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Full text of "Griselda; dramma per musica, da rappresentarsi nel Regio Teatro in via della Pergola, il carnevale del 1796 .."

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340i 




ISELBA 



H'&.AMMA PER MUSICA 

DA RAPPRESENTARSI 

NEL REGIO TEATRO 

DI VIA DELLA PERGOLA {> 

li c^mer^LE del it9c. • 
SOTTO LA PROTEZ DELL' A, R 

FESBIM^'wBO IH. 

ARCIDUCA D' AUSTRIA 
PRINCIPE REALE D'uNGHEniA E Di BOEMU 

GRAN-DUCA DI TOSCANA 



ec. ec. ec^ 




IN FIRENZE MDCCXCV. 



0 NeliaScamperia Albizziniana da 5.M."ia Carneo 

A P E ft P I E T U O F A N T O S l N I 



Con Approvazione 



<} 



X 



ARGO M E N T O. 



A Quali dure , c terribili prove ponesse Gual- 
Ja tieri la fedeltà , e la costanza delta virtuo- 
f sa sua sposa Griselda , è a tutti noto dalla 
bcUissima Novella del Boccaccio , intitolata = Il 
Marchese di wSaluzzo Siccome ella non era di 
sangue nobile y ina povera Pastorella y fra le al- 
tre strade , di cui si servì per provare la di lei 
virtù y fìnse di ripudiarla ^ e la rimandò alla Ca- 
sa del suo vecchio Padre Pastore , facendo in- 
tanto venire alla sua Corte Costanza sua figlia , 
ma ignota a tutti, e creduta da tatti morta ^ e 
che avea di nascosto mandata a educare da un 
Principe suo Amico , il quale con altro servo fe- 
dele di Gualtieri era il selo y che fosse a parte 
dì tal geloso segreto ; e fece credere che quella 
dovesse essere la sua nuova Sposa . / nemici di 
Griselda y e che avevano istigato Gualtieri a ri- 
pudiarla y n esultarono di piacere , ed Essa n 
ebbe a morire di dolore: ma non solamente sof- 
frì colla maggior costanza y e rassegnazione que- 
sta orribile sua vicenda y come ne aveva sofferte 
molte altre y ma conservò sempre la sua fedeltà y 
ed il sua primo amore a Gualtieri , il quale as- 
sicuratosi finalmente della di lei virtù , le rese la 
meritata giustizia y compensandola di tutte le a- 
marezze provate con altrettanti contenti. 

V amore di Otone per Griselda è il sola 
Eynsodio y, che si c aggiunto per rendere V intrec- 
cio più interessante , libertà presa ancora daW 
Apostolo ZenOy e dal Sìg. Le - Picq nel Ballo 
che ne compose per -il Pegio Teatro di Napoli . 

Pa- 



Parimente per rendere V azione pia nolilej e più 
sostenuta si finge che Gualtieri fosse un antico 
Re della Sicilia^ sebbene nel Boccaccio non sia^ 
che un semplice Marchese di Saluzzo . 

I versi segnati si tralasciano per como^ào 
della Scena, 

primo Violino , e Capo dcir Orchestra 
Sig. Gio. Felice Aloseir . 

Maestra al primo Cimhalo . 
Sig. Michele Neri Bendi . 

Al secondo Cìmb, Sig, Gherardo Gherardi. 

Primo VioL dei Secondi Sig. Salvadore Tinti . 

Primo VioL dei. Balli Sig. Francesco Albertini - 

Primo Contrabbasso Sig. Cosimo Corona . 

PrÌ77io Violone, deir Opera ^ig, Gio. Gragnani. 

Violoncello dei Balli Sig. Giorgio Piantanida . 

Primo Flauto Sig. Niccolò Dòthel . . 

Ti ni /Sig Luiiù Vanni. 

Primi Obove { ^.^ r^-- a/t- u i c « • 

\Sig. Gio. Michele Sozzi. 

Primo Clarinet Sig. Francesco 1 uly . 

Tutte le Scene Nove tanto deli' Opere che dei Balli 
saranno dipinte per V Architettura dal Sig. 
Giuseppe Fabbroni , e per le figure dal 
Sig. Domenico Fabbroni Fratelli 
Pittori Teatrali Fiorentini , 

Macchinista , e Direttore del Palco Scenico 
Sig Giuseppe Borgini . 

Il Vestiario tutto nuovo di proprietà delSig. Francese© 
Cccchi, sarà diretto dal Sig. Gio. Batista Minghi, 
ed eseguito per gli abiti da Uomo dai Sigg. 
Francesco e Giuseppe , Padre e Figlip 
Mori , e per quelli da Donna dal Sig. 
Gio. Batista Rigagnoli Sartori 
Fiorentini . 



A T T O R I . 



GUALTIERI Re di Sicilia . 

S/g, Giuseppe Sìm§ni . 
GRISELDA d'origine Pa«torella, sua Moglie. 
Sig- Anna Andr cozzi . 

ROBERTO Figlio del Duca di Puglia , Amante 
corrisposto di Costanza . 

Sig^ Girolamo Braiira. 
COSTANZA loro Figlia, 

5*/^. Maria Tadeglìeri . 
OTONE Grande dei Regino , amante di Griselda 

Sig. Carlo Borsari . 
( CORRADO, Confidente di Gualtieri. 
( ELPINO , vecchio Pastore , Padre di Griselda. 

Sig, Vincenzio Fi ne s chi , 

EVERARDO , piccolo Figlio di Gualtipri , e di 

Grisel4a. 

Due Damigelle di Costanza, che non parlano. 
CORO di Cavalieri di Corte, e Pastori. 

V Azione si rappresenta ;nella Città , e Por- 
to di Messina. 

La Poesìa è del Sig\ Gaetano Sertor , 

La Musica è tutta nuova del Sig. Maestro. 
Pietro Carlo Guglielmi . 



LA MORTEDI 

TB R 1 T T A N N I C O 

BALLO TRAGICO IN CINQUE ATTI 

COMPOSTO PER LA PRIMA VOLTA 

DA FRANCESCO CLERICO . . . " 

ARGOMENTO. 
jnLaudìo , Imperatore , essendo passato a seconde noz^ 
ze , con Agrippina vedova Encbarbo , si lasciò se- 
durre dagli arttfizj della nova moglie , e s^ indusse adot- 
tare Nerone , figlio d^ Enoharho , e ^' Agrippina , in pre^ 
giudizio di Brittanico , suo proprio figlio del primo let^ 
to . Agrippina , dofo il conseguito intento , avvelenò Clau- 
dio secretamente , e fece coronare Nerone colla speran- 
za di dominare ella stessa sott^ il nome di lui, V in-- 
felice Brittanico , escluso dal Trono paterno e ahiau" 
donato alP arbitrio de"^ suoi nemici era però serbato da 
Agrippina a controbilanciare V autorità di Nerone , nel 
<:aso cK egli si arrogasse di abbassare la di lei potcn-* 
za di fiui era gelosa . Le mire di Agrippina , furono pe* 
netrate , e Nerone per tim$re , e politica , fe^e avvile- 
nare Brittanico , che spiro vittima del tradimento . T>a 
questo fatto isterico , prese argomento Monsieur Rad- 
ne di creare la sua Tragedia , intitolata Brittanico ag- 
giungendovi V episodio di Giunia , al quale mi sono ap^ 
pigliato ancor"* io giacche somministra quella variazi.9- 
ne d affetti^ che rendono più interessante V intreccia 
d' una rappresentanza pantomima . La necessità di uni^ 
re alV azione, anche la circostanza spettacolosa -, mi fe^^ 
ce arbitrare V introduzione delle feste di Cerere , e Bac- 
€0 analoghe per altro al costume Romano. 

/ jP t R S 0 N A G G l , 

NERONE Imperatore Figlio d' Agrippina . 
BRITTANICO , Figlio dell' Imperatore Chudio amaa- 

te di Giunia . 
AGRIPPINA Imperstriac Vedeva di Claudio. 
OIUNIA Dama Romana amante Ai Brittanico* 
NARCISO, Favorito di Nerone, 
ALBINA ) ^ 

ACERONIA ) ^^^^ confidenti di Giurìiae _ 



6 

Cavalieri Romani . Matrone Romane . 

Gran Sacerdote di Cerere» Sacerdoti fubalcernì . 
Soldati. Guardie Reali. 

Sogno, Tradimento ) Larve apparenti ia 

Imeneo. Figura di JBrittanico ) Sogno. 

La Scena c in Roma. 

-^^^ 

ATTO PRIMO. 

Bofco facro con Simulacri di Cerere ^ e Bacco. 

CElcbraz.ione dei Sacrifizi cereali , e baccanti Te- 
fteggiati dalla Nobiltà Romana . Nerone , Agrip- 
pina , Brittanico» e Giiiaia vi fono alsiftcnri , Nero- 
ne s'invaghifce di Giunia; fua gelcfia verfo Brirta- 
n!Co , e iua fimulazione per macchinare tradi'Tien- 
to . Danze caratteriftiche , e termine della éefta , 
ATTO SECONDO. 
Camera di ripofo ìià cafa ài Giania , NotPe . 
OOgno di Giunia che indica lìniftro prefagio . firit- 
l3 tanico ò vittiaia del tradimento , ia face d* ioao- 
neo fi converte in torcia funebre, e il flammeo (i) 
la velo lugubre . 

Dileguate le larve arriva Narcifo con guardie di 
Nerone che rapifcono Giunia . 

ATTO TERZO. 
Galleria nel Palaz%o ài Nere ne . 

Giunia, condotta a Nerone, riceve, e ricufa la 
propofta di fpofarlo . Brittanico corre in trac- 
cia di Giunia. Nerone in aguato, coftrioge la me- 
defìma a fingerli infedele coli' amante . Difperazio- 
ne di Brittanico, che induce Giunia a difingannar- 
lo. Furore di Nerone, e arrefto di Brittanico*, arri' 
vo d'Agrippina, fuoi rimproveri a Nerone, e gra- 
zia ottenuta per Brittanico . Finzione di Nerone me- 
ditando vendetta. Efultanza d' Agrippina , per i' uh* 
bidicnza di Nerone, che promette riconciliarli eoa 
Brittanico, e accordarle la fpofa . Indizio della tra- 
fna di Nerone contro il rivale. Libertà ridcnaca ^ 
Giuaia, e fua partenza con Agrippina. 

AT- 



(i) Velo rofsQ con cui fi coprivano le Spofi' Remake , 



ATTO QUARTO. 
Tempio della Pace . 

Finca riconciliazione di Nerone con Brittanico al- 
ia prefenza d' Agrippina , Gionia , e nobiltà Ro- 
inana . Nappo avvelenato per Britcanico die ferve 
di gai;ance alla pace; prefencimenco funefto di Giù- 
nià , e fua agitazione nel difporfì a' fuoi Sponfali . 

ATTO Q U I xN T O . 
Piazxa deìCampidoglio , col Tempio di Vefla nel fondo , 

C"^Oncorfo di Cavalieri, Matrone , Popolo Ronia- 
^ no al fefteggìamento dato da Nerone , per le 
nozze di Srittanico , e Giunia: arrivo dèi due fpofi 
inghirlandaci , asficme di Nerone , e Agrippina . Ve- 
nuta del gran Sacerdote con fuo corteggio . Cere- 
monia del flammeo, iiiterotta dalla morte diBric« 
taaico. Terrore df Giunia, e fuo rifugio alla ftatiia 
d'Augufto; follevazione di Popolo che difende Giu- 
nia , uccifione dì Narciflb che tenta in volarla , e vo- 
cazione di Giunia per il culto di Velia. Furore di 
Neione , e concrafti d' Arippina , fpavento univerfale 
per improvvifa tempefta , con c\\\ termina 1' Azione . 

I Balli saranno d' Invenzione , e Composizione del 
Sig. FRANCESCO CLERICO , ed 
eseguiti dai seguenti 

Primi Ballerini Serj. 
Siig. Francesco Clerico . Sig. Rosa Clerico . 
P r i m i G r & t t e s c hi . 
Sig. Giuseppe Cappelletti. Sig. Giovanni Bennardi. 
Sig. Caterina Cellini. Sig. Anna Rubini. 
Ballerini di mezzo Carattere . 
Sig. Domenico Grinaidi . Sig. Eugenia Picchi » 
Con Num. i6. Figuranti. 

Altri Primi Ballerini Serj , H 
Sig.Gaetano Clerico . Sig. Lucia Bertini . ^ 

IL FINTO ORACOLO 



8 

ATTO PRIMO. 

SCENA PRIMA. 

Magnifica Sala Gotica. 

Otone , e diversi Cavalieri di Corte , da' quali 
si canta il seguente . 

Coro. 

NOn più tra queste mura 
La donna vii soggiorni ; 
Scenda dal Trono , e torni 
Le Selve ad abitar . 
Ot, Sì, Amici, i vostri voti 
Al Re presenteri . Ciò che finora 
Da lui s' attese in vano, oggi compito 
Spero veder . Dal talamo , e dal trono 
Sarà Griselda esclusa. Il secondarmi 
Sia vostra cura intanto , e se conviene 
Dell' artifizio usare... Il Re già viene. 
SCENA II. 
Gualtieri , Corrado con seguito , e detto . 
Guai OLacate il vostro sdegno 

X Che Padre, e Re son lo^ 
Ed il comun desìo 
Pago per me sarà . 
Dolce mi rende il Regno 
De' figli miei V amore , 
La pace d' ogni core, 
L' altrui felicità. 
Fidi Vassalli, al pubblico ripo.^o 
'ì ? nuQ cure degg io nè per me vera 



PRIMO. p 
,5 FellcitÌL si trova , 

,5 Se tal per voi non è. Le brame vostre 
55 Mi fia dolce appagar 55 liberamente^ 
Esponga ognun ciò, che da me desia. 
(L' empio disegno lor sò ben qual sia,)^''^^^' 
Ot. Per tutti io parlerò. Signor, già sai 
Con quanta pena la Sicilia al tronp 
Una vii Pastorella 
Vide alzata da te. 
CudL Rammento ancora 
Che per calmarla, un innocente figlia 
Privai di vita , 
Cor. (In questo inganno almeno 

ciascun restò.) Ot. Della Sicilia allora 
L' ira calmossi in parte , 
Ma non s estinse. Or che d' un altro figlio 
Ti fè Padre Griselda, a suscitarsi 
Tornò V antico sdegno, e chi sa dove 
Di giungere è capace. Ah, non esporti 
A novelli tumulti: Dal tuo letto 
Griselda escludi . Un Regno intier desia 
Questo da te. (s' ei la ripudia è mia.)rfa^^^ 
si ripete il Coro, ^ 
Guai. ( Di secondar gli sdegni 

Finger convien.) Calmatevi: Griselda 
Ripudiata vedrete , e me congiunto 
Ad altra illustre Sposa . In questo gioti'nQ 
Ella giunger qui deve : A me la guida 
Roberto unica prole 

Del Principe di Paglia; e p^r mio cenno 
V* è chi al Porto V attende. Olà, Griselda 
Tosto a me venga , 
Ot. Oh generoso ! oh invitto ! 

Oh magnanimo Re! chi v' è chQ pos$g^ 
A 2 



IO ATTO 
Non adorarti? A queste prove illustri 
Si distingue un gran core. 
( In porto sei mio fortunato amore,) 
Torbido nembo , e fiero 

Frenica, su questo Regno, 

Ma il tuo felice impero 

Lo torna a serenar. 
Tutti al tuo piè cadranno 

I tuoi nemici oppressi , 

De' proprj affetti stessi 

Se arrivi a trionfar . p. con i Cavalieri . 

SCENA iir. 

Gualtieri , e Corrado . 
Cor, I^He indegno ! ,5 Egli i tumulti 
55 V-i In segreto risveglia, e poi riparo 
95 Vuol che ad essi tu appresti . Ei per Griselda 

Arde d' impura fiamma, e disperando 

Vincerne la virtù , vuol che un ripudio 

La divida da te r quando non sia 
55 Più tua Sposa , e Fuegina , ei si lusinga 
,5 Farsene possessor. 
Guai Lo sò, ma. giova 

Dissimular. Voglio veder fin dove 

Giunge la sua perfidia . 
Cor. Io pur queir empio 

Fingo di secondar. 
Guai occulti ancora 

Che Gostanza è mia figlia, e non mia sposa. 
Cor, Tacer saprò: sulla mia fe riposa, parte, 
S G E N A tv. 
Gualtieri , indi Griselda . 
Qual. T A virtù di Griselda a quale esporre 
JLi Dura prova degg io .„solo in pensarvi 
35 Mi sento inorridir : ma il tuo trionfo 

Più bello ne sarà . Saprò da poi . . . 



PRIMO. it 
Gri Ecco, o Sposo, Griselda a' cenni tuoi. 
Gudi (Costanza , anima mia . ) dimmi Griselda ^ 

Ami il Consorte? ami il tuo figlio? 
Gri Oh Dio! 

E per qual fallo mio 

Tal dubbio meritai? Che non farei 

Per due vite sì care? Il sangue tutto 

Sarei pronta a versar. 
Guai E ben , nel grave 

Periglio , in cui mi vedo 

D' entrambi. a prò molto di men ti chiedo. 
Gri, Spiegati. 
Guai Uniti il Cielo 

Più non ci vuol . Quando dal bosco al Trono 

Ti sollevai, n' ebbe dispetto, ed ira 

La superba Sicilia, ed una figlia 

Da me svenata , or son tr^ lustri appena 

Fu bastante a sedarlja. 
Cri. Oh rimembranza, 

Funesta a questo core! 
Qnal Or che alla luce 

Tu desti un figlio, a minacciar ritorna, 

Se con pronto ripudio 

Da te non mi divido , e non mi stringo 

Ad altra illustre sposa. 
Gri. Oh Cielo ì E core 
Avrai di secondarla ? 
Guai A una crudele 

Necessità convien eh* io ceda. 
Gri. Ah ingrato ! 

Barbaro ! dispietato I II Ciel punisca 

I tuoi neri spergiuri , e sia ministro 

Di mie giuste vendette Ahimè , che parlo ? 

Che deliro ? Ove son ? Scusa i trasporti 
Pel mio fi^ro dolor .5 Purché conservi 



ATTO. 

55 Te , il dolce figlio , e nulla sia che turbi 

,5 Sì cari giorni , io di Regina al grado 

95 Non al tenero amor, eh' io ti giurai 

,5 A rinunziar son pronta 55 Alle Capanne 
Ritornerò . Più non avrai sugli occhi 
Un oggetro sì vile , e a te funesto ! 

GuaZ. ( Scoppiar mi sento il cor! (da ^e) 

Gri. (Che colpo è questo!) 

<i 2 Serbare , oh Dio , vorrei 

Di mia costanza il vanto; 
Ma il cor si scioglie in pianto, 
Non reggo al mio dolor. 

Guai ( Facciasi cor . ) Griselda , 1q querelt 
Inopportune son . . . 

SCENA V. 
Corrado y e detti . 

Cor /^lunge. Signore, 

vJf La Regia Sposa in. porto . 

puah Ad incontrarla 

Dunque voliam. Gsiselda, quanto imposi 
Ad eseguir t' appresta. s' incammina. 

Cri. Ah Sposo amato , 
Puoi così presto abbandonarmi? 

Guai. I nomi 
Di Sposo, di Consorte 
Più non t' escan da labbri. Il proferirgli 
E' colpa in te ,5 Va' : finché non ti chiami 

^5 Al pubblico consiglio un cenno mio 

->5 Di trovarti ov* io son più a te non lice . 
(Quanto il finger mi costa!) parte. 

Gri. Oh me infelice ! 

Ah, che quando a tal segno 

Del rio destia la crudeltà s'avanza, 

Si perde, e si smarrisce ogni cdstanza. 

ne và da p^rte opp sta . 



PRIMO. 13 
S C E N A VI, 
Porto di Mare vagamente ornato per festeggia re 

r arrivo di Costanza. 
Si vedono diversi legni approdati , e dal più mct^ 

gnijico scendono a terra Roherto ^ e Costanza 
con il loro seguito , che resta alquanto in- 
dietro , mentre essi vengpno^ul d' avanti . 
Roh. A Dorata Costanza > eccoti alfine 

tV Sul fatai suolo, ove Gualtieri impera 

Quei che t' invola a me . 
Cos. Minor del tuo 

Non è il mioduol. Pet me che cosa è un regno^ 

Quando ti perdo? 
Roh, A quésto amaro passo 

Entrambi ci riduce 

L' inflessibil mio Padre . 
Cos, A lui degg' io 

Degli anni miei la cura : ^ Ei qual sua figlia 
55 Mi distinse, mi amò; ma troppo caro 
,5 Mi costa r amor suo, se in te mi toglie 
,5 Ogni mio bene ,5 ed a sposar Gualtieri 

Ora m' invia . 
Roh. ,5 Vigore in me noil sento, 
5) Che a colpo sì crudele 
,^ Sopravviver mi lasci. 
Cos, 55 Ad avanzarsi 
,5 Verso r infausta Reggia 
,5 Ripugna il piè. 
Roh. Forse V augusto grado 

Il regio serto , e lo splendor del soglio 

Gualtieri agli occhi tuoi 

Amabil renderanno 

Cqs. Ei sarà, sempre 

Per me oggetto d'orror . Sempre Masené, 

Sua sposa ancor non sono: il sacro rito 



14 ATTO 
,5 Per anoie non ci unì. Forse perduta 
,5 Non è ogni speme, e tutto, onde sottrarmi 
^5 A Imeneo sì funesto 
„ Io tenterò 55. Di qualche scusa il mondo 
Degna mi crederà, se quando io sono 
In estremo periglio , 
Agli estremi ripari anch' io m* appiglio . 
Sopporta r affanno 
Resisti alle pene 
E segui mio bene 
Chi t' ama ad amar. 
In Cielo talora 
Da torbida aurora 
Il giorno sereno 

èi vide spuntar . / incammina . 
RoK T arresta, e ciò che in mente 

Tu ravvolgi , mi spiega • 
€os. Odimi . A queste 

Odiose catene 

Pria eh' io porga la man , sugli occhi tuoi 

Farò vedere 

Roh. Il Re avanza a noi . 

SCENA yii. 
Gualtieri , e^^co^ia con seguito r Co'nalieri , e detti 
Guai. Uesto> amabil Costanza, 
vZr'E' il più bel de' miei dì. 
Cos, Signor credea 

Felice io son. 
Guai Qual provo, amato Prence, 

Contento in rivederti. 
Rob. Al tuo piacere 

Quel ch'io provo non cede 

( Come sta questo core egli non vede , ) 
Guai Figurarti non puoi. 

La §ioia rtiijk^ 



PRIMO. 15 

Cos. Nè quella io sò spiegarti, 

Che il tuo aspetto destò nel petto mio. 
Rob. ( Così parla Costanza ? ove son io ? 
Guai Quai novelle mi rechi 

Del tuo buon Genitor? 
Rob, Liete; e degli anni 

Solo il peso l'opprime. ( Un solo istante 

A cangiarla bastò ! ) 
Guai Della mia Sposa 

Scegliermi ei non potea 

Più grato condottier. 
Roh. Sì illustre onore 

Non meritai . . . . ( Qual fief o affanno io provo ! ) 
Cos. ( Dove siete ire mie, più non vi trovo! ) 
Guai. Quanto cara a me giungi 

Ed a* vassalli miei . 55 se ognuno esulti 
,5 Dal giubbilo improvviso, or che discesa 
55 Ti vede in queste rive fortunate , 
,5 Udir potrai dal labbro lor. Parlate. 
Coro ,5 Vieni al Trono, e bello il renda 
55 Lo splendor de' pregi tuoi i 
„ E la nostra ognor dipenda 
,5 Dalla tua felicità . 
Cos. Son grata a tanto amor , 
Rob. ( Di me l'infida 

Già si scordò. ) 
Guai Principe, tu mi sembri 

Turbato . 
Rob. Ah , n' ho ragion , 
Guai Ma che t' affanna ? 
Rob. Non cercarlo , Signor . 
Cor: ,5 ( Costanza egli ama, 
95 E a perderla credendosi vicitK) ) 
95 Pace non sà trovar. 
C(^s. ( Caligati ^ Intwdo 



t6 atto 
Le tue smanie, e ti basti ) 
Guai Di tue pene 

Se la cagion mi sveli , a sollevarci 
Tutto ir), uso porrò . Forse ti spiace 
Che un Imeneo mi stringa 
A sì dolce compagna ? 
Roh. Anzi soil lieto 

Signor , de' tuoi contenti ,5 E' di tè degna 
„ L'illustre Principessa. Il Ciel ti renda 
,5 Felice amante, e sposo, e non ti faccia 
55 Gli affanni miei provar* D'uri incostante 95 
D' una spergiura vissi 
Tenero amante unch'iò ,5 Data la vita 
^5 Pria di tradirla avrei Ma quell' ingrata 
Le promesse obliando, ad altro oggetto 
Donò se stessa , e quando 
III dolce nodo unito 
Sperai trovarmi secò, ah ^ fui tradito! 
Vorrei quell'infedele 
Scacciar dal petto mio 
Ma per mia pena, oh Dio! 
Presente ognor mi sta. 
Ahi non si dà dolore 

Che affretti ali* ore estreme 
S' è' ver che regga un cuore 
A tanta infedeltà o 
r Tutti se ne vanno versò la Reggia 4 

SCENA VIIL 
Atrio della Regia. 
Griselda solai indi Otone. 
Gris. A Quai strane vicende 

Ix Misera io nacqui ! Quanto , o sorte infida , 
Folle è colui che al tuo favor s' affida! 
Ot. Regina? 

Gris. ( Ah che importuno ! ) 



PRIMO, I? 

Ot. 55 II caso tuo 

55 è noto , e n ho pietà : Ma posso ancora 

„ Vendicare i tuoi torti , e la Corona 

55 Sul tuo capo fermar, 

Gris. ,5 Chi a me la toglie 

55 Si riprende un suo dono , 

55 E mi resta il mio cor, se perdo un Trono. 

Ot, Se air amor mio prometti 

Dolce conforto, io di Gualtieri ingiusto] 

Troncherò i dì. 
Gii, Barbaro, e Io potresti? 

E a me lo dici? E credermi tu puoi 

Empia così? 
Ot. Pensa che perdi un Regno. 
Cri. Non era mio , 
Ot. Grandezze. 

Gri, Oggetto vile. Ot, Sposo* 

Cri. Nel sen scolpito 

Meco ognor resterà» 
Ot. Figlio» 
Gri. Mei diede. 

Me lo ritoglie il CieL Cessa crudele 

Di trafiggermi il core, e d' assalirmi 

In sì tenera parte . 
Or, Almen ... 

SCENA IX. 

Corrado j e detti, 

ConT^ Egina, 

XV Nel pubblico consiglio 
^ T* attende il Re . 

Gri. Tutto comprendo. Ah! questo, 
Che orribile , e funesto 
Passo è per me. 
P^' ( Il suo affanno 

A S 



tS ATTO 

Si rispetti per ora; a un nuovo assalto 

Tempo migliore attenderò. ) 
-5 Regina 

Vendicarti io volea . 
Gri. Chi a te lò chiese? 
7) Chi del tuo Re si rese 
?5 Giudice e punitor ? De tuoi trascorsi 
55 Arrossisci una volta. 
Cor, 55 ( Oh virtù somma! 
Ot, ,5 ( Sempre così non parlerà. ) 
Gli. Vedesti 

La Sposa ancor? 
Cor. Sì . 

GrL Qual ti sembra. ? 
Cor. Bella, 

E d' amor degna ; ( Ah , se pensar potesse 

eh' ella è sua figlia ! ) 
Gri. Il Re come l'accolse?' 
Cor. Tenero, e lieto. 
Ot. Io non lo vidi mai 

A tanta gioia in sen . ( Contro di lui 

D' irritarla cerchiam . ) 
Cor. Sembra or compita 

La sua felicità. ^ 
Ot, Comprenderai 

Ch' ei non t' amò giammai , 

Che finse solo. . 
Gri. Ah per pietà tacete 

Che a sì barbaro strazio 

Non resiste il mio cor. Chiede soccorso 
95 L' angustia , in cui mi trovo , e voi più acerbo 
,5 Rendete il mio martir . Stelle crudeli 

Quanto perdo in un dì. Solo il pensarvi 

A me stessa mi toglie. E se Gualtieri 

Dell' alma mia io * stato tormeittoso | 

I 



PRIMO. 19 

Veder potesse Oh giorno ! oh figlio ! oh sposo \ 

^ Crudeli morrò d' affanno 
f Pria che donarti amore 

] (Oh Dio! qua! pena il core 

Mi viene a lacerar! )' 
Nò, non sperar tiranno 

Ch' io volga a te V affetto . 
( Ah che non regge il petto 
Al fiero palpitar ! 
Cor, Troppo avvezza è Griselda 

Al Regio fasto , ond' è che i tuoi sospiri 
Adito a lei non hanno . Ma dal Trono 
Ove sbalzata sia , teco men fiero 
Sarà quel cor. Lo vincerai. 
Ot. Lo spero. partono, 

S C E N A X. 
Magnifica Galleria con Trono in disparte ove 
si aduna il gran Consiglio. 
Gualtieri y Roberto j Costanza^ Cavalieri ^ 
e Ptfpolo spettatore. 
Rob. /T A che giova , Signor di tal ripudio 
irl. Che testimone io sia ? Lascia eh' io torni 
Al patrio suolo. Il vecchio Padre mio 
Impaziente attende 
Il mio ritorno. 
Cual Anzi ti vuole ei stesso 

Al grand' atto presente, ,5 e la caglosie 
,5 Me ne svelò in segreto . Un breve indugio 
yj Che può nuocerti alfin . Luogo a pentirti 
,5 Non avrai , tei prometto ... 55 E tarda ancora 
: Griselda a qui recarsi? Io non comprendo 
Qual ragion la trattenga. 
Si torni a lei : rompa ogni indugio , e venga . 
Coro di Cavalieri . 
Che orribile mg mento 



20 ATTm 

Questo al suo cor sarà! 
Prevedo il suo tormento; 
'Misera , che fark ! 

SCENA XL 
Sopraggiunge Griselda , a. cui vieti dietro Olone , 

indi Corrado cori Everardo per mano/ 
Cri. /~^Ieio, Ciclo sostieni 

L' ànima mia . 
Ot. ( Molto da questo istante 

Io comincio à sperar . ) 
Cos. Questa, Signore, 

E* colei , CUI nel grado di Regino 

Io succeder dovrò? Guai Sì. 
Gri. ( Quali interni 

Palpiti inusitati quel!' aspetto 

Mi risveglia nel sen ! ) 
Roh. ,5 ( Qual turbamento 
„ Miro in Costanza • ) 
Co$. 55 II cor tutto in tumulto 
„ Io mi sento , Signore , e non distinguo 
55 Se è gioia, se è dolor ciò, che costei 
55 Nel mirar 1' alma mia muove , e sorprende . 
Gri, 55 ( Son moti di natura , e non gV intende » ) 
Roh. 55 ( Sarebbe mai rimorso ? Pentimento ? 
,5 Pena del mio dolor ? 
Guai. Non più: Griselda, 

Seguimi , ascendono al Tronti 

Gris. TVobbediscd 
Ot. ( Eccola al passo estremo . ) 
Gri. ( Anima mia resisti. ) 
Guai. ( Io fingo, e tremo. ) 

Vassalli il soglio mio d' una vii Donna 

Cóli le nozze oscurai ; ma un mio tra^port* 

Emenderò* illustre sposa mia 

In Costanza v'addito: Ella è beti ilcgna 



FRI M 0. . 2! 

^11 di voi di regnar. Cost^ ripudi© ^ 
v^he a parte fu della real mia sorte 
Ella oggi cessa d' essermi consorte » 
Roh, ( Sperante, addio! ) 
Cos, ( Misera donna! ) 
Guai II resto 

Griselda ornai compisci. 
Cri. Ecco, depongo 

Le regìe insegne. Abbiano da Costanza 
Quello splendor eh' io tolsi lor. Riprendi 
1 doni tuoii 
Guai Basta così : discendi . 
Più Regina non sei. Di me ti scorda; 
Torna alla selva , oh Dio ! mi trema il core; 
Quanto il finger mi costa! ah vanne * . .ah fuggi 
T'' abbandono per sempre . ( Ah qual abisso 
Di pene è questo ! ) E Regno, e sposo oblia t 
lo per te più non son , non sei più mia . 
' Taci alle selve ancora 

Che fosti un dì sul Trono, 
( Ma sì ccudel non sono 
E tremo al suo dolor . ) 
Se ti sovvlen talora.... 

Ma vanne. ( Io gelo oh Del! 
Poveri affetti miei 
Chiudetevi nel cor. ) 
Ot, ( Questo io volea. ) 
Cri. Signor , ti lascio , e tornò 
Alle selve natie; ma tecò resta 
Questo mio cor. Se la sventura mia 
La tua pace assicura, ella m' è cara, 
Nè me ne sò kgnar . L' estremo dono 
Ch* io ti domando, è che mi sia permesso. 
Pria di ridurmi al doloroso esiglio, 
lì Figlio d' abbracciar. 



ATTO 

Guai, Ecco li trio Figlio. 
GrL Ah dolce, e caro pegno 

Delle viscere mie! „ Da te per sempre 
55 Mi divide la sorte mia funesta : 
,5 L* ultima volta è questa 
9^ Ch' io ti stringo al mio sen . ,5 Tu ridi , 0 Figlio » . 

Tu lieto sei; ma un giorno 

Della tua Genitrice 

Su i casi piangerai. Cos. ( Madre infelice!) 
Guai (Mi scoppia il cor.) 
Rob. angustia sua, più acerba 

Rende T angustia mia . 
GrL Dagli occhi, amico, 

Toglimi questo oggetto. Io più non reggo 

L' aspetto a tollerarne in tale stato. 
Cor. T' appago. 

GrL Addio, mio caro figlio amato. 
Cris.Rob. Che fier tormento, oh Dio, 

Che affanno in me si desta i 

A pena sì funesta 

Mancar mi sento il cor . 
GualCosL Che fier tormento^ oh Dio! 

Che affanno in me si desta 

A scena sì funesta 

Mancar mi sento il cor. 
Ot. Che gran contento è il mio, 

Qual gioia in me si desta 

La sorte altrui funesta 

E* dolce a questo cor. jf%^/^ * 
Poh. Griselda, è fiero il caso tuò , ma it mio 

Non è meno crudele. 55 Oggi tu perdi 
55 Regno , e Consorte : Io tutto 
^5 Perdo in Costanza. GrL Ah,son diversi assai, 
Principe i nostri casi. Alfin Costanza 
Tua sposa ancor non era , e perdi un bens 



PRIMO. ^3 
Non posseduto ancor . Mio per tra lustri 
Fu Gualtieri , io fui sua , ne al par del nostro 
Tenero amor vi fu. 
Kob. ,5 Come la fede, 
5^ E i dati giuramenti a queir ingrata 

Fè lo splendor del Trono 
„ In un punto •bliar ! Gri 55 Lasciare io deggio 
55 Queste spoglie per sempre , e i dolci oggetti 
j5 Della mia tenerezza 
55 Non riveder mai più. 
jR^b. Dunque io non venni 

Su questo infausto suol , che per mirarla 
Ad altri in braccio , 
Cri Ah Numi!,,, Rob. Avversi Numi!... 
Gri Non inerita sì barbara mercede, 
Mob. Non attese da voi sorte sì ria. 
Cris. La mia innocenza . Rob, La costanza mia . 
a 2 Ah per me noigi v' è più pace , 

più conforto io non avrò. 
Gri, Nel partir § arresta il piede 

E pur deggio, oh Dio partir • 
Rob. Tanto amore, tanta fede 

Come, oh Dio si può tradii::' 
Gru Qual funesto cangiamento! 
Roh Qual divengo in un istante ! 
Cri. Passeggier fu il mio contento. 
Rob. La mia speme fu fallace, 
a 2^ Ah p^r m,e non, v' è più pace.; 
Più conforto io non avrò . 
Affrettate a ^;e la morte 
Astri barbari, e tiranni 
E* la vita in tanti affanni 
Il più barl;)aro martir , 



Fine dklV Atto prime^ . 



24 

ATTO SECONDO 

SCENA PRIMA. 

Magnifica Sala Gotica. 

Air alzarsi della T'enJ a si vedono seduti a mensa 
Roberto, Gualtieri, Costanza y ed altri illustri 
Commensali serviti da Paggi > e serventi 
reali , Il Banchetto è sul finire, e da 
Commensali si canta il seguente 

Coro, 

PAce a te felice Regno 
A te gloria il Cicl destina, 
Se l'Augusta tua Regina 
Tanti pregj unisce in se » 
Quandò splendono in un trono 
La virtude, e la bellezza. 
Dalla sorte il più bel dono 
Nòj sperabile non 'è e 
Guai Costanza, Preiice amico 

Se vi place sorgiam che vuoi ? 

Tutti si alzano da Tavola, e sopvagiunge un 
ministro, il quale chiama in disparte Gualtieri , e 
gli consegna un foglio: intanto Roberto, é Co- 
stanza parlano fra di Uro . 
Cos. Riposa 
Sulla mia fè; se tua non son, nemmeno 
D' altri sarò . Rob, Ma come 
Creder degj'io? che vuoi tu dir? 
Cos. Spiegarmi 

Or di più non mi lice. GuaL II tutto intesi: 
Piano al Ministro dopo d'aver letto il foglie . 
Torna a Corrado, all'indicato bosco 
Digli, che mi preceda, e Tempio Otone 



SECONDO. %s 
Ei finga secondar . 

Si sente in lontananza il suono delle Trombe y e. Corni, 
Roh. (Io perdo il senno.) Guai ,v Prence 
,5 Abbia fine una volta 

Il tuo mesto silenzio; A me dà peni 
,^ Vederti ognor così. Roh, Signor, confuso 
^5 Dà tanto onor j dà tanta pompa j accenti 
,j Non sò formar; la maraviglia tutti 
^) Occupa i sensi miei i .,)Qual suono ? Gu. E' il segno 
Che alla Caccia ne invita: A noi gradito 
Spettacolo darà : compagni entrambi 
Io vi desìo* Roh, Disponi 

A tuo piacer di me . Cos. Signoi" ^ poss' lò 
Da te grazie sperar? Guai Che mai negarti 
Cara potrei ? Cos, Permetti ^ che una vóltà 
Io Griselda riveda . ,5 II caso suo 
^5 Pietà mi desta ^ ed un ignotà forza 
^5 Mi muove à compatirla , Al suo dolord 

Qualche lieve conforto 
^5 Lascia eh* io rechi 
Guai Andiamo, e ciò che brami 
Fra non molto otterrai 
(Il più tenero cor chi vide mai?) 
CorOi Pace a te^ felice Regno ec. 

Parte con Roberto , e Costanza , mentre dagV 
altri si ripete il Coro . 

SCENA IL 
Strada di Campagna» 
Arriva Otone con seguaci armati i accompagnato 
da un Pastore i che gli serve di guida . Uno 
de* seguaci conduce per ìnana Everardo. 
Ot.f^Ueìlo dunque ^ che cing0 

V^id Colà selva d' allori ^ di Griseldà 
j Parlando col Pastore il quale gli addita la Casa 
I di Griselda^ resali il Pastore j e lo licenzia-/ 



fì6 ATTO 
E* r albergo natio? Mi basta: Prendi, 
E torna all'opre tue. Seguite, Amici 
I passi miei: Tra quelle folte piante 
^5 Cauti ci asconderemo, e quando sola 
,5 Griselda aia, s'assalirà. Men fiera 
55 In queste selve esser dovrìa. Se poi 
95 Fosse r istessa ognor , farò tremarla 
55 Con sì gran pegno in man, Ciò,cUedaLei 
55 Nen ottien la dolcezza 
,5 Farà il timor . Della virtù le vie 
55 E quelle del delitto 
55 Eguali son per me, purch'io divenga 
55 Felice possessore 

55 Di tal beltà. 55 Perdonami Griselda 

amandoti t' offendo . Il fuoco end* ardo , 
Tu m'accendesti in seno, 
E ritegno non ha , non ha più freno . 
DifficiI men saria 

Frenare un fiume altero, 
Che della fiamma mia 
L'impetuoi^o ardor: 
Troppo ho neir alma impresso 
Quel vago suo sembiante > 
L'adorerò costante 

Sarò ristesso ognor. par. con i suoi. 
SCENA III. 
Rustico Cortiletto. 
Griselda in abito di Pastorella abbandonata fra 
tè braccia d' Elpino suo Padre y ed altri Pasto- 
ri con diversi attrezzi rusticali per le inani . 
Coro irrida d'amor seguace 

jL Nel Regno della pace 
Dolce tranquilla calniE 
Tuo cor ritroverà. 
Cris, Ah come mai poss'io 



SECONDO. 07 

Lungi dairidolmio 

Far che ritorni all'alma 

La sua felicitai 
Coro Dolce ec. 
Gris. Ne' tuoi martiri estremi 

Povero cor tu gemi 
^ Per meritar la palma 

f Di bella fedeltà . 

Cor. Dolce ec. 

£/p. Fa' cor, Griselda. Grls, Ah Padre! 
Elp. Di sospiri 
Tempo or non è . Dimmi , e da te vogl* io 
Un ingenuo parlar : perchè Gualtieri 
Ti ripudio? Gris. M'è ignota 

La funesta cagion. Elp. ,5 Sarosti rea 
,5 Di qualche fallo? 

Se fosse vero , io stesso un ferro , io stesso 
,^ T'immergerei nel sen. 
Gris. Padre, lo giuro, 
,^ Non son rea d' un pensier . 
Ei Sì, che il tuo labbro 

Non è capace di mentir . Ti calma . 
,^ O il Rè è ingannato, e l'innocenza tua 
^ Farà palese il Cielo, o reco è finto 
,5 II suo rigore, e sol provare ei volle 
,5 Così la tua virtù. Gris. ,5 Qualunque ei sia 
,5 Mi sprezzi , mi detesti , ad altra sposa 
,5 Porga la man, l'oggetto ei sarà sempre 

Della mia tenerezza. El. ,^ A questi semsi 
,3 Riconosco Griselda , ,5 e lieto io sono 
55 D'averti njeco. Gli agi della Corte 
,5 Qui non avrai , ma V i mportune cure 
^ I tuoi placidi sonni 
,5 Non verranno a turbar. Povera mensa 
- Ti nutrirà , ma ognor la condiranno 



28 ATTO 
,5 La pace, ed il piacer. Costante intanto 
^5 Della fortuna infida 

Tollerando il rigor nel Ciel confida . ^ 

Dell'opre nostre, amici 

L* ora trascórre: Al campo andiamo .In breve 

Figlia, ci rivedrem. Tu puoi frattarito 

Dall' orticel vicin d'erbe, e di frutti^ 

La mensa provveder , Questi più grati 

Saranno a me, se aspersi 

Vengan dal tuo sudore . 

Addio 'Figlia. GrU\ Addio, caro Genitore 

El Forse un giorno in bel contento 
Cangerassi il tuo tormento 
E ristoro al cor darai 
Dagl' affanni che provò . 

se ne và con i Pastori, 
SCENA IV. 

Griselda, indi Olone , il quale prima d' entrare 
osserva in disparte se tutti sono partiti. 

Gris. I '|Atemi forza, o Dei, la miasvcntura 
J J Bastante a tollerar . S' adempia intanto 
Il paterno voler . Ot. Ferma , Griselda . 

Gris. Oh ciel! Tu qui? Ot. Ritorno 
A chiederti conforto. Il tuo rigore 
Più non provi, Idol mio, chi t' offre il core . 

Gris. Parti indegno, e al mio sguardo 
Mai più non presentarti. 

Ot, Alfin non chiedo 

Da te un delitro. In libertà ti pose 
Di Gualtieri il ripudio, e a me la destra 
Nulla d'offrir ti vieta. Gris. Co' suoi strali 
Pria mi fulmini il Cielo. 

Ot. A un passo estremo 
Non ridurmi Griselda. Gris. Il sangue mio 
Tutto versar potrai , 



SECONDO. 29 

Ma amor da me non lo sperar giammai . 
Ot. Olà. una guardia conduce Evérar do , 

Gris. Che fia? Numi, il mio figlio !.. E come 

In tuo potere? 
Si avanza, verso il figlio , ma è trattenuta. da Otone . 
Ot. Arresta 

Griselda il passo . A me senza dimora 

Giura la fè di sposa, o il figlio mora, 
Gri$. Ah barbaro, son questi 

D' alma ben nata i sensi? Orror ti faccia 

Sì inumano consiglio: 

Otone per pietà rendimi il Figlio. 
Ot. Lo renderò, ma fredda spoglia. 
Gru In quale 

Angustia io son! Crudele ,5 a un innocente 
,5 O a Gualtieri infedel si vuol eh* io sia, 
55 Fa fremer Y alma mia 

35 L' uno, e V altro egualmente .,5 Onde soccorso 
Poss' io sperare in sì fatai periglio ? 
Otone per pietà rendimi il Figlio» 

Ot.. Svenato a lei si renda. 

il seguace mostra di eseguire. 

Cri. Ah mostro, aspetta, 

Il colpo non vibrar, Ot. Dunque la destra 

Mi porgi. Gri. 5e l'appago 

Son la donna più rea .... Se lo rifiuto,. . 

Ot. Non più indugi: Risolvi^ Cri. Ho risoluto. 
Il tuo furor crudele 

Sfoga pur verso il figlio . Oh Dei !... che veggo ? 

Qual denso orror di morte! Eccolo esangue. 

Perdona amato pegno 

Delle viscere mie . Serbar la fede 

Vo* costante al mio bene: ma se mai 

Mi si toglie la speme 

Di viver fida , noi morremo insieme . 



30 ATTO 
Se vivendo all' Idol mio 
Non porrò serbar la fe, 
Non temer, o figlio > anch'io 
A morir verrò oon te . 
Ma il mio ben: ti scosta indegno: 
Mostro vii di crudeltà. a Ot. 
Tu lo vedi\ o caro pegno. 
Che il mio cor pace non ha , 
Tra r amor di figlio , e sposo ^ 
Trema il sen vacilla il pie. 
Alme amanti il mio riposo 
Deh cercate voi per mè. parte. 
O^.^Superba, il tuo rifiuto 
Ti costerà . Tu col Real Bambino 
Torna alla Reggia, e taci. In odio or sent3 

parte il seguace con Everardo 
Che V amor mio si cangia. Di Corrado 
Si voli in traccia , e meco un colpo appresti, 
Che opprima di costei V altero orgoglio ; 
Segua quello che può , vendetta io voglio . p. 

S C E N A V. 
Bosco spazioso nelle vicinanze della Citta 
con Padiglioni disposti in fondo per 
comodo, e riposo del Re .Intrecciano 
il detto Bosco alcuni alti , e bassi 
praticabili, tra i quali una Collina, 
da cui scende solo 
Cualtieri , indi Roberto , e Costanza, preceduti da 
Guardie , e da Cacciatori . Due Dame seguono 
Costanza ; e suW ingresso dei Padiglioni 5' 
impostano delle Guardie Reali . 
Qual T^Ove m' inoltro ? E'questo il dolce albergo 
JL^ Sacro alla pace . Il tacito soggiorno 
L' aura tranquilla a placido riposo 
Il core invita . Ove Griselda mia ? 



SECONDO. 51 

Mio tesoro ove sei ? Le voci ascQlta 
Di chi pena , e t' adora . Ah voi pietose 
Al mio ben che qui geme , ombre be^te • 
I miei sospiri , il mio dolor recate , 
Aurette placide 
Che qui scherzate 
Compagne ai gemiti 
Di questo cor. 
Le interne smanie 
Deh voi calmate, 
O almen porgetemi 
Forza , e valor . 
loh. Signore , allin qui ti ritrovo . 
los. Eccomi aiTiato Prence 
De' tuoi doni a goder . 
inai Non più, si vada 
Le belve a suscitar. I passi miei 
Roberto seguirà . Tu non avvezza a Cos, 
Del cammino al disagio e^ser potrai , 
Con le compagne tue da ^juella tenda 
Spettatrice tranquilla . 
7os, A me son leggi 

i cenni tuoi . „ Prendi però , se m' ami 
5 Cura di te. Sò che non ^ la caccia 
.5 Senza perigli. „ 
Roh, ( E non è questo amore . ) 
jual. Addio dolce Costanza. Jo sol per pocp 
Mi divido da te . Ma il pie s' arresta . . . 
Ma un certo interno moro mi ricerca 
Tutte le vie del cor . Conosci o cara , 
La tenerezza mia. Se tu sapessi 

Di questo cor le pene 

Sappi .... Ma che direi ? . . , . T' amo mio bene , 
Ecco 0 cara il bel momento 

Ch' io ti mostro il proprio affatto, 



ATTO 
Se vedessi questo petto. 
Stupiresti al mio penar ; 
Quale smania! qua! tormento! 
Provo in sen vicino a lei! 
Tutto aprirti il cor vorrei 
Ma non posso oh Dio! parlar. 
{ Perfido Otone trema, 
E voi furie spietate 
Per poco sol ieessate 
Di lacerarmi' il- cor. ) 
Tutti s' internano y e -sb disperdóno per il bosco ^ 
Costanza con le due Dame entra nel Padiglione ^ 
SCENA VI. 
Griselda indi Costanza, 
Gru /^Ppressa dall' afFànno io posso appena 
V>/ I sospiri alternar . Presente ognora 
Farmi d* aver queir empio — E del mio figlio 
Chi sa mai , che n' avvenne — Proteggete 
O Dei quell'innocente.... Ah, quelle sono 
Le Regie Tende. Esser di qui lontano 
Il Re non può. Mi trema il cor. Vorrei 
Rivederlo una volta , . . . Nò , l' incontro 
Sarà meglio evitar. L'aspetto mio 
L'irriteria. Cos. Griselda? 
Gri. Che rimiro? 

Tu qui Donna real ? Cos. V Albergo tuo 
Dov'è? Gri. SxA vicin colle 
Colà r osserva . Cos, A riposata in quelh 
Teco verrò , finché co* suoi ritorno 
Il Re qui faccia . Gru Ah quella di ripos» 
Stanza non è, ma di dolor. Cos. Pietosa 
Prenderà le tue pene 
Costanza a consolar. 
Gru ,5 Oh nome insieme 
?5 Per me caro, e fatai. Tal si chiamava 



SECONDO, 33 
.5 E le sembianze avea così leggiadre 

V estinta figlia mia . 
'Jos. 95 Povera Madre! ,5 
Va', mi precedi: Alla Capanna tua 
Fra poco anch' io sarò. Tarte sì, grande 

10 prendo a' casi tuoi, che piena io stessa 
Ne son di maraviglia, e non saprei 
Perchè gli affanni tuoi divengon mici. 

Veder s' io ti potessi 
A dolce calma in seno, 
Sarei felice appieno 
Lieta sarei con te. 
Ma se del tuo destino 
Non cangiasi il tenore, 
Che pace abbia il mio core 
Possibile non è. entra nel Padiglione . 
ari. In essa una nemica odiar dovrei , 
E non la posso odiar. Io non comprendo 
Perchè r aspettò suo nel sen mi desta 
Un gradito tumulto, un dolce affanno , 
Che di soavi, e grate idee mi pasce: 
O Dei , che vuol dir questo , e da ché nasce . j^arte. 
SCENA VII. 
Gostanza, che e^scc dal Padiglione , inii Roherio , 
Cos. ^Appia il Re che di poco 

O Da queste Tende io m' allontano, e in breve 
Qui tornerò ad una guardia . 

^oh, F#rma, Id^l mio. Cos. Che brami? ' 
^&b. Saper ciò che póc' anzi 
Dir ini volevi . Cos. Ebben, sappi eh' io t amo , 
Ma sento ancot che odiare 
Non posso il Re. Rob. La brama 
E* questa di regnar. Cos. Cosi mi parli? 
A quer^to seguo oltraggi 

11 candqr di mia fede? 



34 ATTO 
J^ob. In ver sori queste 

Prove d'un grande amor', di me ti scorda. 

Ove sia mcn di rischio 

Pronta a seguirti io son 55 ma più non dirmi 
,^ Che infida , ingrata allo splendor del Trono 
55 Pospongo i' amor tuo . 
Rob. ,5 Chs ascolto? E tanto 
55 Per me faresti? Cos, 55 Hai dubbi ancora? 
Rob. Ah cara , 

,5 Vedo che a torto t* oltraggiai . Perdona 
55 Un* ingiusto trasporto, Ed io dovrei 
^5 D' ornamentò sì bello 

55 La Sicilia privar ? ,5 ( Ecco > o Roberto > 
Il momeuto, in cui dei 
Mostrare altrui qual' è il tuo cor, chi sei . 

Cos. Decidi Rob. Ho già decito . Di Gualtieri 
Stringi la mano, e sia per te felice 
Un Regno intiero. Io stesso 
Ti consiglio a tal passo. 

Cos. E di lasciarti 

Puoi credermi capace? E tu potresti 
Cedermi ad altri ? Ah sì crudel consiglio .... 

iJofe. Quanto mi costi, o cara. 

Lo sa il Cielo , io lo sò . Ma così vuole 
La tua gloria, e la mia. Sì vii non sono 
Che a rinunziare un Trono io t'esortassi; 
Non t'amerei, se a /prezzo tal ti amassi. 

55 Più i rimproveri miei 

99 Non udirai, nè sventurato affatto 

,5 Io sarò, se talor ti sovverrai 

95 Quanto fedel ti fui, quanto t'amai. ^ 
( Che fia di me ? .... ) Non volle 
Che tu per me nascessi astro funesto, 
Ch' io nascessi per te. Che passo è questo! 
Resta in pace, e al mondo impera 



S E C O N D O. 35 
Qual regnasti in questo cor. 
Ah serbato a me non era 
Possederti, o mio tesor. 
Ah , qu'dl serie di tormenti , 

Quali giorni, il Ciel m' apprestai 
Una sorte sì funestar 
Merta ben l'altrui pietà. parte. 
Cos. Nò, non temere, o laniiu destra avrai, 

O niun' altro V avrà. Benché mi sia 
^ Caro Gualtieri, al par di te non l'amo, 
Ma che più tardo? Al vicin colle andiamo . p, 
SCENA Vili. 
Ptustico Cortiletto avanti la Capanna di Griselda, 
Griselda y indi Costanza^ e pei Roberto y e GaaL- 

tieri con guardie del seguito. 
Cri, /^Ostanza ancor non giunge . Ah speri invano 
V-J Griselda a' mali tuoi 
Qualche conforto dalla tua nemica! 
Misera! Ed Everardo — 
Oh Dei! Figlio infelice. .. .In quest' istante 
Forse perde la vita. Ah crado mostro 
Perfido Oton! Sarà contento alfine 
Lo spietato tuo cuore. 
Numi di me pietà. Gelo d'orrore. 
C^5. Griselda . Gre. Principessa - 
Co$, Eccomi a parte 

Delle tue pene* Gris. Ah tutti i mali miei 
Non ti puoi figurar! Cos. Io già tei dissi 
Roberto adoro, e ancora al Re di Sposa 
La fede non giurai. ^5 Gualtieri alfine 
^5 Un tiiranno non è . Tutto il mio core 
95 Io gli aprirò. Per sempre sventurata 
J5 Rendermi ei non vorrà. Se il caso mio 
55 Giunge a fargli pietà : se generoso 
)^ Mi cede al Pr^:;nce mio ,5 Chi sà chea! Trono 
ì 



36 A 1- T O 

Tu di nuovo non torni . Gri. Ah Principessa . . 
Kob. Eccola , osserva . al Re. 

Gri. Numi, il Re s'appressai 
Guai. Vieni altrove Costanza, è di te indegni 
Sì vile albergo. Co5. A me caro lo rende 
L* abitatrice' sua. Gaal. Sugli occhi ancora 
Mi tornerà costei „ per cui divenni 
„ De' viventi il rossor? Per sua cagione 
^ L' angustie eh' io provai , 
„ Giunsero a segno tal — 

S C E N A IX. 
Otom, e detti. 
Ot. O'Ignor , che fai ? 

k3 Fuggi da questo luogo 
Per te fatai. Perchè la repudiasti 
Costei morto ti vuol . Son pochi istanti 
Che mi promise amore, 
E la sua man, s' io ti passavo il core. 
Gri. Cieli! Sos. Stelle! 
Rob, Che ascolto! Guai, A tale eccesso 
Di giunger non temesti anima rea ? 

Gri. Ei t' inganna : Ei volea 

Ot. Signor, ciò che non fece il braccio mio, 
Un altro eseguirà. Qai d'ogni intorno 
Tese insidie pavento. Cri. Ah scellerat«» 
Ah mostro infame ! Ei fu che di svenarti 
Promise a me, se poi... Guai. Perfida, taci 
A' detti tuoi mendaci 
Prestar fede non posso. Ot. Ecco Corrado, 
Se verace son io , se menzognero 
Effli stesso ti dica. 

SCENA X. 
Corrado, e detti. 
Cor. F*- ' Vero , è vero . 



E 



Costei t insidia 



SECONDO. 37 
Cri. Oh Dei [ sì rea calunnia 

Sostien Corrado ancor! Dunque da tutti 
Tradita , e oppressa io soa ! Di più che attendo? 
Che mi resta a provar? Fulmina, o cielQ , 
Una donna infelice: Apriti o terra, 
M* inghiotti nel tuo sen . Ot. ( Del suo rifiuto 
Mi vendico così . ) Guai Tua cura Gtone 
Sia che costei di duri lacci avvinta 
Al carcere si tragga. ( Empio, quei lacci 
Saran per te . ) Rob. Malvagia a questo segno 
Chi creduta 1* avria ? Cos. Maggior perfidia 
Dove s' udì finora ? Guel. ( Soffri mio cor . ) 
Grì. Ed io non moro ancora ! 
Tutti . Qual' infame tradimento ! 

Q'^^y cXnnia ^^^^lerata! 
DalForror, dallo spavento 

Tutt^ sentomi gelar, 
a 

Guai Trema indegna : il peso orrendo 

Del mio sdegno proverai . 
Gn. M' apri il petto, e un cor vedrai 

Che delitto in se non ha . 
Cos. Mi sedusse quelF aspetto 

Di virtù coir apparenza. 
Roh. Come un sen può dar ricetto 

A si n^ra iniquità! 
Gris. Deh m' ascolta „ 
Guai Più non sento » 
Gris, Deh tu almen. 
^oh. Va pur spietata. 
Gris. Tutti oppressa mi volete 

E innocente è questo cor. 
Guai Cos, Di vendetta un empia sete, 
Rob, Cos. A che mai riduce un cor . 



38 A 1^ T O 

Ot, Miei rimorsi ornai tacete 

E celatevi nel cor. 
Guai A pietà per V incostante 

Paf che già si miFova il petto ^ 
E incominci il primo affetto 
li mio core ad agitar . 
Gris, ^ Ah non regge un core amante 
Rob. ^ Tanti affanni a tollerar. 
Tutti, Dall'affanno, dal tormento 

Posso appena in tal momento 
Un' accento articolar. 
Qiial penoso , e fiero istante 
Quanti oggetti di terrore! 
Del de^tin non può il irigore 
Più tiranno diventai: . 

Fine dcW Atto Scccndo . 



ATTO TERZO. 

S G E N A I. 

Atrio della Reggia pieno di Cavalieri ^ 
e Popolo ivi adunato . 

Roberto ^ indi Gualtieri^ Otarie^ e Guardie, e poi 
Griselda . 

Rok f IR che la nostra fiamma 

Approva il Re , non ha dime la terra 
Mortai più avventuroso. A questa volta 
Ecco ch'Ei già s'avanza, e con Otone 
In segreto favella , 

Guai. Otone intesi, a parte ad Otone. 

Va' di Corrado, e di Costanza in traccia, j 
Che l'amor tuo coronare io voglio 

Ot. Oh bontà somma! pc^rt^ 

Guai. ( Tu sarai punito . ) 



TERZO. 39 
ÌK Clemente Rè, perdona: ah Per Griselda 
Modera il tuo rigor! Guai. Ecco la Rea. 
;w<t Misera! ad ogni passo 
urne rLce l' orror .GuaLGriselda , un mezzo 
* Alfin t'addito per salvar la .ua^Gn.Qaal e . 
■ual. Quello che Oton sia tuo Consorte. 
ris. Oton! la morte io scelgo . 
lual. E avrai la morte . 
oh Deh per pietà sospendi , 
OD. i^cu y Ciris signor, la vita 

La sentenza fatai. ua*. ' 
Si perda pur, se dal poter m invola 
D'un traditor. L'unico bene e questo 
Libero a me serbato. 
Tua vissi, e tua morrò. Sposo adorato. 
iGris. Volo intrepida alla morte - 
Per serbarti fido il cor. 

R,,b Con si tenera consorte 

Frena, o Prence, il tuo rigor. 

Cual. Al pensier della sua sorte 

Più celar non sò l'amor. 
Grìs. Sposo, addio. 
Roh. Pietà . 
GMal. T'arresta. 
a 0 Già comincio a vacillai?.. 
a % Dopo orribile Tempesta . 

Suol placarsi il Cielo irato, 
E gli affetti il cor turbato 
lucomincia a serenar .Gri.m atto diipar. 
CuaL Ferma. Gris. Obbedisca. 

S C E N A li- 
Gostanza-, Corrado, Otont, e detti 
Cos. IjRence? Cor. Mio Signore- 
Ot. 1- Corona l'amor mio 
Guai. Giungi opportuno . 
Olà quelle catene 



40 ATTO ThRzO . 

Si tolgano a Griselda, e ne sia tosto 
Ci'nto il perfido Oton! Ot. Come! ah Corra 
Parla per me Cor. Dirò che i tuoi delitti 
Punisce adesso il Ciel . Ot. Sì , reo son io , 
La morte meritai, la chiedo io stesso, 
Guai L'avrai. Porgi a Costanza 

Prence la destra. Rob. Oh me felice! 
Cos. Oh sorte! Guai Griselda, la tua-figl: 
Che un dì piangesti estinta, accennando Cvò 
Ravvisa in lei, de' casi suoi la serie 
Tutta saprai. Gris. Costanza, 
La dolce figlia mia! Guai Sì, mio tesoro 
Gris. Ah cara figlia! io di contento moro .siabbrac. 
Guai Non più. Quel traditore 

Si conduca a morir . Gris. Fermate . Sposo 
La di lui vita a' preghi miei concedi . 
Guai Nulla negarti posso 

lu ti bel dì. Viva, ma dai mio Pregno 
Esule viva, misero, ed afflitto 
Nel rimorso crudel del suo delitto. 
Coro Da qual giubbilo impensato , 
Tutto sentomi inondar! 
Più di questo fortunato 
Noa si vide un dì spuntar . 
Gu,Gr.Ro.Co.Mìvi speranza, amato Prence, 
Hanno fin le nostre pene 
Il mio cor tranquillo appieno 
Torna in pace a respirar. 
Ot. Ah la vita in tante pene 

Un supplizio a me diviene 
Da rimorsi il cuor nel seno 
Io mi sento lacerar. 
Coro . Da qual giubbilo impensato ec. 

Fine del Dra '^ma 



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