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Full text of "Giovanna de Guzman : (musica de' Vespri siciliani) : opera-ballo in 5 atti"

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4 



(MUSICA DE’VESPRI SICILIANI) 


OPERA “BALLO IN 5 ATTI 

DI 

POSTA IN MUSICA DAL M. CAVALIERE 


GIUSEPPE VERDI 

da rappresentarsi 



TORINO 

Dalla Tipografia f Litografia di Giuseppe Fodratti 

Via ile Conciatori , iY.° 30, 


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Con permesso e dietro autorizzazione del proprietario 
Tito di Giovanni Ricordi di Milano. 


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MUSIC LIBRARY 
UNC -CHAPEL HILL 





PEnsoytam 


Avronw 


Michele De Vasconcillos , 
governatore del Porto¬ 
gallo per Filippo IV di 
Spagna 
D. Pedro 
D Diego 


IJffiz. spagnuoli 

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Enrico, giovane portoghese 
Giovanni Ribf.iro Pinto , 

gentiluomo. 

Giovanna De Guzman , co¬ 
gnata del duca di Era* 
ganza . . . . . . 

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Vittoria ì 
Tello I 
Carlo ) 
Mendez i 


suoi domestici 
Sold. spagnuoli 


A 


Crivelli Enrico 
Réduìzi Francesco 
Raglisin Giuseppe 
Fraschini Gaetano 

Echeverria Giuseppe 

\ 1 \ •' f « r 

G azzanig a-Malasp ina Mari e t ta 
Fantozzi ìride 
Ferretti Augusto 
Viotti Fiorentino 
Giorgi Francesco 


Portoghesi e Spagnuoli d’ambo i sessi - Soldati Francesi - 
Sei giovanetto - Quattro paggi - Maestro di cerimonie - 
Nobili d’ambo i sessi - Quattro ITffiziali - 
Due Eremiti - Il Carnefice. 

COatlN» III » A Ti MI. 


La scena, è in ìustiona!verso il fine di novembre (lei 1040. 





Maestro Concertatore e Direttore delle Opere 

FABBRICA LUIGI. 

Maestro Istruttore dei Cori 

ANGELERI FILIPPO. 


Primo Violino e Direttore d ’ Orchestra 

FERRA 11 INI G CESARE 

XÀ AVv4vV'^ t; \Yi'J < 

Primo Violino c Direttore della Musica dei Dalli 

GABBITI GIUSEPPE. 

Direttore della Scena, PLACCl GIULIANO. 

. 

Suggeritore e Direttore della Copisteria di Musica 

MI NOCCHIO ANGELO. 


Cembalisti 

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Fratelli MARCHISIO. 

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Pittore Scenografo 


Ferri Augusto. 

Macchinista , Majat Giuseppe. 

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Vestiaristi, Pirola e Cattaneo di Milano. 

Attrezzista, Raposso Lorenzo. 
Calzolaio, Frklò-Bkrtonk Giovanni. 
Parrucchiere , Podio Giovanni. 
Regolatore delle Comparse , Bovio Carlo. 




Le Danze saranno eseguite dalle signore GAGNOLA 
DEPONTE in unione alle Allieve della R. Scuola di Ballo, 
e distribuite come segue: 

Nell’Atto Secondo: BALLABILE DI CARATTERE. 
Nell’Atto Terzo: LE QUATTRO STAGIONI. 










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ATTO PRIMO 


fi lenirò rappresenta la gran piazza di Lisbona. In fondo 
il palazzo del Governatore a cui si sale per una gradinata. 
A diritta dello spettatore il palazzo della principessa Ciio- 
vaiìna de Gnzman, a sinistra l’ingresso ad una,caserma. 


SCENA PRIMA. 


Carlo, Mendez, soldati Spaglinoli, Portoghesi , 
poi D. Pedro e D. Diego. 

(Carlo, Mendez con parecchi soldati Spaglinoli hanno recato una 
tavola dinnanzi la porta della caserma, vi si assiedono intorno 
e bevono. Soldati Portoghesi colle loro donne e i loro parenti 
attraversano la piazza, formano dei gruppi qua e là guardando 
biecamente i soldati Spagnuoli). 


Cab., Men., Spagnuoli. 

Al cielo natio, 

Sorriso di Dio. 

Voliatn eoi pensier 
Fra i canti e i bicchier. 
Con fronde d'alloro, 

Col vino e coll’oro 
Del prò’ vineilor 
Si premi il valor. 


Coro 

Port , {a diritta ed a mezza voce) 

Con empio desio 
Al suolo natio 
Insulti o slranier 
Fra canti e bicchier! 

0 dì di vendetta 
Men lento li a lire Ila, 

Al fero oppressor 
Foriero d’orror. 


Car. (alzando il bicchiere} 

Evviva, evviva il grande capitano, 

M*n. D’Iberia orgoglio e primo per valori 

Car. Fulmine in guerra. 

Men. Mai non fere invano, 

Ed è de’suoi l’amor! [in questo tempo escono 
dalla caserma D.Pedro e D. Diego tenendosi in atto familiare) 
Così di queste mura 
Che chiamano Lisbona, 

Lo disse il General.... mio duce, è ver?.... 
[barcollando alquanto ed indirizzandosi a D. Pedro) 
Noi siam signori! 

Ped. (ridendo) Olà! il tuo piè vacilla! 

Soldato, ebbro tu sei! 

Men. Ebbro son io... d’amore! 

Ogni bella mi piace! 

Ped. (sempre ridendo ) È il Lusitano 

Geloso, e alter delle sue donne il core ! 

Men. Cor non v’ha che resista (sempre barcollando) 

D’un cimiero alla vista! 

Vedrai!... (<* Carlo) 

Car. Ma i lor consorti? 

Men. Vincitor generoso 

M’avran donna gentile e facil sposo! 

Coro 

Spagnuoli Portoghesi 


Al suolo natio, ecc. 


Con empio desio ecc. 



9 


SCENA IL 

Giovanna De Guzman, Vittoria, Tello e detti. 

(Giovanna vestita a lutto, appoggiandosi al braccio di Vittoria, e 
seguita da Tello, attraversa la piazza venendo da sinistra e di¬ 
rigendosi verso il proprio palazzo: ha un libro di preci alle mani. 

* 

E salutata rispettosamente dai Portoghesi, coi quali familiar¬ 
mente s’intrattiene). 

(parlando fra loro sommessamente). 

Die. Qual s’offre al mio sguardo - del ciel vaga stella? 

Fra noi qual si noma - sì rara beltà? 

Ped. A lutto vestita - del prence sorella, 

Cui tronco fu il capo - ostaggio qui stai 
Or mesta deplora - l’amato fratello... 

Die. Amico al Braganza - che tanto l’amò. 

Affetto fatale - che il sangue scontò! (con vivacità) 
Ped. È dolce la prece - d’un labbro amoroso, 

Die. All’ombra diletta - invoca riposo, 

Ped. E ultrice su noi - la folgor del cieli ( sorridendo) 
Die. E a dritto, se il duce - fu tanto crudeli 
Ped. Ah ! taci : ad un soldato 
Mal s’addicon tai detti!... 

(D. Pedro saluta rispettosamente Giovanna e rientra nella 
caserma con D. Diego) 

SCENA III. 

Detti, meno D. Diego e D. Pedro. 

Tel. ( sommessamente a Giovanna) 0 dì fatale, 

Giorno di duol, ove il nemico ferro 
Dei migliori suoi figli 
Il suol materno orbava! 


Gio. (da sè, come pregando) 

0 mio fratei, Fernando! o nobil alma! 

Fior che rio turino svelse 
Nel suo primier mattino. 

Morte, morte a colui, che la tua vita 
Rapiva... E indifferenti a tanto eccidio 
Qui stassi ognun !... Da me vendetta ornai, 

0 mio fratei 1 e so! da me tu avrai. 

Men.( alzandosi da tavola .) 

Assai nappi vuotammo; or la canzone 
Ci allegri... Il Lusitano 
Canti le nostre glorie ! 

Far. Il pensi? 

"vli'.N .(affalto ubbriaco) Fer mia le! canto gentile 
Fra queste belle chi sciorrà? 

Fior di beltade, a te s’aspetta! or via... (avvicinandosi 
Vit .{indignata) Di noi che fìa? barcollando a Giovanna 
Men. (avvicinandosi sguaiatamente a Giovanna) 

Signor mi fé’ dei forti 
Il dritto, e al vincitor mal ti sottraggi! 

Non piu s’indugi! olà! 

Vrr. Soldato! e tanto ardite! (con isdegno c facendo allo di 
Ilio, (trattenendola) Taci! proteggere Giovanna) 

VIkn. (corrucciato e minacciando Giovanna) No. 

Tu canterai!., ovver !.. 

Ilio. lo canterò! (simulando calma 

(Mende/ e Carlo cogli Spognuoli lianno di nuovo occupato 
il loro posto intorno alla tavola che trasportarono in mezzo 
alla scena : a poco a poco il popolo portoghese si avvicina 
ad essi, quasi circondandoli durante l’aria seguente) 


11 ? 

Gio. (avanzandosi sul limitare della scena) 

In alto mare, e sbattuto dai venti, 

Mira quel pino in sen degli elementi. 

A naufragar già presso, ascolti il pianto 
Del marinar dal suo navile infranto? 

Deh! tu calma, o Dio possente, 

Col tuo riso e cielo e mar ; 

Salga a te la pace ardente, 

In te fida il marinar! 

Iddio risponde in suo poter sovrano: 

» A chi fida in sè stesso il cielo arride ; 

» Mortali, il destin vostro è in vostra mano. » 
Coraggio, su coraggio 
Del mare audaci figli; 

Si sprezzino i perigli, 

E il gemere viltà! 

Al ciel fa grave offesa 
Chi manca di coraggio: 

Osate! e l’alta impresa 
Iddio proteggerà! 

[guardando con intenzione il popolo che la circonda) 
Perchè vane preci ascolto? 

Perchè pallido è ogni volto? 

Nel più forte del cimento 
Yoi tremate di spavento? 

Su, su forti al mugghiare dell’onda 
E agli scrosci del tuono risponda, 

Si desti il vostro arder 
Invitti cor ! 

Coraggio, su coraggio, ecc. • 



( Coro del popolo Portoghese a parie ed a mezza voce) 
A quel dir - ogni ardor 
Si desiò - nel mio cor. 


Sospirar - ò villa. 

L’onta ria - vendichiam ; 

t 

11 servir - disprezziam, 

E con noi - Dio sarà. 

Carlo, Mrndez e Soldati Spagnucli [bevendo e senza pre¬ 
stare attenzione a quatto succede intorno ) 


Di vin colmi i bicchieri, 
Rallegrano ogni core; 
Raddoppiano il valore: 
Beviamo alla beltà! 


Gio. (con forza e guardando 
Fede, speranza e 
Parlato han già 
Gio.,Yit.,Tel. (con forza) 
'Coraggio, su coraggio ! 

^ Del mare audaci figli: 

Si sprezzino i perigli, 
Iddio vi guiderà! 

5i vendichi l’offesa 
^ Si spezzi il rio servaggio : 
d Osate! e falla impresa 
' Il ciel proteggerà. 


gli Spaglinoli che verso di lei 
onore si rivolgono) 

del marinaro al core! 

Portog. (con forza) 
Coraggio, su coraggio! 
Siamo del mare i figli: 

Si sprezzino i perigli, 
Iddio ci guiderà. 

Si vendichi l’offesa, 

Spezziamo il rio servaggio; 
Osiamo, e falla impresa 
Il ciel proteggerà. 


Coro di Scagnuoli (sempre a tavola) 


Più di cotal frastuono , 
D’urtati nappi il suono 
Gradito a noi sarà! 


13 


Col giuoco e il vin, l'amore 
Scalda al soldato il core , 

Di sè maggior lo fa. 

Ciò., Vit., Tel. e Coro di Portog. [animandosi mutuamente) 

Andiamo ! orsù coraggio 
Si vendichi Foli-raggio, 

L’acciar risplende - del prode in man! 
Cornati), foriam ! 

(I Portoghesi con bastoni e pugnali sguainali van sopra ai 
soldati Spagnuoli: un uomo comparisce d’un tratto sulla sca¬ 
linata del palazzo del Governatore : è solo e senza guardie) 

Tutti Vasconcello !.... (arrestandosi spaventati ) 

Gio. 0 furor! Che mai veggio? 

Innanzi a lui paventa ognun... Gran Dio! 

Vascoucello getta uno sguardo con calma sulla turba e la 
un gesto imperativo : logge ognuno lasciando deserta la 
piazza, non restando in iscena che Vasconcello, Giovanna , 
Vittoria e Tello) 

SCENA IV. 

Giovanna . Vittoria , Tello e Vasconcello. 

Giovanna 

(D’ira fremo all’aspetto tremendo, 

L’alma mia raccapriccia d’orror! 

0 fratello, a le penso gemendo, 

E vendetta sol spira il mio cor.) 



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Vittoria e Tello 


(Tace l’ira all’aspetto tremendo, 

Il mio seno s’agghiaccia d’orror! 

Ài fratello ella pensa fremendo 
E vendetta già spira il suo cor.) 

Vasconcello (a parie ) 

(Il terror su quei volti leggendo 
Di disprezzo sorride il mio cor ; 

Fremin pur, ma divorin tacendo 
La vergogna e l’imbelle furor.) 

SCENA V. 

Gli stessi , Enrico arrivando dal fondo vede Giovanna e 
\ corre a lei senza scorgere Vasconcello. Costui s arresta 
' v all'arrivo L’Enrico ed a lui s avvicina lentamente. 

im. Giovanna! 

jrio. Oh ciel ! chi veggio ? 

* Enrico!... e il crederò?... tu, prigioniero... 

Shr. Ah! sì, tra cari miei, (con vivacità) 

Del mio destino incerti, in questo loco 
Libero io stommi! 

rio. e Vit. Ohf che di’ tu? 

'nr. 


Giudici pronunciai equa sentenza! 
Cotanto osàr di Vasconcello in onta ! 


Tremanti 



45 

Gio. Gioia! o, Ha ver? 

Enr. Sì, appieno assolto io sono! 

E fu mera giustizia e non perdono ! 

Yas. (avanzandosi e sorridente) 

Che! voi fuggir da morte, o traditori? 

E dovreste ammirar la sua clemenza. 

Meglio di’, ch’egli è lasso! al ferro il braccio 
Or manca ed alla scure, 

Se non il cere: e a fine 
ni colpir meglio , si riposa ! 

Ah taci (con isj>a vento) 

Non osar!... 

E perchè?.. cosi il recasse 
Innanzi a me fortuna 
E a mia vendetta! 

Il tuo timor rinfranca : 

Or lo vedrai ! (tranquillamente) 

Dov’è? 

Vas. (scoprendosi) Qui slassi! 

Enr. Cielo! 

Gio. Ahimè! che ha di lui?' 

Vas. Ebben! non mi rispondi ? 

Enr. Ah! noi poss’io !... noi vedi? io non ho brando! 
Vas. Sgombrale (a Giov ., Viti, ed a Tedio ) 

E tu qui resta: (ad Enr.) io tei comando! 

(Giovanna , Vittoria e Tello entrano nel palazzo a diritta 
Enrico vorrebbe seguirle , ma s’ arresta al cenno di Va- 
sconcello). 


Enr 

Gio. 

VlT. 

Enr 

* 

Vas. 

Enr. 




46 


SCENA VI. 

Vasconcello ed Enrico. 


Vas. 

Qual ò il tuo nome? 

Enr. 

Enrico? 

Vas. 

Non altro?... 

Enr. 

Ma, chi muore 


Pugnando per la patria 
L’otlien ! 

Vas. 

E il genitore? 

Enr. 

Io genitor non ho! 


Andò ramingo ed esule , 

Di lui richiesi invano, 

Proscritto dalla patria 
Moriva in suol fontano. 

Vas. Or di tua madre narrami? 

Enr. Ah! non è più colei! 

Già dieci lune scorsero, 

Che lasso ! io la perdei ; 

Or la ritroverò. (mostrando il cielo) 


5 Vas. 

Dagli anni tuoi più teneri 

Il duca di Braganza 


T’accolse in la sua reggia?... 

Enr. 

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Si, m’albergò la stanza 

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Di quell’eroe ! .. 

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1 

Del perfido. 

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Su me vegliò magnanimo 


Tra le guerriere squadre; 


I passi miei sorreggere 

Ei pur degnò qual padre ; 


Gli alti d’onore esempii 
Fu gloria mia seguir; 

Io per lui vissi e intrepido 
Per lui vogl’io morir! 


(a due) 


Enrico 


Yas. (guardando Enrico) 


(È bello e mi piace 
Quel nobile ardir: 
Lo credo capace 
D’odiarmi e morir. 


Di giovane audace 
Castiga l’ardir, 

Mi sento capace 
D’odiarti e morir! 


Non cura ritorte, 
Disprezza il dolor, 

In faccia alla morte 
Non trema il suo cor!) 


Non curo ritorte, 


Disprezzo il dolor; 
Incontro alla morte 


Va lieto il mio cor ! No 

Vas. Dovrei punirti, incauto, 


Ma scuso un folle ardire. 


(sorridendo) 


Pietade in te? 



Si tacciono 


In alma grande Tire ; 

E per salvarti io voglio 
Offrire al tuo valor 
Eccelsa meta, o giovane, 
Degna d’un nobil cor. 

Al sol pensier di gloria, 
Fremere in sen tu dèi! 


Enr. La gloria? e dove mercasi ? 

Vas. Sotto i vessilli miei. 


Vien tra mie schiere intrepide 



18 


Enr. 


La grazia ad ottener; 
Vieni: per me sei libero.., 
Servire lo stranieri... 


(a due) 


Enrico 

No, noi d’un audace 
Castiga l’ardir! 

Mi sento capace 
D’odiarti e morir! 

Disprezzo ritorte, 

Non curo il dolor, 
incontro alla morte 
Va lieto il mio cor ! 

Vas. 


VaSOONCIìLLO 


(È bello, e mi piace 
Quel nobile ardir! 
Sarebbe capace 
D’odiarmi e morir! 

Non cura ritorte , 

Disprezza il dolor : 

In faccia alla morte 
Sta saldo il suo cor!) 

(freddamente) 


Enr. 

Vas. 

Enr 

Vas 


Enr. 

Vas. 

Enr. 


Adunque vanne, e immemore 
La mia clemenza oblia! 

Ma, giovinetto, ascoltami: 

Odi un consiglio in pria... 

Vedi tu queU’oslello ? (indicando il palazzo di 
Ebbe n? Giovanna) 

La soglia mai 
Non dèi varcar di quello ! 

E perchè? 

Lo saprai ! 

Paventa che il tuo coro (in tuono misterioso) 
Arda d'infausto amore!... 

Oh ciel! (con sorpresa) 

Ei già divampa 
Qual damma... e t’arderà ! 

Chi disse a te?.., (turbato) 


49 


Non leggo 

In fondo al tuo pensiero? 

Per me non v’ha mistero, 

Tutto a me noto è già. 

Ah fuggii io tei ripeto! 

E con qual dritto? 

Incauto! 

Il dissi, il voglio, va! 

Non curo il tuo divieto 
Legge il mio cor non ha! 

\ V \ , ,N V V ^ •> < \ V - [ V ' V* !> 

[a due) 

Vasconcello Enrico 

Temerario! quale ardirei Sono libero, e l’ardire 
Meno altier t’arrendi a me. Di grand’alma e innato in me 
Non destarmi in senquell’ire L’ira tua mi può colpire. 
Che cadrai), cadran su le Ma non temo innanzi a le. 
Vas. Freno al tuo folle ardire 

E quella soglia non varcar giammai ; 

Io tei comando! 

Enr, Tu? 

Vas. Sì, la tua sorte 

Or ne dipende... 

Enr. Il cenno tuo disprezzo. 

Vas. E morte avrai. 

Enr Perdei disfido io morte! 

(sale i gradini del palazzo di Giovanna: bussa : la porla si 
apre : Enrico vi entra. Vasconcello lo guarda con commo¬ 
zione, ma senza sdegno. - Cala la tela). 

Fine* dell’Atto Primo. 

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Vas. 

Enr. 

Vas. 

Enr. 


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ATTO SECONDO 


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i7 teatro rappresenta una ridente valle presso Lisbona sulla 
riva del Tago - a diritta colline fiorite e sparse di cedri 
e di aranci - a sinistra una chiesetta - in fondo il Tago. 
Due uomini arrivano in una scialuppa e guadagnano fa 
riva , - Il pescatore che la conduce s allontana. 

•riiN’t» I 1 * > ni : oiio^ 

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SCENA PRIMA. 

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Giovanni Pinto solo. 


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0 patria, o cara patria, alfin ti veggoI 
L’esule ti saluta 
Dopo sì lunga assenza; 

Il tuo fiorente suolo 
Bacio, e ripien d’amore 
Reco il mio voto a te col braccio e il core. 
0 sacra terra, patria adorata, 

De’miei verd’anni speme ed amor, 

Leva la fronte vinta, oltraggiata; 

Torna all’antico primo splendori 


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24 


Per estranie contrade impetrai 
Un soccorso al tuo lungo dolor: 

Ma ogni core a me sordo trovai 
Che d icea: contro i vostri oppressor 
Insorgete, e Taiulo verrà... 

A te riedo: or ti desta, o città ! 

0 sacra terra, patria adorala, 

Dei miei verd’anni speme ed amor, 

Leva la fronte vinta, oltraggiata, 

Torna all’antico primo splendor. 

) v.'AnV • ■ ■ '4 : • '>'<»:> or/pt 

([Orecchi compagni di Pialo approdano colle barche, o 

discendono dalia collina a diritta e gli fan cerchio) 

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* ili" L ? f » ' ■*!< r* (i 

Ai nostri fidi nunzio (a uno dì essi) 

Vola di mia venula , 

E della speme che in lor cor ripongo. 

Tu va in traccia d’Enrico e lui previeni (ad un altro) 
E di Guzman la suora, 

Che qui entrambi li attendo, e tra brev’ora ! 

(ì due partono , gli altri si fanno intorno a Vinto) 
Nell ombre e nel silenzio 
Più certa è la vendetta : 

Non teine e non l’aspetta 
Il barbaro oppressor. 

Santo amor, che in me favelli, 

Parla al cor dei miei fratelli : 

Giunto è il fin di tanto duolo, 

La grand’ora altin suonò ! 

Salvo sia Tantalo suolo , 

Poi contento io morirò ! 



n 


Coro ( a mezza Nell’ombre e nel silenzio 
voce) Più certa è la vendetta : 

Non teme e non r aspetta 
Il barbaro oppressor. 

Pi* Partite - silenzio , 

Prudenza ed ardir! 

Coro Partiamo - silenzio , 

Prudenza ed ardir, (partono .) 

SCENA II. 

'Il* • l i (| M iti* 11 ( 

Pìnto. Giovanna ed Enrico (venendo dalla Chiesetta 

a sinistra). 

i 

Pìn. Alfin , dilelli amici, 

Io vi riveggo ! (scorgendo Giov. ed Enr.) 
(andando loro incontro) Principessa!.,.. Enrico!.... 
Gio. È lui ! 

Enr. Pioto!... l’amico ?... 


Pìn. Il vostro servo!.... 

Gio Nostra sola speranza! 

Pìn. Tutta Europa trascorsi , 

Chiedendo ovunque aita! 

Gio. Dell’altera Inghilterra è nostro il volo ! (con an- 

Enr. Francia è per noi? sietà) 

Gio. Che li promise ? 

Pin. Nulla 

Ancor ! lo scaltro Itichelieu promette 
D’armi e d’oro soccorso , 

Sol quando insorga Lusitania intera! 

A tal prezzo è per noi. Il Lusitano. 

Ditemi, è pronto ? Che sperate ornai ? 


\ • 

Enr. 

PlN. 

Enr. 

PlN. 


Enr. 

Gjo. 


2nr. 

^IN. 


NR. 

IN. 

NR. 


iS 

Ahi ! poco. Ha forte il core , 

Impaziente freme , 

Ma incerto e lento, o tutto o nulla teme! 

Oli gli s’infiammi il petto 
E stretti e insiem concordi 
Operi am ! 

Già il tentai ! scarso di forze 
Ancora il popol dubbia.... 

Ebben dovremo 

Suo malgrado tentare 
Un colpo audace estremo ! 

Tosto si tenti : e di novelli oltraggi 
Lo colmi il fero Ispano , 

Sì ch’ei si desti e s’armi la sua mano ! 

E presso fi a tal giorno ? 

Le fidanzate coppie 

Che a piè dell’ara con solenne rito 

La cittade congiunge, 1 '' 

Pretesto fian !.... 

Popolo follo accorre ..... 

E fa lievi i perigli ! 

È forte insieme : e il popolare ardore , 

Se da scarsa scintilla acceso, in breve 
Divampa all’opra! Alto è il disegno ed alto 
lo voglio un cor che il mio desir coroni, 

E un braccio ! 

ii E quale ? 1 

,ll >“ Il tuo. ; 

11 mio ! disponi. 

(Pinta parte a destra) 







SCENA ITIj; „!/ 

Enrico p Giovanna. 

;h({ Il iitlfll itili : ifg fio 

iiiiO’jfMVj «fi »j rii *) ill'.nl;- d 

Giov. (ad Enrico dopo un istante di . silènzio)] 
Quale, o prode, al tuo coraggio 
Potrò rendere mercè ? 

Enb. Il mio premio è nell’ omaggio 

Che deppngo al vostro piè ! 

Grò. Del tiranno minaccioso 

L’ira in te nulla potè ? 

Enr Con lui iulto io si tutto oso, 

E sol tremo innanzi a le. 

Perchè tue luci angeliche 
Fuggon lo sguardo mio! 

Ah, no ; perdona al misero 
Cui tu riveli un Dio ! 

T’ amo , Giovanna , sappilo . 
Altra non vo’ mercè 
Che il dritto di combattere 
E di morir per te. 

Gic Presso alla tomba eh’ apresi , 

In preda al mio tormento . 

Non so frenare il palpito 
Che nel mio petto io sento ! 
Tu dalle sfere eh’ abiti, 

Che vedi il mio dolor, 

Fratello , deh perdonami , 
S’apro agli affetti il cor i 

V A * 


$5 


Enr. Io ben intesi ? tu non mi disprezzi ? 

L’ardito voto del mio cor perdoni ? 
Tu d’un soldato umile 
Non disdegni la fede 
E l’oscura miseria? 

Gio. Il mio fratei, deh! vendica, 

E tu sarai per me 
Nobile al par d’un re ! 

Enr Su questa terra misero , 

Solo e deserto sto ! 

Gio II mio fratello vendica , 

Enrico , e tua sarò ! 

Enr., Sì , lo vendicherò 1 

Gio II giuri? 

Enr. Il giuro! 

Oh donna , io tei prometto , 

Lo giuro sull’onor! 

Gio 11 giuramento accetto , 

Lo giuro sul tuo cor ! 

SCENA IV. 


Giovanna. Enrico, D. Pkdro, con 

seguito di parecchi soldati. 

Pfd. 

Cavalier, questo foglio 

(ad Enrico porgendogli 


II viceré t’invia! 

una lettera) 

£nr. 

Un invito alla danza ! 

(leggendo con stupore) 

Ped. 

Eccelso onore 


Egli ti rende affé! 


ìnr. 

Ch’ io 

non accetto. 


t 





Ped. 

Enr. 

Ped. 

Enr. 

Ped. 


Gio. 

Ped. 


Si gran favor, signore, 

Delitto è ricusar 1 

Pur lo ricuso l 

. ) f f} \ T ' | | A, | ' : * I / 

Ed in suo nome allora io tei comando ! 

Or via ne segui e tosto ! (con alterigia, 

Ali, no, l’oltraggio 

Non soffrirò. (sguainando la spadaj 

Soldati ! ( facendo un gesto ai soldati clic 
assalgono Enr. e lo disarmano ) 
(a D. Vedrò) Che feste , oh ciel ! 

Compito ho il mio messaggio (mostrandole Enrico 
che i soldati trascinano via ; si allontana.) 


O l $ 

SCENA V. 


’i: '5 ! ? ' 

Giovanna , poi Pinto. 


Gio. 


Pin. 

Gio. 

w 

Prò! 


Accoppiare il dileggio 
A tanto insulto è infame 1 
Enrico. 

Si turbata ? (entrando in fl etta ed accor 
gendosi del suo turbamento ^ 

A forza tratto 1 

Venne alla reggia! * 

Ahimè 1 novello inciampo (con dolore) 

Al pronto oprar 1 su lui ^ 


Sul valente suo cor fidammo : or certo 
Egli è perduto I 


$ i 


I! 

I 

■I 


la 







97 


Gio. Ah , no : libero ei fia , 

L’onore il vuol! (con*risolutezza) 

Pin. Silenzio ! 

Lisbona intera verso qui s’ avvia. 

SCENA VI 


Giovanna , Pinto. Giovani d ambo i sessi discendono dalle 
colline in abito festivo seguendo dodici fidanzale : - 

Vittoria è fra queste. Dail' altra parte si avanza. Tello 
alla testa degli sposi - ‘Menni amici di Pinta a lui si 
avvicinano. -- Vittoria e Tello piegano il ginocchio davanti 
a Giovanna, chiedendole la benedizione - Qui hanno pria- 
àpio le danze che vengono interrotte da Mendez e da Carlo 
i quali arrivano traversando la scena alla lesta di numerosi 
soldati spugnanti. - Mendez accenna ai danzatori di con¬ 
tinuare , ed ordina ai soldati di rompere le file e di ri¬ 
posarsi. Questi prendono parie alle danze che si fanno più 
vive e più animate. - Mendez , situato alla sinistra dello 
spettatore vicino a Pinto, contempla questo spettacolo con 
una curiosa sollecitudine. - Il dialogo seguente ha luogo 
durante la danza. 


Ien. 

Mn. 


Le vaghe spose, affé, son pur gentili! (a Piato 
Ed a voi care ! guardando le ballerine) 



in. Nel pensier vostro io lessi. (sorridendo) 
Ien. E chi sci tu ? 


in. Vostro amico sincero. 

ar. Cittadin ! ben l apponi ! 
hn. Mira - son pur graziose ! 


t 


(guardando le spose) 









t®8 

Car. Quelle bella divine. 1 

Men. Festose a nozze vanno! 

Pin. Che importa ?.... ( alzando le spalle) 

Car. E i lor mariti ? 

Pin. Eh ! baie !.... A vincitori.... (a mezza voce e con in- 
Men. È ver !.... tuzione marcata) 

Pin. Tutto è concesso 1 (a mezza voce ) 

Car. Mendez, rammenti tu la tela. 

Men. Ah ! il ratto 

Delle donne Sabine ! ... 

Pin. Eran Romani ! 

Men. Non cede al mondo intero (in tuono allegro) 

Per impjese galanti il prode Ibero ! 

(La danza va sempre più animandosi. - Mendez e Carlo vanno 
a riunirsi ai loro compagni* - Questi raddoppiano le loro ga¬ 
lanti premure presso le giovani portoghesi. Ad un tratto e 
ad un segno di Mendez ciascuno di essi rapisce la propria 
ballerina. I soldati che non ballavano, trascinano seco le altre 
giovani donzelle. - Mendez si è impadronito di Vittoria. - 
Tello ed i giovani si muovono per riprendere le loro donne; 
ma i soldati mettono mano alle spade. - Tello ed i suoi com¬ 
pagni retrocedono spaventati e tremanti. - Alcuno porta la 
mano all’elsa della spada, ma Finto lo arresta e gli la segno 
di vegliare con lui alla difesa di Giovanna , che c collocata 
fra loro all’estrema diritta del teatro). 


Mend., Car. e Soldati. 

Evviva la guerra, 

Evviva 1’ amor ! 

Per noi dalla terra 
Bandito è il dolor. 

(i soldati li 


Portoghesi. 

Su inermi tu stendi, 

Su donne l’imper! 
Quell’alto che imprendi 
Infama un guerrier. 
incalzano; essi retrocedono.) 





29 


% * 

Or già tu sei mia (alle donne) E fero, spietato 

È vano il rigor, Chi irride al dolor; 

Sarebbe follia È un vile esecrato 

Sottrarti al mio cor. Chi insulta all’onor. 

Men. Calmati, gentil bruna, (a Vittoria che tenta fuggirgli) 

Vit. Ah ! mi lascia ! 

Men II timor discaccia ornai : 

Il tuo guerrier presto adorar saprai 1 

(A diritta parecchi soldati si sono avvicinati a Giovanna. - 
Pinto ed altri hanno messo mano alla spada per difen¬ 
derla: la zuffa sta per accendersi). 

Men. Si rispetti costei!... [ai soldati loro additando Giov. 
A lui si serbi , amici , e Pinto) 

«r 

Che consigli ci diè tanto felici, [i soldati si ritirano 
, ed il Coro riprende con maggior forza) 

Mend., Car. e soldati Portoghesi 

Evviva la guerra, ecc. Su inermi tu stendi, ecc. 

(i soldati si ritirano trascinando seco loro le donne) 

SCENA VII. 

Pinto, Giovanna , e tutti i giovani del villaggio. - Al tu¬ 
multo succede il silenzio e V avvilimento. - Tello e tutti 
i Portoghesi collocali in cerchio in mezzo al teatro can¬ 
tano a voce bassa il Coro seguente nel mentre che Pinto 
e. Giovanna osservano tacitamente ed indagano i sentimenti 
che successivamente li agitano. 

Tello e Coro. 

Il rossor - mi coprì - il terror - ho nel sen , - 
Zitto ancor - l’onta ria - divorar - mi convien - 
Pur mi par - sentir già - ribollir - nel mio cor - 
D’un lion - che piagò - ferreo strai - il furor. - 


30 

Gio. (ai paesani mostrando Pinta) 

Per lui non ebbi oltraggio! 

Pin. Rispetto in lor parlò ! 

Tello e Coro È ver ! 

Gio. Onore al suo coraggio! ( come sopra) 

Pin. 1 vili ognun sprezzò ! 

Tello e Coro E ver ! 

Gio. E iu , alma timorosa ... 

Pin. E colma di terror. (a Tello) 

Gio. Lasci rapir la sposa.... 

Pin. Nè uccidi il rapitori (guardando Tello e gli altri con 
Frenar si ponno ... e timidi dispreizo) 

Serbar l’oltraggio in cor 1 
Gio. Mentre col ratto insultano 
Lor donne i vincitor ! 

Tello e Portog. (crescendo sino all ultimo grado di furore) 
Troppo già favellò - il dolor - nel mio sen - 
Ben è ver - l’onta ria - vendicar - ci convien - 
Taccia ornai - la viltà ! - sento già nel mio cor. 

D’un lion - più fatai - ribollir - il furor. - 

Pinto e Giovanna. 

Troppo già - favellò - il dolor - nel lor sen - 
L’onta'ria - che patir - vendicar - or convien! - 

Taccia ornai - la viltà - già potè - nel lor cor. - 

D’un lion - più fatai - ribollir - il furor. - 


V 


34 


SCENA Vili. 

In mezzo alle {irida tumultuose che s innalzano, una musica 
graziosa ed allegra si fa sentire. / Portoghesi corrono sulle 
sponde del fiume e veggono avanzare una barca splendi¬ 
damente adorna che costeggia la riva. I). Diego, Uffiziali 
spaglinoli c nobili Dame spaglinole e portoghesi elegante¬ 
mente vestite siedono in esse. / battellieri sono coperti di 
ricche livree. Delle Dame adagiate su molli cuscini, alcune 
tengono alle mani chitarre, altre pigliano rinfreschi, ecc. 

Coro. 

Del piacer s’ avanza l’ora ! 

Colle Grazie dal tuo cielo, 

Dio d’amor, 'deh scendi ancora 
A far lieti i nostri di ! 

Gaia in viso e senza velo 
Qual la vaga Citeroa, 

Vieni a me verace dea, 

Fresco è il vento e imbruna il di 1 

Pin. Portati in sen di cosi ricca prora , 

Ove si recan?.... 

(iio. Alla reggia, a festa. 

Pin. Si voli or dunque , amici , 

Sull’orme loro. 

Gio. E come? 

Pin. Sotto larva fedele 

Ignoto io mi terrò : qual folgor ratto 
Piomberò sul tiranno , 



31 


Tra le festose turbe , 

Che voto al mio furore ! 

Tello E spade avran.... (a mezza voce e tremante) 
Pin. E noi pugnale e core (a mezza voce) 

Coro (allegro e brillante sulla barca) 

Del piacer s’ avanza 1’ ora ! 

Colle Grazie dal tuo cielo, ecc. 

Tello e Portoghesi [a voce bassa ) 

Troppo ornai - favellò - il dolor - nel mio sen - 
Su corriam - l’onta ria - vendicar - ci convien - 
Agli acciar - va la man ; - sento già - nel mio cor - 
D’un lion - più fatai - ribollir r il furor. - 

Pinto e Giov. 

Troppo ornai - favellò - il dolor - nel lor sen - 
L’onta ria - che patir - vendicar - ci convien - 
Agii acciar - corron già - potè ornai - nel lor cor - 
D’un lion - più fatai - ribollir - il furor. - 

(La barca continua il suo cammino mentre che Pinto , Gio¬ 
vanna , Tello e i Portoghesi stanno in gruppi a sinistra 
del teatro. Cade la tela). 


Fjne dell’Atto Secondo. 


ATTO TERZO 


Gabinetto nel palazzo di Vasconcello. 
SCENA PRIMA. 


Vasconcello seduto ad un tavolino . 


Sì, m’abborriva ed a ragioni cotanto 
Per lei fui reo, che giunsi un dì a rapirla! 

E me odiava e fuggiva!... per tre lustri 
All’amplesso paterno il figlio ascose... 

E lo nudriva nell’orror del padre!... 

E me crudel poi chiami !... 

Foglio, che presso a morte 

Vergò la fatai donna, ( toglie dal seno un 

Quanti affetti diversi in me richiami! 

« 0 tu, cui nulla è sacro! se la scure 

» Sanguinosa minaccia 

)v II prode Enrico, onor del patrio suolo, 

» Risparmia almen quell’innocente capo! 

» È quel del figlio tuo! » 

Mio figlio! 





34 


SCENA II. 


D. Pedro e dello. 

# 

Ped. Il cavaliero 

Ricusava protervo qui venirne; 

E qui .fu trailo a forzai 
Vas. Rcn sla! 

Pf.d. • Qual pena infilila 
A lui sarà? 

Vas. Non cale; 

Ei si rispelli e in alto onor si tenga. 

Or va, I). Pedro , al mio cospetto ei venga! 

(/). Pedro parte.) 

SCENA Iti. 

^ Vasconceu.o solo. 

j; j ' \ 

, In braccio alte dovizie, 

In seno degli onor, 

Un vuoto immenso, orribile 
Regnava nel mio cor. 

Ma un avvenir beato 
Or s apre innanzi a me. 

Se viver mi fìa dato. 

Fistio, vicino a le! 

i ; ■ D ' 


L’odio invan da me il separa! 

Invau l’agila il furor ! 

Vincerà quell’alma ignara 
La pietà del genitori 
In braccio alle dovizie, 

In seno degli cnor, 

Un vuoto immenso, orribile 
Regnava nel mio cor. 

Ma un avvenir beato 
Or s’apre innanzi a me, 

Se viver mi fìa dato, 

Figlio, vicino a te! 

SCENA IV. 

Vasconcello ed Enrico, preceduto da due paggi 
che $ inchinano e si ritirano . 

Enr. Non so s’io sogno o pur son desto! umile 
E sollecito accorre 

Ognuno ai miei desiri, e d’un mio cenno 

Lieto si mostra ! (indirizzandosi a Vasconcello) 

Novel giuoco è questo 
Inver di strana sorte. 

Se da te non m’aspelto altro che morte ! 

Vas. La speri invan! senza timore ornai 
Libero in queste soglie 
Tu puoi chiamarmi ingiusto, 

E vane insidie contro me tramare! 


36 

Enr. Difendere i suoi lari è nobil cosa 
lo coraballo un tiranl 
Vas. Da vii combatti; 

Colla spada io ferisco e tu il pugnale 
Nell’ombra tratti! nè oseresti, audace, 

Fissarmi in volto! Or mira a te dinnanzi (guardandolo 
Senza difesa io sto! fissamente ) 

Enr. Per mia sventura! 

Vas. 0 stolto, cui salvò la mia clemenza. 

A si dura mercè m’hai tu serbato? 

Ti credi generoso e hai core ingrato! 

Quando al mio seno per te parlava 
Pietà sincera d’un cieco error. 

Quando un ribelle in te salvava 
Enrico!... nulla li disse il cor? 

Enr. (Alla sua voce rabbrividisco, (da parte) 

lnvan bandisco il mio terrori) 

Vas. E al duol immenso clic m’ange intanto, 

La giovin alma non palpitò? 

E pur tu il vedi!... stilla di pianto! 

Sul mesto ciglio per te spuntò! 

Enr. (A qual tormento nuovo, spietato, (da parte) 

Il crudo fato - mi condannò ! ) 

Vas. Ebben, Enrico! se il mio tormento 
L’ingrato core non ti colpi, 

Or di tua madre leggi l’accento... 

(gli consegna un foglio) 

Enr. Che! di mia madre ?... 

Vas. (mentre Enrico legge Vasconcello lo contempla commosso) 

Sì, ingrato, sii... 


37 


Mentre contemplo quel volto amato. 
Benché velato - d’alto dolor, 

L’alma è commossa - io son bealo, 
Tutto ho ripieno - di gioia il cor! 
Enr. Gioia! e fia vero? sogno o son desto? 
Cifre materne! qui sul mio cor! 

Oh ciel! che scopro?... arcan funesto 
Mi si rivela... fremo d’orror! 


Vas. (appressandosi ad Enrico che rimane immobile e come an- 



Ma che? fuggi il mio sguardo, 

0 figlio? 

nichUito ) 

Enr. 

Oh! inorridisco! 

(■ trasalendo ) 

Vas. 

Non sai tu dunque qual mi sono? 

Enr. 

(Giovanna! io t’ho perduta!) 

(con dolore) 

Vas. 

Il mio potere, Enrico, 
Sconosciuto t’è dunque? 



Io, Vasconcei! 


Enr. 

(Giovanna! io t’ho 

perduta !) 

Vas. 

Sol che tu accenni, a te concesso 

' fi a 


Dal mio poter quanto domandi e speri. 
Titoli, onor, dovizie, 

Quanto ambizion desia, 

Io tutto a te darò! 

Enr. Al mio destin mi lascia, 

E pago allor sarò! 

Vas. Ma non sai tu che splendida 
Fama suonò di me? 

E il nome mio glorioso... 

Enr. Nome esecrato egli è! 


(volendo partire) 


38 

Vas. T’arresta, Enrico! plachisi [cercando di trattenerlo) 
Quell’ostinato core 1 

Enr. Lasciami, o crudo, lasciami, 

In preda al mio dolore! 

Vas. Invano, o figlio, crudel mi chiami, 

Del padre vincali la prece e il duoli 

Enr. Fuggir mi lascia se è ver che m’ami, 

Ad altro lido, ad altro suol! 

Ah’ volare al tuo sen io pur vorrei, 

Ma noi poss’io! 

Vas. Chi te lo vieta, ingrato? 

Enr. Lo spettro di mia madre. 

Che tra di noi si pone ! 

Vas. 0 figlio mio! [con sommo 

Enr. Suo carnefice fosti, e l’alma è rea dolore) 

Se vacillar fra voi tanto potea! 

Ombra diletta, che in ciel riposi. 

La forza rendimi che il cor perdè ! 

Su me i tuoi sguardi veglin pietosi, 

E prega, o madre, prega per me! 

Vas. L’ardente prego del genitore 

E nulla, Enrico, nulla per le? 

Apri il tuo seno, ch’io Capro il core, 

T’arrendi al fine, o figlio, a me! 

( Enrico si toglie con impeto dalle braccia di Vasconcello che 
tenta di ritenerlo , e fugge a sinistra. Vasconcello lo segue 
collo sguardo e in alto di dolore si allontana.) 


* 


SCENA V. 


39 


Marini fica sala (disposta per una Festa da Ballo). 


(Dame e genlil noni in i spaglinoli e portoghesi con maschere e 
senza che vanno e vengono. Entra Vasonncello preceduto dai 
suoi paggi e dagli nflìziali del palazzo. Egli si colloca sopra 
un seggio elevato , e la conno a ciascuno di sedere. Il mae¬ 
stro di cerimonie viene a prendere i suoi ordini e dà i! re¬ 
gnale per cominciare la testa .) 

B A I. Si O. 

Si rappresenta davanti alla corte di Lisbona il ballo delle 
QUATTRO STAGIONI. Un canestro sorge da terraè 
formalo di arbusti verdi e di piante che non crescono se 
non (l'Inverno ; le loro foglie sono coperte rii ghiaccio e 
di neve. Dal séno del canestro esce una giovinetta che 
rappresenta /'INVERNO, e che sospingendo col piede il 
braciere che le sue compagne avevano acceso, danza per 
riscaldarsi. I ghiacci si sciolgono tosto al tiepido soffio dei 
seffiri che fendono / aria. L INVERNO è scomparso. La 
PRIMAVERA sorge da un canestro di fiori , cedendo poco 
dopo il luogo all' ESTATE , giovinetta che esce da un 
canestro circondato da manipoli di spighe dorate. Il caldo 
la opprime, e dimanda alle Naiadi la freschezza delle loro 


40 


sorgenti. Le bagnanti sono messe in fuga da un Fauna 

é. 

che salta fuori, precedendo l' AUTUNNO. / suoni del si- 
stro e dei timballi annunziano i Satiri e le Baccanti le 
cui dame animate terminano il Ballo. 

Coro. 

1 ‘ v 

0 splendide feste! 

0 notti feconde 
Di danze gioconde, 

Di rare beltà! 

Son raggio celeste 
Quei vivi splendori 
Che infondon nei cori 
Amor, voluttà! 

(La (olla si disperde Degli appartamenti del palazzo e nei giar¬ 
dini. Il teatro resta yuoto per un istante) 


SCENA VI. 


Enrico viene da diritta: è seguito da Giovanna. 
e da Pinto mascherati . 


Pin. (a bassa voce ad Enrico) 

« Su te veglia l’amislade! » 

Enr. (Cielo! il cor non m’ingannò?) 

Gio. « Su te veglia l’amistade! » 


4 t 


Enr. Ahi qual voce al sen vibrò.) (Pinta e Giovanna 

si tolgono la maschera ) 
0 Giovanna! oh qual sorpresa! 

Per voi gelo di spavento ! 

Qui perchè vi siete resa? 

Gio. Per salvarti ! 

Pin. Ed ogni oppresso 

Vendicar 1 

Enr Parla sommesso ! (con incertezza) 

Per me nulla io qui pavento; 

Sono libero... ma voi... 

L’ira sua temer dovete 
E fuggir gli sdegni suoi. 

Pin. Sii tranquillo... il traditor... 

Zitto! ci odono! (o terrori) 

(mostrando loro alcuni spaglinoli che entrano nella sala) 
Tutti e tre (allegramente e sul motivo della danza che echeg- 
0 splendide feste! già nell'interno) 

0 notti feconde 
Di danze gioconde 
Di rare beltà. 

Son raggio celeste 
Quei vivi splendori 
Che infondon nei cori 
Amor, voluttà! 

(Le dame e i cavalieri entrano dal fondo. Enrico, Pinto e Gio¬ 
vanna restano ancor soli per un istante sul davanti della 
scena ; ma s’ ode sempre dai vicini appartamenti il suono 
delle danze.) 





42 

Gio. 

PlN 

Gto. 

PlN. 

Gio. 

PlN 


Enr. 

PlN. 

Enr. 

Gio. 

PlN. 

Enr. 

PlN. 


[come sopra) 


[ad Enrico ed a mezza voce ,) 

In fra gli allegri vortici 
Delle intrecciate danze 
Sotto le larve ascondono 
I (idi le sembianze. 

[attaccando un nastro snl petto d'Enrico) 

A tal di nastri serici 

Nodo, ciascun sia noto! 

/ 

Quei forti bracci intrepidi 
Non colpiranno a vuoto! 

E in brevi istanti vindici 
Qui brilleranno i ferri. 

In seno alle delizie 
Fra’ suoi feroci sgherri, 

Eia spento il rio signor! 

Gran Dio! (Gelo d’orror!) 

Impallidisci ! 

Intenderti 
Alcun potrebbe ! 

E chi? 

[vedendo entrare VasconceHo, e rimettendosi la larva) 
Ei stesso! 

(0 giorno infausto!) (a parte, tremante) 
Tra pochi istanti, qui! [ad Enrico) 

[comparisce VasconceHo in mezzo a dame spagnuole e 
portoghesi.) 

Tutti 

0 splendide feste ! 

0 notti feconde 


(. spaventato) 
(sorpreso) 


43 


Di danze gioconde , 

Di rare beltà! 

Son raggio celeste 
Quei vivi splendori, 

Che infondo» nei cori 
Amor, voluttà! 

(Giovanna e Pinlo si allontanano perdendosi nella lolla e. mentre 
die le coppie danzanti passeggiano nelle sale ed i rinfreschi 
sono d’intorno serviti, Vasconcello s’avvicina ad Enrico che 
si trova solo sul davauti della scena.) 

SCEMA VII. 

* 

Vasconcello, Enrico, poi tutti. 

Vas. Di lai piacer, per te novelli, pago (ad Enrico) 
Sei tu? 

Enr. Per te fatai aura qui spira ; (a mezza voce) 

Va! 

Vas. Che temer degg' io 
Nelle mie stanze? 

Enr. Io dir noi posso! eppure!... 

Ancor ti prego! vanne! 

Pavento pe’tuoi giorni! 

Vas E a mia salvezza or vegli e per me tremi? (con piota) 
Ahi s’apre allìn quell’anima 
Al mio paterno affetto! 4 

Gli errori tuoi dimentico, 

Vien che ti stringa a! petto! 


u 

Enr. 

T’arretra ! 


Vas. 

Io resto allori 

(freddamente ) 

Enr. 

Incauto e tu cadrai 

(con calore) 

Vas. 

Segno a vendetta lori 

Non l’oseran giammai! 


Enr. 

(portando la mano al petto) 



Su questo segno... miralo!... 
Io pur giurava... 

9 ! fI f j ' 1 *. 

Vas.' 

Invano! 



Segno del. disonori (gli strappa il nastro) 

10 te Io strappo, insano/ (gesto disdegno d'Enrico) 
Fremi? dei tradimenti 

Tutto l’orror tu senti ; 

11 veggo I ibero sangue 
Nel sen ti ferve ancori 

Enr. Ah no , non è colpevole ( con calore) 

Chi serve al patrio onori 
Ma tu, dehI m’odi, involati; 

Ai voti miei, deh cedi; 

Vanne I 

Vas. Sperarlo è inutile 1 

Enr. (scorgendo parecchi gruppi di congiurati che vanno 
avvicinandosi) 

Già a le s’appressan.. vedil 
Già ti circondan... eccoliI 
Brillan gli acciar su te! 

Pin. ed i suoi circondando Vasconcello , ed a voce bassa. 

Morte al liran, pei barbari 
L’ultimo giorno egli è ! 

Feriam! su Lusitania! 


• Hi 


Enr. 

Vas. 


Fermatei 

Iberia a me ! 


(Giovanna che ha preceduto Finto, si è nel tumulto lanciata 
la prima per ferir Vasconcello. Enrico si getta innanzi a lui 
facendogli scudo del suo petto. A tal vista Giovanna s’ar¬ 
retra e con ispavento lascia cadere il pugnale. Ogni spagnuolo 
è accorso alla voce di Vasconcello e traendo la spada gli 
fa corona) 


Vas. 


(a D. Pedro e a D. Diego ) 

Tra ceppi, olà, s’adduca ognun che fregio 

Orna simil. (mostrando il nodo di nastri che 

\ 

ha Finto sai petto) 

La scure a lori costui ( indicando Enr.) 
Sia salvo 1 Io pregio in lui 
Lealtà di nemico! 


PlN. 

Vas. 


(a parte) 


(0 tradimento!) 


Ei protesse i miei di ! svelò le trame, 
Che varranno ai felloni il ceppo infamel 


Finto, Giovanna, Tello ed i Portoghesi (mostrando Enrico) 


Colpo orrendo, inaspettato! 

Ei sì perfido, sì ingrato! 

Gli sia pena il suo rossori 
Onta al vile, al traditori 

(con entusiasmo e sommo sdegno) 
0 patria adorata, 

Mio primo sospiro, 

Ti lascio» prostrata 
Nel sangue, nel duoli 





46 


Il santo tuo spiro 

Più bello s’accenda, 

E fosca a lui renda ( mostrando Enrico ) 
La luce del sol ! 

Enk. Nel mio petto esterrefatto 
Cessò il battito del cuor! 

L’onta rea di lai misfatto 
Fa palese il mio rossori 
Per colpa del falò 
In preda al deliro, 

0 patria, bagnalo 
Di sangue ho il tuo suol! 

0 speme! il suo spiro 
Nel sen e già spento : 

Non veggo, non sento 
Che lutto, che duol! 

Vas f. Spagnuoli Dio possente! a te la lode 
Salga umil dai nostri cor! 

Che salvasti il sen del prode 
Dal pugnai dei Iraditor? 

Rivolgi ora grato (ad Enrico) 

A Iberia il sospiro! 

Dell’Eden beato 
E specchio il suo suol. 

Più nobil desiro 
Il petto l’accenda , 

E viva a te splenda 
La luce del sol! 

Enk. (avvicinandosi a Giovanna, a Violo ed nqli altri Porlo - 
Pietà!... Giovanna!... amici! gitesi) 

Vi muova il mio dolor! 


47 


1 > in. e Portoghesi (respingendolo) 

No, no; mente l’iniquo 
Indietro, il traditori 

Vas. Io li saprò difendere.... (ad Enrico) 

Lieto con me vivrai! 

E-nr. (con accento disperato) 

No! lasciami! giammai! 

Pin. Or che quell’empio - è scudo a te, (con sprezzo) 

Di doppia infamia - segno sarai, 

A noi la gloria - la morte a me’- ( verso i compagni) 

Pinto, Giovanna, Tello e «Portoghesi 

. i ' »■ i ', ‘ } I f ’ •, j 

0 patria adorala, 

Mio primo sospiro, 

Ti lascio prostrata 
Nel sangue e nel duoli 
Il vivo tuo spiro 
Più beilo s’acoenda, 

E fosca a lui splenda 
La luce del sol! 

A voi l’infamia, 

La gloria a me. 

Enr. Per colpa del fato 

In preda al deliro, 

0 patria, bagnato 
Di sangue ho il tuo suol! 

0 speme! il tuo spiro 
Nel seno è già spento; 

Non veggo, non sento 
Che lutto, che duol ! 


À lor la gloria, 

L’infamia a me. 

Vasconcello e Spagnuqli 

Rivolgi ora grato 
A Iberia il sospiro! 

Dell’Eden bealo 
È specchio il suo suol! 

Più nobil desiro 
Il petto faccenda, 

E viva a te splenda 
La luce del sol! 

A voi l’infamia, 

La gloria a me! 

A un gesto di Vasconcello, vengono trascinati via Finto, Gio¬ 
vanna ed i Portoghesi. Enrico vuol correr dietro a loro. Va- 
sconcello il trattiene Pinto e Giovanna lo respingono con 
disprezzo, nel mentre che egli loro tende le mani in atto 
supplichevole. Oppresso , annichilito , Enrico vacilla e cade 
nelle braccia di Vasconcello. Gala il sipario) 


Fine dell'Atto Terzo. 


ATTO QUARTO 


- ——- 


Cortile d ’ una fortezza. A sinistra ma stanza che conduce 
all'alloggio dei prigionieri. A diritta cancello che comu¬ 
nica coll'interno della fortezza. Nel fondo cresta merlata 
d'una parte delle mura e porta d 1 ingresso guardata dai 
soldati. 

•» 1 « r 

SCENA PRIMA. 

Enrico (presentandosi alla porta d'ingresso) 


Di Vasconcello il cenno! (i soldati lo lasciano entrare) 
Per suo voler supremo, 

M’è concesso il vederli... a me li adduci ! 

[un ufpziale al quale Enrico aveva mostrato un ordine , 
s allontana uscendo dalla porta a sinistra dello spet¬ 
tatore) 

Enr. [guardando dal lato delle prigioni) 

'.Cosi voi qui gemete 
In orrida prigion, diletti miei ! 

Ed io cagion dei mali vostri, in ceppi 
Fra voi non sono! e vittima del fato, 


3 


Mal sottrarmi poteva al don fatale 
Che m’avviiisce! 0 clemenza ingiuriosa! 
Vergognoso favore! 

Più della vita è caro a me l’onore ! 

D’un indegno sospetto 

Io vengo a discolparmi... ma vorranno 

Essi vedermi ? udir le mie difese? 

Son spregiato da lei 

E in odio a tutti... io che per lor morrei! 

Giorno di pianto - di fìer dolore! 

Mentre Tamore 
Sorrise a me, 

Il ciel dirada - quel sogno aurato. 

Il cor piagato 
Tutto perdè ! 

Sovra il mio capo - il folgor scoppia, 

E in me raddoppia 
L’atro dolor! 

Nel tuo disprezzo - vivere, o cara, 

È pena amara, 

È morte al cor! 

Chi vien? io tremo!... appena ahimè! respiro (ascol¬ 
ti dessa?... a maledirmi ella si appressa! tanfo) 

A maledirmi!... oh! si, d’orrore io fremo! 

Non mi lasciare alla mia cruda sorte ! 

Grazia, grazia... perdono! 

Men del tuo sprezzo a me fatale è morte I 


i 


SCENA II. 


t>\ 


Giovanna uscendo dalla prigione a sinistra 
condotta dall 1 uffizi al e, che le mostra Enrico e si ritira. 


Enr. 


Gio. 


Enr. 


Gio. 


(fieramente) 


Gio. (avanzandosi e riconoscendo Enrico getta un grido) 

0 sdegni miei tacete - fremer mi senio il core... 
Forse a novel tormento - mi serba il traditore! 
Volgi il guardo a me sereno (supplichevole) 
Per pietà del mio pregar, 

Mi perdona! o lascia almeno, 

Che al tuo piè poss’io spirar! 

Del fallir mercede avrai 
Nei rimorsi del tuo cor! 

11 perdono... a le... giammai! 

Non lo speri un traditor ! 

Non son reo! tremendo fato 
Su me scaglia il disonor; 

Non son reo, ma sventurato , 

E innocente io sono in cor ! 

Mal, fellone, accusi il fato, 

Se ti copre il disonor, 

L’anatèma è già scagliato 
Sul tuo capo, o traditor! 

Non fu tua mano, o indegno, 

Che disarmò il mio braccio, allor che il ferro 
Vibrava in lui... nell'empio Ispan ? 

Enk. (con accento di disperazione) Mio padre ! 

Gio. Tuo padre! 


(con sdegno ) 


Ahi! nodo orribile. 

Fatai legame è questo! 

Mortale, orrendo vincolo 
Per sempre a me funesto ! 

Eternamente a perdermi, 

Mei rivelava il ciel. 

Che far dovea, me misero ! 

In bivio si crudel ? 

Tu del fratello ai lemuri 
Te stessa offrivi invano; 

Io di più feci: al barbaro 
Sacrificai l’onor ! 

0 rio, funesto arcano! ( commossa ) 

0 doppio mio dolor! 

Se sincero è queU’accento, (volgendosi al cielo) 
Compatisci al suo dolor, 

Tu che vedi il suo tormento, 

Tu che leggi in fondo al cor! 

Ma gli abborrili vincoli? 

Già li distrusse amore! 

La vita ch’egli diedemi 
Ho resa al genitore ; 

Ornai di me son libero;. 

Riprendo l’odio antico ! 

Ma il nome, le dovizie?.,. 

Tutto disprezza Enrico! 

Da lui vogV io sol chiedere 
Del mio soffrir mercè, 

Il don di poter vivere 
0 di morir per te. 


53 

Gio. Enrico? ah parli a un core (con crescente emozione) 
Già pronto al perdonar; 
il mio più gran dolore 
Era doverti odiar! 

È cessato il furore, 

Non sento che pietà : 

Io t’amo! e questo core, 

Amandoti, morrà. 

Degli uomini la guerra 
Ci separò quaggiù. 

Noi siam divisi in terra, 

Non ti vedrò mai più... 

Dunque addio, mio diletto, 

A le ledei sarò: 

Io muoio, in ciel l’aspetto... 

Amandoti morrò! 

Enr. Con te - morrò ! 

Enrico Giovanna 


È dolce raggio, 
Celeste dono 
il tuo perdono 
Al mio pentir. 

Stìdo le folgori 
Del mio destino, 
Se a le vicino 
Potrò morir ! 


Or dolce all’anima 
Voce risuona, 

Che il ciel perdona 
Al tuo pentir. 

Stìdo le folgori 
Del rio destino, 

Se a le vicino 
Potrò morir! 



54 


SCENA III. 


Pinto, Enrico, Giovanna e soldati. 


(Pinlo scortato dai soldati si avvicina a Giovanna e s’avanza 
con lei, mentre Enrico si allontana c mostrando l’ordine di 
cui è munito accenna ai soldati di partire) 

Pin. (a voce bassa a Giovanna , e senza vedere Enrico) 

Àrnica man, sollievo al Ino martire, 

Questo foglio recò d’olire le mura 
Della prigion I 

Gio. (prende il foglio , lo apre e legge a mezza voce) 

«Solca inglese navile 

» Del Tago l’onde ed è già presso al porto 
«Carco d’armati e d’oro!.. 

Pin. (con accento disperalo) 

Ed io gemo tra ferri ! 

Ah ! del mio sangue a prezzo 

Potessi escirne!... un giorno solo... un’ora!... 

Che il voto mio si compia e poi si mora ! 

(volgendosi e riconoscendo Enrico) 
Ma chi vegg io? costui 
Perchè miro al tuo fianco? 

Gio, ' Il pentimento 

Quivi lo addusse! 

Pin. Un nuovo tradimento! 

Il suo complice vedi (mostrandole Vasconcello 
che entra seguito da D. Pedro ed altri ufficiali ) 


SCENA IV. 




Gli stessi, Vasconcello. D. Pedro ed altri uffiziali. 

D. Ped. (interrogando Vascmcello e mostrandogli Gio. c Vinto ) 

I tuoi cenni, o signor! 

Vas. Un sacerdote ! 

E il lor supplizio! 

Ped. Il popol minaccioso 
Freme !... 

Vas Le schiere in armi 

Nei destinali lochi 

Ai cenni miei sien pronti; il primo grido 
Dei ribelli segnai di strage sia! 

Intendesti? 

p ED . T'intesi. (s inchina ed esce.) 

SCENA V. 

Detti meno L). Pedro. 

Enr. Perchè lai cenni? (vivamente a Vasconcello) 

Vas. Brevi istanti ancora, 

E giunta l’ultima ora 
Per lor sarà! 

Enr. Di morte! 

Pjn. (0 patria mia la morte!! ( con dolore) 

Or che dal viver mio pendo tua sorte.) 


Enr. Perdono, io ten scongiuro... [a Vasconcello) 

Grazie per loro, o me con essi uccidi ! 

Gio. L’intendi tu? (a Pini* con gioia) 

Pin. Colui che ci Iradia 

Merla perir!... ma non pei lari suoi; 

Vanne! di tanto onore [ad Enrico) 

Io li proclamo indegno ! 

Enr Ah ! ( con un grido di sdegno) 

Vas Da lor tanto oltraggio a te spellava 

Enrico! a te, mio sangue!... 

Pin. Che? 

» 

Gio. Suo (igì io ! (a mezza voce) 

Vas . A te, che scegli, ingrato, 

Piuttosto morte che con me la gloria ? 

Pin. Lui... suo figlio!., o crudel legge del fato! 

Addio, mia patria, che ho tanto amalo, 

Ad altra sfera m’innalzo a voi ; 

Io per te muoro, ma disperato 
D’abbandonarli fra tanto duoli 
Vas. Si, col lor capo sarà troncato 
A quell’ardire furente il voi; 

E dai ribelli or fia purgato, 

0 Lusilania, il tuo bel suol ! 

Enr, Nella tua tomba, o sventurata, 

Per me cangiossi il patrio suol ! 

Ma non morrai, donna adorata, 

0 teco, il giuro, morrò di duol. 

Gio. Addio, mia patria amata, 

Addio, fiorente suol! 


Io movo sconsolata 
Ad altra sfera il voi! 

Coro (al De profundis ad te 
di fuori) Clamavi domine ! 

Puw A terra, a terra, o figlia, (a Gio.) 

Prostriamci innanzi a Dio : 

Già veggo il ciel sorridere... 

Gio. M’attende il fratei mio! 

Enr. (a Vasconcello mostrandogli Gio. e Pinta inginocchiati) 
Pietà, pietà di loro ! 

Sospendi il cenno, o qui con essi io moro! 
Vas. Tu reo, tu pur colpevole, ( conisdegno) 

Audace assunto imprendi! 

E con qual dritto ai complici 
Intercessor ti rendi? 

Ma benché ingrato, al figlio (con tenerezza) 
Tutto concedo e dono ; 

Padre mi chiama, Enrico, 

E ad essi, a te perdono! 

Enr 0 ciel ! 

Vas. Un popol supplice 

Invan mi cade al piè! 

Ah! dimmi alfin mio, padre!... 

E grazia avran da me! 

Gio. Ah ! non lo dir e lasciami morire! (ad Enrico) 
Enr. Giovanna! (con accen to di dispera zio ne) 

Gio. • Il tuo pentire 

.Deh! sia costante almen! 


Vas. 


fcv 


Chiamami padre, 

(con forza) 


E grazia avran da me! 


58 

Gio. Ah non lo dir! disprezza il suo perdono! 

Enr. Che far? chi mi consiglia? 

(Il cancello a diritta si apre: si vede una gran sala alla quale 
si ascende per parecchi gradini ed in cui stanno due eremiti 
in atto di preghiera e alcuni soldati con torce in mano. Sul 
primo gradino c il carnefice appoggialo sulla sua scure) 


Enr. 

Ma che vegg'io? 

(gettando un grido) 

Vas. 

La scure 



Ha il carnefice in mano 



E attende il cenno mio! 

[con freddezza) 

Enr. 

Cenno crudel, ingiusto, iniquo 

cenno ! 


(i due eremiti scendono i gradini e vengono a prendere l’uno 
Pinto, e l’altro Giovanna) 

Pìn. Noi vi seguiam... ( agli eremiti) a morte vieni! [a Gio.) 

Gio. A gloria! 

Enr. Giovanna! o mio lerror ! 

Coro di donne Ah ! grazia, grazia ! 

Coro interno 

De profundis! 

(Il popolo che è nel cortile della cittadella e dietro i soldati 
s’inginocchia e prega. Enrico si slancia verso Giovanna e 
vuol seguirla, ma è trattenuto da Vasconcello che si colloca 
tra loro) 

Pin. e Gio. Patria per sempre addio! [il carnefice s impadro¬ 
nisce di Giovanna e appena tocca la sala di giustizia) 

Enr. (pieno di orrore e di sgomento, si getta disperato ai piedi 
di Vasconcello esclamando:) 

0 padre! o padre! 


59 


Vas. 0 gioia ! e fia pur vero ? 

0 ministro di morte, [al carnefice ) 

Sospendi! a lor perdono! 

Grido unanime di gioia. Pioto e Giovanna circondati dai mo¬ 
naci e dai soldati discendono la gradinata e son condotti 
vicino a Vasconcello) 


Vas. (guardandoli con calma) 

Nè basti a mia clemenza! 

Qual d’amistà suggello, 

Tra popoli rivali 

D’Enrico e di Giovanna io sacro il nodo! 

Dio. Giammai! [con voce soffocata) 

Pi* Tu il dèi! la patria ed il fratello 

Il vogliono, Giovanna: io tei consiglio. ( come sopra ) 
Vas. (volgendosi al popolo ) 

Pace, e a tutti perdoni.. Ritrovo un figlio! 

Gio, 0 mia sorpresa! o giubilo 
Maggior d’ogni contento! 

E muto il labbro: e accento 
A esprimerlo non ha. 

Ornai rapito in estasi 
Da tanta gioia il core 
S’apre a più dolce amore, 

E pegno d’amistà. 

Enr. 0 mia sorpresa! o giubilo 
Maggior d’ogni contento! 

E muto il labbro: e accento 
A esprimerlo non ha. 



60 


Enr. 


Ornai rapito in estasi 
Da tanta gioia il core, 
S’apre al più dolce amore, 

È pegno d’amistà. 

Vas. p. Spagnuoli 

Risponda ogni alma al fremilo 
D’universal contento ; 

Di pace ornai l’accento 
Ovunque eccheggierà. 

Lieti pensieri all’estasi 
Rapiscono ogni core; 

Il serto dell’amore 
Coroni l’amistà. 

Pinto e Portoghesi 

(Di quelle gioie al fremito, 

Al generai contento, 

Fra poco un altro accento 
Fremendo echeggerà. 

Lo spensierato giubilo 
Si cangerà in dolore, 

Dai veli dell’amore 
Vendetta scoppierà.) 

Deh! colma il nostro gaudio 
Cotanto in sen represso ; 

E il sacro imen si celebri 

Doman l 


(a Vas 


64 


Vis. 


Enr 

PlN. 

Enr. 


Gio. 

PlN. 

Gio. 


Quest’oggi stesso ! 

Allorché Febo temperi 
La vespertina brezza, 

Allor ^he squilli il vespero.... 

0 cara, o diva ebbrezza! 

(Fra poco! o ciel, terribile (tra se con intenzione) 
Tu forza a me darai!) 

E il crederò,* Giovanna? (con tenerezza) 
Sei mia! 

Son tua 

(Giammai!) 

0 mia sorpresa ! o giubilo, ecc. ecc. 


^Si recano dal Gorpo di guardia bicchieri e boccali. I soldati 
, Spagnuoli bevono coi Portoghesi Vasconcello s’incammina 
tenendo per mano Giovanna ed Enrico. Pinto rimane cir¬ 
condato dai proprii amici; manifestando loro i suoi disegni 
sotto voce.) 


Fine dell’Atto Quarto. 


62 


ATTO QUINTO 



Deliziosi giardini nel palazzo di Vascmcollo in Lisbona. In 
fondo gradinate , per le quali si arriva alla cappella di cui 
si vede la cupola elevarsi al di sopra degli alberi. A di¬ 
ritta lingresso al palazzo. 


SCENA PRIMA. 

Coro di Cavalieri (di dentro) 


Si celebri alfine 
Tra i canti, tra i fior, 
Il lieto confine 
Di tanti dolor. / 

E l’iri di pace 
È pegno d’amor: 
Evviva la face 
Che accese quel cor ! 
Evviva la gloria, 

Evviva Tamor. 



Coro di Giovinette 


$3 

Di vivida stella 
Hai tutto il fulgor! 

Sei pura, sei bella 
Qual candido fior. 

Di pace sei Tiri, 

Sei pegno d’amor, 

L’affetto che inspiri 
Seduce ogni cor! 

E serto di gloria 
Il serto d’amor! 

SCENA II. 

Lo slesse , Giovanna, in veste da sposa , scende dalla gradinata 
del palazzo a diritta. Le giovinette muovono incontro a lei 
ad offrirle dei fiori - indi Enrico. 

Gto. Il don m’è grato e pregio 
Di quei leggiadri fior, 

Delle vostr’alme ingenue 
Riflettono il candor ! 

Oh ! fortunato il vincolo 
Che mi prepara amor. 

Se voi recale pronube 
Felici auguri al cor. 

Beato sogno - o lieto giorno, 

Per me dell’alma - il duol cessò! 

Soave l’aura - aleggia intorno 
Già tutti i sensi - m’inebbriò. - 


64 


Ritorni, o Lusitania, 

De’ tuoi bei d\ il sereno ; 

Assai vendette orribili 
Ti laceraro il seno! 

Colma di speme , immemore 
Di quanto il cor soffrì, 

Io li vedrò risorgere 
Come ai primieri dì. 

Beato sogno, o lieto giorno, eoe/ 

Coro Beato sogno, ecc. 

(Giovanna congeda le donne, clic s’allontanano. In questo frat¬ 
tempo, Enrico discende pensieroso dalla gradinata in fondo) 

Enr.I1 zeffìretto spira - a carezzarmi il viso, 

E di profumi eletti - ravviva questo cor. 

Del limpido ruscello - il dolce mormorio 
Unisce il gaudio mio - col riso dell’amor. 

Tutto il creato giubila, - la terra è un paradiso, 
Ora che tu sei mia, - ora che tuo sarò! 

Gio. lo sarò tua per sempre - per sempre io t’amerò! 
Enr Tu m’ami! o caro accento!... in estasi rapita 
Esulta, anima mia! colmò tuoi voli il ciel ! 

Ah ! di novcl spendore s’abbella la mia vita . 

Or che per te di fiori veste natura il vel. 

Mio dolce amor, Giovanna! Iddio per me ti fò; 
Celeste angiol tu sei, raggio di sol per me! 

(alcuni gentiluomini si presentano alla porla del palazzo a di¬ 
ritta, e vengono a cercare Enrico elio ad un gesto di Gio¬ 
vanna si decide a seguirli) 


65 


Enr. Or deh! per poco lasciami 
Volare al padre mio; 

Sarò qui tosto reduce! 

Gio. Ah! presto riedi! addio! 

(Enrico entra nel Palazzo a diritta.) 

SCENA III 

Pinto che discende dalla gradinata in fondo e Giovanna 

Pin. Al tuo cor generosa 

Lieto annunzio qui reco io di speranza! 

Gio. E qual? 

Pin, Senza difesa (con gioia e voce sommessa) 

Il nemico si sta. 

, Non appena tu avrai 
Detto il solenne si, 

Ed allorché dell’imeneo compito 

I sacri bronzi avran dato l’annunzio, 

All’istante in Lisbona e universale 
La rivolta incominci! 

* ■ 

Gio. Dell’ara al piede!... qui., dinanzi al ciclo-!... 

E la giurala fede?... 

Pin. Più sacra ella li fìa del natio suolo? 

Gio. Enrico viene! (■ vedendolo a uscire dal palazzo a destra ) 

Pin. Oh donna che li arresta? 

Va, corri, mi denuncia! 

II prezzo è la mia lesta! 

Gio. (Io gli amici tradire ? 

No, no... ma pur dovrei 
Uccidere lo sposo?... Ah! noi potrei! 


(con orrore ) 


66 


SCENA IV. 


Finto , Giovanna e Enrico. 

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Enp.. ( appressandosi a Giovanna che abbassa il capo) 

Veggo agitarsi all’aure 
Il castiglian vessillo ; 

Ripete in suon di giubilo 
L’eco il guerriero squillo! 

Gio. [da so senza rispondere e come assorta in profonda 
« Non appena tu avrai meditazionej 

Dello il solenne sì... » 

Enr. Suonò l’ora si cara... 

L’imen ci chiama all’ara !... 

Gio. (c.s.) « Quando a festa suonando i sacri bronzi 
» Dato l’annunzio dell’imene avranno, 

» La rivolta incominci... » 

Oh cielo! a qual partito 
M’appiglierò? 

Enr. (avvicinandosi a lei e prendendola per mano) 

Ella trema 
È pallido il suo fronte 
Di tal lerror quali ha motivi ascosi? 

Ah! parla, o ciel! 

Pin. Si, parla se tu l’osi. 

{a bassa voce a Giovanna) 

Gio. (Sorte fatale! nel fier cimento 

L’alma vien meno, vacilla il cor! 


f>1 

Pietà o fratello, del mio tormento , 

Reggi il mio spirito, calma il dolor!) 

Pin. Del suol nativo in tal cimento 
À te favelli il santo amor! 

Pensa al fratello! col divo accento 
Egli li addila la via d’onor! 

Enr Ah parla! ah cedi! - al mio tormento, 

Pietà, o diletta, del mio dolor; 

Un sol tuo sguardo, un solo accento 
Salvar mi ponno da tanto orror! 

Gio. [dopo aver guardalo un istante Piato ed Enrico in si¬ 
lenzio s avanza verso questi con commozione) 
In fra di noi si oppone 
' Una barriera eterna! 

Del fralel l’ombra fiera a me comparve... 

La veggo!... innanzi sta!... grazia, perdono, 
Enrico!... ali! tua non sono! 

Enr. Che dicesti? 

Pin. (Gran Dio!) 

Gin. Quest’imeneo 

Giammai si compirà! 

Enh. 0 mio deluso amore! (eon disperazione) 

Pin. (0 tradita vendetta!) [con furore) 

Gio. Va! t’invola all’allar... speranze, addio! 

(Morrò, ma il tolgo a crudo fato e rio!) 

Enr. M’ingannasti, o traditrice, 

Sulla fè de’ tuoi sospir ; 

Or non resta a me infelice 
Che poterti maledir! 


6 » 


Tu spergiura, disleale, 
M’immergesti nel dolor! 
Questo istante a me fatale 
E la morte pel mio cor ! 

Gio. No, non sono traditrice, 

Nè mentirono t.spspir, 

(Or non resta a me infelice 
Che salvarlo e poi morir! 

Non L.orrà qup’ cor leale, 

Io l’involo a reo furor! 
Taccia i) bronzo ornai fatale, 
Precursor di stragi e orror !) 

Pin Tu fingevi, o traditrice, 

Di voler con noi morir, 

Ma volgesti, o ingannatrice, 

A rea fiamma i tuoi sospir! 

Onta eterna al disleale, 

Che tradì la fè, l’onor; 

La mia voce ornai fatale 
Su lui chiami il disonori 


SCENA V. 


Detti, Vìsconcello. con tutti i cavalieri spagnuoli 
e le dame che escono dal palazzo a diritta. 

Enr. (correndo a Vasconcello) 

Deh! vieni, il mio mortale 


69 


Dolor ti muova, o padre: il caro nodo 
Ch’io già cotanto ambia, 

Del fratello al pensier Giovanna infrange! 

Vas Errore ! invan ritrosa 

Pugni contro il tuo core: ei m’è palese (sommessamente 
Lo credi!... Tamil... egli li adora; ed io, a Ciò.) 
Che nomaste crude), voglio per voi, (sorridente) 
Esserlo ancora! a me le destre o figli, ( unendo ìc loro 
V’unisco, o nobil coppia! destre) 

E in sì solenne dì, bronzi, echeggiate! 

Gio. No, no impossibil fia! 

Vas, Del cielo in nome ai voti suoi li arrendi! 

Giura!... 

Gio. No! mai!... no! posso!... ah! lassi voi! 

, [si sente la campana) 

T’allontana! va! fuggi! 

Vas. E perchè mai? 

Gio Non odi tu le grida?... 

Vas. E il popol che ci aspetta 
Gio. È il bronzo annunciatore... 

Enr.Dì gioia! 

Pm * Di vendetta! [con fona) 

(dall’alto della gradinata e da ogni parte accorrono i Porto¬ 
ghesi, uomini e donne, con torce, spade e pugnali) 


Coro Vendetta! vendetta! 
Ci guidi il furor! 


70 


Già l’odio ne affretta 
Le stragi e l’orror! 

Vendetta, vendetta 

\ 

E il grido del coH 

(Pioto e i Portoghesi si scagliano su Vasconcello e sugli Spa- 
gnuoli. La strage incomincia: la tela cade. 


FINE DEL DRAMMA 


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