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Full text of "La cenerentola; o sia, La bont in trionfo, melodramma giocoso, da rappresentarsi nel R. Teatro alla Scala, l'autunno dell'anno 1821."

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Zia Scena XJT^. delV^tto primo ùlla pag. 29 
dopo il Coro SI dice come segue : 

Ceri. Sprezzo quei don che versa 
Fortuna capricciosa : 
M'offra , chi mi vuol sposa j 
Rispetto, àmor, bontà. 

Ciò. Tis. ( Yedremo il gran miracolo 
^ questa rarità. ) 

f Tutti f eccetto Cen. 

f Ah ! ecc. ^ come alla pagina suddettd^ 



I 



LA CENERENTOLA 



O SI A 



LA BONTÀ IN TRIONT O 

MELODRAMMA GIOCOSO 



DA RAPPRESENTARSI 



NEL R. TEATRO ALLA SCALA 

V Étututiwo ()efL' anno < 8 ^ i • 




MILANO 
TJALLÀ STAMPERIA DI GIACOMO PIROLà 
«ìirincontro al rletto R. Teatro. 



PERSONAGGI 



DON RAMIRO, Principe di Salerno. 
Sig. Domenico DonzellL 

DANDINI, suo cameriere. 

Sig. Luigi Lahlache. 
DON MAGNIFICO, Barone di Monte Fiascone,, 
padre di 

Sig. Nicola De Grecis. 

CLORINDA , e di 

Signora Carolina Si^^ellL 

TISBE. 

Signora Angela Moscheni. 

ANGELINA, sotto nome di 
CENERENTOLA , figliastra di Don Magnifico. 
Signora Teresa Selloc, 

ALIDORO, Filosofo, Maestro di Don Ramiro. 
Sig. Carlo Poggiali. 

Coro di j ^'^^^^^ «i^l P""<^P^- 



La Scena , parte in un vecchio Palazzo di 
Don Magnifico , e parte in un Casino di delizw 
d^l Principe y distante mezzo miglio. 

La musica è del sig. Maestro 
Gioachino Rossi^ji, 



Lt Scene sono tutte nuove, disegnate e dipinm' 
dal sig. ALj;s§ANPfio Sanquiìucov 



SuppUmenti alle prime parti cantanti 
Signora Adelaide Cassago. 
Sig. Giovanni "Carlo Beretta. - Sig. Pietro Vasoli. 

^ Maestro al Cembalo 
Sig. Yincenzo Lavigna. 
Primo io! ino , Capo d! Orchestra 
Sig. Alessandro Rolla. 

^Uro primo Violino in sostituzione al Sig. Rolla 
Sig. Giovanni Cavinati, 

Primo T^iolino de^ Secondi 
Sig. Pietro Bertuzzi. 

Primo T^iolino per i Balli 
Sig. Ferdinando Pontelibero. 

Primo T^ioloncello al Cembalo 
Sig. Giuseppe Storioni. 

Primi Clarinetti a perfetta vicendu 
Sig. Pietro Tassistro. — Sig. Felice Gorradiv 

Primo Flauto 
Sig. Giuseppe Rabbonì. 

Primi Oboe a perfetta vicenda 
Sig. Carlo Yvon. — Sig. Giuseppe Becalìi, 

primo Corno di Caccia 
Sig. Agostino Beloli. 

Primo Fagotto 
Sig. Gaudenzio Lavaria. 

Primo Contrabbasso ^ 
Sìa Giuseppe Andreoli,. 
\ Professore d*Arpa 
Sig, Giovanni Battista Rossi 



Direttore del Coro 
Sig. Carlo Salviofìi. 

Editore y e proprietario della Musica 
Sig. Giovanni Ricordi. 



Macchinisti 
Signori 

Francesco e Gervaso, fratelli Pavesi, 

Capi Illuminatori 
Tommaso Alba. — Sig. Antonio Moruzzi. 



Capi Sarti 
Da uomo Da donna 

Antonio Rossetti. Sig. Antonio Majoli. 



Attrezzista 
Sig. Ermenegildo Bolla. 

♦ 

Berrettonaro 
Sig. Giosuè Parravicino. 



Parrucchiere 
Sig. Innocente £onaciiia. 



& - FERSONAGGrr)ALLB?JN?. 

Inpentùri e Compositori de' Balli 
Si». Vigano Salvatore. — Si^^. Bertiki Fìlii»pc. 
Primi Ballerim serj 
Signoi'i 
Lacliouque Carlo. 
Leon Virginia. - Pallerini AiUonia. - Donzelli Diipia Antonia. 
Frinii Ballerini per le parti serie 
Big- Morinavi ^Nicola. - Signora Bocci Maria. - Sig. Ecccl Giuseppe. 
S'ig. IS'icìili C; rio. - Sio. Tfigambi Pietro. ^ Si^. Ci. td Filippo. 
^ Primi Jìallerini per le parti giocose 
Ss^. I^ranGolini Giovanni. - Siguora \ i^aaò Celeste. 
Frimi Ballerini di mezzo carj:;.t<ere 
Sìjj. Ti abatloni Angelo. - Sig„ Samengo Paolo. - Sjg. Fietta Pietro, 
^i^. Mafc^ini Fedri ico. - Sig. Sedotti Antoeio. - Sig. i hiocchi Odoardo. 
Sstf.Baraiizom Giovanili. -Sig. Gì iffanii Giuseppe. -Sig.Boresi Fioiavanie. 
Altri Ballerini per le piarti 
Signori 

Bianciardi Carìo-PalIcriniGirolamo-TrabattoniGiftComo- SileYAntcnio. 
.Accademia vi Bjllo jdegl' li. llll. Teatri. 
Maestri di perfezione 
Sig. Leon Arnoldo. - Signora Leon VirCinia. 
Maestro de' fanciulli | lìlaeslro di mirnica 



ViLLiìNEiJYE Carlo. | Signora MoiiTiGiin Tek-ESA. 
Ailiein dell'Accademia suddetia* 
Signore 

Trezzi Gaetana, Olivieri Teresa, AUsio Carolina, Zampuzzi Maria, 

Quaglia CTaetana,Viscai di Giovanna^ Valenza Cai oliìia, Bianchi Ao -<eÌrt, 
Cfcsaranì Adelaide , Kehaudengo Clara, Cebaraai Uaclieie , KavinaÉsler, 
iNoveilau Luigia, Elli Carolina, Ca/ièorù Teresa, Casati Caio-liua, 
Tui'pini Giuseppa, Migliavacca Vincenza. 
Sig Casali Giovanni. 
Corpo di Ballo 



Signori jNelva Giuseppe. 

Belloni MicWle. 

Goldoni Giovanni, 

Arosio Gaspai^. 

i^*aira v ici ili Carlo. 

Prestinari Stefano. 

Zanoli Gaetano. 

iUttioldi GiaK€j)pe. 

C-iitrio Francesco. 

Corticelii Lni^i. 

Tatiigìieri Francesco. 

Conti Fermo. 

Cipriani Giuseppe. 

Kossetti Marco. 

Maessani Franceeco. 

Gavotti Giacomo. 

Cozzi Giovanni. 

SuppHinenti ai primi Ballerini per le parti 
Sig.Massini Federico. - Sig. Bai anzoni Gicvanm. ~ Sìó Bedolti AnioniC' 
6ij;vxora iKipuzzi Maiia. — Sjr.nora OJi\leii 'icrcea. 



Signore Ravarini Teresa. 

Albnzio Barbara. 
Trabaltótii Francesca. 
Bianciaidi Maddalena. 
Fusi Antonia. 
Pei e ili Maria. 
Barbini Ca&ati Antonia, 
llosbetti Agostina. 
Fel trf n i Pvi a si.i i g i iia ca . 
Bertoglio PiO;ia. 
Massiiii Caterina. 
Mangi ni Anna. 
C/Ostaiaag!!** Eufrosia» 
Beuotli Teresa. 
Fitti Gaetana» 
Punzoni Malia* 



ATTO PRIMO. 



SCENA PRIMA 

Antica sala terrena nel Castello del Barena con 
porte, a destra caiiiniino, tavolino con ipecchij^ 
cestella eoa fiori , e sedie. 

Clorinda provando uno sciassè^ Tisbs acconciandt'^ 
un fiore ora alla fronte ora al petto; Ceneren 
tola soffiando con un inanticetto al camniin-i' 
per far bidlire un cuccamo di caffè; indi 
doro da postero ; poi seguaci di Ramiro. 

Ciò, IVo no no : non v' è , non v' è 

Chi trinciar sappia cosi 

Leggerissimo sciassè* 
Tìs, SI sì si , va bene li. 

Meglio li , nó meglio qui ; 

Risiiltar di più mi fa. 
Ciò c A quest'arte, a tal beltà 
775. j Sdrucciolare ognun dovr;?, 
C^r?. Una volta c'era un Re, fcon tuono/IctH" 

Che a star solo s'annojù, malica) 

(>eroa , cerca , ritrovò : 

Ma il volean sposare in tre. 

Cosa fa ? 

Sprezza il fasto , e la beltà. 
IL alla fin sceglie per sè 
L'innocenza, e la bontà. 
Là là là, 
Li li li, 
Là là là,. 



02 



A TTO 
Cenerentola finiscila 
Con la solita canzone. 
Presso al faoco in un cantone 
\ia bccialeiiii cantar. 
Una volta c'era un Re: 
Una volta ... 
Ciò. E due , e tre. 

La finisci si o no? 
Se non taci ti darò ... 
Cen. Una volta... (s'ode picchiare, Cfene- 

rentola apre , ed entra ^lidoro da 'f 
poi^ero) 

Chi sarà ? - 
Un tantin di carità. 
Accattoni! via di qua. 
Zitto, zitto: su prendete 

Questo po' di colazione. (yersa una 
tazza di caffè ^ e lo dà con un pa- 
ne ad yilid, coprendolo dalle sorelle) 
Ah non rec>go alla passione. 
Che crudel fatalità ! 
Ali.^t Forse il Cielo guiderdone 

Pria di notte vi darà. 
Ciò, Tis. Risvegliar dolce passione 
Più di me nessuna sa. 

fpavoneggiandosij 
Tis. Ciò, Ma che vedo ! Ancora 11! (svolgendosi 

ad osseryare Alidoro) 
Anche un pane? anche il caffè? 
Prendi, prendi: questo a te. (scaglian- 
dosi contro Cener.J 
Cen. Ah! soccorso chi mi dà! 

Ali. Yi fermate per pietà, (frapponendosi 

inutilmente. Entrano i Cavalieri) 
Coro O figlie amabili — di Don Magnifico, 
Ramiro il Principe or or verrà. 



PRIMO. 9 

Al suo palagio -vi condurrà. 

Si canterà - si danzerà : 

Poi la bellissima - fra 1' altre femmine 

Sposa carissima - per lui sarà» 
Ciò. Tis. Ma dunque il Principe ? 
Coro 9 Or or verrà. 

Ciò, Tis. E la bellissima ? ^ 
Coro Si sceglierà. 

Ciò. Tis, Cenerentola vien qua. 

Le mie scarpe , il mio bonnè. 

Cenerentola vien qua; 

Le mie penne , il mio colliè. 
Nel cervello ho una fucina ; 

Son più bella , e vo' trionfar. 

A un sorriso, a un' occhiattina 

Don Ramiro ha da cascar. 
Cen. Cenerentola vien quà , 

Cenerentola va là. 

Cenerentola va su, 

Cenerentola va giù . . . 
Questo è proprio uno strapazzo I 

Mi volete far crepar ? 

Chi alla festa , chi al solazzo : 

Ed io resto qui a soffiar^ 
\Ali. Nel cervello una fucina 

Sta le pazze a martellar ; 

Ma già pronta è la ruina , 

Yoglio ridere e schiattar. 
Coro Già nel capo una fucina 

Sta le donne a martellar; 

11 cimento si avvicina , 

11 gran punto di trionfar. 
Ciò. Date lor mezzo scudo. Grazie. Ai cenni 

(dando una moneta a Cenerentola j 
onde la dia ai Seguaci del Frm- 
cipe che partono) 



»o , ATTO 

Del Principe noi siamo. Ancor qui slete ? 

{osservando il povero) 

Qual tanfo 1 Andate, o ve ne pentirete. 
Cen,{ lo poi quel mezzo scudo (accQmpagnando 

A voi r avrei doj^to ; Alidore) 

Ma non ho raezro soldo. Il core in mezzo 

Mi spaccherei per darlo a un infelice.) 

(Forse al noveHo di sarai felice,) (Eliderò 
Tis. Cenerentóla , presto parte ) 

Prepara i nastri, i manti* 
Clo.Gli unguenti, le pomate ; 
^^^^ I miei diamanti. 

Uditemi sorelle . . . 
^lo. Che sorelle.' 

Non profanarci con si fatto nome, {altera) 
Tis. E guai per te se t' uscirà di bocca, {minacciand,} 
<^en.( Sempre nuove pazzie soffrir mi tocca.) (eri- 
Tis. Non V è da perder tempo. tra à sinistra ) 
Ciò. Nostro padre 

Avvisarne convien. (questionando fra loro, 
ed opponendosi a vicenda d'entrare d destra) 
Tis, Esser la prima 

Voglia a darne la nuòva. 
Ciò. Oh ! nìi perdoni , 

Io sono la maggióre. 
Tis. No no, gllel vo' dir io. (crescendo nella rah- 
Ciò. ÌV questo il dover mio. hia fra loro) 

Io svegliare lo vo*. Venite appresso. 
Tis. Oh ! non la vincelrai. 
C/o. Ecco egUTstes^o. 



PRIMO. 



SCENA II. • 

Don Magnifico y bieco in volto esce in berretta da 
notte e ^^este da camera , e detti ^ indi Cenerentola. 

Mag. IVJfiei rampolli femminini, 

Vi ripudio; mi vergogno! 

Un miìgniiìco mio sogno 

Mi venisie a sconcertar, (ricusando di 
dar loro a baciar la mano) 
Come son morlificate ! (da se osser\^an- 
dole. Clorinda , e Tisbe ridono quan^ 
do non le guarda ) 

Degne figlie d'un Barone! 

Yia : silenzio , ed attenzione. 

State il sogno a meditar. 
Mi sognai fra il fosco e il chiaro 

Un bellissimo somaro; 

Un somaro , ma j;olenne. / 

Quando a un tratto, oh che portento! 

Su le spalle a cento a cento 

Gli spuntavano le penne > 

Ed in alto , scià , volò ! 

ì\d in cima a un canìpanile 

Con sussiei^o si fermò. 
Si stntiano per di sotto 

Le campane sdlndonar... 

Col ci ci, ciù ciù di bollo 

Mi faceste risvegliar. 
Ma d' un sogno si intralciato 

Ecco il simbolo spiegato. 

La campana suona a festa ? 

Allear rezza in casa è questa. 

Quelle penne? Siete voi: 

Quel gran volo ? Plebe addio. 



12 ATTO 

Resta l'asino di poi? 
Ma quell'asino son' io , 
Chi vi guarda vede chiaro 
Ch^ il somaro è il geniton 
Fertilissima Regina 

U una e V altra diverrà ; 
Ed il nonno una dozzina 
Di nepoti abbraccierà. 
Un Re piccolo di qua : 
Un R.e bambolo di là : 
E la gloria mia sarà. 
Ulo. Sappiate che fra poco . . . 
Tl$, 11 Principe Ramiro . . . . 
do. Che son tre di, che nella deliziosa... {interrom^ 
fendo si , e strappandosi D, Magnìfico) 
Tis. Vicino mezzo miglio. 

Venuto è ad abitar ... 
iJlo, " Sceglie una sposa . . . 

^Sis, CI mandò ad in%àtar . . . 
do. E fra momenti . \ 

7is, Arriverà per prenderci . . . 
do. E la scelta 

La più bella sarà, 
Mlag. Figlie che dite ! (m aria 

di stupore , ed importanza ) 
Quel Principon! Quantunque io noi conosca...» 
Sceglierà I . . . v' invitò . . , sposa . • . più bella ! 
Io cado in svenimento, f Cener. entra , vota il 
caffè ^ e lo reca nella camera di D. Magn. ) 
Cenerentola , presto , 
Portami il mio caffè. Viscere mi^ , 
Metà del mio palazzo è già crollata, 
E r àltra è per crollar. Fatevi onore. 
Mettiamoci un puntello. 

Figlie state in cervello, (^andando ^ e tornan- 
do , e riprendendo h figlia ^ chi^ stanno per 

mirare ) 



PRIMO. i3 

Parlate in punto e virgola, 

Per carità : pensate ad abbigliarvi : 

Si tratta niente nien che imprinciparvi. (eìi- 

Ila nelle sue stanze y Clor. e Tisbe nella 

loro. 

SCENA 1.11. 

l^on ^Èmiro vestito da Scudiero , guarda intorno^ 
e si avanza <i poco a poco. 

/?rini.Tufto è deserto - Amici? 
Nessun risponde - In questa 
Simulata seinbian^ia 
Le belle osserverò - Né viene alcuno ? 
Eppur mi diè speranza 
11 sapieiite Alidoro , 
Che qui saggia e vezzosa 
Degna di me trovar saprò la sposa. 
Sposarsi, e non amar! Legge tiranna , 
Che nel fior de' miei giorni 
A difficile scelta mi condanna ! 
C^rchlam , vediam. 

SCENA IV. 



Cenerentola cantando fra denti con sottocoppa ^ 
e tazza da cuffè entra spensierata nella stan- 
za ^ e si trova a faccia a faccia con Ramiro^ 
le cade lutto di mano, e si ritira in un angolo. 

(7en.O era una volta... ah ! è fatta. 
Ram.Qos è ? 

Cen. Che batticuore ! 

i?am.Forse un mjDstro son'io ! 

€en, ^ Si ... no Signore. 

(prima astratta , poi correggendod 
con natiu:aUz;^a) 



ATTO 
Un soave non so che 
In quegF occhi scuilillo. 

10 vorei saper perchè 

11 mio core palpitò 

Le direi , ma non ardisco. 

Parlar vo,-;lio , e taccio intanto. 
Una grazia , un cerio incanto^ 
Par che brilli su quel viso. ^ 
Quanto caro è quel sorriso ! 
Scende alì'iilaia, e fa sperar. 

Del Baron le figlie io chiedo. 
Dove son ? qui non le vedo. 
Stan di là nelt' altre stanze. 
Or verranno. (Addio speranze.) 
Ma di grazia, voi chi siete? (conin- 
lo chi sono ? Eh non lo so. teressej 
JNol Sc^pete ? 

Quasi no. 

Quel eh' è padre , non è padre . . . (ac- 
costandoci a ini soUo<^oce^ e ropidis^ 
simamente cor regg^endosi ^ ed imbro- 
gliandosi) 
Onde poi le due sorelle.... 
Era vedova mia madre.... 
Ma fu madre ancor di quelle.... 
Questo padre pien d'orgoglio.... 
Sta a vedere che m' mibroglio. 
Deh! scusate - perdonate 
Alla mia semplicità. 
Mi seduce, m'innamora 
Quella sua sempliicltà. 
Cenerentola da me. (dcdle loro stanze 
a vicenda f ed iìisiL,ne) 
Quante voci , che cos' e ? 
A ponente , ed a levante , 
A scirocco V e a tramontana, 



JRIMO. i5 

Non ho calma un solo istante , 
Tutto tutto tocca a me. (ora verso 
una , ora verso V altra delle porte) 
Vengo , vengo. Addio , signore. 
( Ah ci lascio proprio il core. 
Questo cor più nii o non ò.) (con pas- 
Hata, (Queir accento, quel seinbiante sione) 
E* una cosa sovruoj^na. • 
Io mi perdo in questo istante ; 
Già più iile non trovo in me. 

(da se astratto f osservandola sempre) 
Che innocenza I clie candore ! 
Ah! m'invola j roprio il core. 
Questo cor più mio non è. ) 

SCENA 'V. 

Ramiro solo , indi D, Magnìfico 
in abito di gala, 

iZam.Psfon so che dir. Còme in sì rt)zze spoglie 

Un volto si gentil I Ma Don Magnifico 

Non apparisce ancor. Nunziar vorrei 

Del maschel-ato Principe 1' arrivo. 

Fortunato consiglio ! 

Da semplice scudiero 

11 cuore delle femmine 

Meglio svelar saprò. Dandini intanto 

Recitando da Ptincipe .... 
Mag. Domandò 

Un nillion di perdoni. 

Dica: Sua Altezza ii Principe? 
Mam.Or otd arriva. 
Mag. E quando ? 

jRnm.Fra tre minuti. 

M'a^. (in^agitazvonv:) Tre minuti J c-ih fislie ! 



ATTO 



Sbrigatevi : fia meglio 
Andarle ad affrettar. Scusi : con queste 
Ragazze benedette , 
Un secolo ci vuol per la toelette. 



(entra dalle figlie) 



Ram Che buffone i e Ali doro mio maestro 
Sestieri che in queste mura 
Sta la bontà più pura. 
Basta, basta vedrem. Alle sue figlie 
Convien che m'avvicini .... 
Qual fragori., non m'inganno, ecco Dandini. 



Coro C^cegli la sposa , affrettati : 
Sen vola via F età : 
La principesca linea , 
Se no, s'estinguerà. 
Dan, Come un ape ne* giorni d'Aprile 

Va volando leggiera e scherzosa ; 
Core al giglio , poi salta alla rosa 
Dolce un fiore a cercare per sè. 
Fra le belle m'aggiro, e rimiro: 

Ne ho vedute già tante e poi tante ; 
Ma non trovo un giudizio, un sembiante, 
Un boccone squisito per me. ^ 
Ciò. Prence .... 
Tis. Sire .... 

Ciò, Tis, Ma quanti favori I 

Ma^, Che diluvio, che abisso di onori! 
Dan. JNuUa , nulla. Vezzosa 1 - graziosa! [con e- 
spre^$ione or aW una , or alV altra) 



SCENA VI. 



Dello , 

Cavalieri^ Dandini y JDon Magnifico ^ 
Clorinda e Tishe. 




PRIMO. 17 
(Dico bene?) (* Son tutte papà. 

(* (accostandosi a Ramiro) 
Ram. (Bestiai attento, ti scosta, va là.) 
Dan Per pietà quelle ciglia abbassate, {alle due 
sorelle y che lo guardano con passione) 
Galloppando sen va la ragione , 
E fra i colpi d* un doppio cannone 
Spalancata è la breccia diggià. 
(Ma al finir della nostra commedia, 

Che tragedia - qui nascer dovrà!) (da se) 

Ciò. Tis., (ognuna da sèj 

(Ei mi guarda, sospira - delira, 

Non v' è dubbio , è mio schiavo diggià.) 
Ram. {Ah\ perchè qui non viene colei 

Con quell'aria di grazia e bontà?) (sem- 
pre osser\^ando con interesse se torna ( en.) 
Mag.^ già cotto, - stracotto, spolpato. 

L'Eccellenza divien maestà) (da se osser- 
vando con compiacenza Dandiniy 
che sembra innamorato) 
ZJan. Allegrissimamente , che bei quadri! 

(osservando Clo.p Tis, e Don Mag.) 
Che bocchino , che ciglia ! 
Siete l'ottava, e nona meraviglia. 
Già toles patrisy talem filias. 
Ciò, (con inchino) Grazie. 
il#a^, Altezza delle Altezze , (curvandosi) 

Che dice ? mi confonde : debolezze. 
Dan.Yere figure etrusche. (Dico bene ?) (piano aR.) 
l?fifm.( Cominci a dirle grosse.) (piano a Dan,) 
/Jan. (lo recito da grande, e grande essendo, 

Grandi le ho da sparar.) (piano a Ram,) 
Mag, ^ (Bel Principotto! 

Che non vi fugga : attente ! ) {piano alle fi^ 
. glie con compiacenza) 



i8 ^ -ATTO' 
Dan, Or dunque se§uitando quel discorso 
Che non ho cominciato , 
Dai miei lunghi viaggi ritornato, 
E il mio papà trovato , 
€he fra i quondam è capitombolato, 
E spirando ha ordinato , 
Che a vista qual cambiale io sia sposato, 
(> son diseredato ; 

Fatto ho un invito a tutto il vicinato, 
E trovando un boccone delicato , 
Per me Tho destinato: 

Ho detto, ho detto, e adesso prendo fiato. 
Mag.{ Che eloquenza sublime i ) (sorpreso) 
Cen. { Ih che bell'abito! {entrando osserva V abito 
del Principe , e Ram, che la guarda) 

E quell'altro mi guarda.) 
Mam. (Ecco colei. 

Come palpita il cor!) 
Dan^ Belle ragazze . 

Se vi degnate inciambellare il braccio 

A nostri Cavalieri , il legno è pronto. 
Ciò. Andiam. {servite dai Cavalieri) 

Tis. Pi'pà , Eccellenza, 

Non tardate a venir. (escono) 
Mag. Che fai tu qui? (a Cen, 

Il cappello e il bastone. voltandosi) 
Cen, Eh! Signor sì. {schù- 

Ur.'fì. Perseguitate presto tendosi dal guardar 

Con i pie baronali jRam,, e parte) 

1 magnifici miei passi reali. (parte) 
ilfog-.Monti in carrozza , e vengo, (andando nel- 
la camera dove è entrata Cen.) 
Barn. (Eppur colei 

Vo' riveder. ) 
Mag. Ma lanciami, (di dentro in collera) 

Ilanu ( La sgrida?) 



P R 1 M O. 

Ce?!. Sentite, 

lìlcig', li tempo vola, (esce con cappello e 

bastone trattenuto con ingenuità da Cen,) 
namXChe vorrà?) 
lilag: Yuoi lasciarmi? 

Ctn, Una parola. 

Signore, una parola: 

In casa di quel Principe, 

Un'ora, un ora sola, 

Porlaleini a ballar. 
3Iog, Ih! ih! la bella Venerei 

Vezzosa, pomposetta ! , . . 

Sguaiata, oova-cenere! 

Lasciami , deggìo andar. 
Daìi. Cos'è, qui fa ia statua? (tornando in^ 
dietro ed osservando Ram. imiìLobiie) 
i?am. Silenzio , ed osserviamo. (sntto\^oce 
fra loro in tenìpo del solo di Mag.) 
Dan. Ma andiamo, o non andiamo. 

Ram. Mi sento lacerar. 
Cen, Ma una mezz' ora , un quarto. 
Mag, Ma lasciami, o ti stritolo. (alzando 

minaccioso il bastone) 
Ram, Fermate. (accorrendo a trattenerlo) 
Mag. Sereṇsima I (sorpreso cur- 

(Ma vattene.) Altezzissima! vandosiri- 

Servaccia ignorantissima I spettasi* a D.) 
Barn. Dan. Serwa? (ora a Dan^ ora a Ccn ) 
(^eru Cioè . . . 

Mag. Vilissima. fniettendole una 

mano sulla bocca interrompendolaj 
IT un' ebtrazion bas-sissima , 
Vuol far la sufficiente; 
La cara, l'avvenente, 
E non è buona a niente. 
Va in camera, va in camera 
La polvere a spazzar. 



2€> ATTO 
Dan. Ma caro Don Magnifico , 

Via non la strapazzar. 
Ram, (Or ora la mia collera 

Non posso più frenar.) 
Cen. Signori , persuadetelo, 
Portatemi a ballar. 
Ah! sempre fra la cenere, f con tuona 
Sempre dovrò restar? ingenuità) 
{nel momento che Don Mag^ staccasi 
da Cen.y ed è tratto na da Dan.^ 
entra ^li, con taccuino aperto.) 
^IL Qui nel mio codice 

Delle zitelle , 
Con Don Magnifico 
Stan tre sorelle. 
Or che va il Principe 
La sposa a scegliere (a Mag.) 
La terza figlia 
lo vi domando. 
Mag. Che terza figlia {confuso) 

Mi va figliando ? 
uélL Terza sorella. — 

Mag. Ella - mori. 

^ii* Eppur nel codice 

INon è così. 
Cen. (Ah! di me parlano: 

Ko, non mori, (^pone/iclosi m 7ne:2zo^ 
Mag. Sta zitta li. {con ingenuità)^ 

Guardate qui 1 

Se tu respiri , {balzandola in 

Ti scanno qui. un cantone) 

a 5 Dunque mori? 

Mag, Altezza si. {momento _di silenzio) 

a 5 ( Nel volto estatico 

Di questo e quello , 

Si legge il vortice 

Del lor cervello, 



PRIMO. \ 2t 

Che ondeggia e dubita ^ 

E incerto stà.) 
Magr Se tu più mormori 

Solo una sillaba , ffra denti, troscia 

Un cimiterio nando Cenerentola) 

Qui si farà. 
Cen, DeS soccorretemi , 

Deh non lasciatemi . . < 

Ah ! di me misera 

Che mai sarà? (con passione) 

Ram, Yia consolatevi : 

Signor , lasciatela. 

( Già la mia furia 

Crescendo va. ) {strappandola da 
Ali. Tia , meno strepito: Don Mag.) 

Fate silenzio , 

O qualche scandalo (frapponendosi) 
Qui nascerà. 
Dan. Io sono un Principe^ 
O sono un cavolo ? 
Vi mando al diavolo : 
Yenite qua. (la strappa da D. Mag., 
e lo conduce via. Tutti seguono Dandini» 
Cenerentola corre in camera.) 

SCENA VII. 

Dopo qualche momento entra udlidoro in abito 
di Pellegrino y con gli abiti da Filosofo sotto y 
indi Cenerontola. 

AU^ Grrazie , vezzi , beltà trovar potrai 
Ad ogni passo ; ma bontà , innocenza , 
Se non si cerca , non si trova mai. 
Gran ruota è il mondo... Figlia ^ (chiama 
verso la camera di Cenerentola) 



22 ATTO 
C'en. Figlia voi mi ehiauiate ? Oh questa è bella ! 

Il padrigno Barone 

Non vuole essermi padre; e voi... 
^li Tacete. 

Venite meco. 
Cen, ^ E dove? 

Ali. Or ora un cocchia 

S'appresserà. Del Principe 

Anderemo al festin. 
Cen. Con questi stracci? 

(guardando se è AUdoro) 

Osservate. (* Silenzio. Abiti, gioje, 

(* {Alidoro si s€opre) 

Tutto avrete da me. Fasto , ricchezza 

]Xon v* abbaglino il cor. Dama s>arete ^ 

Scoprirvi non dovrete. Amor soltanto 

Tutto v'insegnerà. 
Cell. Ma questa è storia ; 

Oppure una commedia? 
AlL Figlia mia , 

L' allegrezza e la pena 

Son commedia e tragedia, e il mondo è scena. 
(prende Cener. per mano , e seco la conduce) 

SCEI^A Vili. 

Sala nel Palazzo di Don Ramiro. 

Dandini entrando con Clorinda e Tishe sotto il 
braccio y Don Magnifico ^ e Doìì Ramiro. 

Dan. M a bravo , bravo , bravo ! 

Caro il mio Don Magnifico ! Di vigne , 
Di vendemmie , e di vino 
M'avete fatto una dissertazione. 
Xodo U vostro talento 



PRIMO. ^3 
Si vede che ha studiato. (et Don Rum.) 
Si porti sul momento 
Dove sta il nostro vino conservato. 
E se sta saldo, e intrepido 
Al trigesimo assaggio 
Lo promovo ali* onor di cantiniere. 

10 distinguo i talenti , e premio ii saggia. 
J/a^'. Prence : V Altezza Vostra 

E' un pozzo di bontà. Più se ne cavay 
Più ne resta a cavar. (Figliel vedete? (piaii^ 
Non regge al vostro merto; alle figlie) 
N*è la mia promozione indizio certo.) 
Clorinduccia , Tisbina (forte) 
Tenete allegro il Re, Yado in cantina (parte) 
i?am.( Esamina , disvela , e fedelmente 

Tutto mi narrerai. Anch' io fra poco, (piano a 

11 cor ne tenterò; del volto i vezzi Dand.) 
Svaniscon con 1* età. Ma il core . . . ) 

lifart, (11 core 

Credo che sia un melon tagliato a fette ; 
Un timballo l'ingegno,, 
E il cervello una casa spigionata.) 
il mio voler ha forza d' un editto, (forte co- 
me seguendo il ììiscorso fatto sottovoce) 
Eseguite trottando il cenno mio. 
Udiste ? 

Ram. Udii. 

Dan. Fido vassallo , addi©. (parte 

D. RamJ 

SCENA IX. 

Uandinis Clorinda y e Tisbe. 

-©an.Ora sono da voi. Scommetterei, (aìk donne) 
Che siete fntte al torno, 
E che il guercelto amore 



r4c . ATTO 
E stato il tornitore. 
Ciò. Con permesso: 

(ritirando a se Dànd ) 
Tis. Con sua buona licenza. icome sopra) 

Ciò. Ascolti . . é 
Tis. Senta ... 

CZo, Perdoni ... 
Tis, Favorisca . . . 

Dan, Anime Belle! {sharazzan* 

dosi con un poco di collera) 
Mi volete spaccar? Non dubitate. 
(Fidati pur di me , mio caro oggetto.) (a Clor.) 
(Per te sola mi batte il core in petto.) (a Tis.) 

(partono da parti opposte) 

SCENA X. 

Cantina nel Palazzo del Principe Don Ramiro. 

Don Magnìfico^ e ijCavalieri che lo circondano. 
Tavolo con ricapito da scrivere. 

Coro Concioslacosacchè 

Trenta botti già gustò , 
E bevuto ha già per tre , 

^ E fmor non barcollò ; 

E piaciuto a sua Maestà 
Nominarlo cantinier: 
Intendente dei bicchier 
Con estesa autorità. 

Presidente al vendemmiar, 
Reggitor deir evoè ; 
Onde tutti intorno a te 
Ci affolliamo qui a saltar. 



PRLMGX 26 
Intendente — reggitor ? 

Presidente — cantinieri 

Grazie, grazie - che piacer! 

Che girandola - ho nel cor! 
Si veniva a scrivere 

Quel che dettiamo, (pongonsi intop- 

Sei mila copie no ai tas^olini 

Poi ne vogliamo. e scrivono) 

Già pronti a scrivere 

Tutti siam qui. 
Noi Don Magnifico... (osservando come 

Questo in maiuscole: scrivono) 

Bestie I majuscole 1 

Bravi I così. 
Noi Don Magnifico, 

Duca , e Barone 

Dell' antichissimo 

Montefiascone , 

Grand' intendente , 

Gran presidente , 

Gon gli altri titoli , 

Con venti et cetera ^ 

Di nostra propria 

Autorità, 

Riceva T ordine 

Chi leggerà. 
Di più non mescere 

Per anni quindici , 

Nel vino amabile 

D'acqua una gocciola, 

Alias capietur, 

Et stranguletur , 

Perchè ita et cetera , 

Laonde et cetera , 

Neir anno et cetera , 
Barone et cetera. 



:26 ATTO 
Coro Barone et celerà, 

E' fatto già. 
Mag. Ora afTiggettelo 

Per la eittà. 
Coro II pranzo in ordine 

Andiamo a mettere: 

Vino a diluvio 

Si beverà. 
Wlag. Premio bellissimo 

Di scudi sedici 

A chi più malaga 

Si succhierà, (partono con D. Magn,) 

SCENA XI. 

iDeliziosa nel Palazzo di Don Ramiro. 

Dandinif e Don Ramiro correndo sul davanti del 
palco , osservando per ogni parte, 

Rani. Zìitto, zitto: piano, piano: (sottovoce) 

Senza strepito, e rumore. 

Delle due quaVè Tumore? 

Esattezza , e verità ! 
Dan. Sottovoce a mezzo tuono , 

In estrema confidenza , 

Sono un misto d' insolenza , 

Di capriccio , e vanità. 
Ram. E Alidoro mi dicea 

Che una figlia del Barone . , . 
Dan. Eh! il maestro ha un gran testone; 

Oca eguale non si dà. 
(Son due vere banderuole... 

Ma convien dissimular.) 
Ram. ( Se la sposi pur chi vuole. 

Seguitiamo a recitar.) 



PRIMO. 37 

SCENA XIL 

Clorinda accorrendo da una parte, 
e Tishe dalV altra, e detti. 

Ciò. Ir^rinclplno dove siete ? 

Tis. Principino dove state? 

do. S Ah I perchè mi abbandonate ? 

Tis. } Mi farete disperar. 

Ciò. Io vi voglio . . . 

Tis. Vi vogl'io. 

Dan. Ma non diamo in bagattelle. 

Maritarsi a due sorelle 

Tutte insieme non si può. 
Una sposa ... 
Ciò. Tis. E l'altra? (co?i inleresse di 

Dan. E l'altra smania) 

Air amico la darò, {accennando Ram!) 
Ciò. C No no no, no no no, 
Tis.^' 1 Un scudiero! oibò , oibò. (risolute) 
Ram. Sarò docile, amoroso ^ (poner?do5Ì Zero i7i 

mezzo con dolcezza) 

Tenerissimo di core. 
Ciò. Tis» Un scudiero I no signore , 

Un scudiero! questo no. (guardandolo 
Ciò. Con un anima plebea ! con disprezzo) 
'Tis. Con un aria dozzinale ! 

Ciò. Tis. Mi fa male , mi fa male (co7i a/fetta- 

Solamente a immaginar. zione) 
Dan.Ram.ljR scenetta è originale: 

Yeramente da contar, (fra loro ridono) 



^8 ATTO 

SGENA Xm. 
Coro di Camlieri dentro le scene. indi^Udor&< 



'7 

e detti. 



V 



Coro V enga, inoltri, avanzi il piè:: 

Anticamera non v.' è ? 
Ram.Dan. Saì>ientissifno Alidore, 
Questo strepito cos*è ? 
^li. Dania incognita qua viene , 

Sopra il volto un velo tiene. 
Ciò. Tis. Una Dama? 
j^4ÌL Signor si. 

a 4 M.a chi è ? 

^li. Noi palesò. 

Ciò. Tis. Sarà bella ? 
^4U. Si , e no* 

DanMam. Chi sarà? 
^4 li. Ma' non si sa. 

Ciò. Non parlò? 

^li. Sigiiora no. 

Ti$, E qui yìeo ? 

.Ali, Chls^ perchè'-? 

Tutti Chi sarà ? chi é? perchè? 

Non si. SI'. - ma si yedr;^, (momento di': 
Ciò. Tis, ( Gelosia già già mi lacera, silen^^io)^ 

Già il cer^^.el più in me non è.) 
]téli. Gelosia gìh già le rosica. 

Pili il cerve! in lor non è. 
Ram. (Un ignoto arcano palpito,. 

Ora m' agita ? perchè J ) 
Dan. ( Diventato son di zucchero, 

Qiiante mosche intorno a me ! ) 
{Dand fa cenno ad AUd. d' intrO'- 
durre la Damp) 



tllIMO. ^9 

SCE-NA XIV. 

Cwaiicri e Dame che introducono Cenerentola . 
che in abito ricco ed elegante avanzasi mlata, 
e detti. 

Coro £\hl se velata ancor 

Dal seno il cor — ci hai tolto , 
Se svelerai quel volto che sarà? 
{Cen. svelasi. Momento di sorpresa p 
di ricoTioscimento ^ d' incertezza) 
Tutti, eccetto Cen. Ah! 

<i 5 Parlar - pensar ^ vorrei, {ciascuno dei 
se guardando Cen,, e Cen, sog- 
guardando Ham.) 

Dan i 'Parlar - pensar - non so. 

Cen: Questo f Ì"^^'"'"^ oh Dei! 

- » ^ è un incanto 

Qusì vqUo mi -^ttarrò, 

I Parbr ~ pensa /orrebbe , 

Parlar - pensar » nou puà. 

Amar già b dovrebbe^ 

Il colpo nou sbagli '-. 

-SCENA ULTIMA. 

Don Magncfico accorrendo , e delti. 

Mag. ^v^nor /Akezza ̣^ l??voIa.,. 

Che... no ahi., , che bestia I 

Quando dice i sinniv ! 

Ciò. Tis^ i ^ 

ne attratta , 

,Qaest là ben fatta; 

Ma pOi . . e •.;„..ia Veaere 
Da farci spaventar. 



5o ATTO PRIMO. 

Mag, Sta quella nella cenere , 
Ha stracci sol per abiti. 

Cen, Ali ( Il vecchio guarda , e dubita.) 

Ram. ( Mi guarda , e par che palpiti.) 

Daru Ma non facciam le statue. 

^ Patisce l'individuo. 

Andiamo presto a tavola , 
Poi balleremo il Taice , 
E quindi la bellissima . . • 
Con me s ha da sposar. 

Tutti y meno Dan. 

Andiamo , andiamo a tavola , 
Si voli a giubilar. 
Dan. (Or che un buon pranzo capita ^ 
Per quattro io vo' mangiar.) 

Tutti, 

MI par d'essere sognando 
Fra giardini , e fra boschetti. 
1 ruscelli susurrando, 
Gorgheggiando gli augelletti 
In un mare di delizie 
Fanno T anima nuotar. 

Ma ho timor che sotto terra 
Piano piano, a poco a poco 
Si sviluppi un certo fuoco ; 
E improvviso a tutti ignoto 
Balzi fuori un terremoto, 
Che crollando — strepitando, 
Fracassando — sconquassando, 
Poi mi venga a risvegliar. 

E ho paura che il mio sogno 
Vada in fumo a dileguar. 



Fine delVAUo primo. 



ATTO SECONDO. 



SCENA PRIMA. 
Sala , come nell* Alto primo. 
Don Magnìfico entrando con Clorinda e Tisbe^ 

Mog^ìi'i par che quei birbanti {in collera cari- 
Ridessero di noi. Corpo di bacco ! cata) 
Fo un cavaliericidio. 

Tis. Papà , non v' inquietale. 

ilici^'. fio nella ttsldfpasseg- 

Quattro mila pensieri. Ci mancava giando) 
Quella Mridauia ancnima. 

Ciò. E credf^t^^ 

Che del Priucipe il core ci conlraslì ? 
Somiglia Cenerentola , e vi basti. 

iTtfa^. Somiglia tanto e tanto, 

Che son due neccie d acqua , e quando a pranzo 

1^'aceva un certo verso colla bocca, 

Ì5rontolavo ira me, per bacco è lei. 

Ma co m è aver coraggio 

Di venire fra noi ? 

E stars;due con tal disinvoltura , 

Senza teineà^e una schiiiffeggiatura ? 

Tis, Già già questa figliastra 

Fino in chi la somiglia è a noi funesta. 

Mag.M.2i sai tu che tempesta 
Mi piomberebbe adesso , 
Se alcun scoprisse che ho dilapidato 
11 patrimonio suo ? 

Ciò, Eh ! non temete. 



^52 ^ ^ ^ ATTO 
Il rrincipe per noi 
Premura dimostrò. 

DuiigiK: ■ rei ai ? 
Tis. Sicuro, 

In segreto uii ha detto ; ankiia mia. 

Ha fatto un gran sospiro , è andato via^ 
CZo. Un sospiro cos' è? quando mi vede, 

Sabito ride. 
Mag. Ah ! dunque 

Qui sospira , e qui ride, {riflettendo e guarfìanào 
Ciò. Dite papà Barone, ora V una ^ ora V altra) 

Che avete un gran testone , 

Qua!' è il vostro penaier , ditelo schietto. 
ilJa^.Giocato ho un ambo, e vincerò T eletto. 

Da voi due non si scappa, oh come ! oh come 

Figlie mie benedette , 

Si parlerà di me nelle gazzette ! 

Oh ! che flusso e riflusso 

Avrò di rnemoriall : ah questo solo 

E' il paterno desio , 

Che facciate il rescritto a modo mio. 

C* intenderem fra noi : 

Viscere mie, mi raccomando a voi, (partono) 

SCENA IL 

EamirOf indi Cenerentola fuggendo da Dandini^ 
poi indoro in disparte. 

i?afn. Ah ! questa bella incognita 

Con quella somiglianza air infelice, 

Che mi colpi stamane 

Mi va destando in petto 

Certa ignota premura... Anche Dandini 

Ne sembra innamorato : 

Eccoli : udirli or qui potrò celato, (sinasconde) 



SECO ND O. 53 
Dan Ms. non fuggir per bacco i quattro volte 

Mi h?i fatto misurar ìa galleria. 
CenX) mutate linguaggio, o vado via. 
Dan.Md che ? il parlar d' amore 

E' forse una stoccata ? 
Cen Ma s' io d'un altro sono innamorata! 
Dan.E me lo dici in faccia ? 
Cen, Ah! mio signore 5 

Deh ! non andate in collera 

Se vi parlo sincero. 
Dan.iùà Rinì ? 
Cen. Scusi .. . 

Dan. Ed ami? 

Ceji. Il suo* Scudiero. 

Ham.Oh gloja ! anima mia! (palesandosi) 
y4li ( Va a meraviglia ? ) {mostrando il suo con- 
Barn Ma il grado e la ricchezza tentoni 

Non seduce il tuo core ? 
(en. Mio fasto è la virtù, ricchezza è amore» 
/?am. Dunque saresti mia ? 
Cen. Piano, tu devi pria 

Ricercarmi , conoscermi , vedermi , 

Esaminar la mia fortuna. 
Ham. lo lece 

Cara verrò volando. 
Cen. Fermati: non seguirmi. Io tei comando. 
Ram E come dunque? 

Cen, Tieni , (gli dà uno smaniglio) 

Cercami , e alla mia destra 
Il compagno vedrai 5 

E allor... se non ti spi^ccio.., allor m'avrai, (par- 
/?am Dandini che he dici ? te: tnomento di silenzio/ 
Dan. Eh \ dico che da Principe 

Sono passato a far da testimonio. 
Ram.E allor... se non ti spiaccio. . allor m'avrai, 

Quai misteri son questi? ah! mio sapiente 
2* (scopre indoro) 



54 ATTO 
Venerato maestro. 11 cor m*ÌRgonTbra 
Non mai provato amore. 
Che far degg io ? 
^^li. Quel che consiglia il core. 

iJam.Principe non sei più: (a />?a7ij di tante sciocche 
Si vuoti il mio palazzo Olà miei fidi, 

(chiamando i seguaci che entrino) 
Sia pronto il nostro cocchio, e fra momenti .... 
Così potessi aver l'ali dei venti. 
Si, ritrovarla io giuro. 

Amore, amor mi muove: 
Se fosse in grembo a Giove 
Io la ritroverò. 
Pegno adorato e caro, 

Che mi lusinghi almeno, (contempla 

lo smaniglio) 
Ah come al labbro , e al senso 
Come ti stringerò ! 
Coro Oh ! qual tumulto ha in seno 1 

Comprenderlo non so. 
Ram. Noi voleremo - domanderemo. 
Coro Ricercheremo - ritroveremo. 

Dolce speranza - freddo timore 



Dentro al core - stanno a pugnar, 
suo ^ 



mio 

ce 

Amore , amore , hai da guidar. 

{parte con i seguaci) 

SCENA III. 

Dandiniy Alidoro ^ indi Don Magnifico. 

j4lu (Tja notte è ornai vicina. 
Col favor delle tenebre 
Rovesciandosi ad arte la carrozza 
I^resso la casa del Baron, potrei..* 



SECONDO. 55 
Son vicini alla meta i desir miei. ) (parte 

frettoloso J 

Dan/Ma dunque io sono un ex ? dal tutto al niente 

Precipito in un tratto ? {passeggiando) 

Veramente ci ho fatto 

Una bella figUra. 
Afa^.Scusi la mia premura. (entra premuroso) 

Ma quelle due ragazze 

Stan con la febbre adosso. Si potrebbe 

Sollecitar la scelta. 
Dan. IV fatta , amico. 

Mag.E* fatta ! ah per pietà! dite , parlate ! 

E* fatta! e i miei germoi^li... {con sorpresa) 

In queste stanze a vegetar verranno ? 
Z)fln. Tutti poi lo sapranno : 

Per ora è un gran s't?§reto. 
Mag. E quale , e quale ? 

E' Clorinda , o Tisbetta ? 
Dan.Tion abbiate tal fretta. 
Mag lio dica ad un papà. 
Dan.lSla silenzio. 

Mag. Si sa , via .dica presto. 

JJan.Non ci ode alcuno? (andando ad osser\^are) 
Mag^ In aria 

Non si vede una mosca. 
Dan. E' un certo arcano 

Che farà sbalordir. 
^^Mag,. 'Sto sulle spine. Csma/uVn/Jo) 

Z?an. Poniamoci a sedere. (annojato portando 
Ma^ Presto per carità. una sedia) 

Dan. Voi sentirete 

Un caso assai blzzaro. 
Mag. ^ ( Che volesse 

Maritarsi con me,) 
Dan, Mi raccomando. 

Mag^Md. sù lasci servir, (con smania che cresce) 
Dan. Sia sigillato 



56 



ATTO 



Dan. 



Dan. 



anto ora udrete dalla bocca miuc 

tengo in corpo una segreteria. 

Un segreto d'importanza, 
Un arcano interessante 
lo vi devo palesar : 
E' una cosa stravagante , 
Vi fcirà strasecolar. 

S^OTza battere le -ciglia , 

Senza trar nemmeno il fiato ^ 
Io rai pongo ad ascoltar : 
Starò qui petrificato 
Ogni sillaba a contar. 

Uomo saggio e stagionato 
Sempre meglio ci consiglia , 
Se sposassi una sua figlia, 
Come mai Wio da trattar? 

(Consiglier son già stampato.) 
Ma che eccesso di clemenza! 
Mi Stic! dunque sua Eccellenza.., 
Anzi Altezza adi ascoltar. 

Abbia sempre pronti in sala 
Trenta servi in piena gala , 
Duchi , Conti e Marescialli 
A dozzine convitati , 
Cento sedici cavalli. 
Un milion di pappagalli , 
Pranzi sempre coi gelati, 

P e r -lo- m-^w^-^ i -lacchi . 



Vi rispondo senza arc^^^ 

Che noi siamo assai • . a ..^ 
Io non uso far de pranzi , 
Mangio sempre degli avanzi^ 
3Nion m'accosto a gran sigaoii^ 
Tratto sempre servitori , 
^ado dietro a un scappavia 
§e qualcun mi ympI 




S E C O N D O. [ 
Mag. Non corbella ? 
Don, Gliel prometto. 

Mag. Questo dunque ?^ 
Dan. ^ E un romanzetto^ 



È una burla il principato , 
Sono un uomo mascherato, 
Ma venuto è il vero Principe, 
M'ha strappala alfin la maschera. 
Io ritorno al mio mestfere , 





Son Dandini il cameriere 




Huar ietfi , spar^xar abiti , 




rar baibav e pattinar 


Mag. 


Di quest' ingiufi-u 




Di. quest' afOonìi . 




il YhTo rrmciryz 




Mi darà coiito. 


Juan, 


Uh 1 non s inci^mo^la. 




Non farà nierto . 




Ma parta si^b't. 




ImmanfineiJt . 


Mag. 


Non partirò. 


Dan. 


Lei partirà. 


Mag. 


XjI rivedremo ^ 


Ci parleremo. 


Dan. 


Ci rivedremo ^ 




ì Vi !3 T 1 n 1 /T^ 


Mag, 


Non partire. 


Dan, 


Lei partirà. 


Mag. 


leijj^o nel cerebro 




Un coiitrsbbassG j 




Che basso basso 




Frali Ili do va. 




Da cima a fondo. 




Fcier dui ruondo 1 / 




Cfre scivolata' , / 




grm cai>cala 1 ' 



A T T O 
Eccolo , eccolo , 
Tutti diranno , 
Mi burleranno 
Per la città 
Povero diavolo ! 

E' un gran sconquasso, 
Che d' alto in basso 
Piombar lo fa. 
Vostr Eccellenza 
Abbia prudenza ; 
Se vuol rasojo , 
Sapone e pettine , 
Saprò arricciarla , 
Sbarbificarla ... 
Ah ! ah I guardatelo , 
L'allocco è là. (partono) 

SCENA IV, 

indoro solo. 

M ì seconda il destino. Amor pietoso 

Favorisce il disegno. Anche la notte 

Procellosa ed oscura 

Rende più naturai quest'avventura. 

La carrozza già è in pronto. Ov* è Dandini? 

Seco lo vuol nel suo viaggio. Oh ! come 

Indocile s'è fatto e impaziente I 

Che lo pizzica amor, segno evidente, {entra) 

SCENA V. . 

Sala terrena con cammino in casa di D. Magnifico, 
come nell'Atto primo. 

O Cenerentola nel solito abito. 
^ uanto sei caro! e qaeglì (guarda lo sma- 
Cui datp ho il tuo compagffb , nigUo) 



58 



Dòn, 



SECONDO. .59 
E* più caro di te. Quel signor Principe 
Che pretendea con quelle smorfie? Oh bella! 
lo non bado a ricami ^ ed amo solo 
.Bel volto, e cor sincero, 
E dò la preferenza al suo Scudiero. 
Le mie sorelle intanto... ma che occhiate! 
Pareano stralunate! - qual rumore I 
(Uh chi vedo! che ceffi! Di ritorno! 
Non credea che tornasse avanti giorno.) 

SCENA VI. 

Don Magnifico y Clorinda, Tishe e detta. 

Ciò, a ve l'avevo dett(f... (entrando accen- 
Mag.M^ cospetto, cospetto! nando Cen.) 

Similissime sono affatto affatto. 

Quella è l'originai, questa è il ritratto. 

Hai fatto tutto ? (a Cen.) 

Cen. Tutto. 

Perchè quel ceffo brutto 

Voi mi fate cosi ? 
Mag-. Perchè , perchè . . . 

Per una certa strega , 

Che rassomiglia a te. 
Ciò. ^ ^ Su le tue spalle 

Quasi mi sfogherei. 
Cen. Povere spalle l 

Cosa ci hanno che far ? 
^iS' ^ ^ Oh fa mal tempo I 

{cominciano lampi e tuoni, indi si sente 
il ro^^esciarsi di una carrozza) 

Minaccia un temporale. 
Mag.Ahro che temporale 1 

Un fulmine vorrei 

Che incenerisse il Camerier. 



4# ATTO 
Cen. Ma dite : 

la? 

A . .a ^ '•^" ■■■^arar la cena. 

(con impeto) 
attivo umore I 
. V .a nei core. ) 

(parte) 

se E INA TU 

Don Magnìfico , Tishe , Clorinda ^ 
indi Ranìiro da Principe e DandinL 



Jan t% mica, perdonate, 

c^TTozzH dei Principe 
Uò... ma chi vedo? {riconoscendo D 31 a g\) 
Uh I siete voi? 
Ma - doy' è ? 

Dan. Lo conoscete? 

{accennando lìam.) 
Mog.TjO Scudiero ! oh guardate . . (rimanendo 
JRam. Signore . ner^r^r^^n ^ sorpreso) 

Se una = 
Mag.Che die- 6. . 

( Eh f non senz: ;aa. ^(a 

La sposa , lìglie mie ^ tia •^ . j%i - 

Ehi I presto , Cenerentola j 
Porta la sedia nobile. 
i?am.No , no: pochi iianuliir altra ^ 

Proata ritornerà. 
Mag, : pali. 4 

Ciò. Ti sbriga, Cenexenu 



S E C O ìN ■ M ; 

SCENA vin. 

rwreni da recando Unu ^i^'rihi mrhi^e n Dandèii 



i'L i^ V--- -1, {sorprese 



mMan. Silenzio. 



42 ATTO 
Mag. Serva audace , e chi t' insegna 

Di star qui fra tanti cròi? 

'Va in cucina, serva indegna, 

Non tornar mai più fra noi , 

Non tornar mai più di qua. 
Ram. Alme vili, invan tentate 

D' insultar colei , che adoro ; 

Alme vili , paventate : 

11 mio fulmine cadrà. 
Dan, (Già sapea , che la commedia 

Si cangiava a! second'atto: 

Ecco aperta la tragedia ; 

Ble la godo in verità.) 
flo,Tis. ( Son di gelo.) 
àfag'. ( wSon di stucco ) 

Datt. (Diventato è un mamalucco. ) 

Mag. Ma una serva . . . 
Mam, Olà , tacete : 

L*ira mia più fren non ha. 
Mag. Ma in somma delle somme , 

Altf^zza , cosa vuole? 
/?am. Piano : non più parole : 

Questa sarà mia sposa. 

(prende per mano Cenar.) 
a 3 Ah! ah! dirà per ridere. 

Non vedi che ti burlano, (a Cena\) 
Rum. Lo giuro: mia sarà. 
Mag. Ma fra i rampolli miei , 

Pvli par che a creder mio . • 
iiam. Per loro non son io. 

Ho r anima plebea. 

Ho r aria dozzinale, (con aria di dis- 
Dan. Alfine sul bracciale prezzo contro/'- 

Ecco il pallon tornò : facendoloj 

E il giocator maestro 

In aria il ribalzò. 



SECONDO. /p 
Bùm. Tieni a regnar: lo impongo, {'tenendo con 
dolce {violenza Cenerentola) 
Cen. Su questa mano almeno ; 

E prima a questo se^no ... (volendo ba- 
ciar la manna I). Mag j ed abbraccia- 
re le sorelle^ è rigettata con impeto) 
Mag, Ti scosta. 
Ciò. Tìs, Ti Allontana. 

Ram. Perfida gente insana ! 

lo vi f^rò tremar. 
Cen. Dove son ! che incanto è questo ! 

Io felice! oh qujle evento] 

E' un inganno ! ah ! se mi desto ! 

Che improvviso cangiamento \ 

Sta in tempesta il mio cervello^ 

Posso appena resi)irar. 
Gli altri Quello brontola , e borbotta y 

Questo strepita, e s'adira, 

Quello freme, questo fiotta, 

Chi minaccia , chi sospira ; 

Va a finir , che a pazzarelU 

Ci dovranno strascinar. 
i?c/m. Z?an. Vieni , vieni; Amor ti guida 

A regnare , e a trionfar. {Ram, trae seco 
Cen , ed è seguito da Dand.^ e da D. Magn.) 

SCENA IX. 

Tishe y Clorinda , indi ^lidoro. 

Tis. I3unque noi siam burlate ? 

Ciò, Dalla rabbia 

Io non vedo più lume, 
Tis. Mi pare di sognar ... La Cenerentola . . . 
^Jli Principessa sarà. {entrando) 
fio. Chi siete ? 



44 . . ATTO 
^li. Io vi cercai la caritài 

Voi mi scacciaste. E Y Angiolina quella 
Che non fu sorda ai miseri , 
Che voi teneste come vile ancella , 
Fra k cenere e i cenci, 
Or salirà sul trono. Il padre vostro 
Gli ^ debitor d* immense somme. Tutta 
Si mangiò la sua dote. E forse forse 
Questa reliquia di palazzo , questi 
Non troppo ricchi mobili , saranno 
Posti al pubblico incanto. 
Tis Che fia di noi frattanto ? 
^li II bivio è questo, 

O terminar fra la miseria i giorni , 
O pure a piè del trono 
Implorar grazia , ed impetrar perdono. 
Nel vìcìh atrio io stesso 
Presago dell' avento , 
La festa nuziale ho preparata : 
Questo , questo è il momento. 
Ciò. Abbassarmi con lei! Son disperata! 
Sventurata ! mi credea 

Comandar seduta in trono . , . 
Son lasciata in abbandono 
Senza un'ombra di pietà. 
Ma che serve ! tanto fa. 
Sono alfine giovinetta , 

Non son brutta , ho vezzi e brio. 
Un marito a modo mio 
Forse aacor mi toccherà. (parte) 
^li La pillola è un po* dura : 

Ma inghiottirla dovrà ; non v' è rimedio. 
E voi cosa pensate ? 
Tìs. Cosa penso? 

Mi ar^comodo alla sorte : 
Se mi umilio alia fm, non vado a morte. Cparte) 



SECONDO. 45 
4^11 Giusto €Ìel ! ti ringrazio ì 1 voti miei 

Non han più che sperar. L' orgoglio è oppressa 
Sarà felice il caro alunno. In trono. 
Trionfa la bontà : contento io sono* (esce) 

SCENA ULTIMA. 

Sala , come sopra , con trono. 

Ramiro , e Cenerentola in abito ricco : a destra, 
in piedi Dandini , e Camlieri intorno. In un 
angolo Don Magnifico confuso con gli occhi 
fitti in terra. Indi Àlidoro , Clorinda e Tisbe 
mortificate coprendosi il volto. 

C/oro D ella Fortuna istabile 
La revolubil ruota 
Mentre ne giunge al vertice 
Per te s arresta immota , 
Cadde Y orgoglio in polvere , 
Trionfa la bontà. 
i?am. Sposa . . . (scuotendo Cener,) 

Cen- Signor perdona (stupida per la gioja) 

La tenera incertezza 
Che mi confonde ancor. Poc'anzi il sai 
Fra la cenere immonda . . . . 
Ed or sul trono... e un serto mi circonda, 
^/a^ Altezza. .. a voi si pro<^tra, (corre in ^inocc.) 
Cen.Nè mai m'udrò chiamar la figlia vostra? 
JRam Quelle orgogliose,., (c/ccennancio le sorelle^ 
Cen. Ah Prence , 

Io cado ai vostri piè. Le antiche ingiurie 

Mi svanir dalla mente. 

Sul trono io salgo , e voglio 

Starvi maggior del trono , 

E sarà mia vendetta il lor perdono. 



ATTO SECONDO. 
Nacqui all'affanno, al pianto > 

Soffri tacendo il core ; 

Ma per soave incanto 

Deir età mia nel fiore , 

Come un baleno rapido 
_La sorte mia cangiò. 
No , no : ter.^ete il ciglio , (a Magn. e 

Perchè tremar, perchè? alle sorelle) 

A questo sen volate , 

Figlia , sorella , amica 

Tutto trovate in me. (abbracciandole) 

Tutti meno Cenerentola, 

M'intenerisce, e m'agita 

E' un Nume agli occhi miei 

Degna del trono sei , 

Ma è poco un trono a te. 
Padre... Sposo... Amico... oh istante I 

Non più mesta accanto al fuoco 

Sarò sola a gorgheggiar. 
Ah fu un lampo, un sogno, un giuoco 

11 mio lungo palpitar. 
Tutto cangia a poco a poco : 

Cessa alfin di sospirar. 
Di fortuna fosti il gioco : 

Incomincia a giubilar. 



Fine. 



GlOVANiNA D'ARCO 

BALLO STORICO 

IN CINQUE ATTI 
eOMPOfTO 

DA SALVATORE VrGAlsÒ, 



ARGOMENTO. 



4^ 



L principio dti ' regno di Carlo f^II. Re c/i 
Francia fu infelicissimo. Isabella di Baviera sua 
madre d^ accordo col popolo di Borgogna fece 
proclamare Re irrigo VI. figlio di .Arigo V. 
ile ci' Inghilterra, Tale avvenimento suscitò un^ o- 
siinata guerra fra queste due nazioni. Gli Inglesi 
dopo di aver guadagnate varie battaglie assedia- 
rono Orleans y difesa dal valoroso Conte Dunois, 
Era la città in procinto di arrendèrsi , ed il Re 
ffieditava già di ritirarsi nel Delfinato quando 
preseìitossi a Carlo una zitella di circa 19. anni 
ad incoraggiarU) , offrendosi a far levare V asse- 
dio c/' Orleans ed a farlo consagrare in Reitns. 

Chiamavasi questu donzella GiovfAnna d^ ArcOy 
^'^d era nata verso V anno 1/^12 a Domremi presso 
a Vaucouleurs in Lorena da un contadino chia- 
viuto Giaconw cPArco. In età di 18 awii $ im- 
maginò di vedere il Genio protettore della Fran- 
cia, che le ordinava di andare a far levar V as- 
sedio d' Orleans e di far consagrare di poi a Reims 
H Re Carlo J^IJ, Le sue visioni indussero i pa- 
renti di lei a presentarla a Boudricourl gmerna" 
tare di T^aucouìeurs, il eguale da principio se tip 
fece biffe ) ma poi conoscendo in lei qui:tlcìie cosit 
di straordinario delioerò dimaudmla al Re Carlo 
era allora a Chinon e disperando quasi di poteì^ 
liberare Orleans daìV assedio degli . J^gi^f^ity no?i'. 
^peva a qual partito appigliarsL A^^vertito del- 
M arrivo della Donzella la fa entrare nella sua 
camera f e si dice y eh' ei fosse dalla medmm!^' 



5o 

riconosciuto benché confuso nella folla de^ suoi 
cortigiani, e che gli indovinasse i suoi più segreti 
pensieri, Carlo crede dover approfittare del co^ 
raggio di una donzella , che dimostra V entu-- 
siasmo di una inspirala ed il valor di un eroe. 
Giovanna vestita da uomoy armata da guerriero y 
intraprende di soccorrere la piSzza , parla aW e- 
sercito y e comunica ai soldati la fiducia y della 
quale ella è pimia, I Generali la conducono , essa 
comanda y ed ordina ogni cosa; la sua audacia 
si comunica a tutti i soldati , e fa cambiar fac- 
cia alle cose. Ella marcia verso Orleans , vi fa 
condurre dei viveri, vt entra ella stessa in trionfo, 
sale sulla trincea dei nemici, e vi pianta il sua 
stendardo, JL^ assedia di Orleans fu ben tosk> Ze- 
vctto. Gli Inglesi condotti da Talbot furono poscia 
hattuti alla battaglia di Fatai nella Beauce. Gio- 
vanna si dimostrò da per tutto un^ eroina, udvendo 
compiuta la prima parte della sua missione, volle 
condurre a fine anche la seconda. Marciò a Rebus , 
W fece incoronare il Re Carlo il dì 27 luglio 1429, 
« fu presente alla cerimonia col suo stendardo in 
mano. Carlo riconoscente a' servigi di questa don- 
zella, nobilitò la sua famiglia col darle il nome 
d\x Lys, e vi aggiunse anche delle terre per poter 
sostenere con decoro untalnome. Giovanna , adem- 
pita la sua missione j cessò d^ essere ftlice: essa fu 
ferita alV attacco di Parigi , e fatta prigioniera 
aW assedio, di Compiegne, Un tale rovescio di for- 
fitna fece sparire la meraviglia e la venerazione^ 
di cui erano penetrati perfino i suoi nemici. Que- 
sti immaginandosi di far cosa grata agli Inglesi ^ 
2' accusarono quab fatlucrhiern , e come tale fu 
eondannata ad essere abbruciata viva. Ella andò 
sul rogo con quello- stesso coraggio che dimvstrò 
salendo sulle mura di Orleans. 



Questo sfraonlinciri) ctK^venimenlo sonìniinisUyt 
ampio argomento di dramnìatich-^. composizioni^ à 
non pochi scrittori fra i quali si distinse Federico 
Schiller- eolla sua tragedia romantica intitolata : 
La Pulcella d'Orleans, piena di hellissime imma- 
gini. Essendomi io pure lusingato che le azioni 
di questa tonto decantata eroina potessero non 
senza interesse venir rappresentate in un granhallo 
ho creduto di esporle su queste scene, aggiugnen- 
do alcuni episodj tratti dalla suddetta tragedia; 
ma procurando nello stesso tempo di conservare- 
eoli' unità deW azione quella ben anche del tem^- 
po e del luogo^ 



La musica è stata in parte espressamente corp 
posta, ed in parte presa dai migliori Maestri dt 
P. Lichtenthal e dal Maestro G. Brambilla , ed- 
adattata da Salvatore J^iganò. 



Le Scene sono disegnate e dipinte 
dal signor 
Alessandro Sanquirico. 



Capitani Inglesi. 



5j personaggi. 

CARLO Vii., Re di Francia. 

, Sif: Massiìti Federico. 

CONTE DUNOIS, Bastardo di Orleans. 

, Sig^. Ciotii Filippo. ■ 

LA HI RE 1 

Slff. Sihv yJn tordo. l ^-rrr • y 3 I O 

BU CHATEL . . . ...... k 

òf^. Pallerini Girolamo. J 
T A LBOT , Coniandante delf esercito Inglese, 

Sig. Nichli Carlo, 
1SABI:LLA di Baviera, madre di Cario VIL 

Signora Bocci Maricu 
LEOP^ELLO . , ... .... 

Sig^ Molinari JS'ióola. 
FA8T0LF , . 

Sig. JBianciardi Carlo. 
GIACOMO D| ARCO, dovkLoso Contadino. 

Sig. Bpcef Giuseppe. 
MAR(f^RlTA .... . . . ^ 

Signora V alenza Carolina, i 
LUi'GiA ' ^ f 1 • f.r^ 

Signora Zampuzzi m^^na. ( ^ 
GIOVANNA A 

Signora Pallerini Antonia, j 
STEFANO . . . .^ . . . 

Sig. Chiocchi Odoarclo. à 
CLAUDIO MA-RIA. . . . . [ iestinatl sposi 

Sig. Baranzoni Giovanni. ì iuddeit:: 

RA^iaiONDo I 

Sig. Samcngo P(xqIq. J 

Apparizione del Genio della Franci^v 

Apparizione di un Cavalier iiero. 

•Soldati Francesi ed In^;k£Ì. - I>imati dei Regno, 
Marescialli , Magistrati , Cortigiani. - Popolo 
ed altri formanti il corteggio per la coronazicT: 

Za scena è sulla 'Loira. 



ATTO PRIMO. 
Notte, 



^meria canìpogna , nel cui fondo si scorge frè 
molte piante la rusticale abitazione di Giacoma 
d^ Arco. Sul davanti a sinistra un alta quercia* 



1^ elr oscarilà della notte esce Giov<ìiiJiJt pen- 
sierosa dalla casa di suo padre ; sì avanza con 
passi interrotti agitata da interna sfriani^i verso 
l'alta quercia sotto di cui si ferma. Qui, alia sua 
agitazione succede una soave calnia , sicché si 
prostra per ringraziarne il cielo. Mentre eóàì prega ^ 
un improvviso splendore , ed ana soave .irmoniai 
richiamano la sua attenzioiie, Fr^ questa luce 
scorge il Genio della Francia striiigerido colla 
destra una spada, ed una bandiera colla sinistra: 
Alzati Giovamid le dice : abbandona questo 
solitario luogo ; il Cielo ti de^Una nel . aìin im- 
presa: prendi questa bandiera ^ cìngili il fiafticf 
(ìi ifnesla spada , disìruggi con 'es,^a i ji:^:^mci del 
^ogtio. di Francia y e trionfatrice 'ineùro?fQ coi reai 
^liademci il ìegittivio eredi^ dèi trono. ■PiepK di 
niaraviglla (ìiovaMja; e potrò Ij i^irqpreiidere f 
gli rispofsde » aptra s'ì grande? io tenera ed ine5~ 
perla fam iulla! Purché ta resista aJV amore pro- 
fano , soggiuni,^e il iìènìo y iu farai stupir T uni- 
yei\so colle iue portentosi^ ozioni. Così detto si di- 
Veglia l^n^amei]le fra il -chi^i.r^yre di dorate ; 
e Giov'^nna abbagliata dalla luce , e stupefatta 
cade al piede della queiv?ia. 

Gli albori dell' aurii-ra rkcbi^rano gradatsniente 
la scena. ì tre |;ioyani pssion promessi sposi ^lìt 
iiglie diGiacouip iri^pazieoti di possederle vengono 
Solleciti Vixnc jopo V altro accompagnali da gran 
numero di p^rfnti e di amici, e col fastoso suo- 
no di struait^iui villerecci ^irx^ondano la c^sd di 




Giacomo, e gli manifestano la laro impazienza di 
gìugnere alle bramate nozze. Arriva finalmente 
Giacomo accompagnato dalle altre due figlie , 
Margherita e Luigia. Si diffonde in tutti la più viva 
^ioja , indi succedono scambievoli abbracciamenti, 
e si dispensano agli astanti latte, frutta, e vin ge- 
neroso. Raimondo promesso sposo a Giovanna è 
il. solo, che*rimsne tristo e taciturno. Egli non la 
vede fra le sorelle, ne chiede conto al suo geni- 
tore ; indi vien essa scorta dolila comitiva al 
piede deila quercia assorta ge* suoi pensieri. Il 
padre la rampogna vedendola sempre fuggire la 
^compagnia delle amorose sorelle , le quali ralle- 
grano la sua ' vecchie-'zza colle prossime nozze, 
quando ella invece ricusandole non fa che cagio- 
nargli tristezza e dolore. 

Il buon Raimondo sente al vivo i rimproveri 
fatti alla promessa sua sposa, .e tenta scusarla in- 
nanzi al padre. Questi anima tutto il corteggio 
nuziale a prender parte nella comune allegria , ^ 
ad intrecciare liete dantse nazionali, dopo le quali 
Giacomo unisce la mano delle due figlie a quella 
dei rispettivi sposi. Poi facendosi innanzi a Gio- 
vanna che siede sola sotto la quercia le presenta 
Raimondo che arde per lei d'amore; ma Gio* 
Vanna sempre insensibile non gli rivolge neppure 
]o sgurirdo. Adirato Giacomo acerbamente la rim- 
provera di bel nuovo di tanta ritrosia : tutti gli 
astanti accostandosi a lei con carezze e coi più 
^fffettuosi modi la circondano, e si studiano, ma 
invano, d' indurla a seguire T esempio delle sue 
sorelle. Giovanna r/i alza manifestando nel sem- 
biante la pia fredda indifferenza , e senza dar 
retta agli akrui consigli si avanza alcuni passi , 
ìndi si arresta, e stassi immobile. Vorrebbe il 
padre sfogare verso di lei la giusta sua collera , 
tjuando l'arrivo improvviso di un villico di quei 



dintorni richiama tutta T attenzione degli astanti. 
Esso fa ritorno dalla città con un paniere ed un 
forbitissimo ^Inio in mano : tosto è da tutti cir^ 
condato pet avere quache interess^.nte notizia 
della guerra. Giovanna non osservata si rianima 
alquanto. Costui racconta k sconfitte de' Francesi 
r insolenza e T orgoglio dei vittoriosi nemici , e 
finalmente mostra queir elmo datogli a forza i» 
paga de' frutti del suo orto da una brutta vecchia 
<:he fra la folla gli sfuggi di vista , lasciandogli 
queir inutile' arnese. Tutto ad un tratto Giovanna 
afferrandolo', con trasporto esclama: -a me quei- 
V elmo ; il contadino le dice non esser questo or«- 
namento di fanciulla ; Giovcinna strappsndogli TeU 
mo di mano ripete: ^ me quest'almo. /ì-ì^com^ 
e gli astanti non sanno concepire c^ò che psssi n^llat 
mente di costei, e ne rimangono iiiarav'gliati. Il 
tumulto di guerra che si ode àa kingi infonde il 
terrore in tutti questi poveri Joniaèint CfioVann* 
ponendosi l'-elmo sul capo, grida : Non temetei non 
fuggite! eccessi la faìwkilla ch^ fiavrjierà T or- 
goglio dei nemici della Francia! (xiacomo come 
tutti gli altri non comprendono qu-^Ve spirito digi- 
ti la fanciulla ; ma approsfdnianàoì^i lo strepita 
deir armi confusi e sbigottiti non ?ltro cercando 
che di salvarsi si disperdono per ia cainpagna ^ 
eccettuata Giovanna che più hiì^wob^ che mai^ 
vola incontro ai combattenti. Sopravvengono i 
Francesi messi in rotta ed in fuga dall' inimico, 
che non cessa d'incalzarli, esser^do superiore di 
iiumero e di ardimento. Giovanna can eroico ar- 
dire affronta, ed arresta i fuggitivi, strappa ad un 
soldato una spada , ad un altro una bandiera , si 
oppone cosi armata ai vincitori Inglesi, resiste ad < 
essi , rianima il coraggio de' suol , e dopo breve 
alternare della fortuna e dell'armi, li yince, eli 
mette in pienissima rotta. 



56 

ATTO' SECONDO. 

U esteriore dtlì a città d Orleans assediala $brel*. 
iaìmnie dagi! Inglesi, Ponte stdla Loira dlium 
4^ ±in laUx) dal forte di Tourolles già ca^i^ 
in potere degli assediami, 

Talbot Generale de§r Ingljesi , k Regina Isa- 
bella , e i due capitani Leonelio e Fastolf si mo- 
strano risoluti di d^re l'assalto èd Orleans. Ar- 
ringano con fervore il loro esercito jcfnde infonde- 
re in esso coraggio e valore; assicurandolo della 
vittoria , avendo a combattere un Jieinico avvi- 
lito dalle passate sconfitte. La truppa si diaiotlra 
impaziente di venire all-a pugna]; siceliè i capita- 
ci approfittando di si favorevole disposizione slan- 
.jpp già per dare iì segnale dell'assalto, cui sos- 
pendono al giugnere improvvisarnenfe di alcuni 
soldati fuggiaschi e feriti , tristi avanzi del fur(»re 
•^i Giovanna, che annunziano la sconfitta del 
loro esercito, e le incredibili prove di valore da- 
te da quella strana e portentosa donzella. A tala 
funesta notizia 5Ì turbano gl'Inglesi. Talbot e la 
Regina mettono in derisione ciò che vien rife- 
\j^o intorno alle prodezze della misteriosa fan- 
ciulla; e perchè l'esercito non ne sia scoraggiato, 
imposto silenzio a que' soldati , ne ordinano 1' ar- 
resto, e li fanno condurre altrove. Quindi ienza 
indugio ordinano d'investire la città ; ma si ar- 
restano alla vista di un. vessillo inalberato sulle 
mura, e nella loro sorpresa veggono calare il 
ponte d'una delle porte d'Orleans, ed uscirne un 
araldo d'arme insieme con tre magistrati, i quali 
chiedono di parlamentare col generale Inglese, 
ciò che loro vien concesso; quindi fatti passare 
per il ponte sono ammessi sotto Scorta alla pre- 
senza di Talbot e della Regina. 11 Re Carlo VI L 



assediato in Orleans (a) , propone col mezzo èi 
questi parlamentar) la resa della piazza^ sotto con- 
dizione ch'egli ne possa uscire con tutta la sua 
truppa armata. Gi' Inglesi infra loro si consultano 
in disparte , e tosto Talbot si mostra inclinato 
ad accettaré la propo.^izione per risp^u;miare a 
suoi la perdita, che tuttavia potrebbe co'aLare Tas* 
(Salto d' una città difesa àrt ìTìoÌìì e valorosi guer- 
i-ieri. Ma Isabella anelante alla vendetta verso' il 
suo figlio Carlo*, vivamente si oppone, né vuole 
rinunziare alla barbara soddisfrizione di farlo suo 
prigioniero. Il parere de' ('i^pitani è diviso fra 
quello di Talbot e quello della Regina : final- 
mente il generale fa riflettere che sarebbe cosa 
impruo;V;'i*i il rix?usare T offerta elei Re Carlu dopo 
la recente sconfitta di un'ala dell'esercito, disastrò, 
che ybtreibe essere un inciampo al buon esito 
di quell'assedio, i Magistrati /implorano che st 
abbia riguardo agl'infelici abitanti d'Oileans già 
da gr-^.Q tempo costretti a sopportare le più durtr 
calamità. Mentre ognuno è incerto sul partilo da 
prendersi , desta l'attenzione di tutti un improv- 
viso tumulto cagionato. da quantità di soldati In- 
j^lesi , che fra il terrore e lo stupore precipitosa- 
mente vengono a ricoverarsi presso de^ l'oro capi. 
La Regina , Talbot e ì;1ì altri pure ne sono sor- 
presi , e più ancora allorché Giovanna su di uìi 
bianco destriere, appare alla testa di quello stes- 
so corpo di Franc^^si, col quale p-recedeiitemente 
avea sconfitto gP Inglesi. La dc^nze^la coperta 
d'elmo e di corazza, armata di spada, tutta in 
aspetto marziale, scende da cavallo, e s'innpltra 



V osservanza delT nnila di Inogo ci ha ÌBdollo 
«apporre il PiC Carlo assediato in Orleans, 

5* 



m 

con Jììodesto > ma coraggioso aspetto verso i 
parlamenUrj d'Orleans, mentre ognuno rimane 
sorpreso^ da maraviglia, fermatevi, ella esclama: 
non si parli di resa^ non di coufìizioìii : quindi 
rivolta a Talbot , il Gielo\ gli diqe , per nu'a 
borea ti ordina di consegnare le chiavi delle 
rittà della Francia che hai conquistate /inora , 
.e di tosto^llontanarti col tuo esercii da questo 
Mioh (a). 

IL' aspetto straordinario di lei , 11 suo parlar fran- 
gio ed ingenuo accrescono vieppiù nelle schiere In- 
glesi la maraviglia , ed un segreto terrore li rende 
attoniti e perplessi. La Regina Isabella con impeto 
feroce rivolta a Giovanna prorompe in 4ali parole : 
^hi sei? E donde in te tanta baldanza ? lo sono^ 
risponde questa , una umile pastorella ^ ma quella 
é:he stringe il brando che qui troncherà il corso 
de" tuoi trionfi: Isabella sdegnata vuole inve'ire 
contro la temeraria, ma Talbot l'arresta dicen- 
dole jessere cosa sconvenevole l'irritarsi centra 
ibrssnnM^ fanciulla (fe). La figlia d'Arco senza 
più oltre indugiare ordina ai parlamentar) di 
fientrar^ nella città , e di dire al He Carlo che 
j\e faccia u&cir la sua truppa , € che dalle mura 
d^ila città stia spettatore della sconfitta eh' ella 



{a) Giovanaa prima d* altaccar/e gì' Inglesi volle adem*- 
j>Ì€re iin.a foimalilà eh' eragli slata prescritta dalla voce 
/lei Genio che la guidava; ed era qu^jlla intimare 
m Generali In;glesi riwìiiti avanli Orleans , di levare 
y assedio e di reslitnir^ le chiavi di tulle le città eh' essi 
0^^e^àn<} piese in Francia. In ^ons>egnenza di ciò dettò 
«m^i Ifì fiera che fu mandata ai Generali suddetti. Biog. 
^it p.. boo. 

..(lù'i^ %9 d'Aprile i4^)^'i<>^SiTf^^^A à'' Arco di 
m'< ;Mi^\aycì"/A^ le l.c ìrné^Q dei nemici; epìw in Oi\cr)n$ 



è per dare ai di luì nemici. Mal soffrendo gl'In- 
glesi gli insulti , ed il vilipeadio di un'imbelle 
donzella ne (3rGÌnano 1' arresto : i Francesi sguainate 
le spsde, la ditendono: si ritirano i parlamentar) 
d'Orleans incerti della fine *di sì strano avveni- 
mento. Giovanna impugna la sua bandiera e la 
scuote innanzi a' suoi assalitori , i quali atterriti 
alla vista di tal vessillo prendon la fuga. Fre- 
mente di ra'bbia. Taibot con grida e minacele si 
sforza di far cuore ai pusillanimi e di raccogliere 
i fuggitivi : ne richiama al dovere un buon nu- 
mero , e fatta mettere in salvo la Regina attac- 
cano di subito e vigorosamente i Francesi. La 
Donzella a cui preme di liberare la città dall' as- 
sedio attraversa il ponte marciando r^^pidamente 
alla testa di un dr^^ppello de! suoi sold.iti , con in* 
tenzione d'espugnare il forte di Tourolles che 
chiude l'entrata del ponte stesso {a). Essa sca- 
gliandosi nel fosso, di sua mano prende ed in-- 
nalza una scala, l'appoggia al baloaido ed è la 
prim^f 'a salirla impugnando sempre la sua ban- 
diera. All'avvicinarsi di Giovanna il presidio del 
forte sgomentato rivolge le «palle, èd i soldati 
Francesi guidati dalla loro intrepida eroina dan- 
no la scalata alle mura, e se ne impadroniscono. 
Gli assediati testimoni di questi prodigj ^ibbassa* 
no i ponti , ed escono dal forte il bravò Contè 
DunoiSj^La Hire , e molti battaglióni che pièni 
d'ardore piombano sul nemico, e ne nasce la più 
ostinata e sanguinosa battaglia Lo streoito dei 
militari stromenti accresce sempre più 1 .^rrvpeto 
delle armi, ed accende Tira de' soldati :^ Talfaot, 
Leonello e Fastolf, dalla f-j^Me degl'lii^^ ^ ^ ^>' -. 
riois e La Hire, da qcelb de Francesi s 
juaravigliose prove d' int^t^plde^^^ e « 



òo 

Ma non al forte Gonte Danois, ne a La Hlre è 
riserbato il vanto della vittoria ; giacche malgra- 
do di tutti questi sforzi i Francesi sono respinti 
su di ogni punto: Giovanna, la' possente Giovan- 
na , che se ne accorge vi accorre colla formida- 
bile ?ua bandiera, e con straordinario ardire esor- 
tk 1 suoi a far fronte al nemico, facendo echeg- 
giare fra'il tumulto di guerra il grido della vit- 
toria. Nessuna forza può resistere -alF apparire 
della portentósa donzella. 

11 Ile Carlo vedendo i prodlg) di valore di 
questa straniera esce egli pure alla testa di al- 
tre truppe e gettandosi sopra gì' Inglesi ne riporta 
Completa vittoria. Cessato il combattimento, il Re 
Carlo chiede di conoscere la sua liberatrice e 
gli vien presentata Giovanna; tutti gli sguardi 
sono rivolti alla prodigiosa Dotizella , che intrepi- 
da si mostra in mezzo alle attonite schiere. Du* 
iioió pel primo s* affaccia , e le chiede chi ella 
sià , ma Giovanna con virile franchezza gli fa 
benho di scostarsi, éd avvicinandosi con paesi ti^ 
soluti verso il Pie , piega un ginocchio àvanti ^ 
lui , e poi si alza e /etrocede. 

Tutti gli astanti esprimono la loro sorpresa, ^ 
il Re le domanda come ella lo conosca , e chi 
'ella sia. Giovanna gli risponde d'essere l'umile 
riglia d'un cpntadipo, di av|r veduto un gènio 
da cui fu incoraggiata a vendicare la Francia, ed 
a porre sul capo di Carlo la reale corona. L« ppr- 
tentose prove di valore ch'ella ha già date tiojh 
lasciano dubbio alcuno sulla verità delle sue pa-^ 
role. Carlo si prostra ringraziando il cielo , e poi 
le dà il comando di tutto F esercito. Ella viene 
tutti circondata ed ammirata , ella' è portata 
"^h trionfo <3 ai soldati , e, tr^ le acclaru^zioni dei 
cittadini d' Orleans entra in città seguita dal Re 
e da tutti i Generali. 



di 

ATTO TERZO. 

La gran Piazza cV Orleans. 

Una quantità grande di popolo esprirue in mille 
modi la sua gioja per l'ottenuta vittoria, e \ d esal- 
tando r incredibile valore della Donzella d'Arco. 
Alcuni Ministri e Capitani non possono però fra 
tanta esultanza nascondere T invidia ch'eccita ia 
essi il trionfo di lei , e manifestare segretamente 
fra loro la rabbia che li divora nel vedere che 
Giov,anna s' appropria tutto Tenore di quella me* 
morabile giornata. Fra queste dimostrazioni d' al- 
legrezza e di livore si fanno largo tra la folla 
Giacomo d'Arco colle sue due figlie accompa- 
gnate dai loro sposi, q dal buon. Raimondo , tutti 
ansiosi di vedere Giovanna , e solleciti la vanno 
per ogiìì dove cercando , ne chiedono conto a 
tutti, facendosi conoscere per i congiunti di Gio- 
vanna. Jl popolo si affolla loro d'intorno espri- 
mendo la loro ammirazione ; e scorgendo nel 
volto di Giacon)0 una cupa tristezza, ne viene 
interrogato della cagione ; e nello stesso tempo 
ognun si aiaraviglia, che essendo egli pi-dre di 
tanta Eroina stia mesto fra la comune alle-^ 
grezza, mentre dovrebbe invece esser giunto al 
colmo della sua felicità. jLali parc/le accrescono 
sempre , più il turbamento e il dolore del buon 
padi^e , il qujile finalmente non potendo più te- 
ner nasc(^a nel cuore la cagione della sua tri- 
stezza , palesa i suoi sospetti , manifestando a 
taiti il timore ch'egli ha che Giovaiìna sia una 
fattucchiera ribelle cJ Cielo. Tali sospetti animano 
gli invidiosi Capitani ad ordire contro Giovanna 
un,a segreta trama. Intanto il suono di marziali 
stromenti annunzia l'arrivo del Re; ed il popolo 
sgombra la piazza collocandosi vicino alle Ccr^e 
iper esserne spettatore. 



th 

Gli Araldi, ed i soldati precedono il corteggio 
eomposlo della più illustre cittadinanza, dei ma- 
gistrati , d. Ile dame di corte seguite dai paggi , 
dalla viltoriosa Giovanna col suo vessillo in ma- 
no, dai Baroni del Regno, e finalmente dal Ile 
.iccompagn^^to da' suoi Capitani e da un gran nu- 
mero de' soldati. Passa il corteggio e procede re- 
candosi al sito destinato per T incoroiiazione del 
Re Carlo, Giovanna che nel passare la piazza 
vide i suoi congiunti , coglie il momento percor- 
rere nelle loro braccia. Tanto è lo stupore di 
questi nel vedere Giovanna in queir aspetto di 
grandezza che non ardiscono d* avvicinarsele ; ma 
incoraggiati dall'amorevolezza di lei si fanno scam- 
bievoli abbracciamenti. In questo mezzo odesi un 
bisbiglio di popolo che va sempre più crescendo: 
veggonsi molti con legne e faci ; ed altri più ar- 
dimentosi ancora gettarsi sopra Giovanna, ed ac- 
cusandola di fattucchiera tentare a viva forza di 
strapparla dalle mani de' suoi parenti per abbru- 
ciarla viva. Accorre il Re a tale tumulto, masi 
generale è già divenuta nel popolo lopinione che 
le portentose sue opere derivino da malia , che 
difficilmente riesce a sedarlo. A sì ingiusta accusa 
ammutolisce Giovanna , nè si degna di assecon- 
dare le replicate istanze del Re che T incoraggia 
a produrre le sue difese, e che essendole debitore 
della corona vorrebbe pure salvarla. Quindi Carlo 
non trovando altra via di conservarle la vita, 
prende il partito di bandirla da suoi Stati A tale 
sentenza tutti l'abbandonano, ed il popolo quasi 
inorridito alla vista di lei prende precipitosa fugaj 
L intelice Giovanna rimasta col solo suo fido Rai- 
mondo , che la sostiene nelF acerbo suo dolore , 
parte per sottomettersi all'ingiusta sua condanna. 



ATTO QUARTO. 

Luogo remoto sotto le volte rovinose 
(T antico edi/izio. 

Il bii«n Raimondo sostenendo Giovanna che 
oppressa dalle sue sventure, può appena reggersi 
in piedi, l'invita a sedere su di un sasso, ed a 
deporre le armi per darsi al riposo. La donzella, 
si dimostra riconoscente alle cure di questo fido 
suo pastore , e dopo breve riflessione non può 
a meno di manifestare l'acerbo suo dolore nel 
vedersi si indegnainente trattata dai Francesi che 
in ricompensa de' servigi prestati alla Corona la 
bandirono esponendola alla vendetta de' nemici. 
Un improvviso fragor d' armi interrompe le sue 
lagnanze. Elia intrepida riprende le sue armi , e 
mentre Raimondo che teme d'essere sorpreso da- 
gli Inglesi tenta di condur seco Giovanna , e di 
fuggire il loro incontro , ella vola ad affrontarne 
il periglio , ma ritorna delusa non avendo scorto 
alcuno. In questo stesso momento odesi d' altra 
parte più forte strepito, vi accorre tosto Giovan*- 
Ila, e per la seconda volta rimane maravigliata 
di non averne gcoperta la causa. Neil* atto che 
immobile se ne sta considerando sì strana avven- 
tura , rimbomba orribilmente in queile volte il 
fragor di una battaglila , e le si para improvvisa- 
mente davanti un cavaliere in nera armatura e 
con visiera calata. Raimondo fugge atterrito, ma 
Giovanna sguainando la sp^ida si pone sulle di- 
fese ^rre^tali ^ le dice il cav^^.Here, io Tion sono 
destinato a cadere pi-.r tua mano 7\i mi sei odio- 
so , gli rispoi.de hi Oonzelìa, /in nel profondo 
deir animai odi^yso roma la notte che hai per di-- 
visa (a). SeniX) uìi invinribde desiderio di svi^a- 



64 ... 
rar li dalla luce del giorno. Chi sei? jélza la vi- 
siera, 11 Cavaliere con voce imperiosa le dice : 
Tu haip Giovanna y sconfuti i nemici della Fran- 
cia ^ tu hai coronato il tuo Ee, Ti basti la 
gloria acquistata y ditoni le armi , a jj^on en- 
trare più in baicagUa. - C he imponi tu^ gli rispon-^ 
de Giovanna > abbandonare la mia impresa? 
Questa spada non poserà fimhe non sia abbaìiula 
il nemico. giunta la meta ^ così il Cavaliere^ 
della Aua carriera y retrocedi y dà retta al m/o, 
parlare La Doiìz.eìU accesa d'ira: E chi sei tu, 
ripete, (he mi vuoi confondtre e rpaventdre ! jé., 
che presumi iì^sidiosamente annunziarmi de^ finti 
oracoli } A tai detti il Cavaliere sta per partire, 
jua ella gli si pone^da vanti : No^ gli ripete Gio- 
vanna, o tu rispondìnììy o muori per queste mani,i 
e cosi elicendo tenta di dargli un colpo. Il Cava- 
lier xiero la toccai colla mano, ed essa rimane im- 
mobile : y^mmazza ciò che è mortale ^ le ? :e 
e ni;l proferir ciò si sprofonda suscitando oscurità^ 
lampi e tuoni. L'eroina resta sulle prime stordi- 
ta, ma ritornando ben presto in se s'avvede che 
quel Cavaliere non era che una fallace larva ap- 
parsa per turbarle lo spirito e ^toglierle il corag- 
gio. Quindi più animosa che mai esclama: Ma chi. 
temerò io mai armata di spada invincibile? Coru 
qiit^sta terminerò la mia impresa, uè mcd verrà, 
meno il mio coraggio: poi riv< Agendosi ove spro- 
fondò larva. Sprofonda; maledetto, nel tuo abisso. 
Ciò detto, mentre sia per rivolgere altrove fret^ 
loI<)8Ì i <>uoi passi, le si presenta Leontillo che mi- 
iiaccioi^o la sfida a siogolar tenzone , giurando di 
hcni voler partire se prima non ha vendicalo la 
morte di tanti suoi valorosi conip^ignii. Ntl com- 
foatiimento che segue , Giovanna disaraia Leonello, 
^1 qualt^ benché ne incolpi l'avversa sorte non si 
\yeY.àe di coraggio, ghermisce Giovanna e si s^forza 



; 65 

di gettarla a tt^rra. Elia gli afferra pel di dietro il 
cimiero > e glielo strappa riiejitre §ià sta pef ferirlo. 
A ir inaspettata vista di Leoiielio, Giovanna rima- 
ne iiDiiìf/bile e vinta da amore , ma il feroce in- 
glesi3, che sente Tenta di dover la sua vita ad una 
donzella, disprcZZa^ la pietà di lei ed offre il petto 
ella sua spada. Lccidimi tu , gli dice l'innamorata 
Giovanna , e Ju^.%i Stupefatto il Cavaliere a lai 
delti le ne domanda la Ci^gione , e la guerriera 
rivolgendo altrove; la farcia, se la copre ed escla- 
ma : yihf! rììTe misere ! Leonello la i^u^ rda inte- 
nerilo e le s'avvicina. Giovanna rivolge con im- 
peto la spiida contro di lui, ma in vederlo lascia 
cadérla drjlle mani insit-me colìv) scudo: indi nella 
ma.g;:;ìor i;gìl::zir'n<:/ co^i preride a dire: ^^h che 
ftjtd io mai! ho v/o/ota lo promessa ^ ed innalza di- 
spercita le maiii al ciclo l.ieonello che già si sente 
preso da om(jre , la consi:^lia a deporre le armi , 
e tenta di condurla seco. Ella vi si rifiuta, ed in 
questo contrr^lo soprapgiugne la Re^'in^ Isabella 
seguita da'wjoi sold^^li. che alla vista di Giovanna 
rimangono intimoriti. All'inaspettato arrivo della 
Regina Leonello si mostra conturbalo. Isi^btìla si 
fa coraggio, s'avanza verso la guerriera , le intima 

, d'arrendersi sua prigioniera, e ordina che ven- 

, ga iacatenata. La Regina vedendo Giovanna che 
senza oppor resistenza si lascia far prigioniera , pro- 
rompe verso di lei in amari sarcasmi, e deriden- 

. do l'altiera eroina, che dopo di aver atterrito il 
mondo, è incapace di difender se stessa, e udendo 
da lei di essere stata bandita dai Francesi, la fa 
tradurre in mezzo alle guardie dinanzi al gene- 

, rale Talhot 



m 

ATTO QUINTO. 

Interno di fortezza che serve di quartier generale 
agli Inglesi 

TalboL circondato da' suoi capitani avviliti peif 
la passata sconfitta tiene consiglio di guerra. In- 
sorgono fra essi due parliti : gli uni vogliono che 
si abbandoni la Francia , gli altri domandano di 
esperimentar^ nuovamente la sorte dell'armi. Que- 
st' ultima risoluzione prevale, ed Isabella e Leo*- 
nello giungono in tempo per incoraggiarli a que* 
sto tentativo, manifestando con sorpresa e gioja 
universal-e la prigionia di Giovanna. L'irata Isa- 
bella chiede a Talbot la morte di lei , tutti i 
capitani la vogliono. Il solo Leonello vi si oppo- 
ne , e Talbot vigorosamente la difende. Finale 
mente Leonello dimanda di parlar da solo alla 
prigioniera lusingandosi di piegarla al loro partito^ 
e anzi che darle inulil morte, farla combattere, 
per la loro causa. Piace a Talbot e a tutt'i ca- 
pitani il pensiero di Leonello ; la sol^ Regina ri- 
cusa d'acconsentirvi. Ma Talbot a *norma della 
presa risoluzione fa riordinare la truppa e va a 
disporre l'attacco^ seguito da' suoi capitani. La 
Regina si fa condur innanzi Giovanna incate»ata, 
ed in modo aspro e severo le ordina d'ascoltare 
Leonello. La prigioniera tutta costernai:^ ] a prega 
di ucciderla pria di obbligarla a rimaner da sola 
con Leonello. Ma Isabella gli impone di ot>bedire 
al suo comando e parte. Rimasto solo Leonello eotla ' 
Donzella si studia di cor*fortarla , ma essa cor ^nai 
di dignitosa nobiltà si mostra indifferente . uoi; 
conforti: vuol toglierle le catene, essa ri^ usa ; si 
protesta suo amante, essa lo respigne , si dichia- 
ra pronto a seguire i voleri di lei, essa gii chiede 
Ìm morte, Leonello non pottjndo più oltre superar 



èe stesso tutta le manifesta la forza della sua pas- 
sione amorosa: essa resiste, ma combatte con se 

' medesima, e quanto più animato è il fervore del- 
la tenerezza di Leonello , tanto più crudele a lei 
riesce l'austera lotta cui sostiene con un soppres- 

' so , ma non mai vinto affetto. Questo recipro- 

• co e duro contrasto viene interrotto dall'arrivo 
' della Regina , del generale Talbot e da Fastolf 
^ seguiti dagli altri ufTiziali tutti incamminati ad 

• attaccare il nemico. Vedendo il Generale che la 
•guerriera non vuole abbracciare il loro partito, 
' lascia Isabella con alcuni soldati nel castello in 

* custodia di Giovanna , comanda di rispettare i 
; suoi giorni e va ad affrontar T inimico Furente 

• allora fa Regina inveisce contro la prigioniera e 
'* freme di nor; poterle dare la morte. Elia intre- 

• pida ad ogni oltraggio, lììostra di non desiderar 

* jnma di morire che di veder vittorioi^c^ laFran- 
1 :Ì2. La Regina sempre più irritata ordina di rad- 

♦ ioppiare : -ern alia prigioniera, e decisa di non 
^ asciare invendicata V onta di una nuova sconfitta, 
> con ui? pugnale alla mano minaccia di trafiggere 

* ! sene del-* infelice cattiva, 

J Ir queìHo mezzo s' ode da lungi lo strepUe del- 
«'incominciata battaglia, aicini soidaii vengono 
\ ì mano r. a^ano per dar ^onio ad Isibella di ciò 
i ;/he acoeide ; e le nuove or oroopere ot ^ 'verse ac- 
^ll'c'ndono o temperano Vìi'z Vsabelìa . riro Gio- 
^^anna,.^ più volte fra questa aUeri^tfiisv.. pende la 
li'ita di questa infelice. 'Glr-^€Dlc^^^ -'^^r' -•^icurauo 
i analmente che la giorna^- x aec re dégl^ 

' ■ d '^': . t' ben tosto sì ^ * ■ -'-olti 
-ei * j fra i quali r : ilo. 

' . u^ào pugnale la^b<-r 

\ : ^'ì jja , H Giovanna y^;- 
5Ì era SiippHce pt : dei 
'"■i ^^ìL Cielo, ' da 



nuova straordinaria forza , spezza le sue catene > 
e fugge , mentre ua' orribile scossa di trerauotol 
fa crollare gran parte del castello e le apre la vi^. 
Lo scoppio de' fulniini accompagnano il prodigio 
ed atterriscmio la Regina e te guardie. 11 Re 
Carlo incòraggiato dell' improv\/iso soccorso si fa 
^id assalire vigorosamente gì' Inglesi, ed attraver- 
sando le rovine esce dal castello. La rovina di 
questo lascia libera la vista del campo di batta- 
^ia,ove fra la mischia de'cQmbatlenti vedesi Gio- 
vanna colla bandiera nella mano oprare prodigj di* 
valore. Entrano da ogni lato fra le truppe vinci- 
trici i debellati Inglesi : la disperaziene di Isabella 
s'accresce sempre più all' apparir di Talbot prigio- 
nierè^e nello scorgere fra i c^m^ì deiresercitt^ Fran-^ 
ce-se , lo stesso Re Carlo che freme all'aspelto àvMà, 
nindre nemica. Ma la gioja della vittoria è fune- 
stala dalla coiiiparsa dell' infelice Giovanna che 
morialnìente . ferita , viene sostenuta da La Hire, 
Giovanna languente esulta per la consolazione di 
avere procurato a' suoi un^ piena vittoria , trova 
la forza di sostenersi ancora per rendere omaggi 
di grazie al Cielo , e facendo a sè avvicinare 
Carlo ed Isabella li riconcilia , unisce le loro 
destre, é spira. Sì tristo avvenimento eccita unai 
genej^le commiserazione. La spoglia delT eroina 
d' ordine del Re viene coperta colla propria ban- 
diera e con quelle dell'esercito Francese. 



Eùie. 



L£ AVVENTURE DI DON CHISCIOTTE 

O SIA 

LE DONNE COLLA BARBA 

. . BALLO COMICO 

I W TRE ATTI 

COMPOSTO DA FILIPPO BERTìNI. 

PERSONAGGI. 

Maiu:ìiese d'Ai^varos. 

Si^. Trigatnbi Pietro, 
LuciìVDA , sua consorte. 

Signora Donzelli Dupin Antonia» 
Dame e Cavalieri d^Ué vicine villeggiature. 
iDor* Chisciotte: ?ìi;ixa Mancia^ detto il Cavaliere della 
Iris (a figura. 
SiQ. MoUnarl Nicola, 
Salcio Pawcja, svio scudi^r?. 

Sig^ Fréincolini Gio'^an^i, 
Domestici e Contadini d' ogni elk e s^sso. 



ATTO PRIMO. 

Vasta pianura con colline in distanza 
^QminaM da vari^ Dille, 
Amico castello da un lato case da contadini datt^ altro. 

ÌlUricIìgs^ d%\^^Qf^ Ì4i^v^<i(>n^ovle, e v^fj ^ìtri Ca- 
valieri c Dani^ ricevono gli omaggi dei Contadini dei vicini 
cpnlorai. I^ri Bpin^sùcci! ^mv^^^de congegnare ^lla Mar- 
c^ie#3 ufj^ leltjer^;, ci^e ^mip^oi^ il prossimo ^r^iv^ di 
Bpi| Cl^isciolie ili cji^ei J^ntprru^ 4el che da ^lla parte 
fijQrpitiy^ , e^tern^iu^Q in p^iri t^mpp il desiderio di 
1?^^lì4«^^Ì *P?^5sq di que^lQ stravagante personaggio^ e di 
cpn^i^rtp col suo 3pp§o e d^gli alici dispane ogni cosa a 
J^l fi^e, Aì\[ ^u^afìz^\o che Don Cbiscioiie col fido Sancio 
T^m^ì^ d a^Yiaia^no^^ k Marcke^M e \mì gli ^l^ri «i Mr 



7^ * . 

tirano per disporre il giuoc©; ordinando ai Contadini tR 

riceverlo festosamente. 

Giunge sul suo ronzinante^ a lento passo, il prode 
Don Chisciotte seguilo da Sancio che monta il suo leardo. 
Il Cavaliere ringrazia cortesemente ì Contadini che gli 
fanno festa, ma nel vedere approssimarsi delle mandre 
di pecorelle guidate da varj Pastori, sbalza dal suo de- 
striero, e con marziale ardore impone Pècoraj , che 
suppone Maghi malvagi, di levar d' incanto quelle Ninfe 
innocenti o di prepararsi alla pugna, 11 finto Pastore non 
volendo cedere, Don Chisciotte si dispone a maneggiare 
la terrihile sua lancia^ ed in modo tale si scaglia contro 
il suo nemico, che gli spaventati animali fuggono per 
diverse vie, ed i Pecoraj^ di concerto coi Contadini s'im- 
padroniscono a forza del prode Cavahere, e lo legano ad 
un albero, non senza maltrattare anche lo Scudiere j indi 
tutti si ritirano, onde rintracciare i loro dispersi armenti. 

Questa bernesca avventura viene osservata dàllè fi- 
nestre del castello da tutte le Dame e dai Cavalieri, che 
poscia si ritirarne per disporsi a far la loro comparsa. 

Don Chisciotte in estremo furore chiede soccorso dal 
suo malconcio Scudiere, che a stento lo slega, rimproverane 
dogli amaramesite le sue continue pazzie, e rammentandogii- 
gli atroci trallariienti sofferti pel bacile rapito al Barbiere; 

ri Cavaliere non -curandosi di questi rimproveri, im* 
pone silenzio allo Scudiere, ed entrambi montano i lor^: 
destrieri , onde abbandonare quelT infausto luogo, 

ATTO SECONDO. 

Castello diroccato , cinto di folti cespuglj^ e 4'^làeru - 
Città in distanza. Jtontana di limpid'acqua da an lato, 

Sancio Pancia precc§& dì pochi passi il con ceri tra lò^ 
padrone, e ^scorgendo il ruscello scende darl sur^ leardoy 
e corre ad estinguere la sete che lo tormentai Don Chil 
sciotte chiama il poltrone Scudiere, e dichiarandogli cht'- 
intende riposare le stanche membra in quei solitario luog^ 
ordina che si attacchi il ronzinante ad un vicino alber 
Sàncio ubbidisce. Appena si vede solo il Cavaliere, 
trae dal seno i' immagine della sua Dulcinèa di Toboij.i 



4 Te giura eterna fede. Lo Scudiere osservando queste 
3H>liloquio si prende beffe d' un tale amore , ^ co»nsig]ia 
• padrone di cercar piuttosto qualche osteria, onde ri- 
storarsi. L' innamorato eroe s' infiamma d' ira ad un si- 
mile oltraggio fatto alToggetto dell'amor soo^ e lo co- 
stringe a chievderne perdono genuflesso alla sua Principesca. 
L'arrivo di due 'finti Anibasciadori , i quali annunciano 
al Cavaliere , che la Regina delTLsoIa Rossa desidera pre« 
senlarsi ad esso per invocare il suo ajuto, interrompe la 
ioena collo Scudiere, Don Chisciotte ordina che la PHn»- 
sipessa s'avanzi^ i due Ministri con molte dimostrazioni 
3i profonda slima si ritirano j ed il prode Cavaliere si 
•prepara un sedile su cui dar udienza con conveniente; 
iecoro. Una gioviale marcia annuncia Fanivo della Re* 
'ina, che preceduta dalle sue truppe e da' suoi Scudie- 
i , circondata da' Paggi, e seguita dalle sue Damigelle 
ulte velate, si presenta al Campione. Essa e tutti esaltana 
e gesta del prode Cavaliere con entusiasmo- tanto esage- 
«io, che lo Scudiere, il quale sostiene il sechile c^el %\xq 
»adrone, cade in terra per lo spave«to, ed il mìs^^^'o Don 
Chisciotte subisce la stessa sorte, mancandogli \j (rono sa 
v\ stava gravemente assiso. Ciò produca una isata ge- 
je»"f'Je. Ricompostosi a stento ì^Eroe delia Marcvà impone 
Spi;)cìo d' essere piìi guardingo, indi manifesta il desi* 
!«?ìio d' udire \ casi dell' incantata Regina. 

Tinte si levano il velo, e mostrane» iì mento iogom- 
ro di fòlla barba. Con temporaneamenle la Bigina palesa 
l Cavaliere essere staVa cosi ioo«LKt't\;a <^ol^e ,sue ancelle, 
a un malefico Mago, a cui non voli^ rot\ edere amore, 
ancio osservando le donne ]c)iìr^>:Ue sccippia. io una ri- 
ita , ma vedendoìe piangere ^irottacieate , cava da ua 
icchetlo i suov rasoi , ed appiossim^indosi a Dbn Chi- 
^lolte , vuol levarg^.i il bacile daHà testa onde radere Ja 
uba alle afflitte fémriìme. Qué; 4 gl^ icipoae con isde- 
lo di scostarsi e di tacere,^ e «iara soccorso alla Regino* 
ssa gli accenna il pericolo a èai dt^vrà esporsi passan- 
ti per ignote regioni di ffioco, e .viaodo con occhi ben- 
Iti su d'un magi^^, f;awt:gDG. Le (tice ài più che allor- 
isrido sarà arrivato à! destinaio luogo col fido suo Scu- 
,eie, udranno un forte colp& , cllt: allora levandosi la 
pda dagli occhi ^ dovrane© smomare p^r «ombatlcrs 



7* 

coQtro i Maghi, avvertendolo di non lasciarsi iìludcre de 
medesimi, che precideranno le sembianze di Don CliiscioUi 
e di Sancio, ma bensì percuolerli sino a tanto che non 
sia disciolto l'incantesimo, e liberata la Regina con le sii%_ j 
ancelle. Si avanza il cavilegno , e si bendano gli occhi ai 
due campioni j indi si fanno montare sul destriero di legno» 
Xi' uno si presta a tutto con eroico entusiasmo, l'altro? 
vi viene costretto a forza. Per meglio alterare la fantasi^^ 
di (Jne' due babbioni, si forma intorno ad essi un cercbiQ^ 
e si fa loro del vento ^ perchè si fiii;urino di passare peJìj 
la regione d' Eolo j quindi si accende una macchina«di ' 
fuochi d'artifizio^ onde far supporre ai Cavalcanti d'es- 
sere nella regione Mei fuo<^o. Alio scoppio con cui cessa 
r arsione delia macchina di fuochi artificiali, lutti si ri- 
tirano, ed i due viaggiatori, non udendo pià alcun rpmore,. 
si. levano la benda e scendono dal cavilegno. fi vedersi 
n^l medesimo luogo di prima li sorprende oUremodo ; ma 
poa Chisciotte lo attribuisce ad un incantesimo, e ricor*^ 
daiidosi dei detti della Regina , crede di scorgere in Sancio 
li^iV »^i^^g<> trasform^^to ; &' avventa contro di lui e Io in- 
vita a singoiar tenzone. II misero Sancio vedendo , che 
le ragioni non gli giovano, e sentendosi già percuotere, 
si dimentica i riguardi dovuti al pg.dd'Gne , e si mette in 
difesa Questo bernes;Co combattimento è interrotto da^ 
due maghi che invitano i campioni a rivolgere i colpi 
verso di loro ; e dopo breve pugna fingono entrambi di 
essere trafitti , e s,pirano ballando. Neil' osservaì'e stesi 
al suolo questi nemici il prode Doa Chisciotte assale 
di bel nuovo 1' infelice Sancio Pància , e ricomincia il 
conflitto dei due campioni: ma sono poi trattenuti dalla 
comparsa di tutta la compagnia, che si era preso giuoc©», 
dei stravaganti soggetti,^ fatta ad essi conoscere latra^n 
mala burla ^ cercano di calumarli invitandoli a gassare coi»n 
€sso loro a,4 un sont^ua^p banchettai . | 

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