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Full text of "Giuseppe Balsamo; opera in un prologo e quattro atti, di Carlo d'Ormeville. Musica di Filippo Sangiorgi."

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F. SANGIORGI 



GIUSEPPI BALSAMO 

OPERA IN UN PROLOGO E QUATTRO ATTI 



MILANO 

STABILIMENTO MUSICALE DI F. LUCCA. 
47350. 



GIUSEPPI BALSAMO 

OPERA IN UN PROLOGO E QUATTRO ATTI 

DI 

GIRLO D' ORME VILLE 



MUSICA DI 




MILANO 

STABILIMENTO MUSICALE F. LUCCA. 
12-73 



Diritti di traduzione, ristampa e riproduzione 
riservati. 



La figura di Giuseppe Balsamo - che nelle sue continue e 
fortunose peregrinazioni mondiali, metamorfosandosi spesso, si 
chiamò ora Marchese Pellegrini, ora Marchese d'Auna, ora 
Marchese di Fenix, e da ultimo Cagliostro - è senza dubbio 
una figura singolare, imponente... la figura di un uomo, sul 
quale è molto più facile spargere il vitupero che l'oblio. 

Di lui fur dette e scritte le cose più assurde e contradi Morie. 
Alcuni lo innalzarono fino alle stelle scambiandolo con un Dio, 
altri lo depressero fin negli abissi giudicandolo un demonio e 
peggio ancora. Certo che il suo genere di vita strambo ed ec- 
centrico fuor di misura, il velo di mistero, in cui si avvolgeva 
continuamente, la luce del suo ingegno e de' lunghi suoi studii 
in un secolo di non soverchia coltura, il facile eloquio e la 
franchezza del suo carattere arditissimo sempre, e talvolta anche 
audace, gli valsero un prestigio, che a pochi uomini fu concesso, 
e resero sul suo conto possibile, più che la storia, il romanzo. 

Io detesto gli estremi e però non credo che Balsamo fosse 
figlio della Begina di Trebisonda, nè che sia stato educato in 
Medina presso il Muftì Salaahym, nè che da questo inviato alla 
Mecca venisse ospitato nel palazzo dello Sceriffo, nè che i Sa- 
cerdoti del tempio di Elios gli abbiano rivelato gli arcani della 
scienza egiziana, nè che il sapiente Altotas scopritore del lapis 



phylosophorum ne legasse a lui il prezioso segreto... ma in pari 
tempo io non credo che costui fosse nulla meglio che un ciur- 
matore da dozzina, un ciarlatano da piazza, un parabolano da 
trivio, un traditore, un assassino , un ladro , un lenone della 
stessa sua moglie. 

Egli (e ciò sembra fuor d'ogni dubbio) fu uno de' capi della 
Massoneria, che nel secolo XVIII invase tutta Europa e pre- 
parò e compì la rivoluzione di Francia; fu inoltre un abile ma- 
gnetizzatore, rivale fortunato di Mesmer, allora in gran voga, e 
conoscitore profondo delle più antiche pratiche di questa scienza 
rinata nel secolo passato e troppo ancora bambina. 

A queste due principali caratteristiche m'attenni per tessere 
sulle avventure di Giuseppe Balsamo un dramma lirico, la cui 
prima ispirazione mi venne dal celeberrimo romanzo di questo 
titolo scritto dall'aurea penna di Alessandro Dumas. 



Carlo cl'Ormeville* 



Artisti 



GIUSEPPE BALSAMO .... Sig. 

LORENZA FELICIANI .... Sig J 1 

SWEDENBORG , presidente dei 
Massoni Sig. 

FRITZ, servo di Balsamo . . Sig. 

Inviati Massoni. 

La scena ha luogo nel castello d'Alzey 
e nelle sue vicinanze. 



NB. I versi virgolati si omettono. 



PROLOGO 



SCENA PRIMA. 



Campagna solitaria e deserta. Da un lato alcuni grossi alberi, 
fra cui s'apre un angusto sentiero, che forma l'ingresso della 
Selva Nera. Dall'altro lato una capanna abbandonata ed in 
parte cadente. - E il tramonto. 

ita Inaiiio, Lorenza e Fritz nell'interno della capanna. 

Bal. (uscendo dalla capanna) 

S'appressa l'ora!— Congedarli è duopo 

E solo entrar nella temuta selva. 

Al castello d'Alzey me, l'ispirato 

Profeta d'Oriente, 

Il consesso de' liberi fratelli 

Attende impaziente, (verso la capanna chiamando) 

Fritz... olà, mio fedeli... 
Fri. Imponete, signor... 
Bal. Partir tu dèi. 

Più. Quando?... 
Bal. Domani. 



Ma pensa ben che un angelo 
Alla tua te commetto, 
Che in lei per me racchiudesi 
Virtù, potere, affetto; 
Pensa che in essa vivono 
La mente e il pensier mio, 
Che se dovessi perderla 
Sarei perduto anch'io; 
Pensa che in ogni lido 
Vi seguirà il mio cor, 
Pensa che a te confido 
Vita , speranza, onor. 



Fri. i 
Bal. (accennando Lorenza) 



Solo?... 



Ah! no, con lei. 



8 PROLOGO 

Fri. Fidate in me; della fiducia vostra 

Degno sarò, lo giuro. 
Bal. Or vanne e al cocchio, 

Che lasciasti qui presso, 

I miei destrieri aggioga. 
Fri. Ma voi?... 

Bal. Dierid mi basta, va. 

Fri. Obbedisco, {pia) 

SCENA II. 

Balsamo» Lorenza. 

Bal. (guardando dentro la capanna Lorenza, che dorme prò- 
stesa sopra un giaciglio dipaglia appoggiando le braccia 
sopra un sasso ed il capo sulla mano) 
Ella dorme!... e nel silenzio 
Del suo sonno misterioso 
Vagheggiandomi suo sposo 
Ella inebriasi d'amor!... 
Lon. Ove sei?... 
Bal. Mi chiama!... 

Lor. Appressati... 

Non lasciarmi, o mio diletto!... 
Bal. S'io la desto, un tanto affetto 

Veggo volgersi in furor!... 
Lor. Deh! t'appressa!... É tua quest'anima, 
Tua la mente ed il pensiero; 
Tu m'avvolgi di mistero, 
Io d'amor di voluttà. 
Deh! t'appressa!... deh! concedimi 
La dolcezza d'un amplesso!... 
Gioia e vita al core oppresso 
Un tuo bacio infonderà!... 
Bal., (verso la capanna in tono imperioso) Lorenza, 

Déstati... il voglio!... 
Lor. (si desta a poco a poco, si guarda intorno, esce dalla 
capanna, volge a Bai. uno sguardo d'odio e gli dice:) 
Sempre lui!... 



PROLOGO 0 
Bal. (dice alcune parole all'orecchio di Fritz, il quale si al- 
lontana, indi si rivolge a Lorenza) Fra poco 
Partirai senza me. 
Lor. (con gioia) Fia vero?... 

Bal. (in tono supplichevole) Ascondi, 
Ascondi almen la tua malcauta gioia!... 
Lor. Sarò libera alfin?... parla... rispondi. 
Bal. Con Fritz oggi precedere 

Tu devi il mio cammino ; 
Spero doman raggiungerti... 



Lor. 


Oh! mio fatai destino!... 




Tua schiava sempre!... 


Bal. 


Libera 




Esser vuoi tu?... 


Lor. 


Noi sai?... 


Bal. 


Di non fuggir promettimi., 


Lor. 


Da te fuggir giurai. 


Bal. 


Orfana, sola ed esule 




Dalle natie contrade, 




Ove ne andresti, o misefa 




In così breve etade?... 


Lor. 


Io t'odio!... 



Bal. (accostandosi più a lei) Io t'amo!... e l'unica 

Speranza mia tu sei!... 

Per te dovizie, gloria, 

Vita ed onor darei. 
Lor. (retrocedendo) 
Va... 

Bal. Non temer!... Quel palpito, 

Che mi commuove il core, 
È un rito, un culto, un'estasi 
Di non profano amore. 
Puro è l'affetto mio, 
Siccome tu sei bella; 
T'adoro al, par d'un Dio, 
T'amo qual mia sorella. 

Lor. Non più!... Non più!... Ridonami 
La libertà rapila... 
Giuseppe Balsamo \ 



JO PROLOGO 

Bal. Noi posso!... 

Lor. 0 poni un termine 

A questa orribil vita!... 
Bal. (con calma e con risolutezza ad un tempo) 

Mia tu sarai... lo vuo' !... 
Lor. Empio!... morir saprò. 

(è condotta via da Balsamo per lo stesso lato d'onde 
è partito Fritz) 

SGENA III. 

Le rovine del castello d'Alzey. - Alcune fra le colonne che for- 
mano V atrio, sono rovesciate ed infrante: le altre sono rico- 
perte di betulle e di eriche. Qua e là si vedono le tombe degli 
antichi castellani, le cui statue sono mozze. Una lunga fila di 
archi in prospetto dà accesso al funebre recinto. Da un lato 
s'innalzano gli avanzi di una maestosa gradinata, che intro- 
duceva nell'interno del castello. Al di fuori degli archi dell'atrio 
si scorge la campagna. - E notte. 

All'alzarsi della scena precedente Jiwetieiitoorg* ed un fra- 
tello massone si avanzano lentamente dal fondo conducendo 
iSalsamo bendato. Il fratello massone ha una fiaccola che 
depone da un lato. 

Swe. (al fratello massone) 

Gii sia resa la vista, (viene tolta la benda a Bals.) 

Ecco la meta 

Da te invocata: prove 
Di coraggio e valore 
Darne or dèi. 
ììal. Pronto è il braccio ed il mio core. 

Voci interne (dai sotterranei del castello) 
Qui tra i liberi fratelli 
È punito il tradimento; 
Chi non serba il giuramento 
Che tra noi qui pronunziò 
Viver non può. 



PROLOGO II 
Nelle reggie, tra gli avelli, 
Presso l'ara del Signore 
li pugnai vendicatore 
Lo spergiuro colpirà 

Senza pietà. 

Swe. Udisti. 

Bìl. Udii. 

Swe. Se l'anima 

Tremar ti senti, di ritrarti è tempo. 

Bal. Io tremar? Tu non sai 

Chi sta dinanzi a te: ma un tal accento 
Qui fra poco ridir non oserai. 

Swe. S'aduni il consesso. - (Il fratello Massone trae un 
pugnale , batte con esso tre colpi sopra il piedistallo 
d'una colonna e a quel segnale sopraggiunge il Coro 
in parte dal fondo, in parte dai lati, in parte dalla 
scala. - Tutti sono avvolti in neri mantelli e masche- 
rati. La scena viene rischiarata da alcune faci.) 

Swe. Fratelli, ascoltate: 

Quest'uomo, che innanzi - a voi qui mirate, 
È un socio novello - che il cielo ne invia: 
Vi piace d'accoglierlo?... - 

Coro Le prove ci dia. 

Swe. (a Balsamo) 
Udiste?... 

Bal. Quai prove - da me richiedete?... 

Swe. Che d'alma e di braccio - impavido» siete, 
Che odiate i tiranni - che morte e perigli 
Sfidar voi saprete - che sposa, nè figli, 
Nè padre, nè amici - potranno da noi 

Con preci o lusinghe - sottrarvi, chè a voi 
Fia sacra la fede - di vostre promesse, 
Se pure la vita - costarvi dovesse. 
Tutti [meno Balsamo) 

Qui tra i liberi fratelli, ecc. 
Swe. (porgendo a Balsamo una pistola) 

Prendete quest'arma - fia dessa una prova 
Tremenda... 



12 PROLOGO 

Bal. (gettando la pistola) Ricuso. - 

Tutti (meno Balsamo) Audace!... 

Bal. Che giova 

Ricorrere a vani - trastulli? 
Swe. Che dite?... 

Tutti (traendo le spade e circondando Balsamo) 
Si uccida. 

Bal. (impassibile) Giù i ferri - scostatevi e udite. 
Là, dove il sole irraggia 
Del mar d'Oriente i flutti, 
Surse l'idea magnanima, 
Che qui v' accoglie or tutti. 

Tutti È vero... 

Bal. Or dunque ditemi, 

Non aspettate voi 
Un uom, che duce assidersi 
Dovrà fra tanti eroi? 
Tutti Si... è vero... 
Bal. Or ben svelatevi, 

Poi che a me noti siete; 
Quel!' uom, quel duce incognito 
In me riconoscete. 
Tutti In voi?... e fìa possibile?... 
Bal. Intorno a me venite. 

(prende una face, sale sopra i gradini d'una tomba, che è 
nel mezzo, e mostra alla turba affollata una gemma, su 
cui sono incise tre lettere) 
Ecco il segnai,.. 
Swe. Tre lettere. 

Sopra Panel scolpite!... 
Tutti È lui!... lui stesso!... 

(tutti si tolgono la maschera e si prostrano dinanzi a Balsamo) 
Bal. (in tuono profetico) I despoti 

Per noi cader dovranno, 
li vendicati i popoli, 
Per noi risorgeranno. 
Tu, Swedenborg, alle natie contrade 
Torna e tu pur, Fairfax: a te la Spagna, 



PROLOGO 13 
Mio Ximenes, affido: 
A te, Jones, l'America, e l'Elvezia 
Di Lavaler sia cura. 
Uno del Coro Ed io, Signore?... 

Bal. Tu la tua fede tradirai e l'onore!... 
Tutti (meno Balsamo sommessamente tra loro) 
Egli legge nel mistero 

Del pensiero!... 
Bal. Pria di partir giuratemi 

Obbedienza e fede 
In nome dell'Altissimo, 
Che tutto regge e vede; 
Giurate di combattere 
Per l'innocenza oppressa; 
Giurate amare i deboli 
Più della vita istessa; 
Giurate di non chiedere 
Pietade agli oppressor, 
E in ceppi e sul patibolo 
Serbar tranquillo il cor. 
TUTTI (a ciascuna di queste proposizioni rispondono) 

Lo giuriamo. 
Bal. Partite adesso: - io resto, addio. 
Tutti (al cenno di Balsamo si allontanano e si disperdono 
nella campagna ripetendo tra loro le parole: Qui tra 
i liberi fratelli, ecc.) 
Bal. {ti segue lungamente con l'occhio dicendo fra sè:) 
A te sien grazie - possente Iddio, 
Giunto allo scopo - alfin son io. 
(quando tutti sono partiti con tuono di trionfo esclama:) 
Or l'universo -è in poter mio!!... 
(Cala la tela.) 



FINE DEL PROLOGO. 



Personaggi del Dramma 



Artisti 



LUIGI XVI, re di Francia . . Sig. 
MARIA ANTONIETTA, regina di 

Francia Sig. a 

IL DELFINO Sig. 

IL BARONE DI SARTINES, primo 

Ministro Sig. 

IL CONTE DI CHARNY, Uffiziale 

di marina Sig. 



GIUSEPPE BALSAMO . . . Sig. 
LA BARONESSA DI TAVERNEY, 

Dama della Regina .... Sig. a 
LA CONTESSA DI LAMBALLE , 

Dama della Regina .... Sig. a 
LA MARCHESA DI CAMPAN, Dama 

della Regina Sig. a 

LORENZA FELICIANI . . . Sig. a 
WEBER, alfiere della Regina . Sig. 
FRITZ, servo di Balsamo . . Sig. 

SIMON Sig. 

L'abate GIRARD Sig. 

Un Taverniere (che non parla) . Sig. 

Dame e Cavalieri di Corte — Arcieri — Falconieri 
Bracchieri — Fratelli Massoni — Popolani — Marsigliesi. 



La scena ha luogo in Corte, in casa di Balsamo, 
a Versailles, in una taverna e alla Conciergerie. 



ATTO PRIMO 



SCENA PRIMA. 

Gran sala nel castello di Versailles splendidamente addobbata ed 
illuminata per una festa. Porta in fondo e quattro laterali 
Sofà e poltrone alle pareti. 

All'alzarsi della tela tutti gli invitati danzano un minuetto al 
quale prendono parte il Re con la laverney, la Regina 
con Charny, Balsamo con la Lamnalle, Sartine** 

con la Campati. Durante il ballo hanno luogo i dialoghi 
che seguono, mentre il Coro canta come appresso. 

Cono L'amore, il sospiro - d'ogn' alma gentile, 
Leggiadra e clemente - Signora, sei tu: 
Nè un astro del cielo - nè un flore d'aprile 
Pareggia il tesoro - di tanta virtù. 
Reg. (a Charny) 

Voi dunque credete?... 
Cn\. (alla Regina) Che il regno d'amore 

Soggetto e fedele - vi renda ogni core. 
Tav. (al Re) 

No, Sire, vi giuro... 
Re (alla Taverny) Via... via... non giurate! 

Tav.(c. s.) Charny non mi cura... 
Re (c. s.) Però voi l'amate. 

Lam. (a Balsamo) 

Ma almeno quai morte - m'aspetta? 
Bal. (alla Lamballe) Tacete. 
Lam. (c s.) No, ditelo. 

Bal. (e. s.) Ebbene - di ferro morrete. 

Cam. (a Sartines) 

La gioia, o barone - su voi non ha impero... 
Sar. (alla Campan) 

É colpa, o Marchesa - del mio ministero. 



18 ATTO 

REG.(aZ Coro) 

Grazie, o signori, del cortese omaggio; 

Ma rammentarvi è duopo 

Che festeggiar qui vuoisi 

Il valore e il coraggio 

Dei nostri marinai, 

E la novella gloria, 

Che alla Francia donava 

Di Gondelor la splendida vittoria. 
Coro Viva gli eroi del mar, 

Che per la patria terra 
Volarono a sfidar 
I perigli dell'onde e della guerra. 
He Ed ora, o fior de' prodi, 

Nobile conte di Charny, narrate 

Della pugna gli eventi. 
Cha. Sire... 

Beg. La vostra ritrosia comprendo, 
Ma bandir la modestia or vi preghiamo, 
Ed appagarci. 
Cha. Obbedirò. 
Tutti Ascoltiamo. 
Cha. Era un mattino -dei più ridenti, 

E un lieve zefiro - di nave in nave 
Recava i dolci - fraterni accenti 
D'un patrio cantico - mesto e soave. 
Ma dalla gabbia - dell'ammiraglia 
Ecco... improvviso - s'ode uno squillo... 
Su su, miei bravi - presto a battaglia... 
Non lo vedete - l'anglo vessillo?... 
Alla manovra - o marinari, 
Soldati, all'armi: - forza e valori- 
Di Francia il nome - voli sui mari, 
Come un solenne - grido d'onor. 
TUTTI (meno Charny) 

Viva gli eroi del mar, 
Che per la patria terra 
Sen volano a sfidar 
I perigli dell'onde e della guerra. 



PRIMO 19 

Cha. »I1 mio legno per nome Severo 

»La sua forza avea quasi esaurito, 
«Pur, siccome un leone ferito, 
«Proseguiva animoso a pugnar. 
»Ma uno scontro d'ogn' altro più fiero 
«Sparse a un tratto fra i miei lo sgomento, 
«E la sorte d'un nuovo cimento 
«Ognun d'essi voleva evitar. 
«Preso allora il vessillo, lo alzai 
«E il confissi all'antenna maggior; 
» E - qui tutti morremo - gridai , 
«Della vita più sacro è l'onori... 
Di sdegno un fremito 
Allor m'invade 
E mi precipito 
Fra mille spade. 
Di sangue grondano 
Le mani e il petto; 
A stormi cadono 
D'intorno a me. 
Ma T ammiraglio, 
Da me costretto 
La spada a cedere, 
Prigion si diè. 
Chà. Vittoria !... vittoria !...- altissimo un grido 
Sul mare e nel cielo - festoso volò; 
Del nostro trionfo - di Francia sul lido 
L'annunzio giulivo - a un tratto echeggiò. 
TUTTI (meno Chamy) 

Dell'inclite gesta - di Francia sul suolo 
L'annunzio giulivo - dal mare echeggiò, 
E ratto il tuo nome - dei zefiri il volo 
Di gloria coperto - o prode, recò. 
Re A sì grande valore 

Mercè si deve, e in questo nobil segno 
Di dignità cavalleresca un pegno 
Noi v' offriamo d'onore. 

(si toglie il gran cordone di S. Luigi e lo pone al collo di 
Chamy, che s'inginocchia per riceverlo) 



20 ATTO 

Coro Viva il Re!... 

Re Viva il conte di Charny, 

E i suoi prodi con esso... 
Bal. Ben meritato, o Conte, 

È il premio a voi concesso; 

Ria tal non l'ebbe il vostro avo paterno 

All'assedio fatai di Filisburgo, 

E al par di voi lo meritò. D'appresso 

Io gli fui sempre, e parmi 

Vederlo ancora balenar fra l'armi, 

Come folgor di guerra. 
Cha.Voì con esso pugnaste?... 
Bal. E fui ferito 

Alla battaglia di Fontenoi. 
Re Ma sì provetta età 

Voi non mostrate... t 
Bal. È vero; 

10 sul tempo, che vola, arbitro impero. 
Re E chi vi diè tanto poter? 

Bal. La scienza. 

Sar. (da se) 

Di quest'uomo il mistero 

Accresce ognora in me la diffidenza. 
Reo. (al Re) 

Non gli prestate fede, 

Poi che scherzar gli piacque... 
Bal. Vostra Maestà lo crede?... 

Giudice or dunque de' miei scherzi io chiamo 

11 conte di Charnv. 

Cha. * Me?... * 

Bal. Sì, nel punto 

Che sul legno nemico vi slanciaste, 
Un caro nome voi non invocaste?... 
Cha. Io non lo nego... 

Bal. E con la manca mano 

Un ritratto sul cor non comprimeste?... 

Cha. (da sè) 

Ah! come un tal segreto egli indovina?... 



PRIMO 21 

Bal. (piano alla Regina, che impallidisce) 

E quel ritratto il vostro era, o Regina. 
Gli anni su me trascorrono 
Senza imbiancarmi il crine, 
La vita così rapida 
Per me non ha confine. 
Con Plato ed Aristotele 
Le scienze investigai, 
D'Omero e di Virgilio 

I cantici ascoltai. 
Pugnando per Cartagine 

Conobbi il gran Scipione, 

Varcai, seguendo Cesare, 

L'onda del Rubicone. 
L'Asia, la Grecia e l'arabe 

Regioni ho visitate; 

Volli indagar le origini 

Del Nilo e dell'Eufrate: 
Fui con Mosè sul Sinai, 

Sull'Hara con Maometto, 

II Nazaren sul Golgota 
Anco vid'io morir... 

Si svela a un sol mio detto 
Passato ed avvenir. 
Re All'interrotte danze 

Ognun ritorni: io voglio 
Inebriarmi di giubilo e d'affetto, 
E 1' uno e l' altro a voi 
Chieggo, o signori, e sol da voi l'aspetto. 
(A queste parole tutti riprendono le danze, meno la Regina, 
che siede da un lato sopra un sofà e Balsamo, che è chia- 
mato da lei. La Lamballe e la Campan, che siedono poco 
lungi dalla Regina, stanno favellando tra loro. La Taver- 
ne]! siede in un lato opposto conversando col Conte di Charnij. 
Il Re passeggia per la sala ragionando con Sartines. Le 
Dame e i Cavalieri che si abbandonano ai piaceri della 
danza, si tengono rispettosamente indietro) 
Sar. (al Re) 

0 Sire, un istante - vi piaccia d'udirmi... 

/ 



22 ATTO 

Re (a Sur.) Parlate... v'ascolto... - che avete da dirmi? 

Sar. (c. s.) 

Che i detti, il contegno - di questo straniero 
Mi destano ognora - sospetto più fiero. 
Re(cs.)E voi sorvegliatelo... - 
Sar. (c. s.) Il feci già... 

Re (c s.) Ebbene?... 
Sah.(c.ò\) A estremo rimedio - venirne conviene. 
Reg. (a Balsamo) 

A me v'appressate... - 
Bal. (alla Regina inchinandosi con rispetto) 

Son qua... 

Reg. Se vedere 

Volessi una prova - del vostro sapere... 
Bal. (e. s.) 

Io pronto sarei... - 
Reg. Sì?... Dunque v'aspetto, 

Finita la festa... - 
Bal. Verrò, lo prometto; 

Ma m' odia il Barone - e opporsi vorrà... 
Reg. (c. s. sorridendo) 
Temete?... 

Bal. (c. s.) M'affido - a Vostra Maestà. 

Cam. {alla Lamballé) 

Perchè cosi mesta ?...- 
Lam. (alla Campan) Il cor mi feria 

Del Conte un' orrenda - fatai profezia!... 
Cha. (alla Taverny) 

Col vostro fratello - insieme pugnai. 
Tav. (a Charny) 

E molto P amate?... - 
Cha. (c. s.) Da morte il salvai. 

Coro Di mille diletti -qui cogliesi il fiore, 

Qui l'ombra non penetra - dei tristi pensier; 
Qui regna a vicenda - la gioia e l'amore, 
È questa la sede -di tutti i piacer. 
(Verso la fine del Coro il Re porge la mano alla Regina e 
parte con essa. Tutti fanno ala al loro passaggio, s'in- 
chinano e li seguono.) 



PRIMO 23 

SCENA li. 

Gabinetto privato della Regina con due porte laterali, una delle 
quali è d'ingresso, l'altra introduce nelle sue stanze. Un ta- 
volo ed una poltrona, sedie e varii altri mobili di gran lusso 
ed eleganza. 

La Regina entra seguita dalle sue tre Dame e da Sartine* 

che si ferma un po' indietro. 

Reg. (ponendosi a sedere presso il tavolo e volgendosi alla 
Campan e alla Lamballe) 
Del gentil vostro ufficio 
Vi ringrazio, o Signore, 

E libertà vi rendo, (le due Dame baciano la mano 
che la Regina loro porge e si ritirano) 

(alla Tavemy) Alle mie stanze 

Vanne tu, dolce amica, e là m'attendi. 
(Anche la Taverney, come le altre due va a baciare la mamr 

alla Regina, che invece la bacia in fronte, indi si ritira) 

Barone... 
Sar. Al vostro cenno 

Pronto son io, Regina. 
Reg. So che al conte di Balsamo 

Tramar volete insidie. , 
Sar. E ver. 

Reg. Lo vieto*.. 

Almen per ora... 
Sar. , Uom periglioso assai 

È questo ignoto avventurier. 
Reg. Spiato 

Ei sia, ma immune. 
Sar. Aleggia 

Dovunque una funesta 

Aura di ribellione, il popol freme, 

Ed ei sa tutto e in tutti 

Spira f odio e l'ardir. 
Reg. Valga un esempio 

I ribelli a frenar. 



M ATTO 

Sar. Due son caduti 

Di costoro in mia man. 
Reg. La scure a entrambi. 

Sar. Esita il Re. 

Reg. Saprò ben io forzarlo. 

Forti noi siamo, e chi sfidarne ardisce 
Cade colpito e nell' oblio sparisce. 

(Sar tines inchinandosi profondamente bacia la mano della 
Regina ed esce) 

SCENA III. 

La Regina e Weber. 

Reg. Weber a me. (Weber entra, s'inchina, e resta sulla 
porta in attesa di ordini) 

Quivi tra poco il Conte 
Di Balsamo verrà, lo introducete 
All' istante. ( Weber si ritira) 

Di questo uom singolare 
E della scienza sua prova vuo' fare... 
Come ei conobbe di Charny l' affetto? 
Chi mai del mio pensiero 
Gli rivelò il mistero?... 
Io 1' amo, è ver; ma questo mio segreto, 
Che niuno giunse a penetrar finora, 
Convien che meco viva e meco mora. 
Contro il desio d'amore 
A lungo, ahimè! lottai, 
I palpiti del core 
Io soffocar tentai; 
Ma sul suo sguardo angelico 
Sul suo divino incanto 
Della vittoria il vanto 
Concesso a me non fu ; 
Un indomabil fascino 
Vinse la mia virtù. 



PRIMO 



SCENA IV. 

La Regina, Weber» indi Balsamo* 

Web. Il Conte... 

Reg. Introducetelo. 

[entra Balsamo e Weber si ritira) 

Io v'attendea. 
Bal. Son pronto 

Ai desideri! e agli ordini 

Di Vostra Maestà. 
Reg. Vorrei, s' egli è possibile, 

Che mi rendeste conto 

Del fato riserbatomi 

In più lontana età. 
Bal. Maestà, deh! risparmiatemi... 

Reg. Ah! ah! voi noi potete?... 

Bal. Tutto il futuro or subito 

Io posso a voi mostrar; 
Ma deh! Maestà, ven supplico, 

Tanto non mi chiedete; 

Meglio assai del conoscere 

Sovente è l'ignorar. 
Reg. Crede il Conte di Balsamo 

Che cosi vile io sia, 

E chiuda in petto un'anima 

Capace di timor?... 
Bal. No, per mia fè!... 
Reg. Si compia 

Dunque la brama mia. 
Bal. Sì, ma... 

Reg. Qual nuovo ostacolo 

A voi s'oppone ancor? 
Bal. Pieno dominio e libero 

Esercitar dovrei... 
Reg. Su me?... 

Bal. Si, per trasfondervi 

La mia lucidità. 



2(> ATTO 

Beg. Fatelo... 

Bal. Il vieta un magico 

Potere. 

IUg. Io non saprei... 

Bal. Quella segreta lettera... 

Beg. (sorpresa) Che?... qual? .. dove?... 

Bal. {accennando il taschino appeso alla cintura) Essa è là. 

Beg. Un foglio affatto inutile... (cavandola di tasca) 

Bal. Cosi non dirà, spero, (sorridendo) 

Domani nel riceverlo 

11 conte dì Charny. 
Quel foglio deponetelo... 
Reg. (deponendo il foglio sul tavolo) 

Bal. Ed or sedete... (Ella siede: Balsamo impone 

ambe le mani sul capo di lei ed ella cade assopita in 
un profondo letargo, dopo di che egli esclama in 
atto di trionfo) Impero 

Qual altro v'è tra gli uomini 
Dispotico così?... (prende la lettera che è 
sul tavolo e se la pone in tasca; indi, volgendosi alla 
Regina sopita, le dice:) 

Ora guardate: - ecco io vi mostro 
Squarciato il velo - dell' avvenir. 
(A queste parole sulla parete di mezzo della camera si vede 
ima strada di Parigi ingombra di popolo disposto in varii 
gruppi, tra i quali primeggiano, uno di quattro o cinque operai 
dulie vesti lacere, che si disputano rabbiosamente un pane ed 
un altro di una madre attorniata da varii figli di diverse età 
languidi ed agonizzanti per la fame. Dopo qualche istante la 
visione sparisce.) 
Beg. Qual gente è questa?... - 
Bal. È il popol vostro 

Per lunga fame - tratto a languir. 
Mirale ancora... - 
(La visione si rinnova e si vede la Bastiglia investita dal po- 
polo e presa con sopra la bandiera tricolore: anche questa 
visione dopo qualche momento sparisce.) 

Lo conoscete 
Questo di lacrime - tremendo asil 



PRIMO n 
Reg. È la Bastiglia. - 
Bal. Sì, ma vedete 

Qual vi piantarono - nuovo vessil?... 
Reg. È una bandiera - di ribellione... 
Bal. É una bandiera di libertà! 
Reg. Deh ! mi togliete - questa visione... 
Bal. Si gran terrore - essa vi fa?... 



Mirate ancora... ~ 

(Si mostra per la terza volta la visione, e si vede la piazza della 
Rivoluzione gremita di popolo e di guardie disposte in doppia 
fila. In mezzo ad esse si avanza una donna vestita a bruno, 
scortata dai soldati e seguita dal carnefice. Essa si avvicina 
intrepida al patibolo, di cui si vede una parte del palco, e sale 
la scala con passo fermo ed incesso dignitoso) 



Reg. Oh! cieli... che veggo! 

Su quel patibolo - chi mai cadrà?... 
Bal. Mira... 

Reg. Una donna?... - Ab! più non reggo 

Chi è dessa mai?... - 
Bal. La Regina... 

Reg. Ah!!!,.. 



(Con questo grido disperato la visione scompare ed essa 
si desta in preda alla più viva agitazione.) 

Che vidi io mai?... -qual senso arcano 
Mi colma l'animo - d'alto terror?... 
Par che di morte - la fredda mano 
M'opprima il petto - mi stringa il cor! 
Hai. (da sè) 

Il sogno orrendo - le accese d' ira 
La mente altèra - l'altèro cor; 
È fuor di senno... - freme e delira... 
Presaga ahi! troppo - del suo dolor. 
Reg. Conte, lasciatemi... - grata vi sono 

Di si cortese - vostro favor... 
Bal. S' io vi turbai - Maestà, perdono... 
Reg. Io son turbala ? .. - siete in error. 

(Balsamo, dopo essersi inchinato profondamente, esce per la 
porta a dritta. 



28 



ATTO PRIMO 



SCENA V. 

La Regina, indi Weber. 

Heg. Più non si pensi all'ibrida 
Apparizion svanita !... 
Charnyl... Ah! la mia lettera!... 

(va al tavolo per prenderla e non trovandola esclama:) 

Ciel!... Che vegg' io!... Rapita!... 
Weber... (V Alfiere comparisce sulla porta) 
A me il Rarone... 

(Weber s'inchina rispettosamente ed esce) 

Rapita!... 0 mio furor!... 
Ma rattemprar quest'impeto 
Convien di giusto sdegno; 
Con quel mio foglio il perfido 
Ha la mia fama in pegno, 
Ma di sì fiero oltraggio 
Mi voglio vendicar. 



FINE DELL'ATTO PRIMO. 



ATTO SECONDO 



SCENA. PRIMA. 

Camera in casa di Balsamo arredata con molto lusso e con mol- 
tissima eleganza. Una porta a sinistra; una finestra con cortine 
calate a destra. In fondo un'alcova tutta coperta da una ricca 
tenda. Dal lato della porta un tavolo con sopra un calamaio, 
delle ampolle e varii oggetti di alchimia. Dal lato della finestra 
una ottomana e vicino ad essa un'arpa. In fondo, dal lato 
stesso e dietro V ottomana uno scaffale pieno di libri nella parte 
superiore e chiusa nella parte inferiore. 

Balsamo è seduto innanzi al tavolo intento ad osservare 
varie carte, che ripone in un cofanetto, ed alcune lettere che 
gli presenta Fritz. 

Bal. (andando a riporre il cofanetto nella parte inferiore 
dello scaffale) 

Chi portò queste lettere?... 
Fri. Due servi. 

Bal. Direte a quel del Conte 

Che alle nove 1' aspetto questa sera. 
Fri. E all'altro?... 

Bal. A mezzanotte. (Fritz esce) 

Ed ora a te ricorrere, 
Angelo mio, m' è d'uopo; 
A te, che sol puoi scorgermi 
Al mio sublime scopo: 
Che il tuo bel viso io vegga 
E in esso il mio con l'altrui fato io legga!... 
(stende la mano verso l'alcova e poco dopo si vede Lorenza 
dominata dal sonno magnetico, che sollevando la tenda con 
una mano y sporge V altra verso Balsamo e si avanza len- 
tamente) 



30 ATTO 

SCENA I!. 

Balsamo e Lorenza» 

Lor. Mi chiamasti?... 
Bal. Si, V appressa, 

La tua voce io bramo udir; 
Tu, sol tu dell'alma oppressa 
Ogni affanno puoi lenir. 
Lon. Parla, imponi: un tuo desio 
Per me dolce è l'appagar; 
Tutto, ah! tutto il sangue mio 
Io saprei per te versar. 
Parla, imponi... 
Bai. Un lieto canto 

Saria grato al mesto cor... 
Lon. Vieni, ah! vieni a me d'accanto, 
Odi V inno dell' amor. 
(va à sedere sull'ottomana, prende l'arpa, stende sulle corde 
le dita e rimane un istante, come cercando un'idea, che non 
le riesca di rintracciare. Balsamo impone sul suo capo la 
destra, ed essa, quasi inspirata a quel tocco, comincia su- 
bito un breve preludio e poi intuona la seguente canzone, 
che Balsamo sta ascoltando in disparte altamente commosso) 
l 

Là, dove giace e mormora 
Di Tiberiade il mare, 
Rachele un dì nei placidi 
Flutti godea mirare 
Riflessi i vezzi - del vago volto 
Del molle seno - del crin disciolto. 
il 

La vide Uriele, un angelo 
Di sovrumano incanto, 
E il voi rattenne e in estasi 
Le si posò d' accanto , 
E per il lampo - d'un suo sorriso 
Scordò le gioie - del paradiso. 



SECONDO 31 
III. 

Ma il prepotente incendio 

Di quel divino amore 

A lei non fu possibile 

Di sostener nel core, 
E, mentre al caro - angiol s'unia, 
Tra le sue braccia - d'amor moria!... 
Bal. {da se) Sempre l'usato cantico!... 

Sempre il delirio istesso!... 
Lor. Ma quel fatale amplesso 

Rachele benedì. 
Ebbra di gioie eteree, 

Lieta per lui mori!... 
Bal. {prende sul tavolo due lettere e dice a Lorenza) 

Or tregua al canto... 
Lor. (proseguendo nel suo delirio) Appressati, 

Mio sospirato Uriele, 

Io son la tua Rachele... 
Bal. (in tono imperativo) 

L'arpa deponi... il vuo'! 
Lor. (depone l'arpa con visibile rincrescimento) 

Imponi... obbedirò! 
Bal. (porgendole una lettera, che ellaprende senza guardarla) 

Questo foglio?..., 
Lor. È d' un giovine 

Uffizial di marina. 
Bal. Lo vedi?... 

Lor. Si... a colloquio 

Con una dama egli è. 
Bal. Guarda... guarda .. conoscerla 

Potresti?... 
Lor. Ah ! la Regina... 

Bal. Che dice mai?... 

Lor. Non giungono 

Le sue parole a me. 
Bal. (stende su lei la mano destra) 
Lor. Or le intendo... 

Bal. Ripetile... 



32 ATTO 
Lor. -Doman nel parco... - 

Bal. Ed ei? 

Lor. - Doman - risponde e a lei 

S'invola, e poi vien qui. 
Bal, Sta ben ! (dandole una lettera, eh' ella prende 

come l'altra) Quest'altro foglio? 
Lor. Lo scrisse il cardinale. 

Bal. Prosegui... 
Lor. Egli è rivale 

Al conte di llharny. 
Bal. Possibil fora? 

Lor. Chiederti 

Ei vuol dell' oro... 
Bal. Il so: 

Basta per ora e destati... 
Lor. Ah! no, ten prego, no!... 



(Balsamo ripone le lettere nel cofanetto e chiude questo nella 
parte inferiore dello scaffale) 
Un sogno, una prova - d'amor mi concedi, 
E grata in eterno - a te ne sarò! 
BAL.Deh! taci, o Lorenza! -Un dono mi chiedi, 

Che in terra concederti - io mai non potrò. 
Lor. Ahimè! tu non m'ami!- 
Bal. (con molta espressione) Io t'amo, t'adoro ! 
Lor. Abbracciami dunque... - 
Bal. (respingendola dolcemente) No, scostati... va. 
Di tanta mia scienza - io perdo il tesoro, 
Se il flore tu perdi - di tua purità. 
Lor. Un'ora... un istante - d'amore immortale... 

Un bacio... un amplesso -poi lieta morrò!... 
; Bal. Qual fascino, o cielo!... - qual fuoco m'assale... 
Io cedo... ah! che dissi?... - Su, destati... il vuo'. 
(Nel proferire queste ultime parole Lorenza ha preso con 
dolce violenza la mano di Balsamo e lo ha tratto al- 
l'ottomana : ivi ella si è seduta ed ha forzato Balsamo 
a fare lo stesso, il quale, mentre era sul punto di ce- 
dere, ha richiamato tutto il vigore della sua volontà, le 
ha comandato di destarsi e si è allontanato rapidamente 



SECONDO 33 

da lei chiudendo al di fuori la porta, mentre Lorenza 
recando le mani agli occhi, come per discacciarne quel 
sopore letargico, si desta,, gira intorno gli sguardi corre 
alla porta, la scuote con forza e trovandola chiusa 
prorompe in pianto e torna lentamente sul davanti 
della scena) 

SCENA HI. 

Lorenza. 

Che giova il pianto?... Al misero mio stalo 
Qualunque sforzo è vano !... 
Umana aita invano 
; Attendo ornai: nel ciel confido e solo 
Spero da lui conforto a tanto duolo. 

(si alza e congiunge le mani in alto di preghiera) 

In le, che madre -sei di chi geme, 
Di questa misera -vive la speme; 
In te, cui noto - già fu il dolore, 
Di questa misera - confida il core. 
Deh! tu, che il puoi, tu rendimi 
Al ciel d'Italia mia, 
Al dolce suolo, all'aure 
Della città natia, 
E a te sacrar prometto 
La mia verginità; 
Ad ogni umano affetto 
Morto il mio cor sarà. 
(una carta avvolta ad una chiave è lanciata da fuori per 

la finestra e va a cadere in mezzo alla stanza) 
Che fu?... (si volge, vede l'oggetto caduto e lo raccoglie) 

Cielo!... Una chiave!... (spiega la carta) 
Leggiam... (legge) -» Lorenza: incognito 
» Amico accorre a liberarvi: il conte 
ȃ fuori, i servi attendono 
»Ai loro uffici tutti. In questa chiave 
»I1 mezzo io v'offro di fuggir; con essa 
«Schiuder potrete del giardin la porta... 
Giuseppe Balsamo 3 



34 ATTO 
«Venite... in capo al ponte 
«Io sto: ma le sue carte 
»Con voi prendete... questo prezzo impongo 
■ Al favor ch'io vi rendo; 
» Affrettate... v'attendo. - 
Ah! che mai lessi!... I fogli 
Richiestimi son là, credo... vediamo... 
(corre allo scaffale, che dopo qualche sforzo giunge ad 
aprire e prende il cofanetto) 
Eccoli... entro quest'urna ei suol celarli. 
La man mi trema!... Un furto!... 
Su via, si vada... (prende un velo e se lo pone sul 

capo dicendo:) Iddio 
Fuggir m'impone, ed obbedir degg' io. 
(s'inginocchia ed esclama con entusiasmo) 

Grazie, pietosa Vergine, 

Dell' insperala aita: 

A te di questa misera, 

Fia sacra ognor la vita; 

A te fia sacro il fior 

Del vergine mio cor! 
(si alza ed esce dall' alcova fuggendo) 

SCENA IV. 

(ì allena a Trianon innanzi alle stanze del Re. Porte laterali, 
finestre, un caminetto, quadri con ritratti, sedie, un tavolo, ecc. 

Dame e Cavalieri in costume da caccia, indi il Re» e la 
Regina» il conte di Cliarny, la Taverney, la Lani- 
ftalle, la Campan e Weber parimenti in costume da 
caccia. 

Coro Della caccia il dolce invito 
A noi giunge ognor gradito. 
Paggi, valletti, arcieri 
Attendono alle porte; 
Le mule e i falconieri 
Invadono la corte; 



SECONDO 3K 
Nitriscono i destrieri 
Per impaziente ardor, 
La caccia tra i piaceri 
È il più gradito al cor. 
Web* (annunziando) 

Il Re. (tutti fanno ala e s'inchinano) 
Re Signori - questa mattina 

Più dell'usato - bramo goder, 
Poi che dividere - pur la Regina 
Di questa caccia - volle il piacer. 
Reg. Al più valente - vuo' dare io stessa 
Un premio degno -d'un cavalier. 
Coro Questa sublime - mercè promessa 

Ognun di noi - brama ottener. 
Re Andiam: seguiteci... - (prende per mano la Regina 
e si avvia: in questo mentre entra Sartines seguito da 
Lorenza che reca il cofanetto involato) 

sgena v. 

Sartines, Lorenza e detti. 

Sar. Sire, un istante 

Vi piaccia udirmi... - 
Re Qual novità?... 

Sar. (fa cenno a Lorenza di avanzarsi, ed essa infatti si avanza 
verso il Re e si prostra) 

Questa donzella * che a se davante 

Vede prostrata - Vostra Maestà, 
Al Conte Ralsamo - pur or foggia 

Correndo in traccia - di libertà. 
Re Ma, se riprenderla - egli desia?... 
Lor. Ah! no, no, Sire... • no, per pietà!... 
Sar. Benché innocente - essa era a parte 

D'ogni sua trama - d'ogni pensier; 

Dentro quell'urna - son le sue carte, 

Vogliate, pregovi - Sire, veder. 



36 ATTO 

Reg. (piano e rapidamente a Sartines) 
Vi sarò grata -per sempre! 

Re II vero 

Pria da lei stessa - io voglio udir: 
Svela, o fanciulla - questo mistero, 
Ma bada bene - di non mentir. 

Lor. 0 Sire, il Conte • del vostro trono 
Volea... 

Re (con molta premura) 

Prosegui - senza temer. 

Lor. (da se) 

Ei vien! lo sento!...- (fa degli sforzi come per 
sottrarsi ad un potere irresistibile) JNo... no... (resta quindi, 
come estenuata e vinta ed esclama) Ah ! già sono 
Sotto l'impero - del suo voler!!... 

SGENA VI. 

Balsamo, e detti. 
Il Conte Balsamo... - 

Ei stesso!... 

Siete 

Il benvenuto - o Conte, or qui: 
Questa fanciulla - non conoscete?... 
È la mia sposa - che a me fuggi. 
Sua sposa!... 

Vinta - da gelosia 
La sua ragione - ella smarrì. 
Dunque accusandovi - di fellonia 
La vostra sposa - ora menti?... 
Di vendicarsi - folle desio 
La strana accusa - le consigliò : 
Dite, o Lorenza - se reo son io, 
Dite s'io tramo... - 

No, il giuro, no. 
Ma quelle carte?... - 



Web. 
Tutti 
Re 



Bal. 

Tutti 

Bal. 

Re 

Bal. 



Lor. 
Re 



SECONDO 37 
Dal. (prendendo il cofanetto dalle mani di Lorenza e porgen- 
dolo al Re senza però consegnarglielo dice:) 
Eccole, o Sire... 

(piano alla Regina) 

La vostra lettera - Regina, è là!... 
Reg. (trasalendo) 

Un tal segreto - perchè tradire? 
A me quei fogli... - 
(prende il cofanetto, ne trae le carte e le getta sul fuoco) 
Sar. (da se) Ah!!... 
Re (alla Regina sorridendo) Bene sta. 

Bal. (da se) 

Stolti, deludermi - speraste invano!... 
Un Dio proteggermi - dal ciel giurò: 
Ei sul mio capo - stende la mano, 
Con lui contendere - chi mai, chi può?... 
Lor. (a Balsamo) 

L'empio mio fallo -or tutto io veggo, 
Or di me stessa - io sento orrori... 
Pietà non merito - perdon non chieggo... 
Son rea... puniscimi - di tanto errori... 
UE (a Sartines) 

Al vostro zelo - plauso non nego, 
Approvo i sensi - del vostro cor; 
Ma più prudente - siate vi prego, 
Scacciate un vano - folle timor. 
Sar. (da sè) 

Con lui d'astuzia - invan lottai, 
Ma l'occhio vigile - lo seguirà!... 
Appieno illudermi - non potrà mai, 
La mia giustizia - lo colpirà. 
Reg. (da sè) 

La mia vendetta - scendea su lui, 
E già mi sfugge... - Oh! mio furor!... 
Ma se a salvarlo - costretta or fui, 
Punir l' oltraggio - io spero ancor. 



38 ATTO SECONDO 

Cha., Tav., Cam., Lam. e il Coro 

Pendea la folgore - sulla sua testa 

Apportatrice - d'onta e di duol; 

Ma il fiero turbine - ecco s'arresta, 

Le nubi a sperdere - ritorna il sol. 
He Andiamo, e al gaudio - s'apra ogni cor. 
Bal. (a Lorenza) 

Meco venite... - 
Loiì. (a Balsamo) Sì, leco ognor. 

(Cala la tela.) 



FINE DELL'ATTO SECONDO. 



ATTO TERZO 



SCENA. PRIMA. 

Un lato recondito del parco di Versailles. S'ode nell'interno 
il rumore della caccia e le voci dei cacciatori a varie distanze, 

Sartines e Balsamo entrano parlando tra loro 
quando le voci dei cacciatori si sono dileguate. 

Alcune voci 

Su, bracchieri, all'erta!... all'erta!... 
Che la cerva è già scovata... 
A sinistra... su per l'erta 
Di quel colle apparirà. 

Altre voci 

Falconieri, presto... presto... 

Scende già la schiera alata... 

Da quel lato, no, da questo... 
; Larga preda si farà. 
Tutti E la caccia tra i piaceri 

Il più grato al nostro cor; 

Su, bracchieri, falconieri, 

Date prova dì valor. 
Bal. Se nel core or vi leggessi, 

Che direste, o mio Barone?... 
Sar. {sorridendo) 

Che voi siete uno stregone... 
Bal. Ben... degnatevi ascoltar... 

Gli amorosi ardenti amplessi 

D' una casta forosetta 

Da gran tempo il Sire aspetta 

Ed è stanco d'aspettar. 



40 ATTO 

Sar. Questa è cosa a molti nota... 

Bal. Ma però non tutti sanno 

Che lenire il regio affanno 

Un barone si provò!... 
Sar. Conte!... 
Bal. D'anima devota 

É un lodevole desio; 

Ma al Barone offrir poss' io 

Quel, che invano ognor tentò. 
Sar. Voi?!... 

Bal. Fra un'ora la ritrosa 

Di qui appunto dèe passar... 
Sarà sola... il resto è cosa 
Naturale... che vi par?... 

Sar. Conte, io men vado... - 

Bal. (sorridendo) Da Sua Maestà!... 

(quando Sartines è partito, guardandogli dietro e ridendo) 

Povero stolto!... - mi fai pietà!... (via) 
SCENA IL 

Cliarny. 

Qui di venir promise e qui l'attendo!... 

Oh! come il cor mi trema!... 

Quella gioia suprema, 

Ch'io nascondere ognor volli a me stesso, 

Gustar tra poco mi sarà concesso. 

Raggio d'amor - che invoca e attende il cor, 
Perchè, perchè - non scendi ancor su me?... 
Sul mio sentier - la rosa del piacer 
Oggi spuntò - e non fu sogno, no!... 
Bella e gentil - siccome un fior d'aprii, 
La vidi un dì - e le parlai cosi: 
Io vivo in duol!... - D'amore un detto sol 
Io bramo udir - e poi per te morir! 



v 



TERZO 



SCENA III. 

La Regina» la Taverney, e detto. 

Cha. (guardando entro le quinte) 

Eccola!... Ah! sola essa non è... ritrarmi 
E duopo. (si nasconde dietro un albero) 

Reg. A queste cupe e silenziose 

Ombre mi lascia, o mia fedele amica: 
Raggiungerotti in breve, (La Taverney s'inchina 
ed esce dal fondo internandosi nel parco.) 

Cha. Regina... 

Reg. Ah! sei tu qui?... 

Cha. Dalla più dolce 

Fra le speranze umane io qui fui tratto, 

E rassomiglio al fiore, 

Che la rugiada attende. 
Reg. Dell' ibrido rumore 

Di questa Corte e delle gioie sue 

Fastidita son io, 

Ed a te chiedo e imploro un dolce istante 

Di dolcissimo oblio; 
Cha, Tua la mia vita, e tuo per sempre il core 

Del tuo servo fedel... 
Reg. Servo!... Che dici?... 

Oblio ti chiesi, e al mio pensier richiami 

Quella corona, che sul crin mi pesa!... 
Cha. Il rispetto!... il dovere!... 
Reg. Io qui regina 

Esser per te non bramo, 

Sol voglio udir che m'ami, e dirti: io t'amo!... 
T'amo!... e ripetere - sì caro accento 
È un dolce farmaco - al mesto cor!... 
Cha. A me dischiudesi - il firmamento; 

M'appare un angelo - di luce e amor! 
Reg. Del mondo il regno - non potria farmi 
Una più dolce - gioia sentir!... 
Giuseppe Balsamo 4 



42 ATTO 

Cha. Se un sogno è questo - deh! non destarmi, 
Con questo sogno - vogl'io morir!... 

a 2 Tu sei la stella - del viver mio, 

Tu sei la luce - del mio pensieri— 

Rapiti in estasi - per te son io, 

a 

Troppa è l'ebbrezza!... - troppo il piacer!... 

(Charny cade ai piedi della Regina, mentre il Re e Sartines 
appariscono in fondo alla scena) 

SGENA IV. . 

Il He 9 Sartines, e detti, indi la Taierney. 

Sah. Venite, o Sire... Ah!!... 

Re Che veggo!... 

Cha. (da sè) Gran Dio L. 

Reg. (da sè) 

Perduta io son!... 

Re Madama, 
Di spiegarvi vi prego... 

Reg. (da sè, vedendo la Taverney, che accorre) 

Ah!... quale idea!... 
È giusto, o Sire: il Conte 
Di Charny, che prostrato era a' miei piedi , 
Mi chiedeva la man della più cara 
Tra le mie dame... la vostra, Andreina... 
{piano alla Taverney e rapidamente) 

Deh! salvami e poi chiedi 

Qualunque cosa a me! 
Re Di questa scelta 

Mi congratulo, o Conte... 

(alla Taverney) Acconsentite?... 
Tav. Si!... (con uno sforzo supremo) 
Reg. (piano) Grazie, amica... 

Tav. (piano alla Regina) Ah!... il cor voi mi ferite! 
Reg., Cha. (da loro) 

Larve di gioia eterea, 
Sogni dorati, addio; 



1 



TERZO l 

Chi mi darà l'obblio 

Per si potente amor?... 
Re Felice ognora io v'auguro 

Questo bramato imene; 

Sia scevro ognor di pene 

li vostro nobil cor!... 
T\\.(dasè) A lui d'eterno vincolo 

Ora dovrò legarmi; 

A lui, che adoro, e amarmi 

Non può, nè mai potrà!... 
S\n, (da sè) Ah! che dei Conte Balsamo 

Fidarmi io non dovea!... 

Sincero io lo credea 

Ed ingannato ei m'ha. 

SGENA Y. 

Coro interno e detti. 

Coro Viva il Re!... Vogliam giustizia... 

Morte agli empì consiglieri... 

Siano salvi i prigionieri... 

Siano resi a libertà. 
Re (a Sartines, che è uscito un istante ed è tornato quasi 
Che mai fìa?... subito) 
Sar. Fatai periglio 

Ne sovrasta. 
Reg. (a Sartines) E voi tremate?... 

Cha. In noi tutti confidate, 

Fido il braccio e il cor sarà. 
Sar. Un' immensa onda di popolo 

Da Parigi è qui discesa, 

E domanda che sia resa, 

Libertade ai prigionier. 
Reg. Le mie guardie a me: i cancelli 

Siano chiusi ai traditor; 

Come polvere i ribelli 

Sian dispersi dal terror. 



44 ATTO 

(Molte guardie invadono la scena, alcune si fermano 
in fondo; altre traversano ed escono) 
Reg. (da sè, guardando il Re) 

Ei trema e l'ho salvato 
Un'altra volta ancor!... 
Re (dasè) Fatai ragion di stato, 

Ti maledice il cor!... 
Cha. (dasè) S'ella è in periglio, a morte 

Correr per lei saprò. 
Tav. (da sè) Divider la sua sorte 

Egli in suo cor giurò. 
Sar. (dasè) Vana sarà l'aita, 

Se pende incerto il Re. 
Coro interno (tumultuante e minaccioso) 
Dei prigionier la vita 
Noi ti chiediamo, o Re. 
(Quadro. - Cala la tela) 

SGENA VI. 



Camera in casa di Balsamo, come neWatto 'precedente, 

Lorenza esce dall'alcova, mentre Balsamo entra, 
indi Fritz. 



Lor. Giungeste alfine!... - 

Ral. Mi cercavate?... 

Lor. Sì, voglio un'ultima - prova tentar... 

Ral. Da me, o Lorenza - che mai bramate?. 

Lor. Di tornar libera... - 

Ral. Noi posso far!... 

Lor. Sempre la stessa - risposta... 

Ral. Il deggio 

Pel vostro bene... - 

Lor. Vii mentitori... 

Ral. Ahimè! qual nuovo - furore io veggio 

Negli occhi vostri?... - 

Lor. Giusto furor! 



TERZO 45 
(da sé come maturando un'idea) 
È scritta dunque - la mia sentenza!... 
li mio destino - fissato è già!... 
Bal. Che hai?... che mediti?... - parla, o Lorenza... 
Lor.(c.s.) Abbi, o Signore - di me pietà! 
Bal. 0 mia Lorenza!... - 

Lor. Tua?... Mai!... Da questi 

Luoghi esecrati - fammi uscir... 
Bal. (risoluto) No. 
Lor. No?... tu sei dunque -tu, che il volesti!... 

(s'avvia correndo verso l'alcova) 

Bal. Ove ten corri?... - 

Lor. Morir saprò. 

(brandisce un pugnale che teneva nascosto in seno ed esce 
per l'alcova, Balsamo le corre dietro, ma è trattenuto da 
Fritz, che entra frettoloso ed agitato e gli dice una parola 
all'orecchio) 

Bal. Entrino, (il servo esce ed egli apre alquanto le tende 
dell'alcova, ma rinchiudendole subito esclama:) 
Ahi! vista!... - 

(facendo quindi uno sforzo sopra sè stesso si volge a quelli 
che sopraggiungono, salutandoli cortesemente) 

sgena vii. 



Coro di Massoni e detto. 

Bal. (con sussieguo) Voi qui, signori?... 

Coro Alta cagione - qui ne guidò... 
Bal. Parlate... 

Coro II numero - dei traditori 

Voi pure accolse... - 
Bal. (con forza) Chi dirlo osò?... 

Tutti (meno Balsamo) 

Ma tra i liberi fratelli... ecc. 
Bal. Di prove ha duopo - l'audace accusa... 
Coro Con una donna - vivete... 
Bal. (sospirando e chinando la testa sul petto) Ahimè! 



46 ATTO TERZO 

Coro (con ironia) 

E questa donna - da voi reclusa 
Coi vostri fogli - fuggir potè!... 
Bal. Sì , ma le carte - non fur violate 
E sul mio caro - angiol d' amor 
Giustizia io feci... - 
Coro Come?... 
Bal. Mirate... 

{solleva le cortine dell'Alcova e si vede un letto, sul quale 
Lorenza è distesa con una larga ferita nel petto, un brac- 
cio penzolante fuori della sponda, il capo abbandonato sui 
guanciali ed un pugnale caduto a terra) 
Tutti (meno Balsamo) 
Morta!!!... 

Bal. Or chiamatemi - un traditori... 

Tutti (inginocchiandosi davanti a Balsamo) 
Su questo corpo esanime 

Giuriamo ossequio e fede 

In nome dell'Altissimo, 

Che tutto regge e vede. 



FINE DELL'ATTO TERZO. 



ATTO QUARTO 



SCENA PRIMA. 

L'interno di una taverna rischiarata dai fioco lume di una lam- 
pada. Porta in fondo e finestre laterali. Varie panche e scranne 
rozzissime. 

Cliarny in uniforme di guardia nazionale è seduto in un angolo 
della taverna con alcuni Popolani suoi fedeli. Balsamo 
travestito da popolano entra in scena poco dopo alzata la 
tela; indi una schiera di Marsigliesi. 

Mar. (didentro) 

Sorga, o patria, ogni tuo figlio, 
Della gloria il dì spuntò; 
De' tiranni il fiero artiglio 
Su di noi già si spiegò. 
Cha. Nè ancor giunge!... 
Pop. Ah! forse alcuno! 

Forse ei stesso ci tradì!... 
Cha. No, speriamo, e sia sol uno 

Il pensier, che qui ci unì. 
(I Marsigliesi entrano in scena e si siedono innanzi alle 
panche dal lato di Balsamo) 
Bal. (ai Marsigliesi) 

Buona notte: del buon vino 
Io vorrei con voi trincar. 
Mar. Grazie, grazie, cittadino, 

Noi siam pronti ad accettar. 
Cha. Udite dunque: -tra un'ora a guardia 
Della prigione - della Regina 
Io sarò posto - senza sospetto 

Col mio moschetto. 



(*) Dal terzo al quarto atto corre lo spazio di circa otto anni. 



48 ATTO 

E, appena l'alba -si vegga splendere 
Di questa prossima - fatai mattina, 
Voi pur verrete - pronti a ferire... 

Pronti a morire!... 
Bal. Amici, intanto - propongo un brindisi. 
Mar. A chi?... 
Bal. A Sanson... - 

Mar. Oh! il bel pensiereL. 

Della giustizia -l'esecutore 

Loda, o cantore. 

Gha. (come sopra) 

Partiamo adesso... - 
Pop. (come sopra) Sì, separiamoci... 

(si alzano e si avviano con Charny verso la porta) 

Bal. (a Charny) 

Voi ci lasciate?... - 
Mar. No, no; il bicchiere 

Urtar col nostro - voi pur dovete... 
Cha. (facendo forza a sè stesso) 

Come volete!... 
(Tutti si alzano, prendono i bicchieri e fanno corona a Bal.) 

Bal. AH' eroe, che tronca teste 

A noi sì funeste, 
Sorga unanime dal cor 

Un plauso d'onor. 
Montagnardi , Girondini 

E Robespierrini, 
Siete nulla al paragon 

Del prode Sanson. 
La schiavitù del popolo 

Esser non deve eterna; 

Gl'iniqui, che ci oppressero, 

Sien tratti alla lanterna. 
Mar. Alla lanterna i reprobi, 

Che ci fèr guerra ognor. 
Cha. e Pop. (tra loro) 

Più non poss' io reprimere 

Il giusto mio furor. 



QUARTO 49 
Bal. A Sanson, che dei tiranni 

Disperde gF inganni, 
Sorga unanime dal cor 
Un plauso d' onori... 
Della Senna egli la sponda 

Di rio sangue inonda, 
Ed il fior di libertà 

Quel sangue ci dà. 
Gioie e dolori ai popoli 
Il giusto fato alterna; 
Quei che soffrir ci fecero, 
Sien tratti alla lanterna. 
Mar. Alla lanterna i despoti, 

Che ci fèr guerra ognor. 
Cha. e Pop. (come sopra) 

Più non poss' io reprimere 

Il giusto mio furor. (tutti partono) 



SCENA II. 



Una stanza della Conciergerie. Porta molto grande in fondo , a 
cui si accede per quattro gradini. Una piccola porta a sinistra 
ed una finestra con inferriata a destra. Una poltrona, un in- 
ginocchiatoio, un tavolo, il tutto di molto rozza apparenza. 

La piccola porta si apre ed escono due guardie che si fermano 
sul limitare; esce quindi la Regina vestita di un abito 
nero estremamente dimesso, col volto pallido e contraffatto, 
col passo incerto e vacillante; l'abate Girarci la segue con 
le braccia incrociate sul petto e con la faccia rivolta a terra. 
Le guardie si ritirano e chiudono la porta. 



I\EG. (dopo essersi seduta) 

Or che con Dio riconciliata io sono, 

E di mie colpe tante 

Assoluta da lui per mezzo vostro, 

Sento crescer la forza entro il mio petto. 



50 ATTO 
Gir. E a chi v'uccide in core 

Non serbate rancore? 
Reg. No, ve lo giuro: sol nutro un ardente 

Desiderio... 
Gir. Imponete: ai cenni vostri, 

Se appagarvi poss'io, sono, o Regina. 
Reg. Regina?... Ahimè! la fui!... Cosi non fossi 

Nata all'ombra d'un trono e al trono ascesa !... 

Vi prego dunque d'implorar che il figlio 

Mi si conceda riveder. Regina 

Io più non sono, ma son madre ancora. 
Gir. Corro a servirvi... 
Reg. E il cielo 

Mercè vi renda di cotanto zelo. (Girard esce) 

SGENA III. 

La Regina» indi Simon e il Delfino. 

Reg. Rivederlo potrò?... Sperar non oso 

Quest'ultimo favore!... Essi il mio sposo 
Al patibolo han tratto... essi la figlia 
E la soave Elisabetta han chiuse 
In separato carcere... ogni fido 
Amico mio dal fianco 
M'hanno strappato ed ora 
Consentir non vorranno... 
Ah! ma se non m'inganno, 
S'apre la porta... e forse... 

(si alza e si slancia verso Simon, che apparisce sulla porta 
recando per mano il Delfino, ed esclama :) 

Ah! figlio mio... 
Grazie, grazie... mio Dio!... 
Sim. Cittadina, spicciatevi: un istante, 

Un breve istante l'Assemblea concede 
Alla vostra domanda. 
Reg. Obbedirò... ma non turbate intanto 
La mia sublime voluttà del pianto. 



QUARTO 51 
Credea fra tante angoscie 
Da questo cor patite 
Sul ciglio mio le lagrime 
Per sempre inaridite, 
Ma torno alfine a piangere, 
Angiolo mio, con te. 
E tu, se un dì sorriderti 
Vedrai placato Iddio, 
E un fato a te concedere 
Meno crudel del mio, 
Tu non scordarti, o figlio, 
Del mio dolor, di me!... 
Sim. (prendendo per mano il Delfino ed allontanandolo dalla 

Regina) Andiamo... 
Reg. (subito) Ah! non rapitelo 

Al mio materno cor!... 
Sim. Non posso: addio... 

Reg. (con grido disperato) Mio figlio!,.. 

Un bacio... un bacio ancor... 
(Mentre essa va per riprendere tra le sue braccia, il Delfino, 
Simon sale i gradini, apre la porta, le accenna di retro- 
cedere, esce e richiude) 

SCENA IV. 

La Regina, indi Cliarny. 

Reg. Ah!!... Delle mie sventure 

L'amaro nappo è al colmo!... Or più non oso 

Di maledir la morte: unico bene, 

Che ornai m'avanza, è dessa!... Abbandonata 

Da tutti io son... 
Cu a. (entrando dalla piccola porta e restando a qualche passo 
di distanza dalla Regina) 

Fuor che da me... 
Reg. (trasalendo e volgendosi) Qual voce!... 

Ah! voi?... voi, Conte?... 
Cha. Io stesso, 

Che a salvarvi qui vengo... 



\ 

52 ATTO 

Reg. Inutil speme!... 

Cha. No, spero, no: con l' oro 
E con questa divisa 
Ottenni alfine d' esser posto a guardia 
Di questa porta appunto: ivi ed altrove 
Saran tra poco i miei compagni e avviso 
Con tre colpi daran di lor presenza. 

Reg. E allor?... 

Cha. Col nostro ajuto 

Voi scamperete alla fatai sentenza. 
In me fidate - il ciel m'invia 
Questo di speme - ultimo raggio; 
Qualunque ostacolo - frapposto sia, 
Sapremo opporgli - fede e coraggio. 
Finché di sangue - nelle mie vene 
Resti una stilla - pugnar saprò; 
0 fine avranno - le vostre pene, 
0 al vostro piede - con voi morrò. 
Reg. No, del mio Golgota - V aspro sentiero 
Con nuove vittime - non funestate; 
Il generoso - vostro pensiero, 

10 ve ne supplico, - abbandonate. 
Cha. Ah! non fia mai!... - 

Reg. A voi la sorte 

Forse prepara - lieto avvenir... 

Cha. E voi credete - che tratta a morte 
Vedervi io possa - e non morir?... 
(si odono tre colpi alla porta di mezzo e alla piccola porta) 

Ah! udite?... i nostri - fidi ci attendono... 

Rando agl'indugi. .. - 
Reg. (combattuta ed incerta) No, mi lasciate... 
Cha. {con passione) 

Per Dio ven prego... - 
Reg. (c. s.) Non voglio perdervi.. 

Cha. (c. s.) Al figlio vostro - Maestà, pensate... 
Reg. Al figlio?... Oh! cielo!... - che far?... 
Cha. (con insistenza sempre crescente) Seguitemi. 

11 tempo vola... - 

Reg. (risolvendosi Vi seguo... 



QUARTO 53 

SCENA V. 

Balsamo e detti. 

Bal. (mostrandosi sulla soglia della piccola porta) 

È tardi!... 

Reg. Ah!!... 

Cha. Ell'è perduta!... - 

Bal. Conte, arrendetevi... 

Cha. Io no, difendermi - saprò, codardi; 
E tu primiero - cadrai... 

(brandisce un pugnale e si avventa su Balsamo, che resta 
impassibile ed impugna una pistola) 
Reg. (frapponendosi) Deh! fermati... 

Basti quel sangue -eh' io verserò. 
Bal. Anch'io salvarvi- tentai, ma inutile 

Ogni mio detto - per voi suonò. 
Reg. Chi siete?... 
Bal. (togliendosi la blouse da popolano) 

Ravvisatemi. 
Reg. Cha. Balsamo!... 
Bal. (alla Regina) Io sì, che a voi 
Un avvenir predissi 
Che il vostro cor sprezzò. 

SGENA ULTIMA. 

Simon, che apparisce sulla porta di mezzo, fuori della quale 
si vede il carnefice ed un gran numero di guardie e di po- 
polo contenuto a stento; CìirarcI, che entra recando in 
mano un piccolo crocifisso e va a porsi al fianco della Re- 
gina; alcune guardie che s'impadroniscono di Cliarny 
e circondano la condannata, e detti. 

Cha. Ahi! vista!... 

Sim. . Del supplizio 

È Torà, o cittadina. 
Reg, (con dolore) Oh! figlio!... 
Gir. (le si appressa e le presenta il crocifisso) 



V 



54 ATTO QUARTO 

Reg. (lo prende e lo bacia dicendo:) 

Ah! sì, tu assistimi!... 

(ricomponendosi poi e soffocando la sua emozione, assume un 
contegno dignitoso e tranquillo e dice a Simon) 

Son pronta: andiam... 

(si avvia e passa vicino d Chamy, che s'inginocchia) 

Cha. Regina! 
Coro Qual nome!... A morte l'empio!... 
Reg. (gli tende la mano che egli bacia) 
Grazie di tanto zelo; 
Ci rivedremo in cielo... 
Cha. Ah! mi si spezza il cor!... 

Reg. (sale i gradini della porta di mezzo, e quando è giunta 
al sommo si volge e dice:) 

A me perdona, o Dio, 
Come perdono anch'io!... 
(Le guardie dividono il popolo in due ale, la Regina passa 
in mezzo ed è condotta via. Si ode di dentro Veco di 
una marcia funebre. Charny è fatto uscire per la piccola 
porta. Tutti partono meno Balsamo) 
Bal. Popolo, alfìn sei libero; 

Serbati tale ognor!... 



FINE.