con 
la  fìniftra  vn  picciol  fanciullo  ,  quale  moftri 
con  bocca  aperta  voler  diuorarev 

Starà  quella  figura  in  piedi  fopra  d'vn  car- 
ro tirato  da  due  boui  negri,otiero  da  due  gran 
ferpent  i,&  fopra  del  carro  vi  fia  vn  Tritone , 
con  la  Buccina  alla  bocca,  inoltrando  di  fonar 
la,mà  che  fi  veda,che  le  code  d'elfo  Tritono 
fiano  fepoltenel  piano  del  carro,come  fé  folle 
ro  fitte  in  terrai. 

Dipingefi,fecondo  la  mentione,chenefaiI 
Boccaccio lib.8.della  Geneologia  de  gli  Dei , 
mefto  permoftrar  la  malinconica  compiendo- 
ne di  quefto  Pianeta,&  perche  Saturno  appref 
fo  gli  Antichi  fignificaua  il  tempo, lo  faceua- 
no  vecchio  ,  alla  qua!  età  conuiene  la  malin- 
conia—». 

Il  capoinuolto.&Pafpetto  tardo,  dimoftra 
no  il  finiftro  afpetto  della  ftella  di  Saturno,  8c 
la  fua  tardanza—». 

Sporco  fi  dipinge,perche  è  proprio  di  Satur 
no  il  concedere  i  coftumi  dishonefti . 

Si  rapprefenta  con  la  falce  in  mano,  perche 
il  tempo  miete  ,  e  taglia  tutte  le  cofe, corno 
anco  potremo  dire,  che  perla  Falce  s'intenda 
la  ccltiuatione  de'  campi, ch'egli  infegno  a  gì' 
Italiani,  che  prima  era  incognita—». 

Il  fanciullojche  eflbdiuora,  dìmoftra,che 
il  tempo  diftrugge  quei  medefimi  giorni  de  i 
quali  e  Padre,  e  genitore?. 

Si  danno  i  neri  boui  al  fuo  carro,petche  ta- 
li a  lui  facrificauano ,  come  racconta  Fefto 
Pompeo. 

Si  può  anco  dire,che  hauendo  eflb  infegna- 
to  l'agricoltura  per  arare,  &  coltiuare  i  cam- 
pi,non  fi  poteffe  ,  fé  non  con  feommodità  far 
lenza  quelli  animali, e  però  i  boui  fi  pongono, 
come  inditio  d'agricoltura— ,*. 

Il  Tritone  fopra  il  carro  con  le  cofe  fepolte 
flgnifica,che  l'hiftoria  cominciò  ne  i  tempi  di 
Saturno,&  che  da  lui  indietro  tutte  le  cofe  era 
no  incerte,  Se  ofcure,il  che  fìgnificano  le  code 
di  Tritone  fitte,&  nafeofte  in  terra,perche  in- 
nanzi al  tempo  non  v'era  materia  d'hiftoria  T 

CARRO  DI  MINERVA. 

DA  Paufania  è  deferitta  Minerua  nell'At- 
tica fopra  vn  carro  in  forma  di  triango- 
lo da  tutti  trei  lati  vguali,tirato  da  due  emet- 
ter armata  all'antica, con  vna  vefte  fotto  Par- 
matura  longa  fino  a  1  piedi,,  nel  petto  ha  fcol- 
pita  la  teftadi  Medufa,incapo  porta  vna  cela 
ta.che  per  cimiero  ha  Yna  sfinge,&  da  ciafeun 
de'  lati  vn  gnftb,in  mano  tiene  vn'hafta,cho 
H     4        nel- 


38         Della  nouifsima  Iconologia 


^il'vltima  parte'vi  èauuolto  vn  drago  ,  &a 
i  piedi  di  detta  figura  è  vrio  feudo  di  criftal- 
io  l'opra  del  quale  ha  appoggiata  la  finiftra_j> 
mano . 

Il  carro  in  forma  triangolare  fignifica  (  fe- 
condo gl'antichi)  che  a  Minerua  s'attribuifee 
l'inuentione dell'armi,  dell'arte  di  teiere,  ri- 
camare^ l'Architettura^. 

Dipinger!  armata  ,  perche  l'animo  del  fa- 
piente  fta  ben  preparato  contro  i  colpi  di  for- 
tuna^. 

La  lancia  fignifica  l'acutezza  dell'ingegno. 

Lo  feudo  il  mondo,  ilquale  conlafapienza 
fi  reggi-?. 

Il  drago  auuolto  alla  lancia,denota  lavigi- 
Ianza,clìe  nelle  difcipline  adoprarbi  fogna  ,  ò 
pure  che  le  vergini  fi  deuono  ben  guardane, 
come  riferifee  fbpra  di  ciòl'Alciato  ne  i  fuoi 
Emblemi . 

LaGorgona  dipinta  nella  corazza ,  dimo- 
stra lo'fpaucnto,che  l'huomo  fapiente  rendei 
a  i  maluagi . 

I  griffi  ,&  la  sfinge  fopra  l'elmo  dinotano, 
che  fa  fapienza  ogni  ambiguità  rifoluej». 

Le  ciuette, che  tirano  il  carro,nonfolo  vi  fi 
mettono  come  vccclli  confecrati  a  Minerua  , 
ma  perche  gl'occhi  di  quefta  Dea  fono  d' vii 
medefimo  colore  di  quelli  della  ciueta, la  qua 
le  vede  beniffimo  la  nottc,intendendofi  che  1'- 
hitomo  figgio  vede,  &  conofee  le  cofe,  quan- 
tunque fieno  dimcili,&  occulta. 

CARRO  DI  PLVTONE. 

HV  O  M  O  ignudo  fpauentofoin  vifta_j, 
con  vna  ghirlanda  di  cipreffo  in  capo  , 
tiene  in  mano  vn  picciolo  fcettro,&  vna  chia- 
uc,ftando  fopra  vn  carro  da  tre  ruote,&  è  tira- 
to da  tre  feroci  ffimi  caualli,dei  quali  (  fecon- 
do,che  dice  il  Boccaccio  lib.8.  della  Gerteolo- 
gia  dclli  Dei)  vno  fi  chiama  Amatheo,il  fecon 
do  Alaftro  ,  &  il  terzo  Nouio  ,  &  per  far  me- 
glio, chefia  conofeiuta  quefta  figma  di  Pluto- 
ne,li  metteremo  alli  piedi  Cerbero,nel  modo, 
che  fi  fuole  dipingere-». 

Dipingefi  nudo, per  .dlmoftrare,che  l'anime 
de'  morti, che  vanno  nel  Regno  di  Plutoni, 
cioè  nell'Inferno,  fono  pruie  di  ogni  bene,& 
di  ogni  commodo,  onde  il  Petrarca  invnafua 
Canzone,così  dice  a  quefto  propofìto  . 

Che  l'alma  ignuda,  èfola-j 

Conuien  che  arrini  a  quel  dnbbiofo  calle  . 

Spanentofo  fi  dipinge  ,  perciòche  così  con- 
uiene  efiere  a'  quelli  che  hanno  da  caliga- 


te li  federati  fecondo,  che  meritano  gl'errori 
commeffi . 

Gli  il  dà  la  ghirlanda  di  cipreflb,  per  effere 
queft'arbore  confecratoa  Plutone,  come  dice 
Plinio  nel  lib.  ié.dell'hiftoria  natuiakv  &;  gli 
Antichi, di  detto  arbore  gli  fecero  ghirlande»» 
per  elì'er  pianta  trilla,  &  meita,eiì'endo  che-», 
come  vna  volta  è  tagliata  ,  più  non  germo- 
glia^». 

Il  picciolo  feetro  ,  che  tiene  in  manodimo- 
ftra, ch'egli  è  Redell'vltima,e  piùbafTa  parte 
dell'Vniuerfo . 

La  chiaue  èinfegnadi  Plutone, perciòche_> 
il'regno  fuo  è  di  maniera  ferrato, che  nell'uno 
può  ritornar  di  là:onde  Virgilio  nel  6. dell'E- 
neide così  dice_>. 

Sed  reuocare  gradum  ,  fuperatque  etta-dere  ad 
auras  , 

Hoc  opus  ,  hic  labor  e/i  :  pinci ,  qttos  Aqttm  a. 
mauit 

luppiter  ,  &c. 
La  carretta  dimoftra  i  gin  di  quei,che  defu 
deranod'arricchire,pei  ell'er  Plutone  dagl'Ali 
tichi  tenuto  per  Dio  delle  ricchezze.,». 

E  guidata  da  tre  ruote, per  dinotare  la  fati- 
ca^ il  pericolo  di  chi  vi  va  d'intorno,&  l'in  - 
certezza  delle  cofe  future_j. 

De  i  tre  caualli,come  habbiamo  detto,il  pri 
mo  fi  chiama  Amacheo  ,  viene  (  come  dice  il 
Boccaccio  ntl  luogo  citato)  interpretato  ofeu 
ro,amnchefi  comprendi  la  pazza  deliberato- 
ne d'acquiftarequel  che  poco  fa  meftiero  con 
la  quale  è  guidato  ouero  gacciato  l'ingordo  . 
Il  fecondo  è  detto  Alaftro,che  fuona  l'iiteilb  , 
che  fa  nero  ,  acciòche  fi  conofea  il  merore  di 
quello,che  difcorre,&  la  tortezza,  &  la  paura 
circa  i  pericoli, che  quafi  fempre  vi  Hanno  in- 
torno. Il  terzo  vien  detto  Nomo,  ilquale  vo- 
gliano che  lignifichi  tepido,  acciòche  per  lui 
confederiamo  ,  che  per  lo  temere  de' pericoli 
alle  volte  il  feruentiffimo  ardore  di  acquiftare 
s'intepidifce_>. 

Gli  fi  mette  a  canto  il  Can  Cerbero  con  tre 
fauci, per  efiere  guardiano  dell'inferno,efTen- 
do  d'incredibile  fierezza, &  diuoratore  del  Bit 
to  di  ciii  Seneca  Tragico  nella  comediad'Her 
cole  furiofo  così  dice_>. 

Oltre  di  quefto  apparta 

Del  reo  Dite  la  cafa 

Doue  il  gran  Stigio  cane 

Con  ci  udeltà  jmarrifee  l'ombre,e  l'alme 

Sta  quefìi  dibattendo 

Tre  (mi furati  capi 

Con  fpauenteuol  fuono 

la 


Parte  Prima.  S? 


La  ptrt*  defendendo  col  gran  Regno 
Vi  gira»  ferpi  al  collo 
Jìorridt  da  vedere 


E  con  la  lunga  coditi 

Vi  giace  fbilando  vn  fiero  drago  , 


Carri  de  i  quattro  Elementi 


VVLCANO  dagli  Antichi  era  porto 
per  il  fuoco, &  fi  coftumaua  dipingerlo 
nudo,brutto  ,  affumicato,  zoppo ,  con  vn  cap- 
pello di  color  celefte  in  capo,&  con  vna  mano 
tenefle  vn  martello ,  &  con  la  finiftra  vna  ta- 
nagliai. 

Starà  queft'imagine  {òpra  di  vn'Ifola,a  pie 
della  quale  vi  fia  vna  gran  fiamma  di  fuoco, 
&  in  mezo  d'ella  varie  forte  d'armi,  è  dett'ifb 
la  fia  polla  con  bella  gratia  foprad'vn  carro 
tirato  da  due  cani . 

Il  Boccaccio  nel  libro  della  Geneologi  i_^-> 
de  gli  Dei,  dice,  che  il  fuoco  è  di  due  forti ,  il 
primo  è  l'elemento  del  fuoco,  che  non  vede- 
mo,  &  quello  molte  volte  i  Poeti  chiamano 
Gioue,&  l'altro  è  il  fuoco  elementato.de!  qua 
le  noi  ci  feruiamo  in  terra  ,  &  per  quello  s'in- 
tende la  figura  di  Vulcano  .  Il  primo  s'accen- 
de nell'aere ,  per  il  velociilimo  circolar  motto 
delle  nubi,  &  genera  tuoni:  per  il  fecondo  è  il 
fuoco  che  noi  accendiamo  di  legne,  &  altr««^ 
co  fé, che  fi  abbruciano. 

Brutto  fi  dipinge,perciòche  così  nacqne_>, 
Se  dal  Padre,  ii  quale  dicefi  effer  Gioue,  &  la 
madre  Giunone,fù  da  loro  precipitato  dal  Cie 
lo,fi  che  andò  a  cadere  nell'Ifola  di  Lenno  nel 
mare  Egeo,  che  però  fi  dipinge  a  canto  la  fo- 
pradeju  Ifola,dalla  qual  calcata  reftò  zoppo', 
&  lciancato.  Oni'egli  viene  beffeggiato  da_^> 
gli  Dei, nel  Conuiuio,  che  finge  Homero  nel 
fine  della  prima  Iliade,  oue  dice  in  vno  i- 
diom  i-j- 
lmmenfus  auttm  ortm  cH  rifui  beatis  Dijs. 
Vt  viderunt  Vulcanum  per  domutn  mintfiran- 
tem  . 
Non  per  altro,  fé  non  perche  zoppicaua_^, 
imperfectione  ridicolofa  in  rnaperfona  quan- 
do lì  muoue,è  fa  qualche  attione  di  ellercitio, 
con  tutto  ciò,da  quella  ideila  imperfettione , 
prefe  vaga  materia  di  lode  Giouan  Zaratino 
Cartellini, alio  amico,  veramente  gentil  huo- 
mod'ingegiio,&  di  belle  lettere,in  quello  fuo 
epigrarorm;—?. 

Ad  Venerem  de  Dìndjmo  PaUore  Claude 
Erras  non  tuns  efì  natus  Cyther&a  Cupido 
Stulta  fitti  mairi,  mlq;  patri  eftfimilis, 


lsnempe  eli  cacuì  ,  nitido  tu  lamine  fui gei  : 
Vulcanufj;  pater  claudicar,  Ole  volai . 
Dindymus  efì  oculisfimilis  tiri  totus  ,  &>  orc^, 

Vtque  tuus  coniux  claudicat  ipjt  pede  : 
Natus  bic  efto  tuus ,cActtm  iam  defere  natura 
E/I  claudui  caco  pule  hrior  ifle  tuo  . 
La  quale  imperfettione  appreffo  Vulcano 
fignifica,che  la  fiamma  del  fuoco  tende  all'in 
su  inegualmente, ouero  per  dir  come  dice  Più 
tarco.  Vulcano  fu  cognominato  zoppo  perche 
il  fuoco  fenza legne  non  caminapiu  di  quel- 
lo che  faccia  vn  zoppo  fenza  baftone,le  paro- 
le de  l'autore  nel  difeorfo  della  faccia  della_^» 
Luna  fono  quelle  .  Mulciberum  Vulcanum  di- 
cunt  claudum  ideo  cognominatum  fuiffe  ,  auod 
ignisftne  Ugno  non  magis  progreditur  ,  quarti, 
clauduifine  feipiont^. 

Nudo,  e  con  il  cappello  turchino  fi  dipin- 
ge,per  dimoftrare,che  il  fuoco  è  puro,&  fin- 
cero;  più  diftintamente  efpone  Eufebio  nel- 
la preparatione  Euangelica  libro  terzo  cap.j. 
la  figura  di  Vulcano  coperto  col  turbante-? 
azurro  per  fimbolo  della  celefte  reuolutio- 
ne,doue  il  fuoco  fi  ritroua  integro;  però  che_> 
quello  che  dal  Cielo  in  terra  difeende  ,  valen- 
do poco  ,  &c  hauendo  bifbgno  di  materia  fi  di- 
pinge zoppo  . 

Ilmartello,&  la  tanagliatile  tiene  conam 
bi  le  mani  lignifica  il  ferro  fatto  con  il  fuoco  . 
Glifi  danno  i  cani,perciòche  credeuafi  an- 
ticamente,che  i  cani,  guardartelo  il  tempio  di 
Vukano,che  era  in  Mongibello,  &abbaiafle- 
ro  fidamente  a  gl'empi,  &  cattmi,  &  gli  mor- 
deiTero,&  faceflero  fella  a  quelli,che  andaua- 
no  deuotamente  a  vifitarlo  . 

Gli  fi  mette  a  canto  la  gran  fiamma  di  fuo- 
co &  l'armi  diuerfe,che  vi  fono  dentro,  per  fe- 
gno  della  vittoria  di  quelli  ,  che  anticamente 
reftauano  vincitori  di  qualche  guerra,  i  quali 
foleuano  raccorre  l'arme  de  gl'inimici ,  &  di 
quelle  farne  vn  monte,&  abbruciandole  farne 
facrificio  a  Vulcano . 

CARRO   DELL'ARIA. 

T^  V  dipinta  da  Marnano  Cappella,  Ghino- 
JT  ne  per  l'aria,  per  vna  matrona  a  federe^» 

fopra 


pò        Della  nouifsima  Iconologia 


fopra  di  vnafedia  nobilmente  ornata  ,  convn 
velo  bianco ,  che  gli  euopre  il  capo  ,  ilquale  è 
circondato  da  vna  fafcia  a  vio  di  corona  anti- 
ca,reale,piena  di  gioie  verde,rolfe,&  azzurre 
il  color  della  faccia  rifpiandente  . 

La  vette  del  color  del  vetro  >  &fopraaqué- 
tta  vn'altra  di  veloofcuro,  ha  intorno  alle  gi- 
nocchia vna  fafcia  di  diuerfi  colori . 

Nella  deftra  mano  tiene  vn  fulmine,&  nel 
la  fìniftra  ci  hauerà  vn  tamburino . 

II  carro  è  tirato  da  dive  belliflìmi  Pauoni , 
vccelli  confecrati  a  quefta  Deaj  Se  Ouidio  nel 
primo  de  arte  amandi  così  dice . 
Laudata»  cfìendit  auis  lunoniapennas 
£t  tacttus  tpeBes,  Ma  recondet  opes  . 

I  varij  colori,&  l'altre  cofe  fop radette  Cigni 
lìcano  le  mutationi  dell'aria,  per  gl'accidenti 
ch'appaiono  in  e  Ila,  come  pioggia,ferenità,im 
peto  de'  venti,  nebbia,  tempefta,neue,  rugia- 
da,folgori, tuoni,  &  quetto  lignifica  il  tambu- 
rino,che  tiene  in  mano,oltre  ciò  comete,iride, 
vapori  infiammati,  baleni,  &  nuuoli . 

CARRO  DELL'AC  Q^V  A . 

E  Da  Fornuto  nel  primo  libro  della  natura^» 
de  gli  Dei  dipinto  Nettuno  per  l'Acqua-^. 

Vn  vecchio  con  la  barba, &  i  capelli  del  co- 
lore dell'acqua  manna,  &  vn  panno  indoflò 
tìcl  medemo  colore,nella  delira  manotienc_> 
vn  Tridente,  &  ftà  detta  figura  fopra  d'vna_j 
conca  marina  con  le  rote  tirata  da  dor  balene, 
ouero  da  due  caualli  marini  in  mezzo  il  ma- 
re, oue  fi  vedano  diuerfi  pefei  • 

Fu  Nettuno  vno  de  i  tre  fratellini  quale_> 
toccò  per  forte  l'Acqua,  &  perciò  fu  detto 
Dio  del  mare,&  gl'Antichi  lo  foleuano  dipinge 
re  bora  tranquillo,  &  quieto,&  hora  turbato  . 

Il  color  della  barbatelli  capelli, come  anco 
quello  del  panno,  che  porta  indoflb,  lignifica 
(come  riferifee  il  fudetto  Fornuto)  il  colore^ 
del  mare-** 

Il  Tridéte  dimottra  le  tre  nature  dell'acqua, 
perche  quelle  de  i  fonti, &  fiumi  fono  dolci,le 
marine  iònofalfe,  &  amare,e  quelle  de'  laghi 
non  fono  amare,  neanco grate  al  gutto  . 

Gl'è  attribuito  il  carro  >  per  dimottrareil 
Aio  mouimento  nella  fuperficie, ilquale  fifa 
con  vnariuolutione,  &  rumore,come  proprio 
fanno  le  ruote  d'vn  carro  . 

E  tirato  detto  carro  da  feroci flimi  Caualli , 
per  dimoftrare,  che  Nettuno  è  ftato  il  ritroua- 
tore  d'eflì,  come  diconoi  Poeti,  percotendola 
terra  con  il  Tridtnte,ne  fece  vfeire  vn  causilo, 


&  come  racconta  Diodoro,  fu  il  primo,  che  li 
domafle_>. 

CARRO  DELLA  TERRA. 

NEI  terzo  libro  della  Geneologia  de  gli 
Dei, il  Boccaccio  deferiue  la  terra  vna_j 
Matrona,  con  vna  acconciatura  in  capo  d'vna 
corona  di  Torre,chc  perciò  da  Poeti  lì  dice_* 
Turrita,comeda  Virgilio  nel  fefto  libro  dell'- 
Eneide vien  detto  . 

Felix  prole  virttm,  quali*  Berecynthia  mater 
Inuehttur  eurru  Phrygias  furritaper  Vrbes . 

E  veftita  d'vna  vette  ricamata  di  varie  fo- 
glie d'arbori,  &  di  verdi  herbe  &  fiori,  con  U 
delira  mano  tiene  vn  feetro,  &.  con  la  finiftr* 
vnachiaue_>. 

Sta  a  federe  fopra  d'vn  carro  quadrato  da_> 
quattro  ruote  ,  &  fopra  del  medefimo  carro  vi 
fono  parecchie  fedie  vote,  &  è  tirato  da  due_> 
Leoni . 

La  corona  in  forma  di  torre  dimoftra  douer 
elTer  intefa  per  la  terra,eu*èndo  il  circuito  del- 
la terra  a  giufa  di  Diadema  ornato  di  Città  , 
Torri,CatteIIi,&  Ville_>. 

La  xefkc  con  i  ricami, l'herbe,&  i  fiori, dino- 
tano le  felue,&  infinite  fpetie  delle  cofe,dellc 
quali  la  fuperficie  della  terra  è  coperta^. 

Lo  Scetro,  che  tiene  con  la  dettia  mano,  li- 
gnifica iReami,le  ricchezze,  &  la  potenza-^ 
de*  Signori  della  terra—?.  I 

Le  chiaui,  fecondo  che  racconta  Ifidoro,lo- 
no  per  moftrare,  che  la  terra  al  tempo  dell'In- 
uerno  fi  ferra  ,  e  fi  nafeonde  il  feme  fopra  lei 
fparfo  ,  quale  germogliando  vien  fuora  poi  al 
tempo  della  Primauera ,  &  all'hora  fi  dice  a- 
prirfi  la  terra—». 

I  Leoni, che  guidano  il  carro  dimoftrano  1'- 
vfanza  della  agricoltura  nel  feminar  la  terra, 

}>erchei  Leoni  (come  dice  Solino  nel  libro  del 
e  cofe  marauigliofe  )  fono  auezzi  fé  fanno  il 
lor  viaggio  per  la  poluere,con  la  coda  guafta- 
no  le  veltigie  de  i  tuoi  piedi,acciò  che  1  caccia 
tori  da  quell'orme  non  pollino  hauere  indino 
del  fuo  camino . 

II  che  fanno  anco  gl'agricoltori,  del  terre- 
no, i  quali  gettato  che  hanno  in  terra  i  femi , 
fubito  cuoprono  i  folchi,arfinchegrvccellirrr5 
mangino  le  femente_>. 

Le  fedie,come  dicemmo, altro  no  vogliono 
inferire, che  dimoftiarci  no  folamentele  calè, 
ma  anco  le  Città,che  fono  ftanze  de  gl'habi- 
tatori,quali  rimangono  molte  volte  vacue  per 
guerra, ò  per  pefte  ,  ouero  che  nella  fuperheie 
della  terra  molte  fedie  fiano  vote,molti  luogh  i 

disha* 


Parte  Prima.  pi 


Jishabitatijò  che  cfla  terra  Tempre  tenga  mol- 
te fedie  vote  per  quelli,  che  hanno  a  nafeere. 

CARRO  DELLA    NOTTE. 

Come  dipinto  da  diuerfi  Fotti,  &  in  particolare 

dal  Boccac  ciò,  nel  primo  libro  della 

Geneologia  de  gli  Dei  . 

VN  A  dònna ,  come  matrona  fopra  d'vn 
carro  di  quattro  ruoterei  moftrarele_j 
quattro  vigilie  della  notte.  Tibullo  gli  dà  due 
caualli  negri ,  lignificando  con  elfi  l'ofcurjtà 
della  notte  ,  &  alcuni  altri  fanno  tirare  da  due 
Guffi  ,  come  vccelli  notturni .  Virgilio  li  dà 
due  grand'ali  nere  diftefe  in  guifa,  che  paia  , 
che  voli,&  che  moftri  con  elle  ingombrar  l<t_/> 
terra, &  Ouidio  gli  cinge  il  capo  con  vna  ghir 
landa  di  papauero  lignificante  il  Ibnno  . 

CARRO  DI  BACCO. 

VN  giouane  allegro,  nudo,  ma  che  ad  ar- 
macollo porti  vna  pelle  di  lupo  ceruie- 
ro,farà  coronato  d'hellera,tenendo  conia  de- 
lira mano  vn  Tirfo  parimente  circondato  dal- 
la medefima  pianta  :  ftarà  detta  Imagine  Co- 
pra d'vn  carro  adorno  di  ogni  intorno  di  viti 
con  vue  bianche ,  &  negre,  &  farà  tirato  detto 
Carro  da  Pantere, &  Tigri. I  Poeti  dicono  che 
Bacco  folle  il  ritrouatore  del  vino,&  eifer  Dio 
di  quello  « 

Giouane  fi  dipinge,&  rapprelènta  conla_^> 
ghirlada  d'hellera,penlche  l'Ellera  è  dedica- 
ta a  luijSc  è  lempre  verde,  per  laquale  fi  viene 
a  denotare  il  vigor  del  vino  pollo  per  Bacco, 
ilquale  mai  s'inuecchia  ,  anzi  quanto  è  di  più 
tempo, tant'hà  maggior  pò  danza . 

Allegro  Ci  dipingeperche  il  vino  rallegra  il 
cuore  de  gI'huomini,&  anco  beuendolo  mode 
ratamente  dà  vigore,&  crefcele  forze_>. 

Dipingefi  nudo,perche  quelli,  che  beuono 
fuor  di  mifuradiuengonoebrij,  &  manifelta- 
no  il  tuttOpOuero  perche  il  bere  fuor  de  i  termi 
ni.conduce  molto  in  pouertà,  &  reftano  ignu- 
di,ò  perche  il  bere  fuor  de  i  termini  genera-^ 
calidezza_j. 

Il  Tufo  circondato  dall'hellera,dinota  che 
quella  pianta, fi  come  lega  tutto  quello,al  che 
s'appiglia,cosi  il  vino  lega  l'humane  menti. 

Il  carro  lignifica  la  volubilità  de  gli  e- 
brij,perciòche  il  troppo  vino  fa  ipeflb  aggira- 
re il  ceruello  a  gl'huomini,come  s'aggirano  le_ 
ruote  de'  carri  . 

La  pelle  del  lupo  ceruiero,  che  porta  ad'at.. 
macoli©  >dimoltra  che  quell'animale  è  attri-, 


buitoa  Bacco,come  anco  per  dare  ad  incende- 
re, che  il  vino  pigliato  moderatamente  crefee 
l'ardire,&  la  villa,dicendofi,chc  il  lupo  eeruic 
ro  ha  la  villa  acutimma_s. 

Le  tigri  che  tirano  il  carro,dimoflrano  la_j> 
crudeltà  de  gl'ebrij  ,  perche  il  carico  del  vino 
non  perdona  ad  alcuno  . 


V 


CARRO  DELL'A  VRORA'. 

Na  Fanciulla  di  quella  bellezza,  che  i 
Poeti  s'ingegnano  d'eip rimere  con  paro 
^componendola  di  rofe,d'oro,di  porpora, di 
rugiada,&  limili  vaghezze  &  quello  farà  qua 
to  a  i  colori,  8c  carnagione^». 

Quanto  aH'habito,s'hà  da  confiderare,che 
ella,come  ha  treftati,&  ha  tre  colori  diftinti, 
così  ha  tre  nomi,  Alba,  Vermiglia,  &  Rancia 
fi  che  per  quello  gli  farei  vna  velie  lino  alla_j 
cintura,candida,fottile,  è  come  trafparente_» 
dalla  cintura  lino  alle  ginocchia  vna  fopraue- 
fta  di  fcarlato,  con  certi  trinci,  &  gruppi, che 
imi  tallero  quei  reuerberi  nelle  nuuole,  quan- 
do è  vermiglia,  dalle  ginocchia  fino  ai  piedi 
di  color  d'oro,  perrapprefentarla,  quando  è 
rancia,auertendo,  che  quella  velie  deueeiTerc 
fella,cominciando  dalle  cofeie  per  fargli  mo- 
ilrarele  gambe  ignude,&  così  la  velie,  come 
la  lòprauefle  fieno  molle  dal  vento,  &  faccino 
piegne,&  fu  ola  zzi .. 

Le  braccia  vogliano  ellère  nude  ancor  elle, 
di  carnagione  di  rofe,  &  fpargerà  con  i'vna_^> 
delle  mani  diuerfi  fiori.perche  alfuo  apparire 
s'approno  tutti,  che  per  la  notte  erano  ferrati. 
Hauerà  a  gl'homen  l'alidi  varij  colori,  di- 
mollrando  con  elle  la  velocità,  del  fuo  moto  , 
perciòche  fpinta  da  i  raggi  (blari  torto  fpa- 
rifce_>.. 

In  capo  porterà  vna  ghirlanda  di  rofc,&  co 
la  finiftra  mano  vna  facclla  accela,  laquale  li- 
gnifica quello  fplendore  matuti.no,  per  Jo  qua 
le  veggiamo  auanti,che  Ci  leui  il  ioI.e,il  Cielo 
biancheggiarejouero  gli  fi  manda  auanti  vn'- 
Amore,  che  porti  vna  face*  &  vn'altrodopò  , 
che  con  vn'altra  fuegli  Titone_>. 

Sia  polla  a  federe  con  vna  fediaindorata_v>, 
fopra  d'vn  carro  tirato  dal  caualla  Pegafeo  , 
per  eifer  TAuiora  amica  de  1  Poeti  *  &  di  tutti 
gli  ftudiofi  ouero  da.  due  caualli,l'vnode  qua- 
li farà  di  colore,  fplendente  in  bianco,&  l'altro, 
fplendente  in  rollo,  ii  bianco  (fecondo  che_* 
racconta  il  Boccaccio  lib.  4.  della  Geneologia 
de  gli  Dei)  denota  che  nafeendo  l'Aurora  dal 
Sole  procede  quella  chiarezza  del  Cielo,che_> 
fi  chiama  Aurora ,  &  il  cauallo  roflb  il  prm-v 

CipiOj 


$z        Della  nouifsima  Iconologia 


\  r!la  mattina,  che  oliando  i  vapori,  che 
fi  icuà  no  dalla  terra,  mediante  la  venuta  del 
Sole  ,  &  la  partenza  dell'Aurora  il  Ciel  rof- 
feggi.L^,. 

CARRO     DEL     GIORNO 

Naturale^. 

Del  Reti er end tjftmo  Danti  Perugino 
Ve/cono  a"  Alatri . 

HVOMO  in  vn  circolo  fopra  d'vn  Carro 
conia  face  accefa  in  mano,  tirato ài^> 
quattro  caualli, lignificanti  lequattroftìoi  par 
ti  deH'Orto,&dell'Occafo,&  li  duicrepuicu- 
li,ouero  il  mezzo  giorno,&  mezza  notte, che 
anco  ella  corre  auanri  il  Sole  . 

CARRO      DEL     GIORNO 

Artificiale. 

Del  fopradetto  Autore. 

HVOMO  fopra  vn  carro  tirato  da  quat- 
tro caualli,per  la  ragione  detta  di  fopra, 
con  la  face  in  mano, per  il  lumc,che  apporta, 
Si.  è  guidato  dall'Aurora.^. 

CARRO     DE  LL'A'N  N  O. 


H 

gioni 


Dell' iftefjo  Vefcouo  ■ 
VOMO  lòpravn  carro  con  quattro  ca- 
ualli  bianchi  guidati  dalle  quattro  fta- 


CARRODI    CERERE. 

DA  L  Boccaccio  nella  Geneologia  degli 
Dei  lib.  8.  è  fatta  la  deferittione  di  Cere- 
re per  vna  Donna  fopra  d'vn  carro  tirato  da_j 
due  ferociflimi  draghi, in  capo  tiene  vna  ghir- 
landa di  fpighedi  grano,  come  dice  Ouidio 
ne  i  Farti . 

Impofuitj;fu&fpiceaferta  conti 
Et  in  vn'altro  luogo.  }.Elegiarum  . 
Flaua  Ceres  tenuesfpicis  redimita  capillos  . 
Tiene  con  la  deftra  mano  vn  mazzetto  di 
papauero,&  con  la  infiltra  vna  facella  accefa  . 
Le  fi  danno  li  fopradetti animali, per dimo- 
rtrare  li  torti  folchi  che  fanno  i  buoi, mentre^ 
arano  la  terra,che  per  tale  s'intende  Cerere_?, 
ouero  per  dinotare  il  fcacciato  ferpe  da  Euri- 
lieo  dell'Ifola  Salamina,il  quale  laluatofi  nel 
tempio  di  Cerere,iui  fé  ne  itette  fempre,come 
Tuo  :;,iniftro,&  feruente  . 


La  ghirlanda  delle  fpighe  del  grano  Ugni- 
fica,che  Cerere  fià  la  terra  piena,&  larga  pro- 
duttrice digrano,&  per  il  papauero  la  fertili- 
tà d'elfi-^. 

Per  l'ardente  facella, credo, che  fi  debba  in- 
tendere il  tempo  dell'Eftate, quando  più  ardo- 
no i  raggi  del  Sole,  i  quali  fanno  maturale  le 
biade,&  anco  quando  s'abbruciano  gli  fterpi, 
&  doppie  de  i  campi,  onde  i  contrari  j  humori 
che  fono  d'intorno  alla  fuperficie  della  terra_^> 
efalano,&  ella  per  tale  effetto  diuiene  graffa, 
&  rende  abbondanza  grandiifima  . 

CARRO  DELL'OCEANO  . 

VN  Vecchio  ignudo  di  venerando  affet- 
to, Se  del  colore  dell'acqua  manna,con 
la  barba  ,  &  capelli  lunghi  pieni  d'alega  ,  & 
chiocciolette  ,  &  altre  ccfefimigiiantia  quel-' 
le,  che  nafeono  in  mare,ftarà  fopra  d'vn  .par- 
ro  fatto  aguifad'vno  fcoglio  pieno  di  tauJj 
quelle  cole, che  nafeono  in  su  gli  fccg.ii,&  co- 
me narra  il  Boccaccio  lib-".  della  Geneologia 
de  gli  Dei.è  tirato  da  due  grandillime  balene, 
nelle  mani  hatierà  vn  vecchio  marino  . 

Vecchio,&  di  venerando  afpetto  il  dipinge, 
perciòche  (;fecondo, che  dice  il  Boccaccio  nel 
fopradetto  lib.  )  l'Oceano  è  ladre  degli  Dei , 
&  di  tutte  le  cofe,&  Homero  neH'Iliade,doue 
induce  Giunone,dice,che l'Oceano  èia  natio 
ne  di  tintigli  Dei  . 

Il  carro  dimoftra ,  che  l'Oceano  va  intorno 
alla  terra,  la  rotondità  della  quale  è  inoltrata 
per  le  ruote  del  carro, &  lo  tirano  le  balene, per 
che  quefte  cofe  feorrono  tintoli  mare,comc_> 
l'acqua  del  mare  circonda  tutta  la  terrai.    : 

Tiene  il  vecchio  marino,  per  dimoftrare_> 
ch'effendo  l'Oceano  condotto  dalle  balene^» 
per  il  gran  mare,  folle  ricco  di  mo  ti  boui  ma- 
nni,&  di  molte  fchierc  di  Ninfe,che  l'vno,& 
l'altro  dimoftranole  molte  proprietà  dell'ac- 
que, &  idiuerfi  accidenti,  che  fpeflòli  veggo- 
no di  quelli,?. 

CARRO  D' AMORE. 

Come  dipinto  dal  Petrarca . 

QVattro  defìrier  vie ptu,che  nette  bianchi 
Sopra  vn  Carro  di  fuoco  vn  garx.on  crudo 
Con  arco  in  mano,  e  con  fatue  a  i  fianchi 
Contro  del  aual  non  vai  elmo,  ne  feudo 
Sopra  gl'Io  omeri  hauea  fel  due  gran  d'ali 
Di  color  mille,  e  tutto  l'alno  ignudo. 
. 

CAR- 


Parte  Prima^ 


9$ 


CARRO  DELLA   CASTITÀ* . 
Come  dipinto  dal  Petrarca-). 

VNa  bella  donna,  veftita  di  bianco/opra 
d'vucarro  tirato  da  due  Leoncorni,con 
la  deftra  mano  tiene  vn  ramo  di  Palma,&  con 
la  finiftia  vn  feudo  di  chriitallo  ,  in  mezo  del 
quale  vi  è  vna  colonna  di  diafpro,&  alli  piedi 
Vn  Cupido  legato  coirle  mandietro,&  con  ar- 
Co,e  ftiali  rotti .  Ancorché  fopra  quefta  mate- 
ria fi  potrebbe  dire  molte  cofe, nondimeno  per 
efTeropra  d'vn  huomo  tanto  famofo  fenz'al- 
tra  noftradichiarationehauerà  luogo . 
CARRO  DELLA  MORTE. 
del  Petrarca . 

VNA  morte  cpn  vna  falce  fienaia  in  ma- 
$oV£ta  fopra  vn  carro  tifato  da  due  boui 
nerijfotto  del  quale  fono  diuerfe  perfone  mor- 
te,come, Papi,  Imperadori,  Rè, Cardinali,  &: 
altri  Principi,  e  Signori,  Horatio  conforme  a 
ciò,cos)  dice_>. 

Fklttdamors  aquopulfat  pede3pauptrum  ta. 

bernàs  , 
Ikegumque  Turres  . 

c 


Et  Statio  in  Thebaidt_> . 

Mille  modis  Uthi  mi/eros,  tnors  viafatigat 
Ferro, pe/le,  fame,  vinclis,  ardore}  calore* 
Mille  modis  mi/eros  mors  capit  vna  homines, 
.CARRO    DELLA   FAMA. 
Del  Petrarca  . 

IA  lama  nella  guifa, che  habbiamodipin» 
j  ta  al  fuo  luogorma  che  ftia  fopra  d'vn  car 
ro  tirato  da  due  Elefanti, hauendola  dichiara- 
ta altroue,quì  non  mi  (tenderò  a  dirne  altro . 
CARRO    DEL    TEMPO. 
Come  dipin  ta  dal  Petrarca-»., 

VN  Vecchio  con  due  grand'ali,  alle  fpal- 
le,appoggiato  a  due  crocciole,&  tienc_j 
in  cima  del  capo  vn'horologio  da  poluere_>» 
è  ftarà  fopra  vn  carro  tirato  da  due  velocità- 
mi  cerui . 

CARRO  DELLA  DIVINITÀ'. 
Del  Petrarca  . 

IL  Padre,Figliuolo,  &  fopra  d'età  lo  Spiri- 
to Santo  in  yii  carro  tirato  dai  quattro  £- 
uangclifti  . 


I       A. 


DONNA 


5>4        Della  nouifsima  Iconologia 


DONNA  macilente ,  &  mal  veltita,nella 
deftra  mano  tenga  vn  ramo  di  falice.nel 
la  finiftta  vna  pietra  pomice, &  a  canto  hauerà 
vna  vacca  magra_j>. 

Dipinge/i  lacareftia  magra, per  dimoftrare 
l'effetto  del  mancamento  delle  cofe  alla  vita 
humananeceflàrie>  perche  il  danaro  folito  a 
fpendeifi  largamente  in  più  felici  tempi, nelle 
iterili  ftagioni,  poco  meno,che  tuttofi  trasfe- 
rire nel  dominio  di  pochi, di  modo.che  facil- 
mente i  poueri  rimangono  macilenti ,  &  mal 


R 


veftiti  per  careftia  di  pane,  &  di  danari  • 

La  pietra  pomice ,  &  il  falice  pianta  fonò 
fterili ,  &lafterilità  è  principal  cagione  della 
careitia,  ma  nafce%alcune  volte  ancora  per  infa 
tiabile  cupidigia  d'alcuni  Mercanti, li  quali  io 
gliono  (  fraudando  la  natura  )  affligerc  la  po- 
uera  gente  con  i  loro  inganni . 

Dipinge!!  appreflb  la  vacca  magra",  per  fé- 
gno  di  careftia,&  quello  fignificato  lomoftrcV 
GiofefFo  nelle  facre  lettere,#quando  dichiarò 
il  fogno  di  Faraone^. 

I        T         A\ 


DONNA  veflita  di  rollo,  che  in  cima  del 
capo  habbia  vna  fiamma  di  fuoco  arden 
te,  terrà  nel  braccio  finiftro  vn  fanciullo  ,  ai- 
quale  dia  il  latte  &  due  alti  i  gli  ftarano  fcher 
zando  a  piedi, vnod'eflì  terrà  alla  detta  figura 
abbracciata  la  deftra  mano- 

Senza  Carità  vn  feguace  di  Chrifto,e  come 
vn'armonia  diffondute  d'vn  Cimba  lo  difcor- 
cfe\&  vna  fproportione,  (come  dice  San  Paolo) 
\  elo  la  Carità  fi  dice  efler  cara  vnità,perche_> 


con  Dio,  &  congl'huomini  ci  vnifce  in  amo. 
re,&  in  affettione,che  accrefcendo  poi  i  meri. 
ti,col  tempo  ci  fa  degni  del  Paradifo  • 

La  vefte  roffa  lignifica  Carità, per  la  ragio- 
ne toccata  di  fopia:  però  la  Spola  nella  Canti- 
ca amauaquefto  colore  nel  fuo  diletto. 

La  fiamma  di  fuoco  per  la  viuacità  fua  c'- 

infegna,  chela  Carità  non  mai  rimane  d'ope- 

rare,fecondo  il  folito  fuo  amando,  ancora  per 

la  Carità  Volle,  che  s'intèrpretafie  il  fuoco 

Ch  ritto 


Parte  Primaj? 


P? 


Chrifto  Noftro  Signore  in  quelle  paròle:  Igne 
veni  mittere  in  terram,  &  quid  volo,nifi  vt  ar- 
de at  ! 

I  tre  fanciulli,  dimoftrano  che  fé  bene  la_j> 
Carità  è  vna  fola  virtù  ,  ha  nondimeno  tripli- 
•cata  potenza;e(fendo  fènz'efla,  &  la  fede,&  là 
fperàiTza  di  ni  (fumilo  mento  .  Il  che  molto  be- 
ne efprefle  il  Signor  Giouan  Buondelmonte_> 
nel  Sonetto  fatto  daini  in  quefto proposto, ad 
imitatione  delle  parole  di  San  Paolo,  è  dice__> 
così . 

Opiù  d'og  'altro  raro,  e  tretiofo 

Dono,  che  in  r.oivien  dm  cele/le  mano  , 
Così  h<>it?fs'io  lo  siile  alto,  e  fourano  , 
Come  fon  di  lodarti  defiofo  . 

Tu  in  cor  fuperb»  mai,  nì'amiiiiofo 

Ho  hai  tuo  albergo,mà  il  benigno }e  humano 
Tu  patterete  fei,  non  opri  in  vano 
Ne  del  ben  far/ei  tumido,  ofaflofo  . 

Ogni  cofa  [offri fci,  e  credi,  e  sferi  , 
Non  penfial  mal ,  di  verità  fei  pieno 
In  ricchezze,  in  hanor  non  poni  affetto 

O  dolce  Carità. ,  che  mai  vien  meno 
Deh  co  7  tuo  fuoco  i  baffi  miei  penfieri 
Scaccia ,  e  di  te  fot  mi  ri/calda  ilpette. 

CARITÀ1. 

DONNA  veftita  d'habito  roilb,che  nella 
deftra  mano  tenga vn  core  ardente,  & 
con  la  fìniftra  abbracci  vn  fanciullo  . 

La  Carità  e  habito  della  volontà  infufoda 
Dio  ,  che  ci  inclina  adamar  lui,  come  noftro 
vltimofine,  &  il  proffimo  come  noi  fteflì,così 
la  defcriuono  i  Sacri  Theologi  . 

Et  lì  dipinge  co'l  cuore  ardente  inmano,& 
col  fanciullo  in  braccio  per  notare,  che  la  Ca- 
rità è  vuo  effetto  ,  puro ,  &  ardente  nell'ani- 
mo^verfo  Dio,  &  verfo  le  creature.  Il  cuore  fi 
dice  ardere  quando  ama  perche  mouendofi  gli 
fpiriti  di  qualche  oggetto  degno,fanno  reftrin 
geix  il  fàngue  al puore,il  quale  per  la  calidità 
d'elfo  alterandoli, fi  dice  che  arde  per  lìmilicu- 
dine  .  Peròi  due  Difcepolidi  Chrifto  Signor 
Noftro  diceuano  ,,che  ardeua.  loro  il  cuore_>, 
mentre  egli  parlaua,&  lì  è  poi  communemen- 
te  vfurpata  quella  translatione  da'  Poèti  nell'- 
amor lafciuo  . 

II  fanciullo  fi  dipinge  a  conformità  del  det 
to  di  Chrifto  :  Quod  vni  ex  minimis  meis  f ed- 
ili s.mi hi  fecifiis  . 

Il  veftimento  roifo,  per  lalìmiglianzache 
ha  co'l  colore  del  fangue,  moftra  che  fino  all'- 
erfufìone  d'elfo  lì  ftendela  vera  carità,  fecon- 
do il  teftimoniodi  S. Paolo. 


Cariti  • 

VN  A  Carità  viddi  al  Sig.Ilìdoro  Ruber- 
ti  Auditor  del  Cardinal  Saluiati,  genti  - 
I'huomo  di  molta  bontà,&  di  varia  eruditione 
ornato, &  però  aliai  caro  al  fuo  Signore. Era_j 
quefta  Carità  rapprefentata  da  vn'arbore  d'O- 
liua,alquale  cominciaua  a  fecar  alcuni  rami, 
è  dal  tronco  d'ella  vfciua  vnliquore,chedaua 
nodrimento  ad  alcune  herbe,&  alboretti  parte 
de  quali  vfeiuano  dalle  radici  dell'arborgran 
de,è  parte  d'eflì  più  di  lontano  .  Credo  vogli 
.iìgnificare,che  la  Carità,  &  colui,che  la  vuol 
vfare  deue  toglier  del  nodrimento  a  fé  per  com 
patirlo  ad  altri,è  prima  a  più  prol!ìmi,e  poi  a- 
più  lontani  •  Quel! 'herbette  credo  lìgnihchi- 
rio  alcuni  aiuti,chTe'da  a  maritar  Citeile  fecon 
do  intendo  ,  &  gl'alboretti  certo  fono  alcuni 
Giouani,  che  a  lue  fpefe  tiene  qui  in  Roma  a 
ftudio,tra  quali  fono  Lodouico,&  Marc' Anto 
nio  Ruberri,vno  Nipote  del  Sig.Gio.  Matteo 
Ruberti,che  fu  fecretario  di  Paolo  iV.e  poi  di 
Pio  V. l'altro  Nipote  del  Sig.Francefco  Ruber 
ri,  che  fu  fecretario  di  Sifto  V-  mentre  erano» 
Cardinali ,  i  quali  reftati  poco  commodi  fono 
dal  detto  Sig.Ilìdoro,  in  tutto  nodriti .  Et  per- 
che fopra  l'arbore  vi  è  vnmotto,che  dice  Mo- 
rìensreuiuifcit ,  par  che  anco  voglia  dire  ,  che 
mentre  egli  inuecchia,  &  va  alla  fine  nodren» 
do  quelli  giouani  in  elfi  rinafea . 

CAREZZE  AMATORIE. 

VNa  bella,egratiofa  giouanetta, veftita.^» 
d'habito  dr  color  vago,  ricamato  di  va- 
ri j,&  leggiadretti  intrecciamenti,coronat.i_^ 
d'vna  ghirlanda  d'hellera,  8t  che  con  ambi  le 
mani  tenghi  conbellilfima  gratia  due  colom- 
bi vn  mafchio,&  l'altra  femina,che  con  lafci- 
uia  moftrino  di  bafeiarlì  . 

Effendo  le  carezze  amatorie  figliuole  della 
giouentù,&  della  bellezza.perciò  giouane.^, 
&  bella  rappreièntiamoilfuggetto  di  quefta 
figura . 

Il  veftimento  di  color  vago, ricamato  di  va- 
ri j, Se  leggiadretti  intrecciamenti, lignifica  gli 
fcherzi,i  vari  j,&  diuerlì  incitamenti  da  i  qua- 
li  ne  gli  amanti  nafee  il  delìderio  della  con- 
giuntione  amorof  i_^s. 

La  ghirlanda  d'hellera  è  vero  lignificato  a- 
morofo,  perciòche  detta  pianta ,  come  dicono 
diuerlì  Poeti ,  abbraccia  &  ftringe  ouunque_> 
ella  lì  accofta,onde  fopra  di  ciò  con  i  feguenti 
verfi  così  dice  Catullo  . 

Mentem  amore  reuinciens ,  vttenax 

Heller  a  hac,etillac  arborem  implica*  errans 
Tiene 


pò        Della  nouifsima  Iconologia 


Tiene  con  ambe  le  mani  li  due  colombi,co- 
me  di  fopra  habbiamo  detto,  perciòchegli  E- 
gittij  per  la  figura  di  quelti  animali  fignifica- 
uano  le  carezze  amatorie,  e  (Tendo  che  elle  no 
veìigono  alla  copula  venerea  tra  di  loro ,  pri- 
ma,che  infieme  non  fieno  bafciate,&  perche-» 
le  colombe  tra  loro  vfano  allettamenti  de  i  ba- 
ci molti,  li  Autori  Greci  hanno  affermato  ef- 
ferea  Venere  dedicate, eifendo,che  (pontanea 
mente  fi  eccitano  fra  di  loro  all'atto  venereo . 


Molto  più  fopra  di  ciò  «fi  potrebbe  dire,  ma 
per  edere  sì  delle  eolombe,com'anco  dell'hel- 
lera  appreflb  tanti  Autori  di  confideratioiie_/, 
&  altri  di  bello  ingegno,  cofanota,e  manife- 
fta,l'vno  per  i  baci,&  l'altro  per  gli  abbraccia- 
menti, (il  che  tutto  conuiene  alle  carezze  ama 
torie)  non  folo  mi  eftenderò,  più  oltre  per  aut- 
torità ,  né  per  dichiaratione,che  conuenghi  a 
detta  figura,mà  anco  per  non  trattenere  l'ani- 
mo del  lettore  in  cofe  lafciue,  &  pericolofc^ 


I 


A  . 


DONNA  bella,d'honefta  faccia, nella_^ 
delira  mano  terrà  vna  sferza  alzata  in  at 
to  di  batterli,  &  vn  Cupido  con  gli  occhi  ben- 
dati gli  ftia  fotto  a  i  piedi,  farà  veitita  di  lun- 
go, come  vna  Vergine  Vertale, &  cinta  nel  me 
y.od'vna  fafeia  come  hoggiinRoma  vfano  le 
vedoue  ,  fopra  la  quale  vi  fiaferitto  il  detto  di 
San.  Va.o\o\CaJìigo  corpus  meum  . 


CAniTA1. 

DONNA  veftita  di  bianco  s'appoggi  ad 
vna  colonna  ,  Copra  la  quale  vi  farà  vn 
criuello  pieno  d'acqua,  in  vna  mano  tiene  vn 
ramo  di  cinnamomo,  nell'altra  vn  vaio  pieno 
d'anella,  fotto  alli  piedi  vn  ferpente  morto,  & 
per  terra  vi  faranno  danari,e  gioie__>. 

Veftefi  quefta  donna  di  bianco  per  rapprc- 
fé  n  tare 


Parte  Prima:  97 


Tentare  la  purità  dell'animo  ,  che  mantiene 
quella  virtù.,  Se  s'appoggia  alla  colonna,  por- 
cile non  è  finto,  &  apparente,  ma  durabile?, 
&  vero  . 

Il  crinellofopra  detta  colonna  per  lo  gran 
caio  ,  che  (ucceflè  alla  Vergine  Vertale  è  in- 
ditio,ò  (imbolo  di  Cadità. 

Il  cinnamomo  odorifero,  epretiofb  dimo- 
rtia,che  non  è  cola  della  Caftità  più  pretiofa  , 
&  lbaue,&  nafeendo  quell'albero  nelle  rupi , 

Se  nelle  fpine>  moftra,  che  fra  le  fpine  dell  t ? 

mortificatione  di  noi  ftelli  nafee  la  Caftità,  & 
particolarmente  la  verginale  . 

L'anelia  fono  indino  della  Caftità  Matri- 
moniala. 

Il  ferpente  è  la  concupifcenza,che  continua 
mente  ci  (limola  per  mezo  d'amore». 

L~  monete, che  lì  tiene  lotto  a'  piedi  danno 
fegnojche  il  fuggii!  i'auaritia  è  conueniente» 
i;ic70  per  couferuarla  Caftità  • 

Caftità  Mztrignoniale . 

VN  A  Donna  vertuta  di  bianco,in  capo  ha_ 
ucrà  vna ghirlanda  di  ruta, nella  delira 
mano  tenga  vn  ramo  d'alloro,  &.  nella  (ìniftra 
vna  Tortora.*». 

La  ruta  ha  proprietà  di  raffrenare  la  libidi- 
ne,per  l'acutezza  del  fuoodore/ilquale  eden- 
dò  comporto  di  parti  fottili  per  la  fua  calidità 
riiolue  la  ventolìtà,  e  (pegne  le  fiamme  di  Ve- 
nere,comedice  il  Mattiolo  nel  y  lib.de'  Com- 
menti fopra  DiofcOride». 

Tiene  il  ramo  d' Alloro,perche  qiiert'alber© 
ha  grandiflima  fimiglianza  con  la  Caftità, do: 
ueudoellà  eller  perpetua,  come  è  perpetuo  il 
verde  del  Lauro  ,  &  ftridere,  &  fare  relìftenza 
alle  fiamme  d'amore,come  ftridono,&  refifto 
noie  fue foglie,  &  i  fuoirami  gettati  fopra  il 
fuoco.  Però  Ouidio  nel  i.  delle  Metamorfosi 
finge,  che  Dafne  donna  cada  fi  trasformarle» 
in  Lau  ro  .  * 

La  Tortora  c'infegna  col  proprio  esempio 
a  non  contaminare  giàmai  l'honore,&  la  fede 
del  Matrimonio  conuerfando  (blamente  fem- 
pre  con  quella ,  che  da  principio  s'elelle-  per 
compagna  . 

Si  può  ancora  dipignere  l'Armellino  perla 


gran  cura,  che  hi  di  non  imbrattare  la  fua_* 
bianchezza  ,  limile  a  quella  d'vna  perfona-^ 

call.L-^j. 

Caftità . 

DOnna,ehe  habbia  velato  il  vi(b,veftit3_ff 
di  bianco,ftiainatto  di  caminare,conl« 
delira  mano  tenga  vno  fcetro,&  con  la  (ìniftra 
due  Tortore  • 

La  Caftità, come  afferma  5.Tomafo  in  ì.'i. 
qnell.  i)i. artici. è  nome  di  virtù, detta  dalia 
caftigatione  della  carne;  ò  concupifccnza,che 
rende  i'huomo  in  tutto  puro,&  fenza  alcuna— a 
macchia  carnale. 

Gli  fi  fa  il  vifo  velato  per  effer  proprio  del 
cado  raffrenar  gli  occhi  perei  òche, come  nar- 
ra S. Gregorio  nei  Morali  fi  deuono  reprime- 
re gli  occhi  come  ratton  alla  colpu_^<. 

Il  veftimento  bianco  denota  ,  chela  Caftità 
deue  eller  pura ,  &  netta  da  ogni  macchia,  co- 
medice  Tibullo  nel  z.lib.Epift.i- 
Catta  pl&cent  fnperis  .tara,  curri  vefte,venitcj 
Et  manìbiapuris fumile  fovtis  aqua-r» , 

Lo  (lare  in  atto  di  caminare  dimoftra,che* 
non  bifogna  dare  inotio  caufa,&  origine  d'o- 
gni male,&  però  ben  dille  Ouid.  ile  remedio  a- 
moris  . 
Otta  fi  tolla-s,  periere  cupidìnis  arcui  . 

Le  tortori  fono,come  riferifee  Fierio  Va'e- 
rianonellib  zz.de  gli  fuoi  Geroglifichi,il  firn 
bolo  della  Cadità,perciòche  la  Tortora  perdu 
to  che  ha  la  compagnia, non  fi  congiunge  mai 
più  . 

Lo  feetro  lignifica  il  dominio,che  ha  fopra 
di  fé  il  callo, peiciòche  fé  bene  la  carne  è  prin- 
cipalmente nemica  dello  fpirito,  nondimeno 
quando  egli  vuole  non  può  eller  mai  abbattu- 
to, ne  vinto  da  quella,&febene  e  fentto.  Con- 
tinua pugna sraravictoria,  nondimeno  è  detto 
di  fopra,  quando  '  I'huomo  ha  faldo  proponi- 
mento, in  contrario  non  può  efler  fuperato  in 
alcun  modo,&  prima  lì  deue  mettere  ih  edecu 
rione  quel  vedo  d'Ouidio  nel  terzo  libro  delle 
Metamorfofi, quando  dice»- 
Ante>ait,m9rtar}  quamfit  tibi  copia  noflri  . 

Che  miferamente  traboccare  nel  vitio  delle 
carnali  concupifeenze  . 


CASTIGO 


9  8        Della  nouifsima  Iconologia 

CASTIGO. 


DIPINGEREMO  per  il  caftigo  vn'- 
huomo  in  atto  feroce, &  feuero,che  ten- 
ghi  con  la  delira  majjo  vna  fcure,  ò  accettala 
che  dir  vogliamo,  in  maniera  che  moft  ridi  vo 
ler  con  efia  leueriflim amente  dare  vn  fol  col- 
po ,  £c  a  canto  vi  ha  vn  Leone  in  atto  di  sbra- 
nare vn'orf<t_s. 

Non  (blamente  appreflb  de  Romani, ma  an 
cora  appretìò  alcuni  popoli  della  Grecia,la_^> 
fcure  fu  geroglifico  di  feuerifTìrno  caftigo  ,  fi 
come  fi  può  vedere  nelle  medaglie  del  popolo 
di  Tenedo  ,  del  qual  tratta  Polluce  ,  perche  il 
RèdiTenedo  haueua  fatta  quella  legge,  che 
chi  fulle  ftato  trouato  in  adulterio ,  così  ma 
fchio,come  femina,fufTe  decapitato  con  la  fcu 
re  ,  &  non  haucndo  egli  perdonato  al  proprio 
figliuolo  ,  voi  fé  ancor  che  ne  fu  ile  fatta  me- 
moria come  fi  vede  nelle  Medaglie  di  Tenedo., 


che  da  vna  banda  vi  è  la  fcure,  &  da  l'altra—» 
due  teftcj". 

Che  il  Leone  nella  guifa  fopradetta  lignifi- 
chi il  Caftigo,ne  feruiremo  di  quello  clie  cita  • 
Eliano ,  fcritto  da  Eudomio,  cioè,che  vn  Leo- 
ne, vn'Orfa,  &  vn  Cane  nutriti,  &alleuati  da 
vn  certo  maeftro  ad'vna  medefima  vita,vifle- 
ro  lungo  tempo  infieme  pacificamente,  fenza 
ofFenderfi  punto l'vn  l'altro, come  fuffero  flati, 
domeftici ,  &  animali  d'vna  fteffa  fpecic  ,.mà 
l'Orfa  molla  da  vn  certo  impeto  ,  sbranato  il 
cane, col  quale  haueua  comune  la  ftanza,&-  il 
vittojil  Leone  comoflb  per  lafcelleratezzad'- 
hauer  rotte  le  le^gi  del  viuerc  lòtto  ad  vn  me- 
defimo  tetto,corfe  addoflò  all'Orla, &:  sbrana- 
tola parimente  le  fece  per  lo  Cane  pagare  la 
meritata  pena—?. 


CECITAV 


Parte  Prima-»!  p$> 

CECITÀ'    DELLA    MENTE. 


DONNA  veftita  di  verde  ,  ftia  in  prato 
pieno  di  vari  j  fiori ,  col  capo  chino  ,  & 
con  vna  tilpa  appiedo  . 

Cecità  fi  dice  la  priuarione  della  luce  de_> 
gl'occhi,  &  per  fimilitudine,ouero  per  analo- 
già,  fi  domanda  ancora  l'orFiicatione  della_j> 
mente,  peròl'vna  fi  dimoftra  con  la  talpa  per 
antico  coftume  de  gl'Egitti j,  come  raccouta_j 
Oro  Apolline  :  l'altra  con  la  tefta  china  verfo 
li  caduchi  fiori  della  terra,chefono  Iedelitie_> 
'mondane,  che  allettano  i'anima,e  la  tengono 
occupata  lenza  profitto,perche  quanto  di  bene 


il  mondo  lufinghiero  ci  promette  ,  tutto  è  vii 
poco  di  terra  non  pur  fiotto  falfa  fipcranzada 
Erette  piacere  ricoperta  ,  ma  con  grandinimi 
peliceli  di  tutta  la  noftra  vita ,  cime  ben  dice 
Lucretio  lih.  z.de  natura  rerum  . 

O  miferas  hominum  mente* ,  &  peftnra  c&ctLa 

Qualibus  intenebris  viti  «pianti f%  perieli*  . 

Degitur  hoc  &ui  quodeunqur  efi 
Et  Ouidio  nel  lib.é.delle  Metamorfofi  . 

Prob  fnperi  quantum  mortaUa  perfora  caca 
Nofiis  habent . 


G     i 


CHI- 


ioo         Dellanouifsima  Iconologia 

CELERITÀ' 


BO  N  N  A  che  nella  delira  mano  tiene_> 
vnfolgore,come  narra  Pieno  Valeria- 
ilo  nel  lib.43.de  Tuoi  Gerogliftchi.a  canto  ha- 
tierà  vn  Delfino,  e  per  Tana  vii  Spannerò  an- 
cor'egli polio  dal  fopradetto  Pierionel  lib  xi. 
per  la  Celerità,  ciafeuno  di  quelli  è  velocilli- 
mo  nel  Tuo  motto  dalla  cognitione  del  qual^_> 
«n  ella  li  si  facilmente  ,  che  cola  ila  Celerità  . 


V 


CHIAREZZA. 

N  A  giouane  ignuda,circoudata  di  mol- 
to fple  udore  da  tutte  le  bande ,  Se  che_> 


tenga  in  mano  il  Sole  . 

Chiaro  fi  dice  quello,  che  Ci  pnò  ben  vedete 
per  mezo  della  luce,  che  l'illumina,  &  fa  Li— a 
chiarezza  ,  la  quale  dimandarem©  quella  fa- 
ma,che  l'huomo,ò  con  la  nobil:à,ò  con  la  vi> 
tu  s'acquifta,comedunoltra  Pieno  Valeria  no 
nel  lib. 44.  &  S.  Ambrogio  chiama  charillimi 
quelli ,  i  quali  fon  fiati  al  mondo  illultrati  di 
fantità  &  di  dottrina, fi  dice  ancora  Chiarezza 
yiu  delle  quattro  doti  de'  Beati  in  Cielo,  &  in 
ciafeuno  di  quelli  lignificati . 

Si  dipinge  giouane  ,  perche  nel    fiorire  de* 
fuoi  meriti, ciafeuno  fi  dice  efiere  chiaro  per  la 
llmilmidme  del  Sole,  che  fa  vilìbile  il  tutto  . 


CIELO 


Parte  Prima.  ior 

CHIAREZZA. 


CIELO. 

VN  Giouaned'afpetto  nobiliifuno,veftito 
d'habito  Imperiale  di  color  turchino 
tutto  ftellato  col  manto  detto  paludamento, & 
con  lo  fcettro  nella  deftra  mano ,  &  nella  fini- 

ftra  tenga  vn  vaio  nel  quale  ila  vna  fiamma •> 

di  fuoco,  &  in  mezo  di  ella  vn  cuore,  che  non 
fi  confumi, fu  la  poppa  dritta  vi  ila  figurato  il 
Sole, fu  la  finiftra  la  Luna  ,  fia  cinto  con  l.i_^> 
Zona  del  Zodiaco ,  nella  quale  fi  fco'rgano  li 
fuoi  dodici  fegni  ,  porti  in  capo  vna  ricca  co- 
rona piena  di  varie  gemme, &  nelli  piedi  li  co- 
turni d'oro  . 

Il  Cielo  da  Bartolomeo  Anglico  lib.  S.cap. 
i.  è  diftinto  in  fette  parti,  Aereo,Etereo,Ohm- 
po,Igneo,  Firmamento,  Aqueo,  &  Empireo, 
ma  a  noi  non  accade  ripetere  ciò  che  egli  ha 
detto, di  che  rimetto  al  Lettore,&  parimcte  cir 
ca  il  numero  de  Cieli, a  Plutarco  al  Pererio  nel 
la  Genefi  ,  al  Clauio  fopra  la  sfera  del  Sacro 
bofco;a!!a  Sintafii  dell'arte  mirabile, alla  Mar- 
garita filolofica,  &  ad  altri  autori:  a  noi  batti 


dire,  che  il  Cielo  è  tutto  l'ambito  ,  Se  circuito 
ch'è  dalla  terra,  per  fino  al  Cielo  Empireo  o- 
uerifiedono l'anime  beate.  Herodio  Poeta_^> 
Greco  nella  fu  a  Theogonia  lo  fa  figliuolo  del 
la  terra  in  quefto  modo . 

Tellus  veroprimum  fiquidem  geniti  t parem /ibi 
Ccelurn  Stellis  orn&tnm,vt  ipfam  totam  obtegat> 
Vtq  ;  ejjet  beatis  dijsfedis  tuta  fempcr .  cioè. 
Primieramente  ingenero  la  Terra 

Il  Ci  el  di  Stelle  ornato 

Accio  la  copra  tutta-}, 

Et  perche  fia  delle  benn  menti 

Sempre  ficUr  a  fedtj, 

Et  per  tal  cagione  gli  habbiamo  fatto  il  man 
to  ftellato  turchino  per  elfer  colore  ceruleo 
così  detto  dal  Cielo,  &  quando  volemo  dire_j> 
vn  Ciel  chiaro  &  fereno,  diciamo  vn  Ciel  tur- 
chino. Regale  poi,  &  con  lo  Scettro  in  mano  , 
per  dinotare  il  dominio,  che  ha  nelle  cofe  in- 
feriori,fi  come  vuol  Arift  nel  i.lib.delle  Me- 
teore, tefto  2-anzi  A  poi  lod  oro  fa  che  il  primo 
che  habbia  ottenuto  il  dominio  di  tutto  il  me 
G     3  do, 


102,        Della  nouifsi ma  Iconologia 

CIELO. 


do  ,  fia  ftato  Vrano  da  noi  chiamato  Cielo  . 

O'vpavÒSTpZlOf  7CV  TTAVTOi  ÌÌWA  fftVfft  KOC- 

fM  ,  tdeflCcelusprimus  Orbis  vntuerfi  imperio 

Si  dipinge  gioitane  per  moftrare  che  Te  be- 
ne ha  hauuto  principio,  nell'iftedo  termine  6 
ritroua,  &  per  lunghezza  di  tempo  non  haura 
fine  per  edere  incorruttibile,  come  dice  Ariit. 
Jibr.i.Cceh  tefto  zo-onde  è  che  gli  Egitti)  per 
dinotare  la  perpetuità  del  Cielo,  che  mai  s'in- 
uecchia  diprngeuano  vn  core  in  mezo  le  nom- 
ine, fi  come  habbiamo  da  Plutarco  in  Inde,& 
Ofiride  con  tali  parole  .  Coelum,  qutaoèper- 
petuitatem  «unquam  Jtnefcat,  corde  pittojignt- 
ficant,  cui  focus  ardensfufoetìusjlt.  Et  pero  gli 
habbiamo  pofto  nella  finiftra  mano  il  indetto 
vafo  con  il  core  in  mezo  della  fiamma,  &  per- 
che in  tutto  il  corpo  celefte  non  vedemo  lumi 
più  belliche  il  Sole,  &  la  Luna,ponemo  nella 
più  nobil  parte  delfuo  petto  fopra  la  poppai 
drittail  Sole,come  principe  de  pianeti,dal  qua 
le  liceue  ilfuo  lplendore  la  Luna  polla  (opra 


la  poppa  finiftra,  tanto  più  che  qnefte  due_> 
imaginidel  Sole  ,  &  della  Luna  gl'Egitti j  fi- 
gnincauano  il  Cielo;  locingemo  con  la  Zona 
del  Zodiaco  per  edere  principale  cingolo  ce- 
lefte ,  Gli  fi  pone  vna  ricca  corona  in  tefta  di 
varie  gemme  per  moftrare,chedalui  fi  preda 
cano  qua  giù  in  varij  modi  molti ,  &  diuerfi 
pretiofi  doni  di  natura .  Si  rapprefenta  ,  che_» 
porti  li  coturni  d'oro, metallo  (opra  tutti  incor 
rutibile  per  confermatione  dell'incorruttibili- 
tà fua_s. 

CLEMENZA. 

DONNA  fedendo  fopra  vn  Leone,  nella 
finiftra  mano  tiene  vn'hafta,  è  nella  de- 
ftra  vnafaetta  ,  laqualemoftridi  non  lanciar- 
la: màdigittarla  via,  cosi  è  fcolpitain  vna_^> 
Medaglia  di  Seuero  Imperadore  conquefte_j 
lettere.  INDVLGENTIA  AVG.  IN  CAR- 
THAG. 

Il  Leone  è  (imbolo  della  clemenza ,  perche 
come  raccontano  i  Naturali  fé  egli  per  forza 
fupera,&  gittaa  terra  Yn'huomo,  fé  non  fiu_s 

ferito 


Parte  Prima. 


103 


ferito  da  lui  non  lo  lacera  ne  l'offènde  fé  non 
con  leggeriffima  feoffi-j. 

La  faetta  nel  modo  che  dicemmo  è  fegno 
di  Clemenza, non  operandofi  in  pregiuditiodi 
quelli, che  fono  degni  di  caftigo; onde  fopra_j 
di  ciò  Seneca  nel  libro  de  Clcmentia  così  dice. 
Clementi*  e  fi  leniteti  fuperiorts  aduerfus  infe- 
riorem  in  cenftitttendts pcenis . 
Clementi-}. 

DOnna  che  calchi  vn  monte  d'armi;&  co 
la  delira  mano  porga  vn  ramo  d'Olino , 
appoggiandoli  con  il  braccio  finiftro  ad  vn  tró 
co  del  medeiìmo  albero,dalquale  pendano  i  fa 
fei  confolari . 

La  Clemenza  non  è  altro,  che  vn'aftinenza 
da  correggere  1  rei  col  debito  caftigo,&  eden- 
dò  vìi  temperamento  della  feuerità,  viene  a  co 
porre  vna  perfetta  maniera  di  giuftitia  ,  &  a 
quelli  che  gouernano,è  molto  neceflaria. 

Appoggiarli  al  tronco  dell'Olmo,  per  mo- 
ftrare,che  non  è  altro  la  Clemenza,  che  indi- 
catione  dell'animo  alla  mifericordia_^s. 

Porge  il  ramo  della  medefima  pianta  per 
dar  fegno  di  pace,  e  l'armi  gittate  per  terra_j 
co'  falci  confolari  fof^:fi,notail  non  volerci 
contra  i  colpeuoli  eifercitar  la   forza  fecondo 
che  fi  potrebbe  ,  per  rigor  di  giuftitia  ,  però  fi 
dice  ,  che  propriamente  è  Clemenza  l'Indul- 
genza di  Dio  a  noftri  peccati, peto  il  Vida  Poe 
ta  religiofo  in  cambioVii  Mercurio, fìnge  che_j 
Gioue  della  Clemenza  fi  fé  ni  a  nell'ambafcia- 
ria,  nel  lib.y. della  Chnftiade.  E  Seneca  in  Ot- 
tauia  ben'eipnme  quanto  s'è  detto  di  fbpra_j> 
della  Clemenza,cosi  dicendo. 
Tuie  h rum  ejt  emmeré  i>  t<r  illuftres  viros 
Conjulere  Patri*  >t  arce  affittili,  feraci 
Cade  ab fiinere,  tempwat^  iridare.), 
Orbi  quietem, Siculo  pacemfuo. 
H&cfumma  vtrtus  ,petitur  hac  Ctxlum  via; 
Sic  tUe  latri* prtmus  Augujiusparens 
Complexus  aflra  eJì>colitur,&  templi*  Deus. 
Cleme>,X.a—>. 

DOnna  che  con  la  finiftra  mano  tenga  tu 
proceflò,  &  con  la  deliralo  calli  con  vna 
penna,  &  fotto  a  i  piedi  vi  faranno  alcuni  libri . 

Clemenz.a}e  Moderatone  nella  Medaglia 
di  Vitellio  . 

DOnna  a  federe,  con  vn  ramo  di  Lauro  in 
mano  ,  &  con  l'altra  tiene  vn  baftone_> 
vn  poco  lontano . 

La  Clemenza  è  vna  virtù  d'animo,che  muo 
uè  l'huomo  a  compallìone;&  lo  fa  facile  a  per 


donare,&  pronto  a  fouuenire_>. 

Si  dipinge  che  fieda  per  lignificare  manfue 
tudinc,e  quiete_j. 

Il  Baftone  moftra,chepuò,&  non  vuole  vfa 
re  il  rigore, però  ben  fi  può  dire  alludendoli  al 
prefente  Pontificato . 
Cedan  mille  Setter i  ad  vn  Clemente  . 

Et  potrebbe!!  anco  dire  quel  che  dice  Oui- 
dio  nel  lib.  3. de  Ponto  . 
Principe  necnoflro  Deus  efi  moderatior  vllus 
Inflitta  vires  temperat  illefuas . 
Il  ramo  del  Lauro  moftra,che  con  elfo  fi  pu 
rifìcauauo  quelli  c'haueano  offefì  gli  Dij . 


COGNITIONE. 

DONNA  che  ftando  a  federe  tenghi  vna 
torcia  accefa,&  apprefìb  haurà  vn  libro 
aperto, che  con  il  dito  indice  della  deftra  ma- 
no l'accenni . 

La  torcia  accefa, lignifica,  che  come  a  i  no- 
ftri occhi  corporali,  fa  bifogno  della  luce  per 
vedere,così  all'occhio  noftro  interno,che  è  l'- 
intelletto per  riceueie  la  cognitione  delle  fpe- 
tie  intelligibili,  fameftiero  neH'iftrumentoe- 
ftrinfecode'  fenfi,&  particolarmente  di  quel- 
lo del  vedere,  che  dimoftrafi  col  lumedelhi—» 
torcia  ,  perciòchc  come  dice  Ariìi. Nthtlejì  in. 
intelleclu  ,quod  prtus  non  fuerit  in  fenfu  ,  ciò 
inoltrando  ancora  il  libro  aperto,perche,ò  per 
vederlo,  ò  per  vdirlo  leggere  fi  fa  in  noi  Ll_» 
cognitionc  delle  cofe_>- 

Cognitione  delle  cofu. 

DOnna,  che  nella  delira  mano  tiene  vna_j> 
verga,ouero  vn  Scettro ,  &  nella  finiftra 
vn  libro,da  che  fi  comprende, che  la  cognuio'n 
delle  cofe  s'acquifta  per  mezo  dell'attenta  let- 
tione  de  libri, ìlche  è  vn  dominio  dell'anima. 

COMBATTIMENTO 

Della  Ragione  con  l'Appetito. 

LA  ftatua,ò  figura  d'Hercole,che  vccide_> 
Anteo,fi  vede  in  molte  medaglie  antiche 
l'eiplicatione  dei  quale  dicefi,  che  Hercole  è 
vna  fimilitudine  ,  &  vn  ritratto  dell'anima  di 
ragione  partecipe,  &  dello  fpirito  humano,  Se 
Anteo  del  corpo,il  petto  d'Hercole  è  la  fede__> 
della  fapienza,&  della  prudenza, lequali  han- 
no vna  perpetua  guerra  con  1  appetito  &  con 
la  volontà,  imperò  che  l'appetito  ftmpre  con- 
tradice,e  repugna  alla  ragione, ne  può  la  ragio 
ne  effere  fuperiore,  Se  vincitnce,fe  non  leuaii 
G     4  corpo 


1 04         Della  nouifsima  Iconologia 

COGN        I       TIONE 


«rorpo  così  in  alto,&  lontano  dallo  fguarclo  del 
le  cole  terrene?chc  i  piedi,  cioè  gli  affetti  non 
prendano  più  dalla  terra  fomento  alcuno,anzi 
rime  le  cupidità,&  gli  affetti  che  della  terra-* 
fon  ngliuoli,al  tutto  vccida_*. 

C  O  M  E  D  I   A. 

DONNA  in  habito  di  Cingara:  ma  il  fuo 
veflimento  farà  di  varij  colori  ,  nella_^> 
deftramano  terrà  vn  cornetto  da  fonar  di  mu- 
fica,neliafiniftra  vna  mafehera  ,  &  ne'  piedi  i 
focchi.  La  diuerfità  de'  colori,nota  le  varie,& 
diuerfe  attieni,  che  s'efprimono  in  quefta  for- 
re di  poefia,  laquaie  diletta  all'occhio  dell'in- 
telietecnon  meno  che  la  varietà  de' colon  di 
letti  all'occhio  corporeo,  per  cfprimere  gl'ac- 
cidenti dell'Humana  V:ta,virt",vinj,&  con- 
ditioni  mondane  ,  in  ogni  flato ,  &  qualità  di 
genti,  fuor  che  nel  flato  reale:  Et  quello  fi  mo- 
lila con  li  focchi,i  quali  furono  da  gli  Antichi 
adoperati  m  recitar  Comedie,  per  moftrare  la 


mediocrità  dello'flile,'&  delle  perfone,  che  s'- 
introducono a  negotiare—'. 

La  Comedia  ha  propofitioni  facili, &  attio- 
ni  difficili, &  però  fi  dipinge  in  habito  di  cin- 
gala ,  per  eilerquefla  forte  di  gente  largì-,  :  fil- 
ma in  promettere  altrui  beni  di  fortuna, li  qua 
li  difficilmente, per  la  pouertà  propria  pollano 
commu  nicare__". 

Il  cornetto, &la  mafehera  s'adoprauano  nel 
le  Comedie  de  gì' Antichi, &  notano  l'vno  l'ar- 
monia,&  l'altro  l'imitatione_*. 

I  focchi  fono  calciamenti  comici ,  corno 
habbiamo  detto . 

Comedia . 

DOnna  d'età  matura,  d'afpetto  nobile,  ia 
mano  terrà  la  Tibia  ,  in  piedi  i  focchi , 
nell'acconciatura  della  tefla  vi  faranno  molti 
trauolgimenti,&  con  grande  intrigo  di  nodi , 
con  quello  motto:  Deferito  more:  homintim  . 
COMU 


Parte  Prima  :  io? 

COMMERTIO    DELLA   VITA    HVMANA. 


HV  O  M  O  che  con  il  dito  indice  della_^ 
deffra  mano  accenni  ad'vna  macine  dop 
pia, che  gli  ftà  a  caino;  con  la  finiffra  mano  ten 
ghi  vna  Cicogna,  &  alli  piedi  vn  Ceruo  . 

5i  dipinge  in  quella  gu.ifia, perche  la  macina 
ha  fimbolo  delle  attioni,&  Commetti  j  della_j 
Humana  Vita,  pofciachele  macine  fono  Tem- 
pre due,&  vna  ha  bifogno  dell'altra,  &  fole_> 
mai  non  pò  (Tono  fare  l'opera  di  macinare,così 
anco  vn'hiiomo  per  fé  ftefìò  non  può  ogni  co- 
fa^  però  le  amicitie  noftre  fi  chiamano  necef 
fitudmi, perche  ad  ogn'vno  èneceirariohauere 
qualche  amico  con  il  quale  polla  conferire  i 
fuoi  diflegni,&  con  fcambieuoli benefici}  l'vn 
l'altro  follcuarfi,  &  aiutarfi  ,  come  fanno  !&__> 
Cicogne  ,  legnali  perche  fono  di  collo  alto,  a 
Iongo  andare  fi  ftraccano  nel  volare,  né  poflb- 
no  foiìenere  la  tefla,sì  che  vna  appoggia  il  col 
lo  dietro  l'altra  ,  &  la  guida  quando  è  ilracca 
palla  dietro  l'vltima  a  cui  ella  s'appoggiamo- 
si dice  Plinio  lib.io.cap.  iz.  Se  I  fido  io  ri  feri- 
fee  vu  limile  coftumede  Cerui ,  li  quali  per  il 


pefo  delle  corna  in  breue  tempo  fi  ftraccano  , 
ne  poflono  reggere  la  tefta  quando  nuotano 
per  mare,  oper  qualche  gran  fiume,&  però  v- 
no  appoggiai^  capo  fiorala  groppa  dell'ai- 
tro,&  il  primo  quando  è  ftracco  palla  a  dietro, 
siche  in  tal  maniera  quelli  animali  fi  danno 
l'vn  l'altro  aiuto  .  Così  anco  gli  huomini  fono 
affretti  tra  loro  a  valerli  dell'opra,  &  aiuto  vi- 
cendeuole,  perilche  molto  rettamente  è  flato 
detto  quel  Pronerbio  tolto  da  Greci,  vna  ma- 
no lana  l'altra, M«»»j  manum  Uuat,&di.ritus 
digitimi  .Homo  hominem  feruat,  ciuitus  ctttita- 
tem  .  Vn'huomo  conferua  l'altro  ,  &  vna  Cit- 
tà l'altra  Città  ,  &  quello  fi  fa  non  con  altro 
mezo,che  col  c0mmertio,&  però  Arift.  nàie 
cinque  cofe  per  le  quali  {]  fa  configlio,mette_> 
nel  quarto  luogo,  De  ìjs  qu&  import  anturi  ex 
portantHv  ,  cioè  di  quelle  cofe ,  che  fi  portano 
dentro,&  fuora  della  Città  nelle  quali  due  at- 
tioni  confifte  il  Commertio  ,  perche  faremo, 
portare  dentro  la  noftra  Città  di  quelle  cof<^ 
che  noi  ne-fiamopriiu,  &  che  n'habbiamo  bi- 
fogno 


j  06        Della  nouifsima  Iconologia 

fogno  fuora ,  poi  faremo  portare  cofe  delle»  drà  di  mano  in  mano  dichiarando . 

quali  n'abbondiamo  in  Cura  ,  che  n'ha  bifo-  Le  veftì  ftracciate,&  rappezzate,  così  perii 

gno:percheil  Gran  Maeftro  di  quefto  mondo  foggetto  che  haueua alle  mani,  come  perle.» 

molto  faggiamente  ha  fatto,  che  non  ha  dato  perfone  che  faceuano  così  fatta  rapprefenta- 


ognicofaad  vn  luogo  imperò  che  ha  voluto 
che  tutta  quefta  vniuerfità  fi  corrifponda  con 
proportione,  che  habbia  bifogno  dell'opra  del 
l'alno  ,  &  per  tal  bifogno  vna  natione  habbia 
occafìone  di  trattare,&  accompagnarfi  con  l'- 
altra ,  onde  n'è  deriuata  la  permutatione  del 
vendere,  &  del  comprare,  8c  s'è  fatto  tra  tutti 
il  Commertio  della  Vita  Humana . 

CO  MEDIA  VECCHIA. 

DONNA  ridente,vecchia,mà  con  volto 
grinzo,&  fpiaceuole,hauerà  il  capoca- 
nuto,è  fcarmigliaco,le  velli  {tracciate,  &  rap- 


tlone,nonv'interuenendo,come  nella  Trage- 
dia perfone  Regalile  come  nella  Comedi.*^» 
togata  ,  òpreteltata  de'  Romani  Cittadini  di 
conto  . 

Per  li  varij  colori  del  fuo  veftimento  Ci  di. 
moftra  la  diuerfua,&r  incoftanza  di  più  colè», 
che  poneua  iniiemein  vna  compofuione,&  an 
co  il  vario  itile ,  mefehiando  infìeme  diuerfi 
generi  di  cofe. 

La  fimia  che  li  porge  la  ceftella,  moftra  Ia_j 

fozza  imitatione  per  mezo  della  quale  faceua 

palei!  li  vitij,&  le  bruttezze  altrui,chefl  dimo 

ftrano,  per  lifozzi,&  venenofi  animali,  che_> 

pezzate ,  &  di  più  colori  variate  ,  con  la  man     ella  con  rifo,&  feiochezza  fcuopre  al  popolo, 


deftra,terrà  alcune  faette,ouero  vna  sferza—t 
auanti  a  lei  vi  farà  vna  firma, che  li  porge  vna 
celi  ella  copertala  quale  feop  rendo  da  vn  can 
to  la  detta  donna,con  la  liniitra  mano  faccia—» 
moftra  di  diuerii  brutti,  Se  venenofì  animali  > 
cioè,  vipeie,afpidi,rofpi,&  limili  . 

Si  dice,  della  Comedia  Vecchia  a  diftintio- 
ne  della  nuouajaquale  fuccelle  a  lei  in  aliai  co 
fé  difFerente,perciòche  li  Poeti  nelle  fcuole_> 
della  Vecchia  Comedia  dilettauano  il  popolo 
(appi-elfo  del  quale  all'hora  era  lafommadel 
gouerno)  col  dire,&  raccontare  cofe  faceta, 
ndicolofe,acute,mordaci, in  biafmo,&  irrifio- 
ne  dell'ingiiiìtuia  de  i  Giudici  dell'auaritia  , 
&  corruttela  de'  Pretorile' cattiuicoftumi,& 
difgratie  de  i  Cittadini,&  finali  altre  cofe>la— » 
qual  licenza  poi  riformando, &  le  feiocchezze 
del  rifo,&  buffo nerie,a  fatto  togliendo  la  Co- 
media  nuoua  (  richiedendo  cosi  altra  fortuna 
di  fiatone  di  gouerno,&:  altra  ingegnofa,&  fa- 
ina inuétione  degl'huomini  )  s'aftrinfe  a  certe 
leggi, &  honeftàpiù  ciuili,per  le  quali  il  fug- 
gecto,lalocutione,&  ancora  la  difpofì rione  di 
ella  è  fatta  molto  diuerfa  da  quello  che  fole- 
ua  eflere  della  fopradetta  Comedia  vecchia— «> 
cerne  può  il  Lettore  vedere  a  pieno  le  dilferen 
ze,trà  l'vna,e  l'altra  nella  Poetica  dello  Scali- 
gero,nel  primo  libro  detto  l'Hiitona  al  cap. 
7. L'officio  dunque  della  vecchia  Comedian, 
elfendodi  tirare  li  vitij  ,  &  attioni  degl'huo- 
mini  in  rifo,&:  fciocchezzajperciò  fi  è  fatta—» 
la  detta  figura  di  talvifo,&  forma,  che  fé  su- 


di che  vnelfempio  fi  può  vedere  nel  Gurgu- 
glione  di  Plauto  • 
Tum  ifìt  Gr&ci  palliati,  capite  operto  qui  am* 

bulant 
Qui  incedunt  ffiffarcinati  >  cum  libris  ,  cupi 

/por  tuli  s 
Confi  àt  tconferunt,fermones  Inter  fé  fé  drapeu 
Obfiant,obftfiant,  incedunt  cumfuis fentent'us 
Quo*  femper  bibètes  videas  ejjetn  Thermopolio 
Vbi  quidfumpuere  ,  operto  capitelo;  cahdum 

bibant 
Triììes,  atq\  ebrioli  incedunt . 
Le  faette  nella  deftra  lignificano  gl'acuti 
detti,&  l'afpre  maldicenze, con  le  quali  licen 
tiofamentt  ferma, &  vecideua  lafama/&  ripu- 
tarne de  particolari  huominij  onde  Horatio 
nella  Poetica  parlando  della  fpetie  di  poefì.L.j> 
viene  a  dire  della  Comedia  vecchia  in  tal  mo- 
do . 
Succejft  vetus  hic  com&dia,  non  fine  multa 
Laude fedtn  vitium  libertas  exctdtt,  &  vim 
Dignam  lege  regi,  lex  eftaccepta  ,  chorusque 
Turpitcr  obticuttfublato  iure  nocendi . 
Et  il  detto  Horatio  ancora  nel  lib.  i,de'  fer- 
moni, nella  Satira  quarta, così  parlò  delli  Scrit 
tori  della  Comedia  . 

£upolis,atque  Cratinus ,ArifIophanesà}  Poetd 
Atq;  alif, quorum  Com&dia prifea  virorum efl 
Si  quii  erat  dtgnus  deferibi  ,  qued  malus, 

autfur 
Quod  moechus  foret ,aut ftearius,  atit  alioquin 
Tamo/us  multa  cum  liberiate  notabant . 


€OM. 


Parte  Prima;  107 

compassione. 


DÒNNA  che  con  la  lìniftra  mano  ten- 
ghi  vn  nido  dentro  del  quale  vi  fia  vn 
Auoltore,  che  pizzicatoli  le  cofcie  ftia  in  atto 
di  dare  a  fuggere  il  proprio  fangue  a  i  Tuoi  fi- 
gliuolini ,  quali  faranno  anch'elfi  nel  nido  in 
atto  di  prendere  il  fangue,&  con  la  delira  ma- 
no ftefa  porga  in  atto  di  compaffione  qualche 
cofaper  fouuenimento  agl'altrui  bifogni  .  Si 
dipinge  con  l'Auoltore  nella  guifa,che  habbia 
no  detto.perciòche  gli  Egitti)  per  lo  Auolto- 
re,quando  col  becco  lì  rompe  le  cofcie,rappre 
fentauano  la  compaffione,  perche  egli  in  quei 
cento  e  venti  giorni, che  dimora  nell'alleuare 
i  figliuoli, non  mai  troppo  lontano  vola  alla_*» 


preda  attento  a  quel  folo  penderò  di  non  lafcfa 
re  i  h*gliuoli,&  fedamente  piglia  quelle  cofe__> 
che  da  prelìb  gli  fi  mofhano  ,  &  fé  nulla  altro 
gli  occorre,  ò  fouuiene  d'apparecchiare  in  ci- 
bori figliuoli ,  egli  col  becco  pizzicandoli  le 
cofcie  cauail  fangue,&  quello  dà  a  fugo-ere_» 
alli  fìgliuolini ,  tanto  è  l'amore  col  quale  ha 
cura  ,  che  per  mancamento  di  cibo  non  o-li 
manchino,  Il  porgere  con  ladefha  mano  ir» 
atto  pietofo  qualche  dono,  dimolha  con  tale 
affetto  il  vero  fegno  dell'huomo  compaffione 
uole,iIqualeper  carità  foccorre  con  prontezza 
i  pouen  bifognoll  con  la  propria  facoltà. 


COM- 


i  o8        Della  notiifsitru  Iconologia 

COMPVNTIONE. 


DONNA  veftita  di  cilicio,  addolorata  , 
con  la  bocca  aperta  in  atto  di  parlare  , 
con  gl'occhi  nuolti  al  Cielo  ,  che  veriìno  co- 
picfe  lagrime  con  vna  corona  di  pungenti  fpi- 
ne in  capo,  tenendo  con  la  fmiitra  manovn 
cuore  parimente  coronato  di  fpine, terrà  la  de- 
lira mano  alta,  &  il  dito  ìndice  dritto  verfo  il 
Ciclo  . 

Si  fa  veftita  di  cilicio  ,  Se  lagrimeuole,  per- 
che dice  S.Gio.Grifoltorno,  nel  Tuo  libro  de_j 
compunct.  cord.  Sola  compundiofacit  Lorrers-j 
purpuram  ,  dt  federare  cilicium:  amare  lachri- 
mas,f:igere  rifar»,  eft  enim  materfietus  . 

Se  li  fanno  due  corone  di  fpine  ,  perche  per 
lafpina  nel  .Salmo  3 1. in  quel  verfetto,che  di- 
ce: Dum  configli ur  spina,  vien  denotata  la  col- 
pa contratta  dal  peccato  laquale  del  continuo 
morde,  <Sc  punge  la  conferenza  lignificata  per 
la  corona  ,  che  tiene  in  capo,  &  non  ballando 
quefta  ccmpuntione,come  infruttuofa,nafcen 


do  per  l'ordinario  dal  timore  della  pena, &co- 
nofeimento  del  male.  Però  fé  gliaggiunge_> 
la  corona  delle  fpine  al  cuore ,  denotando  per 
quell'altra  la  vera  compuntione  del  cuore_>, 
che  nafee  da  quello  immenfo  dolore,&  cono- 
lamento  d'haueroffefo  Iddio  fommobene  & 
perù  la  grana  fua,&  perche  la  perfetta  com- 
puntione deue  hauere  quattro  conditto  ni, cioè 
che  habbia  quel  fommo  dolore  già  detto,pcrò 
ii  fa  addolorata,  e  lagrimeuole_,' . 

Secondo,che  habbia  fermo  proposto  di  non 
commettere  v  iù  1  eccato,che  lì  dimoitra  per  l'- 
indice alzato  dalla  mano  deftr.i_^. 

Terzo,  che  (ìmilmente  habbia  faldo  propo- 
nimento di  ccineiìarfcne,  ikhe  vienilgnihca 
to  per  la  bocca  Spert  < •>• 

Vltimo,c'habbia  a  fodisfare,come  parimen 
te  lì  promette  per  la  delira  alta,  è  pronta  in  o- 
perare  bene, conforme  alla  ma  buona, è  fanta, 
ìefoiution^- 


COM- 


Parte  Prima.  105? 

COMPLESSIONI. 

COLLERICO    PER   IL    FVOCO. 


VN  gioitane  magio  di  color  gialliccio.  Se 
con  fguardo  fiero,  che  eflendo  quafi  nu- 
do renghi  con  la  delira  mano  vna  fpada  nuda, 
ftando  con  prontezza  di  voler  combattere—'. 

Da  vnlato  (cioè  per  terra  )  farà  vno  feudo 
in  mezo  del  quale  fia  dipinta  vna  gran  fiam- 
ma di  fuoco  ,  &  dall'altro  lato  vn  feroce 
leone_j . 

Dipingefi  magro,perche  (come  dice  Gale- 
no nel  4.  de  gli  ArForifmi  nel  Commento  6.) 
in  elfo  predomina  molto  il  calore,  ilqual  eflen 
do  cagione  della  liceità  fi  rapprefenta  con  Ia_^ 
fiamma  nello  feudo  . 

Il  color  gialliccio  ,  lignifica  ,  che  il  predo- 
minio dell'humore  del  corpo  fpeflb  fi  viene  a 
manifestare  nel  color  della  pelle  ;  d'onde  na- 
fce,che  per  il  color  bianco  fi  dimoftra  la  flem- 
ma,per  il  pallido,ouero  flauo  la  collera,  per  il 


rubicondo  mirto  con  bianco  la  compleffione^» 
fanguigna,&  perii  fofeo  la  malinconia,  fecon 
do  Galeno  nel  4.  de  fanitate  tuenda  al  cap.  7. 
&  nel  i.degli  AfForifmi  nel  Commento  1. 

Si  dipinge  con  fiero  fguardo.eflcndo  ciò  fuo 
proprio,  come  ben  dimoftra  Ouidio  nel  lib.3. 
de  arte  amandi , 
Ora  tument irttynigrefcunt  fangtiine  venA 
lumina  Gorgoneo  f&uius  angue  micant . 

Et  Perfio  nella  j. Satira-^. 
Nuncfaeefuppfifita  feruefeit  [angui s}&  ira 
Scintillant  oculi,&c. 
La  fpada  nuda,e  la  prontezza  di  voler  com 
battere,dinota  non  folo  il  collerico  e  (Ter  pron 
to  alla  riiTa:mà anco  preftoa  tutte  l'altre  ope- 
rationi,  come  ancora  lignifica  la  fopiadett.u^» 
fiamma  di  fuoco  ,  elle ndo  fuo  proprio  di  ri- 
foluere^, 

Si  di- 


no        Della  nouifsiraa  Iconologia 


Si  dipinge  giouane,quafi  nudo,&  con  lofcu 
do  per  terrajperciòche  guidato  dall'impetuo- 
ia  pailìone  dell'animo  non  fi  prouede  di  ripa- 
ro: ma  fenza  giuditio  ,  &  configlio  efponead 
ogni  pericolo,  fecondo  il  detto  di  Seneca  in 
Troade, /««<?»;/<;  vitium  efl  regere  non  pojfe  ini- 
petum  .  Et  però  bene  dille  Atiicenna  nel  i.del 
i. della  dittione  3. al  cap.j.che  quando  l'opere 
fono  fatte  con  maturità  danno  fegno  di  vn  te- 
mperamento perfetto  :  ma  quando  fi  fanno  con 
impeto ,  &  con  poco  configlio  danno  fegno  di 
«nolto  calore_>. 

Gli  fi  dipinge  il  Leone  a  canto  ,  per  dimo- 
ftrare  la  fierezza,  &  animofità  dell'animo  na- 
fcente  dalla  già  detta  cagione  .  Oltre  di  ciò 
metteuifi  quello  animale  per  efiere  il  Colleri- 
co limile  all'iracondo  Leone  ,  del  quale  così 
fenile  l'Alciatonei  fuoi  Emblemi. 
AlcAum  vetcres  caudam  dixere  Leonis 


Qua  flimulante  ir  cu  eoncipit ,  Me  granii, 
Lutea  cumfurgit  bilis  crudefeit,  &  atre 
Ielle  dolor furias  excitat  indomita* . 
Denota  anco  il   Leone  elfer  il  collerico  di 
natura  magnanima, e  liberale, anzi  che  paflan 
do  li  termini,diuiene  prodigo,  come  gl'infra- 
fcritti  verfi  della  Scuola  Salernitana,  non  fplo 
di  queila-.mà  di  tutte  l'altre  qualità  fopradetee 
dicono  . 

Efi  humor  cholera,  qui  competit  impetuojìs 
Hoc  genus  eli  hominum  cupiens  pr*celler<ù 

cunclos  : 
Hi  leuiter  difeunt ,  multum  comedunt ,  cito 

crefeunt  j 
Inde  ,  &  magnanimi  furit ,  largi  fumma  pe- 
tente; . 
Hirfutus ,fallax,irafcens  prodigus,audaxt 
Atfutus,  gracilispficcusjcrocetj;  colons . 


SANGVIGNO    PER    L'  ARIA. 


VN 


Parte  Prima-?. 


in 


VN  giouane  allegro,ridenté,con  vnaghir 
landa  di  vari  j  hori  in  capo  di  corpo  car- 
nofo  ,  &  oltre  i  capelli  biondi  hauerà  il  color 
della  faccia  rubicondo  muto  con  bianco  & 
che  fonando  vn  liuto  dia  fegno  conriuolgere 
gl'occhi  al  Cielo,  che  gli  piacciaci  fuoco  ,  & 
il  canto  ,  da  vna  parte  d'ella  figura  vi  farà  vn 
montone,tenendo  in  bocca  vn  grappo  d'vua  , 
&  dall'altra  banda  vi  farà  vn  libro  di  mufica 
aperto . 

Giouane,aIlegro,  con  la  ghirlanda  di  fiori, 
&  ridente,  ;fi  dipinge  il  fanguigho,perche  (fe- 
condo HippocrateXin  quelli  che  abbondano 
di  fangue  temperato  ,  &  perfetto, fi  generano 
fpiriti  vitali  puri,&  fotti}i,da  quali  naice  il  ri- 
fo,&  Pallegrezza;ondequefti  fono  piaceuoli  > 
&  faceti, &  amano  i  fuoni,&  i  canti . 

L'elfer  di  corpo  carnofo  y  fecondo  Galeno 
nel  i.lib.  del  temperamento  al  cap.  9.  &  Aui- 
cennanel  lib.  i.fignifica,  che  dalla  virtù  afiì- 
mulatiua  che  ne  i  Sanguigni  è  molto  potente  , 
nafce  l'habito  del  corpo  carnofo  . 

Dipinteli  rubicondo  mirto  con  bianco,per 
che  (fecondo  Atiicenna  nel  2.  del  1.  )  quello 

FLEMMATICO 


colore  denota  abbondanza  di  fangue,e  però  di 
ce  Galeno  nel  i.de  gli  Afforifmi  nel  commeii 
to  2.  che  Phumore,  che  nel  corpo  predomina  , 
dà  il  colore  alla  carna- 
li Montone  con  il  grappo  d'vua)fignifica_^. 
il  fanguigno  elfer  dedito  a  Venere,&  a  Bacco; 
per  Venere  s'intende  la  natura  del  Montone  , 
e  (fendo  quello  animale  aliai  inclinato  alla  luf- 
furia,  come  narra  Pierio  Valenano  lib.  io.  & 
per  Bacco  il  grappo  d'vua; onde  Aditotele  nel 
Problema  3  i.dice,che  ciòauuiene  nel  faugui- 
gno, perche  in  elfo  abbonda  molto  feme,il  qua 
le  e  cagione  de  gli  appetiti  venerei,  come  an- 
co fi  può  vedere  per  defenttione  della  Scuola 
Salernitana.^. 
Natura,  pmguesijlifunt,  at^iocantes  , 
Rumores%  nouos  cupiunt audire  frequenter  . 
Hos  Venus  ,  &  Bacchia  deleclat  ferculo  rifui 
Etfacit  hoshilores,&  dulcia,  verbo,  loquétes  ., 
Omnibus  hi  sludijs  habtlesfunt,&  magis  opti 
Qualibet  ex  confa,  non  h»s  facile  excitatira, 
Largus,  atnans ,hilarìs }ridens trubutfo  coloris 
Cautus,  carnofus,fatis  audax,at%  benignus, 

PER    1/  A  C  Q^V  A. 


112. 


Della  nouifsima'Iconologia 


HVoMO  di  corpo  graflo,&  di  color  bia- 
co  che  {landò  a  federe  fia  veftito  di  pel 
^e  di  Taflb,teiiendo  ambe  le  mani  in  feno,&  la 
telta  china  ,  laquale  Ha  cinta  d'vn  panno  ne- 
gro,chegli  cuopra  quali  gl'occhi, &  a  canto  vi 
iia  vna  taicaruca_y>. 

Dipingcfi  graflb  ,  perche  fi  come  la  liceità 
del  corpo  procede  da  calidità,  così  la  giallez- 
za deriua  da  frigidità,  &  hnmidità,come  dice 
Galeno  nel  fecondo  del  temperamento  al  e.  6. 

Si  verte  di  pelle  di  talìb,perche  lì  come  que 
fìo  animale  è  fonnacchiofo  e  pigro ,  così  è  il 
flemmatico  per  haner  egli  pochi  fpirui,&  quel 
li  opprelTi  da  molta  frigidità,  che  in  elio  pre- 
domina, onde  auuiene  ch'è  anco  poco  atto  a 
gli  lindi  j  hauendo  l'ingegno  ottufo,  &  addor- 
mentato^ non  habile  a  meditare  quello  che 


farebbe  cagione  di  folleuarlo  dalle  cofe  vili , 
&  bafle ,  che  però  li  lì  cinge  il  capo  di  panno 
negro. 

Si  rapprefenta  con  il  capo  chino,perche  egli 
è  pigro,negligéte  tardo  lì  nell'operationi  del- 
l'intelletto, come  in  tutte  l'altre  del  corpo,  li- 
mile alla  tartaruga.che  figli  fa  alato,  ilche_» 
tutto  vien  ottimamente  efpreilb  dalla  icuoU 
Salernitana  se  i  verfi  che  feguono  . 
Phlegma  dabit  vtres  modica*  ,  latofque  bre- 

uefqutj. 
Phlegmafacitpinguet,fanguis  reddit  medie 

cres  y 
Otia  nonftudio  iradunt,fed  corporafomno 
Senfns  habety  tardos  ,  motta  pigritiafemnus 
Hic  fomnolentus ,piger  in  iputaminetplentti 
E/i  buiefenfus  habet pinguis facte  color  albus. 


MALENCONICO    PER    LA   TERRA. 


HVOMO 


Parte  Prima. 


MI 


HVOMO  di  color  fofeo  ,  che  pofandofi 
con  il  piede  deliro  fopra  di  vna  figura 
quadrata  ,  ò  cuba,  tenglii  eoa  la  finiftra  mano 
▼n  libro  aperto  moftrando  di  ftudiare_j. 

Hauerà  cinta  la  bocca  da  vnabenda,&  con 
la  man  delira  terrà  <rna  boria  legata,  &  in  ca- 
po Tn  pallerò  vccello  fblitario .*( 

La  benda  chcglicuopre  la  bocca,  lignifica 
filentio,che  nel  malinconico  fuol  regnarej  ef- 
fendo  egli  di  natura  fredda,  è  Cecca, oc  fi  come 
la  calidità  fi  loquace,cosi  per  lo  contrario  la 
frigidità  è  cagione  del  fileutio. 

Il  libro  apcrto,&  l'attentione  del  ftudiare  , 
dimoilra  il  malinconico  effer  dedito  alliftu- 
dij  ,  &  in  elfi  far  progreilò  ;  fuggendo  l'altrui 
conuerfationc;onde  rforatio  neli'vltima  Epi- 
filla dei  i.lib.dici_j. 


Scriptorum  chorm  omnis  amat nttnut , 
Etfugit  Vrbtt . 
Che  però  gli  fi  dipinge  il  paflfero  folittrio 
fopra  il  capo,eilendo  vccello  che  habita  in  luo 
chi  folitanj  ,  &  non  conuerlà  con  gli  altri  tc« 
celli. 

La  borfa  ferrata  fignifica  l'auara  naturai, 
che  fuole  per  lo  più  regnare  ne  i  malinconici, 
come  dicono  ifeguenti  verfi  della  Scuola  Sa- 
lernitana^». 
Refìat  adhuc  triffis  choUra  fnbjlantia  nigrs. 
Qu*  redditprauos  ,f>er  tri ilei paura  loquentes 
Hi  vigtlantfludij s:nec  mtns  efl  dedita  fortino, 
Seruant propofitù [ibi  nil  rtputa>>tfare  tutum  . 
l<iuidns,ér>  triflts  cuptdus  dext  teque  ttnaets 
Non  expets  fraudi*, timidus  iuteiaut  colorii. 


CONCORDIA     MARITALE 
Di  Pier  Leone  Cafella. 


che  la  detta  catena  habbia  per  pendente  vn  aio 
di  porpora  ,  &  che  vna  fola     re,ilquale  venghi  foftentato  da  vna  mano  per 


*\  7  N'huomo  a  man  dritta  di  vna  donna 
catena  d'oro  incatenili  collo  ad  ambidue ,  & 


vno  di  detti  huorho,è  donm 


H 


La 


1 14        Della  nouifsima  Iconologia 

La  collananella  guifa  che  dicemo ,  dimo-  leggi,  le  quali  vogliono,  che  Ìlmanto,&:li_i» 

ftra,cheil  Matrimonio  è  comporto  Hi  amore  ,  moglie  fiano  due  in  vna  carne,  che  noupji'fli» 

d'amicitià,  &  beneuolcnza  tra  l'huomo,  &  la  no  eflere  diuifi  fé  non  per  morte_> 

donna,ordinato  dalla  natura,&  dalle  diuine_^>  ?    :    » 


O       N 


R       D       I       A. 


DONNA  bella,che  mortrigrauità, nel- 
la deftrk  mano  tenghi  vna  tazza  nella 
quale  vi  farà  Vn  pomo  granato  »  nella  finiftra 
vno  fcettro,  che  in  cimahabbia  fiori,  &  frutti 
di  vane  forti,in  capo  ancora  hauerà  vna  ghir- 
landa di  mele  granate,  con  le  foglie  ,  &  con  i 
frutti, infieme  con  la  ghirlanda,per  acconcia- 
tura vi  farà  vna  mulacchia,  &  così  nelle  Me- 
daglie Antiche  fi  vedefcolpita^s. 
Concordia-*. 

DOnna, che  nella  delira  mano  tiene  vn,po 
mo  graziato  ,  &  nella  finiitra  vn  mazzo 
di  rriortelìa,e-fi -fabrica  in  tal maniera,fccou- 
doil  detto  di  Pierio  Valeriano,conl'autto.rità 
di  Democrito,  dicendo  ,  che  la  mortella,  &  i 
pomi  granati  s'amano  tanto,che  fé  bene  le  ra- 
dici duiette  piante  fona  polle  alquanto  lonta- 


ne I'vna  dall'altra, fi  auuicinano  nondimeno, 
&  s'intrecciano  infieme_--«' 

CONCORDIA. 

VN  A  donna  in  piedi, che  tiene  -due  ipighc 
di  grano  in  vna  mano,&  con  l'altra  vna 
tazza  piena  d'vccelletti  viui,ouero  de  cuori . 

La  tazza  piena  d'vccelIetti,ouefo  de  cuori  , 
lignifica  conformità'di  più  perfonfper  le  qua 
li  né  fegue  l'abbondanza, lignificata  per  le  fpi 
ghe  di  grano . 

CONCORDIA. 

DONNA,  che  tiene  in  mancy vn  jfefcio  di 
verghe  firettamente  legato  t . 
La  Concordia  è  vna  vnione  di  volere,  &  no 
volere  di  molti, che  viuono,&. con  uerfano  in- 
fieme-Però  fi  rapprefenta  con  vn  fafeio  di  ver 
ghe,delle  quali  ciafcuna  per  fé  fteila  è  debile» 

ma 


Parte  Prima. 


ii 


mi  tutte'mfieme  fono  forti, &dure,onde  difTe 
Salamoile.  Tunicata s  triplex ^difficile  rumpitur. 
Et  mediante  1'vn^yjgji.^abiiifcé,  maggior  for 
za  nell'operatioiude  gli  huòmini  ,  come  di- 
moflra  Sakiftio  it»  bello  iugurtino.  Concordia, 
parità  ref  crefcunixdifcordia  maxima  dilxbun- 
tur.  Alla  quale  fetenza,  riferì fee  Seneca  Filo- 
fofo  nell'epiftola*>4.che  M.  Agrippa  confefla- 
ua  d  eflere  molto^pbbligato,  e  che  per  lei  s'era 
fatto  ottimo  fratello,&  amico,di  che  veggafi 
pai  diffufamenteErancefco  Petrarca  nell'ope 
re  Latine lib.j-tr^tt.i.Cap.it. 

CONCORDIA  MILITARE, 

Tacila  Medaglia  di  Neruaui. 
pvONNA  cHfctenghicon  la  delira,  mano 
JL/  vn  rollro  di  naue.fopra  del  quale  vi  è  v- 
n'infegna'militajfe,  &  in  mezo  d'ella,  cioè  io 
niezo  all'haita  vilbno  due  mani  giunte,  come 
quando  fi  da  la  fèlle, con  lettere, che  dicono. 
CONCORDIA ^ÉXERCITVM  .     : 

Le  due  mani  nella  guifa,  che  dicemmo  di- 
moflrancf  la  Concordia,  l'infegna,  &  il  rollro 
gl'Eflèrcifi  • 

\Concordia  . 

DOnna' coronata  d'Oliuo  ,  che  tenga  con 
la  man  delira  vn  fa fcio  di  frezzc,lega- 
to  con  vna  benda,  bianca,  da  vn  capo  d'ella,  Se 
con  vna  rolla  dall'altramella  mano  fnuflra_? 
tenga  vn  Cornucopia-^. 

5i  corona  d'01iuo,per  fegnodipace,elFetto 
della  Concordila. 

Il  falcio  di  frezze  legato  al  modo  detto ,  li- 
gnifica la  moltitudine  de  gl'animi  vniti  infie- 
me  col  vincolo  della  Carità, &  della  (inceri!  à, 
che  difficilmente  lì  pollano  fpezzarefommini 
Arandoli  frafeflefle  il  vigore,&la  gagliardez 
za,ondepoi  è  la  concordia  produttrice  di  frut- 
ti piaceuoli  ,  come  dall'altra  banda  la  difeor- 
dia  non  sa  fé  non  produrre  fpine  ,  &  triboli  di 
maldicenza ,  &  liti ,  che  flurbanola  compa- 
gnia, &  l'amoreuole  confortio  de  gl'huomini 
nel  viuere  politico,  &  ragioneuole_>. 

Concordia  nella  Medaglia  di  Pupieno  . 

DOnna  fedente,  che  nella  delira  ha  vna_*s 
Patena,  &  nella  fìniflra  due  corni  di  do- 
Uitia  con  lettere:  CONCORDIA  AVGG-& 
S  C.  Vedino  Seballiano  Erizzo  . 

La  Patena  lignifica  efl'er  cofa  Santa  la  Con- 
cordia, allaquale  li  debbe  rendere  honorc  ,  e 
facrifitio. 

Li  due  corni  di  douitia,moftranoj  mediante 
la  concordia  duplicata  abondanza— s. 


Concordia  Militarej. 

DOnna  armata, con  le  mani  tenga  vn  gran 
viluppo  di  ferpi, perche  è  preparata  per 
difendere  fé  ileffa  conl'armi,&  per  nuocer^-» 
altrui  col  velenojche  fomminiflra  Pira_». 
Concordia  di  pace_j. 

DOnna, che  tiene  due  corna  d'abbondanza 
ritorte  infieme  ,  che  fono  l'vnione  de* 
penlìeri,  e  delle  volontà  di  diuerfe  perfone,  Se 
con  l'altra  mano  vn  vafo  di  fuoco, perche  ia_» 
Concordia  nafee  dall'amore  fcambieuole,  il 
qualc-s'aifomiglia  al  fuoco  materiale, pei  elle. 
re  effetto  di  calore  interiore  dell'anima-*. 

Concordia  de  gì' Antichi. 

DOnna,che  nella  delira  mano  tiene  alcuni 
pómi  granati,  &  nella  finiilra  vn  cornu 
copia,  con  vna  cornacchia  .  laquale  fi  vede  in 
molte  Medaglie  di  Fauillha  Augnila  fcolpita 
co'I  motto:  CONCORDIA,  per  l'eterna  fe- 
deltà ,  ch'vfa  quello  animale  con  la  fua  com« 
pagnia,però  dille  l'Alciato  . 
Cornicum  mira  interfe  concordia  zittA, 
Mutuafìatq}illis  i:  temerà  tu  fid:s  . 
Ipomi  granati  preliba  gl'Antichi  lignifica 
uano  Concordia, perche  tali  deuono  eflere  gl'- 
animi concordi ,  &  in  tal  vnione  tra  fé  He  Ili  , 
come  fono  le  granella  di  quelli  pomi,  dalla_* 
quale  vnione,nafce  poi  l'abbondanza,che  è  il 
neruo  di  viuere  politico,&  Concorde^. 

Concordia  infuperabileu. 

PER  la  Concordia  inoperabile  li  rapprefen 
ta  Gerione  huomo  armato,  con  tre  vili  » 
col  capo  cinto  d'vna  corona  d'oro.fei  braccia, 
&  altre  tante  gambe  ,  che  tenga  in  vna  mano 
delira  vna  lancia,  con  l'altra  vna  fpada  nuda  , 
&  nella  terza  vno  feettro.  Et  l'altre  tre  ma- 
ni della  parte  lìniftra  ,  fi  pofano  foprad'vno 
feudo . 

Dicefi,che  Gerione  fu  Rè  di  Spagna,ilqua 
le  perche  haueua  tre  Regni  fu  detto  tricorpo- 
re,cioè,che  haueua  tre  corpi;  fu  ammazzato 
da  Hercole ,  altri  dicano  eflere  flati  tre  fratel- 
li,così  concordi,  che  erano  giudicati  vnfolo. 

CONFERMATIONE. 

Come  dipinta  nel  Palazzo  di  N.  S.  a  Monte 
catta  Ilo . 

DONNA  con  due  chiaui  nella  deflra  ma- 
no^ tien  con  la  fìniflra  vna  piramide, 
nella  quale  è  fermo:  Super  hanc  petram  . 

M       i  CON- 


1 1 6        Della  nouifsima  Iconologia 

CONFERMATIONE   DELL'  A  M  ICITI  A. 


VNA  giouane,che  fia  coronata d'vna  ghir 
lancfa  di  varij  fiori ,  farà  velHta  d'habi- 
to  vago,&  di  color  verde,terrà  con  la  deftri-^ 
mano  vna  Tazza  di  criftallo  piena  di  rubicon 
do  vino,  la  quale  porgerà  con  fembiante  alle- 
gro^ in  atto  gratiofo ,&c  bello  . 

Si  dipinge  giouane,con  la  ghirlanda  di  fio- 
ri ,  &  con  l'habito  di  color  verde  per  fegno  di 
allegrezza,che  cosìconuiene  che  fieno, &  mo 
ftrino  quelli,  i  quali  fi  vnifcano,&  conferma- 
no nelI'amicitia.Si  rapprefenta,che  porghi  la 
Tazza  piena  di  vino  perciòche  le  Tazze,  ò  ca- 
iici,che  fcambleuolmente  fi  porgono  ne  i  con- 
tini ,  &  in  quelli  inuiti  che  fi  fanno  al  bere  ,  è 
coftumecosi  denoftri  tempi, com'anco  è  vfan 
za  antica ,  nel  qual  atto  ii  vengono  ad  vnire_> 
glifpiriti  de  gli  amici  ,  &  a  confermarli  lea- 
micitie  ,  &  per  fegno  di  ciò  Achille  nella  no- 
na Iliade  d'Komero  ordina  a  Patroclo  intimo 
fuo  amico,che  pigli  il  più  gran  bicchiere,che 
habbia,  &  che  dia  bere  ad  Vlifle,&  ad'altri  . 
Gre«,dd  vino  più  gagliardo  non  per  altrove 


non  per  dar  ad  intendere,  che  elfo  li  teneuapei 
carifllmi  amici . 

Vlteriut  duxit  ttobilis  Achillei 
Sedereque  fecit  in/edilibui  ,  tapttibutque  pur*. 

pureis . 
Statim  aittem  Fatroclum  ,  allocutm  efl  prcpe^ 

exifìentem 
Maiorem  iam  craterem  Menati}  fili  fìatnito 
Meraciufque  fundito;  poculnr»  ante?»  para  v- 

nict*ique~> 
Hi  enim  tariffimi  viri  mea  funt  in  dot»» 

Più  abafibpoi  Aiace  accenna  ad  Vli(Te,che 
faccia  vn  brindifi  ad  Achille  &  Vlii'e  gli  lo  fa 
in  tal  modo  . 
lnnuit  Aiax  Phoenici  :  intellcxit  autem  nebi- 

Hi  Vlyflei 
Impleniq;  vino  poculum,  propinateti  Achilli 
Salue  Achillei  , 
&  quello,che  feguita  de  quali  brindifi,  n'e*  pie 
no  Homeio,a  pailo,a  paflo,fegno  d'vnione,§c 
Confeyuatione  d'armeicia. 

CON* 


Parte  Prima.  n? 

CONFESSIONE     SACRAMENTALE. 

£1 


DONNA  nuda;màche  con  bella  gratia— s 
fia  circondata  da  vn  candido,  &  fotiiif- 
fimo  velo, il  quale  con  bei  giri  copri  le  parti  fe- 
crete  ;  Hauerà  a  gli  homeri  l'ali ,  Terrà  IfcA» 
bocca  aperta  inoltrando  di  manifestare  i  Tuoi 
peccati,  Starà  inginocchione  (opra  d'vna  baie 
d'vna  colonna,in  luogo  remoto, &  feg-reto,col 
capofeoperto  daqual  li  voglia  ornamento  , 
Haurà  cinta  la  fronte  da  vna  benda  di  color 
rodo  ,^che  verfi  gl'occhi  copia  di  lagrime  ,  &; 
che  con  il  pugno  della  deftra  mano  fi  perdio 
ta  il  petto,&  il  braccio  liniltro  ftefo,&  fopr.u^s 
detta  bafe  vi  ria  vna  Colomba  bianca, &  per  rer 
ra  da  vna  parte  vi  Zìa  vn  Cane  ,  &  da  l'altra  v- 
n'Agnello  . 

SanTomafo  nel  4.  delle  fent.dift.17-q-  3- 
art.4. mette  iÉ.conditioni,  chedeue  liane?  e  la 
buona,  &  perfetta  Confeflione  li  quali  l'i  con- 
tengono qui  fotto  feri tt^j. 

Sitftmpìex.humili}  Confe(po,pur*fidelii . 


Atqifrequenstnudajdifcretajibens^crecuda; 

Integra, fecreta,  lacrymubilis,  accelerata-^, 
Tortisi  accufans,&fet  par ereparata  .    . 

Onde  perdichiaratione  di  dette  parti ,  dico- 
cheli  dipinge  nuda perciòche  la  Confeflione 
ha  da  eltere  nuda,&  non  veftitadi  colori,ne_> 
di  quello  che  cuoprono,&  ofeurano  la  grauez- 
za  de  i  peccati,&  perciò  deue  efleie  chiara, &c 
manifeita,&  che  il  penitente  in  tal  modo  dica 
tutti  i  fuoi peccati,  &  ch'egli  creda,ehe  il  Sa- 
cerdote l'intenda  con  le  cncoitanze  necclìi- 
rie  del  luogo  del  tempo,delle  qualità,  dele_j 
perfbne,&  limili. 

L'elìlre  circondata  con  bella  gratia  dal  can 
dido,&  fouliilimo  velo, denota  che  queft'atto 
di  penitenza  ha  da  eflere  puro ,  &  lincerò  ,  & 
con  retta  intentione  diriconciliarfi  con  il  Si- 
gnor Dio  per  riceuere  la  gratia, &  la  remillio- 
ne  de  1  peccati, li  di  colpa,  come  di  pena  . 

Si  fa  alata  per  lignificai  e  che  nonfolola_» 
Confellione  ha  da  èlitre  accellerata,  ma  anco 
H     j  denota 


1 1 8         Della  nouifsima  Iconologia 


denota    che  ella  follcua  altrui  alla  gloria 
eterna^» . 

Tiene  la  bocca  aperta  con  dimoftratione  di 
mamfeftare  gl'errori  comefll ,  e  (l'end  o  che  il 
p  ccatore  confed"andofi,conuiene  che  da  inte 
grò ,  cioè  che  dica  tutti  i'fuoi  peccati  a  vno  i- 
Aedo  Confeflòre,&  per  non  edere  tenuto  cat- 
tino ne  dica  vna  parte  ad'vno ,  &  l'altra  ,  a  l'- 
altro . 

Si  dipinge  che  dia  fopra  d'vna  bafe,  per  fe- 
gno di  coftanza,  &  di  fortezza,  ch'èil  vincer 
(e  flcdò,&  rendere  i  proprij  appetiti  vbedienti 
alla  ragione ,  la  quale  fa  che  il  peccatore  dica 
quello  che  il  diauolo  vorrebbe  che  egli  per 
vergogna  lafciad'e  di  dirlo . 

Tortimelo  esl  firmitas  animi  in  futtinendis 
<£>  repellendis  his,  ih  quibus  maxime  tji  difficile 
firmitatem  habere  prof  ter  bsnum  virtutis,  dice 
5.Thonvi.2.q.i3.art.i. 

Si  rapprefenta  in  luogo  remoto  ,  &  fecreto 
per  moftrare  che  la  ConfeiTione  s'hà  da  fare, 
con  dire  i  fuoi  peccati  fecretamente  ,  &  non 
in  publico  ,  &  che  il  Confe flore  non  riueli  ad 
altrui  quello  che  sa  per  via  di  Confeflìone^, 
raà  tengh;  tutto  fecreto  . 

L'hauere  cinta  la  fronte  da  la  benda  roda, 
lignifica  che  il  peccatore  d  conofcecolpeuole 
&  chela  cofeienza  lo  rimorde, &  però  fi  arrof- 
(ìfce,&  vergogna  d'hauere  comedi  molti  pec- 
cati » 

Fudor  efì  timor  iu/ÌAvituperatiovis  fiui  affé 
3us  efì honeftijf.musyàìcz  Arifh 

Il  verfare  dagl'occhi  copia  di  lagrime  de- 
notarne la  Confeflionc  bà  da  edere  lagrimo- 
ià  con  dolore  ,  &  difpiacer  grande  d'haucr  of- 
fefo  Iddio  che  perciò  moftra  di  percuotere  il 
petto  con  la  deftra  mano ,  &  renderd  in  colpa 
de  i peccati  comedi  .. 

Lacrym&pcenitenti&funtindiccStAicz  Quin- 
to Curtio  hb.  3.&  Cadìa.fuper  Pfal. 
Fletus  ci  bus  eji l  animai ii,Corrobor atio  fenfnmy 
Abfoluùo  peccatorttm,  &  Lucrum  culpaium ., 

Lo  dare  inginocchioni,&  il  tenere  il  Anidro 
braccio  de(ò, e  per  dinotare  l'atto  volontario, 
$c  d'eder  pronto  a  far  Yolontieri  la  penitenza 
di  quanto  fi  afpetta  al'obligo  che  deue_j. 
(  La  Colomba  bianca  denota  la  fua  ftmpli- 
<?ità,ed'endo  che  la  facra  Scrittura  dice,  TLslote 
fymplicii  Jicut  columbi.^  particulai mente  nel 
i'arto  della  Confedione,  nel  quale  conuiene_> 
d^efler  (iniplice,  &  non  mefcolare  altri  ragio- 
namenti impertinenti  a  queflo  Santiflìmo  5a- 
>  Uni  ente . 

Simplicitas  ejl  manditi  a  cor  disfi-,  reiJitudo  Jì~ 


ne  fiction  e . 

Per  terra  da  vna  parte  vi  fi  mette  il  Cane_> 
per  fegno  di  fedeltà  (  del  quale  ne  è  fimbolo 
queflo  animale  come  riabbiamo  detto  in  altri 
luoghi  )  perciòche  chi  d  Confeda  Sacramen- 
talmente colimene  edere  fedele  in  narrare  tut 
ti  i  fuoi  peccati  con  le  lor ''circodanze,  non  ta- 
cendo quello  che  ha  fatto*&  non  dicedo  quel 
lo  che  non  ha  fatto. 

Da  l'altra  parte  vi  d  dipinge  l'Agnello  per 
edere  quedo  animale  il  flgnificatode  l'humil 
tà,&  manfuetudine,  non  fclamente  nelle  pro-I 
fané  lettele  Egittiejmà  ancora  nelle  Sacre  de 
la  Religione  Chriftiana,  Anco  gl'Auguri  gen- 
tili adoperauar.o  l'Agnello!  ne  loro  faenfìrij 
folo  per  la  piaceuolezza  dal  puro  ,  humile  ,  Se 
manfueto  animo,del  che  deue  edere  il  peniten 
teinginocchioni  conia  tejfla  nuda  da  qual  d 
voglia  ornamento,  auanti  al  Sacerdote  per  fe- 
gno d'humiltà,  riuerenza,  &:  fommiflìone_j. 

Vera  humilitaf  eft,  au&fe  ad  Culpa,  emenda* 
tionem  ojfert,  dice  S.  Ber. in  i.Reg. 


CONFIDENZA. 

DONNA  con  i  capelli  fparfi,con  ambe- 
due le  mani  fodenti  vna  nane_>. 

La  Confidenza  porta  fecola  cognitione  del 
l'imminente  pericolo,  &  la  falda  credenza  di 
douerne  fcampare  libero  ,  &  fenza  quede  due 
qualità  variarebbe  nome,&  cangiarebbe  fede 
re  fuo  •  Però  d  dipinge  con  la  naue,che  è  fe- 
gno di  confidenza,  con  la  naue  i  nauiganti  ar- 
difcono  di  pratticare  l'onde  del  mare,le  quali 
folo  con  la  facilità  del  perpetuo  moto, par  che 
minaccino  rouina,  morte  ,  &  ederminioall'- 
huomo,che  quando  palla  la  terra,  efee  fuora 
de  (uoi  confini .  A  quedo  propofìto  dille  He- 
ratio  nella  3. Ode  del  primo  libro... 

UH  rebur,  &&s  triplex 

Circa  petlus  erat ,  quifrngilem  truci 

Ccmmifit  pelago  ratem  , 

trimus ,  &  poi. 

Qutm  mortis  timuit  gradum  ì 
Con  quel ,  che  fcgue_j. 

CONFUSIONE. 

DONNA  giouane  confufamente  vedita 
di  diuerfl  colori ,  chehauendoi  capelli 
mal  comportinoli  la  dedra  mano  fopra  quat- 
tro elementi  confufamente  vniti,  &  la  Anidra 
fopra  ja  Torre  di  Babel  co'l  motto  che  dica_^. 
BABI- 


Parte  Prima. 

C      O      N      F      I      D      E      N 


II? 


BABILONIA  VNDIQVE.  ^ 

Giouanc  fi  dipinge,  come  età  più  atta  alla 
confufione,  non  hauendo  efperienza,  fenza  la 
quale  non  può  terminare  ,  efTendo  trafportata 
da  diuerfi  appetiti,  quali  nell'opere  rendono 
Confufione__>. 

Li  capelli  lunghi ,  8c  corti,  è  mal  comporti 
denotano  i  molti, &  varij  penfieri,  che  confon 
dano l'intelletto  . 

Li  diuerfi  colori  del  veftimento  lignificato 
le  vane,&  difordinate  attioni  confufamentt_> 
operate  :  Et  vbì  multitudo,ibi  confufio  . 

La  Torre  di  Babel  è  porta,  come  cofa  mol- 
to conofeiuta  per  legno  di  Confufione: poiché 
nel  fabricare  d'ella  ,  Iddio,  fi  come  confufe  il 
linguaggio  de  ifabricatori,  con  fare,  checia- 
feunodi  loro  diuerfamente  parlaffe,  così  anco 
confufe  la  mente  loro,  facendo,  che  l'opra  ri- 


rnanefìe  imperfetta  percaftigo  di  quelle  fupcr 
be,&  empie  geniche  ptouoronodifare  quel- 
l'imprefa  contro  la  fua  Onnipotenza  ,  &  per 
maggior  chiarezza  per  rapprefentare  la  Con- 
fufione, vi  Ci  dipinge  ìlChaos.m  quel  modo  , 
cherapprefentaOuidio  nel  primo  libro  delle 
Metamorfofi,oue  dice_>. 
Vnus  erat  toto  natura  vultws  in  orbtu 
Qt*em  dixero  Chaos,rudts  indigcftaque  moles. 

Ed'Angiuìlara  nella  tiaduttione_^. 
Fria  chel  Cielfufe,  il  mar,  la  terra,e'lfuoc« 
Era,  il  fuoco,  la  terra,  il  Ciel,  e'I  mare  : 
Mail  mar  rendeua  il  Ciel,  la  terrari  fua  ce 
Deforme  ilfuoco.il  Ciel,  la  terrari  marej 
Che  vi  era,  e  terra,  e  Cielo  ,  e  mare,  e  fuoco 
Doue  era  e  Cielo,  e  terra,  e  fuoco,  e  mar<u, 
La  terra,  e'I  foco,  e  7  mare  era.  nel  Cielo 
Nel  mar,  nel  fuoco ,  e  nella  terra  il  Cielo . 


fi 


CON- 


i  zo        Della  npuifsima  Iconologia 

CONGIVNTIONE  DELLE    COSE   HVMANE 


le  Diuine, 


SI  dipingerà  vn'huomo  inginocchioni  eoa 
gl'QCthi  riuolcial  Cielo,è  che  humilmén 
tctenMii  con  ambe  le  mani  vna  catena  d'oro 
pendènte  tini Cielo,&  da  vna  Stella. 

None  alcun  dubbio  ,  che  con  il  teìhmomo 
di  Mac'robio,&  di  Luciano,  chela  fopradetta 
catena  non  lignifichi  vn  congiungimento  del- 
le cofe  Humane  con  leDiuine,&  vn  certo  vm 
colo  comune  con  il  quale  Iddio  quando  gli 
piace  ci  tira  afe,&  lena  le  menti  noftreal  de 
lo,doue  noi  con  le  proprie  forze,&  tutto  il  po- 
ter noftro  non  potemo  falire;  di  modo  colui , 
che  vuole  lignificare,  chela  mente  fuafìgo- 
werna  co'l  voler  diuino, attamente  cortili  poni 
dipingere  detta  catena  pendente  dal  Cielo,  8c 
da  vna  .Stella  ,  impercìòche  quella  è  qtìeil..^» 
forza  d'vna  Diuinainfpiratione,&  diquelfuo 
co  de!  quale  Platone  ha  voluto  ch'ogni  huo- 
010  fia  partecipe  a  fin  che  drizzi  la  mente  al 


Cteatore,&ergaal  Cielo, p<?ròconuiene  ckt&j 
ci  confilmiamo  con  la  volontà  del  Sig;Lho  in 
tutte  le  Cofe,è  pregare  Tua  Diuina  Maeftà,che 
ne  faccia  degni  della  fu  a  fantiilima  gjratrirauA 


C  O  N  S  E  R  V  A  T  I  O  N  E. 
Di  Pier  Leone  Cafetla  . 

DONNA  veftita  d'oro, con  vna  ghirlan- 
da d'Olmo  in  capo  nella  mano  delirai 
terrà  vn  falcio  di  miglio  ,  &  nella  finiftra  vn 
cérchio  d'oro . 

L'oro,&  l'olino  lignificano  Conferuatione, 
quello,  perche  conferita  li  corpi  dalla  cortut- 
tione ,  &  quello,  perche  difficilmente  fi  cor» 
rompe_». 

Il  miglio  parimente  conferua  le  Città. 

Il  cerchio 


Parte  Prima.  ili 

CONSERVATIONE 


Il  cerchio,come  quello,che  nelle  figure  no 
ha  principio,  ne  fine,  può  lignificare  la  dura- 
tone delle  cdfe,che  per  mezo  d'vna  circolare 
~trafmutatione>ficonferuano. 

CONS  IDERATIONE. 

DONNA  che  nella  fmiftra  mano  tiene_> 
vn  regolo,  nella  delira  vn  compallò  ,  & 
ha  a  canto  vna  grue  volante  con  vn  fallo  in  vn 
piede_». 

Sarà  detta  figura  veftita  di  color  perio  . 

Tiene  ilregolo  in  mano,  &-il  compatto  per 
«limoftrare,che  fi  come  fono  quelli  inftromen 
ti  mezani  per  confeguiie  con  l'opera  quelLi_*» 
drirtura,che  l'intelletto  dell'artefice  fi  forma, 
così  li  buoni  elfempi  j,&  i  fauij  ammaeftramé- 
ti  guidano  altrui  per  dritta  via  del  vero  fine^, 
al  quale  generalmente  tutti  afpirano,  &  pochi 
arriuano,perche  molti  per  torte  vie  quali  cie- 
chi,fi  lafcianodal  cieco  fenfo  alla  loro  mala_> 
venuta  trafportare.j'. 

La  grue  fi  può  adoprarein  quello  propofi- 


to  lecitamente,&  per  non  portare  altre  autto- 
rità,  che  portino  infaft  idi  re,  baiti  quella  dell*- 
Alciato ,  che  dice  in  lingua  noftra  così . 
Pitagora  infegno  che  l'huom  douejje 
Confiderar  con  ogni  fomma  cureut 
L'opera,  ch'egli  fatta  il  giorno  hauejfe 
S'ella  ecce dvtta  il  dritto,  e  la  mifnrcL->.. 
E  quella,  che  da  far  pretermetejfe  . 
Ciò  fa  la  grue  ,  che'lvolofuo  mifura 
Onde  ne  piedi  fuol  portare  vnfaffo 
Per  non  ceffar  agir  troppo  alto,  ò baffo. 

CONSIGLIO. 

Del  Sig.  Gio:Zaratino  Caftellini  . 

HVOMO  vecchio  veftitod'habito  lungo 
di  color  rollò,  hauràvna  collana  d'oro 
alla  quale  fia  per  pendente  vn  cuore,uella  de- 
lira mano  tenga  vn  libro  chiufo  con  vna  emet- 
ta fopra,nella  finiftra  mano  tre  tefte  attaccate 
ad  vn  collo, vna  tefta  farà  di  cane, che  guarde- 
rà Yerfo  la  parte  diritta'. ,  Yerfo  la  pai  te  finiftra 

yna 


1 2,2,        Della  nouifsima  Iconologia 


vna  tefta  di  Iupo,in  mezzo  vna  tefta di  Lione: 
fotto  il  piede  deftro  tenga  vna  tefta  d'orfo ,  & 
vii  Delfino. 

Il  buon  Configlio  pare  fia  quella  rettitudi- 
iie,che  fecondo  l'vtilità  nfguarda  ad  vn  certo 
line, del  quale  la  prudenza  n'è  vera  efiftimatri 
ce  fecondo  Ariftotele  nell'Ethica.lib.6-.cap.j. 
Bona  con fui tat io  recìitudo  ea  effe  videtur ,  qui 
fecttndum  vtilitntem  ad  quendam  finem  fpe- 
Zìat,  cuiusprudentia  vera  exifiimatrix  efl .  Il 
Configlio  per  quanto  il  mede/imo  Pilofofoaf- 
ferifce  non  è  fcienza,perche  non  fi  cerca  quel, 
lo  che  fi  sa,  non  è  congiettura, perche  la  con- 
giettura  fi  fa  con  preftezza  e  fenza  difcorfo  , 
ma  il  Con  aglio  fifa  con  lunghezza  di  tempo 
maturato  dalla  ragione.  Non  è  opinione  per- 
che quello  che  fi  ha  per  opinione  fi  ha  per  de- 
terminato fenza  Configlio, vediamo  dunque* 
più  diftintamente  che  cofa  fio^. 

Il  Configlio  è  vn  difcorfo,&  deliberatone, 
che  h  fa  intorno  alle  cofe  incerte,&  dubbiofe , 
che  fono  da  farfi,il  quale  con  ragione,eIegge  , 
&  rifolue  ciò  che  fi  repura  più  efpediente  ,  Se 
che  fia  per  partorire  il  più  virtuofo  ,  il  più  v- 
tile  ,  &.  il  migliore  effetto .  In  quanto  al  pu- 
blico,circa  cinque  cofe  fpetialmente  fi  fa  Con 
figlio  delli  cìatij,  Se  entrate  publiche,  della_^> 
guerra, &  della  pace, della  guardia  della  pro- 
uincia,  &  della  grafeia,  Se  vettouaglia,  che  fi 
.ha  daportar  dentro,  &  mandar  fuori, delle  leg 
gi,&  ftaniti,  '&  ciò  fecondo  l'inftruttioned'A- 
nftotele  nel  primo  de  la  Retorica.  Sunt  autem 
quinque  fere  numero  maxima  ,  ac precipua  eo- 
rtim,  qua  in  confilijs  agttari folent ,Agitur  enim 
de  veéÌigalibus,0>  redditibm publicis ,De  bello, 
&  pace,  De  cui! odia  regionis,  Deijs  qu&impor- 
tantur,&  exporta» tur ,&  De  legù  conftitatione. 

Lo  figuriamo  vecchio  perche  l'huomo  vec- 
chio dimoftra  Configlio  come  dice  S.Ambro- 
iìo  in  Hexameron  .  Senecìus  efl  in  conftlijs  vti- 
lior,  perche  l'età  matura  è  quella  che  partori- 
ice  la  perfettione  del  fapere,  &  dell'intendere 
per  l'efpenenza  delle  cofe  che  ha  vedute, & 
pratticate,non  potendo  nella  giouentù  eifere» 
per  lo  poco  tempo  maturità  di  giuditio,  &  pe- 
rò i  giouani  fi  deuono  rimettere  al  Configlio 
de  vecchi.  Il  Configliero  di  Agamenonne_> 
Imperadore  de'  Greci  viene  da  Homero  in  per 
fona  di  Neftore  figurato  vecchio  di  tre  età  nel 
la  i  IliadejOueloiteiTo  Neftore  eflòrta  i  Gre- 
ci giouani  fpecialmente  Agamennone  &  A- 
clnlle  tra  loro  adirati,  adobbedireal  luo  con 
figlio, come  vecchio . 
Sed  uh  di  te  me  ambo  autem  iunior  et  efiis  me  , 


lam  enim  aliqu*ndo,&  cum  fortioribus  quatti 

vos 
Viris  confuttudinem  habui,  &  nunquam  me 

ipfiparui  penderunt , 
Neque  tales  vidi  viros  ,  nee  zidebo 

Più  a  ballò 
Et  tamen  mea  confilia  audiebant.obediebant' 

que  recolo  ■ 
Quare  obedite,  &  vos:  quia  obedire  melius  . 
Et  nella  quarta  Iliade  fi  ofFerifce  di  giouarc 
ai  Caualieri  Greci  col  Gonfiglio,  non  poten- 
do con  le  forze  ,  eflendo  le  proprie  forze  de» 
Giouanijfopra  le  quali  elfi  molto  fi  confidano. 
Atride  valdequidem  ego  vellem,  &  ipfe 
Sic  effe  ,  vt  quando  diuum  Creutbalionem  in- 
terferi , 
Sed  nonfimul  omnia  Dij dederunt  hominibus. 
Si  fune  iuuentsfui ,  nunc  rurfus  me  fentftus 

premit  : 
Ver  un  tamen  fic  etiam  equi  ti  bus  Inter  ero  ,  & 

hortabor 
CO  NSl  I/O,  (5*  ver  bis,  hoc  enim  munus  esl 

S  ENVM 
Hattas  autem  tractabiint  iuuenes,  qui  me 
Minor es  nati  funt  ,  conftduntque  virtbus . 
Quindi  è  che  Plutarco  afferma1,  che  quella 
Città  è  ficuramente  faina  che  tiene  il  Confi- 
glio de  vecchi, &  l'arme  de  giouani;perciòche 
l'età  giouenile  è  proportionata  ad  obbedirei, 
&  l'età  fenile  al  comandare,  lodali  oltra  modo 
quello  di  Homero  nella  i  Iliade  nella  quale» 
Agamennone  Imperadore  fa  radunare  vn  Con 
figlio  della  Natie  di  Neftore  d'huomini  pri- 
mieramente vecchi . 
His  vero  prdconibus  elamofes  iuffìt 
Conuocare  ad  Conciltum  comantes  Achiuos  ; 
Hi  quidem  conuocarunt ,  Hit  frequentes  affiti» 

runt  celeriter , 
Couctltum  autem  primum  valde  potentium 

conflttuit  fenum 
Nefìoream  ipud  nauem  Pylij  Regis 
Qupshic  cum  coegtffetprudentemfìruebat  con 
fultationem . 
Gli  Spartani  dauano  ai  loro  Rè  vn  ntagi- 
ftrato  de  vecchi  nobili ,  i  quali  fono  flati  chia- 
mati da  Licurgo  Gerontes ,  cioè  vecchi  vene- 
randi, &  il  Senato  de  Romani  fu  detto  Senato 
per  li  vecchi, che  vi  configliauano.Ouidio  nel 
j.de  Faft. 
As  fenibtts  nomen  mite fenatus  hab^t . 
Con  molta  prudenza  Agamennone  Impera 
dorè  apprello  Homero  nell'Iliade  i.fà  grande 
ftima  del  Configliodi  Neftore,&:  deriderà  ha- 
uer  dieci  Configlieli  pari  fuoi,  &  lo  chiamai 
vecchio 


Parte  Prima .  123 


vecchio,  che  di  Configlio  fupera  tutti  gli  altri 

Greci . 

Hunc  vicifpm  allocutui  eft  Rex  Agamennon 

Certe  iterum  confiliofiuperts  omnes  filios  Achi 
uorum , 

Vtinam  enim  lupiterq-y  Pater,&  Mineru*,  & 
Apollo 

Tales  decem  mihi  confiultores  ejjent  Achiuotu. 
L'habito  lungo  conuienfial  Configlio,poi- 
che  tanto  ne  gli  Antichi  tempi,quanto  ne'  mo- 
derni ogni  Senato  per  maggior  breuità  s'è  ad- 
dornato  con  la  toga,&  vefte  lunga. Gli  fi  da  il 
color  ;ollo,sì  perche  la  porpora  è  degna  de_> 
Senatori, &  i  Senatori  fon  degni  di  porpora—.?, 
si  perche  quefto  colore  lignifica  carità,per  la 
quale  fi  deue  con  ardente  zelo  muouere  il  fag- 
gio a  configliare  idubbiofijilche  è  vna  delle_j 
fette  operedella  Mifericordia  Spirituali  .  Gli 
fi  mette  al  collo  il  cuore  perciòche,come  nar- 
ra Pi  erio  nel  lib.34.de  ifuoi  Geroglifici,  gli 
Egitti  j  metteuano  per  iimbolo  del  Configlio 
il  cuore,  eflendocheil  vero  ,  e  perfetto  Confi'- 
glio  viene  dal  cuore  ,  che  puro  e  fincero  efler 
deue  in  dare  buon  Configlio  ,  come  cofa  facra 
Hpov  ti  o-v/a/ìhAìÌ  dice  Snida  nella  fu  a  Hifto- 
ria,cioè  Res  Sacra  confilium  ,deiiuafida.  greco 
quefto  verfetto.  Res  e fi  profeBo  fiacre  conful ta- 
tto .  Cofa  anco  facra  è  ftato  detto  il  Gonfulto- 
re,che  religiofamente  configlia,  lo  referifce_* 
Zenodoto  da  Epicharmo,&  Platone  per  auto- 
rità di  Demodoce  chiamò  il  Confultore  cofa 
facra;  A  fimilitudine  de  gli  Egitti  j  ;  vfarono  i 
Romani  far  portare  a  putti  nobili  vna  bolla_s 
d'oro  al  coilo  pendente  fopra  il  petto  in  forma 
di  core.  Pueris  attrtbutum ,vt  cordis  figurarti  in 
bulla  ante peftut  anneclerent .  dice  Microbio 
nel  primo  de  Saturnali  cap.  vj.  non  tanto  per- 
che penfaflero  d'eifere  huomini,  fé  haueuano 
core,  come  vuole  detto  Autore,  quanto  per  fi- 
gmficare  che  quella  età  era  da  reggerli  col 
Configlio  altrui, come  piace  a  Serto  Pompeo  , 
perche  la  Bolla  è  detta  dalla  voce  Greca. BbA») 
che  appreilb  noi  Configlio  fignifica,oueroper 
che  la  Bolla  tocca  quella  parte  del  corpo, cioè 
il  petto  nel  quak  fta  iL  naturai  configlio .  Vel 
cjuiapartem  corporis  bulla  contingati  id  efì  pc 
clutyin  quo  naturale  manet  confilium.  dice  Se- 
do Pompeo: non  fia  merauigliafe  Horatio  ri- 
putafle  Tibullo  corpo  con  petto.  Non  tu  cor- 
pus eroi  fine  pectore,  cioè  ch'egli  era  huomo  di 
fapienza  e  Configlio  che  nel  petto  rifiede:  fo- 
lcitali di  più  detta  bolla  d'oro  conceduta  a  pur 
ti  nobili, efler  portata  aitanti  il  petto  da  Trion- 
fanti nclli  Trionfi, come  aflerifee  Macrobio  >. 


fenza  dubio  per  dimoftrare  ch'elfi  trionfauano 
mediante  la  fu  a  virtù,  fapienza,  prudenza,  e 
Configlio .  Il  libro  nella  man  dcftra  lignifica, 
che  il  Configlio  nafee  dallo  ftudio  di  fapienza, 
&  per  più  efficace  fimbolo  della  fapienza  vi  il 
aggiunge  fopra  la  Ciuetta  augello  dedicato  a 
Minerua  tenuta  da  Gentili  Dea  della  Sapien- 
za ,  &  del  Configlio  .  Quefto  animale  è  not- 
turno ,  va  in  volta  la  notte  a  procacciarli  il  ci- 
bo,&  vede  di  notte,  come  fcriuono  i  naturali , 
fpetialmente  Bartolomeo  Anglico  lib.io.cap. 
z-j.Dicitur  no  Bua  quafi  de  notte  acute  tuens,de 
nocle  autem  videt ,  la  cui  figura  ci  rapprefenta 
lo  ftudio, &  penfiero  notturno  della  mente  do- 
uendo  vn  Configgerò,  &  vn  Principe  ,  che  ha 
da  Configliare, &  prouedere  i  popoli, penfare» 
&  trauagliare  con  la  mente,meditando  la  not- 
te,quello  che  ha  da  rifoluereil  giorno,  eflfen- 
do  l'imaginatiua  dell'animo  più  perfpicace_<> 
&  in  maggior  vigore  nel  filentio  dell'ofcuri- 
tà  della  noue  ;  di  che  né  è  Geroglifico  la  Ci- 
uetta, che  difeerne  megliola  notte, che  il  gior- 
no.Onde  Homero  nella  feconda  Iliade  dille--. 

Non  oportet  per  totam  noclem  dormire  Confi- 
liarium 

Virum  ycui  Populifunt  commi jfi  t  &  tot  curi 
fiunt . 
Nonbifogna  ad  vn  ConfigIiero,ò  Prencipe 
che  ha  popoli  fotto  la  fuacuftodia,  e  negetij 
da  penfarci  fopra,dormir  tutta  la  notte,perche 
chi  configlia  deue  vedere  lume  quando  anco  a 
gli  altri  è  ofcuro,giudicare,  e  difeernere  il  be- 
ne dal  male,&  il  bianco  dal  nero  fenza  paffio- 
ne,&affetto,attefo  che  per  lo  Configlio  libero 
d'ogni  affetto  fi  vedano  ancora  le  cofe  quan- 
tunque difficili,&occulte,e  leuato  dall'animo 
il  tenebro/b  velo  delle  menzogne, fi  penetri.* 
conia vifta dell'intelletto  la  verità.  Con  l'im- 
pronto d'vna  Ciuetta  battuto  ad  honoredi  Do- 
minano Imperadore,volfe  il  Senato  Romano 
lignificare, che  il  detto  Imperadorefufle-Pren 
cipc  di  ottimo  Configlio,e  fapienza,che  tale_> 
fi  moftrò  nel  principio  del  fuo  Imperio,  fé  be- 
ne degenerò  poi  da  sì  bel  principio,&  dalla_> 
mente  del  fuo  buon  genitore  ,  &  fratello  fuoi 
anteceflbri  nell'Imperio.  In  oltre  la  Ciuetta_^> 
che  vede,  &  va  inueftigando  cofe  a  fé  necefla- 
rie  nel  tempo  della  feura  notte  pofta  fopra  il  li- 
bro chiufo,può  anco  denotare, che  il  Cófi^Iio 
inueftigato  con  ftudio  notturno  deueraflì  tene- 
re occulto,&  che  non  fi  deuano  palcfari  fecrc- 
ti,che  confultano,&  regiftrano  nelli  configli  ;, 
&  però  li  Romani  antichi  yerlb  il  Circo  maC. 
fimo  alle  radici  del  colle  Palatino  dedicoi  no  ai 

Confi», 


1 2,4         Della  nouifsima  Iconologia 


Confo  Dio  del  Configlio  vn  tempio  fotterra- 
aieo,per  lignificare,  come  diceSeruio  nell'ot- 
ta uo  dell'Eneide  fopra  quel  verfo  . 

Confejfu  caus.  magni*  Circenftbm  aélit , 
che  il  Configlio  deue  edere  coperto,&  fecreto, 
di  che  veggiafi  più  a  lungo  Lilio  GiraldiSyn- 
taomate  quinto.  Le  tre  tefte  che  nella  finiftra 
mano  tiene  di  Cane>di  Lione, &  di  Lupo  nella 
guifa  detta  di  lbpra, fono  figura  de  tre  princi- 
pali tempi  del  pa(Iato,del  prefente, &  del  funi 
ro,  come  efpone  Macrobio  nelli  Saturnali  lib. 
i.cap.io.perchela  tefta  di  Lione  pofta  in  me- 
zo,  dimoiUa  il  tempo  prefente ,  e  (Vendo  la  na- 
tura^ conditione  (uà  gagliarda  nell'atto  pie 
fente,che  è  pofte  tra  il  paflato,  &  l'auuenire, 
il  capo  di  Lupo,  denota  il  tempo  paflato,comc 
animale  di  pochiflima  memoria,  laquale  fi  ri- 
ferifee  atte  cofe  pallate.  La-teila  di  Cane  (igni- 
fica  il  tempo  auuenne,che  ci  fa  carezze,&  fe- 
lla per  la  fperanzadi  riceuere  qualche  vtile_> 
da  noi ,  laqual  fperanza  riguarda  i'empre  le_> 
cofe  auenire.  Ponemo  quelle  tre  tefte  figurai 
deili  tre  tempi  in  mano  al  Configlio  perche  il 
Configlio  è  di  tre  parti,altro  Configlio  piglia- 
li dal  tempo  pa(fato,altro  dal  futuro ,  &  altro 
dal  prefente;  auucrti mento  di  Platone  che  in 
Diogene  Laertio  cosi  dice  •  Confilmm  tripar- 
tttium  efì,aliudquippe  a  fr£tei ito \aliud a  futu. 
ro,aliud  a prtfer. ti  tempore  fummitur .  Vt  tem- 
po paflato  ci  fomirnniftra  gli  cflempi, "mentre 
ii  attende  con  la  mente  ciò  che  habbia  patito 
qual  fi  voglia  natione  ,  &  perfona,&  per  qual 
caoione:acciòchc  ce  ne  guardiamo, imperciò- 
che  dalli  cafi  altrui  s'impara  quello  che  fi  ha 
da  fuggire>&  da  gli  accidenti  parlati  fi  callaia 
norma,  &  regola  di  confili  tare  bene  le  cofe  pri- 
ma che  fi  eflcquifcano,ronendomenteaquan 
to  altri  hanno  operato  con  prudenza, acciòche 
li  feguitiamo,&  imitiamo.  11  prefente  ci  ricer- 
ca a  confiderare  quello  che  perle  mani  habbia 
mojiifoluendo  di  pigliare  non  quel  che  piace, 
&  diletta  al  fenfo,  ma  quello  che  fecondo  ìa_j> 
ragione  giudichiamone  polla  cagionare  col 
tempo  bene,  &  non  male.  Non  tantum  vide;:- 
dum  quid  in  pr&jtntia  blandiatur  ,  quam  quid 
deincepsfit  e  Te  futurum  .  Diile  Demofthene  : 
onde  il  futuro  ci  perfuadedi  antiuede*é,che_j 
non  fi  cornetta  cofa  con  temerità ,  ma  con  ma- 
turo difeorfo,  acciò  non  perdiamo  poi  la  buo- 
na fama,&  opinione  di  noi,&  la  gloria  del  no- 
ilro  nome.  Quindi  è  che  le  tre  celle  di  Canei>, 
Leone,  &  Lupopiglian.fi  da  Pieno  per  lìmbo- 
lo  della  Prudenzajl.iquale  nfguarda  allitre_j> 
detti  tempi ,  come  il  raccoglie  da  Seneca  f  ìlo- 


fofo  morale  nel  trattato  di  quattro  virtù',  oue 
dice.  Siprudens  efì animu*  tutu  tribta  tempo- 
ribus difpenfetur ,pr&Jentia  ordina , futura proui- 
de,pr£terita  recordare, nam  qui  nihil  de  preteri- 
ti! cogitat  vitam  perdit,qut  nihil  defuturoprt- 
meditatur  in  omnia  incauta*  in  cidit;llche  tift- 
to  fi  comprende  dalle  tre  tefte  figura  delli  tre 
tempi,  &  fimbolo  della  prudenza  fenza  la  qua 
le  non  fi  può  fare  buon  Configlio.  Conftlia  per- 
fetta non  funt  abfque  prudentia,Difie  San  Ber- 
nardo nelle  Epiftole  ,  &  Aditotele  nel  i.  della 
Rettorica  diftinifce ,  che  la  prudenza  è  virtù 
della  mente  laquale  fa  che  fr  polli  configliate, 
&  deliberare  bene  delle  cofe  buone,&  delle_> 
male, che  appartengono  alla  beata,  &  felice» 
vita, fi  che  al  Configlio  oltre  la  fapienza  figu- 
rataceli la  ciuettafopra  illibro,ènece(Taria  la 
prudenza  figurata  con  le  tre  terfe  fopradette  . 
La  tefta  d'Orfo,  &  il  Delfino  che  tiene  (otto 
il  piede  denota  che  nelli  Configli  deuefi  por- 
re da  parte  Pira,  &  la  velocità  attelc  che  pelli- 
ma  cofa  è  correre  in  furiai&  in  collera  a  deli- 
berale ,  &  confultare  vn  partito  :  mi  deueli  il 
Configlio farefenz'iia,&  lenza  fretta, &  velo- 
cità, l'Orfo  è  fimbolo  dell'ira^&tdella  rabbia, 
come  animale  iracondo,  onde  il  Cardinale  È- 
gidio  nelle  fue  ftanze  diife_'. 
Gli  Orfi  rabbiofi  con  feroci  artigli  , 
Fanno  battaglie  divietate  ,  &  d'ire  . 
Et  il  Petrarca^-. 
L'Orfa  rabbiofa  per  gli  Orfacchi  fuoi . 
Ma  di  quello  fimbolo  fé  ne  dirà  al  fuo  luo- 
go nella  figura  dell'Ira.  Il  Delfino,come  pe- 
(ceal  nuoto  vclociflimo  è  figura  della  fr  e  tto- 
lofa  velocità  ,  deferti  che  nelli  Configli  tanto' 
publici, quanto  prmati  fchifar  fi  deuono.  Duo 
maxime  contraria  funt Confitto  ,  ira  fciltcet,^ 
fi  flirt  atto diflè  Biante  fauio  della  Grecia, &  S. 
Gregorio  nella  Lpiftola  ;. dille  ,  che  il  Confi- 
glio in  cofe  difficili  non  deue  eflere  precipito- 
fo-<  onfihum  in  rébttt  arduts  non  debet  effe pr&- 
e  fr.  La  ragioneèinpronto,perchelefcellera- 
tezze.con  l'impeto,  &  con  la  furia  acquiftano 
vigore,  ma  li  buoni  configli  conia  matura^ 
tardanza  fecondo  il  parere  di  Tacito,  nel  pri- 
mo hb.delle  HiAotic-Scclera  impettt,bona  con- 
fitta mora  valefcere  .  Si  deue  bene  con  celeri- 
tà. &•  preftezza,  come  dille  Arili,  elleguircil 
Coniglio, ma  con  tardanza  s'hàda  riloluere, 
acciò  li  polla  prima  fcieglieie  con  più  (ano- 
guidino  il  miglior  partito  ,  beliilfimo  e  quei 
detto-  Deliberandnm  efì  dtu^Hodfacicndttm 
efì  fé  mei-  Lungo  tempo  confultar  fi  delie, quel-' 
lo  che  v-na  volta  il  ha  da  fare  .  Patroclo  Capi- 
tano 


Parte  Prima; 


125* 


uno  eflcniogli  derto  da  Demetrio  fuo  Re,  che 
cofa  badaua,  &  a  che  s'indugiaua  tanto  ad  at- 
taccare  lazufFa,&  far  impeto  contro  l'eflerci- 
to  di  Tolomeo  fuo  nimico,  che  era  all'honu* 
inferiore  di  forze, rifpofe .  In  quibus  paeniten- 
tia  non  habet  locum,  magno  pontiere  attentan- 
dum  e/I .  Nelle  cofe, nelle  quali  non  ha  luogo 
il  pentimento  andar  fi  deue  con  il  piedi  piom- 
bo perche  dopò  il  fatto  il  pentirfì  nulla  gioua, 
voce  veramente  d'accorto  Capitano  non  men 
(àggio  Agefilao  Capitano  de  Licaoni.il  quale 
follecitato  da  gli  Ambafciatori  Thebani  a  ri- 
fondere prefto  ad  vna  Ambafciata  efpoftagli, 
cifpofe  loro .  An  nefriti*,  quod  ad  vtilia  deli' 
btrandum  mora  e  fi  tutijftma?  Quali  che  dicef- 
fe,  non  fapete  voi  ò  Thebani,  che  né  gli  ardui 
negotij  per  difcerncre  ,  &  deliberare  quello 
che  e  più  vtile,&  efpediente,nonci  è  cofa  più 
(ìcura  della  tardanza  ?  onde  fi  può  considerare 
quanto  ch'errino  coloro,  che  commendano  il 
parere  dell' Ariofto  in  quella  ottaua  nella  qua- 


le loda  1}  Configlio  delle  donne  fatto  tu  vn 
fubito . 

Molti  Configli  delle  donne  fono 
Meglio  improuifo,  che  apenfarui  vfeiti  t 
Cheque/lo  è  speriate,  e  prof  rio  dono  , 
Fra  tanti,  e  tanti ,  lor  dal  del  largiti . 
Ma  può  mal  quel  de  gl'huomin'ejfer  buon» 
Che  maturo  difeorfo  non  aiti  ; 
Due  non  s'habbia  ruminami  /opra 
Spefo  alcun  tempo  >  e  molto  Jiudio,  &  opra-». 

Et  errano  doppiamente,prima  perche  loda- 
no il  Confìglio  fatto  in  fretta,fecondariamen« 
te, perche  innalzano  il  Configlio  delle  donne, 
poi  che  in  vna  donna  non  vi  e  Configlio  di  vi- 
gore^ polfo,mà  debile,  &  fiacco,  fecondo  il 
parere  d'Arift-chefprezzail  Configlio  dell^> 
donne  al  paro  deili  putti  ,  dicendo  nel  primo 
lib.  della  Politica  Confilium  mulieris  eji  mua- 
lidum,pueri  vero  e(ì  imperfeclum.Ond'c  quello 
di  Terentio  in  Hecyra.  Mulierts  funt  ferme  vi 
puerifleuifentefJtia.  Il  Senato  Romano  probi- 


CONSVETVDINE. 


hi 


pei 


ilo        Della  nouifsima  Iconologia 


bì  per  legge,  che  niuna  donna  per  qualunque 
negotio  non  douefle  entrare  in  Configlio  ,  fu 
tenuta  per  cofainconueniente  >  che  Helioga- 
baio  Imperadore  vi  faceffe  entrare  Tua  madre 
a  dare  il  voto  ,  come  riferifee  Lampridio  ,  & 
malamente  iì  comportò,  che  Nerone  vi  intro- 
ducefle  Agrippina  fua  madre,  è  però  il  Senato 
volie  che  ftefle  dietro  feparatacon  vn  velo  co- 
perta, poiché  pareua  loro  indecenza,  che  vna 
donna  fbfìe  veduta  fià  tanti  padri  con  fcritti  a 
con£ultare_5. 


CONSVETVDINE. 

HVOM  O  vecchio,  in  atto  di  andare,  con 
barba  canuta, &  appoggiato  ad  vn  batto- 
ne con  vna  manovella  quale  terrà  ancora  vna 
carta  con  vn  motto,che  dica:  Vires  acquirit  eun 
do  .  Porterà  in  ifpalla  vn  fafeio  d'iftrumenti , 
co'  quali  s'eflercnano  l'arti ,  &  vicino  haurà 
vna  ruota  d'arrotare  coltelli. 


L'vfo  imprime  nella  mente  noftra  gl'hab> 
ti  di  tutte  le  cofe,li  conferua  a'  pofteri.li  fa  de- 
centi^ a  fua  voglia  fi  fabrica  molte  leggi  nel 
viuere,  &  nella  conuerfatione_j. 

Et  fi  dipinge  vecchio,perche  nella  lunga.*» 
efperienza  confitte  la  fua  auttorità,  &  quanto 
più  è  vecchio,tanto  meglio  ftà  in  piedi,  il  che 
s'accenna  col  motto,che  tiene  in  mano,  ilqua- 
le  è  conueniente  ancora  alla  ruota, perche  fe_* 
efla  non  fi  muoue  in  giro,non  ha  forza  di  con 
fumare  il  ferro,nè  di  arrotarlo, come  non  mo- 
uendofi  l'vfo  con  eflfercitiodel  confenfo  com- 
mune  non  acquifta  auttorità  ,  ma  volgendoli 
in  giro  vnifee  talmente  la  volontà  in  vn  vole- 
re ,  che  fenza  faper  aflegnare  i  termini  di  ra- 
gione tiene  gl'animi  vniti  in  vna  medefima_j 
occupatione,  &  conftantemente  fé  gli  confer- 
ua. Però  fi  dice,che  le  leggi  della  confuetudi- 
ne  fono  valide,come  quelle  dell' Imperadore-» 
itteifo,  &  in  tutte  l'arti,  &  in  tutte  le  profeilìo, 
ni,per  prouar  vna  cofa  dubbia,!!  pone  in  confi- 


C      O      N 


A      G       I      O       N       E. 


derationc 


Parte  Prima. 


127 


derationeTvfo  nato  dal  confenfo  vniuerfale  , 
quafi  che  fìa  impoffibileefferle  cofe  diuerfe__> 
da  quello,  che  elio  approua.  Però  dille  Hora- 
tio  ,  che  le  buone  parole  del  Poeta  fideuono 
prendere  daH'vfò,Scin  fomma  fi  nota,&  fi'of- 
lerua  in  tutte  le  cofe,  acciòche  non  venga  vio- 
lato il  decoro  tanto  neceflario  nel  corfb  della 
ciuile  conuerfacrone_>. 

Et  però  porterà  in  fpallavn  fafciod'inftro- 
mentl  artihtiali, fecondo  il  capriccio  del  Pitto 
te,  non  ci  curando  noi  dargli  in  quello  altro_^ 


CONTAGIONE. 

DONNA  giouane,eftenuata,&  pallida , 
veftita  di  veftimenti  vili,&  {tracciati,  & 
fiano  di  color  meflo ,  Con  la  man  delira  terrà 
Tnramodi  noce  ,  la  finiftra,&  terrà  fopra  vn 
bafilifco  ,che  vi  farà  a  canto  in  atto  fiero  ,  & 
fguaidoatroceVDall'altra  banda  vi  farà  vngio 
naneiche  rnoftri  effere  languido  ,  &  infermo 
giacendo  per  terra  mezo  morto  . 

Contagioneda  Latini  fi  dice  Contttgium,  & 
viene  a  Contaftu  effendo  che  in  effa  facci  vn 
paffaggio  di  vn  affetto  da  vn  Corpo  in  vn  altro. 
Il  Contagio  fecondo  Auerroe  nel  quinto  del 
la  pifica  nel  Commento  del  teflo  30.  è  di  due 
ferri, Mattemati co, &  Fifico,il  primo  non  fi  fa 
fempre  tra  due  corpi,  ma  circa  le  grandezza 
de  corpi,non  confiderando  altro  il  Mattemati- 
c»,che  le  fuperficie,o  altre  mifure,  il  fecondo 
fi  fa  fempre  tra  due  corpi  che  fiano  in  loco  de 
terminato  altrimenti  non  fi  dicono  trouarfi 
naturalmente-^. 

..  Ma  volendo  difìnire  il  Contagio  ,  diremo 
che  è  vna  quaIità.morbofa,e  cattiua,la  quale  , 
o  dall'aria^  da  vn  corpo  in  vn  altro  fi  trasferi- 
re &  quefta  difinitione  la  pone  il  Mercuriale 
al  libro  Atfebribus,  cap.17.ma  Gio.Battifta_^ 
Montano  nel  Commento  della  feconda  FEN , 
di  Auicenna  nella  lettione  3  3. ne  dà  vn'altra_^> 
più  perfetta ,  contenendo  in  fé  la  caufa  mate- 
riale,formale,&  efficiente,  dicendo  che  il  Con 
tagio  è  vn'afFe tto che  trapalla  da  vn  corpoin 
vn'altro  pervn  contatto  mediato,  o  immedia- 
to perla  conuenienza  della  raateria,&  difeon- 
uenienza  dalla  parte  della  forma  mediante  P- 
alteratione  del  calore,che  indebitamente  con- 
coce  Thumido  foggetto . 

Hora  per  efplicarla  dico  che  effendo  vn  af- 
fetto, che  trapalla  da  vn  corpo  in  vn  altro,  bi- 
fogna che  fi  facci  per  mezo  di  qualche  moto, 
&.  le  ci  e  il  moto  bifogna  che  fia  vn  de  i  quatro 


a/legnati  da  Arift.  nel  j.  della  Fifica  cioè  di 
corruttionc,  di  augmentatione,di  alteratione, 
&  locale;  non  ci  e  moto  locale, perche  non  fi  ve 
de  alcuna  cofa  che  lì  muoua  di  loco,  non  ci  e 
augmentatione  perche  niente  fi  accrefce,refta 
dunque  che  ci  fia  alteratione,o  corruttione,ef- 
fendo  che  Palteratione  precede  tutte  le  corrut- 
tioni,  fi  e  detto  da  *rn  corpo  in  vn  altro  perche 
bifogna  che  ci  fia  l'agente,  &  il  patiente,  cioè 
quel  che  tocca,  &  quel  che  e  toccato,  l'agente 
e  quello  dal  quale  featurifee  il  Contagio, &  il 
patiente  quello  che  lo  riceue,&  bifogna  che_> 
nel  patiente  fi  introduca   vn  affetto  limile  a 
quello  dell'agente ,  il  contatto  immediato  e 
quello^  che  fi  fa  tra  due  corpi ,  di  modo  che_> 
non  vi  fia  niente  di  mezo,comeinteruiene  nel 
la  Lue  Venerea  :  il  contatto  mediato  e  quello 
che  fi  fa  tra  due  corpi  tramezzandoli  qualche 
altro  corpo, come  per  mezo  del  aria  due  corpi 
fi  toccano,di  modo,che  vno  riannetta  PafFetto 
nell'altro,perche  prima  patifceParia,la  quale 
poi  communica  lapaffìone,ad'altro  corpo  più 
lodo;  A  quefta  verità  afpirando  ìlfopradetto 
Mercuriale  nel  loco  citato ,  dice  che  le  infer- 
mità che  fi  fanno  per  contatto  ,  o  fi  fanno  per 
contatto fpiritaIe,o  Immorale,  imperoche  lo-» 
parti  folide.è  imponibile  che  perii  cótatto  pof 
fino  contaminarfi,&  quefta  è  la  cagione  che_> 
la  Contagione  amorofa  è  la  più  facile  a  con- 
trahcrfi,diuentando  poi  vna  grandilfima  pelle 
comediceil  Ficino  nel  argumentodelconui- 
uio  di  Platone;  Ma  come  hapoflibile,  che  vii 
fottìi  raggio',  vn  leggienffimo  fpirito,  vna_^ 
picciola  particella  di  fangue  delia  peifòna  a- 
mata,cosi  prefto,con  tanta  veloci tà,&  gaghar 
dia  »  così  perniciofamente  affligga  l'auido  a- 
mante  ?   La  caufa  none-altro  che  quel  fpirital 
vapore  ,  quel  fangue  florido ,  quale  hà-quatro 
conditioni ,  Chiaro,  Sottile,  Caldo,&  Dolce  , 
perche  e  chiaro  cornfpondea  gli  occhi  del  a- 
mante  l'accarezza  ,  &  alletta  di  modo  che  da 
quelli  è  auid amente  tirato  ,  perche  è  Sotti le_> 
prefti/llmofe  ne  vola  nelle  Yifcere,  ócper  le_> 
vene,  &  arterie  fi  diffonde  per  tintoli  corpo  „ 
con  la  Calidità  opra  gagliardamente,&  moue 
efficacemente  l'amante,  fin  che  nella  fua  na- 
turalo contiene  ,  il  che  beniflimo  tocca  Lu- 
cretio , 
Hmcin  teprimum  Generis  duteedinis  in  cor 
Stilltuit  guttx,  Ó>  fuccejfit  frigida  tura, 
Elfendo  che  con  la  dolcezza  pdffce,.&  da  gu- 
fto  alle  vifeere,  da  quello  nafee  che  chi  di  tal 
paffione  è  oppreflo  (ente  inficine  dolore, &  pia 
cere,  quello  per  la  chiarezza  ,  &  dolcezza  di 

quel 


1 28        Della  nouifsima  Iconologia 


quel  vapore  di  quel  fangue  florido  del  amata  , 
quello  per  la  fua  calidità,  Se  fottigliezza»bifo- 
gna  dunque  fare  quel  che  dice  Lucretio , 
Sed  fugiture  decetjìmttlacrx,&' palmi*  xmtrit 
Abjltrrtrefibi,*tq\  alio  cenuertert  tnentem 

Ma  tornando  al  Mercuriale  dice  che  gli  hu- 
mori  (acciò  potili»  transferire  qualità  catti- 
ua,&  morbofa)  bifogna  che  habbino  due  qua- 
lità, cioè  che  lìeno  nella  fuperficiedcl  corpo  , 
&  che  fiano  vifcoli,  &  tenaci  fecondo  Arili.  Se 
Aleflandroal  Problema  41  del  fecondo  libro, 
&  per  quella  cagione  la  rogna.o  fcabia  per  ha 
uer  tutte  due  quelle  conditioni  (I  trafmette  fa 
cilmente  da  vn  corpo  in  vn  altro . 

Ma  in  che  modo  dunque  le  infermità  inter- 
ue  fono  Contagiofe,  come  il  cilìco  ,  la  fcbri_» 
maligna, &  altre?  per  mezodiquei  vapori,  & 
del  aria  inipirata,&  refpirata,  qual  riceuendo 
nelle  parti  interne  de  Polmoni  l'infettione  fa- 
cilmente poi  la  communica,al  corpo  vicino 
Non  farà  però  da  due  che  la  pelle,&  la  Con- 
tagione ila  tutt'vna  cofa  ,  eflendo  la  pelle  vn 
mal  commune,onde  li  deueauertireche  alcu- 
ni mali  lì  chiamano  Sporadici, cioè  difperfì, al- 
tri Communi,  li  iporadici  fono  quando  varij 
mali  occupano  varie  nationi,  &  varij  huo- 
mini  • 

Li  Communi  fono  di  due  forti  ;  Li  primi  fi 
chiamano  Endimij  dalli  Greci,  &  da  Latini 
Inquilini, &  fono  Communi, ma  familiari  ad'- 
vna  forte  di  gente,<Sc  più  ad'vna  natione  che_> 
vn'altra,Li  fecondi  li  chiamano  Epidemij,  Se 
fono  communi  a  tutti, &  di  quella  forte  è  la-» 
pelle, al  tempo  della  quale  pervn  occulta  for- 
za infettai  mortali,  che  ni3i  apparifee  fc  non 
quando 

Tabid*  membris 

Corrupto  Celi  trxBu  ,  *ni[erandaq\  venit 
Arboribttsc]-,  [atisq-y  Ines,  &  Utifer  annus. 

Come  dice  il  R. Padre Alefsandro  de  Ange- 
lis  nella  fua  Apologia  in  Aflrologos  ConieBares. 

Ma  tornando  alla  dirinitione  ci  è  ueceflaria 
la  fimilitudinc  della  materia,  Se  diflìmilitudi- 
ne  della  forma,  perche, elfendo  che  l'attione_» 
fi  facci  per  mezo  della  contrarietà,  &  diffimi- 
litudine,  Se  il  contrario  non  riceuailfuo  con- 
trario, e  uccellano  che  ci  Ila  qualche  fuggetto 
chericeua  quella  contrarietà  ,  &  quello  è  l.<_^» 
materia  conimune  a  vno,&  a  l'altro  corpo,Dal 
che  fé  ne  caua  il  principio  attiuo  di  quefla_j 
corruttione,  Se  di  quello  moto  che  è  la  contra- 
ria forma  putredinale  del  corpo  infetto,  &  di- 
mandante la  Contagione,  &  il  principio  palfi- 
uo,  che  è  la  materia  del  corpo  piunfcibile,  Se 


atto  a  riceuere  la  contraria  forma.  Ma  vedi*» 
mo  l'altcratione  comefìa  neceffaria  nel  Con- 
tagio.£  cofa  chiara  tra  Filoibfi  che  l'alteratio- 
ne  precede  a  tutte  le  corruzioni, o  putredini  , 
&  ralterationi,fi  fa  nelle  qualità,farà  dunque 
excalefattionc ,  la  quale  fi  fa  mediante  il  fu» 
inflrumento,qual  è  il  caloriche  facendo  for- 
za nel  huraido,  àcnclfecco  ,che  fono  qualità 
palliue ,  non  le  perfettiona  affatto ,  ne  debita- 
mente le  concocc,&  per  quello  fi  dice  che  qua 
do  le  qualità  paffiue  vincono  l'attiue  all'hora 
fi  fa  la  putredine,perchc  elfendo  qualche  voi* 
ta  il  calor  debole  di  modo  che  non  polla  fupe- 
rarel'humido.anzi  che  l'humido  loprabondi, 
all'hora  li  fa  viu  coinquinatione  che  così  l.i_» 
chiama  Aratotele  nel  quarto  della  Metteora , 
alla  quale  coinquinatione  ne  fegue  la  putredi- 
ne; Et  quello  puoi  occorrere  in  tutte  due  le  fòr 
te  de  Cottioni,  nell'eliflatione  ,  &  nel  aflàtio- 
ne.  Onde  vediamo  che  le  cole  che  hano  calore 
intenfo  non  fi  putrefano  ,  ma  fieficcano, k  a'~ 
habbiamo  l'eifempio  di  quel  che  fi  dice  che  nel 
terzo  Clima  cioè  nell'Arabia  vi  è  certi  luoghi 
vicino  al  mare  pieni  di  arene,per  li  quali  pafs  a 
do  li  Mercanti  per  andare  in  Oriente  per  l.i_» 
calidità  fi  della  rena  come  anco  per  il  feruor 
del  Sole  morendo  in  detto  loco  fi  feccano dal- 
li iflefli  raggi  folari,di  modo  che  fi  perde  tutto 
l'humido,&  di  quelli  fi  fa  la  mumia,  che  mai 
fi  putrefa,  qual  fi  porta  poi  nelle  noflre  parti , 
Anzi  per  il  gran  freddo  le  cofe  tal  volta  non  lì 
putrerannojonde  vediamo  che  quelli  che  mo- 
rono  nelli  monti  di  S.  Bernardo  nella  Francia 
Hanno  rnolt'anni  fenza  putrefarfi,hora  hauen 
do  efplicato  che  cofa  fia  Contagione ,  &  come 
fi  facci, reflaefplicare  la  figura, Si  dipinge  dun 
que  giouane,  eflendo  che  lagiouentù  per  l'a- 
bondanza,  Se  femore  del  fangue  habbia  anco 
in  fé  più  calore,il  quale  ha  virtù  di  attenuare, 
rarefare,  Scattrahere  ,  &  confeguentemente_j 
puoi  aiutare  la  caufa  materiale,  &  efficienti,» 
della  Contagione  elfendo  anco  i  giouani  più 
facili  a  prendere  la  Contagione  peri  lorpdif- 
ordini,&  poca  cura  della  vita  loro. 

i>i£k  pallida  ,  Si  ellenuata  per  dinotar  le_> 
molte  malarie  Contagiofe  che  confumano  a 
poco,a  poco,tra  quali  fono  la  Lue  Venereo—*, 
il  Tificojla  Lebra,  Se  molt'altri . 

La  velie  llracciata  lignifica  molti  incomodi 
che  per  tali  caule  ne  fèguono  ,  quali  vltima- 
mentc  riducano  l'huomo  in  pouertà,  com'an- 
co  il  fuo  color  mello  dinota  che  in  tal  cafonfl 
ci  può  elfere  allegrezza  alcuna,&  molte  volte 
ne  fegue  anco  la  morte»;. 

Tiene 


Parte  Prima.  12.9 


Tiene  il  rame  di  noce  ciendo  detto  albero 
Gontagiofo  con  la  fu  a  ombra,  come  dice  Pli- 
nio nel  libro  17-cap.  li.  alla  fìmilitudine  del 
Tallo  in  Narbona  ,  che  fecondo  Diofcoride  è 
tanto  cattino, che  fé  vno  vi  dorme  fotto,o  che 
■vi  fi  afletti  alla  l'ita  ombra,  èoffefo  grauemen- 
te,come  racconta  il  Fernelio  lib.i.de  abditis 
rerum  caulìs  cab.  14  doue  afferma  riflell'o  del- 
la Noce,&  Ouidio  ancor  lui  dice^>. 
Mejata.  ni  leda,  quo» tan)  fata  ledere  dicor 
Imus  in  extrtmo  margine  fron  dui  habet   ■ 
hauendo  tanta  portanza  che  offende  ancole_> 
piante  vicine  ,  $c  per  quefto  li  agricoltori  I.^j 
piantano  nelle  fratte, onde  Ouidio  ,       .  , 
Jììhx  ego  iunclt  vìa  cum  firn  fine  crimine  viti. 
A  t>of.4:o  Jaxis prAt'ereunte petor  , 


Il  Bafilifcoè  vna  fpctiede  ferpeHtr  de'  qua- 
li non  folo  il  fiato  ,  mi  ti  guardo,  &  il  fiiche 
fono  contagiofì ,  &  li  animali  che  fono  morti 
per  la  lor  Contagionc  non  jbgliono  edere  toc- 
chi da  alt  ri  animali  ancor  chevoraciilimi ,  & 
fé  sforzati  dalla  fame  li  tocca  , -.Albico  morono 
ancor  loro,onde  da  tutti  li  altri  animali  ancor 
che  venenofi  è  fuggito  fuperandoli  tutti, come 
narra  Actio  Antiocheno,  fermonc  ij.cap.  35. 
&  Plinio lib-8.cap.il. 

Il  donane  pallido, languido, &  mezo  mor- 
to vi  fi  pone  per  tutte  le  ragioni  lbpradett^_>, 
raflembrando  anco  il  corpo  patiente  che  ncc- 
ue  la  Contagrone  dall'agente  cioè  da  quel  che 
lo  trafmett£_>. 


c 


O         N         T         E 


N 


O. 


VN  giouane  pompofamente  vestito,  con 
fpadaa  lato  ,  haurà gioie,  &  penne  per 
ornamento  della  tetta,  &  nella  delira  mano  v- 
nofpecchio,  &  con  la  finiftra  'vn  bacile  d'ar- 
gento appoggiato  alla  cofcia,iiquaie  farà  pie- 


nodi  monete,&  gioie_j. 

Il  contento',  dal  quale  pende  quel  poco  di 

felicità, che  fi  godeinquefta  vita,nafce  pinci 

palmenre  dalla  cogitinone  del  benepoflcdnto, 

perche  chi  non  conoice  il  proprio  bene  (ancor 

I  che 


1 30        Della  nouifsim a  Iconologia 


che  fia  grandi/Timo  )  non  ne  può  fentire  con- 
tento, &  così  reftano  li  Tuoi  meriti  fraudati 
rientro  difefteflb. 

Però  fi  dipinge  l'imagine  del  contento,  che 
guarda  fé  medefima  nello  fpecchio  ,  &  cosi  fi 
contempla, &  fi  gode  ricca, bella, e  pompofa_j 
di  corpo,&  d'anima, ilche  dimoftrano  le  mone 
te,&  iveftimenti. 

Contento. 
f~^  Iouanein  habito bianco, &  giallo, moftri 
*— J  le  braccia,  e  gambe  ignude,  &  i  piedi  a- 
latij tenendo  vn  pomo  d'oro  nella  manodeftra, 
&  nella  lìniftra  vn  mazzo  di  fiori,  fia  corona- 
to d'oliuo,  egli  rifplenda  inmezo  al  petto  vn 
rubino . 

Contento  Amorofo  . 

Glcuanetto  di  bello  afpetto  con  faccia  ri- 
dente,con  la  velie  dipinta,di  fiori, in  ca- 
po cena  vna  ghirlanda  di  mirto,  &  di  fiori  in- 
fieme  inceduti, nella  lini/tra  mano  vn  vaio  pie 
no  di  rofe.con  vn  cuore,  che  fi  veda  tra  efi^_\ 
Stia  con  l'altra  mano  in  atto  di  leuarfi  i  fiori 
di  capo  per  fiorire  il  detto  cuore,  e/Tendo  pro- 
prietà degl'amanti  cercar  fempre  di  far  parte 
cipe  altrui  della  propria  allegrezza^. 
CONTINENZA. 

DONNA  d'età  virile, che  ftando  in  pie- 
di fìa  velina d'habito  (emplice,  conio 
ancor  cinta  da  vna  zona  ,  ò  cintola ,  terrà  con 
l'vna  delle  mani  con  beila  gratia  vn  candido 
armellino, 

Continenza,  è  vn'afFetto  dell'animo,  che  fi 
muoue  con  la  iagione,a  contraltare  con  il  fen- 
fo,&  fuperare  l'appetitode  i  diletti  corporei, 
&  perciò  fi  dipinge  in  piedi,  &  d'età  virile,co- 
me  quella  più  perfetta  dell'altre  etadi,operan 
dofi  con  il  giuditiojcome  anco  con  le  forze  al 
contralto  di  ogni  incontro,  che  le  gli  rapp re- 
fe nt  '-^> 

L'habito  femplice,&  la  zona  fignificano  il 
riftringimento  de  gli  sfrenati  appetiti  . 

Il  candido  armelinodimolha  efiere  il  vero 
/imbolo  delia  continenza,  perciòche  non  lò!o 
mangia  vna  volta  il  giorno, ma  ancora  per  no 
imbrattarli, più  reato  coniente  d'eller  pre/b  da 
i  cacciatori,  li  quali  per  pigliare  quello  anima 
ktto,gli  circondano  la  fu  a  tana  con  il  fango. 

CONTINENZA   MILITARE. 

<.,:?ȣ  fu  rs-pprefentatit  nilU   Pompa  funerale^ 

^itl  Duca  tit  r.irmzAiefiar.dro  T*rne{e_>t 


DONNA  con  vna  celata  in  capo,  &  con 
la  delira  mano  tiene  vna  fpada  con  la_j> 
punta  ingiù  nel  fodro,  Se  il  braccio  finiftro 
ftefo,con  temano  aperta,voltando  però  la  pai 
ma  di  ella  mano  in  su  . 

CONTRARIETÀ. 

DO'NN  A  bruttafcapigliata,&  che  detti 
capegli  fieno  difordinatamete  fparfigiù. 
per  gl'homerijfarà  veftita  dalla  parte  delirai 
da  alto,&  a  ballo  di  color  bianco,&  dalla'fini- 
ftra  di  nero,  ma  che* però  detto  veftimento  fia 
mal  compofto,&  difcinto;e  moftri,che  difeor 
ài  in  tutte  le  parti  del  corpo .  Terrà  con  la_^s 
deftra  mano  vn  vafo  pieno  d'acqua,  alquanto 
pendente  acciò  verfi  di  detta  acqua,  &  con  la 
lini/tra  vn  vafo  di  fuoco  accefo,&  per terra_* 
da  vna  parte  di  detta  figura  vi  faranno  due  ruo 
te  vna  contrapotfa  all'altra,  &  che  toccandoli 
faccino  contrari  j  giri . 

Si  dipinge  brutta  ,  perciòche  brutt!lTìma_^ 
cofa  è  d'eflere  continuamente  contrario  a! l*_j 
vere,&  buone  opinioni, &  chiare  dimoftratio- 
ni  altrui. 

Li  capegli  nella  guifa,  che  habbiamo  detto 
dimoftrano  i  difunin,&  rei  penfieri,che  apro- 
nolaftradaairintellecto,alla  memoria,  &  al- 
la volontà, acciò  concorrino  allacbtttradittib- 
ne.Il  veftimento  bianco, e  nero,mal  compclìc, 
&  difeinto,  dinota  la  contrarietà,  che  è  tra  la 
luce,e  le  tenebre, afiomigliando  coloro  1  quali 
fugganola  conuerfatione  altrui  per  non  vmr- 
fi  alle  ragioni  probabili, &  naturali. Tiene  con 
la  delira  mano  il  vafodelfcacqua,  jfc  con  Lll* 
finiftra  il  fuoco, perciòche  quefti  due  elemen- 
ti hanno  le  differenze  contrarie,  caldo, e  f  èj|- 
do,&  perciò  quello,che  opera  l'vnò,  non  può 
oprarl'altro,  &  ftanno  per  quefto  in  continua 
contrarietà,difcordia,  &  guerra^. . 

Vi  fi  dipinge  a  canto  le  due  ruote  nella  gm- 
fa,che  habbiamo  detto,perciòche  rfarra  Pieno 
Valeriano  nel  lib.trigefimo  primo,  che  confi- 
derata  la  natura  de  moti, che  fono  ne  i  circoli, 
fu  cagione,  che  i  matematici  volendo  lignifi- 
care geroglificamente  la  contrarietà,deicriuef 
fero  due  circoli, che  li  toccaflero,come  vedia- 
mo fare  in  certe  machine,che  per  il  girar  dd- 
l'vno  l'altro  lì  volge  con  vn  moto  contrario  , 
onde  per  tal  dimoìtratione  polliamo  due,  che 
fi  polli  beni/limo  rapprefentare  la  Contrarietà-. 


CON- 


Parte  Prima.  131 


Gì  O  V  A  N  E  armato, con  vna  trauerfìna 
rolla  lotto  il  ci?rfalttto, tenga  vna  fpada 
ignuda  in  atto  di  volerla  fpingere  contro  al- 
cun nemico  con  vna  gatta  a  piedi  da  vna  par- 
rete dall'altra  vn  cane  in  atto  di  combattere.,-. 

Il  conti  alto,  è  vna  fofza di  contrari], de' qua 
li  vno  cerca  preualere  all'aiuole  però  fi  dipin 
gè  armato,&  pretto  a  difenderli, &  offendere,' 
il  nemico  . 

Il  color  rollo  ci  dimoftra  l'alterezza  dell'a- 
nimo^ il  dominio  delle  pallìoni ,  che  ftanno 
in  moto,&  muouono  il  fangusl* 

Si  fa  in  mezod'vncane,&  d'vnagatta,per- 
che  dadiilìmilije  contrarie  parure  prende  elfo 
l'origina- 

Contrafto- , 

Glouanetto,  che  fotto  all'armatura  habbia 
vna  verte  di  color  rollo, nella  delira  ma- 
no tenga  vn  pugnale  ignudo  con  fiero  {guar- 
do,con  vn'aitro  pugnale  nella  fìniftra, tirando 
lamar.o  in  dietro,in  attedi  voler  ferire. 


CONTRITIONE. 

DONNA  d'aipettogratiofo,&  bello,  ftia 
in  piedi  co'l  pugnodella  mano  dritt.i_v> 
ferrato  in  atto  di  percuoterli  il  petto  nudo,da 
la  fìniftra  banda,  co'l  braccio  finiftro  itefo  al- 
quanto in  giù,&  la  mano  aperta, gl'occhi  pie- 
ni di  lagrime,  ri  noi  ti  verfo  il  Cielo,  confem- 
biante  radio,  &  dolente^. 

La  Contritione,è  il  dolore  grandin*imo,che 
ha  vn  peccatore  d'haueroffefo  la  diuina  Mae- 
ftà  :  onde  fopra  di  ciò  l'aiittore  de  1  feguenti 
verfìdiffe_>. 

Dolce  dolor ,  che  da  radice  kmartt-> 
Nafci,  e  de'  falli  all'hor  ,  chti  maggior  dolo 
Più  gioui  all'alma  ,  che  conforto  hàfolo 
Quanto  delerfi,  e  lagrimar  impara—i- 
Doglia  felice,  auuenturofa',  e  rara , 
Che  non  opprimi  il  cuor;  ma  l'alzi  n  volo  . 
Nel  tuo  dolce  languir  io  mi  confolo 
Che  benfei  tu  d'ogni  gioir  pili  car\^y. 

I      1  Semiti 


r  3  2,         Della  nouifsima  Iconologia 


Sembri  alf,r»  altrui  t  pur  meco  >  tuo  foggiorn» 
Suaut ,  e  per  tefuord'abijjo  ofeure 
Erte  camin  poggiando  al  del  ritorni  . 
Cosi  doppo  esile  {pino/c  ,  è  duro 
Irato  fi  feorge  di  bei  fiori  adorne  , 
Che  rende  fianco  pie  lieto,  efteur*  • 

Et  il  Petrarca  nel  Sonetto  86.  dic«_>. 
I'  vo  piangendo  i  miei  pajjati  tsmpi  . 
Centrinone..'. 

DQnna  bella  in  piedi ,  con  capelli  fparfi , 
veftita  di  bianco,  con  il  petto  feoperto  , 
inoltrando  di  percuoterlo  con  il  pugno  dritto, 
Jc  con  la  finiftra  mano  fi  fpogh  della  l'uà  tc- 
ftc,  la  quale  farà  {tracciata,  &  di  coltole  berct- 
tino  ,  in  attodiuoto,  &  fupjjlicheuoie,  calchi 

con  i  piedi  vna  malcher? ». 

Dipingcfi  la  Contritionedi  faccia  bclla,per 
dimoiìrarc,  che  il  cuore  contrito,&  humiliato 
non  è  ("prezzato  da  Dio ,  anzi  e  mezano  a  pla- 
carlo nell'ira  come  dice  Dauid  nel  Salmo  jo. 
Si.  cquefta  vna  difpofitione  contraria  al  pece* 


tOiOueiOjComcdifHnifcono  i  TccIogi,v»  4of*t 
te  prefo  de  propri  j  peccati ,  con  intcntione  di 
confettarli,  &  di  lbdisfire:il  nome  iftcflbnoii 
lignifica  altro, come  dice  San  Tomafo  nell'ad- 
ditione  della  terza  parte  della  iiu  fomma  al 
primo  articolo;  che  vna  confrattione>-&  fmi- 
nuzzamento  d'ogni  pretenlìone,che  ci  potefle 
dare  la  fuperbia,per  qualchebencin  noicono- 
fcmto  . 

Là  mafehera  fotto  a  i  piedi ,  lignifica  il  di- 
fpieggio  delle  cole  mondane, le  quali  fono  be- 
ni apparenti  iblo,che  lufingano,ingannano,c 
ntardano  la  vera  cognitione  in  noiftclli. 

Sta  in  atto  di  fpogliarfi  de  veftiment'iftrae- 
ciaci  ,  perche  è  la  Contritione  vna  parte  della 
penitenza,  per  mezo  della  quale  ci  fpogliam» 
de  vcltimenti  dell'huomo  vec,jchio,nueftédoci 
di  Chriito  itteflb,&  della  fua  gratia,  che  ador- 
na ,  &  afl'icura  l'anima  noftra  da  ogni  cattiti» 
incontra. 


C     O     N     V     E     R     S     A     T     I     O     N:    E. 


m 


s-^ 


HVOMO 


Parte  Prima . 


i?3 


HV  O  M  0>  *nà  giquanc,allegrp,&  riden 
te,veftito  di  pompofa  apparenza,  il  cui 
veftimento  farà  di  color  verde,  haurà  cinto  il 
capo  d'vna  ghirlanda  d'alloro,  terra  còli  la  fi- 
nifha'mano  vn  caduceo, ma  in  cambio  delle_> 
ferpe  vi  faranno  con  belli/fimi  riuolgimenti  vn 
ramo  di  mi  ito,  &  vn  di  pomo  granato  ambidue 
fioriti,  &  per.l'alette  incima,vi  farà  vna  lin- 
gua humana,terrà  la  perfona  alquanto  china, 
&  vna  gamba  tirata  in  dietro  in  dimoftratione 
di  voler  far  riuerenza ,  &  il  braccio  deftro  fte- 
fo}  aperto  in  atto  di  voler  abbracciare,  &  rice- 
ucre  al  tir  in,  &  con  la  mano  terrà  vna  Cartella, 
nella  quale  vi  fia  vn  motto  che  dichi .  V  E  H 
SOLI. 

Conuerfatione,  è  vfo  domeftico  tra  gl'ami- 
ci, &  perfone  cheli  conofeono,  &  amano  per 
cagioni  honefte  ,  &  diletteuoli,  &  però  dicefi 
che  non  è  col'a,  più  giara  Se  foaue  alla  vita, che 
vna  dolce  Conuerfatione  ,  &peròdice  vnSa- 
mò3Ccnncrf.itix>  e/i  bominum  focietast  &  grata 
confabulatio  qua  mediante  innicem  animi  re- 
creanttir,. 

Si  dipinge  in  perfona  d'huomo  ,  &  non  di 
Donna  peraòche  non  folo  conuienlì  pillali'- 
huomo'la  Conuerfatione  che  alla  donna  ,  ma 
anco  pecche  pàrticularmente  all'etimologia_s 
della  voce  huomo  nella  lingua  Greca  che  di- 
ce homù,fiecondo  il  parere  di  alcuni  Dotti  fcrit 
tori  lignifica  infieme, &  però  non  fi  può  efiere 
'■vero  huomo  lenza  Conuerfarione,eliendo  che 
chi  non  comi  erte- non  ha  fperienza,  ne  guidi- 
no,&  quali  fi  può  dire  fenza  intelletto, &  però 
dice  Arift.  nel  1. della  Politica,rhuomoche  vi 
uè  folo  òglie  più  d'huomo,ògliebeftia.^a/  in 
communi  /oculate  viuere  nequit,  aut  Deus  efi  , 
nut  beftia.  Sirapprefentagiouaneefsendo  che 
Arift.  nel  1.  della  Rettonca  dice  che  i  giouani 
fono  più  amatori  de  gramici,&  de  compagni 
che  alcuno  di  nifiuna  altra  età  ,  e  perche  li  di- 
lettano di  Yiuere  infieme,elfendo  che  non  giu- 
dicano cofa  alcuna  fecondo  l'vtile,&penfano, 
che  1  loro  amici  fieno  della  medefima  natura. 
Si  dimóftra  allegro,&  ridente, veftito  di  co- 
lor verde,perciòche  fi  come  nell'herbe,ne  gl'- 
arbori,ne  prati, nelle  montagne,non  fi  può  ve- 
dere cofa  più  lieta  ,  ne  più  grata  alla  viftà  di 
quefto  colore,  il  quale  per  la  vaghezza. &  gio- 
condità luamuoue  fino  gl'vccelletti  per  alle- 
grezza a  cantare  più  foau  emente  :  Cosi  la_^> 
Conuerfatione  con  ogni  affetto  maggiora 
muoue  gl'animi  altrui  all'allegrezze,  &  con- 
uengonoall'vfo  honefto,&  virtuofo  ,  che  per 
tal  lignificato  habbiamo  data  la  ghirlanda^ 


doloro  a  queftà  figura,eircndo  che  noi  inten- 
diamo di  rapprefentare  la  Conuerfatione  vir- 
tuofa,&  tarlare  in  difpartc  la  vitiofa.come  quel 
la  che  fi  debbe  con  ogni  induftria  odiare  ,  & 
fuggire  effondo  ella  abomiheuole  ,&  perhitio- 
•  fa&  perciò  Arift.in  Economia  Non  debet  homo 
■  fana  mentis  vbicunque  conuerfari,Si.  Seneca  e- 
pift.7. Cm/»  illis  conuerfari  debes }  qui  te  melio- 
rem  fdclurifint  • 

Il  ramo  della  mortella, &  del  pomograna- 
to ambidue  fioriti  con  bei  riuolgimenti  intrec- 
ciati infieme,  lignificano  che  nella  Conuerfa. 
tione  conuiene,  che  vi  fia  vnione,  &  vera  ami- 
citia,  &  che  ambi  le  parti  rendano  di  fé  fcam- 
bieuolmentc  boniffimo  odore  &  pigliare  in/Te 
me  dalle  dette  piante,  eifendo  che  (come  rac- 
conta^ Pierio  Valerianonej  lib.  cinquantacin- 
quehmot-rca  di  loro  fi  amano  tanto,che  quan- 
tunque pofti  lontanetti  l'vna  dall'altra  radi- 
celi vanno  a  trouare,&  Ci  auuiticciano  infie- 
me a  confufione  di  chi  fugge  la  Conuerfatio- 
ne,, i  quali  fi  può  dire  che  fieno  della  perfida^» 
natura  di  Timone  Filofofò,  il  quale  fu  molto 
celebre  per  l'odio  che  a  tutti  gl'huomini  por 
taua,ei-afuo  amico  Apemanto  della  medefima 
natura, &  ftando  vna  volta  infieme  a  tauoia  , 
&  dicendo  Apemanto  che  quello  era  vn  bel 
conuito,poiche  era  tra  lor  dua,  nfpofe  Timo- 
ne che  farebbe  ftato  all'ai  più  bello,  quado  elfo 
non  vi  folle  ftato  prelenteL. 

La  lingua  poftafopra  alle  dette  piante,figni 
fica  chela  natura  ha  dato  la  fauella  all'Imo- 
mo  ,  non  già  perche  feco  medefimo  parli,  ma 
perche  fé  ne  ferui  con  altri  in  ilprnnerè  l'affèt- 
to dell'animo  noftro,  con  qual  mezzo  vengo- 
no gl'huomini  ad  amarli,  &  congiungerfTfni 
di  loro  . 

Il  tenere  la  perfona  alquanto  china, &  vna 
delle  gambe  inguilà  di  far  riuerenza  ,  &  il 
braccio  deftro  ftefo,  aperto,  &  in  atto  di  voler 
abbracciare, &  riceuere  altrui, e  per  dimoftra- 
re  ch'alia  Conuerfatione  conuiene  qualità  di 
creanze,&  buoni  coftuttìi  &  con  benignità,  Se 
cortefia  con  ogni  riuerenza  abbracciare. &  ri- 
ceuere chi  è  degno  della  vera,&  virtuofa  Con 
uerfatione_«. 

Il  motto  che  tiene  con  la'deftra  mano,che_5 
dice  V  E  H  SOLI ,  è  detto  di  Salomone  ne  i 
Prouerbij  la  dichiaratione  del  quale  è  che__> 
guai  a  quello  che  è  folo;  &:  però  debbiamo  con 
molta  confideranonc  cercare  d'vnirfi  dicendo 
il  Salmo  1 3  j  .Ecce  quàm  bonum  ,  &  quàtm  tu- 
ennàum  habitareft atre sin  vnum. 

I      1  CON- 


1 34         Della  nouifsima  Iconologia 

CONVERSIONE 


VN  A  belli  Alma  Donna  dieta  virile,  farà 
ignudala  da  vn  candido,  &  fotiliffimo 
velo  ricoperta ,  terrà  ad  arma  collo  vna  Cinta 
di  color  verde,  nella  quale  vi  Zìa  fcritto  . 

IN  TE  DOMINE  SPERAVI. 
Se  non  folo  per  tetra  faranno  veftidi  grandis- 
simo pregio,  &  ftima,  Collane  d'oro,perle>.  & 
altre  ricchezze,mà  anco i  biondi,&  intreccia- 
ti capelli, che  dal  capo  fi  è  tagliati,/!  che  mo- 
ftri  d'eflere  fenza  le  treccie»?. 

Starà  con  il  capo  alto,  &  con  li  occhi  riuolti 
al  Cielo  ,  nel  aliale  vi  f\  veda  vn  chiaro  ,  &  ri- 
splendente raggio,  &  verfando  copio  fi  ffime_> 
lagrime, tenghi  le  mani  incrocciate:l'vna  nel- 
l'altra, moftrando  fegno  di  graiidiifimo  dolo- 
re ,  &  fotto  li  piedi  vi  farà.  vn'Hidra  con  fieri 
riuolgimenti,  &  in  atto  di  mettere  per  terra_v 
quefta  figura . 

Bella  fi  dipinge  perche,fì  come  è  brutto ,  & 
abomineuole  chi  ftàin  peccato  mortale  ,  cosi 
all'incontro  e  di  fuprema  bellezza^chì  è  lonta 


no  da  quelio,&  fi  contiene  a  Dio  . 

Si  rapprefenta  d'età  virile  pciòche  racconta 
Arift-nel  ì.lib.della  Rett.che  quefta  età  ha  tur 
ti  quei  benijche  nella  giouinezza,&  nella  vec- 
chiezza ftannofeparati,&  di  tutti  gl'ecceflì,& 
di  tutti  i  defetti  ;  che  fi  ritrouano  nell'altre  e- 
tà  ,  in  quefta  diJoro  ci  fi  troua  il  mezzo  ,  & 
conueneuole,  fi  che  per  quefta  caufa  potiamo 
dire,che  inqueft'età  v'e  la  vera  cognitione  di 
fuggire  il  male,&  feguitare  il  bene,&  a  quefto 
proposto  fi  potrebbe  applicare  queldetto,che 
IN  MEDIO  CONSISTIT  VIRTVS. 

Si  dipinge  ,  chefia  nuda, ma  però  ricoperta 
dal  candido,  &  fottiliflimo  velo  per  dimoftra- 
re,che  la  Conuerfìone  ha  da  edere  candida^?, 
pura,&  Spogliata  da  tutti  li  affetti,  &  paflioni 
mondane  .  Il  motto ,  che  èia  Cinta,chedice 
In  te  Domine  fperaui: lignificano  quefte  paro- 
le, che  chi  veramente  fi  contiene  a  Dio  fa  fer- 
mo proponi  mento  di  non  fi  partire  mai  più  da 
lui  per  lo  peccato,&  perciò  fpera  in  lui  nafeen 

do  tal 


Parte  Prima. 


3f 


«lo  tal  Speranza  dal  credere  d'efTere  in  grati  a_j 
di  Sua  Diuina  Maeftà,fì  che  crefcendo  nell'a- 
nima quella credenza,crefce  infieme  la  fperan 
za  mediante  il  defiderio  di  goder  Dio  . 

I  fontucfiifimi  veftimenti,lecollane,<Sc  la_» 
diuerfità  delle  ricchilfime  gioie  che  fono  per 
terra  ne  fanno  fede,  che  chi  li  conuerte  a  Dio 
fprezza  le  pompale  ricchezze,  &  la  vanità  di 
quello  mondo, Onde  S.Bernardo  (oprala  Can 
nca.  Sermone  ló.Ornatum  corporis fanfti  con- 
temnunt  folum  animam  decorerà  qutrentes . 

I  Biondi,&  intrecciati  capelli  tagliati  &  git 
tati  per  terra, per  la  dichiarationediefle  ce  ne 
feruiremo  di  quello  perche  dice  Pierio  Vale- 
riane lib.  j  1.  nel  quale  narrai  Capelli  lignifi- 
cai penlierijfi  che:  chi  fi  conuerte,conuiene»> 
che  fcacci,  &:  rimóua  i  penfieri  catturi;  i  quali 
fé  non  fi  tofano,ò  niellino  accecano  la  mente, 
ò  qualche  altro  grane  impedimento  apporta- 
no alla  buona  intentione  di  conuertirfi  ,  &  Ca- 
fra di  ciò  Cafliod.fup.Pfal.  così  dice,Qu?cun- 
que  tempore  non  cogitauerit  Deum,puta}te  illud 
temptu  perdidifftj. 

Tiene  il  Capoalto,&  rimira  il  Cielo,perciò 
che  conuien  prima  a  noi  di  volgerli  al  SignoT 
Dio  con  fede, per  riceuere  da  fu  a  Diuina  Mae- 
ftà  la  gratia,fe  bene  l'vna,e  l'altra  egli  dà  per 
fua  mifericordia,&  non  per  li  meriti  noftri  . 
Ttdes  e  fi  donum  Deifico.  S.Vao\o,&Oratiam 
&glorium  dabit.  Dominus  dice  il  Salmo,  il 
qual  lignificato  lo  rapprefentamo  con  il  chia- 
ro, &  nfplendenteraggio,come  habbiamo  det 
to  di  fopra_^>. 

Le  copiofillime  lagrime  che  verfa  dagl'oc- 
chi lignificano  penitenza,&  contritione  come 
narra  Curtio  lib.  3.  lachrymA  poenttenti*  funt 
indice:-  Et  le  mani  incrocciate  l'vna,  nell'ai  tra 
con  la  demoltratione  del  dolore  ,  denotano  il 
dolore  interno  che  fente  l'huomo  conuertito 
a  Dio  d'hauer  ofFelò  fua  Diuina  Maefta  l'Hi- 
dra  che  tiene  lotto  li  piedi  nella  guifache  di- 
cemmo, ne  dimoftra  che  conuiene  fprezzare  , 
&  conculcare  il  peccato; il  quale  con  grandif- 
fima  difficulcà  fi  vince, &  mette  a  terra  perciò- 
che  fàgrandilumarefiftenzaaquelli ,  i  quali 
che  couuertiticaminano  per  la  via  della  falu- 
te,che  perciò  rapprefentamo  l'Hidra  con  fieri 
riuolgimenti,&  in  atto  di  metter  per  terra  det 
ta  figura?. 
Dittiti* attaliet  iaceant,aurumq\  comedy 

Etleuis  h&c  tantum  fefeia  membra  togat 
Et  modetam  menti  fedeat  fententia  nofirt  , 

Qu*veU  exornat  peftoriJ  alba  mei . 
Hydra  vel  htc  ptdibm  iaceat  fuppopta  ,  diris 


Ne  Mita  periant  pe  flora  noftra  dolis  . 
Cttnóìa  tenenda  modo  funt  bie  de  fede  fuprtma 
luminibut  pateant  lumina  data  meis. 

CONVITO. 

GIOVANE  ridente, & jbello di  prima la- 
nuginéjftando  dritto  in  piedi.cori  vna__» 
vaga  ghirlanda  di  fiori  in  capo,  nella  deftra.^» 
mano  vna  facella  accefa,d:  nella  finiftra  vn'- 
hafta,  &  farà  veftito  di  verde  così  la  dipinfL» 
Filoftrato  . 

Et  fifa  giouane,per  elTerc  tale  età  più  dedi- 
ta alle  felle,  &  a'  fblazzi,che  l'altre  non  fono . 

I  contriti  fi  fanno  a  fine  di  commune  alle- 
grezza tra  gl'amici,  però  fi  dipinge  bello  ,  Se 
ridente  con  vna  ghirlanda  di  fiori,  che  moftra 
relaflation  d'animo  in  delicature,per  cagione 
di  conuerfare,&  accrefeere  l'amicitie.che  fuo- 
le  il  contrito  generare». 

La  face  accefa  fi  dipingeua  da  gl'Antichi  in 
mano  d'Himeneo  Dio  delle  nozze, perche  tie- 
ne gl*animi,&  gl'ingegni  fuegliati,  &  allegri 
il  Contrito,  &  ci  rende  fplendidi ,  &  magnani - 
miinfapere  egualmente  fare,  Se  riceuere  con 
gl'amici  offitij  di  gratitudine-*. 

CORDOGLIO. 

HV  O  M  O  meflo,  malinconiofo,&  tutto 
rabbuffato  ,  con  ambe  le  mani  s'apre  il 
petto,  e  fi  mira  ii  cuore,  circondato  dadiuerfi 
ferpenti . 

Sarà  veftito  di  berrettino  vicino  al  nero  ,  il 
detto  veftimento  farà  flracciaro,iòIo  per  dimo 
ftrare  il  difpreggio  di  fé  lleflb,  Se  che  quando 
vno  è  in  trauagli dell'animo ,  non  può  atten- 
dere alla  coltura  del  corpo,&  il  color  negro  li- 
gnifica l'vltima  rouina,&  le  tenebre  della  mol- 
te ,  alla  quale  conducono  i  rammarichi ,  Se  i 
cordogli . 

Il  petto  aperto,&  il  cuore  dalla  ferpe  cinto, 
dinotano  i  failidij,  &  i  trauagli  mondani,chc 
fempre  mordendo  il  core  infondano  in  noi  ftef 
fi  veleno  di  rabbia,&  di  rancore*. 


CORRETTIONE. 

DONNA  vecchia,  grinza,  che  fedendo 
nella  finiftra  mano  tenga  vna  ferula-.?, 
onero  vno  ftaffile,  Se  nell'altra  con  la  penna  c- 
mendi  vna  fcritmra,aggiungendo,&  toglici! 
*"  I     4  no 


i  3  6         Della  nouifsirna  Iconologia 

CORRETTIONE 


do  varie  parolt_'. 

Si  dipinge  vecchia,&  grinza,  perche, come 
eeffettodi  prudenza  la  Correttione  in  chi  la 
fa, così  è  cagione  di  rammarico  in  C]iiello,che 
dà  occafìone  di  faila,perche  non  fuole  molto 
piacere  altrui  fentir  correggere^  emendar«_> 
l'opere  fue:&  perche  la  Correttione  s'eiTercita 
nel  mancamento,che  facciamo  nella  via  ò  del 
l'attioni,  ò  delle  contemplationi . 

Si  dipinge  con  loftantile,&  con  la  pennati, 

che  corregge  le  feritane  prouedendo  l'vna s 

co'l  difpiacere  del  corpo  alla  Conuerfatione_> 
Politica, l'altra  con  li  termini  di  cognitione_> 
alla  beatitudine  Filofofica^. 

CORRETTIONE. 


del  drizzare  la  torta  attione  humana,&  che_> 
fi  dilungadalla  via  della  ragione  Ilched<:re_> 
farli  da  perfone,  che  habbino  aiittorita>&  do- 
minio fopra  coloro, che  deuonoefier  con  e  fri, 
&  però  fi  fa  co'l  lituo  in  mano  vfato,  fegr.o  di 
Signoria  preffo  gli  Antichi  Re  Latini,  il  Im- 
peradori  Romani. 

Il  fafeetto  di  fcritture  fìgniftea  le  querele  , 

quali  materia  di  Corrcttione_'. 
r 


T*N  O  N  N  A  d'età  matura, che 
JLV  delira  tenga  vii  lituo  con  vi 
fcri^ture,&  la  finiftra  in  atto  di  arr 


le  nella  mano 
fafeetto  di 
:  ammonire?. 
Qui  per  la  Correttione  intendiamo  l'atto 


COROGRAFIA. 

DONNA  giouaae,veftita  di  colore  can- 
giante^ che  detto  habito  fia  femplice  , 
&  curro  . 

Che  con  la  man  deftra  teughi  il  Monico- 
metro;&  per  terra  dal  medefimo  lato  vi  fia  vii 
globo  con  vna  picciola  parte  defignata,&  con 
la  finiftra  mano  vncompaflb  con  la  riga  con 
va  termine  da  la  medefima  parte,  in  terrai. 
Coro- 


Parte  Prima.;  I 

O       R       O       G       R       A       F 


x37 


I       A. 


Corografìa  è  detta  da  Coros,  che  in  Greco 
(lenifica  luogo, ègrapho  denota  fcriuo,onde_> 
Corografìa  tanto  vale,  quanto  defcrittioned'- 
vii  I Aogd, cioè  d'VnaCittà,o  terra  particulare, 
ouero  paefe,  ma  non  però  troppo  grande  ,  ef- 
fe ndo  e] ù rfto  nome  l'ifleflb  preflo  Tolomeo 
col  m  medi  Topografia, la quale  propriamen- 
te parlando  ,  difegna  vn  luogo  particulare  ,  Si 
dipir.se  gicuane,  perche  la  Corografìa  nel  pi- 
gliare i  luoghi  terminati,  de  Principi,  &  a]  ere 
perfone  ,  muta  gli  flati  in  maggiore,  &  minor 
forma  intonando  1  dominij  di  cialcuno,5i  ve- 
fte  di  colore  cangiante,perciòche  efla  piglia^ 
dine  farnente  i  liti, Et  effendo  detto  veflimen- 
to  femplice,&  curto,c  perdimoflrare  ,  che  pi- 
gliando le  pianta  &  mifure  di  detti  domini) , 
più  facilmente, &  con  più  breuità  di  tempo, fi 
piglia  le  parti  minori, che  le  maggiori . 

Tiene  con  la  man  delira  il  Monicometro 
efTendo  che  corvello  efiattamente  fi  piglia  tut- 
ti i  limiti, &  confim  di  ciafcun,dominio,comc 


anco  lunghezze-,  &  larghezze  terminate*. 

11  tenere  conia  finiflrala  Riga,  &  ilcom- 
paflb  dinota  che  con  detti  finimenti  delincan- 
do quanto  ha  prefo  con  l'operatione  di  detto 
Monicometro, pone  il  termme,il  quale  è  vfan 
za  di  piantare  i  confini  per  conofcerej&  diflin 
gueredi  ciaf  cimo  il  fuo  . 

COUPOHVMANO. 

OCCORRENDO  fpefle  tolte  di  rap. 
préfentare  in  atto  su  le  leene  il  Corpo 
humano,e  rAnima,ciafcunoda  fe,habbiamo 
formate  le  prefenti  figure  deli'vna  ,  edeli'al- 
tra,ccme  Ci  potrà  vedere  al  fuo  Iuoco,mà  è  d'- 
auucrtire  prima>  che  per  il  Corpo  humano  noi 
non  intendiamo  il  corpo  realmente  feparato 
dall'anima,  perciòche  cosìfideferiuerebbevn 
cadauero,  ma  fi  bene  il  corpo  all'anima  collc- 
gato,che  ambedue  fanno  il  compofito  dell'Imo 
mo  tutto,  che  per  certa  fignificatioue  Poetica 
&  aftrattione  mentale  fi  prefupponghino,  co- 
me fc 


1 3  8        Della  nouifsima  Iconologia 


me  fé  ciafcuna  di  quelle  parti  ftcfle  per  fé  fola; 
lo  rapprefentaremo dunque  huomo  coronato 
di  fiori  liguftri  veflito  pompofamente,terrà  in 
manovna  lanterna  di  tela,  diquella,che  s'al- 
za^ abbaila, fenza  lume  con  quello  motto,  Ax 
LVMINE  VITA. 

Si  corona  di  liguflri,per  efler  da  grauiflìmi 
huomini  affimigliata  la  vita  dell'Intorno  ,  ri- 
fpetto  alla  fragilità,  &  caducità  di  queflo  no- 
itro  corpo  alli  fiori,de*  quali  non  so  ,che  altra 
cofa  fia  più  fugace,onde  il  Salmifla  cantò  nel 
Salmo  ioi. 

Re  cor  datta  efl^uomam  puluis:  fumut  homo 
ficut  fcenutn,  dies  ettts  tamquatn  flos  tigri  fic  ef- 
florebit  . 
Et  nel  Salmo  89. 

Marie  ficut  herba,  tranfeat',  manefloreat ,  & 
tranfeatwefpere  Uecidar,induret,  &>  arefcat  . 
Et  finalmente  il  patientiffimolob. 

Quafi  flos  egredttur  ,&>  conteritttr. 

Il  veftimento  delitiofo,dimoflra  quello,che 


è  proprio  del  corpo,Cioè  l*amare,&  abbraccia- 
re i  piaceri,&  delettationi  fenfuali,fi  come  per 
lo  contrario  abbonire  li  difagi,afprezze,&  le 
moleftie_>. 

La  lanterna  , nella guifa, che  dicemmo,  di- 
moftra,  che  il  corpo  non  ha  operationi  fcnza 
l'anima, fi  come  la  lanterna  fenzail  lume  non 
fàl'offitiofuo ,  come  il  motto  molto  bene  di- 
chiara.-». 

CORRVTTELLA  NE'  GIVDICI. 

DONNA,  che  flia  a  federe  per  trauerfb 
in  Tribunale,con  vn  memoriale,  &  vna 
catena  d'oro  nella  mano  dritta, con  vna  volpe 
a  piedi,&  farà  veftitadi  verde_>. 

Dipingefi  a  federe  in  Tribunale  nella  guifa 
che  dicemmo,  perche  la  Corruttela  cade  in 
coloro,che  fententiano  in  giuditio,eifendo  ef- 
fa  vno  ftorzimento  della  volontà  del  giudice 
a  giudicare  ingiuftamente  per  forza  de'  doni. 

Il  memoriale  in  mano,&  la  collana  fono  in» 


o 


M       O      G 


I       A. 


ditio- 


Parte  Prima.,  T 


139 


<fitio,che  ò  con  parole,  ò  con  danari  la  giufli- 
tia  fi  corrompa. 

La  volpe  pèTNÌjrpttrfi  pone  per  Paftutia,  & 
perciò  è  conueniente  a  quello  vitio  ,  eflendo 
che  s'eflercita  con  aftutia,per  impadronirfi  de 
denari,  &  delle  volontà  de  gli  altri  huomini . 

Veftelì  di  verde  per  li  fondamenti  della  fpe- 
ranza,che  danno  nell'hauere,come  detto  hab 
biamodifopr<L_j>. 


COSMOGRAFIA. 

DONNA  vecchia,  veftitad'vna  Clami- 
detta  di  colore  ceruleo  tutta  ftellata,  & 
fottodi  ella  vna  velie  di  color  tejreftre,che  ftia 
in  mezzo  di  due  globi  ,  vno  da  la  parte  delira 
fia  il  Celeile,  &  da  la  finiflra  il  Terreftre,  che 
con  la  delira  manotenghi  l'Aftrolabio  di  To- 
lomeo, &  con  la  fini/Ira  il  Radio  Latino . 

Colin  ografia  è  arte  che  cófidera  le  parti  del 
la  terra  rifpetto  al  Cielo,&  accorda  i  lìti  dell*- 
vno  all'altro, fi  che  per  quello  nome  Cofmogra 
fia, s'intende  il  Mondo, eflendo  dai  Greci,det- 
to  Cofmos,del  quale  fé  ne  fa  Cofmografia_^, 
cioè  deferittione  ,  non  folamente  per  quello 
particulare  terreftre,  ma  ancora  per  tutto  il 
globo  del  Cielo  che  fa  il  comporto  di  tutto  il 
Mondo . 

Si  dipinge  vecchia  perciòche  il  fuo  princi- 
pio hebbe  origine  da  la  creatione  del  Mondo. 

Si  velie  di  colore  ceruleo  tutto  ftellato,&  del 
colore  terreftre  come  habbiamo  detto,eflendo 
che  quella  figura  partecipa  fi  de  le  parti  del 
Cielo,com'anco  de  la  terra, &  perciò  la  rappre 
Tentiamo  che  ftia  in  mezzo  de  l'vno,  &  l'altro 
globo  ,  dimoftrando  l'operationefua  con  l'A- 
ftrolabio che  tiene  con  la  delira  mano  con  il 
quale  fi  piglia  la  diftanza,  &  Pinteruallo,&  la 
grandezza  fra  vna  ftella  ,  &  l'altra ,  &  con  il 
Radio  ,  che  tiene  con  la  finiftral'operationi  , 
che  fi  fanno  in  terrai. 

CORTE. 

DONNA  giouine,  con  bella  acconciatura 
di  tefta,veftitadi  verde,  &  cangiante, 
con  ambi  le  mani, s'alzi  il  lembo  della  vefte_j 
dinanzi, in  modo  che  fcuopra  le  ginocchia—s, 
portando  nel  la  velie  alzata  molte  ghirlande.» 
di  varie  forti  di  fiori,  &  con  vna  di  dette  mani 
terrà  anco  de  gli  hami  legati  in  filo  di  feta  ver 
de,  hauerà  a  piedi  vna  ftatuetta  di  Mercurio , 
alla  quale  s'appoggierà  alquanto,&  dall'altra 
banda  vn  paro  di  ceppi  di  oro ,  ouero  i  ferri , 


che  fi  fogliono  mettere  ad  ambili  piedi, &  che 
vi  fieno  con  elfi  le  catene  parimente  d'oro:farà 
la  terra,oue  fi  pofa  làflbfa,  ma  fparfa  di  molti 
fiori, che  dalla  velie  le  cadanole'  piedi  haue- 
rà le  fcarpe  di  piombo . 

La  Corte  è  vna  vnione  di  huomini  di  quali- 
tà alla  feruitù  di  pedona  fegnalata,  &  princi- 
pale^ fé  bene  io  d'eflà  poflò  parlare  con  qual 
che  fondamento,per  lo  tempo, che  vi  ho  con- 
fumato dal  principio  della  mia  fanciulezza—» 
finoa  quefVhora,  nondimeno  racconterò  folo 
l'Encomio  d'alcuni, che  dicono,la  Corte  elfer 
gran  maellradel  viuere  humano,foftegno  del 
la  politezza,  fcala  dell'eloquenza  theatrodc-» 
gl'honori.fcala  delle  grandezze ,  &  campo  a- 
perto  delle  conuerfationi ,  &  dell'amicitic-»: 
che  impara  d'obbedire, &  di  comandare,d'ef- 
fer  libero,&  feruo,di  parlare,&  di  tacere,di  fe- 
condar le  voglie  altrui ,  di  diflìmular  le  pro- 
prie,di  occultar  gli  odij,  che  non  nuocano,d'- 
afeondere  l'ire,  che  non  offendono  ,  che  infe- 
gnaeflergraue,  &  affabile,  liberale  ,  &  parco 
feuero,&  faceto,delicato,&  patiente,che  ogni 
cofa  sà,&  ogni  cofa  intende  de'  fecretide  Prin 
cipi,  delle  forze  de  Regni ,  de'  prouedimenti 
della  Città,dell'elettioni  de  partiti,della  Con- 
feruatione  delle  fortune,  &  per  dirla  in  viiu 
parola  fola,di  tutte  le  cofe  più  honorate,&  de. 
gne  in  tutta  la  fabrica  del  mondo,  nel  quale_j 
fi  fonda,&  afferma  ogni  noftro oprare  ,  &  in- 
tenderei.     _ 

Però  fi  dipinge  con  varie  forti  di  ghirlande 
nella  velie  alzatale  quali  lignificano  quell'o- 
dorifere qualità,  che  ella  partorifee,  le  bene_j 
veramente  molte  volte  a  molti  conintereflc» 
delle  proprie  facoltà,&  quali  con  certo  perico- 
lo dell'honore  ,  per  lofofpetto  continuo  della 
perdita  della  gratia  ,  &  del  tempo  palpato  ,  il 
che  fi  moftra  nelle  ginocchia  ignude,&  vicine 
a  moftrarele  vergogne,&  ne'  ceppi, che  lo  raf 
frenano,  Pimpedifcono  ,  onde  l'Alciato  nelli 
fuoi  Emblemi  così  dict_>. 
Vana  pai  ut  in  os  quos  educai  aula  clientes  , 
Dicitur  aurati*  neftere  compedibus  . 

I  fiori  fparfi  per  terra  in  luogo  fterile  ,  Se 
faflbfo,moftrano  l'apparenza  nobile  del  corti- 
giauo,la  quak  è  più  amfitiofa  per  compiace- 
re il  fuo  Signore,che  naturale  per  appagare  fé 
medefimo  . 

L'acconciatura  della  teila  maeftreuolmen- 
te  fatta, è  fegno  di  delicatura,&  dimollratione 
d'alti, &  nobili  penfieii . 

La  velie  di  cangiante,moftra  che  tale  è  la_» 
Corte,  dando  è  togliendo  a  fuo  piacere  in  po- 
co 


40        Della  nouifsima  Iconologia 


co  tempo  la  beneuolenza  cfc'  Principi ,  e  con 
ella  gl'honori,  è  facultà . 

Tien con  vna  mano  gl'hami  legati  con  filo 
di  color  verde,  per  dimoftrare,  chela  Corte» 
prende  gl'huomini,  con  la  fperanza,  com'ha- 
moil  pefce_j. 

Le  (carpe  di  piombo  inoltrano,  che  nel  fer- 
uigio  fi  dee  efler  graue,è  non  facilmente  muo 
uerfi  a  i  venti  delle  parole,  ouero  delle  vnioni 
altrui, per  concepirne  odio,sdegno, rancore^, 
&  inuidia,  con  appetito  d'altra  perfona_j. 

Se  gli  pone  appiedò  la  {tatua  di  Mercurio, 
la  quale  da  gli  Antichi  fu  polla  per  l'eloquen- 
za,che  fi  vede  efler  perpetua  compagna  dei  cor 
tigiano . 

E  ftata  da  molte  pe rióne  in  dinerfi  modi  di- 
pinta,fecondo  la  varietà  della  Fortuna,  che_> 
daleiriconofcono;  fra  gl'altri  il  Signor  Cefa- 
re  Caporale  Perugino, huomo  di  belliflimo  in- 
gegno, di  lettere,  &  di  valore  la  dipinfe,come 
ii  può  vedere  nei  feguenti  fuoi  verfi,  che  così 


dice_>. 

La  Corte  fi  dipinge  vnamatrontt-i 

Convifo  afeiutto  ,  e  chioma  profumata 
Dura  difehiena  ,  e  molle  di  perfona  . 

La  qual  feti  va  d'vn  drappo  verde  ornata 
Benché  a  trauerfo  a  guifa  d'Hercol  tientj 
Vna  gran  pelle  d' afino  ammantai*-*. 

Le  pendon  poi  dal  collo  aspre  catene^ 
Per  poca  dapocaggine  fatale , 
Chefciorfe  le  potrebbe,  e  vfeir  di  pene. 

Ha  dt  Specchi  ,  e  Scopette  vna  realtà 
Corona  ;  tien  fedendo  fu  la  paglitL-t 
Vn  pie  in  bordello  ,  e  l'altro  a  l'hofpedale  , 

Sofìien  con  la  man  deflra  vna  medaglia-» 
Oue  f eulta  nel  mex.o  elas~ptranz.%->t 
Che  fa  fìentar  la  mifera  canaglia  . 

Seco  il  tempo  perduto  alberga  ,  e  fianca  , 
Che  vede  incanutir  lapromiffione 
Di  fargli  vn  dì  del  ben  fé  gli  n'auanx.<Lj. 

Poi  nel  rouerfeio  v'è  l'aduìatione->, 
Che  fa  col  vento  de  le  sberrettate 


o 


I 


N 


Gl'am- 


Parte  Prima^  141 


GTamhitiojl  gonfiar  tomi  -»npaUo»e. 

Vi  fon  anco  le  Mufe  affaticate  , 
Per  folleuar  la  mi/era,  e  men  dica» 
Virtute  opprejja  da  la  pouertate . 

%ià  fi  gittano  al  vento  ogni  fatica  , 
Ch'ha  fui  corpo  vha  macina  da  guata  , 
I  Fortuna  ad  ogn'hor  troppo  nimica  . 

Tien  poi  nell'altra  man  l'ham' in  dorato  , 
Conefcapretiofa  cruda ,  e  cottaci. 
Che  per  lo  più  dtuenia  pan  muffato. 
Ne  lafcierò  di  fcriuere  il  Sonetto  del  Sig. 

Marc' Antonio  Cataldi,il  quale  diet  a  queft'i- 

(teflò  propofìto .  ì 

Vn  vario  flato  ,  vna  volubil  forteti, 

Vn  guadagno  dubbio fo  ,vn  danno  aperta. 
Vn  fpìrar  non  fi curo  ,  vn  penar  certo  , 
Vn  con  la  vita  amminifirar  la  morte  . 

Vna  prigion  di  [enfi  ,  vn  laccio  forte , 
Vn  vender  libertade  ,  a  pre^jo  incerto . 
Vn'afpetsar  mercè  contraria  al  merto 
J5*  aueflo,  che  il  vii  volgo  appella  Corte , 

C         OS         T 


Quiui  ha»  gl'adulatori  albergo  fido, 
Tenebre  il  ben  oprar,  la  fraudi  lume 
Sede  Vambitio»,  l'inuidia  nido, 

l'ordire  infidie,  il  farfi  idolo,  e  nume 
Vn  huom  mortai  ,  l'ejjer  di  fede  infido  , 
Appar  qui  gloria  :  ahi  fecole  ?  ahi  coFiume  ? 
CORTESIA. 

DONNA  veftita  d'oro,coronata  a  guifà 
di  Regina, e  chefparge  collane  dana^ 
ri,  &  gioie_j. 

La  Corte/la  è  virtù,  che  ferra  fpefTo  gli  oc- 
chi ne  dementi  altrui,  per  non  ferrar  d  pafl» 
alla  propria  benignità . 


COSCIENZA. 

DONNA  con  711  cuore  in  mano  dinanzi 
agl'occhi  con  quello  fcritto  in  lettere» 
d'oro  OIKEIA  2INE2I2  ,  cioè  la  propria^ 
Cofcienza,  itando  in  piedi  in  mezo  vn  gvatlt 
di  fiori,  &  vn  campo  di  fpins„* 


N 


®$® 


f  4£         Della  pu^aifsima  Iconologia 


La  Cofcienza  è  la  eognitione,  che  ha  cia- 
fcuno  dell'opere,  &  depénfieri  nafcofti,&:  ce- 
lati a  gl'altri  huomirif. 

Pero  fi  dipinge  in  atto  di  riguardare  il  pro- 
prio cuore,  nel  quale  ciaicuhó  tiene  occultate 
le  Tue  fccretezze,  le  quali  folo  a  lui  medefimo 
fono  aviuaforza  palelì . 

53  con  piedi  ignudi  nel  luogo  fopradetto, 
per  dimòftrare  la  buona,  e  eattiua  via,perle_> 
quali  ciafeuno  caminando  ,  ò  con  le  virtù ,  ò 
co'  viti  j, è  atto  a  Pentire  l'afpre  punture  del  pec 
caro,  come  il  fuaue  odore  della  virtù  . 

Cofcienza  . 
■pNOnna  di  (embiante  bellifiìmo,  veftita  di 
fc7   bianco,  con  la  fopràucfte  nera,  nella  de- 
lira mano  terrà  vna  lima  di  ferro,  hàuerà  feo-  • 
perto  il  petto  dalla  parte  del  cuore, donde  j.i_^> 
morderà  vn  ferpe ,  ouerò  vn  verme ,  che  lem- 
preltimola,&  rode  l'anima  del  peccatore,  pe- 
rò bene  dille  Lucano  nel  k ttimo  libro  . 
Heu  quantum  mtferfeen*  mens  tanjeta  donat  k 


COSTANZA. 

~\J  Madonna  che  con  il  de  lì  rob  taccio  ven- 
V  ghi  abbracciata  vna  colonna  ,  &  conia 
fi  ni  lira  mano  vna  fpada  ignuda  fopra  d'vn  gra 
vaio  di  fuoco  acceib,  &:  inoltri  volontariamen 
todi  volerli  abbrucciare  la  mano,  &  il  brac- 
cio . 

Cojìanza. 

DONNA  che  tienila  delira  mano  alta, 
&  con  la  fini  lira  vn'hafta  ,  &  fìpofa  co' 
piedi  fopra  vna  bafe  quadra-^. 

Coftanza  è  aia  difpofitione  ferma  di  non 
cedere  a  dolori  corporali, né  lafciarfi  vincerci 
a  mitezza,  òfatica,nèa  trauaglio  alcuno  per 
la  via  della  virtù, in  tutte  l'attioni  . 

La  mano  alta  è  mditio  diColtanza  né  fatti 
proponimenti . 

La  bafe  quadrata  lignifica  ferme  zza, perche 
da  qual  lì  voglia  banda  lì  poh"  ila  ialda,&  con- 
trapefata  egualmente  dalle  fue  parti,  il  che__> 
non  hanno  in  tanta  perfetnone  i  corpi  d'altra 
f  gura_j>. 

L'hafta  parimente  è  conforme  al  detto  vol- 
gare, che  dice.  Chi  ben  li  appoggia  cade  di  ra- 
do . 

Et  elfer  collante  non  è  altro, che  ilare  appog 

ato,&faldo  nelle  ragj 
intelletto  a  qualche  cof 

Ceftanya,  &intrcpidità . 

GIOVANE  vigoroib,veitito  di  bianco,& 
rollbjche  rnoftri  le  braccia  ignude,e  {ta- 


ra in  atto  d'attendere ,  e  /ottenere  l'impeto  di 
vn  toro . 

Intrepidità  è  l'cccelfo  della  fortezza,  oppo- 
flo  alla  viltà,&*codardia,  &  all'ilota  li  dice  v- 
n'huomo  intrepido  ,  quando  non  teme,  etiaa- 
dio  quel  che  l'Intorno  collante  è  folito  temere. 

Sono  le  braccia  ignude,  per  moftrare  con- 
fidenza del  proprio  valore  nel  combatter  col 
toro  ,  il  quale  elfendo  moleftato  diuiene  fero- 
eiffimo,&  ha  bifogno,perreiìfterefolo  delle_> 
proue  d'vna  difpei;ata  fortezza^». 

C  R  A_P  V    L  A, 

DONNA  grafia,  brutta  nell'afpetto  ,  & 
•«mal  veftita,  con  tutto  lo  itomaco  ignu- 
do, hauerà  il  capo  fafciato  lino  a  gl'occhi, nel- 
le mani  terrà  vna  tetta  di  Leone  ,  cheftia  con 
bocca  aperta,  &  perverrà  vi  faranno  de  gl'vc- 
celli  morti, &  de'  pafticci.ò  limili  cofc_j. 

Si  fa  donna  brutta ,  perche  la  Crapula  non 
laicia. molto  alzare  l'huomo  da'peufienfemi- 
nili,  &  dall'opere  di  cucina-*. 

Si  velie  poueramente  ,  per  inoltrare,  che  li 
crapuloni,  ò  per  lo  più  fonohuomini  {prezza- 
toli della  politezza,  è  lolo  attendono  ad  ingraf 
fare,&  empire  il  veìitfe',&  perche  iono  poue- 
11  di  virtù, &  non  lì  {tendono  con  il  penlier  lo 
ro  fuor  di  quelli  confini .    !  j 

Lo  Itomaco  {coperto  inoltra  che  la  Crapu- 
la ha  bi  fogno  di  buona  comdlellìone,per  (mal 
tire  la  varietà  de'  cibi,&  pero  lì  fa  con  la  tefta 
falciata,  doue  1  fumi  afcendóoo,  &  l'ofrendo- 
no.La  graifezza  è  elfetto  prodotto  dalla  Cra- 
pula ,  che  non  lafcia  penfarea  cofe  faftidiofe , 
che  fanno  la  faccia  macilente.,-. 

La  teftadel  Leone  è  antico  /imbolo  delle_> 
Crapula, perche  quello  animale  s'empie  tanto 
iouerchio,che  facilméte  poifopportaperdue, 
ò  tre giorniil  digiuno,  &  per  ìndigellioue  il 
fiato  continuamente  li  puzaj  come  dice  Pieno 
Valenano  al  fuo  luogo  .     t 

Gl'vccelli  morti, &i  pafticci, lì  pongono  co 
me  cofe  ,  intorno  alle  quali  s'ellercita  la  era- 
puia_ij>. 

Crapula  . 

DO  ima  mal  veftita,  e  di  color  verde  ,  farà 
grafia  di  carnagione  rolìà.fi  appoggerà 
con  la  man  delira  fopra  vno  feudo, dentro  del 
quale  vi  farà  dipinta  vna  tauola  apparecchia- 
ta con  diuerfe  viuande  con  vn  motto  ì.ella  to- 
uao-lia,che  àica-.Vera  felicita  s}Và\uz  mano  la 
terra  {opra  vn  porco  . 

La  Crapula  è  vn'effettodi  goIa,e  confilte_- 
nella  qualità,  e  quantità  de'  cibi, e  lucie  com- 
mi! ne- 


fi 


Parte  Prima,  143 


inanemente  regnare  in  perfone  ignoranti ,  & 
di  grolla  pattarne  non  fanno  penfar  cofe,che 
non  tocchino  il  feniò  . 

Veltefi  la  Crapula  di  Verde,  perciòehe  del 
continuo  ha  fperanza  di  mutar  vari  j  cibi,8cpaf 
far  di  tempo  in  tempo  con  allegrezza-^. 

•  Lo  feudo  nel  fopradetto  modo  è  per  di rao- 
ftrareilfine  diquei,che  attendono  alla  Crapu 
la,cioèilguilo,il  quale  credono,  cheporti  fé- 

•CRE'PVSCVLO    DELLA     MATTINA 


co  la  felicita  di  quello  mondo,come  voleua  E_ 
picuro  . 

Il  porco  da  molti  fcrittori  e  pollo  per  la_j> 
Crapula  ,  perciòehe  ad  altro  non  attende  ch'a 
mangiare,e  mentre  diuora  le  fporcitie  nel  fan 
go  non  alza  la  tettarne  inaili  volge  indietro, 
ma  del  continuo  feguitaauanti  per  tiouarmiT 
glior  cibo  •  •  ' 


KT 


FANCIVL  LO  nudo  ;  di  carnagione  bru" 
na,chiiabbial'ali  a  gli  homeri  del  mede 
fililo  colore, dando  in  atto  di  volare  in  alco.ha- 
tierà  in  erma  del  capo  vna  grande, &  rilucente 
/te  Ha  ,  &  che  con  la  fìniilra  manotenghi  Vn'- 
vrna  rinolta  all'ingiù  verfando  con  ella  minu- 
ti flime  gocciole  d'acqua  ,  &  con  la  delira  vna 
facellaaccefa,  riuolta  dalla  parte  di  dietro,  e 
per  l'aria  vna  rondinella^. 

Crepufculo  (per  quelloche  riferifceil  Boc 
caccio  nel  primo  libro  della  Geneologiade  gli 
Dei)  viene  detto  da  crepero,che  fignifica  dub- 


bio,conciofìache  pare  lì  dubiti,  fé  quello  fpa- 
tiodi  tempo  Ila  da  concedei  alla  notte  pallata, 
òal  giorno  venente,  eflendo  nelli  confini  tri 
l'vno,&  l'altro. Onde  per  tal  cagione  dipinge- 
remo il  Crepufculo  di  color  bruno . 

Fanciullo  alato  Io  rapprefentiamo»  coms_> 
parte  dei  tempo,  e  per  lignificare  la  velocità 
di  quello  ir/teruallo  che  pie  fio  paSpcs» 

Il  volare  all'insti  dimolìra,chc'il  Crepufcu- 
lo della  mattina  s'alzafpinto  dall'alba,  ch.£_> 
appare  in  Oriente_>. 

La  grande, &  rilucente  fklla,  che  ha  {opra, 
il  capo 


1 44        Della  nouifsi ma  Iconologia 


il  capo, fi  chiama  Lucifer,  cioè  apportatore.^ 
della  luce, &  per  ella  gli  Egitti  j, come  nfenfce 
Pierio  Valeriano  nel  libro  46. defuoi  Gerogli- 
fici fìgnificauano  il  Crepufculo  della  mattina, 
&il  Petrarca  nel  trionfo  della  Fama, volendo 
moftrare  ,  che  quefta  ftélla  appare  nel  tempo 
de!  Crepufculo  cosi  dice. 
Qua l  in  fui  giorno  l'amorofa  {fella 
S:fol  venir  d'Oriente  innanzi  al  Sole  ■ 
Lo  fpargere  con  l'vrna  le  minuti/Time  goccio 
le  d'acqua, dimoitra,che  nel  tempo  d'Eftatc_j> 
cade  la  ruggiada,&l'Inuerno  per  ilgielol.i_j 
brina,oude  l'Arioflo  fopra  di  ciò  cosi  diiVc_;. 
Rim.ife  dietro  il  Itto  ,  e  la-  me/china 
Olimpia  che  dormiafer<z%  defìarfe_j 
Tir.  che  l' Aurora  la  gelata,  brini-* 
Dalle  dorate  ruote  in  terra  £parfe->. 
E  Giulio  Camillo  in  m  Tuo  Sonetto  . 
Rtigiadofe  dolcezze  in  motorini 

Celeftiimrnor ,  che  i  bofebi  inargentate 
Hor, tra  gì' c/c  uri ,  e  lucidi  confini 


■DeSa  not$ey.&  del  d'i,  &c. 
La  facella  ardente  riuolta  nella  c$nifa,che  di 
cemuipme  dimoftra,che  il  Crepufculo  della_.» 
mattina  è  meflaggiero  del  giorno  . 

La  rondinella  luol  cominciare  a  cantare  a-, 
uanti  giorno  nel  Crepufculo  come  dim.oftnu^» 
Daiate  nel  cap.i5.del  Paradifo,così  dicendo. 
Neil  'bora  ,  che  comincia  i  trilli  lai 

La  Rondinella  preffo  alla  mattina 

forfè  a  memoria  de  fuoi  tritìi  guai  • 
■Et  Anacréonte  Poeta  Greco,inquel  fuo  Urie», 
cosuinfe  in  fua  (entenza_j>« 
Ad  Hirundmem . 
Quibw  loquax,  quibtwnam 
Tt  pleCÌam  hirundo pcenii  ì 
Tibi,  quodille  Teretts 
Teciffe  fertur  olim  ? 
Vtuitn  >;e  vis  volucres 
/Ila,!  tihi  recidam  ? 
Imam {ecemue  linguam  ì 
Nam  tu  quid  ante  lucem 


CREPVSCVLO     DELLA-    SERA. 


liiM 


' 


Parte  Prima."  145- 


Mtat  flttptnt ad  aures 

I  foinnijs  beatis 
Mihi  tapis  Bathyllum. 

Il  che  fa  imitato  dal  Signor  Filippo  Alberti 
in  quelli  Tuoi  quadernali . 

Perche  io  pianga  al  tuo  piatito 

Rondinella  importuna  inan\j  al  die 
.  Da  le  dolcc\Jj  mie_> 

Tu  pur  cantando  mi  richiami  al  pianto  . 

Av  queftì  fi  confanno  quegli  altri  verfi  di 
Natta  Pinario  ,  citati  da  Seneca  nell'Epiflola 
ut. 

Ìncipit ardentcs  Vhoebm producere flammat . 

Spargere  fé d  rubi cu, -id a  dies,iatrii?is  hirundo. 

Argutis  reditara  ctbos  immittere  nidis , 

Incipit,  <rj>  molli  partito:  ore  mimftrat , 


CREPVSCVLO  DELLA  SERA. 
ANCIVLLO  ancor'egli ,  è  parimente  a- 
iato,  Se  di  carnagione  bruna, fUra  inatto 


di  volare  all'ingiù  verfo  l'Occidente  in  capo 
hauerà  ma  grande, &c  rilucente  ftella,conla_^» 
delira  mano  terrà  vna  frezza  in  atto  di  lanciar 
la,&  fi  veda  per  l'aria,  che  n'habbia  gettate..* 
dell'ai  trc,&  che  cafehino  all'ingiù,  &  con  ia 
finiltra  mano  cenghi  vna  nottola  con  l'ali  a- 
perte_^. 

Il  volare  all'ingiù  verfo  l'Occidente,dimo  - 
flra  per  tale  effetto  eifere  il  Crepufculo  della 
fera_^. 

La  itellache  ha  in  cima  del  capo  fi  chiama 
Hefpero,  la  quale  apparifee  nel  tramontar  del 
5ole,apprellb  gli  Egitti  j, come  dice  Pieno  Va- 
leriano  nel  luogo  citato  difopra^ignificaui^ 
il  Crepufculo  della  fcr^^. 

Le  frezze,nellaguifa,  che  dicemmo,  figui- 
fìca  i  vapori  della  terra  tirati  in  alto  dalla  po- 
tenza dd  Soìcjilquale  allontanandoli  da  noi, 
e  non  hanenlo  detti  vapori ,  chi  lifofeugh'  , 
vengono  a  cadere,&  per  effere  huniori  grolli> 
nuocono  più,ò  meno, fecondo  il  tempo, e  luo- 


R 


D 


O 


14^        Della  nouifsima  Iconologia 


ghi  humidi,piu  freddi,ò  più  caldi,più  alti,ò 
piùbaifi. 

Tiene  la  Nottola  con  l'ali  aperte  ,  come  a- 
nimale  proprio  ,  &  fi  vede  volare  in  quello 
t  mpo. 


s 


CREDITO. 

HVOMO  dieta  virile, veftito  nobilmente 
d'habito  lungo,con  vna  collana  d'oro  al 
collo,fieda,  con  vn  libro  in  vna  mano  da  mer- 
canti detto  il  maggiore ,  nella  cui  coperta  ,  ò 
dietro  fcriuafi  querto  motto  SOLVTVS  OM- 
NI FOENORE,&a  piedi  vi  fia  vn  Gii- 
fone  fopra  d'vn  monacello. 

Perche:più  à  baffo  figureremo  il  Debito,  è 
ragioneuole ,  che  prima  rapprefentiamo  il 
Credito  . 

L'habbiamo  figurato  di  età  virile  perche^ 
nella  virilità  s'acquifta  il  Credito,  l'habitolun 
go  arreca  credito,  &  però  li  Romani  Senatori 
andauauo  togati: tal  habito  portò  Craffo,&  Lo 
culloSenatbridigran  credito,  li  quali  più  d*- 
ogn'altropilfiedeuano  facilità,  &  ricchezze--. 

Porta  vni  collana  d'oro, la  ragione  e  in  pron 
to  ,  perche  ^'apparenza  fola  dell'oro  da  credi- 
to/opradel  fanale  è  fondato  . 

Siede  perche  colui, che  ha  credito  irà  in  ri- 
pofo  con  ia  mente  tranquilla  II  libro  mao-o-io- 
xc  intendiamo,  che  fia  folo  dell'hauere  rTaue- 
re,  il  ches'efprime  con  quel  verfetto  d'Hora- 
tio.fùlutus  omntfecnore.  cioè  libero  d'oam  de- 
bitori che  nel  libro  non  fi  comprenda  parti- 
ta alcuna  del  dare,mà  (blamente  l'haiiere,poi- 
che  quello  è  il  vero  creditore, che  non  ha  d.i_^> 
dare  ma  folo  ha  da  hauere,nè  confifte  il  credi- 
to in  trafficare, &  farfi  nominare  con  il  danaro 
d'altri ,  come  fanno  alcuni  mercanti  per  non 
dir  tutti,  che  perciò  facilmente  fallifcono, ma 
confifte  in  poffedere  totalmente  del  fuo  pro- 
prio fenzahaueredadare  niente  ad  alcuno. Il 
Grifone  fu  in  gran  credito  preffio  gl'Antichi , 
&  però  fé  né  leniniano  per  fimbolodicufto- 
de,&  che  fia  vero,  vedali  porto  a  tutte  Iecofe_> 
facre,&  profane  de  gl'Antichi,aH'Are;alli  fe- 
polcri,all'vrne,ai  Tempi  publici,&  prillati  e- 
difitij  ,  come  corpo  comporto  d'animali  vigi- 
lanti,&  generofi,qualilono  l'aquila, &  il  Leo 
ne,  fi  che  il  Grifone  fbpra  quel  monticello  li- 
gnifica la  cuftodia  ,  che  deue  hauere  vnodel 
cumulodelle  lue- facilità  fé  fi  vuole  mantenere 
in  credito,  &  delie  fare  a  punto,  come  li  Gri- 
foni i  quali  particularmente  cuftodifcono  cer 
ti  mónti  Scithi,&  Hiperborei,oue  fono  pietre 


pretiofe,&  vene  d'oro,  &  perciò  non  permer- 
tono,che  ninno  vi  fi  accorti, fi  come  riferifc«^_» 
Solino, onde  Bartolomeo  Anglico.  De  proprie- 
tatibm  rerum  lib.  li.  Cap.  z^.diceCu/iodiunt 
Gryphes  moritesi»,  quibusfunt gemmtpr&ciof*  , 
vt  fm  t'ardi >&  latp;s,nec  permittunt  eas  aufer 
re. l'irte ilb  conferma  Plinio  lib.7.cap.z.ragio- 
nandode  Scithi. Qittbui  a/fiduebellum  ejje  cir. 
camrtallaeum  Gnphis  ferarumvolucri  gene- 
re ,  quitte  vulgo  tt-aditur,  eruente  ex  euni culti 
aurum,mira  cupid.it Me ,&feris  euftodientibust 
Ó*  Arimx'pis rapientibus .  Il  medefimo  coftu- 
me  hanno  i  Grifoni  nell'India,come  aflerifee 
Filoftrato  lib.7.ca.p.i.Indorumautem  Gnphes, 
&>  Aethiopum  formici  quamquam  fint  formio 
dijfimiles.Eadem  tamen  agerefiudent,Nam  au- 
rum  vtrobique  cuftodire  perhtbentur,&  tcrram 
auriferacem  adamare .  Così  quelli,che  hanno 
credito  nondeuono  laflare  accollare  al  monte 
della  douitia  loro  perlbne, che  fieno  per  diftrug 
gerlojcome  ruffiani, burroni ,adulatori,  chel'- 
aggrauano  col  tempo  in  qualche  ficurtà,oue- 
ro  in  vna  preftanza,  che  mai  più  fi  rende,ne_> 
paraffini, che  li  fanno  fprecare  la  robba  in  con- 
uiti,  né  Giocatori,  Meretrici,  &  altre  gcnte_j 
infami ,  chedarebbóno  fondo  a  qual  fi  voglia 
monte  d'oro,fi  che  fuggendo  quelli  tali,ftaran 
no  in  perpetuo  credito>&  viuerannocon  ripu- 
tatione  loro,altrimenti  fé  non  fcaccieranno  li- 
mili trafcurate,&  vitiofe  perlbne,  perderanno 
la.  robba  ,  e'1  credito ,  &  anderanno  raminghi 
con'  ifcorno,&  ignominia  loro. 

C  R  V  D  E  L  T  A  \ 

DO  N  N  A  di  color  roifo  nel  vilb,e  nel  ve- 
ftimento ,  di  fpauentofa guardatura  ,  in 
cima  del  capo  habbia  vn  rofignuoIo,e  conam 
bi  le  mani  affoghi  vn  fanciullo  nelle  fafce,per 
che  grandilfimo  effetto  di  Crudeltà  è  l'occide- 
re,chì  non  nuocealtrui;  ma  è  innocente  in  o- 
gni  minima  forte  di  delitto,  però  fi  dice, che  la 
Crudeltà  è  infatiabil  appetito  di  male  nel  più 
nir  gl'innocenti, rapir  i  beni  d'altri,ofFendere, 
e  non  diffendere  i  buoni, e  la  giuftitia_j. 

Il  veftimento  roifo  dimoftra,cheifuoipen- 
fieri  fono  tutti  fanguigni . 

Perlo  rofignuolo  fi  viene  accennando  li_> 
fauola  di  Progne,  e  di  Filomena,  veroinditio 
di  Crudeltà,onde  dine  l'Alciato . 
Ecquid  Colchipudct>vel te  Progne improb<<L->ì 

mortem 
Cum  volucris  propri&prolis  amore  fubit. 
Crudeltà. 

DOnna  ridente  veftita  di  ferruggine,  con 
vn  groflo  diamante  in  mezo  al  petto  , 
che 


Parte  Prima .~ 


47 


che  ftia  ridendo  in  piedi ,  con  le  mani  appog- 
giate a  i  fianchi,  e  miri  yn'incendio  di  cafe_>, 
e  pcciiion  di  fanciulli  inuolti  nel  proprio  fan- 
gue_j. 

La  Crudeltà  è  vna  durezza  d'animo,che  fa 
gioire  delle  calamità  de  gl'altri ,  &  però  le  li 
fa  il  diamante,che  è  pietra  duri/Tima,e  per  la 
fua  durezza  è  molto  celebrata  da  Poeti  in  pro- 
posto della  Crudeltà  delle  donnea 

L'incendio,e  l'occifione  rimirante  col  vifo 
allegro,  fono  i  maggior  fegni  di  crudeltà,  dì 
qual  fi  voglia  altro  ,  &^pur  di  quella  forte  d'- 
huomini  hi  voltito  poter  gloriarli  il  móndo  a' 
tempi  parlati  nella  perfona  di  più  di  vii  Nero- 
ne,&  di  molti  Herodi,acciòche  non  Ha  fort«_^ 
alcuna  di  fcel  eraggine,  che  non  fi  conferma 
perpetua  memoria  nelle  cofe  publiche,.che_> 
fon  I'hiltone  fabricate  per  eiTempio  de  pofteri. 


C  V  P  I  D  I  T  A\ 


DONNA  ignuda  ,  c'habbia  bendati  gl'- 
occhi con  l'ali  alle  fpalle_?. 
La  Cupidità  è  m'appetito  fuor  della  debita 
milura,  ch'infegna  la  ragione,  però  gl'occhi 
bendati  fono  fegno,  che  non  fi  ferue  del  lume 
dello  intelletto  .  Lucretio  lib.4.de  natura  re- 
rum  . 

Nam  faciunt  homines plerum<fo  enpidine  c&ci, 
Bttribunt  ett^UAnon JUnt  ubi  commoda  vere. 

L'ali  moftrano  velocità,  con  le  qualiefla  fc 
gue,ciò  che  fotto  fpetie  di  buono ,  &  di  piace 
uole  le  fi  tapprefenta-^r. 

Si  fa  ignnda  perche  con  grandiffima  facili- 
tà feopre  l'eiTer  fuo . 


DONNA   con  veftimentò  rofìò,  &  azur-     mani  alte,  col  capo  che  fporga  in  fuora,&  farà 
ro  ,  fopr'il  quale  vi  fìano  fparfe  molt'o-     alata_j>. 
recchie,&  rane,hauerà  i  capelli  dritti,conle_>         LaCuriofìtà  è  defìderio  sfrenato  di  colora, 

K     x  che 


4^         Della  nouifsima  Iconologia 


.he  cercano  fapere  più  di  quelIo,che denono  . 

Gl'orecchi  moftrano,che  il  enriofo  ha  folo 
.1!  defiderio  d'intendere,  &  di  fapere  cofe  rife- 
rite da  altri .  E  S.  Bernardo  de  gradib.fuptrb. 
volendo  dimoftrare  vn  Monaco  curiofo,lo  de- 
icriue  con  quelli  fegni  così  dicendo.**'  videris 
Mondcum  euagari,caput  ereftum,  attres portare 
JufpcnJas,curiofum  cegnofeas . 

Le  rane  per  hauer  gl'occhi  grandi  fon  indi- 
tio  di  Curiofità  ,  e  per  tal  lignificato  fon  prele 
da  gl'Antichi ,  perciòche  gl'Egitti  j  ,  quando 
voleuano  lignificare  vn'huomo  curiofo  rap- 
prefentauano  vna  rana,  e  Pierio  Valer.dice_>, 
che  gl'occhi  dirana,legati  in  pelle  di  cerno  in- 
ficine con  carne  di  rofignuolo  fanno  l'hiiomo 
dello ,  &  fuegliato  ,  dalche  nafee  l'elici  cu- 
ri ofo  . 

Tiene  alte  le  mani,  con  la  tefta  in  fuora_^, 
perche  il  curiofo  fempre  ftà  dello  &  viuace_> 
per  fapere  ,  &  intendere  da  tutte  le  bande  l<u> 
nouita  .    Uche  dimoftrano  ancora  l'ali,&  i  ca- 

{>elli  dritti ,  che  fono  i  peiukn  viuaci,  &  i  co- 
ori  del  veftimento  lignificando  defiderio  di 
faper&_>. 

CVSTODIA, 

DONNA  annata,che  nella  delira  mano 
tenga  vna  fpada  ignuda,&acanto  hau- 
rà  vn  drago  . 

Perla buona  Cuftodia  due  cofe  necellàrijf- 
ìnrie  li  ncercanojvna  è  il  preuedere  i  pericoli, 
e  lo  {lardello,  che  non venghinoall'improui- 
'  fo  ,  1  altra  è  la  potenza  di  reiìftere  alle  forze_> 
eileriori ,  quando  per  la  vicinanza  non  fi  può 
coi  Configlio,eco'  difeorfi  fuggi  re;  però  fi  di. 
pingefiempliccmente  col  drago,comebenedu 
nioftra  l'Alciato  nelli  fuoi  Emblemi  dicendo. 
Vera  h&c  cffìgicti»n/upta  e/i  Palladi* ,eius 

Hi  e  draco,  qui  domini  conslitit  antepedes . 
i^ur  diut  comes  hoc  animai-^  Cufìodia  rerum 

Buie  datafic  lucos  facratfr  tempia  colie  , 
Innuptas  opus  esl  cura  afferuarepuellas 

heruigilt.laqueos  vndiq;  tenditamor . 

Et  con  l'armature,  che  difendano,  e  danno 
ardire  ne'  vicini  pericoli . 

DANNO. 

T  T  VOMO  brutto  il  fuo  veitimento  farà 
X  J.  del  colore  della  ruggine,che  tenghi  con 
le  manidelli  Topi,ò  Soici,che  dir  vogliamo, 
che  fieno,vifibili  per  quanto  fi  afpcttaalla  gra 
dezzaloro  ,  per  terra  vifiavn'oca  in  atto  di 
f  afeere ,  &  che  dal  Cielo  pioua  gran  quantità 


di  grandine  la  quale  fracaffi ,  &  fminuzzi  vn» 
verdeggiante,&  fecondirtima  vite,&  delle  fpi- 
ghe  del  grano  che  fieno  ih  vn  bel  campo  a  can 
to  a  detta  figurar- 
si verte  del  color  della  ruggine  per  e(ferc_» 
continuamente  dannofa,come  habbiamo  detto 
in  altri  luoghi .  Tiene  i Topi, come  dicemmo 
per  dimofhare  che  tali  animali  fieno  il  vero 
Geroglifico  del  Danno,&  della  rouina,&  tro- 
ttali apprellò  Cicerone  (  come  riferifee  Pieno 
Valenano  lib.tredicefimo,che  i  Sorci  giorno,e 
notte  fempre  rodano  ,  &:  talmente  imbrattano 
le  cofe  da  loro  rofe,  che  non  feruono  più  a  co- 
fa  alcuna  ,  gli  fi  dipinge  a  canto  l'oca  eliendo 
detto  animale  dannofillimo,imperoche  in  qua 
Junque  luogo  fparge  i  fuoi  efcrementi,fuolc_> 
abbrucciarè  in  ogni  cofa  ,  ne  cola  alcuna  più 
nuoce  alli  prati, o  alli  feminati, che  quando  in 
quelli  vanno  l'oche  a  pafcere,anzipiù  chefe_» 
il  lor  fterco  farà  liquefatto  con  la  falamoia,  & 
poi  fi  fpargerà  fopra  gl'herbaggi  tutti  fi  gua- 
itcrauno,  &  fi  corromperanno  .  Il  cadere  dal 
Cielo  gran  copia  di  grandine,è  tanto  mànife- 
ilo,il  nocumento  che  fi  riceue  da  quella  sì  ni! 
gianojCome  nel  vino, &:  altri  frutti  che  ben  lo 
sa  quanto  fia  grande  il  danno  chìlopioua,  & 


in  particolare  la  pouerta 


DAPOCAGGINE. 

DONNA  con  capelli  fparfi,veftita  di  ber 
rettino,che  tiri  più  al  bianco,  che  al  ne- 
ro,laqual  velie  farà  {tracciata,  ftia  afedere_> 
con  le  mani  fopra  le  ginocchia, col  capo  ballo, 
&  a  canto  vi  fia  vna  pecorai . 

Dipingefi  la  Dapocaggine  co  capelli  fparfi, 
permoftrare  la  tardità  e  pigritianell'opei  are, 
che  è  difetto  caggionato  da  ella  medefima,ef- 
fendo  l'huomo  da  poco,lcnto,e  pigro  nelle  lue 
attioni  ,  però  come  inetto  a  tuta  gli  eflercitij 
d'induftna,ftà  con  le  mani  pofate  fopra  le  gi- 
nocchia-^.. 

La  velie  rotta  ci  rapprefenta  la  pouertà  ,  Se 
il  difagio  fopraueniente  a  coloro,  che  per  Da- 
pocaggine non  fi  fanno  gouemare_?. 

Stalli  a  federe  col  capo  chino,perche  l'huo- 
mo da  poco  non  ardifee  di  alzare  la  tefta,  a  pa- 
ragone de  gl'altri  huomini,e  di  caminareper 
la  via  della  lode,  la  quale  confifte  nel  l'opera- 
tione  delle  cofe  difficili . 

La  pecora  è  molto  ftolida  ,  ne  sa  pigliarci 
partito  in  alcuno  auuenimento.Però  dille  Dan 
te  nel  fuo  Inferno  . 
Htiominifiate,e  non  pecore  matte^. 

DATIO, 


Parte  Prima: 

DATIO    OVERO    GABELJL 
Del  Sig.  Gio:  Zaratino  Cartellini . 


149 


A, 


VN  giouane,robufto  come  fi  dipinge  Her 
cole,  con  mufcoli,&  nerui  eminenti,fa- 
rà  incoronato  di  quercia  ,  nella  man  deftra_j> 
hauerà  vnatanaglia,ò  forbice  da  lanaiuolo,al 
piede  vna  peccora,da  man  finiftra  terrà  fpiche 
di  grano,ramid'01iuo,  è  pampani  d'vua,che 
pendino, farà  sbracciato,  è  fcalzo,con  braccia, 
&  gambe  nude,  &  pulite  perfino  alla  pianta_> 
del  piede  parimente  mufculofe  ,  &  nerbute_>. 
Il  Datio  fu  in  Egitto  primieramente  importo 
da  Seibftre  Rè  de  Egitto  fopra  terrenità  guifa 
di  taglione  continuo  per  quanto  fi  raccoglier 
da  Herodotolib.i.Nel  primo  lib.de  gli  Auer 
farij  di  Turnebo  cap. j. riabbiamo  che  anche_> 
li  Romani  rifcoiìero  Datio ,  &  decima  de  for 
menti  de  i  campi  .  Caligola  poi  fu  inuentore 
deDatij  fbrdidi  inauditi, &  nuoui:impofe  Ga- 
belle fbpraqual  fi  voglia  ccfa  damangiare_> 
che  fi  portaua  in  Roma;  Dalle  liti,&  giudici  j 
voleualaquarantefìma  parte;  Da  facchini  1'- 
•ttaua  parte  delguadagno,che  faceuauoogni 


giorno,  così  anco  dalle  Meretrici  la  paga  d'v- 
11  a  volta, di  che  Suetonio  nella  vita  di  detto 
Imperadore  cap.40. 

Si  ha  da  figurare  robufto,  perche  la  rendita 
del  Datio  dà  gran  polfo  al  Principe  ,  &  alle_> 
communità,  onde  Marco  Tullio  Pro  Pompeo 
diflè  .  Vejligalia  neruos  effe  Retp.  femper  duxi- 
mus.  Si  efprime  maggiormente  quella  robu- 
ftezza  conia  corona  del  rouere, poiché  l'etimo 
logia  della  robuftezza  fi  deriua  dalla  voce  la- 
tina B.obur,c\\z  lignifica  la  Rouere,è  Quercia; 
come  arbore  du  ri flimo,gagliardo, forte,  è  du- 
rabile,conuienfi  di  più  tal  corona  al  Datio,co- 
meche  fia  corona  Ciuica,così  chiamata  da_^> 
Aulo  Gelio,  che  dar  fi  foleua  a  chi  faluato  ha- 
ueffe  qualche  Cittadino  ,  efTcndo  che  l'effetto 
del  Datio  è  di  conferuare,è  mantenere  tutti  li 
Cittadini, &  fi  come  la  Quercia  era  confecrata 
a  Gioue, perche  nella  fua  tutela  tennero  i  Gen- 
tili fuflero  le  Città  ,  così  deuafì  dare  al  Datio, 
come  quello  che  accrefee  forza  alli  Principi  in 
K     3  tutela 


$a         Della  nouifsima  Iconologia 


tutela  de  quali  {tanno  le  Città  . 

La  tanaglia  da  rafar  la  lana  alle  peccorc  al- 
lude a  quello  che  dille  Tiberio  Imperadore_j>, 
the  nel  principio  del  fuo  Imperio  dillimulò  1'- 
ambitione,  &  l'auariria,  nella  quale  fi  morirò 
poi  e  ile  re  totalmente  fommerfo,  volendo  egli 
dunque  dai  buono  faggio  di  sé,  rifpofe  a  certi 
; -i'efidentij'che  lo  perluadeuanoadimpònere__> 
noui  aggraui  alle  prouincie  •  Boni  Pafìoris  ef 
f>  fondere  pecus;>ion  A  e gluber  e -,C\oc  che  il  buon 
Fattore detie  tofarle  peccore,mà  non  feorti- 
carle:  ilchc  fi  confà  col  detto  d*  Alcamene  figli 
nolo  diTelecro,ilquale  dimandatogli  che  mo 
do  vii  potefle  conferuare  bene  il  Regno,  rifpo- 
fe; k  non  farà  troppo  conto  del  guadagno.  A- 
pofteinma  Laconico  di  Plutarco.  Nell'altra_j> 
mano  gli  lì  mettono  le  fpiche  di  giano  ,  rami 
d'01iue,&  pampini  d'vua,percheibpra  quelli 
ne  frutti  della  terra,  di  grano,  farina,  olio,& 
vino  s'impongono  principalmente  le  Gabelle, 
principalmente  dico,eilendo  certo  che  fopr.i_^> 
molte  altre  cofe  Dario  s'impone  ;  tra  gl'altri 
Vopifcofcriue  che  Aureliano  Imperadorecon 
ftitiiì  la  Gabella  del  vetro,della  carta,del  lino, 
&:  della  ftoppa, Capendo  anco  per  relatione  del 
Botero,che  li  Re  della  China  caua  l'anno  cen 
co  ottantamila  feudi  per  Dario  del  fale  dalla_^> 
Città  di  Cantone,  &  cento  altri  mila  feudi  per 
la  decima  del  rifoda  vna  terra  della  medefima 
Ci«à^^tbella  parimente  di  fale  necelfario  a 
pouei&^cchi  lì  pofe  iu  Roma  l'anno.  1606. 
inlicTil^ttn  la  Gabella  della  carta,&  con  la_^. 
Gabelfìrflel  tutto  nouafopra  la  neue,  la  quale 
non  aggraua  fé  non  quelli, che  vogliono  le  pe- 
ne de  monti  volgere  in  delitie  di  gola,  per  viàr- 
ie parole  di  Plinio  lib.i9-  cap.  4.  al  cui  tempo 
non  fi  fpendeua  tanto  in  neue,  quant'hora  fi 
fpende:  poiché  dal  ilio  parlare,  nel  luogo  citia- 
te, &  nellib.j 1  cap.j  non  fé  ne  ferii  iua  no,  feL> 
non  per  rinfrefcare  l'acqua,  &  alcuni  la  coce- 
uanp  prima  fecondo  l'inuentioue  di  Neione_> 
per  pigliare  ficuramente  il  diletto  del  frefeo 
fenza  li  difetti  della  neue:Horafene  feruono 
non  foloper  rinfrefear  l'acqua,  ma  il  vino,l'- 
infalata  gli  frutti,  Scaltre  cole  d'eflate,  &  d'- 
inuernoj&  quelli  che  fono  ailuefatti  a  tal  fre- 
feura  rinfreicano,quando  fi  purgano,i  firoppi, 
&  le  medicine;  tanto  che  fé  ne  caua,  fei  milla 
feudi  l'anno  di  Dario  111  Rom.u». 

Le  braccia, e  gambe  nudc,epulitc,poichc_» 
queftemembra ionoin  virtù  delle  mani,& de* 
piedi  miniftre  delle  opcrationi ,  &  andamenri 
immani,  Sceflecutrici  delli  noftri  penfieri,  fi- 
gmncanojcheil  Dario  deus  cflèrc  importo  dal 


Prencipe  con  animo  lincerò  ,  e  puro  aftietto 
dal  bifogno.che  il  tempo,  &  l'occafìone  arre- 
catoli andamento,e  dileguo  fchietto,e  Ieaie_> 
di  giouare  non  tanto  a  sé  quanto  al  publico,& 
alli  popoli  fuoi ,  &  non  per  mera  auantia,  & 
pentiero  di  proprio  intereflc  :  ne  deuono  com- 
portare, che  gli  fuoi  vffitiali  vadino  Inuentan- 
do,come  volgarmente  fi  dice  nuouiarcigogo- 
li,&  angherie  di  Gabelle  fopra  cofe  vili,ìbzze, 
&  poco  honefte,come  fece  Vefpafiano  Impera 
dore,ilquale  auidodel  dannaioimpofe  gabèl- 
le per  fino  all'orina ,  di  che  ne  fu  riprefo  da_^ 
Tito  fuo  primogenito  figliuolo;&  ancorché 
il  padre  gli  rifpon  Ielle, che  li  danari  rif "colli  dj. 
cotal  Dario- non  puzzauano  d'orina  non  reflui 
però  che  l'animo  fuo  nonrendeife  cattiuoodt) 
re  di  viltà  ,  &  fordidezza  contraria  all'animo 
d'vn  Principe,che  deus  edere  generofo,e  Ma- 
gnanimo: Ma  l'interelfe  l'acciecò,&gli  fece,,» 
vfeir  di  mente  gli  ricordi  che  gli  diede  Apollo 
nioin  Aleifandria  per  reggere  bene  l'Imperio, 
tra  quali  era  che  non  iirimafle  le  ricchezze  de 
tributi  raccolti  dalli  fofpiri  del  populo,fi  come 
Filoitratola'fsò  ferino  nel  y-lib.cap.ij  .Atrmn 
entm  foriiidumqj  putandum  eiì  aurum  quod  ex 
Izchrymisorttur.  Onde  fu  parimente  biafìma- 
to  Dominano  Imperadore,  fecondo  genito  di 
detto  Vefpafiano,che  impofe  tributo  mfoppor 
tabilea'  Giudei,  conordine  che  chìdiilìmula- 
uadinou  efiere  Giudeo  per  non  pagare  il  tri- 
buto furfe  altretto  a  inoltrare  le  feciete,  e  ver- 
gognofe  parti  per  chiarirli  s'erano  circoncifì, 
o  no,tributo,&  ordine  indegno,  referito  da  Sue 
tonio  in  Domitianoal  cap.  1 1. InterfuiJJe  me  a- 
dolefcentitlum  memini  ,  cum  a  Procuratore  fre- 
quentijjìmotfo  confitto  inspiceretur  nonagenaria 
(enexan  circumpcìus  effet: Sopra  di  chefeher- 
za  Mattiate  contra  Chrefo  nel  7. libro. 
Sedqtis.  deSolymii  venitpk,ruttis 
Damnatammedo  mentulamtrihutis* 
Ilqual  tributo  quanto  fia  meriteuoledibia- 
fimo,e  vergogna  chiaramente  f\  comprènder, 
poiché  ogni  galant'huomo  ad  arbitrio  del  pro- 
curatore lifcale  poteuaeilere  acculato  ,  &  in- 
colpato di  fetta  giudaica,  &  aftretto  a  inoltra- 
re il  preputio, quando  fenza  replica  non  hauef- 
fe  voluto  pagare  il  Datio,e  però  dall'altro  cari 
to  lodato  viene  il  fuo  fucceilbre  Nenia  Coc- 
ceio  Imperadore, che  leuòsì  vituperalo  tribu- 
to/per il  che  fu  battuta  ad  honor  fuo,per  decre 
to  del  Senato  Romano  vna  Medaglia  d'argen- 
to, con  il  fuo  ritratto  ,  e  nome  da  vn  canto,  & 
dall'altro  per  riuefeio  l'arbore  della  palma  in 
mezo  a  quelle  due  lettere  S.C&  d'ogni  intor- 


Parte  Prima-».  15-1 

ho  Ti/ci  ludaicì '  CttlumnU  fubUt  a , Circa  delle  peradore,deuono  li  Principi  fgrauare  i  popoli 

quali  calunnie,  accufe,&  ingiufti  Datij  leuati,  d'ogni  indebita  impofi  rione  ,  non  che  aggia- 

#c  vietaci  da  Nerua  Imperadore:leggafi  Dione  uarli  con  nuoue,&  afpre  Gabelle  . 
nella  Tua  vita. ad  e/Tempio  di  quello  ottimo  Im 

D  E  B  I  T  O 

Del  Sig.  Gio.  Zaracino  Caft-ellini. 


TUA 


GIOVANE  peufofo,&  rnefto,  d'habito 
itracciato,  porterà  la  beretta  verde  in  te- 
tta,^ ambidue  li  piedi,  &:  nel  colio  vn  legame 
di  ferro  in  forma  d'vn  cerchio  rotondo  grof- 
fo, terrà  vn  paniere  in  bocca,&  in  mano  vn  lì» 
frulla,  che  in  cima  delle  corde  habbia  palle  di 
piombo,&vna  lepre  alli  pie>:i  . 

Quefta  hgura  parte  è  rapprefentata  da  cofe 
naturali,parte  da  coftumi  p  re  lenti,  &  pai  te  da 
varie  pene  antiche, &  ignominie,  con  le  quali 
£  puniuanoi  debitori . 

Si  dipinge  giouane. perche  li  giouani  per  lo 
più  fono  trafcurati ,  &  non  hanno  amore  alla 
r©bba,&  fé  niuno  è  penfofo,e  iiieflojcerto co- 
lui è  che  ha  da  pagare  i  debiti . 


E  ftracciato,perche  fp recato  che  ha  la  fua_^ 
xobba,non  trouando  più  credito,  va  cerne  vn 
pezzente  .  Porta  la  berretta  verde  i-itefla  per 
lo  coftume.che  s'vfa  hoggidì  in  molti  paefi,ne 
quali  a  perpetua  infamia  i  debitori,  che  non 
hanno  il  mododiliberarfì  dal  debito,  fon  for- 
zati a  pcrtarla,&  però  dicclì  d'vn  fallito,  il  ta- 
le è  ridotto  al  verde_>. 

Si  rapprefenta  incatenato  per  li  piedi, &  per 
il  collo,perche  anticamente  erano  cesi  affret- 
ti dalle  leggi  Romane,!e  cui  parole  fono  que- 
fte  riferite  da  Aulo  Gellio  lib.io.cap.i. 

JEris  confefftirebustfe  iureiudicxtìs  trigintrt-t 
dies  tutti /unto. Pofi  deinde  manusinieftio  etto, 
in  tus  ducito,ni  iudicatumfacit^Htqui  pfendo 
K     4  .         eo  in 


i  $z         Della  nouifsima  Iconologia 


et  in  iure,  vira  dicitfecum  duetto  ,  vinetto,  aut 
Tìeruo.AHt  compedibus  quindecim pondo,  ne  mi. 
nore.autft  volettnaiore  -vinetto.  Sivolet/uo  vi- 
:rito,Nifuo  viuit,qui  et/m  vinitum  habebit  li- 
Itramfratris  in  dies  dato.Sivolet  plus, dato. 

One  fonod'auuertire  per  la  noftra  figura^ 
quelle  parole, Vincita,  aut  neruo,aut  compedi. 
/<«*,Cioè  leghifì  il  debitore  con  il  neruo,ò  con 
li  ccppijcirca  di  che  è  da  fapere  che  cofi^fia^s 
Neruo,così  dichiarato  da  Fello  . 
Ncruum  appdlamus  etiamferreum  vinculum  , 
quo  pedes  ,vel  etiam  cerutees  impediuntur. 

Cioè  chiamai  anco  neruo  vn  legame  di  fer 
ro,col  quale  fi  tengono  impedi  ti  li  piedi,&  an- 
co il  collo,ilqual  neruo  di  ferro  (fecondo  il  te- 
fto  fopracitato  )  non  poteua  edere  minore  di 
quindici  libre,  ma  fi  bene  maggiore  per  li  de- 
bitori, i  quali  ancora  tal  volta  lì  puniuano  ca- 
pita !mente,oueró  fi  vendeuono  fuor  di  Trafte- 
uere,come  dice  nel  medefimo  luogo  Aulo  Ge- 
lo Gelio  .  Tertijs  autemnundinis  capitepoenas 
dabant,aut  Tranftyberim  peregre  venum  ibant. 
Et  Te  li  creditori  erano  più  ,  ad  arbitrio  loro  fi 
lagliaua  a  pezzi  il  debitore  .  Namft  pluresfo, 
vent  qui  bus  reus  cjfrr  tudicatus,fecareji  vellent 
atque  partiri  corpw  addicii  [ibi  hominis permi- 
ferunti  verba  tpfa  legis  htte  font*  Tertijs  nun- 
dinis  partes  fecants,  fi  pliu,  minusve fteuerunt 
fine  fra ude  e  fio. 

Il  che  però  eflendo  troppo  atroci  tà,  &  inhu- 
n:anità,non  fi  edeguì  mai  fimil  pena,anzi  di- 
ce l'iftedb  Gelilo  antico  autore,  che  non  ha 
mai  ne  letto,  ne  vdito  d'alcuno  debitore  che_> 
iìa  fiato  diuifo  in  più  parti. Trouafi  bene  in  Ti- 
to Liuio  Decade  prima  lib.  primo,  che  li  debi- 
tori fi  dauano  in  feruitio  alli  creditori, &  che_> 
erano  da  loro  legati, Se  flagellati,  fi  come  fi  leg 
gè  di  Lucio  Papirio  ,  che  tenne  legato  Publio 
giouanetto,e  lo  fruito  edendogli  debitore, non 
hauendo  egli  voluto  compiacere  a  gli  appetiti 
illeciti  di  Papiiio,  per  quanto  narra  il  Teftore. 
L.  Fapirius  inqutt  Publium  adolefcentem  in 
vincttlis  tenuifle, plagisi^  &  centHmelijs affecijfe 
dicitur  ,  quod  iluprttm  pati  noluijfet ,  cum  Vu- 
blius  eidem  ejfet  debitor.  La  medefima  pena  af- 
ferma Dionifio  Halicarnafleolib.6.&  agoiun 
gè  di  più  che  non  folo  i  debitori.mà  anco  i  lo- 
ro figliuoli  fi  dauano  in  feruitio  alli  creditori, 
&  ciò  s'è  detto  per  ftudio  de  curiofi  :  terrà  in 
bocca  vn  paniere,vha  coiba,vn  cancftro,ò  ce- 
flo,che dir  vogliamo, perche  trouafi  nelli  Ge- 
niali d'Aleflandro  lib. 6.  cap.io.  che,appreflb 
li  Boetij  ne'  confini  della  Grecia  ,  non  vi  era 
la  maggior  infamia  di    quella  del  debitore» 


che  era  sforzato  federe  in  piazza,&  in  prefen- 
za  della  plebe  pigliare  in  bocca  vn  paniera, 
come  quello  che  haueuadeuorato  tutto  il  fuo, 
&  votata  la  Corba  d'ogni  facultà,  e  foftanza_^>. 
Hauràin  mano  la  fruita  di  piombo  perche 
li  debitori  in  Roma  furono  battuti  con  palle_> 
di  piombo  fin  al  tempo  di  Coftantino,  ilqualc 
comepioj&Chriftiano  Imperadoie  fu  il  pri- 
mo che  liberò  i  debitori  da  così  empia  pena_^, 
cofa  annotata  dal  Cardinal  Baronio  nel  volu- 
me degli  Annali,  nell'anno  del  Signore  33. 
cap.14.fe  ben  molti  anni ,  doppo  l'Imperio  di 
Conftantino,commando  Theodofio,  Valenti- 
niano,  &  Arcadie  Imperadore  che  fé  alcun  De 
curione,falliua  col  denaro  del  publico,fufle_^ 
fatto  fluitare  con  palle  di  piombo  fecondo  la 
confuetudine  antica, il  qual  decreto  più  ampia 
mente  iì  ftende  nebCodice  di  Giuftiniano  lib. 
xo.Titolo  31. legge  40.  Ponefi  ai  piedi  il  le- 
pre per  timidità, fi  come  il  lepre  pauéta  d'ogni 
ltrepito,e  teme  d'eifer  giunto  da  cani,  cosili 
debitore  ha  paura  del  fracaflb  delle  citationi , 
intimationi,&  mandati, &  ogni  giorno  temo 
d'edere  prefo  da  birri,  Se  però,  fé  è  pratico  ,  a 
guifa  di  lepre  fi  mette  in  f  uga_^. 


DECORO. 

Del  Sig.Gio.  Zaratino  Cafiellini . 

Gì  O  V  A  N  E  di  bello,&  honefto  afpetto, 
porti  adoflò  vna  pelle  di  Leone  nella  pai 
ma  della  man  dritta  tenga  vn  quadrato,nel  cui 
mezo  fia  piantata  la  figura  del  Mercurio,da_-> 
man  finiftra  tenga  vn  ramo  d'Amaranto  vol- 
garmente detto  fiordi  velluto  con  quello  mot 
to  intorno. SIC  FLORET  DECORO  DE- 
CVS.del  medefimo  fi  potria  anco  incorona- 
re,&  fregiare  l'habito,  che  farà  vn  faio  lungo 
fi  no  al  ginocchio,nel  piede  dritto  tenga  vnco- 
thurno,nel  finiftro  vn  focco  . 

E"  giouane  bello  perche  il  decoro  ,  è  orna- 
mento della  vita  humana,è  honefto,  perche» 
il  decoro  ftà  fempie  vnito  con  l'honefto  :  im- 
perciòche  il  decoro  fi  come  dottamente  difeor 
re  Marco  Tullio  nel  primo  deglioffitij  gene- 
ralmente fi  piglia  per  quello,  che  in  ogni  ho- 
neftà  confifte:&  è  di  due  forti, perche  a  quefto 
decoro  generico  ve  n'èfoggetto  vn'altro,  che 
appartiene  a  ciafeuna  parte  dell'honeftà  .  Il 
primo  così  difinir  fi  fuole.IlDecoro,è  quello, 
che  è  conueniente  all'eccellenza  dell'huomo , 
in  quello,che  la  natura  fua  da  gli  altri  anima- 
li differifee .  L'altra  parte  ,  che  è  foggetta  al 
genere 


Parte  Prima-»  l 

DECORO 


m 


a 


genere,così  ladifinifcono.il  Decoro  èquello, 
il  quale  è  così  conueuiente  alla  naturarne  in 
elio  apparifea  la  moderatione,è  temperanza , 
con  vna  certa  maniera  nobile,ciurle,e  libera  . 
Si  che  il  Decoro  diiFufamente  fi  dilata  in  ogni 
cofa  ,  che  appartiene  all'honefto generalmen- 
te ,  &  particolarmente  in  ogni  forte  di  virtù  ; 
imperciòche  fi  come  la  bellezza  del  corpo  con 
proportionata  compofitione  de  membri,  allet- 
ta, &  muoue  gli  occhi,  &  per  quefto  fteflb  di- 
letta, perche  fra  fé  tintele  parti  con  vna  certa 
gratia  conuengono,  &  corrifpondono ,  così  il 
Decoro,  che  nella  vita  riluce  muoue  l'approba 
tione  di  coloro  co'  quali  fi  viue  con  ordine, co- 
stanza, &  moderatione d'ogni  detto,  &  fatto: 
dal  che  fi  raccoglie  ,  che  il  Decoro  fi  oflerua_j> 
nel  parlare, &  operare  honeftamente,&  confi- 
derare  ciò  che  fi  conuenga  feguire,  &  sfuggi- 
re,  feguenfi  le  cofe  giufte,  &  honefte,come_> 
buone,  &  convenienti,  sfuggono"  le  ingiù  Ile , 
&  dishonefte,come  cattiue,  &  ineonuenienti , 
contrarie  al  decoro,&  all'honefto,  il  qual  na. 


fee,  da  vna  di  quefte  parti;  ò  dal  rifguardo,  & 
diligente  offeruanza  del  vero,  ò  dal  mantene- 
re la  Conuerfatione  humana,&  il  commertio 
dando  il  fuo  a  ciafeuno,  fecondo  la  data  fede  > 
nelle  cofe  contrarie,ò  dalla  grandezzaj&  for- 
tezza d'animo  eccelfo,&  inumo  in  ogni  cofa, 
che  fi  fà,&  fi  dice  con  ordine, &  modo,nel  qua 
levi  è  la  modeftia,la  temperanza,  &  ógni  mi- 
nganone di  perturbatione  di  animo,nelle  qua 
li  cofe  fi  contiene  il  Decoro,la  cui  forza, è  che 
non  fi  po/lì  feparare  dall'honefto, perche  quel 
lo,che  è  conveniente  è  honefto,&  quello,  che 
è  honefto  è  conueniente.  Onde  Marco  Tullio 
dille  •  Hoc  loco  continetur  id  quod  dici  latine-} 
Decorum  ptffl.grs.ee  enim  (crpeVoc)  diciturhu- 
ius  vis  e(ì,vt  ab  honefto  non  queat  feparari'tnam 
<&  quod  decet,honefìum  e/7,  &  quod  honeslum 
eflydecet .  Più  a  baffo  foggili nge .  Et  tufla  om, 
nia  decora/uni  iniufia  contro,,  vt  turpiafic  in- 
decora.  Simili*  eft  ratio  fortitudini!  ,quod  enim 
viriliter  animoj;  magnofit,id  dignum  viro;& 
decorum  videtur-.quod  centra  id  vt  turpe, fic  in- 
decorum 


5*4        Della  nouifsima  Iconologia 


iecorum.   Perdimoftrare  quella grandezza, 
fortezza, &  eccdfa  virtù  d'animo,cheil  Deco- 
ro richiede,l'habbiamo  figurato  con  la  pellet 
di  leone  adoiìò  ,  artefo  che  gli  antichi  prefero 
la  pelle  di  leone  per  hmbolo  del  valore  della 
virtù,  &:  finitezza (raiiirriò  ,  la  quale  alfegnar 
ibleano  a  quelli,  che  hauelferooiler  nato  il  de- 
bito decoro,&  fi  foifero  inoltrati  generali, for- 
ti,Se  magnanimi,perciòche  tutto  quello  che  li 
fa  virilmente, &  con  animo  grande, quello  pa- 
re degno  d'huomo  cheofl'erui  il  Decoro,per  il 
contrario  priuo  di  Decoro  è  colui  che  vme  ef- 
feminatamente, fenza  coftanza,&  grandezza 
d'animo.   Bacco  tenuto  da  Orfeo  per  hmbolo 
deldiuinointellettOjin  Ariftofane  porta  addof 
lo  la  pelle  del  leone  ,  Hei  cole  il  più  virile  ,  Se 
virtuclbde  gli  Argonautici,  va  fempremuoi- 
to  nella  pelle  del  Icone  ,  Aiace  primo  Capitan 
di  Greci, dopò  Achille, prefe  anch'egli  per  fuo 
Decoro  la  pelle  del  leone  ,  &  dicono,  che  in 
quella  parte  ch'era  coperto  di  detta  pelle,non 
poteua  eiler  ferito,douecra  feopercó  poteua_a 
eflèr ferito,  al  cheli  può  dare  quello  bellilfi- 
mo  lignificato  ,  che  l'huomo  in  quelle  attioni 
nelle  quali  lì  porta  cor,  Decoro,  non  può  elfer 
tocco  da  punture  di  bia(ìmo,&  igncminia,mà 
nelle attioni nel Icqual:  fenza  Decoro  lì  porta, 
patifce  punture  di  bra-ftmò,&  ignomin:a,che_> 
per  fino  al  cuore  gli  penetrano,  come  ad  Ala- 
celi quale  fin  che  iì  portò  virilmente  con  De- 
coro,nelle  lue  imprefe,  non  venne  mai  a  lenti- 
re  biafmo  alcuno, ma  a  riportar  lode  grande; 
biafino  grandiiTìmo  poi  gli  fu  dato  ,  quando 
buttò  giù  la  pelle  del  leone, cioè  la  fortezza^ 
dell'animo  dandoli  in  preda  alla  difperatione 
lenza  Decoro  Oltre  di  ciò  habbiamo  inuoltoil 
Decoro  nella  pelle  di  leone, perche  lì  come  que 
ito  animale  in  quato  ai  corpo  è  il  più  ben  com 
polìo,&  perfetto  de  gli  al  tri, così  in  quato  all'- 
animo,no  ci  è  chi  oiferui  più  il  Decoro  di  lui, 
perche  è  liberale  magnanimo,amatordi  vitto 
ria,manfueto,  giufto,  &  amante  di  quelli  con 
quaii  conuerfa>ii  come  dice  Ariftotele  nella_» 
hfognomica  cap.8.&  nellib.  9-cap.  44  de  gl'- 
animali,dice  che  nò  è  fofpettofo,  ma  piaceuo- 
Ie,fen-euole,&  amoreuole  con  fuoi  compagni, 
&  famigliali .   Non  s'adira  mai  con  l'huomo 
fé  non  è  olfefo,  è  ragioneiiole  nel  punire,  ft_> 
piglia  vr.o  che  gli  habbia  darò  noia  leggiera  , 
non  lo  lacera  con  I'vnghie,  lo  fcolfa  (blamen- 
te, &:  cerne  gli  ha  meflo  paura  lo  lafla  andare: 
Ma  cerca  lì  bene  punire  grancmente,chì  lo  ha 
percoilo,&  ferito  con  dardi, ò  fpiedi.Da  Elia- 
110  per  autorità  di  Endomo  li  comprenderne 


gli difpiaceno gli  okraggi,&  parimente  lipu. 
nifce:poiche  narra  Eliano,  che  furono  da  vno 
alleuatiinfieme  vn  Leone,  vn  Orfa,  &vn  Ca- 
ne,! quali  vilfero  lungo  tempo  fenza  alcun  con 
trailo  domefticamenre.  Ma  l'orla  vn  giorno  a- 
diratafi  lacerò  il  cane;  11  leone  veduta  l'ingiu- 
ria fatta  alla  compagnia,  non  puotè  patire  li- 
mile oltraggio, onde  gli  fece  impeto  contrae 
l'orla, la  lacerò, &  come  giufto  Rèa  morte  la 
punì. Plinio  riferifee,  che  è  animale  grato,  & 
ricordeuolede'  beneficij  ,che  è  clemente  ,  &■ 
perdona  a  chi  gli  li  humilia,moftra  fempre_» 
nobiltà, &:  generalità  d'animo,  &  fé  mai  è  co- 
ftretto  da  moltitudine  de  cani  ,  &  cacciatori  a 
cedere, non  fi  mette  fubitoauanti  gli  occhi  lo- 
ro in  fuga,  parendoli  di  rimetterci  di  reputa- 
tione,  come  cofa  fuor  d'ogni  Decoro  inconue- 
niente  ad  vngenerofo  Rè  par  fuo,  ma  in  bel 
modo  a  palio  a  palio  lì  ritira  ,  &  di  quando  in 
quando  per  mantenere  il  Decoro  lìede  in  mezo 
del  campo  s'arma  contro  loro  ,  &  inoltra  di 
fprezzarli  fin  tanto,  che  trouando  qualche 
macchia  non  veduto  da  niuno  con  veloce  fuga 
s'afconde,&  s'imbofea  altre  volte, come  di  fere 
to  s'occulta  non  perche  tema, ma  per  non  met- 
tere timore, e  terrore  ad  altri,  &  in  ibmma  of- 
ferua  il  Decoro  da  Principe,^:  Rè  111  ogni  par- 
te; Et  quello  ila  detto  circa  il  Decoro  dell'ope- 
rare; venghiamo  hora  al  Decoro  del  parlare^. 
11  quadrato  col  legno  di  Mercurio  lignifica 
la  grauità, inabilità >&  coftanza  del  parlare  con 
forme  al  Decoro,  &  per  tal  conto  Mercurio  fu 
da  Greci  cognominato  Tetragonos,  cioè  qua- 
drato Iblo, {labile, prudente, perche  non  fi  deue 
ellere  imprudente, vano,e  mutabile, nel  parlar 
fuor  de  termini  del  Decoro,ne  lì  deue  con  leg- 
gierezza  correre  a  mordere,  e  biafunare  col 
parlare  le  perfone  ,  &  difprtzzare  ciò  che  elfi 
fentono  ellèndo  colà  daarrogante,&  diiloluto 
ma  fi  deue  portare  vna  certa  riuerenzaa  cia- 
fcimo,comc  n'ammonifee  M.  Tullio  parlando 
del  Decoro  circa  la  moderatione  de  fatti,  & 
detti .  Adhibenda  efl  igitur  quidam  reuerenti* 
aduerftis  homines ,it optimi  cHÌusq-}  reliquorum. 
Nam  negligere,  quid  de  [e  quisj  ;  fentiat  non  fo- 
lum  arroganti* efl fed  etiam  ornino  dijfoluti  . 
Di  modo  che  deuelì  elfere  coniìderato  nel  ra- 
gionare parlando  honoratamente  d'altrirper- 
che  chi  parla  bene ,  &  honoratamente  d'alni  è 
fegno,che  è  pedona  benigna,&  hono:ata,chì 
parla  male  è  fegno,che  è  per  fon  a  cattu!a,ma- 
ligua,inuidiofa\  &  poco  honorata,quale  è  ap- 
preifo  Komero  Therfite  di  lingua  ferpentina, 
vohibile,&  pronta  al  chiachiarare  peihmamen 

te,& 


Parte  Prima.  iff 


ce,&  ih  mal  del  Tuo  Rè;  per  il  contrario  Vlif- 
(è,è  taciturno, &  penibfo  prima  che  parli,  nel 
parlar  poi  è  quadrato,eloquente,e  prudente.,», 
conofeendo  egli, come  faggio, &  accorto,  che_> 

Iierofleriiare  il  Decoro  d'vnhuomo  fauio  ,  la 
ingua  non  deue  edere  più  veloce  della  men- 
te,douendofi  penfare  molto  bene,come  fi  hab- 
bia  a  ragionare. Linguam  pr&ire  animo  non  per 
mittendam.  Dille  Chilone  Laccdemoniefe_>, 
&  molto  ben  peniare  ci  (ìdeue  perch'il  parla- 
re è  mditio  dell'animo  di  eiafeuno ,  fecondo , 
come  parla  con  Decoro,  &  però  da  Greci  fu 
chiamato  il  parlare  Av^pò?  %a.pa.K7}ip  Homi. 
$tis  characler. Merco  dell'huomo,oome  riferi- 
fee  Pierio  Vittorio  nelle  varie  lettioni  lib.^.c. 
*. perche  fi  come  le  beitie  fi  conofeono  dal  mei- 
co  di  cjual  razza  fiano,così  le  perfonc  dal  par- 
lare li  conofeono  di  qual  natura,  &  condittio- 
bc  fìano  .   Epitetto  filofofo  morale, come  Gre- 
co di/le   neH'Enchiridio  .    Pr<zfige  ubi  certum 
modnr»y&  charaBerem,  quem  obferues,tumfo- 
lus  tecumttum  alijs  conuerfans,  operam  da  »o 
in  colloquia  plebeiadefcendas,fed,fiquidemfie- 
ripotefì .orationem  trasfer  ad  aliquid  decorum, 
fin  minusfiientium  age  .  Cioè  formati  vn  cer- 
to modo  ,  ò  carattere  da  ofleruarlo  teco  Hello 
priuatamente,&  inpalefeconuerfando  con  gli 
altri, procura  di  non  incorrere, in  difeorfi  ple- 
bei,ma  per  quanto  fi  può  trasferiici  il  parlare 
in  qualche  cofach'habbia  del  Decoro, altnmé- 
ti  ftà  più  tofto  cheto  .   Oflcruerallì  dunque  il 
Decoio  jiel  parlare  col  ragionare  difcretamen- 
ted'altrijcol  non  vituperare  alcuno,mà  più  to 
fio  lodare,  &  col  non  tarlare  l'opere  altrui  maf 
(imamente  in  cofe,chenon  fono  della  fua  pro- 
feffione,  actefo  che  molti  fanno  de  gl'vniuer- 
iali,&;  inciafeunacofa  vogliono  interponere_> 
il  giuditio  loro,i  quali  poi  nel  parlare  fi  danno 
a  conofeere  per  ignoranti  conpoco  lor  Deco- 
ro, come  j1  Principe  Megabizo,che  volfe  tailà 
re  alcune  figure  in  cafadi  Zeuxide,&  difeorre 
re  con  el  fcolari  fuoi, dell'arte  del  dipingere, a 
cui  Zeuxide  dille  quelli  giouani  mentre  tace- 
ui  ti  ammirauano  come  Principe  ornato  di  por 
pota, bora  lì  ridono  di  te,che  vuoi  ragionare^» 
d'vna  profeilìone,  che  non  (ài: di  più  ollerue- 
ra!lì  principalmente  il  Decoro  nel  parlare  fe_> 
dando  bando  a  parole  brutte,  &  dishonelle ,  fi 
ragionerà  di  cole  hone(le,&  bonorate,il  che  fi 
conuiencma/lìmamente  a'  giouani  di  bello  a- 
fpetto,  perche  alla  bellezza  loro  del  corpo  de- 
lie conifpondere  la  bellezza  dell'animo, che_> 
fi  mani  fella  da  vn  parlare  di  cole  honeile.  Ve- 
dendo Diogene  Fìlofofo  vngiouanebello,che 


parlaua  fenza  Decoro,c!iflegli  non  ti  vergogn 
tu  di  cauar  da  vna  bella  guaina  d'auorio  ,  vn 
coltello  di  piombo? pigliando  la  guaina  d'auo- 
rio, per  la  bellezza  del  corpo,  &il  coltello  di 
piombo,per  lo  parlale  di  cofa  brutta,vile,&  in 
fima,comeil  piombo,trà  metali, veggafi  Laer 
tio  nella  vita  di  Diogene,oue  dice  .  Vtdens  de- 
corarti adolefcentem  in  decori  loquentem,non  era 
ùefeisait ,  ex  eburnea  vagina  plumbeum  edu- 
cens gladium  ?    L'AmarantOiChe  nella  finirti» 
mano  porta,è  fiore  che  d'ogni  tempo  fiorifee, 
mantiene  il  fuo  Decoro  della  bellezza, con  que 
(loi  Greci  in  TeiTagliaincoronauano  il  fepol- 
cro  d'Achille  vnico  lor  De  coro, per  dimoftrare, 
cheli  come  quel  fiore  mai  penice,  così  la  fua 
fama  faria  per  fempre  durare  ,  fi  come  dice* 
Antonio  Thilefio ,  nel  fuo  trattato  delle  coro- 
ne .   Thejfali  Achilli*  fui  monumentum  Ama- 
rantho  coronabant ,  ut  eftenderent  quemndme- 
dumflos  ille  nunquam  interit  ,fic  eius  famatn 
perpetuo  duraturam  .  Et  detto  Amaranto  per- 
che mai  marcifce,&  fé  ne  i  tempi  afpridel  tur 
bolento  inuerno  alquanto  viene  mancando, 
rinfrefeato  con  l'acqua  baldanzolò  torna  nel 
primiero  ilato,&  vigore  tanto,  che  di  luiie  ne 
può  far  corona,  ancor  d'inu«rno,fi  come  dice 
Plinio  libr.  io.  cap. 8. così  l'huomo  feda  glia- 
fpri,è  turbolenti  cali  dì  quello  inflabil  Mondo» 
orfefo  viene  a  mancar  d'animo  ,  rinfrefcatolt 
con  l'acqua  del  Decoro,cioè  riducendofi  nella 
mente  quello, che  fi  conuiene  fare  in  tali  acci- 
dentirifiorge  nel  fiorito  ilatod'animo  di  pri- 
ma^ fa  corone  di  lode,&  di  honori  né  torbi- 
di tempia(è(lello,medianteil  Decoro,però  va 
incoronato,  Se  ricamato  d'Amaràto)&  tiene  il 
motto  intorno  al  fiore  ,  che  dice,  SIC  FLO- 
RET  DECORO  DECVS.  Cioè  che l'hono- 
re  per  il  decoro  fiorifee  d'ogni  tempo,come_> 
l'Aniaranto.-perche  l'huomo  lì  rende  forte  me 
diante  il  Decoro,&  fi  mantiene  cedecentemou 
te  in  ogni  tempo:chì  viue  con  Decaro  ne  i  tem 
pi  buoni, &  felici,non  li  infuperbilce,nellica:- 
tiui,&  infelici  nonfi  perde  vilmente  d'animo. 
Dum  fecunda  forensi arridet fuperbire  nolt,xd- 
uer fa  per  strepente  noli  frangi  .  Dille  Cleobolo 
Fìlofofo,  mentre  la  profpera  fortuna  ti  fauori- 
fee  non  ti  volere  inluperbire, facendo  fracail® 
la  peruerlà-fortuna,  non  ti  volere  sbigottirei, 
erompere:màciò  non  può  volere  chi  figouer 
na  fenza  decoro, che  fa  l'huomo  forte,&  ma- 
gnanimo :come  Scipione  Afrìcano,il  quale_* 
mai  sìnfuperbì  ancorché  vittoriofo  per  la  prò 
fperità  della  fortuna  ,  ne  per  l'auerfa  il  perde 
d'anirno,nè  è  njarauigliafe  quello  heneilo,&; 
generoìo 


^6        Della  nouifsima  Iconologia 


generofo  Capitan  Romano  ,  non  tanto  per  Io 
valor  fuo,quanto  per  il  decoro  de  buoni, &  no- 
netti coftumi  viene  in  quel  dialogo  di  Lucia- 
no da  Minos  giufto  giudice  giudicato  degno 
di  precedere  ad  Aleflandro  il  Magno,&  ad  An 
nibale  Cartaginefe  Capitani  molto  altieri,  fu- 
perbi, iracondi,  inconftanti,  &  poco  honefti, 
Tenta  decoro  d'animo  veramente  forte, &  ma- 
gnanimo. Et  quefto  è  quello,che  volfe  inferire 
M.Tullio  nel  primo  de  gli  ofiitij.Om»  ino  for- 
ti; animus ,et  magnus  duabus  rebus  maxime  cer 
nitur ,quarum  vna  in  rerum  externarum  defpi- 
cientiaponitur ,  eum  ptrfuafnm  fit  nihtl  homi- 
nem nifi,quod  Honeflum  decorumq; fit,nut ad- 
tnirarttaut  optare;aut  expetere  operte*eynulliq\ 
neque  homini ,  neque  perturbationi  animi ,  nec 
fortuna  fuccumbere.  dalche  fi  raccoglie, che  v- 
no,  che  fia  veramente  huomo  non  appetifee  fé 
nonl'honefto  conforme  al  Decoro  ,  &  per  tal 
conto, come  di  grande, &  forte  animo  non  ce- 
de alle  perturbationi,  &  alli  colpi  di  fortuna  : 
Onde  più  abballo  volendo  Tullio  ragionare-» 
del  Decoro, efTorta,che  nelle  cofe  profpere,  Se 
ne  gliauuenimenti,  che  fuccedono fecondo  il 
noftro  volere  grandemente  fi  fugga  la  fuper- 
bia ,  e  l'arroganza  imperciòche  il  portarli  im- 
moderatamente  nelle  cofe  auuerfe,&  nelle  fa- 
uoreuoli  è  fegno  eli  leggerezza,  dalla  quale  è 
lontano  il  Decoro  perche  il  Decoro  cótiene  ih 
sé  vna  honeita.,tempc'ranza,modeftia, Se  ogni 
moderationedi  perturbatione  d'animormode- 
lationedico  perche  limonio  fi  può  fenzabia- 
fmo  perturbare, ma  moderatamente  che  fé  be- 
ne la  mente  fua  viene  alle  volte  in  parte  com- 
moflada  qualche  motto,&  perturbatione  d'a- 
nimo, non  per  quello  perde  il  Decoro,  conue- 
niente  ad  huomo  fauio  .  Sapiens  non  omnino 
•perturbationibus  vacat ,-jerum perturbatur  mo- 
dice  fecondo  Arift.  in  Laert.  Anzi  è  cofa  pro- 
pria da  huomo  il  dolerli,  Se  rallegrarli, il  non 
«.iolerfi,&nonrallegratii,ecofadaYno  ftipite, 
ò  fa  fio.  Non  dolere  /tipitis  e  fi, non  hom  /'««.difle 
■S.Agoftino  lib.4.cap.9.deCiuitate  Dei,&  Pli- 
nio fecondo  nel  lib.  8  dell'Epiftole  ferine  a  Pa- 
terno addolorato  della  morte  de  fuoi  figliuo- 
li,oue  non  tiene  per  huo mini  grandi,  &  fauij 
«juelli,  che  (i  reputano  d'elYer  fauij,  &  grandi 
col  riputare  limili  cali  vii  Jeggier  danno,  anzi 
non  li  reputa  huomini  così  dicendo  .  Qui  an 
magni  fxpientescj  ;  fi:.  tnefcto,homtnes  non  funt, 
htminis  efi  emm  affici  dolore}fentire  ,  reftflere_j 
tamen,&folatia  aUmitiere,  non  folatijs  none- 
gere  .  E  dunque  cofa  dahuemo,  dar  luogo  al 
dolore,  &  all'allegrezza  ,  ne  ci  lìa  contrariala 


durezza  di  Socrate  che  mai  moftrò  fegno  di 
triftezza,  &  d'Allegrezza  ,  nella  feuer  ita  d'A- 
nalìàgora,&  d'AriftofTene,che  mai  rifero,per- 
che  quefti  eccèderono  il  termine  deldouere_>, 
tanto  merita  biafìmo  chi  niente  fi  duole  ò  ral 
legra,  quanto  quello,  che  troppo,  ogni  eftre- 
mo  è  vitiofo  come  il  continuo  rifo  di  Demc- 
crito,&  il  continuo  piànto  di  Heraclito,il  De- 
coro ci  mette  perla  via  dimezzo,&ci  moftru 
quello  che  comporta  il  douere,l'honefto,  &  il 
conueniente,conueniente  è  che  nelle  cofe  pii- 
bliche,&  priuate  de  parenti,  patroni,  &  amici 
prendiamo  allegrezza,  ò  triftezza,  piacere,  ò 
difpiacere  fecondo  li  cah* ,  che  alla  giornata^ 
occorrono  ,  &  che  ne  facciamo  dimoftratioric 
citeriore  di  congratulatione,ò  condoglieuza: 
ma  come  detto  habbiamo  nelli  noftri  affetti , 
&  motti  d'animo,dobbiamo  rallegrarci  con  la 
moderata  honeftà  ,  &  conuenienza  del  Deco- 
ro,in  tal  manierala  virtù  dell'animo, fi  vedrà 
fempre  fiorita  d'ogni  tempo  come  l'Amararo. 

Habbiamo  difeorfo  circa  il  Decoro  dell'ope 
rare,  &  del  parlare,  refta ,  che  trattiamo  anco 
del  Decoro  circa  l'andare, caminar,&:  compa- 
rir fuora  tra  le  genti, che  perciò  alla  gamba_j> 
deftra  habbiamo  dato  il  grane  cothuino,  Si  al- 
la fmiitra  il  femplice  focco,fe  bene  Hercole  fi 
ride  in  Ariftofane  di  Bacco  che  portaua  la_* 
mazza,  Se  la  pelle  del  Leone,  con  li  cothurni 
alle  gambe, come  cofe  fproportionate,  eflcndo 
la  pelle  del  Leone  fpoglia  di  perfona  forte,  ri- 
putando il  cothurno,  molle,  &  delicata  perfo- 
na,però  dilfegli  Hercole,  che  ha  da  fare  il  co- 
thurno con  la  mazza . 

Sed  non  potens  fum  ,  arcere  ri/um 

Vtdens pcllem  Leon is in  croceo pofitam  . 

G)u&  mensl  quid  cotkutnus  ,  &  cla.ua  conue- 
ni  urti 
Màmoltobenea  Bacco  fìconuieneil  co- 
thu mojche  da  molle,&  delicato  reputar  non  fi 
deue, perche  li  cothurni  erano  portati  da  He- 
roi ,  come  alferifee  Ifidorola  cui  autorità  più 
a  ballò  diftenderemo  quindi  è  che  nelli  tragi- 
ci fpettacolis'adopcrauano  ,  attifo  che  nelle_> 
tragedie  v'interuengono  peifonaggi  grandi  , 
Heroi,&  Principi, per  tal  cagione  da  l'oeti  vie 
ne  ftimato  degno  d,'Heroi,&  Plutarco  nel  Sirn 
poficr4.q.;.riferifce,  che  era  portato  dalli  Pon 
Cerici  Hebrei  .  trimum  enim  arguti  hoc  1-on- 
tifex  Max.  qui  fefìis  diebus  mithratus  ingredi- 
tur  hinnuli  pellem  auro  conteclam  indtttus,  tu- 
nicata, aitalospertiner.tem  gefians^  cothur- 
nos, multa  autem  tinttnabula  dependent  de  ve- 
ile, qua  inter  ambulandum  fìrcpitum  edunt,  vt 
Grapud 


Parte  Prima  '.  15-7 


<£»  apud  noi  .  Per  fimilitudinc  di  quefto  habi- 
to  gabbandofi  Plutarco  fi  come  anco  Tacito 
feioccamente  arguifee  che  fufle  facerdote  di 
Bacco  portato  da  Heroi ,  &  Pontefici  in  quel 
tempo  con  molto  fuo  Decoro.  Bacco  tenuto  da 
Poeti  (imbolo  di  ipirito  diuino,  Prefidente  an- 
cor eflb  delle  Mute,  &  primo  Heroe,  ch'hab- 
bia  trionfato  portar  poteua  infieme  con  lau 
Mazza,&  pelle  di  Leone  l'Heroi co  cothurno, 
&  però  in  poefie,  è  fcolture  antiche  viene  col 
cothurno  figurato.  Virgilio  nel  fecondo  della 
Georgica  ,  inuita  Bacco  alle  vendemie  dicen- 
dogli ,  che  tinga  feco  le  gambe  nude  nel  mo- 
tto, Icuatifi  li  cothurni . 

Huc  pater  0  lente  veni,  nudata^  muflo 

Tinge  noucmecum,  direptii  crttra  cothurnit. 

Nelqual  parto  Probo  dice  che  li  cothurni 
fono  certa  forte  di  calzamenti  atti  al  cacciato- 
rc,perche  con  efli  anco  le  gambe  circondano, 
&c  fortificano  ,  la  forma  de  quali  fi  vede  nelle 
ftatue-di  Bacco ,  &  di  Diana  ,  tale  autorità  di 
Virgilio,&  di  Probo  fuo  antichiflimoefpofito- 
re,  arrecamo  non  tanto  permoftrar  che  il  co- 
thurno da  Poeti  fi  daua  Bacco  folito  a  portarli 
fi  come  a  baffo  più  a  lungo  trattaremo,quanto 
per  notitia,che  il  cothurno  era  fatto,come  vn 
ftiualetco,&  borzachino,  che  cingeua  intorno 
la  gamba,per  fino  la  po!pa,fì  come  nell'Eglo- 
ga fettima  afferma  Virgilio  nella  quale  pro- 
mette a  Diana  Cacciatnce  vna  Statua  di  puli- 
to marmo  col  cothurno  roflb . 

Letti  de  marmore  tota-» 
puniceo  flabit  furai  euincJa  cothurno 

Et  quefto  dico  perche  molti  Auttoridipez 
za  tengono  che  il  Cothurno  folito  portarfi  da 

Heroi, Principi,  &  perfonaggi  grandi  nelle,' 
Tragedie  fufle  alto  ,come  hoggidì  le  pianelle 
di  legno  da  donna  all'vfanza  Romana  ,  Spa- 
glinola, Vene tiana,NapoJitana,o  d'altra  natio 
ne,martìmamente d'Italia,  come  tiene  Carlo, 
ftefano  fopra  Baifiojdere  veftiaria,  ilquale_> 
cita  quelli  verfi  di  Virgilio  nel  primo  dell'E- 
«eide_j. 

Virginibut  Tyrijs  mot  eiì  geftare  pharetram  . 

Purpureo^-,  alt  e  furai  vinche  cothurno  . 

One  legger  vorrebbe  Purpurea!^  Epiteto  che 
non  fi  conuienealla  voce  furas, polpe  di  gam- 
ba rode  ,  per  belle,  perciòche  in  quefto  luogo 
non  fi  può  pigliaxejn  quel  fentimento,  che_> 
piglia  Horatio  nel  lib.4.  Ode  prima  Purpurei! 
alet  olonbut  :  Et  il  Poeta  dell'Elegia  in  morte 
di  M.zcenate.Brachia purpura  candidiora  niue. 
Perche  l'intentione  di  Virgilio  è  di  dare  Pepi 

tetto  purpiu-eo  al  Cothurno,c  non  alia  polpa_> 


della  gamba,e  che  ita  il  ve:o  nell'Egloga  fer- 
tima  dice, Puniceo  cothurno.  coIorgratoaDa 
na,  fi  cornea  tutte  le  donne  ,  dice  il  Turnebo 
lib.i8.cap.i6.delfuo  giornale  :  vorrebbe  poi 
Carloftefano  leggere  alto  ,in  vece  di  alteyìmz-. 
ginandofi,  che  il  cothurno  fuffe  alto  da  terra., 
torto  il  piede,  ma  il  cothurno  è  alto  dal  piede 
per  fine  alla  polpa  della  gamba  però  dice  Vir- 
gilio alte  furas  vinche  cothurno,  sì  conferma-^» 
da  Turnebo  nel  luogo  fopra  citato,confìderari 
do  ,  che  Diana  effendo  cacciatrice  andaua'fuc- 
cintacon  la  verta  alzata  fopra  il  ginocchio, 
per  lo  che  hauendo  detto  Virgilio  che  Venere 
haueua  raccolta  la  verta  fopra  il  ginocchio, 
pensò  Enea  che  fofTe  Diana  cacciatrice,però  le 
addimandò  fé  eraforella  di  Febo  .  An  Phcebi 
foror  .  E  perche  la  verta  era  alzata  fopra  !e_> 
ginocchia portaua gli  alti  cothurni;  acciò  no 
fi  vedertelo  le  gambe  nude .  Cum  autem  fupra 
genua  effetfublata  vefìn.  ideo  altos  gerebat  ce- 
thurnoi.ne  cruribus  nudit  cerneretur-Ecco  dun 
que,cheil  cothurno  era  come  vnrtiualetto, 
che  copriua  la  gamba  ,  non  altrimenti  alto,  & 
groflb,come  tiene  lo  Scaligero  nella  poetica.^» 
lib. primo  cap  ^.dicendocene  il  cothurno  era 
grofib  di  tal  maniera,  che  con  la  fua  acceffio- 
ned'altezza,s'vguagliaua  la  grandezza  de  gli 
Eroi,&  foggiunfe  fé  tale  è  flato  il  cothurno,m 
che  modo  Virgilio  di  quello  calza  la  cacciatrt 
ce,laquale  deue  effere  fpeditirtima?S*"r/j//V /«e- 
rit  cothurnus,  quomodo  venatricem  ,  eo  calceat 
V ir giliui ^uam  decet  effe  expedttifftmam  ?  Qua- 
fi  che  Virgilio  non  fapeflè  di  qual  fatta  forie- 
ro li  cothurni ,  che  a  fuo  tempo  fi  vfauano ,  & 
nelli  Teatri ,  &  Cerchi,  fpefio  il  adoperauano 
rapprefentandogli  atti  publici  di  efquifìte  Tra 
gedie,&  pure  Virgilio  non  fidamente  nomina 
il  cothurno  ,  ma  lo  deferiue  nelli  fudetti  tre.? 
luoghi,&  chiaramente  lo  da  alle  cacciatrici,di 
modo  che  non  poteua  effere  alto  come  le  pia- 
nelle di  legno  da  donna, ma  come  egli  dice  ve- 
ftiua,&  cingeua  la  gamba  per  fino  alla  polpa; 
che  ritirarteli  cothurno  in  forma  di  rtiualetto 
pigliafene  inditio  nell'Elegia  fudetta,in  morte 
di  Mecenate  attribuita  da  alcuni  a  Caio  Pedo- 
ne,nella  quale  il  cothurno  di  Bacco  è  chiama- 
to Sandalio  fatto  ancor  erto  a  guifadi  borzac- 
chino. 

Argentata  tua  etiam  fandalia  talos 
Vinxerunt  certe:  nec  puto,Bacche  negai. 
Et  Filoftrato  nell'imagine  9.  degl'Amori 
dà  a  Cupido  il  Sandalio  indorato  in  vece  di  co* 
thurno.  L'Autore  de  gì  Adagij  in  quel  Pro- 
ixtibio.Cothumo  verfatilior.Dimofca.  che  fu.C 
fé  alto 


i  ?8        Della  notiifsima  Iconologia 


le  alto  da  donna,  &  per  pofaruifi  bene  fu  fi  e  di 
quatto  angoli,  ma  non  so  che  maeftro  di  pia- 
.  nelle  glie  l'habbia  detto,non  adducendo  niuno 
auteore  antico  per  teltimonionon  è  da  preitar 
gli  credenza, tanto  più  cheefplica  quelprouer 
bio  con  Aiuola  ìagione,  che  il  cothurno  fia_^ 
verfatileperdir  còsi  ageuole  a  voltarfi ,  &  ri- 
uoltarfì,perchefiaccommoda  ad  ogni  piede_> 
finiftro,&  defho,tanto  di  donna  comed'huo- 
mo  .  E  vero  che  il  cothurno  è  atto  ad  ogni  pie- 
de,come  dice  Seruio  nel  primo  dell'Eneide.^, 
fi  accomoda  al  piede,deH'hnomo,&  della  don 
na.come  riferiice  Snida,  ma  non  è  vero  ch«__> 
per  quefìa  cagione  dicali  Cothurno  verfattlior, 
che  fé  quefto  fuffe  tanto  fi  potrebbe  dire  Socco 
verfatiltor  ,pctche  anco  il  zoccolo  s'accommo 
uà  ad  ogni  piede  dritto,èfìniftro,  &  lo  porta- 
no portare  huomini, &  donne. .  Che  folle  da_^> 
donna  il  locco,  è  notiiììmo  poiché  dagli  Auto- 
ri fé  gli  da  epiteto  muliebre  .  Apuleio  dice  d'- 
vno  che  per  parere  donna  portaua  vna  verte  di 
feta,i  capelli  lunghi,e'l  zoccolo  indorato.  Vi- 
tellio  Imperatore  fcalzò  Mefl'alina  togliendo- 
li vn  zoccolo, che  feco  lo  portaua, &  fpeflb  ba- 
ciaua.  Plinio  taifa  il  luilb  delle  femine  nellib. 
5'caP-35    cne  portafl'ero  le  gioie  nelle  pianel- 
le, &  nelli  zoccoli,  Se  nel  lib.  57. cap.i. S«/>er  07» 
ma  muliebri*  focculos  tnduebat  margaritis  . 
Che  lo  portafl'ero  anco  gli  huomini, raccoglie- 
vi d  a  Seneca  narrando  di  Cefare  ,  che  porge  il 
piede  iìniftro  a  Pompeo» Perfo  acciò  lo  baciaf- 
fe  per  inoltrare  il  zoccolo  d'oro  che  portaua_j> 
ornato  di  gemme;  Et  Suetcnionel  cap.51.nfe- 
nfee  di  Caligola, che  portaua  horil  cothurno, 
hora  il  zoccolo  ,  l'ifteflb  Autore  nella  vita  di 
Claudio  cap.  8. oue  racconta  degli  finacchi  fat 
ti  a  quello  Imperadore  per  ìfcherzoda  conui- 
tati  giouani  impudichi,  fecondo  il  Sabellico  , 
dice    che  mentre  dormiua  il  giorno  foleuano 
mettergli  nelle  mani  li  zoccoli, acciòche  in  vn 
fubito  iiiegliato  fi  ltrogolaffe  la  faccia  co  quel 
li:  si  che  portandolo  huomini ,  è  donne  tanto 
dir  fi  poma,  Socco  ver/aitltor)ma  dicefi  Cothut 
no  verjattlior, cioè  ageuole  più  che  vn  cothur- 
no ,  s'accommoda  per  ogni  verfo  più  che  vno 
itiualetto  ,  perche  il  cothurno  come  ftiualetto 
lì  calza  in  ogni  gamba, li  volta,&  fi  rmolta,& 
fi  riuerfa  ageuoìmente,come  pianella  da  don- 
na non  fi  poma  riuerfare  nèaccommodare  al 
piede  deli'huomo,  ma  folo  a  quello  della  don- 
na,perche  veggiamo  che  gli  huomini  non  fan 
no  caminare  con  le  pianelle  alte  da  donna_^>> 
alle  quali  pianelle  fi  come  non  fé  nò  può  ap- 
plicare quella  voce.Verfatiljor .  Ancorché  s'- 


accommodi  ad  ogni  piede  fìnirtro  ,  Se  deliro  ,' 
che  ciò  faria  parlare  improprio  ,  &  commune 
ad  ogni  pianella,ancorche  baila, perche  quel- 
le ancora  s'accommodano  ad  ogni  piede,  me- 
glio che  le  alte,  &  più  ageuolmente  fenza  pe- 
ricolo di  cadere:  così  meno  fi  potrebbe  quella 
voce  verfatilior  applicare  al  cothurno  fé  Aide 
altò,&  grò  fio-,  co  me  la  pianella  da  Donna,è  ve 
roche  vna  volta  Giuuenalc  nella  Satira  fefta 
dieejr. 

*«_«  Breuiorq\  videtur 
Virgine  Pygmeaynullis  adiuta  eothumis. 
Ma  non  per  quefto  ne  fegue,  che  il  cothurno 
tragico  Alile  flato  alto  ,  come  vna  pianella  da 
donna, perche  li  poeti  erano  tanto  auezzi  a  pi- 
gliar m ilìacamente,  con  parlar  figurato  il  co- 
thurno portato  daperfonaggigrandi,&  ftipre 
mi,perl'altezza,&  grandezza,che  G  imi  enaie 
in  quefto  luogo  l'ha  prefo  per  l'altezza  mate- 
riale intendendo  che  la  Donna  pare  più  piccio 
la  d'vna  pigmea, fenza  aiuto  di  qualche  altez- 
za ,&  quando  ben  anco  tal  pianella  di  Donna 
fi  Alile  chiamata  ordinariamente   cothurno, 
nulladimeno  è  forza  che  tal  pianella  fuffe  àit 
ferente  dal  cothurno  itiualetto:facilmente  poi 
fono  gli  fcrittori,  e  traduttori  haucre  equiuo- 
cato,&  prefo  vn  nome  per  vn'altro  ;  poiché  il 
cothurno  da  Greci  fi  chiama  anco  Emuada.^*, 
&  il  focco  Emuata:  Scaligero  nella  poetica.^ 
lib. i.ca.y.i$.t{A/óaJd.s  cothurnos  appellatos  . 
foccos  i)j.0cÌ7d.e  però  feorrettamente  leggefì 
in  alcuni  teftì  Greci  di  Luciano.De  faltatione. 
parlando  del   personaggio  tragico  ti/.fictTttt 
y'4»/Ao/fin  vece  à'ty.CaJ'ctf. cioè  che  quel  Tra 
gico  di  ftatura  lunga,entraua  in  feena  alti  co- 
thurni.    Perprouare  che  non  fufle  material- 
mente il  cothurno  alto,come  la  pianella  da_^ 
donna douriano  ballare  li  tre  luoghi  di  Virgi- 
lio,aggiunta  l'auttorità  di  Probo,che  nel  fc  con 
do  della  Georgica  dice.  Cothurne  funt  calcea- 
mtntorkm  genera,  Venatori  apta  ,  qutbus  crur* 
ttiam  mtwiuntur,  cuius  calciameli  effigie*  e/I 
infimulacris  Liberi  ,&  Diane .    Et  Senno,  che 
nel  primo  dell'Eneide  afferma, che  fono  iuua- 
ietti  da  caccia  .  Cothurntfunt  calciamenta  ve- 
natoria .    Ilche  dichiara  ,  che  non  flirterò  alti 
come  le  pianelle  da  donna,perche  con  iinùle_j 
altezza  non  fi  può  correre  fopra  colline  ,  luo- 
ghi failòh,&  fpinofì.  Con  tutto  ciò  voglio  che 
lo  prouiamo  con  altre  auttorità  •  Da  Plinio  li- 
bro fettimo  cap.10.fi  comprende  pure  che  non 
fuflero  alti  come  le  pianelle  da  donna,oue  egli 
racconta  d'hauer  veduto,  Athanato  Hiltrione 
huomodi  cinquanta  anni  comparire  in  Scena 

per 


Parte  Prima.1 


if9 


per  fare  oftentatione  della  fu  a  gagliardia,con 
vn  corfaletto  ài  piombo ,  &  con  li  corhurni  di 
cinquecento  Iibre,brutta  villa  haueriano  fatto 
li  cothurni  di  sì  gran  pefo  fé  fuflero  flati  grof 
fi,  &a!ti ,  come  le  pianelle  da  donna  fconcia- 
mente  aflettati ,  ma  perche  doueuano  effe  re  a 
guifa  di  ftiualetto,aperto,che  fi  cinge  alla  pol- 
pa della  gamba  ,  doueuano  edere  aflettati  ,  & 
piùageuoli  alla  gamba,  &  doueuano  compa- 
rire con  proportione,maflìmamentecol  corfa 
letto  ,  col  quale  molto  bene  veggiamo  nelle_> 
ilatue  antiche  d'Eroi, &  Principi  li  cothurni  a 
foggia  di  ftiualetto,  a  foggia  di  pianella  alto , 
$:  quadrato  in  angoli,  come  dice  Aleflandro  , 
afy  Alexandre,  non  fé  n'è  mai  veduto  niuno, 
nell'altra  fòrte  veggonfì  tuttauia  infinite  fcul 
tured'Imperadori,di  Mufe,di  Diana, &  di  Bac 
co,del  quale  cothurnodi  Bacco,  oltre  gli  Au- 
tori citati  ne  fa  m emione  Velleio  Patercolo 
nell'vltimolibrojoue narra  di  M.Antonio,che 
voleua  effe  re  tenuto  vn'altro  Bacco  ,  Se  perciò 
portaua  tra  le  altre  cofe  attinenti  a  Bacco ,  li 
cothurni. Cum  autem  nouumfe  Uberumpatrem 
appetì. in  iujjtjj'et  cum  redimitushedera  coronata 
•velata?  aurea,  &Thyrfumtenens,  cothurnisq; 
fuccinf  ,  curru  velut  liber  pater  veftus  e  fi  Ale. 
xandrii .  Et  Cor.Tacito  nell'vndecimo  de  gli 
Annali,  diceche  Meflalina  moglie  di  Claudio 
Imperadore,che  celebraua  in  cafa  la  fella  del- 
la vendemia,&  che  a  guifa  di  Baccante,col  cri 
ne  fparfo,fcoflando  il  tirfo  appreflb  Silio  inco- 
ronato d'el!era,portaua  i  cothurni,  &  aggira- 
ua  la  tefta  facedogli  ftrepito  intorno  vn  choro 
di  Baccanti. Ipfa  crine fluxo,Thyrfum  quatiens , 
iuxtaój  Silius  Hedera  vinclus , gerere  cothurnos, 
tacere  caput ,{lr epente  eircum  procaci  tchoro.  Si- 
mili Baccanti  n5  cothurni, veggonfì  neili  mar 
mi  Antichi  di  Roma,  quali  non  haueriano  po- 
tuto l'altare,  &  correre  furiofamente  nelli  gio- 
chi baccanali, fé  il  cothurno  fu  fi  e  flato  alto  co 
me  le  pianelle  da  Donna, rileuato  affai,come__> 
dicono  alcuni  col  furo  ,  e  con  altra  materia  di 
legno. Dicami  vn  poco  quelli  tali,  laflando  da 
partt  le  Cacciatrici,&  le  Baccanti,fe  il  cothur- 
no folle  flato  alto,&  folleuato affai, come  haue 
tiano  potutocombattere  per  moti, campagne  » 
e  forefte  ,  le  Amazoni ,  le  quali  portauano  in 
guerra  gli  feudi ,  come  mezze  Lune ,  &  li  co- 
thurni, come  racconta  Plutarco  nella  vita  di 
Pompeo  ,  In  bac  pugna  Amatoria  a  montibui 
Thermodonti  flauto  accubanttbus  profeti*  auxi-. 
Ho  venijfeperhibentur  Barbarti ,quippe  apr&lio, 
dum  Sfolta  Barbarorum  legunt  Romani  Peltas 
Amazonicas,  cothmnosq^  reperierc .  Ceno  che 


con  le  ftampelle  fotto  li  piedi  non  poflonoanda 
rea  combatterc,nè  huomini,nèdonne,le qua- 
li ne  i  loro  giuochi  della  cieca,ne  i  palli  alqua 
to  difficili, Se  nel  voler  effe  caulinare  in  fretta, 
non  che  correre  ,  fi  lieuano  le  pianelle,  ancor- 
ché balle  di  furo: Onde  apparifee  che  il  còthur 
no  bifogna  che  fuffe  fatto  a  guifa  di  ftiualet- 
to, &  borzacchiuo  fenza  alcuno  folleuamenfo» 
fotto  la  pianta  del  piede  ,  &  fé  Ifìdoro  nel  1 9. 
lib.cap.34.  dice  che  erano  fatti  a  guifa  di  pia- 
nelle,ha  torto  in  quefto,hà  ben  nel  tefto  ragie» 
ne,che  l'vfafTeroi  Tragici  nelli  Teatri,  &  gli 
Heroi,come  elfo  afferma  Cothurni  funt  quibnt 
calciabantur  Tragcedi  ,  qui  in  Theatrodiftitri 
erant,&  alta intonantiq-,  voce  cantaturi,  e/le- 
nim  calciamentum  inmodum  crepidarum,quo 
Heroes  vtebantur.Nel  qual  tefto  parla  in  tem- 
po paflato,C<*/r  iabatur  ,vtebantur. Coma  che_> 
a  fuo  tempo  non  li  hauefle  veduti  in  Theatri  > 
Vfati  dunque  da  Tragici  fotto  perfònaggi  d'- 
Heroi,  ne'  Theatri,  è  da  credere  che  Virgilio 
più  volte  li  vedefle,&  fapelfe  molto  meglio  de 
gli  Autori  più  moderni,  come  fuflero  fatti,  8i. 
che  non  fuflero  fatti  in  altra  foggia  che  irt 
quella  da  luidefcritta,a  guifa  di  ftiualetto,  8z 
borzacchino ,  ondecommunemente  apprefla 
gli  Autori  vulgati,  palla  lo  ftiualetto  fotto  no- 
me di  cothurnojdella  cui  forma  habbiamo  noi 
fatto  diflegnare  la  noftra  figura  del  Decoro', 
contentandoci, quando  ci  fiano  altri  di  centra» 
no  parere  d'errare  con  Probo,  Seruio  ,  &  con 
Virgilio  iRedo ,  che  fopra  fapere  con  Auttorì 
modernijche  non  hanno  veduto  li  cothurni  ne 
tempi  che  fi  vfauano  ,  come  viddero  Seruio  „ 
Probo,&  Virgilio  .  So  che  il  Petrarca  portò  il 
cothurno  in  guifa  di  pianella  quando  fu  inco- 
ronato,come  riferifeed'hauer  veduto  Sennuc 
ciò  fuo  amico  ,  ma  chi  ordinò  quella  trionfai 
pompa  moftrò  di  non  fapere  né  la  forma  del 
cothurno  ,  ne  tanpoco  la  forma  del  fòcco  por- 
tato dal  Petrarca  nel  fìniftro  piede  fatto  come 
vn  bolzachino  fin  al  ginocchio  tutto  intiero  fé 
tale  fia  il  focco  ad  altri  lo lafciarò  giudica re__>* 
a  me  più  tofto.  pare  fliualetto,che  hoggidl  nel 
l'Egloghe  Paftorali  per  l'ordinario  s'adopera  k 
l/iftellò  che  da  Virgilio  vien  figurato  il  cothur 
no.  ne  i  verfi  (opra  citati,  prefi  in  parte  da  Li- 
tuo Andronico  Decano  de  Poeti  latini ,  che  fu 
il  primo  che  introduflela  feena  in  R.om.i_j. 
Et  iam purpureo furas  include  cothurno  , 
B*ltbeust&reuocetvolucre'>  in  petto*  e  fmus% 
Vrejjaq;  iam  grauida   crepitent  ttbi  tergici 

PharetreL->, 
Dirige  odori/equoi  ad  certa  cubilia.  canet* 
Lacuale 


1 6o         Della  iiouifsima  Iconologia 


La  quale  autorità  come  per  maggiore  in  fine 
habbiamo  lafciata,poiche  Liuio  poeta  drama- 
tico  aflegna  il  cothurno  a  cacciatori,che  porta 
no  la  faretra  piena  de  dardi  con  i  cani  appref- 
ìo,  &  efprime  che  il  cothurno  chiude  la  polpa 
della  gamba.  Hora  fi  come  non  è  verifimile-» 
che  il  primo  Autore  di  feena  non  fapefie  come 
fi  folle  fatto  il  cothurno  che  in  Scena  introdu- 
cenajcosì  non  hàgarbo,chcin  quello  partico- 
lare erri  il  noftro  Poetarmà  fi  ben  errano  quel 
Ji  fottili  ingegni  che  inconfideratamente  taf- 
fano  cofabenilfimo  conofeiuta  da  Virgilio,  il- 
<|uale  dice  che  li  cothurni  di  Diana  ,  erano  di 
roflb  colore,  e  tal  colore  anco  è  molto  propor- 
tionato  a  Tragici  rapprefentamenti,  sì  perche 
in  elfi  vengono  porti  fangui noli  cali, sì  perche 
vi  s'introducono  Imperadori,  Rè,  Principi, è 
perfonefublimia'  quali  conuiene  la  porpora  , 
&  però  il  cothurno  è  ftato  adeguato  da  Poeti, 
a  perlbnaggi  grandi,  sì  come  il  focco  a  pedo- 
ne pofitiueJciuili,&  di  minor  qualità  . 

La  onde  per  venir  al  lignificato  della  noftra 
figura:  portando  il  Decoro  nella  gamba  drit- 
ta,il  grane  cothurno,denota  che  l'huomo  più 
potente,nobile,&  ricco  per  iiio  Decoro  deuc_> 
andare  con  habito  nobile  ,  conueneuole  ad  vn 
par  fuo, portando  nella  finilha  il  femplicefoc- 
co,  denota  che  l'huomo  di  minor  forza  ,  &  di 
balla  conditione  deue  andare  pofitiuamente,è 
non  fpacciare  del  nobile,&  del  Principe,&  eia 
feuno  circa  l 'habito  deue  hauer  rifguardo  per 
olleruanza  del  Decoro,  all'età,&  algrado,che 
tiene,fuggendofempre  l'eftremo  tanto  di  quel 
li  che  fprezzano  il  culto  della  lor  perfona  ,  i 
quali  non  fi  curano  d'eflèr  veduti  con  habiti 
vili, lordi, mal  legati,quanto  di  quelli,che  fe_> 
l'allacciano  troppo,  adoperando  particolare^ 
itudio  in  puli;ii,&  filli  vedere  ogni  dì  con  ha 
biti  nuoiu,  &  attillati  Catone  vticenfe  diede 
nel  primo  eftremo ,  che  non  ofleruò  punto  il 
Decoro  da  Senator  Romano;  poiché  fen'anda 
uà  troppo  alla  carlona  caminando  con  glia- 
mici  in  publico  fcalzato  con  vna  fola  velie  ,  di 
fopra  mal  cinta  con  vnacordella,sì  come  dice 
Marc'Antonio  Sabellico,lib.fecondo,&  Afco- 
nio  Pediano,  &:  Plutarco  riferifee,  che  andaua 
perii  foro  cinto  in  vna  toga  da  campagna,  & 
in  tal  guiia  fenz'altra  velia  l'otto,  tencua  ragio 
ne  in  tribunale;  Siila  è  anco  riprefo.  che  eifen- 
do  Imperadored'ellerciti  con  poco  Decoro  del 
fuo  grado  fpallèggiaua  per  Napoli  co  vn  man 
tello,e  in  pianelle  .  Nell'altro  eftremo  diede- 
ro Caligola, Nerone,  &  Heliogabalo  Impera- 
dori ,  1-iquali  compariuano  con  habiti  figurati 


di  vari  j  colori  più  conueneuoli  ad  vna  lafciua 
donna  ,  che  ad'vn  maefteuole  Imperadore;  né 
mai  gli  due  vltimi  portarono  vn  veflimento 
più  cFvna  volta,  &  Pompeo  Magno  ancor  elfo 
viene  da  M.Tullio  ad  Attico  lib'i.Epift.j.no-f 
tato  per  vano,&  lafciuo  dalle  calzette,  dalle-» 
fafeie  bianche,&  dalla  vefticciola  dipinta,chc 
con  poco  Decoro  d'Vn  fupremo  capitano  par 
fuo  portar  folea,  della  cui  velia  fé  ne  burla_* 
nella  16.  Epiftola  .  Pompeus  togulum  HUm  /><- 
liam  fetenti»  tueatur  fuam  .  ■  Publio  C'Iodio  pa- 
rimente da  Cicerone  vien  biasimato,  perche_» 
portaua  le  calzette  rode  ch'a  lui  non  iì  conue- 
niuano,  come  Senatore,  eflendoquello  colore 
da  giouani,a'  quali  perche  fono  in  età  più  fre 
fca,  fenza  alcun  grado,  è  lecito  portare  vefti- 
mentibelli,&  colori  allegri,  Se  vaghi, ma  pe- 
rò anch'elfi  non  deuono  trapaliate  1  termini 
della modeftia,in  pulirli, allìmigliandofi,  con 
ricci,  &  ciurli,  &  habiti  troppo  lafciui  afemi- 
ne,douendolì  ricordare ,  che  fono  di  natura__j 
più  nobile.  Diogene  vedendo  vn  gioitane  dedi- 
to a  limile  vanità  d'habiti  delicati,  &  abbelli- 
menti feminili,  gli  dille  .  Nonpudet  deferita, 
quam  naturam  ipfam,de  te  ipfo  ftatuere  ?  Se_> 
quella  vanita  d'habiti ,  vien  riprefa  in  gioua- 
ni,in  Gapitani,Principi, tanto  più  anco  faran- 
no ripreli  i  Filofofi,&  Dottori, che  con  habito 
conforme  al  Decoro  della  fapienza  nonande» 
ranno  ,  allenendoli  però  dalla  fordidezza  di 
Diogene  Cinico,&  d'Epaminonda  lordi  Filo- 
fori,  che  fempreportauano  vna  mede/ima  ve- 
fta,de  quali  non  fu  punto  Socrate  ,  chefcalzo 
fé  n'andaua  inuolto  in  vna  velia  di  tela,  ò  più 
toftofacco, dentro  del  quale  talvolta  donnina 
la  notte  nelle  Iliade  per  li  banchi, ò  fopra  qual 
che  poggiuolo  con  poco  Decoro.Nc  fidamen- 
te deueliolleruare  il  Decoro, nell'andare  file- 
rà, circa  J'habito  ma  anco  circa  il  motto,.fer- 
uendofi  con  bel  modo  del  cothurno,  cioè  della 
grauità,  abhorendo  l'eftrema  grauità  di celo- 
ro,che  portano  la  vita  loio,alta,tefa,tirat<i_v>, 
tutta  d'vn  pezzo  ,  che  a  pena  (\  muouono  ,  Se 
paiono ,  a  punto  ch'habbmo  la  tella  edificata 
in  vn  palo, tanto  che  fenza  Decoro  muouono  a 
rifo  chi  li  vede, ne  meno  prender  fi  deue  in  cut 
to  il  focco,cioè  il  palio  di  pedone  balle  vili, da 
lachè,S:  ilanerc,mà  iì  dciu-  portar  vgualmen- 
teil  focco,&  il  cotluuno,cioè  temperare  1  i_/> 
grauità  col  palio  ordinario  di  pedóne  poiìti- 
ue  Horatio  nella  Satira  3. del  primo  libro  con 
dente  fatirico,morde  TigelUo  Sardo,  che  non 
haueua  modo  nel  caminare,  hora  caminapian 
piano,che  pareua  fuflc  vn  Sacerdote  di  Giuno 

ne, 


Parte  Prima. 


tèi 


nc,&  hora  caminaua  tanto  veloce,che  parej_^ 
fuggifle  dalli  nimici. 
ìidtquaU  homint  fuit  Hit,  fipe  velut  qui 
Curreb.at  ifitgiens  ho/lem  :  /  erfxbe  vclut  qui 
lunonis  [aera  ferrtt  •' 
Alle  donne  sì  che  fi  conuiene  la  granita  nel 
l'andare,e'l  palio  tardo  pem.iaggior  lorDccc- 
ro,Sc  per  quefto  molta  ragione  hanno  a  porta' 
re  le  pianelle  alte, che  ritardano  il  pafiò,nè  laf 
fano  caminare  in  fretta,  ma  l'huòmodeue  ca- 
ulinare virilmente  col  palio  maggiore  dellei,? 
donne:  Marco  Tullio  (sì  come  rifenfce  il  Pe- 
trarca,nellqopere  fatine  lib.i.  trattato  >.cap. 
j.)  vedendoche  Tullia  fiuafigliuola  caminaua 
vn  poco  più  forte  che  non  fi  conueniua  al  De- 
coro d'vna  donna,&  per  lo  contrario  Pifone_> 
fuo  marito  più  lentamente  che  non  fi  conue- 
niua ad'vn  huomo,  tafsò  ambedue  con  vn  me 
dtfimo  motto,diceiido  in prefenza di  Pifone_j 
fuo  genero  alla  figliuola  ,  ò  così,  caminada__j 
homo.  Ambula -vt  x.ir .   Volendo  inferirei  , 
che  ella  doucua  caminarpiano  dafemina  ,  & 
Pilone  più  pretto  da  huomo  . 

Oltre  di  ciò  il  cothurno  ,  &  il  Cocco  molto 
bene  fi  conuiene  alla  figura  del  Decoro  ,  come 
(imbolo  del  Decoro  Poetico, poiché  li  Poeti  nò 
hanno  con  altri  ftromenti  fatta  diftintione  di 
vaa  forte  di  Poefia  all'altra  ,  che  col  cothurno 
&  col  lecco,  da  vii  a  graue  ad'vna  men  grane: 
attione-.perche  il  cothurno  fi  come  babbiamo 
detto  era  da  Tragici  poemi ,  ne  quali  v.'inrcr- 
uengono  per  fondamento  principale,Principi, 
è  pefionaggi  fupremi,  dico  principale,  perche 
v'fnterueiigonc  ancoferui,fchiaui,baile,&  Pe- 
dagoghi^ il  tocco  era  de  Comici  Poemi,  ne 
quali  v'interueugono  perlòne  priuate,  &  infi- 
me, &  perche  in  queftì  II  tratta  di  cofe  bafiè_>, 
domeliichc,  &  familiari  con  ftile  parimenti 
ballò, pigliai!  il  (beco  per  lignificato  di  parla- 
re ballo:  £tin  quelli  perche  lì  tratta  d'auutni- 
menti  occorfi  tra  Hert*,&  Principi  cònitile_v '.. 
più  grane»  pigliali  il  cothurno  per  lo  parlarci 
t'onoro, pcitctro,&  fubhme,  onde  chiamati  da 
Poeti  grande  &  alto.    Ouidio'. 

Alta  meofeeptro  decora;  ^itoty  cothurno  . 
Horatio  nella  Poctici—s. 
-    Httnc  foca  coeprre  pedem}grandesj;  cothurni. 
Intendendo  de  Comici,  &  Tragici, &  il  Pe- 
trarca nel   medefimo  fignifìcato  li  piglia  per 
baffi, &  fubhmi  ingegni  in  quel  verfo  . 
Ma.teria.clz  cotburniy  e  non  da /occhi  . 

Di  modo  che  li  cothurni ,  &  li  fiocchi  appli- 
candoli non  tanto  all'habito  quanto  alla  figu- 
ra del  parlare ,  vengono  ad  elìerc  doppiamen- 


te fimbolo  del  Decoro  Poetico,  &  vn  compen" 
dio  d'ogni  Decoro  ,  perche  li  Poeti  eccellente 
cfleruanoil  Decoro,nelle  Poefie  loro,  in  qual 
fi  voglia  cofa,neJ  coftume  delle  opere,del  par- 
lare,&  dell'habito,&  procurano  di  mai  parti- 
re dal' Decoro  debito  a  ciafcunaperfona,che__» 
fé  per  errore  dal  debito  Decoro  partono,  fono 
notati  i  loro  perfonaggi  di  imperfettipnc,  fi 
come  nota  Ariftotele  nella  fua  Poetica,  il  pian 
to,&  il  lamento  d'Vliflè  nella  Scilla,perche  al 
V  lille  come  prudente, e  faggio  non  conueniua 
piangere,&  lamentarli  vilmente:Etperò  dice 
Arinotele  .  Indecori,atque  inconuenientis  mo- 
rts  VlyJJts  eìulatioin  Scylla .   Vicn  notato  pari- 
mente Homero  da  M.Tullio, perche  attnbui- 
fca  a'  Dei  attieni ,  che  macchiarebbero  anco 
gli  h uomini ,  come  riflè,ire,  diflènfioni,inui- 
die,&  dishonefti  affettici  che  ne  vien  anco  bia 
limato  da  Empedocle,&  da  Senofane,neè  ma 
rauiglia,che  Eraclito  Filofofo  giudicante  Ho- 
mero degno  d'edere  fcacciato  da'  Teatri.,  & 
meriteuole ,  che  gli  fu  fièro  dati  de'  pugni ,  & 
fchiaftì,  come  rifenfce  Laertio  Homeium^di- 
(tbet  dignum  qui  ex  certaminibu*  eijceretur  , 
colaphìS%c*deretur .   Non  per  altro,che  per  lo 
mancamento  del  Decorerei*  nel  retto  è  mira- 
bile più  d'ogn'altro  d,ii.teljetto,&  d'eloquen- 
za^ Manca  umilmente  nel  Decoro  a  mio  pare- 
re Sofocle  in  Aiace  ,  oue  introduce  Teucro  fi- 
glio d'vna  fchiaua  fratelloJnaturale  d'Aiacc-' 
a  contendere  con  Menclaa'Re  fratello germa 
no  d'Agamennone  Imperadore  lènza  nfpétto 
e  timoie,ufpondendogli,  come  fi  dice.a  tu  per 
tu  ,  e  fé  b.ea fa  che  Menelao  partendoal  fin<^> 
dica,  che  è  brutta  cofa  adirli,  contendere  con 
vno  di  parole,  che  fi  polla  domar  per  forzai, 
Ab  eo  ,  nani  turpe  audttu  fuerit 
V irbis  cum  eo  rixari3quem  vi  coercere pojfii. 
Non  per  quefto  fi  sgrana  di  tal  bruttezza^» 
perle  moke  ìnguine   nceuute  giàdalfudetto 
Tcucro,rnaihmamente  che  gii  nipóte  co  mag- 
gior arroganza  dicendo.&ja  me  è  cofa  bruttiì- 
imia  ad  vdire  vn'huomo  ftòlido  .    ,' 
Apage  te  nam ,& rnihi  ttt'rpi/Jimum  eR  audire 
Hominem  ftoltdum  mania  verba  effuttentem  . 
Nelle  quali  parole  non  vi  è  Decoro,  ne  dal 
canto  di  Meneiao  Re  a  contendere  a  lùgocon 
Teucro  foldato  prillato  ftnza  grado  alcuio  i 
nedal  canto  ;  di  Teucro. è  verinmile.,  ch'egli 
d'ordine  infimo  nella  greca  militia,femplicè_ » 
fagittario  (come  fi  raccoglie  da  Homero  ,  8c 
dal  medefimo  Sofocle)  pnuo  di  forze,&  di  fe- 
guito  hauefiè  ardue  di  connaftare  con  vn  Rè 
fratello  dell' Imperatore, e  fuflè  tanto  sfaccia- 
la io  che 


1 6%        Della  riouttsima  Iconologia 


to  che  gli  diccfTc  fenza  rifpctto  mille  ingiurie, 
tanto  più  manca  Sofocle  nel  Decoro  quanto 
che  poco  doppo  replica  Teucro  orgogliofa- 
mente  all'i  freffo  Imperadore  vantandofì  d'ef- 
fer  nato  nobile,rinfaccia  ad  Agamennone  che 
fia  nato  di  Padre  empio,&  di  madre  adultera  , 
&  di  più  gli  minaccia  fenza  conueneuoleco- 
flumc  di  rifpettofo  vallàìlo ,  con  poco  Decoro 
dell'Imperadore,che  con  la  fua  Imperiale  au- 
torità giuftamente  per  l'ingiurie  &  minacci^ 
lo  poteua  far  prenderei  caftigare,fe  ben  Teu 
ero  fuffe  flato  fupremo,e  titolato  non  che  pri- 


llato fuddito,come  era.  Hora  fi  come  il  giudi. 
tiofo  Poeta  cerca  dare  alli  perfonaggi  de'  fuot 
Poemi  il  coftume  conueniente ,  con  nauer  cu- 
ra di  non  attribuire  a  quelli  cofa  fuor  del  De- 
coro j  così  noi  congiuditio  douemo  guardar 
bene  a  quanto  ci  fi  conuiene  fare.accio  non  re 
ftiamo  biafìmati  nelle  noftre  attioni ,  comt_i 
quelli  Poetiche  volendo  introdurre perfonag 
giadelfeinpio  delle  attioni  humane,li  rapprc - 
fentanofenia il  debito  coftume  con  poco  De- 
coro. 


D 


M      O 


R 


I       A. 


DONNA  d'età  vìriIe,con  habito  di  me- 
diocre conditione,chhabbia  cinto  il  ca- 
po d'vna  ghirlanda  de  vite  intrecciata  con  vn 
ramo  d'oìmo,che  ftia  in  piedi, &  che  con  la_^ 
.-.eftra  mano  renghi  vn  pomo  granato  ,  &  con 
la  fìniftra  vn  mazzodiferpe,&  perterra  vifia 
del  P-rano,parte  in  terra,  &  parte  ne  i  facchi. 
Ikinocratia  è  il  gouerno  d'vno  ftatopopu- 
la«,£uidato,£c  retto  dalla  moltitudine  di  quel 


Io  in  forma  d'vn  confìglio  al  quale  fìa  habile 
ciafeuno  plebeo  ,  &  niffoli  nobile,onde  fìrifòl- 
uono  tutti  gli  ordiiiij&deliberationi  publiche 
fecondo  il  grado  loro  . 

Si  fa  di  età  virile,  perciòche  in  effa  s'opera 
con  più  giuditio,che  nell'altre  età . 

Si  corona  di  vite,  &  olmo  infìeme  vniti,per 
inoltrare  ,  che  fi  come  quefte  due  piante  s'vnL 
fconoinficmejcosì  s'vnifce  la  qualnà,&  l'efleu 

redi 


Parte  Prima  i  1^3 


te  di  quefte  popolo. 

L'habito  mediocre,dichiara  lo  ftatodella_j 
plebe  ,  la  quale  per  mancamento  non  può  fe- 
condo le  forze  dimoftrare  il  defiderio  ambi- 
tiofò  chi  bà  d'elfere  vguale  a  gl'altri  di  mag- 
gior conditione ,  che  perciò  la  rapptefentia- 
mo,che  ftia  in  piedi,  &  non  a  federe^. 

Tiene  con  la  deftra  mano  il  pomo  granato  , 
per  edere  (come  racconta  Pierio  Valeriane  nel 
tib.  J4-  de  ifuoi geroglifici)  fimbolo  d'vn  po- 
polo congregato  in  vn  luoco  ,  la  cui  vnione  fi 
gouerna  fecondo  la  bafla  qualità  loro  . 

La  dimoftratiòjie  del  mazzo  delle  ferpe  li- 
gnifica l'vnione,&  il  gouerno  plebeo,il  quale 
non  ellèndo  di  confideratione,  di  vera  gloria , 
vi  limile  al  feipéper  terra  non  potendoli  al- 
iare alleeofe  di  gran  confideratione,  com'an- 
co  per  dimoftrare,che  la  natura  della  plebe?, 
tende  per  lo  più  al  pe-ggio,onde  il  Petrarca,-» 
ne  i  dialoghi  dicc_*. 

Natura  pepulus  tendit  ad  peiora  , 
Se  per  quello  dille  Virgilio  in  Eneid. 

Seuttq,animts  ignòbile  vulgui 

Vi  fi  mette  il  grano  nella  guifa  che  habbia 
tfio  detto,  per  dimoftrare  la  prouifionepubli- 
ca  ,  che  ifuole  fare  l'vnità  della  plebe  per  il  co-, 
mun  vtilede  tutti,&  per  inoltrare  cheli  popu- 
lo  ama  più  l'abondanza  delle  vettouaglie,che 
Pambition  de  gl'honori  . 

D  E  L  I  T  I  O  S  O. 

VOLENDO  dipingere  vn'huomo  Deli* 
tiofo,lo  rapprefenteremo,come  narrai 
Pierio  Valeriano  nel  lib. 3  é.pofto  con  grandif- 
lima  commodità  a  federe,  &  co'l  cubito  fi  ap- 
poggia ad'vn  cufeino.  Adamantio  difle  che  e- 
ra  legno  di  voln*tà,&  di  lafcmia,hauere  il  cu- 
feino fottoil  cubito  della  mano,  Se  quello  è 
prefo  da  Ezechieie,che  di/le  guai  a  quelli  che 
acconcieranoil  guanciale  ibtco  il  cubito  della 
mano,  intendendo  per  quello  quelli  che  slon- 
tanati da  vna  viril  fortezza,  perle  mollitie_> 
dell'animo  ,  &  del  corpo  bruttamente  s'effe- 
minano . 

DERISI  O  N  E. 

DONNA  con  la  lingua  fuori  della  boc- 
ca, veftita  di  pelle  d'iftrice,con  braccia, 
Se  piedi  ignudi ,  col  dito  indice  della  mano 
deftra  ftefo,tenendo  nella  finiftra  vn  mazzo  di 
penne  di  Pauone,  appoggiando  la  detta  mano 
fopra  vn  afino,  il  quale  ftarà  co'l  capo  alto  in 
atto  di  fgrignare,moftrando  i  denti . 

Derilione,  fecondo 5.  Thom.  in  a.  ì.qweft. 


7  j.è  quando  r'huomo  prende  in  fcherao  U  ma 
le,&  il  difetto  altrui,  per  proprio  diletto  fòdis- 
facendofi ,  che  il  delinquente  ne  fenta  vergo- 
gna^j. 

It  cauar  la  lingua  fuòri  della  bocca  (perche 
è atu>,dtforme,tacendofi  alla  prefenzad'alcu 
no)  è  fegno,che  fé  ne  tiene  poco  cohto,&  però 
la  natura  l'infegna  a  farea'  fanciulli  in  quello 
propofito,  il  quale  atto  è  coftume  antico  de_» 
Galli  in  Titoliuio  lib.7.oue  narra  di  quello  in 
folente  Gallo,  che  difprezzando  i  Romani  li 
sfidò  &  cauò  fuori  la  lingua  contro  Tito  Man 
lio.il  quale  accettò  la  sfida,&  domò  l'infolen- 
24  fua  Aduerfm  Gallar»  iloltde  Utum  &  (qn*~ 
niam  id  quoque  memoria  dignUm  Antiqua  vi- 
fum  efl ,  )  Itnguam  etiam  ab  irrifu  exercnterr 
prò  ducun  t . 

La  pelle  d'Iltrice,che  è  /pinola,  moftra,  che 
fenz'armc  il  Derifore  è  come  l'iftricé,  il  qua- 
le punge  chi  gli  s'auuicina,  &  perche  il  prin- 
cipale penficro  del  De  ri  lo  re^è  notare  HmpqÉ- 
fettioni  altrui;  però  fi  farà  co'l  dito  nel  modo 
detto  . 

Le  penne  del  Pauone  fi  dipingono,  per  me- 
moria della  fuperbia  di  quello  animale,  che_> 
ftima  fra  tutti  gl'altri  fé  fteilò  belliflimo  ,  per- 
che non  è  alcuno,cherida  de  mali  coftumial- 
truijche  quelli  fteili  non  riconofea  lontani  da 
fé  medefimo  . 

L'Alino  nel  modo  dettò  fu  adoprato  da  gp- 
Antichi  in  quello  propofito,' come  ne  fa  tefti- 
«Tonio  Pierio  Valeriano, &  altri . 


DESIDERIO   VERSO  IDDIO. 

GIOVANETTO  veltito  di  rolfo,* 
giallo  i  quali  colori  lignificano  Defide- 
rio  ,  Sarà  alato  per  lignificale  la  preftezza  con 
cui  l'animo  inferuorato  Ambitamente  vola  a 
penfiericelefti,dal  petto  gl'efea  vna  fiamma.* 
perche  e  quella.fiamma,che  Chrifto  N.S. ven- 
ne a  portar'in  terrai. 

Terrà  la  finiftra  mano  al  petto,&  il  braccio 
deliro  diftefo,il  vifo  riuolto  al  Cielo,  &  haue- 
ràacanto  vnceruo,  che  beua  l'acqua  d'vn  ru- 
fcello, fecondo  il  detto  di  Dauid  nel  Salmo  41. 
douealTomigliòil  Defideno  dell'anima  fu  <_* 
verfo  Iddio  al  Defiderio,che  ha  vn  ceruoalfct 
tato  d'auuicinarfi  a  qualche  limpida  fontana . 

La  finiftra  mano  al  petto,  &  il  braccio  de- 
liro diftefo,&  il  vifo  riuolto  al  Cielo  è  per  di- 
moftrare, che  deuono  l'opere,  gl'occhi,il  core 
&  ogni  cofaeflere  in  noi  riuolte  verfo  Iddio  . 
L     2.  DESI- 


I  ^4        Della  nouifsirna  Iconologia 

DESIDERIO     VERSO     IDDIO. 


DESIDERIO. 

DO'N  N"  A  ignuda  "  che  habbia  ad  arma- 
tollo  vn  velo  divari  j  colonnari  alata  , 
&  che  mandi  fuora  dal  cuore  vna  fiamma  ar- 
denttLJ. 

'  Il  Defiderio  è  vn'intenfo  volere  d'alcuna_>> 
cofo,  che  all'intelletto  per  buono  fi  rapprefen- 
ti  ,'&  però  tale  opérationc  ha  aliai  dell'imper- 
fetto, è  all'intelletto'della  materia  prima  s'af- 
Ibmiglià,  Jaquafedice  Ariftoteledefiderare  la 
forma  nel  modo,che  la  femina  defidera  il  ma 
fchio,&  con  ragione:elìendo  l'appetito  di  cofe 
future,  &  che  non  fi  pofleggono,  però  il  Defi- 
derio  fotto  forma  di  donna  fi  rapprefenca_j>. 

Si  può  anco  dire,  che  il  Defiderio  è  motto 
fpiriÉale  d'animo, che  non  pofamai,fin  chela 
cofaa  che  lomuouelainclinatione,  vien  con- 
feguita,&  agita  fempre  intorno  le  cofe  ,  chc_> 
mancano,  &  co'l  polfellb  di  quelle  s'eftingue . 

Il  velo  di  vari  j  colori  lignifica, che  l'ogget 
to  del  Defiderio  è  il  bene,  e  come  fi  trouano 
diuerfe  force  di  bene,  così  fono  diuerfe  fouc«> 


di  Defiderij  . 

L'ali  notano  la.fua  velocità  ,  che  in  vn  fubi'.- 
to  viene,e  fpàrifce_% 

la  fiamma  ci  dimoftra  il  Defiderio effere_> 
vn  fuoco  del  cuore  ,  &  della  mente,  che  quali 
a  materia  fecca  s'appiglia, torto  che  gli  fi  pre- 
fenta  cofa,  che  habbia  apparenza  di  bene?. 

" • ' 

DETRATTIONE. 

DO  N  N  A  a  federe  con  bocca  alquanto  a- 
perta  moftri  'a  lingua  doppia  limile  a 
quella  del  ferpe, terrà  in  capo  vn  panno  nero, 
tirando  infuori  parte  d'elio  con  la  finiftra  ma 
no  in  modo ,  che  faccia  ombra  al  vifo,  &  il  re- 
itante  del  veftimento  farà  di  colore  della  rug- 
gine,rottoin  piùluoghi,hancrà  fotto  ai  piedi 
vna  tromba,  &  con  la  delira  mano  vn  pugnale 
nudo  m  atto  d'ofFendere_>. 
Detta  «ione  fecondo  S.Thomafo.z.i  queft. 
73.  are  4. 


Parte  Prima.  16  $ 

DETRATTIONE. 


73.art.4.aI:ro  non  e, che  occulta  maldicenza 
controia  fama  &  reputinone  altrui. 
Detrattione. 

DONNA  Hi  brutti  ffimo  afpetto  ,  che  Itia 
a  f  edere, &  tenghi  la  bocca  aperta, in  ca 
pò  vn  panno  nero  in  modo  tale, che  gli  cuopri, 
&:  faccia  ombra  a  parte  del  vifo,iI  veitimentò 
farà  rotto  in  pi  ù  luoghi  ,  &  del  colore  delli_^ 
ruggine  tutto  conterto  di  lingue  fìmile  a  quel- 
le del  ferpe  ,  al  collo  terrà  vna  corda  in  cam- 
bio di  collana,  &  per  pendente  vna  ftregli.L^.-, 
conia  delira  mano  tenghi  vn  coltello  in  atto 
di  ferire, &  con  lalìninra  vntopo  ,  ò  force  che 
dir  vogliamo;  ma  che  fia  grande,  &  vifibilcj; 
Brutta  lì  dipinge  pcrcioche  non  folo  è  brut 
to  il  pefiìmo  vitio  della  Detrattione  perelfer 
egli  lemme  pronto  a  i  danni ,  &alla  iouina_j» 
del  proifimo,  ma  molto  più  btiutiflìma  cof  l  ■> 
è  di  queilii  quali  fi  fanno  famigliari,  &  por- 
gono orecchie. &  danno  cre.!eii7a  all'iniqua  , 
&  peruerfa  natura  de  i  Detrattori,  i  quali  por- 
ta no  il  dianolo  nella  lingua  come  dice  S.  Ber- 


nardo ne'  fuoi  l'emioni .  Deflraffor  diabohtm 
pertat  in  lingua . 

Si  rapprefenta  che  Itia  a  federe  perciòch^_» 
l'otio  è  potentidìma  caufa  della  Detrattioneu, 
&  fi  fuol  dire.chc  ehj  ben  fiede  mal  penfa,IaL<> 
boccaaperta  ,  &  le  lingue  limili  a  quelle  del 
ferpe  fopra  il  veitimentò  dimoltrano  .'^pron- 
tezza del  mal  diecine  in  dir  mal  di  ciascuno, 
alludendo  al  detto  del  profeta,  nel  Salmo  159. 
che'dice  Acuerunt  linguam  fitut  (erpentes  ve- 
nenum afprdum  fublabijs  eorum,Et  S.  Bernar- 
do ne  i  fuoi  Sermoni  narra  che  la  lingua  del 
Detrattore  e  vna  vipera, che  facilmente  infet 
ta  con  vn  fol  fiato,  &  vna  lancia  accutilfima__? 
che  penetra  con  vn  fol  colpo . 

Num  quid  non  vipera  eft  lingua  detrattoria 
Ferocijfima  ?  piane  niwirum,  qui  tam  lethaliter 
Inficiatflatu  vno  ,  nunquid  non  lariceti  e  lin- 
gua ifìa  profitto  acuti jftma,  qui.  tres  penetrata  * 
Bu  vno  . 

Et  a  quefto  propofito  beni/fimo  efplicaquefto 
concetto  il  Sig.  Gifmondo  Santi  con  i  feguen- 
L     j  ti  So- 


1 66        Della  nouifsima  Iconologia 


ti  Sonetti  cosi  dicendo . 
SO  CC  A  crudel ,  che  mentre  intenta /nodi 
Tua  lingua  a  danni  altrui y /cocchi  fatta 
Ne' petti  de  mortai  dito/co  infetta—- 
Chi  mni/chiuar  poteo  l'empie  tue  frodi» 
Serpente  rio  ,  che  fibilando godi 

Gli  humetni  cor,  tri/auce  Can  che'nfrettx^ 
Latrando, ogni  alma ,  ancor  che  al  ciel  eretta 
Mordi ,  e  fa  !  di  ferir  ti  pafei,  e  godi  . 
Non  Moft<  o  là  u'Yt  Nilo  il  cor/o  fiendtj 
Ne  belua  mai  su  monti  afprt  Rtfei 
Tcco  di  par  a  l'altrui  morte  intende^'. 
Anzi  e  d'Auerno  ancor  pìt  cruda  fei, 
Che  gl'empi/  fol,  folo  i  prefenti  offende  , 
Tu  i  virivi ,  e  lotitan i  ,  e  giujli,  e  rei . 
"FRENA,  deh  frena  homai  lingua  peruerftt-j 
Tua  lingua  nel  ferir  cotanto  audace 
Ch'cg-'vt.  che  t'ode  e  perfida,  e  mendace^» 
T'eftima,  e  di  mortali  eletto  ciperfa  ; 
Anzi  non  t' arresi  ar-,  ma  cruda  ver  fa 
Il  rio  liquor  ,  che  prima  ti  disface  j 
Che'n  pena  del  fallir  tua  prepria  pace^j 
(Folle  )  conturbi  a' danni  tuoi  conuer/cLs. 
Cosi  grauida  il  fen  l'immobil  terrari 
T)i  foco  fi  vapor  ,  da  lo>  o  oppreffi^ 
Sifcuote,  e  prima  «fé  muou'as'pra  gUerr/L->, 
Tal  nell'Egeo  crucio  fa  l'onda -t  e  Htejja 
Hual'korl'vfcita.a'  venti  Eoi  ài/ferra^, 
Gli /cogli  in  affrontar  ,  rompe  fé  slifja  . 
II  panno  nero  {òpra  il  capo,  che  fa  ombrai 
a  parte  della  faccia  ,  lignifica  la  proprietà  del 
Detrattore,  che  è  dir  male  occultamente,  & 
però  ben  difle  S.Tomalò  2.2.  <ju.eft.7j.  art.4. 
Altro  non  e  laDetrattione  che  vna  occulta-^ 
maldicenza  contro  la  fama,  &reputatione_j 
altrui.com'anco  l'effètto  di  ella  è  d'offufeare , 
opprimere,  &  occultare  l'honorate  attioni  al- 
trui,òcol  dir  male,  ò  col  tacere  l'opere  buo- 
ne .  Terentio  nel  Phormione  Atto  4.  Scena  4. 
Nthileft  Antipho, 
^uin  male  narrando poffit  deprauari ,  at 
Tuidquod  boni  eflexcerpis  dicis  ,  quod  mali 
esl. 
Il  veftimento  rotto  in  più  luoghi, &  del  co- 
lore della  ruggine  ne  dimoftra,che  la  Detrat- 
tione  regna  in  huomini  baili,  &  vili, tra  quali 
vi  fono  di  quegli  che  il  più  delle  volte  più  to- 
iìo  dalla  geutilezza,&  cortefia,di  qualche  Si- 
gnore, che  dalla  buona  fortuna,  ò  altri  mezi 
•virtuoii,afcendono  a  qualche  grado,  del  che_> 
ìnluperbiti  >  per  non  degenerar  punto  dalla_^> 
loro  mal  creanza,  &  federati  coftumi  fono  li- 
mili alla  ruggine  laquale  lì  come  ella  rode, 
&  coufuma  il  ferroso  altri  metalli,  così  la  fur- 


fanterà natura  di  quelli  tali  con  la  Detrattio- 
ne  confumano  la  buona  eftimatione  ,  &  fama 
altrui .  La  collana  di  corda  con  il  pendente-» 
della  ftreglia  che  tiene  al  collo  potiamo  dire  , 
cheli  come  gli  Antichi  faceuano  diftintione 
da  perfona,aperfona  (come  narra  Piero  Vale 
riano  lib:o  tngefimoquarto,  &  quadragefimo 
primo)  in  portar  collane  d'oro ,  &  d'argento  , 
chi  per  pendente  la  bolla  ,  &  chi  vn  cuore  vna 
per  légno  di  nobiltà  ,  &  l'altro  per  vn'huomo 
veridico,è  che  non  fapellè  mentire, ò inganna 
re>mà  quello  che  teneua  nel  cuore, quel  mede 
fimo  haueflè  nella  lingua  lontano  da  ogni  fin 
rione, &  d'ogni  bugia:  Così  noi  per  lignificare 
quanto  fieno  abiette  &  vili  le  qualità  del  De- 
trattore,lo  rapprefentiamo  con  la  corda,  &  co 
la  ftreglia  al  collo,  comedimofti-ationediper 
fona  balla, infame, maledica,  &  vituperof<*_^ . 
Tiene  con  la  delira  mano  il  coltello  inatto  di 
ferire,  perciòche  il  Detrattore  è  homicidiale  , 
&  per  quanto  s'afperta  alla  peruerfità  Aia  fpo- 
glia  l'anima  di  quella  virtù  della  quale  ella_j 
viuejonde  il  Profeta  nel  Salmo  j6-fopra  di  ciò 
dice  Ftlif  hominum  dentes  eorum  arma;  &/a- 
gitt£ylitigtia  eorum  gladius  acuttn  . 

Il  Topo,ò  Sorze  che  dir  vogliamo,  che  tie- 
ne conia  finiftra  mano  .  Plau.in  cap.Attopri- 
mo.Scena  prima  aflòmigliai  Detrattori  al  der 
to  animale,perciòcbe  il  come  egli  cerca  lem 
pie  di  rodere  l'altrui  cibo,  &  altre  cefe,  così  il 
Detrattore  rode,di  lìr  ugge,  &  confuma  l'hono 
re,  &;  quanto  di  buono,  &  di  bello  nell'huma- 
110  genere  fi  ritroua  . 
Quafe  mures/emper  edimus  alienum  cibum  . 
Vbi  resprolatd. /unt  Cum  rus  homines  eunt 
Simul  prolat&/unt  noiìris  dentibm  . 

DIALETTICA. 

DONNA  giouane,che  porti  vn'elmo  in 
capo  con  due  penne, l'vna  bianca, &  l'al- 
tra nera  ,  &  per  cimiero  vna  Luna  ,  &  con  vn 
Hocco  nella  man  dritta,  che  d'ambedue  le  par 
ti  punga,  &  tagli  ,  pigliandoli  con  la  mano  in 
mezofrà  l'vna, &;  l'altra  punta, terrà  la  finiftra 
mano  ferrata,facendo  vn  pugno  di  elTa,ftando 
in  piedi  conprontezza,&  ardire?. 

L'Elmo  figmfica  vigor  d'intelletto, quale_> 
nella  Dialettica  particolarmente  fi  richieder. 

Le  due  penne  moftrano,che  così  il  vero, co- 
me il  fallò  con  probabili  ragioni  quella  facol- 
tà difende,  e  l'vno,  e  l'altro  facilmente  folle- 
ua,come  facilmente  il  vento  folleua  le  penne* 
&  le  ragioni,  effetti  d'intelletto  gagliardo,fo- 
no  come  le  penne  mantenute  su  la  durezza.^» 

dell' 


Parte  Prima. 


1*7 


dell'elmo.che  fi  inoltrano  dritte,e  belle  egual- 
mente nell'oecafione  .  La  Luna  che  porta  per 
cimiero  lignifica  il  medefìmo ,  perciòche  (co- 
me riferifee  Pierio  Valeriano  nel  lib.  44.  de_> 
(tuoi  Geroglifici)  Clitomaco  fimigliaua  la  Dia 
lettica  alla  Luna,  per  la  varietà  delle  formc_>, 
'  che  piglia^. 


Il  medefimo  dimoftra  lo  flocco  da  due  pun- 
teria finiftra  mano  nella  guifa  che  dicemo  di- 
moftra che  quando  Zenone  voleuamoitrare_> 
la  Dialettica ,  fu  folito  dipingere  la  mano  con 
le  dita  riftrette  nel  pugno, volendo, per  quello 
moftrare  i  ftretti luoghi,  &  la  breuitàdegti 
argomentila  quali  ella  è  retta_*>. 


DIFESA     CONTRA     NIMICI 

Malefici  ,  &:  Venefìci. 


DONNA  che  porti  in  tefta  vn'ornamen 
tocontefto  di  quefte  pietre  pretiofe,  d'- 
Amiante,di  Gagate, d' Agata,  Se  Diamante.,», 
porti  al  collo  li  coralli,  in  mano  vna  piantai, 
die  habbiala  cipolla  bianca,dctta  Scilla, oue- 
roSquilla,a  piede  vi  fìa  vna  Donnola,che  ten 
ga  in  bocca  vn  ramo  di  ruta.  Dell'Amianti 
pietra  limile  a  l'alumeicifftle,  iJiice  Ifidoro  li- 
bro 1e.cap-4.che  è  buono,  &  re  lift  e  contro  o» 
gni  rrtalia  di  maghi .  Del  Gagate  dice  Bartol. 
Angl.  lib.  1 6.  cap.  49.  che  vale  contra  le  fanta- 
fme  O»  contri* notturna*  Demonum  zexationes: 


Et  nel  lib.  1 1.  cap.  primo  dice  che  l'Aquila  ol- 
tre la  pietra  Etite, pone  anco  nel  fuo  nido  l'A- 
gata per  cuftodirlo  dal  venenofo  morfo  de'  Ter 
penti.  Ma  io  ho  opinione,  cbeequiuochi,po- 
nendo  il  nome  d'Acathein  luogo  di  Gagate, 
imperciòche  la  pietra  Etite  Aquilina  è  anco 
da  Plinio  chiamata  Gagate  nel  decimo  lib.  e. 
$. Lapis  Aetites  ,  queir*  aliqui  dixere  Gzgutem  . 
Nondimeno  l'habbiamo  pofta  perche  1" Adia- 
te ò  Agatha,  che  dir  vogliamo, vale  contra  il 
veleno  anco  efla,&  contra  il  moifodelli  feor- 
p ioni,  come  dice  Plinio  lib. 3  7.  capir,  decimo. 
L     4  Del 


óS         Della  nouifsi ma  Iconologia 


Del  Diamante,  il  fudetto  Ilidoro  lib.  ié.nel  e. 
•ne  tratta  de'  criftalli,dice,  che  fcaccia  variti 
paure, &  relìfte  all'arti  malefiche, mttus  varios 
sxpelltt  >&  malefici  s  artibu* oèuiat.Deì  Corallo 
Bartolomeo  Anglico  lib.  1 6.  cap. $  3 .  dice  Can- 
tra diabolica,^  varia  menftr*  valet.Vaìe  con 
tra  varij i&  diabolici  inoltri,  dell'herba  Scilla 
Plinio  lib.  10.  cap. 9.  Pythagorm  Scyllam  in  li- 


mine quoque  ianuAfuIpenfam,malerum  medica 
mentorum  introitum  pellere  tradii ,  Dice  che_> 
Pitagora  riferifce.che  la  Scilla  attaccata  fopra 
le  porte  non  lafla  entrare  alcuna  malia  .  Delja 
Donnola  ,  che  porta  la  ruta  in  bocca  feriamo 
tutti  li  naturali  ,  che  fé  ne  prouede  per.  fna^i- 
fefa  contro  il  Bafìlifco  ,  &  ogni  Yelenofq  fec- 
pente_j . 


DIFESA     CONTRA     PERICOLI. 


DONNA  giouane,  armata,tenga  con  la 
delira  mano  vna  fpada  ignuda  ,  &  col 
braccio  finifUo  vna  rotella  in  mezzo  della  qua 
le  vi  ha  dipinto  va  riccio  fpinofo  .  Gioitane-» 
fi  dipinge  per  effe  re  la  giouentù  per  lo  vigore 
atta  a  difenderli  ad  ognuncontro,l'armatura, 
e  la  fcada,dimoftrano  l'unioni  non  folo  difen- 
fuie,  ma  anco  d'offendere  altrui  bisognando  . 
Glifi  da  la  rotella  per  fegno  diDiitia,come_* 
naua  Pier.Vakriano  lib.quadragefimopnmo, 
&  U  riccio,pli  Egitti)  lo mctrenano  per  Gero- 
ghfito  della  JDifefa  ,  Se  dinioilxauanoper  e  fio 


vn'huomo  che  fia  fi  e  uro  dall'infidie,  Sr  peri- 
coli, &  da  tutti  i  cali  di  fortuna,  iir,peròche_> 
quello  ani  naie  toiìo^he  fente  l'odore  delle_> 
fiere  che  lo  cercono,ò  il  latrar  de  cani  fi  racco- 
glie tutto  in  vn  gruppo  tondo  ,  è  ritiratoli  il 
mufo  ,  &  li  piedi  dalla  parte  di  dentro  a  guifa, 
che  fanno  le  teftudini,  &  tutta  la  fuafchiena_v> 
a  modo  d'vna  palla  ridotta  in  vn  globo  ratean- 
do, &  per  fua  Djfefa,'&  faluezza  hauendo  driz- 
zate le  (pine  delle  quali  egli  è  da  ogni  parte_> 
ripieno, E  fé  ne  Ita  ficuro  rendendoli  formida- 
bile a  qualunque  toccar  Iovoleife- 

DIGE- 


Parte  Prima. 

G         E         S        T         I 


O 


16? 

N        E. 


DONNA  di  robufta  complefllone ,  ten- 
ga la  mano  dritta  fopra  vno  Struzzo,  fia 
incoronata  di  puleggio,&  porti  nella  mano  fi- 
niftra  vna  pianta  di  Condiillo  .  Senza  dubbio 
le  cornp!efTioni  robufte  fono  più  facili  a  dige- 
rircene ie  delicate, onde  lo  Struzzo  per  lama 
robustezza, &  caliditàdigerifce  anco  il  ferro  . 
II  paleggio  dice  Santo  lfidoro  che  da  gli  In- 
diani è  più  fumato  del  pepe  ,  attefo  cherifcaL 
da, purga, &  fa  digerire.  11  Ccndrilloè  vna_^ 
pianta  che  ha  il  flirto  minore  d'vn  piede,  &  le 
foglie  che  paiono  dentro  rofìgare  intorno  ,  & 
ha  la.  radice  limile  aJla  faiia,quefta  vale  alla_j 
digeftione, fecondo  riferifee  Plinio,per  autori- 
tà di  Doroteo  Poetanellib.xz.cap.il.  oue  di- 
ce Dorotheus  Jlomaco,&  concoclionibus  vtilé , 
carminiLusfuii pronttritiauit . 


H 


D  I  G   I   V  N  O'. 

VOMO  d;eta  confidente  ,  farà  palli. 
do,&  magro,Yeitùo  all'antica,  &  di  co- 


lor  bianco  ,  &  ad  armacollo  porterà  vn  panno 
di  color  verde,  Haurà  la  bocca  cinta  da  Vna-, 
binda,&  il  vifoxiuolto  al  Cielo. Terrà  il  brac 
ciò  deliro  fiefo,  &  la  palma  della  mano  aperti 
in  mezzo  della  quale  vi  fia  vn  pefee  detto  Ce 
falò  con  vn  motto  in  vna  cartella  con  belli/fil 
mi  gin  raccolta  che  dichi  PA  V  CO  .   V  E~ 
S  C  O  R  &  fotro  il  braccio  finiftro  vn  l'epre_>" 
con  gl'occhi  aperti,&  in  oltre  con  li  piedi  con 
culcherà  vn  Cocodrillo  che  cenghi  la  bocca-» 
apertali*. 

Si  dipinge  dell'età  fopradetta  pere/fere  el- 
la in  fomma  perfettione  per  digiunare,  &  per 
ciò  dicono  tutte  le  fomme,  cheligiouani  fino 
alli  n.anno,non  fono  tenuti  a  digiunare,  ef- 
fendochenon  foppoi tono  così  facilmente  il 
Digiuno  perche  eglino  hauendo  aliai  calore 
gh  viene  a  confumare  molto  alimento  come 
afferma  H1ppocratc1.Afor.afor.34. 
Qri  crefeunt  plurimum  h*bent  caltelo 
Innati  plurimo  igìtm  egent  alimento  , 
Allodi  corptii  corijumitHr , 

Etpct 


1 70        Della  nouifsi  ma  Iconologia 
D      i      g      i      v      n      o. 


Et  per  far  mentione  dell'età  limile,  habbia- 
mod'auuertire,  che  nonbafta'd'effer  vecchio 
per  non  digmnare,perciòche  effendo  di  buona 
cbìnpleflìone, conuiene  che  la  confcienza  ope- 
ri molto  in  lui,  acciò  non  calchi  nel  vino  del- 
la gola,come  ne  dimoftra  beniflìmo  il  Nauar- 
ra  nella  Tua  fomma_s. 

L'elTere  pallido, &  magro  ne  di  inoltrano  1'- 
operationi  ,  &  gl'affetti  propri]  del  Digiuno  , 
quali  fono  in  tutto  contrari j  alla  Crapula,&  al 
la  gcla,che  fanno  l'huomo  graffo, &  corpulcn 
te,onde  Galeno  defanitatetuendahb.ì.  cap.z. 
fbpra  di  ciò  così  dice_j> 

Inedia  durumficcurnquc  effecit  corpm  : 
Il  veftimcnto  all'antica  ne  dimoftra  che  il 
Digiuno  ;  èantichiffimo  perciòche  lino  nella 
legge  vecchia  lì  digiunaua  co  grandiflima  afti 
nenza,&  per  maggior  confideratione  il  Signor 
Dio  che  è  fomma  perfettione  Digiunò anch'- 
egli,come  chiaro  lì  legge  nelle  facre  Ietterei. 
«Si  rapprefenta  detto  veftimento  che  fiadi 


color  bianco  per  lignificare  che  il  Digiuno  per 
effere  in  fomma  perfettione  ,  conuiene  che  fia 
candido, &  puro,&  fenza  macchia  alcuna, per- 
ciòche non  folo  conuiene  aftenerli  da  cibi,  ma 
da  vitij  ancora  come  beniflìmo  ne  fa  fede  Gri- 
foft.fuper  Gen. i.hom. j 8. le iunittm eli abjlinen 
tia  a  cibis  ,  &  a.  vitij s  . 

Il  panno  che  porta  ad  arma  collo  di  color 
verde  lignifica  fperanza,la  quale  è  proprio  del 
Digiuno  di  fperare  ili  Dio  per  lafalute,Come 
canta  il  Regio  Profeta  nel  Salmo.  14;.  Nolite 
confiderei» principi  bm  ,  neq;  infilijs  hominum 
in  quibtti  non  ett  falus ,  &  ne  i  prouerbij  z8. 
Qui  sperat  in  domino  Jaluabitur.  la  benda  che 
gli  vela  la  bocca,  dimoftra  chi  digiuna,  ouero 
fa  qualche  altra  opera  buona,  cóuiene  di  tace- 
re conforme  all'Euangelio  che  per  bocca  del- 
la verità  non  può  mentre  che  dice  Cum  ieiu- 
nns  noli  tuba  cernere^. 

Tiene  il  capo  alto,  &  rimira  il  Cielo  per  li- 
gnificare gl'effetti ,  &  l'operationi  del  Digiu- 

no, 


Parte  Prima.». 


171 


no,  il  quale  fa  che  le  potentie  dell'anima  non 
fieno  orfufcate  dali'eflalfationi,  &  fumi  de  ci- 
bi,ma  che  s'inalzano  cou  purità  de  (piriti  alla 
contemplatone  della  grandezza  dell'eterno 
Dio,&  a  quello  propoli to  S.Agoftino  ne  fermo 
ni  del  Digiuno  Ieiuniumpurgat  mentem,[uble- 
uat  fenfuiriycarnem  fpiritui  fubijcit,corfacit  con 
tritun>,&  humiltatu?n  ,  concupifcentiancbulA 
difyerdit  Jtbidinum  ardores  extinguit.  Caftita- 
tis  vero  lumen  afcehdit . 

Il  pefce  Cefalo  che  tiene  nella  delira  mano 
nella  guifa  ch'habbiamo  detto,  narra  Pierio 
Valenanolib.trentjiìmo,eflere  il  Geroglifico, 
del  Digiuno  perenni-  detto  pefce  di  tal  natu- 
ra ,  eflendo  che  piùlfì  nutrifcedel  Tuo  hurnore 
che  d'altro  cibo, che  ciò  dichiarali  mottoche 
dice  PAVCA  VEÌCOR. 

Tiene  lotto  il  bratcio  finiftro  il  lepre  perciò 
che  i  Sacerdoti  dell'Egitto  lìgnificauano  per 
quello  animale  la  vigilanza ,  elfendo  che  egli 

DI       I         G         N 


tiene  gl'occhi  aperti  mentre  che  dorme,&  per 
ciò  intendeuano  la  vigilanza  di  vno  che  mo- 
ftrando  di  dormire  non  refta  però  di  vedere^ 
con  gl'occhi  deliamente  quello  che  fa  meftie 
io  per  benefitio  fuo  ,  lì  che  eflendo  l'interne  o- 
perationi  del  Digiuno  per  fua  natura  vigilan- 
te refta  con  l'intelletto  purificato  alla  contem- 
platione  delle  cofe  diurne ,  che  quello  è  il  fuo 
fine_j. 

Perdichiaratione  del  Coccdrillo  che  tiene 
fottoaLIi  piedi  ne  ferùiremo  dell'aiuto  rità  d'- 
Oro Appolline  la  quale  è  clje  volendo  gl'Egi- 
tij  lignificare  vn  huomo  che  fempre  mangi  &r 
che  lia  intento  con  ogni  cura  alla  Crapula ,  &z 
alla  Gola,  dipingeuano  vnCocodrilloconla 
bocca  aperta,  onde  eflendo  il  Digiuno  in  tutto 
contrario, &  nemico  alla  Crapula, &  alia  Gola 
con  l'operationi  dell'attinenza  fua  conculca-* 
quello  pcflimo,&  federato  vitio . 


I 


A\ 


D 


O  NN  A  ben'ornata  ,  ma  c'habbia  vn     fallò  lìa  ornato  di  molti  fregi  doro,  e  di  gem- 
grandiflìoio  faflo  fopra  lefpalle  ,ilqual     me:ftiacon  lacefta,e  kfpalle  alquanto  curua 

te  . 


i  ji>        Della  nouiTsima  Iconologia 


te  .  Dal  che  fi  comprende  chiaro,queIIe  che_> 
molto  più  chiaro  vede  chi  lo  proua,che  gl'ho- 
nonnon  fono  altro  che  peli,  e  carichi,  e  però 
fi  prende  molte  volte  quella  parola  carichi  in 


lingua  noflra  in  cambio  d'honori,&  è  felice^ 
li  fenza  guaftarfi  la  fchie . 


D 


:hes^ 
na,  &  fracaflarfi  l'orTa—». 


o 


GIOVANETTO  di  età  di  fedeci  annidi 
vago,&  bclliilì ino  afpetto,allegro,&  ri- 
dente ,  Saia  velli  to  di  habito  di  color  verde_j> 
con  adornamento  di  vari)  colori, &  in  capo  ha 
nera  vna  ghirlanda  di  iole,  &  altri  fiori  odori- 
feri, &  al  collo  vna  Collana  d'oro,  8c  per  pen- 
dente vna  lingua  humana  . 

Terrà  con  la  finiftta  mano  vna  lira  appog- 
giata al  fianco  lìniftro)3t  la  delira  alzata  con 
ilplctro,  &  haiurà  vna  ipada cinta  al  fianco, 
Da  la  parte  delira  vi  farà  vn  libro  intitolato 
Arifiottlis.de  vn  libro  di  Mufica  aperto, &  dal 
l'altra  parte  doi  colombe  ftando  con  l'ale  al- 
quanto aperte,in  atto  di  baciarli . 

Diletto  fecondo  Jan  Tomaio  1;  1.  queft.9. 
art.i.è  vna  quiete  conofeiuta  di  cole  còuenien 


ti  alla  naturx-«r. 

Et  fecondo  Platone  nel  libro  de  Republica 
fiue  de  lullo  è  di  tre  ferie, dillinguendo  il  det- 
to Filofofo  l'anima  noilra  in  tre  parte  cioè  111 
tre  potenze  Ratiocinatrice,Irafcibile,  &  Con- 
cupifcibile  ,  alle  quali  corrifpondono  tre  nor- 
me di  viucre,  filolofica,  Ambitiofa,  &  Auara 
del  denaro,  (bruendo  il  denaro  per  cauarii  poi 
tintele  voglie,  la  prima  fiellercita  congiudi- 
tio,efpcrientia,  prudenza,  ragione  ,  &  verità, 
La  feconda  con  lapotentia  ,  vittoria  ,  &  glo- 
ria} La  terza  qual  anco  chiama  ConcupiieiLi- 
le  con  1  cinque  l'entimemi  del  Corpo,  Quindi 
nafee  che  Xenofonte  nel  primo  libro  defacìis, 
&d:ciis  Socratii  infegnando  la  ftiada  del  Di- 
letto ,  &  del  piacere  mette  per  mezo  li  cinque 

fenti- 


Parte PrinujI.  : 


71 


fcmimenti-,  còme  prr  quelli  fi  habbriio  ciuci  li 
gufti  poflìbili  dicendo , 

,t  trimum  nanq;  cor.fiderabis  ,quem  Ubi  gru- 
3,  tum  ctbum,auttotunt  inuenim tqui  due  vtfn, 
„  aut  odor*  tu, aut  ta&u  voluptubfum  percipiat, 
„  quibwq;  cupiditatibusvfus,  quam  maxime^ 
)y  delettatione  afftèlut  fueris  ,  quoq\  paEló  moU 
„  lijfitne  dortntas,&  abf\\laboribus  omnia  itta 

&:  Ciceróne  lib.4  queft.Tufcul. 
T>ele&*Uo  efl  voluptas  fuauit.ttis  auditus, 
Vel  aliorum  fenfuum  ammum  deltnrens  . 
Mi  per  efplicare  la  figura  dico  che  d  rapprc- 
fentaGiouanetto  di  fedeci  anni  perche  in  que 
fio  numero  gli  Egiti  j  notaiianoil  piacere, &  il 
Diletto  come  teftifica  Pierio  Valer  parlando 
de  nume  i- 

Giouanetto  fi  fa  per  efiere  i  giouani  più  de- 
diti à  piaceri,  &:  a  i  diletti  onde  Horacio  nella 
Poet.  fopra  di  ciò  così  dice-. 

,x  Al  Giouanetto  alqualan/or  vnpelo 
ty   No»  feona  le  m  afe  elle  y  a  te*1  a.  e  dato 
,,    Vtuer  fer,z.a  cufiode  ,  &  fciolto  in  tutto 
„,    Dal  precetor  ;  ch'ei gode  loauercattalli 
ti   E  zirfene  cacciando  e  flurin vili*  ,  -  i:. 

„   Que/ì'e  qual  cera  afeguitir  il  zitto 
,,   Aipro  a  chi  lo  riprende,  tardo  a  quello 
,,  Ch'vtile  apporta }&  pretto  a  quel  che  nuoce  , 
,,    trod-go  del  dar.ar  ,  fuperbo  ,  &  pieno 
j,   Sempre  di  voglie,  duro,  &ott:nato 
y,   A  fguir  ciò  che  li  di  letta  ,  epiact_>t 
- 

Si  dipinge  di  vago,&  di  belli/fimo  afpetro  ef- 
fe iti  che  1  Greci  chiamano  il  Diletto  terpfis, 
che  lignifica  vnafcieltadi  guiti,eilendo  il  Di- 
letto vna  cofabelliflìmajUiauiiTìmaj&da  tutti 
defiderata,Come  perii  contrario  il  dolore  cofa 
mo!enifnma,brutt;iuma,  &  da  tutti  odiata^. 
Ilvefìimento  di  color  verde  oltreché  con- 
uiene  alla  gionentù  per  la  fperanza  che  fi  ha 
di  eflà,  lignifica  anco  la  viuacitài&  fermezza 
del  Diletto  fempre  verde  ne  fiioiappetiu>ondc 
il  Petrarca_?. 

Per  far  femore  mai  Ter  di  i  miei  defiri  , 
Oltre  che  il  verde  fignifica  la  Pnmauer  a_^> 
fimbolo  della  Giouenru,  per  e  fi  e  re  ancora  Li  à 
d.ttaftagione  molto  più  atta  a  diuerfidilecti  , 
k  piaceri  . 

Vltimamente  il  color  verde  fignifica  il  fen- 
timentodel  vedere  efièrdo  che  non  fia  cofa__j 
pivi  grata, &  diletteuole  alla  viltà  di  quefto.co- 
lore  ,  nonefiendo  cofa  più  gioconda  dei  ver- 
di^ fioriti  prati,dcgli  arbori  coperti  di  fron- 


da i  rufcelli,Sc  fonti  ornati  di  tcntre  herb; 
te,che  di  viuacità  di  colori  non  cedono  a  Sme 
raldi,Però  rende l'Aprile,& il  Maggio  molto 
più  lieti, &  diletteuoli  de  gli  altri  mefi  per  la 
vaghezza  del  verde  nelle  Campagne ,  qual 
muoue  con  fua  giocondità,fino  gl'augelletti  a 
cantare  più  foauemente,che  in  altra  ftagione, 
&  per  tutte  quelle  ragioni  i  colori  fi  mettono 
per  il  fentimento  del  vedere  eflendo  il  fuo  oo-. 
getto  adequato  ;  L'aria  il  mezo  Se  il  fenfono 
l'humor  Criuallino  che  ita  rinchiufo  con  1'- 
humor  acqueo  dentro  la  tunica  detta  vuea,  ho 
detto  che  l'aria,  cil  m ezo  del  vilò,  perche  fe- 
condo il  Filofofo  . 
Senftbile  pofitum  fupra  fenforittm  nonfacitfen- 
(ationem  , 
Ma  ci  Ci  ricerca  quello  mezo  che  l'aria  fe_* 
bene  puoi  elfere  anco  l'acqua,  o  altro  corpo 
Diafanojcome  benillìmo  fanno  tutti  i  Filofofì 
onde  Aleifandro  Afrodifeo  tra  li  altri  dice  nel 
Comento  5. de  Animai. 

V ifio ficco  quo dfenforium  color et  excipit&> 
fé  [e  coleribusfimile  pràbtt,  volendo  direche_j> 
riceuelefpetie  de  colon  moltiplicate  per  l'a- 
ria che  è  tra  il  fenfibile,&  il  lènlòno  • 

Il  fenfo  del  vifo  è  tra  tutti  il  più  nobile ,<  & 
pregiato,  &  pei  q ueito  la  natura  ha  fatti  li  oc- 
chi ìnluoco  eminente  cioè  in  caponella  parte 
anteriore  verfo  laqualel'huomo  fi  moire-, h&  li 
ha  muniti  per  lor  ficurezza  di  palpebre, Ciglia 
olii  attorno,&  pelle  che  H  circonda  ,  L'occhio 
è  comporto  di  tre  humori  Cnirallino  vitreo.fc 
aqueo,  òtiero  albugineo,  di  quatro  tunich?_j'- 
La  prima  efienoreJ&  fi  chiama  adnata,  ouero 
connmtiua,  La  feconda  Cornea,  La  terza_» 
vuea,perche-èfimilead'vngrano  di  vua,La_j 
quarta  Aracnoide  ouero  reticulare,la  qual?_> 
immediatamente  contiene  li  tre  humori,  Ma 
più  oltre  la  fagace  Natura  acciò  l'occhio  po- 
tei! e  vedere  ogni  cofa  ,  '&  muouerfi  per  tutti  i 
verfi  acciò  filile  fatto  ad'ogni  vifionesli  ha  for 
mato  fiata  mufculi,  cioè  fette  initiumemi  per 
vari;  motti,  li  primi  quatro  mouonoin  su  ia 
giù,alla  parte  del  nafo,&:  verfo  l'orecchia,doi 
altri  obliquamente  verfo  le  palpebre,  &vno  li 
dà  il  motto  circulare,  come  dice  il  Veilalio, 
il  Vall'eo,  &  prima  di  tutti  Galeno  lib  10.^0 
vfii  partmm  humanorun:  cap.8  Quelli  mufculi 
hàno  cucci  il  proprio  nome  dal  fuoeffetto  qual 
p£r  breuità  rralafcio,  Il  knfo  del  odorato  per 
lo  quale  fi  prende  grandilfimo  Diletto  lo  rap. 
prefentiamo  con  la  ghirlandadi  rofe  ,  &  altri 
fiori  odoriferi ,  eflendo  che  la  rofa  tra  gi'altri 
fieri  è  di  luauifiimo  odore  qual  penetrando 

perle 


1 74        Della  notiifsima  Iconologia 


pjyr  le  narici  per  meeo  delark  per  dui  cana- 
letti per  tal  effetto  dalla  Natura  prodotti  arri- 
ua  alla  parte  anteriore  del  ceruello  ,  &  così  fi 
fa  Podorato,come  dice  Lodonico  Vafieo  nella 
terza  tauola  delia  Tua  Anotomia  ,  &  Galeno 
lib.S.devfupart. 

Porta  aj  collo  la  Collana  d'oro  per  lignifi- 
care ilDikrto  grandìflìroo  che  porge  .quello 
metallo  il  quale  è  defiderato  da  tutti, &  come» 
dice  il  Poeta  Aurifacra  fames,zttzt\io  che  è  il 
più  nobile  de  tutti  gli  altrì,onde  li  Antichi  nel 
li  loro  facrifitij  foleuano  donare  le  corna  alle 
vittime  penfando  di  fare  cofa  grata  alli  loro 
falli  Dei  come  dice  Plinio  lib.  3  3  .cap. 3 .  eilendo 
il  detto  metallo  naturalmente  chiaro,  lucen- 
te, virtuofo,  &  confortati uo,di  maniera  che  li 
Jifici  lo  dóno  nelle  infermità  del  cuore,&  alli 
moribondi  per  vigorare  la  virtù  vitale  per  vii 
fbpranoaiuto,oltreche  egli  rapprefenta  il  So- 
le Luce  nobiliffima  fapendofi  che  non  è  cofa 
alcuna  al  mondo  più  grata,  vaga  ,  &  dilette- 
«ole  della  luce,Però  dice  la  Sacra  Scrittura—» 
che  Phuomo  guitto,  e  Santo  iaràaflbmigliato 
a  l'oro,Si  alla  luce,oltra  tutte  quelle  preroga.- 
tiue  ne  adduce  anco  altre  Plinio  nel  loco  cita- 
te, &fonno  che  l'oro  non  fi  confuma  al  fuoco 
come  li  altri  metal  li, anzi  quanto  più  èdalfno 
co  circondato  più  fi  arfina,&  quello  e  la  proua 
della  bontà  del  oro,  che  in  mezo  al  fuoco  fia 
d'vn  iftefiò  colore  del  fuoco,&  perciò  la  Scrit- 
tura in  pedona  dei  Giufti,&  Martiri  di  Crin- 
ito dice  Ignenos  examinafli  ficut  examinatur 
argentum,<&  aurum,  Vn'altracaufa  del  prez- 
zo di  quello  metallo  è  che  non  lì  logra  così 
facilmente  come  li  altri  metalli,&  che  fi  ften- 
de,  &  fi  diuide  quali  in  infinito  non  perdendo 
mai  il  fuo  valore, Hora  fé  Poro  è  in  tanto  pre- 
gio appo  i  mortali  non  faràmerauigliafe_j 
con  quello  habbiamoirapprefentato  il  Diletto 
dtlli  auari ,  oltre  che  le  richezze  feruono  per 
piocacciarfi  quanto  fi  può  defiderare  per  tut- 
te le  {oiKdc  i  Diletti  ,  Onde  Platone  nel  loco 
citato  de  Republica  parlando  della  terza  fpc- 
tie  del  Diletto  dice_>, 

Terttam  vero  prvpter  varietatemvno  non  po- 
tuirnta  proprio  tpfim  vocabulo  nominar e,/ed  ex 
eoquod  in/e  continet  maximum  vehementijft- 
mumq^  con  cupi  (ubile  appellauimut,  propter  ve- 
hemtntiam  earum  cupiditatumque  ad  ctbum 
potumq-y  &>  venerea  rapiu?it,&  ad  ea,qu&  */?*_» 
JequuntHtiNec  non  auarum  cognommauimus  , 
quoniam pecunqs  maxime  hutufmodi  res  explen 
tur  .  Atq,finotum  hoc  petuniarum  ,  &  lucri 
tupidum  nominemm  rette  admedutr-  appella. 


tfìmutyaefivolHfiratem  sffe&umq;  lucri  dixtrU 
mus  t£fj. 

La  lingua  che  è  per  pendente  a  detta  colla- 
na dinota  il  gufto ,  il  quale  hanno  tutti  li  ani- 
mali,la  lingua  dell'huomo  fé  bene  è  vnita^, 
&  connexayèperò  gexninata,&  doppia,come_» 
tutti  li aitri'inftromenti  dei  fenfi  come  dico 
Galeno  nel  lib.  t.dtv/upartium-,6c  ha  tre  forte 
de  mufculi ,  de  quali  alcuni  s'alzano  verfo  il 
palato,altri  l'abbaflTaiio,&  altri  la  giriuoltano 
verfo  ambii  lati.  Ha  anco  due  forti  de  nerui, 
vno  che  vien  dalla  fettima  coniugatioiie  del 
Ceruello,  &  dà  il  motto  volontario  alli  detti 
mufculi, L'altra  dalla  terza  coniugatione  qua 
li  fi  difpergon©  per  la  prima  tunica  della  lin» 
gua  per  diftmguere  i  iapori  che  le  fi  ofFei  ifcor 
no ,  &  quelli  nerui  fono  il  fenforio  del  guiìo  > 
de  qualiancora  nefbnofpariì  per  il  palato*  Il 
mezo  poi  che  è  neceflàrio  in  tutti  i  fenfi  è  la,-/» 
propria  carne  della  lingua,&  per  tal  effetto  P* 
ha  prodottala  natura  cosi  fpongofa,&  la/fa—» 
acciò  poteflein  fé  riceuere  tutti  li  fapori,i  qua 
li  fi  producono  nelle  cofe  come/libili  dalle  prj 
me.&  feconde  quali  tà, chetili  elle  firitrotiano, 
il  che  come  fi  facci  per  eflere  dichiarato  da.^? 
Platone  nel  Timeo  ,  tralafcio,  badami  hauer 
accennato  che  il  gufto  fi  fa  nella  lingua  con 
quei  neruetti  che  riabbiamo  detto,il  che  voJen 
doanco  Lattantio  fìrmiano fenile .  Namq^od 
adfapores  attinti  capiendos  fallitur  quis  quis 
hunefenfum palato  tnejfe arbitratur ,  lingua  e/I 
tnim,  quafapores  fenttuntur,  nec  tatnen  tottc>t 
nampartes  eius,  quafunt  ab  vtroq-y  later*.  teni- 
rìoresfaporesfubtiltjfimusfenfibuitrahunt. 
La  Lira  èfimbolodcl  vdito.efsédoche  la  Lira 
ha  due  buchi  arcati  che  lignificano  l'orecchia, 
&  l'vdire,  perciòche  fi  come  nella  Lira  tocche 
quelle  corde,&  quelli  nerui  l'aria  vicina  com- 
molla rifponde  a  quei  dui  buchi, &  ripercotcn 
do  nel  concauo  di  eflàdouc  e  ancorinchiufe^» 
l'aria, manda  fuora  il  fuono,  così  la  voce  mo- 
uendo l'aria  fuor  delle  noftre  orecchie  (  non 
effondo  altro  la  voce,o  fuono  che  vna  percolfa 
d'aria  fecondo  Arift.  )  lafpinge  ne  i  forami  di 
quelle,la  quale  accollata  ad'vna  certa  pelleci- 
na  Uefa  come  vn  tamburo  doue  fono  di  confen 
fo  di  rutti  li  Anatomici  due  oifetti  de  quali  raf- 
fembra  vn  ancudine,&  l'altro  vn  martello,di- 
battendofi  per  la  forza  dell'aria  efteriore  mt  z- 
zana  del  vdito  percote,&  ribombain  vna  cer- 
ta aria  naturale,  che  Ha  di  dentro  rinchnift_j 
fin  dal  pnncipiodel  noftro nafcere,&  per  me- 
zo di  vn  neruetto  della  terza  coniugatione  che 
va  al  ceruclJo.douc  ftanno  tutte  le  facultà  ani. 

mali, 


Parte  Prima? 


7S 


mali.fi  fai' vdito.com  e  terrifica  Galeno  lib.i. 
&  l6.de  vfupartium  humanorum.Vy  dito  è  vn 
fcifo  nobiliifimo  &  concorre  con  il  vedere,en- 
trado  per  gl'occhi  nel  animo  le  imagini  delle 
cofe-,  Se  per  li  orecchi  i  concetti  altrui  infieme 
con  le  parole,de  quali  due  fenti  menti  tanto  più 
giouano  li  orecchi  quanto  per  e  Ili  parlano  le_> 
jentenze  dell' vno  all'animo  dell'altro,  &  oue 
le  cofe  che  fi  apprendono  per  li  occhi  fono  co- 
me voci  mute  ,  così  odono  le  orecchie  le  vo- 
ci viue  ,  &  però  diceua  Xerfc  che  l'animo  ha- 
bitaua  nelle  orecchie  perche  egli  delle  buo- 
ne parole  fi  rallegraua  ,  &  delle  cattiue  fi  do* 
leua-*». 

Et  confiderando  gli  Antichi  l'vtile  che  ap- , 
portauano  l'orecchie  al  faperecredeuano  che 
fallerò  confacrate  alla  Sapienza,&alla  Pruden 
za.  Laonde  qualunque  volta  veniuano  loro  in 
contro  i  figliuoli  lor  dauano  baci  nelle  orec- 
chie, come  voleilero  fommamente  accarezza. 
re  quella  parte  dalla  quale  fperauano  che  i  fi- 
gliuoli fu fièro  per  apprendere  il  fapere;onde_> 
noi  non  doueretfìmohauer  altro  gufto  che  in 
eflcrcitarfi  in  fentire  la  parola  di  Dio  obeden- 
do  a  San  Matcheoal  i.Beati  qui  audiunt  ver- 
bum  Dei  ,&  cuftodiunt  illudi  Et  San  Bernardo 
in  vna  certa  epiilola  dice .  Auris  bona,  efl,  qui 
Itbenter  audit  vttlia,  prudenter  difeernit  andi- 
ti*, obedtenter  operatur  intelleEtsu»* 

Hor  clfendo  l'orecchia  tanto  nobile  non  e 
mcrauiglia  che  gli  Antichi  la  figura  (l'ero  con 
la  lira  come  dice  Pierio  Valeriano  al  libro  60. 
de  i  Geroglifici ,  eflendo  anco  la  liraappreflb 
gli  Antichi  in  gran  venerationè*  onde  l'opra- 
uàno  a  cantar  dottilfime  Poeficfolo  alla  mente 
d'huomini  grandi .  Si  dipinge  la  mano  alta 
con  il  pletro  come  feetro  per  denotare  il  fenlb- 
del  tatto,perche  l'huomo  ha  il  dominio,&  fu- 
pcra  qual  fi  voglia  animale  di  efquifitezza  di 
quello  fenfò ,  eilendo  temperatillìmo  tra  tutti 
ghaltri,qnal  temperaméto  è  neceflario  nel  tat 
to,douendo  giudicare  tutte  le  qualità  tanto  pri 
me3quanto  feconde, Le  prime  fono  il  caldo, 
ilfreddo,rhumido,&  il  fecco,Etle  feconde.* 
fono  il  molle,duro,morbido,pungente,&  altri 
fimili . 

Et  però  dille  Cicerone  fecondo  de  Natura-» 
Deorumtaftus  toto  corport nquabiliter fufus  tft, 
vt  omnti  tftus  omnesq;  nimios ,  tyfrtgoris  >  &> 
calori s  appulfus  fentire pojfimus . 

Ma  fé  bene  e  difFuiò  per  tutto  il  corpo, non- 
dimeno Ila  principalmente  nelle  mani  elfcndo 
dette  mani  create  per  apprendere^  toccare  o, 
gru  cofanecceflariaall'attioni  hùmane  tempe 


ratillìme,&  in  particolare  il  dito  indice, &  pe- 
rò non  e  merauiglia  fé  per  ogni  minimo  eccef 
fo.di  dette  qualità  fi  genera  il  dolore»  Come_» 
per  il  contrario  toccando  cofe  grate  al  detto 
fenlo  proportionàte  fi  genera  guito»&  Diletto. 
Il  libro  intitolato  Ariflotehs.  lignifica  il  gu- 
fto>&:  il  Diletto  del  Filofbfare,  o  ratiocinarc_> 
ftado  fondato  fopra  l'imparare,  il  che  (i  eserci- 
ta fecondo  Platone  con  quei  cinque  mezzi  che 
ho  detto  di  iopra,cioè  GiuditicEfperienza-*»» 
Prudenza,  Ragione^  Verifà;  Et  perche  Arile, 
ha  nelle  fue  opere  di  ogni  cofa  appartenente 
alla  Filofofia trattato  ,  meritamente  le  fi  dai! 
detto  titolo,  onde  dille  il  Petrarca»*. 

Ch'altro  Diletto  ch'imparar  non  troup, 
Lafpada  cinta  al  fianco  lignifica  il  Diletto- 
degl'ambitiofi  ,0  irafcibili,  quali  hanno  per 
lorfcopo  la  Potentia>Gloria,&.  Vittoria,quali 
tutte  cole  fi  acquiftano  con  l'armi . 

IIlibrodiMufica  non  folo  denota  il  Canto 
per  il  fentimento  del  vdito,mà  il  gufto,  &  Di- 
letto grandiifimo,  che  rendclaMufica,  Onde 
Socrate  dimandando  all'Oracolo  di  Apolline, 
che  fare  eglìdoueua  per  eflèr  felice,  Gli  fu  ri- 
fpofto  che  egli  impararle  la  Mufica,laquale_> 
anco  Ariftotele  nella  Politica  la  pone  fra  le_» 
difcipline  IlIuftri,Et  Beroaldo  in  vna  fua  Ora 
tione  lodandola  dice  Mufica  adeo  deleclabilis 
tfi  »  vt  eius  dulcedtne  cunda  capiantur,  &  per 
maggior  confideratione  l'Elegante  Filoftrato 
narra  i  tegnenti  effetti  di  quella  marauighofi». 
Mufica  mtrentibùs  admtt'métrorenè,  htlareS 
effetit  bitarioret,amatorem  tialtdiorem,religio~ 
fum  ad  Deum  laudai  dump<tratioremyeademqi 
varijs  moribus  accomodata  animo:  auditorum 
quteunq-y  vultfenfim  tr abiti 

Et  finalmente  il  Regio  Profeta  dice.. 

Cantate  Domino  Canti cum  nouum.Sc  di  nuo 
uo»P fallite ^Domino  in  Cithara,<&voce '  tfalmt \ 
Le  Colombe  nella  guifa  (bpradetta  lignifi- 
cano il  Diletto  amorolb,  quale  è  il  maggiore 
tra  tutti  i  Diletti  antepofto  anco  da  Platone, & 
a  tutti  li  altri  guilinel  Hbradctta  Conutmunt 
fiue  de  Amate  dicendo  » 

Nulla  voluptatem  effe  amore potentiorem, &  è 
anco  dechiaratoda  vn'altra  bell'ingegno  in 
quelli  ferii  , 

Topati],  Oro,  Rubin,  Perle.e  Zafiri 

~Et  ciò  che  il  módoauaro  ha  in  maggior  pregio » 

Val  nulla  appo  il  The  foro  , 

Che  folo  in  terra,  ha  pregio  » 

Che  ben  che  io  tal  hor  miri 

Qualche  cofa  di  caro,  tante  foro 

Li  ricche'fje,  oue.  Amor  vuole.  cfcaSbìrì 

Cha 


1 7<£        Della  nouifsima  Iconologia 


Che  nuli*  altra  vagherà  il  cor  m 'ingombra 

Cb'ofcurmt  pare  e  viltj 

E  apena  hautr  di  pregio  vna  lieu' ombrai. 

DILIGENZA. 

DONNA  veftita  di  roflb,  che  nella  ma- 
no deftra  tenghi  vno  fperone,&  nell<i_^" 
finiftra  vn'horologio . 


Diligenza  è  vn  defìderio  efficace  di  far  qua! 
che  cola  per  vederne  il  fìne_>. 

L'horologio  ,  &  lo  fprone  moftrano  i  due_y 
effetti  della  Diligenza,  l'vn  de'quali  è  il  tem- 
po auanzato,ralrro  ciò rtimoIo,daJ  quale  veit 
gono  incitati  gl'altri  a  fare  il  medefìmo,&  per 
che  il  tempo  è  quello,  che  mifura  la  Diligen- 
za^ Io  fperone  quello  che  la  fa  nafcere,h  di- 
pinge detta  figura  con  quelle  due  cofe_>. 


I        LI        G        E        N 

Del  Sig.  Gio:  Zaiactino  Cartellini . 


A 


DONNA  di  viuace  afpetto,  tenga  nella 
mano  deftra  vn  ramo  di  Thimo,fopr.t_^ 
il  quale  voli  vn'ape,  nella  man  fi niftra  tega  vn 
tronco  di  Amandola  \yiito  con  vn  di  Moro  Cel 
fo,  aiti  piedi  ftia  vn  gallo  che  ruipi .  La  Di- 
ligenza è  detta  fecondo  alcuni, a  diligendo ,ehe 
fignifica  amare, perche  le  cofe,che  amiamo  ci 
fono  dilette,  che  però  poniamo  cgtn  Diligen- 
za in  confeguirle  ,  proportionata  etimologia  , 
ma  non  Germana,  poiché  la  Diligenza  è  deri- 


uatà  dalla  voce  If^,ouero  Delego  in  quel  fen- 
foche  lignifica  fccgliere.  Marco  Varronc  nel 
quinto  della  lingua  Latina  Ablegevdo  legio,& 
dtlige>:s,&  deltcìuslì  medefìmo  afferma  Mar 
co  Tullio  nel  fecondo  .  Denatura,  Dtorum  A 
dtlegendo  diligente*  perche  li  diligenti  fceglio 
no  per  loro  il  meglio,  sì  che  la  Diligenza  è  1- 
induftria,che  poniamo  in  eleggere,  e  fcieglie- 
re  quello  che  ci  è  più  efpediente  nelle  noltre_> 
attioni,la  quale  diligente  indufUia  leggefi  ap» 

pre/fo 


Parte  Prima-  177 


preflb  Stobeo  che  è  più  vtilc  che  vn  buono  in- 
vzgnO.Diligen  s  indù  fina  vt'lior  quzm  bonum 
ingenium  .  E  anco  più  commendabile, quello, 
che  fi  acquifta  con  induftria,  e  Diligenza, che 
per  fortuna,&  a  cafo,fenza  ftudio  induftria, & 
Diligenzà,laquale  vale  molto  in  ogni  cofa  ,  e 
nulla  ci  èche  per  lei  non  fi  confeguifca,attefo 
che  da  lei  fola  tutte  le  altre  virtù *ii  contengo- 
no ;  come  nel  fecondo  dell'Oratore  aflerifce__> 
Cicerone.   Diligentia  in  omnibus  rebus  flttri- 
mum  valet  ,  b&t  precipue  colenda  efi  nobrs  Ione 
femper  adhwenda  ,  h&c  nihil  efr,  quod  non  ajje~ 
quatur-.qw*  X>ntt  virtute  >eliquaomnes  z,irtutes 
continentur  .   La  diligente  induftria,  ouero  1* 
induftriofa  Diligenza, in  eìeggere,fcieg!iere  , 
e  cappare  il  migliore  vien  figurata  dall'Ape—» 
che  vola  (opra  il  Timo,  ilqnale  è  di  due  forte, 
fecondo  l'auttorità  di  Plinio,vno  che  nafee  ne 
i  colli  bianco  di  radice  legnofa, l'altro  è  poco 
più  negretto  di  fior  nero;  Plutarco  nel  trattato 
della  tranquillità  dell'animo  riferifee  che  è 
•herba  brufchiflìma,&  aridiliima,&  nondime- 
no da  quella  prendono  l'Api  ilmele,  l'applica 
egli  a  gli  huomini  generolì  di  cuore  che  dal- 
l'auuerfità  ne  cattano  vtile  .   Homines  cordati , 
ftcut  Aptbus  mei  pr&betthymus, acerrima, &  a- 
ridijftma  herb.*,ita  e  rebus  aduerfijfimis  fspe  nt* 
mero  cor.ueniens  aliquid  ,  &  commodutn  decer- 
turìt .  Ma  noi  l'applichiamo  a  gl'huomini  Di- 
ìigentijche  con  Diligenza,  Se  induftria  ne  i.lo- 
ronegotij  traggono  da  cofearide.e  difficulto- 
fe  quello  che  è  più  vtile,  &  meglio  per  loro  , 
come  l'ape  induftriofa, &  diligente,che  dal  Ti 
tno  bruì  co  ,  &  arido  raccoglie  dolce  honorem: 
del  Timo  alle  Apigrato  ,  veggaii  in  più  luo- 
ghi Plinio,e  Theofrafto.  La  diligenza  pigliali 
anco  per  l'aiiìduità,&  follecitumne  ;comc  bla 
.San  Tornalo  in  i.  z.  qneftione  54-  art.    I.  £/? 
autem  Diligenti*  idem  qued  foltcttudo,ideo  re- 
qmritur  tn  omni  virtute  ,  ftcut  etiam  folicitu. 
do  .  Et  perche  alcuni  per  voler  eflete  Diligen- 
ti,&  foiterfti;  fono  troppo  aflidui,&  frettololi 
vogliamo  auL.erare  che  la  Diligenza  fouer- 
chia  e  vuiofa, perche  a  gli  huomini  è  necefla- 
rioil  ripofo,&  la  relaliatione  d'animo, laqua- 
le  rinforza  le  forze, &  rinuoua  la  ftanca  memo 
da.    Ouidio  nella  quarta  Epiftola  . 
Hac  reparat  vtT<s  tfffaq;  i~umb-a  leuat 
Arcus^p.imut:  &t<bi  funt  imitando  Dian*, 
Si  nunquam  cejfts  tr.  dere,moìlis  ertt  • 
Ilqualripcfo  negli  ftudij ,  maflimamente  e 
necef1ario,poichela  franca  mente  non  può  di- 
fccrnere  il  meglio  per  eftere  confufa,e  pertur- 
bata. Protogene  Pittore  famcfo.di  Rodi,fc_> 


non  fu  fi  e  ftato  tanto  affrduo,&  troppo  diligen- 
te nello  ftudio  del  dipingere  ,  farebbe  ftato  iu 
ogni  parte  più  eccellente,  &  vgualead  Apel- 
le  ,  ilquale  riprendeua  detto  Protogene  che_r 
non  fapeua  leuar  la  mano  di  tauola  del  dipin- 
gere,onde  la  troppo  Diligenza  è  nociua,come 
dice  Plinio  lib.  5  j.cap, io- ragionando  d'Apel- 
Je  •  Dixit  er.im  omnia  ftbi  cum  ilio  paria,  effe  , 
aut  illimeliora,  fed  vno  fé  prestare  ,  quod  ma- 
num  illc  de  tabula,  nefciret  tollere, memorabili 
prs.cepts  ,  nocere  félpe  nimiam  diltgentium  .  Et 
però  non  fideneeifere  frettolofò  nelli  fuoi  ne- 
gotij  &  ftudij,ne  fi  deue  ninno  fallar  trafpor- 
tar  dal  defiderio  di  vedere  la  fine  della  inten- 
tione  fua,mà  deue  efl'ere  confiderato,cauto,  & 
follecitoinfìeme,  sì  chela  Diligenza  deue  effe 
re  con  maturità  mifta,e  pofta  tra  la  tardanza, 
&  la  preftezza,  dalle  quali  fi  forma  vna  loda- 
ta^ matura  Diligenza.  Ondebeniflìmo  dice 
Aulo  Gellio  lib.  io.  cap.  il.  Ad  rem  agendam 
fimul  adhibeatur,&>  indufiria  eeleritas,  &  Di- 
ligenti* tarditas .  Quefta  sì  fatta  Diligenza-,» 
la  figurò  Auguftocol  granchio,&  la  farfalla, 
hauendo  fempre  in  bocca  quel  detto  vulgato  . 
Tcfttnm  lète.Tito  Vefpafiano  la  figurò  col  Del 
fino  auuolto  intorno  all'anchora  ,  Paolo  Ter- 
zo,con  vn  tardo  Camaleonte annefTo  col  velo- 
ce Delfino.  Il  Gran  Duca  Colmo  con  vnaTc- 
ftudine,ò  Tartaruca  che  dir  vogliamo, con  v- 
na  vela  fopra;&  noi  col  tronco  d'Amandoli-^» 
vnito  con  vno  di  Moro  Celfo:  perche  l'Aman- 
dolo è  il  primo  a  fiorire  .  Plinio  Floret  prima, 
omnium  Amigdala  menfe  lanuario ,  Si  che  è 
più  follecitodeglialtri,&  come  frettolofò,  & 
ftolto  manda  fuorai  fiori  nell'inuerno,onde_^» 
torto  priuo  ne  rimane  dall'afperità  del  tempo, 
&  peròbifogna  vuire  la  follecita  diligenza^ 
con  la  tardanza, della  quale  n'è  fimbolo  il  Mo 
ro  ,  perche  più  tardi  de  gl'altri  fio rifee  ,eper 
quello  è  riputato  il  Moro  più  fau io  de  gl'altri 
arbori .  Plinio  lib- 1  é.cap.iy.  Morus  nouijftme 
vrbanorum  germinai, pec  nifi  cxaclof rigore,  ok 
ià  di  Ha  faoientijfima  arborum:Così  fapientiflì- 
mo  farà  riputato  colui  che  vnirà  la  preftezza 
con  la  tai  danza  tra  le  quali  conlìftc  laDiligen 
za  •  Il  gallo  è  animale  follecito>&  diligente, 
per  fé  ftelfo,  in  atto  poi  di  rufpare  dimoftra  1'- 
attione  della  Diligenza,perche  il  Gallo  tanto 
rufpa  per  terra,  fin  che  troua  quel  che  defide- 
ra,  &:difceme  da  gl'inutili  grani  della  polue- 
re  gli  vtili  grani  del  f»o  cibo  .  Aufonio  Poe- 
ta ìcriuendoa  Simmaco  fopra  il  ternario  nu- 
merojdìflecome  per  Prouerbio  il  Gallo  d'Eu- 
clione  ,  volendo  lignificare  vn'efatta  Diligerv- 
M  z*>  ' 


178         Della  nouifsima  Iconologia 


« ,  ilqual  Prouerbio  legge/!  ne  gli  Adagi  j  . 
Qallinaceum  Euclionis  l'rouerbio  dixit,(jui  fo- 
Ut  omnia,  diligenti  fpmeperquirere,&  inueRiga 
re,ne  puluifculo  auidem  relit~lo,donec  id  inuene 
r,t,  ^uodex^utfita  cura  conqutfierat  • 

DISCORDIA. 

DONNA  in  forma  di  furia  infernale-», 
veftita  di  vari  j  colori,  farà  fcapigliata  , 
li  capcllifarar.no  di  più  colori  ,  &  vi  faranno 
mefcolatidi  molti  ferpi,hauerà  cinta  la  fonte 
d'alcune  bende  i nfanguinate, nella  delira  ma- 
no terrà  vn  fucile  d'accendere  il  fuoco,  &  vna 
pietra  focaia,  &  nella  fi  ni  ftra  vn  fafeiodiferit 
tu^cfopra  le  quali  vi  fianofcrictecitationi,ela 
ni i  ni iprocu  re ?8c  cofe  tali . 

Difcordia  è  vn  moto  alteratiuo  dell'animo, 
&  de'  fenfijche  nafee  dalle  varie  operationi  de 
gl'huominij&gl'inducea  nimicitia:le  caufc_* 
fono  ambitione, lète  d'hauere,  di/fimilitudine 
di  natine, ftati>profellioni,compleu,ìoni,&  na- 
tioni.  Ivarij  colori  della  vefte  fono  i  varij 
pareri  deglihuomini ,  da'  quali  nafee  la  Di- 
fcordia ,  come  non  fi  trouano  due  perfone  del 
medefìmo  parerein  tutte  le  cofe,  così  neanche 
e  luogo  tanto  folitario,  ancorché  da  pochiflì- 
sna  gente  habitato,che  in  eflbnon  filafei  vede 
re  la  Difcordia  ,  però  differo  alcuni  Filofoh"  , 
ch'ella  era  vn  principio  di  tutte  le  cofe  natura- 
Ii,chiara  cofa  fi,  che  fé  fra  glhuomini  fofle_> 
vn'intiera  concordia,  che  gl'elementi  feguifi 
fero  il  medefimo  tcnore,che  faremmo  priui  di 
quanto  ha  di  buono, e  di  bello  il  mondo.e  la_^» 
natura.  Ma  quella  Difcordia,che  tende  alla__s 
<liftruttione,  e  non  alla  conferuatione  del  ben 
publico ,  fi  deue  riputar  cofa  molto  abomine- 
vole .  Però  fi  dipingono  le  ferpi  a  quella  figu- 
ra,perciòche  fon  i  cattiui  penfieri,i  quali  par- 
toriti dalla  Difcordia,  fon  fempre  cinti ,  e  cir- 
condati dalla  mortedegIihuomini,edalla_s 
diftruttione  delle  famiglie,per  via  di  fangue, 
e  di  ferite,  &  per  quella  medefima  ragione  gli 
iì benda  la  fronte,però  Virgilio  dirfe__>. 

Annoda,  efiringe  alla  Difcordia  pazza 

Il  crin  vipereo  fanguinofa  benda . 
Et  l'Ariofto  del  fucile  ,  parlando  della  Di- 
|cordia_». 

Dilli  che  Cefca  ,  e'I  fucil  /eco  prenda  , 

JE  nel  campo  de'  Mori  il  fuoco  accenda  , 
E  quel  che  fegue  .  Dicefi  anco,che  la  Di- 
scordia è  vn  fuoco,che  arde  ogni  buon  vfò,per 
<he  come  fregandoli  infieme  il  fucile,&  la  pie 
tra  ,  fanno  fuoco,  così  contrariando  gl'animi 
fettina ci,accendono  l'irai». 


Le  fcritture  nel  modo,che  dicemm»,figtii- 
fìcano  gli  animi  difeordi  di  coloro,  che  litiga- 
no,che  bene  fpeflb  per  tale  effetto  coufuman» 
la  robba,&  la  vit.i_5, 

Difcordia  . 

DOnna  veftita,  come  di  fopra ,  con  capelli 
divari]  colori,  con  la  mano  delira  ten- 
ga vn  mantice  ,  &  con  la  finiilra  vn  vafo  di 
fuoco  . 

La  varietà  de'  colori  lignifica  la  diuerfità 
de  gl'animi,  come  s'è  detto  ,  però  l'Anofta 
fcrilfcj'. 

L*  conobbe  al  veflir  di  color  cento 
V Atto  a  li/le  ineguali y  &  infinite^, 
C'hor  la  coprono,  hor  no,  ch'i  pafft,  e'I  vento, 
Le  giano  aprendo  ,  ch'erano  fdru fritta, 
li  crin  hauea  qual  d'oro,  e  cjual  d 'argento  , 
.  E  neri ,  e  bigi  hamr  par  e  ano  lite-> 
Altri  in  treccia,  altri  innafìro,eran  raccolti 
Molti  alle  ijballe,  alcuni  al  petto  fciolti  . 
Il  mantice, che  tiene,  con  il  vafo  di  fuoco  , 
moftrano, ch'ella  deriua  dal  forno  delle  mali_> 
lingue,&  dall'ira  fomentata  ne' petti  humani. 
Difcordia  . 

DOnna  con  il  capo  alto,le  labbra  liuide_-> 
fmorte,gli  occhi  biechi,guafti,  &  pieni 
di  lagrime,le  mani  in  atto  di  muouerle  di  con 
tinuo  con  vn  coltello  cacciato  nel  petto,con  le 
gambe, e  piedi  fottili,&inuoltain  folti flima_^ 
nebbia,cheaguifadiretelacircondi,&  così  là 
dipinfe  Ariftide_j. 

Difcordia . 

Come  e  deferitta  da  Petronio  Arbitro  Satirico 

con  li  feguenti  verfi- 

IUtretnuere  tubi,  ac  fcijjo  difcordia  crine 
Extulit  adfuperos  Stygium  caput,  huius  in 
ort_j 
Concretus  fanguit ,  contufaq]  lumina  flebant- 
Stabant  irati  [cabra  rubigine  dentes 
Tabo  lingua  fluens,obfjej]a  draconibutor* 
Atque  inter  torto  laceratam  peéiore  veflem  , 
Sanguineam  tremula  quatiebat    lampada^ 
dextra . 


DI.SCRETIONE. 

DONNA  d'età  ,  &  d'afpetto  matronale 
hauerà  la  verte  d'oro,  &  il  manto  di  co- 
lore pauonazzo,  terrà  il  capo  alquanto  chino 
dalla  banda  finiftra,  &  il  braccio  finiftro  rac- 
colto in  alto,&  la  mano  aperta  in  atto  d'haue. 
re  compaflione  altrui.terrà  conia  mano  delira 
r  il  re- 


Parte  Prima'  \jp 

DISCRETIONE. 


il  regolo  lesbio  di  piombo,&  appreflb  vi  farà 
•m  Camello  a  già  cere  fu  le  ginocchia^. 

Si  rapprefenta  d'età  ,  &  di  ai]:  etto  matrona- 
le perciòche  nt  U'età  perfetta  è  il  giuditio ,  & 
Ja  Difcreticne  ,  &  però  San  Bernardo  parlan- 
do della  Difoetione  ,  così  dice  Mater  virtù- 
tum  . 

L'habito  d'oro,  &  il  manto  pauonazzo  non 
folo  ne  lignifica  la  prudenza, &  la  granita  ma 
la  retta  ragione  circa  la  verità  delle  cofegiu- 
fte  che  fit'Oi  anoncll'huomobuono,&  discre- 
to onde  S.Tl.cm-J.fint.diit.j  j.  q.  i.art.j.D*- 
fcretiope.ti/.et  ad  prudenti am,  &  tfl  gemtrix  , 
guftos,  moderatrixcfue  virtutum . 

Tiene  il  capo  alquanto  chino  dalla  parte  fi- 
niftra:&  il  braccio  finiftro  raccolto  in  alto  ,  & 
la  mano  aperta  in  atto  di  hauer  compaffione  al 
trui  perciòche  AriHotele  nel  6.  dell'Etica  di- 
ce,che  il  difereto  facilmente  s'accomoda  in  ha 
tiercompa filone  a  chi  erra,  &  condona  giudi- 
ttofamence  ceree  imperfettioni  humane  a  co- 


loro  ne  quali  lì  trouano;  Tiene  con  la  dcfrra_» 
mano  il  regolo  lisbio  di  piombose  idi  inoltra- 
re che  l'hucmo  difereto  oiTerua  con  ogni  Dili- 
genza l'equità  non  altrimentediqueìIoche_> 
morirà  l'opera  di  detto  ftromento,  il  quale  Co- 
levano adoperare  i  Lesbij  a  mifurarele  fabri- 
che  loro  fatte  a  pietre  attigue  le  quali  fpiana- 
uanofolo  difopra,&  di  forto,&:per  efler  detto 
regolo  di  piombo  fi  piega  fecondo  l'altezza  , 
&  balfezza  delle  pietre, m a  oerò  nonefeemai 
dal  dritto.  Così  la  retta  Difcretione  fi  pieg.u^ 
all'imperfetticne  humana.mà  però  non  efcc_> 
mai  dal  dritto  della  Giufitia,  eflèndo  ella  fon 
data  con  giuditio,&  accompagnata  cerne  hab- 
biame  detto  dall'Equità  di  cui  quato  più  può 
è  vera  eflecutrice  Arili  nel  5. dell'Eric:^-. 

Glifi  dipinge  a  canto  il  Camello  nella gui- 
fachehabbiamo  dc*co per  dimcfhare  la  Difere 
ta  natura  di  detto  a, limale, eflèndo  che  non  por 
ta  maggior  pefo  di  quello  che  le  fue  forzs_> 
comportano  &  perciò  a  immitationedi  quello 
Mi  animale 


1 8o        Della  nouifsima  Iconologia 

animale  l'huomo  che  è  ragioneuoledeue  di-     vitio,corne  beniflimo  dicelfidorolib.  f.de  fi 


"X7  N  Giouane  d'afpetto  nobiliflìmo,  vefti- 
"      to  d'rn  vago  ,  &  ricco  drappo ,  che  con 
la  deftra  mano  tenghi  vn  compaflb,&  con  la_» 
finora  vnipecchio. 

Diflegno  fi  può  dire  che  elfo  fìa  vna  noti  ria 
proporcionaledi  tutte  le  cofe  vifibili,&  termi- 
nate in  grandezza  con  la  potenza  di  porla  in 
vfo-  5i  fa  giouane  d'afpetto  nobile,perche  è  il 
renio  di  tutte  le  cofe  fattibili, &  piaceuoli  per 
via  di  bellezza ,  perciòche  tutte  le  cofe  fatte__> 
dall'arte  fi  dicono  più,  &  meno  belle,fecondo 
xhe  hanno  pi  ù,&  meno  Diflegno,&  la  bellez- 
za della  forma  humana  nella  giouentù  fiori- 
(ce  principalmente.  Si  può  ancora  fare  d'età 
viiiie,come  età  perfetta,  quanto  alDifcorfo  , 
«he  non  precipita  le  cole,come  la  giouentù,  S{ 
tiorj  Ic-sieuc  come  la  vecchiezza  ùuefoJutwv- 


Potrebbefi  anco  far  vecchio,  8c  canuto  cornea 
padre  della  Pittura,Scoltura ,  &  Architettura  , 
com'anco  perche  non  fi  acquifta  giàmai  il  Dif 
fegno  perfettamente  fino  all'vltimo  dell'età  > 
&  perche  è  l'honore  di  tutti  gli  artefici  manua 
li, e  l'honore  alla  vecchiezza  di  cheall'altre_> 
età  di  ragione  pare  che  conuenga:Si  fa  il  Dif. 
fegno  veftito  ,  perche  pochi  fono  che  lo  veda- 
no ignudo  ,  cioè  che  fappiano  intieramente  le 
fu  e  ragioni, le  non  quanto  l'infegna  l'efperien 
za  ,  la  quale  è  come  vn  drappo  ventilato  da  i 
venti, perche  fecondo  diuerfeoperationi,&  di- 
uerfi  colìu mi  di  tempi,  è  luochi  fi  muoue  .  Il 
compaflò  dimoftra  che  il  Diflegno  confiitt_> 
nelle  mifure  ,  lequali  fono  all'hora  lodeuoii. 
quando  fra  loro  fono  proportionali  fecondo  le 
ragioni  del  doppio, mectà,,  terzone  quarto,  ch« 

fono 


Parte  Prima 


18 


fono  commensurabili  d'vno,  due,  tre,  &  qua- 
tto, nel  quale  numero  fi  riftringono  tutce  le_> 
proportionijcome  il  dimoftra  nell'Aritmetica, 
&  nella  Mufica  ,  &  per  confcguenza  tutto  il 
DiMegno,onde  confifte  ne  cella  riamente  indi- 
uerfe  linee  di  diuerfa  grandezza,  ò  lontanan- 
za. Lo  fpecchio  fignihca  come  il  Di  Meglio  ap- 
partiene a  quell'organo  interiore  dell'anima  , 
quale  fantalìa  fi  dice  ,  quali  luoco  dtll'imagi- 
ni,percìòche  nell'immaginatiua  li  ferbono  tue 
te  le  forme  delle  cofe,&:  fecondo  la  fuaappren 
iìone  fi  dicono  belle,  &  non  belle  come  ha  di- 
moftrato  il  Signor  Fuluio  Mariotelli  in  alcuni 
fuoi  difcorfì ,  onde  quello  che  vuole  perfetta- 
mente pò  Ile  de  ré  il  Di  Meglio  ,  è  ne  cellario  ch'- 
habbia  l'imaginatiua  peifctta,non  maculata, 
non  diftinta,non  ofcurata,mà  netta,  chiara,  & 
capace  rettamente  di  tutte  le  cofe  lècondola 
lua  natura, onde  perche  lignifica  huomo  bene 
organizàtoin  quella  parte»dalla  quale  pcnde_> 
ancora  l'opera  deH'intelletto;però  ragioneuol 


mente  a  gli  huomini  che  pofTìedonoil  DiMè- 
gno  li  fuole  dar  molta  lode,&  l'iftella  lode  con 
ueneuolmente  li  cerca  per  quefta  via,comeau 
cora  perche  la  natura  ha  poche  cofe  perfette  , 
pochi  fono  quelli  che  arrmano  a  toccare  il  le- 
gno in  quefta  amplillìma  profeMìone,che  però 
fori!  nella  noftra  lingua  vien  efprella  con  que- 
fta voce  Dille  gno  .  Molte  più  cofe  lì  potreb- 
bono  di e,mà  per  tener  la  folita  breuità  quello 
balli,  &  chi  vorrà  vederne  più,  potrà  leggere 
il  libro  intitolato  l'Eftali  del  Sig.  Fuluio  Ma- 
riotelli,che  farà  di  giorno  in  giorno  alle  ftam- 
pe,  opera  veramente  di  grandilfima  confide- 
ration^,'.  DiJJegno . 

SI  potrà  dipingerei!  Difiegno  (per  efier  pa  • 
dre  della  Scultura, Pittura,  &  Architettu- 
ra) con  tre  tefte  vguali,e  fimili,  &  che  con  le_» 
mani  tciìghidiueriiiftromenti  conueneuoli  al 
le  fopradette  arti,&  perche  quefta  pittura  per 
fé  ftelTa  è  chiara, mi  pare  fopra  di  tfla  non  fax 
lì  altra  dichiaratione_j. 


DISPREGIO     DEL     MONDO. 


M     j. 


HVOMO 


1 82,        Della  nouifsima  Iconologia 


DISPREGIO  DEL  MONDO. 

HV  O  M  O  d'età  virile;  armato  ,  con  vn 
ramo  di  Palma  nella  fìniftra  mano ,  Se 
nella  deftra  con  vn'hafta  ,  tenendo  il  capo  ri- 
uolto  verfo  il  Cielo  farà  coronato  d'alloro  ,  e 
calchi  coni  piedi  vna  corona  d'oro  con  vno 
Scettro . 

Il  Difpreggio  del  Mondo  altro  non  è,che_> 
hauera  noia,&  ftimar  vile  le  ricchezze,  &  gli 
honori  di  quefta  vita  mortale,per  confeguir  li 
beni  della  vita  eterna  .  Ilche  fi  moftia  nello 
Scettro,&  nella  Corona  calpeftata  . 

Tien  la  tefta  volta  vedo  il  Cielo,  perche  tal 
Difpreggio  nafeeda  penfierie  ftimoli  Santi,  e 
diri  zzati  in  Diofolo. 

Si  dipinge  armato,perchenons'arriuaa  tan 
ta  perfettione  fenza  la  guerra,  che  fa  con  Li_j 
ragione  il  fenfo  aiutato  dalle  potenze  inferna- 
li, e  da  gl'huomini  federati  lor  miniftri  ,  de' 
quali  alfine  reftando  vittoriofo meritamente 
lì  corona  d'alloro, hauendo  lafciatoa  dietro  di 


gran  lunga  coloro,che  per  vie  torte  s'affretta- 
no aperuenire  alla  felicità,  falfamente  creder» 
do  ,  che  ella  fìa  porta  in  vna  breue,e  vanarap- 
prefentatione  di  cofe  piaceuolia  gufti  Ioro,on 
de  l'Apoftolo  ben  dille.  Non  coronabiturntfi  qui 
legitime  certauerit  . 

DISPREGGIO  DELLA    VIRTV\ 

HV  O  M  O  veftito  di  color  di  verderame, 
nella  fìniftra  mano  tien'vn  ardiolo,  eco 
la  deftra  li  fa  carezze,  a  canto  vi  farà  vn  por- 
co.ilquale  calpefti  rofe,&  fiori . 

Il  color  del  veftimento  lignifica  malignità- 
delia  mente  ,  laqual'è  radice  del  Difpreggio 
della  virtù, &  di  amare  il  vitio,  il  che  chiaro  fi 
dimoftra  per  le  carezze,  che  fa  all'ardiolo ,  ìl- 
quale  è  vccello  colmo  d'inganno,&  d'infiniti 
viti  j, come  ne  fa  teftimonioi'Alciato  negl'Eni 
blemijda  noi  fpelfo  citato  per  la  Diligenza  del 
l'Autore,&  per  l'efquifitezza  delle  cofe  à  no- 
ftro  proposto  .  Fu  vfanza  prelìb  a  gl'Egitti], 
quando  voleuano  rapprefentare  vn  mal  coftu- 


Difprezzo,  &c  diftruteione  de  i  piaceri,  &:  cacciui  effetti  . 


Parte  Prima. 


i83 


reato  dipingete  vn'poreo,che  calpeftafle  le  ro- 
fe  .  Ai  che  fi  conforma  la  Sacra  Scrittura  in 
molti  luoghi ,  ponendo  le  rofe ,  &  altri  odori 
per  la  (inceriti  della  vita,  &  de'  coftumi .  Pe- 
rò la  Spofa  nella  Cantica  diceua,che  l'odore_> 
del  Spofò,cioè  dell'huomo  virtuofo,che  viue_> 
fecondo  Dio,  era  fimile  all'odore  d'vn  campo 
pieno  di  fiori . 

D  IS  P  E  R  A  T  I  O  N  E. 

DONNA  veftita  di  berrettino  ,  che  tiri 
al  bianco  ,  nella  finiftra  mano  tenga  vn 
ramo  di  cipiefl'o  ,  con  vn  pugnale  dentro  del 
petto,  onero  vn  coltello,  ftaiàinattoquafi  di 
cadere,  &  in  terra  vi  farà  vn  compaflb  rotto. 

Il  color  berrettino  fignifica  Difperatione  . 

Il  ramo  del  cipreflb  ne  dimoitra  ,  che  si  co- 
me il  detto  albero  tagliato  non  nforge.ò  da  vir- 
gulti,così  l'huomo  datoli  in  preda  alla  Difpe- 
ratione  efìmgUe  in  fé  ogni  ième  di  virtù, &  di 
opera  «ioni  degne,  &  illuftri . 

Il  Compaflb  rotto  ilquale  è  per  terra  ,  ino- 


ltra la  ragione  del  Difperato  eflere  venuta  me 
no, ne  hauer  piùl'vfo  retto,&  giuito,&  perciò 
fi  rapprefenta  col  coltello  nel  petto. 


DISPREZZO  ,  ET  DISTRVTTIONE 
de  i  piaceri ,  &  cattili i  affetti . 

HVOMO  armato,  &  coronato  d'vna_.v 
ghirlanda  di  lauro, che  ftia  matto  di  có- 
battere  con  vn  ferpente,&  a  canto  vi  fia  vna_^> 
Cicogna  ,  a  i  piedi  deila  quale  vi  fieno  diueifc 
ferpi,  che  ftijno  in  atto  di  combattere  con  det- 
ta Cicogna, ma  fi  veda,  che  da  eflareftino  of- 
fefe  con  il  becco, &  con  li  piedi . 

Si  dipinge  armato, &  con  il  ferpente,perciò 
che  chi  è  Difprezzatore,&  Diltruttore  de  i  pia 
ceri,  &  cattili!  affetti,  cernutene  che  fia  d'ani- 
mo forte,  &  virtuofo  .  Gli  fi  dipinge  la  Cico- 
gna, come  dicemo  ,  eflendo  ch'ella  continua- 
mente fa  guerra  con  i  ferpi, i  quali  animali  fo- 
no talmente  terreni, che  fempie  vanno  col  cor 


DISTiNTIONE  DEL  BENE,  ET  DEL   MALE 


u    4 


F°f« 


\ 


1 84        Della  nouifsima  Iconologia 


pò  per  terra,&  Tempre  ftanno  a  quella  congiuri 
ti,  cucro  fiafeondono  nelle  più  fecretefpelon- 
che  diquella;onde  perl'imagine  diqueftovc- 
celIo,che  diuori  i  ftrpi,fì  moftra  l'animo  ilqua 
le  difp rezza  le  delitie  del  mondo,  &  che  da_^> 
fé  rimnoue,&  affattotoglie  via  idefìderij  sfre- 
nati^ gli  affetti  terreni  Significati  perii  vene- 
nofi  ferpi . 


DISTINTIONE  DEL  BENE, 
&  del  male_>. 

DONNA  d'età  virile  ,  veftita  con  habito 
graue  con  la  deftra  mano  terrà  vn  criuel 
lo,'&  con  la  fi  ni  (tra  vn  raftrello  da  villa  . 

Si  rapprefenta  d'età  virile, &  veftita  con  ha 
bito  graue,  perciòche  detta  età  è  più  capace, 
&  retta  dalla  ragione  ,  a  distinguere  il  bene_> 
dal  male,  che  !a  giouentù,&  la  vecchiezza^, 
per  efiere  nell'vna  gli  eccelli  delle  feruenti  con 
cupif'ceme,  &  paifioni,  Se  nell'altta  le  delira- 
tioni  dell'intelletto.  Atto  itromento  è  il  cimel- 
io,per  dimoftrarc  la  Diftintione  del  Bene  ,  & 
del  Malesci  quale  fé  ne  ferue  per  tal  fìmbolo 
Claudio  Parodino  coJi  vn  motto;  Ecquis  difeer. 
nitvtrumque  ?  Chi  è  quello  che  difttngue_?, 
diuide,ò  nfega  l'vno,&  l'alno;  cioè  ilbene_j 
dal  male?  come  il  Cimelio, che  dimde, il  buon 
grano  dal  cattino  l'oglio,èdal'vti!e  vecchi, 
il  che  non  fanno  le  inique  perfone  ,  che  fenza 
adoperare  il  Cimelio  della  ragione  ogni  cofa 
infìeme  radunano, &  però  Pieno  prefè  il  Cri- 
uello  per  Geroglifico  dell'huomo  di  perfetta 
f  apienza ,  perche  vn  {tolto  non  è  atto  a  fapere 
difeernere  il  bene  dal  male, ne  sa  inucftigare_» 
li  fccreti  della  natura  onde  era  quefto  Prouer- 
bioappieflb  Galeno, Stul\\  p.dcrtbrum  .  Liià- 
eeidoti  Egitti]  per  apprendere  con  fagace  con 
iettura  li  Vaticini  j ,  foleuano  pigliare  vn  Cri- 
Uelloinmano  ,  fopra  che  veggiafi  gli  adagi) 
in  quel  detto  prefo  da  Greci  koo-aivco  fxetvTov- 
<rd.rSi  Cribro  divinare.  Il  raftrello  che  tiene 
dall'alt  a  mano,hà  la  medèfìma  proprietà,per 
che  di  tal  ftromento  feruefi  l'agricoltore  per 
purgare  i  campi  daìl'herbe  nociue,  &  radere» 
viale  fedii  che,&  doppie  da  prati, imperciòche 
il  raltro,  &  raftvelllo  è  detto  a  radendo ,  come 
dice  Varone  lib. 4. De  lingua  Latina,  eofefiucas 
homo  abrad.it>  quo  abrafit  raslelli  ditti  .  Rafìri 
ejuibus  dttilibuspenitm  erxduntterram,  a  quo 
&  rutabri  ditti  •  Et  nel  primo  lib.  de  re  rufti. 
ìa,cap.4?.  dice  Tum  de  prati}  tlifulnm  raffel. 


lis  eradi, atquè  addere  faniJicU  ettmulutn.Ho- 
ra  fi  cme  l'agricoltore  con  il  raftrello  fepara 
dal  campo  l'herbaccie  cattiue  ,  &  raduna  con 
l'iftetìb  il  fieno  buono  al  mucchio, &  altre  vti- 
li  raccolte,  cosi  l'huomodeue  diftinguere  col 
raftrello  dell'intelletto  il  bene  dal  male,  &  co 
l'ifteflb  radunare  a  fé  il  bene,  altramente  fe_j> 
in  ciò  farà  pigro, &  incauto  fé  ne  dolerà,però 
tanghi  a  mente  il  ricordo  di  Virgilio  nel  primo 
della  Georgica_j. 

Ghtodnifi ,  &  affiditi*  herham  infetfdberera- 
/iris 

Etfonitu  terrebis  aues:  &ruris  opaci 

falce  freme*  vtnbras  :  votifque  vocaueri*  im- 
brem  : 

Heu  magnum  alterità  fruftra  fpettabis  acer- 
uum 

Concùffaque  famem  infyluis  folabere  quercu. 
Se  di  continuo  con  li  raftelli  non  sbarberai , 
è  feparerail'herba  cattiuadel  campo  ,  fé  non 
metterai  terrore  a  gli  augelli, fé  non  Ietterai  l'- 
ombra,&  non  pregherai  Dio  perla  pioggia-.-, 
con  tuodo'ore  vedtai  il  mucchio  della  buona 
raccolta  di  quell'altro  che  è  flato  diligente-», 
&giudi:iofoin  farlo  ,&  mitigherai  la  fnmc__> 
con  le  ghiande, ilche  noi  potremo  applicare-» 
moralmente  ali'huomo  ,  ilquale  fé  non  sradi- 
cherà da  fé  le  male  piante  de  cattiti i, affetti,  Se 
dcfiderij,&col  raftrello  del  giuditionó  faprà 
difeernere  il  bene  dal  male,  $c  fé  non  fcaccie- 
ràda  fé  con  brauate  gl'vccellacci  de  buffoni , 
paraflìti, adulatori,  &  a'tricattiui  huomini,& 
con  la  falce  dell'operationi  non  opprimerà  l'- 
ombra dell'otio,&  fé  non  rlccorerà  a  Dio  con 
leorationi ,  con  dolor  fio  vedrà  il  buon  pro- 
fitto d'altri, Se  fìpafeerà  di  ghiande  cibo  de  por 
ci, cioè  reitera  fozzo,  ftomacheuole,  ignoran- 
te,vile, &  abiettOjCome  vn  porco . 


DIVINITI. 

DONNA  veftita  di  bianco,  con  vna  fiam- 
ma di  fuoco  in  cima  il  capo,  &con  am- 
bile mani  tenga  due  globi  azurri,&  da  ciafeu- 
no  efea  vna  fiamma,  ouero ,  che  fopra  il  capo 
habbia  vna  fiamma ,  che  fi  diuida  in  tre  fiam- 
me vguali. 

La  candidezza  del  veftimento  moftra  la  pu- 
rità dell'eflenza,  che  è  nelle  tre  perfone  Diui- 
ne,oggetto  della  feienza  de  Sacri  Teologi,  & 
moftrato  nelle  tre  fiamme  vguali  ,  per  dino- 
tare l'vgualità  delle  tre  perfonejò  in  vna  fiam. 

ma 


Parte  Prima.».  i8y 

DIVINITÀ-. 


ma  partita  in  tre  ,  per  lignificare  anco  Pvnità 
della  natura  con  la  diftintione  delle  perfone. 

Il  color  bianco  è  proprio  della  Diuinità,per 
che  fi  fa  fenza  compofitiondi  colori ,  corno 
nelle  co  fé  Dittine  non  vi  è  compofitione  di  for 
te  alcuna..^. 

Però  Chrifto  Noftro  Signore  nel  Monte_> 
Tabor  trasfigurandoli  appaine  col  veftito  co- 
me di  neuc_j. 

I  due  globi  di  figura  sferica, moftrano  Peter 
nità,che  alla  Diuinità  è  infeparabile,  &  fi  oc- 
c  upa  la  mano  dritta,  &  la  manca  con  efle,per 
che  Phuomo  ancora,per  l'opere  meritorie  fat- 
te &peri  meriti  di  Cnrifto  partecipa  dell'eter- 
nità cc-lefte_j. 

Et  quefto  bafti  hauer  detto  lafciando  luogo 
di  più  lungo  difeorfo  alle  perfone  più  dotte_>. 


D 


DIVINATIONE. 

Secondo  i  Gentili . 
ONNA  con  yii lituo  in  mano,iftromen- 
to  proprio  de  gl'auguri  j  le  fi  vedranno 


fopraalla  tefta  varij  vccelli,&  vnaftella__,. 

Così  la  dipinfe  Gio.Battifta  Giraldi,perche 
Cicerone  fa  mentione  di  due  maniere  di  Diui- 
natione,vna  della  natura,Paltra  dell'arte  .  Al- 
la prima  appartengono  i  fogni  J  &  la  cornino. 
tione  della  mente,il  che  fignificanoi  varijve- 
celli  d'intorno  alla  tefta  ;  all'altra  fi  riferisco- 
no Pinterpretationi  de  gPOracoli.de  gl'augu- 
ri, de'  folgori,delle  ftelle,delPinteriori  de  gl'- 
animali,&  de  prodigale  quali  cofe  accenna- 
no la  ftella  ,  &  il  lituo .  La  Diuinatione  fu  at- 
tribuita ad  Apolline,  perche  il  Sole  illuftra_^ 
gli  fpiriti,&  Ji  fa  atti  a  preuedere  le  cofe  futu- 
re con  la  contemplatione  de  gl'incorruttibili , 
come  ftimorno  i  gentili,  pero  noi  Chriftiani 
ci  douemo  con  ogni  diligenz#guardare  d*^s 
quefte  fupeiltinoni . 

D  I  V  O  T  I  O  N  E. 

DONNA  inginocchione  con  gl'occhi  ri- 
uolti  al  Cielo,  &  che  con  la  deftra  mano 
tcnghivnhjme  accefo. 

diuo- 


i  %6        Della  nouifsi ma  Iconologia 


Diuotione  è  vn  particolar  atto  della  volon- 
tà,che  rende  l'huomo  pronto  a  dariì  tutto  alla 
familiarirà  di  Dio,con  arFetti,&  opere, che  pe- 
rò vien  ben  moftrato  col  Itimele  con  le  ginoc- 
chia in  terra,&  con  gl'occhi  riuolti  al  Cielo. 

DOCILITÀ'. 

DONNA  giouinetta  veftita  femplicemen 
te  di  bianco  ,  ftarà  con  ambi  le  braccia 
aperte  in  atto  di  abbracciare  qual  fi  voglia.^. 
cofa,che  fé  gli  rapprefenti  auanti ,  con  dimo- 
ftrationc  piegheuole,&  d'inchinarli  altrui,  & 
al  petto  per  gioiello  harà  vn  fpecchio;  Harà  il 
capo  adorno  da  vaga, e  bella  acconciatura,  fo- 
pra  la  ejiraje  vi  farà  con  bella  gratia  vn  Taro- 
chino  ipetie  di  Papagallo,  onero  vna  Gazza  , 
&  fotto  li'picdi  vn  Porco. 

La  Docilità  come  dice  Leoniceno  ,  fu  detta 
Anchenia,  Scaltro  none  che  vnaeeleritàdi 
mente, &  vna  pronta  intelligentra  delle  cofe__> 
propostoli,  &  Arinotele  libro  primo  pofterio- 
ni ni  cap.vltimo  vuole,  che  ila  vna  facilità,  & 
prontezza  della  difcorlìua,&  da  Ime  chiama- 
ta folerria,perfpicacità,&  fottigliezza d'inge- 
gno j  il  qual  ingegno  come  dice  Galeno  libro 
arti*  medicinali*  cap.  1 1.  e  caufato  dal  ceruel- 
lo  di  fnftantia  tniue,fi  come  la  groffezza  d'in- 
gegno dafuftantia  cralìadi  elio  ;  &  per  tanto 
ia  Docilità  fi  dipinge  giouanetca  ,  perche  ne  i 
giouani  la  fuftahza  del  ceruello  è  più  molle_> 
per  caufadclia  nanna  humrdità,  &  perquefta 
cagione  dice  Argenterio  commento  fecondo 
fuper  arcem  medicinalem  .  Frompti,&>  facile* 
j'untpuert  ad  dt/cendum;inepti  vtro,ej>  difficile* 
;e/ies,ch.c  amene  a  punto  come  alle  piante,che 
(juantopiù  fono  giouane  tee,  meglio  fi  piega- 
iìo,&  prendono  quatti  voglia  buona  drittura. 
Inoltre  fi  dipinge  gionane  perche  la giouen- 
tù»hàlifpinti  più  mobilile  più  viuaci,come__> 
eleuatidal  fangue  più  caldo,  &  fottile,  come 
anco  perche  è  più  atta  alneceflàno  efferciuo 
delle  cofe  imparate.  Onde  l'irte  fio  Argenterio 
nel  luoco  citato  riduce  le  caufe  della  Docilità 
a  quatro  capi;  la  prima  è  l'humidità,  &  molli- 
tie  de!  ceruello  come  habbiamo  dettola  feeon 
da  e  la  rtruttura  e  compofitione  di  elfo.  Onde 
Galeno  dice  ,mente  Ufi  fantini  aut  paruo  funt, 
ai.t  magno  captila. teiza,gl'humcti,&:gli fpi 
riti;&  anco  conhrmata  da  Anrtotele  z.arpar- 
libus  animalium  cap. 4.  dicendo  ,  ea  animali» 
funt  fenjihutnobiliora,  qu&jangume  tenuteti  , 
Cpfenceriori  confiant;  la  quarta  e  l'eflercitio.K'- 
jui  optimus  di/cendi,docendiq-}  magijter  dice  P> 
iftello  auttore. Oltre  che  Gal,de  Placiti*  Hipo- 


cratis,&  Piatomi diffufamente  dichiara  efTeiv 
ci  necefTario  l'eflercitio  . 

Il  veftimento  fempliee,  &  bianco  con  la  di- 
moftratione  piegheuole,&  Tli  chinarfi  altrui , 
ne  denota  che  la  Docilità  e  facile  ad  apprende 
re  qual  fi  voglia  materia  e  difciplina,  fia  libe- 
rale, ò  mechanica_j. 

Tiene  ambo  le  braccia  in  atto  di  abbraccia- 
re qual  fi  voglia  cola  per  lignificare  la  prontez 
za  non  folo  di  riceuere  quello  che  gli  viencj 
rapprefentato  dall'intelletto ,  ma  anco  da  chi 
gli  propone  qual  fi  voglia  cofa.  Porta  al  petto 
lofpecchio,perche  fi  come  lo  fpecchio  nceue 
l'imagini  di  tutte  le  cofe;,'così  il  docile  riceue 
tintele  feientie.  Onde  Argenterio  nel  luogo 
citato  dice.  Cerebrum  non  aliter  fufciptt ,quam 
oculut  colore* y&  ffieculum  rerum  imagims  . 

La  vaga  acconciatura  del  capo  ne  dimoftra 
la  bellezza  dell 'intellctto,&  forza  della-rfremo 
ria  ,  perche  fecondo  Quintiliano  ìib.i.tnftttu- 
tionum  oratoriarum  cap.4.1i  fegm  di  Docilità, 
&  d'ingegno  fono  due;  la  memoria,  &  l'imita- 
tione  ma  la  memoria  ha  due  virtù  fecondo  1'- 
ifteiìb,il  facilmente  apprendere,*^  il  fbrtemcu 
te  riceuere, della  prima  parla  Ariftotele  dieen 
do  molle*  carne  ad  recipiendun:  aptijfìmi  furt , 
&  della  feconda  quando  dice  ne  i  Probleipi 
rv\t\s.Y\co\\cìplurtmum funt ingemofi  quibu.;  ce- 
rebrum efl  craffarum  partium  ,  &  jrigid&fuc*.- 
que  temperatura  .  Onde  in  confermatione  di 
ciò  dice  Auiccnna  lib. primo  fen.  primo  virtù* 
attrat> ix  ihdiget iumtditate  ,  retentrix  auttm 
ficcitate_ . 

.  Tiene  ia  capo  con  bella  gratia  il  Tarochi- 
neouero  Gazza, perche  quelli  vccellifonodo- 
cilifììmi  nel  imitare  leparole,&  la  voce  huma 
na;  onde  del  Tarochino  Monfignor  della  Cafa 
cosi  dice . 

,,   Vago  atigtlUtto  delle  ver  di  piume 
„  Che  pellegrino  il  parlar  noflro  apprende  • 

Et  delle  Gazze  Plinio  lib.  io. dice  che  fauel- 
lano  più  fpedito  dilettandoli  delle  parole,  che 
imparano,  &  con  diligenza  fi  eflercnanoper 
beneefpnmere  la  fauella  humana.Etcheque- 
fta  imitatione  fìa  neceflaria  alla  Docilità  lo  di- 
ce chiaramente  Quintiliano  nel  loco  citato 
con  quefte  parole  1*  quoque  esl  docili*  naturi 
fic.vt  ea  quA  di/ctt  tffingat,  &  quel  che  feguita. 

Tiene  lotto  li  piedi  il  Porco  per  dimoihare 
di  dispregiare,  &  conculcare  il  fuo  contrario  . 
Onde  Pieno  Valer.nel  lib  1 9  -narra  che  gli  An 
tichi  hanno  voluto  che  il  porco  fìa  il  Gerogli- 
fico dell'IndocilitàiCome  anco  appreilò  I1T1- 
fionomiiu  la  fróte  di  pprco,cioe  breue,peloft, 

con' 


Parte  Prima. 


187 


co  gli  capelli  riuolti  in  sù,e  chiarifTìmo  fegno     detto  animale  più  d'ogni  altro  ignorantc,ind» 
d'Indocilità,  & groflèzza  d'ingegno',  elfendo     cile,&  infenfato  = 


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4"            ^-^^NNN^"^^*— — 

HV  OMO  mezo  ignudo  con  le  mani,& 
piedi  incatenati, &  circondato  davnfer- 
pente, che  fieramente  gli  morda  il  lato  manco, 
farà  in  villa  molto  malinconiofò  . 

Le  mani,&  i  piedi  incatenatiifònol'intellet 
to,con  cuiii  camina,difcorrendo  l'opere, che_> 
danno  effetto, e  difcorfo,&  vengono  legati  dal 
l'acerbità  del  Dolore, non  fi  potendo  fé  non  dif 
fàcilmente  attendere  alle  lolite  opera tioni  - 

Il  ferpente,  che  cinge  la  perfona  in  molte_> 
maniere  lignifica  ordinariamente  fempre  ma- 
le, &  il  male  ,  che  è  cagione  di  diftrurtione_>, 
è  principio  di  Dolore  nelle  cole,  che  hanno  T- 
efferej.  : 

Nelle  facre  lettere  fi  prende  ancora  alcune_> 
volte  il  ferpente  per  lo  dianolo  infernale  con 
l'auttorità  di  S.Girolamo,  e  di  S.  Cipriano,  li- 
quali, dichiarando  quelle  parole  del  Pater  no- 
fier  .  Libera  nos  a  malo,  dicono ,  che  elio  è  il 


maggior  noflro  male, come  cagione  di  tutte_» 
l'imperfettioni  delPhuomo  interiore  ,  &  tire- 
riorc_5» 

DOLORE  DI  ZEVSI. 

HVOMO  mefto,pallido,vefti:o  di  nero  y 
concordo  fpento  in  mano,che  ancor a_^> 
renda  vnpoco  di  fumojgl'mditij  del  Dolore  , 
fono  necelfariamente  alcuni  legni  ,  che  fi  feo- 
piano  nella  fronte,come  in  vna  piazza  dell'a- 
nima,doue  elìòjcome  diife  vn  poeta, difcuoDre 
tutte  le  fuemercantie,&  fono  le  erefpe,  le  la- 
gnme,lameftitia,la  pallidezza, &  altre  limili 
coft,che  per  tale  effetto  fi  faranno  nella  faccia, 
della  prelènte  figurai. 

Il  veftimento  nero  fu  fempre  légno  dime- 
flitia,  &  di  Dolore,  come  quello, che  famiglia. 
le  tenebre,cheibnopriuarione  della  luce,elfcn 
do'ella principio,  &  cagione  della  ncftra  alle- 
grezza4come  dille  Tobia  cieco,raccoutando  k 

fue 


88         Della  nouifsima  Iconologia 


Aie  disgratie  al  figliuolo  . 

Il  tordo  fpento,moftra,che  l'anima  (fecon 
do  alcuni  Fiiofofì)  non  è  altro  che  fuoco,&  ne 
continui  Dolori,  &  faftidij  ,  ò  s'ammorzai, 
ò  non  da  tanto  lume,  che  porta  difeernere  l'v- 
tile,&  il  b.i.enciramoni,  e  che  l'huomo ad- 


dolorato è  Umile  ad  vn  torcio  ammorzato  df 
frefeo  il  quale  non  ha  fiamma  ,  ma  folo  tanto 
caldo, che  baita  a  dar  il  fumo  che  puote,feruen 
dofi  della  vita  l'addolorate, per  nodrire  il  Dolo 
re  iftertb,&  s'attribuifee  l'inuentione  di  quella 
figura  a  Zeuiìantichiifimo  dipintore-». 


D 


O 


M 


I 


N 


I 


O. 


HVOMO  con  nobile,&  ricco  veftimento, 
hauerà  cinto  il  capo  da  vn  ferpe,  &  con 
la  lìniftra  manotenghi  vno  Scettro,  in  cima_^ 
del  quale  vi  fia  vn'occhio,&il  biaccio,&  Udi- 
to indice  della  delira  mano  dirtelo ,  come  Co- 
gliono far  quelli  che  hanno  dominio  ,  &;  co 
mandano  . 

Gli  lì'cinge  il'eapo  a  guifa  di  corona  con  il 
ferpe,perciòche)  come  narra  Pieno  Valeriano 
nel  lib.  I  f .)  è  fegno  notabile  di  Dominio.dicen 
do  con  vna  limile  dimoftratione  fu  predetto 
l'Imperio  a  Seuero  ,  lì  come  afferma  Sparria- 
no,a  cui  eflendo  egli  in  vn'albergo,cinlè  il  ca- 
po vn  ferpe  ,  &  eflendo  fuegliati,  &  gridando 
tutti i  fuoi familiari,  &  amici  che feco erano, 


egli  lenza  hàuergli  fatta  orfefa  alcuna  fé  ne_> 
parthanzi pitiche  dormédo  Martimino  ilgio- 
uane,  ilqual  fu  dal  padre  dichiarare  iniìeme__> 
feco  Imperadore,vn  ferpe  gli  lì  riuolfe  intorno 
altapo,  dando  fegno  della  fu  a  futura  dignità. 
Latteremo  qui  di  riportare  gl'altri  Antichi  ef- 
fempij,che  nell'iileflb  luogo  Pierioraccóta,& 
invece  di  quelli, ne  produrremo  vno  di  più  fre 
fca  hirtoria  cfpofto  dal  Petrarca  nelle  oper^ 
latine  del  lib. 4.  trattato  6-  de  Portenti  cap.  ij. 
oue  narra,  che  Azone  Vifconte  giouane  vitto- 
riofo, per  comandamento  del  padre  pafsò  con 
l'eflercito  l'Apennino  ,  &  hauendo  ottenuta—^ 
vna  vittoria  preflb  Altoparto,con  vguale  ardi- 
re^ fortuna, fi  riuolcò  contra  1  Bolognefi;  la 

tal 


Parte  Prima. 


i%9 


tal  fpeditionceltende  fcefo  da  cauallo  per  ripo- 
fard,  lcuatofila  celata  che  vicino  fé  la  pofe  in 
terra,  vi  entrò  vna  vipera  fenza  che  niuno  fe_> 
n'accorgeffe.la  quale,  mettédofi  Azone  di  nuo- 
uo  in  tetta  la  celata,con  horribile,  &  fumofo 
ftrepito  Ce  ne  calò  giù  per  le  guancie  deli'in- 
trepido,&  vaio  ofo  Capitano,lenza  alcuna  Tua 
lefioneme  volfc  però  che  fune  da  niuno  iegui- 
ta-.mà  inducendo  ciò  a  buono  augurio  vsò  per 
fua  imprefa  militare  la  vipera  :  Augurio  non 
tanto  per  le  due  vittorie  che  all'hora  riportò  , 
quanto  per  lo  Dominio  che  dipoi  ottenne  del 
Ducato  di  Milano,  &  tutto  ciò  afferma  il  Pe- 
trarca d'hauerc  vdito  dire  in  Bologna  mentre 
vi  ftaua  allo  ftudiorquetto  foggiungo  perchi_> 
altri auctori  vanno  con  finte  chimere  arrecan- 
do varia  cagione, per  la  quale  i  Vifcònti  porti- 
no per  imprefa  la  bifeia;  che  a  niuno  più  cre- 
der (ideue  che  al  Petraca,  che  per  relatibne_j 
pjchi  anni  doppo  i!  cafofeguito  nell'ifteflò  Ino 
go  oue  feguì  lo  feppe  .  Qnod  cum  Bononis.  ado- 
Yefcensin  tJudi/s  verfarerattUiebam,  dice  il  Pe- 

DOMINIO     D 


trarca ,  &  più  a  ballò,  Hinc  precìpue ,  qttod  ip/g 
pio  figno  bellico  vipera  vteretur.  Il  giouanetto 
poi,  che  efee  di  bocca  del  ferpe,non  è  altro  che 
figura  del  giouinetto  Azone,che  icampò  dalla 
bocca  deila  Vipera, che  non  lo  mordèjmà  tor- 
niamoalla  noftra  figura.  Lo  Scettro  con  l'oc- 
chio in  cima  di  elfo,  che  tiene  con  la  finiftra  , 
&  il  getto  del  braccio,&  delira  mano,e  fenz'al- 
tra  dichiaratione  fegno  di  Dominio,  come  6 
vede  per  molti  Auttori,  &  in  particolare  Pita. 
gora  ,  chefotto  miftiche  figure  rapprefèntan* 
do  la  fua  Filofofia,efpreiIe  Ofiri  Rè,&  Signo- 
re con  vn'occhio  ,  &  vno  feettro  chiamato  da 
alcuni  molt'occhi  ,  come  narra  Plutarco  di_> 
I(ide,&  Oiinde, Regem  enim,&  Dominum  Ofi- 
rin  oculot&fceptro picìis  exprimHvt,  &  nomen. 
quidam  interpret4ntt4rMultioculum,ìaqual  fi- 
gura noi  potiamo  applicare  al  Dominio  ,  per- 
che vn  Signore  per  reggere  bene  lo  Scettro  del 
fuo  Dominio, deue  eiìer  vigilante,  &  aprire-* 
bene  l'occhio . 

I     SE     STESSO. 


HYOMO 


ipo        Della  nouifsima  Iconologia 


HV  O  M  O  a  federe  fopra  vn  Leonesche* 
habbia  il  freno  in  bocca,&  regga  con  v- 
na  mano  detto  freno ,  &  con  l'altra  punga  eflb 
Leone  con  vno  ftimolo. 

il  Leone  preflb  gl'Antichi  Egittij,fù  figu- 
rato per  l'animose  per  le  fue  ibi ze sperò  Pieno 

D        O        T        T 


Valeriano  dice  vederli  in  alcuni  luòghi  Anti- 
chi vn  huomo  figurato  nel  modo  detto,per  m* 
itrare,che  la  ragione  deue  tenere  il  freno  all'- 
animo, oue  troppo  ardifca,e  pungerlo,  ouc £ 
moltri  tardo,  e  lonnolento . 


R 


N 


A. 


D 


O  N  N  A  d'età  matura,  veltira  di  pauo- 
nazzo,  che  ftà  a  federe  con  le  braccia.^ 


apeite,ccm 


e  volellè  abbracciare  altrui, con  la 


deftra  mano  terrà  vno  fcettro,in  cima  del  qua 
levi  fa  vn  Sole,  hauerà  in  grembo  vn  libro  a- 
perto,  &  lì  veda  dal  Cielo  fereno  cadere  gran 
quantità  di  rugi$da_». 

L'età  matura  rnoftra  ,  che  non  fenza  molto 
tempo  s'apprendo). o  le  làottrine.^. 

11  color  pauonazzo  lignifica  granita,  che  è 
ornamento  della  Dottrina—:». 

11  libro  apertele  lejpraccia  aperte  parimeli 
te  denotano  e /fere  la  Dottrina  liberaliflÌma_9 
dafeftefla_^. 

Lo  Scettro  con  il  Sole  è  inditio  del  Domi- 


nicene ha  la  Dottrina  fopra  li  horrori  delld » 

notte  dell'ignoranza^  . 

Il  cadere  del  Cielo  gran  quantità  di  rugia- 
da, nota  fecondo  l'auttorità  de  gl'Egitti  j,  co- 
me racconta  Oro  Apolline  ,  la  Dottrina,  per- 
che.come  ella  intenerifee  le  piante  giovani, & 
le  vecchie  indura, così  la  Dottrina  gl'ingegni 
piegheuoli,  con  il  proprio  confenfoarricchi- 
fee  di  fé  fteiìà  ,  &  altri  ignoranti  di  natura  la- 
feiain  difparte_-. 

DOTTRINA. 

DONNA  veftita  d'oro,che  nella  finiftra 
mano  tenga  vna  fiamma  ardente  alquan 
to  balla,  <ì  che  vn  fanciullo  ignudo  accenda—* 
vna  candela,  e  detta  donna  mofin  al  fanciul- 
lo 


Parte  Prima. 


ipi 


lo  ma  ftrada  dritta  in  mezo  d'vna  grande  o- 
fcurità.  Il  veftimento  d'oro  fembrala  purità 
della  Dottrina,  in  cui  lì  cerca  la  nuda  verità  , 
inoltrandoli  infleme  il  prezzo  Tuo . 

La  fiamma  nella  mano,  alquanto  balìa,on- 
de  vii  fanciullo  n'accenda  vnacandela,è  il  lu- 
me del  fapere  communicato  all'intelletto  più 
debole, è  men  capace, inuolto  ancora  nelle  co- 
le fenfibili,&  materiali,&  accomodandoli  alla 
ba(Tezza,moftra  al  fanciullo  la  buona  via  del- 
la verità,  mouendolo  dal  precipitio  dell'erro- 
re, clie  ftà  nelle  tenebre  oleine  della  commune 
ignoranza  del  vulgo  ,  fra  la  quale  è  fol  beato 
colui ,  che  tar,to può  vedercene  baiti  per  non 
inciampare  caminando  .  Etragioneuolmente 
la  Dottrina  fi  allomiglia  alla  fiamma, perche^ 
infegna  la  ftrada  all'anima,  la  viuifica,&  non 
perde  la  fua  luce,  in  accendere  altro  fuoco  . 
D  V   B  B  I  O. 

GIOVANETTO  fenza  barba,inmezo  al- 
le tenebre  veltito  di  cangiante,  in  vna__^ 
mano  tenga  vn  battone  ,  nell'altra  vna  lanter- 


na^ ftia  col  pie  ilniii.ro  in  fhora  ,  per  fegno  di' 
e  a  minare». 

Dubbio  e  vn'ambigu  ita  dell'animo  intorno 
al  fapere,&  per  confeguenza  ancoradel  corpo 
intorno  all'operare_j. 

Si  dipinge  giouane,perche  l'huomoin  cjue- 
ft'etàjper  non  eflerhabituato  ancora  bene  nel- 
la pura, e  femp lice  verità,ogni  cofa  facilmen- 
te riuoca  in  Dubbio,  &c  facilmente  dà  fedee- 
gualmentc  adiuerfe  cofe_>. 

Per  lo  battone, e  la  lanterna  Ci  notano  l'efpe 
rienza,&  la  ragione  ,  con  lo  aiuto  delle  quali 
due  cofe  in  Dubbio  facilmente, ò  camina,  ò  fi 
fermai. 

Le  tenebre  fonoi  campi  di  difeorfi  humani, 
ond'egli ,  che  non  sa  ftare  in  otio,  fempre  con 
nuouimodi  camina,  è  però  fi  dipinge  col  pie 
finiftroin  fuora.^.  Dubbio. 

HVomo  che  tenga  vn  lupo  per  l'orecchie  , 
perciòche  gl'Antichi  haueuanoinpro- 
uerbio  direjdi  tener  il  lupo  per  l'orecchie  qua 
do  non  fapeuano  come  Ci  rifoluere  in  qualche 


o 


N 


O 


M 


I 


A. 


i  ?z        Della  nouifsima  Iconologia 


rofadubbiofa,  cbme  fi  leggeinperfónadiDe- 
mifone  nel  5  .atto  della  Comedia  di  Terentio, 
detta  Formione,e  la  ragione  è  tanto  chiara_j, 
che  non  ha  bifogno  d'altro  commento . 

Dubbio . 

HVomo  ignudo,tutto  penfofo,incourrato- 
fi  in  due,  onero  tre  ftrade  ,  moflri  effer 
confufb,  per  nonfaper  riioluere  qualdi  dette 
vie  debba  pigliare  .  £t  quello  è  Dubbio  con 
fperanzadibene,  come  l'altro  con  timore  di 
cartiuo  fucceflò ,  &  fi  fa  ignudo,  per  efTereir- 
lellòluto . 


ECONOMIA. 

VN  A  matrona  d'afpetto  venerando, coro- 
nata d'oiiuo,  che  tenghi  con  la  fi  nifi  ra 
Hianovncompaflò,  &  con  Ja  delira  vna  bac 
chetta,&  a  canto  vi  ila  vn  timone-.*. 

Perche  alla  felicità  del  commi  viuere  Poli- 
tico fi  richiede  l'vnione  di  molte  famiglie, che 
lotto  le  medeflme  leggi  villino,  &  pei  quelle 
fi  gouernino,&  per  mantenerli  ciafeuna  fami- 
glia conordine  conueniente,hà  bifognodileg 
gi  particolari  ,&più  riftrettedell'vniuerfali, 
però  quello  priuato  ordine  di  gouerna.re|la  fa- 
miglia lì  dimanda  da  i  no/In  con  parola  ve- 
nuta da  i  Greci  Economia, &  hauendoogni  co- 
fa,ò  famiglia  communementein  fé  trerifpet- 
ti  per  edere  ella  pertinente  alla  vita,  come  fuo 
membio.di  padrone,  &  di  ferui,  di  padre, &  di 
iìgliuoli,dimai;ito,&  di  moglie,perciò  quella 
figura  fi  dipingerà  con  la  bacchettatile  ligni- 
fica l'imperio  che  ha  il  padrone  fopra  i  fuoi 
ierui,&  il  timone  dimoiliala  cura,&il  reggi- 
mento, che  deue  tenere  il  padre  de  ì  figliuoli , 
perche  nel  mare  delle  delitie  giouenili  eglino 
non  torcianoil  corfo  delle  virtù, nelle  quali  li 
deuonoalieuare  con  ogni  vigilanza,e  itudio  . 

La  ghirlanda  dell'olmo  dimoilra,che  il  buo 
no  Economo  deue  neceflàriamente  mantenere 
la  pace  in  cafa  fua_*9. 

Il  comparto  infogna  quauto  ciafeuno  debba 
mifurareie  fueforze,&  fecondo  quelle  gouer 
narii  tanto  nello  fpeijdere,  come  nell'altre  co- 
Ie,pjei  mantenimento  della  fuafamiglia,&  per 
penata  di  quella, per  mezo  della  mifura,  che 
perciò  fi  dipinge  matrona, quali  che  a  quella^ 
età  conuenga  il  gouerno  della  cafa,  perl'efpe- 
ncnza,che  ha  delle  cole  del  mondo,  ciò  fi  può 
vedere  nel  feguente  Epigramma  fatto  da  vn 


bellifiimo  ingegno . 

Illa  domm  fnelix,  certis  quatn  frenat  fiaben  fi  \ 

Prodiga  non  Aris  mate*>&  ip/a  vigil . 
Qua  catteat  nati  fcopulis  ,  ne  forte  iuuentuì 

Allidat  f&uit  ,  neefuperetur  aquis  , 
Vt  bene  concorde* ,cunclt fita  iujja  capeffant 

Vnaq-,Jit  varia  gente  coatta  domus 
Si  e  *put  auellas  migraU'tt  corpore  vita  , 

Sic  fine  matre  proba  quantaruinadomus  * 

EDIFITIO,   OVERO  VN  SITO. 

Già  Antichi  per  vn  fallo  attaccato^  vn  fi. 
lo  denotauano  l'Edifitio;Ouero  il  Sito , 
&  l'opera  fatta,conciofiacofa  che  tri  nifìun  mo 
do  fi  può  drizzare  gli  edifìtij  fé  non  fi  cerca_J» 
con  diligenza  la  dnttura  de  i  canti,  per  mero 
de  gli  archipendolitonde  nel  fabricare  fi  deue 
prima  olle  mare  quello,  che  tutti  gli  edifìtij 
corrifpondano  all'archipédolo,&  che  non  hab 
bino  in  fé  (per  vfare  il  vocabulo  di  Vetruuió) 
parte  alcuna  d'inchinatione  all'ingiù.  Però  fi 
potrà  rapprefentare  quella  figura  per  vn  huo- 
mo  che  tenghi  in  vna  mano  l'Archipendolo  in 
atto  dx  adoprarlo  con  arte,  &  con  giiiditio  . 


EDVCATIONE. 

DONNA  d'età  matura, veflita  d'oro,  & 
che  dal  Cielo  lì  veda  vii  raggio  che  fac- 
cia nfplenderc  detta  fìgura,Mofherale  mam- 
melle che  iieno  piene  di  latte,  &  il  petto  tutto 
feoperto, Starà  a  federe,  &  che  con  ladeflra_-s 
mano  tenghi  vna  verga ,  &  che  con  attentionc 
molìri  d'infcgnare  a  leggere  ad'vn  fanciullo, 
&  da  la  parte  finiftra  vi  ha  vn  palo  fitto  in  ter- 
rari quale  fia  legato  vn  tenero  arborfcello,  & 
che  moliti  di  volerlo  abbracciare  echi  il  fini, 
ilio  braccio  • 

Educatione,è  infegnare  la  dottrina, &  amae 
flramenti  di  coftumi,&  inlìruttioni  di  vita  pcr 
la  via  vniuerfale,&  particolare  della  virtù  nel 
l'arcioni  mentali,  &  corporali, che  fanno  i  pa- 
dri,a  1  figliuoli, o  i  maeilri  alli  difcepoli . 

Si  rapprefentadietà  matura,perciòchel'E~ 
ducanone  per  molto  tempo  esercitata  nells_> 
lettere  ,  e  ne'  buoni  collumi  ha  facoltà  d'in- 
fliuire  &  infegnare  la  via  per  arrmarc  alla  ve- 
ra felicità  • 

Il  veflimento  d'oro  denota  il  pregio,  &  ia_* 
perfettione  di  quello  nobiliflìmo  fogetto  . 

Il  raggio  che  dal  Cielo  rifplende  ,  &  che  fi 
rifplendcre  detta  cgura,dimoflra  che  alla  Edu 
catione 


Parte  Prima.  19% 

E      D      V      C      A      T      I      O      N      E. 


catione  e  neceflaria  lagratia  di  Dio,  onde  San 
Paolo  i. Cor, Ego  Piantavi  apollo  ngauit  Deus 
incrementur  dedtt . 

Le  mammelle  piene  di  latte,  &  il  p  etto  (co- 
perto ,  lignificano  vna  parte  principaliflìma_^> 
deH'Eclucationc,  quale  ha  da  moitrare  aperta- 
mente la  candidezza  dell'animo  fuo,&  comu- 
nicare le  proprie  virtù,  Si  rapprefenta  che  fìia 
a  federe  perciòche  l'Educatione  è  il  fonda- 
mento di  eleggere  la  virtù,  &  fuggirei]  vitio  . 

Tiene  con  la  deftra  mano  la  verga  perdio 
la  veiga,&lacorrettione,  cagiona  in  noi  là2i 
Sapientia,  come  dille  Salamone  ne"  i  Prouer- 
bij.  a  19. 

•  Virgo,  atqut  correcìio  tnbuit /apientiam , 
&  di  pi  ù  Seneca  de  ira  lib.  * . 
Educatio,&  difciplina  mores  fatiunt, 

L'infegnare  a  leggere  con  attentione  al  fan 
ciullo  denota  chefìa  quella  parte  demo/irati- 
uà  con  la  quale  s'infegna  d'apprendere  la  feien 
tia  ,  eflendo  ella  primo  habito  dell'intelletto 
fpeculatiuojla  quale  conofce,&  confiderà  le^> 


cofe  diuine,naturali,  &  necelfarie  per  le  fue  ve 
re  caufc,&  principi).     Si  dipinge  che  a  canto 
a  detta  figura  vi  Ha  il  palo  fitto  in  terra  al  qua- 
le e  ligatoil  tenero,  arborfcellomoftrando  di 
volerlo  abbracciare  con  il  finiftro  braccio, per- 
ciòche qui  fi  dimoftra  che  l'Educatione  noa 
folo  fi  eftende  ad'infegnare  le  lettere,mà  anco 
li  buoni, 8c  ottimi  coftumi  con  fare  ogn'opera 
d'indrizzare  la  pianta  cioè  la  giòuentù,la  qua 
le  è  còme  vn  terreno  fertile  ,  che  non  eflenda 
coltioato,  produce  tanto  più  fpine,&  ortiche  , 
quanto  egli  ha  più  virtù,  &  più  humore,onde 
Dante  dille  nel  terzo  del  Purgatorio  , 
Ma  tanto  più  maligno }&più  Silueiìre 
Si  fèti  terren  co'l  malfeme  non  colto 
Quant' egli  ha  più.  di  buon  vigor  terrefitj, 
Di  più  Galeno  de  cura  animi  affittii. 

Fuerorum  educatio  fimilis  e/I  cultura*  q»e  i» 
Flantis  vtimur , 

E  L  E  MO  S  I  N  A. 

DO'N  N  A  di  bello  afpetto,con  habito  lun 
go,  &  grane  con  la  faccia  coperta  d'vn 
N  velo, 


1^4         Della  nouifsima  Iconologia 


velo,perche  quello  che  fa  Elemofina,deue  ve- 
der a  chi  la  fa, e  qu  Ilo  che  la  riceue  non  detie 
fpiar  da  eh)  v nga,òdonde_> 

Habhia  ambe  le  mani  nafeofte  fottoalle  ve- 
rte,porgendo  così  d  nari  a  due  fanciulli,che_j 
ftiano  affettando  dalle  bande.  Hauerà  in  ca- 
po vnaliicerna  accefa  circondata  da  vna ghir- 
landa di  oliua.conle  file  foglie,&  fritti. 

Elemofina  è  opera  cari  tarila,  con  la  quale_> 
l'h-omo  (occorre  al  pouero  in  al!oggiarlo,ci- 
barlo,vefthlo,  viutarlo,  redimerlo,  &feppe- 
lirlo ; 

Le  mani  fra  i  panni  nafeofe  lignificano  quel 
che  dice  S.Matteo  cap.£.  N'fciat  fintflratnt-> 
quid  faeixt  dextera,Sc  quell'altro  precetto,  che 
dice:P7  fu  Elfimofmatui  in  ab/condita.  Ó^pa- 
tertuv<,cftti  videt  in  abfcondtto  reàdat  tipi . 

La  lucerna  accefa  dimoftra, che  come  da  vn 
lume  s'accende  l'altro ,  fenza  dimmutione  di 
luce, così  nell'eJTercitip  dell'Elemofina  Iddio 
non  paté,  che  alcuno  refti  con  le  fue  facilità 
diminuite,anzi  che  gli  promette,  e  dona  real- 
mente centuplicato guadagno  • 

Olirla  per  cotona  del  capo,  dimoftra  quella 
mifericordia,chemiiòue  l'htiomoafar  Elemo 
fina.quando  vede, che  vn  pouero  n'habbia  bifo 
gno,peròdiffe  Dauid  nel  Salmo  p.  Sicut  Oli. 
un  fruttifera  in  domo  Domini.Et  HefichioGie 
rofolimitano,interpretando  nel  Leuitico-S«/*r 
fufum  oleum,d\cc  fignifìcare  Elenuafina  . 

ELEMENTI. 


D 


F    V    O     C    O. 

ONNA  che  con  ambe  le  mani  tenga_j> 
vnbel  vafo  pieno  di  fuoco,  da  vna  parte 
vi  farà  vna  falamandra  in  mezo  d'vn  fuoco  ,  e 
dall'altra  vna  fenice  parimele  in  vna  fiamma, 
fopra  la  quale  fìa  vn  rifplendente  Sole  ,  ouero 
in  cambio  della  fenice  il  pirale,ehe  è  animale 
coi  te  penne,  il  quale  (come  fcriue  Plinio  ,  & 
riferifce  il  Thomai  nella  fua  idea  del  Giardi- 
no del  Mondo  al  cap.p-  )  viue  tanto,  quanto 
ftà  nel  fuoco,  &  fpengendofi  quello,vola  poco 
lontano,&  fu b ito  fi  muore.,-. 

Della  falamandra  Plinio  nel  Iib.i0.cap.e7. 
dice, che  à  animale  fimile  allalucertola,pieuo 
di  ftelle,il  quale  non  vieti  mai, fé  non  a  tempo 
di  lunghe  pioggie,  &  pet  fereno  mancia. 

Quefto  animai  e  è  tanto  freddo  ,  che  fpegne 
il  fuoco  tocco  non  altrimenti ,  che  farebbe  il 
ghiaccio, &  dicefi  anco,chc  quell'animale  ftà, 


&  viue  nel  fuoco,&  più  tofto  I'eftinguc/che_> 
da  quello  riceua  nocumento  alcuno,come  di- 
ce Ariftotcle  ,  &  altri  fcrittori  delle  cpfe  na- 
turali . 


A     Tv     I     A. 


•■•> 


DONNA  con  i  capelli  folleuati,&.  (parli 
al  vento, che  fedendo  fopra  Ife  nuùoje', 
tenga  in  mano  vn  bel  pauone,comc  animala 
confecrato  a  Giunone  Dea  dell'Aria,  Se  fi  ve- 
dranno volare  per  l'Aria  vari  j  vccelli ,  &  ai 
piedi  di  detta  figura  vi  farà  vn  camaleonte, 
come  animale, che  non  mangia  cofaalcuna_*, 
nebeue-.màfoIod'Ariafi  pafce,&  viue. Ciò  ri- 
ferifee  Plinio  nel  libro  8-dap.3  j. 

] 
A     C     Q_V     A. 

DONNA  nuda  ,  ma  che  le  parti  vergo- 
gnofe  fieno  coperte  con  bella  gratia-da 
vn  panno  ceruleo,  &  che  fedendo  a  pie  di  vno 
fcoglio  circondato  dal  mare, in  mezo  del  qua 
le  nano  vno,  ò  due  inoltri  marini,  tenghi  con 
la  delira  mano  vno  feettro. ,  &  appoggiandoli 
con  il  gomito  finiftro  fopra  d'vn'vrna,&  che_j 
da  detta  vrna  efea  copia  d'acqua ,  &  vari  j  pe- 
fci,incapo  hauerà  vn  ghirlanda  di  canne  palli 
ftri,  ma  meglio  farà,che  porti  vna  bella  coro- 
na d'oro  . 

Asqueft'elcmento  dell'Acqua  fi  dà  lo  feet- 
tro,&  la  corona, perche  non  fi  troua  elemento 
alla  vita  Iraniana, e  ai  compimentodel  mondo 
più  neceflàrio  dell'Acqua, della  quale  fcriuen 
do  Hefiodo  Poeta,  &Talete  Milefio,  diiTeio, 
che  ella  non  fidamente  era  principio  di  ti;tte_j 
le  cofe,mà  fignoradi  tutti  gli  Elementi  perciò 
che  quella  confuma  la  terra  ,'fpegne  il  fuoco  , 
faglie  (òpra  l'Aria,  Se  cadendo  dal  Cielo  qua 

fiù  è  cagione,  che  tutte  le  cofe  neceffarie  all'- 
uomo nafeanoin  terra.  Onde  fu  anticamen- 
te appreffo  i  Gentili  in  tanta  ftima,  &venera- 
tione,che  temeuano  giurare  per  quella  &  qua 
do  giurauano  ,  era  fegno  (  come  dice  Virgilio 
nel  6.1ib.dell'Eneide)  d'infallibile  giuramen- 
to,come  anco  riferifce,&  approua  Tomafò  To 
mai  nell'idea  del  Giardino  del  mondo,al  e.  44. 

TERRA. 
\  7  N  A  Mattona  a  federe  ,  veftita  d'habito 
^  pieno  di  varie  herbe,  e  fiori, con  la  deftra 
mano  tenghi  vn  globo,  in  capo  vna  ghirlanda 
di  fronde,fiori,e  frutti,&  de  imedefimi  ne  fa- 
xa pieno  vn  corno  di  douitia,il  quale  tiene  con 
la  deftra  mano,  &  a  canto  vi  farà  vn  Leone,& 
altri  animali  terreftri . 

Si  fa 


Parte  Prima-i  : 


*95 


Si  fa  matrona,per  effere  ella  da  i  Poeti  chia- 
mata gran  Madre  di  tutti  gl'animali.come  be- 
ne tra  gl'altri  diffc  Ouidio  nel  i.  delle  Meta- 
morfosi così . 
Oflaqjpoft  tergtwi  magn a  i  dilata  parentis  . 

Et  in  altro  luogo  del  medefimo  i.Iib.diffe_> 
anco . 
Magna  pareri s  terra  efi  ,  lapidei^  in  corporea 

Terra , 
Offa  reor  dici,  'tacere  hot  pofl  terga,  iubemur . 
Et  PiftefTo  anco  replicò  nel  i.  lib.  de  Falli, 
come  anco  meglio  lo  dice  Lucretiolib.  r.  dcj 
natura  rerum  . 

Si  dipinge  con  il  globo,  &  che  flia  a  federe , 

Ser  effer  là  Terra  sferica,&  immobiIe,come__> 
imoftra  Manilio  nel  x .  lib.  Aflronom.doue_> 

dice_>. 
Vltima  fubfedit  glomeratopondere  tellus . 

Et  poco  dipoi. 
Efi  igitur  tellus  mediam  forti  ta  cauernà  Aeris. 

Et  con  quello  che  fegue  appiedò  * 

Si  velie  con  habito  pieno  di  varij  fiori,  & 

herbe,&:  con  il  cornucopia  pieno  di  più  forti_> 

di  frutti,  Se  conia  ghirlanda  fopradetta  inca- 

po,perciòche  la  Terra  rende  ogni  forte  di  frut 

tiicome  ben  dimorila  Ouidio  nel  lib.  i.  de  arte 

amandi  oue  dice__>. 
H&c  teliw  eademparit omnia  vitibmilla 
Conuenit,h&c  oleis,hic  bene  f arra  virent  . 
Et  Statio  nella  Thebaide  ,  come  riferifee  il 

Boccaccio  nel  lib.  i.  della  Geneologia  degli 

Dei, così  dice  della  Terrai. 

O  eterna  madre  d'huomint,  e  di  Dei 
Che  generi  lefelue,  i  fiumi,  e  tutti , 
Del  mondo  ifemi,  gì' animali,  e  fiere 
Di  Prometeo  le  mani,  e  mfìeme  i  fajfi 
Di  Pina,  e  quella  fotti,  laqual  diede 
Prima  d'ogn  altra  gl'elementi  primi, 
E  gl'huomini  cangiafii  ,  &  che  camini 
E'I  mare  guidi,  onde  a  te  intorno  feeder 
La  quieta  gente,de  gl'armenti,  e  l'ira-» 
Delle  fiere,  e'iripofo  de  gl'vccelli  , 
Et  appreffo  del  mondo  ,  lafortez{j*->- 
Stabile,  e  fermale  del  del  l'occidente^., 
La  machina  veloce  ,  e  l'vno,e  l'altro 
Carro  circonda  te,  che  in  aere  voto 
Pendente  fini .   O'  de  le  cofe  meno 
Et  indiuifa  a  i  grandi  tuoi  fratelli  , 
Adunque  infieme  fola  a  tante  genti  , 
Lt  vna  bafii  a  tante  alte  Cittadi  , 
Et  popoli  di  fopra,  a  /co  di  fiotto, 
Che  fen\a  fopportar  fatica  alcuna 
Atlante  guidi,  ilqualpur  affatica 
Il  Cui  a  fofiener  le  ttelle ,  e  i  Dei. 


ELEMENTI» 

I  Quatro  Elementi,per  compofitione  de  i  qua 
li  lì  fauno  le  generationi  naturali,  partici  - 
pano  in  fomnìo  grado  delle  anatro  prime  qua 
lità,  &  contai  rifpetto  fi  trouano  nell'huomo 
quatro  complefiloni, quatto  virtù, quatro  fcié- 
ze  principali, quatro  arti  le  più  nobili  nel  mori 
do,quatro  tempi, dell'anno.quatro  lìti, quatro 
venti, quatro  differenze  locali, &  quatro  caufe, 
ò  cagioni  delle  humaue  feienze .  Et  verranno 
quefti  quatro  Elementi  bene,&  piaceuolmen- 
te  rapprefentati  co  i  loro  vilìbili  effetti  »  fenza 
Geroglifico  metaforico ,  hauendo  fatto  così 
per  rapprefentare  alla  villa  l'iftefle  cofe  viabi- 
li, molte  volte  ancora  gli  Antichi,  &  però  con 
l'aiuto  folo  della  definitione  materiale  fi  farà 
prima  la  Terra. 

TERRA. 

DONNA  vecchia,  veftita  di  manto  lun- 
go, &  fofeo  ,  fi  foftenti  in  aria  fopra  vn 
barione,  ilquale  pendendo  egualmente  alla  fi- 
gura dall'vna,&  dall'altra  parte,  habbia  nell'- 
vna,&  nell'altra  fommità  vna  ilella,attrauerlì 
detto  baflone  la  figura  fin  doue  polfono  arri- 
uar  le  braccia  flefe  all'ingiù ,  flando  la  figura 
dritta  ,  è  pofandofi  con  le  mani  in  detto  baflo- 
ne,la  tefta alzata  inalro,&  a  foggia  di  treccie, 
hauerà  vna  felua  d'arbori,  &  nelle  fpalle  fi  ve- 
dranno come  monili  due  piramidi,che  rapprc 
fenti  no  Città,  &  tenendo  le  mammelle  fuori 
del  petto,  getti  fuora  acqua,  che  lì  raccoglia 
fopra  il  lembo  della  vefte,&  fopra  al  detto  ba- 
flone fi  vedano  penderegrappid'vue&  fpighe 
di  grano,&  tenga  detta  figura  al  collo  vn  mo- 
nile di  foglie  d'oliue_3. 

Così  lìrapprefentano  i  tre  frutti  principali 
della  Terra,  il  deriuar  che  fa  il  male  da  i  fon- 
tina {labilità  della  terra  librata  dal  proprio  pe- 
fo,&  foilenuta  per  dir  così,  dalle  Jationi  cese- 
lli, moftrate  nelle  due  flelle,che  lignificano  an 
co  i  due  Poli, il  baffone  mollra  Palle  del  Cielo, 
i  luoghi  habitati,&  iìluelhi  fono  efprellì  nella 
felua, &  nelle  piramidi . 

Il  color  della  vefle  è  color  della  Terra  ,  &" 
la  faccia  di  vecchia  è  ,  perche  di  lei  fi  dice_* 
a  gl'huomini  tutu '.Tornate  alla  gran  madre_> 
antica.^. 

Rhea ,  onero  Cibale  ancora  era  già  rappre- 
fentata  per  la  terra  ,  come  fi  vede  appreilo  gli 
fcritton  della  Deità , 

M     3  ACQVA 


i$>6         Della  nouifsima  Iconologia 


A     C     Q_V     A. 

DONNA  giouane  veftita  di  vette  fottili, 
&  Hi  color  ceruleo,  in  modo  che  né  tra- 
/parifcano  le  carne  ignude,  conlepieghe,I>.— s 
vede  per  tutto  imiti  l'onda  del  mare,  moftri. 
detta  figura  di  foftener  con  fatica  vna  natie  fo- 
pra la  tefta,ftia  con  i  piedi  fopra  vn'anchorain 
forma  di  caminare  aif ingiù,  habbia  pendente 
di  coralli, &  d'altre  cofe  marine, al  petto  fi  ve- 
dano due  conchiglie  grandi,  che  raffembrino 
U  forma  delle mammelle,s'appoggi  ad  vna—» 
canna ,  ò  remo,  ò  fcoglio  con  diuerfe  forte  di 
pefci, d'intorno,  difpolti  algiuditio  del  difere- 
to  pittore?. 

Gli  Antichi  per  l'Acqua  faceuano  Nettuno 
vecchio,  tirato  per  l'onde  dadue  caualli»  con 
tridente  in  mano,di  che  fono  feritee  l'interpre- 
tationida  gl'altri. 

Per  1'iftefib  pigliauano  ancora  Dori ,  Gala- 
tea,  Naiadi, &  altri  nomi, fecondo  che  voleua- 
no  {ìgnifìcare,ò  fiume,ò  mare,&  qucfto,ò  ch'- 
hauefle  calma,  ò  fortuna^». 

A     R     I     A. 

DONNA  giouanetta,&  di  vago  afpetto, 
fia  veftita  di  color  bianco,  è  trafparente 
pili  dell'altro  dell'Acqua  ,  con  ambe  le  mani 
moliti  di  foftentare  vn  cerchio  di  nuuole,  che 
la  circondi  d'intorno  alla  vette,  &  fopra  dette 
nuuole  fi  veda  la  forma  dell'arco  celefte  . 

Tenga  fopra  la  tefta  il  Sole, quale  fi  moftri, 
che  fiferuaper  raggi fuoi  delle  chiome  di  lei, 
tenga  l'ali  alle  fpalìe,e  fotto  a  i  piedi  ignudi  v- 
na  vela, fi  potrà  dipingere  ancora  il  Camaleoh 
te^n'imalc-,  che  fi  nodrifee  d'Aria  ,  fecondo  fi 
fcriue,e  fi  credei- 

E  di  facile  dichiaratone, il  Sole  moftra  que 
(l'elemento  erfer  diafane  di  fua  natura, e  fentir 
più  de  gl'altri, e  communicare  anco  i  benefit!  j 
del  Sole^». 

La  vela  dimoftra  il  naturai  fito  fuo  effere..» 
fopra  l'acque_>. 

Finfero  gl'Antichi  per  aria  Gioue,&  Giuno 
ne,  Gioueperla  parte  più  pura,  Giunone  per 
la  parte  più  mifta,  e  con  tutte  Je  fauole  a  loro 
fpettanti,.chc  fono  quafi  infinite,  fi  fimboleg- 
gia  fopra  la  natura  dell'Aria  ,  &  delle  varie_» 
srafmutationi  per  mezo  fuo. 

r    v    o    c    o. 

GIOVANETTO  nudo  di  color  viua- 
ce  :  con  vn  velo  rollo  a  trauerfo  ,  il  qual 
velo  fi  pieghi  ditierfamente  in  forma  dì  fiam- 
ma .  Porti  la  tefta  calua,  con  v»  Ibi  fiocco  di 


capelli  all'in  su ,  fi  veda  fopra  "la  tefta  vn  cer- 
chio con  i'imagine  della  Luna,per  moftrare_* 
che  quello  fra  gli  elementi  ha  luogo  fuperio- 
re, tenga  vn  piede  fofpefo  in  aria, per  moftrarc 
la  fualeggierezza,&  fotto  alle  piante  de  i  pie- 
di fi  inoltrino  i  venti,che  fofHano  fotto  alia—» 
regione  del  Fuoco . 

Vulcano  &  laDeaVefta  furono  da  gli  An- 
tichi creduti  Dio  del  fuoco,&  da  i  fapienti  co- 
nofciutijche  l'vno  ci  fignificalTc  i  carboni, e  l'- 
altra le  fiamme-: ma  iu  quello  io  non  mi  flendo 
per  eiferui  altri, che  né  parlano  lungamente^. 


ELEMENTI. 


F    V    O     C    O. 


DONNA  con  la  Fenice  in  capo,  che  s'ab- 
brucci,  &  nella  man  delira  tenga  il  ful- 
mine di  Gioue,con  le  fcintillc  tutte  sfauillaa 
ti, &  fia  veftita  di  rollo  . 

AERE. 

DONNA  che  con  ambe  le  mani  tengo—» 
l'Iride,  ouero  arco  celefte  ,  &  habbia  in 
capo  vna  calandra  con  l'ali  diftefe,&  col  becco- 
aperto,e  fia  veftita  detta  figura  di  turchino  af- 
fai illuminato . 

A     C     O     V     A'. 

DONNA  che  habbia  vn  pefee  in  capo 
aliai  grande,  nelle  mani  tenga  vna  na- 
tie fenza  vela:mà  conl'albero,antenna,  e  far- 
le ,  e  fiano  nel  veftimento  fcolpitc  l'onde  del 
mare . 

TERRA. 

DONNA  con  vn  Cartello  in  capo,&  cou 
vna  torre,nclle  maiù  tenga  diuerfe  pian 
te, il  veftimento  farà  di  tanè,con  vna  fopraue- 
ftc  di  color  verde-?. 

TERRA. 

LATerraèvn'elementoilpiùinfimojìl'più 
graue,&  minimo  di  tutti, fituato  in  niezo 
del  mondo  tra  l'vno,e  l'altro  Polo,  per  natura 
graue,  &  immobile  foftenuta  dalla  propria— » 
grauezza,reftringendofi  verfo  il  centro, ilqua- 
le  ftì  in  mezo  d'effa,  perche  tutte  le  cofe  gia- 
lli vanno  al  centro,  &  perciò  ellèndo  grane.,-., 
hauendo  il  centro  in  fé,  ftà  per  ft  ftella  intor- 
no al  fuo  centro . 

Haueiadofi  a  far  figura  ,  che  ne  rapprefenti 
la  Terra., farà  impoffibile  darli  tutte  le  lue  qua 

liu 


Paifte  Prima. 


iità>percKc  fono  infinite:  fé  ne  piglierà  dunque  • 
delle  più  proprie, &  più  a  propolìto  noftro  con 
farl.i_j>- 

Donna  d'età  matura  ,  non  molto  grande-?, 
con  vna  vefte  berrettina  del  color  deila  terra, 
nellaquale  yì  faranno  alcuni  rofpi,&  fopra-la 
detta  vefte  hauerà  vn  manto  verde  con  diuer- 
fe  herbette  fiori, &  fpighe  di  grano,&  vue  bian 
che,  e  negre,  con  vna  mano  terrà  vn  fanciullo 
che  poppa, e  con  l'altra  abbracciato  vn'huomo 
morto  ,  dall'altra  poppa  ne  fcaturirà  vn  fonte, 
quale  anderà  lotto  li  piedi/nel  quale  vi  faran- 
no diuerfi  ferpcnti,  fopra  la  tefta  terrà  vna  cit- 
tà,hauerà  al  collo  dell'oro,  &  delle  gioie,  alle 
•mani,&alli  piedi  aiìcoFal»! 

Si  farà  donna  attempata,per  effer  come  ma 
die  di  tutta  la  generationc, d'età  ma  tur  a,  per  ef- 
fer  creata  dal  principio  del  mondo,e  da  durare 
fin'al  fine, non  molto  grande,perefleril  mini- 
mo tra  gl'altri  elementi, la  vefte  berrettina  li- 
gnifica l'iftelfa  terra,  coni  rofpi fopra,  perche 
il  féfpo  viue  di  terrai. 

Il  manto  verde  con  herbe  fiori ,  fpighe  di 
grtno,&  vue  bianche,enegre,è  il  proprio  ye- 
ilnacnto  della  terra,perciòche, fecondo  le  fta- 
gioni  ella  fi  vefte, co  dare  abbódateméte  tutti 
quei  benijche  fono  necefiàii  j  a  tutti  li  viuenti. 
Il  fanciullo  che  tiene  nella  deftra  poppan- 
doci moftra.come  lei  è  noftra  nutrice,fommi 
minandoci  il  vitto . 

L'huomo  morto, che  tiene  abbracciato  dal- 
l'altro lato,  ne  lignifica,  cornei  viui  foftenta, 
&  i  morti  abbraccia, tenendoci  in  depofito  fino 
alla  refurrettione.,'. 

La  poppa  che  fcaturifce  acqua  ,  ne  rappre- 
fenta  1  fonti,&  i  fiumi, che  ella  fcaturifce  . 

L*acq"ua  che  ella  tiene  fot to  i  piedi  coni  fer 
penti, fono  l'acque  fotterranec  nelli  meati  del- 
la terra  con  i  ferpenti,  cheli  rinchiudono  nel- 
le cauerned'efla_*. 

La  città  che  tiene  in  tefta,  ne  dinota  comò 
la  terra  è  foftentamento  noftro,  Se  di  tutte  1<^_> 
noftre  habirationi. 

Le  gioie,che  ftanno  al  collo,aIle  mani,&  a 
i  piedi, fono  la  varietà  dell'oro,  argento,  Se  al- 
tri metalli, Se  delle  gioie, che  ftanno  dentro  le 
rifeere  della  terra, apportandole  a  noi, per  no- 
ftro vtil  e, &  dilettanonc,&  come  racconta  Pli 
nionel  primo  libro  è  benigna  madre  ,  &  fem- 
pregioua,&mai  non  nuoce. 

TERRA. 
Come  dipinta  nella,  Medaglia  di  dm  modo. 

DOnna  a  giacere  in  terra  ,  mezanuda,  co- 
me cofa  ftabile  ,  con  vn  braccio  appog- 


107 


giato  fopra  d'vn  vafo  ,  dal  quale  efee  vna  vite , 
Se  con  l'altro  ripofa  fopra  vn  globo  ,  intorno 
alquale  fono  quatro  picciole  figure.che  le  pre- 
fentanovna  dell'vue, l'altra  delle  fpighe  di  già 

no:  con  vna  corona  di  fiori, la  terza  vn  vafo  pie 

no  di  liquore  ,  e  la  quarta  è  la  Vittoria  con  vn 

ramo  di  Palma  con  Ietterei. 

TELLVS  STABTLIS. 

ELEMENTI     SECONDO 

Empedocle  . 

EMPEDOCLE  Fi lofofo  dille  efTereiprin- 
cipij,i  quatro  Elementi,  cioè  il  Fuoco,  1'- 
Aere,rAcqua,&  la  Terra,mà  con  due  princi- 
pali potenze.amicitia,  &difcordia,l'vna  delle 
quali  vnifce,l'altrafepara,  da  altri  dette  com- 
binacioni  poifibili,  &  ìmpoftibili,  le  fue  parole 
greche  tradotte  poi  in  Latino  fon  quelle  in  Dio 
gene  Laeitio. 
Zìùf  &f.yiìsrif>tiTi  <ptpéa(2ios ti1  ou'S'avìvf 

N»r/i-  8'  iiJetKpJOlf  ÌTÌKf,ol  GfAUd.  (ZpÓTHOV  . 

luppiter  albui}&>  almajoror  luno,atque  potens 
Bis. 
Et  Netti* }  lachrjmis  hominum  qu*  lumina 

compi  et . 
Che  furono  volgarizati  da  Seluaggio,  Acca- 
demico  Occulto,in  cotal  guifa,  fé  bene  nel  fe- 
condo,&  vltimo  verfo  è  alquanto  lontano  dal 
tefto  Greco,&  Latino. 
Odi  quatro  radici  delle cofe  . 
Gioue  alto,alma  Giunone ,<?  Fiuto  ricco, 
E Ne/li,  che  di  pianto  n'empie  i  fiumi. 

Ond'egli  parimente  intende  per  lo  fuoco  , 
che  è  fopra  l'aere,  &  chiamalo  fificamente_> 
Gioue,perciòche  niuno maggiore  giouamen- 
to  altronde  fi  riceue,che  dal  fuoco  .  L'alma_j 
Giunone  intende  per  lo  aere,&  in  quefto  mol 
to  con  edo  lui  fi  concordano  i  Poeti,i  quali  fin- 
gono Giunone  moglie,&  forella  di  elfo  Gio- 
ue, attefoquafi  l'iftella  qualità  ,  ò  pochiilima 
differenza  dell'vno,&  dell'altra,onde  Home- 
ro  nel  fuo  linguaggio  dille. 
lunonem  cano  aunthronà,quatn  peperit  Rhea. 
Immortalemreginam  ,  exceljam  formam  ha- 

bentem , 
louis  validifeni  ferorem,vxorcmque^, 
lnclytam  ,  quam  òmnes  beati  per  longum  O- 

lympum 
Léitihonorantfimul  cum  loue oblecìant  eful- 
minibus  . 
Pigliali  poi  il  padre  Dite  per  la  terra  ,  &  è 
chiamato  Plutone ,  cioè  Re ,  Se  Signore  ricco 
della  terra,perciòche,in  efla  fono  ripofti  i  più 
pretiofi  tefori ,  Se  da  lei  fi  caua  oro,argento>& 
N     3  °Sn» 


i  #8        Della  nouifsima  Iconologia 


or "'nitro  metallo. 

N^-fti  vltimamente  fi  mette  per  li  fiumi,cioè 
per  lo  generare  dell'acque.  Ne  voglio  in  que- 
fto  luogo  tralafciare  vn'epigramma  di  Gio. 
Zaratino  Cartellini, altre  volte  nominato,  nel- 
quale  con  fenfi  miftici,  di  Empedocle,  in  for- 
ma di  nigma  efpone  ,  come  alla  morte  d'vn 
rofignuolo  interuennero  tutti  gli  elementi  , 
men  re  egli  ftaua  cantando  in  cima  d'vn'allo- 
*o,a  pie  del  quale  feorreua  vn  riuo  d'acqua_j. 


Dum  priftum  tener*  Philomela  in  vertice  D/t- 
phnes . 

Ploraret  querulo  gutture  nafta  dolum  . 
Perculit  incautum  crudeli  vulnere  Pluto, 

Quam  Inno  baud  potuit  fuftinuijfe  diu  . 
In  lachrymas  Nefiis  cecidit  moribunda propin-  . 
qui , 

Nittts,&  in  lachrymisfunditusinterijt . 
Extintl.tm  lento  combuffit  luppiter  &ftu . 

In  viuo  tumulo fic  tumulata  fuit . 

IONE. 


DONNA  vecchia  di  venerando  afpetto, 
veftitadi  color pauonazzo,  che  porti  al 
collo  vna  catena  d'oro,&  per  pendete  vi  fia  vn 
core,  Starà  a  federe  moftrando  nel  fembiante 
d'hauer  alti,&  nobil  penfieri,  Alianti  di  detta 
figuravi  faraunodue  ftrade,  in  vna  a  man  de- 
irra  vi  farà  vn  Arbore  detto  Elee,  &  nella  fini- 
{ha  vn  brutti  fumo  felpe  . 

Terrà  il  braccio  deftro  alto' inoltrando  col 
duo  indice  il  nominato  Elee,  &  con  lafimftra- 
tna  cartella  riuoltain  bei  giri,  nella  quale  vi 


fiaferitto  VIRTVTEM  ELIGO. 

Elettiòne  è  vn'appetito  in  noi  caufato  per 
deliberatone  fatta  con  configlio,pernoftro  in 
terefie,  ò  de  gli  amici  (òpra  mezzi, inftromen- 
ti,&  modi  ritrouati  in cofe  poffibili,mà  diffici- 
li,&rdubbiofe, per  confeguire  il  fine  che  ci  hab 
biamo  propofto.  Sì  rapprefenta  vecchia, &  di 
venerando  afpetto  ,  perciòche  l'età  matura,  è 
quella  che  per  la  perfettionedel  fapere,&  per 
l'efperientia  delle  cofe  che  ha  vedute,&  prati- 
catelo fare  la  vera,  &  perfetta  Elettione_>. 
Si  verte 


Parte  Prima.  199 


-  Si  rcftc  di  color  pauonazzo ,  cflendo  che_j» 
oucfto  colore  lignifica  grauità,conueniente  al 
(oggetto  che  rapprefentiamo. 

Porta  la  catena  d'oro,&  per  pendente  il  co- 
re,perciòche  narra  Pierio  Valeriano  libro  54. 
dei  Geroglifici,  che  gli  Egitti  j  mettenano  il 
core  per  limbolo  del  coniglio  ,  elfendo  che  il 
▼ero,  &  perfetto  configli©  viene  dal  core,cofa 
veramente  propria  dell'Elettrone,  ell'endo  che 
ella  è  il  proponimento,  &  comporto  di  ragio- 
ne^ di  configlio,  w 

Si  dipinge  die  ftia  a  federe  con  la  dimo- 
ftratione  d'hauere  alti ,  &  nobili  perifieri,  ef- 
fendo  che  l'Electione  colimene  che  fia  fatta_j 
non  a  caio, 'ma  condifcorfo,&  fondamento  . 

Ledue  ftrade  l'vnaoue  è  l'Elce,fìgnifica  la 
virtù  &  perciò  di  quella  conuiene  di  farne  E- 
lettione,  &  in  quella  ftar  fermo,  Se  coftante_> 
a  fi  mi  li  tudin  e.  dell'Elee  ilquale  è  albero  in 
quanto  alfa  materia  lòdo,  alla  radice  profon- 
do^ 1  rami,&  alle  fogiÌe,ampio,&  .verdeggiati 
te  &  quanto  più  vieti  recifo,  più  germoglia  , 
&  prende  maggior  forza>petciò  fu  pollo  d.i_^ 
gli  Antichi  per  limbolo  della  virtù,  come  quel  ■ 
la  che  è  ferma, profonda,  &  verdeggiante ,  & 
di  tal  pianta  in  legno:  della  lor  virtù  ai  valo- 
rofi:  Capitani  di  tal  albero  la  corona,  lì  daua. 

L'altra  viadel  ferpe,denota  il  vitioalquale 
è.fempre  córrano  ad'ogn'honorata,&  virtnofa 
imprefa.  Il  inoltrare  il  dito  indicedellaman 
delira  il  detto  Elce,&  con  la  finiftra  la  Cartel-; 
la  oue  e  fcruto  vìrtutem  eligo,  perche  altro  no 
pare  che  moftri  queito  nome  Elettrone  fé  non 
vn  certo  appigliarti  di  due  cofe-a  quella  che'l 
conliglio,&  la  ragione  moftra  e  fiere  migliore, 
il  che  maggiormente  appare  nel  nome  Greco 
perche  i  Greci  chiamauano  l'Elettione  <&poct~ 
fit$j{,cioè  pròerefis.,che  altro  non  lignifica  che 
Elettione  d'vna  cofa  innanzi  all'altra,  il  che_» 
non  può  farli  feprima  l'huomonon  difeorre, 
&  non  fi  configli  feco  Ile  ilo  qual  fia  la  miglio- 
xe,&  qual  nò  . 

E  L  O  QJ/  ENZA. 

GIOVANE  bella, col  petto  armato,&  con 
le  braccia  ignude.in  capo  hauerà  vn'El- 
mo  circondato  di  corona  d'oro,  al  fianco  ha- 
uerà 1©  flocco,  nella  mano  deftra  vna  vergai, 
nella  finiftra  vn'  fulmine, &  farà  veftita  di  por- 
pora_j. 

Giouane,bella,&  armata  fi  dipinge,perciò- 
che  l'Eloquenza  non  ha  altro  fine,  ne  altro 
iìicento,che  peffijadere,&  nOn  potendo  far  ciò 
feiu'allettaie,&  muouerc,pero  fideerappre- 


fentare  vaghiflìma  d'afpetto  ,  e/Tendo  l'orna- 
mento,&  la  vaghezza  delle  parole,deIle  quali 
deueefler  fecondo  chi  vuole  perfuadere  al- 
trui,però  ancora  gli  Antichi  dipinfero  Mercu- 
rio giouane,piaceuole,&  fenza  barba,  i  coftu- 
midellaquale  età  fono  ancora  conformi  allo 
itile  dell'Eloquenza,che  è  piaceuole,  audace, 
altera,,lafciua,&  confidenti.^ 

La  delicatura  delle  parole  s'in  fegna  ancora 
nelle  braccia  ignude,le  quali  efeono  fuora  dal 
bufto  armato,perche  fenza  i  fondamenti  di  fai 
da  dottrina  ,  &  di  ragione  efficace  l'Eloquen- 
za farebbe  inerme  ,  &  impotente  a  confeguire 
il  fio  fine.  Però  fi  dice  che  la  dottrina  è  ma- 
dre dell'Eloquenza  ,  &  della  perfuafione;  ma 
perche  le  ragioni  della  dottrina  fono  perlai 
difficultà  mal  volentieri  vdite  ,  &  pocointefe, 
però  adornandoli  con  parole,  fi  lafciano  inten- 
derej&  partorifeono  fpelle  volte  effetti  di  per- 
fualìoni,  &  così  fifouuiene  alla  capacità,  &  a 
gl'effetti  dell'animo  mal  comporto, però  fi  ve- 
de,che,ò  per  dichiarare  le  ragioni  difficili ,  & 
dubbie,ò  per  fpronar  l'animo  al  moto  delle  pai" 
fioni,òper  raffrenarlo,  fono  neceflàrij  i  vari), 
&  artifitiofi  giri  di  parole  dell'oratore  ,  fra  i 
quali  egli  fappia  celare  il  fu'ò  artifitio  ,  &  così 
potrà  muouere,&  incitare  l'altiero; onero  fue- 
giano l'animo  addormétato  dell'huomo  baf- 
fo^ pigrecon  la  verga  della  più  bafì*a,&  coni 
mime  maniera  di  parlare,  ò  con] la  fpada  delia 
mezzana  ,  &  più  capace  d'ornamenti,  ò  final- 
mente col  folgore  della  fublime,  che  ha  forza 
d'atterrire,  &  di  fpauentare  ciafcunO  . 

La  verte  di  porpora  con  la  corona  d'oro  in 
capo,da  chiaro  fegno,come  ella  rifplende  nel- 
le menti  di  chìl'afcolta,&  tiene  il  dominio  de 
gl'animi  humani, elfendo  che,come  dice  Plat. 
in  Poi.  Oratoria  dignità!  cum  regia  dignitate 
coniuntt*  efl,dnm  quod  tuftum  e/ì,per/»adet,Ó' 
cum  Ma  Refpuèlicas gubernat . 

E  L  O  Q_V  ENZA.     » 

DOnna  veftita  di  vari  j  colori,  con  ghirlan- 
da in  capo  d'herba  chiamata  Inde, nella 
mano  deftra  tiene  vn  folgore,  &  nella  finiftra 
vn  libro  aperto. Il  veftimento  fopradettodimo 
ftra  che  fi  come  fono  varij  i  colori  ,  così  l'O- 
rationedeue  ellere  veftita  ,  &  di  più  concetti 
ornata_/. 

■La ghirlanda  delia  fopradetta  herba  lignifi- 
ca (come  narra  Pierio  Vajeriano  nel  lib.6Ò.)' 
ellere  fimbolo  della  Eloquenza, perciòclie  nar- 
ra. Homero  chegi'Oratori  de  Troiani ,  come 
quelli  che  cranoVloquéuirim^haueflero  man- 
N     4.  giato 


zoo         Della  noqifsima  Iconologia 


giato  l'Iride  fiorita,&  quello  vuol  darci  ad  in- 
tendere il  Poeta  in  qucfto  fuo  modo  di  diro, 
cioè  che  eglino  haueuano  con  ogni  diligenza, 
&  ftudio  imparato  i  precetti  dell'ornaro  parla- 
re, &  di  ciò  quella  è  la  cagione  che  il  fiore  di 
quefta  herba  per  la  Tua  varietà  ,  &  ornamento 
de  colori,habbia  con  l'Iride  celefte  fimilitudi- 
ne  grandi  filmacene  pure  era  ancor  iei  tenuta^» 
per  Dea  dell'Eloquenza.^. 

Per  lo  libro  fi  moftra  che  cofa  fia  Eloquen- 
za, che  è  l'effetto  di  molte  parole  acconcie  in- 
ficine con  arte,  &  è  in  gran  parte  fciitta,  per- 
che fi  conferai,  a'  poderi  ,  &  per  lo  fulmine  fi 
moftra,come  narra  Pierio  Valeriano  nel  libro. 
43. che  non  con  minore  forza  l'Eloquenza  d'- 
vn  huomo  facondo,&  fapiente, batte  a  terra_^ 
la  pertinacia  fabricata,&  fondata  dall'ignoran 
za  nel'e  menti  de  gli  ftolidiprofuntuofi.cheil 
fulmine  percuoto,&  abbatte  le  tonache  t'in- 
alzano fopra  gl'alti  edifitij  • 

ELO  Q_V  ENZA. 

DOnna  veftita  di  rofTo,nella  man  delirio» 
tien  vn  libro  ,  con  la  finiftra  mano  alza- 
ta^ conl'indice,che  il  fecondo  dito  dell'iilef- 
la  mano  ftefo  ,  &  preliba  fuoi  piedi  vi  farà  vn 
libro,  Se  fopra  elfo  vn'horologgio  da  poluere, 
vi  farà  ancora  vm  gabbia  aperta  con  vn  papa 
gallo  fopra_^. 

Il  libro, &  l'horologgiojcome  fi  è  detto  è  in- 
dicacene le  parole  fono  l'irtromento  dell'elo- 
quente-.le  quali  peròdeuono  effereadopiato 
mordine  Jk  mi  fura  del  tempo, efiendo  dal  tem 
pò  folo  mifurata  l'oratione,  &  da  eflb  riceuen- 
doi  numerico  ftile,la  grana,  &  parte  dell'at- 
titudine a  perfuadero. 

Il  Papagallojè  fimbolo^de-ll'eloquente, per- 
che fi  rende  marauigliofb  con  la  lingua, &  con 
le  parole  imitando  l'huomo  ,  nella  cui  lingua 
{blamente  confifte  l'eilercitio  deil-'Elcquéza  . 
Et  fi  dipinge  il  papagallo  fuora  della  gabbia, 
perche  l'Eloquenza  non  è  riftretta  a  perminej 
alcunoielfendo  l'oifitio  fuo  di  faper  dire  proba 
burnente  .li  qual  fi  voglia  materia  propofta_>, 
come  dice  Cicerone  nella  Rettorica,e  gl'altri, 
che  hanno  fcritto  prima,  &  dipoi. 

Il  vedimelo  rodo  dimoftra,che  l'oratione 
deue  e  fiere  concitata  ,  &  aftettuofa  in  modo, ; 
che  ne  rifluiti  rolfòre  nel  vifo,àcciòche  fia  elo- 
quente ,  &  attaaliaperfiiafione  ,  conforme  al 
detto  d'Ho  ratio  • 

Si  vismèfltre^dotèndhmefi 

Primum  itfitihi.  -    , 

Et  quella  aflertioue  concita»  fi  dimoilra  an- 


co nella  mano,&  nel  dito altprperche  7na  bit» 
na  parte  dell'Eloquenza  confifte  nel  geftodel» 
l'oratione-». 

ELO  QJV  ENZA. 

MAtrona  veftita  d'habitohonefto,in  capo 
haueià  vn  Papagallo,&  la  mano  delira 
aperta  in  fuora,&  l 'altra/errata,  moli  ri  d'afeon 
derla  lotto  le  velli . 

Quefta  figura  è  conforme  all'opinione  di 
Zenone  Stoico,ilquale  diceua,  che  la  Dialetti- 
ca era  fomigliante  a  vna  mano  chiufa, perche 
proceda  aftutamente,&  l'Eloquenza  iìmigdiajfe 
te  a  vna  mano  ape;  ta,che  fi  allarga)  &  difFomV 
de  affai  più  »  JPer  dichiarationedel  r.ipagalio 
feruirà  quanto  fi  è  detto  di  fopra_-. 

ELO  Q^V  ENZA, 
Nella  Medaglia  di  Marc'  Antonio  . 

E  Radagli  Antichi  Orfeo rapprefentato per 
l' Eloquenza, &  lo  dipinfero  in  habito  Fi- 
lofofìco,ornato dalla  tiara Perfiana, fonando  la 
Lira,&  auanti  d'elio  vi  erano  Lupi,Lconi,Or- 
fì, Serpenti, &  diuerfi  altri  animali, che  gli  lec- 
cauano  i  piedi, Se  non  folo  v'erano  anco  diuer- 
fi  vcceHi,  che  volauano  ,  ma  ancora  monti,  Se 
alberigliele  gli  inchinauano,&  parimente  M 
fi  dalla  muficacornmoflì,&  tirati. 

Perdichiaratione  di  quella  bella  figura  ci 
feruiremo  di  quello, che  ha  interpretato  l'An- 
guillara  a  queflo  propofito  nelle  Metamorfofi 
d'Ouidio  al  lib.  io.  dicendo  che  Orfeo  ci  mo- 
ftra quanta  forza, &  vigore  hafebial'Eloquen- 
za,come  quella,  che  è  figliuola  d'Apollo,  che 
non  è  altro  che  la  Sapienza-^. 

La  Lira  è  l'arte  del  fauellare  propriamente 
laqualehàfomiglianza  della  Lira,che  va  mo- 
uendo  gl'affetti  col  fuono  hor  acuto,  hor  gra- 
uedella  voce,&  della  pronuntia_^. 

Le  felue,  Se  i  monti,  che  fi  muouono,  altro 
non  fono,  che  quegl'huom'ini:fiffi,  &oflinati 
nelle  loro  opinioni, Si  che  con  gràndiffima  diff 
fìcultà  fi  lafciano  vincere  dalla  fuauità  dello 
voci,&  dalla  forza  dcj  parlare,perché  gl'albe- 
ri,che  hanno  le  loro  radici  ferme, &  profonde 
notano  gi'huomini,che  fidano  nel  centro  del- 
l'oftinatione  le  loro  opinioni . 

Ferma  ancora  Orfeo  i-fiumi ,  che  altro  non 
mno,che  1  dishonefti,  &  ìgfcw  huomini,  che 
quando  non  fono  ritenuti  dalia  forza  della  lin 
gua, dalla  loro  infame  vita,  feorrono  fenza  ri- 
tegno alcuno  fin'al  mare,ch'è  il  pentimento  , 
&  l'amarezza  che  fuole  venire  fubito  dietro  A 
piaceri  carnali , 

Rende 


Parte  Prima. 


201 


Rende  manfuete,e  benigne  le  fiere,per  le_j 
quali  s'intendono  gl'huomini  crudeli, &:  ingor 
di  del  fangue  altrui, edere  ridotti  dal  guidino- 
lo fauellatoreapiù  humana,&  lodeuolc  vita. 

.' 
E  L  o  Q_V  ENZA. 

PE  R  la  figura  dell'Eloquenza  dipingere- 
mo Anfione,  ilqualecon  il  Tuono  della_^ 
Citara,&  con  il  canto, fi  veda,che  tiri  a  sé  mol 
ti  fallì, che  faranno  fparfiin  diuerfi  luoghi. 

Ciò  fignifica,che  la  dolce  armonia  del  par- 
lare dell'Eloquenza  perfuade,&  tira  a  sé  gl'i- 
gnoranti, rozzi ,  &  duri  huomini,  che  qua.  & 
là  fparfi  dimorano,&  infieme  conuenghino,& 
ciuilmente  villino . 

E  M  V  L  A  T  I  O  N  E. 

DONNA  giouane, bella  con  braccia  ignu- 
de,&  i  capelli  biondi,  e  ricciuti,  che  ri- 
uolti  ingratiofigirijfacciaiio  vna  vagaaccon 
ciatura  al  capo  ,  l'habito  farà  fuccinto,&  di 
colore  verde  .  Starà  in  atto  di  correre, batten- 
do i  piedi  ajati ,  Se  con  la  delira  mano  tenghi 
con  bella  gratia  vno  fprone  ,  ouero  vn  mazzo 
di  fpine_-- 

L'EmuIatione,  fecondo  Ariflotele  nel  i.lib. 
della  Rettorica  è  vn  dolore,  ilquale  fa  che  ci 
paia  vedere  ne  i  fimili  a  noi  di  natura  alcun 
bene  horcrato,&  ancora  poflìbileda  confeguir 
fi,&  quello  dolore  non  nafee  perche  colui  non 
habbia  quel  bene, ma  perche  noi  ancora  vorref 
fimo  hanerlo,&  non  l'habbiamo. 

Giouane  fi  dipinge,  perciòche  l'Emulatio- 
ne  regna  in  età  giouenile,eflendoin  quella  l'- 
animo più  ardito, e  generofo. 

I  capelli  biondi,&  ricciuti, fono  i  penfieri , 
che  incitano  gl'emuli  alla  gloriai. 

L'habito  fuccinto,&  di  color  verde,fignifi- 
ca  la  fperanza  di  confeguire  quello,  che  Ci  de 
fiderà-.?. 

Le  braccia,&  i  piedi  ignudi  alati, e  la  dimo- 
fhatione  del  correre  dinotano  lapiontezza,& 
la  velocità  d'appareggiarealmei.Ojfe  non  tra- 
paflare  le  perfone,che  fono  adornate  di  virtuo 
i*e,&  lodeuoli  condizioni . 

Gli  fi  dà  lo  fprone,  come  racconta  il  Caual- 
cante  nella  fu  a  Rettorica,  nel  libro  4. dicendo 
che  l'Emulatione  è  vnofperone,che  fortemen 
te  punge  Se  incita  non  già  i  maluaggi  a  defide 
rare,  &c  operare  contra  il  bene  d'alti  111  corno 
inuidiofi,mà  i  buoni,  egenerofi  a  procacciare 
a  lorofte'/fi  quello, che  in  altrui  veggendo,co- 
pofeono  a  loro  fleflì  mancare,  &  a  quello  pro- 
j>ofito  fi  dkeiStimttlos  dedit  *mula  virici. 


EMVLATIONE. 
Del  Stg.Gio.  Z aratino  Capellini . 

Contefa,  e  {limolo  di  gloria. 

DONN  A,che  tenga  vna  tromba  nella  de- 
lira mano  ,  nella  finillra  vna  corona  di 
quercia  con  vna  palma  ornata  di  fìocchi,&  due 
galli  alli  piedi, che  fi  azzuffino . 

Hefiodo  poeta  Greco  nel  principio  della_j 
fua  Poefia  intitolata  le  opere  ,  &  li  giorni  con 
piùfimilitudine  moflrachela  contela  di  glo- 
riofa  fama  è  molto  laudabile, &  conucneuole, 
attefo  che  per  tal  contefa  li  virtuofi  fanno  a  ga 
ra  a  chi  può  piùauanzare  i  concorrenti  loro, 
il  fentirnento  de  i  verfi  "di  Hefiodo  è  quello  pie 
fo  dal  Greco  a  parola  per  parola^. 
JEmulatur  vicinum   ,  vicinai 
Ad  diuitiasfeftinantem  ,  bona  vero  h&c  con- 
tenta hominibui , 
Et  figulus  figulo  fuc  cinft ,  &fabrofaber, 
Et  mendicai  mendico  inuidet  ,  cantorqutj 
cantori . 

I  quali  verfi  per  maggior  chiarezza  noi  tra- 
durremo., tenendoci  parimente  al  teiìo  Greco. 

il  vicino  al  viarìemulfi  mefìra 

Che  con  gran  fretta  le  ricchcx.\e  acqui/la 

Ma  buona  e  tal  contefa  alli  mortali  ; 

II  vafaio  s'adira  col  vafaio  , 

Il  cantor  alcantor  ,ilfabro  alfabro, 

E'I  mendico  al  mendico  inuidiaport.t-j. 
Onde  n'è  deriuato  quel  trito  prouerbio.F/g«* 
Itttfigulum  odit  •  Il  vafaio  odia  il  vafaio,quan- 
do  fi  fuol  dire, che  vr.o  artefice, ò  virtuofo  odia 
l'altro  della  medtfima  profe filone :però  Yedia 
mo  ogni  giorno  fludicfi,  che  biafimano,&  a- 
uilifconole  opere  d'alni ,  perche  odiano  la_*> 
fama  delli  virtuofi  coetanei  faci,  non  fenza_j 
inuidia,  febenefpeflb  occorre  che  quello,  che 
inuidiamo  viuo, morto  poi  lodiamo,  come  dif. 
fé  Mimnermio . 

ìnfigni  cuipiam  viro  proni  fumu$cmnes 
lnuidere  viuo  mortuum  autem  laudare^. 

Modo  lo  lludiofo  da  vna  certa  ambitiofa_j> 
inuidia  d'honore  incitato  dal  {limolo  del la_j> 
gloriofa  fama,  defiderofo  d'efleregli  folo  per 
eccellenza  nominato,  e  tenuto  il  primo,  &  fu- 
periore  a  gli  altri,s'afFarica,s'induilria,&  s'in- 
gegna di  arriuare.anzi  trapaflare  i  fegni  della 
perfettionc_/. 

Geroglifico  della  gloriofa  fama  n'è  la  tro- 
ba  .  Siguifìcat  tuba  famam  &  eeltbrit*t<tm.Y)i- 
ce  Pierio  la  Tromba  eccita  gli  animi  de  Solda- 
ti gli  fueglia  dal  fonno  .  Claudiano . 

'  Excitet  inceslesfhrinaln  buccina  fomnos . 
La 


202,         Della  nouifsima  Iconologia 


La  Tromba  parimente  della  fama  eccita^» 
gli  animi  de  virtuofi,&  li  defta  dal  Tonno  della 
pigritia,  &  fa  che  rtiano  in  continue  vigilici, 
alle  quali  elfi  volontieri  fi  danno  folo  perfar 
progreflò  ne  gli  efferati  j  loro  a  perpetua  fa- 
ma,&  gloria.  Similmente  la  Tromba  incitai 
gli  animi  de  Soldatì,&  gl'infiamma  alla  mili- 
tia .  Virgilio  nel  Serto  . 
Mre  etere  viros,Martem^accendere  cantu. 
Così  la  tromba  della  fama,  &  della  gloria, 
infiamma  gli  animi  alPEmulatione  della  vir- 
tù, quindi  è  che  Plutarco  trattando  della  virtù 
morale  dille.  Legum  conditore!  in  cintiate  am- 
bitionem  Amulationemj;  exciamt,aduerfu4ho- 
fles  autemtubis  etiam  ,ac  tibijs  inSiigant  au- 
gentà\irarum  ardores  ,et  pugnandi  cupiditatem. 
Et  certo  che  niuna  cofa  infiamma  più  gli  ani- 
mi alla  virtù  che  la  tromba  della  lode  malli  - 
mamenteigiouani ,  perciò  feguita  a  dir  Plu- 
tarco . 
Laudando  adolefcentes  excìtet^atq^propeliat . 
La  corona  ,  &  la  palma  ornata  di  fiocchi.,  è 
fimbolo  del  premio  della  virtù  per  il  quale  i 
vmuofi  ftannoin  continua  Emulatione,&:  con 
ttfa_^>. 

La  corona  di  quercia  fu  nelTheatrodi  Ro- 
ma premio  d'ogni  Emulatione,  &  n'erano  in- 
coronati Oratori  di  profagreca,&  latina, Mu- 
rici^ Poeti.de  Poeti  Marnale-;. 
O  cui  Tarpeias  li  cui  t  contingere  quercus  . 
Confermar  fi  può  con  l'infcrittione  di  Lu- 
cio Valerio,che  ditredeci  anni  tra  poeti  latini 
fu  in  Roma  incoronato  nel  certame  di  Gioue 
Capitolino,inftituito  da  Domitiano,  come  ri- 
fenfee  Suetonio.  lnfiituit,&  quinquennale^ 
certamen  Capitolino  loui  trtplcx,tziu/icuf»,eque 
Jìre  ,gytnnic»m,&  aliquar,  to  plurium,quam  nùc 
ejl  ccronatorum;~Nc\h  infcrittione,ancorche__> 
non  fi  fpecifichi  la  corona  di  quercia,nòdimc- 
no  d'altra  non  fi  deue  intendere,perche  nelle 
contefedi  Gioue  Capitolino  di  quercia  s'inco- 
ronauanoi  vincitori . 

L.  VALERIO   L.  F- 

PVDENT1 
HIC.  CVM.  ESSET.  ANNORVM 
XIII.  KOMJE  CERTAMINE 
IOVIS.  CAPITOLINI.   LVSTRO 
SEXTO.   CLARITATE.   INGENII 
CORONATVS.   EST.  INTER 
TOETAS.    LATINOS  OMNIBVS 
SENTENTIIS.   IVDICVM 
HVIC.  PLEBS.  VNIVERSA 
HISTONIENSIVM.  STATVAM.    ' 
jERE.  GOLLATO  DECREVIT. 


Di  Sonatori  di  Citara  Giuuenale.  A n  Capi- 
tolinam  iperaret  Polito  quercum ,Et  gli  Hiftric- 
ni  ancora, fi  come  apparifee  in  quella  infcrit- 
tioneftampata  dal  Panuino,  da  Aldo  Manu- 
tio,  dallo  Smetio,  &  da  GiofeiFo  Scaligero /•• 
pia  Aufonio . 

L.  SVRREDI.  L.  F.  CLV 

FELICIS 
PROCVRATORI.  AB 
SCiENA.  THEAT    IMP. 
CJES.  DOMITIAN 

PRINCIPI 
CORONATO.   CONTRA 
OMNES.  SC^ENICOS 

La  palma, &  la  corona  ornata  di  fiocchi  co- 
me habbiamo  detto,  era  premio  ancora  cheli 
daua  alli  primi  vincitori, perche  i  fecondi  non 
riportauano  le  corone,  &  le  Palme  con  li  fioc- 
chi fi  come  auucrtifce  il  fudetto  Scaligero  in 
Aufonio  Poet-L-s. 
Et  qu&  iam  dudum  tibi  palma  poetica  pollet 
Lemnifco  ornata  e  fi,  quo  m'ea  palma  caret . 

Se  bene  propriaméte  i  lemnifci  erano  fafeie 
picciole  di  lana  non  colorita, come  dice  Ferto, 
ma  trouafi  anco  che  i  lemnifci  da  molti pi- 
gliafi  per  fiocchi  d'oro,  &  di  feta  ,  fecondo  gli 
aggiunti, onde  leggiamo  in  Aleifandrod'Alef- 
fandro  tìttrufeis  corollts  lemnifci  tantum" aurei 
darentur,  Et  in  Sidonio  Poeta  Palmit  feric<*->. 
Cioè  Palma  ornata  di  fafeie,  ò  fiocchi  di  feta  : 
veggafi  lo  Scaligero  in  detto  luogo  ,  &  Gior- 
nale in  Tnrnebo  lib.  1 8.cap.  3  .dandoli  quefte_> 
Palme  ,  &  corone  ornate  di  riocchi  alli  primi 
vincitori, le  habbiamo  porte  perfegno,  che  P- 
Ernulatione  ci  ftimola  alla  fupremagloria  ,  Se 
al  deriderlo  delli  primi  premi  j. 

I  Galli  che  ri  azzuffano  feruono  per  fimbo- 
lo dell'Emulatione,&  della  contefa  di  gloria  » 
Certant  inter  fé  Galli  fludto  gloria,  Dice  il  Te- 
ftore:  Chrifippo  conPEmulatione  dei  galli  ci 
aggiunge  ftimolo  alla  fortezza  .  Themiftocle 
animò  1  foldati  contra  barbari,con  moftrar  lo- 
ro dui  Galli  che  combatteuano,  non  per  altro 
che  per  la  vittoria:onde  gli  Athcniefi  metteua 
ogn'anno  dui  Galli  a  contendere  in  publico 
fpettacolo,ad  e  riempio  dell'Emulatione,come 
leggeri  in  Celio  Rodigino  lib.  ^.cap^é.Vfiua 
no  ancóqueftoin  Pergamo  Plinio  lib.  io.cap. 
il-  Pergami  omnibus  annis ìpeclacùlum gallo- 
rum  pnblice  editur  cett  gladiatoruìn',  Et  Pollu- 
ce Iib.9.cap.é.riferifce  che  i  Barbar,'!  fcòlpirno 
dui  galli  combattenti  nelle  Medaglie, (imbolo 
deli'£mulatione.,contefa,c  rtimolo  di  glòria.  • 
EQVI- 


Parte  Prima. 


203 


E     Q_  V     I     T     A\ 

Nella  Medaglia  di  Gordiano  - 

DONNA  veftita di  bianco,che  nella  de- 
ftra  tiene  le  bilanciej&  nella  finiftra  Vn 
Conni  copi  a_v. 

Si  dipinge  veftita  di  bianco,perche  con  can- 
didezza  d'animo  fenza  lafciariì  corromperci 
da  gl'interem^quefta  giudica  i  meriti, &  deme 
riti  altrui, e  li  premia, &  condanna, ma  con  pia 
ceuolezza,&  remilfione,  fìgnificandofi  ciò  per 
le  biiancie,&  per  il  Cornucopia^». 

Equità  in  molte  medaglie^. 

*t7  Na  donzella  difeinta,  che  ftando  in  pie- 
*      di  tenga  con  vna  mano  vn  paro  di  bilan 
eie  pari,&  con  l'altra  vn  bracciolare  . 


E     Q_V     I     T     Av. 

Del  Reuerendifs.  Padre  Tr.  lgnath  . 

DOnna  con  vn  regolo  Lesbio  di  piombo  in 
mano  perche  i  Lesbij  fabricauanodi  pie 
tre  a  bugne, e  le  fpianauano  folo  di  fopra,&  di 
fotto,&  per  eflere  quefto  regolo  di  piombo,  il 
piega  fecondo  la  baflezza  delle  pietre,  ma  pe- 
rò non  efee  mai  del  dritto:così  l'Equità  fi  pie- 
ga^ inchina  all'imperfettione  humana,  ma 
però  non  efee  mai  del  dritto  della  giuftitia_j. 
Quefta  figura  fu  fatta  dal  Reuerendifs. Padre 
Ignatio  Vefcouo  di  Alatri,&  Matematico  già 
di  Gregorio XIII.  eflendoii  così  ritrouatatrà 
le  fue  fcriture . 

E     Q_V     A     L     I     T     A\ 
Come  dipinta  nella  Libraria  Vaticaneui. 

DONNA,  che  tiene  in  ciafeuna  mano  vna 
torcia,accendendo  l'vna  con  l'altra. 


EQVINOTTIO    DELLA    PRIMAVERA 


,©. 


Gì  O  V  A  N  E  di  giufta  ftatura,veftito  dal     in  mezzo  con  vna  cintura  alquanto  larga'»  di 
la  parte  deftia  da  alto,  &  a  bailo  di  color     color  turchino*  feguita  fenza  nodi  con  alcune 
bianco,5c  dall'altro  lato  di  color  negro,  cinto     itelle,a  vfo  di  circolo., terrà  fotco  il  braccio  de-. 

ftro 


204        Della  nouifsima  Iconologia 


ftro  con  bella  gratia  vii*  Ariete ,  &  con  la  fini- 
ftra  mano  vn  mazzo  di  varij  fiori, &  alli  piedi 
hauerà  due  alette  del  color  del  veftimento  , 
cioè  dal  lato  bianco  bianche, &  dal  lato  negro 
nero. 

Equinottio  e  quel  tempo  ,  uel  quale  il  gior- 
no è  eguale  con  la  notte,&  quefto  auuiene  due 
Tolte  l'anno,  vna  di  Marzo  alli  n. entrando  il 
Sole  nel  fegno  deirAriete,portando  a  noi  l;i_-> 
Primauera,&  di  Settembre  alli  13  .portando  l'- 
Autunno con  la  maturità  de'  frutti . 

Si  dice  Equinoctio,cioè  eguale,  &  equinot- 
tiale,cioè  equidiale,  &  anco  equatore,  cioè  c- 
guagliatore  del  giorno  con  la|notte,&  per 
quello,  che  ne  moftra  ilSacrobofco  nella  Tua 
sfera:equinottiale  è  vn  circolo,che  diuide  l^_^s 
sfera  per  mezo,  cingendo  il  primo  mobile,lo 
diuide  in  due  parti ,  &  fimilmente  i  poli  del 
mondo . 

Si  dipinge  giouane,  perche  venendo  l'Equi 
aottio  nel  principio  della  Primauera,nel  mefe 


di  Marzo,  gli  Antichi  faceuano,  che  in  dette 
mefe  folle  principio  dell'anno  Dicefi  •nco  che 
fofle  la  creatione  del  mondo, &  anco  l'anno  del 
la  Redentione  ,  e  della  ParTione  di  Noftro  Si- 
gnor &  anco  da  quello  nel  primo  grado  dell'-. 
Ariete  e  fiere  flato  creato  il  Sole  auttore  del  def 
to  Equinottio j  onde  non  fuor  di  propo/ìto  gl'- 
Antichi fecero,  che  in  quefto  mefe  fofle prin- 
cipio dell'anno, efl'endo  che  egli  Ila  priuilegia- 
to  più  de  gl'altri,  non  folo  per  le  ragioni  dette 
di  fopra  ,  ma  perche  da  quefto  fi  pigliano  l'E- 
patte,  le  lettere  Dominicali,  &  altri  computi 
celefti  •  Sirapprefentadigiuftaftatura,peref- 
fere  eguagliatore  ,  che  vuol  dire  eguale, cioè 
pari  • 

Il  color  bianco  lignifica  il  giorno ,  &  il  ne- 
gro la  notte,  la  metà  per  eguaglianza  l'vn  del- 
l'altro il  bianco  dalla  deftra  ,  perche  il  giorno 
precede  alla  notte, per  efferpiu  nobile  . 

La  cintura  di  color  celefte,  nella  quale  fono 
alcune  ftelle,  ne  rapprefentail  circolo,  che  fa 


E  Q^VINOTT  IO   DELL' À-VTV'ftNO. 


detto 


fi] 


Parte  PrirnaLj. 


20^ 


dctto.EquinottiOjChe  cinge  il  primo  mobile. 

Si  cinge  anco  il  detto  cerchio,  per  efTeregli 
fenzanodo,&  perche  li  circoli  non  hannoprin 
cipio,ne  fine, ma  fono  eguali . 

L' Ariete, che  tiene  fotto  il  braccio  cteftiOjne 
dimoftra, che  encrando  il  Sole  nel  detto  fegno, 
fi  fa  l'Equinottio  di  PrimaHera ,  che  per  tale_> 
dimoftratione  tiene  con  la  finiftra  mano  il  maz 
20 de  i  vari]  fiori, come  anco  dimoftra,  che__> 
l'Ariete  i'Inuerno  giace  nel  la-te  uniftro,  &  la 
Primauera  nel  deftro,così  il  Sole  nell'Inueruo 
ftà  dal  lato  uniftro  del  firmamento;  &  nell'E- 
qivinottio  comincia  a  giacel'e  nel  deliro  . 

L'ali  a'  piedi  ne  dimoftrano  la  velocità  del 
tempo  ,  &  eorfo  de  i  detti  legni  ,  il  bianco  dal 
pie. deliro,  per  la  velocità  del  giorno,  &  il  ne- 
gro dalla  finiftra  per  la  notte_j>. 


H 


EQVINOTTIO  DELL'AVTVNNO.  • 
VOMO  d'età  virile  veftito  nella  guifa 
dcll'altro,e  cinto  parimente  dal  cerchio 


con  le  ftelle,&  turchino,  terrà  con  la  delirai 
mano  il  fegno  della  Libra,  cioè  vn  paro  di  Bi- 
lancie  egualmente  pendenti,  con  due  globi, v- 
no  per  lato  in  dette  bilancie,la  metà  di  ciafeun 
globo  farà  bianco,&  l'altra  metà  negro.voltan 
do  l'vno  al  roaerfeio  dell'altro,  &  con  la  fini- 
ftra mano  alcuni  rami  di  più  frutti,  &  vue,  & 
alli  piedil'ali,  comedicemoall'Equinottiodi 
fopra-^s.  •  . 

Per  hauer  noi  detto,che  cofa  fia  EqumottiOj 
&  dichiarato  il  color  del  veftimento,come  an- 
co quello,che  denota  il  cerchio,&  l'ali  alli  pie 
di,fopra  di  ciò  mi  par  che  baiti  anco  per dichia 
ìatione  a  quell'altra  figura,  effendo  che  efla_^ 
firrnifica  il  mcdefimo  di  quella  di  fopra  5  folo 
dirò  quello,che  lignifica  l'efleredi  età  virile, 
dico  dunque, che  con  eflà  fi  dimoftra  la  perfet- 
tionedi  quefto  tcmpo,perciòchein  elio  molti 
dicono,  che  il  noftro  Signore  crearle  il  mondo 
a  noi  balla  fapere,che  nel  mefe  di  Settembre-» 
alli  13  fa  rEquinottio,&  ne  porta  l'Autunno 


a 


conia 


zoo         Della  nouifsima  Iconologia 


conia  maturità,e  perfettionc  de  i  frutti,  che_> 
per  talfignificato.fi  moftra,checonla  finiftra 
mano  necenghi  di  più  forte,     i 

La  libra;ouero  bilancia  è  vnode  i dodici  fe- 
gni  del  Zodiacomel  quale  entra  il  Sole  il  mefe 
di  Settembre,  Se  falli  in  quefto  tempo  l'Equi- 
notdojcioè  s'vguagliail  giorno  con  la  notte  , 
dimoftrandofi  conli  due  globi ,  metà  bianchi 
per  il  giorno,  Se  metà  negli  per  la  notte,  volti 
per  vn  contrario  all'altro  vgiialmente  penden- 
ti per  rvgualità  'dell'vfo  del  giorno  con  la__> 
notte_^. 


E     R     R     O     R     E. 

HVOMO  quafi  in  habito  di  viandante  , 
c'habbia  bendato  gl'occhi ,  &  vada  con 
"vnbaftone  a  tentone,inatto  di  cercare  il  viag- 
gio,pei  andare  alficurandofi,&  quefto  va  qua- 
li fempre  con  l'Ignoranza_j>. 

L'Errore (  fecondo  gli  Stoici)  è  vR'yfcire  di 


ftrada,&  deuiare  dalla  linea  come  il  non  erra» 
re  è  vn  caulinare  per  la  via  dritta  fenza  inciam 
pare  dall'vna,ò  dall'altra  ,banda,tal  che  tutte 
l'opere,ò  del  corpo,  ò dell'intelletto, noftro  fi 
potrà  dire,che  fiano  in  viaggio,ò  pellegrinag 
giOjdopò  ilquale  non  ftorcendo,fperiamo  ar- 
riuare  alla  felicità. 

Quefto  cimoftrò  Chrifto  noftro  Signore^, 
l'attioni  del  quale  furono  tutte  per  inftruttio  • 
ne  noftra  ,  quando  apparì  a'  fuoi  Difcepoli  in 
habito  di  pellegrino,&  Iddio  hel  Leuitico  co- 
mandando  al  popold'Ifrael,che  non  voleffo, 
caminando  torcere  da  vna  banda,ò  dall'altra. 
Per  quefta  cagione  l'Errore  il  douerà  fare  in 
habito  di  pellegrino,ouerò  di  viandante,  non 
potendo  efière  l'Errore  fenza  il  palio  delle  no- 
ftre  attioni,ò  penfieri,come  li  è  detto  . 

Gl'occhi  bendati  lignificano,  che  quando  è 
ofcuratoil  lume  dell'intelletto  con  il  velode_> 
g  l'in  te  re  Ili  mondani  facilmente  s'incorre  ne- 
gl'errori . 


R       I 


N 


Uba- 


Parte  Prima  l  zoj 


Il  baftone.con  ilquale  va  cercando  la  ftrada, 
fi  pone  per  il  fen'ò,comc  l'occhio  per  l'intellet 
to,perchecorne  quello  è  più  corporeo, cosi  l'- 
atto di euieito  èmenofenfibile,e"piùfpìrituale, 
e  li  nota 'in  fomma,che  chi  precede  per  via  del 
fenfo, fralmente  può  ad  ogni  palio  errare, fen- 
za  il  djfcorfo  dell'intelletto  ,  &  fenza  la  vera 
ragione-di  qual  fi  voglia  cola,  quefto  medefi- 
mo,  &  più  chiaramente  dimoftra  l'Ignoran- 
za, che  appreflo  fi  dipinge^. 


ESPERIENZA. 

DONNA  vecchia  veftita  d'oro, terrà  con 
la  delira  mano  vna  bacchetta  intorno 
alla  quale  vi  fia  inuolta  con  bei  giri  vna  Car- 
tellale fia  fcritco  RERVM  MAGISTRA; 
&  con  la  finiftra  vn  quadrato  geometrico  dal- 
la parte  delira  in  terra  farà  vn  vaio  di  fuoco 
conardehtiifime  fiamme,  &  dalla  finiftra  vna 
pietra  di  paragone  con  la  dimoftratione  cht_> 
fia  ftata  tocca  con  oro,&  altri  metalli. 

Vecchia  fi  rapprefenta,attefoche  con  il  tem 
pò  non  folo  il  viene  in  cognitione,mà  fi  fa  Efpe 
rienza  del  tutto, come  ben  dimoftra  Ouidio  nel 
lib.fefto  Metamorph.oue  dice 

Seris  venit  vfu  abannìi  . 
&  nel  Manilio  lib. primo  Aftron. 
fervarics  vfui  artem  experientiafecit  ex  em- 
pio moftrante  viam  . 
&  Anftotclenel  6-Ethica. 
Multando  temporis  facit  experientitim  . 

Si  velie  d'oro  percioche  fi  come  l'oro  è  di 
maggior  pregio,&  ftima  di  tutti  i  metalli, così 
l'Efpericnza  è  di  tutte  le  feienze.  Tiene  con 
la  deftra  mano  la  bacchetta  nella  gui  fa  che__> 
habbiamo  detto, per  dimoftrare,che  l'Efperien 
za  è  dominatrice,&  maeftra  di  tutte  le  cofe_>. 
Arift. lib. primo  Mctaph.Experientia  efi  cogni- 
fio fingulanum,ars  ver o  vniuerfalium  . 

Il  quadrato  geometrico  è  iftromentoMat- 
tematico,con  il  quale  fi  fa  certi  ili  ma  proua,& 
Efperienza  per  trouare  l'altezze, profondità, & 
diftanze  per  le  diuifioni  de  gradi, &  moltiplica 
tione  de  numeri  chefiritrouanoindetto  ftro- 
mento . 

Vi  fi  mette  a  lato  il  fuoco,perciòche  con  elfo 
fi  fanno  diuerfeproue,  &  infinite  efperienze_> 
come  dice  Ifiodoro  nel  lib. delle  Ethimologie, 
&  lo  riferifee  il  Boccaccio  nel  duodecimo  li- 
bro della  Geneologia  ,  de  gli  Dei  dicendo  che 
fenza  il  fuoco  alcuna  forte  di  metallo  no  fi  può 
gittare,ne  lauorare,  non  è  quafi  cofa  alcuna  , 
«he  col  fuoco  non  fia  compofta,cou  eflò  fi  co- 


pone  il  vetro,I'oro, l'argento,  il  piombosi  ra~ 
me,ilferro,il  bronzo, &  le  medicine, col  fuoco 
il  ferro  figcnera,&  don>a,col  fuoco  l'oro  fi  fa 
perfetto, col  fuoco  abbruggianfi  i  fallì,  li  muri 
fi  congiùgono,il  fuoco cocendo  1  falli  neii,gli 
fa  venire  bianchi,  i  legni  bianchi,  abbrugian- 
do,  manda  in  poluere,  &  ne  fa  neri  carboni,  di 
legna  dure,  cofe  frali,  di  cofe  putride,  ne  fa  di 
odorofe, slega,  le  cofe  ft rette»  &  le  fciolre.vni- 
fee,  mollifica  le  dure,  &  ledine  rende  molli , 
molte  cole  fopra  di  ciò  fi  porrebbe  dire  ,  ma 
per  non  edere  tediofo,tralaiìò,&  attenderemo 
breuemente  a  dichiarare  la  pietra  di  parago- 
ne,laquale  altro  non  vuol  dire,  che  prona,  Se 
Efperienza  perii  vero  faccio  che  dà  d'ogni 
metallo . 


ES5ERCITIO. 

HVOMO  ma  ni  età  gipuenile,  veftito  d*« 
habitofuccinto  ,  &  di  vari}  colori  ,  1<^_« 
braècie  fieno  ignude,incapo  terrà  vn  horolu- 
gio  da  fonare  &  con  la  deftra  mano  vn  cerchio 
d'oro,&  con  la  finiftra  vn  volume  oue  fia  ferir 
to  ENCICLOPÉDIA;  alla  cintola^ 
terrà  vna  Corona  della  Madonna,ouero  quel- 
la del  Signore,&  a  ciafeun  de  piedi  hauerà  vn 
aletta  ,  dalla  parte  deftra  per  terra  vi  faranno 
varie  forte  d'armi,&  dalla  finiftra  diuerfi  ftro- 
meti  di  agricoltura, che  fieno  luftri,&  rifplen- 
denti,  &moftrino dell'ere  effercitati  nell'ope- 
rationi  loro . 

ElTercitio  è  quella  fatica  attuale,  che  pren- 
de l'huomo  per  arnuare  alla  perfettione  della 
fua  profeflione,  nella  quale  è  difficile  fenza  !*«. 
Ellercitio,ancorchela  natura  l'inclini, &.  l.i_^ 
dottrina  l'aiuti:  Arift.fbleua  duc.Ad  paradam 
fapientiam  trio, pntiffìmum  necefjaria.  ejje  ,  Na~ 
turam,Dottrir/am,&  Exercitationem,  Exercita. 
tatto  enim  niftnatur&,  &  dottrina  accedati  nìl 
fola  erudiBioms  aurtes,Ciò  riferifee  Laertio  li- 
bro jr.cap.i. 

Giouane  fi  dipinge  percioche  la  giouentù 
refifte  più  all'Eliercitio  ,  &  alla  fatica  di  qual 
fi  vogliaaltr'età,fe  bene  non  douerrto  la(lare_> 
indiiparte  &  l'età  virile, l'Eil'ercitio  della  qua 
le  è  di  confideratione  per  efl'ere  nella  perfec- 
tione,  con  la  quale  virtuofamente  puòeiferci- 
tarecofegraui,&  ne  Gouerui  la  varietà  di  co- 
lori del  veftimento  dimoftra  la  diuerfità  de_>. 
gl"ellercitij  &  le  braccia  ignude  la  prontezza 
nel  elfercitare^. 

L'horo-» 


2o8        Della  nouifsima  Iconologia 


s    s 


I     o. 


L'horologio,che  tiene  in  capo  /igni  fi  cacche 
fi  come  l'EHercitio  delle  diuerfità  delle  ruote 
ài  eflo  ne  difliiguano  il  tempo,  &  l'hore,così 
l'Eflercitio'noftro  mentale  fa  che  polliamo  con 
durre  il  noftro  intelletto  di  ailinguere,&  cono- 
feere  il  vero ,  il  che  non  potendo  farli  il  dello 
di  fapere  farebbe  in  daino  nell'huomo, cornea 
bcniilimo  dice  Dante  nel  4.  del  Parad. 
Io  veggio  bene  che  già  mai  fi  fati* 
Volìro  intelletto,  fé  l  ver  non  lo  illuflra 
Di  fuor  dal  qual  nijjun  vero  fi  spati* 
Tofafi  in  efio  come  fera  illufìra 
lofio  che  gionto  Ihà,  e  giunger  pollo 
Se  non  ciafcun  defio  farebbe  frufìrsuj, 
Et  tii  bello  ingegno  anch'egli  fopra  di  ciò 
così  dice . 

Tra  le  fatighe,  onde  gì  'humani  affetti 
Per  diuerje  cagion  cerc.in  quetarfi  , 
L'ejferatio  mental  imperio  tient-j, 
Con  quefio  al  del  tra  più  diuint  oggetti 
Tue  ihtttmfi  baffoni  primo  vero  al\arfi 


E  contemplando  vnirfi  al  fommobene 

Il  cerchio  d'oro, che  tiene  con  la  delira  ma- 
no ne  lignifica  la  perfettione,  eifendo  fra  lc_> 
matematiche  figurai  forma  perfetta,  fi  co- 
me e  Umilmente  la  materia, che  è  l'oro  fra  gli 
altri  metalli  ,  onde  con  ragione  fi  pone  detto 
cerchio  in  mano  dell'Eilercitio,  eflendo  ch'e- 
gli riduce  in  fomma  perfettione  tutte  le  cofe . 

Il  volume,che  ha  nella  finiflra  mano  con  la 
parola  Enciclopa:dia,  lignifica  il  giro  di  tutte 
le  feientie,  doue  che  l'Efiercitio,  fi  delle  lette- 
re:come  dell'armi,  che  in  dimoilratione  hab- 
biam  pollo  al  lato  deliro  di  quella  figura  ,  & 
denotatile  l'vna,&  l'altra  proferitone  fa  l'huo 
mo  Ululile  8c  Immortale^-. 

Tiene  alla  Cintola  la  Corona  del  Signore* 
ò  della  Santiifìma  Madre  di  efiò  per  dimoilra- 
ìel'Efl'ercitio  fpirituale,il  quale  fé  bene  gli  ef- 
ferati j  Ipirituali  fon  molti, nondimeno  noi  pi- 
gliamo vna  parte  per  il  tutto,  che  il  tutto  ci 
conduce  nella  via  >  &  luogho  di  faluatione^. 
QVO- 


Parte  Prima* 


%Q} 


QVONIAM  VITA,  HOMINVM  EX 
RELIGIONE  CQNSISTIT.aicc  la  faci  a 
ferir  tu  ra_5 . 

Tiene  a  ciafeun  piede  vna  Aletta,  &  no  due 
perdimoftrare,  che  l'È  (Te  rei  rio  bada  elTere__> 
con  te; mine, &  non  violenro,efler,doche  da__« 
elfo  fé  ne  cana  vtiSità  grandifTima,perciòche_j 
fi  come  l'odo  fa  chcl'huomo  iìa  negligente  , 
pigro,<?:  che  le  forze  dell'animo  infìerne  con 
il  corpo  vendono  meno,  così  all'incentro  l'Ef- 
fercitio  rr.cderato  rende  fortezza, &  fanità  co- 
me dice  Arnaldo  de  Villanella  de  regicnefa- 
nit.cap.  J  Exercitium  tempera  tum  fanti  -tem 
cauf.t  &  cexferifgt,  raloren  q}  naturalem  con- 
fortai &  quel  che  più  importa  Arift.j.Met.£- 


xercitium  e  fi  caufa  fan  itatls,  &  'vere. 

La  diuerfità  delli  ftromenti  di  Agricoltura, 
che  li  mettiamo  dalla  parte  finiitra  ,  che  fono 
luftri,  &  non  rugginofi,  dimoftrano  l'Eflerci- 
tio  ,  &  la  fatica  che  concili  ftromenti  fi  f à  i 
lauoraie,  8c  coltiuarela  terra,  &  le  piant?_>; 
Onde  mediante  detto  Effercitiofi  raccoglier 
il  viuere  per  ii  genere  humano,ondefopra  ciò 
in  proiier.  1 1.  Qui  operatur  terram /uam.fatia 
bitur punibili  ;  molto  fi  potrebbe  dire  Copra  di 
quefto  nobil  iòggetto,eiTendo  che  abbracci: 


mnnite  atnoni,  ma  per  ne 


n  mettere  confune- 


nein  efìo,lafiercmo  di  dirne  altro,  parendoci 
d'hauer  meflò  tutte  le  cofe  più  principali. 


ESILIO. 

Come  depinto  dal  R.  Fr.  Ignatio  Perugino  Vefcouod'AUtri, 


HV  O  M  O   in  habito  di  Pcllcg:  ;r.o,chc_> 
con  la  delira  mar.o  tiene  vii  bordone,  & 
con  la  fìniitra  vnfalcone  in  puguq  . 

Due  Efilij  fa  no,  vii  publìco,  e  l'a!t;o  prilla- 


to, ilpublicoè  quando  l'Intorno, ò  perco.'pa  , 
per  fofpetto  è  bandito  dal  Principe,  ò  dalla 


Rcpublica,  &  condannalo  a  viuere 
rria  perpctuo,ò  a  icm^o  , 


fuor  di  pa- 

li 


zìo 


Della  nouifsima  Iconologia 


Il  prillato  e  quando  l'huomo  volontaria-  &  il  bordone-?, 
mente,  e  per  qualche  accidente  fi  elegge  di  vi-         Et  per  il  publico  lo  dinota  il  Falcone  co*  i 

uere,  e  morire  fuor  di  patria,fenza  efferne  cac-  getti  alli  piedi. 
ciato,che  ciò  lignifica  l'h abito  del  pellegrino, 


ETÀ     IN     GENERALE. 


DONNA  ch'habbia  vna  clamidetta  di 
varij  colori, &  vna  verte  diuifa  in  tre  par 
ti, cioè  la  prima  di  color  cangiamela  feconda 
d'oro ,  &  l'vltima  anc'egli  in  giro  di  quel  co- 
lore delle  foglie  quando  hanno  perduto  il  vi- 
gore, &  che  cadono  in  terra,  Haurà  ambe  1c_j 
braccia  alte  con  la  delira  mano  terrà  vn  Sole  , 
&  con  la  finiftra  la  Luna,auertendo,che  il  brac 
ciò  deliro  fia  più  alto  del  finiflro,  &  per  terra 
da  la  parte  delira  vi  fia  vn  bafalifco  dritto,  & 
cleuato,la  figura  del  quale  la  mettiamo  nel  fi- 
ne del  no'ftro  difeorfo,  acciò  il  pittore  po(Ta_.5 
dipingerlo  nella  guifa  che  lodefcriuono  mol- 
ti auttori. 

'  L'Età  fecondo  il  Conciliatorejdirf.i^  è  vha 
difpofitione  del  animale  che  nafee  dalla  pro- 
pria compleffione,attnbuitaalle  cofe  natura- 


li da! l'attione  del  calore  nel  humido  radicale  , 
caufata  da  vn  certo  influffojmifurata  da  perio- 
do temporale, quale  crefce,ftà,cala,&  manife 
ftamente  declinai. 

L'Età  fu  da  molti  in  varij  modi  diuifa, per- 
che, altri  di  Mero  che  fono  tre  fole  ,  altri  qua- 
tro,altri  cinque, altri  fei,  &  altri  fette  ma  fe_> 
confideriamo  bene  quelle  cinque  opinioni  tro- 
uarerso  che  non  difeordono  altrimenti  tra  lo- 
ro, ma  fono  tutti  di  comun  confenfb . 

Quelli  che  diifero  che  fono  tre,furno  mol- 
ti Filofofi  Antichi,  quali  c61ìderornol'hìiomo 
come  cofa  naturale,  la  quale  nel  fuo  motto  ha 
principio  mczzò,&  fi  ne  .come  dice  Arili,  ti  le 
coelo,&munclo,$c  però  pofero  per  principio  T- 
adolcfcentia,per  mezzo  lagiouemù,  &per  fi- 
ne la  vecchiaia . 

La 


Parte  Prima. 


zn 


La  feconda  opinione  quale  pare  che  fia  1 1_> 
•n\  comune,  Stfeguitata  da  Hipocrate  Gale- 
no,Auicenna,  &  tutta  la  fetta  de  medici  ratio-- 
nali, intendiamo  di  feguitare  ancor  noi  nella—» 
noftra  figura  ,  quale  diftingue l'età  ino, uar.ro 
parti,  cioè  adolefcentia ,  giouentù,  virilità,  & 
vecchiaia, Quefte  quatro  età  così  fono  definire 
da  Galeno  nel  libro  delle  definitioni  medici- 
nali . 

L'Adolefcentia  è  quella  età  nella  quale  il 
corpo  crefeceifendo  che  in  ella  il  calor,  Se  hu- 
more  piglia  vigore, &  forza;  &  in  ella  l'aliinen 
to  è  più  di  quel  che  fi  confuma  ,  &  per  quello 
dice  Ifidoiolib.2.Ethilomogia,cheadolefcen 
tia  fi  dice  dal  crefecre,  come  anco  dal  gene- 
rare^. 

La  giouentù  è  il  fior  dell'età, Se  Ci  dice  a  Iu- 
uando],  &  è  quella  età  nella  quale  l'huomo  è 
finito  di  crefeere,  &  puoi  giouare  altrui . 

La  Virilità  e  quella  nella  quale  l'huomo  è 
perfetto,&  compito  nel  calore,  &  hurnore,  & 
quel  cheli  confuma  dal  calore  è  vguale  all'a- 
limento che  fi  piglia . 

La  vecchiaia  è  quell'età  nella  quale  l'huo- 
mo diminuifce,&  manca,  perche  mancano  in 
elfo  il  calor,&  il  fangue,  &  crefcela  frigidità, 
&  liceità  A  fi  dice  in  latino  fene&tà  afe  ìfuum 
ttìm  brèttone  ,  Qnefte  quatroetà  fono  aiìbmi- 
gliate  fida  Filoforòfi,  come  anco  da  Poeti  alle 
quatro  ffagibni  dell'anno, Perche  dice  il  fopra- 
detto  Aurore  nel  loco  citaio-.adolefcentes  cali- 
dx,&  httmidx  temperava*  fitnt  venfimiles  qui 
flore:  ttatrs  stgunt ,calsdo,C  ficco  funttempera- 
mentorf.'tr.ìts  sffÀt'Mtdifftig  di,  &fic  ci  quali* 
Autunni ,fenes  frigi di ,&  httmidi  fimileshie- 
mi .  Da  Poeti  poi,  dice  Ouidio,nellib. Quinto 
decimo  Mertamorfv 

E  mentre  l'anno  vn  anno  in  giro  e  volto 
Non  imita  egli  ancor  la  no/ira  etade^>~* 
Non.  cangia  anch' egli  in  quatro  guife  il  volto} 
Non  muta  anch' ei  natura, e  qualitads} 
Quando  il  Sol  nel  Montone  il  feggio  ha  tolto 
E  i  prati  già  verdeggiano,  e  le  biade_j 
Ti"  herbe,  di  "'or,  di  speme,  e  di  tra  frullo 
Non  ne  fuole  ei  nutrir  come  vn  fanciullo? 

Ma  come  al  Sole  in  Cancro  ab  re  le  iiorto 
Eche'l  giorno  maggior  da  noi  s'  acquiflcu> 
Eperferb-ir  le  fpette  d'ogni  forte , 
Ogni  herbail  feme  già  forma, e  l'ari  flft->^ 
L'anno  vn giouane apparrobulo,eforte 
A  ?  operatane  ,  &>*.  la  vtfist-, 
E'I  calor  naturai  tanto  l'infiammet-i. 
Che  tutto  ne  l'oprar  e  fuoco,  e  fiamma-», 


Come  a  la  Libra  poi  lo  Dio  s'aggiunge^, 
C'hauea  prima  il  Leo?:  tanto  infiammati 
L'anno  da  tanto  fuoco  fi  disgiunge  , 
Etvno  affetto  a  noi  moflra  più  grato  : 
A  quella  età  men  defiifa  giunge 
Che  fa  l'huom  più  prudente,  e  temperato  , 
A  quella  età  che  più  nell'huom  s'aprez^a* 
Ch' e  fra  la  giouentute  ,eU  vecchiezza  , 

Diuenta  l'anno  poi  debole,  e  fianco 
Il  volto  crefpo,  afflitto  ;  e  macilente^, 
Il  capo  ha  caluo  ,  o'I  trine  ha  raro,e  bianco  ; 
Raro,  treman  te,  e  rugginofo  il  den  te , 

■  Trahe  con  difficultà  Vanti  co  fianco 
Al  (in  del  corpo  infermo,  e  de  la  mente 
Cade, del. tutto,  e  muor:  mane  confortiti 
Che'l  nuouo  tempo  vn  nuouo  anno  n'apporta-), 

Lafcio  anco  di  dire  che  da  molti  qu  efte  qua 
ero  età  fumo  fimigìiate  alle  quatro  parti  del 
mondo,com'anco  alli  quatro  Elementi,  corpi 
femplici  da'  quali  fi  fa  ogni  comporto  . 

Laterza  opinione  pone  cinque  Età,  &  que- 
lla è  di  Fernelio  lib.7.cap.io.&  le  diftin<nie_* 
così,  Adolefcentia,  Giouentù,  Virilità,  Vec- 
chiaia,S:  Decrepità,  la  quale  opinione  fé  bène 
pare  che  ne  creica  vna,  non  apporta  però  altro 
di  nono,  mà'folamenre  diltinguel'vltima  età 
i  ^'vecchiaia,  &  decrepità,  alla  quale  potremo 
nfpondere,che  la  decrepità,  èl'vltima  parto 
della  vecchiaia  quale  èpiù  vicina  ali  a  morte, 
ma  non  pei  quello  è  vn'altra  età  di  nono. 

Vi  è  ancora  l'opinione  di  Marco  Terentio 
Varrone  lib.origine  lingue  Utint.il  quale  dice 
che  lòno  cinque  ,  alla  quale  potiamo  rifpon- 
dere  come  di  fopra  dillinguendo  la  prima  età 
in  più  parti  . 

Là  quarta  opinione  è  d'Ilìdoro  nel  libro  del 
le  fueEthimologie.lib.i.cap.2.ilquale  pone_» 
lei  età  cioè  Infamia,  Pueritia,  Adolefcentia_j, 
Giouentù,  Virilità,  &  Vecchiaia;  doue  èda_, 
auertire  che  l'auttoiità  di  fi  grand'huomo  non 
ci  contraria  niente  alla  noilra  opinione  di  qua 
tro, perche  pone  l'infantia,&  pueritia  per  par- 
ti della  adolefcentia, La  quinta,  &  vltima  opi- 
nione è  di  molti  Filofori ,  &  Allrologi  corno 
narra  Pietto  AponefedifF.  26.  quali  pongono 
la  vita  dell'huomo  diilinguerfi  in  fette  età, 
cioè  Infamia, Pueritia, Adolefcentia,  Giouen- 
tù, Virilità, Vecchiaia,  &  Decrepità,  di  modo 
che  fi  come  fono  fette  li  giorni  ne  quali  Ci  con- 
tiene,&  ferra  tutto  il  tempo,  così  anco  habbi- 
110  da  eflere  fette  l'Età, nelle'quali  fi  finifee  tilt 
ta  la  vira  noilra, fecondo  anco  che  fono  fetto 
li  Pianeti  per  il  mezzo  de  quali  fi  fa  la  genera- 
O     2  tione , 


zia 


Della  nouifsima  Iconologia 


tione,&  corruttione  in  teira_j. 

Laprima  Età  dunque  è,Infantia,la  quale_> 
è  gouernata  da  la  Luna,e  dura  fino  alli  fette_j 
anni, fé  bene  alcuni  vogliono  fino  a  i  quatro  . 

La  feconda  è  la  Pueritia, dominata  da  Mer- 
curio pianeta  di  fcientia  ,  e  di  ragione,&  all'- 
hora  fi  deuono  i  putti  mettere  lotto  la  difcipli- 
na  del  macftro ,  perche  in  quel  tempo  comin- 
cia a  capire  ogni  virtù,eflenao  come  vnatauo- 
la  rafa  come  dice  il  Filofofo  5. de  anima  14.  & 
quella  età  dura  1  panili . 

La  terza  Età, è  dominata  da  Venerepianeta 
di  diletti  di  quello  mondo,di  allegrezza,di  go- 
la^ di  luflliria,però  anco  in  quefto  modo  pa- 
re che  l'huomo  fi  difponga  in  quella  Etàj  &  il 
Tuo  dominio  dura  anni  otto  • 

La  quarta  Età  e  regolata  dal  Sole  per  haucr 
lui  il  quarto  loco  nel  mondo,&  perche  quefto 
e  il  Pianeta,più  perfetto,&  di  maggior  valore 
amatore  dell,honeltà,&  d'ogn'altra  arcione 
virtuofa,&  il  fuo  dominio  dura  19. anni. 

La  quinta  è  dominata  da  Marte  ;  Se  quella 
£tà,fi  chiama  Età  di  fuperbia,di  magnanimi- 
tà,&dirifle,&  l'huomo  in  quella  Età  cercai 
con  ogni  forza  di  acquiftare  honore.  Se  robba 
in  qual  fi  voglia  modo  etl'ercitando  ogni  opera 
ancor  che  difficile  defiderofo  di  Jafciar  memo 
dadi  lui, &  dura  in  quefta  età  anni  1$. 

La  fella  è  dominata  da  Cioue,&:  in  quel  to- 
po l'huomo  è  defioio  di  pace  ,  Se  di  tranquili- 
cà,  pentendofi  delli  errori  come/fi  nelle  prete- 
rite Età, ricorrendo  a Dio,&  cercando  ogni  o- 
pera buona, &  dura  anni  lz- 

Vltimamente  foprauiene  Saturno  freddo,& 
fecco,  Pianeta  di  dolore,dipenfiero,&  di  malia 
conia, pieno  di  faticofa  anguftia,  &  difpone  in 
tal  maniera  l'huomo, che  li  occorrono  infirmi- 
la, &  altri incommodi,  &  dura  fino  alla  mor- 
te,?««e  eft  •vltimum  terribilium  fecondo  Anito- 
tele,  Quefte  dunque  fono  tutte  le  opinioni  cir- 
ca le  Età  le  quali  ancor  che  fiano  di  huomini 
celebri ,  &  con  gran  fondamento,  fi  ponno  be- 
jiijfimo  ridurre  a  quatro,  come  habbiamo det- 
to di  fopra  ,  e  però  è  d'auertire  che  l'Età  non 
fempre  fi  includono  in  numero  certo  di  anni , 
perche  &tas  non  menfuratur  numero  annorum, 
fed  temperamento ,fecoi\do  Galeno  .  Horaper 
tornare  all'èlplicatione  della  noftra  figuralo, 
diremo  che  là  clamidetta  di  va'ri  j  colon, ligni- 
fica l'Età  dell'adolefcentia,denotando  la  volu 
bilità,&:  varietà  di  ella,  come  dice  Pieno  Va- 
ieriano  lib.40.  de  i  fuoi  Geroglifici . 

Il  color  cangiante  ci  rapprefenta  l'Età  Gio 
tienile,  la  quale  ageuolmeute  cangia  penfieri, 


Se  proponimenti  come  dice  Arili,  nel  1.  della 
Rettorica  luuenes  flint  inconftanta  &  res  quas 
concuptuerunt  &  fattidiunt,Se  Platone  ide  le- 
gib-  ).luuenum  mores  f&pe  in  dies  ,  varieq;  mti- 
tantur;  Se  Teofrafto  apud  ftob.  Diffìcile  e  fiali- 
quid  de  inuenibws  dannare  e/i  enim  ttas  incer- 
ti,fme  feopo  multis  mutationibut  obnoxia  . 

La  parte  di  color  d'oro  lignifica  la  perfettio 
ne  dell'età  virile  la  quale  è  capace  di  ragione, 
&  con  ella  opera  in  tutte  le  attioni  ciuili,&  me- 
caniche_j. 

L'vltima  parte  del  color  delle  foglie\Come 
habbiamo  detto ,  dimoftra  che  l'Età  del  vec- 
chio andando  indeclinatione  fomiglia  alle_» 
fiondi  delli  alberi,  le  quali  perdono  la  forza  , 
Se  il  vigore  mediante  il  tempo  dell'inuerno  fo- 
migliante  all'Età  del  vecchio,&  fopra  quella 
colore  l'Anofto  così  dice_> 
Era.  la  fopra  -vette  del  colora 
In  ch^riman  la  foglia  che  s'imbianca 
Quando  dal  ramo  è  tolta,  &  che  l'humore^ 
Chafacea  -jiuo l'arbore  li  mancia, 
Si  dipinge  con  le  braccia  alte,&  che  con  1.l_» 
delira  mano  tenghi  il  Sole,&  conia  fini(tr.i_j 
la  Luna  per  più  caufe,&  prima  perche  volen- 
dogli Egittij  (come  narra  Oro  Apolline)  li- 
gnificare l'Età, dipingeuano il  Sole,  &  la  Lu- 
na ellendo  detti  Pianeti  Elementi  di  eiì"a,&  per 
che  il  Sole  inflmfce  nel  huomo  il  fenfo  ,  che_j 
fenzaquellonÓlàriaaniniale,&la  Luna  il  ere 
feere  lenza  del  quale  non  Ci  trouarebbe  Età  al- 
cuna; in  oltre  perche  il  Sole,  &  la  Luna  reggo- 
no li  tre  membri  principali,  dalli  quali  proce- 
dono le  tre  virtù  prime, cioè  animale,  vitale^», 
&  naturale  ,  ellendo  che  il  Sole  regge  il  capo 
doueriilede  la  virtù  animale,&  il  core  doue_-> 
rilìede  la  vitale, &  la  Luna  poi  regge  lo  ftoma 
cho,&  il  fegato douerifiede  la  naturale, fenza 
le  quali  tre  virtù  l'huomo  non  potrebbe  viue- 
re,come  narra  Crinito  lib.  1  i.cap.  i. 

Volendo  poi  figurare  vn'Età  permanente, 
&  perfetta  vi  habbiamo  pollo  il  bafalifco  drit- 
to in  piedi  perche  parimente  gli  Egitti  j  pone- 
nano  per  l'Età  vn  bafalifco  &  in  detta  lingua  è 
chiamato  Vreon,  che  bafalifco  nella  noftra_  j> 
rifuona  ,  il  quale  formato  inoro  poneuano  in 
capo  alli  Dei ,  Se  per  quefto  dicono  dette  genti 
che  tale  animale  dinota  l'Età  perciòche  ellen- 
do tre  forti  de  ferpenti ,  a  tutti  gli  altri  inora- 
gli conuieue  reftandofene  quefto  folo  immor- 
talerai /blamente  col  fiato  ogn'altro  anima- 
le vecide,  tal  che  parendo  che  eflb  babbi  in  fu  a 
facilità  la  vita,Sc  la  morte,  lo  poueuano  in  ca- 
po delli  Dsi , 

La  fi- 


Parte  Prima  : 


2[3 


La  figura  di  quefto  ferpe,  gl'Autori  fcriuo- 
soch'habbia  vna  macchia  bianca  nel  cape,  & 
con  vn  certo  fegnalato  diadema  d'onde  egli  ha 
nome  reggio  perche  l'altre  forti  di  ferpi  lo  ri- 
uerifcono,hà  l'ale, ma  pieciole,$  muoueil  cor 
pò  con  alquante  ,  ma  non  n-.olte  pieg'e  ,  dal 
mezzo  in  fu  camma  dritto,  &  denaro,  ondc_> 
fsjicandro  di  quefto  animale  così  dicc_>. 
£v  Re  de  gli  a.-tim  li  ,  che  v*f  fé  pzndo 
Co'l  corpo  biondo  ,  e  b  Ilo  oh  a  mi  fura  , 
Fot  che  d;  tre  gran  dori  e  fiato  adorno 
Ha  l  capo  aguzzo,  e  lungo,  ben  che  dritto, 
Nepenfo  t'ouera>  terrestre  fiera  , 
Che  rafjcmbrar  lotofj.i  al  fìfch'o,  quando 
Se n'efee  fuori  a  pafcolar  pe'  Campi  . 

E  T  Ax    D  E  L  L'   O  R  O. 

VN  A  bella  giouanetta  all'ombra  d'vn  rag 
gio.ouer  d'olmo, in  mezo  del  quale  fix_^> 
vn  fciamo  d'api;c  he  habbiano  fatto  la  fabrica, 
dalla  quale  fi  veda  ftillare  copia  di  mele  .  Ha 
Uerà  li  capelli  biondi  com'oro,&  fparfì  giù  per 
le  fpalle  fenz'artifìtio  alcuno, ma  naturalmen 
te  fi  veda  la  vaghezza  loro  . 

Sarà  venuta  d'oro  fenz'altro  ornamento,  con 
la  deftra  mano  terrà  vn  Cornucopia  pieno  di 
varij  fiori,  Corgnole,  Fragole,  Caftagne,  Mo- 
re, &  Ghiande.^. 

Giouanetta,&  veftita  d'oro  fi  rapprefenta_^> 
per  moftrare  la  purità  di  quei  tempi. 

Il  femplice  veftimento  d'oro, Se  i  capelli  fen 
z'artitìtio  hgmlicano  ,  che  nell'età  d'oro  la_j> 
verità  fu  aperta, e  manifefta  a  tutti, &  a  quefto 
propofuo  Ouidio  nel  libro  primo  delle  Meta- 
morfoiì  tradotto  dall' Angiullara  cosìdice_>. 

Queflo  vn  fecolo  fu  purgato  e  netto 
D'ogni  maluaggto,  e  perfido penfiero 
Vn  proceder  leni,  libero,  efehietto, 
Seruando  ogn  'vn  In  fé,  dicendo  il  vero 
Non  v'era  chìtemejfe  il  fiero  appetto 
Del  giudice  implacabile,  efeuero 
Ma  gtujli  effendo  all' horfemplici,e  puri 
V meati  fenzn  altro  giudiaficuri  . 
Molerà  lo  Ita r  all'ombra  del  faggio  ,  che  in 
quei  tempi  felici  d'altra  habitatione  non  fi  cu- 
rauano  ,  ma  folodi  itar  fotco  gl'arbori  fi  con- 
tentauano  . 

Il  Cornucopia  pieno  delle  fopradette  cofe  , 
&  il  fauo  di  mele,  per  dichiaratone  d'elle  co- 
fe, ne  feruiremo dell'autorità  del  nominato  aut 
tore  nel  fopradetto  libro  che  così  dice_^. 
Ssn^eJJer  rotto  ,  e  lacerato  t.-:t:o 
Dalvomero,dal  rafìro,e  dal  bidente 


Ogni  fuaue,e  delicato  frutto 
Dana  il  grato  terre»  liberamente^, 
E  quale  egli  venia  da  lui  produtta 
Tal fol  godea  Infortunata  ge>:te^>. 
Che  Spreggiando  condir  le  lor  viuandtj 
Maugiauc.ì?  corgne,e more ,e fraghe, e  ghiande, 
Febo  fempre  p-  ù  !  ■  eto  il  fio  viaggio 
Facea  girando  la  fuprema  sfera— , 
E  con  fecondo  ,  e  temperato  raggio 
Recaua  al  movdo  eterna  trimauerd—t. 
Zefiro  ifior  d'Aprile  ,  e' fior  di  Maggio 
Nutria  con  aura  tepida  e  leggiera-* 
Sttllaua  il  miei  da  gli  elei  ,  e  da  gVoliui 
Correnn  Nettare,  e  latte  i fiumi,  et  ritti . 

ETAV    DEL  L'ARGENTO. 

VN  A  giouane,mà  non  tanto  bella,  come 
quella  di  fopra  ftando  appreflb  d'vna_j 
capanna,  farà  veftita  d'Argento, il  quale  vefti- 
mento farà  adorno  con  qualche  bel  ricamo,  & 
anco  artificiofamente  acconcia  la  tetta  con  bel 
li  giri  di  perle; con  la  deftra  mano  s'appoggic 
rà  fopra  d'vn'aratro  ,  &  con  la  finiftra  mano 
tenghi  vnmazzo  di  fpighe  di  grano,  &  nelli 
piedi  porterà  ftiualetti  d'Argento. 

L'eifer  quefta  giouane  men  bella  di  quella 
dell'età  dell'oro  ,  &  veftita  nella  guifa  che  di- 
cemo;&  conia  acconciatura  del  capo,  moftra 
la  varietà  di  quefta  alla  prima  età  dell'oro,on- 
de  fopra  di  ciò  per  dichiaratone  feguiteremo 
quanto  dice  il  fopradetto  Anguillara  nel  li- 
bro citato . 

poiché  al  più  vecchio  Dio,  noiofo,  e  lento 
Dalfuo  maggior figliuol fìi  tolto  ti  Regno  , 
Seguì  il  fecondo  fecol  de  l'argento 
Men  buon  del  primo  ,  e  del  terzo  più  degno 
Che  fu  quel  viuer  lieto  in  parte  Spento  , 
Che  a  l'huom  conuenne  v far  l'art  e, e  V  ingegno y 
Seruar  modi,  co/lumi,  e  leggi  noue~>, 
Si  cerne  piacque  a/fuo  Tiranno  Gioue^t. 
Egli  quel  dolce  tempo,  ch'era  eterno 
Fece  parti  dell'anno  molto  breue_>, 
Aggiungendoui  Efiate,  Autunno,e  Verno, 
Fuoco  empio,  acuti  morbi  ,  e  fredda  neue  - 
S'h  bber gl'huomini  all' h or  qualche gouerno 
Nel  mangiar, nei  vefltrtbor gra  ue.hor  lene 
S' Accomodaron  al  variar  d:l  giorno 
Secondo  eh' era  in  Cancro,o  in  Capricorno  • 

L'aratro, le  fpighe  del  grano,  come  anco  la 
capanna,moftrano  la  cohiuatione,  che  comin- 
cio nell'età  deH'Argento,&rhabitatione,che 
in  quei  tempi  cominciornoa  vfare  ,  come  ap- 
pare nella  fopradetta  auttorità  nel  libro  pri- 
mo, donedice_>. 

O     3  Già 


z  r  4        Della  nouifsima  Iconologia 


E  T  Av    DEL     FERRO. 

DONNA  d'afpetto  rerribile ,  armata.^,, 
&  il  veftimento  farà  del  color  del  ferro, 
haue^à  incapo  vn'elmo  con  vna  celta  di  lupo, 
con  la  deftra  mano  terrà  vna  fpada  nuda  in  at- 
to di  combattere^  con  la  finiftra  vn  feudo,  in 
mezo  del  quale  vi  Ila  dipinta  la  fraude  ,  cioè 
con  la  faccia  d'huomo  giufto,&  il  refto  del  col- 
po di  feipente  con  diuerfe  macchie,&  colori  , 
ouero  in  luoco di quefto inoltro  vili  potrà  di- 
pingere vna  Sirena,&  a  canto  della  fopradetta 
tigura  vi  faranno  diuerfe  armi,&infegne,tam 
buri,tiombe,&  limili . 

Il  moftro,  &  la  Sirena  l'vno,e  l'altro  fon  il 
fimbolo,deLa  fraude,come  fi  può  vedere,  do- 
ue  in  altri  luoghi  io  ho  parlato  d'ella  ,  &  per 
gl'efFetti,e  natura  della  fopradetta  età  feguita 
verno  per  dichiaratioue  il  più  volte  nominato 
Ouidio,  che  di  ciò  cosi  parla_*s. 
Il  ver,  lafede,ogni  bontà  del  monde 
fuggirò,  e  vers'il  Citi  ffiiegaron  l'ali 
E'n  terra  vfeiron  dal  tartàreo  fondo 
La  menzogna,  lafraude,  e  tuiti  i  mali , 
Ogn'infame  penfier ,  ogn'atto  immondo 
Entro  ne'  crudi  petti  de  mortali; 
E  le  pure  virtù  candide,  e  belle 
Ciro  a  Splender  nel  del  fra  l'altre flelle  . 
Vn  cieco,  e  vano  amor  d' bonari,  e  regni 
Gl'huomini  indufie  a  diuentxr  tiranni  , 
Ferie  ricchezze  i  giàjuegliati  ingegni , 
Darfi  a  furti,  alle  forze  ,$*  »  gl'inganni^ 
/€  gl'homicidij  ,&a  mill'atti  indegni 
Et  a  tante  dell' huom  mine  ,  e  danni  , 
Che  per  oliare  in  parte  a  tanti  mali 
S'tntrodujferle  leggi,  e  i  tribunali 

YIK  DELL'ORO,  ARGENTO,  BRONZO,  ET  FERRO  . 

Come  rapprefentate  in  Parigi  in  vna  Comedia 
Enrico  11.  Re  di  Francia . 


GiàTirfi,  e  Mopfo  ilfier  giouenco  atterra—, 
ter  porlo  al  giogo,  ond'ei  vi  mugge,  e  gemevi 
Già  ti  ro\ZO  agricoltorfere  la  terra—» 
Col  crudo  aratro,  e  poi  vi  iparge  ilftmtj. 
ÌJelle  grotte  al  coperto  ogn'vn  fi  ferra 
Oue'0  arbori,  e  fra  [che  intejfe  infume^. 
X  qurjìo,  e  quel  fi  fa  capanna  ,  o  loggiati 
ter  fuggir  fele,  e  neue,  eventi ,  epioggia. 

E  T  Ax    DEL     RAME. 

DONNA  d'afpetto  fiero, armata, e  con  la 
vefte  fuccinta  tutta  ricamata  in  vari  j  mo 
di  in  capo  porterà  vn'elmo,  che  per  cimiero  vi 
fia  vna  tefta  di  Leone,&  in  mano  terrà  vn'ha- 
fta,ftando  in  atto  di  fierezza ,  così  la  dipinge 
Ouidio  neh  libro  primo  delle  Metamorfolì  , 
doue  dice_> 

Dal  metalliche  f ufo  in  varie  formu 
Rende  adorno  il  Tarpeio,  e'I  Vaticano 
Sortila  ter^a  età,nome  conforme^ 
yl  quel  che  trotto  poi  l'ingegno  humanò 
Che  nacque  a  Vhuom  fi  vario, e  fi  deforme 
Cheli  fece  venir  con  l'arme  in  mano 
L'vn  contrai'  altro  impetuofi,  e  fieri 
1  lor  difeordi,  e  opinati  pareri  . 

J.  l 'huom,  che  già  vinca  del fuo  fudortj 
S'aggiurfe  noia,  incommodo,  &  affanno 
Pertcol  nella  vita,  e  nell'honorem, 
E  fpcjfo  in  ambedue  vergogna,  e  danno  , 
Ma  fé  ben  v'era  rijja,  odio  ,e  rancore 
Non  v'era  falfità  ,  non  v'era  inganno  , 
Cerne  fur  nella  quarta  etàpiù  dura—>, 
Che  dal  ferro  pigliò  nome,  e  natura-). 


aitanti 


E  T  Ax     D  E  L  L1  O  R  O. 

VN  A  belliflima  giouanetta,veftità  d'oro, 
e  con  ftiuali  del  medelimo  in  vna  mano 
porta  vn  fauodi  mele  ,  &  con  l'altra  vnramo 
ci  quercia  con  ghiande.;. 

ET Ax  DELL'ARGENTO. 

DONNA  veftita  d'Argento  con  belli/Ti- 
mi adornamenti  di  perle,&  velid'Argen 


ro.come  anco  con  gran  vaghezza  adorno  il  ca 

po,nelli  piedi  porta  ftuialetti  d'Argento,e  con     d'ella ,  &  co 

vna  delle  mani  vna  csppia  di  pane_>.  d'auokoio  . 


TANDEL   BRONZO. 

armata,  &  con  vn'elmo  in  ca- 
lmiero po'ta  vna  tefta  di 
Leonella  vefte  e  fuccinta,  &  fi  l'armature,  co- 
me  anco  la  vefte,  fono  del  color  del  bronzo,  in 
vna  mano  tiene  vn'hafta  ,  &  ftà  in  atto  fuper- 
bo  ,&  altiero  . 

ETÀ"    DEL    FERRO. 

N  N  A  armata, &  veftita  del  color  del 
ferro,  in  capo  ha  vna  celata  con  vna  te- 
lupo, con  la  bocca  aperta,  &  con  la  man 


DONNA  arm; 
pò  ,  che  per  ci 


KJ  re 


ftad 


deftra  tiene  vn'hafta  con  vna  falce  in  cim. 

altra  vn  raftello  ,  &  ha  i  piedi 


ETER- 


Parte  Prima 


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E      T       E       R       N       I      T      A\ 
Descritta  da  Frane.  Barberini  Fiorentino  nel  fuo  trattato  d'Amore 


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1* 

FRANCESCO  Barberini  Fiorentino  nel 
fuo  trattato,c'hà  fatto  di  amore,  quale  fi 
troua  fcrittoa  penna  in  mano  di  Monfignor 
Maffeo  Barberini  Cardinal  diS.Chiefa,&  del 
l'iftefla  famiglia,  bà  deferitto  l'Eternità  con 
inuentione  molto  bella  :  &  hauendola  io  con 
parti  colar  gulto  veduta,  ho  penfato  di  rappre- 
fentarla  qui,  fecondo  la  copia  ,  che  dall'origi- 
nale detto  Mófignorefi  è  compiaciuto  lafciar- 
mi  eftrarre  che  lungo  tempo  viuanel  Ponti- 
ficato al  quale  rc  ftato  aflunto . 

Egli  la  figura, donna  di  forma  venerabile—*, 
con  capelli  d'oro  alquanto  lunghi,  &  ricaden- 
ti fopraalle  fpalle,acuidal  fìniftro, e  deliro  la 
to,doue  li  donerebbero  {tendere  le  cofeie  ,  in 
cambio  di  elle  fi  vanno  prolungando  due  mezi