Skip to main content

Full text of "Le avventure di un sindaco innamorato; operetta comica in due atti, di T.U.P. Musica di Icilio Monti. Rappresentata per la prima volta la sera del 29 gennaio al Teatro Spence di Fiesole."

See other formats


LE AVVENTURE 

DI UN 

SINDACO INNAMORATO 

OPERETTA COMICA IN DUE ATTI 

DI 

ICILIO MONTI 




FIRENZE 

TIP. DELL'ARTE DELLA STAMPA 

4 - Via delle Seggiole - 4 



1888 



LE AVVENTURE 

DI UN 

SINDACO INNAMORATO 

OPERETTA COMICA IN DUE ATTI 

DI 

T. U. P. 

MUSICA 

DI 

ICILIO MONTI 

Rappresentata per la prima volta 
la sera del 29 gennaio 1888 al Teatro Spence 
di Fiesole 



FIRENZE 

TIP. DELL'ARTE DELLA STAMPA 

4 - Via delle Seggiole - 4 



1888 



PERSONAGGI 



ESECUTORI 



Don Nardone, Sindaco del Vil- 
laggio Basso buffo Allegri Giuseppe. 

Marchese Guglielmo, ricco feu- 
datario t Baritono Brunori Paolo. 

Marchetto, suo nipote, sotto 

spoglie di contadino Tenore Coppini Augusto. 

Lisetta di lui fidanzata Soprano Quercioli Fortunata. 

Antonio di lei padre, fattore. . . Basso Caciotti Augusto. 

Lucia sua sorella, sorda 

Biagio uomo di fattoria 

Un secondino delle prigioni .... 



Coro di Contadini, Soldati del Marchese, Secondini 



Epoca 1700 

La scena ha luogo in un villaggio presso Firenze 



ATTO PRIMO 



Villaggio con collina praticabile. A destra ingresso 
al Municipio, a sinistra la fattoria di Antonio 

SCENA PRIMA 

Contadini che scendono la collina con gli arnesi 
per la vendemmia. Antonio, poi il Sindaco 

Coro. Su, compagni, alla vigna corriamo 

A raccorre di Bacco Y umore, 
Che ai mortali vivifica il core 
Che disperde i funesti pensier. 

Nella vita campestre beata 
Non compresi da invidia funesta 
Celebriamo con danze la festa 
Col più vero ed onesto piacer. 

Sindaco. Dico, dico, malcreati, che chiasso è questo? Non 
sapete che avete interrotte le mie elocubrazioni ? Corpo 
, di Bacco! con voialtri, dico, dico, non si può mai avere 
un momento di quiete? Son questi i riguardi che si 
devono avere per un' autorità costituita? Asinacci, non 
sapete che io posso farvi pentire amaramente? Quando 
uno come me è occupato nelle gravi faccende delF am- 
ministrazione comunale dico, dico, anche il vento deve 
tacere! Non sapete che io comando a tutti, e che son 
tutto? 

Sono il Sindaco sapete? 
Son dottor matricolato ; 



6 



Eappresento il magistrato, 
Chi son' io, veder farò. 
Saprò tutti far tremare, 
Farò leggi da Nerone, 
Se fa d'uopo, anco il bastone 
Su di voi cader farò. 
Cobo. Ah! ah! ah! rider ci fa (ridendo). 
Sindaco. Bestiacce da soma, 

Chi son rammentate, 
Partite, cessate, 
Insulti non vo\ 
(da sé) La bile mi rode, 

Sconvolto ho il cervello, 
Di tutti un macello 
Or ora qui fo. 
Coro. Ah ! ah! ah ! (c. s. parte). 

Sindaco (guardandoli dietro). Dico, dico, par che si bur- 
lino di me! (Un po' infuriato) Corpo di Satanasso!... 
(Un po' impaurito ; a sé) Adagio, adagio, Nardone, non 
facciamo tanto il gradasso, altrimenti, dico, dico, po- 
trebbe succedermi come i pifferi di montagna. Le loro 
mani sono più pesanti delle mie parole, e non vorrei.... 
Sarà meglio, dico, dico, che io cerchi se posso vedere 
quella che mi abbrucia il core, e mi sconvolge la mente. 
Oh ! mia Lisetta, quanto ti amo ! (Contempla la fat- 
toria). 

SCENA SECONDA 

Lucia esce dalla fattoria e batte sulla spalla del Sindaco 
esso impaurito cade in ginocchio senza voltarsi 

Sindaco. Perdonate, buona gente, se io dianzi vi ho offeso. 
Lucia (che è sorda, e intende il rovescio). Sì, sì, che ti ho 

inteso, ma alzati, io non ho bisogno di tali prove per 

sapere che mi ami. 
Sindaco (si alza arrabbiato). Ma come.... voi credete.... 

dico, dico.... la mia dignità.... 



7 



Lucia. Lo so che la tua felicità "dipende da me. Oh! caro, 
caro, sarai contento. 

Sindaco. Oh! vecchia^ rimbambita.... essa suppone.... {forte) 
ma voi avete preso un granchio a secco; io resto pie- 
trificato. 

Lucia (c. s.). Se ti ho amato ! Non vedi che spasimo per 

te? Dimmi che mi vuoi bene. 
Sindaco (stizzito). E, vanne al diavolo, vecchia bavosa 
Lucia (c. s.). Mi vuole per sua sposa, oh! me felice! (gli 

corre dietro). 

SCENA TERZA 

Camera in casa di Lisetta. Porta a destra, a sinistra nel 
mezzo. Lisetta entra pensierosa, mesta. Si asside al tavo- 
lino contemplando un ritratto. 

Invan tentai di spegnere 
Nel dolce sonno i rai 
Sempre anelando il sorgere 
Di sì bramato dì. 

Sogni dorati e immagini 
Di fortunati giorni, 
D' amore i dolci palpiti 
Batter sentia nel cor. 

De' sogni in un baleno 
L' imagine sparì, 
Un dolce moto in seno 
L'anima mia ferì. 

SCENA QUARTA 
Sindaco e detta 

Sindaco (da sè, sulla porta). È sola ! Dico, dico, Nardone, 
tu sei nato vestito ; questa è una fortuna. Ora mi slan- 
cio, e le spiffero tutto il mio amore.... (Contemplandola) 
Come è bella!.... Avanziamoci con cautela (inciampa in 
una sedia). 



8 



Lisetta (con paura). Ohi... 
Sindaco. Oh! 

Lisetta (con serietà). Signore ! Che impertinenza è la vo- 
stra, di entrare così all'improvviso? 

Sindaco. Dico, dico, perdonate!... Non volevo, anzi.... si.... 
insomma non credevo, dico, dico, di fare un gran male. 

Lisetta. Credevate forse che io vi volessi ringraziare per la 
paura che mi avete fatta? 

Sindaco. Oh ! dunque io vi faccio, dico, dico, paura.... Come 
sono disgraziato!... io che credevo, dico, dico, io che spe- 
ravo.... 

Lisetta. Che cosa? 

Sindaco. Di essere, dico, dico, accolto benignamente. 
Lisetta. Non è questo il modo per essere ben ricevuto. 
Sindaco. Ma, che volete, quando il cuore.... la mente.... in- 
somma non so più cosa dire. 

Lisetta (da sè). In quel parlare incerto 

All'erta sta il mio cuore. 

Ah ! sì potrebbe egli essermi 

Valido protettore, 

Alfin la sorte arridermi.... 

Convien dissimular. 
Sindaco (da sé). Lo dico, o non lo dico ? 

Ahimè mi batte il cor. 

Su, Sindaco, risvegliati 

Bandisci quel timor, 

D'assalto la fortezza 

Tu devi conquistar. 

Lisetta. Insomma, signore, è un' ora che siete qui e non 
avete trovato il tempo di dirmi che cosa volete. par- 
late, oppure andatevene.... 

Sindaco. Vorrei parlare, ma, dico, dico, mi manca il corag- 
gio.... Ah! (ih questo punto si ode F arpeggiare di 
una chitarra). Che cos' è questo, chi viene a distur- 
barci ? 

Lisetta (con furia). Oh! cielo.... scappa! scappa! (via). 



9 



Sindaco. Dico, dico, che affare è questo.... la porta è chiu- 
sa.... me ne sgattaiolerò, dico, dico, di qua {entra a si- 
nistra). 

Marchetto {di dentro). 

Io son vago menestrello. 
Canto in rima il mio dolor, 
Canto il ritmo dell' augello 
Delle stelle il bel fulgor 

Amo cantar la bionda 

Fanciulla del mio cor; 

La canzone più gioconda 

Sono i versi dell'amor. 

SCENA QUINTA 
Lisetta e Marchetto entrano abbracciati 

Marchetto. Quest'amor che m'arde in petto 

E possente, sovrumano, 

Lo sublima un moto arcano 

Pura fiamma lo creò. 
Lisetta. Il tuo sguardo innamorato 

E di un angelo la luce, 

Che nell'anima traluce 

Come Dio che l'ispirò. 
(A due) Noi vivremo insiem la vita 

Fra l'ebbrezza dell'amor, 

E una gioia indefinita 

Renderà beato il cor. 

Lisetta. Ed ora, mio caro Marchetto, parlami a cuore aperto. 
Mi spieghi il senso di quelle parole misteriose, che mi 
dicesti poco fa? 

Marchetto. Sì, mia cara. Sappi adunque che io non sono 
un contadino, come mi hai supposto, ma il nipote del 
Marchese Guglielmo, mandato qua da lui sotto mentite 
spoglie, per sorvegliare la condotta dei suoi sottoposti, e 
specialmente del Sindaco Nardone di cui è poco contento. 

É4- % 



10 



Lisetta (allontanandosi). Che dici mai ! Dunque sono stata 

ingannata, e il tuo amore.... 
Marchetto. Il mio amore finirà con un matrimonio. 

SCENA SESTA 
Biagio e detti 

Biagio. Lisetta, vengo ad avvisarvi, che alcuni paesani hanno 
veduto il signor marchese Guglielmo giungere nella valle 
presso il castello. Presto, avvisate vostro padre; io pen- 
serò al Sindaco (via). 

Lisetta. Addio, Marchetto (via). 

Marchetto. Addio, idolo mio ! (via). 

Sindaco (si affaccia air uscio paurosamente). Non c'è più 
alcuno, dico, dico, che cosa ò stato tutto quel chiasso? 
Che cosa ho udito? Che pigliasse fuoco la casa? Scappo.... 
scappo (tastando gli usci), ma, dico, dico, tutte le porte 
sono chiuse, oh ! povero me, mi trovo come il topo in 
trappola; e come si fa adesso? (Chiamando) Lisetta, Li- 
setta.... dico, dico, non c'è nessuno! Maledetto il mio 
temperamento focoso! ma, dico, dico, quando si ha il 
cuore incendiato come un vulcano, la prudenza se ne va 
da parte. Ma!... ora che mi ricordo, la stanza dove mi 
ero ritirato, ha una finestra che dà sulla piazza.... cer- 
cherò di scavalcarla.... ma se, dico, dico, mi rompo il 
collo? No! no ! chiamerò gente, mi farò aprire.... peggio, 
dico, dico.... se mi prendessero per un seduttore? La 
stoffa non manca. (Si odono delle grida) Misericordia ! 
Perdo la testa (spaventato esce). 

SCENA SETTIMA 

Villaggio come prima 

Contadini, Marchetto, Antonio, Biagio 

Coro. Allegri esultiamo, 

Propizio è il momento, 
La gioia e il contento 
Dimostri ogni cor. 



Ciascuno festeggi 



Con volto giulivo 
LT istante, V arrivo 
Del nostro Signor. 



Evviva Guglielmo, 
Che riede fra noi, 
Più belli i dì suoi 
Fa splendere il ciel. 



SCENA OTTAVA 
Marchese, Soldati, Lisetta, Lucia e detti, poi Sindaco 



Del vostro immenso affetto, 
E, sempre nel mio petto 
Ne resterà il pensier. 
(Parlando con affetto) 
Oh dolce suol natio, 
Quanti ricordi 
Della prima gioventù! 
Di questi luoghi, soavi, ameni 
Potei goder fanciullo un giorno, 
Ed oggi vecchio vi fo ritorno 
Diverso in volto, ma eguale in cor. 
Sì, non scemaro i lunghi affanni, 
La viva fede per voi nutrita, 
E, volgan pur veloci gli anni 
Fedele amico per voi sarò. 



Marchese. Son lieto, miei cari, di vedervi tutti qui riuniti 

ma come mai non ci trovo il Sindaco? 
Lucia (da sé). Dove sarà il mio caro Nardone? 
Marchese. Olà ! guardie, si cerchi questo malcreato. 
Sindaco (affacciandosi alla finestra). Non si incomodino 

signori, or ora, dico, dico, son da loro. 
Tutti (voltandosi). Oh!... 
Marchese. Che affare è questo? 



Marchese. 



Grato vi sono, amici, 



Coro. 



Evviva Guglielmo, 
Che riede fra noi, 
Più belli i dì suoi 
Fa splendere il ciel. 



Antonio. Eccellenza, io non so nulla. (A Lucia) Voi ne sa- 
pete nulla? 

Lucia. Ma!... (Da sé) Poverino, sarà venuto a cercar di me.... 
Antonio (a Lisa). E tu, Lisetta ? 
Lisetta. Ma!... (Da sé) l'ho fatta bella a chiuderlo! 
Marchetto. Ora spiegherò io la cosa. Soldati, seguitemi (en- 
tra nella fattoria). 
Tutti. Che mai sarà ! Che mai sarà ! 
Sindaco (legato cade in ginocchio). Signor, pietà ! pietà ! 

Marchese. Com'è, signor, che scorgovi 

Confuso ed umiliato ? 

Qui dalia forza pubblica 

Vi vedo ammanettato? 
Tutti. Com' è, com' è ? 
Sindaco. Disgraziato, che mai sarà? 
Marchetto. Perchè nascosto vi trovai? 

Forse tentavi offendere 

Quel candido pudor ? 
Sindaco. No !... No !... 
Tutti. Perchè ! Perchè?... 
Tutti. A voi più non addicesi 

Il far da damerino, 

Poiché tutti deridono 

Un vecchio vagheggino. 

Chi vuol nel mondo vivere, 

Deve barcamenar, 

Poiché quando siam vecchi 

Bisogna riposar. 
Sindaco. Signor, di me pietà! 
Marchese. Al carcere sia tratto.... 
Tutti. Vanne! Vanne, traditore, 

Paga il fio del disonore. 



(Cala la tela) 



ATTO SECONDO 



Carcere 

SCENA PRIMA 

Sindaco, addormentato sopra una pan 
dopo un momento si sveglia 

Mi sognava i dolci amplessi 
t)i quell'angelo d'amor! 
Mi parea che a lei dicessi 
Quanta gioia avea nel cor. 

Quale inganno ! Qui rinchiuso, 
Dileguata ogni speranza, 
Fra gli orror di tetra stanza 

I miei giorni scorreran. 

(Animandosi) 

Vorrei far lo spiritoso, 
Lo spavaldo vorrei far.... 
Ma di qui, di qui rinchiuso 
Come mai potrò scappar ? 

Esser Sindaco a che vale, 
A che vale esser dottor? 
Qui la forza sol prevale 
E, speranze non ve n' è. 

Chiuso sono a chiavistello, 
Doppia chiave mi han serrato, 

II mio cibo prelibato 
Acqua, pane e nulla più. 

Libertà dolce conforto 
D' ogni misero mortale 
Come aver, se qui prevale, 
Sol la forza ed il rigor ? 



14 



(ricadendo addolorato) 
E l'amore, la vergogna, 
La paura, il disonor 
Che mi fan tremare il cor, 
Lacrimare e sospirar (si assopisce di nuovo). 

SCENA SECONDA 
Marchese, Marchetto e detto 

Marchese (a bassa voce). Dunque come spieghi questa 
partita ? 

Marchetto (c. s.). Che la vecchia è innamorata di lui e che, 
forse, egli approfittò della sua debolezza per introdursi 
in casa. 

Marchese. A qual fine? 

Marchetto. Per vedere, io suppongo, di far breccia nel 

cuore di Lisetta. 
Marchese. E Lisetta? 

Marchetto. Si è messa a ridere, e mi ha pregato di com- 
patire i dementi. 

Marchese. Lascia fare a me (volgendosi verso il Sindaco) : 
Ehi, dottore? 

Sindaco (sorpreso). Come voi, dico, dico, qui, signor Mar- 
chese ! 

Marchese. Sì venni qui per liberarvi, al patto che mi pro- 
mettiate di sposare la donna che vi ama. 

Sindaco. Se lo voglio ? Ma si figuri, dico, dico, il sogno 
della mia vita. 

Oh gioia, oh immenso giubilo, 
La sorte mia è decisa, 
Il cor, la man di Lisa 
Del Sindaco sarà. 
Marchese e Marchetto (in fondo deridendolo). 

Oh quanto vogliam ridere 
Di quella frenesia, 
Vedendo che la zia 
Per forza sposerà. 



15 



Egli è frenetico, 
Ei muor di pena, 
Di questa scena 
Rider saprem. 
Sindaco. Io sento un fremito 

Non so che sia, 
Temo in pazzia 
Dover cader. 

(Partono tutti). 

SCENA TERZA 

Villaggio come prima 

Marchetto scende premuroso dalla collina, poi Lisa e Lucia 

Marchetto (chiamando)* Lisetta, Lisetta, ho una buona 

nuova da darti. 
Lisetta (fuori). Eccomi, caro. 

Marchetto. Senti, lo zio Guglielmo è stato da me persuaso, 
e oggi saremo marito e moglie. A tale scopo ha invi- 
tato tutti i villici vestiti a festa, per celebrare i nostri 
sponsali. 

Lucia (saltellando, fuori). Felici voi che non avete altro 
per il capo, le parole soavi dell' amore, mentre io sono 
tanto sventurata. 

Lisetta. Datevi pace, anche per voi verrà il momento buono. 

Lucia (con sorpresa). Che dici ? 

Lisetta. Domandatelo a Marchetto. 

Marchetto. Sì, buona donna, voi pure oggi sarete felice, 
sposerete V uomo del vostro cuore (via ridendo). 

Lisetta (ridendo). Addio, zia, state allegra (via). 

Lucia. Non dubitare, che lo sarò ! Che festa voglio fare, 
canterò, ballerò (e ballando e cantando inciampa in 
Antonio che entra). 

SCENA QUARTA 

Antonio. che sei pazza? (tastandosi la pancia). 
Lucia. E venuto, è venuto. 



16 



Antonio. Ma che cosa è venuto? 

Lucia. Il giorno del giudizio; anch'io presto sarò sposa. 
Antonio. che siete tutti pazzi, oggi? Sarà meglio andare 

a sentire qualcosa dal parroco sull' affare di tutti questi 

matrimoni {via). 
Lucia. Ma che lo so io, ma secondo me è pazzo anche lui 

{parte). 

SCENA QUINTA 
Sindaco e detta 

Sindaco {dalla collina cantando). Tra, la, la, la ralala la, 
anche questa volta, dico, dico, P ho scampata bella ; e, 
se non veniva in prigione quel buon vecchio del Mar- 
chese, sposavo la Ghigliottina invece della bella Lisetta.... 
Ma a proposito, quando avrò una ventina, dico, dico, 
di figliuoli ; ne terrò uno per tasca e gli canterò qual- 
che arietta per tenerli zitti Ah! ah ! che ridere sarà.... 

Lucia {dalla collina correndo). Eccolo, eccolo.... finalmente 
t'ho trovato, mio adorato, bello, caro Nardone. 

Sindaco. Che ti caschi il naso, vecchia* senza.... qualche 

cosa.... che Dio ti faccia friggere Non ci voleva che 

questa per non avere dico, dico, mai pace.... 

Lucia {con premura). Dimmi, dimmi, mio caro, soffriste 
molto ? 

Sindaco. Altro se ho sofferto.... figurati sono stato a due 
passi di farmi tagliare.... la cocuzza. 

Lucia. Poveretto, e tutto per essere entrato nella mia casa, 
a cercar di me , ma ora spero d' esser felice. 

Sindaco. Sicuro, dico, dico, che sarò felice, si tratta d' ap- 
pagare T affetto del mio amore. 

Lucia. Altro che amore, devi dire adorazione. 

Sindaco {guardandola). Eppure questa vecchia si lusinga 
ancora ; lasciamola nelF inganno. 

Lucia. Mi vorrai bene ? 

Sindaco {con dolcezza). Che dimande: vedrai come e quanto 
ti amerò! Oh! oh! ma non bisogna perder tempo! Io 



17 

vado ad abbigliarmi. Addio, angiolo mio (ridendo) ah ! 
ah ! (parte). 

Lucia (guardandolo dietro). Quanto mi ama, chi può es- 
ser di me più felice!... (via saltellando in fattoria). 



SCENA SETTIMA 

Contadini, Antonio, poi Lisetta, il Marchese 
Marchetto dalla fattoria 

Antonio. E piacer per noi gioire 

Di sì lieto avvenimento, 

Che ricolma di contento 

Di due amanti il puro amor. 
Coro. Dunque allegri insiem riuniti 

Festeggiam sì lieto giorno, 

Giacché a noi spira d'intorno 

Del piacer la voluttà. 
Marchetto, Marchese, Lisetta (a tre). 

Vi siam grati, amici cari, 

Del verace vostro affetto, 

Noi terremo sculto in petto 

Il sincero vostro amor. 

Marchese. Presento a tutti e consacro il matrimonio di mio 
nipote con Lisetta. 

Antonio. questo che lavoro è egli ? 

Marchese. Che forse non sei contento di questa unione? 

Antonio. Io sì, ma voi.... perchè io non sapevo che lui fosse 
nipote di lei, e mi pare che ci sia una gran disegua- 
glianza. 

Marchese. Amore eguaglia tutto. 
Tutti. Bene. 
Antonio. Ma.... 

Marchese. Senti, Marchetto mi confessò il suo affetto, ed io 

pensai di farti una sorpresa. 
Antonio. Ed è molto bella e vi ringrazio . 



18 



SCENA ULTIMA 
Il Sindaco dal Municipio, Lucia dalla fattoria 

Sindaco. Scusate, buoni amici, se mi son fatto aspettare. 
Marchese. Voi fate sempre tardi iu tutte le vostre cose. 
Lucia (al Marchese). Ma come si fa, per abbigliarsi ci vuol 
tempo. 

Marchese. Accetto le scuse e non se ne parli più. (Al Sin- 
daco) Ora a noi, prima di celebrare il matrimonio, voglio 
da voi il giuramento che amerete sempre vostra moglie. 

Sindaco. Lo giuro. 

Marchese. Che le sarete sempre fedele. 
Sindaco. Lo giuro. 

Marchese. Che farete in tutto e per tutto la sua volontà. 
Sindaco. Lo giuro. 

Marchese. E che se mancherete ad uno dei giuramenti, il 

carcere vi aspetta di nuovo. 
Sindaco. Lo giuro. 

Marchese. Allora porgetele la mano. 

Sindaco. Con tutto il cuore (va a porgerla a Lisetta). 

Lisetta. Avete sbagliato, la vostra sposa è là (accennando 

Lucia). 
Sindaco. Ma.... 

Marchetto. Lisetta è mia, la vostra sposa è là (accennando 
Lucia). 

Marchese (lo prende per mano e lo conduce a Lucia). La 

vostra sposa è questa. 
Sindaco. Ma, signor Marchese, voi vi burlate di me. 
Marchese. Io vi ho promesso che sposereste quella che vi ama, 

mantengo la mia promessa. Eccola. Mantenete la vostra. 
Sindaco (allontanandosi). Mai, mai, mai! 
Marchese. Lucia, o il carcere! 
Sindaco. Piuttosto il carcere ! 

Marchese. Olà, soldati! Oggi il carcere dimani il patibolo. 
Io solo qui comando. Ogni infrazione alla mia volontà 
la punisco colla morte. 



19 

Sindaco. Signor, di me pietà. 

Marchese. Non si giura in vano in mia presenza. 

Sindaco. Avete ragione (poi da sé) meglio della morte la 

galera a vita. (A Lucia) Eccovi la mano. 
Lucia. Finalmente! ci voleva tanto? 
Tutti. Evviva gli sposi! 

Coro. Su, su cantiamo; 

E sorto il giorno 

Che tutto attorno 

Parla d' amor. 

Leggiadra sposa, 

Gentile e bella 

Come una stella 

Che brilla in ciel. 

Al tuo diletto 

Che sì ti adora 

I giorni infiora 

Del suo avvenir. 
Marchese (agli sposi). 

Siate felici, 

Siate contenti, 

Questi portenti 

Non fa che amor. 

Lisetta e Marchetto (a due). 

» i o a 
Amat a spos Q 

Per questo amore 
La gioia in core 
Sempre sarà. 
Sindaco (da sé). Già, già, ben detto, 
Che seccator ! 
Questa vecchiaccia 
Da me d'intorno 
Saprò ben' io 
Come cacciar. 



20 



Scialappa, arsenico, 
Air altro mondo 
Son mezzi spicci 
Per farla andar. 



Marchese. Alla coppia gentil, che qui si onora 
Un nuovo evviva intoniamo ancora. 
Tutti. Evviva, evviva! 

Lisetta. Brillò il mio cor dal giubilo 

Vicino al caro bene 
Le faci dell' Imene 
Io vidi scintillar. 

Marchetto. Fra le delizie e V estasi 
Noi scorreremo i giorni 
Sempre di gioia adorni 
In armonia saran. 
(A due) Per te contenta 1' anima 
Fra i sogni suoi beata 
Mai non sarà turbata 
Da micidial dolor. 

Sindaco. Fra i rinnovati applausi 

Canto di rabbia ognor, 
Con questa vecchia attorno 
Non avrà pace il cor. 

Coro. Fra i rinnovati applausi 

Gridiam concordi ognor 
Sia per voi eterno il gaudio 
Che infonde calma al cor. 



FINE 



Prezzo: Cent SO