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Full text of "Gemma di Vergy; tragedia lirica in due atti, da rappresentarsi nel R. Teatro del Giglio ... nella estate dell'anno 1841."

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filili DI VERGY 



TRAGEDIA LIRICA IN DUE ATTI A 



RJPPBESENTJRSI 



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CARLO LODOVICO DI B] 

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LUCCA 

PKESSO GIACOMO HOCCHI 
TIPOGRAFO DEI RR. TEATRI 



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4 



CONTE DI VERGY 

Sig. Ronconi Sebastiano 

GEMMA y sua moglie ripudiata 
Sig. Mardy Fanny 

IDA DI GREVI LUE novella mogi, del Conte. 
Sig. Tassinari Luisa 

TAMAS , giovine arabo 

Sig. Donzelli Domenico 

GUIDO, confidente del Conte 
Sig. Bertini Giuseppe 

ROLANDO, scudiere del Conte 
Sig. Fallar Francesco 

CORI E COMPAFSE 

Cavalieri — Arcieri — Damigelle — Soldati 

L'epoca è del 1328 regno di carlo vìi. 
V azione è nel Bery nel Castello di Vergy 



Maestro Direttore della Musica 
Sig. Massimiliano Quilici 
accademico filarmonico di Bologna, 
Maestro di Camera di S. A, R. il Duca di Luccj f 
e profess. di contrapunlo nelle pubbl. scuole di musica 

« Primo violino Direttore d Orchestra 
Sig. Angelo Puccini 

Violino a spalla sig. Matteo Puppi 

« Primo violino dei secondi sig. Luigi Arrighi» 

« Primo flauto e ottavino sig. Maurizio Pupari * 

« Primo clarino sig. Domenico Casali. 

« Primo oboe e corno inglese sig. Angelo Coli . ■ 

« Primo violoncello sig. Paolo Martini* 

« Primo contrabasso sig. Ferrante Manfredi - 

« Prima viola sig. Jacopo Landucci. 

« Primo corno da caccia sig. Angelo Paoli. > 

« Primo fagotto sig. Giuseppe Buonacorsi* 

c Prima tromba sig. Luigi Pellini . 

« Prima tromba duttile sig. Gaetano Casini . 

* 

I sigg. Professori distinti colle « sono all'attuale 
servizio di Camera e Cappella di S. A. 11. il Duca di 
Lucca. 

Musica del Maestro Sig. Gaetano Donizzetti 
Poesia del Sig. Giovanni Emanuele Bidera 



il virgolato si omette 




SCENA I. 

Sala gotica con logge da cui si scuopre il ponte levato- 
I jo del castello , ed in lontananza un tempio ad esso 
* castello attiguo. 

Coro di arcieri. Tamas seduto sopra una pelle di 
tigre, poi Guido, 

Qui, (^ual guerriero - su bruno destriero 
Varcò il ponte, che cupo suonò ? 

Coro Fu Rolando , ci disse un arciero, 
Che dal sacro Avignone tornò. 

Gui. Da uno scritto, da un detto or dipende 
Della misera Gemma il destin. 

Coro Egli vien, già le scale egli ascende. 

Gui. Forse il nembo a scoppiar è vicin, 
SCENA li. 
Rolando e detti 

RoL Guido! Giti. Ebben? 

Rol. 11 messaggio ho compito. 

Gui. Gemma? RoL Gemma non ha più marito. 
Tutti Oh sventura ! 

Rol. dando i fogli a Gui. Del prence il voler 

Tu le annunzia . Gui. Penoso dover . 
Questo sacro augusto stemma 
Di chi schiude al Ciel le porte 
Ahi pur troppo reca a Gemma 
Duolo eterno, e forse morte ! 
Ah ! chi mai per tal sciagura 
Chi non piange di dolor. 
Ripudiata in queste mura 
Lungi andrà dal suo signor» 
,Nella stanza che romita 

Al dolor dischiuse il Cielo , . 



»0 



6 

Languirà questa avvilita , 
Come un fior che non ha stelo : 
Mai dell' odio la tempesta 
Mai s accolga nel suo cor. 
Che tremenda, che funesta 
E l'offesa dell' amor. 

Coro Qua Rolando, e narra a noi 
L'alte imprese degli eroi: 
De' Francesi e degl' Inglesi 
Le battaglie ed il valor 

RoL Vidi cose che ridire 

La mia lingua a voi non basta : 
De' Francesi fremon l'ire; 
Ma non brando . ma non asta 
Frena il torbido Britanno., 
D'ogni danno - apportato!*. 
Solo d* Orleans la donzella 
Arghi pone al suo furor . 

Coro Qual prodigio! una donzella 
Argin pone al suo furor! 
Narra , narra , e di com' ella 
Pervenisse a tanto onor. 

RoÌ. Ella è senno, è brando, è duce 
Per cittadi e per castella, 
Strage e morte all' Anglo adduce. 
E cometa che flagella 
Coli' infausto suo splendor! 
Dei Francesi eli' è la stella, 
Scudo immenso e difrnsor. 

Com Viva d'Orleans la donzella, 

Nostra speme e nostro onor. 

Gai. Una preghiera unanime 
per Gemma,... 

Coro Ah si! preghiamo. 

Eoi. a Tamas T alza, infedel. 

Tarn. Che vuoi? 

Rol. Non dei pregar con noi! 

Tarn, s' alza furioso) Pregate voi? perchè? 
Perchè Gemma soffra lieta 

- • • • ' 



1/ onta infame cT un ripudio ? 

E a qual Nume, a qual Profeta 

Può innalzar sua prece il cor? 
Lo potreste, allor che il grido 

Di vendetta accolto fosse ; 

Se del vii che la percosse 

S'eternasse il disonor. 
Rol. Frena, ah! frena il vile accento, {cava unprtgn 

O sei spento , traci itor. 
Tarn. Su mi svena, a che t'arresti? 

A quel mal che tu mi festi 

Morte è un bene, che gli affanni 

Di molti anni - troncar può. 
Mi togliesti a un sole ardente, 

Ai deserti, alle foreste, 

Perchè fossi ognor languente 

Qui fra nembi e fra tempeste: 

Mi togliesti e core e mente, 

Patria, nume e liberta. 
( Ma di fiamma onnipossente 

Ardo in core, e niuno il sa.) 
C%ro La bestemmia del furente 
sm Non ascolti il Ciclo irato ! 

/ (ÌHfì Guai se il folgore possente 
\4Vjw § u q ue j ca p e j scaglierà! 
Tarn* Verrà di che il jSaraceno 

Vendicato a^Jr^n/l^k^ 
( Ma l'amor t:he ni' arde in seno 

Nessun uom distruggerà. 
Coro Morte, morte al Saraceno; 

Farlo salvo è crudeltà.. 
Rol. Lascia, Guido eh* io possa 

Vendicare l'oltraggio a cui discese. 
Tarn. Indietro, sciagurati! Rol. Una parola 

Se aggiungi... 
Tarn Indietro, o ch'io... 

RoL Vile! 

Gui. T'arresta. Lo punisca Iddio. 



8 

SCENA UT. 
Gemma e detti. All'arrivo di Gemma tutti si arrestano 
col capo basso. Tanna colle, braccia conserte all'o- 
rientale in attitudine del massimo rispetto. Gemma 
guarda tutti con dignità. 
Geni. Nuove contesa ... Oh cielo! ( s* accorge del pu- 
livi ferro sguainato! gnale di Rol. 
Rol. Al Saraceno 

D'appuntarlo imponea. 
Geni con simulazione. Comprendo appieno: 

Riponete quel ferro. 
Rol. gitt. a 9 piedi d Tamas. Infedele, lo prendi. 

Lo affila tu ; m'intendi ? 
Tarn. A me la cura fc <? 

Lasciane pur. 
Geni. L' assenza del mio sposo 

Troppo au l ici vi fé'. Pace una volta; 
Pace almeno fra voi ! Guido, ah non sai 
Quanto terrore io provo 
Di guerra al nome. Ahi cosi crudi accenti 
Mi fan ( tanto in me ponno ) 
Tremar nelf ombre e trabalzar nel sonno. 
Una voce al cor d' intorno 
Da più dì mi grida guerra ! 
Fuggi, o Gemma, dal soggiorno 
Dove pace un di regnò. 
Questo grido il cor mi serra, 
Tal che piangere non so. 
Coro Come augel nella foresta ( fra se 

Presagisce la tempesta; 
Con quel grido all' infelice 
La sciagura favellò . 
Gem. « Questa voci 1 somigliante 

« A sconvolta onda mugghiarne ; 
« Ahi ! dal sonno spaventata 
€ Me deserta e sfortunata, 
« Che pensarmi, o ciel ! non so. 
Coro I tuoi mali al cor presago 
La sventura palesò. 



9 

Tarn. Nessun sogno a te predisse 

Che oggi torna il tuo signor? 
Geni. Riede il conte ? Coro Ecco Rolando 

Di tal nuova apportator. 
Gem. Egli riede ? oh lieto istante ! 
11 mio sposo io rivedrò ! 
Al mio sen l'eroe, l'amante, 

Il mio bene abbraccerò. 
Parlerà de' suoi trofei, 

Io d'amor gli parlerò; 
Cogli amplessi i pianti miei, 
La mia gioja io mescerò. 

SCENA IV. 
Tamas con pugnale insanguinato* 
Tarn. Dritto al segno vibrasti * Io 1' ho ferito 

* {volgendosi alla mano che stringe il pugnale) 
Laddov' ei mi colpi. Nel mio furore 
Infino all' elsa glielo immersi in core. 

( pianta il pugnale sulla tavola ) 
Gemma , che sola sei 
Luce degli occhi miei, 
A te serbò la sorte 

L' onta del tuo signor, a me la morte. 

(si odono suoni che annunz. V arrivo del Conte) 
Giunge, o Gemma, il tiranno; 
Fuggi, vien meco unita; 

Usciam, tu dal castello, ed io di vita ( pari. 

SCENA V. 
Coro aV arcieri. 

Lode al forte guerriero , ed onore 
Del Re Carlo all' invitto campione, 
Delle cento castella al signore , 
Che V orgoglio Britanno punì. 

Venne un turbo dal freddo Albione, 
Qh 1 ecclissava di Francia la stella; 
Ma il Signor delle cento castella 
Scese in campo e quel turbo sparì. 



10 

SCENA VI. 

Conte e detti 
Con. Qui un pugnale! Chi '1 confisse 
A segnai di ria vendetta ? 
A mio danno ]a rejetta 

Forse; ah! forse il consacrò, {prendendolo 
Sangue! Ah! Gemma si trafisse? ( spaventato) 
Guido!.. Anch' ei m'abbandonò, {cade su di 
Ah! nel cuor mi suona un grido, una sedia.) 
Che mi accusa, che mi dice: 
Cadde estinta V infelice, 
E il consorte la svenò. 
» Al mio duol soccorri, o Guido.... 
« Guido anch' ei m'abbandonò. 
Coro » Noi venimmo a te d'incontro, 
« Guido sol saper lo può. 
SCENA VIL 
Guido e detti . 
Con. Guido, Io tremo!... questo sangue? 

Dimmi, Gemma è morta! 
Gui. freddamente No. Tutti con gioja Nof 
Con. Ah ! la vita già fuggita 

Nel mio seno ritornò . 
Coro Ah la vita già fuggita 

Nel suo seno ritornò. 
Con. Di chi è dunque? 
Gui. con dolore) Di Rolando. 

"Con. Chi l'uccise? come? quando? 
Gui. Tamas, disse, e poi spirò, 
Con. Ch* ei non fugga: del Castello 
Custodite sien le porte : 
L'assassin fra le ritorte 
Trascinate al suo signor. 
A mie nozze inaugurate 
Quali auspicj di terrori 
Coro Sul reo capo pende morte T 
Ei fia sacro al tuo furor. 
Strascinato fra ritorte 
Fia lo schiavo traditqrv 



II 

Con. Un fatai presentimento 

In quel sangue io veggo scritto: 
Del rimorso lo spavento 
Agghiacciare il sen mi fa. 
Io di Gemma ho il cor trafitto 
E rea pena il Ciel men'dà 
Coro Grave estremo fu il delitto, 

Pena estrema il vii ne avrà. 
Con. Abbia tomba Rolando. Oh mio fedele, 

(Arcieri partono 
Prode scudiero mio! Parlami, Guido 
La misera che fe'? 
Gui. Che far potea 

La sventurata? 
Con. Narrami, piangea 

In lasciar queste mura? %tó 
Gui. Ella qui stassi ancor. 
Con. ( spaventalo ) In queste soglie 
La prima sposa e la novella moglie? 
Cosi il cenno eseguisti? ( sdegnato. 

Gui. Solo quest'oggi giunse 

Fra noi Rolando. 
Con. Ah! fa che tosto parta 

Questa donna infelice e perigliosa, 
L'altra attendo fra poco... 
Gui. Un'altra sposa? 

Perdona e di: dal punitor rimorso 
Chi assolver ti potrà? 
Con. Mille ragioni, 

E l'infecondo nodo, 
Necessità d' un successor, 1' espresso 
Voler del Re* 
Gui. Vi aggiungi , e sta se il puoi, 

Dal non fremerne in core , 
Altra ragion più forte. 
Con. E quale? Gui. Amore. 

Con. Oh va! Fa ch'ella parta, e che non sappia 

Del suo schiavo fedcl qual sia la sorte. 
Gui. Ti ricorda , Signor, nel giudicarlo , 



12 

Ch' egli orfano, straniero, 
Senza difesa è qui. 
Con. Son cavaliere) ( partono) 

SCENA Vili. 
Sala di Giustizia. 
Coro d 1 arcieri, Tamas e Guido 
Coro I. Assassino, che il ferro immergesti 

In quel cor che giammai non tradì; 
Morir devi, l'istanti son questi 
Che t'avanzan dell' ultimo di. 
2. Il supplizio all'infame s'appresti, 

Che da vile quel prode ferì. 
Tarn. Sciagurati ! Cessate...*— Gai. Silenzio ! 
Ecco giunge il Signor di Vergy. 

SCENA IX. 
// Conte e detti , indi Damigelle e Gemma. 
Con. « E questo, su cui siedo, 

« Degli avi miei V ereditato seggio. 

« A noi diè Carlo Magno 

* Di suprema giustizia immune il dritto. 

« Ora di gran delitto 

« Giudicare dobbiamo , » 11 reo s' avanzi. 

Infido Saraceno ! 

Alla mortai contesa; onde uccidesti 

Il mio prode Scudier qual fu cagione? 
Tarn. L'odio, che per dieci anni 

M'arse sepolto in seno. 

Odio sai tu che sia 

D'un Arabo nel cor? Inferno è l'odio 

Che dissipato è a stento 

Col sangue vii dell'inimico spento. 
Con. Onde di tanta rabbia in te sorgente? 
Tarn. Ei mi ferì, mi tolse 

E padre e libertà. 
Con. Ne volger d'anni 

Così atroce pensiero 

Cancellò dalla mente? 
Tarn. Arabo io son e l'ebbi ognor presente. 

Del suo, del viver mio l'ora suprema 



13 

Oggi segnò il destin. Osò l'audace 
Provocar l' ira mia, trafitto ei giace. 
Con. Ne' barbari tuoi ruodi 

Il tuo stesso furor mi fa pietade; 
Lascia queste contrade, 
Torna ne' tuoi .deserti. Ecco dell'oro, 
Prendi. ( gli getta una borsa 

Tarn. Partir non posso 

Con. Questi luoghi lasciar che tu detesti 

Ferchè non vuoi? ( sorpreso 

Tarn. Vuole il destin ch'io resti: 

Con. Che mai qui ti trattiene? Tarn. 11 mio destino. 
Con. Favella. Ta. E'mio segreto Con. Io T indovino. 
A novella vendetta hai tu serbato 
11 pugnai che s'offerse a' sguardi miei. 
Un altro uccider brami. Tarn. E quel tu sei: 
Con. Tigre uscito dal deserto (salza cai impeto. 
D'uman sangue sitibondo, 
Tu morrai che più non merti 
Ne clemenza, nò pietà. 
Strascinate il furibondo ( agli Arcieri 

Dove morte e imfamia avrà. 
Tarn. Libertà mi diede e vita 

Nel}' Arabia un Dìo possente. 
Tu mi uccidi, e pria rapita 
Mi hai, fellon, la libertà. 
La bestemmia del morente 
H tuo nome infamerà. 
Con. Sia quel reo sospeso al laccio 
lam. Assassini A questo braccio.. ( prende un feri a 
Tutti Morte! da un Arciera 

1 am - lo libero morrò. ( per uccidersi 

Dani. Grazia! [e scendo da una porta 

Coro Morte! Dani. Grazia! Tarn. No. 

Geni. Vivi 

Con. e Air. Gemina! Tarn. Ah! si. vivrò, 
( Un suo sguardo ed un suo detto 
Questo braccio disarmò: 
Fuggi t'irà dal mio petto, 



14 

E l'amor vi ritornò. ) 
Geni. ( Ciel, da te sia benedetto 

Quando a dirgli imprenderò: 
Tu riaccendi nel mio petto 
Queir amor che mi giurò: ) 
Con. ( Ah ! di Gemma il mesto aspetto 
Sostener com'io potrò? 
Cento affetti in un affetto 
Qui la sorte combinò. ) 
Gui. e Dio di pace, in questo tetto , 
Coro Dove amore un dì regnò, 
Fa che torni quell' affetto 
Che discordia allontanò ! 
Geni. Mio signor , non più mio sposo 
Se la morte a me giurasti, 
Una vittima ti basti , 
Due svenarne è crudeltà. J ^ " 

Salva Tamas. Con. Ei vivrà. 
Tarn. ( Per me prega 1' infelice, 

Non per lei.) Con. a Tarn. Va, ti perdono. 
Benché vita ei più non merti, ( a Gemma. 
Salvo ei sia, giacche il bramasti: 
Di sua vita a te fo dono, 
E un addio ... (per partire 

Geni. Se un di mi amasti, 

Se, crudele, or non mi sprezzi, 
Deh ! mi ascolta. Con. E che dir vuoi? 
Geni. Che una sposa oggi tu sprezzi , 

E fai onta ai dritti suoi. 
Con. Fu destino. Geni. Hai tu deciso? 

Dunque è ver ? Con. Da te diviso 
Mi ha fatai necessità. 
Tarn. (Cor di smalto!) Tutti Oh crudeltà. 
Gem. E 1' anello conjugaìe, 

E 1 altare, e il sì fatale , 
E quel Nume che invocasti : 
Tutto, dì, tutto scordasti ? 
Tutto?... Con Tutto ornai lini. 
Geni. Conte! Ah nò, non dir cosi 

( si getta piangendo ai piedi del Conte.) 



A* 



15 

Tarn. ( Sconoscenza! ) 

Cori e Già. ( Infausto di!) il Con. la rialza) 

Geni Bi eh' io vada in Palestina, 

Scalza il piede a sciorre un voto, 
Non vi è lido si remoto 
Dove Gemma non andrà • 
Con. Basta, o Gemma.... ah! eh' io non posso.... 
Geni. Parìa. . dimmi... ah! sei commosso? 

( gridando con gioja , e baciandogli la mano\ 
Una lagrima amorosa 
Sulla mano mi piombò. 
Tutti Quella lagrima pietosa 

Scese, e Gemma trionfò {suoni lontani 
Giù. Ma guai suon? 

Con. Ah! la mia sposa. (per partire.) 

Tutti. La sua sposa!... oh tristo evento 

Che la gioia dissipò! 
Gem. Fui trafìtta... ah disleale ! 

D'ogni dritto insultatore! 
Vii spergiuro, il mio furore 
Oggi apprendi a paventar! 
Nel mio cor dal tuo sprezzato, 
La vendetta ha sede e regno 
Dalle furie del mio sdegno 
Nessun Dio ti può salvar. 
Con. Me non cangia, o sciagurata, 

Vano sdegno, e vii lamento: 

10 disprezzo, e non pavento 

11 tuo vano minacciar. 
Vanne alfin, ne sia destata 

L'ira ond'io già colmo ho il petto. 
Un tuo sguardo un moto un detto 
La potrebbe suscitar. 
Tarn. ( Una furia ho nella mente. 

Un demonio che mi grida, 

Ch'io T atterri e Tempio uccida, 

Tanto oltraggio a veudicar. 
Oh infelice! i tuoi bei giorni 

Fur consunti, far distrutti. 

Avvilita e in odio a tutti 



16 

Solo a me ti puoi fidar. ) 
Guido e Cori: Ball' abisso usci la fiamma 
Fu discordia, che l'accese ; 
Qui scoppiò di rie contese 
Nuovo inferno a suscitar. ^ é lf * 

Fine dell' atto Primo 

ATT© SECONDO 



SCENA P R I M A 
Sala come alla scena prima dell'atto primo. 

Coro di Cavalieri e Damigelle che ricevono IDA 

Dani. Come Luna, che al tramonto 
Lascia il cielo in notte oscura , 
Gemma usciva; e queste mura 
Lasciò al pianto ed al dolor. 
Ma tu giungi, e al par del Sole 
Ne discacci ogni squallor. 
Cav. Come Sol, che selve e monti 

Al suo nascer tutto abhella, 
Giungi tu, del Sol più bella, 
Qui discaccia ogni squallor. 
Ida, Mi suonan pianto cosi mesti accenti. 
Cessate deh! cessate: la mia gioia 
Per voi non si confonda 
Dell' espulsa cugi na 
Col misero destino. Assai per essa 
il cor mi palpitò. Coro Vergy s'appressa. 

scena fi; 

// Conte seguilo da Cavalieri e delti, 
Con. Ida, diletta sposa! Oh! dammi ancora 

Che al sen ti stringa, e che da te pur oda 

Siceome all' amor mio, l'amor risponda 

Che a me ti strinse; 
Ida. lm n "usamente io t'amo, 



17 

« Sin da quel di che ai sguardi miei t'offerse 
« Quel Dio che a te mi lega, e il nostro nodo 
« Benedirà. Ti vidi ne' tornei, 
« In Arles nelle feste, e da quel giorno 
« Cosa di Ciel mi sei » T' amo, sì, t' amo 
Quanto un cor mai lo possa, 

Con. V abbraccia con affezione .) Alcun riposo 

Dal cammin lungo or prendi, e voi, fedeli, {alle da- 
Voi la scorgete iu più tranquilla stanza, migclle ) 
In breve io ti raggiungo. Ida Ah si t'affretta; 
Di pace ha d'uopo e da te il cor l'aspetta, {part. 
colle damig. accomp. dal Conte fino al limitare) 

Con. Congiunti, cavalier qui senza fasto 
All' imeneo novello 
Testimonj vi chiesi. Ogni splendore 
Fora insulto al dolore 
Della rejetta. 

SCENA III. 

Guido e detti 
Con. Oh Guido! Ancor qui sei? 

Ne t'affrettasti?... GuL Ingombre eran le vie 
D' accorrenti al castello , e stimai quindi 
Non esporre al periglio 
Del dileggio comun quella infelice : 
E se di Gemma ancor parlar qui lice.... 
Con. Che chiedi ? parla..., Cui. 11 pegno di tua fede 
Per me ti rende, e lagrimanlo disse: 
Torna al mio sposo, ah! torna 
Questo anello nuzial, digli che lieto 
Non egli andrà del suo novello imene: 
Che il suon delle mie pene 
Come stridor di folgore 
Dovunque il seguirà, ch'io 1' amo accora 
Come nn tempo 1' amai , che ancor l'adoro; 
Ma che... 

Con. Deh taci!... o qui d' affannoso moro. 

Ecco il pegno ch'io le porsi !... 
Pegno , oh Dio! d' eterna fede ! 
Io l' infransi... Oh ria mercede 
Al suo fido intenso amor ! 



18 

Quanti sveglia in me rimorsi < 

Questo muto accusatóri 
Deh! per sempre a me tu cela, 
Dolce amico, il triste anello -, 
Luce infausta vieti da quello 
Al mio sguardo ed ai mio cor, 
Qual di face che altrui svela 
D' una tomba lo squallor . 
Càv. Ti renda Dio propizio 
Padre di cara prole, 
E in quella prole ai posteri 
Il genitor vivrà. 
Con. Questa soave immagine 

Calma i miei spirti, e parmi 
Veder sereno splendere 
11 tempo che verrà. 
Già. Gemma infelice! Un raggio 
Per te vibrava il sole, 
Ma di più dense tenebre 
S' è ricoperto già. ( partono tutti.) 

SCENA TV. 
Atrio che mette in un delizioso giardino,. 
Ida e damigelle. 
Coro Vieni , o bella , e ti ristora 
Neil' idea de' tuoi piacer. 
Sien più belli dell' aurora 
I novelli tuoi pensier. 
Ida A voi grata pur son, dilette amiche ; 

Sola io chieggo restar, ite per poco. ( il coro p. 

Dolce 1' aura qui spira, ameno è il loco : 

Qui del lungo camino ( siede ) 

Riposo avrò. Qunle del mio destino 

Qual la meta sarà? 

SCENA V- 
Gemm% esce con precauzione non veduta da Ida . 
Gem. ( La mia rivale!) 

Ida ( Incerta io son ! ) 

Gem. ( Parla fra se! Che dice! ) 

]<!a Ida, sarai felice? ) Gem. (Quant'è misera Gemma ) 

Ida ( Gli e ver che il eonle m* ama... ) 



18 

Geni. Ei l'ama? Oh gelosia!) 

Ida ( Ma un' altra amava uu dì. ) 

Gem. sospirando^ Pur troppo! Oh ©io! 

Ida Chi è mai ? Ah che vegg'io ! 

Gem. Io fui di Gemma ancella. 

Ida con sorpresa) Di Gemma? 

Geni. In Arles.,. mi ricordo è quella.) 

Ida con contegno) Tra té altre te non vidi. 

Gem. Qui mi trattenne il pianto . 

Ida Questo lugubre ammanto oggi contrasta 

Collo splendor della mia corte. Geni. E' questa 

Convenevole vesta al nero stato 

Del dolente mio core. Ida Io mal vi reggo: /£ 

Se ami la tua signora, 

Va' la raggiungi . 
Gem. con mistero) Non è tempo ancora. 
Ida turbatissima) Qual mai sospetto , o Cielo! 

Uscir da queste soglie 

A te chi vieta? Gem. Di Vergy la moglie 
Ida per fuggire. Geni, la raggiunge, V afferra per un 
braccio, la strascina innanzi con tuttala rabbia, e 
Non fuggir,che invano il tenti, dice sottovoce) 
Rea cagion de' màli miei: 
D' Arles più tu non rammenti 
Quelle feste e quei tornei ? 
Ma tu ignori, o seduttrice ? 
Questo è il guardo che ci rende 
Te beata, me infelice, 
E il mio sposo un traditor. 
Ida Quale affronto ? ( con rabb.) 

G"m. A te dovuto. 

Ida Io punirti ... ( con voce alta.) 

Gem. con pugnale ) Taci. Ida Ajuto! 

Conte! 
Gem. Taci. 

Ida Ah! Gem. Taci! o eh' io 

S C E N A VI. 
C mte e dette 
Con. Gemma ! ( con terrore) 

Gem. Indietro. ( con fermezza ) 



20 

Con. Ferma. 

Ida Oh Dio . ( il Con. preso 

dall' ira snuda la spada per avventarsi a Gemma 
Gem. Se ti avanzi io qui la uccido. 
Con. Questo ferro... Gem. Un passo, un grido 

E' a lei morte... Con. Ah no! 
Ida piangendo) Pietà. 
Con. Ecco io cedo al tuo comando ( commosso.) 

Parla , imponi. Gem. A terra il brando . 
Con. Questo braccio inerme è già. ( gett. la spada 
Gem. ( E' dessa in mio potere, 
a 3 ( E in questa mano e morte; 
( Alla ragion del forte 
( Ciascuno obbedirà. 
Con ( Ti ubbidirò, crudele! 

( Placa lo sdegno intanto ( Indicando Ida 
( Disarmi almen quel pianto 
( Cotanta crudeltà. 
Ida. ( Morte dagli occhi spira... 

( Se non m'aita il Cielo, 
( Nel sangue mio quell' ira 
( La cruda spegnerà. 
Gem* Odi me, iniquo Con. Io t'odo 
Gem. L' indissolubil laccio 

Sciolto dal Ciel dicesti, 
Tu libertà mi desti, 
E torno a libertà. 
Con. Libera sei Gem. ( Spergiuro! ) 
Altrui la mano e il core 
Darò Con. Si. Gem. ( Traditore! ) 
Al mio f ratei tu scrivi 
Che venga e mi riprenda. 
Con. Si, scrivo... Gem. ( Oh gelosia! ) 
Mallevador chi fia 
Di tue promesse? Con. Onore. 
Gem. Mallevador migliore 

Nelle mie mani or sta, 
Sien chiuse queste porte, 
E su costei stia morte 
Garante del tuo giuro. 



21 

Or esci. Ida Ah no.... Con. Tu... vuoi? 
Ida. Morir su gli occhi tuoi, 

Ch'io possa almen, Con. Me uccidi 

Ma lei risparmia!... lei!!! 
Gem. Tanto tu l'ami? Con. Ah, Ida! 
Gem. La morte dell'infida, 

La morte tua sarà. 

SCENA VII. 
Tamas e delti. Tania s, senza esser veduto, disarma 

Gemma, Ida abbraccia il Conte. 
Gem. Quella man che disarmasti 

Ti diè vita, o schiavo ingrato 

La tua destra o sciagurato, 

La vendetta or mi rapi. 
Nel piacer de' vostri amplessi, 

Vi percuota un Dio sdegnato 

Come il Ciel d'averti amato 

Mi percosse, mi punì. 
Tarn. Nel rimorso dell'infido 

Forse lieta .un di sarai, 

JVella pena esulterai, 

Di quel vii che ti tradì. 
Fuggi, fuggi ornai t invola 

Vieni, usciam da queste porte; 

Qui ove regna infamia e morte. 

Fin di luce è muto il di. 
Con. Oh qual gioia! A queste braccia 

Ti ritorna Amor pietoso, 

Si l'amor che del tuo sposo 

Vide il pianto, e il prego udì. 
Or ti calma, or t'assicura, 

Che son tuo, che mia sarai. 

Vieni all'ara è tempo ornai 

Di punir la rea cosi. 
'la. Ah! se mio, se tua son io, 

Ogni affinino è già svanito. 

Ci congiunga il sacro rito 

Còme amor nostr' alme uni. 

( partono per lati op^nstL 
Fine dell .-llt ) fecondo ; 

m 



22 




SCENA I. 
Sala Gotica con finestra in mezzo da aprirsi. E notte. 
La scena è rischiarata da una lampada posta in mez- 
zo della stanza. 

Cavalieri, Damigelle, il Conte ed Ida 
che scendono al Tempio 
Dani. iy Ida è pari la beltà 

Dell'aprile al più bel di 
Cav. Cavalier Francia non ha 

Che s'agguagli al gran Vergy 
Tutti. Se l'imene annoderà 

Quei due cor che amore uni 
11 valore e la beltà 

Fian congiunti oggi cosi ( partono tutti 
SCENA IL 
Geni, sola esce sospett. e si ferma sul limit. della porta 
Tutto tace d'intorno e sol rischiara 
Della notturna face un debil raggio 
Queste negre pareti, 
Per me che divenisti 
Castello di Vergy? Ma vien lo schiavo 
Che tradir mi potè. 

SCENA III. 
Tamas e detta. 
Tarn. Gemma. 
Gem. ( per partire ) ( Si eviti, ) 

Tarn. Che Gemma m' abborisca, io no, non merto. 
Gem. Mal genio del deserto 

Che puoi chieder da me? 
Tarn. ( con mistero ) Gemma fuggiamo. 

Gem. Fuggir! Dov'è quell'empio? 
Tarn. A giurar nuova fede ei mosse al Tempio. 
Gem* Al Tempio!!! Ah no, tu menti. 
Tarn. Gl'inni al tuo Dio non senli?(strascin.al verone 
T'appressa e mira... Geni. Tamas, tu mentisci. 



23 

Tant. Mira! dischiuso è il tempio., impallidisci. 
Geni. Non è ver non è quel tempio ( guarii' colpita 
Schiuso a rito nuziale 
Non può a Dio non può quell' empio 
Nuovo giuro proferir. 
Ogni sposa al si fatale 
Ei vedrebbe inorridir. 
Tarn, Che più speri*? il nodo è infranto 
Ardon già novelle tede: 
Nou d'affanno non di pianto, 
Tempo è questo di fuggir. 
Se a te stessa non dai fede 
E' delirio il tuo martir. 
Gern. Ah! voliamo a rovesciare 

Quel!' altare. 
Tarn, (trattenendola ) Quegli amori. 
Han per tempio V universo 
Are ardenti son quei cori... 
Chi li spenge? Chi li atterra? 
Gem. Cielo e Inferno or mi fan guerra 

Che farai tu, Gemma, intanto? 
Tarn. Ora è questa non di pianto 

Questa è V ora... 
Gem ( disperatissima ) Di morir 
Me tu svena e poi mi lascia 

Corpo esangue in queste soglie; 
Vegga Tempio e la rea moglie, 
Quanto amor s' accolse in me. 
Tarn, lo svenarti? A fuoco lento ( amoroso 
Arder pria le man vorrei: 
Cento vite avessi e cento> 
Mille morti aifronterei: 
Questo cor tu non conosci, 
Se la morte chiedi a me. 
Gem. Qual consiglio!! - ( disperata. 

Tarn. • Un solo. Gem. E quale? 

Trini. Questo istante è a te fatale: 

L' ora è questa... {come in allo di ferire. 
Gem inorridita) Di fuggire 

bi, foggiani., /ZV/tfi Doman. Gem. Domani!... 



24 

Oh ! domani io sarò morta ! 
Gelosia mi strazia a brani ! 
Tu m' adduci tu mi scorta. 
Morte son qui le dimore,.. 
Tu non sai che cosa è amore 
Tarn. Io deh ! taci... Geni. Ah! mai geloso 
Tu non fosti ?J7lo? Taci... In petto 
Ho F Inferno. Geni. Ah! sii pietoso 
Se non parto, se qui resto 
Disperata morirò. 
Tarn. Taci, parto; lo schiavo fedele 

Le tue furie già sente nel seno : 
Un ignoto destino crudele 
Già governa la mente ed il cor. 
Le mie vene tutte arde un veleno 
Tutto avvampo di un nuovo furor. 
Gem. Va, ti attendo: seguirti s'io nieghi 

Tu per forza mi strappa, mi traggi ■ 
Pianti, smanie, comandi, nè preghi. 
A pietà non ti muovano allor. 
Tu m'invola del crudo agli oltraggi, 

E, se re^to tu svenami ancor. ( Tarn, parte 
S C E N A XI. 
\A Gemma sola. 

Colpi dì Cannone annunziano compiuto il rito 
nuziale Gemma resta immobile e s'incrocia le 
braccia, rassegnata in atto di adorazione. 
Ecco,\ tulio è finito 

Egli $iù mio n n è. „ ( rientrando in m 

„ Tamas.! Ah ! son queste ~ I 
„ Le pareti funeste ^(^a^t^\ 
„ Dèli odiato Castello, oppur le mura 
„ Son del^Chiostro vicino ? io vaneggiai .... 
Una calma succede al furor mio . .. 
ì\ T on è più di Vergy, Gemma è di Dio; 

Un aitare ed una benda if^g inocchi 

Fian mia cura insino a morte. 
Vivi a cónte e lieto renda (k 
Te di prole la Consorte: u 
Vivi, oh vivi ! e più di Gemma 




25 

Non ti turbi rio pensier. 
O giusto Dio ! che sento ? 
Suono di pianto a me trasporta il vento. 
„ Il conte ! ! ! O Ciel. . . ritratto 
La mia prece infernale ! 

SCENA XII. 
Guido, Ida, Cav. Dame, Arcieri con fiaccole e detta 
Gui. Oli rio misfatto 

Gem. Vergy! Vergy! Gran Dio! 

Gui Gemma!!! Ida II consorte?.., [00 

Gem. Che avvenne al Conte? Gui. Morte. 
Gem. M' inghiotti o terra! Come? 
Gui. Eì da Tamas ferito... Gem. Ah! traditor... dev'è? 
SCENA ULTIMA 
Coro d' Are. per arrestare Tarn. Coro di Damig. 
Tarn. Spento è il marito. 

svincolandosi da tutti gitta il pugn. innanzi a Gernm. 
Gem. Ah vile! Ah scellerato! 

Chi te sedusse? Tarn. Il tuo, 
11 mio furor. Gem. Spietato ! 

Tarn. Altro poter più forte. . . 

Amor per Gemma 
Tutti. Amore ? Gem. Oh infame! Are. Morte ! 
Tarn. Deciso è il mìo destino; 

Ti vendicai, morrò. (si svena) 
Tutti. Ahi! quale orrore! Il Cielo - Cosi si vendicò. 
Gem. Chi mi accusa, chi mi grida 

Moglie infame, parricida ?... 
Non è ver, sono innocente, 
L' adorai T adoro ancor. ^ 
Di quel sangue, ah! non son rea, 

10 fuggir, morir volea; 
Ma di me fu più possente 

11 destin persecutor. 

Dèh! mi salva, o Ciel clemente, 

Disperato è il mio dolor. 
Al Castel della sciagura 
Coro Nieghi il sole il suo splendor. 
Ah! ricopra queste mura 
Notte eterna, eterno orror. finb 

**9. 



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