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Full text of "L'ombra; melodramma in tre atti del signor de Saint-Georges. Musica di Fed. de Flotow. Nuova versione italiana. Da rappresentarsi al Teatro della Commedia in Milano, nella quaresima 1873."

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F. DE FLOTOW 



L'OMBRA 



TORINO 

WJSICàiE PREMIATO GIUDICI e STRADA PIAZZA CARIAMO 



MELODR^^rnvcA. iisr tre atti 



DEL SIGNOR 



MUSICA DI 



FED, DE-FLOTO 

Nuova versione itali a 



Da rappresentarsi 

AL TEATRO DELLA COMMEDIA IN MILANO 

nella Quaresima 1873. 




? \>A ci? w 

sX^V w essi 

X^JJy TORINO 
PREMIATO GIUDICI e STRADA PIffiA CARI8RARQ 



La musica e la poesia della presente Opera sono di 
esclusiva proprietà per l'Italia, compresi l'Istria ed il Ti- 
rolo italiano, dei Signori Giudici e Strada Editori di 
musica in Torino, i quali dichiarano di voler godere dei 
privilegi accordati dalle leggi vigenti dirette a garantire 
le proprietà letterarie ed artistiche. 



PERSONAGGI ATTORI 



Vespina, vedovella . . . Sig. a Elvira Suardi Repeto 

Gina, fantesca » Ida Aitgustoni 

Fabrizio, intagliatore . . Sig. r Tom Karl 

Il Dottore » Filippo Graziosi 

CORO 

Villici e Contadinellf. 

L'azione succede in Savoja, nel villaggio di San Remi/. 

Epoca: 

la guerra delle Cevenne, dopo la revoca dell'editto di Nantes. 



Maestro Concertatore e Direttore 

d'Orchestra Sig. LUIGI RIVETTA 

Sostituto » CESARE G ALLIBRI 



Nei lealri vasti le scene degli atti primo e terzo devono essere parapeltate. 
NB. I Cori si possono omettere a piacimento. 



ATTO PRIMO 



SGENA PRIMA 

Una stanza rustica al piano terreno; attrezzi da intagliatore* Porla d'in- 
gresso laterale a destra. Un largo verone nel fondo che riesce sulla 
campagna montuosa. Questo verone è adorno di fiori e d'edere. A sinistra 
una gran porla che mette nella camera di Fabrizio. Un tavolo con nn 
vassoio di Faenza. Uno sgabello di legno intaglialo, un cofano, varie 
statuette in legno. 

Coro di Villici, indi Vespina ed il Dottore. 

Coro ( dall' interno avvicinandosi a poco a poco] 
Risplende in cielo - la bella aurora, 
Già l'alte vette - il sole indora; 
Allegro in volto, - giulivo in cor 
Corre al lavoro - il mietitor. 

(mostrandosi nello sfondo della scena] 
La pastorella - dall'ima valle 
Sale sul monte - per erto calle, 
Spiegando un canto - dolce d'amor 
Che l'eco porta - al mietitor. 

(allontanandosi lentamente} 
Al campo! al campo! - Compagni andiamo, 
Copiosa messe - là raccogliamo, 
Largo compenso, - premio al lavor 
Che Iddio concede - al mietitor. 

(le voci si disperdono in lontananza} 
Vesp. (compare dall'esterno della finestra aperta, s'assicura 
che non v'e nessuno, ed entra per la porta a destra 
con un mazzo di fiori in mano} 
Nessuno è qui. Sta bene. Spicciarmi ora conviene 
A depor questi fiori. (colloca il mazzo nel vaso) 



Dott. 



Vesp. 
Dott. 

Vesp. 
Dott. 

Vesp. 
Dott. 



Vesp. 



Dott. 

Vesp. 



(entrando colla stessa precauzione di Vespina) 
Nessuno è qui. Sta bene. 
Quand'ei ritornerà... - Ve': un'ape mattutina! 

(s'avvicina al vaso e s'accorge di Yespina) 
Buon dì, signor dottore, (s'inchina con affettazione) 
Voi qui, gentil Vespina, 

Dall'ospite scultore? 
(un po' imbarazzata) È il dì della sua festa. 
Già, già, d'altronde un giovine in cuor di donna, desta 
Più d'un genial desire. (malizioso) 
Come sarebbe a dire? (punta e turbata) 

No, qui non v'ha (con finta bonomia] 
Non v'ha ironia, 
Cortese e pia 
Ciascun vi sa. 
Voi siete gaja, 
Gentil, sincera, 
Buona massaia 
Ospitaliera, 
Cortese e pia 
Ciascun vi sa. 
No, qui non v'ha 
Non v'ha bugia. 
La cortesia 
Danno non fa. 
L'ospite eletto 
Che qui dimora, 
Illustra e onora 
L'urnil mio tetto. 
La cortesia 
Danno non fa. 
E perchè da queste mura (con malizia) 

Ei non fugga, avete cura 
D'adescare il giovincel. 
Le mie cure oneste e quete (aizzandosi) 
Le confesso senza vel: 
Gli rin tappo la parete 
Contro il vento e contro il gel. 
Porto a lui l'ardente bragia 
Sul romito focolar, 
Quando a notte egli s'adagia 
Chiudo gli usci, e sto a vegliar 



7 

Se gironzi orma malvagia. 
Dott. Per saper chi va, chi viene 
Dal garzon, voi fate ciò 
Tutto già per fin di bene 
Certo, sì. 

Vesp. Ma perchè no? {stizzita) 

(0 mio furor! (a parie) 

Vii maldicente! 
Brutto impostori 
Dottor serpente! 
Ei vede tutto, e mormora 
Su tutto, e ride e chiacchiera. 
Coli'arti sue 
Pur non mi turba 
» Perch'io dei due 

Son la più furba. 
Dunque ascondiam 
L'astio e il livor, 
Dissimuliam 
La stizza in cor.) 
Dott. Si, sarà vero - pur nel villaggio 
Udii... 

Vesp. Che mai? 

Dott. Quale stupor (con malizia) 

Se con quegli occhi - dov'arde un raggio, 
L'amara invidia - destate ognor? 
Vesp. Ebben, dottor - son pronta a udir, (impaziente] 
Dott. Oh che?! vi pare? - non ho l'ardir. 
Vesp. Parlate or via. 
Dott. No, mai; no, mai. 

Non vo' causare - bisticci e guai. 
Vesp. Or su, dottor - parlate, via! 
Dott. Sta ben... dirò - così pur sia. 

Qui si ciarla d'una vedova 
Che sospira a un nuovo imene, 
Che mal cela un dolce amor 
Per un giovane scultor... 
Ma di più dir non conviene... 
M'indovina il vostro cuor. 
Vesp. Chi tai fiabe vi narrò? 
Dott. Ciò v'annoia? 

Vesp. Ah! nulla... oibò! (ridendo) 



8 



Son beata d'esser vedova, 
Non mi cai di tornar sposa, 
Canto, rido, ho lieto il cor 
E non penso allo scuitor, 
Finche avrò la guancia rosa 
Non mi fallirà l'amor. 
Dott. Già.., mi par che più cospicue 

Nozze merti la beltà. 
"Yesp. (Ei mi spia con arti inique, (a parte) 

Ma da me nulla saprà.) 
(0 mio furor! 
Vii maldicente! 
Brutto impostori 
Dottor serpente! 
Ei vede tutto e mormora * 
Su tutto ride e chiacchiera. 
Coll'arti sue 
Pur non mi turba, 
Perch'io dei due 
Son la più furba. 
Dunque ascondiam 
L'astio e il livor, 
Dissimuli am 
La stizza in cor.J 
Dottv (Schizza velen [a parte] 

La vedovella, 
A stento in fren 
Si tien la bella. 
Somiglia ad una vipera. 
Nel cuore essa mi fulmina. 
Ma all'ire sue 
Non mi conturbo, 
Perch'io dei due 
Sono il più furbo. 
Dunque ascondiam 
Ogni .rancor, 
Dissimuliam 
La stizza in cor.) 
Dott. Si sa, gentil Yespina, - che quando insieme parlano 

Garzoni e vedovelle - le male lingue ciarlano. 
Vesp. Fabrizio m'ha ispirato - iiducia, fin dal dì 

Ch'egli esule ed errante - venne a far nido. qui. 



9 

Nessun lo conosceva - e quest'umile ostello 
Gli appigionai, che insieme - all'antico castello 
Dal defunto consorte - ebbi in retaggio. Ancora 
Del fatto non mi pento. 
Dott. Sta ben, Fabrizio onora 

L'arte ch'egli professa. - I chiostri, i tabernacoli 
Ei popola d'effìgi, - del genio suo miracoli, 
Prodigi. 

Vesp. Paziente - lavora tutto il di. 

Ma zitto... zitto ei giunge, (si sbircia nello spec.) 



SGENA IL 



Fabrizio e detti. 



Fab. E che? voi due? voi qai? 

(sorpreso vedendo Vespina ed il Dottore! 
Gentile padroncina? - Tu qui, Dottor, perchè? 

(stendendo la mano ai due) 
Dott. In ver la medicina - non ha che far con te. 
Vesp. In barba del dottore - noi camperem cent'anni. 
Fab. Ben detto! 

Dott. Fra di noi - usiam tagliarci i panni 

Adosso. La Vespina - porta bene il suo nome. 

(accennando Vespina) 
Fab. Ma questi fior, perchè - son qui venuti? e come? 

(scorgendo i fiori) 
Dott. Quest'oggi è San Fabrizio - è la tua festa. 
Vesp. Intanto 
Ch'io vi portavo i fiori, - comparve a me d'accanto 
L'indiscreto Dottore. 
Fab. Grazie con tutto il cuore. (con effusione} 

L'uomo affronta il duro esiglio, 
Il disagio, la fatica, 
,Se gli arride amico ciglio 
Sul suo calle di dolor. 
Se il sorregge mano amica 
Sfida i folgori del fato. 



10 



me lieto! o me beato! 

Che ho trovato - i vostri cuor. 
Vesp. g iFede, pace, asil, consiglio, 
Dott. / Tutto avrai nel nostro amor. 
Fab. Nella grave ombra romita 

Ove i foschi dì passai, 

Io vivea la triste vita 

Solitario sognator. 

E più volte desiai 

Un amico aver da lato. 

me lieto! o me beato! 

Che ho trovato - i vostri cuor! 
Dott. Questo dì fortunato - noi dobbiam festeggiare 
Fab. E come mai? (gaiamente) 
Dott. Noi qui - con te vogliam pranzare. 

Fab. Tu scherzi in ver. 

Vesp. Sta bene. - Noi pranzeremo qua. 

Io vo' drizzare il desco, - nulla ci mancherà. 

(premurosa) 

Fab. Oibò!... tutto qui manca - davver. 

Vesp. Ecco, una mensa 

Vedo là. 
Fab. E nulla più. 

Yssp. Vespina al resto pensa. 

Fab. No... no... non vo' accettare... 

Dott. (a Fabrizio) Or ve' che tu m'annoi ! 

Malgrado i tuoi rifiuti - tu pranzerai con noi. 
Vesp. Udite il listino 

Del nostro festino, 

Egli è sopraffino 

Pei piatti e pel vino: 

La zuppa di gamberi, 

La trota, il paté, 

L'arrosto, le fragole, 

La torta e il caffè: 

E i dorati grappoli, 

Freschi come fior, 

Dai fronzuti pampini 

Colti al primo albor. 

E poscia del vino 

Di quel sopraffino. 

Del nostro festino 

È questo il listino. 



li 



Dott. Molta cantina 

Vo' che -ci sia. 
Fab. Ghiottoni va via! 

Gentil Vespina, 

Oh! che gioir! 
Vesp. Morte al malanno! 

Dott. Qui una sposina (a Vesp. con malizia) 

Vedo apparir. 
Vesp. Un giorno all'anno 

Lice insanir. 

Vesp. Fab. e Dott. 



Udite il listino 
Del nostro festino, 
Egli è sopraffino 
Pei piatti e pel vino. 
Ecc., ecc., ecc. 



Udiamo il listino 
Dol nostro festino, 
Sarà sopraffino 
Pei piatti e pel vino. 
Ecc., ecc., ecc. 

(Vespina esce) 



SGENA III. 
Fabrizio ed il Dottore. 

Dott. A meraviglia! Io stesso - andrò i:i cueina. Dopo 
Che ti morì la Rita - d'una fantesca hai duopo. 
Vo' farti da fantesca. 

Fab. Tu? Dottor? 

Dott. Perchè no? 

Un medico condotto - fa tutto quel che può, 
Il dottor, la comare - lo speziale, il cuoco. 

Fab. Egli deve trottare - solo, di loco in loco, 

Per neve, pertempesta - Oh! gli è un duro mestiere. 

Dott. Solo non son, Gocotta - dalle zampe leggiere 

È con me, siamo in due: - cavallo e cavaliere. 

La brava Gocotta - galoppa, galoppa 
Ne d'uopo ha di frusta - di morso o di spron. 
Se inforco di botta - la squallida groppa, 
La rozza vetusta - si muta in stallon. 

Correndo essa scrolla - gli argentei sonagli, 



12 



E già pria ch'io spunti - accorrono fuor 

I polli e la folla! - eccheggiano i ragli! 

Si grida: «Son giunti ! - la bestia e il dottor!» 

Dell'umil Gocotta - la gloria quest'è. 
L'acclamano sempre - e prima di me. 

Appena tornato - dall'erta montana 

Mi annunciano: è nato - è nato un bambini 
Io balzo e rinsello - la mia buscalfana, 
Da capo bel bello - mi metto in cammin. 

Trottando essa scrolla - gli argentei sonagli, 
E già pria ch'io spunti - accorrono fuor 
I polli! la folla! - eccheggiano i ragli! 
Si grida: «Son giunti! - la bestia e il dottor!» 

DelFumil Cocotta - la gloria quest'è: 
L'acclamano sempre - e prima di me. 

(esce ridendo) 



SCENA IV. 
Fabrizio poi Gina. 



Fab. Ebbene! all'opra! all'opra - il mio scalpello è qua 
Che mi chiama al lavoro - all'opra! orsù!.. Chi è là? 
(va per mettersi al lavoro, s'ode picchiare all'uscio) 
Entrate. 

Gina Lo scultore - dov'è? dir non v'incresca. 

(spingendo la porta timidamente] 

Fab. Son io. 

Gina Seppi che voi - cercate una fantesca. 

Fab. E servir tu mi vuoi? - Ma... tu vacilli... affranto 

É il tuo corpo, [la sostiene) 

Gina Signore - ho camminato tanto. 

Fab. T'appressa e non tremare - riposa il piò. (la fa sedere] 
Gina (alza gli occhi su Fabrizio) Gran Dio! 

(Che vedo! un sogno... ahimè - illude il guardo mio!) 
Fab. (Qual pallori ella sviene - soccorso o ciel. . . Ah! presto 

(presso Gina quasi svenuta] 

Qui accorra alcun. Oh dolce - volto! gentile e mesto! 

Ah! giàrinvien... s'accende - la guancia illanguidita... 



13 



Nei polsi e nelle vene - torna a fluir la vita.) 
Tanto timor ti faccio - fanciulla? 
Gin. Oh! no signore 

Non è timor. 

Fab. Mi narra - le angoscie del tuo cuore. 

Gina Colla mia madre 

Vivea tranquilla sovra un'erma terra, 
Ma un di, del Re le furibonde squadre 
Calar tremende in guerra, 
E insanguinaro le Cevenne tristi 
Col sangue dei devoti Calvinisti. 
Morì mia madre, il casolar bruciò. 
Io, tapina, migrai qui, dove imploro 
Àsil, pane, pietà, pace e lavoro. 
Fab. Ma poco aiuto a te dar io potrò. 
Gina Lieta sarò presso di voi, signore. 
Fab. (Il suono di sua voce incanta il cuore.) 
Gina Per pietà mi date asil, 

Son raminga e senza tetto; 
Pur s J è duopo il piè reietto 
Porterò sul mondo ostil. 
La pietà che il cuor disserra 
Sciolga a voi del labbro il gel. 
Tutto il ben che l'uom fa in terra 
Il Signor lo rende in ciel. 
Fu già un dì che avevo anch'io 
La mia madre a me d'accanto; 
Ora è là, nel camposanto, 
Questo fu il voler di Dio. 
La pietà che il cuor disserra 
Sciolga a voi del labbro il gel. 
Tutto il ben che l'uom fa in terra 
Il Signor lo rende in ciel. 
Fab. Ebben. Qui star tu brami? 



Gina Più che noi mostri il detto. 

Fab. Qual è il tuo nome? 
Gina Gina, - signor. 

Fab. L'umil mio tetto 



Sarà l'asilo tuo. 



14 

SGENA V. 

Vespina seguita da due servi che preparano la tavola, 
e detti. 

Vesp. Che avvenne qui? 

[sorpresa di vedere una donna da Fabrizio) 
Fab. Presento 

La mia nuova fantesca 
Vesp. Che vedo mai? che sento? 

Fab. Essa vi piacerà. 

Vesp. (dispettosamente) Non può piacermi, no. 

Davver che una fantesca - non pare. 
Fab. E che perciò? 

Pur che rifattagli. 
Vesp In ver... In ver ha piedi e braccia 

(sempre più ironica] 

E bocca e orecchi e naso. 
Fab. Ma priegovi vi piaccia 

D'ascoltar... 

Vesp. No, costei - non potrà mai sollecito 

Portar lavoro. E poi - d'onde viene s'è lecito? 

Fab. Di là dalle montagne. 

Vesp. £ soffrireste voi 

Che una tal vagabonda - venga abitar con noi? 

Gina Ah! no. . sappiate: è in me - senza taccia l'onore . 
Se sapessi ove alloggia - del villaggio il dottore. 



SCENA VL 
Dottore e detti. 

Dott. Eccomi qua. Ma come? - costì... la mia fanciulla?.. 

[meravigliato riconosce Gina) 

Son lieto di vederti. 
Vesp. (Non capisco più nulla.) 

Gina Caro padrin. 

Fab. Spiegatevi - almen. 

Dott. Io l'allevai. 



15 

Non la vidi da quando - le Cevenne lasciai. 

Come la madre sua - buona sarà. 
Gina La povera 

Mia madre non è più. 
Dott. Ma il padrin ti ricovera. 

Fab. No, no, no, al mio servizio - l'ho presa or or. 
Dott. Sta bene. 

Vesp. Non istà ben; sta male - codesto non conviene. 

(sempre in collera) 

Dott. Perchè dite così? 

Vesp. Mi pare, a mio giudizio, 

Costei giovane troppo. 
Dott. Onest'uomo è Fabrizio 

(a V espina con furberia) 
É probo, ha retto cuore - e poi... e poi... dei rai 
D'un altra è innamorato. 
Vesp. • D'un altra? e di chi mai? 

Dott. Per or vi basti. Poscia - l'arcano si saprà. 

Al desinar si pensi - Viva l'ilarità. ( a tutti) 

Itutti s'avviano alla tavola, meno Gina) 
Dott. Manca un posto nel festino (mette una sedia di più) 

Siamo in quattro e non in tre. 
Fab. Gina qui, presso al padrino. (fa cenno ce Gina) 

Dott. La vicina col vicino. (a Vesp. ed a Fab.] 

Vesp. Qui una celia certo v'è. 
Dott. Non ischerzo per mia fè. 
Vesp. E perchè celiar con me? 
Tutti Andiamo, andiamo a mensa! 

La gioia onesta e intensa 
Che ci raduna qua, 
Il desco allegrerà. 

Cala il vespro; è l'ora queta, 

L'ora bruna, l'ora lieta. 

Già si vede a scintillar 

Il romito focolar. 
Fab. Torna il gregge al fido ovile. 
Vesp. Spira zeffiro gentile. 

Gina Dorme il fiore in sullo stel. 

Dott. E s'accendon gli astri in ciel. 

Vesp. Di risate - il colle eccheggia 

Mentre il vate - favoleggia, 



16 



Ma in udire il narrator, 

Fremon tutti di terror. 
Quando l'ombra Torbe assonna 

All'aitar della Madonna 

Van le coppie erranti; e un santo 

Raggio indora i casti amor. 
L'usignuol - fra i rami intanto 

Scioglie il voi - e scioglie il canto, 

Tutta notte ei trillerà: 

La, la, la. 

Tutti Gala il vespro; è Fora queta, 

L'ora bruna, l'ora lieta, 

Già si vede a scintillar 

Il romito focolar. 
Fab. Orsù! cantiamo ancora, - ma più lieta canzon. 
Dott. Il suono del bicchiere - è il più giocondo suon, 

Io vo' trincare a voi - V^spina! e ai vostri amor ! 
Vesp. Io non ne ho. 

Dott. Non monta - Beviam, beviamo ognor! 

Un, due, tre! (stura una bottiglia di 
Già il tappo salta; Medoc] 
Bacco a me! 
Vieni e m'esalta! 
Tracannando il vino antico 
Su! beviamo al nuovo amico. 

(portando il gotto verso Fabrizio) 
Tic e tac e tic e toc (urtando i bicchieri] 
Viva il vino di Medoc! 
Vesp. Percnè, perchè non bevi? - col tuo padrone dei 

Trincare oggi anche tu. (a Gina) 

Gina Io no, non oserei. 

Fab. Non esser cosi timida - vieni t'invito a ber; 

(porgendo una tazza a Gina} 
E come noi tien alta - la testa ed il bicchier. 
Fab. Un, due, tre ! (sturando una seconda 

Saltato è il tappo! bottiglia} 
Tutti a ine 
Porgete il nappo! 
Dott. Tracannando il vino antico 

Su! beviamo al nuovo amico! 
Tutti Tic e tac e tic e toc 

Viva il vino di Medoc! 



17 



Dott. Addio. Già gli ammalati - attendono il dottor. 

Il vino di Vespina - mi diè nove! vigor. 
Vesp. Chi sa che il vin non debba - diventar medicina. 
Dott. Addio cara figlioccia - Fabrizio, la mia Gina 

Ti converrà. 

Vesp. (Lo temo - anch'io, lo temo anch'io, 

Ma in guardia bea starò.) A rivederci. (esce) 
Dott. Addio, (esce) 



SGENA VII. 
Fabrizio e Gina. 



Fab. (Soli noi siam. Non erro - io no. Quella pudica 
Due lagrime versò). 

Non far troppa fatica. 
(a Gina che vuole rimuovere la tavola. Fabrizio le 

aiuta a trasportarla) 

Gina Signore vi ringrazio. 
Fab. Lascia il dolor. Su via 

Sorridi. Asil di pace - è a te la casa mia. 
Gol tuo canto col tuo riso 
Sperderai le mie sventure, 
Come sperde l'ombre oscure 
* L'alba in ciel coi rai del sol. 

Gina Ahimè! spènto è in me il sorriso, 

Fab. Dunque in cuor tu celi un duol. 

Gina Tacete per pietà. 

Fab. Sciogli dal labbro i lai; 

Io ti consolerò. 
Gina Ah noi giammai! giammai! 

Fab. Per un lontano amore - piangendo si rancura 

Forse il tuo mesto core? 
Gina (Orribile tortura!) 

Fab. Il tuo duol cesserà. - Torna a sperar! coraggio! 

Vuoi forse ritornare - alPumil tuo villaggio? 
Gina No, no, non vo' partirmene - qui un miraggio crudel 

M'illude gli occhi e il core - e mi rapisce in ciel. 
Fab. Sul fiorente albor degli anni 

Quando più s'allieta il cor, 



Già provasti i lunghi affanni 
E le lotte del dolor. 
Togli alfm dai volto smorto 
Del tuo pianto amaro il vel. 
Dio ti guida al tuo conforto 
Fra le braccia d'un fratel. 
Ah non cessi la parola (avrà lasciato 
cadere poco a poco la testa sulle spalle di Fabrizio 
come affascinata) 

Che m'incanta e mi consola. 
L'alma mia rapita, vola 
Colla voce santa in ciel. 
stupori stupori che sento? 
Già m'innebria il vago accento! 
Dolce suoni... l'ansante cuor 
Nel mio petto e vive e muori 
fanciulla immersa in pianto 
Un pietoso e arcano incanto 
Già il tuo sguardo in me destò. 

(la stringe e le dà un bacio ) 
Forse è un sogno? Oh Dio!... no! no! 
(un momento affascinata poi si svincola ) 
Fuggite! ero demente - un fatale delirio 
Invase la mia mente - se il mio crudel martirio 
Vi fosse noto... Ahimè! - le vostre labbra allor 
Non avrian questa fronte - cosparse di rossor. 
Vo' fuggir - vo' fuggir 
dolor! - o martiri 
Questo asil - che abbandono 
Si del ciel - era un dono. 
Ah! portiam - lungi il pie, 
Non v'è più amor per me. 
No! da me - non fuggir! 
dolor! - non partir! 
Pvésta e non - m'abbandona 
Ah perdoni - sì, perdona! 
Non portar - lungi il piè 
Non fuggir - no, da me. 
Mi soggiogò il fulgore - del volto tuo piangente, 
Fanciulla mi perdona - io credetti repente 
Glie m'amasse il tup cor. 

Amar due volte? Orrore! 



19 

Per ì'orfanella umile - non ci sarà più amor. 
Fab. La cella è questa, il puro 

(indicando a Gina una porta] 
Asil de' casti sonni tuoi ! ti giuro, 
M'è testimone il ciel, 
Che sempre t'amerò come fratel. 
(Gina entra fiduciosa e commossa nella cameretta, 

resta solo Fabrizio] 

Quale mister essa nasconde mai! 

(meditabondo si adagia sa d'uno scranno) 
' Fissi a lungo su me tenne i suoi rai. 
Ah! fu malìa che sul mio sen la spinse... 
A un bacio mio poi di rossor si tinse... 
Ne' suoi sguardi perplessi 
Legger potessi!... 
Forse potrò doman 
Strappar del dubbio il velo. 
Scende sugli occhi il sonno... è irato il cielo, 
S'appressa un uragan (lontano rumor di tuono) 
(Fabrizio quasi sognando riprende la romanza 

cantata da Gina) 
Per pietà... mi date... asil... 
Son raminga e senza tetto... 
(L'uragano scoppia più forte, il tuono si avvicina 
e rumoreggia con terribile fragore - S'ode un 
grido di donna dalla camera di Gina - Fabrizio 
si desta atterrito. 
Che mai fu? la sua voce udii repente... 
Ella è forse soffrente. 
Venne il suon dalla cella, 
No... più da lungi ancora venia... se quella 
Soglia sacra non fosse, io correrei... 
Pur... si vada. É dover! 

(entra risoluto nella camera di Gina. Intanto V es- 
pina comparisce alla finestra del fondo e vede 
Fabrizio che penetra nella stanza) 
Vesp, Esso da lei! 

Appena presto fede agli occhi miei. 



Fine dell'Atto Primo. 



ATTO SECONDO 



SGENA PRIMA 

Uu giardino fra le rovine di un vecchio castello. A destra dello spettatore 
alcuni gradini che conducono ad un oratorio mezzo diroccalo. A sinistra 
un masso coperto di edera, dietro il quale si può nascondersi, 

Coro indi Vespina. 

Coro Già s'ode il suono ~ delle campane 
Che tutti invita - al pio pregar. 
Tacciali le vane - passioni umane 
Dinanzi al sacro - divino aitar. 

(si fanno a gruppi e parlano sommessi) 
Tutto il villaggio - ciarla, sgomento, 
Pel grave scandalo ~ che avvenne qui. 
A noi Vespina - narrò l'evento, 
Mai simil fatto - no non s'udì. 
Questo è un oltraggio - contro Tonor, 
Contro il villaggio - contro il pudor. 
Se nella chiesa - vien quella ria, 
Sia vilipesa - reietta sia. 

, (tutti si avviano verso V oratorio) 
Tacciai! le vane - passioni umane 
Dinanzi al sacro - divino aitar. 
Vesp. Quale oscena, indegna tresca! (entrando) 
Quale scandalo volgare! 
Lo scultor dalla fantesca 
Questa notte io vidi entrare. 
Lo credevo al mal ritroso 
Tanto avea lo sguardo altier. 
E dicea: Quello è lo sposo 
Che vagheggio nel pensier. 



21 



Una vedova gentile 

Non si danna al lutto eterno; 

Dee gioir del gaio aprile 

Pria che giunga il freddo inverno. 

Sì: l'aprii che schiude il fiore 

Ferve ancor nelle mie vene, 

Sento schiudersi il mio cuore 

A un aprii che chiamo: Imene! 
No, la steril vedovanza 

É una lugubre virtù. 

Viva il fior della speranza ! 

Presto muor la gioventù. 
Sì, ma il cor ciò che più brama 

Più paventa d'affrontar. 

Dir si teme all'uomo che s'ama: 

«Signor mio, vi vo sposar.» 
Poi si vuol sfuggir la ciarla 

Del nemico e dell'amico. 

Si, ma il cuor che sempre parla 

Torna a dir l'adagio antico. 
Una vedova gentile 

Non si danna al lutto eterno; 

Dee gioir del gaio aprile 

Pria che giunga il freddo inverno. 
L'amore è bugia, 
L'amore è malia, 
Tiranno del cuore 
Fu sempre l'amore. 
No, no, l'imene - non mi conviene, ( con volubil.J 

Non vo' catene - non vo' catene. 
Ma... il primo pomo - fu un grande affar, 
' (un po' pensierosa indi con gaia civetteria) 

E... senza l'uomo - non si può star. 



SGENA IL 



Vespina, Dottore. 



Dott. É qui'la mattutina - Vespa gentil? 
Vesp. ; 
Buon giorno. 



Dottore 



( asciutta 



(ironico} 



22 



Dott. La Vespina - è di cattivo umore. 

Vesp. Pel capo ho mille noie. 

Dott. Ma pur mi sono accorto 

Che mentre v'aggirate - di qua, di là, nell'orto, 
Di soppiatto occhieggiate - la cella dell'artista, 
Così senza parere. 

Vesp. Dio vi salvi la vista. 

Dott. Ed or perchè tal rabbia? 

Vesp. Io tutto indovinai 

Quando Gina dal giovane - piombò... 

Dott. Ci son dei guai? 

Vesp. Quel che ho veduto io so... Ma tardi già mi pare 
Al tempio io volgo il pie - Per tutti andrò a pregare. 
E una preghiera pure - innalzerò per voi. (ironica) 



SCENA III. 
Dottore solo. 



Che accadde mai? che disse? - Non credo ai detti suoi. 
Vano sospetto è questo - Io ne sarei dolente, 
La Gina fin da ieri - mi trotta per la mente. 
Se credo ai voti miei 
Certo, la sposerei. 

Una sposa bella e cara 

È la dea del foco ar, 

É un bel raggio che rischiara 

Della vita il fosco mar. 

So che un giorno la burrasca 

Sul mio capo può cascar... 

Poco importa s'ella casca; 

Un manto è un marinar. 
Io non vo' toccar col duo 

Le sue corna a Belzebù, 

Son un stiglio, e del marito 

Ho le doti e le virtù. 
Certo, un medico in condotta 

Giorno e notte ha da trottar. 



23 



E un'amico mentirei trotta 
Va la sposa a consolar. 
So che un giorno la burrasca, 
Sul mio capo può cascar... 
Poco importa s'ella casca, 
Un marito è un marinar. 
Io non vo' toccar col dito 
Le sua corna a Belzebù. 
Son un saggio, e del marito 
Ho le doti e le virtù. 



SGENA IV. 



Fabrizio e Dottore. 



Fab. Dottor... (inquieto) 

Dott. Sei tu, Fabrizio! - che cerchi? 

Fab. Io... nulla... qui. 

Dott. Perchè cosi commosso? 

Fab. Io?., no. 

Dott. Per Bacco! si ! 

Hai tremebondi i polsi. 
Fab. Ebben vo' dire il vero. 

Cerco la Gina. . assai - soffrente ell'è. 
Dott. Davvero? 

(Vespina la matassa - ha tutta indovinato.) 

Senti, amico, saresti... 
Fab. , Che cosa? 

Dott. Innamorato? 
Fab. Sei pazzo? un uom d'onore - parlar d'amor non osa 

Che alla sua fidanzata. - Io mai non avrò sposa. 
Dott. Perchè non puoi la Gina - sposar? vorrei saper. 
Fab. No, mai, quest'è un segreto - fatai, quest'è un mister. 
Dott. Viene la Gina. 
Fab. In pianto - viene. 

Dott. Sì poveretta! 



24 



SCENA V. 
Gina e detti. 



Gina Ahimè! schernita io fui - e derisa e reietta 

[piangente col suo libro di preghiere in mano] 
Dott. E perchè mai? 

Gina Perchè - disser (ma ver non è) 

Che fa visto stanotte - il padron a' miei pie. 
Ahi, lassa! o mio rossori 

Dott. E chi lo disse mai? 

Gina Signor, tutto il villaggio. 

Dott. (Io ben lo sospettai.) 



SCENA VI. 
Vespina e detti. 



Dott. A noi ; cara vicina. - Si ciarla qua e là 

(a Vespina che attraversa la scena] 
Contro la nostra Gina - ma dite in verità 
Voi non prestate fede - a tai discòrsi rei. 
Vesp. Ho fè negli occhi miei. 
Fab. Che mal fece costei? 

Vesp. Il tutto a tutti è noto. 
Dott. E voi quella bugia 

Credete veramente? 
Vesp. lo credo ch'ella sia 

Del ver specchio sincero. 
Fab. Or io vi dirò il vero: 

ler notte io me ne stavo - nella stanzetta mia, 
Tutto era pace ed ombra - il villaggio dormìa, 
Mugghiava nel lontano - un uragano, allor 
S'udì fra le tenèbre - un grido di terror. 
Angosciosi lai - venivan dalla cella 
Ove Gina giacea; - io ratto balzo, e in quella 
Vedo schiusa una porta - che dà sul monte, ed io 



25 



Corro... una bianca forma - discerne il guardo mio.. 
Vedo Gina errabonda - in mezzo alle tenèbre; 
Il buio rendea Torme - e brancolanti ed ebre... 
Sotto i suoi piò s'apriva - l'abisso!., orrendo avel! 
Quando un chiaror di luna - brilla repente in ciel. 
Dott. Ah! povera fanciulla. 
Fab. Aggrappasi appena 

( continuando la narrazione ) 
Ai rovi del burrone - e già smarrìa la lena... 
E già la man le langue - e già le manca il piè... 
E già cade... ma ratto - l'afferro e salva eli 1 è. 
Dott. Fabrizio! o buon Fabrizio! (commosso) 
Fab. Io credea che la vita 

Spenta in lei fosse già. - Dal terrore smarrita, 
Più che svenuta, esanime... a casa io la portai, 
E quando volle il cielo - essa riaperse i rai. 
Dott. Ah! che tu sii benedetto! (a Fabrizio) 

Fab. Gina ascolta questo detto: (a Gina) 

Mostra al ciel la pura fronte 
Alla luce, al mondo, al sol ! 
Quei che a te scagliaron Fonte 
Ghinin rocchio abietto al suol. 
Vesp. Chiedo, sublime dono (a Gina) 

Il dolce tuo perdono, 
Malvagia io no, non sono 
Tel dica questo duol. 
Dott. Sta ben. (a V espina approvando) 

Gina Grazie. Del monte - riprenderò la via. (a Vesp ) 

Qui nessun crederebbe all'innocenza mia. 
Dott. Tu, partirà no, no, no, - io so, gentil creatura, 
Un mezzo astuto e certo - per dimostrar che tu 
Sei del villaggio intero - la vergine più pura 
E saggia e buona e dolce - e piena di virtù. 
Gina Che odo mai? 

Dott. Se un uomo onesto 

Domandasse la tua man, 
Mai nessun nè un motto o un gesto 
Lancierebbe a te villan. 
Contro, a te l'invidia ria 
Scaglerebbe i dardi invan. 
Innocente e casta e pia 
Te direbbe ogni Cristian. 



20 

Gina Chi mai vorria sposarmi? 

Dott. (con emozione] Guardami, se pur vuoi, 

Ho pieni gli occhi e il cuore - d'amor... 
Fab. Tu? 
Dott. Si. 
Vesp. Voi? 
Gina Voi? 
Dott. Io stesso in carne ed ossa - Rispondere non puoi? 
Gina Padrino mio mi pare - adesso... non conviene. 
Dott. Sta ben, più tardi, si - ne parlerem, sta bene. 
Oh! che nozze! oh che baldoria! 
Che festino! che baccano! 
Parlerà di me la storia! 
Nel futuro più lontano! 
Vesp. e Fab. (a 2) (La casa, la sposa, 
1 pargoli rosa, 
Tal scena gioiosa 
Gli brilla nel cor. 
E noi sorridiamo, 
Cantiamo, esclamiamo: 

coppia amorosa! 
Evviva il dottor.) 

Dott. La casa, la sposa, 

1 pargoli rosa, 
Tal scena gioiosa 
Mi brilla nel cor. 

Ridete, cantate 
Gridate, sclamate: 

coppia amorosa! 
Felice dottor! 

Gina (La casa la sposa, 

1 pargoli rosa, 
Tal scena gioiosa 
Gli brilla nel cor. 

Ma invan ch'io noi bramo, 
Non l'amo, non Tamo, 
E l'alma ritrosa 
Respinge il suo amor.) 
Fab. Gina mia finito è li duol 

Spunta alfin la tua speranza, 
E la vita che t'avanza 
Sarà lieta come il sol. 



27 



Dott. All'inferno oggi i decotti 

Gli elettuari ed il chinino, 
Qua bottiglie e tine e botti ! 
Venga il vino! venga il vino! 
che nozze! o che baldoria 
Che festino! che baccani 
Parlerà di noi la storia 
Nel futuro più lontan. 
Dott. M'attende un pover uomo - il quale avria ristoro 
Più assai che dai miei farmaci - da un po' d'argento e 

d'oro. 

Bardata è la mia rozza - Me ne vado. 
Fab. (porge al Dott. qualche denaro] Vo' dare 

Qualcosa al pover uomo. 
Dott. Più presto risanare 

Lo fai. Di Dio la grazia - insiem divideremo. 

(saltila ed esce frettoloso) 



SCENA VII. 

Vespina, Gina, Fabrizio va e viene udendo dei tratti 
di dialogo. 

Vesp. Gina sei corrucciata - Con me t'adiri io temo. 

(crede Fabrizio escito) 
Se mai t'offesi egli è - perchè gelosa fui. 
Gina Gelosa voi? 

Vesp. Lo sguardo volgevi su di lui. 

Gina Sì, lo guardai perchè - guardandolo rammento 

Un uom che amai. 
Vesp. Che dici? 

Gina Sì, nel fissarlo io sento 

Una malìa crudele - che illude l'alma mia. 
Vesp. Parla, con me, sincera - e la tua angoscia ria 

A me palesa e spera - Ami? 
Gina Sì, un giorno amai, 

Ma l'amor mio morì. - Ei non mi vide mai. 

Era ufficiai, nomavasi - di Rollecourt il Conte, 
Il suo caste! s'ergeva - sul mio nativo monte. 



28 

Egli inseguiva un giorno - co' suoi 9 soldati (orea 
Tenzoni) dei Calvinisti; - perseguirli dovea. 
In un tugurio un povero - vegliardo era appiattato. . . 
Il colonnel comanda - che venga fucilato... 
La spada volge il Conte - di quel tiranno al petto... 
«, E salva il vecchierello - da morte! Ohi poveretto! 
Allor tosto un consiglio - di guerra s'adunò, 
E il generoso conte - a morte condannò. 
Un rombo finterai 

S'udì d'intorno allor, 

Tremò d'orror la vai. 

10 pazza dal dolor 
Seguii Torma fataL 

11 corteo si fermò 

Al ciglio d'un'burron... 
Il piombo sibilio !.. 
Coir eco di quel tuon 
Quell'alma al ciel volò!! 
Vesp. Che intesi! orrori Ma pur perchè nel cuore 

Sì lungo duolo ancor? 
Gina Perchè colui 

Che gli occhi miei vider cadere estinto, 
Per un prodigio qui ritrovo in vita. 
Vesp. Che? Fabrizio? 

Gina É il ritratto dell'ucciso, 

Nel volto, nella voce e nello sguardo. . 
Vesp. Possibil? 

Gina Mai non fu veduta in terra 

Tanta rassomiglianza. 
Vesp. Zitto ei viene. 



SCENA VIII. 
Fabrizio e dette. 

Gina S'egli udita m'avesse. 

Fab. [a Gina) Spiato ho nel tuo core: 

Un angelo tu sei - di fede e di candore 
Dal ciel disceso in terra. - Pur nulla a me più avanza. 
Son del tuo morto amore - sol l'ombra e la sembianza. 



29 

Vesp, Si dàn talor tai casi. - I\la pur scordar tu dei 

(a Gina} 

Questi sogni infantili. - Pensa che d'altri or sei. 
(Se credo ai dubbi miei - s'affrettin gli sponsali, 
Cotal rassomiglianza - non può produr che mali.) 

[esce] 



SGENA IX. 
Fabrizio e Gina. 



Fab. (Ma perchè vicino ad essa 

Mesto, sento, inquieto il cor. 
L'alma sua dal duolo oppressa 
Desta in me pudico amor.) 
Gina Perdon, deggio partir ora. 
Fab. Resta ancorai resta ancora! 

No, va pur, pensar tu dei 
Alle cure dell'imen. 
Gina Rivelai gli arcani miei... 

Partir deggio. 
Fab. Il cor m'ingombra 

(con doloroso accento) 
Nero duoli non son che l'ombra 
Di colui che porti in sen! 
Gina L'angiol mio che un dì perdei, 
É in un mondo più seren. 
(0 pio sovvenire! 
Dolcissimo e santo! 
Non devi appassire 
fiore d'amor. 
T'in afflo col pianto, 
T'avvivo col canto, 
Mestizia ed incanto 
Del vergine cuor.) 
Fab. (Memoria innocente 

D'un vedovo cuore, 
Sei fior che non muore 
Ti avviva il dolor. 
Quell'anima ardente 



30 



A te si consacra, 
Sei dolce, sei sacra, 
Memoria d'amor.) 
Un carme ammaliatore - nel core mi favella 
Gina! o Gina! mai - non fosti così bella! 
Sposa, amica, oppur sorella, 
Se tu fossi a me vicin, 
Tu saresti la mia stella, 
Fulgerebbe il mio destin. 
Gina (Presso a lui si rinnovella 

Di mia vita il bel mattin. 
Sì, dal, suo labbro favella 
Il mio chèrubo* divin.) 
Fab. Ah! no! più non resisto - io svelo il mio segreto. 

Gina un detto ancora - non datemi divieto. 
(s'odono i sonagli dello cavalcatura dei Dottore) 

Gina II Dottor ritorna a noi - gii arride l'avvenir. 
Fab. (No, no, crudel sarebbe - l'amico mio tradir.) 

Non lo potrei.) Le nozze - quando si compiranno? 
Gina Ah! mi manca il coraggio. 
Fab. E allora che diranno 

1 beffardi su voi? - Le nozze sien compite 
Io ve lo chiedo o Gina! 

Gina t Che dite mai? che dite? 

(Gina esce) 



SCENA X. 
Fabrizio ed il Dottore. 



Dott. La brava mia Cocotta - la cara bestia mia, 

Partì con lesto piede - e divorò la via. 
Fab. Dottor, già qui? 

Dott. Già qui. - Sei d'espansione avaro 

Quando ritorno a te. 
Fab. T'inganni amico caro. 

Come sta l'ammalato? 
Dott. La gamba gli ho aggiustato. 

Una tragica storia - quell'ilo m mi ha raccontato. 



31 



Allorché i Calvinisti - fuggiao dalle Cevenne 
Perseguiti dal Re - nelle foreste, avvenne 
Che un ufficiale, un Conte - di Rollecourt... 

Fab. Il so 

Un consiglio di guerra - a morte il condannò. 
E venne fucilato. 

Dott. Tal si credette. Eppure 

Ei vive ancor. 

Fab. Chi credere - può cotali avventure? 

Dott. S'è saputo dippoi - che della compagnia 
Il capitano, avea - fatto levare in pria 
Il piombo dai fucili. - Un lumicino fioco 
Che rompea le tenebre - cadde al tuonar del fuoco, 
E spento il conte allora - hanno creduto tutti, 
E dal torrente, certo, - travolto in mezzo i flutti. 
Cosi salvato ei fu. - E poscia nel nqdstero 
Compiè la fuga, e vive - ancor. 

Fab. Ma se ciò è vero 

Come si seppe adesso? 

Dott. Un perfido soldato, 

Un turpe traditore - il segreto ha svelato 
E il capitan fu tosto - messo fra le ritorte, 
E a morte per l'amico - fu condannato. 

Fab. (nel massimo turbamento) A morte!!! 

No, no, non sarà mai! 

Dott. Salvarlo chi potrà, 

Tranne del conte istesso ? 

Fab. (con risoluzione) Egli lo salverà. 

Dott. Come lo sai? 

Fab. D'onore - un generoso moto 

Lo guiderà. 
Dott. Sta bene. 

Fab. Scordai di farti noto 

Che per grave notizia, - questa sera, conviene, 

Che mi parta da qui. 
Dott. T'aspetto per l'imene 

Senza dubbio. 

Fab. Può darsi - ma se non vengo in tempo 

Non ritardar le nozze - per mè. 
Dott. Che contrattempo!.. 

Fab. Amico.... se non torno - non pormi nell'obblio... 

[commosso] 



32 

Sempre t'amai... ricordati - vivi felice... Addio!.. 

(esce rapidamente e turbatissimo) 
Dott. Strano addio davvero 
' Qui c'è sotto un mistero. 



SCENA XI. 
Vespina ed il Dottore. 



Vesp. Siete già dalla Vespina? 

Che l'amor vi benedica. 
Or di voi da buona amica, 
Mio dottor, m'occuperò. 

Dott. Grazie, si - Ma la mia Gina 
Che vi disse?^ 

Vesp. È una testina 

Sempre assorta in mezzo ai sogni. 
Ma sovr'èssa io veglierò, 
E ai domestici bisogni 
Vo' piegarla e le dirò: 
Dei saper che il matrimonio 
É destino, e non va male 
Fin che in cuor qualche demonio 
Non ti parli d'ideale, 
Di poesia; per carità! 
Il Dottor è un uojn fra tutti, 
Saggio, buon, posato, giusto; 
S'ei non pare un bellimbusto, 
Nè conosco eli più brutti. 
Poi, quest'è una verità: 
L'uom perfetto non si dà. 
11 Dottore, t'assicuro, 
Sarà un fiore di marito, 
Sarà un fior... un po' maturo, 
Un po' troppo rifiorito, 
Sì, ma un fior di fedeltà. 
S'ei non ha la gamba* il viso, 
La prestanza, il petto, il collo, 
D'un Adone o d'un Apollo, 



33 



D'un Cupido o d'un Narciso, 
Dei saper che in verità 
L'uom perfetto non si dà. 
(esce ridendo in faccia al Dottore che la segue) 



SCENA XII. 

Scende la notte. La luna s'alza poco a poco al disopra dei 
grandi alberi del giardino, e illumina fantasticamente le 
rovine, a volte si nasconde fra i rami o fra le nuvole. 

Gina dal fondo. 

Gina Tutto è pace, tutto è calma, 
L'ora invita a sospirar. 
Alma mia! mia torbid'alma 
Qui puoi piangere e pregar. 

(la luna si oscura} 

Negro vel la luna adombra. 
Negro vel m'adombra il cuor. 
Già mi par di scerner l'ombra 
Dolorata del mio amor. 



SCENA XIII. 
Gina prega, Fabrizio in trai forme da uffiziale. 



Fab (Partir deggio, la mia sorte 

(non vede ancora Gina) 

È schiava dell'onor. 
Io salvar deggio da morte 
Chi fu già mio salvator.) 
Gina Pietà di lui, pietà di me Signor! 

(fra se pregando} 

Fab. Chi parlò tal detto pio? 

Gina è là che prega Iddio. 



(0 fanciulla avrei dovuto 
Morir pria di darti il cuore, 
E nel nulla andar perduto 
Senza lagrime d'amore.) 
[la Luna illumina in pieno la figura di Fabrizio) 

Che vegg'io? 
(getta lo sguardo su Fabrizio e mette un grido) 
Come fuggir? 
Ombra amata sei tu quella?.. 
(scende i gradini dell'oratorio come estatica) 
Vieni a me da qualche stella!?. 
Non è sogno... nè deliri. . 
Gina lasciami partir. 
Queste vesti io le ravviso, 
(prende Fabrizio per una mano, gli si stringe 
vicino , gli tocca il cuore) 
È il suo sguardo ed è il suo viso... 
Batte il cuor!., è vivo!., oh Dio! 
4 Tu mi rendi l'amor mio! 
Negar fede non posso agli occhi, al cor ! 
Io t'amo! io t'amo d'un immenso amor! 

[cade ai piedi di Fabrizio quasi svenuta) 
Gina! pietà... coraggio alma smarrita! 

[nel massimo affanno) 
Prossima è l'ora del partir. - Aita! 
Aita! aita! ahimè! - Qui presso a lei 
Lascio la vita, cogli affetti miei! 
[Fabrizio fugge nel momento che Gina riapre gli 
occhi e stende le braccia per arrestarlo) 



Fine dell'Atto Secondo. 



^TTTTO TERZO 



SCENA PRIMA 

Una sala nella fattoria di Vespina. Vasellami; attrezzi domestici, vasi di 
fiori. Una porla nel fondo che riesce sulla campagna e da cui si scorge, 
in distanza, la piccola chiesuola del villaggio. A sinistra dello spettatore 
la camera di Vespina. A destra un'altra uscita. Un orologio in legno le 
di cui sfere si muovono* 



Gina assai pallida e sofferente è seduta su di un seggio- 
lone vicino a un tavolo. Vespina le è accanto seduta 
anch'essa. K 



Gina È conforto ai dì del pianto 

D'un'amica la pietà. 
Vesp. Quest'amica è a te d'accanto 

E il tuo duol consolerà. 
Gina Stanco, affranto ed errabondo 

Io traea sul mondo il piò. 
Vesp. Ai tuoi lagni or io rispondo, 

Trovi un eco, o Gina, in me. 
Gina Santo affetto di sorella 

Sempre in cor ti serberò. 
Vesp. E la vita assai più bella 

sorella io ti farò. 
Gina Ecco il pianto ho già scordato 

E il sorriso al labbro vien. 
Vesp. Spera; un dì muterà il fato. 

Sarà il ciel per te seren. 
È qui il Dottor. 
Gina Men vo'... Parlargli non potrei 

Dopo quello che avvenne. - Troppo dolor n'avrei. 
Vesp. Hai ragion. Sei turbata - evitarlo conviene. 

(accompagna Gina nella sua camera poi ritorna!. 



36 



SGENA IL 



II Dottore apre cautamente la porta. Entra e si dirige 
a Vespina. 

Dott. Nessuno è qua ? 

Vesp. Silenzio. 

Dott. Gina? 

Vesp. Non istà bene. 

Dott. La febbre? 

Yesp. Senza tregua. - Allor che mezzanotte 

Suona queir oriolo - del cuor le acerbe lotte 
Tornano a ridestarsi - e par che un negro duolo 
Quell'ora le rammenti. 

Dott. S'è causa Formolo 4 

Le sfere arresteremo. - Va ben, va ben cosi. 

(ferma le sfere dell'orinolo) 

Appunto è mezzodì. 
Vesp. Dottor, sia mezzodì 

Oppure mezzanotte - per le sfere è tutt'uno. 
Dott. Ma per la vita è opposto - come dai bianco al bruno. 
Mezzogiorno è l'ora gaja, 
Ride l'aura e brilla il sol, 
Il bifolco - in mezzo all'aja 
Traccia il solco - e fende il suol. 
Mezzogiorno ! la cittade 
Vive al raggio animator. 
E risplendon le contrade 
Sfolgoranti d'armi e d'or. 
Ogni ora ne adduce 
Un gaudio che muor. 
Il giorno ha la luce, 
La notte ha l'amor. 
Mezzanotte è l'ora bruna 
Dell'amore e del mister. 
L'ombra estatica raduna 
Baci, sotto un velo ner. 
Mezzanotte! al vago amante 
La fanciulla acconsentì 
Quell'amplesso che tremante 
Gli negava ai rai del dì. 



37 



Ogni ora ne adduce 
Un gaudio che muor ! 



Il giorno ha la luce, 
La notte ha l'amor. 



Vesp. 



E fino a novel ordine 
Restin cosi quell'ore. 



(indicando Vorologio) 



Dott. Io Gina guarirò come dottore, 

E come sposo allegreronne il cuore. 
Vesp. Pur troppo io temo assai 

Che in quanto al cuor noi guarirete mai. 
Dott. Che vorreste voi dir? tremar mi fate. 
Vesp. Nel delirio febbrile ha rivelate 

Cose che or dir non giova. 
Dott. (Allor la metterò tosto alla prova). 

Di chi parlò? 
Vesp. Parlò di voi, ma ancora 

D'un altro, sì, d'un altro ch'essa adora. 
Dott. D'un altro dite? e me dessa non ama? 

Ditemi per pietà, l'uom che essa brama. 
Vesp. Fabrizio... 

Dott. Che? l'amico mio più caro? 

mio dolor! o disinganno amaro! 
Vesp. Ma colpa in lui non va, 

Nulla, nulla egli sa. 

Ignoto è a lui l'amor di quella pia, 

Perocch'essa svelarlo non ardia 

Al Conte Rollecourt. 
Dott. Che intesi adesso ? 

Fabrizio è il Conte Rollecourt?.. 
Vesp. Lui stesso. 

Dott. Gran Dio! gran Dio! me l'hanno fucilato! (con di- 
Vesp. ciel ! sperazione) 
Dott. Ucciso! Maledizione!.. 

Al posto di colui che l'ha salvato! 

Già sono ornai tre dì ch'egli è prigione. 
Vesp. Che vuol dir ciò?.. 
Dott. (Nulla previdi! o Dio! 

Ed egli qui mi diè l'estremo addio!) 
Vesp. Esser non può... 
Dott. Che vaneggiate voi? 

S'ei salvo fosse sarìa qui con noi. 



38 

SCENA III. 

Detti e Fabrizio pallido, si arresta sulla soglia. 
Fab. Amico!.. 

Dott. Ah! tu sei qui? (con gioia] 

Fab. Si, caro amico. 

Dott. Tu qui? tu qui?., tuttor Ira noi? coloro 

In libertà t'hanno lasciato? 
Vesp. grazie, 

grazie al ciel cessò il periglio! 

Fab. E Gina 

Dov'è?., dov'è? 
Vesp. Sempre fedel. 

Fab. Ma dove 

La nostra Gina? 
Dott. Di' piuttosto tua. 

Vesp. Tutto sappiam. 
Fab. Amico, te lo giuro... 

Dott. Non più parole, Fabrizio, mi basta 

L'amicizia che il tuo cuore mi serba. 
Fab. Ebben, dentr'oggi sposa mia sarà. 
Vesp. Fia ver? 

Fab. Se ancor si ritardasse, forse 

Sorger potriano incagli... e noi dobbiamo 
Affrettar. 

Vesp. Tutto è già pronto là dentro, 

1 fiori, il velo. 

Dott. Io corro in sacrestia / 

Dal sacrestan, per far suonare a festa. 

E quando il suon delle campane udrete 

V'avviate alla chiesa. (esce) 

Vesp. Ed io frattanto 

A tergere n'andrò di Gina il pianto. (esce] 

SCENA IV. 

Fabrizio solo, si lascia cadere abbattuto presso il tavolo. 

Fab. È troppo o ciel ! è troppo il mio dolore ! 
Sorrider sempre colla morte in cuore!.. 
Tornar fra un'ora... io là dovrò. Parola 



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Diedi sacra d'onor. E Torà vola... 
M'accordar di compire un dover santo. 
Gina, solo a te, Gina adorata, 
L'estrema volontà sia consacrata. [scrivendo) 
«Giunto all'estremo dì - della mia vita amara, 
«Lascio a lei che m'amò - alla mia Gina cara 
«Ciò ch'io quaggiù posseggo - il nome, i beni, il rango. 
Proseguir più non so - Il duol mi vince e piango, 
Mi si dilania il cuore - Cessi lo strazio, o Dio! 
Di questo estremo addio. 
Pover angelo! la vita 

Fu per te dolor crudel. 

La tua fronte redimita 

Splenderà più santa in ciel. 
Un destino inesorato 

Mi distacca dal cuor, 

Nè un dì solo più m'è dato 

Per bearmi del tuo amor. 
Fiorellin soave e puro 

Tu sbocciavi a me d'accanto, 

Il tuo amor gentil e oscuro 

M'era ignoto e la tua fè. 
Un destino inesorato 

Mi distacca dal tuo cor 

Nè un dì solo più m'è dato 

Per bearmi del tuo amor. 



SCENA V. 
Gina condotta da Vespina e detto. 

Gina È possibile o Dio ! 

Quanto ascoltai fìa vero? Alfine è mio! 
Ei mi ritorna! Oh illusìon non sia! 
Fab. Gina, anima mia! (mettendosi alle dì lei 

ginocchia, Gina rimane tutta confusa ed estatica} 
Vesp. Sua sposa tu sarai... 

Contessa diverrai. 
Gina Ma il mio padrino? 



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Vesp. V'unirà lui stesso 

L'imene ad affrettar correva adesso. 
Già convien che in sì bel dì 

Gina s'orni per Fallare, 

Il bel vel che amore ordì 

Sul tuo crine io vo' pasare. 

(entra nella cerniéra a sinistra} 
Fab. Gina! e cbè? come per duol 

Tieni fissi gli occhi al suol? 
Gina Ah! perdoni non oso ancor 

Contemplar il mio signor. 
Fab. Son lo sposo che t'adora. 
Gina , Troppo è il gaudio del cor mio, 

Ho paura! e prego Iddio! 
Fab. (Che diss'ella? o cieli) 

Vesp. Ed ora (ritornando 

in scena col velo ed i fiori per ornare Gina) 

li bel vel per te s'infiora. 

Già convien che in sì bel dì 

Gina s'orni per l'altare. 

Il bel vel che amore ordì 

Sul tuo crine io vo' posare. 
Fab. Già convien che in sì bel dì (a Gina) 

Tu t'adorni -per l'aitare. 

Il bel vel che amore ordì 

Sul tuo crin si dee posare. 
Gina (Gioia! incanto! o lieto dì! 

S'apre il tempio ed ardon Tare ! 

Ecco il vel che amore ordì! 

Già mi chiama il sacro altare!) 
Vesp. Siedi amabile sposina (la fa sedere e le 

acconcia sul capo e sulle spalle i veli, le trine, ecc.) 

Frena il palpito novel. 

Sul tuo sen posiam la trina, 

Sui tuoi rai posiamo il vel. 
Fab. Non copriteli quei rai! 

Di mia vita sono il sol, 

E la vita è un soffio, un voi. 
Vesp. È leggiadra e bella assai 

Pare un vago cherubin. 
Fab. Gioia amor! soave affanno! (per abbracciarla) 

Vesp. Aspettate! io vi condanno (trattenendolo! 



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À lasciarmi aggiunger qui 

Un bei fior. 
Fab. Sta ben cosi. 

Vesp, Prendi, a te l'ingenuo fiore 

(porge a Gina un fior d'arancio) 

Delle nozze, ed or tu vien 

Santo anello dell'amore, 

Santo anello deirimen. 
Gina Ecco il mio. (porgendo l'anello a V espina) 
Vesp. Voi date il vostro. (a Fabrizio) 

Fab. Ch'ei non t'abbandoni mai. 

(a Gina consegnando V anello) 

Simbol sia dell'amor nostro. 

Siam per sempre uniti ornai ! 

Ma non s'ode ancor squillare 

La campana nuziale. 
Gina Imparate a pazientare. 

Ecco qui. Questo è il segnale. 

[s'odono le campane in lontananza) 
Fab. Gina dammi la tua mano, 

Dolce incanto sovrumano! 
A tre ' Già la squilla cristallina 

S'ode lieta risuonar. 

E per l'aura vespertina 

Ci convita a) sacro aitar. 
[escono per la porta in fondo dirigendosi verso la 
chiesa, poco dopo s'udrà il seguente coro interno) 
Coro Sull'alme pure - che il sento imene 

Or qui congiungi - o Dio d'amor, 

Mertato premio - a tante pene 

Propizio scenda - il tuo favor. 



SCENA VI. 

Cessato il canto , il Dottore comparisce vacillante- dalla 
porta laterale. 

Dott. Fabrizio c'ingannò, lo so di certo... 

Perduto egli è... tutto, tutto ho scoperto. 
Il buon sergente che lo accompagnava 



42 



L'arcano mi narrava, 

In pianto ei pur, condur dovea Fabrizio 

Al campo per subire il suo supplizio! 

Or tutto alfìn comprendo... 

sublime virtù! 

Caso tremendo ! ! 

Amico mio non ti vedrò mai più. 

Un amico avevo in terra, 
Un amico solo! ahimè! 
Cruda morte me lo afferra, 
Lo rapisce al mondo, a me. 

mie lagrime!., si franga 
Questo petto oppresso alfin. 
Ah! ch'io pianga. Ah! sì ch'io pianga 
Sì, sul mio, sul suo destin. 

Dolce, tenero, fraterno, 
Era nato per l'amor, 
Io leggea nel moto interno 
Del suo spirto e del suo cor. 

mie lagrime! si franga 
Questo petto oppresso alfin ! 
Ah! ch'io pianga! Ah si ch'io pianga, 
Sì, sul mio, sul suo destin. 



SCENA VII. 
Dottore, Gina e Vespina. 

Dott. Non sarà mai, non sarà mai ! Partire 

Noi laseerem* - Esse son qui. 
Vesp. Fra poco 

Io sono a voi; prima di tutto io vo' 

Dar sesto un poco alla casuccia mia. (esce) 
Gina E voi padrino? qui - fate la sentinella? 

In chiesa non veniste. 
Dott. Perdona, o Gina bella, 

Chiamato in fretta io fui. Fabrizio dov'è andato? 
Gina Fra poco ei sarà qui - Egli andò dal curato 

Per consegnare un plico - un documento. 



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Dott. (Oh Dio! 

Fuggì! lo inseguirò - lo troverò ben io!) 
Gina Che? partite così? - vi chiama un ammalato? 
Dott. Un ammalato, sì. - (Da me sarà salvato!) 

(esce precipitoso) 



SGENA Vili. 
Gina poi Fabrizio. 



Gina Ah! si rasciughi il pianto! 

gioia! o gioia! o inaspettato incanto! 
Mi sembra di sognar. 
Fab. (Son dodici ore. 

(entrando guarda V orologio fermo) 
Un' ora e poi si muore ! 
Ah! sia quest'ora sacra al nostro amore.) 
Gina, vieni sul mio core ! 

(a Gina con passione) 
Sul mio cor, soave ebbrezza! 
Gina Delle stille di dolore? 

* (guardando Fabrizio negli occhi) 

Fab. Delle stille d'allegrezza. 
Gina Signor mio quanto v'amai ! 
Fab. Quanto io t'ami tu non sai. 
Gina Rallegrate i dolci rai. 
Fab. Ah! la gioia a volte imita 
Le parvenze del dolor. 
Breve soffio è questa vita, 
Pur quest'ora insiem gioita 
Vale un secolo d'amor. 
Gina Sì, dopo tante lagrime, 

Sì, dopo tanto duol, 
Risplende alfine l'iride 
Sui nostri giorni e il sol. 
Fab. (Sì, dopo tante lagrime, 

Sì, dopo tanto duol, 
Dovrebbe splender l'iride 



Sui nostri giorni e il sol.) 
T'arrida il ciel bell'angelo! 
Gina Se arride all'amor mio 

Mi farà lieta Iddio. 
Dolce amor! sogno pio! 
Amanti e uniti ognora! 
Nel fin d'ogni desio 
Già si sprofonda il cor. 
Per noi spuntò l'aurora 
D'un infinito amor. 
Fab. . (Sogno soave, ancor 

M'innalza nel tuo voi, 
Risplenda alfin l'amore 
Sui nostri giorni e il sol.) 

(V orologio del villaggio suona tre ore) 
Che ascolto mai? tre volte 
Suonò la squilla?., o stolte 

[Fabrizio atterrito come fulminato] 
Illusioni ! . . obblio ! ! 

È troppo tardi ! oh Dio! [con disperazione] 
(va per uscire è trattenuto da Vespina] 



SCENA IX. 

Detti, indi Vespina nel massimo turbamento. 



Gina Dove corri? o sposo mio? 
Vesp. Dove corre?., io so l'arcano 

Noto è a me... mentire è vano... 

Là di sgherri c'è un drappel, 

Corre ad essi il tuo fedel. 

Deh! lo arresta per pietà, 

Deh! lo arresta o a morte va! 
Gina Lui?., morir? o ciel! che intendo! 

Lui?., morir? o sogno orrendo! 

(sbarrando l'uscita a Fabrizio] 

No... no... no... non escirai 

il mio sen calpesterai! 



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Fas. Io giurai sull'onore - Io giurai sulla fè. 
Vesp. Ah vedi il suo dolore - quasi demente egli è. 
Fab. Un uomo, un uomo muore - sacrificato a me ! 
Vesp. Davanti al ciel lo sposo tuo giurò. 

Schiava all'onor sempre è delFuom la vita. 

Mio Dio! Mio Dio! la tua bontà infinita 

Ci può salvar! mio Dio! salvar lo può. 
Gina Ah! che mi cai che muoia un uom? noi so. 

Tu solo sei la vita mia, tu solo. 

Per salvar te cada un'altr'uomo al suolo. 

10 t'amo, io t'amo... io ti difenderò. 
Fab. Davanti al ciel lo sposo tuo giurò. 

Schiava all'onor sempre è dell'uom la vita. 

11 sacrificio Tonor mio m'addita 
Convien morir. Da forte io morirò. 



SCENA ULTIMA 
Detti, Dottore trafelato e Coro. 

Dott. Sei qui? sei qui? - ancor qui sei ! 

(con un foglio in mano} 
Sei vivo? ah sì ! - non ti perdei I 
Trottavo or or - sul mio ronzino 
Allorché vien - a me vicino 
Sul mio sentier 
Un cavalier. 

Chiedo al brav'uom «Dove si va?.. 
«A San Remy - (risponde). Ho qua 
Un foglio ed è - pressante assai. » 
Lo porge a me... io l'afferrai 
Qual foglio! o ciel - che lessi mai... 
Al mio stallon 
Io do' di spron 
Hop, hop, là! là! 
E il foglio è quà. 
GINA (prende il foglio e legge) 

Tanto eroismo vince la legge stessa. É accordata piena 
grazia al Conte di Rollecourt ed al suo amico. 

Firmato il maresciallo Villard. 



46 

Tutti ciel salvo egli è da morte! 
Fab. Alfine il ciel mi rende a te. (a Gina] 

Vesp. Dottore 
Un uom voi siete d'eccellente cuore 
E dovreste essere anche un buon consorte. 
Dott. Avrem dell'altre nozze - e non molto lontane, 

Si presto udremo ancora - suonare le campane, 
E allora il ritornello - noi canteremo ancor 
Per la gentil Vespina. 
Vesp. E pel signor Dottcr. 

Tutti Già la squilla cristallina 

S'ode lieta risuonar, 
E per l'aura vespertina 
Ci convita al sacro aitar. 



FINE. 



Torino, Tip. Teatrale di B. Som, via Carlo Alberto, 22. 



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TORINO, 1872 

TIPOGRAFIA TEATRALE DI B. SOM 

Via Carlo Alberto, 22.