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Full text of "Jone : dramma lirico in quattro atti"

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REGIO TEATRO ALLA SCALA 



JONE 



DRAMMA LIRICO IN QUATTRO ATTI 




JONE 

DRAMMA LIRICO IN QUATTRO ATTI 

DI 

GIOVANNI PEIIUZZINI 



MUSICA DEL MAESTRO 



UT» 



da rappresentarsi 
IL CARNEVALE 1861-62 




MILANO 

COI TIPI DI FRANCESCO LUCCA. 



77 presente libretto 3 essendo di esclusiva proprietà 
dell'editore Francesco Lucca, restano diffidati i signori 
Tipografi di astenersi dalla ristampa dello stesso 
senza (werne ottenuto il permesso dal su citato edi- 
tore proprietario. 



ìul automi 



La favola d'amore su cui si appoggia principalmente il noto 
romanzo di Bulwer: Gn ultimi giorni di Pompbi,ì m ha sug- 
gerita l' idea del presente dramma lirico. 

Ne conservai i personaggi più importanti e, per quanto mi 
fu possibile, la loro fìsonomia caratteristica ; fatta eccezione a 
quello di Nidia, il quale, sebbene eminentemente poetico e in- 
teressantissimo nel romanzo , pure , riprodotto tal quale , mi 
sembrava poco opportuno o almeno troppo pericoloso in un 
dramma per musica. Lasciato da parte ogni episodio che sa- 
rebbe stato d' inciampo allo sviluppo di un' azione , ristretta 
in così angusti confini, e che d' altronde nel romanzo si lega 
ed unifica ai soggetto principale, mi trovai nella necessità di 
discostarmi dall'autore inglese nei varii incidenti che formano 
l'orditura dell'azione medesima. All'impronta moderna che ho 
creduto dare ad un argomento di genere classico, mi sieno 
di giustificazione lo stesso Bulwer, di cui ho seguito l'esem- 
pio, e Gualtiero Scott, il quale nella prefazione ali'IVANHOE, 
scriveva che: per destare un interesse qualunque, è duopo 
che il soggetto trascelto venga, per cosi dire, tradotto nelle 
costumanze, del pari che nella lingua, del secolo in cui vi- 
viamo. 

L' AUTORE. 



PERSONAGGI 



ATTORI 



ARBACE, Egiziano, Gran Sa- 
cerdote (T Iside .... Sig. F. G. Beneventano 



GLAUCO , Ateniese .... Sig. Carlo Negiuni 

N1DIA , Schiava tessala . . Sig. a Maria Talvò 

BURBO , Taverniere, un tempo 

Gladiatore Sig. Giorgio Atry 

SALLUSTIO, Giovani patrizii, Sig. Luigi Alessandrini 



DIRCE , schiava di Jone . . Sig. a Linda Fiorio 
Un Sacerdote d' Iside . . . Sig. N. N. 
Uno Schiavo Etiope . . . Sig. N. N. 

CORI E COMPARSE. 

Giovani Patrizii - Gladiatori - Sacerdoti d 1 Iside 
Schiave di Jone - Schiavi di Arbace 
Popolo di Pompei e dei paesi vicini 
Edilli - Venditori di pesci e di frutta 
Fioraje - Guardie del Circo - Centurioni - Littori - Soldati. 

La Scena è in Pompei. 

V anno 79 deir èra volgare. 



JONE 



SÌg. a PAOLINA COLSON 



CLODIO 




(I versi virgolati si omettono per brevità.) 



Maestri concertatori a vicenda 
signor Cav. Mazzucato Alberto e sig. Pollini Francesco. 
Primo Violino e Direttore d'Orchestra sig. Cavallini Eugenio. 
Altro primo Violino in sosti tuz. al sig. Cavallini, sig. Corbellini Vinc 

Sostituto ai suddetti, sig. Rampazzini Giuseppe. 
Primo dei secondi Violini per TOpera sig. Cremaschi Antonio. 

Primo Violino per i Balli signor Melchiori Antonio. 
Altro Primo Violino in sostit. al sig. Melchiori sig. Valsecchi A. 
Primo Violino dei secondi per il Ballo, sig. Ressi Michele. 
Prime Viole 

per TOpera sig. Tassistro Pietro - pel ballo sig. Mantovani Gio. 
Primi Violoncelli a vicenda per l'opera o Ballo 
signori Truffi Isidoro e Quarenghi Guglielmo. 
Primo Contrabasso al Cembalo sig. Negri Luigi. 
Sostituti al medesimo, signori Manzoni Giuseppe e Moja Aless. 
Primo Contrabasso per il Ballo, sig. Motelli Nestore. 
Primi Flauti 

per TOpera sig. Pizzi Francesco - pel Ballo sig. Zamperoni Antonio 
Primi Oboe 

per TOpera sig. Confalo.nieri Cesare - pel Ballo sig. Ferrario Luigi 

Primi Clarinetti 
per TOpera sig. Bassi Luigi - pel ballo sig. Varisco Francesco. 
Primi Fagotti: per TOpera sig. Cantu 1 A. - pel Ballo sig. BorghettiG. 
Primi Corni 

per TOpera sig. Rossari Gustavo - pel Ballo sig. Caremoli Antonio. 
Prime Trombe : 

per TOpera sig. Languiller Marco - pel Ballo sig. Freschi Cornelio, 
Primo Trombone sig. Bernardi Enrico. 
Bombardone sig. Castelli Antonio. 
Arpa signora Rigamonti Virginia. 
Timpani sig. Sacchi Carlo. 
Gran cassa sig. Rossi Gaetano. 
Organo e Fisarmonica, sig. Zarini E. 
Maestro e direttore dei Cori sig. Zarini E. 
In sostituzione al suddetto, signor Portaluppi Paolo. 
Poeta, signor F. M. Piave. — Rammentalore sig. Grolli Giuseppe. 
Buttafuori signor Bassi Luigi. 
Scenografia: Pittore e Direttore, signor Peroni Filippo. 
Altro Pittore e Direttore in sostituzione al signor Peroni 
signor Carlo Ferrari, Professore aggiunto alla scuola di Prospettiva. 

Artisti collaboratori, esposti per ordine di anzianità 
^ignori: Cavallotti D., Luzzi A., Aschieri G., Tencalla G., Lovati F., 
Stefanini I., Crosti A., Frigerio A., Fanfani A. 
Comolli A., Sala L., Bestelli C, Belloni G. 
Appaltatore del macchinismo: signor Abiati Antonio. 
Inventore ed esecutore del Macchinismo signor Caprara Giacomo. 
Fornitore dei Pianoforti: signor Abate Stefano. 
Vestiarista proprietario: signor Zamperoni Luigi. 
Proprietario degli Attrezzi, sig. Gaetano Croce. 
Appaltatore dell'Illuminazione, sig. Gianna Giuseppe. 
Parrucchiere: signor Venegoni Eugenio. 
Fiorista e piumista: signora Sirtorè Elisa. 



ATTO PRIMO 



SCENA. PRIMA. 

Taverna di Burbo sparsa di anfora, ecc. Sopra una panca stanno 
alla rinfusa i pallii dei giovani PATRIZIE, che intorno ad 
un'altra giuocano ai dadi; mentre, dal lato opposto, alcuni 
GLADIATORI bevono e cianciano fra loro allegramente. II 
luogo é illuminato da una lampada. E 1 l'alba. 

Fra i giovani Patrizi, GLAUCO, CLODIO e SALLUSTIO: 

più tardi BURBO che va e viene recando vino od altro. 

Glad. Vuote son l'anfore... (chiamando) Burbo!.. che fai? 

A gola asciutta ci lasci qua? 

Se a 5 nostri stomachi vigor non dai, 

Con fiacca lena si lotterà. 
Pat. Su, scuoti il bossolo!... la sorte è varia... ( a Glauco) 
Gla. Per Giove!... il punto sempre peggiori 

Bossolo e dadi saltar fo' all' aria. 
Sal. Chi perde in gioco vince in amor. 
Clo. Forse il sinistro sguardo d'Arbace 

T* ha fatto il Caso ieri scontrar? 
Sal. Ovver di Jone l'occhio vivace? 
Gli. Non dèi quel nome qui profanar. 
Clo. Ti metti al serio? Già lo si vede, 

Non sei più quello de' primi dì.f 
Gla. Non son più quello?... pazzo chi '1 crede. 

Burbo... Il falerno... 
Gli altri Bravo!... cosi! 

(Burbo * che poco prima avrà recato da bere ai Gladiatori * 
torna in iscena, depone un 1 altra anfora sulla tavola dei 
Patrizii e riparie) 



8 ATTO 

GlA. (alzando il calice colmo, prorompe con enjasi) 

Su, di pampini, di grappi, 
M* intrecciate una corona ! 
Cinto d' anfore e di nappi, 
Salgo in vetta all' Elicona. 
Viva Bacco il re de' Numi, 
Inni a Venere e profumi! 
Canti chi vuole d* elmi e corazze, 
V ire e le stragi del Dio guerrier ; 
Io fra le belle pugno e le tazze, 
Ebro, non morto, voglio cader. 
Allor che in pugno V anfora ho stretta, 
Io non invidio lo scettro ai re... 
Sacra dell' oro la fame è delta , 
Sacra è del vino la sete a me. 
Cono Séguita, séguita... bravo!... cosi! 

Or torni il Glauco de* primi dì. 
Gla. Per le vene già del Nume 

Sento corrermi V ebbrezza. 
Con la bianca man di piume 
Vieni, o bella, e m' accarezza. 
Voluttà dalle pupille 
Ch' io ti beva a calde stille... 
Vo' del tuo crine baciar le anella, 
Sulla tua bocca la mia serrar... 
Meno ritrosa sarai più bella. . 
Ama, fanciulla; vita è Tamar! 
Tutti Venere e Bacco son nostri Numi, 
Noi della vita cogliamo il fior: 
A Bacco e Venere canti e profumi.., 
Viva il falerno... viva V amor! 

NlD. (di dentro) 

Ahimè! 
Tutti Qual grido! 

Gla. Nidia! 



PRIMO 9 

SGENA IL 

NIDIA, indi BURBO e dodi. 
NlD. (gettandosi ai piedi di Glauco) SoCCOTSO ! 

Pietà!... 

Gla. Chi offenderti, fanciulla, osò? 

(uedendo Burlo che col flagello sollevato sarà rimasto 
immobile sulla soglia) 

Ah tu, tu, BurboL. Cerbero od orso, 
L' unghie rapaci ti strapperò. 
Qua!' è il suo fallo? 
Bcr. Mia schiava è dessa, 

E (T ubbidirmi ricusa ognor. 

NlD. * Volea. . d'Arbace... (arrossendo) 

Gla. (a Nidia) T'intendo... cessa,,.. 

Povera vittima , sorgi e fa cor. 
(a Burbo) La compro... il prezzo? 
Bcjr. Cara mi costa... 

Venti sesterzii... 

GLA. (gettandogli una borsa) \\ doppio... a te! 

Bur. Certe ragioni non han risposta... 

(raccogliendo da terra la borsa) 

È tua! 

Gla. Va., libera, Nidia, tu se\ 

Pat., Sal., Clod. e Glad. 

Al generoso Glauco sia festa. 
Nid. (Libera !) 

Gla. Nidia, perchè sì mesta ? 

Nid. ( a Glauco) Abbandonata ed orfana 

Dove trovar ricetto ? 

Quale per me può fascino 

Aver la libertà? 
Schiava . ma a te da presso 

Viver mi sia concesso... 

Del mio signor il tetto 

Eliso a me sarà. 
Jone 2 



10 ATTO 
Gla. Lo brami?... sia. 

Clo. e Sal. Su , Glauco , 

L'alba da un pezzo è desta!... 
L' ultima tazza è questa, 
Evviva Bacco e Amor. 
Sal, (aiGladia) Bevete... io pago! - al solito 
Fu il giuoco a me propizio. 
Bua. e Glad. Al nobile patrizio. 

Far noi sapremo onor. 
Gla. (Immagin cara di Jone mia, 

Celeste raggio tu brilli a me... 
Oh, nel tuo amore redento io sia... 
Jone, ch'io possa levarmi a te!) 
Nid. (La troppa gioia m'opprime il core, 
Quasi a me stessa creder non so. 
Di Glauco schiava !... sogni d' amore , 
In voi la vita delizierò!) 
Bur. (Come di gioia le brilla il viso! 

Il mio sospetto certezza è già... 
Per lei di Glauco solo un sorriso 
Vale una vita di libertà.) 
Sal , Clo. e Pat. 
Venere e Bacco son nostri Numi, 
Noi della vita cogliamo il fior. 
A Bacco e Venere canti e profumi, 
Viva il falerno, viva l'amor! 
Glad. Oggi gagliardo, domani esangue, 
Del gladiatore quest' è il clestin : 
Pria che del Circo nuotar nel sangue, 
Della taverna nuotiam nel viri. 

[Glauco parte insieme a Clodio 3 a Sallustio e agli altri gio- 
vani patrizii* e seguito da Nidia. Dopo di loro* escono i 
Gladiatori, — Burbo, rimasto solo* cava di sotto alla tu- 
nica la borsa datagli da Glauco* ne versa il denaro su 
di un tavolo* e lo sta contemplando con compiacenza.) 



PRIMO 



li 



SCENA III. 

eilfSBO indi ARBACE. 

Bur. "È un giorno di fortuna : generoso 

y>V ateniese è davver! Questo si chiama 

«Esser ricchi e patrizii! Un mucchio d' oro ! - 

«E Arbace?... Alla colomba 

»Io sciolsi l'ale, e il falco 

«Più ghermirla non può... La sua vendetta 

«Sento ruggir. - Astuzia a me non manca... 

«L'affronterò! Quest'oro intanto è mio. 

«Ah! (accorgendosi d } Arbace che entrato improvvisa- 
mente in iscena s gli batte della mano una spalla) 

«Sei tu ? 
Ahb. «Si , son io. 

«E Nidia ?... - venduta poc'anzi tu. l'hai... 
Bea. «È vero. 

Ahb. «Stamane l'attesi... lo sai... 

"Così m' ubbedivi ? 
Bur. «Non è colpa mia : 

«A preghi, a minacce fu dessa restia. 
Are. «Tu mèndichi scuse. 
Bur. {con espressione maliziosa) „La Tessala è bella, 

«Ma... al sole di Jone s'offusca ogni stella 
Arb. «Che dici tu? 

Bur. «Nulla. - Di Nidia nel core 

«Io lessi... per Glauco delira d'amore: 
«Giovarti può forse! Rivai fortunata, 
«É Jone frattanto di Glauco l'amata. 

Arb. «Menzogna!... Di Bacco neil' orgie sommerso, 
«Nel lezzo s J avvolge d'ignobili amor. 

Bur. «Dal Glauco d'un giorno s'è fatto diverso... 

«Gli amici abbandona; sol Jone ha nel cor. 

àub. «In orgie la notte vegliata non ebbe? 

Bur. «A forza 1' han tratto, ma quasi non bebbe. 
«Da un pezzo gli amici si lagnai! di lui. 

Arb «(Barriera a' miei voti può farsi colui.) 



12 ATTO 

Bbr. »La fama ne corre per tutta Pompei. 

àkb. "(Progenie di regi soffrirlo io potrei? 

»No... mai!) ( a Burbo dopò un momento di pausa) 

«Dal Vesuvio fra i massi s'interna 
«Temuta dai volgo profonda caverna : 
«Dimora è queir antro d' antica sibilla, 
«Che magici filtri dall'erbe distilla. 

Bun. «La Saga del monte! 

Abb. «Là recati tosto , 

«E il solito filtro le chiedi per me. 

Bur. «In tutto a servirti Io schiavo è disposto. 

Arb. «A questa mia gemma prestar dovrà fè ! 

(si trae dal dito un anello e lo consegna a Burbo) 

«Vanne, e serba geloso l'arcano, 
«Il mio sguardo per tutto ti vede: 
«Ho dell' oro per darti mercede, 
«Ho un pugnai per poterti punir. 
«Io la mente, sarai tu la mano: 
«Altri cenni t'appresta a compir. 
Bua. «Quale il core fedele ho la lingua, 

«Del mio zelo t'ho date già prove: 
«Me di premio lusinga non move, 
«L' ubbidirti è una legge per me. 
«(Quando d'oro la borsa s'impingua, 
«Non il come m'importa e perchè!) 

(Arbace parte» Burbo raccolto il danaro* si ritirà 
nelV interno della taverna) 

SCENA 1Y. 

Stanza di Jone — Porta di prospetto. 
JONE sola. 

Oh, qual la prima volta m'appariva 

Nel tempio della Diva, 
L'ho sempre agli occhi miei, sempre dinante 

Il suo gentil sembiante 



PRIMO 13 
Ed ei?... di pari affetto ei forse m'ama... 
Svelar non l'osa., e il brama! 
Nel sol quand'è più splendido, 
Il suo sorriso io vedo , 
Guardo le stelle, e simbolo 
Degli occhi suoi le credo. 
Nel mormorio dell'onda 
Lo ascolto a me parlar... 
L'aura che mi circonda 
Piena di lui mi par. 
L'amo, l'amo, e la fiamma immortale 
Tempo, o affanno distrugger non può! 
Viva in core, gelosa Vestale, 
Custodir quella fiamma saprò! 

SCENA V. 

ARBACE e detta. 

Arb. Godo in trovarti lieta. 
Jone Arbace!... 

Arb. A me secreta 

Della tua gioia la cagion terrai? - 

Io che col guardo pénetro ne' cieli, 

Io so leggerti in cor.... Ami ! 
Jone Delitto 

È forse amor? 
Arb. Se l'anima sublima, 

Degno è de' Numi. - Di saper ho dritto 

Chi tal fiamma t' accese. 
Jose Alcun più vago 

Più nobile garzon non ha Pompei. 
Arb. Nomalo. 

Jone GlaUCO. ( con franca ingenuità) 

Arb. Desso!... ah tu non sai... 

Ingannata sei tu ! 
Jone Che dici mai ? 

Arb. Fra danze oscene ed orgie, 
Fra schiave invereconde, 



14 ATTO 

Neil' abbrutir dell'anima 

Notti e tesor profonde. 

In te de' Numi s' agita 

Eterna la scintilla ; 

Contaminata argilla, 

Egli ha di fango il cor. 
Jose (Glauco!... il mio Glauco!... misera, 

Che ascolto!... e sarà vero? 

Aver sì vii può l'anima 

E il volto onesto e altero? 

Quegli occhi a me mentivano, 

Gli occhi pur casti tanto! 

Cinto da vel più santo 

Mai non fu in terra amor.) 
Àrb. Anche stanotte in làide 

Gioie trascorse ha P ore. 

Compra ha una schiava: inebriasi 

Or forse al nuovo amore. 
Jone Non proseguir: soccombere 

Al troppo duol mi vedi.., 
Akb. Se di te degno il credi, ( con ironia) 

Amalo, o Jone, ancor. 

SCENA VI. 

DIRCE , NIDIA e detti. 

Din. Una schiava giovinetta 

Favellar a te desia ; 

Nel vestibolo ella aspetta. 
Jone Una schiava!... e chi l'invia? 

Dir. Nulla disse: a te soltanto 

Par che il voglia confidar. 

Jone Venga. (Dirce parte ed entra Nidia) 

AltB. (con sorpresa) (Nidia !) 

Nid. (fissando Jone) (Ahi bella tanto!) 

ÀRB. (come sopra) (Qui ?...) 

Jowe (a Nidia) p uo i libera parlar. 



PRIMO 1 5 

Nid. Chi mi manda e chi son io 

Ti dirà queslO papiro, (porgendo a Jone un 
Jq\K (GlaUCO \) f°§^ ch'essa apre e legge con ansietà) 

àrb. (Glauco!) 
Jocve | (Il ciglio mio 

Non m' inganna... io non deliro!) 

(accostandosi ad Orbace e in tuono di trionfa) 

Quella schiava compra or ora, 
Vedi... in dono egli offre a me : 
Leggi, Arbace, e dimmi ancora, 
Di', se il puoi, che abbietto egli è. 

(a Nulia con trasporto) 

Cara a Glauco, o mia fanciulla, 
Come amarti non dovrei? 
Poi che Grecia a le fu culla, 
Più diletta ancor mi sei. 
Così ingenua, così bella. 
Gentil dono ei m'offre in te... 
Più che schiava, ognor sorella 
Tu sarai, fanciulla, a me. 

ÀRB. ( a J° ne i nascondendo a slento lo sdegno ond'è compreso) 

Non lusingarti, - t'illude amor... 

Non sai tu l'arti - d'un sedultor. 

Ei tradimento - più vii t'ordì... 

Del pentimento - paventa il dì ! 
Joene (Mendace il grido - non fu d'amor, 

Essermi infido - potea quel cor ?... 

D'affetto pegno - novel mi diè... 

Oh m'ama, e degno - d'amor egli è!) 
Nid. (Ahi, tanto e come - pietosa a me! 

Di Glauco il nome - solo il potè... 

Fatai mi corse - le vene un gel .. 

L'ama ella forse?... - dubbio crudeli) 

(Arbaee parte: Jone si ritira nelle stanze attigue. Sulla 
porta che mette al giardino si affacciano Dùce e le al- 
tre schiave che invitano Nidia a seguirle) 



FINE DELL'ATTO PRIMO. 



ATTO SECONDO 



SGENA PRIMA. 

Porticato che dà accesso ai giardini nella casa di Jone 
ed agli appartamenti già illuminati. — E 1 notle. 

NIDIAj appoggiata ad una colonna, sta immersa in profonda 
tristezza, mentre s'ascolta il seguente: 



Coro is terno. 

Soito le dita eburnee 
Ti suona amor !a lira : 
Te, nuova musa, il fervido 
Estro di Saffo ispira. 
Di fiori e di corone 
Offriam tributo a te, 
Ma vago al par di Jone 
Fiore in Pompei non è. 
id. A lei plausi ed onori, a lei di Glauco 
L'amor! - Qual più beata 
Fanciulla in terra?... esser da Glauco amata! 
Ed io, povera schiava, il suo compianto 
Neppur sperar poss' io, - che P amo tanto! 
Atroce pena!... Ahi sempre 
Vederlo a lei da presso, e testimone 
Esser del foco che Io strugge!... Jone... 
Per un solo de' tuoi gaudii, intera 
Io la vita darei ! 



ATTO SECONDO 17 

SCENA II. 

BURBO e detta. 
Ben. ( c ^ lg aifr * "dite 1/1 disparte le ultime parole di Nidia) 

Fa core e spera. 

Nid. Burbo!... 

Bus. Ti fo' paura ? Or già non sei 

Più schiava mia. Severo 
Fui talvolta con le, ma t'ebbi cara 
Pur sempre ! 

Nn>. Qual favella ! 

Bur. (misterioso e con simulato interesse) Sventurata 

Sei tu. 
Nid. Chi il dice? 

Bui?. Io che so tutto , e or ora 

Da te l'intesi. 
Nid. Dei !... pietà!... 

Bur. Più assai 

Darti poss' io - Di Glauco il cor. 
Nid. Ti fai 

Gioco di me? 
Buu. Nella natia Tessaglia 

Mai non udisti favellar d' arcani 

Filtri d' amor ? 
Nid. L'udii. 
Bur. D' un di que' filtri 

Vo' farti don. (traendo dalla cintura una ftala 3 che 

Nidia osserva con ansietà) 

Tosto che il beva, amarti 

Glauco dovrà... 
Nid. Fia vero ?... 

Ei m'amerà, dicesti !... 
Bur. D' immenso amor. 

Nid. Ah, SÌ ! ( sta P er prendere dalle 

mani di Burlo V ampolla 3 ma si pente * compresa 
da subito ribrezzo) 

Bur. Perchè t* arresti ? 

Jone 5 



18 A T ro 

Nid. Inganno egli è ! - sollecito 

Farti di me, tu puoi? 
Bur. Io: perchè no? risolvili... 

Nid. Se quel licor... 

Bue. Noi vuoi ? 

Sia : tardi un dì pentirtene 

Dovrai. 

Nid. Se a lui fatale... 

Bur. A lui fatai?.. Non esserlo 

Può che alla tua rivale. 

Al generoso Glauco 

Io recar danno? stolta 

Sei , se Io credi. . Sbrigati ! 

Tempo a gettar non ho. 
Voci interne Sia plauso a Jone !... 
Bur. Ascolta. 
Nid. (E lei tradir potrò?) 

Bui;, (prende Nidia per mano e la conduce verso gli appartamenti) 

È là... rapito in estasi 

Della sua diva ai piedi : 

D' amor le parla ! .. in teneri 

Sguardi languir lo vedi. 

Se il foco più s'avanza, 

Incendio diverrà; 

Né, a spegnerlo, possanza 

Virtù di filtro avrà. 
Nid. (Da quai gelose furie 

Mi balza il cor commosso! 

È un' agonia terribile 

Che sopportar non posso. 

No, com' io P amo e quanto 

NulP altra amar lo può... 

Pur ella è lieta, e pianto 

Solo in mercede io n'ho!) 
Bur. Ebben !... Spumanti calici 

Recan le schiave in giro... 

Non indugiar. 



SECONDO 19 

Nid. Propizia 

Venere a me sarà! (con improvvisa rìsoluz.) 
Quel filtro!... 

Bun. (porgendole l'ampolla) È qui... (Respiro !) 

Nid. Oh gioia... ei mio sarà ! 

O primi d'amore fantasmi ridenti, 

Di luce novella brillatemi in cor! 

La povera schiava non ha più lamenti... 

Delizie le appresta di Glauco l'amor! 
Bun. Oh, vanne, t'affretta!., son ore gl'istanti... 

Coraggio!... la prova fallir non potrà... 
Voci interne Fra gaie canzoni, fra nappi spumanti, 

Un serto di rose la vita si fa. 

(Nidia entra frettolosa negli appartamenti, Burbo si avvi' 
dna alle vetriale (*) e sta osservando : s'odono ad in- 
tervalli gli evviva degli invitati) 

Bur. Or sarà pago Arbacel... Insania, o morte 
Suol quel filtro recar.» - Oh, come trema 
La poveretta, e gli occhi 
Volge d' intorno sbigottita !... Un nappo 
Ha fra le man... a Glauco 
Lo porge... il Greco al laccio è preso... beve! 
Ah!... la tazza depon... - Nidia è svenuta!... 
La sorreggon... rinvien !. . Sol pochi sorsi 
Bevuti egli ha! - Se resta il colpo a mezzo, 
La mia fatica scaderà di prezzo. (parte) 

SGENA III. 

GLAUCO indi JONE. 
Gla. (esce dagli appartamenti : il suo volto palesa l'emoziona ond'è 

O profani diletti , o vane larve agitato) 

Di voluttà bugiarde, or che mi resta 

Di voi? Rimorso £ pianto.. É un' altra ebrezza 

Che mi sublima 1' anima e il pensiero. - 

primo , unico e vero 



(*) La scoperta di Pompei distrusse l'erronea opinione degli antiquarj 
che le finestre coi vetri fossero sconosciute ai Romani. Bulwer. 



20 A t ro 

Amor mio, Jone!... Di tua voce il suono 
Come ogni fibra mi commove, e quanto 
M' è possente de' tuoi sguardi l'incanto! 

JONE aura seguite l'orme di Glauco* gli si appressa j e con 
dolce rimprovero) 

Glauco, fuggi da me ? 
Gla. Fuggirli ? e dove 

Fuggir poss' io che non ti vegga e ascolti ? 
Jone Quai detti ! 
Gla. 1/ universo 

Non sei tutto per me?... della tua vita 

Non vivo? 
Jone Glauco ! 

Gla. (animandosi ' sempre più) Oh no, no mai si forte 
Fu in me desio di vagheggiarli appresso... 
Jone Glauco ! ! 

Gla. Di dirli alfin: t'amo... sii mia! 

Jone (Suprema gioia !) 

Gla. E udir da J labbri tuoi 

Un accento dolcissimo d'amore... 

Dillo! 

Jone(* 0/j abbandono)^ gli occhi non mi leggi il core? 

T'amo, t'amo! 
Gla. Ah, l'odo alfine 

La parola inebriante! 

D'una gioia senza fine 

Veggo il raggio a me dinante. 
Jone Sì d' Imen m'adduci all'ara, 

Io t' affido e vita e cor. 
Gla. Vien : la Grecia a noi prepara 

Molle un talamo di fior. 
Dell' Ilisso sulle sponde 

Ha natura eterno il riso ; 

Là vedrai commosse V onde 

Farsi specchio al tuo bel viso. 

Di profumi imbalsamate 

Verran V aure a carezzarti , 



SECONDO 21 

Suoni d' arpe innamorate 

Saran T eco del mio cor... 

Tutto, ah tutto per amarti 

Del mio cielo avrò l'ardori 
Jone Del mio core ogni speranza 

Quest' istante appien corona, 

A ineffabile esultanza 

L' alma assorta s' abbandona. 

Come nuvola dorata 

Il tuo fascino mi cinge, 

In un' estasi beata 

L' avvenir precorro già.... 

Il destino a te mi stringe, 

Patria mia la tua sarà. 
Te contendermi d' Arbace 

II rigor non può... 
Gla. Che ascolto ! 

Lui nomasti?... sua esaltazione cresce: la 

fronte gli arde _, gli occhi errano d 3 intorno spalancati : il 
delirio va sviluppandosi) Qv' è Y audace ?... 

Oh! nascondimi quel volto! 
Jone Che mai dici? 

Gla. Acuti dardi 

Qui nel cor!... che sete ardente! 

Mi scintillano gli sguardi... 
Joine Deh, ti calma!... 

Gla. Arbace?... ei mente!... 

Oh non vedi! è cheto il mare... 

Vieni, vien... la nave è presta... 

Vele ai venti... un lido appare... 

La mia Grecia, oh gioia... è questa! 
Joise Tu vaneggi ?... 

Gla. De' tuoi baci 

Fa eh' io sugga la dolcezza,.. 
Johe T' allontana!... 

Gla. Perchè taci?... 

Vieni, o bella, e m'accarezza; 
Jone 4 



22 A T T 

Voluttà delle pupille 
Ch'io ti beva a calde stille! 

Jone Numi! 

Gla. suo delirio è al colmo) Burbo... qua il falerno!... 

Vuoto V anfore d' un sorso... 

Tazze, dadi, io più non scerno... 
Jone (chiamando) Ah, soccorso!... Ahimè soccorso! 

SCENA IV. 

INVITATI? SCHIAVE frale quali NIDIA , DIRCE e detti, 
indi ARBACE. 

Coro Delirante egli è... correte! 

Glauco, Glauco, oh torna in te! 
Nm. (Che mai veggo!) 

Gli. Voi... chi siete? 

Qua il falerno, i dadi a me. 
"Canti chi vuole d'elmi e corazze, 

»U ira e le stragi del Dio guerrier.. 

«Io fra le belle pugno e le tazze... 

»Ebro, non morto, voglio cader. 

(abbracciando or V una , or V altra delle schiave, quasi 
in frenesia d* amore,) 

Vo' del tuo crine baciar le anella , 
Sulla tua bocca la mia serrar... 
Meno ritrosa sarai più bella... 
Ama, fanciulla.;, vita è Tamar! 

ÀRB. ( c he da alcuni istanti sarà comparso in iscena, tenendosi in 
dispaile, si avanza verso Jone e le dice:) 

Vedi in qual core posto hai V affetto, 
Vedi se Arbace mentiva a te. 
Nato alla polve, rettile abbielto, 
Di calpestarlo sdegni il tuo piè. 
Joise (Più non mi vede, più non m* ascolta... 

In turpi immagini travolto ha il cor. 
Ed io l'amava! delusa e stolta, 
Io f ho credulo degno <T amor !) 



SECONDO 25 
Nid. (Quel filtro!... ah Burbo, m'hai tu tradita? 

Doveva io cieca prestarti fe J ? 

Celeste Venere, lo serba in vita; 

V ira tua vindice piombi su me.) 
Irsv. (Come quel volto dianzi sereno, 

Or di baccante Timmagin dà! 
Sch. Ristoro al foco che gli arde in seno 

1/ aura notturna forse sarà. 

JONE ( Q d Arbace) 

Consiglio, aita deh tu mi presta, 
O mio secondo padre d* amor! 
Arb. Può del tuo core sol la tempesta 
La voce d'Iside far muta ancor. 
A consultarla da me verrai? 
Jone Quando?... 



Arb. Fra un 5 ora. 

Jone Coraggio avrò? 

Sola,... fra V ombre... 
Arb. Che temi mai ? 

Io su te veglio... Verrai ? 
Jone (risoluta) Verrò. 



(Durante il breve dialogo fra Jone ed Arbace, Glauco, 
vinto dalla stanchezza, si appoggia seduto per terra, 
al piedestallo di una colonna. Gl* invitati e le schiave 
lo circondano.) 

Gla. Canti chi vuole,., le stragi... 

Coro e Nro. Affranto 

Par che s 5 addorma... 
Gla. (con voce sempre più fioca) Del Dio guerrier... 

Io fra le belle... 
Coro e Nid. Restiamgli accanto, 

Gla. Ebro, non morto,... voglio... cader! 

(Arbace parte. Jone retrocede innorridita alla vista di Glauco 
sdraiato net più licenzioso abbandono : Nidia è in ginoc- 
chio supplichevole vicina a lui. Cala il sipario.) 



FINE DELL' ATTO SECONDO. 



ATTO TERZO 

•*ss«&&ì@® & w ti« . ■ - 1 

SCENA PRIMA. 

Piazza del Mercato in Pompei. 
A destra la casa d' Arbace, poi il Tempio d'Iside. 

È notte; il cielo sereno e stellato; il mercato è ancora popolato 
e vivace. Sotto piccole tende stanno i venditori di pesce e di 
frutta, le di cui voci si alternano a quelle delle fioraie. 

-Chi vuol pistacchi e datteri !... 
Aranci chi ne vuole!... - 

- Garofani , viole , 
Rose, chi vuol comprar. - 

D'ogni gusto, d'ogni odor, 
Qui son fruita , qui son fior. - 
- Murene di vivaio, 
Ostriche di scogliera! - 

- Tarda si fa la sera... 
Presto,... chi vuol comprar. - 

K ho di lago, n' ho di mar... 
Chi il mio pesce vuol comprar! 

(il cielo si oscura; rumoì-e sotterraneo) 

Come T aria sa di zolfo!... 
È presagio di sventura. 
Par che s' alzi là dal golfo 
Una nebbia scura, scura. 
Da tre giorni, o molto o poco, 
Il Vesuvio manda foco... 
Sedici anni restò zitto... (*) 
Che si desti è da temer. 

(*) Neir anno G3 un terribile terremoto scosse il suolo della Cam- 
pania, e Pompei molto ne fu danneggiato. 



I 

11 
I 

II 



A T T TERZO 35 
Coro Una scossa s' è sentita... 

Ahi sprvento !... un* altra ancora... 

È in pericolo la vita... 

Via di qua senza dimora. 

È castigo degli Dei 

Pei delitti di Pompei. . 

Il Gran Mago dell' Egitto 

Di salvarci avrà poter. («* disperdono) 

SCENA IL 

ABBACE esce dalla propria casa. Un Sacerdote d'Iside che lo li a 
seguito, si trattiene in disparte in attitudine rispettosa. 

Akb. Inutil peso della terra , umane 

Larve cui basla un fremito di vento 
A sgominar, dinanzi a me che siete ì - 
Su voi, schernendo, il saggio' 
Dominator procede, e col suo raggio 
Vi dà luce e v* accieca... - Invano il fato 
A me di Nino contendeva il trono... 
Più possente d'un re fors'io non sono? 
Della corona egizia 

Roma s' ornò fastosa ; 

Balda sulle piramidi 

Or P aquila si posa : 

Ma se degli anni il turbine 

Quella corona ha sperso, 

Per tutto T universo 

Sudditi Arbace avrà. 

Cadon cittadi e popoli , 

Ma il saggio regna e sta. 

(momento di pausa) 

Sinistro è il ciel: malefici 
Astri sol veggo... Il mio 
Luce ha di sangue! prossimo 
Forse a morir son io L. 



26 A T T 

Sia pur: tramonto splendido 
L'astro d'Arbace avrà. 

(al Sacerdote che s'inchina c tosto parte) 

Presso è l'istante... affrettati... 
Tutto disponi... va! 
D' amor piena ed ineffabile 
Sia la gioia a me largita, 
E nel lampo di quell'estasi 
Si dilegui la mia vita. 
Oh se fervide le impronte 
D'un suo bacio io recherò, 
Alle rive d'Acheronte, 
Ombra lieta scenderò! 

(entra nel palazzo la cui porta si chiude dietro a lui) 

SCENA m 

JONE e NIDIA. 

JONE ECCO la SUa magion. (porgendo la mano a ISidia) 

Addio: di gelo 
É la tua man... tremi per me ? 
Nid. (La voce 

Mi manca...) 

Jone Addio... Veglia su lui... Dal core 

Perchè noi posso cancellar?... amore! 

(Sale al vestibolo: la porta si apre dinanzi ad essa, che, 
abbracciata ISidia, entra nel palazzo. ISidia, rimasta sola, 
trasalisce: e quasi forsennata si slancia alla porta sfor» 
zandosi inutilmente di riaprirla) 

Nid. Jone!... non m'ode... EU' è perduta! ed io 
Trarla poteva dall'abisso!... complice 
Mi farò d'un misfatto?... Ah no... si salvi! 
Glauco dal suo delirio 
Rinvenne già... tutto egli sappia!... Dei, 
Pietà, pietà!... Glauco salvate in lei! 

(parte precipitosa) 



TERZO 



TI 



SCENA IV. 



Sala egizia nella casa d'Arbace rischiarala da una lampada. 
À sinistra la statua della Dea Iside. 



A BIBACE solo , indi lo Schiavo etiope e JONE. 
Arb. Come mi balza impaziente il core! 

(lo Schiavo etiope si presenta ad una delle porte , e si 
ritira ad un cenno a" Arbace) 
Ah!... Venga. ( va incontro a Jone che conduce per mano 
sul dinanzi della scena) 

A che lo sguardo 

Abbassi al suol?... del tuo secondo padre 

Temi il volto fissar ? 
Jone Di riverenza 

Compresa io son. 
Arb. La prima volta è questa 

Che tu d' Arbace il tetto onori. 

Jone (osservando con meraviglia alV intorno) Quante 

Dovizie d' arte e di natura ! 
Arb. Oh , tutte 

Fonderle potess' io per farne un serto 

Al tuo fronte di neve! 
Jone Io sol la pace 

Cerco del cor. 
Arb. Interrogar ti piace 

V onniveggente Dea ì 
Jone Lo bramo, e il temo. 

Arb. Sicura il puoi : ridenti 

A te destini la tua stella adduce... 

(la scena s'abbuja : il simulacro della Dea sembra 
animarsi * e i suoi occhi brillano d' una fiamma 
turchina e scintillante) 



28 A T T 

Jose Che fu ?... 

Ann. Fra poco^ tornerà la luce. 

VOCI (di sotterra) 

A que' fiori , o giovinetta , 

La tua man non appressar; 

11 profumo che t' alletta , 

In velen si può cangiar : 

Sotto il verde delle fronde 

Il serpente si nasconde. 
km.( marCato )Odi e apprendi! 
Jone Sventurata!... 
Arb. Ti rincuora, o Jone... vedi! 

Or di luce circondata, 

Gigli spuntano a' tuoi piedi. 
Jone Quale incanto!... in un'arcana 

Voluttà mi sento avvolta. 

Di melòde non umana 

Odo il suono a me venir... 
Arb. O mia Jone, esulta... e ascolta... 

A te s'apre l'avvenir. 

(Una luce improvvisa e vivissima avrà rischiarala la scena j 
la cortina sparisce e lascia scorgere un ridente giardino* 
chiuso nel Jondo da elegante tempietto. Gli alberi sparsi 
qua e là saranno congiunti da festoni di fiori. Giovani 
Ninfe intrecciano allegre danze al suono di musica vo- 
luttuosa. Foci dall'alto intuonano il seguente:) 

Cono Un core per comprenderti 

Cerca, fanciulla, ed ama: 
O vaga fra le vergini , 
Tutto ad amar li chiama. 
Di gemme a te conserto 
Offre il Destino un serto... 
Fugge la vita rapida, 
L'ara d'Imen t'attende... 
L' uom che la man ti stende, 
Sol di te degno egli è. 



TERZO 29 
(Verso la fine del coro si sarà schiuso il tempietto nel cui 
mezzo sta un' ara adorna di rose. Da un lato dell' ara 
appare una figura di donna che ha le sembianze di Jone: 
dall'altro lato un fantasma , coperto dalla testa ai piedi 
d' un manto di porpora , sta gemi/lesso dinanzi ad essa * 
in atto di presentarle una regale corona) 

Joise (Dei! che sarà!...) 

Arb. (Qual T agita 

Or tema ed or speranza!) 
Jone No, gli occhi non m'ingannano... 

Quella è la mia sembianza. 
Arb. Svelar a' sguardi tuoi 

Posso quel uom, se '1 vuoi. 
Jone Ah, sì!... lo bramo. 

Arb. Miralo ! 

(egli solleva una mano , cade il manto che nascondeva le 
forme del fantasma , e Jone mette un grido riconoscendo 
in esso le sembianze dell' Egiziano) 

Jone Sogno, delirio è il mio?... 

Arb. Diva del cor... son io... 

Ch'ardo d'amor per te. 
Sì, d'amor sublime, ardente 

T' amo, o Jone!. . 
Jone Dei, che ascolto! 

Arb. Questa fiamma onnipotente 

Lungo tempo ho in cor sepolto... 
Jone Tu deliri ! 

Arb. Agli occhi miei 

Nume, Eliso è il tuo sembiante. 

Io che il mondo al pie vorrei, 

Io mi prostro a te dinante 

Un accento, un guardo solo 

Di speranza almen mi dona... 

Spoglierò di gemme il suolo 

Onde farne a te corona; 

Un aitar siccome a diva 

D'oro e luce io t'alzerò. 



50 ATTO 

Joine (Lassa! e fede io lui nutriva?,..) 

Arb. Cedi , cedi ! 

Jmz Ah pria morrò. 

(svincolandosi dalle braccia di Orbace corre al simu- 
lacro d* Iside quasi per farsene scudo) 

Arb. Fuggi invano... tu se 5 mia!... 

Sosse No , giammai !... ti scosta !... 

Arb. Audace ! 

Nè mortai , nè un Dio potria 

Or contenderti ad Àrbace. 



SGENA V. 

@LALC© seguilo da NIDIA e da alcuni suoi amici, fra quali 
SALLUSTIO, DIRCE e SCHIAVE di Jone, SACERDOTI, 
SCHIAVI di Arbace, fra i quali l'Etiope, BURBO e detli. 

Glà. (irrompendo con impelo in iscena ^ si presenta minaccioso a 
fronte di Arbace) 

Io lo posso. 
Jone (*on s ioia e sorpresa) Glauco ! 
Arb, Insano! 

Osi tu?„.. - Ministri... olà!... 

(escono dalla cortina i Sacerdoti d' Iside j mentre 
dalle porte irrompono gli schiavi armati) 

La sacrilega tua mano 
Su costei non s' alzerà. 
Gla. Tu sol , tu sol sacrilega 

Su lei la man levasti, 

Tu che quel fior si candido 

Contaminar tentasti. 

Dell' are vituperio 

E non ministro sei... 

Renderla a me tu dèi \ 

Sacra al mio cor eli' è. 
Ape. Egli bestemmia!... uditelo... 

Ebro di Bacco è desso. 

Di sue nequizie al cumulo 

Nuovo ora aggiunge eccesso. 



TER20 51 

Arb. e Sac. (« Glauco) 

Empio, t' arresta : ad Iside 

Rapirla invan presumi... 

Profanator de' Numi , 

Anatema su te ! 
JoiNE Qual nera benda orribile 

Si toglie agli occhi miei ! 

Un Dio ti guida, o Glauco; 

Mio salvator tu sei. 

La fronte tua sorridermi 

Non vidi mai più pura, 

Egida in te sicura 

Il mio candor avrà. 
Nid. (Salva... e per me!... più libero 

Batter mi sento il core... 

Fonte mi sia di lagrime, 

Non di rimorsi, amore. 

Se eternamente misera 

Vuole il destin ch'io sia, 

Della sventura mia 

Non ei soffrir dovrà.) 
Gla. Jone) L'ansia deh frena e i palpiti, 

Non paventar periglio 

Presso io ti sono: incolume 

È tua purezza, o giglio. 

Di sua tremenda folgore 

M' armò la destra un Dio... 

Del tuo soffrir, del mio 

Vendicator qui sto. 
Bur. (Fu passegger delirio 

Che gli turbò la mente, 

Sol di gelose furie 

Or l'anima ha fremente: 

Quale, in vederlo, insolito 

Senso nel cor m'è corso?... 

Che sia pietà !... rimorso ?... 

Crederlo a me non so.) 



32 ATTO TERZO 

ScHIAV/ DI ÀjlBACE 

Da queste saere soglie 
Noi scaccierem V aqdaee: 
Parla, e se il brami, esanime 
Per nostra man cadrà. 
Dirce, Schiave e Amici di Glauco 
(A lei sì turpe insidia 
Tramar poteva Arbace? 
D' un' innocente vittima, 
Ti prenda, o De a , pietà) 
Ano. Forsennato, allontanati..* trema!... 

Vedi !... (in atto di ferire Jone) 

Gla. Infame, a te prima... a te morte! 

(cieco dall'ira, sguainato il pugnale, si scaglia su Arbace, 
ma è trattenuto dagli schiavi che lo disarmano) 

Jone Ah!... 

Nid. e Bur. Che festi ?. . 

Sacerd. Anatèma, anatèma! 

Gla. (Rabbia !) 

AnB - I Numi son egida a me. - 

Testimoni del turpe misfatto 

Foste tutti... 
Sacerdoti e Schiavi ille belve sia tratto ! 
Jowe Pietà!!... 

^ rA * Jone, non pianger... sii forte! 

Jone, Nidia, Burbo, Amici di Glauco e Schiave 

Infelice, l'amor ^ perdè! 

(Glauco è trascinato a forza dagH Schiavi fuori del tem- 
pio, mentre Arbace e i Sacerdoti scagliano nuovamente 
su di lui il grido di anatema, Jone in preda alla sua 
disperazione si getta fra le braccia di Nidia, circon- 
data dalle Schiave. Quadro generale e cila la tela.) 



FINE DELL'ATTO TERZO. 



ATTO QUARTO 



SCENA PRIMA. 

Esterno dell 1 anfiteatro in Pompei. Cittadini riccamente vestili, 
alcuni dei quali con séguito di Schiavi: popolani di Pompei 
e de 1 paesi vicini ingombrano la scena dirigendosi ali 1 anfiteatro, 
le di cui porte sono aperte. Varii fra i POPOLANI tratten- 
gono RlIRBOj e si stringono con esso io colloquio. 



I. Delle arene tu antico campione , 

Oggi al Circo mancar non vorrai. 

Buu, Per Polluce! .. sì ghiotto boccone 
Io lasciar non fui solito mai. 

Cono Gladiatori di Gallia e di Roma 
Cresceranno alla festa splendor. 
Se men grigia tu avessi la chioma, 
A lottar scenderesti con lor. 

Bua. Il crin F età m' imbianca, 
Ma non F ardir mi manca , 
Nè alle braccia vigor. 

I. Nessun F ignora. 

15. Facil vittoria non saresti ancora. 

I. «Pur men gaio del solito li mostri! 

II. «Dell' ateniese forse 
«Il destin ti dà pena? 

Bur. « k tutti caro 

«Era in Pompei: sì giovine, sì bello... 

I. «E ricco tanto!... 

II. "Ei d' Iside il ministro 
«Trucidar non tentò?.., 

I. «Di gelosia 

«Fu un insano furor. . 



54 ATT 

II. » Altri più reo 

«Esser di lui polria... 
I. (« Burbo) «Tu, si loquace, 

»Or stai li muto ?... 
IL »È suo cliente Arbace. 

I, Qual SUOn ! (squilli lenti di trombe) 

IL Ecco il ferale 

Corteo s' avanza. 
Buk. È lui! 

L Pallor mortale 

Sul volto egli ha , ma il piede 

Franco e sicuro incede. 

( Al suono di funebi*s marcia, preceduto e seguito da sol- 
dati; da guardie, ecc, } e circondato da littori, Glauco 
attrauersa la scena dirigendosi verso V Anfiteatro. Giunto 
a pochi passi da esso, si arresta, Burbo e i popolani , 
insieme ad altri soppr aggiunti, si tengono in disparte) 

SGENA IL 

GLAUCO, Littori, Soldati, ecc., altri Popolani e detti. 

Gla. Un istante vi chieggo!... Un solo istante 
Di questo liber' aere 

La voluttà eh' io spiri! - E tu m' ascolta. 

popolo. - Non mente 

Chi vicino è a morir... Sono innocente! - 

Un dì squarciato il velo 

Fia d'un mistero infame: il nome mio 

Or d'onta ricoperto, immacolato 

Risorgerà! - Dopo la tomba ancora 

Ha la vittima un grido .. - 

Popolo, a te le mie vendette affido. 
Jone! - di quest'anima 
Desio supremo e santo, 
Non è il morir, ma il perderti 
Che m' addolora or tanto. 



QUARTO 35 
Ah! di me priva, o misera, 
Qual più li resta aita? 
Lunga agonia di spasimi 
Per te sarà la vita... 
Ma no! conforto siati 
La mia memoria, o cara: 
D' amor eterna un* ara 
Per noi 1* Eliso avrà. 
Alcune voci Vieni ! 

GlA. ( con tulio il trasporlo) 

Il tuo Glauco, T ultimo 
In terra addio ti dà! 

(s' incammina al Circo: dopo il corteggio^ entrano i po- 
polani con Burboj mormorando fra loio:) 

I. Non é, non è colpevole, 

Il suo sembiante il dice. 

II. Andiamo: a noi non lice 
Che fremere e tacer. 

Bua. Àndiam: (se n'esco incolume, 

Miracolo è davver!) 

scena m 

SALLUSTIO e NIDIA. 

Sal. «Ben t' affidasti a me: più vero amico 

«Non ha Glauco in Pompei. 

«Vieni... lo salverem. 
Nid. «Burbo smentirmi 

«Non oserà. 
Sal. «Se pur V osasse, fede 

«Trovar potria ?... - Nel popolo 

«Autorevole ho voce. 

«Vieni... giustizia avremo. 
Nid. «(Oh questa gioja 

«Concedetemi, o Numi, e poi... eh' io muoia!) 

(entrano nel circo.) 



36 



ATTO 



SGENA IV. 

JONE , indi ARBACE. 

JoiVE (*' avanza a passi concitati: ha il volto pallido, la chioma 
scarmigliala , le vesti discinte: tutto palesa il delirio 
ond* è agitata) 

Glauco, ove sei?... d' intorno a me noti sento 

Spirar l'ambrosia, indizio 

Della presenza tua... T' affretta! L' ara 

D' Imen ci attende: un talamo di fiori 

La Grecia a noi prepara... Oh vieni d' amarmi 

Dicevi tanto, e puoi cosi lasciarmi? - 

Dei, qual truce fantasma!... l'infocato 

Sguardo fissa su me. . m' insegue .. Scampo 

Dove trovar?... - II lampo 

Mi brilla d'un pugnai... Ah Glauco!... desso! - 

D' un anatema orribile 

II grido ascolto... avvinto 

L' han di ritorte... al Circo è tratto!... - II mio 
Glauco salvar or chi può mai! 



àrb. Sol io! 

Jone Tu?!... - ti conosco al fremito 

Che nel mio sen ridesti... 

»Arbace sei! tu irridere 

«Al mio dolor vorresti. 
Arb. Salvarlo io posso. - L' arbitra 

Del suo destin sei sola. 
Jone Io?... tu m'inganni. 

Arb. Un' unica 

Chieggo da te parola... 
Jone Oh, ti comprendo!... scóslati! 

Rabbrividir mi fai. 
Arb. D' un lungo amore e fervido 

Dammi mercè... 
JoriE No, mai! 

/ 



QUARTO 57 
Arb. ( €on & maro scarsamo) 

Così leggiadro, ei vittima 
Fia d' una belva e pasto... 
Pensa 1 

Jone Più rio supplizio 

V aspetto tuo mi dà... 
Tutto a soffrir io basto , 
Tranne l'infamia... va! 

A KB. (come sopra) 

V ami tanto e V abbandoni , 
A sì crudo, atroce fato?... 
Questo è il premio che gli doni , 
Della fé eh* ei t* ha serbato! 
Vieni , oh vieni di sua morte 
Impassibil spettatrice, 
A te piangere non lice, 
Debol senso è la pietà... 
Vien, gli apprendi ad esser forte... 
Di te degno ei morirà. 
joRE Godi j insulta a mia sventura, 
Va superbo del mio pianto; 
Vitupero di natura , 
Per te nulla al mondo è santo. 
Come folgor mi percuote 
Quel sorriso tuo beffardo: 
Vanne., togliti al mio sguardo, 
Altro chiederti non so... 
Delle Furie sacerdote , 
Te TAverno scatenò! 

(squillo di trombe dal Circo) 

Wl\ (con grido disperato) 

Arb. Tremar ti veggo!... Impreca 

A me ancora nell' ira cieca. 
Jose Dei, pietà! pietà! 

Arb. Tu pria 

Di me T abbi.. - Sarai mia? 

Un accento!., hai tempo ancora... 



38 ATTO 

Mia sarai ?... rispondi,.. 
Johe No ! 

No!... 

Arb. Il volesti.., ebben, eh' ei mora! 

Vendicato almen sarò! 
Jone Oh! perdonami! Tua schiava 

Ecco io cado a 5 tuoi ginocchi... 

Il dolor in me parlava... 

Deh pietà di lui ti tocchi! 

Se mercede non poss' io 

A te rendere d' amor, 

Come un padre, come un dio 

T' avrò sempre nel mio cor. 
Arb. A' miei piedi supplicante, 

Avvilita alfin ti veggo:... 

Me sprezzar volesti amante. 

Altri affetti a te non chieggo. 

Preghi invano : or V odio tanto 

Quanto amato V ho finor... 

Del suo sangue, e del tuo pianto 

Sitibondo ho solo il cor! 

(entra nel Circo. Jone lo segue anelante: ad un trailo in- 
dietreggia come colpita da ribrezzo) 

SGENA V. 

JONE sola. 

No, non mi regge il cor!... di me più forte 

È F angoscia del duol. 
Voci dal Circo Grazia! 
Joke Qual grido! 

Voci (come sopra) 

Arbace a morte!... 
Jone Non è sogno il mio... 

Sperar ancora e non morir poss* io! 

{tuono sotterraneo) 

Ahimè !... vacilla il suol... Tuona de' Numi 
Minacciosa la voce... 



QUARTO 39 

Voci ( come s0 P ra ) Il tremùoto ! - 

Alle case ! - Fuggiam ! - 
Jone Nuovo m'invade 

Terror... che fia ! - Dal Circo 

Il popolo SÌ Versa... (Cittadini, Popolani d'ambo i sessi, 
confusi a 3 Patrizii , a 3 Schiavi e Gladiatori escono , ecc. 
dall'anfiteatro urtandosi e accalcandosi gli uni sugli altri, 
e dirigendosi a parti diverse) Oh , chi DOVelIa 

Del mio Glauco mi dàl Ruini il mondo 
Ma ch'io lo vegga un' altra volta! 

(si precipita tra la folla. Glauco esce dal Circo insieme 
a ISidia e Sallustio: Jone manda un grido di gioia) 

È desso ! 

SCENA ULTIMA. 

GLAUCO; \IBI\< SALLUSTIO e detta e Popolo. 
Gla. e Joke (avanzandosi, e con tutto l'entusiasmo) 

Sento intera la vita in quest'amplesso! 
Sì, m' abbraccia ! oh gioia immensa 

Che uman labbro non esprime ! 

Un istante ci compensa 

Giorni e giorni di dolor. 

In quest'estasi sublime 

Duri eterno il nostro amor. 
Nid. Nulla in terra or più mi resta , 

Consumato ho l'olocausto... 

Quella gioia a me funesta 

Io non valgo a sostener. 
Sal. D'avvenir ognor più fausto 

Questo di vi sia forier. 
Jowe(« ci™.) Ma chi t'ha salvo?... narrami... 

Gla. Vedi. v (accennando Sali, e Nidìa) 

Sal. Non io, fu dessa. 

Johe e Gea. Tu , Nidia!... 
Sal. Il troppo giubilo 

Muta la fa... 

Jone (con tenerezza) Tu Stessa! 



40 A T Tt) 

Sal. Ella al Pretor le perfide 

Frodi svelò if Arbace... 
Jone Di me, di me tu, Nidia, 

Più fortunata e audace! 



{Nuova detonazione : colonne di denso e nero Jumo 
s'innalzano per l'aria) 

Gla. e Sal. Ah!... 

Sal. D j infocata cenere 

Un turbo ci circonda../ 
Gla. Trema la terra... addensasi 

Notte su noi profonda. 

{tratto s tratto, torme di fuggiaschi d'ogni età e d'ambo 
i sessi , traversano la scena: alcuni di essi, recano 
urne e oggetti preziosi) 

Coro Fuggiamo!... Al mar!... 

Sal. Seguitemi, 
Avrà una nave il lido... 

(si allontana rapidamente) 

Jone Stretta al tuo seno, o Glauco, 

Ogni periglio io sfido. 
Il tuo destino è il mio. 

Gla. Vieni !... ( a Nidia che resta immobile e pensierosa) 

Nid. Restar degg' io... 

Gla. Vieni, la Grecia - tu rivedrai. 
Jose In me una tenera - sorella avrai. 

»Se a noi sorriso - la vita appresta . 

«Ognor diviso - con te sarà. 
Gla. Deh, vieni, o Nidia! - 
Nid. No, qui m'arresta 

Una terribile - necessità. 
Jone »Di gemme splendide - ti farò dono , 

»Di schiave e porpore. - 
Nid. «Per me che sono ? 

Gla. Oh non è vero - che ci ami tanto! 
Jone A questo pianto - resisti ancor? 
Gla. Grave nell'anima - chiudi un mistero... 
Nid. (Codarda! ed esito?... - Grecia, o amor!) 



QUARTO 41 

(Nuova e più terribile detonazione cui s'aggiunge il ru- 
more lontano del Vesuvio e del mare agitato : un negro 
nembo involge d* improvviso l'aria e la terra.) 

JorsE e Gla. 

Non vedi?... perderci - vuoi teco?... vieni! 
Nid. Giorni v'arridano - sempre sereni. 

Addio... qui resto. - 
Gla. Sì ingrata sei! 

NlD. (disperatamente) 

D'amor funesto - ardo per te!... 
Gla.^JoneTu !... tu!... 

Nid. ( a Jone ) Perdonami - (« Gla.) Sérbati a lei... 

Del mar i vortici - sien tomba a me. 

(fugge rapidamente e sparisce nelle tenebre) 

Jone Che intesi!. . 

Gla. Ahi misera!... - 

Jone Dov'è? - disparve. 

Gla. «Veder là un candido - velo mi parve... 

«È dessa!... 
Jqine «Salvisi... - 

Gla. «Vana è l'aita! 

Sal. (dal fondo) 

O Glauco, Glauco - t'affretta... vien! 
Jone, Gla. Se a noi la sorte - lo vieta in vita, 

Congiunti in morte - saremo almen! 
Cono Ardenti corrono - le lave a' fiumi, 

Le mure crollano, l'are de' Numi: 

A noi 1' estremo - fato sovrasta... 

Voragin vasta - Pompei si fa. 

Nel mar rifugio - trovar potremo... 

Al mar!... la patria - con noi verrà! 

(Glauco e Jone corrono abbracciati verso il mare confusi 
alla folla che si accalca da ogni parte nell'estremo della 
disperazione. Fra le grida di spavento e il fracasso de* 
crollanti edifizi, cala la tela % ) 



FINE. 



ELENCO DEI LIBRETTI D'OPERE TEATRALI 

PUBBLICATI COI TIPI DI 

FRANCESCO LUCCA 



pAdelia 

/'Adriana Lecouvreur 
Mi Un Cameron 

Anna Bolena 
pAtala 
p Aitila 

pArmandoilgondoliero 

Beatrice di Tenda 

Belisario 
pBernabò Visconti 

Capuleti e i Montecchi 
pCalerina Howard 
pCellini a Parigi 

Chi dura vince 

Chiara di Rosenberg 
pClarice Visconti 
pCorrado console diMil. 
pCrisloforo Colombo 
^Clarissa Harlowe 
pDante e Bice 
pDon Ch ecco 
pDon Crescendo 
pDon Pelagio 
pDotlor Bobolo 
pDue mogli in una 
pElena di Tolosa 

Elisa 
pElvina 

Eran due or son tre 
pEsmeralda 
pEsler d'Engaddi 

Fausta 
pFolco d'Arles 
pFunerali e Danze 
pGabriella di Vergy 

Gemma di Veigy 
pGiovanna di Castiglia 
pGiovanna I di Napoli 
pG ira Ida 
pGiuditta 
pGIi Ugonotti 
pGli Studenti 
pGriselda 

Guglielmo Teli 
pi Due Figaro 
pi Falsi Monetari 
pi Pirati spagnuoli 

Il Crociato in Egitto 

11 Barbiere di Siviglia 



Il Giuramento 
pilrilorno diColumella 
pi Gladiatori 
p1I Birrajo di Preston 

Il Bravo 
pll Convito di Baldass. 
plldegonda 
pi Alarliri 
pi Masnadieri 
pll Borgomastro 

II Campanello 
pll Corsaro 
pll Deserto. OdeSinfon. 
pll Giudizio Uni v.OrcU. 
pll Mantello 
pll Matrimonio percon- 
corso 

Il Nuovo Figaro 

I Puritani e i Cavalieri 
pll Reggente 

II Furioso 
pll Templario 

Il Turco in Italia 
Il Pirata 
pll Franco Bersagliere 
pll Saltimbanco 

II Ventaglio, 
pll Duca di Scilla. 
pJone 
La Gazza ladra 
La Pazza per Amore 
pLa Cantante 

La Cenerentola 
pLa Favorita 
pLa figlia del Proscritto 
pLa Figlia del Reggini. 
pLa Loca ridi era 
pLa Maschera 
pittarla. 

La Muta di Portici 
pLaProva d'un'operas. 
pLa Regina di Leone 
p L'Arrivo del signor zio 

L'Assedio dì Corinto 
pL'Assedio di Leida 
La Sonnambula 
La Straniera 
pLa Valle d'Andora 
pLa Villana Contessa 



NB Quegli segnali col (p) sono di proprietà 



La Regina diGolconda 

La Vestale 
pLazzarello 
pLa Vivandiera 

L'Elisir d'Amore 
pLeonora 

pLe INozze di Messina 

pLe Precauzioni 
L'Italiana in Algeri 
Lucia di Lammerinoor 
Lucrezia Borgia 

pLudro 

pLuigi V 

pLuisetla , o la Canta- 

trice del Molo 
pL'Uomo del Mistero 
pL'Osteria d'Andujar 
L'Ajo nell'imbarazzo 
pL'Uscocco. 
pMiniere di Freimberg 
pMarco Visconti 
pMaria regina d'Inghil. 
Marino Faliero 
pMargherita 
pMatilde di Scozia 
pMedea 

pMignonè Fan-fan 
pMorosina 
Mosè 

pINon lutti i pazzi sono 
all'ospedale 

Norma 

Otello 
pPipelè 

pPaolo e Virginia 
Parisina 
pPoliulo 
pPelagio 

pRoberto il Diavolo 
Roberto Dévereux 
Semiramide 
pSer Gregorio 
Torquato Tasso 
Un'Avv.diScaramucc. 
pUn Geloso e la sua 

Vedova 
pVioletta 
pVirginia 
pVitlore Pisani 
del suddetto Editore.